Success
Dark theme
Choose language
💘 Hot? It's up to you! 💘

Meet our new feature - Hot or Not!
Just browse through the profiles, like, like and find someone you're sure you're interested in.

andaluso 40 y.o.
Man
Italy
Last visit: 16 years ago
Miscellaneous Fetish Cuckold Threesome Swingers

Anita

E’ da molto che non incontro Anna, da quando un paio di anni fa, mi ha aiutato a iniziare Margherita, l’emozione mi ha preso alla gola quando ho sentito la sua voce al telefono, siamo rimasti in silenzio, poi solo poche, pochissime parole per spiegarmi quello che mi chiedeva di fare per lei, e ora sono qui, appoggiato alla macchina, in un parcheggio appena fuori dall’autostrada, un posto comodo per incontri frettolosi, scambi di merci, per brevi colloqui in cui ci si tocca appena, tutto si svolge in modo distaccato, freddo, quasi senza contatto reale.

“chi è per te?”
“è la mia compagna, Anita vive con me da sei mesi”
“perché vuoi affidarmela?”
“c’è qualcosa che ci separa, che non ci permette di comunicare altre un certo limite, lo sento, lei lo sente”
“e io, cosa posso fare per voi?”
“credo, credo che Anita debba fare quello che ho fatto io, tutto quello che ho fatto io, altrimenti ci sarà sempre un diaframma a separarci”
“cosa le hai detto?”
“poco, o meglio niente, ma il marchio che porto parla, parla da solo”
“pensi che sia in grado di sopportare quello che hai voluto sopportare tu”
“non lo so, ma io,……………….o meglio noi, non sopportiamo il nostro stato attuale, dobbiamo conoscerci fino in fondo e tu ci puoi aiutare, devi starle accanto come sei stato accanto a me, sorreggerla, condurla, spingerla, mai costringerla, se è come sento, farà molta fatica, ma alla fine arriverà dove sono stata io”
“ti amo ancora lo sai?”

non so perché mi sfuggano queste parole, non volevo, non dovevo dirle, Anna mi guarda mi accarezza leggermente la guancia

“lo so, per questo ti affido Anita, vado a prenderla altrimenti potrei cambiare idea”

la sua macchina è poco lontana, una decina di metri, c’è anche un uomo dentro, potrebbe essere anche solo un autista ad Anna non è mai piaciuto guidare, l’uomo scende, apre la portiera posteriore, ne esce una ragazza, giovane, alta, veste una gonna corta ma non troppo e un top senza maniche che lascia ventre e spalle scoperte, Anna la tiene per mano, la tiene ferma come per mostrarmela, il seno non è grande, ma sembra molto sodo, il fisico è quello di un corpo allenato ed in piena salute, il viso, il viso è serio, teso, labbra carnose ai limiti del volgare, occhi verdi quasi di gatto, capelli nerissimi lunghi e lisci, non porta gioielli, neanche orecchini, ora si avvicinano.

“questa e Anita”

nient’altro, altre parole sembra siano di troppo, cosa può dirmi ancora, raccomandarmi?
Anna si allontana senza voltasi indietro, mi ha messo in mano un busta e mi a bacia sulle labbra, dopo aver baciato quelle di lei.




Ora io e la ragazza siamo soli, sono rimasto qualche istante a guardare i fanalini della macchina di Anna che si allontanava, poi mi giro la ragazza è rimasta ferma ad aspettarmi

“cosa c’è in questa busta”
“i miei documenti, Anna non ha voluto che portassi altro, devi tenerli tu, io non devo avere niente, solo quello che indosso, no ho portato altri vestiti, ne gioielli, sotto non porto nulla, ha voluto che mi consegnassi più nuda possibile”
“sali in macchina”

sale senza parlare, rientro in autostrada, rimaniamo in silenzio, non accendo neppure lo stereo, ascolto il suo respiro, il suo odore, nulla deve distrarmi, non torno verso casa, ma non ho al momento meta, guido e basta, senza pensare verso dove, avevo preparato una specie di programma per ottenere quello che Anna mi aveva chiesto, ma ora mi rendo conto che non era che una fotocopia rivista e corretta di quanto avevo vissuto con lei anni prima, Anita è diversa lo sento devo farle percorre strade diverse, ma arriverà agli stessi bivi, agli stessi incroci e forse alla stessa meta.

Conosco poco la città dove siamo arrivati, ma non mi ci vuole molto per trovare quello che cerco, cerco un albergo di infimo ordine, un Hotel Fiera, di una fiera che non esiste più, ricordo di un periodo florido che se ne è andato, il portiere ci guarda, lei una puttana io il cliente, come buona parte degli ospiti che accoglie, ma capisce subito che non può essere così, è troppo smaliziato, troppo esperto, resta dietro al suo bancone a guardarci mentre ci avviamo verso l’ascensore, a farsi domande a cui non ha risposte, sono io poco più tardi a dargliene qualcuna, chiedergli di procurami una Puttana, una Puttana per far divertire la mia ragazza, lui sorride, una nuova storia da raccontare ad amici e a qualche collega, una delle tante solo un pò più sordida delle solite.
Ed eccola la Puttana, volgare e indifferente come deve essere, vesti minime e tacchi assurdi, rossetto scadente che sbava sul sesso di Anita, mentre su mia richiesta glielo sta leccando, gesti automatici ma sapienti, nulla ormai la stupisce, Anita si trattiene, il corpo ha scatti brevi, la sua pelle le sue membra si ritraggono per istinto, per ribrezzo spontaneo, ma torna a rendersi accessibile come le ho chiesto di essere, chiude gli occhi cercando di cacciare l’immagine che vede di se, ma il suo corpo sente, sente con forza, il respiro le si fa corto, allarga le gambe più di quanto serva all’atto che sta subendo , è un segno di resa, la puttana capisce, una sua mano ora può entrarle dentro e possederla, il ventre di Anita si contrae, mi infilo un preservativo, e mi accosto alle due donne, accarezzo il culo della puttana, e la fotto , ha la figa larga, come vuota, continuo a fotterla, aspetto l’orgasmo di Anita, so che arriverà e che sarà forte.

