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Un Pomeriggio di Fuoco (Cap.4 - fine)
Li guardo mentre si divertono tra loro. Stanno facendo un 69. Si succhiano a vicenda.
Lei e' veramente fenomenale per me. Io sono bello grassoccio e sento la necessita' di una vaccona grossa sotto di me. Quelle troppo magre o sottili mi fanno pensare che possano spezzarsi sotto i miei colpi.
Ovviamente non e' cosi'. Una donna, anche minuta, se vuole, e' in grado di sostenere un cazzo da cavallo.
Pero' che dire, io prediligo le vaccone grosse con le tette grosse.
Sergio e Daniela continuano a leccarsi. Io mi riposo un po' per dare la botta finale.
"Voglio vedervi chiavare" - dico.
Loro, da bravi schiavetti, si spostano e si mettono in posizione. Lei sotto a fica aperta e lui di sopra, le appoggia la punta del cazzo sulla fica e poi spinge, ficcandolo tutto dentro.
La classica posizione da scopata insomma. Vedo i loro culi dalla mia posizione.
E ovviamente subito approfitto della situazione. Mi alzo e prendo il doppio cazzo finto. Mi metto anche io sul letto dietro di loro. Appoggio una punta al culo di Daniela e comincio a spingere. Ormai e' sfondata e lubrificata benissimo, quindi il cazzo finto le entra facilmente. La sento che geme moltissimo ora con la doppia penetrazione. Lubrifico con il succo della fica di lei, il culo di lui. Poi appoggio l'altra punta del cazzo al culo di Sergio. E comincio a spingere. QUi non e' facile come per la vacca. Il culo di Sergio e' stretto e il cazzo finto non entra facilmente.
Lui geme, un po' dal dolore, un po' per l'eccitazione, ma si sente che e' stretto e penso che gli faccia male.
Ma non me ne frega nulla. Quel cazzo dovra' entrare. Continuo a spingere e piano piano gli entra un bel pezzo dentro al culo.
Sono bellissimi ora da vedere. Sono uno dentro l'altra e contemporaneamente hanno questo cazzo finto che unisce i loro culi. Si vede che stanno godendo un casino.
Mi metto di lato, vicino alle loro teste e metto il mio cazzo in mezzo alle loro bocche.
Comnciano a leccarlo insieme. Mentre scopano mi passano le loro lingue sul cazzo. Poi a turno se lo ingoiano. Sono faccia a faccia e quindi ognuno vede l'altro che lo succhia. Daniela va ancora piu' su di giri quando vede Sergio a pochi centimetri dal suo viso che succhia il mio cazzo. Vede la mia asta che gli entra ed esce dalla bocca. Poi ogni tanto mi fermo e le do' le mie palle da succhiare.
Sono eccitato ma so che ci mettero' molto a venire cosi'. Allora faccio spostare Sergio.
"Togliti di qua, cornuto, mettiti sdraiato sotto di lei, culo contro culo, cosi' non ti devi togliere il cazzo finto." - gli dico.
Lui si sposta piano, per non fare uscire il cazzone, e si sdraia a pancia all'aria e a cosce aperte, formando una X con le cosce della moglie.
Io cerco un posto per le mie gambe, le infilo tra le loro e poi punto la punta del mio cazzo sulla fica e spingo dentro di colpo. Sembriamo una strana specie di animale a 6 zampe. Non si capisce piu' dove finisce uno e cominciano gli altri. Siamo uniti in un groviglio.
Ovviamente ora Daniela e' slargata e bagnata dalle scopate e quindi entro senza problemi e senza farle male. Stare nella sua fica e' bellissimo. Mi sento caldo e godo moltissimo. La pompo su e giu' con forza perche' ormai sono alla fine e non riuscirei a tenerlo duro a lungo.
Pompando veloce e con violenza sono quasi prossimo a venire e mi tolgo perche' voglio fare bere ad entrambi la mia sborra.
"Cornuto, rimettiti a chiavare questa troia che ora vi faccio un bel regalino".
Sergio le rimonta sopra e comincia a trombarla.
Io rimetto il mio cazzo teso tra le loro bocche. Lo spingo in fondo alla gola della troia. Do' un po' di pompate e poi lo tiro fuori, me lo smano un po' e cosi' me ne vengo per l'ultima sborrata.
Gli schizzi vengono fuori di getto e le vanno a finire in faccia, io metto una mano dietro la testa di Sergio e lo costringo a leccarle la faccia. Qualche altra schizzata di sborra ancora vien fuori e io passo la punta del cazzo tra le labbra del cornuto e le labbra della vacca. Me lo faccio pulire per bene.
"Baciatevi passandovi bene la lingua nella bocca, dovete bere tutto" - dico ai due maiali.
E loro eccoli che si passano la lingua sulle labbra, sulla faccia e poi se la spingono fino in gola come a rubarsi le ultime gocce dal profondo della bocca.
Io sono stremato. Loro anche sono esauriti. Mentre io sborravo tra le loro bocche, anche Sergio stava sborrando nella fica di Daniela. La stavamo riempendo sopra e sotto a quella gran vacca.
Ci sdraiamo sul letto sfiniti. Io in mezzo ai loro corpi. Mi appoggio su Daniela che e' bella morbida.
E cosi' restiamo per un po', quasi senza parlare, a riposarci da questo lungo ed estenuante pomeriggio di fuoco.
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20 years ago
admin, 75
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Realtà o sogno?
Il buio intorno a me è rotto dai bagliori provenienti dallo schermo, sul quale si volge un'improbabile quanto fragorosa vicenda, che non riesce a catturare la mia attenzione, che è invece concentrata sull'uomo che mi si è seduto accanto, da poco. Con la coda dell'occhio lo vedo sovrastarmi di tutta la testa, ha un volto duro ma giovanile, sui trent'anni. Mi chiedo perché i miei sensi siano tesi, come nell'attesa di qualcosa. Chiudo gli occhi, abbandonando completamente la vicenda, cercando di controllare il mio respiro che si è fatto più affrettato.
Un brivido mi percorre quando mi sembra di sentire la sua mano posarsi sul mio fianco. Faccio scorrere la mia dove credo di essere stata sfiorata, controllo la maglietta che scende sui jeans. Ho un'impulso irrefrenabile, sollevo la maglietta scoprendomi il fianco, ritraggo la mano e aspetto. Non molto: quella mano è di nuovo sul mio fianco e, incontrando adesso la pelle scoperta, si sofferma. Adesso avanza verso il mio stomaco, si ferma dove la stretta della cintura gli impedisce l'accesso al ventre, tenta d'insinuare le dita e rimane ferma, come una richiesta di permesso ma anche come un'ordine imperioso, a cui non so opporre rifiuto. Slaccio la cintura e faccio scendere la lampo dei jeans.
L'invito è subito accolto, la mano scende lungo il ventre, ho di nuovo un brivido ancora più violento. La mano si è fermata all'orlo del perizoma, trattengo il respiro appiattendo il ventre per quanto posso, agevolandogli l'ingresso, la mano s'insinua sotto al leggero tessuto, come in una carezza, si sofferma sulla peluria del pube: fra poco incontrerà il mio sesso bagnato.
Divarico le gambe, le dita aprono le labbra, massaggiano sapientemente il clitoride, finché un grosso dito penetra profondamente nella vagina lubrificata. Spingo il ventre in avanti, liberandomi completamente dalla pressione del sedile, il piacere s'impadronisce rapidamente di tutto il mio cervello. Sono completamente concentrata in quei pochi centimetri del mio corpo da cui quello sconosciuto sa trarre meravigliose sensazioni che mi stordiscono. Sento che non manca molto al mio orgasmo, l'uomo continua a penetrarmi con un ritmo lento e regolare, continuando a massaggiarmi il clitoride col pollice, si ferma un attimo per introdurre un secondo dito insieme al primo, ora sono piena di lui, sento le prime contrazioni della vagina ed il mio orgasmo esplode. Il frastuono proveniente dallo schermo copre il mio gemito soffocato in un rantolo ansimante. L'uomo si è reso conto di avermi fatta godere ma non estrae le dita dal mio ventre. La sua presenza continua ad eccitare la mia mente.
Lascio che conduca la mia mano sotto al giubbotto che gli copre il ventre ed afferro il membro duro e pulsante, senza essere disturbata dal sentirlo umidiccio, forse sudato,fra le dita. Lo masturbo facendo del mio meglio, lo vedo socchiudere gli occhi dal piacere e questo mi da soddisfazione. Mi sto chiedendo come penserà di raccogliere il proprio seme, che ormai mi sembra prossimo a sgorgare e la risposta mi arriva chiara e perentoria. La sua mano si appoggia pesantemente sul mio capo, afferrandomi per i capelli e portando la mia bocca a riempirsi del suo cazzo, giusto in tempo per sentire zampillare i fiotti caldi del suo orgasmo. Ha un buon sapore, lo ingoio, attardandomi a ripulirlo con la lingua. Mi sollevo guardandolo. La sua espressione è ancora dura, per niente addolcita dal piacere che gli ho dato.
Si accosta al mio orecchio, afferrando con forza il mio braccio. "Vieni!" Lo seguo come in "trance" verso la luce rossa che indica "toilettes". Più che accompagnarlo, mi lascio trascinare, priva di una mia autonoma volontà o forse seguendo il mio desiderio inconscio. Mi spinge nella toilette degli uomini, contro al muro, mi sfila la maglietta, slaccia il reggiseno e si appende con le labbra ai miei capezzoli succhiandoli e leccandoli.
Sono nuovamente fuori di me, il freddo delle piastrelle contro la schiena mi da brividi violenti, slaccio la cintura e apro la lampo, facendo scendere a terra i jeans, con i movimenti del bacino, abbasso il perizoma fino alle cosce, mi concede solo il tempo di far uscire una gamba, poi mi fa appoggiare le mani al lavabo e mi penetra da dietro, sprofondando in un solo colpo dentro la vagina. Le sue penetrazioni sono potenti, profonde e mi portano di nuovo all'orgasmo. Sento la sua voce, dietro di me pronunciare parole in una lingua che non comprendo, probabilmente del ceppo serbo, sollevo il viso e vedo, oltre al mio volto sconvolto nello specchio, che sta parlando al cellulare. Mi chiedo a chi, ma ormai comincio ad immaginare quale sarà la risposta. Lui continua a scoparmi, tenendomi per i seni che mi stringe con violenza. Mi meraviglio di non provare dolore ma di sentirmi ancor più eccitata da questa durezza.
Ormai lo sento ansimare completamente riverso sulla mia schiena, i suoi colpi si fanno più affrettati e violenti, tanto da costringermi a puntellarmi con le braccia al lavabo per non essere sbattuta contro. Sto andando velocemente incontro ad un nuovo orgasmo, lo desidero, spingo il sedere contro il suo pube andando incontro alle sue penetrazioni, attendo il suo orgasmo, augurandomi che sia contemporaneo al mio, come in effetti avviene.
Mentre il suo seme si mescola ai miei umori, iniziando a colarmi sulle cosce, vedo aprirsi la porta del bagno e due uomini che scambiano con lui poche parole, si avvicinano a me, estraendo velocemente i cazzi dai pantaloni, e mentre uno di loro mi prende per le braccia togliendomi dall'appoggio del lavabo e facendomi appoggiare ai suoi fianchi, per potermelo infilare in bocca, l'altro, prende il posto del precedente. Sto di nuovo partendo verso un piacere ancora più intenso del precedente. Sento le dita di qualcuno che mi allargano l'ano, poi il cazzo che mi stantuffava si posiziona all'imboccatura e mi penetra nello sfintere, lentamente ma senza soste. Con il cazzo nell'ano e le dita nella vagina mi dimeno come un'ossessa , mugolando per quanto mi consente il grosso cazzo che ho in bocca.
Ormai sono in preda ad un unico interminabile orgasmo indistinto che mi strema. Accolgo ingordamente i fiotti di sperma che mi riempiono la bocca, li ingoio leccando il membro da cui sono usciti e finalmente anche il mio sfintere è riempito dai caldi spruzzi, che fuoriescono colandomi lungo le natiche e le cosce, appena l'uomo esce da me. Resto sola nel bagno, mi asciugo con carta igienica le cosce, le inguini e le natiche. Asciugo con un fazzolettino un rivolo che mi scende all'angolo della bocca. Mi rivesto. A casa, dopo il lungo bagno caldo, mi stendo sul letto, al buio, mentre il fragore di una improbabile vicenda, che non seguo, fuoriesce dal televisore. Mi perdo nel ricordo, o in un sogno, chi sa? Al risveglio mi tocco, mi sento ancora bagnata.
