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Un pomeriggio al parco....
Ieri pomeriggio si stava bene ed abbiamo deciso di fare un giretto in un parco del sud milano........c'era poca gente arrivati nel parcheggio abbiamo notato subito gli occhi di tre uomini addosso a noi...Flavia già vibrava aveva già capito che a breve avrebbe avuto 4 cazzi da lavorare........ci venne dietro uno solo...mentre gli altri 2 seguivano la situazione da lontano entrammo in un insenatura creata in 2 cespugli vicini ed il primo ragazzo ci venne vicino sbottonandosi i pantaloni e tirando fuori un membro duro....Flavia lo prese in mano menandolo nervosamente poi se lo avvicinò alle labbra facendolo sparire tutto.mi eccitavo vedendo anche gli altri due che ci venivano incontro facendo finta di non vedere ciò che stava accadendo....in breve tempo era mezza nuda con un manganello dietro uno davanti ed uno in bocca e con la mano menava il mio......penso che in un film non sarebbero stati capaci di girare una scena cosi' bella ed eccitante......il resto immaginatelo voi...........hanno goduto come dei matti i 3 porcellini, io mi sono goduto la scopata finale mettendola alla pecorina mentre con la bocca soddisfava il primo ragazzo che si era fermato per la seconda manche......insaziabile........Lei......
che dire un pomeriggio all'insegna della natura.....
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19 years ago
admin, 75
Last visit: 1 day ago -
Grazie alla mancanza di coraggio
Sto vivendo in un mondo irreale e spesso mi pizzico per sentirmi vivo ; lo sono , comunque mi sembra di vivere da ubriaco : vedere girare nuda o quasi per casa la donna dei miei sogni , saperla disponibile e pertanto non avere il coraggio di possederla , sentire il suo calore e baciarla castamente senza osare di prenderla di buttarla a gambe all'aria e penetrarla fino in fondo all'anima mi fa fare una vita di merda . I miei ragionamenti finiscono sempre a parlare di sesso con la speranza che sia lei a propormi di fotterla , mi aspetto che da un momento all'altro allunghi la mano nella mia cintola e tirato fuori un cazzo duro da morire lo prenda in bocca e mi faccia godere o che venga a sedersi sulle mie gambe per infilarsi il mio cazzo nelle viscere mentre seminuda gira per casa ed io faccio finta di guardare la televisione , invece nulla ; lei risponde con monosillabi alle mie argomentazioni e tutto ciò che sa rispondermi è che le sembra un incesto vero e proprio se dovessimo consumare insieme noi due . Ma come incesto , quasi grido , non sei mia madre naturale e benchè tu mi abbia cresciuto considerandomi tale ed amandomi più che se fossi tuo figlio non vuol dire che sia incesto il nostro rapporto . La mia madre naturale è quella povera donnetta che curva sta portando a casa delle fascine mentre tu sei quella che mi ha dato tanto amore e mi ha salvato dalla miseria ed è per questo che voglio dedicarti la vita che mi resta e voglio godere con te di te e dentro di te . E poi l'incesto , quello reale è sempre stato praticato sopratutto dalle dinastie , da gente importante e se vogliamo essere fiscali anche la Bibbia lo contempla per spiegare il popolamento del mondo . Ed infine ci sono tanti nostri conoscenti che lo praticano senza per questo ritenersi peccatori . Sono questi i ragionamenti che faccio nella mente con mia madre ma senza avere il coraggio di esporli nella realtà . Ormai la relazione che continuo ad avere con Bruno , in ufficio , comincia a darmi fastidio sopratutto quando lui pretende di possedermi pensando di possedere mia madre della quale invoca spesso il nome ed a lei si rivolge con frasi volgari mentre me lo mette nel culo . Quando lo sento dentro mi eccito ma non riesco a godere e col cazzo duro torno finalmente a casa per abbracciare lei , per baciarle l'angolo della bocca e sentire la sua saliva , per palparle i seni e sentire i capezzoli indurire ed intanto lievemente come se non me ne accorgessi le appoggio sulle chiappe il cazzo che continua a crescere . Con lei mi sento protetto come una nave nel porto , mi piace affondare la testa sul petrto , baciarle il lungo collo che già mostra qualche piega per l'età e mi piace sbavare sulla spalla scoperta . Mi sembra di notare la sua gioia e la sua fierezza e mi pare che sia orgogliosa di ispirare voglia anche se solo a suo figlio . Credo che qualsiasi donna ami essere desiderata e mia madre è una donna come tutte le altre . Sapere di essere l'oggetto del desiderio sessuale di un uomo fino ad imbrattarle il corpo con le sue sborrate . Non ne ho la prova ma penso che lei sia sveglia quando vado in camera sua a spiarla mentre dorme e segarmi fino a sborrarle addosso . Io vorrei farla mia , vorrei penetrarla , sentire il calore della sua fica , fotterle il culo e baciarle le chiappe , vorrei farle ciucciare il mio cazzo e bere la mia sborra come io amerei bere i suoi umori ma non oso espormi ; ho paura di essere respinto ed allontanato e non poter più neanche spiarla di notte e così perdere il poco beneficio che ne ho . Quando quel giorno venne zio Ercole a visitarla lasciandola con un senso di depressione e per tirarsi su accettò che la mia mano la masturbasse e la facesse sentire ancora viva fu soltanto perchè mi considerò un oggetto fallico inanimato anche se mi procurò godimento giocando col mio cazzo che inanimato proprio non era . Non ne abbiamo mai parlato come se la cosa non si fosse mai realizzata e fosse solo frutto di un bel sogno . Quando ero bambino e non aveva nessuno che la trombasse mi chiamava a farle compagnia nel grande letto e mi pregava di infilarle la mano in fica alla ricerca di una supposta che vi era scivolata per errore ed usava così il mio braccino come un grosso cazzo per masturbarsi . Ed io ero felice quando la sentivo appagata . Finora non mi ha mai lanciato un segnale per farmi capire che il mio cazzo sarebbe ben accetto tra le sue cosce e dopo il bacio della famosa sera non si è mai ripetuta e benchè io le forzi spesso l'angolo della bocca alla ricerca della sua lingua non ha mai aperto per lasciarmi entrare . L'unica cosa che mi concede forse perchè ne gode in un certo senso anche lei è indossare la camicia rosa trasparente che le ho regalato al suo compleanno ed essendo sotto nuda come Eva sa e permette che io le ammiri il corpo non ancora sfiorito ed ai miei occhi uguale a quando era giovane . Di giorno indossa una sorta di vestaglia che è molto pratica e di sera , dopo che torno a casa indossa la solita camicia da notte lunga fino ai piedi e col collo aperto a V . Dopo cena , quando più nessuno viene a disturbare la nostra pace indossa , e spesso lo fa sotto i miei occhi , la camicia rosa ed io interpreto la cosa come un invito a visitarla di notte . Spesso vado nella sua camera dove trovo la luce del comodino accesa e siccome fa caldo ha la camicia raccolta sotto il seno e tutto il corpo in bella mostra per la mia gioia . E per quanto io sia gay il desiderio di lesbicare con una donna così esposta mi fa venire un cazzo duro fino a sentire male . Più di una volta è venuta a ripulirsi dello sperma tra i capelli o sul pelo della fica mentre ero in bagno a lavarmi e guardandomi attraverso lo specchio ha voluto significarmi che accetta questo mio modo di averla ed in questo modo non si può dire di aver consumato un incesto . Quando poi la sento pisciare accanto a me e la vedo infilare la mano per lavarsi la fica io vado in tilt ed ogni volta rischio di commettere uno sproposito , una violenza . Immagino di avvicinarmi e presale la testa tra le mani le metto in bocca il mio cazzo , tra quelle belle labbra che tanti cazzi hanno baciato e pompare e pompare fino a farla annegare nella mia sborra fino a vederla colare giù dalle labbra proprio da quell'angolo dove vado a cercare la sua saliva quando la bacio . E la fantasia vola ed il coraggio si allontana sempre più . Vorrei che mi chieda conto delle gocce di sborra tra i capelli che luccicano come perle per svelarle il mio modo di godere di lei ma invece nulla trapela dei suoi pensieri . Ed io mi tengo la voglia di lei in me e continuo a masturbarmi con rabbia e foga ed anche stasera si ripeterà il rito della camicia rosa ed ancora le sborrerò addosso mentre faccio finta di credere che lei dorme tranquilla e rilassata . .
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19 years ago
pompeo1pompa,
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Last visit: 18 years ago
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Una fantasia divenuta realta\'
Sono Monica, 40 anni bel fisico asciutto e sagomato. In altre parole
tutte le curve al posto giusto. Da cinque anni convivo con un uomo di
ben 17 anni piu’ grande di me. In questi anni di convivenza abbiamo
trasformato l’attrazione sessuale vera e propria, che ci ha fatti
conoscere, in un meraviglioso rapporto di intesa e complicita’. Ormai
abbiamo raggiunto una perfezione nei nostri rapporti sessuali
talmente elevata che ognuno di noi due conosce esattamene tutti i
punti di soddisfazione dell’altro ed utilizza questa conoscenza per
portarlo all’orgasmo in modo sublime.
Come spesso accade in questo tipo di rapporto molto aperto ed
attento, negli ultimi tempi abbiamo cominciato a parlare di fantasie
erotiche. Lui, Marco, mi ha confessato che non gli sarebbe dispiaciuto
avere un rapporto con me ed un’altra donna insieme, ma che sarebbe
rimasta solo fantasia in quanto io non sono bisex. Da parte mia invece
gli avevo detto che a me sarebbe piaciuto fare l’amore con un altro
uomo davanti a lui per poi continuare con tutti e due, ma dato che
Marco non aveva molto apprezzato l’idea anche io ero convinta che
sarebbe rimasta una fantasia.
Bene, mese di luglio, andiamo in vacanza in un villaggio turistico . Mare
splendido, sabbia finissima, sole a volonta’ e tutti gli animatori che si
preoccupano di non farti annoiare. Il primo giorno mentre eravamo in
spiaggia, inquadriamo un bel ragazzo occhio e croce 32 / 35 anni
talmente abbronzato da sembrare di colore, bel viso, muscolatura in
evidenza quanto basta. Io scherzando, dissi a Marco che quel ragazzo
me lo sarei fatto volentieri e lui, provocatoriamente, rispose che se
avessi voluto farlo non avrei avuto alcun problema. La cosa fini’ li’ . La
sera del secondo giorno decidemmo di andare nella discoteca del
villaggio per sgranchirci un pochino. Marco mi chiese di mettermi
qualcosa di caruccio. Dato che lo conosco da anni, gia’ so che quella
frase significa letteralmente “vestiti sexy e provocante che mi piace
vedere gli altri uomini desiderarti”. Detto fatto indossai un minuscolo
perizoma bianco che aveva solo il tringolo di stoffa per coprirmi il pube
con un piccolo ciuffetto di pelo e tutto il resto in sottile cordoncino. La
visione di quel perizoma sulla mia pelle in genere ha per Marco un
effetto devastante. Sopra un vestitino di colore turchese molto
leggero con la schiena scoperta e sopratutto molto corto. La scollatura
lascia intravedere due bei seni terza misura liberi, ancora ben sodi e
molto abbronzati. Il bordo del vestito lascia scoperte due belle gambe
lunghe, affusolate ed abbronzate Mi guardo allo specchio e mi piaccio
veramente molto. Pochi uomini stasera potranno fare a meno di
guardarmi. Quando mi vede, Marco, rimane senza fiato. L’effetto
contrasto del colore turchese con la pelle abbronzata unito alla
scollatura che copre molto poco il seno mi rende deliziosamente
appetitosa. Infatti Marco ripresosi dall’effetto sorpresa confessa che
con me vestita cosi sara’ molto difficile tenere lontano i maschietti.
Lo conforto dicendogli che anche lui, abbronzato e con il suo bel fisico
maschio non e’ niente male, anzi attira veramente molto. Andiamo in
discoteca, appena entrati incrociamo gli occhi con il ragazzo del
mattino. Indossa un paio di pantaloncini corti bianchi ed un maglietta
turchese come il mio vestito che pongono in risalto la sua pelle
scurissima. E’ un attimo, ma lo sguardo intenso di lui ed il nostro,
altrettanto scrutatore, non lascia dubbi ci stiamo apprezzando a
vicenda. Andiamo in pista a ballare e dopo un po’ ci ritroviamo in tre a
scatenarci nella musica coinvolgente : io, Marco ed Aidan , questo il
nome di quel ragazzo di origine egiziana. (ecco spiegato il colore scuro
della pelle). Abbiamo fatto amicizia, alterniamo una bibita con il ballo
finche’ il DJ decide di passare alle musiche lente. Aidan mi chiede se
voglio ballare con lui, io guardo Marco che sorridendo mi fa un cenno di
assenso e va’ a sedersi. Aidan mi cinge i fianchi con il suo braccio e
con un gesto delicato ma deciso mi stringe a se. Balliamo strettissimi,
e dopo qualche minuto io comincio a sentire gli effetti del mio corpo
che si strofina sul suo. Il mio pancino percepisce qualcosa di molto
duro ed anche..... di molto grosso. Ed Aidan non fa nulla per non
farmelo percepire, anzi tenendo la mano quasi sul mio culetto mi
stringe sempre di piu’, in modo da farmi sentire le sue doti al massimo.
Intanto a cominciato a sfiorarmi il collo con le labbra, io getto uno
sguardo a Marco e vedo che mi sta sorridendo. Ho capito, non ha
intenzione di ostacolarmi. La musica cambia nuovamente ed Aidan mi
prende per la mano e mi conduce verso il tavolino dove e’ seduto
Marco. I suoi pantaloncini, anche se abbastanza larghi, lasciano
intravedere la sua eccitazione. Arriviamo di fronte a Marco e fissandolo
dritto negli occhi gli dico: - credo sia giunto il momento della mia
fantasia ! -: Marco , senza dire una parola e continuando a sorridere,
si alza , mi bacia sulle labbra, mi prende per mano e rivolto a tutti e
due dice :- Andiamo nel nostro bungalow -:
Percorriamo i pochi metri in un attimo, io sono molto eccitata in mezzo
a due uomini : uno che conosco benissimo e mi piace da impazzire,
l’altro sconosciuto ma altrettanto attraente. Entriamo , Marco si gira
per chiudere la porta, io avanzo fin vicino al letto, sciolgo il nodo sul
collo e mi lascio scivolare il vestito giu’ dai fianchi fino a terra. Sono
rimasta con il perizoma bianco e le mie due belle tette con i capezzoli
rosa turgidi di eccitazione, Aidan ha gli occhi pieni di voglia e quando
Marco si gira, gli dice :- Monica e’ una donna stupenda, difficile
resistere a questo meraviglioso spettacolo - : Marco lo guarda,
intensamente con il suo sguardo penetrante e poi gli risponde :-
Aidan, Monica ha voglia di te e forse anche di me, non dobbiamo
deluderla. -: E’ il segnale di via che stava aspettando. Avvicinandosi si
toglie la maglietta ed i pantaloncini, ho gia’ le sue mani sui miei
fianchi. Appoggia le labbra sul mio capezzolo e comincia a
martorizzarlo con la lingua. E’ proprio un bel ragazzo. Sento una delle
sue mani scivolare verso il mio pube, mi scosta il piccolo triangolo di
stoffa e comincia ad accarezzarmi il ciuffetto di pelo. Poi molto
lentamente sento le sue dita che cercano la mia fessura. Sono al
massimo dell’eccitazione, mi divincolo da lui e mi stendo sul letto.
Marco si e’ spogliato e, rimasto solo con gli slip si e’ seduto su di una
poltroncina. Mi guarda e mi dice :- Monica, aspetto di vedere il tuo
meraviglioso spettacolo -: . Intanto Aidan si e’ tolto gli slip e si e’
venuto a stendere vicino a me. Non posso fare a meno di notare che
ha proprio un bel cazzo. Dritto, abbastanza lungo ma sopratutto
veramente grosso. Sara’ almeno cinque o sei centimetri di diametro.
Lungo l’asta si notano le venature gonfie per l’erezione ed al di sopra
svetta una bellisima cappella violacea. Se dovessi inventarmelo lo farei
cosi’ !!. Non resisto ed allungo un mano per toccaglierlo. E’ duro come
il ferro e la rugosita delle vene gonfie mi eccita ancora di piu’. Intanto
Aidan si e’ girato mi ha sfilato il perizoma , e sta cominciando a
leccarmi la fica. Lo costringo a stendersi sulla schiena, salgo in
ginocchio su di lui e gli offro tutta la mia apertura di gambe mentre
comincio anche io a fargli sentire la mia lingua facendola scorrere
lungo la sua asta dritta come un palo telegrafico e che faccio fatica a
prendere in bocca per quanto e’ grosso. La posizione che abbiamo
assunto mi permette di vedere Marco seduto, che nel frattempo ha
tolto anche gli slip. Anche lui ha il suo bel cazzo in erezione. Le sue
misure sono un po’ piu’ normali di quelle di Aidan, ma so bene quanto
e’ piacevole prenderlo. Mentro succhio il cazzo di Aidan e mi gusto la
sua lingua che ora sta facendo un lavoretto prelibato alla mia fica,
guardo Marco e gli strizzo un occhio. Lui si alza, si avvicina e lascia che
io possa succhiare un po’ lui ed un po’ Aidan. Questa situazione mi sta
facendo perdere il controllo perche’ non ho mai avuto due bei cazzi
cosi’ a disposizione. Infatti dopo pochi minuti di questo giochetto mi
lascio andare e vengo tra le labbra di Aidan con delle contrazioni tali
che sento la sua lingua come un piccolo cazzo che mi penetra. Lui non
molla la presa e continua a succhiarmi e leccarmi la fica per gustare
tutti i miei umori. A questo punto Marco si costa e va a sedersi di
nuovo, anche se il suo cazzo in tiro dimostra che ha una voglia matta
di venire. Aidan si sfila da sotto di me mi fa stendere sulla schiena e
posizionatosi in mezzo alle mie gambe, mi dice :- adesso voglio la tua
fica -: Io non aspettavo altro, perche’ avevo una gran voglia di sentire
quel bel cazzone dentro di me. Aidan, stando in ginocchio mi punta la
cappella tra le grandi labbra e poi, con estrema delicatezza comincia a
spingere per farlo entrare dentro. Nonostante i miei 40 anni ed un
buon numero di cazzi provati, la fichetta e’ ancora bella soda e stretta.
Infatti noto che anche se sono abbondantemente bagnata per
l’orgasmo avuto, Aidan un po’ perche io sono stretta, un po’ perche’ lui
e’ veramente grosso, fa una certa fatica ad entrare. Ma alla fine, lui
che continua a spingere ed io che mi muovo sotto di lui per agevolarlo
diventano ingredienti per un totale perfetta penetrazione. Sento le
sue palle che mi battono sul buchetto del culo. Ho la testa
completamente fuori. Sono nuda a letto con un bellissimo ragazzo che
mi sta scopando davanti al mio lui e sopratutto, non avevo mai preso
un cazzo cosi’ grosso. Mi sento riempita favolosamente. E poi Aidan,
ha cominciato a scoparmi lentamente, come piace a me facendolo
quasi uscire tutto per poi rispingerlo dentro fino a schiacciare il suo
pube contro il mio. Sono talmente presa dall’amplesso che non mi
accorgo che Marco, alzatosi, si e’ avvicinato e ci sta guardando . I suoi
occhi mi parlano, capisco che anche lui vuole godere di questa
situazione. D’altra parte la mia fantasia si e’ realizzata anche grazie a
lui, quindi gli devo qualcosa. Fermo Aidan nel suo movimento lo faccio
sfilare e mi metto a quattro zampe con la testa verso Marco. Aidan
capisce e mi penetra di nuova da dietro, mi tiene i fianchi con le mani e
ricomincia il suo lento scoparmi nella fica. Adesso lo sento anche di
piu’. Intanto ho finalmente a portata di bocca il bel cazzo di Marco. Lo
prendo in bocca comincio a fargli un pompino come li so fare io. Di
quelli che ti fanno impazzire. La situazione sta raggiungendo il limite di
tolleranza per tutti. Io , per la prima volta, sto scopandomi due maschi
che mi fanno veramente impazzire. Tutti e tre percepiamo l’ansimare
degli altri e come un magico sincronismo acceleriamo le battute fino a
che , finalmente sento Aidan che esplode nella mia fica
contemporaneamente a Marco che mi riempie la bocca. L’effetto di
sentirmi riempire contemporaneamente la fica e la bocca mi scatena
l’orgasmo piu’ completo e coinvolgente della mia vita. Sento Aidan che
tenendomi saldamente per fianchi, mi spinge il suo cazzo in fondo per
scaricarsi completamente dentro di me, intanto io con la bocca
percepisco tutti i sussulti di Marco. Stremati, tutti e tre di adagiamo sul
letto. Ho notato pero’ che mentre Marco si e’ rilassato, Aidan e’ ancora
bello dritto e duro e mi sta guardando. Gli sorrido e lui mi dice .- Sei
una donna meravigliosa, ho ancora voglia di scoparti.-: e senza
aspettare che io possa rispondere qualcosa, mi sale sopra , mi
penetra nuovamente, questa volta senza difficolta’, e ricomincia a
scoparmi con quei movimenti lunghi e lenti di prima. Quel corpo scuro,
sodo , quel bel viso ma, sopratutto, il cazzo che mi riempe davvero
tutta, mi fanno eccitare di nuovo e ricomincio anche io a rispondergli
muovendo il bacino in sintonia con lui. . Marco si e’ completamente
rilassato e giace di fianco a noi. Questa situazione di avere lui di fianco
a me ed io che sto scopando con un altro mi eccita nella testa
facendomi toccare livelli di piacere infiniti. Siamo andati avanti cosi’ per
un tempo che mi e’ sembrato lunghissimo, e di nuovo ho sentito Aidan
riempirmi la fica del suo liquido caldo mentre io mi contorcevo sotto di
lui nel terzo devastante orgasmo.
Il giorno dopo, sulla spiaggia, io e Marco stavamo commentando la
serata precedente con lui che mi faceva i complimenti per come avevo
gestito l’incontro ed io che lo ringraziavo per avermi fatto provare
quella esperienza meravigliosa. Ad un tratto compare di fianco a noi
Aidan. Indossa un bel costume a slip che esalta i suoi attributi maschili
che tanto mi hanno soddisfatto la sera prima. Ma, sorpresa sorpresa,
non e’ solo. Di fianco a lui, mano nella mano una splendida ragazza
creola, con un fisico da modella statuario. Indossa un piccolissimo
bikini che fa risaltare due seni sodi pieni e rotondi e un culetto da urlo
che sovrasta due gambe bellissime. Il colore scuro olivastro della pelle
da il tocco di perfezione. Veramente una splendida ragazza. Aidan si
avvicina e ce la presenta . Lei si chiama Hamia e’ etiope ed e’ la
ragazza di Aidan, ha 26 anni e nella vita fa la hostess per una
compagnia aerea. Superati i convenevoli di rito, Aidan ci dice che ha
raccontato ad Hamia del nostro incontro della sera prima e che lei e’
rimasta molto incuriosita . Anche lei non ha mai avuto esperienze con
piu’ uomini. Adesso il ghiaccio e’ sciolto e tutti e quattro ci
comportiamo come vecchi amici. Infatti Hamia ad un certo punto ci
confessa che anche nella sua fantasia troverebbe molto eccitante
stare con due uomini. Io sono al settimo cielo perche’ intravedo la
possibilita’ di far realizzare anche la fantasia di Marco , di stare con
due donne. Prendo il coraggio a due mani e propongo a tutti di andare
nel bungalow, anche se e’ mattina piena. Uno sguardo complice corre
fulmineo tra gli occhi di tutti e scoppiando a ridere ci alziamo
all’unisono per andare verso il bungalow. Appena dentro ci
avviciniamo al letto ed in un attimo siamo tutti e quattro nudi. Hamia e’
veramente bella ed io che sono un po piu’ bassa e meno slanciata di
lei mi sento in inferiorita’. Marco invece la sta mangiando con gli occhi.
Hamia non perde tempo , si inginocchia davanti a Marco e comincia a
succhiarlo con le sue labbra carnose. Io mi avvicino ad Aidan e gli
pratico lo stesso trattamento non senza difficolta’ a causa delle
dimensioni. In breve tempo Hamia porta Marco all’orgasmo facendosi
venire in bocca e continuando a tenerlo tra le labbra fino ad aver
raccolto l’utlima goccia. Aidan invece e’ ancora fresco ed arzillo. Io mi
fermo un attimo dal pompino e rivolta a Marco gli dico :- siediti ed
aspetta. Dacci il tempo per stancare Aidan e poi io ed Hamia ci
dedicheremo completamente a te -: e nel dire questo mi giro verso
Hamia con uno sguardo complice. Lei in piedi a gambe leggermente
divaricate sorride e mi dice :- dai Monica distruggiamo questo
ragazzetto e poi ci consumiamo il tuo Marco-: In un attimo siamo su
Aidan insieme, Hamia gli prende il grosso cazzo e inginocchiandosi
sopra lo fa sparire nella sua bella fichetta. Mi inginocchio anche io sulla
sua bocca e mi abbasso quel tanto da permettergli di leccarmi la fica.
Da quella posizione vedo che Hamia ha cominciato una danza con i
fianchi facendo entrare ed uscire il cazzo di Aidan dalla sua fica. Io
intanto faccio in modo che lui possa leccarmi a fondo, mentre lo
accarezzo con le mani lungo tutto il corpo fino a toccargli il pube e la
base del cazzo che compare e scompare dal ciuffo di peli di Hamia. E’
troppo anche per Aidan. Mugolando e tenendomi le mani sul culo si
schiaccia la mia fica sulla bocca facendomi venire mentre lui sta
riempiendo la fica di Hamia ormai anche lei all’orgasmo.
Appena ci sciogliamo io ed Hamia ci rendiamo conto che il cazzo di
Aidan e’ rimasto praticamente duro. E’ un attimo. Ci capiamo al volo. Ci
scambiamo le posizioni e riprendiamo il gioco. Aidan sembra gradire
perche’ sento che si indurisce ancora di piu nella mia fica.
Raggiungiamo rapidamente un’altro orgasmo collettivo ed io sento il
caldo liquido di Aidan che mi invade la fica fino in fondo. E’ venuto per
la seconda volta. E ne ha avuto a sufficienza perche’, non appena ci
allontaniamo si lascia andare in un sonno ristoratore. La nostra
attenzione si rivolge a Marco, che per tutto il tempo e’ rimasto nudo
sulla poltrona a guardarci mentre ci scopavamo Aidan. Hamia ,che
deve essere una donna molto intelligente ed ha capito il gioco, si
rivolge a Marco e gli dice :- Adesso, se vuoi, puoi soddisfare la tua
fantasia di fare l’amore con due donne insieme. Mi piaci molto e sono
pronta ad aiutare Monica a farti felice.-: E’ come aver dato fuoco alle
polveri, Marco prende Hamia la fa stendere sul letto e comincia a
leccarle la fica, ancora profumata degli umori della precedente
scopata. Marco e’ un vero campione con la lingua ed Hamia dimostra di
gradire molto perche’ mugula come un gattino. Io intanto strofino i
miei due bei seni sulla schiena di lui. Ad un certo punto, Marco, come
se solo allora avesse realizzato di avere due donne a disposizione, si
stacca dalla fica di Hamia e rivolgendosi ad entrambe ci dice :- su ,
belle fiche fatemi un bel pompino in due che poi voglio scoparvi -:
Ci mettiamo tutte e due in ginocchi e cominciamo a lavorare di lingua e
di bocca. Quando Hamia lo succhia io lecco le palle viceversa. Marco e
felice di questo trattamento, che ad un certo punto interrompe. Ci fa
stendere sul letto di schiena, una sopra l’altra a gambe aperte. Io
sono sotto e sento il bel culo di Hamia sulla mia pancia. Marco inizia
una scopata stranissima , prima lo infila nella fica di Hamia le da’ due
colpi lenti , poi lo toglie e lo infila nella mia facendo lo stesso giochetto
per poi tornare ad Hamia. Sento Hamia mugolare di piacere per il
trattamento che sto subendo. Anche a me sta salendo il livellodi
eccitazione, finalmente Marco accelera il ritmo e viene schizzando
verso le nostre due fiche aperte il suo liquido caldo. Ci fermiamo un
attimo. Di solito Marco dopo essere venuto ha bisogno di un minimo di
tempo per riprendere la sue erezione, questa volta invece noto che il
suo cazzo e’ ancora bello dritto e sta guardando Hamia con lo stesso
sguardo famelico di prima. La prende delicatamente facendola di
nuovo stendere sulla schiena, le alza le gambe poggiandosele sulle
spalle e...... delicatamente la penetra nel culetto. Hamia ha un
sussulto subito seguito da gemiti di piacere. La cos mi meraviglia
perche’ Marco non e’ mai stato un amante del sesso anale, anche se
qualche volta lo avevamo fatto. Invece, dal modo come sta pompando
nel culetto di Hamia sembra che abbia cambiato gusti. Nella mia testa
l’eccitazione e’ di nuovo salita, ma non so come inserirmi tra i due, poi,
decido di provare il lato bisex della vita. Mi inginocchio su Hamia e mi
allungo fina ad arrivare alla sua fichetta. Vi sta cosi’ da vicino e’
proprio bella, piccola e carnosa e con un forte contrasto di colore tra
l’interno rosa e l’esterno scuro della pelle. Le poggio la lingua
facendola scorrere lungo la fessura. Hamia mi afferra le natiche e mi fa
appoggiare la mia fica sulla sua bocca ed inizia anche lei a leccarmi. E’
proprio eccitante vedere il cazzo di Marco che entra ed esce dal
culetto di Hamia e contemporaneamente leccarle la fichetta. Avevo
dimencato Aidan. Evidentemente svegliatosi ha visto quello che stava
accadendo e non ha resistito. Sento il suo cazzo grosso penetrarmi
nella fica che continua anche ad essere leccata da Hamia. Per me e’
troppo, al dila’ di quello che potevo immaginare. Esplodo in un
orgasmo meraviglioso, sento anche Hamia che comincia a contoncersi
e venire sotto la mia lingua ormai affondata nella sua fica. Vedo anche
il cazzo di Marco che pulsa violentemente riempiendo il culetto di
Hamia di caldo seme. E non e0’ finita perche’ Aidan che ha percepito
gli orgasmi di tutti, accelera i suoi colpi nella mia fica e mi riempie
nuovamente con un fiotto di liquido . E meraviglioso sentirmi cosi
riempita ed appagata.
Dopo il nostro rientro a casa, abbiamo incontrato altre volte Aidan ed
Hamia e sempre abbiamo trascorso delle meravigliose serate insieme.
Cosi’ abbiamo realizzato le nostre fantasie, solo che , ho notato, che
Hamia viene spesso anche da sola e non perde occasione per gustarsi
Marco . Uhmmmm forse deve rifletterci .................
By Monica September 2005
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19 years ago
admin, 75
Last visit: 1 day ago -
Iniziazione
la storia si svolge in una stanza di un non meglio precisato comprensorio, io ed un mio collega stavamo perdendo tempo dopo la pausa pranzo,
ad un certo punto Max mi dice che ha un bel filmino da vedere, così potevamo passare quell'oretta in modo piacevole,
chiaramente
non non pensavo fosse un porno.
Max mi aveva più volte confidato di essere gay, e per nulla attratto dalle donne, cosa che io non ritenevo affatto un problema dato che con me
si era sempre comportato bene, fino a quel giorno !!!!
film durante se lo tira fuori e comincia a masturbarsi, e mi dice di fare altrettanto.. non avevo parole, non mi ero mai trovato in una situazione
del genere, come rapito dal suo pene (dimensioni enormi) comincio a farmi una sega anch'io, solo che mi sono ritrovato a guerdare il pene di max
e non il film porno ed a provare una forte eccitazione per quel menbro grosso e duro...
pensavo che il pomeriggio si concludesse con una bella goduta in compagnia e basta, ma mi sbagliavo ad un certo punto lui si avvicina e comincia
ad accarezzarmi il seno masturbazione durante, io comincio ad avere voglia di toccarglielo ma tengo le mani sul mio per oura vergogna ma stavo
piano piano scoprendo il piacere di stare con un altro uomo.
max capisce tutto (vecchio volpone) e inizia a masturbarmi, così che mi ritrovo senza niente in mano e colgo l'occasione per afferrare
il suo, al solo contatto quasi vengo, ma resisto, mi voglio gustare questa sensazione di far godere un uomo.
sento l'odore del suo cazzo salire forte nelle narici, max mi spinge dolcemente la testa verso il basso ma non resiste e schizza,
un pò sulle mie mani e qualche goccia sil mio viso...porca miseria mi è rimasta la voglia di prenderlo in bocca, e chissà quando ricapiterà di stare
solo con lui.... devo organizzare qualcosa.
ho i sensi in subbuglio, la bocca che sogna ed un certo prurito al culetto, ma cerco di non pensarci, sono scombussolato
ma felice di questa nuova esperienza, e max lo ha capito .
la storia continua (come potevo rimanere così ?)
commentatela e ditemi se è il caso di raccontarvi i mesi successivi grazie
FLAVIUS
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19 years ago
admin, 75
Last visit: 1 day ago -
Beatrice stuzzicatrice
Beatrice quel pomeriggio era libera, così mi chiese se potevo passare
da lei ad installarle alcuni programmi antivirus nel computer.
Risposi che mi sarei fermato appena finivo di lavorare e così feci.
Io e Beatrice ci conosciamo ormai da tanti anni e tra noi c’è un
bellissimo rapporto di affetto e di amicizia; lei per me è come una
sorella e io per lei sono il suo “fratellone” – come si diverte a
chiamarmi.
Quel pomeriggio mi viene ad aprire vestita con una maglietta di cotone
sopra l’ombellico, molto aderente e un’ampia gonna di lino. L’estate
era appena finita ma l’aria era ancora calda. Dopo il solito abbraccio di
saluto e un casto bacio sulla guancia mi fa strada fino in camera sua
dove ha la scrivania e il computer.
Io le chiedo di accenderlo, poi mi siedo sulla sedia da ufficio (quella
con le ruote) e mi preparo ad inserire il cd-rom con dentro i programmi
che le avevo promesso. Lei prende un’altra sedia e si siede vicino a
me. Mentre faccio le mie installazioni parliamo di tutto per una buona
mezz’ora, però io sono più concentrato su quello che appare sullo
schermo che non sulle sue parole e lei a un certo punto, un po’
seccata, dice che va a farsi la doccia che tanto non la considero. Si
alza, cerca dei vestiti e poi dice: “guarda qui che casino c’ho in questa
camera!” Io senza distogliere lo sguardo dal monitor le dico che
camera mia è molto peggio. Lei sbuffa, poi mi si avvicina alle spalle e
mentre sono concentrato nel mio lavoro mi struscia e mi preme della
stoffa colorata sulla faccia.
Io scuoto la testa: “ma che fai!?”
E lei: “sono le mie mutande!”
“ma che schifo!”
“guarda che sono pulite!”
“vabbè fa schifo uguale!”
“ah si?..”
e me le ristruscia bene bene in faccia con ancor più avidità.
Io, scherzando le dico:
“basta! Guarda che così mi eccito!”
“per così poco? Ha’ detto fossero usate…”
“ma io immagino il contenuto… beata questa stoffa!”
lei mi toglie quel indumento dalla faccia e ride, mentre io mi
concentro nuovamente su quello che stavo facendo prima.
Sento alle mie spalle del movimento, e poco dopo lei rompe il silenzio:
“chiudi gli occhi, però non li aprire! Tienili chiusi…”
io eseguo, divertito, mantenendo la mano sinistra sulla scrivania e la
destra sopra il mouse
“diaaaa… ora cosa vorrai fare!?”
sento dietro di me che mi si avvicina alle spalle e poi mi posa una
mano sulla fronte per tenermi ferma la testa
“stai fermo eh…”
con la mano libera mi preme nuovamente un indumento appallottolato
sulla faccia e comincia a stropicciarmelo tutto intorno, poi si ferma
tenendomelo premuto sul naso.
“c’è il cloroformio stavolta?” dico io scherzando, ma l’odore che questa
volta sento è inconfondibile.
Apro gli occhi e vedo il colore nero della stoffa: ho la conferma che non
era l’indumento di prima.
La reazione nei miei jeans è istantanea e il pensiero che ora Beatrice
è dietro di me senza mutandine sotto la gonna, accresce la mia
eccitazione.
Mi libero da quella deliziosa trappola e mi ruoto con la sedia verso
Beatrice che tutta soddisfatta mi dice:
“guarda!” e con le mani mi tende davanti le sue mutandine di pizzo
nere.
Io allungo di poco le braccia e con le mani le afferro la coscia sinistra,
un po’ sopra al ginocchio.
“non le avrai mica…” e mentre dico questo faccio scorrere la mano
sinistra su accarezzandole l’interno coscia. Mi aspetto una qualche
reazione da parte sua: che lei si ritragga, o peggio ancora, che mi dia
uno schiaffone. Invece no, anzi si avvicina ancora un po’ e sorridendo
fa per soffocarmi di nuovo con le mutandine. Io mi spingo con le
gambe e indietreggio di mezzo metro, finché non sbatto con lo
schienale della sedia contro la scrivania. Lei si riavvicina, sorride e
riprende a stropicciarmi sulla faccia il suo indumento intimo, ma
stavolta con molta meno avidità, quasi con delicatezza.
La mia mano intanto va sempre più su, scivola sulla sua pelle morbida
centimetro dopo centimetro e sta tirando su anche l’ampia gonna di
lino.
Ci guardiamo sorridenti, senza dirci niente, complici di questa strana
situazione.
La mia mano poi arriva al capolinea e si appoggia sotto la sua vulva
che sento nuda e calda.
Lei si avvicina ancora e mi si piazza davanti con le gambe leggermente
divaricate. Io sono ancora seduto sulla sedia da ufficio e la guardo dal
basso all’alto.
Lascia cadere l’indumento a terra, poi afferra la gonna per l’orlo e se
la tira su, offrendomi la visione del suo sesso nudo, talmente vicino che
quasi me lo sbatte in faccia. Resto ad ammirare quel rettangolo di
peluria nera ben curata e sotto le grandi labbra, carnose, leggermente
più scure, che racchiudono bello stretto il clitoride che fa quasi
capolino.
Io mi sento stordito, non so dove mi trovo, se sto sognando o se mi
ha fatto male qualcosa che ho fumato ieri. Già, ma io non fumo!
Lei mi risveglia dalla catalessi con un rapido movimento di ventre e mi
sbatte il monte di venere contro il naso. I suoi peli neri, folti e ben
curati, profumano di femmina.
“…e ora che fai?” mi dice con aria di sfida.
Io non trovo le parole, balbetto qualcosa poi lei lascia ricadere la
gonna dietro la mia testa e mi ci imprigiona dentro.
Improvvisamente mi trovo in un altro mondo: l’atmosfera è riscaldata
dalla luce giallastra che filtra dal tessuto della gonna e nell’aria c’è un
intenso e delicato profumo di femmina che mi inebria le narici. Sotto
quella campana di stoffa ci sono solo io, le sue gambe e il suo sesso,
così giovane, ben curato, invitante.
Faccio scorrere le mani con sensibilità e delicatezza fin dietro le sue
natiche, morbide e generose, le attiro a me e affondo il naso tra i suoi
peli. Aspiro profondamente quel aroma inebriante di ragazza e con la
ingua inizio a farmi strada sotto il monte di Venere, dove si nasconde il
piacere.
Al contatto della mia lingua vicino al clitoride Beatrice ha un sospiro,
sussulta e cambia posizione: solleva la gamba destra e appoggia il
piede sul bracciolo della sedia.
Il suo sesso è gonfio e con quella mossa le grandi labbra si sono
leggermente dischiuse. Io inizio a lappare più avidamente, sto
letteralmente sbavandogli addosso. Rigagnoli della mia saliva le
corrono lungo le grandi labbra e si mescolano con i suoi succhi. Scivolo
con il bacino un po’ in avanti, sulla sedia, in modo da poterle entrare
meglio sotto con la bocca. Usando la lingua come fosse una
pennellessa raccolgo il cocktail di umori e saliva e lo spalmo su per il
solco della vulva. Sento scorrere la sua pelle e il suo sesso sotto la
mia lingua. Ormai le grandi labbra mi lasciano strada libera e la mia
lingua scivola presto più su, accarezzando le piccole labbra fino ad
arrivare al clitoride. Sento una mano di Beatrice che si appoggia sulla
mia testa, quasi a bloccarmi in quella posizione, ma io non ci sto e
torno giù, un po’ più sotto di prima e incollo la mia bocca sul suo
sesso. Ho il naso nella sua vulva, stretto tra le grandi labbra tanto che
devo respirare con la bocca. Spingo fuori la lingua e la insinuo nella
vagina. E’ un lago, un fiume in piena. La mia lingua si muove morbida e
delicata dentro la sua intimità, ne esplora ogni millimetro. Beatrice
comincia ad ansimare e a dondolare il bacino. Così facendo il suo
clitoride urta contro il mio naso e scatena una reazione a catena che
la porterà presto all’orgasmo.
Io ritraggo la lingua mi discosto un po’. Ho la gola secca per aver
respirato con la bocca e mi disseto leccando gli umori e la saliva che le
colano lungo le cosce. Mi lecco anche i baffi, intrisi dei suo delizioso
cocktail di piacere.
Lei sposta il bacino in avanti, a cercare di nuovo il contatto. Io ritorno
un po’ su, le infilo la mano destra sotto la vulva e inizio a muoverla
avanti e dietro, ad accarezzarle il sesso, caldo e fradicio.
Beatrice si riprende un attimo e con entrambe le mani la sento
accarezzarmi la testa. Mi avvicino ai suoi peli e inizio a baciarle il
monte di Venere. Intanto la mia mano è completamente bagnata dei
suoi umori, appoggio il dito medio all’ingresso della vagina e lo spingo
delicatamente dentro. La sento emettere un sospiro di piacere. Dentro
è calda e bagnatissima. Le esploro la parete frontale della vagina e mi
soffermo a giocherellare in quelle due fossette appena sotto la radice
del clitoride. Intanto sposto i miei baci più in basso, un poco alla volta.
Beatrice ansima e inizia a muoversi, poi mi preme la testa con le mani
e me la spinge più giù. Credo di aver capito dove vuole che vado, e
inizio a baciargli il clitoride, lo bagno bene con la mia saliva e lo lecco,
delicatamente, poi lo succhio, lo lappo, poi lo lascio riposare un po’ e
ricomincio. Intanto il dito non si è fermato e ora anche la punta
dell’anulare è sulla soglia della vagina. Estraggo il medio, e spalmo gli
umori tutto intorno all’apertura, poi con delicatezza, mentre la mia
bocca si occupa del clitoride, faccio scivolare dentro le due dita.
Beatrice ansima e si dimena. Quasi faccio fatica ad assecondare i sui
movimenti senza staccare la bocca dal suo corpo. Poi inizia ad urlare,
respira affannosamente e con le dita nel suo sesso sento le pareti
della sua vagina stringersi ripetutamente e le gambe tremarle. Cerco
di tenere la lingua ferma sul suo clitoride, senza sollecitarlo, mentre
Beatrice libera l’orgasmo, poi si rilassa e respira profondamente. Mi
distacco e estraggo delicatamente le dita dalla sua intimità, tirandomi
dietro un filo luccicante di umori. Nascosto sotto la sua gonna mi porto
le dita alla bocca e lecco quel succo di femmina che mi manda in estasi.
Quando Beatrice abbassa la gamba dal bracciolo e indietreggia,
tenendo sollevata la gonna per farmi uscire, mi trova ancora a leccarmi
le dita con la faccia tutta impiastricciata dei suoi umori.
“ma che schifo!” esclama.
Io la guardo, sudato, stanco e sorridente. Non so cosa dirle, poi lei si
volta verso la porta
“vado a farmi la doccia” e uscendo riaccoglie le sue mutandine pulite
da sopra il letto.
Io rimango lì seduto, con il mio sesso gonfio che preme contro i jeans.
Lo sguardo perso nel vuoto.
Poi mi riprendo quando sento lo scrosciare dell’acqua dietro la porta
del bagno, mi ricompongo girandomi con la sedia verso il monitor e
faccio per indietreggiare un po’, ma qualcosa blocca le ruote. Abbasso
lo sguardo e vedo le mutandine nere di Beatrice che sono ancora lì per
terra. Le raccolgo, le annuso di nuovo e vado verso il bagno dicendo a
Beatrice
“Bea, hai lasciato queste…”
“cosa? Entra, la porta è aperta…”
[continua?]
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19 years ago
mentapeperita,
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Last visit: 16 years ago
-
Anita
E’ da molto che non incontro Anna, da quando un paio di anni fa, mi ha aiutato a iniziare Margherita, l’emozione mi ha preso alla gola quando ho sentito la sua voce al telefono, siamo rimasti in silenzio, poi solo poche, pochissime parole per spiegarmi quello che mi chiedeva di fare per lei, e ora sono qui, appoggiato alla macchina, in un parcheggio appena fuori dall’autostrada, un posto comodo per incontri frettolosi, scambi di merci, per brevi colloqui in cui ci si tocca appena, tutto si svolge in modo distaccato, freddo, quasi senza contatto reale.
“chi è per te?”
“è la mia compagna, Anita vive con me da sei mesi”
“perché vuoi affidarmela?”
“c’è qualcosa che ci separa, che non ci permette di comunicare altre un certo limite, lo sento, lei lo sente”
“e io, cosa posso fare per voi?”
“credo, credo che Anita debba fare quello che ho fatto io, tutto quello che ho fatto io, altrimenti ci sarà sempre un diaframma a separarci”
“cosa le hai detto?”
“poco, o meglio niente, ma il marchio che porto parla, parla da solo”
“pensi che sia in grado di sopportare quello che hai voluto sopportare tu”
“non lo so, ma io,……………….o meglio noi, non sopportiamo il nostro stato attuale, dobbiamo conoscerci fino in fondo e tu ci puoi aiutare, devi starle accanto come sei stato accanto a me, sorreggerla, condurla, spingerla, mai costringerla, se è come sento, farà molta fatica, ma alla fine arriverà dove sono stata io”
“ti amo ancora lo sai?”
non so perché mi sfuggano queste parole, non volevo, non dovevo dirle, Anna mi guarda mi accarezza leggermente la guancia
“lo so, per questo ti affido Anita, vado a prenderla altrimenti potrei cambiare idea”
la sua macchina è poco lontana, una decina di metri, c’è anche un uomo dentro, potrebbe essere anche solo un autista ad Anna non è mai piaciuto guidare, l’uomo scende, apre la portiera posteriore, ne esce una ragazza, giovane, alta, veste una gonna corta ma non troppo e un top senza maniche che lascia ventre e spalle scoperte, Anna la tiene per mano, la tiene ferma come per mostrarmela, il seno non è grande, ma sembra molto sodo, il fisico è quello di un corpo allenato ed in piena salute, il viso, il viso è serio, teso, labbra carnose ai limiti del volgare, occhi verdi quasi di gatto, capelli nerissimi lunghi e lisci, non porta gioielli, neanche orecchini, ora si avvicinano.
“questa e Anita”
nient’altro, altre parole sembra siano di troppo, cosa può dirmi ancora, raccomandarmi?
Anna si allontana senza voltasi indietro, mi ha messo in mano un busta e mi a bacia sulle labbra, dopo aver baciato quelle di lei.
Ora io e la ragazza siamo soli, sono rimasto qualche istante a guardare i fanalini della macchina di Anna che si allontanava, poi mi giro la ragazza è rimasta ferma ad aspettarmi
“cosa c’è in questa busta”
“i miei documenti, Anna non ha voluto che portassi altro, devi tenerli tu, io non devo avere niente, solo quello che indosso, no ho portato altri vestiti, ne gioielli, sotto non porto nulla, ha voluto che mi consegnassi più nuda possibile”
“sali in macchina”
sale senza parlare, rientro in autostrada, rimaniamo in silenzio, non accendo neppure lo stereo, ascolto il suo respiro, il suo odore, nulla deve distrarmi, non torno verso casa, ma non ho al momento meta, guido e basta, senza pensare verso dove, avevo preparato una specie di programma per ottenere quello che Anna mi aveva chiesto, ma ora mi rendo conto che non era che una fotocopia rivista e corretta di quanto avevo vissuto con lei anni prima, Anita è diversa lo sento devo farle percorre strade diverse, ma arriverà agli stessi bivi, agli stessi incroci e forse alla stessa meta.
Conosco poco la città dove siamo arrivati, ma non mi ci vuole molto per trovare quello che cerco, cerco un albergo di infimo ordine, un Hotel Fiera, di una fiera che non esiste più, ricordo di un periodo florido che se ne è andato, il portiere ci guarda, lei una puttana io il cliente, come buona parte degli ospiti che accoglie, ma capisce subito che non può essere così, è troppo smaliziato, troppo esperto, resta dietro al suo bancone a guardarci mentre ci avviamo verso l’ascensore, a farsi domande a cui non ha risposte, sono io poco più tardi a dargliene qualcuna, chiedergli di procurami una Puttana, una Puttana per far divertire la mia ragazza, lui sorride, una nuova storia da raccontare ad amici e a qualche collega, una delle tante solo un pò più sordida delle solite.
Ed eccola la Puttana, volgare e indifferente come deve essere, vesti minime e tacchi assurdi, rossetto scadente che sbava sul sesso di Anita, mentre su mia richiesta glielo sta leccando, gesti automatici ma sapienti, nulla ormai la stupisce, Anita si trattiene, il corpo ha scatti brevi, la sua pelle le sue membra si ritraggono per istinto, per ribrezzo spontaneo, ma torna a rendersi accessibile come le ho chiesto di essere, chiude gli occhi cercando di cacciare l’immagine che vede di se, ma il suo corpo sente, sente con forza, il respiro le si fa corto, allarga le gambe più di quanto serva all’atto che sta subendo , è un segno di resa, la puttana capisce, una sua mano ora può entrarle dentro e possederla, il ventre di Anita si contrae, mi infilo un preservativo, e mi accosto alle due donne, accarezzo il culo della puttana, e la fotto , ha la figa larga, come vuota, continuo a fotterla, aspetto l’orgasmo di Anita, so che arriverà e che sarà forte.
“mettiglielo in bocca”
sto porgendo alla Puttana il preservativo che mi sono appena sfilato
“sei proprio un porco”
“fallo e basta senza commenti”
“contenti voi”
Anita è ancora distesa sul letto, ha il corpo coperto di sudore, guarda la Puttana avvicinarsi, istintivamente gira la testa, mi avvicino la costringo a girarla dalla parte della Puttana, la bocca non ho bisogno di forzarla, l’apre da sola, la Puttana vi lascia cadere il preservativo dentro.
“ora chiudila”
Anita chiude la bocca, rialza di scatto il busto, sta per avere una crisi di vomito
“fermati, trattieniti, calma, calma”
Ha il viso paonazzo, il corpo scosso da sussulti, ma si calma torna a sdraiarsi, ha le gote gonfie come per evitare di toccare quello che la sua bocca contiene.
“ora masturbati so che hai voglia di farlo, e evidente che l’orgasmo di prima non ti è bastato”
lo fa, lo fa all’inizio con gesti incerti, poi via via lascia ogni controllo, e finalmente si fotte con la sua stessa mano, lo fa con violenta oscena determinazione, fino a venire un’altra volta, sputando il preservativo, la mia sborra e residui di vomito.
La Puttana è rimasta a guardare, prende la sua borsa e si avvicina alla porta.
“ascoltami piccola lascia questo porco, conosco i tipi come lui, non si accontentano mai, anche fare il mio mestiere e meno pericoloso di frequentare questa gente”
ANITA 2
Anita si è lavata, e rivestita, siede silenziosa su una delle due sedie di legno della camera, sono sceso per fare colazione, lei non ha voluto muoversi, è scossa, impaurita, le ho portato del caffè, lo beve in silenzio, e mi guarda.
“vuoi che chiami Anna e che venga a riprenderti?”
“no”
“vuoi andartene da sola? Posso darti dei soldi, non sei obbligata a tornare da lei”
le pause di silenzio sembrano diventare una costanza nel rapporto che si sta sviluppando tra noi, la pausa non è molto lunga, ma è pesante e importante, forse definitiva
“resto, andiamo avanti”
“avanti? avanti sarà molto peggio”
“lo so, ma prima con quella donna”
“chiamala Puttana devi dare alle cose il loro nome, devi guardare quello che ti accade nella sua realtà, non velarlo, e tanto meno trasformarlo”
sembra un animale braccato, scovato nel rifugio della sua tana
“con la Puttana”
pronuncia quella parola quasi con rabbia, quasi me la grida in faccia
“con la Puttana ho goduto come non mi era mai capitato prima, neanche facendo all’amore con Anna, godevo a qual modo”
“ti senti in colpa per questo?”
“si, ma comincio a capire il modo con cui Anna si dava a me, sentivo che lei lo faceva con una libertà che a me non riusciva di avere”
“con Anna facevi all’amore, con la Puttana hai fatto un’altra cosa, una cosa che pochi sanno fare, ti sei fatta animale e quel che più conta, hai goduto nel sentirti tale, se resterai, proverai cose che ti faranno male, male fisicamente e moralmente, proverai dolore e terrore, proverai ribrezzo, Anna è arrivata in un modo diverso dal tuo, non lo ha fatto per compiacere a nessuno erano cose che doveva e voleva conoscere”
“non lo ha fatto per compiacere a te?”
“no, io le ero solo al fianco per un caso fortuito, le sono stato vicino, lo sorretta quando le serviva un appoggio”
“la rimpiangi?”
“molto, anche se quell’esperienza mi ha rovinato, nulla può essere normale ora per me”
“aiutare me ti farà male?”
“è inevitabile”
“e allora perché non ti sei rifiutato?”
“perché come ti ho appena detto, ormai non provo più nulla in rapporti comunemente accettati, nulla che sia normale mi emoziona, ed io ho fame di emozioni, me ne drogo”
“ma Anna riesce ad essere anche normale, o almeno cosi mi sembra”
“lo so, lei è più forte, riesce a dominare quanto di oscuro ha acquisito, quando le serve lo usa, lo gestisce, altrimenti lo lascia nascosto e innocuo dentro di se”
“Anna desidera che faccia delle cose,………………………… dice che solo dopo potrò avvicinarmi completamente a lei, conoscerla fino in fondo, ma non so quali siano queste cose, non ha voluto dirmele, ho capito che era diversa, appena lo incontrata, non ero mai stata con una donna, Anna non è Lesbica anche ora che è con me continua a vedersi con un uomo, quello che guidava l’auto, ma nonostante ad entrambe continuino a piacere gli uomini, ci siamo desiderate subito, indipendentemente dal nostro sesso, la prima volta che abbiamo fatto all’amore ha voluto che lo facessimo al buio, solo più tardi mi ha permesso di guardarla ed ho visto il marchio che porta, mi ha raccontato di essere stata marchiata con un ferro rovente e ferrata con anelli ai seni e al sesso, ma non mi ha detto altro, solo un mese fa mi ha parlato di te e del suo desiderio di farmi seguire la sua stessa strada, ho accettato dopo qualche giorno, quando ho capito che non potevo conoscerla in nessun altro modo, quindi andiamo avanti”
“come? Non devo e non voglio essere io a indicarti strade da percorrere, non a questo punto, ci saranno dei passi a cui dovrai essere forzata, ma non sono ancora arrivati, quindi pensa, rifletti ”
passiamo tutto la mattinata, assieme usciamo a comprarle qualcosa da vestire, niente di particolare, gonne molto più corte di quella che indossa, magliette aderenti e minime, e scarpe, sandali dal tacco molto alto, niente intimo, mi piace sentirla nuda accanto mentre camminiamo tra la gente, e percepisco che questo è un piacere che le crea stimoli continui.
Anita 3
“Prostituirmi, credo che dovrei prostituirmi, vendermi agli uomini, provare a fare la puttana, sono sempre stata sessualmente molto recettiva, eccitabile, ho sempre provato piacere a mostrarmi ad essere guardata e desiderata, ma sono sempre stata molto protetta da chi mi era attorno, le situazioni volgari o pericolose mi hanno solo sfiorato, gli uomini con cui sono stata mi hanno sempre trattata molto bene, amata, potrei dire quasi adorata, anche Anna si è fino ad ora presa cura di me quasi fossi una sua sorella minore”
“questo atteggiamento verso di te ti pesava? Ti infastidiva?”
“no, assolutamente no, non mi ha mai pesato, per me era normale fosse così, ho due fratelli maschi molto più vecchi di me , uno di dieci l’altro di tredici anni, mi hanno da sempre coccolata, stravedevano per me, ho sempre frequentato i loro amici più dei ragazzi della mia età, ero la mascotte della loro compagnia, a quattordici anni hanno inevitabilmente cominciato a corteggiarmi, sono stata con qualcuno di loro, ma solo bacetti, carezze, niente di più, poi c’è stato Franco, il migliore amico di mio fratello maggiore, era bello e intelligente, e mi faceva sentire una principessa, con lui ho fatto all’amore per la prima volta, è durata un anno, tutto di nascosto, mio fratello non lo doveva sapere, gli avrebbe spaccato l muso geloso com’era, è terminata solo perché lui si è trasferito lontano, per lavoro, ed io ero troppo giovane ed insicura per seguirlo, i ragazzi che ho avuto dopo erano tutti sulla sua falsariga, colti, puliti, innamorati, alla Puttana invece facevo schifo, schifo perché mi abbassavo per compiacere a te a farmi fottere da lei. Almeno era questo che credeva stesse accadendo”
“era così?”
“solo in parte, lo facevo per Anna, e anche per piacere a te, ma c’ero anch’io in quella stanza d’albergo, ho aperto le gambe per farmi leccare meglio la figa senza che nessuno me lo chiedesse, il piacere che già provavo non mi bastava, con la Puttana per la prima volta mi sono sentita disprezzata, quando ho preso il tuo preservativo in bocca, credevo di morire, non riuscivo a gestire le mie sensazioni, il tatto il gusto, l’olfatto, ogni senso era sovraccarico, e sono letteralmente scoppiata, avevi ragione dovevo masturbarmi, fottermi, lo avrei fatto comunque anche senza il tuo ordine, in quel momento avresti potuto farmi fare qualsiasi cosa”
“è quello che farai, forse prima di quanto pensi, comunque iniziamo da quello che hai scelto tu, ti venderai, venderai le tue prestazioni, come fossi una prostituta”
Quello della prostituzione è un ambiente difficile e pericoloso, pieno di regole e di territori da rispettare, dove sono ora non conosco nessuno, potrei rivolgermi al portiere per trovarle dei clienti ma è anche lui legato certamente a qualche clan che interverrebbe per avere la sua parte, e molto probabilmente cercherebbe di trattenere Anita e di immetterla nel proprio giro, decido di lasciare l’albergo, e di ritornare verso casa, Anita non mi fa domande ma ha il viso teso, ha stento trattiene l’apprensione che cova dentro.
Ci fermiamo sul piazzale di un grosso grill, è quasi notte alcuni Tir sono parcheggiati in disparte, anche l’autostrada ha i suoi padroni, ma siamo vicini a casa, e qualora servisse, potrei far intervenire qualcuno che conosco a proteggerla.
“stai tornando dalle vacanze con il tuo ragazzo, ma sei ancora lontana da casa, vi hanno rubato tutto, soldi, documenti, siete senza benzina, avete fame, non puoi chiamare nessuno, nessuno deve sapere che sei andata in vacanza con lui, le vostre famiglie disapprovano in tutto e per tutto il vostro rapporto, per andare in vacanza con il tuo ragazzo, hai raccontato balle a tutti, anche alle amiche che ti hanno coperto con i tuoi genitori, ma non è la prima volta che fai sesso per soldi, lo hai fatto tre o quattro volte, la prima quando hai compiuto diciotto anni per una stupida scommessa, le altre così, per comperarti qualche vestito e per fare a lui un regalo, il tuo ragazzo è d’accordo, anzi la cosa lo eccita, mostragli la macchina, servirà a renderli più prudenti, digli che lui aspetta dentro”
“perché devo raccontare una storia così, e non dire solo che sono una puttana e basta”
“tutti i clienti vogliono sentire una storia dalla Puttane, una storia che permetta loro di credere che scopano non proprio con una prostituta, e questa è una storia verosimile, sta a te trovare il modo di interpretarla, se lo farai bene il cliente si comporterà bene, altrimenti si sentirà tradito e allora diventerà cattivo”
“alla fine non dovrò fingermi una vera puttana?”
“forse e meglio che ti pensino solo come una ninfomane in cerca di cazzi”
“è questo che devo fare?”
“io o scritto un brogliaccio, tu devi interpretarlo e quindi sta a te scegliere come”
“quanto devo chiedere?”
“di che ti servono almeno cinquecento euro, così non ti basterà fare un solo cliente e…………., prendi questi”
le porgo una confezione di preservativi che ho preso nel distributore dei bagni, li prende è ancora incerta, titubante.
“vai o ripartiamo e non se ne fa niente”
li mette nella tasca dietro della mini di jeans che le ho fatto indossare, è cortissima, indecente, mentre prendevamo qualcosa dentro al grill la vedevo in evidente imbarazzo per come era scoperta, sentiva gli occhi di molti addosso, occhi che cercavano di scoprirla ancora di più di quanto gia non fosse, ma cammina lenta verso i grossi camion, è in una zona con molta luce, ma i suoi movimenti non sono più schivi, dalle macchine la guardano e lei si lascia, si fa guardare, e capisco da come si muove che questo le piace.
Credo di aver dormito, da molto non guidavo così a lungo, sento la portiera aprirsi, Anita sale senza parlare.
“possiamo andare?”
il tono è quello di una richiesta, ma avverto apprensione e fretta, fretta di allontanarsi
“com’è andata?”
“possiamo parlarne più tardi, ti prego”
Metto in moto e riprendo il viaggio, Anita guarda fuori, dalla parte del suo finestrino, non guarda mai avanti, non guarda mai verso di me, quando riprende a parlare lo fa con voce bassa, leggermente rauca
“Mille! Ho fatto Mille euro”
“più di quello che dovevi chiedere, come mai?”
“lasciami riposare un pò ti prego”
ritorna in silenzio, mi chiede solo di poter abbassare il sedile, per quasi un’ora sembra dormire, poi quando ormai comincio a riconoscere i luoghi vicino a casa, vedo che inizia lentamente ad accarezzarsi l’interno delle cosce, a salire verso il sesso, e torna a parlare
“Il primo camionista quello sul camion rosso, voleva darmi solo cinquanta euro, io insistevo a dirgli che ne volevo almeno cinquecento perché quelli mi servivano, gli ho raccontato la tua storia, non so se mi abbia creduto, forse si, è stato lui a proporre di chiamare i sui colleghi negli altri camion per raggiungere la cifra, io ho tentennato, volevo tornarmene indietro, Prostituirmi con una persone mi sembrava accettabile, farlo con molti e forse contemporaneamente non mi sembrava possibile, ma lui ha insistito, mi ha garantito che li conosceva tutti bene, che erano tutti brava gente, gente pulita, i camion parcheggiati li vicino erano cinque, così mi sono ritrovata a raccontare nuovamente la stessa storia ad altre persone e a vendermi a loro, qualcuno sorrideva, furbo e diffidente, un paio sembravano volermi credere, non ci è voluto molto comunque ad accordarsi, che mi credessero o no, quello che offrivo andava bene a tutti”
“ti stai masturbando?”
“si, ho bisogno di farlo, stento a credere che sia accaduto, mi guardavo come da fuori, a tratti ero un’altra persona, poi tornavo ad essere io, li sentivo, li sentivo dentro, li sentivo addosso, e mi piaceva”
“continua”
“uno dei camionisti trasportava un container vuoto, siamo saliti tutti dentro, tutti assieme, non uno alla volta avevo insistito su questo punto ma loro non mi hanno ascoltata e hanno fatto a modo loro, mi sono spogliata e mi sono fatta dare i soldi, per la prima volta vedendoli tutti assieme la cosa cominciava a sembrarmi reale, non un incubo, una fantasia, non sapevo come comportarmi, mi hanno indicato un mucchio di vecchie coperte, mi ci sono sdraiata sopra a gambe aperte e ho aspettato, ha cominciato quello del camion rosso, all’inizio erano quasi gentili, ma io ero rigida non riuscivo a muovermi, la cosa li irritava, dicevano che sembravo una delle loro mogli, che dovevo muovermi, se non ero una bagascia almeno dovevo cercare di fingermi tale, ho cominciato a muovermi e a fingere in coinvolgimento che ancora non provavo, a simulare piacere, a sparlare ad ansimare, a gridare forte, da quel momento tutto è stato più semplice, ad un certo punto ho smesso di simulare, ogni mio gesto ogni mio suono è diventavo autentico, mentre uno mi fotteva, gli altri venivano vicino a guardare, non c’era molta luce dentro ma avevano delle torce elettriche che mi puntavano addosso, ho allungato una mano verso il più vicino, lo allungata fino a toccargli, a prendergli il sesso in mano, e tutto all’improvviso ha preso un altro ritmo, quelli che non mi stavano fottendo commentavano i miei movimenti, le mie pose, mi toccavano il seno, mi palpavano il culo, me lo mettevano in bocca, io non capivo più niente, mi giravano e mi rivoltavano come fossi stata di pezza, riuscivo solo a capire li volevo sempre dentro, che volevo prenderli anche nel culo, nel culo ero vergine, ma non glielo detto, me lo sono fatta rompere, dopo la terza o quarta scopata, il primo che mi ha preso da dietro, mi ha fatto male, poi è stato più facile, loro non si sono accorti di nulla, tanto erano infoiati”
“è stato per il culo che ti hanno pagata di più? ”
“no il culo non era nei patti, ma mi sono trovata ad un certo punto nella posizione giusta, e lo chiesto io, lo desideravo troppo, il mio culo lo hanno usato tutti. tutti più di una volta, quando hanno finito, mi sentivo come in albergo con la Puttana, avevo goduto, ma non ero ancora totalmente sazia, ho cercato di provocarli, ho detto loro che mi servivano altri cinquecento euro, mi guardavano, era ancora nuda, stesa a terra, loro si stavano rivestendo. Sembravano esausti, uno scuoteva la testa, ma gli altri si sono avvicinati, tutti erano venuti almeno un paio di volte, i preservativi che avevano usato erano li vicino a me, ne ho preso un paio tra le dita, ho ingoiato il contenuto, capisco che non avrei dovuto farlo, ma sono in gioco e credo che questo gioco non ammetta forme di prudenza, sentivo le cose che dicevano di me, sempre più volgari e sporche, uno di loro mi dice che per cinquecento euro dovevo farmi pisciare in faccia, visto che di sborra non ne avevano quasi più nelle palle, pensava che mi sarei rifiutata, ma mi andava bene, in quel momento mi andava bene anche quello, qualsiasi cosa purché sporca e anormale mi andava bene, confabulavano tra loro, non qui dentro disse il padrone del camion, mi hanno preso per le braccia e trascinata fuori, i camion facevano da barriera, e poi armai poche macchine si fermavano nel piazzale, avevano perso ogni rispetto, hanno continuato a trascinarmi senza lasciarmi camminare, l’asfalto mi graffiava i piedi e le gambe, mi hanno appoggiato con la schiena conto una delle ruote, io sono rimasta ferma ad aspettare che mi urinassero addosso, l’urina era schifosamente calda, come l’acqua che hanno preso da un cassone sotto il camion per farmi lavare quando hanno finito”
quarto
“dimmi la cosa più depravata che hai fatto fino ad ora?”