“mettiglielo in bocca”

sto porgendo alla Puttana il preservativo che mi sono appena sfilato

“sei proprio un porco”

“fallo e basta senza commenti”

“contenti voi”

Anita è ancora distesa sul letto, ha il corpo coperto di sudore, guarda la Puttana avvicinarsi, istintivamente gira la testa, mi avvicino la costringo a girarla dalla parte della Puttana, la bocca non ho bisogno di forzarla, l’apre da sola, la Puttana vi lascia cadere il preservativo dentro.

“ora chiudila”

Anita chiude la bocca, rialza di scatto il busto, sta per avere una crisi di vomito

“fermati, trattieniti, calma, calma”

Ha il viso paonazzo, il corpo scosso da sussulti, ma si calma torna a sdraiarsi, ha le gote gonfie come per evitare di toccare quello che la sua bocca contiene.

“ora masturbati so che hai voglia di farlo, e evidente che l’orgasmo di prima non ti è bastato”

lo fa, lo fa all’inizio con gesti incerti, poi via via lascia ogni controllo, e finalmente si fotte con la sua stessa mano, lo fa con violenta oscena determinazione, fino a venire un’altra volta, sputando il preservativo, la mia sborra e residui di vomito.

La Puttana è rimasta a guardare, prende la sua borsa e si avvicina alla porta.

“ascoltami piccola lascia questo porco, conosco i tipi come lui, non si accontentano mai, anche fare il mio mestiere e meno pericoloso di frequentare questa gente”






ANITA 2


Anita si è lavata, e rivestita, siede silenziosa su una delle due sedie di legno della camera, sono sceso per fare colazione, lei non ha voluto muoversi, è scossa, impaurita, le ho portato del caffè, lo beve in silenzio, e mi guarda.

“vuoi che chiami Anna e che venga a riprenderti?”

“no”

“vuoi andartene da sola? Posso darti dei soldi, non sei obbligata a tornare da lei”

le pause di silenzio sembrano diventare una costanza nel rapporto che si sta sviluppando tra noi, la pausa non è molto lunga, ma è pesante e importante, forse definitiva

“resto, andiamo avanti”

“avanti? avanti sarà molto peggio”

“lo so, ma prima con quella donna”

“chiamala Puttana devi dare alle cose il loro nome, devi guardare quello che ti accade nella sua realtà, non velarlo, e tanto meno trasformarlo”

sembra un animale braccato, scovato nel rifugio della sua tana
“con la Puttana”

pronuncia quella parola quasi con rabbia, quasi me la grida in faccia

“con la Puttana ho goduto come non mi era mai capitato prima, neanche facendo all’amore con Anna, godevo a qual modo”

“ti senti in colpa per questo?”

“si, ma comincio a capire il modo con cui Anna si dava a me, sentivo che lei lo faceva con una libertà che a me non riusciva di avere”

“con Anna facevi all’amore, con la Puttana hai fatto un’altra cosa, una cosa che pochi sanno fare, ti sei fatta animale e quel che più conta, hai goduto nel sentirti tale, se resterai, proverai cose che ti faranno male, male fisicamente e moralmente, proverai dolore e terrore, proverai ribrezzo, Anna è arrivata in un modo diverso dal tuo, non lo ha fatto per compiacere a nessuno erano cose che doveva e voleva conoscere”

“non lo ha fatto per compiacere a te?”

“no, io le ero solo al fianco per un caso fortuito, le sono stato vicino, lo sorretta quando le serviva un appoggio”

“la rimpiangi?”

“molto, anche se quell’esperienza mi ha rovinato, nulla può essere normale ora per me”

“aiutare me ti farà male?”

“è inevitabile”

“e allora perché non ti sei rifiutato?”

“perché come ti ho appena detto, ormai non provo più nulla in rapporti comunemente accettati, nulla che sia normale mi emoziona, ed io ho fame di emozioni, me ne drogo”

“ma Anna riesce ad essere anche normale, o almeno cosi mi sembra”

“lo so, lei è più forte, riesce a dominare quanto di oscuro ha acquisito, quando le serve lo usa, lo gestisce, altrimenti lo lascia nascosto e innocuo dentro di se”

“Anna desidera che faccia delle cose,………………………… dice che solo dopo potrò avvicinarmi completamente a lei, conoscerla fino in fondo, ma non so quali siano queste cose, non ha voluto dirmele, ho capito che era diversa, appena lo incontrata, non ero mai stata con una donna, Anna non è Lesbica anche ora che è con me continua a vedersi con un uomo, quello che guidava l’auto, ma nonostante ad entrambe continuino a piacere gli uomini, ci siamo desiderate subito, indipendentemente dal nostro sesso, la prima volta che abbiamo fatto all’amore ha voluto che lo facessimo al buio, solo più tardi mi ha permesso di guardarla ed ho visto il marchio che porta, mi ha raccontato di essere stata marchiata con un ferro rovente e ferrata con anelli ai seni e al sesso, ma non mi ha detto altro, solo un mese fa mi ha parlato di te e del suo desiderio di farmi seguire la sua stessa strada, ho accettato dopo qualche giorno, quando ho capito che non potevo conoscerla in nessun altro modo, quindi andiamo avanti”

“come? Non devo e non voglio essere io a indicarti strade da percorrere, non a questo punto, ci saranno dei passi a cui dovrai essere forzata, ma non sono ancora arrivati, quindi pensa, rifletti ”

passiamo tutto la mattinata, assieme usciamo a comprarle qualcosa da vestire, niente di particolare, gonne molto più corte di quella che indossa, magliette aderenti e minime, e scarpe, sandali dal tacco molto alto, niente intimo, mi piace sentirla nuda accanto mentre camminiamo tra la gente, e percepisco che questo è un piacere che le crea stimoli continui.