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20 years ago
admin, 75
Last visit: 8 hours ago -
La sensuale dama rossa
In un primo momento ero intenzionato a descrivere solo la singola vicenda iniziale che mi aveva portato a cambiare completamente vita a livello erotico sessuale (vedi il racconto "La mia prima avventura con una donna matura"). Tuttavia graditi e particolarissimi messaggi di alcune lettrici mi hanno convinto e invogliato a continuare la descrizione di questa splendida e per me importantissima vicenda. Con la descrizione di quegli attimi spero di riuscire a stimolare la vostra capacità d'immedesimazione, a trasmettere quelle stesse emozioni e sensazioni da me provate e a coinvolgere i vostri sensi fino a regalarvi intensi, anche se virtuali, attimi di piacere. Sono consapevole che l'eccezionalità della vicenda può far sospettare che la stessa sia opera della mia fantasia, tuttavia non posso far di meglio che confermarvi la veridicità dei fatti. A voi poi il giudizio finale. Vi ringrazierò, come ho fatto finora, per i vostri piacevolissimi messaggi e auguro a tutte una
nuova piacevole bagnata lettura.
Avevamo da poco fatto l'amore. Lei era andata in bagno a farsi una doccia, mentre io rimasi per alcuni minuti seduto sul divano ancora umido dei nostri orgasmi. Pensavo e ripensavo nella mia mente a quel corpo straordinariamente sensuale anche se non più di verde età: quella sua soffice pelle, quelle sue morbide sode tette con quei turgidi scuri capezzoli, quelle sue chiare lunghe gambe terminanti in affusolati piccoli piedi, ma soprattutto pensavo e ripensavo a quel suo rotondo culo e alla sua bellissima fica, dalla riccia rossa e curata peluria e dalle chiare rosee e succose carni. Nella mia mente rivivevo quei recenti intensi attimi di piacere: la sentivo ancora fremere e gemere sotto le mie carezze, i miei baci e le mie leccate, come mi sembrava di sentire ancora sul mio pene le sue piccole calde mani e la sua umida lingua mentre mi spompinava, ma soprattutto sentivo ancora le forti emozioni e sensazioni del mio primo rapporto anale. Con la memoria andavo a ricercare e a memorizz
are quella nuova piacevole sensazione provata nel momento in cui le poggiai la cappella del mio pene sul suo culo, glielo infilai dentro, e ne sentii le pareti di quel profondo buchetto avvolgersi al mio cazzo. Rivedevo spesso d'avanti ai miei occhi il suo buchetto che, sotto le mie ritmiche penetrazioni, le si andava via via allargando. Infine ripensavo a quell'esplosione di emozioni e sensazioni, a quello scorrere di liquidi: il mio che dal pene le era schizzato nel suo largo e profondo buco; il suo che dalla sua rosea fica era schizzato sulle mie palle e le aveva inondato le cosce. Davanti agli occhi la vedevo ancora lì, su quel divano, piegata con la testa su quel bracciolo, ancora mugolante e scossa dalle frenetiche contrazioni del piacere, mentre una goccia del mio sperma le iniziava a scendere dal largo buco del culo fondendosi con il suo orgasmico liquido. Tuttora mi eccito al solo ricordo di come lei si accarezzo con la mano le umide cosce, la fica e il culo intingendosi del
l'afrodisiaco liquido per poi, con esso, ungersi il seno e la bocca.
Di seguito si alzò di scatto e, senza guardarmi, uscì dalla stanza. Poco dopo sentii l'inconfondibile rumore dell'acqua che, precipitando dall'alto, tintennava su una superficie smaltata e immaginai che fosse andata a farsi una doccia.
Stavo ancora lì seduto, quando decisi di andarmene. Mi alzai e mi diressi verso l'uscita. Mi apprestavo ad attraversare velocemente il corridoio, quando intravidi da una porta le piastrelle di un bagno, e sentii il suono dell'acqua che si avvicinava via via. Vi guardai dentro e la vidi in tutto il suo splendore, mentre si detergeva e si rinfrescava inarcando e contorcendo il suo sensuale corpo.
«Dove vai?» mi chiese immediatamente vedendomi vestito e sul punto di uscire.
«Me ne torno al mio villaggio vacanze»
«Cosa!?» esclamò chiudendo l'acqua e allungandosi per prendere l'accappatoio. «E mi lasci così, su due piedi, ora?»
«Beh. non so cosa fare e allora.»
«Resta ancora con me! Fammi compagnia ancora un po'! Mio marito non torna che domenica. Non lasciarmi sola» e, fissandomi amorevolmente negli occhi, mi si avvicinò velocemente accarezzandomi il viso e strofinando leggermente le sue morbide forme sul mio corpo. Come dirle di no!
«Grazie, mio piccolo amante» mi disse e ci scambiammo ripetuti baci esplorandoci a vicenda la bocca con la lingua, mentre io le infilavo una mano nell'accappatoio e le accarezzavo il seno.
Poi mi invitò a seguirla in salotto dove sedemmo sul solito divano, mentre lei accendeva la tv.
«Perché non mi aiuti ad asciugarmi» mi chiese cogliendomi alla sprovvista, ma ripresomi rapidamente da quel piccolo momento di esitazione, accettai volentieri.
Incominciai ad asciugarle prima i rossi ondulati capelli, poi la schiena, le braccia e quindi il morbido seno. La situazione iniziava a diventare via via sempre più eccitante e piacevole. Continuai asciugandole prima una gamba e poi l'altra facendo scorrere lentamente l'accappatoio sulla sua pelle in una morbida e prolungata carezza. Poi passai alla sua fichetta asciugandole i suoi rossi peli e accarezzandole le rosee labbra e la clitoride. Che goduria! Nonostante avessimo scopato da poco mi sentivo il cazzo che mi montava nelle mutande.
«Va bene così!» esclamò scostandomi delicatamente e chiudendo le gambe. «Ho la micetta ancora tutta bagnata, ma penso che non si asciugherà in questo modo» disse sorridendo. Il suo viso era ancora più bello e luminoso senza trucco anche se ora le si vedevano un po' di più le poche rughe.
Mi invitò a sedermi accanto e a coccolarla mentre vedevamo un bel film. Sì, ma quale? Non so cosa guardava, sapevo solo che mi stava salendo sempre più l'eccitazione e il desiderio di scoparla di nuovo. La baciavo e la accarezzavo continuamente un po' dappertutto, anche se lei si mostrava estranea alle mie moine fingendo di essere distratta dal film. Di tanto in tanto le infilavo una mano sotto l'accappatoio tra le gambe o tra le tette, ma lei subito la toglieva, guardandomi e dandomi piccoli brevi baci con la lingua. La cosa non faceva che rendermi sempre più carico di desiderio. Ogni tanto sorrideva e sembrava che si divertisse a giocare con me in questo modo.
Erano da poco passate le undici della sera quando finalmente il film finì e lei si alzò. Subito la seguii e mi ritrovai in cucina. Mi fece sedere vicino al piccolo tavolo e mi chiese se volessi il caffè. Le dissi che non ne bevevo, ma lei lo preparò lo stesso. Poi si accomodò di fronte a me.
«Allora che mi dici?»
«E cosa ti devo dire?»
«Come cosa?! Ti è piaciuto, non ti è piaciuto, cosa ti è piaciuto, cosa non ti è piaciuto. su racconta, sono curiosa»
«Certo che mi è piaciuto! È stato fantastico!»
«E cosa ti è piaciuto in particolare?»
«Tutto! Mi è piaciuto mentre ti accarezzavo, ti baciavo e ti leccavo»
«E dove ti piaceva farlo di più»
«Sulla tua "micetta" ovviamente»
Lei sorrise facendomi capire che si aspettava già quella risposta.
«E come è stato scoparmi nel culo?»
Mi eccitava da matti sentire la sua ferma e innocente voce mentre pronunciava quelle parole. Raramente usava termini così scurrili, ma quando lo faceva non era affatto sboccata, ma molto sensuale, e la cosa mi metteva sempre un po' a disagio.
«È stato bellissimo! Confesso che mentre te lo infilavo ho provato un piacere immenso!»
Intanto lei si era alzata ed era andata a versarsi il caffé caldo per poi risedersi di fronte a me accostando ancor di più la sedia al piccolo tavolo.
«E a te cosa t'è piaciuto?»
Prima di rispondermi finì di sorseggiare il caffè e si accese una sigaretta.
«A me, invece, non è piaciuto proprio tutto. Di sicuro questa situazione mi eccita moltissimo. Devo dire che sei stato fantastico nei preliminari. Quando mi hai accarezzata, baciata e leccata mentre ero in piedi appoggiata alla parete ho goduto come una pazza, quasi venivo subito. In quel momento ho desiderato tantissimo che me lo mettessi nel culo o nella fica. Non ce la facevo proprio più! Ho tentato in tutti i modi di farmelo infilare in qualche buco, ma non ci sono riuscita. La cosa bella era che più non ci riuscivo e più mi eccitavo. Poi mi hai messa sul divano e continuavi a toccarmi, baciarmi e leccarmi, ma non ti decidevi ancora a mettermelo dentro e ormai mi chiedevo quando lo avresti fatto. Ho quasi perso le speranze quando mi sei arrivato in bocca, ma poi ti sei rifatto. Penso che non ho mai provato un orgasmo così! Nessuno mi aveva fatto venire così violentemente solo masturbandomi!»
Mentre mi parlava aveva accavallato le gambe in modo da sfiorarmi il piede con il suo, e ora mi guardava con uno sguardo carico di desiderio.
«Sei stato dolce a coccolarmi subito dopo, ma non mi sentivo soddisfatta. Volevo sentirti dentro a tutti i costi e fortunatamente lo volevi anche tu!»
Così dicendo iniziò a sfiorarmi il piede con il suo muovendolo lentamente in su e in giù ed iniziai ad eccitarmi.
«Peccato solo che eri alla tua prima esperienza anale e non sapevi muoverti»
«Perché? Cos'è che non andava?»
«Per tutto il tempo mi hai fatto male. In un'altra circostanza ti avrei fermato subito, ma capivo che era la prima volta e non volevo spezzare l'atmosfera, ma, soprattutto, ero troppo eccitata per farti smettere. Tanto è vero che sono arrivata per la seconda volta. Il sesso è piacere reciproco. Preferisco masturbarmi da sola se devo essere penetrata con dolore»
«E come dovrei fare?» le chiesi preoccupato per quei commenti.
«Semplice!» esclamò sorridendo, facendomi capire che era stata contenta di quella domanda. «Quando vuoi scoparmi nel culo non cercare subito di infilarmelo. Mettici prima il dito e gioca un po' col mio buchetto»
Intanto continuava ad accarezzarmi il piede col suo salendo lentamente sempre più su fino al ginocchio, per affondare poi sempre lentamente verso l'interno coscia. In quel momento il mio cazzo premeva forte sulle mutande e sul pantaloncino in jeans e sembrava dovesse esplodermi da un momento all'altro.
«Poi infilane un secondo.» proseguiva «. e continua a giocare. Quindi, se necessario, infilane un terzo fino a quando ti accorgi che il mio buchetto è sufficientemente largo da far passare il tuo coso. È allora che me lo devi mettere fino a farmi godere tutta»
«Siii!» sibilai spontaneamente dal piacere.
Ormai il suo nudo piede stava sopra il mio cazzo e me lo massaggiava su e giù con le sue minute dita. A mia volta le accarezzavo la caviglia e più su, fino a dove riuscivo ad arrivare.
«Capisci adesso perché ti ho detto che fare sesso non vuol dire solo infilarlo e prenderlo? Per godere bisogna anche parlarsi, comunicare le proprie sensazioni, le proprie emozioni. Sai a parlare di tutte queste cose la micetta mi si è tutta bagnata. Perché non me la asciughi di nuovo?»
«Siii!»
Subito mi chinai sotto il tavolo tenendole il piede. Iniziai a prenderle in bocca l'alluce leccandolo tutto per bene, soffermandomi più volte appena sotto l'unghia e verso la base. Poi passai alle altre dita leccandole allo stesso modo, e salii più su verso la caviglia e il polpaccio. Iniziavo a sentirla ansimare e respirare forte. Di tanto in tanto lanciava piccoli gemiti di piacere. Più salivo e più dischiudeva le gambe fino a quando non arrivai a leccarle le cosce. Allora lei con un veloce gesto sciolse l'accappatoio e si scoprì le gambe tenendole ben allargate e mostrandomi così la già bagnata fichetta desiderosa di essere leccata e accarezzata. Con una mano si accarezzava il seno trastullandosi e stimolandosi di tanto in tanto i turgidi capezzoli. Con l'altra, invece, si accarezzava il basso ventre e i rossi peletti della sua "micetta". Lentamente posai le mie labbra su quelle della sua calda e umida fichetta e cominciai a leccargliela. Un brivido di piacere la scosse. Alzò dal
pavimento le gambe flesse tenendo i piedi rivolti verso il basso contratti fortemente dal piacere. Mentre la leccavo la aiutavo a sostenere le gambe evitando che si contraessero per il piacere. Lei intanto mi posò una mano sul capo accarezzandolo e spingendolo verso la sua fica. Sembrava che si stesse completamente abbandonando al piacere quando con entrambe le mani mi scosto di scatto la testa dalle sue gambe e si mise rapidamente in piedi.