Frolo, schifoso essere abbietto, ma è la materializzazione in sembianza umana del mio essere più nascosto, non aspetta, non attende, mette in un angolo la nuova preda
“mi sono fatta pisciare addosso da un gruppo di uomini, prima mi sono fatta scopare, scopare per soldi da tutti, come una vera puttana”
è arrogante Anita, Frolo irrita, ispira repulsione, ma esercita in molti un fascino orrido a cui è difficile sfuggire, i suoi modi brutali e rozzi provocano in Anita una reazione quasi violenta, gli sputa in faccia la sua recente esperienza con i camionisti certa di stupirlo, l’essere stata capace di tanto, la fa sentire abbastanza forte da tener testa a questo piccolo grasso, sporco essere umano, Frolo ride, ride e mangia, ha visto un piatto pieno d’uva e ne sta mangiando il contenuto, avido ed ingordo come sua abitudine, ha la bocca piena, le guance gonfie di chicchi ingoiati a manciate, le labbra gocciolano succo e saliva, ride lasciandosi sfuggire parte di quanto ha in bocca, mi infastidisce averlo in casa mia, ma amici comuni ci hanno avvertito che il suo Ristorante è controllato dalla Polizia, i suoi traffici danno troppo nell’occhio e gli è stato consigliato di usare prudenza, casa mia al momento non subisce nessun genere di controllo, malgrado le blasfeme abitudini.
“pisciata addosso, ma che brava, pisciare in bocca alle ragazzine è uno dei miei passatempi preferiti ma, piccola puttanella, le cose che esigo dalle mie donne sono molto ma molto più schifose e violente, tu sei ancora una verginella, una bella carina timida verginella.”
Frolo gira attorno alla ragazza la squadra la tocca come un mercante di vacche controlla la bestia che sta per comperare.
“Addestro donne, ragazze come te, a sopportare violenza e dolore, a compiere ogni sorta di porcate, molte le portano da me, legate ed imbavagliate, altre vengono accompagnate dai loro amanti, io non faccio differenze, le schiaccio, le riduco a poltiglia, e poi le ricostruisco, corpo e mente per l’uso a cui sono destinate, non guardarmi con quegli occhioni spalancati, questo e solo il mio mestiere, addestrarvi a qualsiasi forma di sesso, farvi diventare animali da monta, esseri adattati a soddisfare persone ricche e particolari alla ricerca di qualsivoglia forma di piacere, senti come parlo bene, come parlo forbito, tratto con tanta bella gente, gente dall’apparenza lustra e fine, e ultimamente mi ingegno a parlare come loro.
I miei fornitori mi portano una ventina di ragazze all’anno, la metà la scarto, troppo paurose, troppo fragili, crollerebbero subito e io avrei perso tempo per niente, alcune finiscono sul marciapiede a fare le puttane, le altre le addestro. L’addestramento ha i sui rischi, ti garantisco che il mio non è un lavoro facile, perdo due o tre ragazze durante questa fase, lascio a te immaginare cosa voglia dire perderle, quelle che restano rendono hai loro padroni e a me molto danaro, hanno imparato a sopportare il dolore, ha chiederlo come fosse una forma di piacere, sanno farsi cesso ad uso dei clienti, alcune si accoppiano con animali provandone anche gusto, o almeno così deve sembrare a chi le guarda, abbiamo una specie di contratto, se dopo cinque anni sono ancora vive, tornano libere padrone di se stesse, ma anche questo ha uno scopo, se non avessero questo sogno lontano, questa possibilità remota, si ridurrebbero a larve prive di cervello, e diventerebbero inutili bambole di carne da strapazzare senza gusto vero, tu sei una delle rare che viene da me a mani libere, senza essere stata ne rapita ne ingannata, tu come la tua amica Anna e le altre che mi ha portato il mio qui presente Amico, puoi scegliere, pensaci, ma renditi conto che le poche gocce di piscia che hai ingoiato non sono neanche un aperitivo di quello che ti aspetta”
“Anna ha fatto veramente questo per cinque anni”
”no Anna non lo ha fatto per cinque anni, lo ha fatto per un periodo molto più breve, mesi ma lo ha fatto, per questo porta quel marchio, tutte quelle che lavorano per me devono essere marchiate e ferrate”
“anche gli animali?”
“cani, la tua amica Anna preferiva i cani”
Anita è appoggiata ad un angolo della stanza, sembra quasi non reggersi in piedi, essersi fatta minuta, il viso è bianco, terreo, il corpo scosso da brividi
“non ci credo, non ci voglio credere, è un incubo, è tutto un incubo da cui non riesco a svegliarmi, Anna non può pretendere, sperare che io faccia veramente questo”
Frolo mi guarda perplesso, la reazione di Anita è di evidente rigetto, scuote la testa, ma avevo previsto quello che stava accadendo, o meglio lo avevamo preventivato, ho passato ore al telefono con Anna, parlando di quanto aveva fatto Anita e di come reagiva, pensando e valutando modi per rendere ad Anita possibile il passo che volevamo farle fare, in alcune telefonate abbiamo quasi concluso di lasciare perdere tutto, di non spingere la ragazza oltre, ma ora Anna è nascosta nella stanza accanto ascolta e vede tutto dietro ad un falso specchio, è ora Anna decide che è indispensabile il suo intervento.
è entrata nella stanza senza quasi far rumore, si avvicina ad Anita, senza fretta, camminando lenta, la accarezzata, la trattiene a lungo tra le braccia, le mormora parole frasi, piccoli baci sulle guance, poi si gira e va verso Frolo.
“ciao vecchio porco”
“ciao cagna”
“perché mi chiami così?”
“perché la cosa sembra sconvolgere la tua protetta”
“perché non sa che i cani sanno essere molto più dolci di certi uomini, ma tralasciamo i convenevoli, baciami e fottimi, anzi fottimi il culo”
Anna si avvinghia a Frolo lo bacia in bocca, incurante che questa sia ancora piena d’uva, Frolo la fruga sotto i vestiti, sotto Anna non porta nulla, Frolo le scopre il culo, il culo marchiato, i due respirano forte, la stanza si riempie di rumori osceni, di grida represse, di odori forti, Anna apre i pantaloni a la camicia di Frolo, gli lecca ostentatamente la pancia gonfia e pelosa, si riempie la bocca del suo scroto, ingoia avida il sesso, ormai è nuda e si mette a terra, la faccia rivolta verso Anita il busto appoggiato al pavimento, il culo verso l’alto, verso Frolo, con le mani si divarica le natiche.
“spaccamelo ora, maiale!”
Anita assiste alla scena ferma nel suo angolo, quando tutto è finito Anna le si avvicina, è sudata, sporca di Frolo, e di me che non mi sono limitato a guardare.
“se non vuoi andare con lui, puoi anche non farlo, e tornare a casa con me, hai visto e fatto già molto, e credo ora tu mi conosca per quello che sono stata, e per quello che ancora sono dentro, Frolo non ti serve più, vedrai, vedrai staremo bene assieme, meglio di prima”
Anita sembra bloccata, quasi non ascolta le parole di Anna, guarda verso Frolo che si sta rivestendo e borbotta parole incazzate
“ok,Vado con lui, mi fa ancora ribrezzo, è ho paura di quello che può succedere, anche tu Anna è il tuo amico ora mi fate ribrezzo, ma continuo ad amarti e credo di sentire qualcosa anche per Paolo, quindi non ho alternative, vado con lui, altrimenti scappo e fuggo da tutti voi, te compresa, ma voglio solo capire perché mi hai fatto questo, prima di andare”
“perché?, perché io non posso più fare queste cose, ormai sono un personaggio conosciuto, i miei concerti mi occupano troppo tempo, e soprattutto prima o poi verrei scoperta e dovrei rinunciare a tutto, ma ho bisogno di rivivere quello che avevo fatto e posso farlo solo per il tramite di un’altra me stessa, per poter bilanciare le tensioni che mi scoppiano dentro, e ho trovato te, mi sono innamorata di te perché sentivo che eri l’unica persona adatta, lo so è un semplice egoistica motivazione per rovinare una ragazza splendida come te, ora scappa, scappa da lui, e scappa più ancora da me e da Paolo che siamo anche peggiori, siamo lupi travestiti da degne persone”
“non posso fuggire, lo sai, lo sapete bene tutti e due, mi avete portato voi a questo passo lo avete reso inevitabile, ora mi invitate a scappare, ma è solo un modo per sedare il vostro senso di colpa, quindi Anna, non dirmi di scappare, non incitarmi a farlo non è quello che desideri, non sono arrabbiata, continuo ad essere innamorata di te anche ora, ora che mi rendo conto che mia hai spinto verso una strada senza uscita, ma ormai quello che ho fatto, e quello che mi è stato solo raccontato che dovrei fare, mi si è appiccicato addosso, è come un’ameba, mi si sta spalmando addosso, diventa ogni giorno parte di me, quindi sig. Frolo mi aspetti, vengo con lei”
non dice altro segue Frolo quasi correndo, io e Anna la guardiamo salire nella sua macchina e allontanarsi.
Quinto
Anita è con Frolo da circa tre mesi, vado a trovarla spesso, due o tre volte alla settimana, faccio all’amore con lei o la scopo, a seconda degli umori che mi prendono, rivivo leggendo sulla sua pelle i segni delle sevizie a cui Frolo la sottopone, segni di corde strette a polsi e caviglie, segni di fruste, di sottili canne di legno flessibile, rivivo ogni colpo, quelli che le ho visto ricevere, quelli che io stesso le ho dato, e quelli a cui non presenziavo.
Frolo è capace di un’accorta gestione di ogni situazione in cui mette le sue vittime, è incredibile come un essere così rozzo sappia capire le ragazze che gli si affidano, le porta dove vuole, o forse dove loro stesse desiderano andare, per ognuna inventa tecniche e tattiche diverse, Anita subisce l’effetto della vergogna, la vergogna diventa per lei una fortissima fonte di eccitazione, il suo addestramento al dolore e all’umiliazione è quindi sempre pubblico, un pubblico piccolo o grande a seconda del caso, anche quando viene prostituita, non viene ceduta mai ad un solo cliente per volta, ma sempre ad un gruppo, perché possa contemporaneamente essere usata come una puttana e osservata mentre si comporta come una puttana.
Anita sprofonda inesorabilmente nell’inferno in cui l’abbiamo introdotta, ci sprofonda mescolando piacere e repulsione, tenta piccole ribellioni, cerca di opporsi, ma qualcosa nella sua natura la costringe a proseguire ad andare più a fondo, è forte molto più forte di quanto pensassimo, durante una “esibizione” dopo una serie violenta e molto lunga di colpi di frusta, sembrava sfiancata al limite del collasso, Frolo attento come sempre ha fermato chi la stava colpendo e gli ha consigliato di sostituirla con un’altra ragazza, Anita ha alzato la testa, sembrava rinata, ha urlato che continuassero pure, che poteva e voleva resistere ancora per molto, Frolo ha controllato la sua pelle i punti in cui si era rotta, a parlato con l’aguzzino, l’aguzzino a ripreso a colpirla con forza evitando di colpire le zone più danneggiate, colpendo per aumentare il dolore dove non c’erano danni evidenti, lei ad ogni colpo ripeteva quasi con calma di non smettere guardando lui ed il pubblico con sfida e disprezzo .
Quella stessa sera è stata ferrata, il sesso e i capezzoli le sono stati forati, Frolo aveva tutto pronto aspettava solo il momento adatto, Anita è stata legata stretta fino a renderle le carni bluastre, i capezzoli le sono stati forati due volte una orizzontalmente per applicare un anello, l’altra verticalmente, dall’alto per passarvi una barretta chiusa da grosse sfere, le hanno tolto le corde per permettere al sangue di tornare a circolare, Anita aveva subito l’operazione in assoluto silenzio solo gli occhi pieni di lacrime lasciavano capire il dolore che stava provando, si e coperta il volto con le mani per qualche minuto poi si è messa da sola nella posizione adatta all’operazione successiva, quella che le avrebbe deturpato il sesso, ha rifiutato le corde, malgrado la sua determinazione questa volta Anita non riusciva a trattenere le urla, stavano usando una specie di punteruolo e dovevano esercitare molta forza per attraversare lo spessore di pelle e carne, ora ha una barra chiusa da un anello di un paio di centimetri di diametro che le attraversa il clitoride, ha tre anelli per parte, e uno alla chiusura del sesso vicino all’ano, un ultimo anello quello più evidente lo porta sulla bocca al labbro inferiore “per stimolare meglio il cazzo dei clienti quando li prenderai in bocca, e perché anche per strada pensino male di te” queste sono state le parole di Frolo mentre costringeva Anita a guardarsi allo specchio.
“devo parlati”
sono andato a Anita come armai d’abitudine in uno dei suoi giorni di riposo, abbiamo fatto all’amore in maniera insolitamente dolce, ora lei è tranquilla appoggia la testa sul mio petto, ascoltiamo della bella musica, tutto è calma e quiete apparente, abbiamo un pomeriggio intero solo per noi.
“ho parlato con Anna, lei è d’accordo ha cercato di dissuadermi ma alla fine mi ha dato il suo consenso, ma voglio anche il tuo, ormai mi sento tua quanto mi sento di Anna”
“cosa devi chiedermi di così importante?”
“Frolo mi ha chiesto di diventare una delle sue ragazze?”
“lo sei già anche se solo temporaneamente”
“mi ha chiesto di diventare come le altre, di avere lo stesso impegno e di correre gli stessi rischi, impegno e rischi che non posso garantire fino a che gli sono ceduta in maniera così precaria, ora ha sette ragazze, una raggiungerà tra qualche tempo il diritto di andarsene, io dovrò sostituirla per i cinque anni che verranno”
sapevo della intenzione di Frolo ma non ne avevo parlato ne con Anita ne con Anna
“credi di farcela ad arrivare in fondo, Frolo non ti risparmierà nulla, per lui conta solo il danaro che produrrai”
“chi sia Frolo ormai lo so bene, e a riguardo del danaro, abbiamo stabilito che tu ed Anna vi dividerete il quaranta percento di quello che produrrò, io ne avrò il venti, ma resterà vincolato per cinque anni, tutto il resto andrà a Frolo, passerò con chi di voi mi vorrà almeno una settimana al mese, potrete amarmi ma non seviziarmi in quei giorni dovrete lasciarmi riposare quanto possibile, sono e continuerò ad essere vostra, ma sarà Frolo a gestire la mia vita ed il mio lavoro”
“Anna si è fermata più o meno al punto in cui sei arrivata tu, fermati è meglio per tutti”
“non fare l’ipocrita, non farlo ti prego, mi vuoi bene ma so bene quello che vuoi da me,ormai non ho più niente da difendere, sento un’orribile desiderio di provare tutto, sono marcia, marcia dentro e mi piace esserlo, mi piace essere riconosciuta da gente marcia come te ma che non ha il coraggio che ho io, anche tu sei come loro, come quelli che mi comprano, o quelli che si limitano solo a guardarmi asciugandosi il sudore dell’eccitazione che riesco a provocare, mi piace vedere che vi sparate seghe furiose mentre io vengo legata, bastonata, torturata, mentre mi lascio umiliare bevendo la vostra urina, incontro i vostri occhi, mi ci vedo dentro, vedo la mia pelle rotta, le mie smorfie, ascolto le mie grida con le vostre orecchie, ingoio la vostra sborra, vi lecco il buco del culo e vi faccio da cesso, perché mi piace farlo, e purchè mi si veda farlo”
Anita si è alzata dal letto cammina per la camera, è completamente nuda, ormai non la ricordo più con i vestiti addosso, ormai la vedo solo quando viene esibita o quando vengo in una delle case in cui con altre ragazze viene spostata di volta in volta per evitare ogni pericolo.
“Alcune sere fa, tu non c’eri, ti cerco sempre tra la gente che guarda, Frolo mi ha fatto partecipare a una serata particolare, all’inizio eravamo io ed un’altra ragazza, una nuova che gli hanno portato da poco, deve ancora imparare molto, Frolo la fa dormire in camera con me perché le insegni e la convinca a rimanere, a me avevano legato le mani dietro la schiena, e legato i seni, stretti da corde fino a renderli viola, uomini di Frolo ci portavano da un uomo all’altro guidandoci con un guinzaglio, quello della ragazza era attaccato ad un collare, quello mio all’anello di uno dei miei capezzoli, me lo mettevano in bocca ma quasi non mi guardavano, quella sera dovevo servire solo a quello, a fare pompini, l’attrazione vera è arrivata poco dopo, si chiamava Sonia, e arrivata portando con se due grossi Cani al guinzaglio ed è subito stato chiaro che sarebbero stati loro i suoi amanti, me ne avevate parlato ma ancora non lo avevo visto fare con i miei occhi, continuavo a dire a me stessa che io non lo avrei mai fatto, cercavo di non guardare, ingoiavo cazzi e pensavo ad Anna, sentivo i rumori, sentivo i commenti di quelli a cui io e la ragazza continuavamo a fare pompini, poi uno dei cani a iniziato ad abbaiare, ho guardato verso il piccolo palco dove si svolgeva il vero spettacolo, Sonia aveva l’altro cane dentro e non riusciva a calmare quello che aspettava, l’uomo che mi teneva al guinzaglio mi ha dato uno strattone e mi a portato verso di loro, mi ha liberato le mani ed i seni, il dolore quando ti liberano il seno dalle corde è fortissimo, quasi svenivo, mi ha preso a schiaffi per farmi riprendere e mi ha detto di occuparmi del cane, gli ho detto che con il cane no non volevo averci a che fare, ma il pubblico come si dice ha sempre ragione, e quella sera il pubblico voleva i Cani, solo Cani e femmine umane usate per la loro monta, potevo limitarmi a tenere il cane calmo in attesa che Sonia finisse con il primo, la gente mi chiedeva di farmi montare, e io, e io quasi senza rendermene conto ho cominciato ad accarezzarlo, a toccarlo, la gente gridava, Sonia sembrava completamente fuori di testa, mi ha detto più tardi che quando deve farlo con le bestie si droga, altrimenti non ci riesce, quella sera aveva esagerato e aveva perso il controllo, dovevo continuare io quello che Sonia non era più evidentemente in grado di fare, ho preso in bocca il cazzo del cane che mi era stato affidato, no, non è stato come con i clienti, non lo è stato affatto, era devastante, tremavo, avevo la nausea ma continuavo a leccarlo, la gente gridava e applaudiva e più lo faceva più a fondo ingoiavo il sesso della bestia, dovevo farlo, ora volevo farlo, mi sono girata e lui mi ha montata da dietro, mi è entrato dentro con un colpo secco come fossi stata sua da sempre, lo sento ancora, se ci penso, ho lasciato che mi sfottesse e che mi venisse dentro, ormai ero io il centro dell’attenzione e questo mi esalta mi spinge oltre, ho allontanato Sonia, non era più in grado di gestire la situazione, e mi sono presa anche il suo cane, mi sono fatta fottere più volte, prima nella figa e poi nel culo, poi sono tornata a fare pompini a chi aveva ancora sborra dentro le palle, restando con Frolo dovrò farlo ancora con i Cani, probabilmente lo farò spesso, quando mi sarà chiesto sarò una troia da animali, la razza e le dimensioni saranno loro, i clienti a deciderle, è orribile ma lo farò ancora, e lo farò con passione e piacere, ma mi legheranno anche le tette e mi appenderanno al soffitto, Frolo si è divertito per ore a raccontarmi tutte le inevitabili varianti delle vostre fantasie, quando mi vedrai la prossima volta, sarò diversa, molto diversa da ora, porterò sulla fica ferri più pesanti, sarò marchiata, su una spalla e su una natica, ho scelto un marchio più grande di quello che porta Anna, più doloroso da subire e più evidente da esporre, mi farò tatuare su tutto il corpo, non tatuaggi belli e raffinati, ma tatuaggi che riporteranno scritte e disegni da latrina, cazzi, fighe aperte, bocche cche pompano, sarò un mostro, hai creato un mostro, no non dirmi di non farlo, non dirmi che la mia trasformazione sarà irreversibile, non me ne frega un accidente, quando avrò finito avrò venticinque anni, e ci penserò allora, un cliente, un chirurgo plastico, mi ha detto che i tatuaggi si possono anche rimuovere, deciderò cosa fare quando sarà il momento, ma potrei anche continuare e non liberarmi più.
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19 years ago
andaluso,
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Grazie zio ercole
Dopo essere stato assente per parecchi anni zio Ercole , l'eterno fidanzato di mia madre , è venuto a farle visita . Del tutto calvo e con un inizio di Alzeimer è venuto a trovarla e sono stati insieme per mezza giornata . Lui ha qualche anno più di lei ma è invecchiato di molto . Quando parla biascica le parole ed è soltanto un vago ricordo del bell'uomo che è stato un tempo . Sta insieme alla moglie , zia Teresa , che lo ha diviso per tanti anni tacitamente con mia madre e con un figlio maggiore di me di un anno che non è mai cresciuto mentalmente ed ancora adesso , oltre i quaranta anni , dorme abbracciato succhiando le tette di sua madre . E la condizione mentale del figlio , protetto dalla madre , è stato uno dei motivi per cui in gioventù si è dedicato più alla nostra famiglia che non alla sua . Ricordo distintamente la sera del funerale a mio padre : con mia sorella stavamo leggendo qualcosa , credo studiavamo , mentre nostra madre riponeva in un baule , che ancora abbiamo in casa , delle scartoffie di famiglia ed era esposta a culo all'aria lui lo vedemmo avvicinarsi e presala per la vita si appoggiò alle sue chiappe e spingendo l'inguine mimava l'atto sessuale . Mia madre , ridendo e con gli occhi lucidi che noi credemmo di pianto mentre col tempo abbiamo imparato a riconoscere la voglia di cazzo che l'ha accompagnata nella vita e che ancora adesso mi sembra di vederle brillare nello sguardo , si appoggiava ai bordi del baule stesso e spingeva contro di lui il culo che all'epoca era qualcosa di eccezionale . Noi bambini assistemmo alla scena credendo che fosse un nuovo gioco e che spesso abbiamo visto fare sia ancora con lui che con altri . Alla fine noistra madre riuscì a rialzarsi e quasi strofinando il naso contro quello di lui lo fronteggiò infilando una mano nella cintola . Gli notammo il grande bozzo in mezzo alle cosce e la mano di lei che faceva su e giù fino a che ritrasse le dita impiastricciate di sborra che portò alla bocca per ripulirle . Dopo si recarono in camera da letto e lì sentimmo i gridolini ed i gemiti che hanno acompagnata la nostra crescita . Allora lo zio era un bellissimo uomo : robusto , più alto di mio papà e con la carnagione più scura , come se fosse sempre abbronzato . La porta della sua casa era confinante dalla nostra ed ogni sera prese l'abitudine di passare prima da noi e poi da sua moglie . S'interessava alla nostra educazione e seguiva i nostri studi e la nostra crescita . Era mio amico e spesso mi portava col carretto in campagna e gli facevo compagnia per tutto il giorno . Lo consideravo quasi come mio padre visto che lo sostituiva nel letto con mamma e visto che mi confidava l'amore che portava per lei e spesso mi mostrava l'atrezzo con la quale arrecava sollievo alla sua vedovanza . Ricordo le mille volte in cui l'ho visto , anzi ammirato , a gambe larghe ed i pantaloni abbassati fin sui piedi tirare fuori un cazzo che gli pendeva fino a metà coscia e guardandomi fisso negli occhi pisciava consigliandomi di fare altrettanto . Conoscevo bene il suo cazzo per averlo spiato mille e mille volte mentre lo passava dappertutto sul corpo di mia madre prima di sborrale nelle viscere o farle ingoiare la sborra abbondante che vedevo spruzzare con violenza . Avrò avuto 15-16 anni ed ero già da tempo divenuto femmina per merito di Giulio quando lo vidi avvicinarsi dopo aver pisciato come al solito e ridendo mi mise sotto gli occhi il bel cazzo che continuando a carezzare aveva preso vigore e consistenza . La pelle scura dell'asta faceva risaltare il rosa intenso della capocchia tesa . Mi chiese se ne avessi visti di simili e mi pregò di toccare quanto fosse duro . Era da tempo che lo prendevo nel culo ed avevo una certa predilizione a succhiare i cazzi che avevano voglia di me ; con lui avevo il timore che lo scoprisse mia madre e mi vedesse come suo rivale . Ho saputo in seguito che mia madre è sempre stata al corrente della mia omosessualità e mai è stata gelosa se un suo amico mi dedicava un po' del suo tempo . Allungai timidamente una mano e constatai quanto fosse duro e mi parve che più lo carezzavo più duro diventava . Si allungò sull'erba appena tagliata e mi pregò di continuare le carezze con la bocca . Intanto tesseva le lodi del culo di mamma ed io gli leccavo i coglioni che somigliavano a quelli dell'asino tanto erano grossi . Il cazzo non riuscivo a prenderlo in bocca tanto la cappella era grossa . Stavo attento a non fargli male coi denti fino a che non lo sentii annaffiarmi la gola allo stesso modo di come avevo visto mille volte fare con mia madre . Fu la prima di una lunga serie di leccate e ciucciate con conseguente bevuta del suo sperma giallo e denso come mai . Non mi ha mai inculato ed ha sempre preferito chiavarmi in bocca . L'ultima volta che ha goduto in me è stata la vigilia di quando mi sono sposato per la prima volta . Mi portò con lui in campagna e su un mucchio di fieno mi fece gli auguri intanto che gli facevo un pompino e bevevo il suo nettare . Sentii che non aveva più il vigore che lo aveva contraddistinto negli anni precedenti e compresi forse quella volta la caducità del fisico umano che comincia il degrado a partire dal cazzo . Ed ora l'ho rivisto acciaccato e derelitto come le macerie fumanti di quello che un tempo era stato un castello . Quando è partito da casa nostra per tornare in seno alla sua famiglia ho visto mia madre tirare quasi un sospiro di sollievo : credo che lei ha temuto che lui volesse prenderla per lasciarla con la voglia inappagata . La sera , quando sono rientrato , l'ho vista addormentata sul divano . Sono andato in bagno a lavarmi di dosso la goduta del mio amico macellaio e dopo aver indossato il mio tanga preferito e a torso nudo sono andato vicino a lei per fare la mia solita sega di cui ho bisogno ogni volta che torno da un incontro di sesso e durante il quale mi eccito senza riuscire a godere . Mia madre era rannicchiata sul divano con la camicia di cotone dalla erotica scollatura a V . Mi piace vederla coi capelli sciolti a mo' di aureola intorno alla testa e mi sono avvicinato per svegliarla e baciarla . Mentre m'inginocchio sento come un sospiro , un singulto di pianto e , al buio della sala appena illuminata dalla luce del bagno , accosto il viso per baciarla e le chiedo cosa avesse . Singhiozzando si è lamentata dell'inutilità della sua vita ed ha considerato il fatto di quanto fosse desiderata e concupita da giovane mentre adesso che sfioriva ed aveva più bisogno di compagnia nessuno si ricordava di quanto amore avesse dispensato . La testa appoggiata al bracciolo del divano circondata dai suoi capelli sciolti ancora neri , una mano lungo il divano stesso verso il pavimento e l'altra infilata nella scollatura a sostenersi e toccarsi il seno che malgrado l'età sta ancora su senza bisogno di sostegni , la camicia arrotolata per il caldo sulla pancia mette in mostra le sue cosce ancora lisce e pienotte e coricata su di un fianco stringe tra le gambe un cuscino che le nasconde la fica pelosa e nuda . Mi ha fatto tenerezza e le ho baciato l'angolo della bocca dove questa volta ho potuto succhiare e bere le sue lagrime con la punta della lingua che ho cercato di farle entrare in bocca e che lei , come al solito , non ha permesso che arrivasse a toccare la sua . Le ho messo una mano sotto la testa per sorreggerla ed attirarla di più verso di me ed ho continuato a sbaciucchiarla aspettando da un momento all'altro che rispondesse al mio bacio . Si è rilassata ed ho sentito i singulti sostituiti da leggeri gemiti ed ho sentito il corpo fremere come quando si ha voglia di essere penetrati . Almeno quella è stata la mia impressione . Intanto le assicuro la mia fedeltà e la voglia che ho di stare da solo con lei senza che nessuna donna per me o uomo per lei vengano a disturbare la nostra intimità . La nostra unione sarà identica a quella di una famiglia che non ha bisogno di intrusi ed ognuno di noi sarà il compagno dell'altra . L'ho sentita piano piano rilassarsi ed accetare con sempre maggior piacere la mia lingua che all'angolo della bella bocca forzava le labbra per insinuarsi e sempre senza riuscirci . Mi era venuto un cazzo duro che spingeva per toccarle la mano che pendeva lungo il divano ed essere accolto in essa . Una mano sempre sotto la testa con l'altra le ho carezzato la coscia che alla luce che proveniva dal bagno mi appariva in tutta la sua pienezza e la pelle mi sembrava di seta e dolce al contatto . Non si è ritratta allora , come ubriacato di desiserio , le ho infilato il braccio tra il cuscino e l'inguine ed ho sentito l'umido della fica . In quel momento avrei voluto che mi chiedesse di andare a cercare una supposta infilata nel posto sbagliato , gioco che da ormai molti anni non si ripete . Le ho preso nella mano intera il bel culo che è un po' appesantito dagli anni ma che resta sempre una parte importante delle sue attrattive e noto che quando passa per strada viene ammirato . Col braccio ho cominciato a spingere contro la vagina che sentivo calda ed ho iniziato a lambirle il buco del culo con il dito medio . Come in sogno stavo carezzando l'ano di mia madre : l'ano che tante volte avevo visto riempito dal cazzo nodoso di Giovanni , il fittavolo . Il culo di mia madre che era stato venerato e visitato più di un santuario religioso dove tanto liquido era stato versato . La rivedo come fosse adesso quando dietro un mucchio di paglia e piegata su se stessa prendeva nel culo il cazzo di Giovanni . Io , dapprima nascosto alla loro vista , mi masturbavo ed appena mi accorsi che Giovanni stava per annaffiarle il culo mi ero fatto avanti ed insieme alui avevo sborrato mentre lei ridendo mi scacciava . Una voglia matta di lei mi ha preso e non resisto: col braccio le tocco il clitoride ed appena lo sento indurito lo sfrego e lo schiaccio mentre cerco di forzare col dito il buco del culo tanto agognato . Anche lei muove il bacino con sempre maggior forza e spinge i genitali contro il mio braccio e lo sento sempre più bagnato di liquido caldo . Oramai è supina ed allontanato l'importuno cuscino inarca la schiena per essere inculata dal mio dito esploratore e riesco a forzarle lo sfintere mentre continua a sgrillettarsi sul mio braccio e sento la sua mano libera avvolgere il cazzo teso da far male e menarlo con violenza e finalmente apre le labbra ed intorcina la sua lingua alla mia e sugge la mia saliva mentre io bevo la sua . E la chiavo finalmente col braccio e la sento mia e sento che la sborra spinge per uscire dalla capocchia che lei stringe con forza per impedirmi di godere così presto e lo mena e lo stringe e lo mena e lo stringe e mentre mi bacia come un amante finalmente allenta la presa e la mia sborra le imbratta la mano stessa e parte le schizza sulle cosce . Sto sborrando addosso a mia madre , sto godendo di mia madre , la donna che ho sognato tutta la vita e nel corpo della quale vorrei sprofondare e giacere per sempre mentre la tengo inpalata sul mio cazzo che mi sembra essere diventato più grosso e più importante di quello dello zio Ercole che tanto posto ha preso dentro di lei . Il bacio si protrae fino a restare senza fiato mentre il dito medio affondato interamente nel suo culo . Sento i suoi gemiti affievolirsi e la sento calma ed appagata ormai . Restiamo a lungo abbracciati con le nostre lingue unite come a recuperare i baci che mille volte avrei voluto e che lei mi aveva negati . Ritiro il dito dal culo e mi soffermo a carezzarle a piene mani la fica che sento bagnata ed appiccicosa . Mentre lei mi mena blandamente il cazzo ancora duro e ne spalma il succo lungo tutta l'asta io le carezzo la fica le grandi labbra le tiracchio finalmente il pelo dei miei sogni e sento ancora il godimento scuoterla . Infine abbracciati andiamo in bagno a lavarci e ci sorridiamo attraverso lo specchio . Lei si è cavata la camicia ed a gambe larghe seduta sul bidet prima di lavarsi la sento pisciare . Mi giro e lei meravigliata lascia che io m'inginocchi per ammirare da vicino il suo ruscelletto di piscio che tante volte avevo sognato di bere . Non ho osato e mi sono rialzato quando anche lei si è rialzata per asciugarsi . Finalmente dopo molti anni ero riuscito a farla godere di nuovo . Aveva goduto per merito delle mie carezze e dei miei baci e dei miei toccamenti e delle mie penetrazioni . E dopo quella volta altre volte ha goduto dei miei toccamenti quando tornando la sera dal lavoro mi avvicino e da dietro mi appoggio al suo bel culo e mentre è intenta a preparare la cena o a rigovernare le faccio sentire il mio cazzo voglioso di lei e delle sue mani delicate . Le palpo i seni e glieli bacio senza ricorrere a sotterfugi di amore filiale e le tocco i capezzoli col solo scopo di farla eccitare e godere . Ancora non sono riuscito a realizzare i miei fantasmi per paura di perdere quel poco di vantaggio finora aquisito . Il mio sogno è fotterla in fica , penetrarle il culo , farle bere la mia sborra , bere la sua piscia e farle bere la mia . Sono molti i fantasmi che popolano le mie notti e spesso durante il giorno mi distraggono dai miei compiti . Ho paura che se forzassi la mano potrei perderla perchè non sono quelli i suoi desideri . So per certo che adesso la sua libidine si è risvegliata e la sento lieta di essere tornata una donna desiderata . Lei non è loquace , non esterna i suoi sentimenti ma per me che ho imparato ad interpretare i lunghi silenzi so riconoscere quanto piacere le fa sentirsi concupita . E ne gode , oh se ne gode . Lo sento dall'umore vaginale che le imbratta le cosce e la mia mano quando le titillo il grilletto . E la vedo quando si bagna mentre io mi masturbo approfittando di quello che credo sia un sonno falso che serve solo a farmi sfogare le mie voglie di maschio e di possesso del suo corpo . Già , perchè pur non avendo una conferma so per certo che lei fa finta di dormire e permette che io le spii il corpo allungato sul letto in pose sempre più lascive ed eccitanti e solo dopo qualche minuto che mi ha sentito godere mi raggiunge in bagno e viene a lavarsi lo sperma col quale le ho imbrattato l'inguine . Forse vuole sentirmi dentro di lei ma non oso propormi dalla paura che venga respinto ed ogni sera ho voglia d'invitarla nel mio letto ed ogni volta mi mordo la lingua per non parlare e resto delle notti intere a sognare di lei e la sento giocare con me come un'ossessa . Lei sa che la desidero ma io non so se anche lei ha voglia di me o mi vede solo come un grosso fallo inanimato . Intanto godiamo in questo modo in attesa di qualcosa che ci permetta di congiungerci senza forzare i nostri desideri . Oh zio Ercole , se fossi tornato prima avremmo guadagnato del tempo ed in questo momento io saprei di essere l'amante di mia madre o meno . Grazie comunque .
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Grazie al pelo
Sono sempre più innamorato del corpo di mia madre . Mi addormento immaginando di carezzarla dappertutto prima di farla mia e mi sveglio , dopo una notte agitata , come se fossi appena uscito dalle sue braccia . Spesso entra in bagno , la porta è sempre aperta , e viene a fare le sue cose mentre mi sto radendo o facendo la doccia . Il momento sublime è quando sento il rumore del suo piscio nel bidet e lo sciabordio dell'acqua mentre si lava la fica pelosa . Fica pelosa . Il pelo della sua fica sta diventanto la mia ossessione . Ho provato a spiarla mentre dorme ed ho notato alla fioca luce che giunge dal corridoio che qualche pelo bianco si affaccia tra le sue gambe e la rende più desiderabile e donna . Sono un maniaco del pelo inguinale : mi piace ammirare un bel cazzo che si erge superbo in mezzo ad una foresta di pelo scuro con la sua cappella rosea , più chiara rispetto all'asta ed i coglioni che pendono coi loro peli ispidi e 0che arrivano a nascondere un bel roseo buco di culo . Ciucciare il cazzo ben duro mentre inanello le dita coi peli ribelli che straripano in tutte le direzioni è un modo di sentirmi realizzato . E quando m i penetra da dietro ed il suo tappeto di pelo fa il solletico contro le chiappe è un modo di farmi sentire femmina e ritornare con la mente a Giulio che di ciò è stato l'iniziatore . Oh Giulio , amavo pettinarti il pelo del cazzo a forma di baffi e li ciucciavo con la mia bocca voluttuosa di femminuccia . La bocca che tu preferivi a quella di mia madre ben più brava e ben più puttana . Ma la mia era la bocca di una vergine che da te fu resa donna e si sente tuttora tale malgrado un bel cazzo che si erge tra le cosce . A volte mi sento maschio : specie se osservo mia madre mentre dorme ma più spesso e più volentieri mi fa piacere sentirmi donna e come tale desiderato e preso . In ufficio c'è Bruno che per tutto il giorno non fa che ripetermi che sono un'ottima donna da letto , una grande puttana e meritevole solo di suggere cazzi e prenderli nel culo . Sono orgoglioso di essere desiderato in tal modo e sono fiero di saper fare il mio lavoro a letto o quanto meno essere aperto ad ogni pretesa del maschio che con me si sente realizzato . C'è il portinaio del mio stabile che spesso , facendo finta di essere impegnato in cortile , mi aspetta e mi prende steso sul cofano dell'auto che ho appena parcheggiato in garage . Ha un gran cazzo , un cazzo enorme , di quelli che mi fanno eccitare al solo vederli e malgrado abbia una splendida brunetta per moglie e giovane gli piace ansimare aggrappato alle mie spalle mentre spinge con forza e vigore il cazzo dalla capocchia enorme che ogni volta mi fa soffrire l'entrata . Un altro al quale piace stare con me più che con sua moglie è il figlio del macellaio che fu già anni indietro amico intimo di mia madre . La storia si ripete : suo padre immerse spesso il cazzo nella fica di mia madre e provocò risentimenti da parte di sua moglie e suo figlio ama immergere il cazzo nel mio sfintere tutti i sabato pomeriggio dopo che ha sistemato il camion col quale fa il mercato rionale . Mi invita nel retro del negozio e qui tra mezzene di manzo e quarti di maiale fa il porco con me e mi usa in tutti i modi fino a riempirmi la bocca od il culo col suo sperma giallo e denso . A me piace da morire fare la gioia dei miei amici , di sentirli arpionarmi le chiappe per sfondarmi il culo con le loro proboscidi vogliose , mi piace sentirli affannosi sbavare dietro le mie spalle o gemere mentre li pompo ed inghiotto il loro succo e li sento invocare il mio nome come invocassero quello della dea dell'amore . Vedere il loro cazzi indirizzati verso il mio corpo vogliosi di entrarvi , di profanarlo e penetrarmi nel culo per scaricare la loro voglia e svuotare i coglioni ed essere preferito alle loro donne o amanti mi rende fiero e desideroso di fare sempre più la loro felicità e con la loro la mia . Mi abbracciano da dietro e si attaccano al seno e mi titillano i capezzoli mentre schiacciano i loro inguini contro le mie spalle per farmi sentire la durezza del cazzo che vogliono farmi entrare nel culo e spingono e spingono fino a che il loro randello non riesce a trovare la strada della fica che la natura mi ha affibbiato e posizionata in mezzo alle cosce dandole la forma di un buco di culo . E quando finalmente sento le capocchie dure dei loro cazzi solleticarmi la prostata il mio reagisce ergendosi con tanta voglia di sborrare . Ma , c'è un ma . Mentre vengo preso ed usato come una bambola del sesso il mio pensiero si rivolge a mia madre e mentre vengo inculato non riesco a non pensare a lei e per questo spesso , molto spesso , ne godo mentalmente ma non fisicamente nel senso che non sborro anche se ho i coglioni che mi fanno male dalla voglia di svuotarsi . Godo con più voluttà quando mi masturbo nella penombra ammirando una parte o tutto il corpo di lei illanguidito dal sonno e la immagino nelle posizioni che mi piacciono di più . Qualche settimana fa è stato il suo compleanno ed io , egoisticamente , le ho regalato una camicia da notte rosa e trasparente , tutta trasparente e lei accettando di buon grado mi ha fatto notare che trasparente così non è conveniente alla sua età perchè lo spettacolo che può offrire il suo corpo esposto non sempre è piacevole . L'ho abbracciata con trasporto e sincerità e le ho fatto notare che per me il suo corpo è il più bello del mondo perchè è lei la donna più bella del mondo . Le si sono inumiditi gli occhi e con un leggero sorriso mi ha ringraziato ed ha ricambiato il bacio e l'abbraccio . Ha lasciato che le baciassi l'angolo della bocca dove vado spesso a cercare d'infilare la punta della lingua alla ricerca di una goccia di saliva da succhiare . Ero intento a guardare la televisione quando mi è comparsa davanti vestita della sola camicia e sotto la quale ho potuto ammirare il suo corpo nudo che benchè un po' sfiorito per gli anni è ancora molto , ma molto desiderabile almeno ai miei occhi . La luce era spenta ma quella che proveniva dal video era più che sufficiente a farmi ammirare il folto pelo che circonda la fica ed il seno che ancora sta su di suo . Era tra me e la fonte di luce e la sua silouette si stagliava netta ed ha mostrato il suo corpo praticamente nudo . Mi sono alzato in piedi perchè ha detto che la camicia l'aveva indossata solo per fare piacere a me e l'ho abbracciata ancora e le ho baciato gli occhi mentre con un mano le ho carezzato un seno . Lei mi ha stretto in vita e mi ha attirato a sè e ha capito che ero arrapato perchè ho tirato indietro il bacino per non farle sentire la mia erezione . Non erano ancora le otto e mezzo di sera che sorridendo mi ha detto di essere stanca e che sarebbe andata a dormire . Questa volta ho osato di più e le ho baciato le labbra chiuse e non ho fatto nulla per aprirgliele . E lei ha ricambiato , e mi è sembrato di gradire . Aveva ancora gli occhi lucidi ma stavolta non credo che fosse per l'emozione . Sono tornato a vedere la televisione senza seguire ciò che trasmetteva perchè tutto il mio pensiero era rivolto a lei ed immaginavo ogni sua mossa nella camera accanto . La vedevo andare in bagno , sedersi sul bidet e dopo aver pisciato lavarsi la fica pelosa . Sciacquava il pelo rigoglioso e lo carezzava e lo strofinava col telo per asciugarlo bene . Si guardava allo specchio , con le mani a coppa si aggiustava il seno portandolo su per poi guardarlo sconsolata cadere un po' più in basso di dove fosse la posizione ideale . D'altronde gli anni passano per tutti e lei sopporta stoicamente che la natura faccia il suo corso e civettuola si rammarica delle zampe di gallina accanto agli occhi o di qualche smagliatura o qualche capello bianco ma accetta tutto anche se malvolentieri però con pazienza e non si lamenta più di tanto e la vedo felice quando io le faccio le lodi malgrado questi difettucci . L'ho sentita quando si è messa a letto e accesa la lampada da notte dopo aver accostato la porta che mai viene chiusa . Avevo deciso che quella sera mi sarei preso godimento del suo corpo come altre volte , molte altre volte e sempre più spesso , avevo fatto . Trascorse più di un'ora prima che anch'io andassi in bagno e dopo aver a fatica pisciato , perchè una semierezione m'impediva di svuotare la vescica , indossai un tanga che davanti è molto stretto. E' un tanga da donna e riesce a malapena a nascondere il cazzo ma ne fa uscire i coglioni uno a destra ed uno a sinistra e dietro mi sega il buco del culo in due parti . Lo indosso quando vado ad incontrare un maschio o quando ho voglia di eccitarmi perchè sentire i coglioni scoperti mi fa sentire macho con un cazzo che sembra più grosso e duro . Lasciai come al solito la luce del corridoio accesa per fare ancora più chiaro nella camera più di quando non facesse la lampada sul comodino e vi entrai lasciando la porta spalancata . Mia madre era rannichiata rivolta contro il muro . Il bel culo scoperto con le cosce dalla pelle liscia ripiegate e con la camicia avvolta sotto il seno . Una mano sotto la faccia addormentata come una bambina l'altra sotto il guanciale . L'ammiro con tenerezza e la desidero con impeto ma non posso osare di spaventarla e così perdere il privilegio di avvicinarla almeno mentre dorme ed espone il corpo nudo alle mie voglie . Ha la bocca semiaperta con le labbra accostate come se stesse per ciucciare un piccolo cazzo , almeno io la immagino sognare di fare sesso .La sera prima mi ha eccitato quando le vedevo socchiudere le labbra per mettere in bocca delle alici fritte nell'olio e mangiarle : mi dava l'impressione che mettesse in bocca dei cazzettini e li ciucciasse con voluttà . Mi carezzo il cazzo che spinge e vorrebbe prenderla ed entrare nelle viscere che non mi hanno partorito e per questo motivo possono benissimo ospitarmi senza commettere quello che agli occhi di benpensanti prurigginosi può sembrare un incesto ed incesto non è . A parte che sono convinto che se fosse stata lei a partorirmi non mi sarei certo tirato indietro e l'avrei desiderata carnalmente allo stesso modo di come la desidero adesso . E madre reale sì o madre reale no l'avrei fottuta come se fosse stata una qualsiasi donna . Mi sono inginocchiato a pochi centimetri del suo splendido culo ancora sodo ed ho respirato il suo profumo . Vicinissimo alla fica della quale riuscivo a distinguere le grandi labbra ne ho bevuto gli effluvi , gli aromi sensuali ed ho avvicinato la lingua per suggere una delle perline di sudore che le brillano tra le cosce e mi sentivo svenire tanta era la voglia di lei , del suo corpo , della sua vagina concupita da tanti e da tanti penetrata , avrei voluto leccarle il buco del culo che tanti cazzi ha ospitato in gioventù e che tanti ne può ancora ospitare e vorrei morire mentre la inculo e magari il portinaio incula me . Sarebbe la più dolce delle morti . Stavo male dalla voglia e dalla consapevolezza di non poterla avere , il cuore batteva all'impazzata , il cazzo pretendeva di agire da solo ed entrare in quel posto umido ed accogliente nel quale ero riuscito ad entrare col braccio di bambino . Forse il mio ansimare , forse l'ho sfiorata non volendo forse il mio desiderio si è materializzato lei si è mossa mettendosi supina con le gambe sempre ripiegate . Pian piano si è rilassata fino a restare con le cosce aperte mettendo in mostra la fica aperta in tutto il suo splendore . Era in una posizione ginecologica come mai prima le avevo visto e sì che gliela avevo ammirata da vicino ma così vicino nè così aperta mai . Un enorme triangolo di vello nero la protegge alla vista ma in quella posizione la fica è aperta e rivela l'interno lucido coi suoi umori . Oh mamma , perchè non sei la mia amante ? perchè non ti svegli e mi dici che mi desideri e mi attiri a te e finalmente tu stessa mi risucchi il cazzo e mi fai godere nelle tue viscere . Oh come vorrei sborrarti in fica , ed in bocca no? e nel culo neanche ? tutti i buchi vorrei fotterti , sverginarti anche il naso e le orecchie se vergini sono ancora . Come può , chi ti ha avuto almeno una volta , non desiderare di averti per sempre ? e chiavarti e chiavarti e chiavarti fino all'ersaurimento . Il mio desiderio di te è talmente grande che per soddisfarlo darei venti anni della mia vita ed essere tuo coetaneo . In un attimo passano davanti ai miei occhi i cazzi che ho visto passare tra le tue cosce e sono tanti , e sono duri e sono vogliosi ma mai come il mio innamorato . Il cazzo mi fa male e non resisto , lo stringo tra le dita e sento la sborra che arriva , sento il fremito dell'uretra che si gonfia ed un getto enorme denso sfugge dalla cappella e si riversa , investe , inonda e abbraccia tutto il pelo della fica e con un mio gesto maldestro qualche goccia va a bagnarti i capelli che sparsi ti circondano la testa come un'aureola . Non è la prima volta che ti sborro addosso ed io so che tu sai di questa mia mania di fotterti così mentre dormi . Ed io so che tu lo accetti e non mi hai mai rimproverato segno che anche a te fa piacere essere desiderata , essere il fantasma dei miei sogni , essere la donna che mi faccia sfogare come se fosse la mia compagna . Ed io ti amo anche per questo . Resto incantato ad ammirare la sborra che ti lorda il pelo vaginale , la goccia che t'imperla i capelli e mi è parso che l'interno della tua fica sia più brillante per eventuale altro umore prodotto dalle tue ghiandole . Anche le tue labbra dischiuse mi sembra che sorridano ed immagino dietro di esse la lingua che amerei succhiare in un bacio voluttuoso . Chissà se hai voglia di me e di essere fatta mia e di sentire il mio cazzo ravanarti le viscere ed infine irrorarle col mio sperma . Io lo vorrei come suprema grazia . Vado in bagno a fare la doccia e dopo un po' sei venuta , guardandomi attraverso lo specchio come già altre volte ti sei lavata lo sperma senza parlare e con un fazzoletto di carta ti sei pulita la goccia di sborra sui capelli e sembrava una perla . In bocca , in bocca ti vorrei sborrare e poi risucchiare il mio stesso umore e la piscia vorrei bere , la tua piscia mentre la fai e sborrarti addosso tutta la mia voglia . Finita di pulirti ti sei girata verso di me ed hai avuto modo di vedere che il mio cazzo è più duro di prima malgrado io lavandolo cerchi di farlo ammosciare . E' duro per te mamma non per altri e non pensare che sono altri uomini che voglio , no , è te che voglio e pur di averti rinuncerei non so a che cosa . A venti anni della mia vita sicuramente .
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Nicole
Talvolta la scrittura è l'esorcismo per un livello di comunicazione improbabile.
Rischioso se diretto. Retorico e da palcoscenico del ridicolo.
Talvolta la scrittura è testimonianza di vissuto.
Romanzo necessario e veicolo di emozioni.
Ma ciò riflette unicamente il mio di pensiero. Ed il motivo di questo racconto.
Tradito nelle passioni dal nick. Dall'ossessione di una somatica edipica che adoro.
Da scenari di morbido al femminile.
Talvolta la scrittura è uno spicchio d'anima. Incondizionata. Non pretestuosa.
Talvolta la scrittura è l'auspicio di una condivisione.
O un urlo di vita.
[email protected]
NICOLE
Ciò che mi ha colpito di Nicole è la naturalezza.
La semplicità dei gesti. Delle parole.
Disinquinate da infrastrutture accademiche e coscienza di ruolo. Che pur ricopriva malgrado il recente adattamento all’Italia.
Quello sguardo di primavera.
Le sue mani. Il ventre. Le dita che frugano senza chiedere….
Finche' il respiro non si rompe.
Tradendo aspettative cercate:
Da quell’abito rosso. Di cotone finissimo. Troppo stretto per non dire la verità.
Generoso nel disegnare ventre sporgente e rotondo.
Seni enormi. Pesanti. Sollevati da bretelle esauste che si stampano sulle spalle. Capezzoli gonfi. A graffiare il vestito ed il mio sguardo.
Vita dolce e glutei imponenti. Incorniciati dal perizoma e sottolineati dalla violenza cromatica del tessuto: teso e quasi liso per la pretesa di fasciarne le forme. Cortissimo sulle cosce. Sui miei sensi. Per le mie mani. Malizioso e complice di uno sguardo profondo. Corvino. Sottolineato da capelli crespi e nerissimi sulla schiena. Da labbra cupe e carnose. Dalla carnagione olivastra e da portamento / gestualità che inondano la stanza di erotismo: intenso, solare, spontaneo e denso di latino-america.
Quando si alza dal divano mi perdo nel suo profilo. Solleva il vestito. Appoggia gli avambracci allo schienale. Ritta, in ginocchio su di me. Mi accarezza il volto col busto. Danza col bacino a sfiorarmi il pube.
Scopre i seni e mi immerge nel velluto: immenso oceano di tepore che tento inutilmente di afferrare con le mani. Nicole si appoggia alla mia bocca: non sento il peso ma l’impossibilità di muovermi. E la sua voglia di gioco.
I capezzoli - duri come noci – mi lasciano lo spazio per respirare. Ma continua. Si strofina. Incolla la mia faccia al busto. Alle poppe. Al ventre. Scivola sul volto con agilità felina. Ma non si fa braccare. Allargo la bocca, tento di rubare il suo sapore con la lingua ed intuisco l’ombelico. Devo morderlo per non soffocare. E per farla ritrarre.
Quando apro gli occhi è nuda. Orfana del rosso ma non del perizoma nerissimo che raggiungo. Mi stringe la mano fra le cosce: è fradicia. Calda. Il mio braccio è teso sul pube e le dita frugano strettissime.. fra quella morsa. Nicole mugola e ricomincia a danzare. Leggera. Come un’onda impetuosa. Guidandomi nel suo desiderio. Che diventa piacere, urlo liberatorio, rivolo fra le gambe, unghie … sul mio polso.
Non ho il tempo di afferrarla. O forse mi diverte il gioco. La sua interpretazione. E quell’insospettata determinazione. Stordito dalle forme. Dall’odore di lei. Dalla complicità del suo sguardo intenso.
Posso abbracciarla dai fianchi. Tentare di avvicinarla. Ma si gira. Offrendomi i glutei….
Ancora danza. Mani che stropicciano il ventre. Rapite dalle carni.
Natiche che affogano labbra e saliva.
Naso e bocca che scampaiono fra i perianali. Sfregando sul perizoma grondo di umori. Impossibile trattenerla. Sfuggirle. Emergere da quel delirio.
Imprigionato da movenze impossibili. Rinchiuso nel suo lombo-sacrale.
Sottratto dal refrigerio del suo piacere e condannato ad una tortura infinita. Probabilmente condivisa per come si distacca.
Col volto bagnato mi è difficile fissarla.
Silenzio….
Rotto dall’affanno dei respiri.
E da una tregua improbabile: si inginocchia fra le mie gambe. Avverto i seni sul pube e le dita che frugano tra pelle e camicia. Graffiano avide. Assetate.
Mi sbottona in un attimo. La sua bocca si tuffa sul petto. La lingua a disegnare il contorno dei capezzoli. A sfiorare…
Le labbra a fasciare. Succhiare. I denti a mordere.
Ha deciso di farmi impazzire: sa dove dirigere le attenzioni e quali tasti suonare.
Balla Nicole.
Muovendo il bacino mentre mi fa volare. Accarezzandomi col ventre, coi seni. Trascinandomi nell’abbandono al suo palato.
Non è un problema la cintura. Né ostacolo gli slip fradici di liquido seminale. Il pene libero è marmoreo. E la sua bocca uno shock elettrico.
Lo sforzo per trattenere mi risveglia dall’estasi. La voglio.
Mi allungo sul divano. Ho sete. Sete, SETE … Tanta sete.
Capisce ed asseconda.
Adoro il 69. E quei 95 Kg che non si sentono.
Ma debbo sollevare il capo col cuscino. O non arrivo a placare l’arsura.
Le sue cosce sono una sciarpa tiepida e liscia. Una seta rara. Che regala passioni e profumi umidi.
Le natiche immense. Impossibili da trattenere, abbracciare, imprigionare: due nuvole imprevedibili. Sospinte dal vento in tempesta.
Mordo quelle carni, succhio, penetro il suo corpo con la lingua. Col naso.
La sento fremere, urlare di piacere mentre i capelli mi frustano il pene. E’ un delirio parlato. Che sa d’oceano. Di Spagnolo antico. Di musica ed anima.
Devo afferrarle i fianchi con forza per domare il bacino. Per trovare un ritmo. Per spingermi più su. E stavolta mi segue.
Il clitoride è gonfio e durissimo. Dolce da martoriare con le labbra. Da trattenere per attimi interminabili. Da rilasciare alla lingua. Ai sussulti. A parole mozzate. Ai pugni sul divano.
Le narici scompaiono nella vagina. Inondate di lei.
Le dita disegnano l’ano. E il mio bisogno di frugare tra quello spartito. La penetro delicatamente. E quell’urlo non è di fastidio.
Imprigiono il clito mentre le mani si dividono per riempirla.
Fino al piacere. Immenso, violento. Un fiume in piena che mi scorre sul collo. E che la fa cadere esausta fra le mie gambe.
La specchiera del bagno è sufficientemente generosa per accogliere entrambi. Adoro abbracciarla da dietro. Ascoltare la pelle. Sollevare il seno per incontrarla sui capezzoli.
Mi mostra con soddisfazione la sacca in pvc che avevo chiesto. L’adattatore e qualche altro gadget.
Raccoglie ogni cosa, un telo doccia e quello sguardo diritto.
Predispongo il divano e due sedie ai piedi del bracciolo soffice ed appena accennato. Un cuscino all’estremità ed il telo a coprire.
Nicole è sui fornelli. Splendida ed armoniosa. Sicura nei movimenti mentre controlla l’acqua d’infusione. Mi avvicino e scorro con le mani alle sue. Sollevando le braccia fino alle maniglie dei pensili.
Devo allargare le natiche per arrivare al buchino. Per pungerla con la punta della lingua.
Per farla inarcare, mugolare.
Voglio ancora il suo sapore. E a stento risalgo le cosce per cercarlo con le dita. Risponde subito. Bagnandomi fino al polso.
E’ splendida. Col ventre morbido che accarezza il piano cucina. Mani appese e gambe semiaperte. Lucide di piacere fresco e saliva. Ansimante quando cerca la mia bocca. Ed impaziente….
Il liquido è pronto con un pizzico di bicarbonato. E’ sufficiente immergere la pentola nell’acqua fredda del lavabo per abbassare la temperatura.
Nicole si avvicina al divano e mi offre i seni. Non potrei rifiutare e mi riempio il palato di velluto.
La stendo sul divano. Talloni appoggiati alle sedie. Bacino comodo sul cuscino.
E ancora seni. Enormi, pesanti e dolci. Calamite di fantasia. Lavati dalla lingua e dalla passione. Fino al gioco.
A quei gadget.. Alle ventose di suzione che imprigionano capezzoli e fiato. In un bacio infinito. Stretto dalle sue mani che stropicciano. Impazzite di desiderio.
Travaso l’emulsione nella sacca e fisso l’adattatore alla cannula. Appendo il tutto alla sedia e mi rituffo nella vagina. E’ fradicia. Ed il piacere cola fino all’ano.
La penetro delicatamente per l’infusione. Mi risponde con un sussulto.
In inginocchio. Fra le sue cosce a cercare il clito. Sfregando lingua e labbra su quel paradiso.
La cannula scorre avanti/indietro. Rilasciando calore e volume. Le dita profonde nel suo corpo. Con pressione cadenzata alla regione vescicale.
Nicole è in delirio. Stringe seni e cuscino quasi a strapparli. Si inarca mentre il liquido conquista il suo corpo. E’ tesa. Coi muscoli allo spasimo…..
L’esplosione è intensa ed il piacere che sgorga interminabile. Per la mia sete; per il petto che strofina sulla vagina….
Sfilo l’adattatore e rimuovo le ventose.
Lei è persa. Abbandonata nel torpore. Immobile fra sapori e cuscini.
La risveglio con una carezza al ventre. Un bacio.
E ancora pelle.
La sua bocca si schiude e cerca i miei capezzoli. Non so né potrei negare a nessuna quella pretesa ….
Seduto.
Con le dita sul petto ed il pene che scompare fra le sue labbra.
Sto per scoppiare e lo sente … Ma evita di accelerare il mio piacere.
Si ritrae lentamente.
E torna su di me.
Abbracciandomi coi seni. Danzando sul pube.
Non potrei sopportare a lungo quel rimando…. Ma lascio fare.
Nicole inarca la schiena. Allarga le natiche e guida il pene con le dita. Verso l’ano.
Resto immobile. Col fiato rotto mentre siede lentamente.
Immerso nel suo corpo. Nel vortice di uno sguardo da cielo terso. Stretto fra ventre e seni.
Ricomincia a ballare.
Rendendo rumore le parole. E carezza i sensi.
Abbracciata ad un passo di vento. Lieve e discreto. Fino a sfiorarmi l’anima.
Libera. Libero.
Da noi. Dalle mani. Da quella stanza.
Insieme e distanti da ciò che siamo; dai maquillage di scena. Dal bisogno di imprigionare attimi da foto ricordo.
Insieme. Ad aspettare il piacere. E ciò che null’altro se non il silenzio potrebbe tradire.
Non so quant’è durato. Né se sia importante descrivere un seguito.
Ma talvolta in primavera mi soffermo a guardare il cielo. E se chiudo gli occhi ho ancora la sensazione di quel passo di vento.
Della sua danza.
Dei suoi profumi.
Sorrido …. Accarezzando un piccolo segno di vita. E mando un bacio ad ovest.
Adiòs Nicole, guìdate……
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3
1
19 years ago
thermae3er, 40
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Giulia
Considero questo strumento⁄spazio una vetrina.
Un gioco curioso e semiserio. Occasione per paganerie. Verità (?!!), balle, sciocchezze, barocchismi retorici e banalità più o meno in saldo.
Ma ciò che premette queste righe è uno spicchio di me.
Autentico nell'immagine e nel racconto. Monco per ragioni di spazio. Per rispetto alla pazienza del lettore.
E per qualsiasi equivoco su proselitismi NON cercati.
Grazie per la pazienza.
GIULIA
Il vestito tradiva quanto promesso: 8^ di seno. Glutei imponenti. Ventre rotondo… Era proprio Lei: Giulia. Rossa dagli occhi di ghiaccio. 175 di eleganza e portamento. Voce suadente. Ed un maledetto senso dell’erotismo che rapiva attenzioni mal celate dalla mia ostentata oratoria/pacatezza.
Incuriosito da quella pelle lentigginosa: insolitamente scura dati i capelli. Dalle sue mani lunghe ed affusolate. Dalle labbra umide e sufficientemente carnose per affettare qualsiasi pseudo-indifferenza.
Giuly. Quella della chat. La Fetish-Woman misteriosa ed intrigante, compagna di nottate grondanti di sesso virtuale. Desiderata, attesa, insperata. VERA.
Il tempo di un drink. Per me un’eternità. Per lei una doccia e qualche minuto di respiro dal viaggio. Il bagno la partorisce splendida. Maliziosamente avvolta da un accappatoio nero. Con lo sguardo filtrato dalla frangia ramata ed una scollatura voluta.
Le mie mani sui suoi fianchi: morbidi. Vellutati e pastosi. Sui glutei sporgenti. Burrosi e sensibilissimi al tatto. Tra i seni rotondi ed elettrici.
Non una parola: un gioco di labbra. Di mani avide. Ad esplorare con crescente desiderio cio’ che mille volte ci eravamo immaginati.
Un gioco di sensi rotto dal tavolo. Dalle promesse che li’ sopra dovevano decidere tra sfrenata passione, avidita’ carnale o lento, sublime e lungo consumarsi di un viaggio condiviso. Nel gioco delle fantasie sovrapposte. Per un biglietto aperto. Ed un calendario incerto.
Le sue natiche. Le mie dita. Un percorso di desiderio: fasciato dai glutei che ovattano i movimenti. L’ano umido e la vagina infuocata. Stropicciati dalle mani impazzite.
Devo Rallentare. Frenare. Riprendere il controllo.
In piedi. Dietro Lei. Appiccicati schiena petto. Col pene di marmo che scompare fra le sinuosità del lombo sacrale.
Gli occhi chiusi: devo trattenere il respiro. Non posso lasciarmi andare.
Giulia stringe le cosce ..Mi imprigiona il pube ed inizia a dondolare. Avanti, indietro, di lato. Col culo che mi accarezza il ventre.
Non soffro di piaceri precoci. Tutt’altro.. Ma c’e’ mancato poco.
A fatica mi sottraggo da quella goduria (solo per rimandarla)…. L’afferro con forza per i fianchi. Le mani affondano nelle carni e Lei ha un sussulto alla prima sculacciata. Ripeto con impeto crescente. Due, tre, quattro volte. Giulia mugola scomposta. Farfuglia improbabili lamenti…..
Mi pongo di lato. E continuo nell’infusione.. Scivolando con le dita sulle grandi labbra.
Numerosi colpi alle natiche. A palmo aperto. E la contemporanea penetrazione vaginale con indice e medio. E’ una danza di rumori, sensi, odori. Lei una nuvola armoniosa che trasuda erotismo. E così il suo culo rotondo, sporgente, a tratti immenso …. d’eleganza.
Giulia chiude le braccia sotto i seni. Devo solo aprire le labbra. Lingua e denti accarezzano, strofinano. sfiorano i capezzoli turgidi. Si riempiono delle carni abbondanti e lisce. Succhio, la spremo. Apprezzo quel calore morbido che accarezza il palato. I suoi gemiti. La vagina fradicia che cola fra le cosce. Il buchino dilatato ed invitante.
La sospingo sul tavolo. Stesa a pancia su. Cuscino sotto il bacino e talloni comodamente appoggiati a 2 sedie. Le cosce meravigliosamente divaricate schiudono ano, fica ed un fiume in piena. Ho una sete desertica. E quella broda è come acqua sull’arsura. La lingua penetra in profondità: mi gronda sul volto. Fino al collo. Contorcendosi dall’orgasmo.
Succhio il clito. Come fosse un piccolo pene. Stretto fra le labbra, accarezzato dai denti, avvolto dalla saliva e dal desiderio. Due dita a penetrare. A premere verso l’alto, in corrispondenza della regione vescicale. Sempre più forte. La sento inarcare. Intravedo le sue mani strizzare i seni. Non ho altro tempo: Giulia urla il piacere sbattendo i pugni sul tavolo. Scomponendosi come un animale braccato. Regalandomi ancora il suo sapore.
E’ il momento: la bendo con 1 foulard. Passo 2, 3, 4 giri di legaccio per ciascun polso. Tendo le braccia in alto, verso gli angoli opposti del tavolo - per annodare -.
Stessa sorte per caviglie e cosce: divaricate e fissate fra sedie e sostegni. Lei non protesta. Forse gode di quanto sta per accadere. Posso osservare il suo respiro teso. I capezzoli turgidi.. La vagina umida.
Un metro più in là la cucina: una pentola d’acqua, il gas e 2 bustine di camomilla per infusione. Preparo e torno da lei.
Il pene fila liquido seminale fino ai piedi. Lo asciugo alla meglio con 1 scottex. Il resto lo fanno il volto e le labbra carnose di Giulia.
Lo vedo sprofondare in bocca – mentre una bava cola dalla guancia -. Sento il calore umido della lingua e quel succhiare avido. Affamato. Voglioso.
Le blocco la nuca con una mano e comincio a scoparla. Sublime quella penetrazione ripetuta. Una carezza che dura fino in gola. Non potrei continuare a lungo. Inizio a giocare. Scivolando con lo scroto sul collo. Sulla fronte. Sfiorando le labbra – che mi inseguono inappagate -. Fino al suo implorare. Ma non è quello che cerco. Né ciò che si aspetta.
Spengo il gas. Immergo la camomilla e ricopro.
Prendo 1 legaccio. Le alzo il capo e sfilo le estremità. Come una collana aperta sul petto. Uno dei lembi inizia ad avvolgere il seno alla base. 6, 7 giri robusti ed il nodo. Stessa sorte per l’altra mammella.
Mi allungo sulla borsa ed estraggo cuneo anale e spazzola per capelli: denti in acciaio, impugnatura e dorso in legno, sagomato e liscio.
Allargo le natiche e penetro l’ano. Giulia ha un sussulto. Ma non è di dolore.
Il cuneo sprofonda senza resistenze ed inizia l’avanti/indietro. Lento e cadenzato.
L’altra mano trascina la spazzola sui seni gonfi ed ipersensibili - per l’effetto legacci -.
Mi soffermo sui capezzoli. Li batto con pressione crescente. Lei pare scoppiare. Urla frasi sconnesse. Grida il desiderio di piacere. Strattona vanamente braccia e gambe…
Scivolo verso il ventre e giù. Sulle grandi labbra. Sul clito. Per ricominciare a salire, a disegnare il contorno di quelle poppe immense. Giocando il contrasto dorso e denti spazzola…. I seni sfogano turgidi sui capezzoli viola. L’ano si inonda di umori e sembra non accontentarsi dell’oggetto che lo stantuffa.
Decido di smettere con le “carezze”. Afferro la spazzola a rovescio e penetro la vagina con l’impugnatura. Alternando il movimento col cuneo.
Giulia è in delirio. Si inarca, muove quanto può il bacino. Schiude la bocca e sbotta in un orgasmo violento e lunghissimo, colando sul cuscino.