Anita 3

“Prostituirmi, credo che dovrei prostituirmi, vendermi agli uomini, provare a fare la puttana, sono sempre stata sessualmente molto recettiva, eccitabile, ho sempre provato piacere a mostrarmi ad essere guardata e desiderata, ma sono sempre stata molto protetta da chi mi era attorno, le situazioni volgari o pericolose mi hanno solo sfiorato, gli uomini con cui sono stata mi hanno sempre trattata molto bene, amata, potrei dire quasi adorata, anche Anna si è fino ad ora presa cura di me quasi fossi una sua sorella minore”

“questo atteggiamento verso di te ti pesava? Ti infastidiva?”

“no, assolutamente no, non mi ha mai pesato, per me era normale fosse così, ho due fratelli maschi molto più vecchi di me , uno di dieci l’altro di tredici anni, mi hanno da sempre coccolata, stravedevano per me, ho sempre frequentato i loro amici più dei ragazzi della mia età, ero la mascotte della loro compagnia, a quattordici anni hanno inevitabilmente cominciato a corteggiarmi, sono stata con qualcuno di loro, ma solo bacetti, carezze, niente di più, poi c’è stato Franco, il migliore amico di mio fratello maggiore, era bello e intelligente, e mi faceva sentire una principessa, con lui ho fatto all’amore per la prima volta, è durata un anno, tutto di nascosto, mio fratello non lo doveva sapere, gli avrebbe spaccato l muso geloso com’era, è terminata solo perché lui si è trasferito lontano, per lavoro, ed io ero troppo giovane ed insicura per seguirlo, i ragazzi che ho avuto dopo erano tutti sulla sua falsariga, colti, puliti, innamorati, alla Puttana invece facevo schifo, schifo perché mi abbassavo per compiacere a te a farmi fottere da lei. Almeno era questo che credeva stesse accadendo”

“era così?”

“solo in parte, lo facevo per Anna, e anche per piacere a te, ma c’ero anch’io in quella stanza d’albergo, ho aperto le gambe per farmi leccare meglio la figa senza che nessuno me lo chiedesse, il piacere che già provavo non mi bastava, con la Puttana per la prima volta mi sono sentita disprezzata, quando ho preso il tuo preservativo in bocca, credevo di morire, non riuscivo a gestire le mie sensazioni, il tatto il gusto, l’olfatto, ogni senso era sovraccarico, e sono letteralmente scoppiata, avevi ragione dovevo masturbarmi, fottermi, lo avrei fatto comunque anche senza il tuo ordine, in quel momento avresti potuto farmi fare qualsiasi cosa”

“è quello che farai, forse prima di quanto pensi, comunque iniziamo da quello che hai scelto tu, ti venderai, venderai le tue prestazioni, come fossi una prostituta”

Quello della prostituzione è un ambiente difficile e pericoloso, pieno di regole e di territori da rispettare, dove sono ora non conosco nessuno, potrei rivolgermi al portiere per trovarle dei clienti ma è anche lui legato certamente a qualche clan che interverrebbe per avere la sua parte, e molto probabilmente cercherebbe di trattenere Anita e di immetterla nel proprio giro, decido di lasciare l’albergo, e di ritornare verso casa, Anita non mi fa domande ma ha il viso teso, ha stento trattiene l’apprensione che cova dentro.

Ci fermiamo sul piazzale di un grosso grill, è quasi notte alcuni Tir sono parcheggiati in disparte, anche l’autostrada ha i suoi padroni, ma siamo vicini a casa, e qualora servisse, potrei far intervenire qualcuno che conosco a proteggerla.

“stai tornando dalle vacanze con il tuo ragazzo, ma sei ancora lontana da casa, vi hanno rubato tutto, soldi, documenti, siete senza benzina, avete fame, non puoi chiamare nessuno, nessuno deve sapere che sei andata in vacanza con lui, le vostre famiglie disapprovano in tutto e per tutto il vostro rapporto, per andare in vacanza con il tuo ragazzo, hai raccontato balle a tutti, anche alle amiche che ti hanno coperto con i tuoi genitori, ma non è la prima volta che fai sesso per soldi, lo hai fatto tre o quattro volte, la prima quando hai compiuto diciotto anni per una stupida scommessa, le altre così, per comperarti qualche vestito e per fare a lui un regalo, il tuo ragazzo è d’accordo, anzi la cosa lo eccita, mostragli la macchina, servirà a renderli più prudenti, digli che lui aspetta dentro”

“perché devo raccontare una storia così, e non dire solo che sono una puttana e basta”

“tutti i clienti vogliono sentire una storia dalla Puttane, una storia che permetta loro di credere che scopano non proprio con una prostituta, e questa è una storia verosimile, sta a te trovare il modo di interpretarla, se lo farai bene il cliente si comporterà bene, altrimenti si sentirà tradito e allora diventerà cattivo”

“alla fine non dovrò fingermi una vera puttana?”

“forse e meglio che ti pensino solo come una ninfomane in cerca di cazzi”

“è questo che devo fare?”