«Andiamo!» esclamò visibilmente elettrizzata. Mi allungò una mano aiutandomi ad alzarmi e mi condusse fuori la cucina dove abbandonò l'accappatoio. Camminava veloce sulle punte visibilmente impaziente di arrivare a destinazione. Io intanto la seguivo continuandole a fissare i fianchi e il culo desideroso di penetrarla al più presto. Giunti in camera da letto si voltò di scatto e mi abbraccio stringendosi forte a me. Mi baciò lungamente facendomi assaporare la sua lingua, mentre premeva con forza il basso ventre contro la mia rigida verga. A quel punto feci scivolare le mie mani sul suo culo e la accarezzai tra le natiche e attorno all'ano. Rapidamente mi sfilò la maglietta e mi abbassò i pantaloncini assieme alle mutande. Quindi, messasi in ginocchio, mi prese il cazzo tra le mani e con lenti movimenti della mano mi scoprì la cappella che fece scomparire subito dentro la sua bocca. Non mi ingoiò tutto il cazzo, ma teneva le sue labbra appena alla base del glande, muovendo rapidamente
la lingua che sentivo infilarsi dovunque. Con una mano mi teneva il resto della verga facendone scivolare avanti e indietro la pelle con lenti e piacevoli movimenti. Con l'altra mi massaggiava le palle. Di seguito schiuse leggermente le labbra e prese a farle scivolare avanti e indietro ingoiando e succhiandomi il pene, accompagnando i movimenti con la mano ben stretta sul cazzo. Il piacere era immenso e sentivo che le stavo venendo nuovamente in bocca, quando, accortasene, smise di spompinarmi, si alzò e si mise in ginocchio sul letto col viso appoggiato sul materasso
«Dai, gioca col mi buchetto! Fammi vedere quanto sei bravo» mi disse accarezzandosi l'ano. Immediatamente mi avvicinai a lei e iniziai a sfiorarle il buchetto con una mano, mentre con l'altra le accarezzavo la schiena e il seno. Quindi le infilai dentro un dito muovendolo avanti e indietro e avvitandolo a destra e a sinistra, iniziando a giocare con quel profondo buchetto, così come mi aveva detto.
«Ora prendi il lubrificante» mi comandò indicando il cassetto di un comodino «e continua a giocare col mio buchetto»
Così feci. Presi il lubrificante, me lo spalmai ben bene sulle dita e poi glielo spalmai attorno all'ano spingendolo anche all'interno col dito. Lubrificata in quel modo sentivo e vedevo il mio dito entrarle molto più facilmente e velocemente, quindi provai a infilarle un secondo dito riprendendo a muovermi come prima. Pian piano sentivo che, sotto la pressione delle mie dita, il buchetto le si allargava sempre più.
«Siii. bravo. continua così. ancora. Ora sì che mi piace!» ripeteva eccitata dalle mie lente e intense pressioni.
«Oh sii, dai. mettimelo dentro. mettimelo tutto. lo voglio!» gridava in preda al piacere.
Afferrai quindi il lubrificante e lo spalmai sul mio durissimo cazzo. Le infilai di nuovo due dita dentro e, quando pensai che ormai il buco era largo al punto giusto, mi piegai sopra di lei e glielo infilai. Il mio cazzo le scivolò dentro molto più facilmente della prima volta, anche se sentivo il buco ancora un po' stretto. Le poggia le mani sui fianchi e iniziai a muovermi su e giù, su e giù. Via via che la penetravo sentivo il mio cazzo che le scivolava sempre più all'interno fino a che le mie palle non le toccarono la fichetta. Di tanto in tanto si accarezzava la micetta cercando il massimo piacere. Le raccolsi i capelli e tirai pian piano verso di me facendole inarcare la testa e la schiena verso l'indietro mentre lentamente andavo aumentando la frequenza e la profondità delle mie penetrazioni.
«Siii, così. continua. ancora. più forte, più forte» gridava tra un gemito e l'altro scossa dai miei intensi colpi.
Poi la girai a pancia in giù, le alzai le gambe sistemandole i piedi sulle mie spalle, e la continuai a penetrare. Portai le mani sul suo seno e iniziai a palpeggiarlo.
In quella posizione le potevo vedere il volto contrarsi dal piacere. Ad ogni fremito tirava in dietro il capo e apriva sempre più la bocca mugolando. Dopo un po' la stesi di lato senza toglierle il cazzo dal suo largo buchetto e, tenendola alternativamente con una gamba alzata a cosce aperte e ripiegata a cosce più strette, la scopavo con rapidissimi movimenti di bacino entrandole a fondo, finché potevo. Quindi la rigirai a pancia in giù tenendola rasente al materasso con il culo leggermente alzato in modo da poterla penetrare. Quella era una posizione fantastica. Il mio cazzo le entrava premendo verso la parete del culo verso la fica provocandomi intense vibrazioni di piacere. Ma anche per lei non doveva essere molto diverso. Infatti, nonostante la posizione non le permetteva molti movimenti la sentivo dimenarsi e fremere di continuo. Il suo corpo vibrava dentro ad ogni mia penetrazione. Teneva la bocca aperta sulle lenzuola che spesso mordicchiava per l'incontenibile piacere, ment
re con le mani le stringeva e le torceva fortemente. Gemeva, mugolava e urlava sempre più dal piacere incitandomi a non fermarmi ad andare sempre più forte a farla venire. Eccitatissimo aumentavo fin che potevo il ritmo delle mie penetrazioni desideroso di venirle dentro, ma, mentre ero sul punto di arrivare, lei alzò di scatto il bacino sollevandomi.
«Sì. sì. sì.siiii!» esclamò sibilando sempre più forte mentre il mio cazzo veniva sospinto fuori da forti e rapidi vibrazioni vaginali e un dorato liquido le schizzò dalla fica bagnandomi le parti basse. Fu un orgasmo spettacolare, tant'è che non potei fare a meno di toccarmi e di venire su di lei subito dopo.
Stavolta era sfinita! Se ne stava stesa a pancia in giù con la bocca aperta e irrorata di saliva respirando ad ampi sospiri. Il culo le era diventato di un rosa acceso e al centro era in bella evidenza il suo buco ancora largo. Non riusciva più a muoversi.
Guardandola così bella e sensuale stesa su quelle lenzuola provata da quell'intenso rapporto, mi venne il desiderio di accarezzarla e coccolarla. Da prima le asciugai lo sperma che le avevo schizzato sul culo e sulla schiena nel momento di massimo godimento, quindi le accarezzai la mano e il braccio, e le baciai il collo. Dov'è gradire molto quei gesti visto che, dopo un po', si girò verso di me sorridendomi e rivolgendomi dolci languidi sguardi. A quel punto la cinsi leggermente tra le braccia e la coccolai fino a quando non ci addormentammo. Allora non potevo ancora immaginare cosa ancora mi sarebbe capitato il giorno dopo.
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20 years ago
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Un Pomeriggio di Fuoco (cap. 3)
Daniela ha sempre i due cazzi di gomma infilati dentro di lei. Io mi sdraio sul letto, col cazzo svettante.
"Ora, fammi un massaggio sul corpo con le tue tettone e con la tua lingua. Devi strofinarmi le tette addosso e anche leccarmi e succhiare. Vediamo cosa sei capace di fare."
Lei mi si avvicina a quattro zampe, i capezzoli sfiorano il lenzuolo. Mi passa le braccia di lato e comincia a strofinarmi le mammellone sul petto. Man mano sale sempre piu' finche' non me le struscia sul viso.
Si sposta con le gambe, in modo che ora scende con le tette verso il mio cazzo e contemporaneamente si avvicina con la fica alla mia faccia.
Continua a scendere finche ora non ha il mio cazzo in mezzo alle tette e la sua ficona e' proprio sul mio viso. Vorrei leccarla ma ha il giocattolo di gomma che occupa fica e culo e non posso fare molto.
Li prendo e glieli tolgo dai suoi buchi. Lei urla ancora mentre glieli strappo via quasi di colpo.
Comincio a leccarla ovunque riesco a far arrivare la mia bocca e la mia lingua.
Lei si piega e cerca di prendermelo in bocca, anche se le tette pero' ingombrano e non riesce a scendere bene a fondo con la bocca. Pero' in parte ci riesce e quindi continuiamo con questa specie di sessantanove. Sergio e' li' seduto che ci guarda. Vede sua moglie col mio cazzo in bocca su cui sbava e succhia e con la mia lingua nella sua fica. Questo era una delle cose che voleva provare, me lo ha descritto spesso nelle sue mail ed eccolo servito. Legato e impotente mentre sua moglie viene fottuta e chiavata per bene dal mio cazzo, dalla mia lingua e da un grosso giocattolo.
Daniela mi sta sbocchinando con grande maestria, ma io non voglio venire ora.
"Bene, ora cambiamo un po' la scena.. facciamo partecipare anche il cornuto.." - dico ad un certo punto.
"Troietta, scendi dal letto e va a slegare il cornutone."
Daniela obbedisce, scende dal letto. Anche io mi alzo e scendo dal letto e sciolgo anch'io i nodi che trattenevano Sergio.
"Alzati e sciogliti un po'.." - gli dico - "perche' per cio' che ho in mente fra poco sarai di nuovo legato e non ti potrai muovere per un bel po'.." .
Lui cerca di sciogliere il piu' possibile i muscoli che sono stati fermi finora. E' in piedi, con i collant rotti sul davanti da dove gli esce il cazzo dritto. Daniela lo guarda stranita, ha uno sguardo indefinibile ma si capisce che e' eccitata dalla visione di suo marito con i collant. Sono due maiali ma non hanno mai usato la fantasia per costruire delle atmosfere o delle situazioni particolari. Loro sono piu' per subirle che per crearle. Ed e' per questo che ci siamo trovati bene subito nelle mail. E pare anche altrettanto bene di persona, da quanto stiamo godendo tutti.
"Daniela, siediti sulla sedia e osserva." - le dico.
Daniela va a sedersi sulla sedia. Le do' il giocattolo in mano.
"Apri le gambe e infilati la cappella di gomma nella fica, voglio vedere che ti masturbi. E tu Sergio, inginocchiati."
Lui si inginocchia davanti a me, gli metto una mano sulla testa e spingo verso il mio cazzo.
Siamo ad un metro da Daniela, lei vede chiaramente la bocca di suo marito che prima mi bacia la cappella e poi lentamente scivola sulla mia mazza, ingoiando il mio cazzo fino in fondo. Daniela ha gli occhi spalancati ed e' straeccitata.
"Vacca troia, spingiti quel coso di gomma nella fica e fammi vedere come ti chiavi da sola!"
Lei si riprende e comincia ad armeggiare col cazzone di gomma, se lo infila dentro e poi comincia a farlo andare dentro e fuori e si vede che sta godendo. Ha gli occhi di fuori dall'eccitazione di vedere suo marito col cazzo in bocca, mentre si sta sollazzando con un giocattolone e mentre lui cerca di girare lo sguardo verso di lei per guardarla.
Penso che se sborrassi ora anche lei se ne verrebbe a vedere suo marito riempito di sborra. Ma la mia idea e' un'altra.
"Leccami le palle, come hai fatto prima, con calma e delicatezza."
Lui mi alza l'asta, mettendo bene in evidenza il mio sacchetto e comincia a leccarlo. Sua moglie ci osserva. Lui continua le leccate con lentezza. Ogni tanto il suo sguardo si dirige verso sua moglie. Si guardano a vicenda mentre obbediscono agli ordini che io ho dato.
"Fermati" - gli dico interrompendo le sue leccate.
Mi volto e gli metto di nuovo il culo in faccia come prima.
"Sai cosa fare ora.. leccalo e succhialo come prima." - gli ordino.
E lui si avvicina di nuovo e comincia a dare lunghe leccate ed a succhiarmi il buco del culo, infilandomi la lingua dentro e facendomi godere. Lo faccio andare avanti per qualche minuto.
Con tutta questa eccitazione anche io son quasi al limite. Ho il cazzo che mi scoppia e sento che non potro' resistere a lungo e dovro' sborrare a breve e so gia' dove sborrero' per prima.
"Vacca, mettiti a pecora sul letto e tu mettiti di nuovo a sedere e non muoverti."
Daniela si alza dalla sedia e si mette subito in posizione. Sergio va a posizionarsi di nuovo sulla sedia.
Io mi piazzo dietro di lei e le appoggio la punta sul buco del culo e comincio a spingere. Entro facilmente perche' il buco e' stato gia' allargato dal giocattolo prima.