Torno al fornello. Il liquido si è infuso e raffreddato al punto giusto. Prendo la sacca in PVC da 2000 ml. L’appendo alla maniglia del pensile sul lavabo. Avvito gomma/canula ed inizio a riempire. Apro il rubinetto per espellere l’aria e connetto la sonda: 20 cm di tubicino semirigido ed anallergico.
Pongo l’aggancio del contenitore sulla sedia e mi avvicino all’ano di Giulia. Il dislivello è calibrato per un’infusione lenta: non voglio patisca fastidi che deconcentrano dal godimento.
Schiudo le natiche con le mani ed accarezzo il buchino con la punta della lingua. E’ ancora fradicio. Non c’e’ bisogno di lubrificazione. La canula penetra in fondo. Lentamente. Apro il flusso e dopo qualche istante le contrazioni tradiscono la sensazione di tepore che si sta impadronendo del ventre. Giulia respira a fondo. E la canula scorre avanti/indietro dal culo.
Non basta: riesco ad allungarmi fino alla borsa. Estraggo il vibra e la penetro dalla vagina. I movimenti si coordinano: lei mugola, si contorce ancora. Di tanto in tanto mi fermo e massaggio il ventre per distribuire il liquido. Continuo ad insistere lentamente… Giulia si perde. Si abbandona. Il respiro è rotto dal ritmo delle mani e dagli oggetti che scompaiono dentro lei.
15. Forse 20 minuti di infusione . Finchè mi implora di accelerare.. Di stringere i tempi. Di non torturarla più a lungo.
La ignoro fin quando non si è bevuta quasi tutto. A quel punto le mani spingono con maggior decisione. Sempre più forte. E stavolta fino AL PIACERE DEFINITIVO. E’ fantastico vederla godere. Sentire che cerca il respiro. Notare che cola bagnandomi le mani. Con un rivolo a cui non so resistere. Estraggo lentamente la canula e la bevo. A lungo. Finchè mi disseta ancora.
Ho il volto bagnato. Mi pongo al suo fianco. La libero dai legacci e dalla benda. Ha ancora gli occhi chiusi. Inizio a massaggiarle il ventre: dai lati verso il centro. Profondamente. Col palmo delle mani.
Giulia mi afferra per un braccio e mi tira a se. Non dice nulla ma si fionda con la lingua a cercare le mie labbra.. Con le dita il pene..
L’aiuto ad alzarsi. Continua a baciarmi.. A masturbarmi. Non posso più rimandare.
La giro alla pecorina. Appoggiata coi seni al tavolo.
- Devi andare al bagno - chiedo? Scuote la testa..
La penetro da dietro stringendo le mani su quel fantastico culo. La vagina mi regala colature continue ai testicoli. Aumento il ritmo: impazzisco nel vedere quelle natiche sbattere sul ventre. Ed il rumore del liquido dentro lei. Che ancora gorgoglia.
Sto per scoppiare e lo sente… Si ritrae un attimo. Gira il capo e mi fissa.. Prende il pene e lo impunta all’ano. Non potevo sperare di meglio: quel buchino era una carezza da scossa elettrica. Cerco di rendere la sensazione giocando a spanking coi glutei. Sottolineando ogni colpo…
Forse 2 o 3 minuti di penetrazione. Ed il mio di piacere esplode interminabile. Unendosi al suo. Finchè mi ritraggo a sedere.. per consentirle di guadagnare il wc.
Doccia, cena insieme e poche altre parole.
Così è stato e si è ripetuto ancora.
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3
4
19 years ago
thermae3er, 40
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Sottomisura
Giungo in Piazza della Pilotta verso tarda mattina. Le vie adiacenti il Teatro Regio sono affollate di persone. Uomini e donne stanno assiepati attorno le bancarelle dove sono esposti in maniera disordinata indumenti, calzature e articoli casalinghi di ogni genere.
Le donne saltano da un banco all'altro, movendosi come cavallette, alla ricerca di un capo di abbigliamento griffato di fine serie, pronte a contendersi l'oggetto dei loro desideri con spintoni e male parole.
Andare in giro nei mercatini facendo shopping a basso costo è una pratica cui non so sottrarmi. Alcuni sociologi hanno paragonato l'esercizio di questo passatempo alla stessa stregua di certe droghe che creano dipendenza.
Ma ormai è' un fenomeno generalizzato che coinvolge un gran numero di donne e uomini che come me usano acquistare oggetti per il solo gusto di consumare, senza averne un reale bisogno.
A fatica, facendomi largo fra la folla, riesco ad avvicinarmi ai bancali che espongono abiti e tessuti per l'estate. Una gonnellina pareo in lycra di colore bianco attira la mia attenzione. Costa solo 6,50 Euro. La prendo e pago senza mercanteggiare sul prezzo. Ritiro la merce e infilo l'involucro nella sacca che porto tracolla. Poco più in là, nella zona del mercato riservata agli ambulanti che espongono scarpe, trovo degli zoccoli di legno di colori assortiti con sottili fascette multicolori. Ne prendo un paio: costano solo 8,00 Euro.
Fare shopping è divertente. A volte perfino eccitante. Muoversi fra le persone, sentire i loro odori, entrare a stretto contatto con i corpi, contendersi e passarsi gli oggetti fra le mani non mi produce solo agitazione, ma un grande turbamento. Nel caos che regna intorno ai banchi c'è sempre qualcuno che ne approfitta per allungare una mano e toccarmi il culo. Dopotutto è sempre meglio subire questo genere di attenzioni piuttosto che essere derubata del portafoglio da uno dei numerosi borseggiatori di professione che infestano i mercatini.
Ormai ho fatto l'abitudine ai palpeggiamenti, reagisco all'offensiva di chi insiste nel toccarmi il culo solo nel caso in cui la palpata si fa troppo insistente superando i limiti della decenza. Il più delle volte, girandomi, trovo alle mie spalle solo donne e ciò non mi dispiace: sono portata a credere che il mio culetto deve essere particolarmente appetibile a molte di loro.
Essere palpata sulle chiappe è quanto di meglio può capitarmi quando mi muovo fra la folla che sta assiepata attorno ai banchi. Ogni volta che sono oggetto di questo tipo di attenzioni provo una certa soddisfazione, cosciente come sono di avere regalato attimi d'intenso piacere a chi ha compiuto il gesto.
Il tipo di palpeggiamento che prediligo è quello con la mano morta, è un tipo di palpata docile, gentile, sensuale. Detesto invece chi volgarmente mi pizzica il culo o tenta d'inserirmi un dito tra le natiche.
Girovagando da una bancarella all'altra, in meno di mezz'ora, ho acquistato un gran numero di cose: due t-shirt, un abito a mezza manica in piquet elasticizzato, da indossare quando andrò in spiaggia, un copricostume, un telo mare verde con stampe a zebra, un bikini a righe colori arancio/viola e una borsa mare di plastica trasparente rigida. Infine ho comperato un regalo per Cristina: è con lei che ho appuntamento in Piazza Garibaldi.
Ripongo gli oggetti che ho acquistato nelle borse ai lati del portapacchi della bicicletta, dopodiché lascio la zona del mercato. Sospingo il velocipede e a piedi mi avvio verso Piazza della Pace.
Sotto l'ampio porticato del Palazzo della Pilotta un gruppo di donne moldave e bielorusse stanno sedute sulle panche di granito d'intorno al bacino d'acqua che l'architetto Piano ha inserito nell'arredo urbano di Piazzale della Pace quando ne ha curato il rifacimento. Le donne parlano fra loro, in maniera composta, sottovoce. Molte di loro espletano il lavoro di assistenti domiciliari prendendosi cura di anziani soli. Pagate in nero dai famigliari di quest'ultimi che altrimenti dovrebbero sborsare cifre iperboliche per ricoverarli nelle case di riposo. Non c'è nessun uomo a tenere loro compagnia: i mariti sono rimasti a casa ad accudire i figli. Sfilo dinanzi a loro e penso che sono donne coraggiose.
Mancano pochi minuti a mezzogiorno quando giungo in Piazza Garibaldi.
Cristina, vedendomi arrivare, abbandona la poltroncina in vimini dove sta comodamente seduta e mi viene incontro. Ci scambiamo un duplice bacio sulle guance, alla maniera francese e prendiamo posto al tavolo della caffetteria, poi ordiniamo un aperitivo. Al riparo dal sole, sotto un enorme ombrellone di colore beige, a poca distanza dal monumento a Garibaldi che troneggia in mezzo la Piazza, ci gustiamo il passeggio della gente che transita dinanzi a noi.
- Come va? - domanda.
- Bene. e tu?
- Anch'io
- Luca?
- Il solito. E' via, a Budapest. Torna martedì o mercoledì, spero.
Vorrei dirle qualcosa a proposito di Luca, ma esito e cambio argomento. Pur lavorando entrambe come infermiere nello stesso ospedale, ci frequentiamo da poco tempo, più precisamente da quando è stata trasferita nel reparto di medicina dove presto servizio da quattro anni.
- Ti ho preso un regalo - dico - E' solo un pensiero, ma spero che ti piaccia lo stesso. L'ho scorto in un bancale del mercato, così l'ho comperato.
- Beh! Mi hai messo addosso una certa curiosità. Posso sapere almeno cos'è?
- Prova a indovinarlo.
- Dai, Erika non fare la sciocchina. Dimmelo. non tenermi sulle braci.
E' magnifica Cristina quando sorride. Le sporgenze carnose delle sue labbra si schiudono e accenna a mordersi il labbro inferiore.
E' impaziente di sapere cosa le ho comperato. Batte nervosamente le dita sul bracciolo della poltroncina nell'attesa che le consegni il regalo.
Indossa una camicetta bianca, ampiamente scollata, e un paio di jeans che per la delicatezza della fattura e i modi eleganti della sua persona le donano un aspetto raffinato e nel contempo sbarazzino. I capelli castano scuri, raccolti dietro la nuca, a coda di cavallo, la fanno apparire più giovane di quanto non è, mentre invece ha la mia stessa età: trentadue anni.
- Potrebbe essere un copricostume, una t-shirt o un maglietta a vogatore di quelle a spalla stretta. Tu cosa pensi che sia? - le suggerisco.
- Dai, non farmi stare male... dimmelo.
Cristina afferra il bicchiere e sorseggia la bevanda analcolica. Seguo il movimento delle sue labbra che si dilatano al passaggio del liquido. Sono presa da un desiderio inconsulto d'infilarle la punta della mia lingua nella sua bocca, ma è solo una voglia matta: una allucinazione.
- Va beh, dai... Ora te lo vado a prendere. L'ho nel cestello della bici.
Mi allontano e torno poco dopo tenendo stretto nella mano il regalo.
- Tieni è qui dentro - dico, porgendole l'involucro.
- Che faccio. L'apro ora? - sussurra, stringendo fra le dita il regalo.
- Beh, se ti va che gli altri lo vedano.
- Ah! E' così dunque. C'è dentro qualcosa di misterioso di cui debba vergognarmi?
- Ma no, che dici mai.
- Beh! Allora lo apro...
Cristina estrae dal sacchetto l'involucro in plastica che contiene un bikini in tinta unita con reggiseno a forma di triangolo.
- Accidenti! E' un bellissimo coordinato bianco! Giusto quello di cui avevo bisogno.
- Dici?
- Sì, davvero!
- Ne sono felice. E' una piccola cosa, lo so. Su una pelle olivastra come la tua il bianco è il colore che più fa risaltare l'abbronzatura e la bellezza delle tue forme.
Cristina afferra il reggiseno, ne valuta la consistenza e le dimensioni e fa lo stesso con lo slip.
- Ma che misure hai preso?
- La terza di reggiseno e la taglia quarantadue per gli slip. Sono andata un po' a naso.
- Per essere una terza mi sembra piccola.non credo proprio che contengano i miei seni, per me è una seconda.
- Ma no, dai. Fai vedere.
Agguanto i capi di biancheria e li valuto.
- Ti sbagli, guarda c'è scritto nell'etichetta. E proprio una terza!
- Ti sbagli. Scusa se insisto, ma il reggiseno è di una misura più piccola.
Lo saprò bene, non credi?
- Beh, per giudicarlo dovrei vedertelo addosso.
- Lo indosserò appena sarò a casa, poi te lo farò sapere.
- Beh, potresti indossarli ora, così se non è della tua misura posso andare a cambiarlo subito.
- Sì, ma come faccio?
- Vieni dai, andiamo in bagno e te lo provi lì. Ti accompagno... se vuoi.
- Dici?
- Sì, dai. Andiamo, segui me.
Ci conosciamo da poco tempo eppure mi sento dannatamente attratta dal suo corpo. Anche ora che a passi lenti la precedo verso la caffetteria, pur se turbata dall'inconsueta intimità, cerco di reprimere la forte attrazione che provo verso lei.
Il percorso che conduce hai bagni lo conosco bene. Varco la porta dell'antibagno e lei mi segue appresso. Ci ritroviamo in uno spazio esiguo. Una specchiera a muro e due lavandini sono alla nostra destra, mentre nella parete opposta trovano posto le porte dei due gabinetti.
- Vai dentro. Ti aspetto qui mentre provi il costume - dico.
- Ma no, dai entriamo tutte e due insieme. Mi dai un consiglio, ti spiace?
- Ma veramente...
Cosa altro potrei risponderle? Che non vedo l'ora di essere chiusa in quello spazio ristretto insieme a lei e godere della sua intimità?
- Su dai non fare storie, seguimi.
Con un certo impaccio entro anch'io nel bagno. Lo spazio è piuttosto esiguo, ma sufficiente da permetterci di muoverci con una certa disinvoltura.
- Ti spiace tenere il bikini mentre mi spoglio?
- No, fai pure.
Mi consegna il costume e appoggia la borsetta di pelle all'attaccapanni, poi si libera dei jeans.
- Provi anche gli slip?
- Sì certo, intanto che ci sono provo anche quelli.
Una volta sfilati i pantaloni si libera della camicetta. L'intimo di pizzo bianco che indossa è carino davvero, il reggiseno a balconcino le sostiene i seni spingendoli verso l'alto.
- Ti spiace sganciarmi il reggiseno?
Prima che possa risponderle si è girata con la schiena nella mia direzione, in attesa che la liberi l'indumento.
Stacco il gancio e lascio che il reggiseno scivoli in avanti. Cristina lo toglie e lo appende alla gruccia infissa nel muro nel muro, poi si gira verso di me.
Il sorriso malizioso che traspare dalle sue labbra è incantevole come lo sono i suoi seni. Osservo le forme tonde e resto stupita nel constatare che i capezzoli sufficientemente prominenti sono inturgidi.
- Beh! Sei sorpresa?
- Cosa? - rispondo, stupita.
- Allora pensi ancora che la misura sia giusta?
- Beh, no... forse hai ragione tu, ma... -
Contrariamente alle mie mammelle, che col passare degli anni accennano sempre più a diventare pendule, le sue sono tonde e sufficientemente ritte.
Le porgo la parte superiore del costume e lei lo indossa.
- Beh, che ne dici ti sembra una terza, questa?
I lembi a forma di triangolo coprono a stento le forme dei seni, segno evidente che abbisogna di una taglia in più.
- In effetti, ti sta un poco stretto, lo ammetto.
Sfila le mutandine di pizzo e indossa quelle del bikini. Chino il capo e constato di persona che ha la passerina ben curata con uno striminzito ciuffo di peli neri nella parte superiore.
- Ti sta veramente bene - dico, col poco fiato che riesco a buttare fuori, tanto sono eccitata.
- Ti piaccio così?
- Beh, sì... Certo che sì.
- Senti come il tessuto stringe i seni. Ho ragione quando affermo che il reggiseno è di una misura in meno rispetto a quella che dovrei indossare?
Mi prende la mano e l'infila sotto la stoffa del costume a contatto di un capezzolo. Percepisco l'inturgidimento del profilo di carne e sento il mio cuore batte celermente a un ritmo di pulsazioni per me inconsueto.
- Che te ne pare?
- Dico che... hai due seni magnifici - pronuncio la frase come se volessi liberarmi di un grosso peso.
- Ti piacciono?
- Sì, certo, e tu sei bellissima.
Non attendo la sua risposta, mi faccio audace e avvicino le mie labbra alle sue. Le sfioro delicatamente, senza premere su di esse. Lei non si ritrae, lascia che la baci senza ricambiare il mio gesto. Il suo atteggiamento è passivo, ho l'impressione di avere commesso una gaffe e di avere rovinato col mio gesto la nostra amicizia. Sollevo le mani attorno il suo viso e premo le labbra sulle sue. Le sento aprirsi e contraccambiare i miei baci.
Sospingo Cristina contro la parete e proseguiamo a scambiarci dei baci.
Lei, che soltanto pochi istanti prima era ritrosa e pareva non lasciarsi andare, m'infila decisa le dita fra i capelli attirandomi con forza a sé.
Le sue labbra hanno il sapore del miele e la morbidezza di un corso d'acqua.
Baciare una donna è assai più gradevole di quanto lo sia con un uomo. I baci hanno un gusto particolare che li rende più eccitanti. Penetro nella cavità della sua bocca con la lingua e frugo dentro di lei. Alle mie sollecitazioni la sento fremere di piacere. Continuo a penetrarla senza interrompere la mia azione, lei mi imita e fa lo stesso. Le lingue s'intrecciano l'una sull'altra provocando ad entrambi intensi attimi di piacere.
Ho la fica fradicia di umori che sento colarmi fra le cosce. Proseguo nella mia azione incollando le labbra sul suo collo riempiendola di succhiotti.
Lei cerca di divincolarsi, ma tengo pressata la sua schiena contro la parete.
Afferro la punta di uno dei suoi capezzoli e lo spremo, delicatamente, senza farle troppo male. I seni che poc'anzi avevo intravisto floridi, nel momento in cui si era liberata del reggiseno, li ho finalmente nelle mie mani: sono sodi, più dei miei. Chino il capo e trascino le labbra sopra di loro.
Infilo la mano sotto l'elastico delle sue mutandine e con le dita raggiungo la sua passerina. Ha un sussulto di piacere quando la penetro con un dito.
La fica è inzuppata di umore come la mia. Infilo la lingua nella sua bocca e contemporaneamente inizio a masturbarla con il dito che tengo dentro la fessura. Il suo respiro si fa affannoso, ansima di piacere lasciandosi sfuggire qualche breve monosillabo dalle labbra.
Tengo la mano appoggiata sul suo monte di venere e con le dita strofino la sporgenza carnosa del clitoride. E' turgido e generoso di lunghezza. Lo immaginavo così e non ne resto delusa.
Senza remora alcuna ci abbandoniamo a soddisfare i piaceri della nostra carne. Godo... Cazzo se godo! Cristina è in mio possesso. Sento che in questo
momento potrei farle fare tutto ciò che voglio e lei mi ubbidirebbe. Le mordo il collo dietro la nuca e sento le sue gambe flettersi. S'inarca all'indietro con la schiena e pronuncia le prime parole da quando abbiamo iniziato a fare l'amore.
- Mi fai morire.basta ti prego, smettila - sussurra, mentre imperterrita proseguo a morderle il collo.
- Ti prego.ti prego.
La supplica mi eccita ancora di più. Tocco l'estremità del clitoride e agito il minuscolo cappuccio che lo avvolge, proseguo nella mia opera nonostante la mia amica tenti ripetutamente di allontanare la mia mano dalla sua tana.
- No... no... lasciami. Ti prego.
Cristina mugola di piacere e il suo corpo è percorso da un'infinità di brividi: sento che il suo orgasmo è imminente.
- Godo!... Godoo!... Godooo!
Urla ad alta voce accasciandosi col culo sul pavimento del bagno.
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3
19 years ago
nicky1, 36
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La mia cara cugina
Ciao a tutti mi chiamo Chiara e ho 18 anni e sono di Rimini, innanzitutto complimenti per il sito, l'ho scoperto da un paio di mesetti e devo dire che è fatto veramente bene.Comunque non sono qui per tessere le lodi di questo sito in realtà voglio raccontarvi questa "fantastica" ma sicuramente insolita storia che mi è capitata questa estate a mare.
Sono andata a mare come tutti gli anni in un villaggio la cosa diversa è che quest'anno non sono andata con i miei ma con i miei zii e quindi anche con mia cugina,che ha un anno in meno di me e con la quale sono molto amica, quasi fosse una sorella. Le serate a mare trascorrevano tranquille perchè c'era l'animazione e li la compagnia di ragazzi con cui avevamo legato era davvero ottima, poi si sa a mare si è sempre un pò più disinibiti e almeno mia cugina si fece un paio di storie con uno dei ragazzi dell'animazione, la cosa non mi dispiaceva più di tanto se non per il fatto che puntualmente rimanevo da sola con gli altri ragazzi del villaggio, non che mi dispiacesse però dopo la prima settimana molti di loro andarono via e quindi io mentre mia cugina Laura si divertiva con il suo caro "amante marino" io ero costretta a rimanere li intorno o peggio con i miei zii. Gli zii non facevano ne problemi di orari ne altro e sotto questo punto di vista erano tranquilli proprio, l'unica cosa è che se io stavo con loro cosa gli raccontavo su dove fosse la loro "angelica" figlioletta? Comunque dopo la prima settimana e mia cugina che ancora continua con le storie con st'animatore mi inizia a raccontare cosa fanno o cosa non fanno, anche perchè mi piaceva curiosare nelle sue emozioni, così la sera quando ci ritiravamo parlavamo.
"Laura ma mi racconti quello che fate o che non fate tu e Giuseppe?" gli chiesi io e lei "perchè?" "e dai dimmelo tanto quello che hai fatto tu l'avrò fatto anche io, sono un anno più grande di te e poi io sono stata fidanzata 6 mesi con un ragazzo".Alla fine riesco a strapparle delle parole e mi dice che di solito se ne andavano nella parte dove stanno le giostre visto che verso l'una di notte non c'è proprio nessuno e li mi ha raccontato come limonano, le mani di lui e di lei fino a dove si spingono e mi ha raccontato che è arrivata a farsi anche succhiare i capezzoli. La cosa non è che mi faceva rabbia ma un pò di invidia si però anche perchè eravamo in discussione sul fatto che Giuseppe sarebbe uscito con lei e non con me.
Ma le giornate li passavano tranquille e sopratutto velocemente, una sera stanca di farmi due palle aspettando attorno al parco giochi stavo per andare a chiamarla quando mi avvicino al parco sento una voce che ansima e saremo stati al massimo ad un metro di distanza poichè c'erano le siepi a dividere i nostri corpi, allora presa dalla curiosità rimango li e ascolto tutto, mi faccio un pò più in la per cercare anche di vedere cosa stessero facendo visto che ansimavano un pò e scorgo solo un paio di piedini nudi avvolti dalle mani dell'animatore, si stava facendo fare una sega con i piedi di mia cugina,assurdo. Resto ancora un pò li nei paraggi e poi me ne torno a casa con mia cugina. All'inizio non volevo che lei venisse a sapere che li avevo spiati ma dopo circa 3 mesi di astinenza su questo argomento ero abbastanza eccitata e iniziai a parlare ma non in modo diretto, bensì facendole dei complimenti su come fosse cambiata negli ultimi tempi, come fosse diventata bella. Lei la vidi un pò arrossire ma ringraziò così introdussi un altro argomento, le parti che gli uomini più amano in una donna e iniziammo a parlare di tutto il possibile arrivando ovviamente dove io volevo "i piedi". Quando facemmo il paragone con i nostri due piedi, che erano quasi simili, io le presi un piede in mano e massaggiai dolcemente la pianta senza sapere nemmeno come poi lei fece lo stesso con i miei e così ci trovammo una di fronte all'altra, ribadisco che io e mia cugina siamo praticamente come sorelle in quanto la prima volta che ci siamo masturbate eravamo assieme e non c'è niente che io non sappia di lei e viceversa. Poi mostrai le mie carte allora gli raccontai che li avevo spiati ma senza malizia, lei un pò risentita non lo diede tanto a vedere ma continuò con il massaggio, allora continuando per quella strada le ho chiesto se fosse stato bello e se avesse provato piacere perchè non ci vedevo molto di eccitante in una sega fatta con i piedi. Lei mi rispose che per lei è stata una cosa abbastanza nuova nel senso che quando si masturbava a casa con una mano si massaggiava anche i piedi e quindi l'uso dei piedi è stata una cosa che forse dava per scontato in un rapporto con un uomo. Io intanto mi ero fatta abbastanza rossa e così anche mia cugina allora per scherzare con il piede che avevo ancora libero allungai la gamba e gli toccai la fighetta, lei fece lo stesso con me e continuando un pò così lei mi chiese così a bruciapelo se volessimo massaggiarci un pò le fighette. A questo punto io dissi "Ok" tanto c'eravamo toccate un sacco di volte assieme ma il bello è che lei non intendeva ognuno la sua ma il contrario, io toccavo lei e lei me. Presa da un rossore improvviso non parlai nemmeno perchè viddi la mano di mia cugina allungarsi tra le mie gambe e così feci anche io. Penso che mia cugina potesse lavarsi le mani per quando fossi bagnata e anche lei non scherzava, intanto cominciai a fare delle piccole carezze da sotto gli slip di mia cugina mentre lei già stava con un l'indice nel mio solco, la cosa di faceva molto eccitante, c'era nell'aria una tale eccitazione. Dopo un pò che andava avanti questa cosa mia cugina si staccò con la sua mano e dovetti anche io fare lo stesso ora era davanti a me con un piede che si allungava verso le mie gambe io mi tolsi il perizoma e Laura fece lo stesso con il suo slip. Capì che cosa avesse intenzione di fare e feci la stessa cosa come uno specchio, sentivo il suo alluce premere sul solco e le altre piccole dita del piede che toccavano come tanti piccoli tentacoli ogni centimetro della mia fica, era bellissimo e il bello era che anche mia cugina stava provande le mie stesse sensazioni a giudicare dagli occhi chiusi e la testas all'indietro. Siamo andate avanti così per una buona mezz'ora dopodichè non che la feci più e assaltai letteralmente mia cugina allargandogli non con molta forza le gambe e mi ci fiondai con la lingua. Era praticamente zuppa di umori profumatissimi che mi facevano impazzire ancora di più. Quando venne lanciò un piccolo urletto di piacere e io che non mi staccavo piena di umori leccando l'impossibile per quanto fossi eccitata. Dopo poco si riprese dal suo orgasmo e mi fece girare per fare un bellissimo 69 dalla quale non ci scollammo prima di un oretta buona.
La mattina dopo quando ci svegliammo ancora con quel sapore in bocca l'una dell'altra ci guardammo con uno sguardo che non era di complicità, era qualcosa di più.
15
3
19 years ago
nicky1, 36
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La festa in spiaggia
Questo racconto nasce da una mia fantasia erotica....
Mi chiamo Jessyca,ho 32 anni,sono sposata da 6
anni,non ho figli.Di lavoro faccio la
parrucchiera,sono alta 1,68 peso
58kg,ho una 3a di seno sodo ed a detta di tutti la mia
parte migliore...è...il fondoschiena...Mi dicono sia
molto
sexy,a mandolino,piuttosto sporgente e sodo.Insomma
quello che tutti chiamano...un bel culo....detto
papale papale.....
Il mio matrimonio và avanti tra alti e bassi,come in
molte coppie,e spesso l'abitudine prende il
sopravvento.
Di natura sono una donna molto calda..molto sensuale e
passionale....se un uomo sà farmi scatenare...a letto
divento
una vera puttana e perdo ogni freno
inibitore...vivendo il sesso in modo totale e senza
freni.
Era un periodo di stanca e con mio marito avevamo
deciso di passare una serata fuori casa...in
discoteca...per
fare qualcosa di diverso.....
Lui si preparò con
cura...doccia...capelli...giacca...cravatta...era
ancora un bell'uomo lo devo ammettere...anche
se ormai per me era un'abitudine...ed io per lui
diciamo che ero la stessa cosa.
Io feci lo stesso e quindi mi preparai con
cura....avevo optato per un abitino mooolto
sexy....nero...di seta...
scollatura abbondante,spacco anche lui
generoso....schiena nuda...spalline finissime...tacchi
a spillo da 8cm...
E poi trucco e capelli perfetti...
Completava l'opera un perizomino di pizzo nero ed un
reggiseno molto push-up...che lasciava intravedere
quasi i
capezzoli quando mi abbassavo in avanti....Insomma
guardandomi allo specchio effettivamente ero ancora
una bella
ficona e credo che entrando in disco ne avrai fatti
girare parecchi...ed avrei fatto anche alzare parecchi
di....hihihih...sapete bene di cosa parlo!!!
Mio marito mi guarda e mi fà i
complimenti...dicendomi:"mamma mia jessy....che fica 6
stasera...complimenti!!!"
Lo guardo sorridendo...e gli rispondo che non è male
nemmeno lui.
Ordunque ero pronta...il mio marito-playboy
anche....si parte per la disco.Salgo in macchina...lo
specchietto riflette
il mio viso...in effetti sono proprio una bella
fica...chissà che successo avrò in disco stasera.
Sono anni che non ci vado +...da quando sono sposata
ci ho rimesso piede 2 volte...quasi quasi non ricordo
+
nemmeno come si fà a ballare!
Arriviamo...piccola fila...c'è molta genete
stasera,mio marito và alla cassa e paga...finalmente
entriamo.
Appoggiamo i soprabiti al guardaroba...mi levo il
soprabito...noto subito che 2 ragazzi mi
guardano...devo
piacergli perchè uno non mi stacca gli occhi di dosso
nonostante mio marito mi sia accanto...hihihi...segno
che
devo essere veramente sexy...
Entriamo....un'atmosfera indiavolata ci
accoglie..gente che balla a dx...gente che salta sui
cubi a sx...mamma mia
che casino..non ricordavo fosse così la disco...ai
miei tempi!
Una cubista seminuda è piazzata alla mia sx....ha solo
un reggiseno ed uno minisplip...e porta stivali
con tacchi altissimi...è molto carina....sotto i suoi
piedi ci sono almeno 15 ragazzi che sbavano mentre
lei sculetta e li fà impazzire da lì sopra...hihihih!
Mio marito si tuffa nella mischia...il solito
mitomane...tra poco sarà spompato e si adagerà sullo
sgabello del
bar...come al solito la serata la finirà lì....invece
che standomi vicino e magari dicendomi di andare a
casa
a scopare per bene!
Lo lascio alla pista ed al suo delirio...mi porto
verso la sala dei lenti...un pò di pace per le mie
orecchie...qui c'è
un frastuono infernale che dopo 5 minuti ti
rincoglionisce del tutto ed io invece mi voglio godere
la serata...specie
messa in ghingheri come sono.....Adoro passando con la
coda dell'occhio vedere come faccio eccitare i ragazzi
della
disco....è una cosa che mi ha sempre fatto
eccitare...vederli sbavare ed eccitare
vedendomi...sapendo che glieli faccio
indurire guardandomi...sono molto troietta in certe
cose...nonostante sia sposata....
Eccomi nella sala lenti...resto lì qualche minuto...ci
sono molte coppie innamorate che ballano...beate
loro...
io certe cose le ho scordate...
Dopo qualche minuto sarà il caldo..sarà
l'atmosfera....mi viene sete...e decido di tornare da
mio marito per farmi
dare lo scontrino della consumazione.
Arrivo al bordo pista e non lo vedo dove l'ho
lasciato...mi sposto al lato dx.....e.......una
visione che non
immaginavo poter ancora vedere!!
Mio marito stava parlando con una...e la conversazione
sembrava molto confidenziale!!Poco dopo ecco che lui
allunga una
mano...le cinge il fianco...lei si avvicina..e
lui..come niente fosse inizia a baciarla!!!
Hai capito che gran porco...lo lascio solo un minuto e
si mette a limonare con la prima troia che incontra!!!
Ero furiosa....mi avvicino piano piano..lei gli aveva
già posato una mano sulla patta...mentre lui la
baciava..
che gran troia!!!E lui come ci stava....il porco!
Arrivo sul luogo del misfatto...lui si era già
staccato e faceva l'indifferente...lei rossa in viso
si stacca da lui...
Io lo guardo e facendo finta di niente gli chiedo il
biglietto per la consumazione.poi lo guardo e gli
dico:"Amore...
chi è lei?"
e lui con tranquillità mi risponde:"ah...un amica che
viene spesso allo studio per l'ICI...nulla di +"
Ah...bene dico io..allora torno di là...bevo il
drink...vieni? gli rispondo.No..vai pure...io ti
raggiungerò + tardi..
mi risponde...
Bene...dico io....fai il porco eh??Bene bene...hai
trovato pane per i tuoi denti...ti ho beccato a fare
il porco...
meglio...ora posso fare la porca pure io...e ti
assicuro che tra i due...chi è più porca sono
io...stanne certo!
Decisa a vendicarmi ed a venticare il suo piccolo
tradimento...pensa i che la cosa migliore sarebbe
stato
il fargli un bel paio di corna...mi sarebbe bastato
sorridere ad uno dei ragazzi in dico per ritrovarmelo
addosso infoiato e con un cazzone duro pronto per
me...
Eh si...quando mi scateno lo sò...non ho freni....e se
parlo di cazzoni vuol dire che vado su di giri e mi
lascio
andare....d'altronde era stato lui a volerlo
comportandosi così!
Vado al bar...mi bevo un gin tonic per calmarmi...Dopo
pochi secondi ecco che un ragazzo si avvicina...giacca
e cravatta...
distinto...mi sorride e mi dice:"una signora carina
come te...tutta sola a bere??"
Lo guardo...è carino..sorriso simpatico.....potrei far
finta di niente e se ne andrebbe dopo pochi
secondi...ma la
vendetta deve avere luogo...decido di
rispondergli...in modo che sia lui a rimorchiarmi...in
fondo è quello che voglio!
"si....purtroppo...sola e annoiata..." gli rispondo...
Musica per le sue orecchie...si presenta.Si chiama
Antonio,ha 30 anni....e poi eccolo che attacca subito
a testa bassa...
mi invita ad un altro drink e dopo il drink mi ritrovo
sul terrazzo della disco con lui molto vicino...Mi
mette una mano
sul fianco...inizia a corteggiarmi di brutto...insomma
dopo 5 minuti mi schiocca un bacio in bocca ed inizia
a limonarmi
con passione....Mi piace molto Antonio..e poi ci sà
fare...deciso ed irruento....lo lascio fare...in fondo
era quello
che volevo...Limoniamo un pò...inizia a frugarmi con
le mani...me le ritrovo in breve sul seno..poi sulle
cosce...
infine sale dalle cosce ed inizia a palparmi il
sedere...poi con rapida mossa mi ritovo la sua mano
sotto lo spacco
del vestito..un attimo ed è sopra il peri che ricopre
la mia fica...mentre mi limona con foga con un dito
scosta il peri
...pochi istanti ed il palmo della sua mano è sulla
mia fica...un secondo dopo si accorge che già sono
bagnata...segno
che mi piace e sopratutto segno che sono in calore!!
inizia a frugarmi la fica...un dito sul clitoride..uno
nelle grandi labbra...vado nel pallone e inizio ad
ansimare
come una cagna in calore che vuole il maschio per la
monta...Lui se ne accorge...dopo un secondo mi prende
la mano e
se la piazza sulla patta....sento sotto un gonfiore
che sembra di marmo...mio dio com'è eccitato...e come
lo sono io!
Si accorge che stiamo dando scandalo....si
ricompone...mi fà risistemare alla bene e meglio e mi
dice:"dai vieni...
usciamo da questa parte...seguimi...voglio restare un
pò solo con te!"
Lo seguo...era quello che volevo..e poi confesso che
avevo una gran voglia...non era solo x vendicarmi di
mio marito
in fondo il suo era stato solo un bacio...almeno io
avevo visto quello...ma per me era diverso...avevo una
gran
voglia di cazzo...e quel ragazzo mi aveva scatenato
per bene..aveva fatto uscire la troia che è in me...e
come dicevo
poco sopra...se mi fanno scatenare divento la peggior
puttana che ci possa essere...e lui ci stava riuscendo
in pieno!!
Arriviamo fuori....al buio lo seguo fino alla sua
macchina...una station wagon...comoda e
spaziosa...Apre lo sportello.
entra e si leva la giacca...mi fà sedere sul sedile di
dietro...già sò che vuol fare...e non vedo l'ora di
ritrovarmelo
addosso!!Mi siedo e dopo pochi attimi mi è
addosso....slaccia la camicia...mi inizia a limonare
di nuovo...mentre con
una mano è già sotto il mio abito...eccolo puntare
deciso alla mia fica di nuovo!!Questa volta è ancora +
libero...
un attimo e scosta proprio l'abito...mettendomi a nudo
le cosce fino all'inguine...un secondo è sua la mano è
dentro il
perizoma....pochi istanti e mi ritrovo un dito nella
fica...inizia a farmi un ditalino furioso...mentre mi
limona da dio!
Inizio a sbuffare...si accorge che stò
godendo...eccolo abbassarmi le spalline...mi leva in
un istante il reggi...mio
dio...sono praticamente seminuda...ho la fica di fuori
e le tette che ballano mentre mi stà facendo il
ditalino....
Sono in calore...se ne accorge subito...dal mio
sguardo e dai mugolii che emetto...Inizia a leccarmi
il seno...lascia
perdere per un attimo la fica e si concentra sulle
tette....le lecca con voglia...inizio a godere molto
forte....
sono in preda alla voglia + completa di un maschio che
mi monti...Mi lecca con la punta della lingua i
capezzoli....
mio dio com'è bravo...lecca così bene che in un attimo
ho i capezzoli turgidi...duri come piccoli chiodi...Lo
sò...
sono ormai partita...e chi mi fermerà +??di qui a poco
sarà lui a dovermi stare dietro...lo sò.....mi
conosco.....
infatti ecco che slaccio la sua camicia....inizio a
leccargli il petto...pochi attimi e le mie mani sono
sui suoi
pantaloni...slaccio la cinghia...slaccio la
zip...resta in boxer senza nemmeno
accorgersene....hihihihi!
Lo guardo un attimo negli occhi....legge che la
puttana stà per scatenarsi...mi guarda e
dice:"beh...jessyca...che vuoi
fare??"
Non gli rispondo...mi abbasso sui boxer e dal tessuto
inizio a leccargli il cazzo....resta allibito per come
sono
brava.Pochi secondi dopo abbasso l'elastico dei
boxer...ecco spuntare il suo cazzone...duro
eretto...favolosamente pronto!!
Lo riguardo negli occhi....ho il suo cazzo a 2 cm
dalle mie labbra....lo guardo...resto immobile...
Lui mi guarda...il silenzio regna nell'auto...poi
prende coraggio e mi dice..."dai
jessyca...leccamelo...fammi vedere
quanto sei femmina e che voglia hai di cazzo...."
lo guardo un istante...poi gli rispondo mentre mi
avvicino alla sua asta...:"mmhh...non
sottovalutarmi...potresti
pentirtene e finire sfiancato con me...lo sai??"
resta in silenzio...mentre io inizio a leccargli
l'asta....ha un bel cazzone...non enorme ma piuttosto
largo e
sopratutto duro...molto duro...Lecco l'asta
abbondantemente...insalivo quel cazzone per preparalo
a prendermelo
in bocca...la saliva me lo farà scivolare...e quando
inizio ad andare su e giù con le labbra godrà molto
nel
sentirlo scivolare bene.....Antonio non sà che
magnifica pompinara sia...ma avrà modo di accorgersene
molto presto!
Apro leggermente le labbra....appogiando appena la
cappella...e resto lì....voglio sia lui a spingermelo
in bocca....
adoro sentirmi schiudere le labbra e sentire la
cappella che mi scivola in bocca...Infatti ecco che mi
appoggia una
mano tra i capelli...inizia a spingermi la testa verso
il basso....mmhh...apro ancora un pò le labbra...la
cappella e
l'asta bagnati di saliva scivolano bene...ora...ed
ecco che la cappella inizia a schiudermi le
labbra....dopo poco
ecco il glande...poi l'asta...mhh...chiudo gli occhi
per come godo...mentre cm dopo cm il cazzo mi scivola
in gola!!
Lui emette un
"OOOOHHHHHH........SSSSIIIIIII"....mentre io sento i
suoi peli del pube vicini alle mie labbra...segno
che l'ho preso tutto in gola...mmhh....stò godendo..se
mi toccasse la fica ora si accorgerebbe che sono
fradicia!!
Inizio ad andare su e giù...la sua mano tra i capelli
mi dà il ritmo quando scendo...mi ferma quando stò per
risalire
e mi rituffa verso il basso....dio che pompino...vado
su e giù magnificamente...e lui se ne è accorto molto
bene.
Si è ammutolito...ora solo dei mugolii gli escono
dalle labbra....mentre io continuo....lentamente...il
mio pompino...
Ora sà che pompinara sia...mi guarda mentre vado
sù...ora lo guardo dritto negli occhi mentre metà del
suo cazzone
è nella mia bocca...lo guardo dritto negli occhi...mi
aspetto qualcosa...infatti mi guarda e mi dice:"dio
che favola...
6 una pompinara da sballo...mamma mia...che
spettacolare bocchinara sei!!".....
Mhhh.....sapesse come godo quando mi dice
così....sento chiaramente una scossa alla
fica....mentre riscendo sull'asta
fino alle palle...ohh....come lo prendo ...sento che
quando affondo gode come un porco!!!
Infine sento l'asta irrigidirsi...è vicino a
sborrare....Mi fermo....alzo la testa e lo guardo...ho
il cazzo piantato
in gola...vediamo che decide il porco....
Mi mette una mano sul viso e mi fà alzare...mi bacia
con passione....dicendomi:"dio mio...che femmina...e
che puttana
6....tiri pompini da sogno...jessyca...sai?"
Gli sorrido..e gli rispondo..."te l'avevo detto che
non mi dovevi sottovalutare..."
Mi leva il vestito...resto in perizoma...mi bacia con
passione,sdraia i sedili..sembra una camera da letto
ora
la macchina!Poi mi fà sdraiare sul sedile,la schiena
appoggiata al sedile dietro..come se fossi su un
comodo materasso.
Mi guarda un attimo..poi impugna l'asta...si avicina a
me...un attimo e mi appoggia la cappella alla
fica...mmhh.....
Appoggia la cappella..dio come godo in
quell'attimo...quell'attimo delizioso in cui stò per
prendermi il cazzo nella
mia fica è per me un momento di assoluto
godimento...poi inzia a spingermelo
dentro...ohhhhhh....mi penetra con
dolcezza....pochi secondo e me lo schiaffa tutto nella
fica..fino alle palle!!!inizia a baciarmi...mentre io
mi muovo
lentamente....adoro muovermi mentre mi
scopano...partecipare alla penetrazione con piccoli
movimenti...sentirmi il
cazzo nella fica mi fà godere da subito!!!
inizia a scoparmi...lo guardo con dolcezza...mi scopa
bene il mio Antonio...mi guarda e mi bacia...mentre mi
dà dei
colpi sempre + decisi...fino a smuovermi...sento la
fica bagnatissima...stò godendo molto...e lui se n'è
accorto!
Scopiamo per un pò....poi si ferma....sente che se và
avanti ancora sborra...e si ferma un attimo.Poi
ricomncia...
colpo su colpo mi scopa con passione...io inizio a
gemere e mugolare..segno che per me l'orgasmo è
vicino!!!
Improvvisamente una voce....non è Antonio...viene da
fuori...è appena fuori della macchina!!Chi è?
Antonio si alza...mi leva in un attimo il cazzo dalla
fica...si mette davanti la camicia e resta immobile...
il timore della Polizia si fà strada in noi.Sentiamo
bussare...pochi istanti poi:"Antonio...sono
Pietro...che
cazzo stai facendo lì?"
E' Pietro...dice Antonio...è mio fratello.....Apre lo
sportello...io mi copro il seno e le cosce con
l'abito.
Lui guarda dentro e dice:"Antonio...sono 2 ore che ti
cerco...hai tu i biglietti della consumazione e della
disco!"
lui annuisce e prende il biglietto dai
pantaloni..glielo dà.Pietro mi guarda...è stupito...mi
saluta:"ciao...io sono
Pietro....il fratello di Antonio".
Ciao dico io...sono jessyca...piacere.Pietro di
rimando mi dice::"piacere mio...sei molto carina..devo
fare i
complimenti a mio fratello....mamma mia che sventola
hai in macchina Antonio!!"
Sorrido...antonio lo fà entrare...Stranamente non
provo vergogna...nemmeno imbarazzo...anzi...mi sembra
di conoscerli
e di essere la loro donna...sono molti assomiglianti
fisicamente...ed ora che è in macchina la cosa non mi
dispiace
affatto....
Pietro mi dà la mano..nel dargliela mi cade il lato
del vestito che mi copriva un seno...resto con una
tetta di fuori
e lui immediatamente mi guarda con un senso di
voglia...Gli stringo la mano...poi resto con la mano
sulla gamba...
il seno scoperto...non mi rendo nemmeno conto io del
perchè l'ho fatto.Antonio in un attimo mi si
riavvicina...mi
bacia con passione...io gli dico:"amore..ma c'è tuo
fratello!!!"E lui senza problemi mi risponde..."lo
sò...ma
abbiamo sempre diviso le cose tra di noi..sai....e
vorrei dividermi anche una femmina ed una puttana
spettacolare
come te..con lui...."
Arrossisco ma il sentirmi dare così con nonchalance
della puttana davanti ad un altro invece che
offendermi mi dà
una violenta scossa erotica...che mi parte dal
cervello e mi arriva alla fica...un attimo e sento
chiaramente le
grandi labbra bagnarsi...mio dio che voglia mi mettono
addosso questi 2!!
Pietro si avvicina...mi leva il vestito dal seno...mi
guarda un secondo nel viso e poi inizia a succhiarmi
un
capezzolo...mamma mia...è la fine...la puttana che è
in me riuscirà fuori e questa macchina tra non molto
sarà
un letto dove ci scateneremo come dei pazzi!!E mentre
lo penso ho la fica che mi và a fuoco...un attimo e
prendo
in bocca di nuovo il cazzo di antonio...mentre Pietro
senza scandalizzarsi + di tanto si spoglia davanti a
me.
Si leva i boxer...e mamma mia...mi schiaffa davanti al
viso anche lui un bel cazzo...+ grosso di quello del
fratello
e deliziosamnete largo...eretto...pronto da prendere
nella mia fica!
Non perdo tempo...mi piazzo a pecorina dando la fica
in faccia a Pietro...che dopo avermela leccata un pò
si prende il cazzo in mano e me lo appoggia alla
fica...mmhh...ancora quella splendida sensazione di
sentirmi una cappella sulle labbra della fica....
dio come godo in qull'attimo!!Ecco...un colpetto ed
entra...talmente sono fradicia non deve far alcuna
fatica...pochi attimi e mi penetra....un "MMMMHHHH" mi
esce dalle labbra...mentre spompino il cazzo di
Antonio con
una deliziosa lentezza...x godermelo in bocca per
bene...da favolosa pompinara quale sono!!
Antonio mi stà guardando...mentre vado su e giù con le
labbra assecondando le spinte di Pietro che mi stà
fottendo
in un modo splendido....Alzo gli occhi e lo guardo
mentre Pietro ad ogni spinta mi fà scivolare avanti ed
indietro il
cazzo del fratello...Dio come godo....sto tirando un
bocchino delizioso mentre ho nella fica un gran bel
cazzo
che mi stà scopando divinamente....che gran puttana
sono!!
Ad un certo punto antonio è vicino...regge meno di
Pietro che và avanti a scoparmi con godimento mio e
suo...
Esce dalle mie labbra e dice a Pietro di
sdraiarsi...facendomi mettere su di
lui....Mmmmhh....faccio io...pregustando
quel gran bel cazzo piantato nella fica grazie al mio
peso su di lui...Si sdraia...con 2 dita prendo la
cappella e
me la appoggio alla fica...poi lentamente
scendo...mentre un ben
distinto:"OOOOOHHHHHH.......SIIIIII" mi sfugge dalle
labbra...Dio come mi impalo...sento cm dopo cm quel
palo di carne che mi dilata la fica...ed un godimento
intenso
si fà strada in me.
Antonio mi fà piegare in avanti...non capisco che vuol
fare...mi mette quasi a pecorina mentre Pietro ora è
quasi
immobile dentro di me.
Apre il bauletto del cruscotto e lo sento armamentare
con qualcosa...Pietro mi inzia a baciare e
limonare...mi
disinteresso così di Antonio.Dopo un pò sento che mi
stà toccando il buchetto...mi stà toccando il
forellino del sedere!
Inizio a sentire un senso di bagnato e di scivoloso
mentre lui inizia ad aprirmi il culetto con le
mani..."Ma che fai?"
Lui mi risponde che è dalla discoteca che mi guarda il
culo...che ho un culetto da sballo...perfetto..sodo..a
mandolino...che è la parte + sexy di me...e che vuole
scoparmelo....
Ma 6 matto? gli domando...Stà tranquilla...ti metto
della vaselina per lubrificartelo...
ora godrai per davvero...mi risponde...E poi mi dice:
"apriti le chiappe con le mani...apriti il culo..dai
puttana...fammi vedere quanto 6 troia e che voglia hai
di
prendere un bel cazzo duro tutto fino in fondo nel
culo!!"
Mmhh...le parole che dice hanno il solito tremendo
effetto erotico su di me...
Infatti una scossa micidiale arriva alla mia fica che
anche Pietro sente...avendo il cazzo proprio lì
dentro!
Mi apro il sedere con le mani...offrendo il buchetto
unto a lui...E di lì a poco ecco che la deliziosa
sensazione
di sentirmi la cappella sulle labbra della fica ora è
diversa...sento la deliziosa sensazione di sentire
la cappella appoggiarsi al mio buchetto...dio...mi stò
facendo anche inculare!!!
Pochi attimi...la cappella mi apre il forellino...è
dentro...dio che godimento mi dà sentirmi dilatare il
sederino...
le mani sui suoi fianchi...Pietro che ricomincia a
muoversi ed a scoparmi...un mix micidiale...inizio a
sentirsi fare
strada in me l'orgasmo!! Antonio mi comincia a
penetrare dietro...sento il suo cazzone che
scivola..scivola cm dopo
cm nel mio culetto...la vaselina lo fà scivolare
stupendamente nel mio culo...
Un chiarissimo "OOOHHHH...SIIIIII...DAIIIII ENTRAAAA"
mi esce dalle labbra...mentre piegata in
avanti e con la testa abbassata...il viso ora è
nascosto dai capelli mentre sento Pietro che mi scopa
con forza ora...eccitato dal vedere il fratello che
magnificamente e con passione mi
stà inculando,in quel momento sento la mia fica ormai
essere un lago di piacere....
Antonio và avanti ancora con pochi colpi...infine
sento chiaramente le sue palle appoggiarsi alla mia
fica...segno
che me l'ha messo tutto dentro il sederino...Pietro
sente la stessa cosa...avento il suo stupendo cazzone
piantato
nella mia fica...dio che roba...sono piena di cazzo
sia in fica che nel culo...mamma mia come posso essere
puttana
se mi fanno esserlo!!!
Pietro mi scopa con vigore..Antonio inizia ad
incularmi davvero bene...colpi secchi...mi sento
rompere il buchetto in un
modo delizioso...dio che favola...godo come una
pazza...inizio ad emettere tutta una serie di gemiti e
mugolii..ad
ogni colpo che mi danno in fica o nel culetto
praticamente godo!!!Loro mi snetono godere come una
cagna in calore
ed a loro volta godono del mio godere...siamo travolti
dal piacere...io splendidamente puttana x loro e loro
meravigliosi stalloni che stanno sfondando una puttana
rimorchiata da poco in discoteca!!
Sono sdraiata su Pietro...ho il suo cazzone favoloso
duro nella fica fino alle palle perchè col mio peso mi
sono
praticamente impalata su di lui...ho le mani di
Antonio che mi serrano i fianchi ed il suo cazzone
meravigliosamente
piantato tutto anche lui fino alle palle nel mio
culetto...doppiamente piena di cazzo...e non
immaginavo di poter
godere così...un delirio di piacere si fà strada in
me...mentre i miei due stalloni mi stanno sfondando
fica e culo
a loro piacimento!!!
Inizio a muovermi....voglio che vedano che razza di
puttana si stanno fottendo...inizio prima a
sculettare...
poi muovo il bacino...in modo che i due stupendi cazzi
mi si piantino per bene...ed inoltre così facendo me
li godo
tutti e due per bene!!Un "OOOHHH....CHE
TROIAAAA....SEI..." sfugge a Pietro....che mi dà una
serie di colpi nella fica...
sentendomi muovere su di lui....Poi è la volta di
Antonio..che sentendomi sculettare mi
dice:"SIIII...GUARDA
LA PUTTANA COME SCULETTA...LO VUOI TUTTO NEL
CULO...FINO ALLE PALLE...EHHH...TROIA???"
MMHH...Rispondo io..."FORZA...SFONDATEMI...DAI...CHE
ASPETTATE...SCOPATEMI TUTTA...DAIIIII"...e con un
gemito riabbasso
la testa in avanti...paga di tanto cazzo in fica e nel
culo...
Sentendomi così tanto puttana....iniziano a fottermi
con una foga ancor maggiore....in 2 colpo su colpo mi
riempono
di cazzo a + non posso....uno mi incula con colpi
secchi e violenti...ho il buchetto sfondato e
dilatato...dio che culo
mi stà facendo...mi sento terribilmente
rottainculo...mamma mia che voglia ne avevo..era da
tempo che desideravo
prenderlo nel culetto...lo confesso...e Antonio la
voglia me la stava levando davvero in un modo
stupendo!
Pietro mi scopa la fica dandomi magnifici colpi di
reni...un "SIIIIIII....VENGOOOOOO"....mi esce dalla
gola...
ed immediatamente la fica mi si bagna in un modo
violento...Pietro sente il mio umore e gode del mio
piacere dicendo
che sono una vera vacca in calore...Ora vanno avanti
a turno...prima Antonio..poi Pietro...mi fottono
magnificamente...
dopo un pò li sento vicini...stanno per godere....mi
hanno scopata ed inculata a lungo...ed ora devono
sborrare!!
A questo punto la troia che è im me decide...Li faccio
alzare...mi metto al centro in ginocchio...e li faccio
mettere
l'uno di fronte all'altro...i cazzi magnificamente
eretti mi sono proprio davanti al nasino...è la
posizione che adoro,
quella che mi fà sentire splendidamente zoccola nei
confronti dell'uomo!!Prima mi lego i capelli...mi
faccio la coda...
voglio che mi vedano mentre li farò morire con un
pompino da sballo che tirerò ad entrambi....voglio che
vedano che
deliziosa pompinara sono!!Inizio a leccarli
entrambi...passando da una cappella
all'altra...spompino prima Pietro..poi
apro le labbra e faccio uscire la sua cappella...per
prendere subito quella di Antonio in
bocca....mmhh....sapessero
in quei momenti come godooooo...sono fradicia
nonostante sia stata scopata ed inculata pochi istanti
prima!!
Spompino Antonio...poi apro le labbra e avvicinando le
due cappelle una all'altra le slinguo entrambe...lecco
il glande
del primo all'unisono con il secondo...iniziano già a
sbuffare...segno che li stò facendo godere come pazzi!
Vado avanti così...prima uno..poi l'altro...deliziosi
colpi di lingua all'asta di Pietro..poi è la volta di
Antonio...
lecco la cappella...spompino il 1°...poi lecco
l'sta...spompino il 2°...piano piano li stò portando
in modo magnifico
alla sborrata....una stupenda doppia
sborrata...mmhh....è il premio che desidero in modo
delizioso e che già
pregusto sono i fiotti caldi che questi 2 magnifici
cazzi mi faranno sul viso...in gola...sul seno....
Pietro è al limite....la sborra inizia a premere...mi
fermo...gli lecco per bene le palle...dio come sono
piene...
che favola...deve avere tanta di quella
sborra....mmhh...lecco le palle e lo guardo...dritto
negli occhi....mi guarda
e mi dice..."mamma mia che troia sei......jessyca...ti
abbiamo inculata...ti abbiamo scopata...e stai
tirandoci
un pompino da sogno...6 proprio una splendida
puttana...lo sai??"
Lo guardo dritto negli occhi mentre gli lecco il
glande con la punta della lingua...poi sempre
guardandolo gli rispondo:
"si lo sò,sono una puttana....mi piace il cazzo e godo
a farmi scopare è vero..."poi riprendo a spompinarlo
facendolo
sbuffare per come gli ho risposto sfrontatamente
dandomi io stessa della puttana e per come lo stò
facendo godere....
E' la volta di Antonio...lecco il glande anche a
lui...lo sento che è vicino...ma è + resistente di
Pietro...spompino
l'asta...salgo alla cappella...infine lo guardo dritto
negli occhi mentre il suo cazzo mi scivola in gola...
"OOOhhhh....jessyca...che magnifica bocchinara 6...dio
come sei brava...lecchi il cazzo divinamente...lo
sai??"..
mi dice.Lo guardo come ho fatto con il fratello...poi
facendomi uscire il cazzone dalle labbra gli
rispondo:"sono uscita
dalla disco con te...e mi sono ritrovata 2 magnifici
cazzi in fica ed in culo...ora li spompino...come
puttana direi
che me la sono goduta...noooo??" e riprendo il
pompino....Affondo le labbra...ed anche lui mugola un
sommesso OOOHHH
per il piacere di quel delizioso affondo...
Poi..come spinta da un senso di ancora maggior
troiaggine inizio a spompinarli per bene...prima
uno...poi l'altro...
infine insieme...stò tirando un bocchino da sogno a
due magnifici cazzi...e decido io quando
sborreranno...
Ecco che il mio su e giù aumenta...i cazzi mi
scivolano in gola quasi insieme...in breve li porto
sull'orlo della
sborrata...se solo facessi ancora 2 affondi
sborrerebbero all'unisono....Invece no...io li tengo
in sospeso
finchè non sono al limite...spompinandoli a
turno...infine li guardo negli occhi insieme...un
attimo...e gli dico:"dai...sborrate....fatemi vedere
che razza di puttana sono!!"
Rispondendo senza dire una parola Pietro mi caccia il
cazzo in bocca e dopo pochi istanti viene...Antonio lo
segue..
Io in un attimo metto i loro cazzi davanti a
me....apro la bocca e appoggio la lingua alla cappella
di Pietro...voglio
sentire la sborra che gli esce dalla cappella e che
finisce sulla mia lingua...sul mio viso...sul mio
seno...come una
stupenda puttana pompinara quale sono in questo
momento....
Ecco che una forte scossa di un piacere intenso alla
fica mi fà quasi tremare...mentre Pietro mi sborra in
gola
e sul viso...
Antonio lo raggiunge dopo un attimo...inizia anche lui
a sborrare...Abbandono subito il cazzo di
Pietro...ormai svuotato
e metto la lingua sotto la cappella di
Antonio....Ooohh....eccolo....penso...deliziandomi
degli stupendi schizzi
di sborra che mi fà...Pietro ancora mi schizza sul
seno e sul mio viso....
mentre Antonio mi caccia in gola dei getti di sborra
magnifici...Dopo i primi schizzi eccolo sborrarmi
anche lui
sul viso...sulle gote...Metto le tette a coppa...ed
ancora un piccolo getto di sborra mi centra il seno...
Dio come godoooo!!Ho la fica un lago mentre la sborra
mi cola dal viso....che magnifica puttana sono in
questo momento...
Pietro si accascia sul sedile esausto...seguito da
Antonio dopo pochi secondi....Lecco i 2 cazzi ancora
un pò...
ingoio le ultime gocce di sborra che i loro cazzi
hanno...Poi...esausta mi siedo sorridendo con uno
sguardo
di godimento...resto così in mezzo a loro...una goccia
di sborra mi cola dal mento...un'altra mi scende dal
nasino...
mentre ho le tette belle impiastricciate di
sborra...mio dio quanta ne avevano...mi sento il
pancino pieno...
sono sazia come se avessi mangiato un bue...ho fatto
davvero una splendida ingozzata di sborra....che troia
sono...
dio mio se mi fanno scatenare divento veramente una
zoccola micidiale!!
Ci rivestiamo...mi pulisco con dei
fazzolettini...Pietro esce dalla macchina per primo e
torna nella disco...Io
mi rivesto insieme ad Antonio..e dopo essermi rimessa
in ordine ritorno nella disco con lui.
Mi lascia il suo numero..io gli lascio il mio...poi
sparisce nel casino lasciandomi al bar dove mi aveva
conosciuta.
Arriva dopo poco mio marito...sguardo da ebete ed un
pò alticcio...come al solito.
Dopo poco usciamo dalla disco...e lui candidamente mi
dice:
"jessy mica sarai offesa x quella spero?Non te la sei
presa...vero???"
Ma no...ma scherzi...dico io...andiamo a casa...che
sono stanca!
E lui:"stanca a forza di ballare?"
Certo...e di che altrimenti?
Sento nel pancino ed in bocca il sensuale sapore della
loro sborra...in bocca il sapore di quei 2 splendidi
cazzi e nel pancino pieno il gusto delle magnifiche
sborrate che ho ingoiato...
mamma mia che stupendi pompini gli ho fatto...che
fenomale pompinara sono se mi ci metto.....
E la fica ed il culetto ora sono sazi...ne ho preso di
cazzo anche lì....scopata ed inculata in macchina
da 2 sconosciuti come la peggior puttana del mondo....
E mentre torniamo verso casa mi addormento...spossata
da quei magnifici stalloni che mi hanno fatto sentire
deliziosamente puttana con tutta me stessa....
3
4
19 years ago
admin, 75
Last visit: 1 day ago -
Prima e, per ora, unica volta - 3^ parte(fine)
Carla stenta un pò a riprendersi da quell’orgasmo che l’ha
letteralmente travolta, poi si alza e mi invita a prendere il suo posto
sulla poltrona. Io prima di sostituirla nel ruolo di spettatore mi tolgo il
preservativo e vado in bagno a lavarmi l’uccello: voglio essere già
pronto quando sarà il momento di scopare questa splendida femmina.
Appena ritorno dal bagno trovo Guido sdraiato sul letto con Carla a
cavalcioni sul suo viso. Vederla offrire la sua fica succosa alla bocca di
Guido, osservarla nella maestosità delle sue forme, ammirarne i seni
dirompenti, i fianchi morbidi ed il culo ampio e sodo provoca una prima
reazione al mio membro. Poi l’ascolto mentre dice a Guido: “Ho visto
come ti è piaciuto succhiare il cazzo di Edoardo, Leccargli la cappella,
per non dire di come hai goduto mentre ti inculava. Oh, si gemevi ad
ogni colpo, lo incitavi a sbatterti più forte. E come hai schizzato
quando sei venuto, ho ancora il tuo sperma sui piedi. Non ti avevo mai
visto venire così. Ma ora leccami bene la figa, succhiami il clitoride,
fammi arrapare allo spasimo, che voglio godere anche io con il suo
uccello. Voglio farmi guardare da te mentre il cazzo che ti ha sfondato
il culo sfonda anche la figa della tua mogliettina. Voglio vedere che ti
masturbi, mentre tua moglie viene riempita e gode come una una
femmina in calore. Voglio offrirmi a lui nelle posizioni più oscene. Io
sarò la sua troia, gli svuoterò le palle fino al midollo e tu non potrai far
altro che masturbarti e pensare a come era avere quello stesso cazzo
nel culo. Voglio vederti godere mentre scopri che tua moglie è una
troia e mentre desideri di avere ancora quel cazzo nel culo”. Beh,
queste parole mi hanno fatto rizzare l’uccello in maniera quasi
istantanea.
Capisco che il mio racconto sta diventando veramente lungo, ma come
ho detto è stata la mia prima, e fino ad ora unica, esperienza quindi mi
comprenderete se vi dico che ogni secondo di quella sera è impresso
nella mia memoria come un file in un CD-Rom. Al fine di non diventare
troppo pesante e dover scrivere una 4^ puntata il resto del racconto
sarà più stringato, ma se vorrete altri dettagli, basta chiederlo: io
ricordo ogni secondo ed ogni particolare dei miei compagni di gioco.
Insomma mi ritrovai trascinato da Carla sul letto, mentre Guido si era
posizionato sulla poltrona, neanche a dirlo, a gambe divaricate e con il
membro in mano.
Prima di tutto ho giocato a lungo, con mani, bocca, e cazzo in mezzo
alle sue tette: un paradiso che ogni cosa aviluppava. Ho cercato di
sottrarmi alla spagnola di Carla in tempo per non venire subito, ma lei,
afferrandomi per i fianchi, è riuscita a trattenermi e a farmi superare il
punto di non ritorno: una sborrata colossale proprio su quelle grosse
tette, finita strofinando la mia cappella sui maestosi capezzoli.
In poco tempo Carla è riuscita a farmelo rizzare nuovamente, non è
difficile per lei, le basta mostrare il suo corpo, le sue curve ampie e
polpose e non vi è uccello che possa resistere.
Appena pronto è stata lei ad mettermi il preservativo per poi impalarsi,
infilandosi il mio cazzo nella sua caverna. Una figa generosa, calda e
bagnata. Mi ha cavalcato con movimenti furiosi, mentre le mie mani la
frugavano in ogni parte del corpo.
Poi mi si è offerta alla pecorina. La vista delle mie mani sui suoi
fianchi, della deformazione dei suoi glutei quando il mio bacino vi
sbatteva contro, del mio cazzo che penetrava nel burro bollente della
sua figa sono immagini che non dimenticherò mai più. Come la
sensazione di esere dietro di lei, tenendola ben salda per le sue
grandiose tette e montarla con foga devastante, mi lasciano il ricordo
di una vera cavalla da monta. Lei che, al mio terzo orgasmo mi
dice: “non credere che sia finita: da qui esci solo quando sei
completamente spompato. Un nuovo preservativo e Carla che si
impala da sola divorando il mio cazzo con il suo culo. Ed ancora questa
splendida manza che mi monta con il culo, un su e gù furibondo,
mentre si sgriletta selvaggiamente. Io esplodo sborrando nel
preservativo dentro al suo culo, mentre lei urla di piacere, sconvolta e
gode abbandonata alla piena furiosa del suo orgasmo che si
manifesta anche con un piccolo e minuscolo getto di umori che le esce
tumultuoso dalla figa. E mentre gode ha la forza di rivolgersi al marito
vederlo mentre sborra e dirgli: ” spompati di seghe mentre io godooo”
Poi una doccia per tutti e li riaccompagno alla macchina: la fine della
serata
3
2
19 years ago
edo342, 47
Last visit: 12 years ago -
Splendida partita
Quando il suo ragazzo le propose di andare allo stadio per vedere la partita della sua squadra del cuore, la Juve, che arrivava a qualche chilometro da casa loro, Ramona non fece certo salti di gioia.
Si, era contenta di accompagnare il suo boy, ma onestamente il calcio non la faceva impazzire. Allo stadio non c’era mai stata, non aveva mai vissuto un evento sportivo in diretta, non sapeva neppure come ci si doveva vestire in quelle occasioni.
Decise di fare di testa sua: tirò fuori dall’armadio la minigonna di jeans che a lui piaceva tanto, talmente corta che se solo si piegava di un centimetro le venivano fuori le chiappette e un maglioncino rosa, di angora morbida e rasata che messo senza reggiseno faceva vedere bene i capezzolini che spuntavano da sotto.
Da vera troietta qual è sempre stata, Ramona, dopo un profumato bidè, si mise adosso le mutandine più piccole che aveva, un perizoma nero trasparente con un triangolino mini davanti e il filo interdendale che le strofinava dolcemente sul culetto. Infine decise di mettersi degli stivali neri che la facevano sentire tanto porca.
Dovevano andare a vedere una partita di calcio, ma lei non aveva intenzione di rinunciare alla sua femminilità.
Quando lui arrivò sotto casa sua per prenderla, Ramona si mise a por sto con una spazzola i riccioloni neri e scese di fretta. Salì in macchina e lui non potè non notare le splendide cosce levigate che Ramona faceva ben vedere.
Un bacio e via verso lo stadio. Nel tragitto lui non riusciva a staccare gli occhi da quelle gambe e da quella minigonna, fino a che non allungò la mano sotto le mutandine sfiorandole la fighetta pelosa.
