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mentapeperita 39 y.o.
Man
Italy
Last visit: 16 years ago
Miscellaneous Fetish Cuckold Threesome Swingers

Beatrice stuzzicatrice

Beatrice quel pomeriggio era libera, così mi chiese se potevo passare

da lei ad installarle alcuni programmi antivirus nel computer.

Risposi che mi sarei fermato appena finivo di lavorare e così feci.

Io e Beatrice ci conosciamo ormai da tanti anni e tra noi c’è un

bellissimo rapporto di affetto e di amicizia; lei per me è come una

sorella e io per lei sono il suo “fratellone” – come si diverte a

chiamarmi.



Quel pomeriggio mi viene ad aprire vestita con una maglietta di cotone

sopra l’ombellico, molto aderente e un’ampia gonna di lino. L’estate

era appena finita ma l’aria era ancora calda. Dopo il solito abbraccio di

saluto e un casto bacio sulla guancia mi fa strada fino in camera sua

dove ha la scrivania e il computer.

Io le chiedo di accenderlo, poi mi siedo sulla sedia da ufficio (quella

con le ruote) e mi preparo ad inserire il cd-rom con dentro i programmi

che le avevo promesso. Lei prende un’altra sedia e si siede vicino a

me. Mentre faccio le mie installazioni parliamo di tutto per una buona

mezz’ora, però io sono più concentrato su quello che appare sullo

schermo che non sulle sue parole e lei a un certo punto, un po’

seccata, dice che va a farsi la doccia che tanto non la considero. Si

alza, cerca dei vestiti e poi dice: “guarda qui che casino c’ho in questa

camera!” Io senza distogliere lo sguardo dal monitor le dico che

camera mia è molto peggio. Lei sbuffa, poi mi si avvicina alle spalle e

mentre sono concentrato nel mio lavoro mi struscia e mi preme della

stoffa colorata sulla faccia.

Io scuoto la testa: “ma che fai!?”

E lei: “sono le mie mutande!”

“ma che schifo!”

“guarda che sono pulite!”

“vabbè fa schifo uguale!”

“ah si?..”

e me le ristruscia bene bene in faccia con ancor più avidità.

Io, scherzando le dico:

“basta! Guarda che così mi eccito!”

“per così poco? Ha’ detto fossero usate…”

“ma io immagino il contenuto… beata questa stoffa!”

lei mi toglie quel indumento dalla faccia e ride, mentre io mi

concentro nuovamente su quello che stavo facendo prima.



Sento alle mie spalle del movimento, e poco dopo lei rompe il silenzio:

“chiudi gli occhi, però non li aprire! Tienili chiusi…”

io eseguo, divertito, mantenendo la mano sinistra sulla scrivania e la

destra sopra il mouse

“diaaaa… ora cosa vorrai fare!?”

sento dietro di me che mi si avvicina alle spalle e poi mi posa una

mano sulla fronte per tenermi ferma la testa

“stai fermo eh…”

con la mano libera mi preme nuovamente un indumento appallottolato

sulla faccia e comincia a stropicciarmelo tutto intorno, poi si ferma

tenendomelo premuto sul naso.

“c’è il cloroformio stavolta?” dico io scherzando, ma l’odore che questa

volta sento è inconfondibile.

Apro gli occhi e vedo il colore nero della stoffa: ho la conferma che non

era l’indumento di prima.

La reazione nei miei jeans è istantanea e il pensiero che ora Beatrice

è dietro di me senza mutandine sotto la gonna, accresce la mia

eccitazione.

Mi libero da quella deliziosa trappola e mi ruoto con la sedia verso

Beatrice che tutta soddisfatta mi dice:

“guarda!” e con le mani mi tende davanti le sue mutandine di pizzo

nere.

Io allungo di poco le braccia e con le mani le afferro la coscia sinistra,

un po’ sopra al ginocchio.