Scivolo dentro e fuori di lei facilmente e sto godendo tantissimo.
Decido che e' il momento e' giunto. Guardo suo marito seduto sulla sedia.
"Ora sborro nel culo di questa troia. Va bene cornuto?" - chiedo al marito.
"Si, si, si, sfondala il culo, non ti fermare." - risponde lui tutto su di giri. Sembra un drogato, con gli occhi di fuori.
Io afferro la vacca per i fianchi larghi che ha e comincio a dare colpi violenti nel culo. Con forza. Quasi a volerle entrare tutto dentro. Lei urla e geme sotto i colpi.
Affondo ancora un paio di volte e poi sento tutta la sborra che mi viene su e che esce a fiotti dalla punta del cazzo per riversarsi dentro il suo culo fin dentro lo stomaco. Lei urla, sta godendo anche lei insieme a me. Sta avendo un orgasmo. Io sto sborrando a schizzi senza fermarmi. Sento le palle che mi si vuotano. Quando sto per finire, lo tiro fuori e scarico gli ultimi schizzi sul fondoschiena e sulle sue natiche.
Mi sento svuotato. Mi butto sul letto, sdraiandomi a cazzo in su. Ho il cazzo sporco di sborra.
"Pulitemi il cazzo con la bocca." - ordino ai due maiali.
Lei non se lo fa ripetere, e subito si avventa a succhiarmelo. Lui ci mette qualche secondo ma poi fa il suo dovere e si divide il mio cazzo con la moglie. Mentre me lo leccano si guardano negli occhi. Si vede che piace ad entrambi succhiare lo stesso cazzo. E fanno un ottimo lavoro pulendomi bene il cazzo ormai moscio.
"Ora pulisci il culo di tua moglie." - ordino a Sergio.
Lui mi guarda, guarda sua moglie che agita la testa come a dirgli di si', allora lui le gira dietro e comincia a leccare il mio sperma dalla sua schiena e dalle chiappe. Dopo che ha pulito bene queste, vede che ce n'e' ancora che le esce dal buco del culo e quindi ci mette la lingua e continua a succhiare. Finche' non esce piu' nulla.
Io ho bisogno di qualche minuto per riprendermi. Mi tiro su e mi metto con le spalle poggiate alla spalliera del letto. I due maiali mi guardano in attesa di ordini.
"Avvicinatevi" - dico ad entrambi - " e succhiatemi i capezzoli. Con calma e delicatamente."
I due si avvicinano, le tette di Daniela mi strusciano addosso, prima sulle gambe e poi sul cazzo, mentre la sua bocca si avvicina al mio capezzolo sinistro. Sergio fa lo stesso con l'altro capezzolo. Sento il suo cazzo che mi struscia addosso. Mi piace sentire i cazzi sulla mia pelle.
La sensazione di avere questi due maiali a mia disposizione, che fanno cio' che ordino, e' sublime.
I miei capezzoli sono molto sensibili, ed il modo migliore per farmelo drizzare velocemente e' proprio stimolandoli bene con la lingua.
Afferro Daniela per i capelli dietro la testa e la avvicino alla mia bocca. Tiro fuori la lingua e l'avvicino alla sua bocca. Lei capisce e comincia a succhiarmi la lingua come se fosse un cazzo. Sergio mentre mi lecca guarda sua moglie che mi succhia la lingua. Ha uno sguardo stravolto. Come se non credesse che tutto cio' lo stiamo facendo davvero.
Ho il cazzo che sta di nuovo dritto ora. Stacco la troia dalla mia lingua.
"Cornutone.. scendi lentamente con la lingua fino al mio cazzo e succhiamelo bene" - dico a Sergio.
Lui obbedisce prontamente. La usa lingua passa sulla mia pancia, arriva al pube e poi al mio cazzo e comincia a succhiarlo e leccarlo. Nel mentre ho rimesso la lingua in bocca alla troia che continua a succhiarmela. Dopo qualche minuto ho di nuovo il cazzo bello duro.
"Mia cara troiona.. " - sussurro a Daniela - "scendi anche tu e succhiamelo insieme a tuo marito."
Lei si gira, voltando il culone verso di me, e si divide il mio cazzo con il cornuto. Da bravi coniugi maiali.
Comincio a giocare col buco del culo. Ci infilo le dita. Prima una, poi due, poi tre. Al terzo comincia a gemere e a sculettare. Allora ci infilo anche il quarto. E a questo punto lei comincia ad ansimare pesantemente. Ed e' bellissimo sentirla cosi', le sto sfondando il culo con la mano e lei spinge per averne ancora di piu'. Ora mi viene voglia di vederli insieme cosa fanno.
"Basta" - dico - "ora voglio che voi due facciate come se io non ci fossi. Voglio vedere cosa fate quando siete da soli. Io ora non esisto. Non mi toccate e non mi guardate. Potete parlare tra di voi."
Mi alzo da letto e vado a sedermi sulla poltrona per godermi lo spettacolo. Loro cominciano a baciarsi, a strusciarsi. Poi lei glielo prende in bocca e comincia a spompinarlo. Lui resta sdraiato senza fare nulla. La cosa va avanti per un po', poi lei si alza e si mette con la fica sulla faccia di Sergio e lui gliela lecca e la succhia. Lei gli chiede di chiavarla a pecorina. Si mette in posizione e Sergio da dietro glielo infila in fica, cominciando a pompare.
"Mettiglielo nel culo" - dico io all'improvviso.
Sergio glielo toglie dalla fica e glielo mette nel culo. Io mi alzo e vado a mettermi davanti alla sua bocca. Mi chino e la bacio. Mi piace il sapore della sua bocca e poi trovo che il bacio sia la cosa piu' intima che si possa fare e baciarla davanti al marito mi fa eccitare molto di piu' che se me la stessi inculando o fottendo. Poi mi alzo di nuovo in piedi e le metto il cazzo tra le labbra e lei subito me lo inghiotte.
Ho voglia di annegarla di sborra. Comincio a pomparla in bocca, smenandomelo un po' , mentre Sergio da dietro pompa a tutto spiano nel culo della vacca.
"Sborrale dentro, voglio che ora tu le vieni nel culo."
Sergio non se lo fa dire due volte. Comincia a darle delle botte piu' forti e cosi' faccio io davanti.
Vedo che lui si irrigidisce e che comincia a fare dei versi e dei rantoli, sta godendo nel culo della vacca.
Io glielo tolgo dalla bocca e me lo meno finche' non sento che sto per sborrare anche io, glielo infilo di nuovo in gola e me ne vengo innondandole la bocca di sborra. Lo tiro fuori e le schizzo un po' in faccia.
Non e' abbondante quanto la prima, ma comunque e' un bel po' di sborra.
Anche lei e' venuta mentre suo marito le pompava nel culo.
"Zoccola, puliscilo bene e poi pulisce il cazzo di questo cornuto" - le ordino.
Lei me lo lecca e mi pulisce tutta la sborra. Suo marito si mette al mio fianco e lei pulisce anche l'altro cazzo.
"Cornuto.. pulisci il culo della vacca e lecca anche la mia sborra dal suo corpo."
Il cornuto ormai non ha piu' inibizioni. Comincia a leccare sua moglie ovunque, togliendole tutta la sborra e poi ripulendole il culo.
Io sono completamente svuotato. Vado a sedermi sulla sedia e mi guardo loro che si leccano e che si succhiano. E nel mentre sto gia' pensando a cosa li aspettera' fra poco.
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20 years ago
admin, 75
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Un massaggio \"diverso\"
Questa estate sono stato con amici in viaggio in Austria. Prima di rientrare in Italia decidiamo di passare gli ultimi 4 giorni a disposizione in una beauty farm in Carinzia. Visto lo stress accumulato in un anno di lavoro decido di sfruttare al massimo i servizi che la struttura offre per rimettersi in forma.
Opto per una serie di saune e bagni turchi ma soprattutto voglio godermi ogni giorno un massaggio.
Il primo giorno di permanenza nella beauty farm, dopo un paio di saune e tanto relax, arriva l'ora del massaggio. Mi dirigo nella parte dell'albergo dedicata ai massaggi, una bella ragazza in tuta bianca, mi fa accomodare in una stanza semibuia, illluminata solo da candele con al centro un lettino già preparato per il mio massaggio. Mi invita a togliermi l'accappatoio e a sdraiarmi, pancia sotto, sul lettino. Le dico, mezzo imbarazzato, ma anche mezzo eccitato, che sotto non ho niente, lei con un sorrisetto malizioso dice che non importa, anzi, è bene che chi si sottopone ai massaggio sia completamente libero da ogni vestito.
Mi tolgo dunque l'accappatoio e, accompagnato dal suo sguardo furtivo proprio lì, mi distendo sul lettino. Il massaggio della ragazza è veramente ottimo, le sue mani si muovono decise sulla mia schiena e sulle gambe regalandomi un vero e proprio stato di rilassamento. passata la prima mezz'ora mi invita a voltarmi sulla schiena. inizia così a massaggiarmi i piedi, poi sale su (premetto che il mio "arnese" era stato coperto con un piccolo asciugamano) alle cosce, per poi sfiorare (volutamente o meno) il mio cazzo (ho dovuto pensare alle cose più truci perchè non avessi un'erezione completa!) e poi ancora più su fino alla testa fino a che l'ora a me dedicata non, ahimè, è finita.
Il giorno seguente attendo con ansia l'ora del massaggio. Tutta la notte mi sono scervellato a capire se la mia biondina ci sarebbe stata visti i velati ammiccamenti. Decido di cogliere, questa volta, tutti i possibili segnali.
Arrivo dunque alla zona massaggi dove la responsabile del centro mi indica la stanza a me dedicata dove sarebbe arrivata a momenti la "masseuse".
Entro nella stanza e, per rompere subito il ghiaccio, decido di farmi "cogliere" nudo dalla mia biondina. D'improvviso si apre la porta ed entra, invece che la biondina, un ragazzo sulla trentina, moro, non molto atletico, dichiaratamente gay!
Il mio sbigottimento è tale che rimango, per un attimo, davanti a lui completamente nudo con il mio cazzo vistosamente barzotto per i pensieri che mi stavo facendo sulla massaggiatrice.
Il ragazzo rimane colpito anche lui, soprattutto dal mio cazzo. Dopo un momento di reciproco imbarazzo, ci riprendiamo entrambi, io cerco di coprirmi alla meno peggio e lui mi invita a sdraiarmi, pancia sotto sul lettino.
Cominciamo dunque il trattamento. Il massaggio è comunque piacevole e rilassante, anche lui, come la sua collega ha un "tocco" morbido e allo stesso tempo deciso. Passato l'imbarazzo mi distendo e non ci penso più...fino a che...il nostro amico dal massaggiare le spalle scende giu verso i glutei e avvicinandosi sempre di più sento che le sue mani iniziano a passare nel mio solco e con le dita, tutte le volte che ci passa, fa sempre più pressione sul mio ano.
La cosa mi sconvolge abbastanza (io, premetto, sono etero) ma stranamente, allo stesso tempo, vuoi perchè "imbambolato" dal massaggio vuoi perchè comunque il suo tocco non è poi così male, la cosa inizia a farmi una strana e piacevole impressione.
Anche questa volta, passata la prima mezz'ora, vengo invitato a girarmi, ma questa volta, chissà perchè, non mi viene messo nessun asciugamano sulle mie parti intime. Non faccio obiezioni, oramai, sono preso da questo nuovo gioco del tutto inaspettato.
Il ragazzo comincia così a massaggiarmi prima la testa, poi il collo e via via le spalle, il petto e la pancia. Intanto il mio cazzo si era indurito non poco.
Quando le sue mani si sono avvicinate lì i suoi movimenti sono diventati sempre più intensi, le sue mani sempre più vicine alla mia asta oramai del tutto dritta.
Ad un certo punto ho sentito le sue mani calde e piene di olio prendere il mio cazzo e massaggiarlo in tutta la sua lunghezza. a quel punto la mia eccitazione era alle stelle! Chi l'avrebbe mai detto che sarei finito per fare sesso con un uomo!!
Stavo ansimando così forte che avevo paura che qualcuno ci sentisse. Quel ragazzo ci sapeva davvero fare. Ad un certo punto iniziò a spompinarmelo e fu veramente una cosa mai provata prima (care le mie ex, vi ha battute tutte!) stavo impazzendo dal piacere, avevo letteralmente perso la testa tanto che a quel punto decisi di perdere ogni freno inibitore! Mi alzai sul lettino in ginocchio, gli tolsi la maglietta e iniziai a sbottonargli i pantaloni, gli abbassai i boxer e, per la prima volta nella mia vita, presi in mano il cazzo di un altro uomo. Non sapevo più cosa stavo facendo ma sapevo dove volevo arrivare! Mi piegai sui gomiti e glielo presi in bocca! Era veramente una sensazione nuova, avere un cazzo duro in bocca! Iniziai a leccarglielo e a mandarlo su e giù facendo attenzione a passargli la lingua sopra il frenulo, la nostra zona più sensibile. Lui intanto stava godendo come un matto e mi prese la testa tra le mani accompagnando le mie spinte. ad un certo punto mi sentii inondare la gola del suo sperma caldo e vischioso, stava sborrando una quantità di liquido pazzesca! Continuai a spompinarlo e a ingoiare il suo sperma fino a che non sentii che stava sgonfiandosi. a quel punto sputai quello che mi era rimasto in bocca. Lo guardai, era stremato, ansimante e tutto sudato. Mentre stava riprendendo le forze mi drizzai in ginocchio sul lettino e guardandolo dritto negli occhi mi feci una sega davanti a lui.