Ramona scoppiò a ridere, come al solito era riuscita ad arrapare il suo maschietto focoso e, come al solito, anche lei si era già bagnata la patatina. La giornata cominciava bene, ma era niente confronto a quello che doveva, inaspettatamente, accadere. Parcheggiata l’auto, Ramona e il suo boy, si diressero a piedi come tutti gli altri verso le entrate. Subito fu chiaro che si sarebbero dovuti mettere in fila ed attendere un bel po’ vista la marea di persone che si accalcavano per entrare. Bandiere bianconere, sciarpe, cappellini, i tifosi più scatenati già scandivano i cori, gli ultrà entravano proprio nel settore dove dovevano entrare anche loro.
Le facce di quelli non erano proprio delle più rassicuranti, molti sembravano avanzi da galera, pieni di tatuaggi, orecchini, piercing, muscoli in bella evidenza, insomma facevano un po’ paura, ma visto che erano tifosi della Juve, non c’era nulla da temere. Piuttosto, Ramona, notò subito qualche bel ragazzo tra quei tifosi, in particolare alcuni ragazzotti alti e robusti con i jeans stretti e a vita bassa che facevano evidenziare un bel pacco sul davanti.
La giornata era improvvisamente diventata interessante. Ramona prese per mano il suo ragazzo e si andò ad infilare dritta nella fila che attendeva di entrare.
La porcellina già si pregustava le mani sul culo e le palpatine di quelli che le stavano dietro, lo strusciamento sulle sue tettine di quelli che le stavano davanti, insomma si era già eccitata come una troietta in calore. Quello che aveva immaginato fu niente rispetto a quello che accadde per davvero.
Il gruppo di ultrà si accorse subito del prelibato bocconcino che stava a pochi passi da loro, così, uno alla volta cominciarono a circondare Ramona, spingendo via quelli che le stavano intorno, compreso il suo ragazzo che, sapendo come era eccitata la sua bimba, li lasciò fare con piacere.
Gli animi si erano eccitati in tutti i sensi, gli ultras saltavano e gridavano a squarciagola stringendosi intorno alla Ramona. Lei si lasciò trascinare da tanto tifo e cominciò anche lei a fare festa con loro.
Ormai non era più possibile tornare indietro, Ramona si sentiva infilare le mani dappertutto, le toccavano il culo, le strofinavano le tette, le strusciavano la patta dei pantaloni sulle sue cosce, qualcuno più audace, approfittando del caos, arrivò ad infilarle la mano sotto il gonnellino sfiorandole il pelo della passerina.
Inutile dire che le sue mutandine erano ormai zuppe e bagnate all’inverosimile e i suoi capezzoli erano diventati così duri che sembravano dover bucare il maglioncino da un momento all’altro.
Finalmente riuscirono ad entrare nello stadio, a dirigersi verso il settore a loro riservato: la curva.
Il ragazzo di Ramona la prese per mano e si assicurò che tutto fosse a posto, lei con un sorriso languido e da vera maiala gli fece capire che stava andando tutto meravigliosamente bene. Per qualche attimo prima dell’inizio della partita tutto era tornato alla normalità, gli ultras si erano dati una calmata, Ramona come tutti si era seduta sugli spalti in attesa dell’arrivo sul campo dei calciatori.
Ma, appena lo speaker cominciò ad annunciare dagli altoparlanti le formazioni delle squadre che entravano, tutti si alzarono in piedi e ricominciarono i cori e il tifo.
La curva sembrava ondeggiare sotto i salti e la ola dei tifosi. Ramona, naturalmente, fu circondata e coinvolta nei balli e negli slogans che il capo ultrà ordinava agli altri di fare. In men che non si dica Ramona fu di nuovo messa in mezzo e nella confusione generale nessuno faceva caso alle mani di quei maschioni che la palpavano senza ritegno, alle patte gonfie di quelli che lei sentiva premere addosso, sul culetto, sulle sue cosce.
La partita era entrata nel vivo e ormai la curva era diventata una vera bolgia, un caos indescrivibile. Proprio in quel momento successe quello che Ramona mai si sarebbe aspettata in uno stadio di calcio. Si sentì toccare tra le cosce da una mano che, questa volta, non si fermò a sfiorarla, ma continuò a frugare tra le sue mutandine, fino a quando non si sentì penetrare la fighetta da due ditoni ruvidi e grossi che cominciarono a stantuffarla avanti e dietro.
Ramona cercò lo sguardo del suo ragazzo che aveva capito tutto, lui le fece segno di lasciarsi andare. Ramona cominciò a mugolare di piacere, ormai la sua figa si era inondata come un lago e le sue mutandine erano talmente inzuppate che erano ormai sparite all’interno della sua sorca pelosa.
Pian piano quelli che le stavano intorno capirono che era il momento di approfittare di quella zoccola. Così Ramona si ritrovò in mano un paio di cazzi turgidi e nodosi che cominciò a menare come sapeva fare lei, era in piena estasi con tutte quelle mani addosso, con quei cazzi che odoravano di sesso selvaggio, quando all’improvviso si sentì spingere il busto in avanti. Si trovò piegata a novanta gradi e ancora prima di capire quello che stava succedendo sentì un bastone di carne che gli sfondava la figona bagnata.
Mentre veniva pompata da dietro, un brutto porco, un anziano tifoso, un sessantenne dalla faccia di maiale che si era accorto di tutto quello che stava succedendo, si aprì la lampo dei pantaloni e in un attimo le piantò in bocca il suo uccellone gonfio.
Il gruppetto che circondava Ramona aveva altro da fare che pensare alla partita e, uno dopo l’altro si alternavano chi a montarla da dietro, chi a farsi spompinare dalla porcona, chi a sbatterle l’uccello in mano per una sega.
Ramona sentì fiottare un paio di cazzi sul suo volto e un altro paio gli sentì venire di seme caldo nella sua figa e sul suo culo.
Alla fine almeno una decina di tifosi le avevano sborrato addosso, mascherandola di sperma appiccicoso la faccia e sporcandole il culo e la figa di crema viscida. Per fortuna, una volta sfogati e svuotati, i tifosi decisero che era tempo di dedicarsi alla loro squadra del cuore. Ramona ne approfittò per ripulirsi con dei fazzolettini di carta e ricomporsi. Si rifece alla meno peggio il trucco e fece appena in tempo a godersi il goal della vittoria della Vecchia Signora.
La puttanella con un sorriso beato fece segno al suo ragazzo che la giornata allo stadio poteva fermarsi lì, che era meglio tornare a casa prima della fine della partita.
Mano nella mano i due lasciarono gli spalti tra gli sguardi adoranti di quei tifosi che l’avevano inzozzata. Una volta a casa Ramona si mise sotto la doccia per ripulirsi per bene delle sborrate che aveva preso dappertutto, si mise nell’accappatoio e rientrò nella sua stanzetta. Appena varcò la porta vide il suo ragazzo nudo sul letto, con il cazzo in tiro come mai lo aveva visto. Non fece in tempo a dire nulla che lui le tolse l’asciugamano che la copriva e cominciò a montarla come una vacca, con una foga che mai aveva visto prima. Quando lui se ne andò a casa lei aveva preso il suo cazzo in tutti i buchi possibili, in particolare le era venuto due volte nel culo mentre le gridava: forza Juve!
Ramona non ha mai capito se lui, quel porco, aveva organizzato tutto perché sicuro di quello che sarebbe successo!
2
1
19 years ago
nicky1, 36
Last visit: 2 months ago -
Prima e, per ora, unica volta - 2^ parte
Appena entrati nella camera Carla inizia a spogliarmi, con lentezza e
sensualità, prima la camicia, bottone dopo bottone. Le sue labbra
sfiorano i miei capezzoli, la sua lingua saetta su di loro, poi si muove
verso il basso, percorrendo con la sua bocca il mio addome.
Con le mani mi afferra i glutei, stringendoli, tastandoli, per poi
spostarle sulla cintura, fino ad arrivare alla fibia per aprirla. Sbottona i
pantaloni, abbassa la cerniera e mi ritrovo di fronte a lei indossando
solo i boxer. Le sue labbra si muovono sul mio inguine, poi le sento,
attraverso il leggero tessuto dei boxer, percorrere il mio membro
ormai turgido. Percorre l’asta con piccoli morsettini che mi fanno
vibrare.
Si alza, si gira di spalle e, con la stessa sensualità dedicata a me,
inizia a spogliare il marito. Osservo le sue natiche proromenti e ben
disegnate dal vestito, i fianchi morbidi, i suoi capelli rossi che si
posano sulle spalle lasciate scoperte dall’abito. Non resisto, le sollevo
il vestito accomapgnandolo con le mani lungo il profilo del suo morbido
corpo. Glielo sfilo. Indossa calze autoreggenti, un perizoma con il
triagolino che si posiziona ampiamente sopra il solco delle natiche, ed
un reggiseno con spalline trasparenti. Tutto rigorosamente bianco. Ha
un culo dirompente, ancora alto per la sua età. Vi appoggio le mani: è
morbido, ma sodo. Lo stringo, lo palpeggio con forza, ne seguo le
curve abbondanti, ma ben proporzionate: è invitante, terribilmente
eccitante.
Mi appoggio, premendo il mio uccello, ancora racchiuso dai boxer,
contro il suo culo imperioso. La cingo con le braccia, tastandone i
fianchi, la pancia fino ad arrivare al seno.
Curve da perdersi. Le mie mani si insinuano sotto il reggiseno,
affondano nella carne, ne tastano la consistenza, si stupiscono di
tanto volume. La spoglio anche del reggiseno, poi le mie mani si
aprono cercano, senza riuscirvi, di contenere i grossi seni. Continuano
a tastare, palpare. Indice e pollice serrano il capezzolo, grosso,
gonfio, prepotente. Carla intanto ha completamente spogliato Guido
che, in piedi di fronte a lei, le strofina il membro eretto contro la
pancia. Carla si gira verso di me. Posso finalmente vedere ciò che le
mie mani avevano a lungo palpato: il suo seno. E’ una vista fantastica.
Sono enormi meloni, lievemente adagiati verso il basso, ma con due
grandissimi cerchi scuri al centro dei quali si ergono, prepotenti, i
capezzoli di dimensioni da me mai neanche immaginate. Qualche lieve
smagliatura appare nella parte superiore dei seni, ma quasi sfugge
alla vista comparata con tanta maestosità.
E’ più forte di me e ci affondo immediatamente il viso. Bacio, succhio,
lecco preso dalla frenesia di non lasciarmi sfuggire neanche un
milllimetro di tutta quella grazia imponente. Lei intanto mi abbassa i
boxer e libera il mio uccello che fremendo si abbandona alle sue mani.
Mi palpeggia l’asta, le palle, lo scroto, le dita si spingono fino al solco
dei miei glutei. Incoraggiato muovo una mia mano verso il suo
perizoma. Le mie dita camminano lente sopra la stoffa che racchiude il
frutto più dolce. Sento il calore che esso emana. Gioco con le dita
lungo il confine dell’indumento, incontro alcuni piccoli ciuffi di pelo. Poi
la mia mano solleva la stoffa e arriva al contatto diretto con la sua
caldissima fica. E’ carnosa, calda e i suoi petali sono già bagnati dalle
prime gocce di rugiada. La mia bocca è sempre calamitata sui seni
imperiali, ma ora freme vorebbe scendere per percorrere le sue labbra
più intime, suggere nettare dal suo clitoride, che già le mie mani
hanno percepito essere grosso e succoso. Ma Carla si stacca da me,
mi fa sdraiare sul letto, mi afferra l’uccello alla base, e rivolta al marito
lo invita a prendere posto fra le mie cosce. Guido si avvicina, e posa le
sue labbra sulla mia cappella a lui offerta dalle mani di Carla. Sento la
lingua vibrare alcuni colpi proprio sulla punta della mia cappella, là ove
sono più sensibile. Le labbra di Guido percorrono tutta la mia asta,
avvolgono le mie palle, le succhiano lievemente. Sento la lingua
guizzare lungo lo scroto, spingersi più in giù fino a raggiungere il mio
buchetto. Poi risale fino a muoversi, eccitante e languida, nuovamente
sulla cappella. Le Labbra la avvolgono, la bocca si apre per accogliere
il mio membro in tutta la sua lunghezza. La sento come un fodero
attorno al mio uccello. Carla fa ruotare lentamente Guido, in modo che
ora il suo cazzo si libra in aria proprio di fronte al mio viso. Lei lo guida
dolcemente verso la mia bocca. Vi adagio le labra ancora serrate, poi
le apro gradualmente fino a ritrovarmi la cappella di Guido in bocca.
Per me è la prima volta, ma la sensazione è straordinariamente
eccitante. Sento sulla mia lingua, sul mio palato, all’interno delle mie
guance il contatto con la cappella calda e fremente. Sto accogliendo
nella mia bocca il terminale del piacere di un altro uomo. Sento, sento,
sento. Sento la mia bocca “piena”: inizio a succhiare. Sento il cazzo di
Guido vibrare e reagire ad ogni mia sollecitazione. Sento il sangue
pulsare sempre più forsennatamente nel membro turgido. Percepisco il
sapore aspro e sensuale dello sperma pronto ad esplodere. Poi,
sempre più a mio agio, inizio ad splorare altre zone.
Lascio il membro di Guido che vibra in aria ed aviluppo con le labbra
prima un testicolo e poi l’altro. Ci gioco a lungo. Poi scendo sullo scroto
che percorro con ampi colpi di lingua. Con le mani separo i glutei e
spingo la mia lingua fino al buchetto. Lascio abbondante saliva, in
modo che un mio dito possa penetrare. Inizialmente non è facile: il
buco è veramente stretto. Ancora saliva ancora giochi di lingua.
Finalmente il dito penetra lentamente, ma completamente. Provo ad
insere un secondo dito. Ancora una volta è difficile, ma poi sono
entrambi dentro.
Guido mi sta spompinando come ben poche donne sanno fare. Ogni
suo colpo di lingua, ogni serrar di labbra mi causano un fremito.
Capisco che non resisterò a lungo, il mio cazzo ha iniziato a fremere
incontrollato, le prime ondate di piacere lo stanno attraversando. Mi
stacco da lui, non è ancora il momento di venire. Mi sfilo e lascio Guido
carponi. Mi posiziono alle sue spalle e con le mani afferro le sue
natiche separandole il più possibile. Intanto Carla si è seduta su una
poltrona. E’ quasi in posizione ginecologica: gambe divaricate e piedi
appoggiati sul bordo del letto, proprio davanti al viso di guido. Ci
guarda, rossa in volto, eccitata, con quel suo sguardo sensuale da
divoratrice di uomini. Vedendola mi eccito ancora di più. Lei si alza,
prende un tubetto di crema ed un preservativo dalla borsa. Si avvicina
e cosparge il buco di Guido con una quantità abbondante di crema.
Quindi apre il preservativo e me lo infila sul cazzo con la bocca. Poi
torna sulla poltrona, stessa posizione, con una mano che “fruga”
sotto al perizma. Io a questo punto non sono eccitato, ma
decisamente arrapato. Spargo meglio la crema, infilo prima un dito poi
un secondo. Li muovo lentamente e a lungo, le faccio roteare
delicatamente, in modo che allarghino un pò di più il sentiero. Poi con
una mano cerco di mantenere aperti i glutei e con l’altra appoggio la
mia cappella sul buco di Guido. Riuscire a far penetrare la prima parte
della cappella è difficile, mi aiuto in tutti i modi, Guido cerca di
aiutarmi. Il mio cazzo perde lievemente di rigidezza. Ma poi sento le
sue pareti che avvolgono la cappella. Rimango fermo in quella
posizione per alcuni secondi. Afferro con entrambe le mani i fianchi di
Guido e, lentamente, ma insesorabilmento, spingo addentrandomi
millimetro dopo millimetro nel suo sfintere. Il mio cazzo è penetrato
quasi completamente nel culo di Guido. Ancora una volta mi fermo per
alcuni secondi. Poi un colpo deciso. Ora è infilato tutto. Assaporo
questo momento. Per la prima volta il mio membro sta violando il culo
di un altro uomo. Sento le sue pareti aderire meravigliosamente al mio
uccello. Inizio a muovermi con cautela. Prima lentamente, con
delicatezza, poi, man mano che il percorso si fa più comodo, aumento
velocità e intensità dei movimeti. Vedo Carla quasi strapparsi il
perizoma per poi massaggiarsi furiosamente la fica. Sento Guido
gemere, e sono gemiti di piacere. Mi chino un pò di più su di lui per
afferrgli il membro. Ora lo sto scopando veramente. I miei colpi sono
sempre più intensi, le mie palle sbattono sul suo culo ad ogni affondo.
Con la mano lo masturbo mantenendo lo stesso ritmo dei colpi.
Carla appare stravolta in viso, non ansima, grida il suo piacere. Si
rivolge a Guido dicendogli: “mi sta scoppiando la figa vedendo che
godi mentre ti scopano”. Poi incita me:“dai scopalo, affondaglielo
tutto nel culo, allargaglielo bene”. Parla con la voce rotta da continui
gemiti.
Sento il cazzo di Guido pulsare ritmicamente nella mia mano, poi
percepisco lo scorrere impetuoso dello sperma lungo l’asta. Guido
quasi urla: “sii, siii, più forte, fino in fondo ... goodoo .... vengoo”, poi
emette gemiti fortissimi e dalla sua cappella esplodono alcunii getti
violenti di sborra. Il suo orgasmo è talmente intenso e forte che un
getto di caldo nettare si deposita su un piede di Carla. Io sento il suo
culo contrarsi attorno al mio cazzo, vorrei tirarlo fuori, togliermi il
preservativo e raggiungere Carla per sborrarle sulle tette. Ma mi sono
spinto troppo oltre e vengo riempiendo il preservativo dentro al culo di
Guido. Mentre noi godiamo Carla perde completamente la testa si
affonda 2 dita nella figa muovendole all’impazzata, mentre con l’altra
mano si serra quasi violentemente seno e capezzoli. Arriva a dire “... ti
ha sfondato il culo e tu godi come una puttana...”, poi il
suo “aaaahhhh” è praticamente un urlo che dura secondi mentre il
suo corpo sussulta sulla poltrona, sconquassato ad un orgasmo
furente.
------------CONTINUA--------------
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I quattro moschettieri
L’incontro che descrivo in questo racconto è avvenuto nel 2001, verso marzo. A quell'epoca avevamo un annuncio su un famoso sito di incontri erotici, dove c'erano alcune foto di Giorgia generosamente svestita accompagnate dalla descrizione del nostro profilo:
"Coppia di Roma trentenne, lei carina, bionda, capelli lunghi, lui esclusivamente contemplativo e fotografo, accetta proposte erotiche da singoli carini, dotati, puliti, educati e disinibiti. Graditi gruppi e singoli di colore. Max pulizia e riservatezza. Non siamo mercenari".
Ovviamente avevamo sempre la casella postale piena di e-mail, proposte oscene, foto esplicite, ecc. A molti di questi abbiamo risposto, e, come facciamo abitualmente dal 96 circa, ne abbiamo incontrati diversi. Quelli che ne hanno incontrato i gusti sono sempre rimasti tutti soddisfatti dalle grazie e dall’abilità di mia moglie. Questo incontro era nato da un'email che diceva pressappoco così: "Siamo un gruppo di sei amici, età compresa tra i 28 e i 35 anni, tutti rispondenti ai requisiti da voi richiesti. Giorgia ci piace moltissimo e vorremmo metterla al centro delle attenzioni. Se interessati scriveteci". Gli scrissi subito, chiedendo maggiori particolari e la risposta arrivò subito. Erano sei ragazzi tutti di zona Viterbo - Alto Lazio, con la passione per le coppie porche e le situazioni di gruppo. Garantivano bella presenza, come appurai dalle foto che mi augurai essere veritiere, massima pulizia ed educazione. Tutti avevano avuto già esperienze con diverse coppie. Ne parlai con Giorgia. L'esperienza per noi era relativamente nuova, perchè non avevamo mai incontrato un gruppo. Giorgia adora essere circondata da uomini e in diverse occasioni avevamo incontrato singoli che si propovano in due. In realtà avevamo anche trascorso serate in club privè dove mia moglie aveva giocato con più di due singoli, ma nel privè tutto rimane sempre su un piano abbastanza impersonale, per cui l'idea ci stimolò la fantasia e lei accettò di sentirli al cellulare. Chiamammo la sera dopo, mi rispose una voce maschile garbata e giovanile. Dopo qualche presentazione di rito lui mi chiese se e quando poteva esservi l'incontro. A quel punto gli passai mia moglie, e lei iniziò a chiacchierare e ridere con il giovanotto. Fissarono l'appuntamento ad un ristorante sull'Aurelia, fuori del raccordo, per il sabato appena successivo. Per il dopocena concordammo che la cosa migliore era recarsi in un motel, e io mi incaricai della scelta e prenotazione. Arrivato il sabato sera lei era un po' preoccupata, perchè avendo a che fare con un gruppo di sei uomini temeva di incontrare persone magari poco piacevoli se non peggio. La rassicurai dicendole che nessuno ci impediva di rifiutare di proseguire la serata fuori del ristorante o altro. Erano già le 19.00, lei fece la doccia poi la portai in camera da letto, dove lei doveva prepararsi. Era nuda, l'abbracciai e con una mano iniziai a stuzzicarle la clitoride, baciandola sul collo e mormorandole all'orecchio se era davvero tanto zoccola da farsi sei uomini tutti in una volta. Sentii gli umori della vagina inumidirmi le dita e lei sospirare di piacere sotto il tocco delle mie dita, con il pensiero proiettato sulla situazione che di lì a due ore si sarebbe concretizzata. Mi disse sottovoce che anche se non erano persone piacevoli in fondo andava bene lo stesso... Giorgia non volle esagerare con l'abbigliamento, come invece aveva fatto qualche volta in passato quando l'interlocutore era uno o al massimo due. Solo un mesetto prima si era divertita ad "aggredire" un interessante professionista di Roma con cui eravamo in contatto presentandosi all'incontro con una mini con spacco che non riusciva a coprirle il bordo delle autoreggenti ed una scollata camicetta trasparente per nulla in grado di nascondere l'inesistente reggiseni, col risultato che il poveretto ebbe serie difficoltà di concentrazione a condurre una conversazione minimamente intelligente prima che la serata trovasse giusto compimento nella camera da letto della sua casa al mare, dove il tipo sfogò finalmente tutti i suoi ardori tra le cosce di mia moglie. Stavolta invece l'idea di molti uomini la induceva alla prudenza e voleva evitare di provocarli in modo troppo spudorato, almeno all'inizio. Scelse un abitino nero morbido, aderente senza essere attillato. La parte inferiore terminava pudicamente appena sopra il ginocchio, nascondendo del tutto le calze autoreggenti. Scelse un paio di stivali rosso scuro che le permettessero di evidenziare comunque le gambe e le calze. Sopra l'abitino indossò una camicetta di seta blu scuro, con motivi argentati. Il reggiseno sexy a balconcino e mutandine di pizzo nero completavano l'intimo.
Arrivammo al ristorante con una decina di minuti di ritardo sull'orario concordato. Giorgia era nervosa e imbarazzata e mi diede un paio di volte del porco per averla trascinata in quella situazione. Mi sarei quasi voluto divertire proponendole di annullare il tutto, ma non sarebbe stato giusto da parte mia sottovalutare la tensione ed il nervosismo che l'idea del primo impatto con un gruppo di maschi le procurava. Lei è una donna sensuale ed attraente, ma ha il pallino del peso superfluo ed il timore che la generosità delle sue forme non incontri il gusto dell'uomo/ini è sempre latente e la porta all'insicurezza. Entrammo al ristorante e chiedemmo del tavolo prenotato dal fantomatico signor "De Santis". Il cameriere ci condusse in una sala e subito vedemmo il tavolo con quattro uomini seduti a chiacchierare. Quando ci videro dirigerci verso di loro scortati dal cameriere e, riconoscendo subito Giorgia nonostante il viso censurato delle foto viste, si alzarono in piedi e vennero a stringerci la mano. Ci presentammo ed immediatamente scattarono per Giorgia una moltitudine di complimenti. Il viso dolce, il sorriso sincero e gli occhi azzurri evidentemente tolsero anche a loro eventuali dubbi circa quale tipo di persona potesse nascondersi sotto le "patacche" con cui, nelle foto di nudo inviate via e-mail, si censura il viso. Subito Felice, il "leader" del gruppo, con cui avevamo parlato per telefono, ci disse che si scusavano ma due dei sei amici non erano potuti venire, complici gli obblighi del sabato sera con moglie e fidanzate. Ammiccando a Giorgia le disse che avrebbero tentato di fare del loro meglio anche se in quattro soltanto, facendola ridere di gusto. Sciolta la tensione iniziale iniziai a studiare le persone che avevo davanti, mentre si iniziava una piacevole conversazione dalla quale ero più che felice di escludermi, lasciando mia moglie libera di iniziare a confrontarsi almeno verbalmente con i quattro amici. Erano quattro bei tipi: Riccardo, sulla trentina, abbastanza alto e ben proporzionato, Maurizio, il più timido, alto e abbastanza secco, con un naso pronunciato, Matteo, sulla quarantina, faccia un po' da mascalzone, e Felice, che era stato il più "bugiardo" sulla forma fisica, evidenziando nonostante la giovane età, trenta o trentadue anni, una pancetta appena pronunciata. Si iniziò a parlare del più e del meno e solo dopo che era arrivato il primo piatto iniziarono a rivolgersi a mia moglie in un modo più diretto, alternando complimenti a domande sempre meno "formali". Evidentemente la curiosità di cosa spingesse una coppia di coniugi dall'aspetto del tutto normale quale siamo noi due ad un tipo di esperienza apparentemente adatta solamente a gente "strana" si faceva sentire. Saggiamente i quattro uomini si dimostrarono solerti nel riempire il bicchiere di Giorgia più volte e nello stesso tempo mantenendo l'atmosfera allegra e spiritosa. Eravamo seduti ad un tavolo rettangolare stile taverna abbastanza grande, con un sedile a panca e schienale dal lato interno, fisso alla parete, dove io e Giorgia sedevamo vicini, e le sedie su quello esterno. Dopo il secondo piatto, quando vidi che lei era ormai completamente a suo agio mi alzai con la scusa di recarmi alla toilette, e, facendo in modo che Giorgia non potesse vedermi, feci cenno a Felice che poteva prendere il mio posto. Aspettai qualche minuto alla toilette, poi quando tornai vidi che i cinque commensali continuavano a chiacchierare allegramente e che Felice si era seduto al mio posto vicino a mia moglie. Come se nulla fosse mi sedetti all'ex posto di Felice il quale, abbassando un po’ la voce, le chiese se era soddisfatta della compagnia in cui era venuta a trovarsi. Giorgia si mise a ridere ed annuì senza problemi. Matteo le chiese se tutti loro le piacevano e si iniziò una specie di gioco nel quale lei doveva dire cosa le piaceva in ognuno dei quattro uomini. Il gioco andò avanti tra risate ed allegria e battute di spirito. Lei non voleva lasciarsi subito trascinare e prendeva in giro i quattro amici elencandone i difetti anzichè i pregi. Ma i quattro stavano al gioco senza il minimo problema e piano piano la misero piacevolmente alle corde. La conversazione cambiò progressivamente di tono, il sorriso di Giorgia si era fatto languido e rispondeva a voce bassa. Intuendo la situazione finsi di far cadere una forchetta e mi chinai sotto il tavolo, scostando la tovaglia. Come mi aspettavo, una mano di Felice stava accarezzando le gambe di Giorgia, appena sotto la gonna. Visto il mio indugiare nello sbirciare sotto il tavolo, Felice volle gratificarmi della visione della sua mano che risaliva tra le cosce di mia moglie. A malincuore tornai in una posizione normale. La posizione del tavolo permetteva simili manovre senza rischio di essere visti da altri clienti o dai camerieri. Allora Felice iniziò a porre a Giorgia domande sempre più dirette, finchè le chiese cosa indossava sotto il vestito. Lei tergiversò, ma i quattro uomini in perfetta sintonia insistettero in modo irresistibile per saperlo, finchè lei ammise di portare le autoreggenti. Lui chiese per quale motivo aveva indossato le autoreggenti e lei sorrise sempre più imbarazzata. Lui le chiese se per caso le aveva indossate per farli arrapare come dei tori e lei gli rispose laconicamente di si. Felice continuò chiedendole se aveva indossato o no le mutandine. Giorgia rispose che era ovvio che le indossava e per chi l'avesse scambiata. Allora Felice senza scomporsi le ribattè che glielo aveva chiesto solo a beneficio dei suoi amici, perchè lui già lo sapeva da un pezzo che lei portava le mutandine, visto che la sua mano gliele aveva già scostate da qualche minuto. Detto questo, appoggiò la bocca su quella di Giorgia, lei rispose al bacio ed iniziarono ad intrecciare le lingue. A quella vista Matteo si alzò dalla sua sedia e prese posto sulla panca accanto a lei, dal lato opposto a quello di Felice. La conversazione a quel punto ammutolì. La tovaglia che copriva le gambe di Giorgia risalì alquanto. Lei arrossì sorridendo al tocco delle mani di Matteo, interruppe il bacio e chiese ai due uomini che intenzioni avevano e se erano mica matti. Loro mormorarono qualcosa in risposta, poi Matteo le ribattè di non preoccuparsi perché da quella posizione nessuno poteva accorgersi di nulla. Giorgia si guardò attorno timorosa, ma nessuno effettivamente da quella visuale poteva accorgersi di queste manovre, e si rilassò. Fu Matteo quindi a baciarla e ad infilarle la lingua in bocca. I due le presero delicatamente le mani e le fecero abbassare sotto al tavolo e Giorgia si assestò sulla sedia, abbassandosi un pochino. Matteo smise di baciarla per non attirare troppo l'attenzione e le si strinse più vicino iniziando a mormorarle frasi che poteva udire solo lei. Giorgia ogni tanto alzava gli occhi su di me e sugli altri due, aveva il viso arrossato e rispondeva sempre di sì alle frasi che i due uomini le sussurravano. Rifeci la manovra della posata e ciò che vidi mi procurò un'erezione: Felice e Matteo le avevano fatto risalire la gonna fino agli inguini, lei teneva le cosce divaricate, lasciando che le mani dei due amici frugassero avidamente dentro le mutandine. Una mano di lei stava scappellando ritmicamente il cazzo eretto di Felice che svettava dalla cerniera lampo aperta, con l’altra massaggiava con decisione il pacco di Matteo, ancora civilmente rinchiuso. Riccardo e Maurizio, come me, fecero finta di doversi abbassare per non perdersi nulla di quanto stava accadendo. Commentarono quanto stava accadendo rivolgendo a Giorgia domande intime piuttosto spinte. Riccardo le disse di punto in bianco che impazziva per le donne che come lei adoravano il cazzo. Mi alzai per fare da "palo" e mi portati dalla parte di tavolo esposta verso l'esterno. Lei era tesa e non rispondeva. Frattanto il cazzo di Matteo era improvvisamente sbucato fuori dai pantaloni e la mano destra di Giorgia lo avvolgeva muovendosi su e giù. Al sopraggiungere di un cameriere feci cenno ai tre di ricomporsi, al che io, per evitare che la situazione degenerasse inutilmente nel posto sbagliato, proposi di trasferirci subito al motel. Pagammo il conto e ci avviammo alle macchine. Nel parcheggio Matteo ci venne vicino, infilò una mano sotto il vestito di Giorgia e iniziò a palparle spudoratamente il sedere dicendole che lui aveva il cazzo duro e se le andava di fare il tragitto fino al motel in macchina con lui. Le prese una mano e se l'appoggiò sulla patta dei pantaloni. Lei gli accarezzò l'erezione, poi mi abbracciò e mi appoggiò il viso contro il collo, lasciando che l'uomo proseguisse le indecenti manovre in mezzo alle sue chiappe e che io decidessi per lei. Anche Riccardo si avvicinò ed infilò le mani sotto la gonna di lei, palpandola davanti. Allora portai mia moglie nella parte più oscura del parcheggio e i quattro ci seguirono. La feci appoggiare con la schiena ad un furgone che poteva ripararci alla vista di chiunque. Matteo si mise davanti a Giorgia, le infilò le mani sotto la gonna baciandola in bocca. Riccardo e Maurizio la affiancarono e fu subito un groviglio di mani e di dita che frugavano mia moglie nelle tette, tra le cosce e nel culo. Le abbassarono le mutandine al ginocchio e lei li aiutò a sfilargliele del tutto. Matteo tirò fuori il cazzo che lei prontamente avvolse tra le dita. Giorgia si inginocchiò sull'asfalto e se lo fece mettere in bocca. Dopo poche ma avide ciucciate Matteo lo tirò fuori dalla bocca di lei imprecando ed uno schizzo di sperma la raggiunse sul viso ed i capelli. Subito Felice spinse Matteo da parte e avvicinò il cazzo al viso di lei, che senza esitare gli prese il membro in bocca. Mi rendevo conto che erano tutti troppo eccitati, e non mi andava che tutto finisse in quel posto, quindi ribattei che era meglio se ci muovevamo subito e che saremmo entrati nel motel separati. Erano pur sempre degli estranei e non avevo la minima intenzione di lasciare Giorgia sola in macchina con uno o più di loro.
Arrivammo insieme al motel. Durante il tragitto io guidavo e lei rimase in silenzio ad occhi chiusi. Era febbrilmente eccitata, addirittura scossa, nemmeno si era preoccupata di pulirsi qualche filo di sborra che aveva tra i capelli. Andammo a chiedere la nostra camera , sbrigammo le formalità e salimmo in camera. Appena giunti in camera lei mi si gettò addosso infilandomi la lingua in bocca. Era sovreccitata in modo inverosimile. Mi disse che non vedeva l'ora che quei quattro maiali la violentassero. Io la respinsi con dolcezza, le accarezzai i capelli e mi resi conto che non aveva più le mutandine, perse sicuramente durante i minuti trascorsi al parcheggio. Poi la feci sedere sul letto e la baciai teneramente, senza foga. Dopo una decina di minuti squillò il cellulare, era Matteo, e mi comunicò il numero della loro stanza. Uscimmo dalla nostra stanza e percorremmo un tratto di corridoio fino al numero indicato: accostai l'orecchio alla porta e riconobbi le voci dei quattro uomini. Allora sbottonai la camicetta di Giorgia, le abbassai le spalline e sistemai il reggitette in modo da lasciare il seno scoperto con il capezzolo di fuori. Poi velocemente, con il timore che qualcuno passasse proprio in quel momento nel corridoio, le arrotolai l'abitino fin sopra l'inguine e lo fermai con una spilla da balia, in modo da lasciare la fica scoperta. La guardai, era uno spettacolo superbo, vestita ma con le tette di fuori sostenute dal reggiseni, la fica oscenamente esposta ed offerta, incorniciata in basso dal bordo delle autoreggenti ed in alto dal vestito arrotolato. Lei mi guardava inebetita dal piacere che provava a quel trattamento, perfino una prostituta professionista avrebbe avuto problemi ad entrare così conciata in una stanza con quattro estranei. Giorgia invece era allagata di piacere. Le diedi un bacio, bussai, aprii la porta e la feci entrare, richiudendole la porta alle spalle e rimanendo fuori. Sentii in "wow" generale e preparai la macchinetta digitale per scattare le foto. Entrai dieci secondi dopo di lei. I quattro moschettieri erano ancora vestiti e avevano fatto sedere mia moglie sul letto circondandola. La bocca di Giorgia era incollata a quella di Felice, gli altri tre la palpavano su tutto il corpo. Sul comodino, un portacenere colmo di preservativi. Lentamente le sfilarono i vestiti continuando a baciarla ed accarezzarla, poi la sdraiarono sul letto. Maurizio le fece aprire le gambe con le mani e si tuffò sulla fica iniziando a prepararla con la lingua. Riccardo era intento a spogliarsi, Felice continuava ad intrecciare la lingua con quella di lei mentre Matteo le palpava a piene mani le tette ed il culo. Mentre Matteo le toglieva il reggitette Riccardo le mise in mano il cazzo che lei iniziò devotamente a menare. Volevano toglierle pure le autoreggenti ma io li bloccai dicendo che le foto risultavano molto più eccitanti se lei avesse continuato ad indossarle. Appena Giorgia fu completamente nuda Matteo incollò a sua volta la bocca alla sua mentre Riccardo le palpava il culo continuando a farselo menare. Velocemente gli altri si spogliarono e la accerchiarono sul letto. Giorgia a turno baciò con la lingua i quattro uomini, con le mani iniziò un carosello di seghe, menando due uccelli alla volta e cambiando in continuazione mentre 8 mani esploravano il suo corpo e le frugavano ogni possibile intimità. Raramente l’avevo vista così eccitata, calda, disponibile e troia.... Maurizio iniziò a strofinare il cazzo nudo fra le natiche di mia moglie, e vedendo che lei spingeva il sedere contro il cazzo dell’uomo, gli ricordai che doveva infilare il preservativo. Maurizio desistette, ma Matteo si alzò in piedi, fece accucciare Giorgia e le appoggiò il grosso cazzo sulle labbra. Giorgia senza esitare prese in bocca la cappella dell’uomo iniziando a ciucciarla con impegno, al che gli altri tre si alzarono in piedi sul letto attorno a lei e il carosello di seghe diventò un carosello di pompe. Per un buon quarto d’ora a turno si alternarono ad infilare il cazzo nella bocca di Giorgia, che, in estasi, prodigava generose ciucciate e leccate, senza trascurare di passare la lingua su tutte le aste erette insalivandole, e riprendendosi la saliva mentre i cazzi sprofondavano insistenti nella sua bocca. Felice e Matteo riuscirono ad infilarle entrambe le cappelle tra le labbra costringendola ad un doppio pompino. Dopo essersi fatto lucidare l’uccello a forza di slinguate Felice prese Giorgia per mano, si fece passare un preservativo. Lei capì, si distese supina, allargò le cosce toccandosi le tette con le mani, e cominciò a supplicare i quattro porconi di scoparla e di chiavarla perché non ce la faceva più. E' un momento di estasi per me, contemplare mia moglie in queste occasioni, in cui la sua voglia di cazzo prende il sopravvento su ogni altro impulso e la sua femminilità e sensualità esce allo scoperto senza più freni... Felice fu il primo: si fece avanti, le appoggiò la cappella tra le labbra della fica, spinse, e il cazzo entrò come nel burro, facendola gridare di piacere. Frattanto Maurizio appoggiandosi alla spalliera le appoggiò il cazzo sulle labbra, che lei prontamente imboccò ed iniziò a spompinare. Sotto i colpi di Felice Giorgia riusciva, mentre succhiava, anche a segare il cazzo di Riccardo, mentre Matteo era occupato a "vestire" di lattice il proprio membro. Dopo una decina di minuti di vigorosa chiavata Felice estrasse il nodoso cazzo dalla fica di mia moglie tutto gocciolante degli umori di lei e fu il turno di Matteo. La semigirò su un fianco e le immerse senza tanti complimenti tutto l’arnese dentro la fica, fino in fondo al primo colpo. Lei non poteva uggiolare di piacere perché aveva entrambe le cappelle di Riccardo e Maurizio che le premevano sulla bocca gareggiando per entrare e per accaparrarsi i colpi di lingua. Matteo le diede qualche decina di sani e robusti colpi, poi estrasse il membro dalla passera di Giorgia. Non era riuscito a raggiungere la fica per primo, voleva essere almeno il primo a farle il culo. Giorgia adora prenderlo dietro e facilitò l’azione prendendo l’arnese di Matteo e appoggiandoselo sul buco del culo. L’uomo iniziò a spingere, lei mugolava, riuscì a spingere subito dentro la cappella, poi, con un paio di spinte decise tutto il cazzo sparì nello sfintere di mia moglie, strappandole sussulti di piacere. Contemporaneamente Riccardo con una mano iniziò a sgrillettarla. Matteo iniziò come un forsennato a picchiare l'uccello nel culo di Giorgia, finchè fu costretto a smettere per non venire subito. Venne il turno di Riccardo: le salì sopra, le fece aprire le gambe e glielo mise dentro la fica ormai decisamente allargata. Riccardo iniziò a martellarla di colpi, Giorgia con le mani segava i cazzi degli altri e ad ogni colpo emetteva un lamento di piacere. Il cazzo di Riccardo fece il suo dovere e mia moglie si lasciò andare al primo orgasmo, lungo ed intensissimo, sussultando e accompagnando con il corpo le spinte dell’uomo. Riccardo uscì e Maurizio si fece sotto. Lei era rilassata ma lasciò che Maurizio la scopasse ugualmente, godendosi comunque le spinte del quarto maschio. Lei era appena venuta, ma i quattro avevano ancora la pressione alta. Con i cazzi ben in tiro uno alla volta iniziarono ad alternarsi sopra di lei per non più di un mezzo minuto a testa mettendole il cazzo nella fica e lasciando subito dopo il posto al maschio successivo. Lo fecero con un tale vigore che Giorgia iniziò ben presto a godere di nuovo. Ormai lei era completamente partita, si sentiva completamente puttana e iniziò ad apostrofare i quattro uomini chiamandoli "porci" e "brutti maiali", e di darsi da fare di più. perchè non le bastava quello che le facevano, voleva che le dimostrassero di non essere delle mezze seghe. Fu il momento sicuramente più indecente ed esaltante ma anche il più delicato, perchè i quattro di rimando iniziarono ad insultarla pesantemente mentre la sbattevano con tutta la forza che avevano. Le diedero della puttana, della vacca, e lei continuava ad incitarli a spingere più forte e a farle male. A me non piaceva la piega che stava prendendo la situazione, quando Matteo le sbattè il cazzo nella fregna per la quinta o sesta volta dandole della "brutta cagna in calore" mi feci sentire da dietro con voce un po' incazzata e li invitai alla calma e moderazione. Felice allora le salì con le gambe sul viso e volle che lei gli prendesse le palle in bocca. Giorgia, mentre gli altri tre la lavoravano a turno tra le cosce spalancate, insalivò i coglioni all’uomo, leccandoli ed infilandoseli in bocca massaggiandoli con la lingua. Lo stesso servizietto se lo fece fare anche Matteo. Seduto sul viso di Giorgia e con i coglioni immersi nella sua bocca propose agli altri di dare alla puttana la lezione che meritava e di incularla a ripetizione. Le misero un cuscino sotto il sedere per rialzarle il bacino e a turno si misero le caviglie di lei attorno al collo affondandole brutalmente il cazzo nel culo e tempestandola di colpi di bacino. Andarono avanti credo più di mezzora con quel trattamento intenzionalmente sadico. Lei era inebetita dal godimento e dal piacere. Al termine la presero, la girarono e la misero a pecorina, con le mani le separarono le chiappe e vollero che fotografassi le parti intime di mia moglie, ordinandole di far vedere a suo marito che razza di puttana aveva sposato. La fica di Giorgia era usata ed arrossata, ma era il buco del culo ad essere uno spettacolo. Esageratamente dilatato e allentato dai quattro cazzi che vi avevano appena transitato con rabbia, lo si poteva aprire senza difficoltà sbirciando nell'orifizio. Fecero qualche minuto di break. Lasciarono Giorgia sul letto e bevvero acqua dal frigobar. Lei stava prona come se fosse assopita. Posai la macchinetta e le andai vicino. Le accarezzai i capelli con dolcezza, la baciai e le chiesi se era tutto a posto. Lei mi sorrise, ricambiò il bacio e disse che non si era mai sentita così bene in vita sua.... Felice e Matteo, i più intraprendenti, tornarono all'attacco e le dissero che ora volevano scoparla in doppia. La misero sdraiata supina, salirono sul letto inginocchiandosi accanto a lei uno per lato offrendole il cazzo. Giorgia da brava zoccola impugnò i cazzi e se li rimise in bocca per farglieli tornare duri. Quando i due ebbero raggiunto l’erezione desiderata Matteo si mise sdraiato, e Giorgia gli salì sopra, infilandosi nella fica l’arnese dell’uomo. Felice le andò dietro, le appoggiò la cappella sul buco del culo e spinse ma senza riuscire ad entrare, nonostante fosse mirabilmente sfondato. Allora la mia mogliettina provvide a soccorrere i due maschi in difficoltà. Si sfilò dalla fica il cazzo di Matteo e, libera dalla pressione dell'altro maschio, riuscì subito a farsi inculare da Felice. Con il cazzo di Felice ben inserito nel culo abbassò il bacino su Matteo, gli prese il cazzo e se lo guidò nella fica, dove entrò abbastanza facilmente. Il trio si assestò un momento poi i due uomini iniziarono a coordinare le spinte riuscendo a fottere Giorgia all’unisono: Felice spingeva nel culo e Matteo cedeva in fica, e subito dopo viceversa. Quell'indecente spettacolo durò almeno un quarto d'ora. Venne il turno di Maurizio e Riccardo a fare la doppia. Lei si disarcionò da Matteo e salì sopra Riccardo impalandosi sul suo membro, Maurizio le andò dietro e glielo sparò dritto dentro al culo con un colpo solo, dimostrandosi più abile di Felice. Dopo un bel po’ di minuti Giorgia venne una seconda volta. Urlò diverse volte senza riuscire a trattenenersi, e probabilmente riuscì a farsi sentire dalle altre camere, Maurizio e Riccardo sborrarono contemporaneamente dentro mia moglie. Estrassero con circospezione i cazzi dalla fica e dal culo di lei con i preservativi gonfi di latte bianco. Ma Felice e Matteo non sono ancora soddisfatti. Fanno scendere Giorgia dal letto, la mettono a pecorina, l’acchiappano per i fianchi e si concedono un altro giro di monta, infilandoglielo ormai senza distinzione dove capitava. Lei oramai cominciava a sentire anche dolore, ma continuava a godere visceralmente del fatto che quei quattro porci la stavano usando come una vacca da sfondare senza limiti. Matteo è sicuramente il più sadico del gruppo: propone a Felice di salire in piedi sul divano e ordina a mia moglie di affondare il viso tra le gambe dell'uomo. Mentre lei riprende a leccare, lui le va dietro, intenzionato a sottoporla al fist-fucking... infila le dita di una mano nella fregna e le dita dell'altra nel culo, tentando di penetrare con le mani il più possibile. Mi avvicino per badare che non le faccia del male, ma lei continua a godere. Nella fica la mano è entrata con tutte le cinque dita inserite dentro fino all'attaccatura, nel culo Matteo ha infilato completamente solo indice, medio ed anulare e spinge ritmicamente. Giorgia, nonostante sia ormai da anni una troia esperta e navigatissima, è davvero stremata ma anche i quattro sono belli cotti, scopano tutti da più di quattro ore senza quasi interruzione e non ce la fanno più. Decidono insieme di concludere. Giorgia accetta l'ordine di mettersi in ginocchio sul pavimento, i quattro davanti in formazione da rugby. Lei apre la bocca e tira fuori la lingua, i quattro, uno per volta, ci infilano il cazzo dentro. Tenendole ferma la testa si fanno letteralmente una sega dentro la bocca di lei. I ragazzi non sono sieronegativi certificati quindi lei non accetta di bersi le quattro sborrate. Un attimo prima di venire tirano fuori il cazzo e le schizzano lo sperma sulle guance, sulla gola e sulle tette. Quando tutti si sono scaricati lei è in ginocchio, ricoperta di sperma. E' il mio turno e le dò il simbolico colpo di grazia. Le infilo il cazzo in bocca e dopo poche stanche ciucciate le scarico in gola tutto il godimento accumulato quella sera. La nottata è finita. I quattro uomini ci ringraziano, si rivestono e se ne vanno, mentre Giorgia rimane seduta sul tappetino ai piedi del letto, con la fica, il culo e la bocca doloranti e insudiciata dalla sborra che le cola dappertutto, inzuppando l’unico indumento che indossa, le autoreggenti. Mentre va a farsi la doccia, pregustando ora di addormentarsi teneramente fra le mie braccia, mi fa:
“Amore, meno male che non erano in sei….”
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Margherita
MARGHERITA
Parte I
INIZIO
Margherita è un nome, una canzone, un viso dolce, un broncio serio, che guarda perplesso, una carezza, un capezzolo sul palmo della mano, Margherita un profumo tenue, Margherita un corpo che fascia, stringe, che ama e si fa amare.
Margherita, è voglia di scappare, di andarle lontano, di non farle male, di conservarla com'è, come la vedi, come la senti e la vivi.
"Perché vuoi lasciarmi?"
La domanda di Margherita si ripete ossessiva, Lui l'ama, ne è certa, l'ama come nessuno dei suoi precedenti compagni l'ha mai amata, l'ama con intensità, con pienezza, gli altri, sono stati amori giovani, allegri, divertenti, leggeri, questo Amore, lo sente, è diverso, Lui è un uomo, nulla è stato semplice, ogni parola, ogni gesto, è carico, di storie, di precedenti vissuti, il dito che le sta sfiorando una guancia, non è una carezza, semplice, tenera, che trasmette solo il suo affetto, è desiderio che si esprime, forte, intenso, diventa un punto che la fruga, la penetra, le va dentro, cerca cose di lei, che neppure lei non conosce.
Margherita è stata subito sua, si è sentita sua, senza riserve, ad altri, si era data, si era prestata, a volte solo per cercare di capire cosa fosse il sesso, da lui si è sentita calzata, come un guanto fatto per lei, solo per lei, era entrato in lei, in tutti i sensi e in tutti i modi, senza trovare attriti, cogliendo sempre la strada giusta, il luogo il momento, il modo, perfetti.
Essere nuda davanti a lui, esserne guardata, sentirlo, vederlo eccitato dalla vista del corpo che lei gli mostrava, era come ricevere un premio, Margherita gli si offriva, gli si apriva, lo amava, si lasciava penetrare, possedere, imparava a sentirne, ad amarne il sapore, l'odore, a berne lo sperma guardandolo, guardandolo negli occhi, mentre godeva di lei, restava ore a toccarlo, a farsi toccare, a lasciarsi esplorare, a farsi conoscere. Ma ora Lui voleva lasciarla, lasciarla libera, farla tornare a quelli come lei, a quelli "normali" Margherita, non capiva quella parola, "normali", che lui continuava a ripetere, "normali in cosa?, rispetto a chi?"
"sono un uomo malato,....... non, non malato fisicamente, sono malato dentro,..... sono un uomo perverso, la perversione è il mio unico credo...... con te, e per te ho accantonato, controllato, i miei desideri, con te ho vissuto un amore "normale" , ma ora non ne sono più capace, ho coltivato per troppi anni la parte più perversa di me, l'ho costruita, l'ho voluta, non posso e forse non voglio liberarmene, io ormai sono quello, e tu non mi devi diventarne parte"
Il dialogo è lento sofferto, le parole le frasi si distanziano, tra loro, riempite di silenzi, del rumore dei loro passi, del loro respiro, di frasi appena accennate che spesso non escono di bocca.
"E se fossi e se divenissi anch'io perversa? Come te"
"no!, non devi "
continuano a parlare a camminare, nessuno dei due riesce a essere definitivo, a chiudere in un modo o nell'altro, lei a paura di perderlo, ma anche di perdersi, lui la sogna entrare nella sua vita scura, quella che le ha nascosto, la pensa, l'immagina, in quel nuovo ruolo, le urla ancora, e poi ancora, di fuggirgli lontano, ma continuano a camminarsi accanto, ad allungare, a fermare il tempo.
La città, anche al centro, dove si trovano, è ormai deserta, è notte, poche macchine, pochi passanti, la galleria di giorno affollata risuona, rimbomba dei loro passi, c'è solo un uomo, un uomo giovane, quasi un ragazzo, fuma appoggiato a una vetrina, li guarda, curioso, scruta Margherita, ne guarda
senza ritegno le gambe, giovani, lunghe, esposte.
La voce di Lui è diversa, dura, tagliente,
"appoggiati al muso, di schiena"
sono a pochi metri dal giovane, li separa solo la larghezza della vetrina, Margherita per la prima volta, sente il desiderio di scappare, di andare lontano, istanti ancora lunghi, silenziosi, poi lei si appoggia al muro come le è stato richiesto.
"allarga le gambe"
Margherita ascolta, ha il respiro agitato, ma fa quello che Lui le chiede, senza parlare, porta gonne molto corte, sa che a lui piace vederle così, vederla mostrare le gambe a lui e a tutti, leggere negli sguardi, il desiderio di lei, che suscitano in chi, anche casualmente la guarda, la gonna sale lungo le cosce, scoprendo in parte il reggicalze,
"allargale ancora, e guarda verso di lui"
la gonna sale ancora,
"scopriti l'inguine"
Margherita rialza la gonna sul davanti, scoprendo il perizoma di pizzo "tieni le braccia alte, continua a guardare lui, non me, guarda lui qualsiasi cosa io ti faccia", Lui con una mano le apre la camicia e le scopre i seni, mentre l'altra scende, scosta il perizoma, e le apre con le dita il sesso, l'uomo si avvicina, Lui lo ferma con un gesto, quando l'altro è solo a un passo,
"puoi solo guardare, e toccarti se ti va, nient'altro"
passa qualche macchina, sulla strada, davanti all'entrata, altri rumori, ma il mondo, a Margherita, sembra si sia ristretto a quei pochi metri di vetrina,
"continua a guardarlo"
l'uomo e vicino, Margherita può sentirne il respiro, l'odore, si è aperto i pantaloni, la guarda, si masturba, lo fa con rabbia, le parla in un'altra lingua, ringhia parole a lei sconosciute, mentre la mano del suo amante la sta fottendo, impietosa, senza lasciarle respiro, "ti sta chiamando, cagna, puttana, vacca, tu non lo sei, ma puoi esserlo, per lui sei una lurida troia, una rotta in culo, una bastarda pompinara, tu non lo sei, ma puoi anche esserlo, vorrebbe fotterti, incularti, pisciarti addosso, tu non lo fai, ma potresti anche farlo"
la mano è spietata, la conosce bene, è forte, decisa, cerca il suo piacere, che vergogna e imbarazzo ancora trattengono, quasi impediscono, ma la mano lo trova il suo piacere, sa dove e come trovarlo, come stimolarlo, farlo crescere, lo agguanta, lo trattiene, lo usa per rendere la donna più complice, quando la sente, la vede pronta, lo fa esplodere, Margherita cede di schianto, gode, le trema il corpo, le trema la voce, mentre invitata, costretta, dichiara il suo orgasmo, gode continuando a guardare l'uomo come le è stato chiesto, gode con più violenza, intensità del solito, perché lo fa in quel posto, in quel modo, per mano del suo uomo, davanti a qualcuno che non conosce, e che non conoscerà mai, gode anche l'uomo, il suo getto le sporca una gamba, aggiungendo una nuova sensazione alla troppe che già la attanagliano.
"Margherita, questo sono io, per questo non ti voglio più accanto a me, per questo posso trovare, altre donne, magari come in passato qualche puttana, ma tu no!
Margherita non parla, si accuccia davanti a Lui gli apre i pantaloni, e gli prende in bocca il sesso, l'uomo è ancora li che guarda.
PARCHEGGIO
Margherita urla, urla nel cellulare, la sua è una voce disperata, rotta, urla, a tratti sussurra, le parole sono sconnesse tra loro, distanti le une dalle altre, nei lunghi momenti di silenzio, si sente il rumore di una macchina che corre veloce, di musica forte, a volume squassante.
"torno da te, ho bisogno che tu mi fotta, non voglio che tu faccia all'amore con me, so già che mi ami, mi devi fottere come dici di aver fatto con le altre, oppure, se preferisci,.......fammi fottere da altri uomini, da sconosciuti, prestami, vendimi, per me va bene."
"ma trattami come una troia, una che hai pagato, e fottimi, o fammi fottere, senza prestarmi rispetto, fammi sentire.......,fammi essere....., solo figa, bocca,.................................buco di culo, non desidero essere altro, ora",
"dove sei?"
rispondono solo rumori confusi e sempre la musica di fondo:
"dove sei?",
Margherita è scomparsa da una settimana, Lui non l'ha cercata, l'ha desiderata ogni momento, ogni attimo, ha pregato per il suo ritorno, ma non l'ha cercata.
"dove sei?",
"vicina..... ormai, sto tornando, mi vuoi?",
"sai che cosa volevo da te"
"che me ne andassi"
"si"
"l'hai detto, e io ho cercato di farlo, ma tu mi avevi fatto fare quella cosa"
"cosa?"
"quella davanti a quel ragazzo, in galleria"
"cosa"
Il gioca cattivo crudele, si sviluppa senza bisogno di essere pensato.
"dimmi cosa ti ho fatto fare, dillo, ricordamelo"
"mi hai fatto godere, con la mano davanti a lui, mi ha fatto guardare da lui, mentre.....venivo"
"davanti a chi?,
"al ragazzo, quello nella galleria"
"perché mi hai lasciato fare, potevi dire no!"
".......mi piaceva"
"il ragazzo?"
"no, mi piaceva quello che mi stavi facendo, e mi piaceva lo facessi davanti a uno sconosciuto, davanti lui, uno messo li solo dal caso.
Mi hai fatto sentire, fatta di sesso, di sesso sporco e… e mi è piaciuto, non so ancora perché, ma mi è piaciuto, e voglio sentirmi ancora come quella notte"
"ma poi sei sparita, credo, credevo fuggita"
"Si, ho avuto paura..... ma non ho pensato,..... non ho pensato ad altro, per giorni, per notti, ho pensato solo alla tua mano che mi masturbava, e ai pensieri che leggevo negli occhi di quel ragazzo.
Fottimi ancora, fallo in quel modo, usa il cazzo, la mano, infilami dentro quello che ti pare, ma fammi fottere, fammelo fare anche con altri.......con molti"
Due piani, il cervello agisce su due piani, su una tratta con se stesso, discute, cerca ragioni, scuse, motivi, attenuanti, sull'altra, calmo, le detta le tappe di un piano che sembra già costruito da solo, mille volte pensato e provato, le detta, una strada, la porta in un luogo, le dice cosa e come e dove.
La macchina di Margherita, è nel parcheggio, in un angolo, vicino ai bidoni di rifiuti, alcuni uomini le girano attorno, furtivi, nervosi, altri sono praticamente attaccati ai finestrini, si appoggiano alla macchina con una mano, mentre con l'altra, senza alcuna vergogna si masturbano .
Margherita risponde, al cellulare che suona improvviso, quasi irreale in quel contesto, non guarda nemmeno il piccolo schermo, porta l'apparecchio all'orecchio, continuando a masturbarsi, come sta facendo ormai da venti, trenta minuti,
"sei tu?, dove sei?"
"Vicino, ti vedo, vedo gli uomini che stai eccitando"
"sono molti, mi guardano, mi chiamano, "
"non aprire"
"mi chiamano"
"non aprire, continua a masturbarti, non devi fare altro con loro"
"lo sto facendo"
"sei nuda"
"no! Ho solo scostato i vestiti, devo toglierli?",
"No!"
"ho voglia che mi fottano"
"No!, non ancora, ti preparerò io, piano, piano, ad essere fottuta nel modo che hai chiesto, ma non è ancora il tempo, e non è il luogo"
"e allora cosa devo fare,......dimmelo"
"lasciarti andare, procurati un orgasmo, lascia che lo vedano e lo sentano, ma non uscire dalla macchina, non aprire che a me"
Lui resta a guardare, poco lontano, ad ascoltare i respiri di Margherita trasmessi dal telefono lasciato aperto
Margherita, gene, urla,
"sono una fottuta, fottutisima figa da monta, guardatemi, mi apro con le mani, sono dentro di me, cerco il mio piacere, l'ho qui in mezzo alle gambe, è umido, sporco, ho le mani insozzate dalla mia voglia ",
Margherita parla forte, parla per essere sentita, ascoltata, da Lui e da quelli che la guardano.
"mi guardano, hanno la bava alla bocca, si masturbano, imbrattano i vetri di sperma, ho la figa viscida, fradicia, sto per venire, mi urlano parole sconce, immonde, mi chiamano, mi vogliono, ho voglia di loro"
i guardoni scuotono la macchina, la chiamano fuori, cercano di aprire le porte.
Lui arriva, puntuale, al momento giusto, è assieme ad un altro uomo, un uomo in divisa, solo un vigilantes, ma è sufficiente ad impaurire i guardoni che appena lo vedono fuggono, qualcuno scusandosi, i più inveendo e protestando. Lo sportello della macchina, e pieno di schizzi, soprattutto sul vetro.
Margherita, giace scomposta sul sedile abbassato, Lui bussa, attento a non sporcarsi, Margherita sembra riconoscerlo a malapena, apre la porta, ha il viso sfatto, attraversato da un sorriso che suona stonato, Lui le fa cenno di seguirlo, lei esce dalla macchina, la gonna rimane sul sedile, si è tolta anche le scarpe, e non si cura di rimetterle, segue il suo uomo, lasciandosi desiderare da tutti gli altri, godendo in maniera evidente per quello che i guardoni pensano e dicono di lei.
Lui da dei soldi al Vigilantes,
" riportami la sua macchina domani e, falla lavare, prima"
poi aiuta Margherita a salire nell'auto con cui è arrivato.
ANNA
Lui è uscito, la casa è vuota, senza rumori, linda, ordinata, molto sobria, Margherita, indossa solo un perizoma nero, nient'altro, le piace sentirsi nuda, le è sempre piaciuto, ma ora è quasi una sensazione nuova, un piacere appena scoperto, le piace cogliere la propria immagine negli specchi, riflessa nei vetri, le piace pesarsi vista, scrutata, spiata da altri, cammina tra le stanze, tocca gli oggetti, li conosce, ne cerca attinenze con il suo uomo, con i suoi gusti, con la sua vita, sfoglia qualche libro, legge poche frasi, passa ad altro inquieta, pervasa da una sottile, ma quasi piacevole forma d'ansia, sente dei passi, passi di donna, una voce,
"no, non coprirti, abbassa le mani"
Margherita è in mezzo alla stanza, con un movimento involontario si è protetta il seno incrociando le braccia,
"voglio vederti nuda"
Margherita, si scopre, si lascia guardare, docile, visibilmente compiaciuta degli sguardi che sente addosso
"devo togliermi anche il perizoma?"
"no quello lo puoi tenere, evidenzia splendidamente le tue natiche e i tuoi fianchi, dovrai indossarne sempre uno, e toglierlo quando ti viene detto, o prima di essere fottuta"
"quando mi farà fottere?"
la donna non le dà risposta, ma le gira attorno, le tocca i seni, le natiche, l'interno delle cosce, la carezza, la palpa, la esplora,
"sei molto soda, e...molto bella, non preoccuparti, fotterai presto, Lui è fatto così, ti sta accordando, preparando, quando ti darà in pasto ad altri, sarai perfetta. Sdraiati sul pavimento, di schiena, devo lavorare su di te, sui tuoi sensi"
Margherita, obbedisce alla donna senza chiedere niente, lei è molto bella, avrà trenta trentacinque anni al massimo, il viso dolce, forse un po' triste, veste un abito corto, rosso, senza spalline, ha spalle rotonde, lucide, forti, i capelli biondo scuro, lievemente ricci, accarezza il corpo di Margherita, in lungo e in largo, ne ascolta ogni fremito, la avvicina al piacere, si ferma, lascia che Margherita si calmi, poi torna paziente ad eccitarla con nuovi stimoli, usa le mani, la lingua, a volte la sola voce, Margherita chiede, implora, di essere portata all'orgasmo, lei la guarda quasi accarezzandola con lo sguardo, ma poi si fa dura di viso e di voce
"per ora l'orgasmo lo devi avere da sola, se vuoi, usa questo"
Le porge, un grosso pene di gomma nero, preso dalla borsa, che insaliva prendendolo in bocca prima di metterlo in mano a Margherita, poi lentamente esce dalla casa senza aggiungere altre parole.
Quando Lui rientra, Margherita ha ancora il pene fasullo dentro, ha avuto molti orgasmi, e ora si fa fottere da un essere mostruoso fatto solo di fallo e di osceni pensieri.
Per giorni, Lui e la donna si alternano sul corpo di Margherita, lo tengono costantemente sotto stimolo, ne eccitano i sensi, li tendono, come corde di un violino, ma Lui non la fotte, e lei si ferma ogni qualvolta Margherita si avvicina all'orgasmo, per ottenerlo, Margherita è costretta a provvedere da sola, e per averlo scopre, e si da a masturbazioni sempre più estreme, usa le proprie mani, usa oggetti, usa enormi falli artificiali che le vengono fatti trovare in ogni angolo della casa, impara a penetrare con ogni mezzo la sua figa e il suo sfintere che ogni giorno si dilatano con maggiore facilità, permettendo ai suoi due amanti di godere di immagini di lei sempre più oscene. L'intera mano di Margherita affonda dentro il culo, ha le ginocchia a terra, la testa e le spalle appoggiate al pavimento, le natiche spinte più in alto possibile, la schiena che disegna un arco perfetto, e il braccio che per fotterle il culo, con la mano, prende un'angolazione quasi impossibile, la donna la guarda da vicino, e gode visibilmente della sua masturbazione, Margherita, sente la porta aprirsi, percepisce e riconosce i passi del suo amante, sente addosso i suoi sguardi, continua a fottersi il culo, a portarsi verso l'orgasmo, la sua mano entra esce, si mostra imbrattata di umori, torna ad immergersi, più a fondo di prima, l'orgasmo arriva, squassante, rumoroso, lei schianta a terra senza più un pensiero, un ricordo, per qualche istante e solo una bestia, una bestia paga e sazia.
I sui amanti sono ancora li, quando lei si riprende, Lui sta portando la donna per mano verso una poltrona, la donna docile, si china appoggiando la testa sul sedile e le mani sui braccioli, Lui le rialza il rosso vestito corto, sotto non porta nulla, Margherita si rende conto che nei loro incontri indossava sempre quello, quasi fosse una divisa, e di non averla mai vista ne nuda, ne anche solo parzialmente scomposta, la donna ha gambe belle affusolate, e natiche splendide, su una Margherita scorge qualcosa, un segno, un segno evidente, i loro sguardi si incrociano, Margherita, l'interroga muta, La donna con una mano fa ridiscendere il vestito a coprire le natiche, ma Lui le scopre di nuovo, con un gesto che non accetta rifiuti, e la lascia esibita e nuda fino ai fianchi, la donna toglie lo sguardo da quello pieno di domande di Margherita, e affonda il viso nel cuscino del sedile, il membro eretto dell'amante di Margherita, entra nel sesso della donna, provocandole un piccolo fremito, un sommesso mugolio, Margherita si avvicina, incerta curiosa, teme di essere allontanata, o di imbarazzare ancora la donna, ma Lui le prende la mano, la accompagna sulla natica che ha appena denudato, sul segno che lei ha visto, e non è un semplice segno, è una cicatrice profonda, un marchio impresso sulla pelle, il cazzo continua a muoversi dentro al sesso, cambia ritmi, si ferma, affonda, ritorna fuori lucido, orgoglioso, punta sull'ano, entra di forza, Lei grida, Margherita le accarezza tutto il culo, e con l'altra mano torna a masturbarsi, i tre vengo assieme, pensando, vivendo come uno per qualche istante.
Lui non c'è, si è ricomposto ed è nuovamente uscito, lasciando sole le due donne, Margherita è ancora nuda, ha ancora addosso il sudore dei suoi orgasmi, le piace sentirlo, sentire l'odore dell'eccitazione provata ancora addosso, sentire il profumo del sesso vissuto, sentirlo ristagnare sulla sua pelle, la donna si è fatta una doccia, ma non si è rivestita, porta addosso un corto asciugamano finito a piccole frange, che le avvolge i fianchi che le copre parzialmente le natiche ma le lascia scoperto il sesso nudo e depilato, è la donna a parlare per prima
"Mi chiamo Anna, e porto il marchio che hai visto, da qualche anno, mi è stato fatto con un ferro rovente, e prima che sia tu a chiedermelo, non mi è stato imposto, ho chiesto io di essere marchiata, per qualche tempo, ho portato anche anelli che mi foravano i seni e il sesso"
Margherita ascolta attenta, ansiosa di sapere, di conoscere altro, di quella donna e dei sui rapporti con il suo Amante
"parleremo di me e della mia storia, un'altra volta, se sarà necessario, ora devi vestirti con quello che troverai sul tuo letto, sono abiti indecenti, comperati apposta, sotto casa c'è una macchina che ti aspetta, non fare domande, nessuno di coloro che incontrerai le farà a te, sarai una battona per una settimana, il tuo nome da prostituta sarà Giulia, per i soldi ti spiegherà il tuo protettore quanti e come chiederli e come dividerli, non rifiutare niente e nessuno, dovrai fottere con chiunque ti paghi, se fottere era il tuo desiderio, ora potrai farlo"
Margherita vorrebbe fare domande, ma sa già che non avranno risposte, indossa la gonna nera, corta, che si appoggia appena sui fianchi, sopra ad un perizoma viola, scosciato, che esce volgare dalla gonna si alza fino alla vita e scende sottile tra le natiche, una camicina nera trasparente, con sotto un minuscolo reggiseno nero bordato di viola, così piccolo e stretto che i capezzoli escono e vanno a sfiorare il tessuto della camicia, sandali alti di vernice, dello stesso viola del perizoma, Anna la trucca pesante come le si conviene, prima di farla uscire le infila due dita dentro, in piedi vicino alla porta già aperta, la fotte questa volta fino in fondo, fino a farle piegare le gambe per il piacere, poi la manda a mettersi in vendita.