“io o scritto un brogliaccio, tu devi interpretarlo e quindi sta a te scegliere come”

“quanto devo chiedere?”

“di che ti servono almeno cinquecento euro, così non ti basterà fare un solo cliente e…………., prendi questi”

le porgo una confezione di preservativi che ho preso nel distributore dei bagni, li prende è ancora incerta, titubante.

“vai o ripartiamo e non se ne fa niente”

li mette nella tasca dietro della mini di jeans che le ho fatto indossare, è cortissima, indecente, mentre prendevamo qualcosa dentro al grill la vedevo in evidente imbarazzo per come era scoperta, sentiva gli occhi di molti addosso, occhi che cercavano di scoprirla ancora di più di quanto gia non fosse, ma cammina lenta verso i grossi camion, è in una zona con molta luce, ma i suoi movimenti non sono più schivi, dalle macchine la guardano e lei si lascia, si fa guardare, e capisco da come si muove che questo le piace.



Credo di aver dormito, da molto non guidavo così a lungo, sento la portiera aprirsi, Anita sale senza parlare.

“possiamo andare?”

il tono è quello di una richiesta, ma avverto apprensione e fretta, fretta di allontanarsi

“com’è andata?”

“possiamo parlarne più tardi, ti prego”

Metto in moto e riprendo il viaggio, Anita guarda fuori, dalla parte del suo finestrino, non guarda mai avanti, non guarda mai verso di me, quando riprende a parlare lo fa con voce bassa, leggermente rauca

“Mille! Ho fatto Mille euro”

“più di quello che dovevi chiedere, come mai?”

“lasciami riposare un pò ti prego”

ritorna in silenzio, mi chiede solo di poter abbassare il sedile, per quasi un’ora sembra dormire, poi quando ormai comincio a riconoscere i luoghi vicino a casa, vedo che inizia lentamente ad accarezzarsi l’interno delle cosce, a salire verso il sesso, e torna a parlare

“Il primo camionista quello sul camion rosso, voleva darmi solo cinquanta euro, io insistevo a dirgli che ne volevo almeno cinquecento perché quelli mi servivano, gli ho raccontato la tua storia, non so se mi abbia creduto, forse si, è stato lui a proporre di chiamare i sui colleghi negli altri camion per raggiungere la cifra, io ho tentennato, volevo tornarmene indietro, Prostituirmi con una persone mi sembrava accettabile, farlo con molti e forse contemporaneamente non mi sembrava possibile, ma lui ha insistito, mi ha garantito che li conosceva tutti bene, che erano tutti brava gente, gente pulita, i camion parcheggiati li vicino erano cinque, così mi sono ritrovata a raccontare nuovamente la stessa storia ad altre persone e a vendermi a loro, qualcuno sorrideva, furbo e diffidente, un paio sembravano volermi credere, non ci è voluto molto comunque ad accordarsi, che mi credessero o no, quello che offrivo andava bene a tutti”

“ti stai masturbando?”

“si, ho bisogno di farlo, stento a credere che sia accaduto, mi guardavo come da fuori, a tratti ero un’altra persona, poi tornavo ad essere io, li sentivo, li sentivo dentro, li sentivo addosso, e mi piaceva”

“continua”

“uno dei camionisti trasportava un container vuoto, siamo saliti tutti dentro, tutti assieme, non uno alla volta avevo insistito su questo punto ma loro non mi hanno ascoltata e hanno fatto a modo loro, mi sono spogliata e mi sono fatta dare i soldi, per la prima volta vedendoli tutti assieme la cosa cominciava a sembrarmi reale, non un incubo, una fantasia, non sapevo come comportarmi, mi hanno indicato un mucchio di vecchie coperte, mi ci sono sdraiata sopra a gambe aperte e ho aspettato, ha cominciato quello del camion rosso, all’inizio erano quasi gentili, ma io ero rigida non riuscivo a muovermi, la cosa li irritava, dicevano che sembravo una delle loro mogli, che dovevo muovermi, se non ero una bagascia almeno dovevo cercare di fingermi tale, ho cominciato a muovermi e a fingere in coinvolgimento che ancora non provavo, a simulare piacere, a sparlare ad ansimare, a gridare forte, da quel momento tutto è stato più semplice, ad un certo punto ho smesso di simulare, ogni mio gesto ogni mio suono è diventavo autentico, mentre uno mi fotteva, gli altri venivano vicino a guardare, non c’era molta luce dentro ma avevano delle torce elettriche che mi puntavano addosso, ho allungato una mano verso il più vicino, lo allungata fino a toccargli, a prendergli il sesso in mano, e tutto all’improvviso ha preso un altro ritmo, quelli che non mi stavano fottendo commentavano i miei movimenti, le mie pose, mi toccavano il seno, mi palpavano il culo, me lo mettevano in bocca, io non capivo più niente, mi giravano e mi rivoltavano come fossi stata di pezza, riuscivo solo a capire li volevo sempre dentro, che volevo prenderli anche nel culo, nel culo ero vergine, ma non glielo detto, me lo sono fatta rompere, dopo la terza o quarta scopata, il primo che mi ha preso da dietro, mi ha fatto male, poi è stato più facile, loro non si sono accorti di nulla, tanto erano infoiati”

“è stato per il culo che ti hanno pagata di più? ”