Dopodichè, passata l'ora del massaggio, mi rimisi il mio accappatoio e me ne andai.
Non lo rividi più. i rimanenti due giorni evitai di fare nuovi massaggi.
Fu la prima e, per ora, ultima volta che ho fatto sesso con un uomo.
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20 years ago
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Un Pomeriggio di Fuoco (cap.2)
Entriamo in camera da letto. Sergio e' dietro di me, anche lui si sorprende, vedendo sua moglie legata sul letto, fica e culo aperti e pronti all'uso e tutta la serie di giocattoli che ho preparato per loro che sono in bella vista sul como'. Daniela ci sente entrare e cerca di capire cosa succedera'.
"Ecco, come vedi la troia e' pronta per la monta, ma non subito" - dico - "prima ci giochero' un po' .. e tu guarda e impara."
Sopra' il como' ho messo un paio di collant, li prendo e li do' a Sergio.
"Togliti gli slip e indossa questi" - gli dico sottovoce.
Lui si sfila gli slip e indossa goffamente i collant. Si vede che non li ha mai messi prima. Comunque li mette e vedo che fa un bel effetto vederlo cosi'.
Anche io tolgo il perizoma, prendo un paio di collant e li indosso, ma i miei sono quelli che sono aperti sotto, cosi' da lasciare libero il cazzo ed il culo. Mi piace sentire l'effetto di quella stoffa sintetica sulla pelle, e' quasi rinfrescante. Lungo l'armadio ho uno specchio che ricopre le ante quasi per intero , tutta la camera vi e' specchiata dentro e mi eccita vedermi cosi'.
Nella camera ho una sedia da regista, tutta in legno, con i braccioli.
"Siediti li' " - dico a Sergio indicando la sedia.
Lui si siede, io passo dietro di lui e gli lego le braccia, le gambe ed il busto alla sedia. Ora non puo' alzarsi ne' muoversi. Puo' solo osservare cosa combinero' con sua moglie.
Ritorno al como' e prendo un piccolo frustino che termina con una piccola manina di cuoio.
Mi avvicino a Daniela e le passo la manina di cuoi fra le cosce, sulla fica, sul buco del culo, dando dei piccoli colpetti non troppo forti. Lei ogni tanto geme un po', le piace sentire quei tocchi. La accarezzo anche con le mie mani. Le tocco i seni, il culone. La sua fica e' umida. Sergio osserva tutto dalla sua sedia, ha il cazzo che preme nei collant. Si vede che e' eccitatissimo. Vado al como' poso il frustino e prendo le forbici. Mi avvicino, gli accarezzo il cazzo, poi prendo un pizzico dei collant proprio dalla punta del cazzo di Sergio, li tiro e taglio un pezzetto con la forbice per farglielo fuoriuscire. Riprendo il frustino e gli do' dei tocchetti sul cazzo con la manina di cuoio. Anche lui geme, ma sta zitto e non dice nulla. Mi volto, mi piego e gli appoggio il culo sul cazzo e mi struscio sulla sua punta. Mi piace sentire la cappella che mi tocca il buchetto del culo.
Mi alzo di scatto e ritorno da Daniela. L'accarezzo ancora un po' con la manina. Poi la metto via e mi metto dietro di lei. E comincio a leccarle il culo. Le passo la lingua dalla fica fin sopra la schiena. Una lunga continua leccata ripetuta piu' volte. Poi punto al buchetto e spingo la lingua piu' a fondo che posso. E' buonissimo il suo culo. Scendo piu' giu' e comincio a leccarle la fica. A morderle dolcemente le labbra della fica. A succhiarle la carne dentro. Lei si dimena. Cerca di allargarla piu' che puo' e di spingere quando sente il contatto, come se volesse farmi entrare di testa dentro i suoi buchi. Sergio e' sempre li' seduto che guarda, impotente senza potersi muovere. Penso proprio che stia soffrendo un casino a non poter partecipare. Ma ora me la voglio godere io questa vacca. E quindi per un po' lui restera' li'.
Quando sono soddisfatto della succhiata mi alzo e vado al como'. Prendo un tubetto in cui c'e' del gel lubrificante. Ne prendo un po' e lo spalmo sul buco del culo di Daniela. Le infilo anche un dito lubrificato dentro e lei approva moltissimo. Cosi' ne infilo due di dita. Glielo spalmo dentro e fuori il buco del culo. Sulla fica non ne ha bisogno perche' e' gia' strabagnata.
Lei geme e si agita tutta.
"Se hai voglia di urlare, mugolare, gemere, fallo pure" - le dico - "mi piace sentire una vacca che gode, mi eccita."
Poi vado a prendere un lunghissimo cazzo di gomma con la cappella ad ambedue le estremita' e le lubrifico. Appoggio una punta sulla fica di Daniela e comincio a spingere. Lei sembra volersi spaccare in due pur di farla entrare dentro la sua fica bagnatissima. Glielo spingo dentro e comincio a pomparla su e giu' col giocattolo. Ad ogni entrata vado sempre piu' dentro. Finche' non glielo spingo quanto piu' dentro e' possibile. Lei lancia degli urletti ad ogni affondo. Ed e' una goduria sentirla.
A questo punto e' pronta per l'uso dell'altra estremita' del giocattolo. Lo piego e le appoggio l' altra cappella di gomma al buco del culo. Sergio ha gli occhi di fuori a guardare sua moglie con quel cazzo di gomma che le esce dalla fica e l'altro pezzo che le sta anche per entrare nel culo.
Daniela capisce cosa sta per succedere e sporge quanto piu' e' possibile il culo. E' enorme. Un grande e rotondo ammasso di morbida carne. Con questa spaccatura centrale allargata ed un bellissimo buco che non chiede altro che essere sfondato.
Comincio a spingerle la punta dentro. Lei mi aiuta moltissimo spingendo al contrario nella mia direzione. Si vede che e' una gran maiala e che adora le doppie penetrazioni.
Continuo a spingere ed ecco che la punta e' entrata. Continuo ed entra anche un pezzo dell'asta di gomma. Faccio un po' di avanti e indietro e lei mostra di apprezzare tantissimo con i suoi urletti e mugoli. Vedo che e' ben slargata ora e quindi cerco di affondarlo quanto piu' e' possibile. Lei urla ma gode come una vacca. Ora ha le due estremita' infilate dentro. Una in fondo alla fica e l'altra fino in fondo al culo. E tra i due buchi si vede uscire questo tubo di gomma che li collega, quasi fosse un' opera d'arte idraulica. E' bellissimo vederla cosi'.
Ho un cazzo duro come il marmo. E' il momento di godere un po'.
Sergio mi guarda mentre, in piedi sul letto, passo sopra il corpo di sua moglie e mi metto davanti al suo viso. Lei sente che mi sto spostando ma essendo bendata non capisce bene come mi sto mettendo. Mi siedo davanti alla sua faccia. Le alzo un po' la testa e scivolo un po' in avanti cosi' da metterle il mio cazzo giusto sotto la sua bocca. Le riabbasso la testa e lei sente il contatto della mia cappella sulle sue labbra. Capisce immediatamente cosa ha davanti alle labbra e senza un attimo di incertezza se lo infila in bocca. Quasi le sborro di colpo in gola.
Si e' avventata sul mio cazzo. Ora lo tiene in bocca e lo ciuccia a tutto spiano senza manco respirare. Ma quanto e' troia questa donna. E quanto mi fa godere. Non va nemmeno su e' giu'. Lo tiene quanto piu' possibile in bocca e ci gioca con la lingua intorno. E' bravissima.
Si vede che ha esperienza lunghissima come bocchinara.
Ma io voglio anche altro. Le alzo la testa tirandola delicatamente per i capelli.
"Resta ferma un attimo" - le dico.
Scivolo ancora piu' giu e mi fermo quando sono col cazzo messo in mezzo alle sue tettone abbontanti. Sono uno spettacolo. La guardo nello specchio e sembra di vedere davvero una mucca con le tette penzoloni. Ma le mammelle di questa vacca pero' sono eccitantissime.
Mi sistemo meglio, con le mie mani le stringo le tette attorno al mio cazzo e comincio a usare i suoi seni come se fossero un buco e ce lo strofino in mezzo.
Le sue tette sono morbide e calde mi stanno facendo godere tantissimo. E' troppo bello e dopo devo farglielo rifare quando avra' le mani ed il corpo libero e non piu' legato. Me la godro' di piu' sicuramente. Sergio ha gli occhi che stanno schizzando di fuori, penso che fra pochi minuti se ne verra' senza manco toccarsi.
"Allora.. cornutone.. ti piace tua moglie?" - gli dico.
Nelle sue mail mi avevano chiesto di andarci giu' di brutto con le parole e con la sottomissione e l'umiliazione. Mi avevano chiesto solo di non usare violenza estrema. Non volevano sentire il dolore. Questo mi e' piaciuto perche' significa che sono persone che godono la sottomissione piu' con la testa che fisicamente.
"Si.. e' bellissima vederla cosi'.. e' una dea.." - mi risponde Sergio.
"E' una vaccona e troia" - dico io - "altro che dea e dea.. e' una troia puttana succhiacazzi e sfondata in culo e in fica.. non vedi? oltre al cazzo di gomma potrei infilarci un melone e questa puttana ancora non sarebbe sazia.. "
Certo che ci sto andando giu' duro, penso tra me e me. Speriamo che non si incazzino.
Mi tiro un po' in su sul letto e rimetto di nuovo il cazzo in bocca a Daniela. A lei non sembra per nulla dispiacere il cambio tette-bocca.
Mentre me lo sta leccando le sciolgo il nodo e le tolgo la benda. Lei sembra entusiasmarsi ancora di piu' e mi succhia con piu' vigore. Mi guarda negli occhi mentre me lo succhia e mi sembra di leggere uno sguardo di complicita', di conferma che le sta piacendo tutto il trattamento. Fa scorrere la sua lingua sul cazzo, dalla base alla punta, con un bacio finale sulla cappella. Mi viene voglia di infilarle la lingua in gola. La fermo e mi sposto. E le bacio le labbra. Gliele mordo con le mie labbra. E poi ci gioco con la lingua.
Mi scosto un attimo e alzo la testa.
"Cornutone.. tu permetti che me la bacio vero?" - domando con tono ironico a Sergio.
"Si.. certo.." - risponde un po' tentennando.
"Posso infilarle la lingua in gola no? Le ho infilato tutto il cazzo.. non sara' un problema la lingua, vero cornuto?" - insisto io per umiliarlo ancora di piu'.
"No.. nessun problema.. fa pure tutto cio' che vuoi.." - dice Sergio.
"Cornuto.. guarda che non ho bisogno mica del tuo permesso per fare cio' che voglio con questa vaccona.. hai capito bene?"
"Si.. si.. certo." - dice ancora lui.
"Ora sta zitto che hai gia' rotto troppo i coglioni. Frocione" - gli dico io.
Mi riabbasso e le infilo la lingua in bocca. Sembra che stia cercando di arrivarle alle ovaie attraverso la bocca. Non voglio darle un bacio romantico. Voglio proprio fotterla con la lingua nella bocca. E quindi ci vado giu''pesante, spingendo e roteandola. Ma a lei sembra proprio che dia un bel gusto e che apprezzi sempre di piu' il trattamento.
Ora voglio sentire le sue mani che mi accarezzano e che giochino col mio cazzo. Decido quindi di scioglierla. Mi alzo in piedi sul letto e comincio a fare il giro delle corde per sciogliere i vari nodi con cui l'ho legata al letto.
"Che ne dici vacchetta mia? preferisci restare sciolta cosi' puoi farmi godere di piu'?" - le chiedo.
"Si.. molto meglio.. ho tanta voglia di partecipare di piu' e legata non posso."
"Bene. Ora puoi. Fammi vedere di cosa sei capace."