Margherita ha raggiunto una strana forma di calma, il suo corpo, usato e goduto da molti, ha preso una vita propria, le è spesso fonte di improvvisi stati di eccitazione, di turbamento, averlo messo in vendita, non l'ha avvilito, l'ha esaltato, quasi tutti i suoi "clienti" l'anno presa con un strana forma di rispetto, alcuni quasi con amore, pochi quelli che essendo Paganti si sono ritenuti in diritto di provocarle insulto, di sporcarla, di prenderla in modo violento, spesso molto spesso le è stata chiesto il culo, lei ha alzato solo il prezzo, e si è girata, uno solo, l'ha picchiata, prendendola a ceffoni e a sputi, ma con tutti Margherita ha provato godimento e intimo piacere.
Ora, dopo la settimana vissuta come prostituta, è tornata a casa, Anna è sempre presente, anche se la sua è chiaramente una presenza provvisoria, temporanea, non ha portato bagagli, vestiti, ogni giorno compera quanto le serve, sia un vestito, o un trucco, poi dopo averli usati li getta nell'immondizia senza conservare niente, solo l'abito rosso è riposto in un armadio, e indossato più volte.
Anna e Paolo, solo ora Margherita si accorge che da molto, da quella sera nella galleria, non ha pensato più a Lui con il suo nome, Anna e Paolo stanno discutendo come spesso accade tra loro di politica, hanno idee diverse, distanti, loro discutono e Margherita, seduta poco lontano, ascolta, e pensa, pensa a se stessa al tempo appena trascorso, alla sua nuova vita, ai sensi che le si sono fatti più affinati, ai desideri, alcuni folli, che le si risvegliano improvvisi, destati da un gesto, da una parola, da un oggetto, talvolta solo da un odore, pensa al dolore, quello fisico, dolore che non ha ancora provato, pensa al marchio di Anna, a cenni che lei ha fatto su sevizie da lei in passato, cercate e subite, il dolore le fa paura, la intimorisce, ha paura di non sapervisi adeguare, d'improvviso qualcosa le cambia dentro, si alza, come sempre in casa veste solo con un perizoma, lo alza sui fianchi, perché le segni meglio la figura, si avvicina a Paolo ed Anna.
"sono pronta".
FROLO
Margherita ha seguito Anna, il suo cenno, i suoi passi, docile senza fare alcuna domanda, implicitamente ha già acconsentito a tutto, senza chiedere di sapere a cosa, la città le sembra lontana, oltre i finestrini del taxi che le trasporta, si è fatta irreale, estranea, la gente cammina, parla, lavora, lei e Anna sono immerse in un'altra dimensione, ormai è notte inoltrata quando l'auto si ferma davanti ad un ristorante, ha le serrande abbassate, in basso resta in varco di poco più di un metro, le due donne per entrare devono chinarsi, dentro c'è luce rumori, i camerieri e gli sguatteri, stanno sgombrando i tavoli, lavando il pavimento, preparano efficienti e veloci il ristorante per il giorno che viene, Anna e Margherita passano loro accanto ma loro, le guardano appena, sguardi furtivi, come fossero loro proibiti, in fondo alla sala un uomo, sta ancora cenando, il tavolino è in disordine colmo di piatti, di avanzi, di bottiglie semivuote, l'uomo mangia con ingordigia usando le mani, mangia, e beve, lasciando ditate untuose sui bicchieri, Anna si ferma davanti al tavolo, resta in piedi, senza più badare a Margherita, quasi si fosse dimenticata di lei, l'uomo continua a mangiare, solo tra un boccone e l'altro, le degna di qualche sguardo.
La cena sembra finita l'uomo si è lecca le dita sporche e si è appoggia allo schienale della sedia, emettendo un rutto, voluto, provocato, sfottente,
"guarda, guarda, la dolce Anna, è proprio vero, che chi non muore si rivede"
"ciao Frolo" Anna risponde con voce calma al saluto
"bevi qualcosa?"
"del vino bianco, se possibile, grazie"
l'uomo versa il vino in uno dei bicchieri che ha davanti, sporco e unto come quello da cui ha appena bevuto,
Anna porta il bicchiere alle labbra, cercando di trovare un angolo ancora pulito,
"ti fa schifo il mio bicchiere?"
"no, non mi fa schifo nulla!, mi ero scordata solo che questo non è il mondo civile"
Anna beve senza più badare da dove, poi passa la lingua attorno al bicchiere, e lecca ostentatamente tutto l'unto che lo copre, lo appoggia al tavolo, ora si muove in maniera diversa, fluida, Margherita non l'ha mai vista così, si avvicina all'uomo si china su di lui, e con la lingua raccoglie le tracce di sugo e di grasso che imbrattano le labbra ed il mento dell'uomo
"brava, sei proprio rimasta brava come ti ricordavo"
"e tu, sei unto e rivoltante, come ti ricordavo"
l'uomo rutta e ride rumorosamente
"eppure c'è chi mi cerca e mi affida donne come te proprio perché sono così, voi masochisti siete strani, vi fate seviziare, picchiare, ma cercate, e a volte esigete eleganza, gusto, ma quando io riduco le vostre anime al mio livello, e ne faccio immondizia, allora comincio a anche piacervi, almeno a
qualcuno"
"forse hai ragione, per me è passato un po' di tempo da quando sono passata sotto le tue mani, sinceramente non ricordo che tu mi sia mai piaciuto, certo ho anche goduto ad essere usata e fottuta da te, ma non ricordo di aver provato altro che ribrezzo nei tuoi confronti, lo stesso che provo ora"
Frolo e Anna sembrano due lottatori che si studiano prima dello scontro
"mi hanno detto che ti sei tolta i ferri, fa vedere"
Anna alza l'abito sul davanti, scoprendo l'inguine nudo
"peccato, mi piacciono le donne ferrate, ma il marchio quello non puoi averlo tolto"
Anna si gira e mostra all'uomo la natica marchiata,
"vedi, porti ancora e per sempre qualcosa di mio addosso, spero che tu riconosca che portare quel marchio ti impone ancora dei doveri"
"non sarei qui se non li riconoscessi, quei doveri, li riconosco, e li accetto ancora, ma solo nel tuo territorio, fuori di qui no, non li riconosco più, quindi se vuoi qualcosa da me devi prenderlo qui, nella tua a casa, o a Piccolo Inferno"
"per me basta anche qui, ora ho bisogno di urinare, e la tua bocca è la latrina migliore, la più comoda e la più vicina che conosca"
Anna si inginocchia accanto alla sedia dell'uomo, si scosta i capelli da viso, raccogliendoli dietro alla nuca, apre la bocca, la spalanca, l'uomo si è alzato, ha già il pene fuori dai pantaloni, lo avvicina alla bocca di Anna, lo tiene tra le dita, inizia a urinare regolando, controllando il flusso con molta attenzione, la bocca di Anna si riempie fino all'orlo, l'urina quasi trabocca delle labbra, Frolo si ferma, lascia alla donna il tempo necessario per deglutire, quando Anna riapre la bocca è vuota, ostentatamente offerta all'uso osceno è improprio che è stato richiesto, e lui continuando a ridere e a ruttare torna a riempirla più volte, fino a quando sembra essersi svuotato completamene, Anna non ha lasciato sfuggire che poche gocce quasi fosse golosa di quel liquido maleodorante, poche gocce che scendono lente, e formano un rivolo lungo il mento, si allunga sul collo fino a scomparire dentro la scollatura dell'abito, Margherita ha assistito in silenzio, senza muoversi, quasi ignorata dall'uomo, d'istinto raccoglie dal tavolo un tovagliolo, l'unico a sembrare pulito e lo porge ad Anna, l'uomo l'anticipa e lo prende in mano usandolo per asciugarsi il pene, poi ridendo lo porge ad Anna
"che brava, che gentile ed educata, la tua bellissima e giovane amica, ora dovrò pensare a lei, il tuo uomo lascia sempre ad altri il lavoro più sporco"
"non è più il mio uomo, ora è il suo"
"ha, per me fa lo stesso, basta che mi paghi quello che abbiamo pattuito".
La maggior parte dei sadici, usa strumenti, si veste, e veste le sue vittime con orpelli e chincaglieria che rendono esteticamente più vistose le loro scene, le loro esibizioni, cercando forse di dare loro un connotato artistico, un'impronta teatrale, Frolo no, lui tortura la vittima con quello che trova, senza cercare in alcun modo di trasformare il suo sadismo in un rito.
Parla con Anna mentre cerca quanto li serve nella cantina del ristorante in cui sono scesi, parla dei suoi "clienti", dei Suoi "Padroni", di Anna di come lui l'aveva vista e vissuta quando era stata messa a sua disposizione, intanto raccoglie alcune vecchie corde, e un martello, e sempre parlando, spoglia Margherita, attardandosi su ogni indumento, e su ogni pezzo di pelle che le scopre, e intanto parla ancora con Anna.
"sei certa di non aver voglia di una serata con me, magari davanti ad un pubblico, che ti guardi, come quella sera a Piccolo Inferno"
Anna fa un cenno deciso di diniego, scuote la testa, quasi con fastidio allontanando immagini di se che non vuole che si formino
"lo usate ancora quel posto? Riesco a mala pena a ricordarlo, anche se ho ancora vivo, ogni atto ogni sensazione, ogni colpo che ho ricevuto quella notte"
"certo, che lo uso, la settimana scorsa abbiamo organizzato una crocifissione, con tanto di chiodi, un ragazzo e una ragazza, lo facevano per soldi, lui ha ceduto subito, abbiamo dovuto tirarlo giù dopo pochi minuti, lei invece è stata magnifica, veramente magnifica"
Frolo sembra fermarsi, chiude gli occhi forse per richiamare l'immagine appena evocata della ragazza in croce, ma Margherita ormai è completamente nuda, e sta rabbrividendo, Frolo le apre la mano, ne studia il palmo, punta l'indice nel mezzo.
"cosa dici vuoi provare?"
Margherita ritrae la mano, la chiude a pugno, coprendola con l'altra quasi volesse difenderla.
"no, è ancora presto, iniziamo con qualcosa di più semplice, meno cruento, almeno, all'apparenza, un martello ad esempio, anche senza chiodi, può dare e fare molto"
Frolo parla e si muove, mellifluo, viscido, senza che se ne avveda guida Margherita contro una delle pareti, è un muro di mattoni in parte sbrecciati e coperti di muffe, all'altezza giusta c'è un anello di ferro arrugginito, costringe Margherita ad alzare le mani, e la lega all'anello.
"tu, Anna, puoi andare, torna tra un'ora a prenderla"
Margherita, non grida, trattiene l'urlo, le guance si gonfiano riempite d'aria, soffia quasi sbuffa, il corpo è come colpito da una scossa, si tende si irrigidisce, resta qualche istante immobile, indurito in ogni fibra, poi si affloscia restando appeso all'anello, il manico del martello di Frolo ha colpito Margherita sul piede, poi sulla caviglia, sull'osso più esposto nel punto più doloroso, due colpi rapidi forti prima all'interno poi all'esterno, senza attendere reazioni,
"fa male?, dimmi se ti fa troppo male, vuoi che smetta? Piccola cara, lurida stronzetta"
Frolo parla strascicando le parole, guardando fisso il viso della ragazza, è li in quel viso il suo piacere, in quel viso umido di lacrime, i quegli occhi sbarrati, che non vogliono guardarlo, parla e tocca, palpa e stringe, esplora, studia il corpo di Margherita, poi torna a chinarsi e a colpirle i piedi sempre nello stesso posto.
"smetto? Vuoi che smetta, che ti liberi, vuoi tornare dal tuo uomo, oppure scappare dalla mamma?, non ti piacciono le mie carezze, ti faccio schifo, puzzo, ho l'alito cattivo? Anche ad Anna non piaccio, eppure mi ha bevuto, e come se mi ha bevuto"
Il viso di Margherita è contratto, gli occhi gonfi, pieni d'acqua salata, la bocca dischiusa, il labbro inferiore trema, lascia cadere gocce lunghe e pesanti di muco e saliva,
"continuo?"
Margherita fatica a parlare, muove la bocca senza riuscire a trarne dei suoni
"allora? Continuo o mi fermo, ti ho fatto troppa bua?"
"si"
"si? cosa?, ti ho fatto troppa bua?, o si!, continua Masto Frolo, colpiscimi ancora più forte, o come dicono gli americani, MORE"
La voce ritorna, impastata di saliva ma ritorna,
"si, continua"
"NON HO SENTITO BENE"
"ANCORA COLPISCI ANCORA, MORE, MORE"
Frolo riprende a colpire, sulle gambe, colpendo le ossa, sulle braccia, sul bacino dove sporgono e risultano indifese,
"ancora?"
"Si"
questa volta è un si gridato, urlato,
Frolo getta il martello, e le schiaffeggia i seni, facendoli sobbalzare,
"continuo?, guarda che ora ti faro male, molto male?"
"FALLO, NON CHIEDERE DI FARLO"
"Non sei tu piccola a stabilire cosa ti posso chiedere, ok?"
"Ok"
"Dimmi, vuoi che ti faccia ancora male? Molto male?"
"Si fammi male, molto male"
Frolo raccoglie da terra le corde che non ha ancora usato, le avvolge sulla mano per riunirle, e le usa come fossero una frusta, Margherita, riceve i colpi sui seni, sul ventre, apre, allarga le gambe, vuole, desidera essere frustata anche li, all'interno delle cosce, e lo fa capire, Frolo la frusta, approfittando delle gambe aperte, le frusta anche il sesso, fino a che lei, incapace di resistere, si richiude per pararsi da quei colpi, Margherita respira sempre più in fretta, con la bocca spalancata, si gira su se stessa, offre la schiena, le natiche, le forze iniziano a mancarle, è sempre più piegata sulle gambe, il busto si appoggia al muro, i mattoni le graffiano i seni, già segnati dalle mani e dalla frusta improvvisata di Frolo.
Frolo si toglie la camicia, rimanendo in canottiera, è intrisa di sudore, grosse gocce scorrono tra i peli del petto, ormai grigi, la pancia è completamente bagnata e la canottiera che vi si appiccica sopra, la frusta si abbatte sulla schiena e sul culo, con colpi forti quasi ritmati, i minuti passano, Frolo la fa girare più volte, cambia strumento, usa un pesante tubo di gomma nero che fa un rumore sordo colpendo il corpo della ragazza, Margherita non si regge più, è completamente abbandonata alle corde che la legano al muro, mormora qualcosa, sembra una preghiera, quasi si stesse preparando a morire.
"Basta, l'ora è passata"
E' la voce di Anna, è rientrata nella cantina da qualche minuto ma, non è intervenuta subito, ha atteso, ha atteso che Margherita arrivasse al limite, allo stremo, che tutto il corpo fosse segnato, che la pelle in qualche tratto si aprisse e sanguinasse, che tutto il peso gravasse sui polsi legati, che le mani si colorassero di viola scuro, che la mente della ragazza arrivasse ad accettare, anche la conseguenza più estrema.
"slegala, la riporto da Paolo"
"prima me la voglio inculare, posso?"
"si ma fallo subito, prima che svenga"
Frolo si toglie scarpe pantaloni e mutande, il pene eretto è grosso, quasi mostruoso, si avvicina a Margherita, le scosta le natiche, e cerca di entrarle nel culo, la cosa non sembra facile, ma lui insiste, costringe Margherita a puntare i piedi sul muro, per portarla alla giusta altezza, le fa allargare le gambe, per rendersi più agevole la sodomia, Frolo si muove lentamente, pesantemente, cerca il passaggio in maniera ruvida, goffa, ma decisa, lo trova, spinge con le gambe, penetra dentro, con un ridicolo gridolino di vittoria, Margherita getta la testa all'indietro, la testa si appoggia alla spalla di Frolo, i capelli scendono sulla schiena dell'uomo, dondolano, pesanti di sudore, Margherita con la voce improvvisamente tornata chiara e limpida, gli parla, le parole escono calme, precise, con un tono che contrasta incredibilmente con il loro contenuto
"fottimi il culo, non riuscirai a rompermelo, ci sono già entrati in molti, e molti entreranno ancora, c'è e ci sarà sempre posto, anche per uno schifoso maiale come te"
Stremata, ferita, ancora dolorosamente legata, penetrata a fondo nel culo, Margherita, ora domina la squallida scena, lei che ha subito, e che all'apparenza, continua a subire, ora è padrona, Frolo dentro il suo culo serve solo a farla godere, lui non è nessuno, solo un attrezzo che ha usato per eccitarsi in maniera malsana e perversa, come le è ormai indispensabile.
NANÙ
Margherita e il suo amante, hanno ripreso una vita all'apparenza "normale", Margherita vive ormai nella casa di Paolo, ha lasciato senza rimpianti il piccolo Residence dove abitava, e giorno dopo giorno sente la nuova dimora diventare anche sua, le manca Anna, se ne è andata, è sparita, sapeva da subito che non sarebbe rimasta, ma non se lo aspettava così presto, senza dirle nulla, non ha lasciato dietro di se ne oggetti né cose, che facciano pensare ha un suo ritorno, Margherita ha solo il ricordo del suo profumo, del suo corpo, delle sue mani esperte nel darle piacere. Paolo è un amante molto esigente con Margherita, ogni loro rapporto è teso, duro, portato al limite, allo spasimo, l'aggiunta del dolore fisico, di forme evidenti di umiliante e definitiva sottomissione di Margherita, è spesso necessaria, per soddisfare appieno la eccitazione di entrambe, talvolta il dolore viene sostituito dalla esibizione ad estranei del corpo nudo di Margherita, estranei presi a caso, a cui lei si mostra volgare e sconcia, spesso Paolo scopa Margherita assieme ai prescelti, la fotte davanti a loro e poi né incita rapporti, sodomie violente, estreme, lei diventa una bestia addestrata per il sesso, una preda vinta, un animale affamato, assetato, di mani, di cazzi, di sperma, Margherita si prostra davanti a uomini che non conosce, mostrandosi loro, cagna succube disposta a tutto, rantola, quando la penetrano, ingorda lecca di loro, ogni goccia liquida, non importa che sia di sperma, di sudore, di schiumosa saliva, o di piscio ributtante, da loro si fa percuotere i seni, trattenendo ogni suono che non sia quello sordo delle mani, o degli strumenti con cui le picchiano le mammelle, controlla il dolore, controlla il piacere, resiste alla violenza che provoca agli improvvisati partner, fino all'ultimo, fino a che l'orgasmo non può più essere trattenuto, un orgasmo che allora scoppia, deflagra, col rumore di un fuoco d'artificio, che lascia inebetito chi la vede e lo ascolta, stupisce anche Lui, il suo amante che pure l'ha costruita, la forgiata per arrivare a quello.
Margherita ritorna a casa è uscita per compere, ha acquistato nuovi indumenti per se, per rendersi più oscena, indumenti per mostrarsi in modo volgare, tanga, calze, corpini e busti, che lasciano il seno scoperto, colori forti, niente eleganza, solo cercata e voluta volgarità, ma anche alcune cose belle, quelle sono solo per lei e per lui, fragili pizzi e colori tenui, per quando dopo essersi perduti con altri, ritrovano una loro splendida intimità.
C'è musica accesa in casa, Paolo non c'è è fuori città per alcuni giorni, forse Anna, ma Margherita sa già che non sarà lei e che c'è qualcosa di nuovo che la aspetta, c'è un uomo, un uomo nudo, nel salotto grande, è seduto sul bracciolo di una delle grandi poltrone di pelle, muove una gamba al ritmo della musica, è calvo, anzi, rasato, come rasato è anche il pube, ha un pene, lunghissimo, affusolato, i capezzoli forati da anelli, il corpo magro, senza ombra di peli, non è giovane, forse altrepassa i quarant'anni, Margherita li gira attorno per guardarlo meglio, Come Anna ha una natica marchiata, emana un buon profumo, ha muscoli evidenti, allenati, ma non eccessivi, qualche segno sulla pelle, segni di frustate recenti, anche Margherita né porta addosso, si toglie gli abiti e gli esibisce allo sconosciuto, come se non fossero sfregi, ma ornamenti di cui essere orgogliosi, come segni di una sconosciuta fratellanza
"io sono Nanù"
"io Margherita"
"lo so come ti chiami"
"Nanù, che nome è il tuo, è un nomignolo, dimmi quello vero"
"è questo ormai il mio nome vero, quello che avevo ora è un falso, avevo un nome e un cognome, ora non li ho più, mi sono stati tolti, definitivamente, come i peli sul mio corpo"
"perché"
"perché così piace a chi ora mi possiede"
Nanù ha una voce alta, quasi stridula i pochi movimenti che ha compiuto da quando Margherita è entrata nella stanza, sono estremamente armonici e fluidi
"sei gay?"
"lo sono stato, ora sono quello che mi dicono di essere"
L'essere ambiguo e strano, eccita Margherita, che gli si mostra mettendosi davanti a lui, a gambe leggermente aperte, si sente bella, bella per chiunque, anche per un frocio, bella da guardare, da toccare, da scopare
"io ti piaccio"
"non mi è permesso avere gusti, o affetti"
Margherita, si accarezza i seni, la fica, si succhia le dita con fare da bambina
"posso toccarti l'uccello, mi sembra quasi finto, non ne ho mai visti di così lunghi"
Margherita lo tocca, lo accarezza, il pene si irrigidisce progressivamente, aumentando ancora di lunghezza e di volume,
" si che ti Piaccio"
"mi piace il sesso, mi piace essere usato per il sesso, per questo, per farlo senza alcuna umana limitazione, ho rinunciato al mio nome, e a quanto mi era dovuto come essere umano"
Margherita continua ad accarezzare il pene cercando di portarlo alla sua lunghezza massima, poi si china a leccarlo,
"voglio ingoiarlo tutto"
" ci sono riusciti in pochi"
Margherita lo lecca in tutta la sua lunghezza, salendo e scendendo con la lingua umida di saliva più e più volte per tutta la lunghezza del pene,
"te lo leccano così anche i maschietti?"
"qualcuno, pochi purtroppo"
"sei proprio una checca, ma mi piaci Nanù, vuoi essere mio amico?"
"mi è stato ordinato di esserlo"
"per me fingi di essere così remissivo, da qualche parte coltivi ancora qualcosa, qualche, gusto. Qualche desiderio"
"cercalo, se vuoi"
Margherita ha già il cazzo in bocca che riesce a contenere solo in parte, torna a leccarlo, a insalivarlo, lo accarezza lo stringe fra le dita, ne studia la lunghezza, lo spessore, la consistenza, lo avvolge con le labbra, se ne riempie la bocca, le labbra avanzano, quasi si arrampicano, con piccoli movimenti, conquistandone una nuova parte, poi le labba si aprono, si spalancano, altri centimetri di quella pelle liscia, di quel muscolo ormai rigido e duro, le entrano in bocca, non basta, il cazzo sporge ancora, dalla bocca le escono suoni strani, grumi di muco e saliva, Margherita, chiude gli occhi spinge avanti con forza la testa, il viso e paonazzo, il corpo le trema, stimoli di eccitazione, conati di nausea, si mescolano, si sovrappongono, torna un attimo indietro, riprende fiato, si lancia nuovamente in avanti, il viso si schiaccia sul ventre piatto dell'uomo, le mani di Margherita si attaccano dietro alle natiche per impedirsi di arretrate, resta fino a che il fiato glielo consente, con il lungo pene immerso nella gola, poi si scosta fino a lasciarlo quasi uscire, respira, respira a fondo, poi si rigetta ancora in avanti, lo ingoia ancora, completamente, e così tre , quattro volte, con lentezza, grida di gioia, torna a leccare, a ingoiare, ed infine ad offrire il viso hai getti di sperma, che ha sentito montare lungo l'asta.
Tra Nanù e Margherita, l'intesa è immediata e profonda, i due si raccontano vita, amori, desideri, paure, Nanù tiene solo nell'ombra le identità di chi lo possiede, scusandosi per la reticenza, Margherita intuisce che lui è proprietà di una coppia, non di un singolo, lo è da ormai tre anni, spesso viene dai padroni scambiato o dato in prestito ad altri, Come Anna è stato marchiato in una "cerimonia" pubblica che lui le descrive in ogni particolare, trasmettendole il dolore e la fierezza che il ferro incandescente gli avevano fatto provare e confondere.
Per giorni i due escono sempre assieme , mangiano, vivono quasi fossero una coppia, Margherita sfrutta il lungo sesso di Nanù, per ricavarne tutto il piacere possibile, predilige prenderlo nel culo, la fa sentire succube, e la sua lunghezza le provoca sensazioni molto forti e nuove, quando Nanù si ritrova incapace di accontentarla perché il suo pene resta inutile e pendulo, le lavora il corpo con le mani, mani con dita lunghe e sapienti, che aprono e frugano ogni angolo del corpo della giovane donna, fino a trovare altri orgasmi più violenti e nascosti.
L'assenza di Paolo si allunga, E Margherita con Nanù come complice, inventa ogni giorno nuove scorribande di sesso in cui esibisce il pene del compagno e la sua capacità di farsene possedere, con l'orgoglio di un'acrobata si mostra davanti ad un pubblico ogni volta diverso, in rapporti orali che le provocano inizi di asfissia, conati di vomito che talvolta neppure riesce a trattenere ma, anche la capacità di gestire questa naturale ripulsa diventa parte dei loro "spettacoli", , si offre alla sodomia lasciandosi riempire senza rifiutare ne nascondere il dolore che questa ogni volta le provoca, ritornano a casa sempre a notte fonda, con Nanù sfinito dai coiti che lei gli ha imposto, e lei assurdamente raggiante e soddisfatta, il sesso le sta penetrando in ogni fibra, non importa quanto sia duro, sporco, estremo, si sente pronta a qualsiasi prova, esperienza, indifferente a qualsiasi conseguenza, che le sue attività sessuali le dovessero comportare, spera,ma non lo confessa a Nanù, di essere marchiata come lui ed Anna, o addirittura crocifissa come la ragazza di cui ha raccontato Frolo, pensa spesso a se stesa in quella posa, una notte, sveglia Nanù per avere conferme su cose che sospetta e teme, lui cerca di schernirsi, di evitare il ricordo, farfuglia scuse, rinvia al mattino, ma lei gli stringe i testicoli fino a renderlo paonazzo per il dolore.
"c'eri alla crocifissione?"
Nanù è ancora dolorante, fatica a connettere, si ferma a pensare, "si, c'ero anch'io, ho preparato il ragazzo, l'ho tenuto fermo mentre Frolo, piantava i chiodi"
"e la ragazza, come si chiamava, e chi ha aiutato Frolo con lei"
"Credo si chiamasse Silvia, era molto forte, decisa, forse si era drogata, ma non lo so con certezza, comunque non ha voluto che nessuno la tenesse ferma, si è appoggiata al legno, e si è lasciata inchiodare, prima una, poi l'altra mano, ha urlato, ma non ha fatto niente per sottrarsi, neanche dopo aver provato il dolore del primo chiodo, anche dopo, appesa, sotto la frusta che la spellava di colpi, era INCREDIBILE, so che ha preso 200 milioni di vecchie lire, non è stato Frolo a inchiodarla"
"chi è stato"
Margherita intuisce già la risposta, una risposta che la riempie di paura ma anche di orgoglio
"è stato il tuo uomo"
I giorni passano, Paolo deve tornare da un momento all'altro, non ha dato né una data ne un'ora precisa, ha solo avvertito Margherita che ritornerà presto, e Margherita continua la sua corsa folle, trascinando sempre Nanù con se, senza riposo, senza limiti, senza orari, cerca e trova per Nanù un gruppo di froci sadici e violenti, lo da loro in pasto, li incita, gode nel vederlo maltrattato, umiliato, li aiuta, riesce a farsi coinvolgere, diventa parte integrante dell'orgia sodomita che ha provocato, poi quasi per scusarsi il giorno successivo, procura al compagno un ragazzino appena svezzato, giovane tenero, e rimane nell'ombra a guardarli, mentre i due si scoprono e si danno piacere.
E' notte fonda quando ritornano a casa, le luci dell'appartamento sono accese, Margherita si ferma
"è tornato, vienimi dietro, quando sarò davanti a lui, mi metterò a terra, tu mettimelo nel culo, subito senza preparami, ho voglia che veda quanto mi sono allargata"
Poi corre senza attendere risposte, sulle scale, senza aspettare l'ascensore, veloce come una ragazzina eccitata che ha fretta di far vedere il vestitino nuovo. Entra, passa il corridoio, lui è nel salotto grande, in piedi, non è solo, c'è una donna con lui, giovane, bella, con due occhi enormi, luminosi, attenti, curiosi, un attimo, solo un attimo di esitazione, la presenza dell'ospite non cambia nulla, anzi aggiunge qualcosa di più forte all'emozione che lei prova e a quella che vuole dare al suo amante, Margherita è subito nuda, totalmente nuda, si prostra a terra, le mani dietro ad allargare, a preparare le natiche, i passi di Nanù percorrono il corridoio, anche lui non esita, il suo pene è pronto, lo appoggia allo sfintere, lo tiene con le mani, perché non si pieghi, il rapporto così immediato, senza nessuna preparazione, fa male ad entrambi, entrambi chiudono gli occhi, stringono i denti, entrambi spingono, lo sfintere di Margherita si apre, il pene penetra, sfonda, scende nell'intestino di Margherita lo occupa, lei suda copiosamente, suda per il dolore, per l'eccitazione, per l'orgasmo che ancora una volta monta, le squarcia l'anima, le riempie il cervello. Margherita rimane a terra, sfiancata, fatta di sesso, come fosse fatta di droga, addosso altre al suo ha ancora gli odori di quattro uomini e di due donne, persone con cui si è accoppiata nell'arco della giornata, e quello ormai familiare di Nanù, non ha mai trovato ne il tempo ne la voglia di lavarsi, la donna ha invece un profumo tenue appena percepibile, è china su Margherita, sembra studiarla, le parla con una voce calda profonda,
"ciao piccola, sei bella, bellissima, ti vorrei, ma io non posso sostare in questo luogo, ma mi ha fatto piacere conoscerti, e guardarti"
La figura della donna scompare veloce, quasi senza rumore,
"che era?"
"Angel, una carissima amica, che non credeva tu esistessi".
FRANCO
Il ritorno di Paolo, cambia ancora una volta i ritmi di vita di Margherita, lui le impone di tornare ad una parziale "normalità", il contrasto tra la splendida studentessa e la schiava perversa che è diventata, non deve attenuarsi, così Margherita torna a frequentare l'università, gli amici di prima, torna un paio di giorni anche dai genitori, nella sua città natale, ma di notte lui la vuole puttana, e Margherita si vende, altre notti la presta, la presta ad "amici" che ne fanno richiesta, altre notti, la usa, la usa per il suo piacere, a volte semplice, ma i piaceri veri di entrambi, sono ormai violenti e perversi, si vede e si sente anche con Nanù, lui le telefona spesso, e quando trovano momenti coincidenti di "libertà" si incontrano e si fottono, incredibilmente non ancora stanchi di una attività sessuale che per entrambi è incessante.
Margherita è stata "ferrata" come aveva cominciato a desiderare di essere, da due settimane porta addosso segni permanenti che dichiarano il suo nuovo stato, Paolo per ora non ha voluto ferrarle anche i capezzoli, ma solo il sesso, tre anelli, uno il più difficile e doloroso, è fissato alle estremità di una lunga barretta che le è stata inserita molto profondamente sotto alla pelle del monte di venere, poco sopra alla vagina, Margherita ricorda le mani strette, con le nocche livide, avvinghiate ai braccioli della poltroncina, mentre con una specie di punteruolo le entravano a fondo, potrà essere usato per tenerla ferma, per trascinarla con un guinzaglio, per appendervi pesi, senza timore che la pelle si strappi, gli altri anelli, sono piccole vere che attraversano le grandi labbra, da due giorni il suo amante dopo aver verificato che le ferite fossero ben rimarginate, vi ha attaccato dei pesi a forma cilindrica, lucidi, di acciaio, via via saranno sostituiti da altri, progressivamente più pesanti, vuole che il peso deformi le labbra, rendendole il suo sesso più visibile e appariscente, Margherita indossa solo gonne e sotto non porta nulla, i ferri, i pesi, pendono sotto di lei, le provocano una eccitazione continua, un desiderio appena controllabile di esibirli, di esibirli ai "normali", fotte ogni giorno, più volte al giorno, ma sempre con persone, presentate e imposte da Paolo, o con clienti, quando lui la vuole Prostituta.
"Fanno pensare a una schiava, a una schiava perversa"
"E' quello che sono, i ferri mi marchiano, quelli a cui li mostro non devono avere dubbi sul mio stato"
Franco sta toccando gli anelli di Margherita, turbato, eccitato, si conoscono da tempo, come compagni di studio, Franco le ha sempre fatto una corte appassionata ma discreta, è il candidato ideale, inevitabile per sfogare la voglia di Margherita, Franco le esplora il corpo da un'ora, affascinato, inebetito, lei lo ha letteralmente bevuto, succhiandolo prima che avesse il tempo di fare altro, poi si è tolta la gonna corta, lasciandosi guardare, chiedendo di essere guardata "Prima mi hai chiesto se stavo con qualcuno, non ti ho risposto, io, non sono con qualcuno, io sono di qualcuno"
" cosa vuoi dire?"
"Lo sai, cosa voglio dire, non fare lo stupido, il mio non è un piercing alla moda, lo porto perché così vuole il mio amante, è un segno di proprietà"
Margherita si stupisce di usare ancora quella espressione, Amante, lui la ama ancora, anche se il ruolo di padrone cresce ogni giorno, ogni ora.
"Il mio Amante, mi possiede, mi usa per il suo piacere, se vuole mi può vendere o prestare, oppure, come questa notte, frustarmi"
Margherita si toglie la maglietta e il reggiseno, il busto e la schiena, sono segnati da colpi forti, ricevuti la notte precedente, Margherita ha parlato del suo desiderio di fare all'amore con il compagno di studi, Paolo non ha fatto nessuna obiezione, salvo imporle quei segni freschi, oltre a quelli pesanti e permanenti che già la marchiano
"Non fare altre domande, fammi fare all'amore con te, con gli altri, anche con Lui fotto, con te voglio fare all'amore"
Si siede su di lui, lo fa penetrare lentamente, si muove cercando armonia e sintonia con lui, i muscoli del ventre, si contraggono con lenta sapienza, forti, allenati, si aprono e si stringono, guidati dall'esperienza e dal desiderio di dare e provare un piacere profondo, e almeno questa volta, semplice, il pene del ragazzo viene manipolato dal suo sesso, "Sorridi e amami, io sono felice che altri mi fottano, e che Lui mi possieda, ma sono felice di essere amata da te, amami e basta, senza chiedere altro".
Il tempo di Margherita passa veloce, incredibilmente pieno, divisa tra lo studio, il suo Amante e Padrone, con Franco e la sua passione tenera, gentile, confusa, e con Nanù che quando può, incontra quasi di nascosto. Lo studio sembra non subire in alcun modo danni dalla sua vita nascosta, e dal poco tempo che vi dedica, sostiene gli esami con una facilità e una calma che le erano prima le erano sconosciuti, tutto le viene facile e sicuro, deve solo preoccuparsi di nascondere i segni che spesso porta addosso, Paolo e quelli che lui autorizza, evitano di segnarle le gambe, e le braccia, che porta sempre scoperti, perché le è stato chiesto di essere sempre il più nuda possibile, per provocare gli sguardi e i desideri di chiunque incontri, deve sentirsi continuamente desiderata e concupita, il sesso è sempre nudo, pronto per essere usato, il resto del corpo, quello che gli abiti nascondono ai "normali" può essere colpito, segnato, talvolta ferito, Franco bacia, confuso ed eccitato, quelle ferite, continua ad amarla, ma il mondo segreto di Margherita, poco a poco comincia ad attirarlo, la segue, la pedina, Margherita lo scorge nascondersi in maniera goffa ed inutile, mentre lei si presenta o viene condotta a qualche incontro, il giorno dopo, lui cerca le tracce di quello che lei ha fatto e di quello che ha subito, sulla schiena sui seni.
I pesi sulle grandi labbra in un paio di mesi hanno prodotto l'effetto voluto, si sono deformate, allungate, ora pendono oscene, ornate da anelli più grossi, tra le gambe che lei allarga vistosamente, quando a Margherita viene imposto, o richiesto, di farsi guardare, la deformazione così evidente e voluta, eccita clienti ed amanti, toglie loro ogni residua inibizione, il gancio così lo chiama Paolo, viene usato , quando lui la porta a passeggio in luoghi poco frequentati, la denuda integralmente, togliendole tutto, anche i piccoli ornamenti di tutti i giorni, anelli, orecchini, si aiuta con lo sputo per toglierle il trucco, la vuole nuda, assolutamente nuda, aggancia un lungo guinzaglio, sopra alla sua figa, la strattona, perché lei gioca, gioca ogni volta, un gioco per lei doloroso, ma eccitante, come tutti i suoi giochi, recalcitra, si ribella, resiste, fino a che la pelle le si tende troppo e minaccia di rompersi, qualche volta, un passante la scorge, mentre cammina nuda, come una fiera al guinzaglio del suo padrone, tra gli alberi di un parco, lungo una strada buia, nei parcheggi, tra i camion fermi di zona industriale.
E' l'alba di un giorno caldo e pesante di luglio, Margherita ha sudore rappreso e tracce abbondanti di sesso addosso, ha passato la notte ad accontentare molti uomini, tra loro, anche Franco, ora è uno dei tanti, Margherita sapeva di essere seguita, l'aveva visto, come altre volte, e si aspettava di trovarlo sempre nascosto poco lontano quando, dopo ore, sarebbe uscita dalla casa dove era stata portata a farsi fottere, ma dopo non molto tempo, aveva sentito suonare alla porta, era l'unica donna nella casa, loro, quelli che doveva soddisfare, erano in dieci, la stavano scopando e inculando, a turno, senza fretta, sapendo di poterla usare fino all'alba, le avevano legato abilmente i seni, con corde strette, che facevano male, Margherita, si sentiva oscena, con le mammelle deformate e viola di sangue fermo, era oscena, e godeva di quella nuova oscenità, così visibilmente dolorosa.
"C'è un ragazzo, Franco, dice che lo conosci, vuole entrare, cosa facciamo?"
Margherita, pensa a Franco, uno scoglio a cui si è aggrappata, è solo uno scoglio, un angolo in cui riposarsi, appena uscita dalle onde forti che sembrano volerla trattenere con loro, su uno scoglio non si può vivere, si può solo riposare prima di tornare tra le onde, che urlano e la chiamano
"Legatemi a quella trave, quella che vedo a terra, l'avete portata qui per legarmici vero? E allora usatela, subito, legatemi stretta, fatela diventare il mio piccolo patibolo"
La trave viene alzata da due uomini e posta sulle spalle di Margherita, la legano con corde, altre corde che stringono e le graffiano la pelle, le legano le braccia, le mani, strette, strette alla trave "Ora mettimi un peso, un peso il più grosso, attaccato al gancio, e poi fallo entrare, che mi veda, che mi veda così"
"Margherita?"
"Quasi non mi conoscessi"
Margherita si regge a appena, la grossa trave legata sulle spalle la schiaccia, quasi fosse una croce, le mammelle ancora strette dalle corde, il grosso peso attaccato al gancio le pende tra le gambe larghe, che non riesce a tenere dritte, restano piegate dai pesi, e dal dolore intenso, la pelle dell'inguine sembra quasi strapparsi, oppressa dal peso che le dondola sotto, ha il viso sporco, sporco del trucco pesante, sciolto da lacrime che neanche l'eccitazione riesce a trattenere, da tracce abbondanti di sperma, sul viso, sul corpo, segni di colpi, cera secca, e ancora sperma, gocce pesanti dell'ultimo che l'ha scopata, si staccano dalle grandi labbra deformate, cadono a terra,
"Cosa vuoi?"
"Ti voglio anch'io"
"Piccolo, qui mi si fotte, mi si incula, mi si piscia addosso, qui non mi si ama"
"Voglio fotterti anch'io, come gli altri"
"Non potrai più amarmi, lo sai?"
"Si!"
"Allora fatti avanti, unisciti alle bestie"
Il suo uomo è venuto a prenderla alle cinque del mattino, l’ha fatta salire in macchina, nuda e sporca come l'hanno lasciata, come altre volte, la sta portando a passeggio in un terreno abbandonato ai margini della città, all'apparenza incurante del suo stato di evidente prostrazione, il terreno è molle, durante la notte ha piovuto forte, è pieno di detriti, a tratti viscido e a tratti pungente, per pietre e per i residui di costruzione che vi vengono scaricati, Margherita e a piedi nudi, ed è mortalmente stanca, cammina china quasi gobba, due uomini li seguono da un po' di tempo, bisbigliano tra loro, Paolo la guida senza neanche guardarla, verso un angolo nascosto, da alberi e resti di mura, a terra ci sono mucchietti di feci, qualcuno coperto da fazzoletti di carta, la costringe a camminare in tondo, i due uomini si sono fermati ai margini della zona, evidentemente usata da sbandati come latrina, hanno i cazzi fuori, si masturbano, la stanchezza di Margherita è all'improvviso scomparsa, l'adrenalina le scorre nel sangue, continua a camminare in tondo seguendo gli ordini di chi la doma, ma ora è più veloce, cammina eretta, è fiera, eccitata dall'essere mostrata, in quel modo, e in quel posto, calpesta indifferente qualsiasi cosa, senza cercare di capirne la natura, ad un ordine, si china, si mette carponi, Paolo stacca il guinzaglio, sa che non ha più bisogno di guidarla, le mani, le ginocchia, i piedi, si appoggiano sul terreno putrido, Margherita si muove a quattro zampe, sul fango, sui sassi sui grumi di feci, Margherita si distende, si abbandona, nuda sulla terra insozzata si struscia, si rotola, si insozza di fango, si imbratta di merda, è bestia, guardata concupita da altre bestie,, si accuccia, guarda i sui compagni, ancora divisi tra lo schifo il desiderio, scosta le grandi labbra con le dita, e urina a terra, l'urina esce sempre più abbondante, scroscia, forma altro fango sotto ai sui suoi piedi, i due uomini si avvicinano, le schizzano il loro sperma addosso, poi anche loro urinano, lei si porge ai loro getti, li beve, lascia che le si svuotino addosso, li fa girare, abbassa loro i pantaloni, lecca loro il culo, li incita, stimola il loro ano prima con la lingua poi lo penetra con le dita, li deride per il loro imbarazzo.
"Accontentatela, non vi capiterà più un'occasione simile, lei è tutte le donne che vi hanno ignorato, maltrattato, che si sono fatte desiderare, e vi hanno lasciato con un pugno di mosche in mano, anzi con un pugno di cazzo da menare"
Le cagano in bocca, le coprono il viso ed il corpo di merda, poi quasi fuggono, inorriditi per quello che hanno fatto.
Lui è sparito, ma torna poco dopo , con un secchio d'acqua trovato, o forse preparato prima, e uno straccio di vestito, Margherita si lava alla meglio, e si veste.
"Posso scendere più in basso? Essere ancora più oscena? più sporca? è possibile?"
"Si!"
"Allora voglio esserlo"
IL PROFESSOR ARRIGHI
"Mi ami ancora?"
La domanda è diretta, precisa, ma fatta in maniera calma, quasi serena, nonrimane ansia ad attendere la risposta
"Si, penso di si, da qualche parte, dentro di me, credo di nascondere un ragazzo romantico, forse quello che ero, o che potevo essere tanto, tanto tempo fa, e tu?"
"Io? credo di amarti come prima, anche se ora ti vivo più come padrone che come amante, sento di doverti devozione, più che amore, la ragazza romantica?, te la ricordi? Lo ero, lo sono stata, ma credo di averla vomitata, assieme a sborra e piscio, non è più dentro, non grida, non parla, non si ribella, come ha fatto quando tutto questo è iniziato"
Margherita è in piedi davanti al suo Amante, si tocca i ferri, si accarezza, stringe, quasi si tortura i seni
"Ora sono solo una femmina che cerca il sesso ovunque e comunque, sesso nei cessi, nei postriboli, mi pensavi così nelle tue fantasie quando ero solo la tua amante giovane?, quella giovane ragazza è diventata una puttana pazza, ti piace questa definizione, MARGHERITA , LA PUTTANA PAZZA, me la fai stampare su una locandina in diecimila copie, la voglio appiccicata sui muri di tutta la città, voglio che la gente mi guardi quando passo, mi ingiuri, mi desideri, mi sbatta a terra e mi fotta senza chiedere permesso"
"Hai voglia di fottermi?"
"Si, come sempre"
I due amanti fottono, lui la usa, le copre il viso di sputo, le entra con la mano in bocca, ne cerca la nausea, la incula, la fotte, la trascina nel cesso, la usa come latrina, ma non smette di cercare negli occhi di Margherita qualcosa che gli dica di smettere, ma non vede niente, solo il desiderio di essere trattata a quel modo, l'unico ormai con cui si rapportano tra loro, anche se da mesi lui non la batte, ne la fa battere da altri, i loro rapporti sessuali restano sempre violenti e sporchi.
"Preparati per le undici di questa sera, una macchina verrà a prenderti, nella mia camera troverai pronto quello che devi indossare"
"È finita la quarantena?"
"E' finita, quella che tu chiami quarantena, è stata una pausa indispensabile, tu non te ne accorgevi, ma i lividi sulla tua pelle tardavano a essere riassorbiti, le ferite a cicatrizzare, dovevo, dovevamo fermarti, il tuo corpo va gestito con accortezza, se ne vogliamo spremere, ogni piacere e ogni guadagno possibile, in questo mondo il danaro è ormai l'unico metro per giudicare il valore di qualcosa, stasera le tue prestazioni saranno vendute, dovrai farci guadagnare, guadagnare molto"
La macchina un grosso Mercedes Nero, si ferma davanti al ristorante di Frollo, è passata la mezzanotte, qualche avventore sta uscendo, dentro c'è ancora gente, movimento, rumori, voci allegre di gente comune, Margherita indossa una gonna molto corta, di tessuto simile al metallo, ha il colore dell'oro, gli orli della gonna danzano sulle cosce, la poca stoffa, si posa e si stende leggerissima sulle natiche, rivelandole nude, sopra porta una striscia, una sciarpa lunga e stretta, di rete fine, dello stesso colore, le passa dietro alla nuca e si intreccia davanti a coprire appena il seno, non porta scarpe, le dita dei piedi e delle mani sono infilate in anelli, anelli uniti con catenelle ad un bracciale di metallo, alla caviglia per i piedi e al polso per le mani, nelle borchie che porta infisse sulle grandi labbra, è inserita una barretta, le tiene il sesso dischiuso, Margherita cammina lenta, quasi incede, Principessa di terre sconosciute ai più, passa nel lungo corridoio del ristorante, senza guardarsi attorno, sono loro, gli altri che devono guardarla, e guardano, desiderano, immaginano, sognano di lei e su di lei.
Il tavolo è sempre lo stesso, l'ultimo, vi siedono Frollo, il suo amante, altre due persone sono di schiena, sono entrambi uomini, uno lo riconosce subito, senza dubbi, anche se ne vede solo gli abiti e la nuca, Il professor ARRIGHI, Margherita ha un attimo di incertezza, per qualche istante vorrebbe non essere lì, non essere quella che è, stima molto quell'uomo, da quando un paio d'anni prima ha frequentato i sui corsi, ne è da sempre affascinata, ha i capelli grigi, quasi bianchi trattenuti in una coda da cavallo, una voce calma bassa, una voce che inchioda sulle sedie le aule più indifferenti, Margherita come molte sue colleghe è rimasta irretita dai sui modi, dalle sue parole, dai vestiti, sempre grigi, eleganti, lino o morbida flanella, portati sopra a semplicissime maglie girocollo, anche il leggero bastone, un vezzo, più che una necessità di sorreggere un ginocchio leggermente leso, acquista portato da lui un fascino altrimenti incomprensibile, ARRIGHI è lì, pranza con Frollo e con il suo Amante Padrone, e se è li con loro, aspetta una puttana, una puttana di nome Margherita, ARRIGHI appartiene al suo nuovo mondo ora, Margherita gli sarà offerta, e che lei dovra far salire al massimo il suo prezzo, non pensa, non si chiede, quello che potrà fare di lei, potrà fare tutto quello che sarà stabilito nel prezzo di acquisto. Gli uomini si alzano, galanti, educati, solo Frollo resta seduto, continuando a mangiare.
"Ciao Frolo"
"Ciao Margherita, conosci il Professor ARRIGHI e il suo assistente Alessi? hai studiato con loro se non sbaglio"
Alessi detto anche Leccaculo, figura infima e viscida, nessuno sa perché Arrighi lo tenga con se, guarda, esplora, ogni studente che gli capita sotto come una sanguisuga assetata di sangue, Arrighi sembra non badarlo, non accorgersi delle moine di cui gli si rivolge, ne avvedersi delle angherie che pratica sugli studenti, tanto è amato e rispettato il primo, tanto è odiato il secondo, ora sono li allo stesso tavolo, e Margherita, viene offerta e presentata ad entrambe.
"Vi piace la nostra Margherita"
Alessi la scruta, la squadra, sorride falso e impostato come sempre
"da come si presenta sembra una dea, una dea pagana, non certo la puttana che ci avete promesso"
" sono puttana, puttana nel sangue, ormai, sono quella che cerchi, e se sei qui lo sai gia"
"Una dea puttana, con la fica dorata, immagino"
Frollo e Alessi ridono, rumorosamente,
"Stia zitto Alessi, cerchi di essere meno volgare"
La voce di Arrighi è stizzita, secca, poi cambia tono e parla guardando fisso Margherita
"E' stata una sorpresa, scoprire la sua natura nascosta, la conoscevamo come una delle nostre migliori studentesse, seria e distaccata, abbiamo a lungo parlato con l'amico Frollo e con il suo Amante, ci sono state mostrate e raccontate molte cose su di lei, vede Margherita a noi non basta una puttana, le puttane hanno, e pongono limiti troppo stretti, per quelli che sono i miei gusti e quelli del mio assistente, so già che i suoi sono, come dire, più ampi, può andare ancora oltre?"
"Non ci sono limiti, non li pongo, soprattutto a uno come lei, a uno a cui ho sempre desiderato darmi, chiedo solo di essere mantenuta viva, non chiedo altro"
Gli uomini si guardano, il suo Amante e il Professore, parlano fitto, Alessi le tocca una gamba, sale su lungo la coscia fino a verificare la presenza dei ferri, infila un dito sopra alla barretta che unisce le borchie, tira, prima leggermente, poi con forza, Margherita, trattiene il respiro, stringe i denti, lo sfida con lo sguardo, l'uomo, che le impone una serie di strappi dolorosi, il viso e il corpo di Margherita si imperlano di piccole gocce di sudore, poi la sfida tra i due finisce, e l'uomo annuisce ad Arrighi.
Frollo rutta e mangia, ha il mento sporco lucido di grasso e sugo, il suo Amante parla di prezzi di cifre, il Professore tratta, come un commerciante esperto, guarda la merce che gli viene offerta, ne cerca i pregi, ne cerca difetti, la scruta, la pesa, ne studia il corpo appena coperto, ogni piccola reazione alle sue parole, alle sue richieste, Quell'uomo vuole delle prove di quello che sono, le vuole qui, e le vuole subito, poi mi comprerà, mi comprerà subito. Il pensiero di Margherita si forma e prende subito corpo e azione
"Frollo, voglio pulirti il mento come Anna, posso farlo?"
Margherita si alza senza attendere una risposta, si china sull'uomo, gli lecca il mento, le guance, raccoglie sporco e sudore sulla lingua,
"Non dirmi che vuoi anche bere, piccola troietta, vuoi bere qualcosa dalla mia fonte privata?"
Frollo ride, divertito dalla definizione che ha appena inventato per il suo pisello. Il locale è ancora aperto, ma ormai è vuoto, l'ultimo gruppo di persone sta pagando il conto, ed esce commentando la scena assurda che qualcuno di loro dice di aver visto svolgersi all'ultimo tavolo.
"Si, ho voglia di bere la tua piscia, spero che la tua vescica sia piena, perché ho molta, molta sete"
Frollo si alza, si sbottona i pantaloni, Margherita è già sotto di lui, con la bocca aperta e pronta
"Girati, prima ti voglio pisciare tra i capelli, ora mi piacciono le donne con i capelli bagnati"
Lei si gira obbediente, raccoglie i capelli tra le mani, lui vi piscia sopra, fino a che ne sono completamente intrisi, poi si trattiene, Margherita si liscia con le mani i capelli, ora sono lucidi, pesanti,
"Ora bevi, bella"
Margherita ride a gola aperta e Frollo le infila il cazzo che gocciola urina, direttamente in gola, con un sospiro allarga le dita che lo hanno stretto, e lei beve, beve tutto quello che Frolo ha dentro, lo succhia, lo lecca e lo netta, diligente e accorta, riporta con delicatezza il cazzo dentro i pantaloni e li richiude, apponendo alla fine un bacio, quasi fosse un sigillo sulla patta, ma intanto ascolta, ascolta attenta, il suo Amante fissare il suo prezzo definitivo, e le prestazioni che le sono richieste.
"D’accordo, Margherita vale quello che lei chiede, me la mandi tra dieci giorni"
Margherita è in casa del Professore, un vecchio enorme palazzo del centro, un importante patrimonio di famiglia, anche Alessi abita nel palazzo, in un piccolo appartamento, ricavato dove una volta viveva la servitù, il Palazzo è anche un museo, di giorno un paio di persone vi lavorano per tenerlo pulito ed in ordine e guidare le visite di comitive a pagamento, un ampio salone a volte viene adibito a sala convegni o a piccoli concerti, il professore vive e abita in poche stanze del piano nobile, ed è qui che Alessi guida Margherita, mentre le racconta le storie della grande casa, i suoi pregi, e i suoi tesori, quasi fosse tutto cosa sua.
"Confesso che ti ho desiderato, piccola troia, quando passavi per i corridoi, sempre mezza nuda, ti facevi guardare, da me, da tutti, intuivo che eri diversa da altre stronzette che si credono audaci solo perché si vestono poco, ma c'era un accordo con il Professore, niente Studenti, niente persone del nostro ambiente, per soddisfare i nostri piaceri nascosti, le donne le dovevo cercare fuori, trovarti nella Lista di Frollo, è stata la conferma, di una natura che già intuivo, alle prime pensavo a una somiglianza, ma poi Frollo mi ha detto il tuo nome e cognome, era proprio Margherita Dallaporta a portare ferri alla figa, fotografata con il cazzo di un frocio, in bocca, e nel culo"
Margherita ricordava benissimo le foto fatte con Nanù, sapeva a cosa sarebbero, servite, che sarebbero state mostrate, che su quelle foto sarebbe stata, messa in vendita.
"Ho impiegato dei mesi a convincere il tuo amato Arrighi, a permettermi di chiedere di te a Frolo, nel frattempo mi sono dovuto accontentare di un paio di Rumene, capaci solo di fingere piacere, urlavano al primo colpo di frusta, si vendono solo per il terrore inculcato loro dai protettori, la merce come te è rara, sei bella, sei libera, ti piace fottere, ti piace stupire, ti piace eccitare, eccedere, e che altri eccedano su di te, cerca di non deluderci, il Professore ti ha pagato veramente cara"
Ora sono nelle stanze private, in una stanza grande, vuota di arredi, disadorna, il pavimento di marmo, bianco, tirato a piombo, freddo sotto i piedi scalzi di Margherita, in alto grandi vecchie travi di legno, sul fondo la stanza si alza di un paio di gradini e il pavimento diventa di legno, appena entrati nelle stanze del Professore, Margherita è stata fatta spogliare, Arrighi la ispeziona, controllando lo stato dei ferri, le controlla la pelle, intatta senza segni, come era richiesto, le apre con mani coperte da guanti di gomma, l'ano e la vagina, poi la fotte, a terra, la fotte con perizia, usandole sia il culo che la figa, si è fa leccare, succhiare, e poi a riprende a fotterla, dimostrando un controllo quasi incredibile della propria eccitazione, alla fine sborra a terra, sul marmo, non è necessario ordinare a Margherita di pulire con la lingua, per gusto vero, o per finto piacere, lui non può saperlo, Margherita lo sta già facendo.
"Ora vai dietro a quella porta, c'è un bagno, lavati, profumati, troverai anche un clistere, e una lavanda vaginale già pronti, usali, il Professore e un po’ schifiltoso, non vuole imbattersi in tracce di altri quando ha comperato una donna, anche se di rado poi la usa"
Magherita torna nella stanza vuota, dal soffitto, pendono ora alcune catene, "Cos'era questa stanza?"
"Una volta era la Cappella, vent'anni fa c'è stato un incendio, è non è stata più restaurata, ora la usiamo io è il Professore, come vedi basta poco e poco tempo per attrezzarla a dovere"
Nella parte rialzata di legno, forse il posto dell'altare, sono appoggiati degli strumenti, pesi, pinze, un martello, mollette di ferro, fruste, assicelle di varia lunghezza, bastoni, verghe, chiodi, aghi, candele di vari colori e dimensione, alcune già accese, e molte corde,
"Il Professore dov'è"
Alessi indica alcune zone della stanza, vi si scorgono piccole telecamere, appena mascherate, c'è ne sono molte, almeno una dozzina, piazzate a varie altezze, una si sta muovendo con un leggero ronzio.
"Lui, guarda, può essere nella stanza accanto, ma anche lontano, nella casa di campagna, raramente interviene di persona"
Margherita sente l'obiettivo della camera addosso, è già stata ripresa altre volte nuda e anche mentre praticava sesso, ho veniva punita e umiliata, ma quella telecamera fredda, meccanica, le da i brividi "Ora Metti questa barretta sulla figa, e avvitala alle borchie"
Margherita si china apre le gambe e avvita la barretta,
"Prendi uno dei pesi e aggancialo"
Margherita prende un cilindro di metallo brunito, il più grosso
"Che coraggiosa, hai scelto il più pesante"
"Mi piace solo il gioco pesante"
lo attacca alla figa, lo attacca e lo lascia pendere, il dolore è forte, la pelle si allunga, si stira,
"Seguimi sotto il parranco, sei proprio stronza e presuntuosa, come immaginavo, ma io ti farò saltare i nervi, chiederai la mia, la nostra pietà"
"Potrei chiedere quella del professore, l'ho chiesta talvolta anche al mio uomo, mai la tua o di gente come Frollo, mi fate troppo schifo, siete solo parassiti di altri, più forti di voi,"
Goffa, piegata sulle gambe, Margherita segue il suo nuovo aguzzino, ogni movimento, ogni passo, è un dolore acuto, che si aggiunge ad altri, che non riesce a nascondere
"Muoviti sei lenta, ti muovi come una vecchia bagascia dall'utero scassato"
Margherita si ferma, ride sguaiata, un riso volutamente e ricercatamente volgare, guarda l'uomo, lo sfida
"Guardami, piccolo Leccaculo parassita"
Si piega sulle gambe, si accuccia, fino ad appoggiare a terra il peso, si lascia guardare qualche istante, poi si alza di scatto, urla, le labbra del sesso si allungano, alzano il peso, lei urla ancora, quasi ringhia, il peso le deforma il sesso, dondola, provocando un dolore forte, evidente, "Ne aggiungo un altro? Lo attacco qui, sopra alla fica"
Da sola con la mano si tira il gancio, tende la pelle fino a che sbianca, poi cercando di non essere più condizionata dal peso che ha tra le gambe, raggiunge la posizione indicata, lasciando che le provochi tutto il dolore possibile, non evitando, non cercando più di attenuare l'effetto di nessun movimento
"La mani dietro alla schiena"
"Legami bene, coglione"
"Ti accontento, stronza"
Lui stringe, lei urla, parolacce per offenderlo, irritarlo
"Ho ancora voglia di cazzo, il tuo non mi è bastato, Ho l'acquolina in bocca, per la voglia di cazzo, dammelo ancora, o se non c'e la fai, chiama qualcuno che ti aiuti a fottermi come si deve"
Ma l'uomo è ora assorto a legarla, le lega le mani, le spalle, facendole inarcare il torace, la fa mettere in ginocchio
"Vuoi pompino?"
Lui non la bada più, continua a legare, ha attaccato il legaccio delle spalle a una delle catene che ha fatto scendere dal soffitto, poi e sceso a legarle le caviglie, le fa piegare le gambe, e lega le caviglie, ad altre corde che le girano strettissime attorno alle cosce, Margherita ora appoggia solo sulle ginocchia, e viene trattenuta in equilibrio dalla catena collegata alle spalle, Alessi prende una frusta fatta di grossi nastri di cuoio intrecciato, e le assesta un serie di colpi molto forti. Margherita, strige i denti, non parla, non urla, cambia solo il ritmo del respiro
Alessi ripone la frusta,
"Tutto quì?"
Per tutto il tempo Margherita ha subito i colpi e ascoltato il ronzio delle telecamere che la inquadravano.
"Tutto quì"
Alessi ha altre corde in mano, le passa, le avvolge, le strinde attorno ai seni di Margherita,
"Vuoi appendermi per i seni?"
"Devo chiedere il tuo permesso, forse?"
"No!"
L'uomo continua i suo lavoro, fino a stringerle i seni tra le corde, prova la tenuta della legatura con un paio di strappi decisi, la gola di Margherita emette suoni che non riesce a trattenere, Alessi attacca un'asola che ha ricavato dalla corda sui seni alla catena che un attimo prima sorreggeva Margherita per le spalle,
"Vado?"
"fottiti!"
Un piccolo motore elettrico ronza, la catena si tende, tira la corda, tira i seni, li deforma, le corde stringono, Margherita, viene alzata da terra, portata in alto, fatta ridiscendere, risalire, fermata, con il ventre all'altezza del viso di Alessi, il peso le pende ancora dalla figa, i seni sono viola, anche le cosce, e i piedi sono violacei, stretti come sono dai legacci, le telecamere ronzano, vedono inquadrano, Alessi torna a colpire, questa volta con una lunga canna, Margherita per non urlare il proprio dolore, urla insulti, provocazioni, Alessi colpisce più forte
"Smettila di dire stronzate, stai zitta altrimenti ti inchiodo la lingua"
"E fallo, fallo se hai coraggio coglione"
Alessi è furioso, sta perdendo ogni controllo, ora i colpi sono disordinati, senza alcun ritmo,
Margherita continua ad isultarlo anche se le parole le escono strozzate, a volte mozze, e il respiro comincia ad essere irregolare,
"Chiudi quella bocca Puttana!"
Alessi fa scendere Margherita a terra, la stacca dalla catena, la trascina per i capelli fino ai gradini, di legno, dalla pedana raccoglie un grosso chiodo e un martello
"Stai zitta o ti inchiodo veramente quella lingua sugli scalini"
Per qualche istante i due si guardano, le camere continuano a ronzare, Margherita striscia fino a portare la testa sopra al primo scalino, ha il viso livido, teso, il poco trucco sciolto le riga le guance, apre la bocca e posa la lingua sul legno,
Alessi è furioso le si mette dietro a cavallo della testa, appoggia il chiodo nel mezzo della lingua e prepara il colpo di martello.
"Fermo!"
Il rumore di una porta, i passi, il bastone che ticchetta sul pavimento, la voce di Arrighi,
"Fermo, sei troppo teso e eccitato per fare una cosa del genere, Margherita, non deve subire danni seri, o irreparabili, se proprio lo vuole, vuole provocarti, provocarci, con questa sua folle offerta, posso farlo io"
"Margherita, vuoi?"
Pazzia, pazzia che cresce, che li prende tutti,
"Si!"
"Slegala"
Alessi la slega, le tracce delle corde restano profonde sulla pelle, si confondono con quelle dei colpi di frusta,
"Vieni qui, sullo scalino come prima"
Margherita torna sullo scalino camminando a quattro zampe, lenta, incerta, come un animale riottoso, diffidente,
"Speravo saresti venuto"
"Per farti questo?"
"Per farmi qualsiasi cosa"
Margherita appoggia le mani sullo scalino le braccia aperte, distanti, a cercare appoggio ed equilibrio, poi allunga la lingua quanto le è possibile e la appoggia sul legno. Il professore è calmo, quasi freddo, controlla il chiodo, studia l'equilibrio del martello, e appoggia e colpisce quasi nello stesso istante, senza nessuna incertezza, con un movimento veloce avvolge il corpo della ragazza con le braccia, ne trattiene, ne limita i movimenti inconsulti, impedendole di muovere la testa, come stava istintivamente per fare, a Margherita, non resta che battere con violenza le mani sullo scalino, unico modo rimastole per dichiarare quello che prova, Il professore le parla con calma, le accarezza i capelli, poi quando la sente nuovamente sotto controllo, le va dietro, si apre i pantaloni e le fotte il culo.
Quella che esce dal palazzo, dopo una settimana, è una creatura, senza più contatti con il mondo, per sopportare, per subire, ha perso via via la gestione dei propri sensi dei propri sentimenti, non comunica più ne con l'esterno, ne dentro di se, ha creato decine e decine di piccole isole, relegando dentro di loro ogni fatto, ogni sensazione, ha tagliato ogni comunicazione tra i singoli eventi, solo così è riuscita a controllare ogni soppruso subito, la frusta, era la frusta solo una frusta, l'ano allargato, straziato dalla mano di qualcuno, era solo l'ano, i seni legati stretti, usati per appenderla in alto, mentre con verghe le percuotevano i piedi, erano solo seni.
Ogni sensazione era circoscritta, isolata, e in questo modo gestita e vissuta, ma ora l'essere che torna alla casa dell'amante, è incapace di riannodare tutte le connessioni, e si trova a non essere più nessuno, solo un'accozzaglia di fatti vissuti, di fatti immaginati, di incubi, di eventi reali, non più distinti e correlati tra loro, cammina appena, tasta il terreno, i muri, ogni oggetto, ogni forma, ogni movimento, diventano irriconoscibili, indistinguibili possono appartenere al passato, al presente, ma forse anche al futuro.
Il corpo guarisce lento, ma guarisce, la pelle aperta, si richiude, si appiana, riprende il colore, ma la mente è più lenta, mille figure, mille fantasmi le vorticano dentro, Paolo , Frolo, Anna, Nanù, l'uomo con il Bastone, Angela, Lisa, Silvia, è altri ancora, ancora nell'ombra, i cui tratti non sono ancora delineati, ma solo abbozzati, una ragazzina, con le braccia e le gambe tatuate, i piccolo seni appuntiti, appena nati, già forati da piccoli anelli, il sesso rasato e una sottile catenella attaccata al clitoride, guarda Margherita accarezzando il suo cane "Lupo" che la segue ovunque, Figure confuse da cui dopo molto tempo emerge quella del suo Amante che le parla, le parla calmo, dolce,
"Ora vuoi andartene, vuoi lasciarmi, queste sono le mie fantasie, se resti saranno la tua realtà"
FINE
oppure chissà, tutto dipende dalla risposta di Margherita, ora e zitta, mi
guarda, rilegge ogni pagina, per una seconda volta, e ancora non fugge
lontano
Parte II
1
"Sei sveglia?"
La voce sembra arrivare da lontano, ma è una voce chiara, piacevole, giovane, una voce che evoca prati, corse, risate, c’è luce, molta luce, troppa, Margherita si porta la mano davanti agli occhi.
"Dove sono? E tu, chi sei?"