“non le avrai mica…” e mentre dico questo faccio scorrere la mano

sinistra su accarezzandole l’interno coscia. Mi aspetto una qualche

reazione da parte sua: che lei si ritragga, o peggio ancora, che mi dia

uno schiaffone. Invece no, anzi si avvicina ancora un po’ e sorridendo

fa per soffocarmi di nuovo con le mutandine. Io mi spingo con le

gambe e indietreggio di mezzo metro, finché non sbatto con lo

schienale della sedia contro la scrivania. Lei si riavvicina, sorride e

riprende a stropicciarmi sulla faccia il suo indumento intimo, ma

stavolta con molta meno avidità, quasi con delicatezza.

La mia mano intanto va sempre più su, scivola sulla sua pelle morbida

centimetro dopo centimetro e sta tirando su anche l’ampia gonna di

lino.

Ci guardiamo sorridenti, senza dirci niente, complici di questa strana

situazione.

La mia mano poi arriva al capolinea e si appoggia sotto la sua vulva

che sento nuda e calda.

Lei si avvicina ancora e mi si piazza davanti con le gambe leggermente

divaricate. Io sono ancora seduto sulla sedia da ufficio e la guardo dal

basso all’alto.

Lascia cadere l’indumento a terra, poi afferra la gonna per l’orlo e se

la tira su, offrendomi la visione del suo sesso nudo, talmente vicino che

quasi me lo sbatte in faccia. Resto ad ammirare quel rettangolo di

peluria nera ben curata e sotto le grandi labbra, carnose, leggermente

più scure, che racchiudono bello stretto il clitoride che fa quasi

capolino.

Io mi sento stordito, non so dove mi trovo, se sto sognando o se mi

ha fatto male qualcosa che ho fumato ieri. Già, ma io non fumo!

Lei mi risveglia dalla catalessi con un rapido movimento di ventre e mi

sbatte il monte di venere contro il naso. I suoi peli neri, folti e ben

curati, profumano di femmina.

“…e ora che fai?” mi dice con aria di sfida.

Io non trovo le parole, balbetto qualcosa poi lei lascia ricadere la

gonna dietro la mia testa e mi ci imprigiona dentro.

Improvvisamente mi trovo in un altro mondo: l’atmosfera è riscaldata

dalla luce giallastra che filtra dal tessuto della gonna e nell’aria c’è un

intenso e delicato profumo di femmina che mi inebria le narici. Sotto

quella campana di stoffa ci sono solo io, le sue gambe e il suo sesso,

così giovane, ben curato, invitante.

Faccio scorrere le mani con sensibilità e delicatezza fin dietro le sue

natiche, morbide e generose, le attiro a me e affondo il naso tra i suoi

peli. Aspiro profondamente quel aroma inebriante di ragazza e con la

ingua inizio a farmi strada sotto il monte di Venere, dove si nasconde il

piacere.

Al contatto della mia lingua vicino al clitoride Beatrice ha un sospiro,

sussulta e cambia posizione: solleva la gamba destra e appoggia il

piede sul bracciolo della sedia.

Il suo sesso è gonfio e con quella mossa le grandi labbra si sono

leggermente dischiuse. Io inizio a lappare più avidamente, sto

letteralmente sbavandogli addosso. Rigagnoli della mia saliva le

corrono lungo le grandi labbra e si mescolano con i suoi succhi. Scivolo

con il bacino un po’ in avanti, sulla sedia, in modo da poterle entrare

meglio sotto con la bocca. Usando la lingua come fosse una

pennellessa raccolgo il cocktail di umori e saliva e lo spalmo su per il

solco della vulva. Sento scorrere la sua pelle e il suo sesso sotto la

mia lingua. Ormai le grandi labbra mi lasciano strada libera e la mia

lingua scivola presto più su, accarezzando le piccole labbra fino ad

arrivare al clitoride. Sento una mano di Beatrice che si appoggia sulla

mia testa, quasi a bloccarmi in quella posizione, ma io non ci sto e

torno giù, un po’ più sotto di prima e incollo la mia bocca sul suo

sesso. Ho il naso nella sua vulva, stretto tra le grandi labbra tanto che

devo respirare con la bocca. Spingo fuori la lingua e la insinuo nella

vagina. E’ un lago, un fiume in piena. La mia lingua si muove morbida e

delicata dentro la sua intimità, ne esplora ogni millimetro. Beatrice

comincia ad ansimare e a dondolare il bacino. Così facendo il suo

clitoride urta contro il mio naso e scatena una reazione a catena che

la porterà presto all’orgasmo.