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20 years ago
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La mia prima avventura con una donna matura
Non scorderò mai la mia prima avventura con una donna matura. In un certo senso ha cambiato il mio modo di concepire il sesso. Era un maggio caldo quello e avevo deciso di prendermi qualche giorno per distrarmi dallo stress quotidiano. Affittai quindi una casa al mare per pochi soldi e, fatti i bagagli, partii. Si trattava di quindici giorni, ma mi sarebbero bastati. Trascorsi i primi giorni in completa armonia con me stesso e con tutto quello che mi circondava. Avevo spento il cell. a causa delle continue telefonate della mia ex che non si dava ancora pace per esserci lasciati. Il nostro rapporto era stato molto duraturo, ma ultimamente vi erano state diverse incompatibilità e quando facevamo l'amore, nonostante raggiungessi l'orgasmo, non mi sentivo completamente appagato, anche se non riuscivo a capire il perché. Così isolato dal modo mi apprestavo finalmente a passare tranquille e riposanti giornate.
Sfruttando quelle stupende giornate, la mattina mi recavo spesso sulla spiaggia a prendere il sole e a fare il bagno. L'acqua era ancora fredda e solo verso sera si riscaldava un po'. La spiaggia invece era pressoché deserta. Il villaggio in cui mi trovavo era molto distante dal centro e, tranne un piccolo bar, non funzionava nient'altro. Spesso ero costretto a prendere l'auto per rifornirmi del poco che mi occorreva, ma non mi lamentavo per niente essendo stato già informato di tutto dall'agenzia.
Una settimana era già passata e quel giorno il sole scottava più del solito. Il caldo e l'afa erano insopportabili e decisi di fare un salto al bar a prendere qualcosa. Mi siedo attorno ad un tavolino riparato da un largo ombrellone e ordino una bella birra fredda al cameriere. Sorseggio un po' la birra quando arriva una bellissima signora con un vestitino niente male. Aveva un'ampia scollatura sul davanti e terminava con una gonna fornita di spacco che le arrivava sulle ginocchia a lasciare scoperte le rosee lisce gambe allungate da un notevole tacco a spillo. L'ampia chioma ondulata di un rosso naturale le incorniciava il viso non più giovane, ma che lasciava immaginare l'originaria bellezza. Di profilo il vestito lasciava intravedere una lieve piacevole rotondità del ventre. I fianchi, invece, mantenevano una elegante silhouette.
Le rosse mi hanno sempre intrigato molto, ma quella era veramente una grande femmina. Non più bellissima, ma restava comunque un bel pezzo di donna. Mentre si avvicinava avevo sempre più l'impressione di averla già vista da qualche parte, ma non riuscivo a ricordare dove. "Ah ecco" pensai, era la stessa signora che ogni tanto se ne stava sul parapetto del piccolo spiazzale appena davanti alla spiaggia, a guardare il mare. Sì era proprio lei.
Mentre la osservavo seguendola con la coda dell'occhio, mi accorgo che si sta sedendo proprio al tavolino di fianco. Anche lei ordina qualcosa e rimane in attesa. Di tanto in tanto cerca di darsi sollievo dal caldo soffocante agitando le mani. Noto che mi guarda a più riprese e la cosa mi incuriosisce molto.
«Che caldo che fa» esordisco cercando di attaccare bottone.
«È vero» fa lei. "Mi ha risposto, è fatta" penso e pian piano cerco di intavolare una conversazione, che prende via via piede, fino a quando lei si alza e si siede accanto a me. Nel sedersi accavalla leggermente le gambe e le si apre lo spacco della gonna portando fuori tutta la gamba sinistra. I miei occhi non possono che finire su quella meravigliosa visione e lei penso che se ne sia accorta perché accenna subito ad un sorrisino. Parlando vien fuori che aveva una quarantina d'anni (anche se ovviamente si era tenuta sul vago), che era sposata da una ventina d'anni con un piccolo imprenditore del luogo e che anche lei mi aveva già notato. Le chiesi come mai se ne stava spesso a guardare il mare e lei inizialmente aveva cercato di evadere la domanda, incuriosendomi ancora di più. Poi mi disse che ultimamente le cose non andavano bene e che sospettava fortemente che il marito la tradisse continuamente.
Mentre parlava accavallava più volte le gambe molto lentamente finendo quasi a sfiorare le mie. Ogni volta finivo col spiarne i movimenti con la coda dell'occhio. Sembrava farlo proprio a posta visto che poi i suoi occhi celesti chiaro le si illuminavano. Intanto sentivo che mi si stava alzando la pressione e iniziavo a sudare freddo. Prese un'altra birra e mi confesso che era stanca di questa situazione e che avrebbe preso provvedimenti.
A questo punto con un piccolo movimento stacca leggermente il tallone della scarpa sostenute solo dalle dita dell'esile piccolo piede. Ricordo che ero rimasto ipnotizzato per alcuni minuti dal movimento a pendolo che imprimeva alla scarpa. In quel momento non riuscivo più a fermare le mie fantasie. Mi assalì il perverso desiderio di toglierle la scarpa, di accarezzarle i piedi, di salire dolcemente sempre più fin sopra le cosce e .
D'un tratto mi desto. Aveva detto che cominciava ad avere troppo caldo e che avrebbe voluto ritornarsene a casa per accendere il condizionatore.
«Se non hai niente da fare, perché non mi fai compagnia?»
«Certo» risposi subito e la segui. Le stavo leggermente dietro tanto da poterle osservare quel culo da favola. Adoro i culi e quello era rotondo al punto giusto. Mi trattenni dall'irrefrenabile desiderio di palparlo dolcemente. Raggiunta l'auto entriamo e ci allacciamo le cinture. Per tutto il viaggio scambiammo poche parole, mentre il mio sguardo non si staccava da quelle carnose rosee gambe che, sedendosi, erano state ulteriormente scoperte. Di tanto in tanto lei mi osservava e poi le apriva e le chiudeva ritmicamente. Senza esagerare cercavo di allungare il collo per vederle le mutandine senza riuscirvi. E se non le portava. Il solo pensiero mi facceva impazzire. Inserendo la quinta con la mano mi sfiorava più volte la gamba e la mia eccitazione diveniva sempre più forte. In quel momento l'avevo duro che più duro non si poteva. Le sarei saltato addosso se solo avessi avuto la certezza che anche le lo volesse.
Fermò l'auto davanti ad una grande casa con giardino. Si slacciò la cintura e si accomodò sul sedile voltandosi verso di me.
«Secondo te sono proprio così brutta e vecchia?»
«Ma quando mai, anzi.»
«Se è così allora perché mio marito mi tradisce? A te piaccio?»
«Beh. vedi.»
«Da come mi hai guardato tutto il giorno penso proprio di sì»
La sua osservazione mi mise talmente in imbarazzo che iniziai a balbettare, ma soprattutto iniziavo a cedere alle tentazioni e aspettavo solo il momento giusto per agire.
«Andiamo!» e scendendo dall'auto mi invitò a seguirla.
Dalla piccola borsetta tiro fuori un mazzo di chiavi e, superato il cancelletto, ci portammo verso l'uscio di casa. Scelta la chiave si accingeva ad aprire la porta
«Seguimi» mentre mi diceva ciò senza quasi rendermene conto mi trovavo dentro casa. Mi aveva preso leggermente la mano, mi aveva condotto dentro e ora stavamo attraversando il corridoio.
Attorno a me non sapevo cosa c'era, ricordo solo che non riuscivo a distogliere lo sguardo da quell'eccitante figura che con passi felpati e sicuri, ondeggiando leggermente il suo meraviglioso sedere, mi conduceva chi sa dove.
Attraversiamo il salotto fino ad un ampio divano dove, togliendosi le scarpe, si siede e mi invita a fare altrettanto. Liberi da quelle alte calzature, potevo ora osservarle quei stupendi esili piedini molto ben curati. Mi chiede se volessi qualcosa, avrei voluto chiederle di scoparla, ma risposi che non mi serviva nulla.
«Quante eccitanti notti ho passato su questo divano» mi dice accarezzandone la superficie.
«Quanti giochi maliziosi, quante eccitanti perversioni.»
«Signora cosa sta dicendo.» il suo atteggiamento non mi aiutava certo a rilassarmi. anzi.
«Perché? Cosa ho detto di male? Ti scandalizzi per così poco? Non mi sembri uno allo scuro di certe cose! Chissà quante storia hai da raccantare?»
«Ma che domande mi fa!»
«Che c'è, ti vergogni?»
« No!»
«E allora?! Su raccontami. Come ti piace farlo?»
«Penso come lo fanno tutti»
«Come "come lo fanno tutti". Non mi dire che non hai mai fatto qualche gioco erotico, o qualcosa di più trasgressivo di una semplice scopata?»
«Beh l'ho fatto più volte in macchina con la mia ragazza e qualche volta in casa»
«E allora, racconta»
«E cosa devo raccontarle, è stato bello»
«E nient'altro»
«Sì. Perché c'è dell'altro»
«E come! Il sesso non è una scopata e via, ma molto di più!»
«Si ma cosa?»
«Dimmi, quando hai fatto l'amore con la tua ragazza le hai mai parlato, le hai mai confidato i tuoi desideri, le cose che ti eccitano di più, quello che ti piacerebbe farle o che ti piacerebbe che lei ti facesse?»
«No!»
«Ecco perché! Il sesso non è solo scambio di liquidi, ma di emozioni e sensazioni, e se non ne parli con chi lo fai non riuscirai mai godere fino in fondo»
«E come devo fare?»
«Cos'è che ti fa eccitare di più mentre lo fai?, che ti fa ribollire il sangue nelle vene?»
«Uhm. mi eccita tantissimo quando accarezzando, baciando, leccando o facendolo con una ragazza questa freme e si eccita tutta»
«E cosa fai per farla eccitare»
«Come cosa faccio, la lecco, la tocco, la.»
«Non ci siamo»
«E cosa dovrei fare?»
«Hai mai chiesto ad una di loro cosa la eccita di più?»
«E perché mai?»
Lei sorride e poi si avvicina a me.
«Ogni ragazza si eccita in modo diverso ed ha zone erogene diverse. Spesso la stessa ragazza si eccita in punti e in situazioni differenti a seconda delle circostanze. Se non le parli non saprai mai quale sono i punti che vorrebbe che le stimolassi o i desideri erotici che vorrebbe che tu esaudissi, per farla eccitare al massimo.»
Più parlava e più mi eccitavo a fantasticare su quelle parole.
«.Vedi anch'io, come tutte, ho le mie fantasie nascoste.» e mentre parlava mi mise una mano sulla coscia e pian piano me la accarezzava. Come stavo godendo.
«. Adoro farlo bendata. Sentire il mio lui che mi accarezza, mi bacia e mi lecca dappertutto.» ascoltandola continuo a guardale la mano che, accarezzandomi la gamba saliva pian piano verso il mio pene durissimo. Poi le osservo le gambe che si muovono lentamente, strofinadosi in su e in giù come stimolati da un irresistibile impulso erotico. Quindi gli osservo il seno attraverso la scollatura per poi accorgermi che dal vestito iniziavano ad intravedersi i lineamenti dei suoi capezzoli, mentre si andavano via via irrigidendosi.
«. Mi eccito quando mi accorgo che qualcuno viene attratto da me e mi osserva intensamente con sguardi carichi di desiderio e passione come hai fatto tu.» ora con i polpastrelli mi sfiorava leggermente il glande e nonostante indossassi i jeans, ci mancò poco che non arrivavo nelle mutande.
«. Ti sento eccitato e anch'io lo sono. Perché non mi bendi e non giochiamo un po' insieme. Ho tanta voglia di venire con te»
A quel punto non ce la facevo più. Le allungai una mano sul seno e iniziai a baciarla sul collo.
«Non così! Prima bendami!» Bendarla! Una parola! E dove trovavo qualcosa per bendarla. Mentre mi guardavo in giro, lei allungò la mano in un cassetto e ne trasse un fazzoletto.
«Ecco! Prendi questo!» e la bendai.
«Ora prendimi, sono tua. Lasciati andare e fammi tutto quello che desideri. Fammi godere»
Per prima cosa le presi le mani e la feci alzare. Il pavimento doveva essere molto freddo dal momento che tendeva a reggersi sulle punte, ma questo la rendeva ancora più sensuale e mi eccitava da morire. La portai verso la parete e la girai con il viso verso il muro dove teneva appoggate le mani. Il suo respiro era forte e inteso. Si lasciava fare tutto quello che volevo e ci stavo prendendo gusto. Mi chinai a terra per accarezzarle i piedi che continuava a tenere sollevati. Iniziai dalle dita salendo verso l'esterno fino alla caviglia e poi sempre più su verso il polpaccio e l'interno del ginocchio. Quindi salii ancora verso l'esterno sulla gonna ad accarezzarle i fianchi e sempre più su lungo la schiena. In quel momento ebbe un piccolo sussulto di piacere. Con le dita scivolai verso le spalle e, da dietro, verso le tette. Nonostante l'età erano ancora abbastanza sode. Ora potevo sentire sotto i miei polpastrelli i sui turgidi capezzoli, mentre lei muoveva il suo morbido culo massag
giandomi il pene.