"Io? hai ragione, non mi conosci, io sono Andrea ed a dispetto del nome, sono una femminuccia. Sei da Norma, nella sua villa, o come la chiama qualcuno, La Clinica"
"Clinica? "
"La chiamano così perché a volte portano qui quelle come te, quando subite danni rilevanti, danni che non passano da soli con riposo e cremine, qui vi rimettono in sesto, vi cuciono le ferite, vi fanno riposare, e poi vi rimettono nel mercato, tu sei nella Lista di Frollo se non sbaglio, credo sia il peggiore di tutti i Master che si servono di questo posto"
"Sono credo di essere nella sua Lista, come la chiami tu ma non sono sua, sono di un altro, ma tu non sei come me?"
"No io sono e voglio rimanere una Libera, vengo da Norma per riposarmi tra un lavoro e l’altro. Lo so che sei di Paolo, e venuto a vederti quasi tutti i giorni, stava seduto accanto al letto per ore, sapeva che oggi ti saresti svegliata, mi ha chiesto di starti accanto, lui verrà solo domani"
"Da quanto sono qui"
"Da un mese"
"Non ricordo niente, assolutamente niente"
"Sei stata sempre sotto sedativi, sei entrata qui in stato di shock e fisicamente molto, molto provata, con profonde ferite, non avevo visto mai nessuna in quello stato. Ti hanno tenuta in stato di incoscienza, per lasciare riposare il tuo sistema nervoso, e intanto dei medici ti hanno cucito le ferite".
Margherita riesce finalmente a usare la propria vista, si guarda attorno, è in una camera ampia e luminosa, con una grande finestra che occupa quasi interamente la parete di fronte al letto, all’esterno si vedono grandi alberi, si intuiscono spazzi aperti, forse il mare, non ci sono rumori, accanto al letto distingue una ragazza giovane, molto giovane, il viso rotondo, allegro, i capelli cortissimi, un piercing, una barretta con due sfere avvitate alle estremità le attraversa l’attaccatura del naso, all’altezza dei sopracigli, appena accennati. È nuda, salvo per un striscia di tessuto nero, coperto di brillantini, che le nasconde il pube, la striscia si regge direttamente sulla pelle, su due piccoli anelli che le forano i lati del monte di venere. Ha un corpo minuto, ben fatto, i seni fiorenti, appena accennati, con capezzoli piccoli e scuri ornati da anelli di metallo appena appena più grandi di loro, le braccia e la gamba sinistra, sono coperte da tatuaggi, figure nitide, forse una storia, una storia incisa sulla pelle. Andrea si lascia guardare con evidente piacere, si gira e sui fianchi noto che ha altri due piercing a cui è collegata un catenina che sostiene un’altra striscia di tessuto, altri due anelli le forano la pelle, più in alto, appena sotto le spalle.
"Ti piaccio? Ti piacciono i miei gingilli"
Scosta il leggero lembo di tessuto, per mostrare altri anelli, di varie dimensioni, infitti sulle labbra del sesso, poi apre la bocca per mostrare la lingua forata da due barrette.
"Gli uomini impazziscono quando li vedono, ci giocano, a volte per ore, alcuni li usano per ornarmi, ci attaccano piccoli gioielli, pietre, oro, perle, qualche volta me li lasciano in regalo, molti vorrebbero usarli per legarmi, per immobilizzarmi, ma io non mi faccio battere, almeno non ancora, mi faccio fottere, inculare, con qualcuno, anche con il tuo uomo, riesco anche a godere, ma il dolore mi fa ancora paura, anche se l’ho già provato, quando mi sono fatta fare tutto questo, a te non fa paura? mi dicono di no, mi dicono che lo cerchi, e lo chiedi, è vero? ma io come sempre parlo troppo, chiedo troppo, ora vado a telefonare a Paolo e a prenderti qualcosa di caldo, aspettami, torno subito".
Margherita non ha il tempo neanche di fiatare, che la ragazza è già fuori dalla stanza. Margherita si alza dal letto, addosso non ha nulla, non si sente stanca, non sente alcun dolore, è solo ancora assonnata, c’è un grande specchio. Margherita si guarda, il grosso anello che le attraversava la parte alta del pube le è stato tolto, le sembra di scorgere ombre sulla pelle, dove erano i fori d’entrata della barra a cui si attaccava, ma le grandi labbra restano ancora oscene, evidenti, deformi, le borchie sono ancora al loro posto. Il resto del corpo sembra in forma smagliante. Affiorano piccoli ricordi di mani esperte, di olii, di creme, di linimenti ed altri, più forti e acuti, di strappi, di grida e di dolore, molto dolore.
"Sei bellissima, venivo spesso a guardarti, mentre ti massaggiavano, mi piacciono gli uomini, ma anche le donne, quando sono come te"
Andrea è rientrata, le porge una tazza di brodo, brodo caldo, buono, pieno di sapore, di profumo, e parla, parla, cicaleccia come una bambina allegra e sfrontata, Margherita beve con calma il brodo, attenta a non scottarsi.
"Posso toccarti, fare all’amore con te?"
"Si!"
Andrea aspetta che Margherita finisca di bere, poi la accompagna per mano e la fa sedere sull’orlo del letto.
Ha mani piccole, delicate, dolci, una lingua svelta, abile, impertinente. Margherita si lascia fare, si fa sedurre, asseconda, chiede, ottiene nuove carezze, si fa aprire, riempire, gode, fa godere Andrea e chiede di godere ancora. Andrea, la accontenta e fa all’amore con il suo corpo fino a sfinirla, fino a che Margherita ripiomba nel sonno, quasi che nulla fosse accaduto, Andrea chiude le imposte, le tende, prende la tazza vuota, ed esce in silenzio.
Lo sente, lo sente subito, sente il suo odore, la sua presenza, e seduto sul letto, le accarezza una mano, poi le guance, la scopre, la guarda, lei si fa guardare, non parlano, lei gli si avvicina, spostandosi sul letto, cerca il suo odore, quello più intimo, sente bisogno di sesso, di sesso con il suo uomo, lo annusa come fosse un fiore, gli apre i pantaloni, ne estrae il sesso, lo accarezza, lo impugna, lo ammira, fiera che le sia ancora concesso di toccarlo, di sentirlo suo, lo lecca, lo bacia, ne ricerca il sapore, se ne riempie la bocca, lo tiene dentro, golosa, ingorda, se ne fa riempire fino a esserne soffocata. La piccola Andrea è nella stanza, vicina al letto, curiosa, attenta, segue l’accurato lavoro delle sue labbra come un’allieva diligente, la guarda succhiare, arrampicarsi sull’asta, contenerla, guarda le sue guance gonfiarsi, deformarsi per rendersi più capienti, ascolta i suoni che emette, gorgogli, risucchi, la osserva deglutire, bere, nutrirsi, e mostrarsi ancora, al suo uomo, al suo padrone, fiera di essere ancora utile per fargli avere piacere.
Margherita ha ancora voglia di sesso, il sapore che sente in bocca, la stimola, la eccita, assume la posa più oscena, a gambe larghe, spalancate.
"Andrea, fottimi, fottimi con le mani, con tutte e due, fottimi per gli occhi del mio uomo, lascia che goda nel vedere quanto sono puttana".
Andrea striscia sul letto, con le mani unite, a preghiera, Margherita le unge con i propri umori, le copre di saliva fino a renderle scivolose, le mani entrano, s’incuneano, la aprono, il bacino si ritrae, poi avanza e spinge, fino a farsi aprire, il corpo di Margherita poggia sulle spalle e sui talloni, il suo ventre danza, ondeggia, alto sul letto, si avventa sulle mani che le scompaiono dentro, il corpo si scuote, s’innalza, s’inarca, aperto, posseduto, quasi squartato, ma sopratutto guardato, Margherita spinge, urla, fino a che le forze la reggono, poi schianta sul letto.
"Sono solo la mia figa, il mio culo, la mia bocca, non voglio essere nient’altro".
"Rimarrai qui, fino a che i tuoi parenti e i tuoi vecchi amici si stancheranno di cercarti".
Paolo e Margherita, seguiti a pochi passi da Andrea, stanno passeggiando nel piccolo parco che circonda la Casa di Norma, il parco è circondato da un muro ed i grandi alberi visibili dalla finestra della camera di Margherita sembrano più che sufficienti per isolarlo dall’esterno. Margherita è scalza e non indossa nulla.
"Prima o poi troveremo un corpo adatto, e lo faremmo trovare, allora anche ufficialmente Margherita sarà morta, ma Margherita già non esiste più, come Nanù, tu devi rinunciare al tuo nome, ma non te ne sarà dato un’altro, ti chiameranno con suoni, con gesti, non con un nome, un nome si abbina ad una persona, anche ad un animale, un nome presume una personalità, un carattere, mentre tu devi assumere quello che gli altri vorranno dal tuo corpo, sarà offerto e acquistato per qualsiasi piacere cerchino, solo quanto pagheranno fisserà il limite di come potrà essere usato, dovrai adeguarti e plasmarti ogni volta, non ci sarà affetto, né tanto meno amore, troverai molto disprezzo, molta cattiveria e violenza, dovrai essere, umile, laida, volgare, impaurita o sfrontata a secondo di chi avrai davanti, forse un giorno sarai liberata, e potrai se vorrai, riprenderti il tuo vecchio nome, ma questo tra molto tempo, e se sarai ancora in vita".
Le parole, cadono, pesanti, dolorose, come colpi di bastone, Margherita, perché chi narra continuerà a chiamarla così, stenta a reggerle, le manca il fiato, sente un senso di oppressione sul torace, un vuoto nello stomaco, le gambe molli, fragili, suda, ma sente freddo, Andrea la sta guardando, il viso giovane è teso, pieno di ansia, quello di Paolo, scuro, affilato, immobile.
"Mi ami ancora? Ami ancora Margherita?".
"Si! L’amo ancora, e continuerò ad amare Margherita".
"Allora se ami Margherita, e continuerai ad amarla, Margherita sarà dentro di te, se sarò ancora in vita come hai detto, potrai farla uscire di nuovo, se vorrai e quello che ora hai davanti potrà contenerla nuovamente, per me va bene, va bene così".
Margherita si avvicina al suo uomo, muovendo rallentata, lo bacia a lungo accarezzandogli i capelli dietro la nuca, poi si stacca e arretra, ora è un’altra cosa, e il cambiamento è tangibile, un corpo è lì pronto, basterà un ordine e sarà quello che si vorrà, farà, subirà qualsiasi cosa.
2
La grossa macchina si ferma davanti al palazzo, l’autista scende si guarda attorno, controlla l’indirizzo, si avvicina al portone e suona, poche, pochissime parole, poche sillabe per avere una conferma del luogo, poi l’uomo fa un cenno verso la macchina, la portiera si apre e ne scende una donna, una donna molto bella ed elegante, veste un tailleur scuro con la gonna corta, la giacca portata sulla pelle lasciando visibile il pizzo del reggiseno. Ha gambe lunghe forti, non indossa calze, ai piedi un decolleté in pelle morbida con il tacco affusolato e altissimo, non ha gioielli, né borsa, il viso serio è parzialmente coperto da grandi occhiali da sole, si avvicina al portone che l’autista tiene aperto, entra, l’uomo richiude il portone alle sue spalle e risale in macchina.
Non ha istruzioni, né nessuna indicazione, sale le scale, sono molto ampie, scale di un antico palazzo patrizio, ben restaurate, pulite, linde, i tacchi battono sul marmo, fanno rumore, i suoi passi rimbombano, amplificati dal silenzio che regna nel palazzo, al primo piano la porta è aperta, spalancata, lei entra.
"Spogliati!".
Riconosce la voce di Nora, come sempre piatta, uniforme, sembra non cambiare mai intonazione, anche quando le ordinava di assumere una posizione a lei più comoda, mentre le bruciava la pelle.
La donna obbedisce, si toglie tutto, anche le scarpe, Norma le fa riporre tutto in una sacca di cuoio marrone.
"Lasciati guardare".
La donna rimane ferma, ma allarga ampiamente le gambe, lascia le braccia, morbide, distese lungo il corpo, la bocca semiaperta, tiene gli occhi spalancati, ma sembrano cechi, il sesso è evidenziato da labbra grandi, quasi deformi, sono forate, ed i fori ospitano asole di metallo larghe forse due centimetri, la pelle del pube appena sopra il sesso è incisa, un disegno, un’immagine di donna, in croce, disegnata da piccole cicatrici, ustioni provocate dal ferro rovente maneggiato con cura certosina dalle mani di Norma, si gira, anche le spalle sono incise, rose, rose e le loro spine, Norma si avvicina, passa la mano sopra alla sua "opera", la giovane donna trasale.
"Fanno ancora male?".
"No! Ma, il ricordo…".
"Mi piacerebbe lavorare così anche la pelle della piccola Andrea".
La giovane donna si irrigidisce.
"Non preoccuparti, non lo farò, ma non per te, tu non hai nessun potere, ma solo perché altri non lo vogliono, ma ora vai, entra nell’ultima porta, sei attesa".
Il Riposo tra un Lavoro è un altro spesso è lungo, quando viene venduta Margherita deve essere in forma perfetta, e ogni traccia di precedenti sevizie deve essere scomparsa, passa quel tempo a leggere, a curare il suo corpo, gioca e fa sesso con Andrea, a cui è concesso di venirla a trovare. Nella casa di Norma trova spesso altre ragazze, ma non può parlare con nessuna, sono schiave anche loro, ma conservano i loro nomi, le loro identità, qualcuna è marchiata e ferrata, ma nessuna lo è come lei. Quando ha bisogno di sesso e Andrea non è presente, deve consumarlo in modo pubblico, e le masturbazioni di Margherita sono molto frequenti, quasi giornaliere, quando sente la voglia montarle dentro, Margherita va nella sala, o nel piccolo parco, dove le altre ospiti si incontrano tra loro, e incontrano i loro padroni, si serve delle mani e di grossi falli neri, fatti a forma di cazzo, curati fino alla riproduzione delle vene, delle pieghe dello scroto. Li trova osceni, e l’osceno la eccita, la stimola, se li infila, mentre la guardano, li manovra dentro di se, oltraggiando il proprio corpo, fino a sfinirlo.
Un altro Cliente, un altro uomo che l’ha acquistata al mercato delle donne perdute, alla bancarella segreta dei corpi senz’anima, un altro che può usarla, un’altro che ha diritto di ridurla ad un niente, di farla urlare, piangere, di farle chiedere pietà, questo le è concesso anche se raramente lei lo fa, e quasi mai loro la ascoltano.
"Qual è la cosa peggiore che hai fatto o che ti hanno fatto".
"Intendi la più dolorosa?".
"La peggiore, quella che ti ha fatto capire quello che sei ora".
"É capitato una volta sola, allora avevo anche un nome, ho mangiato le feci di due uomini, la loro merda, ricevuta direttamente in bocca. Mi usano spesso ora, e mi usavano anche prima, come latrina; mi si urina addosso, sui capelli, mi fanno bere, l’urina è calda, spesso è fetida, me ne riempiono la bocca, lo stomaco, all’inizio è stata una cosa difficile, poi è diventata una imposizione frequente, ho imparato a controllare la nausea e lo schifo, a trasformarle in forme di eccitazione, ora mi eccito quando capisco che mi si vuole urinare addosso, lo fate per lordarmi, sporcarmi, e mi pace sentirmi, farmi vedere sporca, agli uomini e anche alle donne, piaccio quando sono lì immobile, ad attendere di essere bagnata e riempita del loro piscio. Ora mentre lo fanno mi masturbo e qualche volta godo, a volte sono io a chiederlo, vi distrae e se mi va bene allontana il dolore che avete voglia di darmi. Quella volta ero con il mio uomo, erano due sbandati che aveva cercato apposta tra i più brutti e sporchi, mi facevano schifo, io mi facevo schifo, ero stata stuprata per tutta la notte, ero ferita, puzzavo di molti uomini, del mio sudore, del loro e del mio piacere, e questo mi eccitava, ho leccato il loro culo, ho urlato quello che dovevano fare, ero impazzita, sentivo nausea e disgusto, ma dimostrare quanto fossi capace di scendere in basso era più forte di tutto, ho aperto la bocca e loro me l’hanno riempita di feci, ho dovuto masticare e inghiottire tutto, si quella è stata la cosa peggiore, mi fa ancora schifo ma spero mi sia chiesto, imposto di farlo ancora"
"La più dolorosa?".
L’uomo le fa paura, chi la compra solitamente si dimostra calmo esperto, normalmente è gente che frequenta da tempo Club e ambienti sadomaso, nel peggiore dei casi si atteggiano a Padroni, a Master incalliti, talvolta bardandosi di assurdi abbigliamenti di cuoio; questo è diverso, è nervoso e non tenta di nasconderlo, suda, quasi trema, ascolta eccitato il racconto della Ragazza. Lei è in piedi, ancora vestita, quasi a disagio nel non essere come sempre nuda davanti al nuovo padrone, lui le gira attorno leggermente piegato, quasi ingobbito, pone le sue domande, a voce bassa, incerta.
"La più dolorosa?".
Immagini, sensazioni, ricordi.
"Questi!".
Alza la gonna mostrando il pube inciso, con il dito percorre il disegno.
"Questi disegni sono stati i più dolorosi, sai come si fanno?".
"Si mi è stato spiegato quando ti ho scelto, e dopo?".
"Essere appesa per i seni, essere appesa per i seni e frustata a sangue, puoi farlo? Mi hai pagato abbastanza?".
"Si, ti ho pagato abbastanza".
"Allora cosa aspetti, fai, fammi qualcosa. Mi spoglio?".
"No, non ancora, ho desiderato tanto, un momento come questo, una donna come te da usare, che ora mi sembra impossibile poterti fare qualcosa, anche solo toccarti, mi racconti cose quasi non credibili, ma vedo le tue cicatrici, ti ho vista in foto ed in cassetta, so che è tutto vero, forse sei troppo bella".
"Per quanto puoi tenermi?".
"Dieci giorni".
"È molto, non sono mai stata ceduta per un tempo così lungo".
"Mi è stato detto".
Margherita si è appoggiata di spalle al muro, ha allargato le gambe, e si sta masturbando, guarda l’uomo dritto negli occhi, ha la bocca semiaperta, un rivolo di saliva le esce dalle labbra scivola sul mento e poi gocciola pesante a terra.
"Puoi farne a meno?".
"No! Solo se me lo ordini, ma ti prego fottimi o lasciamelo fare, mi eccito troppo, quando parlo e ricordo quello che ho fatto di me, non ho da tempo nessun controllo sui miei impulsi, e il mio corpo ora esige sesso, sesso violento, fottimi se non vuoi che mi masturbi, puoi legarmi anche le mani, io mi siederò a terra e struscerò la figa sul pavimento, ho un uomo davanti, è devo provocarlo, eccitarlo, se non è lui a sbattermi, devo io sbattermi per lui, io non ho scelte, ho rinunciato ad averle".
"Se continui così rischi di farmi perdere quel poco controllo che ancora ho, allora potrei farti anche molto male".
"Io il controllo, l’ho già perso, anzi non l’ho mai avuto".
Margherita si è strappata di dosso i pochi vestiti, si struscia contro il muro, come fosse un nuovo amante, rantola, muove il bacino, come se contenesse un cazzo. L’uomo si toglie la cinta, e la colpisce forte, sempre più forte.
"Dalla parte della fibbia, così non mi fai male abbastanza, stronzo".
Più tardi sono entrambe seduti a terra, Margherita ha il corpo ferito, il viso sporco di sperma. Fumano, sfiniti, esausti.
"Sei conciata male".
Margherita si guarda il corpo, in qualche punto sotto i colpi della fibbia, la pelle ha ceduto, si è aperta, gocce di sangue che le si seccano addosso.
"Sono stata peggio".
"Ma è solo il primo giorno".
"Già".
"Devi essere più deciso con me, hai ancora troppo rispetto, forse compassione, non merito e voglio né l’una né l’altra, con me devi solo pensare a divertirti, a sfogarti, mi hai comprata per farmi quello che non hai potuto fare ad altre, magari a qualcuna che ti ha ferito, o deriso, io sono loro, ogni altro sentimento verso di me è sprecato, inutile.
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andaluso,
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In treno con un ragazzo
Mi chiamo Grazia, sono di Milano ed ho 48 anni, sono separata da tempo e questa che sto per raccontarvi è una storia vera che mi è capitata due settimane fa.
E' sabato, sono in treno e mi sto recando a Venezia a trovare un'amica,, sul treno ci sono pochissime persone e nel mio scompartimento di prima classe sono addirittura sola, siamo più o meno all'altezza di Brescia quando decido di alzarmi ed andare nel corridoio a fumarmi una sigaretta.
Senza voler essere presuntuosa posso dire di essere una bella donna, mora, capelli a caschetto, alta 1,68, abbastanza magra, un bel fisichino direi nonostante l'età, ma soprattutto sono molto orgogliosa dei miei due cavalli di battaglia, la bocca ed il seno.
Oggi indosso un abitino sbracciato rosa, molto carino, aderente al punto giusto, allacciato sul davanti, con una generosa scollatura, adeguatamente riempita dalla mia quarta abbondante, valorizzata anco più dal reggiseno di pizzo bianco che mi unisce e spinge in alto i seni
Gli uomini mi piacciono parecchio, ed essendo libera, ho degli amici con i quali mi diverto a fare sesso, ma ciò che preferisco è essere guardata e desiderata, mi eccita da morire l'idea di "arrapare".
Devo dire che grazie alle mie labbra carnose sempre evidenziate da rossetto rosso fuoco ed alle mie belle tettone (che ostento sempre con gran piacere) mieto eloquenti successi.
Sto fumando la mia sigaretta guardando fuori dal finestrino, quando mi accorgo di essere osservata da qualcuno, mi giro e ad un paio di scompartimenti di distanza, noto un ragazzo molto giovane, sui diciassette/diciotto anni che mi fissa, lo guardo e non ci faccio più di tanto caso.
Tenendo la sigarette tra le labbra, mi massaggio la schiena, facendo questo movimento, la inarco e di conseguenza vengono spinti in avanti i seni creando senza dubbio un profilo di notevole effetto, me ne rendo conto e mi rigiro verso il ragazzo, lo scopro con lo sguardo fisso e le guance rosse...
Il seno ed il sedere, stretti nel vestito, devono averlo colpito !
Sorrido da sola e penso alle due ore di noia che devo passare ancora in treno.
A questo punto la mia indole porcellina salta fuori con un'idea...potrei divertirmi a giocare un po'...
Rientro nello scompartimento, mi ripasso la labbra col rossetto, mi slaccio il bottone più alto del vestito, prendo la borsa ed esco.
Due scompartimenti dopo, c'è il ragazzo seduto.
"Ciao! Ti spiace se mi siedo qui, il vagone è vuoto e da sola non mi sento tranquilla:"
"No ,no, si figuri si accomodi pure."
Mi siedo di fronte a lui, vicino al finestrino.
E' un bel ragazzino, dall'aria pulita.
Dai Grazia !
Penso tra me, potresti essere sua madre...!
Ma di colpo la voglia di giocare con lui fa sparire tutti gli scrupoli
Mi sono messa gli occhiali scuri, sotto i quali spio le mosse del mio dirimpettaio, legge o meglio finge di leggere un libro e vedo benissimo che mi lancia degli sguardi, indirizzati soprattutto al seno che occhieggia dalla scollatura.
Accavallo e scavallo le gambe con sapiente e studiata lentezza allo scopo di incuriosirlo e probabilmente sono anche riuscita a fargli intravedere i miei slip di pizzo bianco, il gioco comincia intanto a prendermi e mi rendo conto che piano piano l'eccitazione aumenta in me.
Posso fumare ?" gli chiedo.
"Si, certo signora, non mi da fastidio:"
Mi accendo una sigaretta ed inizio ad aspirare con fare voluttuoso, ripassandomi ogni tanto la lingua sulle labbra che il rossetto rosso lucido rende decisamente molto eccitanti.
Il ragazzo ogni tanto alza gli occhi dal libro e imbarazzato, mi guarda la bocca.
Spengo la sigaretta e fingendo di sistemarmi un sandalo mi chino in avanti mostrandogli lo spettacolo della mia scollatura.
Rimango abbastanza tempo in questa posizione per permettergli di lustrarsi per benino gli occhi con la parte cospicua di tette che il pizzo bianco del reggiseno non riesce a contenere.
Alzo gli occhi e li incrocio con i suoi, mi sta guardando sconvolto!
Decido di rompere gli indugi.
"Che ti succede ? Cos'hai da guardarmi così?" gli chiedo con aria preoccupata.
"No, niente, mi scusi signora, mi scusi, non volevo!" mi risponde imbarazzatissimo.
"Cosa non volevi?" riprendo io.
"Non volevo guardarle ,li!"
"Li dove?" ribadisco.
"Nella scollatura!"
"Ah! Mi stavi guardando nella scollatura, come mai?"
"Signora, mi perdoni ancora, è stato più forte di me ,non ho resistito è bellissimo, lei ha un seno bellissimo!"
Fatta! Il pesciolino ha abboccato, penso contenta tra me.
"Ah! Bene, ti ringrazio per il complimento, sei molto gentile, non pensavo che una donna della mie età potesse colpire un ragazzo giovane come te!" (Falsa!!!)
Mentre gli dico questo, il mio sguardo, va a cadere in mezzo alle sue gambe che nel frattempo per la prima volta ha scavallato...mio Dio!
Un notevole ed inequivocabile gonfiore appare sotto i jeans!
Gli è venuto duro!!!
La soddisfazione di avergli provocato l'erezione, aumenta l'eccitazione che comincia a pervadere il mio corpo...
Mi soffermo un attimo a guardargli la patta ed improvvisamente sento i capezzoli indurirsi ed un piacevole umore bagnarmi la ciccia.
Ma davvero trovi che abbia un bel seno?"
"Si, si signora! Deve essere sicuramente molto bello!" mi risponde imbarazzato.
"Come, deve essere! Allora hai dei dubbi!" gli rispondo con aria seria.
"No, no per carità, assolutamente, vedendolo dal vestito direi sicuramente di sì!"
"Pensavo che visto come mi guardavi nella scollatura, ti fossi reso conto bene di come fosse o pensi che sia tutto merito del reggiseno?" gli rispondo con una finta aria seccata.
Il ragazzo mi guarda, rosso in viso, incapace di rispondermi, con lo sguardo fisso sulle tette che chinandomi in avanti ho portato a cinquanta centimetri dai suoi occhi.
"Scommetto che ti piacerebbe vederlo?" gli butto a bruciapelo.
"Come scusi?"
"Ti piacerebbe vedere il mio seno?" gli ribadisco perentoria ed ormai decisamente eccitata.
"Si, ma.. come..." l'imbarazzo pervade in lui.
"Secondo me sì" gli rispondo guardandogli inequivocabilmente l'uccello duro sotto i jeans.
Mi alzo, vado sulla porta dello scompartimento, controllo che non ci sia nessuno, tiro le tendine laterali.
"Vieni", il ragazzo si alza, lo prendo per mano, (la mano è sudatissima), mettiti qui e controlla che non venga nessuno!"
E' posizionato sulla porta dello scompartimento.
L'idea di farmi vedere e di eccitare questo ragazzino mi ha ormai preso completamente, i capezzoli mi sono diventati così duri che sembra vogliano bucare il pizzo delle coppe e la figa è in un lago.
Non mi è mai capitata una cosa del genere con un ragazzo giovane e tutto ciò comincia a piacermi, a piacermi molto...
Il ragazzo è sulla porta dello scompartimento, io sono all'interno, contro il finestrino, di fronte a lui, mi sta guardando, mi guarda in un modo strano, mi sento desiderata da lui, gli guardo l'uccello sotto i jeans, dev'essere completamente in erezione, è venuta anche a me una gran voglia di vedere e toccare quel giovane cazzo.
Inizio lentamente a slacciare i bottoni, mi apro il vestito e mi regalo ai suoi occhi in reggiseno e slip.
"Ti piaccio? Cosa dici, come vecchietta sono ancora passabile?"
Gli occhi sbarrati del ragazzo sono più eloquenti di qualsiasi risposta, del resto gli slip sono molto trasparenti così come il reggiseno che lascia intravedere perfettamente i capezzoli.
"E'...è bellissima signora, bellissima....!"
"Sei soddisfatto? Mi sa di no, vero?" gli chiedo sorridendo in modo molto birichino.
Togliermi il vestito è troppo pericoloso, potrebbe improvvisamente arrivare qualcuno per cui decido di sollevare il reggiseno...
Le mie tette ormai libere, sobbalzano fuori, i capezzoli sparano in avanti duri ed eretti, sto cominciando a desiderare le sue mani su di loro...
"Come ti sembrano ? Ti piacciono ?" gli chiedo con aria da mignotta.
"Cazzo, come sono grosse...!" mi risponde quasi balbettando.
Mi avvicino a lui che è ormai completamente incantato a guardarmi, gli sono davanti. ..
"Vuoi toccarmele?"
Non mi risponde, ma subito le sue mani tremanti ,avanzano verso i miei seni, me le appoggia dolcemente, quasi mi sfiora, un brivido mi passa per il corpo...
Mi accarezza piano, con timore, poi comincia a stringere, mi passa sui capezzoli, sono bagnatissima....
Di colpo me li stringe fortissimo poi con le mani a coppa mi schiaccia i seni con forza uno contro l'altro, inizia a palparmeli con una violenza inaudita, completamente infoiato, mi fa male ma sto cominciando a godere, le mani di questo ragazzino che mi strapazzano le tette mi stanno facendo impazzire...
Lo allontano un attimo, controllando che non arrivi nessuno, poi gli prendo la testa e la metto tra le tette, sento la sua lingua e la sua bocca inesperta sulla mia carne, baciarmi e leccarmi, mi prende in bocca i capezzoli, sono completamente partita...
"Guardami!" Gli ordino perentoria.
Lui alza la testa dal mio seno e mi guarda.
"Ti piace la mia bocca ?" gli chiedo mostrandogli con tutta la porcaggine che ormai è entrata in me le labbra rosse socchiuse.
"Siiii, è bellissima, invitante!"
"Cosa stai pensando guardando la mia bocca ? Cosa vorresti che ti facessi ,eh ?" gli chiedo vogliosa.
"Ma, non so, forse..."
"Forse ?"
Non resisto più, la mia mano destra arriva al suo pacco.
Sento subito un bel cazzo duro sotto la stoffa dei jeans, lo accarezzo e scendo a tastargli le palle, mica male il ragazzino.
"Signora la prego, non resisto, non resisto!" mi dice quasi implorante.
Non posso farlo venire nei jeans...!
Mi abbasso e comincio a slacciargli la cintura ,gli abbasso la cerniera, sulle mie labbra comincio a sentire quella strana sensazione che provo quando sto per prendere un uccello in bocca...
Sotto i boxer azzurri vedo un bell'arnese ...
"Vengo, signora vengo....!"
Gli abbasso i boxer, lo prendo in mano, è morbido e caldo, faccio appena in tempo a vedere una bella cappella paonazza che intuisco che devo prenderlo subito in bocca...
Come appoggio la labbra alla cappella un caldo getto di saporito sperma mi inonda la gola, ingoio subito la mitica crema e comincio a succhiare questo giovane cazzo... dopo un po' di stantuffate lo ripulisco perbene con la lingua e me lo gusto sino a quando non diventa molle.
Ho la figa in fiamme....
Rimetto l'uccellino del ragazzo nelle sue mutande, e come una brava mammina, gli chiudo la lampo e gli allaccio la cintura, lo guardo in viso ...è stravolto!
Solo che adesso sono eccitatissima e voglio godere anch'io!
Prendo la mano del ragazzo e la porto sui miei slip ormai inzuppati dei miei umori, schiaccio la sua mano sulla figa,, lui capisce le mie intenzioni, infila la mano negli slip e con un dito comincia a sditalinarmi...
Muovo il bacino avanti indietro per prenderlo tutto fino in fondo.
"Infila un altro dito, amore, dai! Mettine due!"
Subito il ragazzo obbedisce, sento l'orgasmo arrivare...
"Si, dai che sto venendo, dai cosiì, cosìììì!"
La scarica arriva, violentissima, quasi da piegarmi le gambe...
Chiudo un attimo gli occhi per godermi questo momento, poi ritorno in me, mi sistemo il reggiseno, mi allaccio il vestito e mi risiedo. Il mio amante occasionale mi guarda compiaciuto, gli sorrido e mi accendo una sigaretta, dopo cinque minuti arriviamo a Venezia, prendo la mia borsa, gli do un bacetto sulla guancia ancora imberbe, lo saluto e scendo dal treno.
Mica male come inizio del week-end!
28
11
19 years ago
nicky1, 36
Last visit: 2 months ago -
Prima e, per ora, unica volta - 1^ parte
Credo che in quanto sto per scrivere si possano riconoscere molti
frequentatori delle varie “com” presenti in internet.
Sono sposato, da più di 15 anni, ho un ottimo rapporto con mia
moglie, ma dal punto di vista sessuale ho qualche tabù in meno
rispetto a lei.
Dopo anni di matrimonio il rapporto sessuale deve essere ravvivato e
su questo concorda anche mia moglie, che, con me, si è spinta fino alle
fotografie, al fotoscambio, ma già agli incontri in cam si è tirata
indietro.
Quindi sono rimasto solo con la voglia di spingermi un pò oltre,
insomma come tutti dicono di trasgredire (anche se questo termine
non mi piace molto, vuol dire tutto e niente, quindi assolutamente
niente).
Dopo molti tentativi di coinvolgere mia moglie e di farla spingere un pò
oltre ho iniziato, circa un anno fa, a frequentare le “com” come
singolo.
Inizialmente cercavo singole o coppie, ma mi sono rapidamente reso
conto che le singole forse non esistono mentre le coppie cercano
principalmente coppie.
Forse sarà perchè non ho più vent’anni, o forse perchè
sono “solamente” normodotato, o forse perchè non posso ospitare e
quindi propongo incontri in Motel, ma la verità è che, nonostante tutti i
miei sforzi, contatti veri, con coppie vere “ZERO”.
Dopo alcuni mesi si inizia ad allargare la disponibilità a viaggiare, io
personalmente ho iniziato restringendo il campo alla sola provincia di
Milano, per poi estenderlo alla Lombardia, fino ad arrivare ad includere
Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e Veneto.
Una volta data la mia disponibilità anche a tutto il centro Italia mi sono
fermato.
A questo punto il desiderio di incontrare una coppia è tale che si prova
a diversificarsi un pò.
Ed allora non sembra più così improbabile l’incontro con una coppia
con il lui bisex.
Si sposta l’annuncio da “single” a single BSX”.
La voglia di "trasgredire" è ormai talmente impetuosa che si
includono anche singoli BSX e TRAV nelle possibilità di incontro.
Forse io sono stato particolarmente sfortunato, ma dopo più di un
anno comincio a pensare che questo “percorso” sia comune a molti
single presenti nelle “comunity” di Internet.
Se così non è ditemelo, la cosa mi rincuorerebbe e potrei pensare che
il racconto che sto per iniziare non sia destinato a rimanere la mia
unica esperienza vissuta attraverso le “comunity” di Internet.
Lo scorso mese di Settembre, ho letto l’annuncio di una coppia di
xxxxx lui 48, lei 46 che cerca singolo bsx per giocare con entrambi.
I requisiti sono i soliti educazione, pulizia, riservatezza e fin qui ci
siamo.
Vogliono in singolo non invadente e anche qui ci siamo.
Possibilmente sopra i 45. Qui ci siamo un pò meno, ma mi dico
proviamo a contattarli lo stesso, non saranno 3 anni in meno a fare la
differenza. Invio la mail.
Mi rispondono (ma questo ancora non poteva significare nulla)
sottolineando l’importanza della non invadenza.
Mi spiegano che sono alle prime esperienze, anzi, con un singolo bsx
assolutamente la prima, e che per l’equilibrio della loro coppia è
importante non incontrare la stessa persona una seconda volta.
Questo, secondo loro, dovrebbe evitare coinvolgimenti diversi da quelli
legati al puro divertimento erotico.
Rispondo che, ovviamente, non vi sono problemi e che se non
vorranno più essere contattati io saprò scomparire così come sono
comparso.
Propongo loro l’incontro in un pub per poi, se tutti d’accordo, muoverci
verso un Motel.
Lascio il mio numero di cellulare dicendo che, se non si fidano,
possono anche chiamarmi con il numero di telefono nascosto.
Il pomeriggio successivo è Lei (che chiamerò Carla, ma non è il suo
vero nome e a dir la verità non so neanche se quello che mi ha detto
sia il suo vero nome) a telefonarmi (numero rigorosamente nascosto).
Ribadsice che per loro la cosa più importante è la sicurezza che non
cercherò di contattarli dopo che ci saremo incontrati.
Poi entra un pò più nel dettaglio sulla fantasia che lei e Guido (anche
questo nome è inventato) vorebbero realizzare. Mi confessa anche
che, a dire il vero, è proprio lei la più interessata.
Insomma Carla è fortemente eccitata dal pensiero di scopare con un
uomo che poco prima si è fatto il marito.
Io ovviamente rispondo che sono disponibile, e che ho una certa
esperienza in situazioni analoghe e che tutto potrà svolgersi senza
fastidiosi imbarazzi, e nell’assoluto rispetto reciproco.
Parliamo ancora un pò, quindi Carla fissa l’appuntamento per le 20:30
del giovedì successivo in un bar dove fanno l’happy hour, così
possiamo mangiare qualcosa e poi eventualmente proseguire la
serata.
Finita la conversazione mi sento eccitato dalla concreta possibilità che
si prospetta, ma allo stesso tempo anche preoccupato e teso.
Ho detto a Crala che ho una certa esperienza nei rapporti bsx, ma in
realtà non mi è mai capitato di avere rapporti sessuali con più di una
persona e soprattutto non ho mai avuto nessun rapporto con altri
uomini.
Arriva finalmente il giorno dell’appuntamento alle 20:30 sono nel bar
stabilito, ma c’è talmente tanta gente che mi sembra veramente
problematico riconoscere, dalla breve descrizione e dalle foto che ho
visto (neanche una con viso “scoperto”), Carla e Guido.
Dopo neanche un minuto mi si avvicina un signore sulla cinquantina,
alto forse più di 1 metro e 80, appena qualche chilo di troppo.
E’ vestito in stile “casual ricercato”, attira la mia attenzione e mi
domanda: “sei Edoardo?”.
Io rispondo di si e lui si presenta: “Ciao io sono Guido”.
Mi accompagna ad un tavolino dove è seduta Carla.
Si alza per salutarmi con un lieve abbraccio e due baci sulle guance.
Lei è circa 1 metro e 70, gradevolmente formosa, seno abbondante, e
fianchi pieni.
Cappelli rosso mogano (almeno quel giorno) ed un vestito di lino
leggero che ne fascia sensualmente il corpo.
Non è certo quella che si può definire una bellissima donna, ma
sicuramente è eccitante ed ha quello sguardo carico di sensualità e
desiderio che mi fa impazzire più di ogni altra cosa in una donna.
Ci sediamo, parliamo di vari argomenti, senza mai entrare veramente
nel merito del motivo per cui siamo lì.
Poi dopo poco meno di un’ora Carla si alza e dice ad entrambi: “io mi
avvierei verso il proseguimento della serata, voi cosa ne pensate?”.
Guido risponde che per lui va bene e che se io sono d’accordo loro
salirebbero in macchina con me per raggiungere insieme il motel.
Finalmente!!! Avevo superato l’ultimo esame, potevamo andare a
divertirci!!!
Con il cuore in gola li guidai fino alla mia macchina Guido salì davanti
con me, mentre Carla si accomodò dietro.
Se fino ad allora i riferimenti a quello che sarebbe successo quella
sera erano stati evitati, appena iniziai a guidare Carla diede la prima
svolta alla serata e rivolgendosi al marito disse “Guido, visto che
questa sera accoglierai dentro di te il membro di Edoardo, perchè non
incominci a verificarne forme e consistenza?”.
Guido posò la mano direttamente in mezzo alle mie cosce, ed iniziò a
muovaerla tastando il mio membro e le mie palle.
Non ero mai stato toccato, anche se per il momento solo da sopra i
pantaloni, dalle mani di un uomo: la sensazione era piacevolissima.
La mano di guido si muoveva conoscendo benissimo dove per me era
più eccitante soffermarsi, spingere o stringere: mi provocò un’erezione
quasi immediata.
Rivolto a Carla disse: “ a quanto pare non è indifferente al mio tocco,
visto he è già in erezione.
Guidai per circa un quarto d’ora prima di raggiungere il Motel e Guido
nel frattempo, spronato da Carla, mi aveva abbassato la cerniera dei
pantaloni, insinuando la sua mano all’interno fino ad arrivare a
toccarmi da sopra i boxer.
Percepivo la sua mano con maggior intensità, e sicuramente alcune
piccole gocce erano gà arrivate sulla punta della cappella che, proprio
in quel momento, Guido stava stringendo.
Carla continuava a chiedere a Guido se gli sembrava di suo
gradimento, se gli piaceva accarezzare e serrare il membro di un altro
uomo, ma le uniche parole di guido erano: “è strano, ma molto
eccitante ”.
Arrivati al Motel sbrigammo velocemente la questione check in e ci
precipitammo verso la camera.
------------------ CONTINUA ----------
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19 years ago
edo342, 47
Last visit: 12 years ago -
La prima volta senza slip 2
.... Cominciamo a passeggiare, nessuno intorno a noi nota nulla, ma io mi sento strana, M. mi abbraccia e camminiamo assieme, mi sento accaldata ed eccitata. Entriamo nel centro del paese, c’è un sacco di gente, non so perché ma mi sento osservata come se tutti sapessero, se tutti vedessero, mi stringo ancora di più a M. che mi chiede come va. Sono eccitata e preoccupata gli dico, lui ride sotto i baffi.
Cominciamo a guardare le vetrine, mi scappa l’occhio c’è un signore dietro di noi, mi sta guardando, sono sicura guarda proprio me, forse in controluce lui ha visto.
- Spostiamoci dai, quel signore mi sta guardando, in controluce mi vede che sono nuda, dia andiamo via di qua
Ci spostiamo, il signore ci segue, sento i suoi occhi sul mio corpo, sono spaventata, si avvicina, sono spaventata ma eccitata, lui ci si affianca ma tira dritto, ffffffiu è solo un turista un po’ anziano in cerca di vino, spaghetti e souvenir ............ in fondo un po’ mi spiace.
Ci prendiamo un gelato, M: vuole sedersi, ma le panchine sono tutte occupate, ci sediamo sul bordo di un’aiuola, M. si alza, si allontana, cosa fa? Ritorna, mi guarda, si avvicina e mi dice che lo spettacolo è meraviglioso.
Porca vacca, mi posiziono meglio, lui ride e mi dice di non preoccuparmi, non si vedeva quasi niente.
Mi guardo attorno, un gruppetto di ragazzi e ragazze vicino a noi ridono spensierati, non hanno visto nulla, ma c’è una coppia proprio di fronte a noi, il lui mi guarda fissa, non stacca gli occhi dalle mie gambe, la lei mi guarda ma con uno sguardo “cattivo” di rimprovero come a dirmi ........ mi sento in imbarazzo; M. mi guarda e mi dice se voglio andare via.
- Si andiamo via dai,
M si alza mi da la mano per aiutarmi e mi dice,
- Fagli un regalo su?
- Un regalo? A chi?
- A quello li, indicandomi con la testa il ragazzo della coppia, è li che sbava, dai fallo, per me.
Mi rialzo ma facendolo apro un po’ le gambe, sento gli occhi del ragazzo, salire sulle mie gambe ed arrivare li, mi sta guardando, ha visto, io mi sento calda ed imbarazzata ..... ma a lui cade il gelato dal cono.
Andiamo via, di corsa, sono eccitata e felice, andiamo sul lungo lago.
M vuole salire sulla murata del porto, c’è un via vai incredibile e per salire bisogna “scalare” delle pietre, per forza di cose devo far risalire un po’ la gonna e fare qualche mossa strana.
M. è dietro di me, davanti a me gente che vuole scendere, un signore anziano con la canna da pesca in mano mi guarda negli occhi poi il suo sguardo scende e mi vede sotto mentre scavalco una pietra. Lo capisco perché sento i suoi occhi su di me, io arrossisco ma anche lui, allungo il passo, ma scivolo lui mi aiuta mi sorregge e mentre lo fa mi dice: “complimenti signora, grande spettacolo”.
Mi vergogno, ma sono troppo eccitata, mi sento bagnata, i miei capezzoli sembrano due chiodi. M. da dietro mi aiuta. Quando siamo sulla murata, M mi si affianca e mi abbraccia, gli dico del signore, lui è eccitato, visibilmente eccitato, ma anche lui mi racconta, mi racconta che quando sono scivolata, lo spettacolo del mio sedere nudo è stato molto apprezzato da lui e da alcuni ragazzi che adesso sono dietro di noi.
Non ce la faccio più, sento la mia eccitazione salire, i miei umori scendere sulle mie gambe, le mie guance sono rosse come non mai, mi fanno male i capezzoli, non ce la faccio più, dentro di me si alternano paura, vergogna, eccitazione. M. continua a parlarmi ad incoraggiarmi, ma non resisto, --
torniamo indietro ti prego, andiamo via,
Nei miei occhi lui legge le mie voglie, la mia eccitazione.
Voglio sentirmi toccata, voglio toccarlo, voglio baciarlo, voglio fare l’amore, voglio sentirlo dentro di me, ho voglia, una voglia forte, violenta, selvaggia, ti prego amore andiamo via.
Mi fa scendere dalla murata andiamo verso il parcheggio, lungo la strada ci baciamo come due ragazzini, la sua lingua nella mia bocca, il suo cazzo appoggiato alla mia pancia, sulla mia gonna tracce di umidità, la mia fighettina è inzuppata, le mie cosce bagnate, non resisto.
Arriviamo alla cassa del parcheggio c’è una coda infinita, no Dio mio no, non resisto lo guardo lui mi guarda, entriamo nel bagno in fianco alla cassa.
È un bagno piccolissimo, che da direttamente nel parcheggio, quando entriamo la gente ci guarda insospettita, seccata, eccitata, invidiosa, non mi interessa, sento solo una voglia infinita. Appena dentro chiudiamo, lui mi alza la gonna, mi carezza dolce ma io lo voglio dentro subito, non servono preliminari gli abbasso i pantaloni e Lui è li pronto, duro caldo mi struscio contro, lui mi alza mi appoggio con la schiena al muro e lui entra dentro di me, forte, duro a fondo. È come una scossa, il mio corpo vibra, brividi partono dalla schiena scendono giù, si concentrano li, lui spinge forte, mi bacia, con una mano mi sorregge e con l’altra mi accarezza le tettine, mi strizza i capezzoli, mi fa male ma mi piace, è bello.
Dai spingi forte forte fino in fondo, ooooooh che bello che bello, si può forte più forte.
Oddio M vengo, vengo, vengo, vengooooo mi bacia per non farmi urlare e vengo, vengo subito, vengo forte, il mio corpo vibra, la mia testa vola, non c’è più ritegno sono solo carne, voglia, umori. Un’orgasmo lungo che mi fa tremare, che fa vibrare il mio corpo, vorrei chiudere M dentro di me, lo stringo forte tra le mie gambe.
Che bello, ti amo ti amo ti amo M, lui mi sostiene, rallenta ma non esce, il mio corpo si sta rilassando. Non ce la faccio più, sono stanca, vuota, felice, lui è li con tutta la sua voglia ancora da sfogare, ma sono troppo stanca, M. mi guarda e sorride contento, capisce.
- non preoccuparti, mi dice, adesso sistemiamoci un po’, andiamo a casa perché fra un poi figli tornano dagli scout e poi ........ stasera continuiamo.
Ci sistemiamo un po’, ma è difficile togliere le tracce del piacere dal mio viso, dal mio corpo, dai miei vestiti.
Fuori la gente ci guarda uscire, occhiate, commenti, sguardi invidiosi, di accusa, di complicità, di invidia chi lo sa, non mi interessa, non mi interessa niente.
M. fa la coda alla cassa, io non sto lì con lui, mi avvio verso la macchina, mentre scendo nel parcheggio, sulle scale, incontro il pescatore a braccetto con una signora, forse la moglie, lui mi guarda mi sorride io gli sorrido, sono sicura che lui ha capito, forse anche lei, quando entro nella sala del parcheggio lui si gira e mi schiaccia l’occhio, mi fa piacere.
M arriva, entriamo in macchina e ci avviamo a casa, sono stanca e felice mi appoggio a lui, il sole ormai sta scendendo ma è una serata bellissima, sembra che tutto attorno, la natura sappia della mia gioia perché tutto mi sembra più bello, felice, colorato, chiudo gli occhi e piano piano sento gli occhi chiudersi, l’ultima cosa che vedo è il bozzo di M, povero è ancora li tutto eccitato.
È si mi sa che stasera sarà una bella sera, forse sarà meglio trovare una scusa per mandare i figli a dormire dai nonni, ma questa è un’altra storia, ci penserò dopo adesso ..…. la radio canta una musica dolce, i Pink Floyd mi avvolgono nel loro sogno, sono felice e penso che in fondo oggi non è stato un Sabato pomeriggio così noioso come credevo, ti amo M ti amo tantissimo. Ah, una cosa, non mi sono ancora rimessa le mutandine bisogna che me le metta prima di arrivare a casa sennò ....
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19 years ago
nicky1, 36
Last visit: 2 months ago -
La prima volta senza slip
Sabato pomeriggio, settembre, fa ancora caldo, ma l’estate è ormai al termine.
- Cosa facciamo oggi, in giro per centri commerciali?
- Uffa che barba.
Siamo soli, io A. e M., i figli sono impegnati, M. mi chiede:
- perché non andiamo a fare un giro al lago?
- Si dai si può fare, finisco di sistemare la cucina e mi preparo.
Mentre faccio la doccia penso a noi, sposati da quasi 15 anni, due figli, posizione sociale discreta, una bella casettina, insomma cosa c’è che non va? La noia, l’apatia, da un po’ di tempo ci siamo chiusi, ci si annoia.
Anche il giro di oggi al lago, arriveremo la, bisognerà mettersi in coda per parcheggiare, il centro sarà affollatissimo dopo qualche minuto lui comincerà a sbuffare e …….
Uffa, speriamo che non sia così, quasi quasi mi vesto sexy chissà che magari ….
Mio marito comincia a chiamarmi:
- sei pronta? Ci sei?
Un attimo di pazienza, cazzolina, mi sto vestendo.
Cosa mi metto?
Allora gonna di lino, tipo etnico corta ma non troppo, mi piace è stretta stretta e mette in mostra il mio culetto dopo tutti i sacrifici fatti per dimagrire, rassodare,ecc. e poi, in contro luce, è quasi trasparente.
Sotto un tanga micro, non voglio si vedano segni.
Sopra reggiseno che mi aiuti un po’ perché insomma, le mie tettine sono un po’ scarsine, sensibili ma piccine, e camicetta da lasciare un po’ aperta, un filo di trucco, una collana di corallo che gioca sui miei seni, sandali aperti, una pettinata veloce ai miei capelli da maschietto e poi la prova specchio.
Mmmmmm non male, interessante, carina, forse non sono ancora da buttare via, a quasi 40 anni mi sento bella, in forma, mi sento donna!
Quando M mi vede, mi guarda, mi riguarda e fischietta felice, forse ho fatto colpo. Lui, come al solito non ha puntato sul sexy, bermuda maglietta xxl per coprire la pancetta e sandali. E’ un po’ così, con la sua calvizie, la pancia, i baffi ma mi piace, lo amo è il mio uomo.
Partiamo in macchina, I Dire Straits, ci tengono compagnia. M continua guardarmi le gambe, guardando meglio i suoi bermuda, c’è un bozzo strano proprio là, mmmmm buon segno?!!
Entrammo in tangenziale e M. comincia a complimentarsi con me dice che sono sexy e bella, io mi schernisco ma lui insiste e mentre guida comincia ad accarezzarmi una gamba, io mi metto a ridere ma mi sto eccitando, lui in risposta alle mie ritrosie mi dice che conosce un sistema per cui sarei sicuramente sexy, quale gli chiedo?
- Togliti gli slip mi dice, nessuno vedrà nulla, forse, ma io e te lo sapremo e sarà un pomeriggio interessante.
- Cosa ? Ancora la tua fissa di mostrare, far vedere, vedere le reazioni della gente? Tu sei fissato, mi vergogno, no non mi va!!!
- Vedi ogni volta che proviamo a fare un passetto più in la, ti tiri indietro e poi mi dici che ti annoi, per forza!!! In fondo cosa ti costa? Non ti ho chiesto di metterti nuda in piazza o mettere foto su exibizioni!!
È arrabbiato, cambia CD, adesso ascolta The Doors, è musica dura, ti entra dentro, parla di cervelli in tempesta, un po’ ha ragione, in fondo cosa mi costa? È un gioco, solo un gioco e poi me lo sta chiedendo lui, lui mi ama, non mi giudicherà male, anzi. Il rock è rabbioso, ma scalda, c’è silenzio in auto, entriamo in galleria, lo guardo, lui mi guarda, mi alzo dal sedile, infilo le mani sotto la gonna e …. in un attimo il tanga è nelle mie mani e glielo faccio dondolare sotto il naso.
L’auto sbanda, lui è lì, così a bocca aperta,
- ehi sta attento, guarda la strada!!!
Lui rallenta, allunga una mano e verifica, controlla che davvero io sia nuda sotto la gonna, non sa più cosa dire e fare, deve guidare ma vorrebbe fermarsi, il suo pacco cresce di volume.
È finita la galleria, il sole mi scalda le gambe, ma non c’è ne bisogno mi sento un caldo tutto attorno, lui è felice mi dice un sacco di cose dolci e belle.
Usciamo dalla tangenziale, ed entriamo in paese, la coda, come al solito, macchine in fila gente a piedi a dx e sx, il primo parcheggio è esaurito, il secondo anche, ma lui non perde la pazienza, come al solito, va verso il terzo e intanto continua a d accarezzarmi la coscia e ad alzarmi la gonna, speriamo di arrivare presto se no mi spoglia in macchina. Il terzo parcheggio ha spazio, entriamo, scendiamo al 1 livello, al 2 secondo, lui ha le mani sul volante, lo guardo, guardo il suo bozzo è sempre li, allora decido di giocare e mentre lui guida io comincio ad accarezzarlo, è duro, eccitato, lui mi chiede di smettere, deve guidare, ma io non mollo mi piace sentire che è eccitato per me continuo ad accarezzarlo, lui sta facendo manovra per parcheggiare, fa fatica ma io continuo la mia opera alla fine riesce a parcheggiare. Vorrei continuare ma arrivano subito altre macchine allora mi fermo, tutti e due siamo accaldati nonostante il condizionatore, occhiata allo specchietto, radio in borsa, ci guardiamo, ho paura a scendere, l’idea di girare senza mutandine in mezzo ad un sacco di gente mi spaventa un po’. Lui mi guarda mi sorride, capisce mi incoraggia e poi mi bacia.
- Sei bellissima, sei eccitante, oggi faremo diventare matto qualcuno
mi sussurra nell’orecchio, il suo fiato caldo nell’orecchio mi fa venire i brividi.
Apro la portiera, nella macchina accanto una signora sta scendendo, la mia gonna è stretta, nello scendere apro un po’ le gambe e la signora strabuzza gli occhi e poi si gira di la, oddio sono senza mutande!!! A. stai attenta a come ti muovi. ……….
Continuo o è già troppo lungo così?
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19 years ago
nicky1, 36
Last visit: 2 months ago -
Grazie morfeo
La convivenza con mia madre , madre adottiva , è sempre stata caratterizzata da amore e complicità . Ci siamo sempre amati come madre e figlio pur non essendolo ed io le ho sempre perdonato la brama di sesso che ha caratterizzato la sua vita e lei non ha mai commentato nè ostacolato la mia omosessualità . Omosessualità relativa perchè il mio desiderio di fottere una donna è pari al desiderio di essere considerato al pari di una femmina . Il massimo della goduria è quando chiavo una donna ed un cazzo m'incula . Lei si accorse di avermi come suo rivale quando Giulio , un aitante bracciante agricolo che veniva da noi più per lei che per fare il lavoro dei campi , si presentava nel suo letto alquanto spompato per essere passato da me . E fin qui accettò la cosa ma non accettò di dividere il cazzo di Giulio quando volle fare a mia sorella lo stesso servizio che aveva fatto a me . Un altro cazzo che divise volentieri con me fu quello di Vittorio , il camionista . Era un bell'uomo , somigliante a Raf Vallone , con la pelle leggermente più scura ed il cazzo quasi nero . Quando Vittorio si accorse che lo guardavo innamorato con la bocca sensuale e le labbra rosse e delicate di ragazzo mi si avvicinò e cominciò a strusciare sul braccio , mentre ero intento a fare i compiti , il bel cazzo duro che tante volte avevo spiato attraverso le sconnessure della porta far godere la mia mamma . Era un cazzo normale ma con una capocchia veramente larga e rossa mentre l'asta dura era quasi nera . I coglioni due palloni scuri che pendevano fino a metà coscia e che imparai a soppesare e titillare quando avicinava il cazzo perchè lo ciucciassi . La prima volta che li vidi chiavare insieme fu una sera mentre stavamo passeggiando in riva al mare a Manfredonia . Ci eravamo allontanati dal centro della città e ad un certo punto Vittorio mi diede dei soldi per andare a comprare dei gelati . Feci una corsa e quando tornai indietro li vidi stesi accanto ad una barca tirata in secca . Rimasi in piedi accanto a loro che continuarono la loro chiavata e nè mi mossi quando lo vidi tirar fuori il cazzo per sborrarle sulla pancia . Mia madre mi rimproverò , senza convinzione , di non aver aspettato in disparte che avessero finito . Da quella volta fui spesso testimone dei loro incontri e spesso Vittorio me lo fece toccare ancora impregnato della sua sborra mista agli umori di lei . Mia madre lo rimproverava del mio coinvolgimento e lui insisteva per farmi scuola . Dopo Giulio ero ormai un esperto di cazzi e da esperto glielo baciai spesso e lo ripulivo quando con le mie leccate lo facevo sborrare . Qualche volta mia madre aspettava in camera a cosce aperte un cazzo che si sfogava in me ed andava da lei spompato . Mai una volta che mi avesse rimproverato qualcosa . Dopo qualche anno gli subentrò Totonno , il calzolaio di casa , al quale interessava il culetto di mia sorella e non il mio . Durò poco perchè se mia madre era propensa a dividersi con me non accettava che altri rivolgessero le loro attenzioni a mia sorella . Il fidanzato accreditato per tutta la vita è stato zio Ercole , il fratello maggiore di papà, che mal tollerava le intrusioni di altri stalloni ma doveva abbozzare perchè , essendo sposato , non poteva bastare a sodddisfare una giovane vedovella sempre vogliosa di sesso . Si vede che dopo la morte di mio padre a mia madre si era svegliata una parte di sè che la rendeva insaziabile e sempre eccitata . Contribuiva a ciò anche il fatto che avevamo dei cavalli da monta ed era lei che si occupava dell'asino addetto a scaldare la cavalla che poi lo stallone avrebbe presa ed era lei che lo masturbava quando eccitato veniva allontanato per cedere il posto ad altri . Lo zio Ercole spesso mi portava sul carretto con lui e molte volte esibiva l'enorme cazzo venoso quando a gambe larghe si abbassava i pantaloni fin sopra le caviglie e si metteva a pisciare e lo carezzava fino a farlo diventare duro quindi lo rimetteva a posto . Oltre ciò non è mai andato e benchè mi brillassero gli occhi dal desiderio di toccarglielo non si è mai mosso in tal senso . Si mosse però verso mia sorella ed infatti , non so se col beneplacito o meno di mia madre , lui la rese donna . Ad un certo punto della mia vita feci l'errore , fino ad un certo punto , di mettere incinta una ragazza che prima di diventare mamma del bambino più bello del mondo condussi all'altare . Non l'ho mai amata ma le sarò sempre riconoscente che per merito suo la mia esistenza ha uno scopo : vivere per il frutto dei miei lombi . Il nostro legame non durò a lungo per colpa mia : non ho mai avuto il coraggio di confessarle la mia omosessualità . Un giorno rientrò a casa inattesa ed ebbe la sorpresa di trovarmi a letto mentre prendevo nel culo il grosso cazzo di Marco , il tubista del palazzo accanto . Non disse una parola nè volle sentirne da me , infatti mise in una valigia le mie cose e mi spedì da mia madre . Il grosso e bel cazzo di Marco dovette stupirla al punto di sostituirsi a me ed infatti ancora adesso fanno vita assieme . Tornai da mia madre che mi accolse come un reduce da una guerra e quando seppe che ero stato sorpreso tra le braccia di un uomo si meravigliò della reazione della madre di mio figlio . La sua sarebbe stata diversa e non sarebbe stato un cazzo entratomi tra le chiappe ad impedirle di amarmi se fossi stato il suo uomo . Erano anni che non affondavo il viso tra i suoi seni accoglienti e baciando le loro rotondità e sentendo l'odore dolce di femmina e la sensibilità dei capezzoli che si ergevano mi venne un cazzo duro di cui lei si accorse lasciando che andassi in bagno a sfogarmi . Era già qualche anno che zio Ercole non si faceva vedere , impedito forse dall'avanzare degli anni , e nè altri stalloni frequentavano la greppia di mia madre che alla fin fine era ancora una donna desiderabile anche se cominciava lentamente a sfiorire . La vedevo spesso girare nuda per casa come ai vecchi tempi e sopratutto mi eccitavo quando curva sulla vasca da bagno la preparava ed avevo lo spettacolo del suo bel culo all'aria e da dietro attraverso le cosce leggermente aperte le ammiravo il fiocco di pelo pubico che cadeva incolto . Lei ha sempre avuto tanto pelo ed anche adesso è molto eccitante con qualche pelo bianco che denuncia la sua età . Ed io l'amo allo stesso modo di quando ero bambino e l'aiutavo a cercare la famosa supposta mai rinvenuta . Una sera ero a letto quando lei è entrata in bagno a prepararsi . Si è tolta la camicia da notte lunga fino ai piedi ed ho ammirato il suo bel culo con le fossette da baciare . I seni ancora sodi anche se non duri quando lei si abbassa pendono e sembra che chiamino qualcuno a prenderli in mano per sorreggerli e carezzarli e si dondolano lascivamente mentre spande i sali da bagno ed il suo culo maestoso sembra sorridere mentre le chiappe aperte mettono in luce il buchino che ha ospitato tanti di quei cazzi ed ancora voglioso ; il fiocco di pelo che le pende mi fa immaginare una vagina rosea nascosta in mezzo ad un bosco che non chiede altro se non un dito curioso che si apra una via per raggiungere la porta del paradiso e qui entrare nel tabernacolo dell'amore che da tempo , da troppo tempo , non viene profanato .Porta del paradiso che le si scorgeva semiaperta tra le chiappe . Chiusi gli occhi e mi toccai il cazzo che trovai pronto e duro al godimento . Sotto le lenzuola i miei gesti dovevano restare nascosti ai suoi sguardi e cominciai un lavoro di sfregamento della capocchia . La sentivo tesa e dura e con tanta voglia di entrare in quel corpo che aveva ospitato tanti amici e che adesso era lì in attesa di qualcuno che non si faceva vivo . Ed immaginai la mia lingua farsi largo tra la peluria a difesa del tabernacolo , e la sentii entrare e suggere l'umido degli umori copiosi che le rendevano scivolose le pareti della fica tanto agognata e mi segavo , mi masturbavo fino a che un getto violento di sborra colpì il lenzuolo e m'imbrattò la mano . Aprii gli occhi e lei era lì a pochi centimetri ed aveva assistito al mio sfogo e sorridendo e ricordandomi di non esagerare tirò via il lenzuolo per lavarlo . Ci ritrovammo in bagno mentre io mi lavavo il cazzo e lei s'immergeva nella vasca . Non fu la prima volta che mi ero esibito senza provare vergogna e non fu l'ultima . Una volta , ero ancora un ragazzo , avevo sentito Giovanni , il fittavolo , farle delle proposte ed invitarla ad allontanarsi che lui l'avrebbe raggiunta . Giovanni era un suo amante occasionale e quando ne avevano voglia si accoppiavano come in cielo si accoppiano gli uccelli . Io me ne accorsi e li tenni d'occhio ; infatto dopo un po' mia madre si allontanò con una scusa e dopo qualche minuto segui Giovanni che fatto un largo giro la raggiunse dietro una pila di paglia che tanto comuni sono nelle campagne . Io da dietro un ciliegio li vidi giocare , poi lei prendere in bocca un cazzo che sembrava scoppiare dalla voglia ed infine lui la prese da dietro . Quando vidi che le era entrato nel corpo tirai fuori il mio cazzettino e cominciai a menarlo cadenzando il movimento della mano col movimento del cazzo di Giovanni . Avevo gli occhi fissi su quel cazzo che entrava ed usciva dalle viscere di mia madre e non mi accorsi che lei mi faceva segno con la mano di allontanarmi . E venni insieme a Giovanni e mi sembrò che fosse stato il mio il cazzo ad averla chiavata . E la mia sborra era indirizzata a lei e lei ridendo mi disse di essere più prudente e più discreto . Lei ha sempre saputo di essere spesso stata oggetto dei miei sogni bagnati e ad occhi aperti , di essere il mio oggetto del desiderio e continua tuttora ad esserlo . Spesso la penso durante tutto il giorno e la sera quando rientro corro da lei . A volte la trovo addormentata ed io mi avvicino al suo letto per ammirare il corpo raccolto tra le braccia di Morfeo . Una sera , era abbastanza tardi , tornai a casa ed in cortile fui avvicinato da un mio spasimante che ammira le mie forme ed il mio modo di muovere i fianchi . Mi considera una femmina a tutti gli effetti anche se ho un cazzo di dimensioni notevoli ; forse è proprio questo che lo attira a me e fa che mi desideri tanto . Io so di questa sua smania di avermi e quella sera decisi di accontantarlo ed accettai ad essere preso steso sul cofano ancora caldo della vettura . Mi mise a faccia sotto dopo che lo avevo ben bene ciucciato ed abbassatomi i pantaloni mi trafisse col suo signor cazzo . Mi riversò nelle viscere una tale abbondanza di sperma che mi pareva di annegare . Avevo voglia di godere ma non lo feci perchè pensavo di fare visita a mia madre e così fu . Entrai di soppiatto in camera sua e la trovai con la solita camicia da notte arritolata fino a metà coscia e con una coscia sotto e l'altra sopra le lenzuola in una posa lasciva , o quantomeno tale ai miei occhi . Alla luce che proveniva dal corridoio ammirai la sua pelle liscia e mi avvicinai per sentirne il suo profumo . Il cazzo mi era rimasto duro dal precedente incontro , lo tirai fuori assieme ai coglioni tutti impiastricciati dello sperma del mio amico . Mi masturbai immaginando che la mia mano fosse quella di mia madre e dopo alcuni potenti colpi le sborrai sulla coscia nuda . La sentii sospirare nel sonno e corsi a lavarmi . La sognai per tutta la notte ed al mattino per qualche minuto credetti che il sogno fosse stata la realtà . Furono tante le volte che mi masturbai mentre dormiva perchè in tal modo io potevo prenderla come volevo nelle posizioni che più mi aggradano . Una volta ebbi la fortuna di vederla dormire a pancia all'aria e col pelo ben esposto perchè lei dorme senza intimo con la sola camicia che quando fa caldo l'arrotola sulla pancia e lascia in bella vista la fica pelosa dei miei sogni . Sborrai e guidai il getto sul pelo pubico sperando che si svegliasse e m'invitasse a penetrarla dove da una vita sogno penetrare , invece nulla . Al mattino , mentre ero in bagno a radermi , lei mi venne vicino e senza parlare ma fissando i miei occhi atraverso lo specchio sollevò la camicia e lentamente si ripulì dello sperma essiccato che le imbrattava il pelo .