“no il culo non era nei patti, ma mi sono trovata ad un certo punto nella posizione giusta, e lo chiesto io, lo desideravo troppo, il mio culo lo hanno usato tutti. tutti più di una volta, quando hanno finito, mi sentivo come in albergo con la Puttana, avevo goduto, ma non ero ancora totalmente sazia, ho cercato di provocarli, ho detto loro che mi servivano altri cinquecento euro, mi guardavano, era ancora nuda, stesa a terra, loro si stavano rivestendo. Sembravano esausti, uno scuoteva la testa, ma gli altri si sono avvicinati, tutti erano venuti almeno un paio di volte, i preservativi che avevano usato erano li vicino a me, ne ho preso un paio tra le dita, ho ingoiato il contenuto, capisco che non avrei dovuto farlo, ma sono in gioco e credo che questo gioco non ammetta forme di prudenza, sentivo le cose che dicevano di me, sempre più volgari e sporche, uno di loro mi dice che per cinquecento euro dovevo farmi pisciare in faccia, visto che di sborra non ne avevano quasi più nelle palle, pensava che mi sarei rifiutata, ma mi andava bene, in quel momento mi andava bene anche quello, qualsiasi cosa purché sporca e anormale mi andava bene, confabulavano tra loro, non qui dentro disse il padrone del camion, mi hanno preso per le braccia e trascinata fuori, i camion facevano da barriera, e poi armai poche macchine si fermavano nel piazzale, avevano perso ogni rispetto, hanno continuato a trascinarmi senza lasciarmi camminare, l’asfalto mi graffiava i piedi e le gambe, mi hanno appoggiato con la schiena conto una delle ruote, io sono rimasta ferma ad aspettare che mi urinassero addosso, l’urina era schifosamente calda, come l’acqua che hanno preso da un cassone sotto il camion per farmi lavare quando hanno finito”


quarto




“dimmi la cosa più depravata che hai fatto fino ad ora?”

Frolo, schifoso essere abbietto, ma è la materializzazione in sembianza umana del mio essere più nascosto, non aspetta, non attende, mette in un angolo la nuova preda

“mi sono fatta pisciare addosso da un gruppo di uomini, prima mi sono fatta scopare, scopare per soldi da tutti, come una vera puttana”

è arrogante Anita, Frolo irrita, ispira repulsione, ma esercita in molti un fascino orrido a cui è difficile sfuggire, i suoi modi brutali e rozzi provocano in Anita una reazione quasi violenta, gli sputa in faccia la sua recente esperienza con i camionisti certa di stupirlo, l’essere stata capace di tanto, la fa sentire abbastanza forte da tener testa a questo piccolo grasso, sporco essere umano, Frolo ride, ride e mangia, ha visto un piatto pieno d’uva e ne sta mangiando il contenuto, avido ed ingordo come sua abitudine, ha la bocca piena, le guance gonfie di chicchi ingoiati a manciate, le labbra gocciolano succo e saliva, ride lasciandosi sfuggire parte di quanto ha in bocca, mi infastidisce averlo in casa mia, ma amici comuni ci hanno avvertito che il suo Ristorante è controllato dalla Polizia, i suoi traffici danno troppo nell’occhio e gli è stato consigliato di usare prudenza, casa mia al momento non subisce nessun genere di controllo, malgrado le blasfeme abitudini.

“pisciata addosso, ma che brava, pisciare in bocca alle ragazzine è uno dei miei passatempi preferiti ma, piccola puttanella, le cose che esigo dalle mie donne sono molto ma molto più schifose e violente, tu sei ancora una verginella, una bella carina timida verginella.”

Frolo gira attorno alla ragazza la squadra la tocca come un mercante di vacche controlla la bestia che sta per comperare.

“Addestro donne, ragazze come te, a sopportare violenza e dolore, a compiere ogni sorta di porcate, molte le portano da me, legate ed imbavagliate, altre vengono accompagnate dai loro amanti, io non faccio differenze, le schiaccio, le riduco a poltiglia, e poi le ricostruisco, corpo e mente per l’uso a cui sono destinate, non guardarmi con quegli occhioni spalancati, questo e solo il mio mestiere, addestrarvi a qualsiasi forma di sesso, farvi diventare animali da monta, esseri adattati a soddisfare persone ricche e particolari alla ricerca di qualsivoglia forma di piacere, senti come parlo bene, come parlo forbito, tratto con tanta bella gente, gente dall’apparenza lustra e fine, e ultimamente mi ingegno a parlare come loro.
I miei fornitori mi portano una ventina di ragazze all’anno, la metà la scarto, troppo paurose, troppo fragili, crollerebbero subito e io avrei perso tempo per niente, alcune finiscono sul marciapiede a fare le puttane, le altre le addestro. L’addestramento ha i sui rischi, ti garantisco che il mio non è un lavoro facile, perdo due o tre ragazze durante questa fase, lascio a te immaginare cosa voglia dire perderle, quelle che restano rendono hai loro padroni e a me molto danaro, hanno imparato a sopportare il dolore, ha chiederlo come fosse una forma di piacere, sanno farsi cesso ad uso dei clienti, alcune si accoppiano con animali provandone anche gusto, o almeno così deve sembrare a chi le guarda, abbiamo una specie di contratto, se dopo cinque anni sono ancora vive, tornano libere padrone di se stesse, ma anche questo ha uno scopo, se non avessero questo sogno lontano, questa possibilità remota, si ridurrebbero a larve prive di cervello, e diventerebbero inutili bambole di carne da strapazzare senza gusto vero, tu sei una delle rare che viene da me a mani libere, senza essere stata ne rapita ne ingannata, tu come la tua amica Anna e le altre che mi ha portato il mio qui presente Amico, puoi scegliere, pensaci, ma renditi conto che le poche gocce di piscia che hai ingoiato non sono neanche un aperitivo di quello che ti aspetta”

“Anna ha fatto veramente questo per cinque anni”

”no Anna non lo ha fatto per cinque anni, lo ha fatto per un periodo molto più breve, mesi ma lo ha fatto, per questo porta quel marchio, tutte quelle che lavorano per me devono essere marchiate e ferrate”

“anche gli animali?”