«Sììì! Così! Mi piace!» sussurrava mentre la toccavo.
Per alcuni secondi le massaggiai le tette, poi mi chinai di nuovo e iniziai a baciarle, ad accarezzarle e a leccarle la caviglia salendo a ritroso fino al ginocchio. Ora le sollevo pian piano la gonna in modo che l'indumento stesso contribuisca ad accarezzarla mentre le bacio e le lecco le parti che via via inizio a scoprire. Infine le denudo anche il pallido roseo culo scoprendo con mio immenso piacere che si mostrava privo di mutande (mi eccitano molto le donne senza mutande). Iniziai a sfiorarle lievemente l'ano e al primo minimo tocco si impennò sulle punte.
«Oh sì, lì!» urlò.
Le infilai più volte adagio il dito. Quindi le sfiorai la fica. Anche se in quella posizione non riuscivo a vederla bene mi sembrava che fosse parzialmente rasata e ben curata. Lei cerca più volte di piegarsi all'indietro per farsi accarezzare baciare e leccare meglio, ma altrettante volte la risistemo verso il muro vedendo che questo non fa altro che aumentarle il desiderio e l'eccitamento. I suoi fremiti e il suo respiro aumentano. Improvvisamente mi stacco. Decido di cacciarlo fuori e con il mio pene, duro come uno stoccafisso, le accarezzo le cosce e risalgo lentamente fino a tenerglielo dritto tra le gambe, mentre con le mani le accarezzo e le massaggio le tette. Accortasi di cosa aveva tra le gambe inizia a dimenarsi, mentre io col busto la fermo verso la parete. Tuttavia stringe leggermente le gambe e con un gioco di anche e con piccole contrazioni delle natiche riesce comunque a massaggiarmi il pene. Che goduria. A questo punto le prendo la mano e guidandola verso il mio pene
le sussurro nell'orecchio.
«Stringilo in mano» e le mordo e lecco dietro l'orecchio.
Presolo in mano, inizia ad accarezzarne il glande portandoselo verso la fica, cercando più volte di infialrselo, ma la posizione in cui la costringevo non glielo permetteva. Tuttavia riusciva a masturbarsi e a bagnarmelo tutto del suo inebriante liquido.
A quel punto mi scostai, le tirai giù la lampo del vestito posta dietro la schiena, e la spogliai completamente (non portava nemmeno il reggiseno). Poi la presi per mano e la portai velocemente verso il divano. Ve la stesi a pancia in giù e iniziai ad accarezzarle nuovamente la schiena sfiorandola con i polpastrelli. Ne seguo il meraviglioso incavo provocandole intensi brividi di piacere fino a culo. Quindi faccio passare le mie dita attraverso le natiche sfiorandole l'ano, mentre lei inizia a masturbarsi la fica. Mi stendo sopra di lei e gli rinfilo il pene tra le chiappe, mentre le lecco e le bacio il collo. Poi lei si gira manifestandomi chiaramente che era ormai pronta per essere penetrata. Si accomoda velocemente a pancia in su e dischiude lentamente le gambe, aprendomi la visione della sua stupenda fica.
Rimango alcuni minuti ad osservarla mentre si masturba eccitatissima emettendo erotici mugolii. Le sue rosse naturali labbra erano ormai sporgenti e venivano continuamente bagnate dalla lingua. Di tanto in tanto si infilava un dito in bocca succhiandoselo lentamente. I suoi seni ora erano leggermente appiattiti, ma sempre ben rotondi. Dalla pallida rosea pelle emergevano i più scuri piccoli turgidi capezzoli.
Con un dito le accarezzo le labbra bagnate scendendo verso il mento, il collo e il seno, soffermandomi sui capezzoli. Quindi scendo verso la pancia leggermente pronunciata, ma che non sfigurava nel complesso. Infatti, accarezzato l'ombellico le mie dita scivolano veloci verso il basso ventre aiutati da quella piccola rotondità. Il suo corpo non aveva smagliature evidenti, mentre i suoi fianchi erano magri e sodi.
Un vero spettacolo era la sua fica, ancora fresca nonostante l'età. I peli rosso-arancio erano rasati ai lati a creare una banda regolare ben centrata, e tutto intorno alla fica in modo da metterne in risalto le labbra e il piccolo clitoride. La fica era già dilatata e molto bagnata e sembrava che chiedesse disperatamente che fosse penetrata al più presto. Con le dita le accarezzo prima le grandi labbra, poi le piccole osservandone il bellissimo colore rosa chiaro che brillava grazie all'afrodisiaco liquido. Mi chino con le labbra a baciarle e leccarle l'interno cosce fino a soffermarmi per un po' vicino alla fica. Desiderando di essere masturbata e vedendo il mio voluto esitare, decide di accarezzarsela da sola. Rimango per un attimo a guardale le dita che ritmicamente infila nella rosea fessura, mentre io scivolo con la lingua a leccarle l'ano. Alla prima leccata inizia a contorcersi dal piacere, il fiato diventa più affannoso ed emette ripetuti "sì! Così!" da rizzare i capelli. No
n resistendo mi inizio a toccare. Decido allora di farla mettere in ginocchio e, ponendomi con la testa tra le sue gambe, le inizio a leccare la fica, accarezzandole il sedere con le dita. Messo in questa posizione, implicitamente la invito a leccarmi il mio duro pene e lei spontaneamente accoglie l'invito. Come me lo leccò lei, non me lo ha leccato più nessuno! Soffiava, succhiava, leccava a fondo il glande nei punti più sensibili. Era eccezionale, e godetti così tanto che non riuscii ad evitare di arrivarle in bocca. Tuttavia lei, con mia meraviglia, non si scompose più di tanto e lo ingoiò tutto succhiandoselo per bene.
Io ero ormai arrivato, ma lei continuava a masturbarsi e mi supplicava di non fermarmi. I suoi sensuali movimenti spezzati dai piccoli spasimi di piacere mi invogliarono a continuarla a leccarle la fica e a toccarla. Alzai la testa e le leccai i capezzoli, mentre le infilavo due dita nella fica cercando un punto ben preciso, quel piccolo rigonfiamento interno che ho imparto essere il punto più sensibile di una donna. Trovatolo iniziai a stuzzicarlo e lei comincio a dimenarsi dal piacere come non aveva fatto prima. I suoi mugolii divenivano sempre più forti e non riusciva più a stare ferma fino a quando non iniziò a lanciare forti urli di piacere e non avvertii violente contrazioni nella fica che ricacciarono fuori le mie dita. Una pioggia brillante ne uscì fuori e bagnò leggermente il divano. Anche lei aveva avuto un orgasmo. Intanto a quelle grida e a quei spasimi di piacere mi ero nuovamente eccitato e il mio pene era tornato ad essere duro. La coccolai un po' sperando che anche le
i tornasse ad eccitarsi e mi misi a baciarla in bocca. Le nostre lingue si cercavano freneticamente contorcendosi. Lei meccanicamente mi mise la mano sul pene e si accorse della mia eccitazione.
«Perché non mi penetri» mi chiese all'orecchio.
«Adesso?» le domandai meravigliato.
«Sì, adesso!» e mi accarezzava il pene.
Io a mia volta le accarezzai la fica e l'ano mettendole un dito alternativamente nell'una e nell'altra. Sembrava insaziabile!
«Su, penetrami!» mi invitò mettendosi alla pecorina.
«Dove me lo metti?» mi chiese infilandosi un dito alternativamente nella fica e nell'ano.
«Veramente io non l'ho mai messo in culo a nessuna»
«Allora è deciso» quindi si alza, si toglie la benda e corre fuori alla stanza.
Ne torna poco dopo con della vaselina. Se la spalma sulla mano e me la stende sul pene.
«Questa serve a farlo scivolare meglio» poi osserva «Però nudo non sei proprio male. Ma vacci piano con quello lì!» quindi mi invita a spalmare il prodotto attorno e dentro l'ano. Si rimette a pecorina e glielo infilo. All'inizio trovo un po' di difficoltà a inserirlo tutto e mi accorgo che lei ha tenue smorfie di dolore sul viso, poi inizio a danzare. Lei è fantastica! Mi segue ad ogni mio movimento e spesso contrae le natiche aiutandomi nell'introduzione e eccitandomi da morire. Ora la giro a pancia all'aria, le alzo le gambe e la penetro nuovamente. In questa posizione riesco a vederne le smorfie di piacere e di dolore del viso. Di tanto in tanto si accarezza la fica e anch'io cerco di farlo. Quindi la passo di lato senza estrarre il pene. Alterno momenti lenti a momenti veloci. Infine torniamo di nuovo alla pecorina con lei che si china fortemente in avanti.
L'eccitazione è al massimo! Sento lei che si massaggia sempre più velocemente la fica mugolando via via in crescendo. Poi il culmine! Un forte eccitamento mi pervade e sento lo sperma che velocemente e piacevolmente viene iniettato fuori in quel rotondo culo. Vi lascio il mio pene dentro fino a quando non lo svuoto tutto. "Ah, che bella sensazione!" Di colpo sento le mie palle bagnate e, estraendo il pene dall'ano, vedo un piccolo brillante rivolo che le scende dalla coscia, annunciato da forti e ripetuti "sì". Era arrivata nuovamente anche lei! Mi sentivo sfinito, ma soddisfatto. Soprattutto mi sentivo diverso. Non avevo mai provato un eccitamento così grande e adesso capivo perché. Da allora la mia vita sessuale non sarebbe stata più la stessa.
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20 years ago
admin, 75
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Privè
Non te lo aspettavi. Ne avevate parlato piu’ volte ma sempre tutto si era concluso in un nulla di fatto, in un misto di progetti assolutamente intriganti e di obiezioni altrettanto logiche del tipo “Non so se ne saro’ capace” oppure “Pensa se c’e’ qualcuno che ci conosce” . Però dopo, al termine della conversazione , ti rimaneva sempre un po’ di voglia di esplorare varianti ancora sconosciute..
E quando lui ti ha stasera ti ha chiesto di vestirti sexy per uscire hai avuto un tuffo al cuore e un senso di rimescolamento. Ti sei accorta di esser eccitata mente ti infilavi le calze e sentivi che più su la tua fica era già calda, umida. Non hai avuto bisogno di depilarla, c’e’ appena una sottile striscia di pelo biondo come i tuoi capelli; termina giusto dove iniziano le tue labbra, quelle si’ accuratamente depilate. A tuo marito piace che siano così, gli piace leccarti a lungo, fino a farti venire nella sua bocca. E a te piace farti leccare, ti eccita aprire le cosce davanti a lui.
Hai indossato un reggiseno di pizzo nero ed uno di quei fantastici perizomi che coprono a malapena il tuo sesso, un sottile cordoncino nero traccia la meta’ del tuo culo, lo puoi vedere specchiandoti. Le calze autoreggenti, a maglie larghe, nere, sono ben tese sulle tue lunghe cosce; una gonna nera non troppo corta, sopra il ginocchio e con un ampio spacco laterale. Se non stai attenta quando ti siedi si vede subito il bordo di pizzo dell’autoreggente.
Camicetta bianca trasparente, il contrasto con il reggiseno nero e’ indubbiamente eccitante. Stivali o scarpe…stivali, alti fin sopra il ginocchio, neri, lucidi tacco altissimo; cappotto bianco.
Quando esci dalla camera e lui ti vede non puo’ trattenere un sommesso fischio di ammirazione. Sei assolutamente sexy, gli occhi ti brillano di una luce strana. In realtà lui non ti ha ancora detto dove ti vuole portare e quando tu, in auto, glielo chiedi lui si limita a risponderti “non preoccuparti, sarà una bella sorpresa”
E’ buio, lui guida velocemente verso la vicina città, raggiunge le vie di periferia e poi si dirige in una zona più centrale ma ancora deserta. Durante il tragitto parlate poco. Tu stai ripensando a tutte le fantasie che avevate architettato insieme, dal club privè all’incontro con uno sconosciuto scelto da lui all’esibizione in un parcheggio. Sei agitata, è comprensibile, per la prima volta dopo anni lui ha deciso di farti fare qualche cosa di proibito, di forte, di erotico…Già ma che cosa?
Lui rallenta, la strada e’ deserta e sul lato appena illuminata dall’insegna di un locale: un club privè. Sei un po’stupita, forse non pensavi che lui osasse tanto. Eppure l’idea ti stuzzica, entrare in un mondo nuovo, vedere altre coppie e soprattutto farti vedere, toccare altri corpi e farti toccare da altri….tuttavia c’è un lieve disagio in te nell’affrontare un mondo ancora inesplorato.