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19 years ago
pompeo1pompa,
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Grazie pietro
Da bambino ero spesso ospite nel lettone di mia madre , dopo che venne a mancare mio padre , e , specie , se non aspettava la visita di zio Ercole , il fratello maggiore di papà che lo aveva sostituito per alleviare i pruriti alla giovane vedovella . Lei mi abbracciava e toccava dappertutto dicendo che ero ormai l'ometto di casa , il suo ometto , ed intanto mi usava come un surrogato al cazzo che le mancava . Avevo forse 8-10 anni quando una sera mi chiese d'infilarle una supposta nel culo . L'inesperienza e l'emozione fecero che sbagliassi buco e la infilai davanti dove tutta la mano entrò senza fatica . Ridendo mi rimproverò l'errore e m'ingiunse di andarla a cercare . Curvò di più il corpo e si presentò per la prima volta sotto i miei curiosi occhi di bambino l'entrata rosea della fica circondata da un folto pelo nero . Accostai il viso ed una zaffata di odore acre mi fece fare una smorfia di disgusto mentre infilai la mano a cercare la supposta che continuava a sfuggirmi di mano . Muovevo il braccino aprendo e chiudendo la mano ma la supposta scivolosa mi sfuggiva e ad un certo punto mentre sentivo mia madre mugolare me la sentii imbrattata di liquido attaccaticcio e caldo e pensai che si fosse sciolta invece col tempo ho imparato che quello era il modo di godere di una donna . Ricordo la volta successiva e poi tante altre in cui venivo svegliato nel cuore della notte e pregato di cercare una fantomatica supposta che per errore lei si era infilata nel posto sbagliato . Ed ogni volta la sentivo gemere , ed ogni volta ritirai la mano impregnata dei suoi umori e della supposta neanche l'ombra . Col tempo feci l'abitudine agli effluvi delle sue viscere e cominciai ad amarli fino a cercarli come faccio tuttora . La rivedo quando in ginocchio sul letto e con la camicia arrotolata sulla pancia mi chiedeva a voce bassa se dormivo fino a che non mi svegliava e mi chiedeva il piacere di aiutarla : alla luce della lampada da notte vedevo il suo viso arrossato e gli occhi lucidi e mentre con una mano si carezzava il petto e l'altra cercava in mezzo al pelo pubico una volta che ero sveglio mi scavalcava con una gamba e messo il ginocchio in mezzo alle mie cosce mi pregava d'infilare la mano chiusa a pugno e cercare la famosa supposta . Qualche volta mi chiese di stare fermo col braccino e lei impalatasi come su un grosso cazzo si muoveva fino a che non m'irrorava dei suoi succhi . Le prime volte mi dava fastidio soprattutto il suo odore ma poi col tempo cominciai ad amarlo e desiderare di sentirlo e di leccarlo come vedevo spesso fare ai suoi amanti . Ero felice di esserle utile perchè vedevo che dopo si rilassava e si addormentava appagata coprendomi di baci e ripetendo il fatto che ero il suo ometto . Ma il suo ometto cresceva e con l'esperienza delle spiate cominciò a desiderarla come donna e fare con lei ciò che vedeva spesso fare zio Ercole . Le visite notturne si susseguirono spesso fino all'età , se ricordo dei 15-16 anni . Fino a quando cioè non si acorse che ogni volta che ritraevo il braccio intriso dei suoi umori andavo in bagno dove lo annusavo e lo leccavo e mi masturbavo . Fu l'ultima volta credo che mentre la chiavavo col braccio e le carezzavo l'utero , cosa che la faceva andare in visibilio , con l'altra mano le carezzavo le chiappe sode e col naso contro il pelo della fica strusciavo contro il ginocchio un cazzo superbo e voglioso e duro di uomo . Credo che quella volta capì la mia sofferenza e la voglia che avevo di farla mia ed il fatto che fosse la mia mamma non naturale però sempre mamma la fece allontanare e smettere questo suo modo di godere . Mi mancava ed intanto il dsiderio aumentava ed ero geloso quando la vedevo godere con altri e spesso sognavo di sostituirmi a loro e più spesso , in presenza di bei ragazzi con bei cazzi , mi sostituivo a lei e cercavo di soddisfarli con la bocca e col culo come vedevo fare a lei . E fu proprio per aver ammirato il cazzo meraviglioso che la rendeva felice che mi faceva fare gli occhi dolci a Giulio fino a che non s'interessò a me ed alla mia verginità che nel giro di qualche mese persi . La sua fu la prima di una lunga serie d'introduzioni che tuttora dura per il mio sommo piacere . Lisandro era un bracciante che spesso veniva a prestare la sua opera nella nostra fattoria . Era amico di famiglia e amico di mia madre sebbene non li abbia mai visti insieme come vidi la maggior parte dei braccianti che passando da casa nostra passavano anche tra le sue cosce . Spesso fui ospite a casa sua di sua moglie Maria che faceva la minestra di cavoli con la pizza di farina gialla che mi piaceva un sacco . E quando si faceva tardi la sera restavo a dormire a casa loro . Aveva due figlie , una più grande di me con un seno gigantesco ed un'altra della mia età che ho sempre desiderata ma dalla quale ho ottenuto solo una mano per masturbarmi e mai andata oltre . Se restavo a dormire ero ospite nel letto di Pietro , il figlio maggiore molto più grande di me . Una sera , avrò avuto oltre i 18 anni ormai , nel cuore della notte mi svegliai collo strano sentore di qualcosa di duro e caldo che spingeva contro le mie chiappe . Subito ebbi paura che un involontario sfogo fisiologico si fosse materializzato nelle mie mutande . Invece subito capii di cosa si trattasse perchè sentivo una mano carezzarmi e menarmi il cazzo che senza saperlo era ritto e duro e contro le chiappe capii di sentire il cazzo prepotente di Pietro . Era la prima volta che si faceva sentire in quel modo : si vede che la sera era uscito con la sua ragazza e per un motivo o per l'altro era rientrato con la voglia di svuotare i coglioni e quale miglior occasione del mio culo a portata di cazzo ? Lo lasciai fare perchè non c'è nulla che mi ecciti di più che sentire un cazzo voglioso di farmi la festa . Quando si accorse che ero sveglio e che ben accettavo le sue manovre mi spinse la testa in giù fino a che non riuscii a prendere il bel giovane cazzo duro in bocca ed affondatolo fino alle tonsille lo tenne immobile per lunghi minuti . Amo sentire il cazzo in bocca pulsare e crescere ed aumentare di volume con la vena dell'uretra che pulsa per lo sperma che spinge per uscire . E la mia lingua che ciuccia e lambisce la capocchia e sugge la goccia salata che si affaccia all'orifizio . Muoveva le anche piano piano anche per non svegliare gli altri della stanza accanto ed io mi estasiavo col suo strumento in bocca ed avrei voluto gridare quanto mi piacesse . Gli scoppiavano i coglioni ed io li sentivo e li leccavo e volli sentirli contro le chiappe mentre m'inculava finalmente col suo stendardo . Amo altresì sentire sul collo il fiatone di chi mi sta inculando e più il fiato è grosso più immagino il suo desiderio ed il cazzo duro . Quando lo sentii forzare lo sfintere avrei voluto lanciare un grido di esultanza e dopo un paio di spinte m'irrorò le viscere mentre anche il mio si svuotava e lordava le lenzuola . Fu l'ultima volta che fui ospite a casa sua perchè Maria , sua madre , notò lo sperma sulle lenzuola e capì che doveva interrompere una relazione omosessuale non molto accettata dalla sua etica . A me non disse nulla ma la sentii rimproverare suo figlio . Che io fossi finocchio non gliene fregava ma non ammetteva che lo fosse suo figlio . Non incontrai più neanche Pietro . E ciò che ancora tuttora rimpiango è la sua minestra di cavoli con la pizza di farina gialla e che lei amava arricchire con cotiche e fagioli .
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19 years ago
pompeo1pompa,
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Fantasie notturne
Era un sabato sera come tanti, uscivo come sempre dalla palestra per recarmi in piazza,
dove mi accordavo con gli amici sul prosieguo della serata. Sarà stato il freddo,
o la partita ma quella volta non trovai nessuno, decisi comunque di fermarmi,
e scorsi tra le auto in sosta quella di una ragazza del gruppo, Erika. Nell’auto non era sola,
riuscii a scorgere altre due ragazze, Lisa e Annarita, che sedevano rispettivamente una avanti e l’altra dietro.
Appena fui visto le ragazze fecero di tutto per richiamare la loro attenzione, avvicinatomi ,
Erika abbasso il finestrino e mi chiese in modo molto cordiale di unirmi a loro,
decisamente non era mia ambizione, ma comunque accettai anche perché non volevo passare la serata chiuso in casa.
Con il mio arrivo ci furono dei notevoli spostamenti nell’auto, difatti Annarita passò avanti,
mentre Lisa rimase con me dietro.
Proposi di mangiare la pizza in qualche ristorante della zona collinare, così che dopo un po’ di discussione partimmo.
Il locale era gradevole, e fortunatamente c’era poca gente così che la strana compagnia
di quella sera passò quasi inosservata, chiacchierammo parecchio,
e le ragazze si soffermarono con voglia disinibita sull’argomento “sesso”.
Erika fu ad accendere la fiamma, che veniva continuamente alimentata dalle calde confessioni di Lisa.
Fummo sbrigati velocemente dai camerieri, quindi una volta usciti decidemmo di fare un giro in auto,
stranamente le ragazze proposero di proseguire per la zona collinare, ed essendo io in minoranza
fui costretto ad accettare la loro proposta.
Lisa presa dall’eccitazione mi si buttò letteralmente addosso,
in un primo momento rimasi scosso, anche perché lei non era il mio ideale di donna,
ma poi fui rapito da quella strana atmosfera che si era creata in auto e assentii alle sue voglie.
La strada era buia, ogni tanto i fari di un auto illuminavano l’abitacolo, Erika accostò in una curva in cui c’era una piazzola,
chiesi alle ragazze il perché di quella sosta, ma in un primo momento non vi fu risposta.
Di questo non ne fui particolarmente preoccupato, anzi mi piaceva, anche se sui sedili anteriori c’era un bel movimento
che non riuscivo a capire, aspettai con pazienza cosa stesse accadendo,
mentre Lisa aveva poggiato la sua testa sulle mie spalle e con una mano mi accarezzava il petto e le braccia.
Improvvisamente Erika si gira mostrando nella sua mano un paio di mutandine bianche,
io la presi come uno scherzo chiedendo: “dove le hai prese?” la risposta fu immediata e decisa
“tra le mie gambe”, rimasi li per li sconvolto ed eccitato per quell’affermazione,
il mio fallo si era gonfiato subito e in modo evidente, tanto che Lisa mi disse : “hai proprio un bel cazzo”
a quell’affermazione non ci furono risposte. Erika passò dietro, così io capitai tra le due protagoniste della serata,
all’inizio sembrò un gioco ma poi gli animi si surriscaldarono.
I capezzoli delle due ragazze erano turgidi e dritti,
Lisa scoprì senza pudori la sua terza abbondante, e io preso ormai dall’eccitazione incominciai a leccare
quei seni così ardenti di passione. La sentivo dimenarsi e mugolare di piacere,
intanto Erika si dette subito da fare e sbottonò il mio pantalone, e da esperta meretrice tirò fuori il mio fallo,
ormai già duro da parecchio, e se lo infilo con grande ardore in bocca. Lo succhiava con avida perversione,
passando la sua lingua su ogni centimetro del mio membro, era un vero e proprio goduriame energico .
Vi sarete sicuramente chiesi, è il terzo componente di questa strana orgia cosa stesse facendo,
beh la lasciammo masturbarsi sul sediolino anteriore per tutta la serata. Ritornando a noi,
le ragazze si erano sempre più impegnate, Erika si era tolta la maglia e il reggiseno,
mentre la mia mano si era insinuata tra le gambe di Lisa, avevo la cappella completamente bagnata
dalla saliva di Erika e anche le mie dita erano fradice dei dolci umori di Lisa.
In un attimo mi ritrovai le due porche leccarmi la cappella, effettivamente era una sensazione strana ma molto piacevole,
anche perché le ragazze facevano del loro meglio per scoparsi il mio fallo in quel modo.
La prima a provare l’ebbrezza della penetrazione fu Erika, mi salì a cavalcioni,
e preso il mio fallo in mano se lo infilò nella passera, fu un attimo intensissimo,
che si sciolse man mano che la mia verga penetrava quella splendida fessura.
Lisa mi incitava dicendo: “Sfonda la figa di questa troia “, e leccava gli orgasmi ormai continuati di Erika,
ricordandomi che sarebbe dovuto arrivare anche il suo turno.
La cosa durò per almeno un’altra ora,
le ragazze attendevano con trepidazione il mio orgasmo, che effettivamente non tardò ad “arrivare” ,
esplodendo in tutta la sua potenza, così da inondare gran parte della tappezzeria dell’auto.
Ci rivestimmo in fretta e ci accingemmo a giungere alle nostre case come se non fosse successo niente,
o quasi…
L’indomani fui svegliato dal telefono verso le dieci, ero distrutto, avevo le occhiaia e non riuscivo nemmeno a pisciare,
feci una doccia sbrigativa e andai in piazza. Non trovai nessuna delle ragazze,
così senza farmi vedere dagli altri, telefonai a Erika sul suo telefonino, rispose dopo parecchio,
dicendomi che stava benissimo anche se era molto stanca, e che aveva chiamato in precedenza
Lisa per rassicurarsi sul tutto.
Tranquillizzatomi mi recai a casa per pranzare,
e poi riposarmi un po’ sul letto, dovevano essere all’incirca le quattro del pomeriggio,
quando arrivò un messaggio sul telefonino seguito da uno squillo di Erika.
La porca mi invitava a casa sua,
soli per cenare e … avrete sicuramente come me capito, decisi di andare anche perché la situazione era molto intrigante,
le mandai subito un SMS dicendo che sarei arrivato verso le otto, e che lo spumante lo avrei portato io.
Stranamente fui puntuale,
forse sarà stata quella strana eccitazione, bussai al campanello, e dopo un po’ mi apri la porta ,
aveva un vestito da sera nero ricamato di pizzo, si notava, e come se si notava che la biancheria intima non faceva comparsa,
e penso che non gli fu difficile notare il rigonfiamento nei miei pantaloni.
Aveva preparato tutto nei minimi particolari, cenammo fuori, sulla grande terrazza che dava sul giardino,
anche il tempo era dalla nostra, il cielo limpidissimo mostrava una miriade di stelle,
anche perché la luna dava il suo ultimo quarto. Il cibo fu di mio gradimento anche perché si trattava di cose abbastanza leggere,
non certamente cucinate da lei, chiacchierammo a lungo sul gruppo dei nostri amici e delle varie coppie che si erano formate di recente,
ogni tanto una mano avanzava una carezza, ma non si era andati oltre.
Parlando di musica, mi porto a far vedere il suo pianoforte , che si trovava al primo piano,
nell’anticamera della sua stanza da letto, lei sedette e inizio a suonare una canzone molto melodica,
e vista l’occasione direi anche molto romantica.
Mi accomodai accanto a lei ed iniziai a baciarla sul collo,
lentamente le mie labbra scendevano calde sul suo seno,
scoprii i turgidi capezzoli e iniziai a succhiarli e a leccarli, Erika smise di suonare e si abbandonò completamente
al mio impeto sessuale. Godeva in modo incredibile, sentiva ogni minima vibrazione e si eccitava,
gettando di tanto in tanto dei gemiti da film porno, le mie labbra erano scese ancora più giù,
gli alzai la gonna e baciai la sua passera bagnatissima. Ogni passata della mia lingua nella calda fessura
la faceva palpitare e ormai i suoi orgasmi erano diventati ripetitivi. Leccata fino all’ultima goccia e mi preparai a penetrarla,
ma lei mi fermo e mi disse: “ aspetta voglio prima succhiarlo”, così gli poggiai la verga tra le labbra,
che succhio in modo impeccabile. Le presi la testa, e iniziai a schiacciarla contro il mio fallo in modo ritmico,
lei stava al gioco inghiottendolo tutto, poi lasciata la presa incomincio a leccarlo come fosse un gelato partendo sempre dalle palle
fino alla capocchia, e a segarmi. Passata la parte golosa penetrai Erika con un colpo violento,
che gli fece schizzare dalla passera un bel po’ di liquido, che si andò a spiaccicare su le mie palle,
da cui, lentamente gocciolò verso il pavimento, così da incrementare la mia eccitazione.
Gli avevo infilato il cazzo ormai ovunque, ero esausto e anche lei era molto stanca,
ma ancora vogliosa di un ultima emozione, fu lei che mi disse: “ora borrami in bocca”
,non me lo feci dire due volte, che poggiai il membro tra le sue labbra e iniziai a segarmi,
mentre lei mi leccava il glande. Lo schizzo fu spaventoso, il mio cazzo sborrò per almeno un minuto,
mentre la troia ingoiava i miei piaceri e la mia ultima fantasia notturna.
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19 years ago
admin, 75
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Anna
Premessa: il racconto è vecchio e datato, ma è utile come riferimento dei racconti che spedirò in seguito
Anna
PREMESSA:
Ho sparso da qualche tempo "frammenti" di una storia, la storia di Anna, questo è il tentativo di dare un ordine, di immettere in una "possibile realtà", quanto fino ad ora scritto e quanto forse ancora uscirà da questa tastiera.
Personaggi:
Anna, 24 anni non molto alta, capelli biondo scuro appena appena arricciati, occhi di un azzurro molto scuro, è il perfetto esempio di ragazza sportiva, pronta a divenire donna corteggiata ed invidiata, viene da una famiglia benestante, di cultura largamente al di sopra della media, laureata, ha deciso di attendere a completare il suo definitivo inserimento sociale si mantiene per il momento con una rendita lasciatale dai Nonni, e con lezioni private di musica e di lingua inglese.
Francesca, la compagna di liceo, più alta di Anna, bruna, al suo confronto forse per qualcuno più bella, certamente più vistosa, per anni, hanno diviso tutto, scuola, sport, segreti, hanno perso la verginità assieme sullo stesso letto, poi l'inevitabile separazione, Anna a Venezia, per frequentare università e conservatorio, Francesca costretta a lavori saltuari senza sbocchi, infine l'approdo al Nudo, al piccolo squallido giro di locali semiporno, che costellano le periferie delle nostre città.
Io, come più vi fa comodo, giovane vecchio, brutto o aitante, scegliete voi, io come tutti gli altri siamo comparse.
Luoghi: Treviso, Venezia, Verona, il Nord Est insomma.
Incontro
Ho provato cento volte a scrivere del nostro primo incontro, ma le dita mi scorrono sempre in maniera banale, piatta, ma come può essere piatto un incontro così, la prima cosa che ricordo di lei, è la curva del suo sedere mentre dorme allungata nel letto, sembrava convogliare la poca luce della camera su di se, in quella curva quella notte per me si concentrava tutto il mondo, non osavo accarezzarla per paura che svanisse, che si rivelasse in qualche modo falsa, ma era reale sentivo il suo respiro, il suo calore, potevo distinguere, la custodia del violoncello col suo prezioso contenuto, l'abito da concerto, abbandonato su una sedia, non c'era biancheria, quando suonava non ne portava mai, così mi aveva confessato ridendo lasciando cadere l'abito.Il posto il momento la persona giusta, banali ma talvolta reali situazioni, nessun merito, da parte mia, solo quello forse di averle porto per primo un bicchiere di vino bianco, al piccolo ricevimento dopo il concerto, poi tutto semplice e facile, dal primo bacio, al pene mai così eretto che la penetra senza ostacoli.
Non fosse stato per l'incontro con Francesca probabilmente la nostra sarebbe stata una storia breve, e senza deviazioni di nessun genere, sarebbe finita con un arrivederci alla prima occasione mai ritrovata.
L'archetto
Le ultime note hanno smesso di far vibrare l'aria della stanza, il tempo, torna a scorrere, e io, torno a distinguere l'insieme confuso di suoni, immagini, emozioni che mi circondano, e Anna completamente nuda abbracciata al suo violoncello.
Un invito improvviso, inatteso, dopo una serata passata a guardare la sua compagna di liceo, esibirsi nuda davanti al pubblico volgare del piccolo Club in cui ci ha invitato, siamo quasi scappati, alla fine del suo numero, salutandola da lontano con la mano.
Poi l'invito, solo io, lei e il suo Violoncello, si spoglia di tutto anche dei pochi gioielli che indossa, senza darmi il tempo di stupirmi di eccitarmi, le sue curve e quelle dello strumento sembrano fondersi.
Suona, suona maledettamente bene Anna, assurdamente bene, il suo corpo abbraccia lo strumento, come fosse il suo amante, suona fino a riempirmi il cervello di note e di pelle, la sua pelle, stupenda e nuda, suona fino a che le vibrazioni del legno che avvolge tra le gambe la portano a godere. E ora mi porge l'archetto, gli occhi lucidi, implorano di capire senza dover spiegare, si appoggia con le mani alla parete allarga le gambe, e aspetta, aspetta che il mio cervello smetta di chiedersi "perché" e lasci libero il braccio che desidera solo colpire.
La riga rossa, sottile, attraversa le natiche, la schiena si inarca sotto il primo colpo, io continuo a colpire e a chiedere perché. Non ottengo risposte ne da lei, ne da me stesso, abbiamo passato la notte a conoscerci, ma per quello che è accaduto, per le ferite che le segnano il corpo, nessuno dei due a voluto risposte.
Cassette
La pila di cassette è vicino al televisore, Anna seduta a terra, sul tappeto, indossa una vecchia felpa scolorita e un paio di calzini bianchi, non capisco se porti biancheria, in mano ha il telecomando del video. La stanza è al buio, fuori ormai si è fatta sera, io le sono seduto vicino, e guardo, ora lo schermo, ora lei. Siamo qui da ore, gli occhi pieni di immagini, di suoni, ho scelto il peggio in videoteca, deciso ad offenderla, sperando di disgustarla di allontanarla, lei guarda tutto, spesso ricorre all'Avanzamento Veloce, per togliere la noia di immagini inutili o sciatte, o per fuggire da un oltraggio di troppo, ma su questo, poi inevitabilmente, ritorna, su altre immagini, si ferma, si lascia colpire, guarda e riguarda donne frustate, appese, sodomie multiple, visi di giovani donne come lei, coperti di sperma, seni forati, sessi ingioiellati, ascolta grida, insulti, rantoli di piacere e lascia che tutto questo le cada addosso.
E' finita l'ultima cassetta, senza guardarmi mi chiede di essere lasciarla sola.
Il giorno dopo consegnandomi le cassette mi pregherà di procurarle uomini, uomini che la usino e basta.
Le vanghe
Anna prima degli anelli, la prima volta nuda davanti ad estranei, esposta mostrata, offerta.
Cazzi lucidi di saliva masturbati da mani nervose, (ci sputa nelle mani come fanno i contadini prima di impugnare la vanga) il cazzo sotto quel massaggio viscido diventa più duro e scivoloso, solo che lei non è come le zolle, che si spaccano sotto i colpi, lei si apre da sola, si inarca tutta verso di loro per rendere più facile la loro opera.
Sono solo quattro per ora i cazzi , altri sei ancora chiusi nei pantaloni, indecisi sull'autenticità di quello che vedono, forse trattenuti dalla giovinezza e dall'aspetto inevitabilmente pulito di Anna.
Alla fine ovviamente nessuno si è negato, e niente, come voleva, le è stato risparmiato, il giorno dopo Anna ha voluto che l'accompagnassi a farsi forare i capezzoli e il sesso, d'ora in poi quando si mostrerà nuda nessuno avrà dubbi su come vuole essere trattata.
Goccia
Una goccia di sperma le usciva da una lato della bocca quando risalì in macchina, non saprò mai di chi fosse e, d'altra parte non ha nessuna importanza.
Anna raccolta la mia provocazione non aveva esitato, era entrata nella bagno della stazione di servizio, protetta dalla fioca illuminazione, e dallo scarso traffico notturno.
Chi era stato il fortunato a trovarsi nel posto giusto al momento giusto, un camionista, un turista Bavarese di ritorno da Venezia, o un collega sudato e stanco per una giornata passata a coccolare i soliti clienti insulsi.
Anna, era risalita in macchina dopo un lasso di tempo per me incalcolabile, mentre ripartivo notai che il vestitino leggero le si attaccava alla pelle, probabilmente lo sperma di più di un maschio le si stava seccando addosso, aveva vinto lei dimostrandosi capace di darsi al primo fortunato di turno in un posto squallido come un urinatoio d'autostrada? o io facendole fare un altro scalino verso in basso.
Sdraiata sul sedile intanto Anna si procurava da sola l'orgasmo meritato.
Contrasto
Pomeriggio passato il Libreria Feltrinelli, Anna passa tranquilla davanti agli scaffali, guarda, talvolta si ferma, sfoglia qualche libro, ne sceglie un paio, e si accomoda in uno dei panchetti a leggere le note di copertina, le prefazioni, si toglie la giacca rimanendo con la maglietta senza maniche, a costine strette, il collo alto, le spalle scoperte con la pelle morbida che quasi luccica, bella e serena, tranquilla, il viso attento, incorniciato dai capelli biondi leggermente ricci, gli occhiali rotondi leggerissimi, aumentano l'espressione seria e assorta che assume leggendo.
Gentile e sorridente, pagando gli acquisti alla cassa, scambia qualche parola e regala uno splendido
sorriso, al direttore che la saluta incantato.
Contrasto.
Due ore più tardi nel casolare abbandonato appena fuori città, dove mi ha preceduto da sola, i polsi sono avvolti stretti da una delle sue calze, la legano a una catena che pende dal soffitto, mi aspetta così, nuda, con le braccia allungate sopra la testa, il corpo teso, in ginocchio sul pavimento sporco di quel posto squallido, percepisco il suo respiro accelerare, quando sente i passi di chi mi segue, ho mantenuto la promessa, i suoi occhi si accendono, approvano, la mia scelta, i due sbandati che mi ha chiesto di raccattare per lei in Piazza, hanno le facce giuste, quelle di chi si è giocato tutto e perso di più, non avranno problemi ad usarla, pensano di non dover nulla a nessuno tanto meno a una Puttana che un maniaco paga per farla scopare da altri, scopriranno, incuriositi, eccitati, l'anello del suo sesso, lo tireranno per sentirti urlare, sicuri di farmi piacere, morderanno i suoi capezzoli forati, ho già detto loro quello che possono farti, e quel poco che non devono.
Io, io starò a guardare, a soffrire, a godere, nel vederti giocattolo prezioso, in mano a mani rozze, intente ad usarlo senza cura, senza rispetto, stò a controllare per darle un'improbabile garanzia, che tutto resterà dentro limiti che non abbiamo però mai fissato.
Mani
Le mie mani sono intrecciate strette, a quelle di Anna, i nostri visi, i nostri occhi sono vicinissimi, posso scrutare ogni minima variazione delle sue pupille, ogni battere di ciglia, ogni contrazione del volto, sento, ascolto le variazioni del suo respiro, le sue dita si stringono, si allargano attorno alle mie, quasi mi sento lei, piacere, dolore, vergogna, sensazioni, che travasano tra noi.
Attorno gli "altri", si muovono, si alternano, sul suo corpo, capisco da come mi guarda da come mi stringe, quando la penetrano nel sesso, o quando la sodomizzano, sento quando chi la sta possedendo, cerca di capirla, di coinvolgerla, di dare anche a lei piacere, e quando invece viene penetrata e basta, trattata come la sporca puttana che ha scelto di essere per queste due interminabili ore.
Il suo viso è sfatto sudato, un rivolo di saliva scende dalle sue labbra, che non trattengono più nulla, ne grida ne lamenti, ancora due minuti, poi sarà finita.
Amore
Solo amore, oggi per noi, scoperta e riscoperta, di sensazioni, sentimenti, tenerezze all'apparenza facili, ma spesso meschine ripetizioni, di gesti usati, comperati al supermercato dell'immagine.
È difficile oggi fare all'amore, senza lasciarci guidare da migliaia di istruzioni immagazzinate negli anni, ma oggi Anna vuole solo amore, e io scoverò a qualsiasi costo qualche angolo ancora non sperimentato, anche il piacere di ritrovare la visuale già vista già apprezzata, sentire il suo respiro fermarsi per la sorpresa per la gioia della mia piccola scoperta e accelerare poi, per quel ritmo mai fino ad ora usato, restare per istanti per ore uniti senza bisogno di cercare il compimento la fine dell'atto, tanto si è sicuri di poter dare e di poter ricevere tutto.
Oggi Anna vuole tornare bambina, passare più lentamente possibile dal piacere delle coccole infantili, alle prime carezze, ai primi turbamenti, alle prime effusioni, per finire scoprire, inaspettatamente nuovi e sorprendenti, i propri orgasmi.
Una pausa solo una pausa.
Francesca
Il leggero abito di Anna è aperto, il seno, il sesso forati e inanellati, colpiscono Francesca con tutto il loro significato, d'improvviso un teatrale occhio di bue le isola dal mondo, sono sole con i ricordi le speranze, i segreti, i destini dichiarati, quello di Francesca votato a una lenta e inesorabile emarginazione, quello di Anna, aperto a tutti i successi.
Non c'è bisogno di raccontare la cronaca dei giorni, dei fatti seguiti al loro ultimo incontro, Francesca li legge negli occhi di Anna, nei segni sul suo corpo, nell'odore forte del sesso appena consumato, Francesca ha la chiave di un Piccolo Inferno, è Anna la vuole.
Per questo, le si offre, lei che ha ancora tutte le opportunità, si dà a quella che le ha mancate, sprecate tutte, non si concede difese, riserve, non schiva i colpi, che Francesca piangendo, urlando inveendo, comincia a dare all'Idolo infranto che ha smesso di brillare.
Anna ora è sola accasciata sul pavimento, prima di darle l'indirizzo, Francesca le ha urinato sul volto, come ultimo e totale gesto di dissacrazione, ci sarà anche lei al Piccolo Inferno, quando sarà il momento, ora sono legate più di prima.
La bestia
Una Bestia, una bestia che si rotola a terra senza curarsi della sporcizia, dei resti di amplessi clandestini sparsi al suolo, una bestia che si tocca, che grugnisce di piacere, una bestia che cerca, provoca il mio insulto, mi offende, una bestia che morde, sbava, gode nel sentirsi bestia.
Una bestia, ora calma e domestica, che mi fa fermare la macchina sul ciglio della strada per ammirare l'elegante airone che avanza sulla riva, una bestia a cui si fanno umidi gli occhi per quattro note non banali, trasmesse dalla radio.
Una Bestia come Anna, Anna pulita, Anna che suona, Anna sporca, Anna volgare battona, Anna bestia malsana che offende le mie notti, cosa sarà di Anna nel prossimo futuro, sposa di ignaro mortale o rottame prodotto del nostro "fantastico" fatto reale, Anna che non mi fa dormire.
Bestia 2
Anna è riemersa dalla Bestia, il corpo ancora sporco, rotolandosi sul pavimento del capanno abbandonato ha raccolto sulla pelle fango, piccoli pezzi di carta, sporcizia di ogni genere.
Ma ora la Bestia l'abbandona, e lei torna a guardarmi con un sorriso bellissimo, il viso è tornato calmo e disteso, d'improvviso legge sul mio volto, piccoli segni che non riesco a trattenere, la bocca che mi si piega in un angolo insolito, gli occhi socchiusi, capisce lo schifo, il disgusto che ho provato e che provo nel vederla ridotta così, e torna a eccitarsi, torna lentamente Bestia, questa volta però, Anna è cosciente, presente, Anna non se ne va, non si rifugia dietro alla Bestia, è lei che si avvicina e mi chiede il cazzo, ci sputa sopra e l'ingoia, guardandomi negli occhi con gioia selvaggia, mi beve, avida, assetata, si sdraia sui resti di quella che fu una latrina e chiede di essere usata come tale.
Più tardi, pulita e profumata mi amerà come ai primi incontri, Anna può essere Bestia, e poi tornare Donna, Fanciulla, e io resto ogni volta più confuso e più posseduto di prima.
Dettaglio della Bestia 2
Nell'angolo del capanno, i resti evidenti di un piccolo bagno, il lavandino, caduto a terra è in frantumi, la latrina c'è ancora, una turca, lo smalto è scrostato, e il metallo senza protezione, divorato dalla ruggine, Anna si è sdraiata sopra a questo schifo ridendo, il viso ancora sporco del mio sperma.
Mi aspetta a gambe larghe, una mano affondata nel sesso, ride e mi provoca, spalanca la bocca, mi mostra la lingua, d'improvviso si contrae tutta colta dal piacere, provocatole dal lavorio della mano e dal pensiero di quello che mi sta costringendo a farle, il getto di urina, all'inizio incerto, le bagna il ventre, risale sui seni, e finalmente, come continua a chiedere il getto raggiunge la bocca la riempie, spegnendole il riso le parole, s'irrigidisce all'improvviso, negli occhi le leggo un momentaneo ripensamento, il ventre il torace si contraggono colti da nausea improvvisa, ma passa, passa tutto, sopraffatto dall'osceno piacere che prova, nel sentirsi ancora una volta capace di stupirmi, di infliggersi umiliazioni sempre più forti.
Il sugo
Il nostro interlocutore, ha labbra e il mento sporchi di sugo, l'indirizzo di Francesca ci ha portato a trovarlo in questo ristorante, non sappiamo chi sia, sappiamo solo che mangia sempre in quel posto, e li riceve chi deve visionare, mangia per ultimo, quando il locale si appresta a chiudere, mangia senza attenzione, portando il cibo alla bocca sempre con lo stesso ritmo monotono, non gusta, si riempie la bocca e mastica.
Allo stesso modo pone domande, noiosamente quasi sapesse a memoria le risposte, alcune sono sciocche, all'apparenza inutili, altre oltraggiose, rivoltanti, Anna risponde cercando di mantenere a sua volta un tono incolore, ma la sua mano cerca il mio ginocchio e lo stringe fino a farmi male.
Un cenno e i pochi camerieri rimasti scompaiono, invita Anna a "denudarsi" usando un verbo che non gli si addice, e poi, con diligente pigrizia, la esplora con la vista, con il tatto, infine la prende da dietro, sfilandosi il membro dai pantaloni, sta scopando Anna come ha bevuto l'ultimo bicchiere di vino, senza gustarlo, un modo come un altro per pulirsi la bocca.
Quando sarà il momento ci chiamerà, si Anna è pronta, non ha detto a cosa non ha detto per chi.
Il casolare
Vecchio Lupo mi viene incontro scodinzolando, oggi una doppia razione di coccole, i suoi padroni ne sono piuttosto avari, ma lui non si lagna è sempre solo a guardia del piccolo casolare, in attesa che ci si ricordi di lui non solo per l'ora del pasto.
Anna mi aspetta seduta sulla staccionata in pieno sole, dopo giorni di gelo, all'improvviso una giornata quasi calda, primaverile, mi ha chiamato per invitarmi a fare quattro passi sulla riva del canale, in una giornata come questa, sono un regalo che si fa alla propria anima.
Lupo felice della compagnia ci segue, ci precede, abbaia contento, Anna corre avanti di qualche passo, il morbido piumino che indossa, scende dalle spalle e cade a terra lasciandola nuda, il suo corpo dalle linee morbide si staglia sul bellissimo sfondo del canneto e della vicina laguna , la strada trafficata, non è lontana, ma Lei non se ne cura, toglie gli stivali, non vuole nessuna protezione nessun ostacolo tra lei, l'aria, la terra, gli sguardi, la natura che ci circonda, Lupo abbai chiede di giocare, e Lei gioca, lo rincorre, mi guarda ridendo, divertita della mia visibile preoccupazione, raggiunge lupo e lo abbraccia forte, i due rotolano assieme sulla scarsa erba della riva, improvvisamente entrambe animali, animali che giocano, che si annusano, che si riconoscono, Anna si offre a Lupo, e Lupo monta quell'improvvisa cagnetta, con semplice e naturale foga, senza preoccuparsi dell'uomo che guarda.
Poche ore più tardi in una piccola Chiesa Romanica, Anna s'inchina al pubblico alla fine del concerto del suo Quartetto, tutti gli occhi sono per lei, splendente nel lungo abito da sera, sotto, la pelle porta ancora piccoli graffi involontari provocati della zampe di Lupo.
Dettaglio
Il gioco di Anna e Vecchio Lupo è cambiato, rotolandosi sul fango, sull'erba hanno mescolato i loro odori, pelo e pelle hanno perso distinzione, i bei capelli biondi di Anna ora odorano di Cane, di Cane da Cortile, Anna non sente né schifo né repulsione, quando Lupo prede a leccarla, prima sul viso poi sui fianchi, anzi prova piacere e istintivamente si muove per agevolare quella lingua, quello naso umido, che cominciano a cercare le sue parti nascoste, cerca anzi di ricambiare il piacere che riceve, con carezze che a poco a poco diventano inevitabilmente più intime, perde via via ogni timore, fino a toccagli, ad accarezzargli il sesso, spingendosi a leccarlo e a succhiarlo come Lupo a appena fatto con il suo.
Per Lupo Anna non è più l'umana che spesso gioca con lui, e gli porta le ossa del ristorante, ora si sta accoppiando con una bella randagia che passando dentro il suo territorio gli regala la suo voglia, la monta, come ha fatto tutte le volte che ha potuto, senza guardare al pelo corto o lungo, Anna si è messa a quattro zampe come lui e sta guaendo per il nuovo piacere, di sentirsi solo animale.
Piccolo inferno
Com'è Piccolo Inferno?, è come ogni lettore decide che sia, non che voglia lasciare ad altri la fatica descrittiva, è che l'inferno è qualcosa che abbiamo dentro tutti, ha colori e ambienti diversi per ognuno, quindi costruitelo Voi, grande o piccolo, buio o assolato, affollato o deserto, fatelo come Voi credete.
Una cosa solo Vi chiedo, dividete sempre gli Attori dal Pubblico, i Dannati da chi si chiama fuori, chi l'inferno lo accetta e lo vive, come Anna, e chi lo guarda solo negli altri, ma ne è succube, come chi scrive.
Francesca non c'è, non ha mantenuto la promessa, di lei solo un messaggio, un amico le ha trovato un posto da cameriera a Londra, poco per vivere, ma può essere molto per ricominciare.
Anna è nella fossa, in mezzo ad altri come lei, io come Portatore di un nuovo Dannato ho un posto in prima fila.
Nella fossa, i corpi si confondono, a fatica riesco a distinguere, a seguire Anna, ora sottomessa, ora a sua volta perfida aguzzina, alla fine come abbiamo convenuto rimane solo Lei, due figure grigie incolori, si avvicinano, Anna viene pulita lavata, lentamente riemerge più bella di prima, docile si lascia legare a una sedia, dietro di lei stanno riscaldando su una fiamma il Marchio, il viso è sereno, cosciente, anche quando le mettono in bocca una spessa striscia di cuoio, poi l'urlo, l'odore, la testa che per lunghi istanti si abbandona, le lacrime, grosse abbondanti, gli occhi che non mi vedono, il vuoto, il vuoto nel mio stomaco.
Dettaglio della Fossa
La prima cosa che percepiamo all'entrata della fossa, è l'odore, forte nauseante, misto di fumo, sudore, escrementi, profumi dozzinali, un odore che rende l'aria densa, satura, diventa quasi un muro in cui penetrare, Anna davanti a me si ferma, la nausea stavolta sembra più forte, della sua voglia, cerca la mia mano, gliela nego, il mio posto non è con lei. Entra quasi tremando, unica figura ancora eretta, pulita, ai sui piedi sul pavimento viscido, corpi, corpi indistinti avvinghiati tra loro, lentamente anche il suo corpo si piega, si abbassa, si fonde con gli altri, solo a tratti il suo volto torna visibile riconoscibile, poi scompare, contratto da una smorfia di dolore, o gonfiato da un membro invadente.
Anna e il vecchio
Nella sala d'attesa sono rimasti solo Anna ed il Vecchio, Lei nervosa stanca della lunga attesa, lui tranquillo disteso, vestito con un sobrio, ma comodo completo di velluto, il Vecchio non le stacca gli occhi di dosso , ma i suoi sguardi sono sereni, sono continui, ma non sono invadenti, guarda e gusta le sue forme, le sue espressioni, senza destarle fastidio, fino a farla sentire accarezzata dai sui sguardi, fino a calmarle la visibile tensione.
Poi, una dopo l'altro, vengono chiamati per le visite, più tardi Anna ritrova il Vecchio, è seduto solo, in una panchina del grande parco, che circonda l'ospedale, Anna quasi corre dalla gioia, il Vecchio dalla sua posizione ammira i grandi alberi secolari, come poco prima ammirava Lei, Anna d'impulso gli si siede accanto, a bisogno di parlare di godere con qualcuno, parlano di vita, di bellezza, di pace, senza volerlo la mano di Lei lo tocca, e con stupore coglie una timida eccitazione, il Parco è quasi vuoto, è l'ora del pranzo, la mano di Lei s'insinua dolce e trova una inattesa erezione, il Vecchio non si ritrae né la incita, vive il momento e basta, Anna si china sul suo sesso e dolcemente lo assapora, il Vecchio sa di buono, di pulito, sente che ridere sommessamente, sta pensando a un improbabile arresto di un settantenne per atti osceni, e ridendo si lascia venire, riempiendole la bocca come fosse cosa normale, acquisita. Si lasciano così senza altre parole senza altri gesti, Anna ha in tasca l'esito delle sue analisi, è sana, un anno di follia l'ha lasciata marchiata, ma sana, pronta a rinascere a Londra come sperava, anche il vecchio ha i sui risultati, il cancro è incurabile, Anna senza saperlo gli ha dato uno degli ultimi istanti di piacere che ancora gli sono concessi.
Ultima notte
E' la nostra ultima notte, non abbiamo fatto l'amore ci siamo solo toccati guardati, troppe cose sono accadute per racchiuderle tutte in un amplesso insufficiente a riassumerle a riviverle, meglio osservarsi, immagazzinare immagini che dovranno riempire una vita, immagini del suo corpo disteso tranquillo vicino a me, le mie dita che lo percorrono che si fermano, impigliate nei ricordi, toccano leggermente il marchio ancora fresco, fermandole un attimo il respiro, e gli occhi densi di cose vissute assieme, non possiamo amarci questa notte.
E' mattina le valige pronte il taxi è in arrivo, un ultimo saluto sulla porta, e poi giustamente la fine.
Il pacchetto
Anna ha toccato il fondo ed è riemersa, urlando di gioia per l'aria tornata a riempirle i polmoni.
Di lei mi è rimasta quest'immagine, e ora, un pacchetto, un pacchetto appena arrivato con la posta da Londra, il biglietto che lo accompagna è molto dolce, sereno, e mi scuserete, se non lo trascrivo, dentro, tre anelli d'oro segati di netto, i suoi seni il suo sesso sono liberi, resta il Marchio, a segnarla a farle ricordare, ma sono certo che lei non cerca di dimenticare.
Se qualcuno le chiederà la ragione la storia di quel marchio, non le mancherà la dolcezza, la serenità per chiedere e ottenere, il diritto di tacere, ma se vorrà spiegare, raccontare, non le mancherà la capacità di raccontare di spiegare la storia che io ho solo abbozzando mettendo assieme frammenti di ricordi.
Anna ha voluto conoscere l'inferno che aveva dentro, io le sono solo stato accanto, ne ho sentito l'odore, il rumore, ma non sono entrato, me ne è mancato il coraggio.
Lettera
Nell'oggetto manca il destinatario, perché, non so se "Lei" gradisca essere coinvolta, penso e spero non Le sarà difficile capire a chi mi sto rivolgendo, ho scelto una forma "pubblica" per questa spiegazione, perché è pubblica ( in questo contesto) la mia sottomissione.
Cara ****** capisco la tua riluttanza (spero non repulsione), verso la dominazione, il fatto è che io non mi sento "dominata", non sono sottomessa a Nascosto, Lui è la mia garanzia di uscirne fuori, quando, e se, ne avrò abbastanza, mi tiene per mano mentre altri mi penetrano il culo, pronto a portarmi via se glielo chiedo, certo ha goduto colpendomi con l'archetto, gode nel possedermi quando, come e dove decide di farlo, so che desidera da me ancora altre prove, alcune dolorose altre "solo" degradanti, le aspetto, sono libera di rifiutarle, e proprio per questo, certa di accettarle.
Ero e sono una bella e giovane donna, colta e desiderata da troppi, ero e sono stanca di sentirsi una Barbi cresciuta, la mia vecchia compagna "Francesca" non sa cosa mi ha acceso dentro esibendosi nuda in quello squallido Club, non voglio essere come lei, non mi interessano uomini urlati e adoranti, voglio che mi manchino di rispetto, che mi usino, ho già chi mi ama e chi mi adora, forse ancora una volta desidero dimostrarmi la più brava, la audace come dai tempi della scuola, prima o poi la chiamerò e le farò vedere i ferri che porto, per lasciare lei questa volta senza fiato, come sono rimasta io nel vederla spogliarsi in pubblico, noi educande di buona famiglia forse siamo così, o ci rinchiudono subito in un matrimonio, o diventiamo le troie peggiori.
Spero tu capisca e non ti senta in alcun modo offesa.
Anna
P.S. ( se Anna fosse reale come la vivo mentre scrivo, ora sarei a Londra a mendicare per strada pur di starle vicino, guardarla uscire di casa, rientrare a sera stanca del lavoro ma serena come giusto che sia)
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Il sogno
Vi voglio raccontare un mio sogno della notte scorsa con protagonisti io la mia ragazza ma non solo…….
L’inizio è un po’ vago, non ricordo esattamente i particolari ma ricordo che eravamo all’aperto, eravamo io e la mia ragazza davanti ad una specie di tavola, non so bene cosa fosse, e dall’altro lato vi erano in piedi una donna ed un uomo in divisa!
Sembrava una specie di premiazione, come se mi dovessero consegnare un premio o cose del genere, La mia lei all’inizio non era li vicino a me ma arriva che io sono già li in piedi di fronte a quei due.
Si avvicina, era vestita con una gonna lunga ed una maglia molto attillata e molto scollata che metteva ben in risalto i suoi prosperosi e magnifici seni (Ha una 4 abbondante) e parte li scopriva, non so come mai, non ricordo niente altro ma una volta li vicino a me mi confida candidamente e senza alcun pudore di non portare le mutandine; lo dice in un modo molto semplice molto naturale come se mi stesse dicendo una qualsiasi altra banalissima cosa, lo dice a voce abbastanza alta che anche i due di fronte a noi hanno potuto chiaramente sentire!
Io rimango chiaramente di sasso di fronte a questa sua uscita e sorpreso sapendo anche come la pensa lei circa l’argomento!! (E’ molto pudica e non accetta nulla che sia minimamente trasgressivo)
Lei si accorge del mio imbarazzo e dopo qualche attimo di surreale silenzio mi sussurra con voce un po’ più roca e provocante : “ Non ci credi?”……..” Vuoi sentire?” … guardandomi negli occhi con un sorrisino malizioso, malizioso che era del tutto nuovo per lei e che non avrei mai pensato potesse appartenerle!
Anche queste frasi erano state chiaramente sentite da quei due di fronte a noi dall’altro lato del tavolo!!!!
I miei sentimenti in quel momento erano un misto di incredulità di vergogna, di imbarazzo, ma anche di una incredibile e forte eccitazione, tanto che il mio cazzo immediatamente si è indurito ed allungato in tutta la sua massima erezione!!
Mi eccitava il suo comportamento strano, del tutto nuovo ed inaspettato, la sua voglia di provocare e di eccitare, mi eccitava da morire quella parte di lei del tutto sconosciuta, che veniva fuori, e che non immaginavo potesse esistere!
Comunque sia dopo alcuni istanti di imbarazzo e di stupore trovo il coraggio di rispondere :” Si…. certo che voglio sentire!!!”; allora lei con aria ancora più disinvolta e di sfida sii avvicina e con un gesto, prendendo con le due mani la sua gonna, mi invita ad infilare la mia mano sotto!!!
Io ormai eccitatissimo come non mai; sentivo il mio cazzo scoppiare ed inumidirsi dentro i miei pantaloni al punto quasi da farmi male, perchè le mie mutandine non riuscivano più a contenerlo e strusciava contro i miei jeans. Non me lo sono fatto ripetere due volte e con la mia mano sono subito andato dentro, sotto la sua gonna, le ho accarezzato le gambe e piano piano sono salito su…su… fino al suo inguine, poi le mie dita hanno iniziato a incontrare la peluria della sua fica, segno inconfutabile che non aveva mentito!! Era davvero senza intimo!!; incredibile!!! Ma era veramente lei!!?? mi domandavo tra me e me, forse era uno scherzo!! Intanto le mie dita avevano superato la peluria ed erano arrivate sul suo griletto e poi sulle grandi labbra !!! Mi sono sentito a quel punto assalire da un calore incredibile l’eccitazione ormai era incontrollabile e sul suo viso era stampato un sorrisino di compiacimento e quasi di soddisfazione per la scommessa vinta!
Mi sono soffermato sulla sua fichetta nuda solo qualche secondo il tempo di notare che non era bagnata segno chiaramente che non era ancora eccitata!!
Una volta tolta la mano da quel meraviglioso posticino ( ricordo che la scena è avvenuta sotto gli occhi attenti di quei due protagonisti del sogno insieme a noi) lei capendo che mi aveva lasciato di stucco , senza parole, quasi a voler ufficializzare e sancire il suo trionfo pronucia a voce chiara : “ Allora…. Ci sono o no le mutandine?” …. Io a quel punto superato il mio stato di shock e di sorpresa ed in preda ad una eccitazione senza precedenti da non capire quasi più nulla ho risposto :”No non ci sono” e rivolgendomi ai due li di fronte ….” Volete sentire anche voi?”……
In quelle mie parole c’era tutta la mia eccitazione e la mia voglia di rifarmi nei suoi confronti per la precedente partita persa; ( in fondo lei aveva sfidato me ed ora io sfidavo lei)!!!
La donna di fronte è quella che ha risposto per prima alle mia domanda e con un grosso sorriso malizioso ( doveva essersi eccitata nel vedere la scena di prima) si è lasciata andare un intrigante : “ Perché no..!!??” al quale ha subito replicato l’uomo con un : “ Si certo volentieri!!”
Sentendo queste parole pronunciate dai due e notando la mia espressione di sfida ancora stampata sul mio viso; senza dire nulla e con aria decisa la mia lei sia avvicina alla donna e sorridendole le dice : “ Prego…”
La donna solleva la sua gonna molto in alto, abbondantemente fin sopra il ginocchio, e con la sua mano va decisa decisa tra le sue gambe;( doveva essere molto eccitata), si sofferma qualche secondo, sicuramente più di quando abbia fatto io….!! Noto che dalla magliettina attillata della mia ragazza spuntano dei rigonfiamenti!!!… Sono i suoi capezzoli che si stanno indurendo ….. Sono molto diritti e duri!!!!
Come dicevo passano qualche secondi, dopo di chè la donna leva la mano da sotto la gonna e con un sorriso smagliante dice: “ Uhaoo!!! è proprio vero ….. non porta le mutandine….!!, Laura ( così si chiama la mia donna) le sorride e si avvicina all’uomo in divisa; lo guarda negli occhi, come per supplicarlo di infilarle la mano tra le sue gambe, e lui subito l’accontenta…..: Le accarezza un po’, le gambe da sopra la gonna, sale nella tua fichetta massaggiandola, sempre da sopra,… i suoi capezzoli che erano tornati quasi alla normalità, tornano a indurirsi, le mani dell’uomo non si fermano e entrano sotto la gonna puntando decise e frenetiche tra le sue gambe, si soffermano anch’esse per qualche secondo; forse un po’ di più della donna; e noto ad un certo punto sul suo viso una certa espressione… ( Cavolo mi sa che le piace…..!!!!!)
Io naturalmente ho assistito impietrito alla scena senza dire nulla, guardavo lei e notavo con quanta disinvoltura faceva tutto quello, guardavo le facce e le espressioni dei due che violavano le sue intimità , notavo la voglia e l’eccitazione stampate sui loro volti…… e ad un certo punto mi rendo conto che tutto questo mi stava eccitando come mai mi era capitato prima nella mia vita e che stavo sul punto di esplodere nonostante nessuno mi avesse toccato!!!
Nel sogno poi la scena si interrompe e riprende con noi due ( io e Laura) a casa sua nel lettone dei suoi genitori, tutto era finito, e disteso ripenso a quanto successo, e decido di parlarne!
Così lei chiedo di raccontarmi cosa è successo e cosa le hanno fatto quei due; lei con aria disinvolta e piena di mistero mi risponde : “ Beh!! Hanno sentito se avevo le mutandine!!”
Io le domando :” Cosa ti ha fatto la donna?”
Lei : “ Mi ha toccata che vuoi che mi abbia fatto?”
Io : “ Come?”
Lei : “ Vuoi i dettagli?”
Io : “ Si voglio sapere tutto”
Lei :” Va bene come vuoi” mi risponde con il tono tipico di chi pensa “ D’accordo lo hai voluto te”
Detto questo comincia a raccontare :” Mi ha sollevato la gonna e con una mano è andata dritta dritta tra le mia gambe, mi ha accarezzato la fica e con il suo ditino ha premuto sopra il mio grilletto e me lo ha strusciato per qualche secondo tutto qua!!”
Io : “ Ti è piaciuto?”
Lei : “ Ma che domande mi fai stava solo controllando se avevo la biancheria ed è durato pochissimo!!”
Io :” Eri Bagnata?”
Lei :” No non lo ero”
Io :” Allora perché i tuoi capezzoli si sono induriti che quasi bucavano la magliettina?”
Lei :” Non lo so… non so cosa dirti è stato strano…”
Io :” Ti è piaciuto vero” ribatto io con tono più deciso
Lei :” Te lo ho detto è stato solo un attimo…. E comunque una sensazione nuova….”
Io :” Ti sei bagnata vero..??” insisto ancora
Lei :” Si… mi sono bagnata, non so come mai, ma quando ho sentito la sua mano sulla mia fica ho sentito un brivido incredibile, era molto dolce delicata le sue dita si muovevano sul mio grilletto con una tale dolcezza e delicatezza che mi hanno fatto provare un piacere incredibile!”
Nel sentire queste parole un senso di rabbia mi ha invaso avrei voluto quasi colpirla con uno schiaffo ma a fare da contraltare a questo sentimento vi era l’incredibile erezione che ancora una volta era in atto dentro le mie mutande, il suo racconto dettagliato e passionale mi aveva indubbiamente eccitato…… Così ho continuato a farle domande per sapere sempre di più, per conoscere altri particolari……!!
Io : “ Bene …. Ti è dispiaciuto che abbia tolto la sua mano?”
Lei .” Come?… Non capisco!?”
Io :” Avresti voluto che continuasse e non si fermasse?”
Lei : “ Non lo so … in quel momento non ero in me … so solo che mi piaceva da morire quello che mi stava facendo… e non so se avrei avuto la forza di interromperla se avesse continuato!!!”
Io :” E dimmi …. L’uomo cosa ti ha fatto invece!!?”
Lei :” Lui mi ha accarezzato un pò da fuori, lo sentivo molto eccitato così una volta entrato sotto la mia gonna è andato dritto tra le mie gambe ed è immediatamente entrato col suo dito!!!”
Io :” Entrato dove? … Come??”
Lei :” Tutto dentro alla mia fica…. , ormai era bagnata ed eccitata e non ha avuto difficoltà..”
Io ormai completamente eccitato volevo i particolari volevo conoscere ogni istante ogni sensazione così con voce ormai carica di godimento : “ Dai racconta”
Lei :” Mi ha penetrata prima con un dito … poi immediatamente è entrato col secondo e a roteato dentro per qualche secondo!!”
Io : “ Hai goduto!”
Lei : “ Si ho sentito un calore incredibile salirmi su tutto il corpo e la mia fica sciogliersi sempre di più…!”
Io : “ Come avresti reagito se lui avesse continuato?”
Lei : “ Beh… sai a quel punto ero molto eccitata, non ero più in me … insomma ho desiderato che non togliesse quelle dita!”
Io :” Chi ti ha fatto godere di più l’uomo o la donna?”
Lei :” La donna è stata una sensazione strana del tutto diversa , imbarazzante mi ha colpita la delicatezza con la quale mi ha toccata, una delicatezza che credo solo una donna possa avere, mi sono immediatamente sentita avvolgere da un brivido di piacere incredibile nuovo, mai provato prima… l’uomo invece ha trovato una situazione già avviata insomma due sensazioni differenti…”
Io:” Hai avuto tentazioni nei loro confronti.. .cioè sei stata tentata di toccarli o di fare cose particolari?”
Lei :” Onestamente si… mentre la donna mi toccava ho avvertito un fortissimo desiderio di baciarla e di accarezzarle il suo splendido seno!!… mentre con l’uomo ormai ero in piena eccitazione e sinceramente ho avuto il desiderio di ….beh di … insomma … di prendere il suo cazzo tra le mie mani e tra le mie labbra!!”
Io ero eccitatissimo nel sentirle raccontare le sue debolezze, del tutto nuove, e che non avrei mai immaginato potessero appartenerle; lei sempre così perfetta, sempre sicura di se, dei suoi principi morali,… eccola ora li di fronte a me, stesa nel letto che mi confida come se nulla fosse le sensazioni e le sue voglie provate poco prima per degli sconosciuti!!!
Non ce la facevo più stavo di nuovo per venire nelle mie mutande senza che nessuno mi avesse toccato!!!
Così mentre lei stavi ancora finendo il suo racconto mi avvicino e la accarezzo tra le gambe
Prima da sopra i jeans ( Non so come mai ma adesso aveva i Jeans) poi inizio a sbottonare e lei subito va sul mio cazzo, anche lei sbottona e in pochissimi istanti ci ritroviamo nudi uno di fronte all’alta; le accarezzo la fichetta e scopro che è già un mare, i suoi racconti e il suo pensiero a quanto era successo la aveva fatta di nuovo bagnare tutta!!
Anche Laura nota che il mio cazzo è eccitatissimo e bagnato, la cappella rossa e gonfia come quando è sul punto di non ritorno… così mi sorride e mi Domanda :” Quanto è successo ti ha eccitato vero..?”
Ed io non ho potuto rispondere altro che un grosso e sincero : “ si da morirre”
La mia risposta ha eccitato anche lei che si è buttata subito sul mio cazzo e lo ha preso tra le sue labbra, ha iniziato a leccarlo e baciarlo poi d’un tratto lo ha fatto sparire completamente nella sua bocca ed hai iniziato a succhiarlo velocemente ed avidamente .… su e giù su e giù… ma la mia eccitazione era ai livelli massimi così dopo pochi colpi non ho potuto trattenere l’orgasmo che è esploso violento dentro la sua bocca!!
Laura non si è fermata ed ha continuato a leccarmi e baciarmelo ripulendolo tutto; dopo di che ha preteso che facessi godere anche lei!!!
Cosi ho iniziato ad accarezzare la sua fica e a penetrarla prima con un dito poi con due , era ormai molto dilatata e bagnata così sono potuto da lì a poco entrare anche con il terzo dito e muovermi lentamente dentro di te mentre i tuoi gemiti e sospiri si facevano sempre più intensi. Dopo qualche secondo sono sceso con la mia lingua, ho iniziato a leccarle il grillettino mentre con le dita le toccavo ora il seno ora il buchino posteriore!!!!
Da li a poco i suoi gemiti sono diventati grida e il mare ha invaso la mia bocca!!!!!
Nel frattempo il mio cazzo era di nuovo durissimo e lei sempre più una furia. Mi sembrava incredibile era scatenata e mi ha implorato di chiavarla!!
La ho presa in tutte le posizioni possibili e lei si è lasciata incredibilmente fare di tutto; ha voluto anche che la inculassi cosa che non aveva mai e poi mai accettato…Le sono venuto dentro e le ho riempito il suo culetto grassottello!!!
Questa lettera la ho spedita via e-mail anche a lei e mi ha confessato di essersi eccitata molto leggendola ed ora non vedo l’ora di vederla e di mettere in pratica almeno la seconda parte del sogno!!!
Beh per quanto riguarda la prima non credo sia possibile anche ad essere sincero non mi dispiacerebbe affatto vedere la mia donna….. beh insomma i sogni son desideri!!! O no!!?
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1
19 years ago
exciting,
39
Last visit: 12 years ago
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Una sera un po particolare e piccante in un locale
Io, lei e lo sconosciuto ...
.. ecco siamo in locale di sera, in compagnia di alcuni amici.
la musica, il fragore delle mille parole aleggiano nell'aria
la lucidita' è minacciata dai numerosi drink che ci siamo bevuti
ridiamo e scherziamo vivacemente con gli amici
ti alzi e barcollando e ridendo ti dirigi al bagno
per arrivare al bagno si deve percorrere un corridoio dalla luminosita' scarsa
senza che tu te ne accorga io ti seguo
quando siamo in corridoio mi avvicino a te
e da dietro ti abbraccio e ti bacio il collo scoperto
tu inclini la testa indietro e appoggiandola alla mia spalla la giri verso
la mia
le nostre labbra si sfiorano, sento il tuo respiro sulla mia bocca
appoggio le mie labbra sulle tue e lentamente insinuo la lingua nella tua
trovo ad accoglierla la tua lingua morbida vellutata ed umida
le nostre lingue si intrecciano e si rincorrono
intanto con una mano salgo lungo il tuo corpo ti sfioro la pelle da sopra
l'abito, ti sfioro anche i capezzoli che affiorano
accarezzandoti la pelle nuda delle spalle arrivo fino alle spalline dell'abito
continuiamo a baciarci intensamente e fai finta di non accorgerti della mia
mano
che intanto si infila sotto le spalline e le fa cadere
l'abito ormai libero cade ai tuoi piedi
la tua pelle nuda con la luce oscura del corridoio prende riflessi spettacolari
sembri rivestita di ambra
le mie mani scivolano sul tuo seno e ti trattengono a me come se fossero
un reggiseno
sento i tuoi capezzoli inturgidirsi sotto i miei palmi
tu in tutta risposta allunghi le braccia dietro a te e mi tocchi il pacco
da sopra i pantaloni, senti il mio membro gonfio e duro dentro i pantaloni
mi slacci i pantaloni ed insinui la tua affusolata mano dentro gli slip
senti il mio cazzo caldo ed umido pulsare di voglia, e lo prendi in mano
cominciando a massaggiarlo dolcemente come sai fare tu
il tuo perizzoma rosa si sta inumidendo in mezzo alle tue gambe ora coperte
solo dalle fini calze autoreggenti
Mi tolgo i calzoni e gli splip e ti faccio appoggiare il petto al muro li
vicino mi abbasso e con le mani ti faccio scivolare il perizzoma lungo le
gambe e tu mi aiuti chinandoti in avanti e spingendo il culetto verso di
me
intanto ti bacio le natiche e poi una volta tolto il perizzoma tu allarghi
le gambe invitandomi a baciarti piu' in profondita'
aiutandomi con le mani ti apro bene le natiche e avvicino la bocca al tuo
buchetto scuro
comincio a leccarlo e poi con la punta della lingua lo penetro, sento il
tuo gustoso sapore
mi abbasso ancora un po e tu spingi piu' indietro il culetto cosicche io
possa leccartela da dietro appena appoggio la lingua alle tue intime labbra,
mi cola il tuo umore sulla lingua e nella bocca
succhiandoti la passera lo bevo voracemente come un buonissimo nettare
oramai la tua patatina e fradicia tra il tuo umore e la mia saliva, cosi'
mi rialzo
il mio membro spunta diritto, fiero ed impettito
lo appoggio in mezzo alle tue natiche e te lo faccio sentire strusciare
tu da vera troietta che sei, desiderosa di essere posseduta, lo prendi in
mano e lo appoggi all'ingresso della fessura bagnata
io allora lo spingo lentamente dentro di te
oramai la cappella e' entrata, e sento le tue calde labbra che mi avvolgono
la cappella
spingo ancora un po
il mio cazzo entra per tutta la sua lunghezza ed allora tu gemi dal piacere
inarcandoti all'indietro fino ad appoggiarti a me
comincio a muove il mio cazzo duro, dentro e fuori, dentro e fuori, dentro
e fuori sempre piu veloce
ti sbatto contro il muro e piegandomi un po sulle ginocchio te lo spingo
fino in fondo, oramai il mio cazzo e fradicio del tuo umore e scorre dentro
la tua passera che si è aperta come un fiore per accogliere il mio pene
le tue chiappette spattono contro il mio pube ad ogni colpo che ti fa gemere
dal piacere
continuo così penetrandoti in figa da dientro, sbattendoti e spingendoti
contro il muro, tu continui a gemere dal piacere e con le mani mi prendi
i glutei e incalzando il ritmo delle mie spinte mi premi contro di te, come
per non perdere neanche un colpo del mio cazzo.
Mentre ti sto scopando giunge in corridoio un altro ragazzo, che alla vista
di noi due che scopiamo si eccita immediatamente
Non stenta un attimo ad avvicinarsi, e tu lo inviti con un cenno della mano
Lui si avvicina e si cala i pantaloni, il suo membro ancora non completamente
duro gli pende dal ventre
Ti giri un po e chinandoti glielo prendi in bocca, mentre io da dietro continuo
a pomparti per bene nella passerina
Senti il suo cazzo gonfiarsi nella tua bocca, senti che prende forma e si
indurisce tra le te labbra.
Cominci a leccargli il cazzo e succhiarglielo mentre con una mano gli sorreggi
le palle azzarezzandogliele
In questa tua nuova posizione a 90, il mio cazzo entra ancora di piu' dentro
la tua passera, sento di arrivarti fino in fondo ed ad ogni colpo emetti
un mugugnio mistro tra goduria e dolore, il mio ritmo aumenta di frequenza
mentre tu gli succhi il cazzo mi tieni tra le gambe sei assetata di sesso
e vogliosa di godere come non hai mai goduto.
sento la tua passera stringersi sul mio cazzo, segno che stai per venirmi
addosso, vedo anche che aumenti il ritmo con cui stai mangiandoti il cazzo
dell'altro
Questo mi eccita ancora di piu' e anche io sento l'avvicinarsi dell'orgasmo
sento il cazzo come se mi esplodesse
ed ecco che ti vedo e sento godere,
ti sento mentre la tua figa mi strizza il cazzo e ti sento mugugnare con
il cazzo in bocca
ti muovi furiosa con la testa e ti dimeni contro di me per il piacere che
provi in figa mentre con la bocca continui a succhiargli il cazzo
mentre l'altro si gode il tuo lavoro da brava pompinara vedo che sta per
godere
anche io sto godendo e sento le prime goccie di sborra fuoriuscire allora
tiro fuori il cazzo e prendendolo in mano continuo a masturbarmi,
appoggio il cazzo sul tuo culetto e sfregando le palle eccooooo... sto godendo
... e ti spruzzo fiotti di calda e bianca sborra sulla schiena, uhmmm che
goduria spruzzarti addosso.
Anche l'altro sta godendo e tu senti il suo sapore arrivarti in gola, spruzzarti
lo sperma in bocca che poi lasci cadere a terra colandoti dalle labbra
Abbiamo cosi goduto tutti delle tue doti e del tuo corpo
i nostri respiri dapprima tutti affannati pian piano si calmano e ci godiamo
quel momento di completo abbandono
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0
19 years ago
admin, 75
Last visit: 1 day ago -
Una serata indimenticabile
Una telefonata, i soliti sinceri saluti, le varie battutine ecc,
ma la cosa piu importante e che mi mette immediatamente adrenalina
pura nelle vene è quell'appuntamento, il giorno sembra non passare mai,
i pensieri vagano impazziti in attesa di scoprire come sarà vestita,
bhè sicuramente come nel suo stile, tremendamente sensuale e con gran classe, ma come?
La strada verso il luogo dell'incontro sembra interminabile, eppure
sono solo pochi km, ecco che vedo la loro macchina ferma ad attendere,
scendo impaziente di vederla, si apre lo sportello di Lui e mi accoglie
con il suo solito sorriso ma i miei occhi non si vogliono perdere certo la
scena di Lei che scende, mentre ci salutiamo ecco che si apre l'altro
sportello, Lui percepisce benissimo dove volge il mio sguardo ed è chiaramente compiaciuto.
Ecco che con la sua naturale classe fa uscire consecutivamente le sue
sensuali gambe, due scarpette nere con tacchi dorati e sottili che ne
esaltano le caviglie, ecco che si alza............un vestitino nero che morbidamente guarnisce un corpo dalle forme procaci ed accattivanti, avanza verso di me con quel sorriso solitamente genuino e provocante, gli occhietti pieni di luce che esaltano la sua femminilità.