Io ritraggo la lingua mi discosto un po’. Ho la gola secca per aver

respirato con la bocca e mi disseto leccando gli umori e la saliva che le

colano lungo le cosce. Mi lecco anche i baffi, intrisi dei suo delizioso

cocktail di piacere.

Lei sposta il bacino in avanti, a cercare di nuovo il contatto. Io ritorno

un po’ su, le infilo la mano destra sotto la vulva e inizio a muoverla

avanti e dietro, ad accarezzarle il sesso, caldo e fradicio.

Beatrice si riprende un attimo e con entrambe le mani la sento

accarezzarmi la testa. Mi avvicino ai suoi peli e inizio a baciarle il

monte di Venere. Intanto la mia mano è completamente bagnata dei

suoi umori, appoggio il dito medio all’ingresso della vagina e lo spingo

delicatamente dentro. La sento emettere un sospiro di piacere. Dentro

è calda e bagnatissima. Le esploro la parete frontale della vagina e mi

soffermo a giocherellare in quelle due fossette appena sotto la radice

del clitoride. Intanto sposto i miei baci più in basso, un poco alla volta.

Beatrice ansima e inizia a muoversi, poi mi preme la testa con le mani

e me la spinge più giù. Credo di aver capito dove vuole che vado, e

inizio a baciargli il clitoride, lo bagno bene con la mia saliva e lo lecco,

delicatamente, poi lo succhio, lo lappo, poi lo lascio riposare un po’ e

ricomincio. Intanto il dito non si è fermato e ora anche la punta

dell’anulare è sulla soglia della vagina. Estraggo il medio, e spalmo gli

umori tutto intorno all’apertura, poi con delicatezza, mentre la mia

bocca si occupa del clitoride, faccio scivolare dentro le due dita.

Beatrice ansima e si dimena. Quasi faccio fatica ad assecondare i sui

movimenti senza staccare la bocca dal suo corpo. Poi inizia ad urlare,

respira affannosamente e con le dita nel suo sesso sento le pareti

della sua vagina stringersi ripetutamente e le gambe tremarle. Cerco

di tenere la lingua ferma sul suo clitoride, senza sollecitarlo, mentre

Beatrice libera l’orgasmo, poi si rilassa e respira profondamente. Mi

distacco e estraggo delicatamente le dita dalla sua intimità, tirandomi

dietro un filo luccicante di umori. Nascosto sotto la sua gonna mi porto

le dita alla bocca e lecco quel succo di femmina che mi manda in estasi.

Quando Beatrice abbassa la gamba dal bracciolo e indietreggia,

tenendo sollevata la gonna per farmi uscire, mi trova ancora a leccarmi

le dita con la faccia tutta impiastricciata dei suoi umori.

“ma che schifo!” esclama.

Io la guardo, sudato, stanco e sorridente. Non so cosa dirle, poi lei si

volta verso la porta

“vado a farmi la doccia” e uscendo riaccoglie le sue mutandine pulite

da sopra il letto.

Io rimango lì seduto, con il mio sesso gonfio che preme contro i jeans.

Lo sguardo perso nel vuoto.

Poi mi riprendo quando sento lo scrosciare dell’acqua dietro la porta

del bagno, mi ricompongo girandomi con la sedia verso il monitor e

faccio per indietreggiare un po’, ma qualcosa blocca le ruote. Abbasso

lo sguardo e vedo le mutandine nere di Beatrice che sono ancora lì per

terra. Le raccolgo, le annuso di nuovo e vado verso il bagno dicendo a

Beatrice

“Bea, hai lasciato queste…”

“cosa? Entra, la porta è aperta…”



[continua?]

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