“cani, la tua amica Anna preferiva i cani”

Anita è appoggiata ad un angolo della stanza, sembra quasi non reggersi in piedi, essersi fatta minuta, il viso è bianco, terreo, il corpo scosso da brividi

“non ci credo, non ci voglio credere, è un incubo, è tutto un incubo da cui non riesco a svegliarmi, Anna non può pretendere, sperare che io faccia veramente questo”

Frolo mi guarda perplesso, la reazione di Anita è di evidente rigetto, scuote la testa, ma avevo previsto quello che stava accadendo, o meglio lo avevamo preventivato, ho passato ore al telefono con Anna, parlando di quanto aveva fatto Anita e di come reagiva, pensando e valutando modi per rendere ad Anita possibile il passo che volevamo farle fare, in alcune telefonate abbiamo quasi concluso di lasciare perdere tutto, di non spingere la ragazza oltre, ma ora Anna è nascosta nella stanza accanto ascolta e vede tutto dietro ad un falso specchio, è ora Anna decide che è indispensabile il suo intervento.

è entrata nella stanza senza quasi far rumore, si avvicina ad Anita, senza fretta, camminando lenta, la accarezzata, la trattiene a lungo tra le braccia, le mormora parole frasi, piccoli baci sulle guance, poi si gira e va verso Frolo.

“ciao vecchio porco”

“ciao cagna”

“perché mi chiami così?”

“perché la cosa sembra sconvolgere la tua protetta”

“perché non sa che i cani sanno essere molto più dolci di certi uomini, ma tralasciamo i convenevoli, baciami e fottimi, anzi fottimi il culo”

Anna si avvinghia a Frolo lo bacia in bocca, incurante che questa sia ancora piena d’uva, Frolo la fruga sotto i vestiti, sotto Anna non porta nulla, Frolo le scopre il culo, il culo marchiato, i due respirano forte, la stanza si riempie di rumori osceni, di grida represse, di odori forti, Anna apre i pantaloni a la camicia di Frolo, gli lecca ostentatamente la pancia gonfia e pelosa, si riempie la bocca del suo scroto, ingoia avida il sesso, ormai è nuda e si mette a terra, la faccia rivolta verso Anita il busto appoggiato al pavimento, il culo verso l’alto, verso Frolo, con le mani si divarica le natiche.

“spaccamelo ora, maiale!”

Anita assiste alla scena ferma nel suo angolo, quando tutto è finito Anna le si avvicina, è sudata, sporca di Frolo, e di me che non mi sono limitato a guardare.

“se non vuoi andare con lui, puoi anche non farlo, e tornare a casa con me, hai visto e fatto già molto, e credo ora tu mi conosca per quello che sono stata, e per quello che ancora sono dentro, Frolo non ti serve più, vedrai, vedrai staremo bene assieme, meglio di prima”

Anita sembra bloccata, quasi non ascolta le parole di Anna, guarda verso Frolo che si sta rivestendo e borbotta parole incazzate

“ok,Vado con lui, mi fa ancora ribrezzo, è ho paura di quello che può succedere, anche tu Anna è il tuo amico ora mi fate ribrezzo, ma continuo ad amarti e credo di sentire qualcosa anche per Paolo, quindi non ho alternative, vado con lui, altrimenti scappo e fuggo da tutti voi, te compresa, ma voglio solo capire perché mi hai fatto questo, prima di andare”

“perché?, perché io non posso più fare queste cose, ormai sono un personaggio conosciuto, i miei concerti mi occupano troppo tempo, e soprattutto prima o poi verrei scoperta e dovrei rinunciare a tutto, ma ho bisogno di rivivere quello che avevo fatto e posso farlo solo per il tramite di un’altra me stessa, per poter bilanciare le tensioni che mi scoppiano dentro, e ho trovato te, mi sono innamorata di te perché sentivo che eri l’unica persona adatta, lo so è un semplice egoistica motivazione per rovinare una ragazza splendida come te, ora scappa, scappa da lui, e scappa più ancora da me e da Paolo che siamo anche peggiori, siamo lupi travestiti da degne persone”

“non posso fuggire, lo sai, lo sapete bene tutti e due, mi avete portato voi a questo passo lo avete reso inevitabile, ora mi invitate a scappare, ma è solo un modo per sedare il vostro senso di colpa, quindi Anna, non dirmi di scappare, non incitarmi a farlo non è quello che desideri, non sono arrabbiata, continuo ad essere innamorata di te anche ora, ora che mi rendo conto che mia hai spinto verso una strada senza uscita, ma ormai quello che ho fatto, e quello che mi è stato solo raccontato che dovrei fare, mi si è appiccicato addosso, è come un’ameba, mi si sta spalmando addosso, diventa ogni giorno parte di me, quindi sig. Frolo mi aspetti, vengo con lei”

non dice altro segue Frolo quasi correndo, io e Anna la guardiamo salire nella sua macchina e allontanarsi.