Il mio imbarazzo iniziale non puo durare molto, il mio sguardo deve
perlustare anche altrove, al passaggio di una macchina i cui fari la
illuminano, noto trasparenze che mi provocano una fitta allo stomaco,
cerco di distrarmi, riportando lo sguardo ad incrociare il suo, eccola
oramai vicina, il suo profumo pervade nell'aria, quasi mi manca il fiato,
un saluto vero, naturale, la mia mano circuisce i suoi fianchi e il suo
corpo si appoggia al mio. I soliti ma non finti convenevoli raffreddano l'aria che sembrava infuocata, questo mi permette di distrarmi e dare la giusta importanza anche a Lui, 2 chiacchiere e poi la decisione di volgere verso un ristorante, mi viene proposto di lasciare li la mia auto e di montare con loro.
Salgo dietro, ed il mio pensiero volge ancora ad osservare ogni
movimento di Lei, ovviamente si accorgono di questo e tutto ciò fa
piacere ad entrambi, è chiara la forte complicità dei due, ma è altresi
chiaro che immediatamente io mi senta completamente immerso in
questa complicità.
La macchina guidata da Lui sta andando ma io non mi rendo neppure
conto verso dove, il mio interesse in quel momento è rivolto solo verso
Lei, verso quella provocante scollatura che mette in mostra un seno
prorompente, i miei pensieri vagano verso probabili situazioni, la mia
fantasia la sta spogliando, poi mi accorgo che forse mi hanno fatto
una domanda che ovviamente io mi sono perso, loro capiscano,
ci guardiamo e ci mettiamo a ridere, Lei con la sua classica naturalezza
mi chiede cosa mi distrae cosi tanto, ovviamente sa già il motivo,
io sorridendo gli rispondo "Tutto", con cauta dolcezza sposto la mia
mano lungo il poggiatesta del suo seggiolino portandola sul collo e
fiorandolo continuo lentamente un percorso stimolante fino a
raggiungere quella provocante scollatura, i suoi occhi si socchiudono
nel momento che insinuo la mano, raggiungo il suo capezzolo gia
turgido di piacere, la sua bocca si schiude sensualmente trattenendo
il respiro come solo Lei sa fare, Lui osserva anche se impegnato alla guida.
L'eccitazione è altissima, l'altra mia mano, sfiorando la coscia di Lei si
porta verso il ginocchio per poi ritornare verso l'alto trasportando cosi
la leggera stoffa e scoprendo quelle provocanti cosce, ancora una
volta verso il basso e poi ancora indietro spostandomi adesso verso
l'interno, con accattivante maestria Lei schiude le gambe favorendo il
percorso per cosi raggiungere il pube; con mia grande sorpresa ed
eccitazione mi accorgo che è senza mutandine e che quel fiore
prelibato e socchiuso lasciandomi la possibilità di insidiare l'interno delle labbra.
Il suo respiro sempre piu intenso non mi lasciano alternativa se non
quella di continuare e cosi naturalmente come avevo raggiunto quella
rosa mi sentii risucchiare le dita dentro di Lei, era caldissima, l'odore
della sua eccitazione pervadeva in tutta l'auto, sinceramente non so
come Lui riuscisse ancora a guidare.
Percepivo ogni sua vibrazione, ogni contrazione, fino al momento
inaspettato in cui si sollevo un urlo di intenso piacere, la mia mano si
fermo li dentro come a voler catturare ogni piu piccola essenza fino a
vedere Lei inarcarsi alla ricerca di un mio movimento.
Eravamo quasi giunti al ristorante e quindi con difficoltà ci ricomponemmo
e Lei dolcemente come sempre suo fare mi dette un bacio come a
ringraziamento, anche se lo aveva già largamente fatto.
Eccoci giunti, un ristorantino elegante e riservato, ci fanno accomodare
come in una saletta piuttosto riservata, con pochi tavoli vuoti ma chiaramente gia riservati.
Ci sediamo ed il camerieire giunge subito a portare la carta, ancora
estremamente inebriato da quello che poco prima era accaduto, aporo
il menu ed inizio a leggere ma con il cervello ancora confuso e preso da altri pensieri.
Lui con suo solito fare scherzosamente mi dice se c'è niente che
gradisco o se preferisco un'antipasto piu stuzzicante per l'attesa,
io a malapena percepisco la battuta e sorrido guardando Lei che
tranquillamente e con suo solito fascino guarda il suo uomo maliziosamente.
Ecco che giunge nuovamente il cameriere e facciamo l'ordine, osservo
il movimento delle labbra di Lei che sensualmente si muovono
lasciando uscire suoni vellutati, nello stesso momento sento una
gamba calda che sfiora la mia, quasi a voler invitarmi, vuole stupire Lui
e io non posso che assecondarla, allungando la mano percepisco la
sua coscia già nuda del vestito ed inizio a palparla mentre ancora il
cameriere sta prendendo l'ordinazione, man mano che mi avventuro
verso l'alto, la sua voce si fa sempre piu calda e le parole sempre piu lente, Lui sa gia quello che sta succedendo ed il cameriere mostra
naturalezza anche se, sicuramente percepisce qualcosa di strano.
Il ragazzo se ne và e Lui esteriorizza il suo assenzo per l'audacia
dimostrata, Lei a quel punto si avvicina al suo uomo e gli dona un
bacio caloroso mentre io raggiungo ancora una volta il suo fiore,
ecco che sento un mugolio sommesso dal loro bacio, direi molto
gradito da Lui che successivamente espleta con sorrisi inequivocavoli
nei miei confronti.
La serata prosegue con giochetti vari anche quando gli altri pochi
tavoli si sono riempiti, niente di sfacciato, ma sicuramente attenzioni e
gesti che lasciano negli altri sospetti e inevitabili allusioni, insomma la
cenetta scorre rapidamente ma intensamente fino al momento di uscire,
quante belle cose avrebbe potuto vedere chiunque fosse stato sotto
quel tavolo, sicuramente sarebbe stato il desiderio di Lui e
sinceramente anche io mi sarei gustato volentieri la scenetta.
Usciamo ridendo e facendo riferimento alle varie faccie sospettose
degli altri e cosi risaliamo in macchina per finire la serata.
Certo anche se fosse finita li,sarebbe stata entusiasmante,
ma decidiamo di concluderla alla grande, Lui esorta proponendo di andare al Club e cosi facciamo.
Entriamo, è ancora abbastanza presto e ancora c'è pochissima gente,
un paio di singoli ed una coppia in disparte, dopo un giro di
perlustarazione ci mettiamo al bar a fare due chiacchiere sempre
condite da sfregamenti vari e discorsi eroticamente stimolanti,
ad un certo punto io rammento il momento della nostra prima conoscienza, Lui chiede di poter rivivere cio che ho vissuto io, bhè come poterglielo negare.
Mi porto verso il bigliardo posto difronte a noi a braccietto della magnifica Lei, che sorride maliziosamente, scherzosamente spiego la situazione che ricordo, Lei si posiziona proprio nel punto di allora, con le gambe leggermente divaricate appoggiata alla sponda del biliardo, inizio a palparla e baciarla sul collo da dietro strusciando il mio bacino su di Lei che inarca la schiena cercando il massimo contatto, solo Lui puo godere
dell'espressione della sua splendida Donna, ad un certo punto,
proprio come fece Lui a suo tempo, le sollevo la gonna, mi tiro giu la patta dei pantaloni, allargo le bellissime e rotonde natiche, punto la mia eccitazione e con mia sorpresa vengo risucchiato letteralmente da un'immenso calore che mi avvolge il sesso, non riesco piu a seguire i ricordi, ma l'espressione di Lui fa si che io possa percepire ogni sua sensazione.
Con la stessa naturale sensualità che Lei aveva dimostrato in quel frangente, mi allontanò, si girò abbassandosi verso il mio sesso ed avvolgendolo con le sue labbra infuocate, mise in mostra il suo splendido posteriore al suo uomo che non seppe esimersi dal gettarsi rapidamente a completare l'opera, sentivo i colpi affondati da Lui tramite le vibrazioni risonanti nella bocca di Lei, era fantastico e non avrei potuto resistere a lungo, venimmo quasi tutti e 3 contemporaneamente e solo dopo pochi istanti mi accorsi che avevamo dato uno spettacolo veramente di alto livello, certo il merito lo si puo solamente dare alla stupenda Lei.
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0
19 years ago
agalex,
38
Last visit: 13 years ago
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Sempre la solita musica
ieri.....realmente ieri...il mio cell squilla in anonimo...nei miei annunci metto no anonimo e per primo contatto rispondo solo a voce femminile...puntualmente...il marito che cerca per la moglie un grosso calibro..descrivimelo...ma è realmente..e così via..sempre la stessa storia. omunque per dimostrarmi la sua serietà..i ritelefona con nr visib e mi da appuntamento per la sera a caserta per un preliminare conoscitivo...ovviamente si presenta da solo...mi chiede di farglielo vedere..ma nella richiesta del toccarlo o succhiarlo ho posto il mio stop!!! Se ne va...con tanta voglia...ma dopo un paio d ore cominciano gli sms come volevasi dimostrare era...è un single e l ultimo di questi sms mi offre 1000 euro...si può mai arrivare a tanto....dico io....da un lato mi sento gratificato ma da un lato sempre più mi rendo conto che le singole o coppie doc sono rare come le mosche bianche.C erto il sesso porta a pazzie ma si può arrivare a tanto????ciao alla prossima questo è un fatto reale....continuerò a scrivere e confidare le mie esperienze...qui???!!!! Certo ne avrei da raccontare da poter scrivere un libro...di tutto ciò che mi è capitato...ma realmente capitato ma a che prò???? a chi può interessare ciò????
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19 years ago
admin, 75
Last visit: 1 day ago -
Una serata particolare
Quella che sto per raccontarvi è una vicenda che mi è capitata qualche annetto fa ed è stata la mia prima esperienza in quel gioco sessuale...
Lavoravo ad ibiza in spagna e beh diciamo che la i rapporti interpersonali sono molto più veloci che in Italia.
Belle ragazze divertimento erano all ordine del giorno e poi io stando la per tanto tempo e lavorandoci ero ben ambientato e conoscevo un po tutta la gente del posto...
Una sera andai a trovare il proprietario di un locale per la precisione EL TEMPLO una sorta di disco pub stile tappeti, cuscini e tavolini molto bassi candele e incenso musica tribal house soffusa non troppo forte su 2 piani al piano superiore solamente tavolini e bar al piano inferiere mini pista con intorno tavolini...
Mi trovavo li da un po ancora la serata non aveva preso piede non c era molta gente visto che gli orari ad ibiza sono molto diversi da quelli del resto del mondo erano le 3:00 ma ancora il movimento era scarso però notai una donna, una bionda stile lara croft molto carina che mi fissava dal bancone del bar.
Me la ricordo ancora molto bene bionda alta circa 170 occhi verdi 35 anni ed era da sola...
Mentre stavo li a scrutarla per appurare che fosse veramente, per poi fare la sua conoscienza arriva una ragazza nel locale che avevo conosciuto il pomeriggio in spiaggia e si mette a sedere accanto a me (provandoci spudoratamente).
Lei una ragazza 24 enne capelli castani e lunghi occhi marroni molto alta 176 circa e magrissima...
Anche lei era molto bella e gia ci avevo fatto un pensierino durante il pomeriggio però lo sguardo della bionda mi aveva folgorato perciò non sapevo cosa fare...
Persi di vista la bionda e con l amaro in bocca e con il presentimento di aver perso una bella esperienza andai a ballare con la ragazza che stava li di fronte a me...
Dopo un po che ci dimenavamo in pista lei si assenta un attimo e mi ritrovai da sola a ballare in mezzo alla gente e mentre pensavo a cosa avremmo fatto dopo ecco che la donna misteriosa riappare davanti a me e inizia a ballare con me...
Parliamo, ridiamo e ci presentiamo, mi accorgo subito di quanto sia bella e del seno stupendo che ha...
La desidero e sento che anche lei mi desedira e in quel frangente me la immagino nuda sul letto...
Nemmeno il tempo di pensarlo che torna l amica che chiamerò per semplicità SARA e vedendomi ballare con la bionda che chiamerò per comodità CHIARA mi chiede chi sia...
Io non sapendo che pesci prendere dissi che era un amica che conoscevo da un po di tempo e che lavorava anche lei ad ibiza e faccio le presentazioni le 2 si guardano e noto subito nel primo sguardo che tra loro non c era la competizione di 2 donne a cui piace lo stesso uomo ma una strana complicità...
All inizio non dò molto peso alla cosa ma continuando la serata e i discorsi mi accorgo che tra le 2 la complicità aumenta e inizio a pensare a come sarebbe bello ad avere una relazione con entrambe contemporaneamente....
Poco dopo sempre all interno del locale mi ritrovo a baciare prima una e poi l altra e poi un bacio di tutte e 3 insieme...è una cosa bellissima non ci capisco più niente... Tutti e 3 ci desideriamo a vicenda e vogliamo la stessa cosa...
Verso le 5 ci uciamo dal locale e ci rechiamo nel mio appartamento e li ho avuto la mia prima esperienza con 2 donne è stata bellissima e ancora oggi riesco a rivivere le emozioni che provai... ho avuto altre esperienze del genere ma quella è stata in assoluto la più bella ed eccitante...
Anche per loro era la prima esperienza ma è venuta con una naturalezza tale da essere tutto perfetto...
Le 2 ragazze finita la vacana non le ho piu' viste nè sentite abbiamo deciso che il tutto iniziasse e finisse li...
Kasperigno
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1
19 years ago
admin, 75
Last visit: 1 day ago -
Grazie zia
Dopo tanti anni che vivo in città sono diventato un animale metropolitano con le cosiddette abitudini civili : doccia al mattino , caffè e cornetto al bar , lavoro, pubblic relations , rientro per lavarmi il buco del culo ed infine uscire a zonzo in cerca di un cazzo che m'impali o di una patonza che mi smolli l'uccello duro e sempre eretto per la giovane età . Ma il mio pensiero fisso è tornare alla vita dei campi , a correre libero tra le zolle erbose e profumate ed inseguire una ragazza che fa finta di rifiutare le sue grazie o rincorso dal fittavolo che ha in mano un grosso cazzo dalla capocchia tesa e voglioso di entrare in un buco qualsiasi basta che sia umido ed accogliente . L'ambiente contadino è un ambiente particolare . La comunità è una piccola repubblica che basta a se stessa e la fattoria dove io sono nato e cresciuto è parte di questa repubblica . Ognuno si dedica all'altro senza egoismi nè gelosie nella più totale promiscuità . Non vorrei scandalizzare ma chi conosce l'ambiente sa di cosa parlo . Io , per esempio , sono il frutto di uno sfogo di mio padre che ebbe la ventura di trovarsi sotto gli occhi il bel culo esposto di una bracciante intenta a mietere il grano . Sotto gli occhi di altri lavoratori la fece sua dando inizio alla mia esistenza . Sua moglie mi prese in casa appena vide il mio musino e da allora mi ha considerato suo figlio anche se non frutto delle sue viscere e mi ha allevato insieme ad una bambina figlia naturale . Capita spesso che un uomo possieda un componente della sua famiglia come un figlio un fratello un cugino . Per lui il sesso è istinto , è bisogno vitale come può essere mangiare o bere e non importa sapere con chi si fa . I primi toccamenti avvengono coi componenti della propria famiglia . La prima ragazza alla quale ho visto la fica è stata mia sorella , la prima in mano alla quale ho sborrato è stata mia cugina , il primo cazzettino eretto che ho confrontato col mio è quello di un mio cugino , il primo che mi ha sverginato il culo col suo cazzo di uomo è stato un fidanzato di mia madre , quello che ha reso mia sorella una donna è stato lo zio Ercole , fratello maggiore di mio padre , che prese il suo posto nel letto della mamma dopo che ebbe la cattiva idea di abbandonare da giovane questa valle di lacrime . Mia madre rimase vedova a meno di trent'anni quindi la sera stessa dei funerali si ritrovò appoggiato alle chiappe il cazzo duro dello zio che si offrì di alleviarle le pene della vedovanza e già quella sera piansero insieme mentre godevano . Io e mia sorella avemmo modo di spiarli attraverso gli stipiti sconnessi della porta mentre in ginocchio mia madre veniva trattenuta dallo zio che da dietro la montava come una cavalla . A volte mia madre , per muoversi più liberamente , mandava mia sorella a casa dello zio Ercole a fare compagnia a zia Teresa tutta presa dal bambino che aveva tra le braccia e nulla importava che suo marito passasse la notte in un altro letto ed io ero indirizzato a casa di zia Matilde , il cui marito era all'estero a lavorare , quindi aveva il grande letto praticamente vuoto . Spesso dormivo con mia zia e più spesso avevo la possibilità di trascorrere la giornata con Carmine , il suo unico figlio più giovane di me di un anno . Con Carmine confrontavo il mio cazzettino e con lui cominciai a masturbarmi scambiandoci a vivenda le mani . Ci sedevamo sotto un olmo ed all'ombra di esso tiravamo fuori i nostri pistolini che iniziavano ad avere la cappella rossa e tesa e ci toccavamo , poi con timidezza cominciammo a prendere in bocca l'uno il pistolino dell'altro ed iniziare così un timido pompino fino a che non cominciammo ad incularci così come vedevo fare Giovanni , il fittavolo , con mia madre . Per eccitarci raccontavamo ciò che vedevamo fare in casa ed ero io quello che descriveva nei particolari come lo zio prendesse mia madre e la sentivo gemere di piacere segno che chiavare doveva essere una cosa buona . Lui invece mi descriveva come zia Matilde si masturbasse seduta sull'orlo della vasca da bagno con le spighe di granoturco o coi vari prodotti dell'orto in attesa che suo marito tornasse dall'estero per portarle soldi e cazzo . Zia Matilde era una donna che tutto poteva ispirare fuorchè voglia di sesso : era , ed è ancora perchè tuttora vivente , alta segaligna allampanata con una terza di seno che ha sempre avuto bisogno di reggiseni a balconcino perchè molle e cascante ma con due capezzoli grossi e lunghi che quando si eccitavano erano visibilissimi attraverso la stoffa . Da piccola aveva avuto la poliomelite e le era rimasta una gamba sifulina e quando camminava le si notava il culo dalle chiappe asimmetriche e la coscia che faceva un largo giro tanto da aprirle la vestaglia fino a scoprire l'inguine e l'orlo delle mutande . Di lei ammiravo la peluria sulle labbra e sulle braccia ed immaginavo chissà quale foresta nera di pelo le circondasse la fica . Carmine gliel' aveva vista e la descriveva molto folta e scura . Io fantasticavo di carezzargliela ed intanto inculavo suo figlio . Finite le scuole fui costretto a fare il servizio militare che avevo rimandato ed una volta tornai a casa in licenza di mietitura . Fui ospite a pranzo dalla zia Matilde . Ormai ero un uomo . A militare ero stato e continuavo ad essere la donna di tutta la camerata richiesto da chi non aveva i soldi per andare a puttane e facevo da marito a pagamento delle puttane che la sera affollavano la cinta della caserma . Già allora , come in seguito , mi sono diviso tra femmine e maschi senza nessuna preferenza . Per me fottere o essere inculato è la stessa cosa : basta che si goda . Tornai a casa con un discreto bagaglio di conoscenza femminile ed ebbi modo di notare lo sguardo umido e lascivo di mia zia , il tremolio del labbro superiore e la punta del naso che s'imbiancava , il continuo toccarsi delle tette , la voce tremula ed il continuo interrompersi per seguire chissà quali fantasie . Dedussi che era carica di voglia di sesso per il fatto che da lì ad una settimana il suo uomo sarebbe tornato per le ferie estive e lei sentiva l'avvicinarsi del maschio voglioso . Si era a tavola e l'aria che mi sembrava di respirare era pregna di ormoni che schizzavano all'impazzata . Forse era solo la mia impressione . Bevuto il caffè Carmine si recò nei campi a controllare la mietitura ed io mi prefissai di andarlo a trovare per rifare insieme quei giochi che da qualche anno non facevamo più . Chiesi alla zia il permesso di usare il letto di suo figlio per un riposino ma lei mi offrì il suo che era più comodo tanto non lo avrebbe usato . Accostai le imposte e messomi a torso nudo e coi soli boxer militari mi stesi sul letto con una leggera voglia di fare sesso che m'impedì di prender sonno. Sentii la zia finire di rigovernare e la sentii usare il bidè in bagno . Cogli occhi abituati alla penombra la vidi quando in punta di piedi venne in camera dove si tolse la vestaglia e di schiena la vidi togliersi le mutande per indossarne altre di cotonina bianca che aveva tirato fuori da un cassetto del comò . Ebbi modo di distinguere una chiappa più alta dell'altra ed il culo a punta ed asimmetrico . Si aggiustò il reggiseno a balconcino e si girò verso di me a spiare se dormivo o meno . Io facevo finta di essere tra le braccia di Morfeo ma se avesse visto bene avrebbe notato un certo gonfiore nei boxer chiaro segno che mi stavo eccitando senza volerlo . Lei appooggiò un ginocchio sul letto sempre guardandomi e dopo un istante di riflessione si accomodò dandomi la schiena e piegando le gambe in una posizione fetale . Io le ammirai l'anca liscia che in quella posizione non denotava il difetto fisico ed ammirai il culo che sebbene fosse a punta glielo avrei toccato volentieri . Il cazzo cominciò a spingere con violenza fino a farmi male ed io facendo finta di muovermi nel sonno mi girai e rigirai fino a metterle una mano sull'anca . Ero a qualche millimetro del suo culo ed avrebbe dovuto sentire il calore che il cazzo teso sprigionava . Invece la sentii respirare regolarmente . Ero combattuto dalla voglia di farle sentire il mio turgore e smettere pensando ad altro e non rischiare un suo rifiuto , lei tra le cui cosce non era entrato mai nessun cazzo che non fosse quello legittimo del marito . Lei che era tutta presa dall'attesa del suo uomo e per lui era pronta ad aprirsi . Però se avessi provato al massimo ne avrei avuto un rifiuto e nel peggior dei casi una sberla e l'allontanamento dal suo letto e dalla sua casa : mi sarei rifugiato tra le braccia di suo figlio . Per lunghi minuti fui indeciso sul da farsi quando lei si mosse nel sonno , credo , e si mise con la pancia all'aria e la mia mano sempre adagiata mollemente su di essa . Le tocavo l'orlo delle mutande e solevando leggermente la testa credevo di vedere i primi peli della fica che s'intravvedevano quando respirava e la pancia abbassandosi formava uno spazio vuoto con le mutande . Lei aveva le braccia lungo il corpo ed una mano era vicinissima al mio cazzo ormai del tutto fuori dai boxer e non dovetti fare altro che spingere di qualche millimetro per sfiorarle le dita ed intanto insinuai la mano negli slip fino ad inanellare un paio di dita coi suoi peli floridi e profumati . Sentii la sua mano avvolgermi il cazzo e stringerlo con forza e mentre pensai in un attimo che volesse farmi male per punirmi e scacciarmi sentii l'altra mano avvinghiarsi al collo e tirare la mia testa verso di lei perchè le bocche si unissero . Ci scambiammo un lungo bacio che ci lasciò senza fiato mentre le mie dita raggiungevano l'umido della fica e lei che smanettava il cazzo duro come il ferro . La mano che mi stringeva la testa mi obbligò ad abbassarmi fino a raggiungere le tette e dopo che le scoprii presi a giocare con un paio di capezzoli grossi come il mio mignolo e duri più del mio cazzo . Affondavo nella sua vagina le dita ed annegavo nei suoi umori . Aiutato da lei che inarcò le reni le cavai le mutande e finalmente potei sentire sotto la lingua il gusto acidulo e scivoloso delle pareti della vagina . Era una fontana . Senza parlare la leccai a lungo fino a prosciugarla e fu lei che mi stese supino e s'impalò a smorzacandela . Vedevo contro il soffitto i capezzoli sempre più eretti sulla pelle floscia dei seni che letteralmente cadevano sulla pancia ma avevano lo stesso un che di eccitante . Io li massaggiavo ma li sentivo inconsistenti e vuoti quindi mi dedicai al turgore delle punte . Volle che glieli stringessi fino a farle male e più stringevo più gemeva dal piacere . Un paio di volte fui per sborrare ma lei si sollevò e raffreddò la mia voglia per durare più a lungo il nostro rapporto . Non ne potevo più . Il cazzo mi faceva male e la voglia di sborrare era impellente . Scese dal letto e si mise in ginocchio adagiando il petto sul letto stesso e mi fece capire di prenderla alla pecorina . Oh vista meravigliosa . Oh visione paradisiaca il suo culo asimmetrico con le chiappe una più grossa dell'altra ma con in mezzo un mare di pelo nero che le straripava da tutti i lati . In piedi e piegato con le dita feci posto alla ricerca del buco del culo ma lei si ritrasse e aprì con le sue stesse mani la fica che era già aperta di suo e mi sembrò di rivivere il momento in cui mia madre apriva la fica già pronta di una giumenta per essere infilata dall'enorme cazzo dello stallone . Appena il cazzo sentì l'umido e le pareti richiudersi per avvolgerlo col loro calore partì un scarica di brodo che lei avrebbe voluto evitare perchè era in un periodo fecondo . Dopo un attimo d'indecisione si lasciò andare e la sentii godere a lungo e copiosamente . Lungo le cosce le brillava un rivolo di sborra nella penombra e chiudendo la fessura con le dita sorridendomi felice andò in bagno a lavarsi dove la raggiunsi e dove ebbi modo finalmente di ammirarle in piena luce di quanto pelo fosse ricoperta la vagina benedetta . Tornammo a letto ma lei non volle più giocare malgrado io avessi più voglia di prima . Non volle nè allora nè mai e quella fu l'unica volta che la ebbi . Mi resi conto che per lei quel pomeriggio avevo fatto le veci della spiga di mais che di solito usava per masturbarsi e nulla più .
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19 years ago
pompeo1pompa,
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Chi cerca trova
pensieri: in un autobus affollato la mia natura cerca altre nature, rotonde,morbide,sode,voluminose,calde.La ricerca è complicata,attenta,accurata.Il mio pacco vive cresce ma...Anchio sono oggetto della ricerca,un pacco si avvicina alla mia rotondità,preme con forza sulla stoffa sottile,si fa sentire tra il mio solco,vibra forte contro il mio sedere.Da predatore sono diventato preda e mi piace...
Se volete contattatemi scriverò per voi e magari altro.A presto.
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19 years ago
fabium,
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Uniperversione
Seguivo il solito e noiosissimo corso universitario,
il professore era una palla, il caldo si faceva sentire e allora si cercava altrove come far passare il tempo.
Al corso eravamo poco più di una decina, dispersi nell’immensità dell’aula magna,
io ero comodamente seduto in una poltroncina blu nelle file di mezzo, e ben presto la mia attenzione
si concentrò sulla presenza a mio fianco di una bella ragazza, occhi neri come i capelli e una pelle dorata,
tanto da non sembrare italiana. Bastò veramente poco per cominciare a scambiare qualche battuta,
la penombra permise il clandestino chiacchiericcio. Iniziammo a parlare dell’imminente esame per finire, come nel mio solito,
sull’argomento sesso!!! la ragazza sembrava molto interessata e avvicinò il suo corpo al mio,
le parole diventarono sospiri e l’ombra piacevole dell’eccitazione ormai copriva entrambi.
La sua mano scivolò lenta verso la patta dei miei pantaloni iniziando un massaggio veramente divino,
il tocco leggero delle sue dita mi regalavano brividi veramente piacevoli,
ero in estasi e preso coraggio iniziai a tastare la situazione, la mia mano furtiva si intrufolò anch’essa tra il suo piacere,
accarezzavo il monte di venere per poi scendere più giù fino a stimolare le grandi labbra dell’eros.
Continuammo per un po’ così fino a quando lei mi propose di seguirla in bagno.
Presto fatto eravamo entrambi seminudi nel bagno delle donne a scopare come degli assatanati,
lei era in piedi d’avanti alla tazza e con le gambe divaricate si faceva penetrare la figa ormai fradicia da dietro.
Era una sensazione incredibile, lei si dimenava e urlava incurante di chi potesse sentire tutto il suo godimento,
mentre io venivo preso sempre di più dalla foga di sbattere più forte e veloce.
Ero quasi all’apice, davo i miei ultimi colpi prima di far grondare tutta la mia voglia,
che improvvisamente la porta del bagno si aprì, due bidelle intende a far pulizia ci avevano beccati nel momento più bello.
Ci fecero rivestire subito, mentre una delle due andò a chiamare il responsabile del settore in cui avevamo combinato il fattaccio.
Arrivò un uomo sulla cinquantina con i capelli brizzolati e il fare un po’ da macho, ci disse:
“Venite con me, ci penserà il rettore a darvi la giusta punizione”,
lo seguimmo senza fare storie d’altronde eravamo nel torto e come due condannati seguivamo il nostro secondino verso il baratro.
Arrivati nell’ufficio del magnifico rettore,
cercammo invano di trovare una giustificazione all’atto osceno che avevamo compiuto, ma non ci fu verso,
il rettore fu inflessibile e strano, ci disse: “ avrete la punizione che vi meritate, qui non si fa sesso senza permesso”.
Emessa la sentenza chiamo altri due assistenti,
erano una donna e un uomo entrambi sulla quarantina, lei era bionda con due occhi verdi, veramente splendidi,
mentre l’uomo era il classico playboy con capelli lunghi tirati all’indietro, pelle scura,fisico palestrato e occhi neri come la pece.
Noi eravamo ormai rassegnati,
avevamo mille pensieri dall’espulsione alla pubblicazione del misfatto che avrebbe screditato sia me che lei.
Ci fecero alzare e senza dire niente ci costrinsero a seguirli,
eravamo scortati come i carcerati. Scendemmo le scale fino al piano terra, ci condussero in un aula grande
e da lì tramite una porta sul fondo della sala arrivammo in una parte dell’edificio che nessuno di tutti e due conosceva,
attraversammo un lungo corridoio alla fine del quale c’era una porta di ferro chiusa a chiave.
Prontamente il bidello estrasse un grosso mazzo di chiavi ed aprì la nostra vera avventura.
Aperta la porta ci fece entrare tutti e quattro per poi richiuderla, ora eravamo rimasti in quattro in un corridoio modernissimo,
luci al neon pareti tinteggiate di fresco e tantissime porte sia a destra che a sinistra,
quando improvvisamente sentimmo urla disumane. Vi confesso lì ebbi molta paura,
proprio tanta e la ragazza che stava con me non era da meno.
La donna si rivolse a entrambi dicendo: “ ora vedrete cose incredibili, che nemmeno nella vostra fantasia più perversa avete immaginato”.
L’uomo al suo fianco apri la prima porta alla sua sinistra,
e con un gesto ci invitò a guardare dentro. Non appena mi affacciai, e quello che i miei occhi scorgevano
fu focalizzato dal cervello ebbi una specie di shock.
La mia professoressa di economia era legata al bordo di un tavolo mani e piedi in modo che il suo corpo
formava un novanta gradi perfetto e dietro di lei c’era un ragazzo di colore che la inculava in una maniera incredibile.
Aveva un attrezzo veramente enorme che faceva entrare e uscire tutto, sbattendo in modo ritmico le palle contro una figa grondante di umori.
La mia attenzione si era concentrata tutta sulla scena principale e quindi non notai subito un’altra cosa sconvolgente,
in un angolo accucciata come un cane e legata con un guinzaglio a un anello della parete c’era l’assistente della mia prof.
intenta a leccare in una ciotola del liquido denso bianco,
che supposi essere sperma. La scena nel suo complesso emanava della sensazioni miste a terrore ed eccitazione,
temevo cosa avrebbero potuto farci, ma altrettanto fantasticavo sul quanto avrei goduto.
Il ragazzo intanto sbatteva la prof. sempre più forte fino ad inondargli il buco del culo di sborra calda.
Quando ebbe finito di spremere anche l’ultima goccia sciolse i polsi e le caviglie e facendola camminare a 4 zampe la condusse fino all’assistente,
le due si scambiarono una passatina di lingua e poi il ragazzo prese la prof. per i capelli e la fece mettere in posizione verticale,
in modo tale che tutta la sborra che il suo culo aveva inghiottito si riverso lentamente nella ciotola della cagna,
era uno spettacolo arrapante e maledettamente perverso, avevo avuto un erezione spaventosa
e fu notata dalle mie guide e dalla ragazza vicino a me.
La porta fu nuovamente richiusa e dopo qualche passo venne aperta quella di una stanza adiacente,
questa volta con meno timore ci affacciammo a guardare.
Incredibile, al centro della stanza era posta una croce di legno dove uno studente come noi era stato legato nudo,
mentre due professori lo frustavano il petto alternandosi. Prontamente anche questa porta fu richiusa e venimmo spinti ancora più avanti.
Venne aperta l’ennesima porta e la visione questa volta fu veramente sconvolgente,
una ragazza era distesa su un tavolaccio di legno,
legata mani e piedi mentre due coppie con delle candele accese in mano lasciavano colare la cera sul suo corpo tra le urla disumane
per il bruciore. Improvvisamente uno di loro disse “alleviamo il dolore a questa puttanella”
e salito sul tavolo inizio a pisciare tutto il contenuto della sua vescica sul viso,
gli altri non persero tempo e saliti anche loro iniziarono a pisciare un vero e proprio fiume giallo!!!
Anche questa porta stava per richiudersi Slaaaammm…
porca miseria, cos’è stato, il vento aveva chiuso la porta dell’aula facendo sobbalzare tutti,era stato tutto un sogno!
p.s. …i sogni si avverano!!! ahhahahaaaa
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19 years ago
admin, 75
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Incontro con coppia a milano
Questa seconda avventura è nata per risposta a degli annunci trovati su internet,praticamente un incontro al buio,cosa che devo dire positiva,perché si viaggia con la fantasia e non facciamo più gran chè caso ad un incontro con persone normali,ci sembrano sempre tutte belle.
Dopo essersi parlati al telefono mi invitano a casa loro a Milano,sarei dovuto arrivare in treno,scendere alla stazione centrale,con una maglia color aragosta,la gazzetta dello sport nella mano sinistra e una valigetta nella destra. La cosa mi era parsa strana,ma lui (Maurizio) mi aveva spiegato che con tutte le persone che scendevano sarebbe stato difficile riconoscermi.
Faccio come dicono e sceso dal treno inizio a camminare lungo il binario che mi porta verso l ingresso della metro come da concordato,ad un certo punto sento gridare il mio nome e vedo una signora un po in carne,con un bel seno che mi viene incontro a braccia aperte,mi volto convinto che ci fosse un mio omonimo,ma mi viene praticamente addosso,mi abbraccia e mi bacia in bocca.
Sono rimasto immobile,sorpreso da tanta foga e voracità,mi ci è voluto un pochino per collaborare,per intrecciare la mia lingua con la sua,ed appena ho iniziato a collaborare lei si è staccata e mi ha preso a braccetto conducendomi verso l uscita.
Appena fuori,in piazza c è un mercedes con un signore vestito da autista,ci apre lo sportello e ci fa accomodare,poi chiude,si mette alla guida e parte.
Lei li chiede di fare un giro prima di portarci a casa.
Inizia a toccarmi,mi massaggia bene,si apre la camicetta e fa uscire i suoi seni,una 5° abbondante,un po flosci,mi apre la cerniera l aiuto a farmi scendere i jeans e me lo inizia a succhiare.
Alterna delle leccate veloci e leggere a farsi sprofondare fino in gola il mio arnese,io inizio a toccarla fra le gambe,è un lago,gli accarezzo il clito ed inizio a giocarci distrattamente,perché mi sta mandando fuori di testa. Diverse volte mentre stò per venire,si ferma e mi lecca la pancia fino all ombellico,prende le tette e ci si infila il mio membro tra di esse. Non ce la facevo più mi stava esplodendo. Quando sembra che sia la volta buona l autista ci dice che stiamo per arrivare,lei si ricompone e mi lascia con la lancia tesa e quasi impossibilitata a rientrare all interno dei jeans.
Pochi minuti e siamo all interno di una villetta nella periferia,l autista ci apre la portiera e ci accompagna al portone di casa,ci apre anche quello e ci segue.
L atmosfera della casa è lussuosa,mi fanno accomodare in un salone e spariscono entrambi,lui per andare a preparare un drink lei per cambiarsi.
Aspetto alcuni minuti,e poi& & .il colpo di scena l autista entra con tre flute di champagne,si è cambiato e sembra il padrone di casa (e lo è),lei arriva vestita da cameriera con un grembiulino che copre (poco) davanti,calze a rete e reggicalze,tacchi vertiginosi.
Rimango un attimo sbalordito,e questa è la cosa che a loro piace di più,lui gli ordina di spogliarmi,quando sono completamente nudo,mi guardano e si presentano (Monica e Maurizio).
Io nudo lei poco e lui completamente vestito.
Maurizio la chiama a se ed inizia a sgrillettarla,Monica in piedi stringe le gambe,ma lui la sgrida e così le riapre,Maurizio mi chiede se ho mai visto una porca come sua moglie e mi invita a leccarla.
Non me lo faccio ripetere,mi infilo sotto alle sue gambe e sostituisco le sue dita con la mia lingua,non passano che pochi secondi,che sento le sue gambe stringersi ed un grido di piacere uscire dalla bocca di Monica,Maurizio gli dà della troia,la fa abbassare con la faccia e glielo infila in bocca. La tratta come una troia,gliene dice di tutti i colori e lei poco dopo torna a godere,lui gli ordina di andare a prendere lo champagne,e monica esce dal salone,lasciandomi nudo seduto a terra con un uccello duro e ritto che mi faceva male.
Torna con la bottiglia,riempe i bicchieri e aspetta ordini ferma accanto a noi.
Alcuni momenti di silenzio,poi Maurizio gli chiede di farsi inculare da me,lei piagnucola un po ,dice che è tanto che non fa sesso anale e che l ultima volta avevano deciso di interrompere quel tipo di rapporto.
Maurizio si alza e grida che non può mai rifiutarsi e che deve obbedire,e lei un attimo dopo ha il mio arnese in mano e ci si impala sopra con il secondo canale.
Lui la guarda le sorride e glielo rimette in bocca. Il mio arnese è entrato abbastanza bene,e mi rendo conto che è tutta una sceneggiata,lei si muove un po troppo grossolanamente e a volte scende così forte che mi schiaccia i testicoli e mi fa male,così ritardo molto il mio godimento,e forse è fatto volutamente. Ma la cosa che più mi sorprende è che quando Maurizio stà per godere,prende il suo flute di champagne e ci viene dentro,ci versa ancora bollicine facendole prima cadere sul suo membro,poi mentre lei è vicinissima all orgasmo la ferma e prima si fa ripulire e poi gli fa bere il vino. Il tutto con tranquillità estrema,poi ci augura buon divertimento ed esce dal salone.
Per l ennesima volta ricomincio a pomparla,ma ora mi sono alzato,lo appoggiata sul divano e me la stò inculando selvaggiamente con una voglia di scaricarmi micidiale.
Lei viene almeno un paio di volte e quando sono ormai arrivato al limite lei mi ferma e mi dice che vuole berlo,esco dal suo buchetto (si fa per dire) e inizia a pomparmi,poche pompate e mentre stò venendo con grido liberatorio,sento le sue labbra che si allontanano e un qualcosa di freddo che tocca il mio c& o,è il suo bicchiere,mi fa venire lì dentro,e ripete la stessa procedura fatta con il marito,poi,visto che sono sempre in tiro mi chiede di scoparla.
Mi sdraio sul divano e lei mi cavalca,dopo poco,lei è già venuta diverse volte,ma io sono così stravolto che non le conto sento entrare il marito che entrato piano piano,gli arriva dietro e trac con un colpo secco che la fa urlare se la incula selvaggiamente.
Prima grida di protesta,poi urla di incitamento,la riempiamo fino all inverosimile,gode con una frequenza paurosa e la offendiamo nei peggiori modi possibili,Maurizio mi chiede di ripetere l orgasmo come prima,cisì mentre stò per venire la avverto e lei si alza,Maurizio si è già staccato da alcuni minuti e se lo mena mentre guarda la moglie che è completante sballata dal godimento.
Monica prende il bicchiere ed inizia a spompinarci entrambi,il mio coso struscia con quello di Maurizio,lui viene quasi subito,oltretutto poco,io alcuni minuti dopo,ma con un bel getto.
Questa volta,ce li ripulisce senza farci passare le bollicine,poi prende il bicchiere con i nostri semi,lo gira come fosse un sommelier,ci aggiunge un po di champagne e lo butta giù tutto con tanto di schiocco finale.
Mi sento spossato,ma il mio coso è ancora su,monica guarda il marito e gli sorride,lui gli dà carta bianca,ma a questo punto mi impongo,o vengo dove si deve,bocca,fica, culo,o ne faccio a meno,i testicoli mi fanno male e non capisco come possa essere ancora su.
Lei mi guarda,mi sorride e mi dice che ora posso fare ciò che voglio e come voglio,lei è a mia disposizione completamente.
Allora gli ordino di prenderlo in bocca al marito,che non mi sembra molto contento, e mentre lei lo succhia io me la scopo a pecora,dopo varie serie di urla che accompagnavano i suoi orgasmi,proprio mentre stava godendo,gliel ò tolto dalla fica e piantato di colpo nel culo,il suo urlo è stato disumano,un mix di piacere e dolore,ma poi si è scatenata,lo stesso Maurizio è riuscito a tornare duro ed a venire,ma questa volta mentre stava per uscire dalla bocca della moglie,ho premuto la testa di lei sull inguine di lui e lei se lo è bevuto tutto direttamente dal fornitore,con grida da parte di Maurizio che sembrava impazzito. Poco dopo sono venuto anch io e gli sono sprofondato negli sfinteri,poi mi sono fatto ripulire.
Ci siamo sdraiati,tutti e tre sul divano completamente esausti,e abbiamo fatto conoscenza.
Avevano un po rubato sull età lei aveva 42 invece di 37 e lui 49 invece di 44,lei era un po sfatta,forse aveva preso un po troppi falli ed anche lui aveva una bella pancia.
Erano personaggi noti,mi dissero e preferivano incontri al buio in teoria a rischio,ma gli era sempre andato bene,visto che avevano avuto molte esperienze di giochi a tre.
Comunque mi ero divertito ed avevo fatto divertire,mancava poco più di un ora al mio treno e mi hanno accompagnato di nuovo,questa volta mi ha spompinato in maniera dolce e delicata e si è bevuto il tutto quasi davanti alla stazione.
ho ringraziato e salutato e ci siamo accordati per un prossimo incontro.
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19 years ago
edward154067,
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Il prete sconcio
Ecco il terzo racconto ricevuto da Roberto. Su gentile richiesta dell'amico Carlo, che lo ha apprezzato particolarmente. Di nuovo, consigliato solo a lettori amanti del genere scat e poco inclini al disgusto e allo scandalo. Buona lettura e... lasciate un commento in ogni caso!!
IL PRETE SCONCIO
Ora che sono passati diversi anni ho deciso finalmente di rivelare ciò che per 2 anni interi ho subito da un uomo che agli occhi di tutti era un irreprensibile sacerdote. Questa storia peccaminosa è iniziata quando avevo 14 anni e si è conclusa a 16.
A 11 anni ho iniziato a servire messa, frequentando il parroco assiduamente, anche 3 volte a settimana. Non era un uomo bello, ma presto iniziai a reagire al suo strano richiamo, che percepii per la prima volta a 13 anni. Mi chiedeva di intrattenermi in sacrestia per aiutarlo a spogliarsi, cosa che facevo volentieri perché mi piacevano le sue mani e il suo odore di maschio che mi inebriava. Spesso potevo scorgere il suo pendaglio che mi appariva enorme e successivamente scoprii che lo era davvero. Un giorno chiuse la porta a chiave e mi spinse contro un mobile, da dietro, facendomi sentire qualcosa di gonfio e duro contro il culo. Io cedetti subito, poiché ero vulnerabile e da tempo ormai fantasticavo su di lui, masturbandomi ogni sera al pensiero del suo corpo virile sotto la tunica. Da quel momento divenni la sua schiava sessuale, e mi piegai a tutte le sue esigenze più sconce. Alvevo 14 anni e lui 47, dimostrati tutti, con capelli brizzolati e rughe sul viso.
All’inizio, quello che pretendeva da me era di rannicchiarmi ogni domenica pomeriggio sotto il suo abito consacrato nel confessionale, e prendergli in bocca il membro (che spesso trovavo già gocciolante e lucido sulla punta) mentre ascoltava le sordide confessioni dei contadini che per sfogarsi montavano le loro bestie nella stalla. Più i racconti erano depravati, più il bastone pendente si irrigidiva e pretendeva di essere menato dalle mie mani, e poi scrollato con forza. Al culmine della tensione, lui mi premeva un mano sulla testa per farmelo scivolare in bocca e non mi permetteva di staccarmi finché il lungo manico non si fosse scaricato completamente, conficcato come un palo di carne nella mia giovane gola vergine. E tutto doveva avvenire nel piu’ religioso silenzio, quindi dovetti presto imparare a menare, leccare, ciucciare quel pistone e ingoiare le sue intime sostanze senza far sentire la fatica o peggio il ribrezzo per la colata densa e odorosa che produceva. Il suo membro aveva grosse vene in rilievo, era grosso, da montone, e mi riempiva completamente la bocca, che dovevo tenere ben spalancata e offerta. Lo sperma che ne usciva mentre il prete godeva, era denso e copioso e presto imparai ad apprezzarne il sapore.
Ogni domenica mi inondava lo stomaco di sborra calda e poi mi ricompensava con un bel po’ di soldi, oltre che con una pratica altrettanto perversa (ma che dava molto godimento alla mia fighetta) e alla quale lui non sapeva rinunciare. Sbavando come un toro, mi portava di nuovo in sacrestia, mi faceva inginocchiare, mi abbassava le mutandine, e da sotto la gonna veniva ad annusare la passerina, nel frattempo divenuta sudata e parecchio odorosa. Mi diceva che la mia ‘topa’ puzzava di puttana e mi ordinava di pisciargli addosso. Così mi liberavo la vescica sul suo viso, e lui apriva la bocca e beveva avidamente, sorseggiando, gorgogliando, mostrando di goderne oscenamente. Poco per volta iniziò a inserirmi nella fessura una delle sue lunghe dita, poi due, poi una candela, che faceva scorrere su e giù incoraggiandomi a muovermi e a lasciare che la mia passera si bagnasse e colasse senza ritegno sulle sue mani indiscrete. Mentre faceva questo mi passava la lingua, forte e vigorosa, sul clitoride sfregandomelo, con dei colpetti sensuali e mugolii da porco. In questo modo di solito perdevo la testa spingendo la sua bocca contro la vulva fradicia. Alla fine lui arrivò ad impalarmi a fondo con un grosso candelotto benedetto, dicendomi cose come ‘oh mia piccola troia, come godi, come coli umori…’ E io godevo davvero come una baldracca, mi piaceva sentirmi la puttanella del sacerdote.
Quando compii 15 anni il prete pretese una perversione maggiore; cominciò a costringermi a ben altro che a ingoiare il suo randello di 20 cm. Una volta, dopo avermi leccato il buco del culo per 10 minuti, aspirando tutti i miei aromi e introducendomi la lingua a fondo, mi disse che intendeva rendermi aperta alla sua mano. Non capii subito cosa intendesse finché mi spiegò che non desiderava altro che insinuare il suo polso nel mio intestino e rovistare dentro di me, per sentire le mie feci. Ci vollero molte sedute e parecchia vaselina, ma alla fine il mio ano si aprì alle sue voglie sconce. Quando infine ci riuscì, vidi il suo manico diventare improvvisamente turgido ed enorme. Il sacerdote , con la mano piantata nel mio retto, disse che non aveva mai fatto nulla di più celestiale e mi pompò con forza mugugnando e sudando dal piacere. Mi chiese di lasciarmi andare e dirgli tutte le porcherie che quel trattamento mi ispirava. E io iniziai: ‘Oh sì, prete schifoso, ravana nel mio sfintere, scava nel mio buco, fallo diventare una caverna puzzolente aperta alle tue perversioni immonde, mmh…’ Poi decise che voleva sborrare, ma non in gola come al solito, bensì in fondo alle mie viscere. Estrasse la mano madida, la leccò, e mi montò come una cavalla in calore, entrando col suo tremendo arnese nel mio buco sfondato e palpitante. Lo sentii grugnire di desiderio e affondare sempre più. ‘Ohhh padre come ce l’ha turgido, come mi riempie, il mio ano è dilatato e lo stringe, come se lo ciuccia…’ ‘Piccolina, il tuo culo è mio, ora te lo fotto, ora ti trombo con questo pistone…ahh troia, prenditelo, sei impalata!’ Qualche colpo di reni, qualche bestemmia grugnita con foia, e la sua calda sborra sprizzò nel mio interno. Subito dopo mi fece sedere sul suo viso e, tra scoregge odorose, dovetti spremermi l’ano, mentre lui me lo scavava con la lingua, per fargliela colare tutta in bocca, così come voleva lui. Disse che non poteva più vivere senza l’essenza del mio sedere.
Il sacerdote mi aveva così resa un lavandino da sborra, un buco aperto e una cola-sperma. Ma ancora non era contento. La sua perversione era tale che voleva farmi diventare anche il suo cess. Un giorno mi informò che mentre defecava pensava spesso a me e ciò gli faceva venire il membro duro fino a doverlo scaricare . Mi disse che aveva perciò deciso di farmi subire la sua merda nella maniera più sporca. Un giorno mi fece sdraiare sugli abiti da cerimonia consacrati, e venne ad accovacciarsi sul mio viso come su di un cesso turco, alzandosi la tunica e mettendomi a 3 cm il culo peloso e i coglioni penzolanti. Mentre si avvicinava, qualche bolla d’aria gli scappò fuori rumorosamente arrivando con disgusto alle mie narici, e questo mi fece capire che aveva l’intestino in subbuglio e che voleva farmi assaporare anche i suoi peti. ‘Stai ferma bimba, non ti muovere, tra poco riceverai la mia benedizione…uhm…’ Aveva un buco peloso e odoroso, in rilievo, che vedevo pulsare; capii che il porco stava già spingendo. Non aspettò molto e disse ‘vacca mi scappa, devo evacuare, defecherò sul tuo bel visino candido e tu sentirai tutto l’odore delle mie feci.’ Ma anziché escrementi mi mollò una serie infinita di flatulenze liquide che mi obbligarono a gemere di disgusto. Disse che godeva di questo, di spruzzare la sua aria sul mio naso e nella mia bocca. Si girò e prese a inserire una candela nella mia figa, succhiandomi il clitoride turgido, cosa che mi fece perdere il controllo e desiderare il supplizio invece di rifiutarlo. ‘Se ora farai ciò che ti dico, ti permetterò di godermi in faccia, come piace a te, troia.’ Dunque mi lasciai convincere e si rimise nella posizione di prima, porgendomi l’ano puzzolente. Ricominciò a spingere, e io sentivo i versi che faceva quell’animale. ‘Preparati adesso arriva lo stronzo… mhh siii, ecco eccolo…uhh si, penzola, tieni prendilo in bocca ti prego, masticalo, te ne scongiuro, fammi godere così, gustatelo…’ e mentre il prete spingeva ecco che il suo manico eretto diventava sempre più gonfio. Quando vidi il terribile serpente sbucare dalla tana scura, feci come voleva: aprii la bocca e sentii lo stronzo scivolarmi dentro, sulla lingua. Lui si accovacciò meglio per vedermi masticare e mugugnare di sottomissione. ‘Ora sei il mio cesso, piccola vacca, guardati come rumini la mia merda, siii, cristo come sei lurida’ e mentre continuava a cagarmi in bocca vidi il suo palo schizzare un getto lunghissimo e potente senza che le sue mani lo avessero nemmeno sfiorato. Eccomi infine ridotta al cesso umano di un sacerdote.
L’ultima volta che lo vidi volle chiamarmi; avendomi ormai preparata la figa con le candele non temeva di spaccarmi col suo grosso arnese. Infatti il suo cazzone mi fece godere come una giumenta per più volte, data la sua potenza e la sua porcaggine.
Alla fine mi salutò dicendomi solo: ‘vai lurida porca, torna solo quando vorrai godere. Allora avrai ancora il mio buco del culo da assaggiare e le mie voglie da soddisfare’. Ma non ci sono più tornata per paura di contrarre malattie.
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19 years ago
admin, 75
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Amorsesso
L’ultimo raggio di sole di questa lunga giornata bagna il mio viso rivolto al mare,
le onde si infrangono in modo regolare contro le rocce,
e i colori della natura sembrano animarsi per l’ultimo istante prima che il buio li copra.
Nudo sento le sensazioni che la leggera brezza regala al mio corpo, quelle carezze così fragili donano un estremo attimo di piacere,
di godimento quasi perverso. La tua testa è poggiata sul mio petto,
non so a cosa pensi, ma so cosa hai provato negli istanti prima, cosa il tuo totale abbandono ha lasciato che tu gridassi…
sesso e amore, anima e corpo, fusi nella parola piacere.
Mi lascio trasportare dai ricordi, dagli attimi di vita che abbiamo condiviso,
il profumo dei tuoi capelli, il volto rilassato dopo l'amplesso,
gli occhi chiusi avvolti nel lieve sonno ti danno la luce di una fata,
di un essere supremo disteso tra gli scogli e l'immensità del mare.
Guardo attonito i giochi dell'ultima luce sul tuo corpo, i seni sodi e luccicanti, il
fiore di venere ancora umido su cui si riflette il rosso di un sole stanco.
Dio quanto sei bella.
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19 years ago
admin, 75
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L\'amante equino
Avvertenza per i lettori: si tratta di un altro racconto di Roberto, di nuovo abbastanza estremo e settoriale. Parla di sesso imposto tra un animale e una donna, quindi non leggete se siete impressionabili o non interessati al genere. Sono benvenuti tutti i commenti.
L’amante equino
Quel giorno il signor R si era svegliato con una nuova voglia irrefrenabile, che il suo istinto di animale sadico lo spingeva a voler soddisfare a tutti i costi. Aveva fatto chiamare la sua sottomessa a pagamento per una brama improvvisa e viscerale di farle subire la dominazione sessuale del suo cavallo. Da qualche tempo era in possesso di uno stallone, acquistato dopo molte ricerche specifiche, che aveva la caratteristica molto marcata di non riuscire mai a scaricarsi del tutto. L’animale infatti era dotato di un carattere irascibile proprio a causa della sua continua foia. Non si erano mai trovate giumente adatte da fargli montare, perché subito dopo ogni scarica il suo grosso manganello si ergeva imponente in cerca di un altro buco da perforare. Il membro della bestia era lungo 50 cm per una larghezza di 7 e i suoi getti erano particolarmente densi e prolungati, molto copiosi e odorosi. Perfino le cavalle che lo avevano provato, alla fine sembravano rimanere stremate.
Cio’ che stava attizzando la verga perversa del signor R, stavolta era l’idea di costringere la sua bagascia, così giovane e fresca, a subire la foga dell’animale davanti ai suoi occhi vogliosi. La fece quindi vestire con un gonnellino rosa e un bustino che lasciasse penzolare i seni, la fece truccare pesantemente e poi la preparò egli stesso sul cavalletto dell’esecuzione.
‘Ecco troia, ora piegata in avanti a gambe aperte sei pronta a ricevere una mazza vera, più grossa ancora della mia. Una vacca come te non chiede altro vero?’ ‘Un cazzo più grosso? Non riesco a immaginare quale maschio possa essere più prestante di Lei, signore.’ A quel punto la ragazza sentì il rumore degli zoccoli avvicinarsi, ma non poteva ancora vedere che genere di amante le sarebbe toccato questa volta. Il signor R si era già sfilato dalla cerniera la grossa verga pendula, che iniziava a oscillare nel vedere la fighetta della giovane sempre più vicina all’animale. ‘Prepara la tana troia, perché dovrai fartelo entrare tutto.’ A questo punto, per farla bagnare bene, l’uomo si inginocchiò, schiaffò il muso tra le sue gambe e prese a lappare di gusto tutta la vulva pelosa della schiava, che odorava forte di piscio e di fregna, siccome le era stato vietato di pulirsi per 3 giorni, in vista dell’incontro amoroso con la bestia. Le introdusse il suo grosso naso per odorarla, e la sua lingua ruvida per eccitarla al punto giusto. Lei inevitabilmente iniziò a gemere e a colare umori: era ormai pronta per la monta.
Lo stallone iniziò a inalare l’odore di femmina in calore e diede qualche nitrito di impazienza. Lei lo sentì e in un attimo capì quale sarebbe stata la sua sorte. ‘No, La prego signore, non posso sopportare il bastone di un cavallo dentro di me… mi spaccherebbe!’ ‘Zitta lurida, hai accettato di eseguire ogni mio capriccio per denaro, e ora ti lascerai sfondare dal mio stallone. Mh…guarda come ti desidera, ha già il membro fuori che tocca terra tanto è lungo!’ E dicendo così il vizioso prese a due mani la cappella e cominciò a strofinarla contro la bocca della poveretta. ‘Non ti do questo da ciucciare oggi, piccola giumenta, più tardi avrai di meglio’.
Lo stallone con un balzo montò sulla schiena della ragazza e al primo colpo centrò l’apertura gocciolante della porca sottomessa. Il padrone lo incitava ad affondare, e l’animale non aspettò molto per dare colpi profondi nelle viscere della troia che gridava e cercava di dimenarsi come poteva. Subito però la ragazza, divenuta ormai giumenta da monta, cominciò a godere: quel bastone che la penetrava fino all’utero le stava procurando un violento orgasmo. ‘Cosa fai brutta troia, godi? Ti piace la monta del mio cavallo?’ ‘Oh oh…. Sì padrone, mi fa godere, è così duro, così lungo… non credevo di potere godere tanto con un simile palo infilato in figa, ahhh!! Dai bestia, dacci dentro, voglio la tua sborra daiiii’. La puttana stava cominciando a delirare dal piacere, allora il sadico padrone decise di interrompere bruscamente l’atto perverso e innaturale che stava contemplando con soddisfazione. Con forza si fece aiutare a staccare l’animale dalla figa e fece voltare la puttana. Uscendo così di scatto, il vuoto improvviso lasciato nelle viscere della femmina provocarono una serie di scoregge convulse e molto odorose, che il signor R non tardò a inalare prontamente, grugnendo sommessamente di godimento. ‘Ohh siii, che peti uhm…’
Il cavallo fu legato per tenerlo fermo, con la sola libertà di muovere il bacino, e lei fu collocata sotto di lui, con la bocca rivolta al lungo bastone pendente. ‘Troppo comodo godere così, il mio obiettivo è un altro; devi essere sottomessa all’equino totalmente e nel modo più degradante. Forza avvicinati, annusalo’. Lei avvicinò il viso al cappellone lucido e inalò. La puzza di sporco e di sperma rappreso la fece ritrarre schifata. ‘Ma è orribile… non l’avete fatto pulire??’ ‘Cosa credi scrofa, io lappo e annuso una figa marcia come la tua, quindi anche tu devi godere il tuo amante con tutti i suoi odori più forti. Forza apri la bocca!’ Le fu introdotto il lungo bastone della bestia centimetro per centimetro, fra gemiti di ribrezzo e timore di soffocare: quella verga era davvero larga per la sua bocca. Lo stallone, appena sentì quel buco umido, caldo e morbido, non lo distinse dalla buca di poco prima e ricominciò a dare colpi e a sprofondare senza pietà come se la stesse fottendo in figa. Il suo padrone lo incitava menandosi furiosamente il manico, che era diventato duro e violaceo, anch’esso da cavallo. Si masturbava selvaggiamente a quella visione. A un certo punto era chiaro che la bestia doveva scaricare, e con pochi affondi sparò nitrendo lunghi getti densi di acida broda tutta in gola alla poveretta, che avendo la testa immobilizzata dall’aiutante del suo Signore, non poté che ingoiare tutto per non soffocare. Nello stesso istante che si videro dei rigagnoli gialli uscire dai lati della bocca, anche il vecchio sparò il suo liquido in faccia alla schiava, imprecando e dicendo ogni tipo di sconcezza. ‘Porco dio bagasciona…Ohhh piccola, siii, beviti questo nettare di stallone…mhhh, senti il suo sapore animale, gustalo, fallo godere nella tua gola, lo senti fino allo stomaco vero? Sei farcita a dovere… ohhh’. Lei aspettava che lo stallone si staccasse, ma la scarica durava ancora e lui continuava a spingere e a colare sborra dentro di lei, che era costretta a ingerire. Le sembrò almeno un litro e lui ci dava dentro potentemente ancora e ancora. Dopo lunghissimi minuti, la lunga biscia odorosa scivolò fuori dalle sue labbra sfinite.
Il padrone era soddisfatto ma aveva bisogno, come sempre, di sentire odore di topa. Se la fece mettere in faccia e continuò a leccare finché anche lui si trovò inondato di liquido caldo. Lei finalmente godette sfregandosi sul suo naso, come lui voleva.
Alla fine la troia disse al padrone che avrebbe potuto richiamarla per un'altra di queste perversioni, se alla fine le avesse sempre fatto usare a piacimento la lingua e il naso.
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19 years ago
admin, 75
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L\'impermeabile
Pubblico ora un raccontino appena ricevuto da un signore di nome Giorgio. Buona lettura e... i vostri commenti sono sempre bene accetti!!
L'impermeabile
Treno fermo, guardo distrattamente dal finestrino la stazione semideserta, a pochi metri una coppia si saluta abbracciandosi e baciandosi. Ritorno a chiudere gli occhi in attesa che il treno riparta ma la porta scorrevole dello scompartimento si apre e intravedo nella semioscurità una sagoma di donna, mi chiede se può accomodarsi, le rispondo di sì e lei si siede quasi davanti a me, non di fronte ma nel posto appena a destra. Richiudo gli occhi. Un profumo che non so definire mi solletica il naso, è piacevole, mi ricorda momenti di intimità, mi sorprende e stuzzica la mia attenzione. Lo assaporo respirando lentamente e cercando di capire quale profumo sia. Lei si è sistemata con la testa appoggiata da un lato, ha allungato le gambe sul sedile a fianco al mio dopo essersi tolta le scarpe e ora è semisdraiata tra i due sedili. Il profumo mi colpisce ancora di più.
Il paesaggio dal finestrino è monotono e quasi indistinguibile se non fosse per la luce della luna. Non so perché ma avvicino piano la mia mano al suo polpaccio e, come per caso, la sfioro, ... nessuna reazione, attendo, mi faccio più audace e le sfioro la coscia vicino al ginocchio ma la sua mano blocca la mia.... ho la gola secca e sono imbarazzatissimo. Lei tiene ora saldamente la mia mano, mi aspetto uno schiaffo ... invece guida le mie dita verso i suoi slip. Sono umidi. Sento il suo calore e la sua morbidezza. Con l'altra mano scosta il tessuto fino a quando le mie dita sono a contatto con il suo pelo. Lei le spinge contro e mi invita ad esplorarla, affondo le dita dentro, con forza, è tutta bagnata e caldissima....... mi blocca nuovamente con più forza di prima, scosta la mia mano, la allontana decisamente da lei e la porta sotto il mio naso, alla mia bocca. Istintivamente allungo la lingua e lecco avidamente quel succo dalle mie dita.... ecco spiegato il profumo-odore che sentivo... ha fatto da poco l'amore, ne è ancora piena, vuole che io lo sappia, che assapori i suoi umori... lo faccio. Lei mi guarda, la intravedo nella semioscurità, si alza e accosta la tendina della porta dello scompartimento, ora siamo praticamente al buio. Si riavvicina, si inginocchia sul mio sedile a cavalcioni, alza la gonna ampia e corta e ne passa un lembo sotto la cintura per tenerla scostata, porta il suo sesso direttamente alla mia bocca.... un profumo acre di sudore e sborra si impadronisce delle mie narici, lei scosta il triangolo delle mutandine di lato, il suo pelo premuto contro il mio naso emana un forte odore, le sue mani mi prendono la faccia , mi costringono contro di lei, la mia lingua si muove ora dentro, più dentro che posso ... il sapore è dolce e salato al tempo stesso. Lei si eccita, con una mano tiene gli slip ben scostati e con l'altra mi afferra i capelli, ora si muove in su e in giù, il suo pelo bagnato mi irrita la pelle del naso e comincia a darmi fastidio, tento di spostare la testa ma lei mi riporta nella posizione di prima e spinge ancora di più, sento aumentare i suoi umori, ho la faccia tutta bagnata. Improvvisamente si scosta, scende dal sedile, sfila gli slip, io riesco finalmente a respirare profondamente e ad asciugarmi un po' la faccia con la mano. Lei risale sul sedile ma al contrario, porta il culo verso la mia faccia, abbassa le spalle e appoggiando i gomiti sul sedile di fronte a me spinge forte le natiche contro il mio naso, non posso muovere la testa e non so neanche se lo voglio fare, continuo a leccarla a lingua piatta. Non riesco a respirare ma lei continua a spingere, cerco di contrastare la spinta e allontanarla un po' prendendola con la mano sinistra sotto il bacino e con la destra sulle chiappe al limite della schiena, la pressione che esercito le comprime fortemente i visceri facendole uscire un getto d'aria intestinale puzzolente che mi investe proprio mentre non ho più fiato, lei porta il suo buco proprio contro il mio naso e mi obbliga a ricevere un'altra dose d'aria..... lascio fare ormai sono in suo potere. Ora inarca la schiena e si ferma, non spinge più contro di me, il suo sesso è a pochi millimetri dalle mie labbra, respiro lungamente a bocca aperta. Pochi lunghissimi secondi e mi sento investire da un piacevole calore, sul mento, sul collo, sul torso... lei sta pisciando su di me, non posso più neanche tentare di bloccarla, sento scorrere il liquido sotto la camicia fin dentro i pantaloni, sulla pancia, lo sento scendere caldo fino alle palle. Mi eccito moltissimo lei si muove e mi regala un ultimo getto proprio in bocca, scende, mi apre i pantaloni, afferra il mio cazzo ormai allo stremo lo porta alla bocca, pochi movimenti e io le vengo sulla lingua, dentro, più volte.... lei succhia fortemente poi alza la testa, mi apre la camicia e lascia colare lentamente dalle labbra un lungo filo di sborra, me la spalma tutta sul torso lentamente e sempre lentamente mi richiude la camicia e mi dice "adesso puoi andare da lei...!"
Le luci gialle del parco binari della Stazione Centrale entrano ora fastidiosamente dal finestrino, mi guardo, sono conciato da fare schifo e tutto bagnato, prendo l'impermeabile, meno male che l'ho portato, lo indosso e lo chiudo...usciamo dallo scompartimento e scendiamo. L'ho solo intravista in viso nella semioscurità e anche se la rivedessi durante uno dei miei soliti viaggi forse non la riconoscerei .....ma da oggi porterò sempre con me un impermeabile.
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19 years ago
admin, 75
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Al bar
il desiderio nello sguardo di entrambi era tangibile;si vedeva,nulla da
fare;seduta al caffè del portico,sentivo che la gente attorno a
noi,"percepiva"questo desiderio,infatti ci guardavano tutti.
Questa situazione solleticava la mia fantasia;mi sfilai una scarpa e piano
cominciai a sfiorar la sua caviglia.Guardai di sottecchi il nostro
vicino.Stava guardando.Bene.Mauro,a quel contatto socchiuse appena la
bocca.Gli piaceva."Continua"...Parlava,ma i suoi occhi mi
dicevano:"Continua...".Salii lentamente su per il polpaccio,fino all'interno
della coscia,e mentre cominciavo a bagnarmi per l'eccitazione,sentii
chiaramente il suo sesso,attraverso la stoffa sottile dei
pantaloni,indurirsi sempre di più,fino a divenire turgido...Mi mordicchiai
il labbro inferiore;lo faccio sempre quando desidero un uomo.Il nostro
vicino era sudato;cercava di darsi un contegno,tra lo scandalizzato e il
divertito,e mentre girava il caffè con la destra,con la sinistra armeggiava
nella tasca dei pantaloni..........
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19 years ago
admin, 75
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