Quinto


Anita è con Frolo da circa tre mesi, vado a trovarla spesso, due o tre volte alla settimana, faccio all’amore con lei o la scopo, a seconda degli umori che mi prendono, rivivo leggendo sulla sua pelle i segni delle sevizie a cui Frolo la sottopone, segni di corde strette a polsi e caviglie, segni di fruste, di sottili canne di legno flessibile, rivivo ogni colpo, quelli che le ho visto ricevere, quelli che io stesso le ho dato, e quelli a cui non presenziavo.
Frolo è capace di un’accorta gestione di ogni situazione in cui mette le sue vittime, è incredibile come un essere così rozzo sappia capire le ragazze che gli si affidano, le porta dove vuole, o forse dove loro stesse desiderano andare, per ognuna inventa tecniche e tattiche diverse, Anita subisce l’effetto della vergogna, la vergogna diventa per lei una fortissima fonte di eccitazione, il suo addestramento al dolore e all’umiliazione è quindi sempre pubblico, un pubblico piccolo o grande a seconda del caso, anche quando viene prostituita, non viene ceduta mai ad un solo cliente per volta, ma sempre ad un gruppo, perché possa contemporaneamente essere usata come una puttana e osservata mentre si comporta come una puttana.
Anita sprofonda inesorabilmente nell’inferno in cui l’abbiamo introdotta, ci sprofonda mescolando piacere e repulsione, tenta piccole ribellioni, cerca di opporsi, ma qualcosa nella sua natura la costringe a proseguire ad andare più a fondo, è forte molto più forte di quanto pensassimo, durante una “esibizione” dopo una serie violenta e molto lunga di colpi di frusta, sembrava sfiancata al limite del collasso, Frolo attento come sempre ha fermato chi la stava colpendo e gli ha consigliato di sostituirla con un’altra ragazza, Anita ha alzato la testa, sembrava rinata, ha urlato che continuassero pure, che poteva e voleva resistere ancora per molto, Frolo ha controllato la sua pelle i punti in cui si era rotta, a parlato con l’aguzzino, l’aguzzino a ripreso a colpirla con forza evitando di colpire le zone più danneggiate, colpendo per aumentare il dolore dove non c’erano danni evidenti, lei ad ogni colpo ripeteva quasi con calma di non smettere guardando lui ed il pubblico con sfida e disprezzo .
Quella stessa sera è stata ferrata, il sesso e i capezzoli le sono stati forati, Frolo aveva tutto pronto aspettava solo il momento adatto, Anita è stata legata stretta fino a renderle le carni bluastre, i capezzoli le sono stati forati due volte una orizzontalmente per applicare un anello, l’altra verticalmente, dall’alto per passarvi una barretta chiusa da grosse sfere, le hanno tolto le corde per permettere al sangue di tornare a circolare, Anita aveva subito l’operazione in assoluto silenzio solo gli occhi pieni di lacrime lasciavano capire il dolore che stava provando, si e coperta il volto con le mani per qualche minuto poi si è messa da sola nella posizione adatta all’operazione successiva, quella che le avrebbe deturpato il sesso, ha rifiutato le corde, malgrado la sua determinazione questa volta Anita non riusciva a trattenere le urla, stavano usando una specie di punteruolo e dovevano esercitare molta forza per attraversare lo spessore di pelle e carne, ora ha una barra chiusa da un anello di un paio di centimetri di diametro che le attraversa il clitoride, ha tre anelli per parte, e uno alla chiusura del sesso vicino all’ano, un ultimo anello quello più evidente lo porta sulla bocca al labbro inferiore “per stimolare meglio il cazzo dei clienti quando li prenderai in bocca, e perché anche per strada pensino male di te” queste sono state le parole di Frolo mentre costringeva Anita a guardarsi allo specchio.


“devo parlati”

sono andato a Anita come armai d’abitudine in uno dei suoi giorni di riposo, abbiamo fatto all’amore in maniera insolitamente dolce, ora lei è tranquilla appoggia la testa sul mio petto, ascoltiamo della bella musica, tutto è calma e quiete apparente, abbiamo un pomeriggio intero solo per noi.

“ho parlato con Anna, lei è d’accordo ha cercato di dissuadermi ma alla fine mi ha dato il suo consenso, ma voglio anche il tuo, ormai mi sento tua quanto mi sento di Anna”

“cosa devi chiedermi di così importante?”

“Frolo mi ha chiesto di diventare una delle sue ragazze?”

“lo sei già anche se solo temporaneamente”

“mi ha chiesto di diventare come le altre, di avere lo stesso impegno e di correre gli stessi rischi, impegno e rischi che non posso garantire fino a che gli sono ceduta in maniera così precaria, ora ha sette ragazze, una raggiungerà tra qualche tempo il diritto di andarsene, io dovrò sostituirla per i cinque anni che verranno”

sapevo della intenzione di Frolo ma non ne avevo parlato ne con Anita ne con Anna

“credi di farcela ad arrivare in fondo, Frolo non ti risparmierà nulla, per lui conta solo il danaro che produrrai”

“chi sia Frolo ormai lo so bene, e a riguardo del danaro, abbiamo stabilito che tu ed Anna vi dividerete il quaranta percento di quello che produrrò, io ne avrò il venti, ma resterà vincolato per cinque anni, tutto il resto andrà a Frolo, passerò con chi di voi mi vorrà almeno una settimana al mese, potrete amarmi ma non seviziarmi in quei giorni dovrete lasciarmi riposare quanto possibile, sono e continuerò ad essere vostra, ma sarà Frolo a gestire la mia vita ed il mio lavoro”

“Anna si è fermata più o meno al punto in cui sei arrivata tu, fermati è meglio per tutti”

“non fare l’ipocrita, non farlo ti prego, mi vuoi bene ma so bene quello che vuoi da me,ormai non ho più niente da difendere, sento un’orribile desiderio di provare tutto, sono marcia, marcia dentro e mi piace esserlo, mi piace essere riconosciuta da gente marcia come te ma che non ha il coraggio che ho io, anche tu sei come loro, come quelli che mi comprano, o quelli che si limitano solo a guardarmi asciugandosi il sudore dell’eccitazione che riesco a provocare, mi piace vedere che vi sparate seghe furiose mentre io vengo legata, bastonata, torturata, mentre mi lascio umiliare bevendo la vostra urina, incontro i vostri occhi, mi ci vedo dentro, vedo la mia pelle rotta, le mie smorfie, ascolto le mie grida con le vostre orecchie, ingoio la vostra sborra, vi lecco il buco del culo e vi faccio da cesso, perché mi piace farlo, e purchè mi si veda farlo”
Anita si è alzata dal letto cammina per la camera, è completamente nuda, ormai non la ricordo più con i vestiti addosso, ormai la vedo solo quando viene esibita o quando vengo in una delle case in cui con altre ragazze viene spostata di volta in volta per evitare ogni pericolo.

“Alcune sere fa, tu non c’eri, ti cerco sempre tra la gente che guarda, Frolo mi ha fatto partecipare a una serata particolare, all’inizio eravamo io ed un’altra ragazza, una nuova che gli hanno portato da poco, deve ancora imparare molto, Frolo la fa dormire in camera con me perché le insegni e la convinca a rimanere, a me avevano legato le mani dietro la schiena, e legato i seni, stretti da corde fino a renderli viola, uomini di Frolo ci portavano da un uomo all’altro guidandoci con un guinzaglio, quello della ragazza era attaccato ad un collare, quello mio all’anello di uno dei miei capezzoli, me lo mettevano in bocca ma quasi non mi guardavano, quella sera dovevo servire solo a quello, a fare pompini, l’attrazione vera è arrivata poco dopo, si chiamava Sonia, e arrivata portando con se due grossi Cani al guinzaglio ed è subito stato chiaro che sarebbero stati loro i suoi amanti, me ne avevate parlato ma ancora non lo avevo visto fare con i miei occhi, continuavo a dire a me stessa che io non lo avrei mai fatto, cercavo di non guardare, ingoiavo cazzi e pensavo ad Anna, sentivo i rumori, sentivo i commenti di quelli a cui io e la ragazza continuavamo a fare pompini, poi uno dei cani a iniziato ad abbaiare, ho guardato verso il piccolo palco dove si svolgeva il vero spettacolo, Sonia aveva l’altro cane dentro e non riusciva a calmare quello che aspettava, l’uomo che mi teneva al guinzaglio mi ha dato uno strattone e mi a portato verso di loro, mi ha liberato le mani ed i seni, il dolore quando ti liberano il seno dalle corde è fortissimo, quasi svenivo, mi ha preso a schiaffi per farmi riprendere e mi ha detto di occuparmi del cane, gli ho detto che con il cane no non volevo averci a che fare, ma il pubblico come si dice ha sempre ragione, e quella sera il pubblico voleva i Cani, solo Cani e femmine umane usate per la loro monta, potevo limitarmi a tenere il cane calmo in attesa che Sonia finisse con il primo, la gente mi chiedeva di farmi montare, e io, e io quasi senza rendermene conto ho cominciato ad accarezzarlo, a toccarlo, la gente gridava, Sonia sembrava completamente fuori di testa, mi ha detto più tardi che quando deve farlo con le bestie si droga, altrimenti non ci riesce, quella sera aveva esagerato e aveva perso il controllo, dovevo continuare io quello che Sonia non era più evidentemente in grado di fare, ho preso in bocca il cazzo del cane che mi era stato affidato, no, non è stato come con i clienti, non lo è stato affatto, era devastante, tremavo, avevo la nausea ma continuavo a leccarlo, la gente gridava e applaudiva e più lo faceva più a fondo ingoiavo il sesso della bestia, dovevo farlo, ora volevo farlo, mi sono girata e lui mi ha montata da dietro, mi è entrato dentro con un colpo secco come fossi stata sua da sempre, lo sento ancora, se ci penso, ho lasciato che mi sfottesse e che mi venisse dentro, ormai ero io il centro dell’attenzione e questo mi esalta mi spinge oltre, ho allontanato Sonia, non era più in grado di gestire la situazione, e mi sono presa anche il suo cane, mi sono fatta fottere più volte, prima nella figa e poi nel culo, poi sono tornata a fare pompini a chi aveva ancora sborra dentro le palle, restando con Frolo dovrò farlo ancora con i Cani, probabilmente lo farò spesso, quando mi sarà chiesto sarò una troia da animali, la razza e le dimensioni saranno loro, i clienti a deciderle, è orribile ma lo farò ancora, e lo farò con passione e piacere, ma mi legheranno anche le tette e mi appenderanno al soffitto, Frolo si è divertito per ore a raccontarmi tutte le inevitabili varianti delle vostre fantasie, quando mi vedrai la prossima volta, sarò diversa, molto diversa da ora, porterò sulla fica ferri più pesanti, sarò marchiata, su una spalla e su una natica, ho scelto un marchio più grande di quello che porta Anna, più doloroso da subire e più evidente da esporre, mi farò tatuare su tutto il corpo, non tatuaggi belli e raffinati, ma tatuaggi che riporteranno scritte e disegni da latrina, cazzi, fighe aperte, bocche cche pompano, sarò un mostro, hai creato un mostro, no non dirmi di non farlo, non dirmi che la mia trasformazione sarà irreversibile, non me ne frega un accidente, quando avrò finito avrò venticinque anni, e ci penserò allora, un cliente, un chirurgo plastico, mi ha detto che i tatuaggi si possono anche rimuovere, deciderò cosa fare quando sarà il momento, ma potrei anche continuare e non liberarmi più.






















Top rated stories from category fetish

Comments

Send
  • magomerlino2it, 40
    Magnifico come sempre... spero a breve di leggere la nuova puntata di questa esaltante saga
    read more roll up