E’ il momento, lui ha parcheggiato l’auto, ti apre lo sportello e, sottobraccio, vi dirigete verso l’ingresso. Nell’atrio vi accoglie una bella donna, una mora alta dal fisico slanciato,vestita con un elegante abito da sera con un’ampia scollatura che fa risaltare due seni sodi. Ti togli il cappotto e senti su di te lo sguardo carico di approvazione di lei.
La sensazione di disagio che provavi fino ad un attimo fa sta scomparendo per lasciare il posto ad una eccitazione che ti fa battere piu’ forte il cuore, che ti scalda l’addome. E’ lei che vi accompagna fino alla porta della sala, separata dall’ingresso da una spessa tenda di velluto. Sulla porta, quasi avesse obbedito ad una chiamata silenziosa, si materializza un valletto. E’ un bel ragazzo, un negro dal fisico scultoreo, praticamente nudo. Il suo corpo e’ coperto, per cosi’ dire, da un piccolo perizoma di pelle, poco più di un sacchetto che contiene il grappolo del suo sesso indubbiamente di notevoli dimensioni.. Sei sorpresa nel vederlo e per un attimo ti fermi sulla porta mentre lui tiene aperta la tenda. Ma e’ la voce di tuo marito ad incitarti “Avanti, varchiamo insieme la soglia del piacere proibito” ti dice “non vorrai tirati indietro sul più bello?”
Entri seguendo il valletto. I tuoi occhi fissano adesso il suo culo tornito: non pensavi che il culo di un uomo potesse essere cosi attraente..E’ sodo, muscoloso, la pelle tirata e lucida.
Il locale oltre la tenda e’ immerso nella semioscurità rischiara solo dalla luce di alcune lampade molto fioche. La sala e’ abbastanza grande, arredata con divani molto bassi e piccoli tavolini; in un angolo una pista da ballo dove un paio di coppie stanno ballando avvinghiate al suono di una musica diffusa. Sui divani ci sono altre coppie, in un angolo, un uomo con due donne sorseggiano vino mentre chiacchierano. Ti aspettavi qualche cosa di piu’ forte, pensavi di vedere subito corpi accoppiati nel piacere. Però sei colpita dal vedere che le due donne sono sedute in modo da mostrare completamente le cosce, anzi le tengono divaricate qual tanto che basta per fare capire la loro disponibilià. Vi sedete anche tu e tuo marito, hai bisogno di ambientarti, un drink ti aiuterà. Ricompare il valletto; il suo corpo, ti rendi conto, e’ tutto muscoloso, lucido come se fosse spalmato d’olio, profumato. Mentre cammina verso di voi con il vassoio in mano non puoi fare a meno di fissare il sacchetto di pelle che contiene il suo cazzo, che ondeggia lievemente. E mentre e’ vicino e vi sta porgendo i bicchieri, accavalli con studiata lentezza le cosce, voi fargli vedere le tue bellissime gambe, vuoi che capisca la tua provocazione. La gonna risale, più su ancora , le tue cosce sono del tutto scoperte, l’orlo delle tue calze e’ bene in evidenza, così come la parte di coscia nuda. Il ragazzo ti guarda, lascia scorrere i suoi occhi lungo il tuo corpo ma sembra quasi disinteressato. Però i suoi occhi hanno incontrato i tuoi e tu vi hai letto dentro un desiderio torbido. Anche tuo marito ha visto e ti ha sorriso complice. Sorseggiate tranquillamente il vostro drink, l’alcool che scende dentro il tuo stomaco ti provoca un aumento di quella sensazione di calore che già sentivi da prima. Ti rilassi sul divano, osservi le altre coppie ma soprattutto sei attratta dal gioco tra l’uomo e le due donne. L’uomo sta baciando una delle due, una bionda formosa, dalle lunghe gambe, mentre l’altra, anche lei bionda ma con i capelli più corti, sta frugando dentro i pantaloni dell’uomo che le mani e ne ha estratto un cazzo indurito che adesso massaggia con mano sapiente. Non pensavi che vedere una sconosciuta che manipola il sesso di un uomo fosse cosi’ eccitante e questa sensazione, unita all’effetto dell’alcool, ti rende un po’ euforica. Hai voglia di vedere di più di esplorare di persona, di provare nuove esperienze. Hai voglia di soddisfare la tua curiosità; ti avvicini a tuo marito e con la mano gli abbassi la cerniera dei pantaloni, estrai il suo cazzo e cominci ad accarezzarlo, ad indurirlo con movimenti studiati della mano. Ti piace farlo per la prima volta in pubblico, hai notato che le due bionde si sono accorte dei tuoi movimenti e, assieme all’uomo con cui stavano giocando si avvicinano. La scena e’ curiosa ed erotica ad un tempo. Tu stai masturbando il cazzo di tuo marito, con due mani, una che accarezza l’asta oramai ingrosssata e l’altra che sostiene, che stringe un pò i suoi coglioni. La bionda con i capelli più lunghi si e’ chinata verso di voi e, senza chiederti nulla, ha scostato le tue mani, tu l’hai lasciata fare, ha afferrato con le sue il cazzo di tuo marito, piacevolmente sorpreso, e infine se lo e’ infilata dentro la bocca. Pensavi di essere un po’ gelosa quando ti immaginavi una scena come questa; invece sei solamente eccitata, ti stupisci della tua eccitazione cosi’ intensa da farti bagnare come se avessi un orgasmo. La bionda e’ brava, sta spompinando tuo marito che ha gli occhi socchiusi, il capo appoggiato sul divano, le mani appoggiate sulla nuca della donna e la sta guidando nel movimento. Non resisti piu’, con un movimento rapido ti sfili il perizoma, oramai intriso del tuo umore, allarghi le cosce di fronte all’altra donna ed all’uomo vicino a lei ed incominci a toccarti, a stimolarti con le dita, consapevole che e’ solo un assaggio di quanto potrai ottenere stasera. L’uomo si avvicina a te, ha ancora il cazzo fuori dei pantaloni e l’altra ragazza lo sta masturbando lentamente. Vorresti toccarlo, leccarlo, vorresti toccare e leccare anche lei ma all’improvviso si materializza il valletto e vi invita a seguirlo. La bionda stacca le labbra dal cazzo di tuo marito, duro, lucido, bagnato della sua saliva. Ti alzi dal divano e decidi di sfilarti la gonna. Adesso sei la ragazza piu’ nuda della sala. Senti gli sguardi di tutti i presenti, nel frattempo, sono aumentati di numero, che fissano il tuo corpo e decidi di accontentare il loro muto desiderio di vederti nuda. Ti dirigi in mezzo alla sala e fissando negli occhi gli uomini presenti, ti sfili la camicetta ed il reggiseno.
Il tuo corpo e’ splendidamente nudo, coperto solo delle autoreggenti a rete e dagli stivali. Sei terribilmente sexy, erotica e lo sai. Ti incammini seguendo il piccolo gruppo formato da tuo marito, l’altro uomo, le due bionde ed il valletto. Percorrete tutta la sala e attraverso una piccola porta sul fondo, entrate in una stanza un po’ più piccola; al centro un grande letto rotondo, alla pareti una tappezzeria dalle sfumature vermiglie, luci soffuse che consentono comunque di vedere. Solo adesso ti rendi conto che i valletti sono due, un nero ed un bianco, alto, biondo, muscoloso. Uno dei due ti si avvicina, poi osserva tuo marito, che la ragazza bionda ha ripreso a masturbare, e, acquisitone il tacito consenso, ti applica al collo un collarino dorato e lo lega, con una catena, ad un gancio della parete. Nel far ciò sei obbligata a salire sul letto e, poichè il tacco altissimo degli stivali ti impedisce l’equilibrio, ti disponi a quattro zampe. La bionda nel frattempo ha fatto sedere tuo marito su una poltroncina posta davanti al letto e si sta spogliando davanti a lui. Il suo corpo sta svelandosi al cadere dei vestiti. Ha seni grandi, dai capezzoli a punta, la fica appena accennata da una sottile striscia di peli scuri sul pube, lunghe gambe con piedi calzati da scarpe a punta dal tacco altissimo. Nuda di fronte a tuo marito ha appoggiato un piede sul bracciolo della poltroncina cosicche’ lui, seduto, ha davanti agli occhi la visione della sua fica mente lei si sta toccando.
Sei bagnatissima nel vedere tutto ciò, vorresti partecipare anche tu al suo piacere ma sei legata, i tuoi movimenti sono resi difficili dalla catena. E’ difficile per te anche solo toccarti la fica, ciò che vorresti fare per darti un piacere che senti necessario. Vorresti chiedere che ti slegassero ma nessuno parla. L’altro uomo e l’altra ragazza si stanno leccando a vicenda il sesso accovacciati in un angolo del letto. Hai sempre piu’ voglia, la visone dei loro corpi cosi’ come la visone di tuo marito che adesso sta leccando la fica della bionda ti eccita da morire. Sei cosi’ presa dalla contemplazione degli altrui corpi che quasi non ti sei accorta che mani abili stanno accarezzando il
culo, l’interno delle tue cosce, le gambe, la schiena , le tue tette, la fica. Ti stanno spalmando su tutto il corpo un olio profumato: ti volgi e scopri che sono i due valletti dai corpi muscolosi, che adesso sono completamente nudi, con il grappolo dl sesso finalmente libero. Il loro cazzo e’ depilato, eretto, con le vene turgide, il glande teso e il sacchetto dei coglioni pende oscenamente
alla base. Non pensavi che il corpo di un uomo potesse eccitati tanto, corpi perfetti nella loro fisicita’ quasi statuaria. Uno dei due, il negro, ti sta divaricando le cosce, adesso e l’altro ti sta leccando la fica ed il tratto che va tra la fica ed il culo e poi il buchetto del tuo culo e poi ancora la fica, ti mordicchia le labbra e poi ti succhia, ti aspira il clitoride, per poi abbandonarlo e tornare a leccare la fica e poi di nuovo il culo. Hai gli occhi socchiusi e quando li apri scopri che tuo marito sta guardando eccitato mentre la bionda sta spompinandolo; ha un cazzo enorme grande come non e’ mai stato. E anche tu sei bagnata come non mai. E’ l’altro adesso, il negro che ti lecca che ti stimola e tu ti senti terribilmente eccitata al pensiero di farti leccare da due sconosciuti. Hai voglia di toccare i loro cazzi, di assaporarli dentro la tua bocca. E’ come se ti avessero letto nel pensiero. Mentre le altre due coppie continuano indisturbate a toccarsi, a succhiarsi, i due negri ti fanno girare e ti sdraiano sul letto. Punti i tacchi degli stivali e divarichi le cosce. Solo adesso ti accorgi che attorno al letto si è avvicinato un gruppo di persone, uomini e donne, che ti guardano. Senti gli occhi di tanti sconosciuti e sai benissimo che tutti, sia i maschi che le femmine, stanno fissando solamente il tuo sesso, aperto, deliziosamente spalancato, nudo, vergognosamente lucido di un piacere che gia’ senti montare. Con la sguardo cerchi tuo marito, anch’esso in piedi vicino al letto, la bionda e’ vicina a lui e sta continuando a succhiargli il cazzo. E’ il momento:sdraiata sulla schiena, afferri con le mani i due cazzi dei valletti e li avvicini alla tua bocca . Uno dopo l’altro li ingoi li lecchi, li succhi, la tua lingua scorre sull’asta turgida del negro e del bianco, poco ti importa il colore, ti piace sentire la carne che pulsa nella tua bocca, ti piace sentire le tue dita, le tue mani che stringono due cazzi enormi, turgidi, lucidi. Con un grido rauco tuo marito e’ venuto nella bocca della bionda, che e’ sporca delle grosse gocce del suo sperma sulle labbra e sulla lingua. Sei riuscita a vedere la scena a malapena tanto sei presa dal gioco di spompinare i due uomini. Pero’ ti manca qualche cosa, vorresti che la tua bella fica venisse stimolata ancora di piu’ per farti sprofondare nel piacere piu’ intenso. E sei felice quando senti una lingua che comincia a leccarti le grandi labbra; la bionda, ancora sporca dello sperma di tuo marito, si e’ accovacciata tra le tue cosce ed ha incominciato a leccarti, dolcemente come una donna sa fare. Ti muovi mugolando per il piacere e aumenti gli stimoli che con le mani e la bocca stai dando ai cazzi dei due valletti.
Ma proprio mentre pensi che stiano per godere, mentre senti la tensione dei loro cazzi aumentare, li allontanano dalla tua bocca...
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20 years ago
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Un Pomeriggio di Fuoco (Cap.1)
Capitolo 1
E finalmente il momento e' arrivato. La loro auto si ferma dietro la mia. Scendo. Sono eccitatissimo. Loro aprono gli sportelli, scendono e vengono verso di me. Si chiamano Daniela e Sergio. Lui ha un fisico normale, altezza media, tipo mediterraneo. Lei e' piccoletta e formosa. Mora di capelli, bel seno grosso e cicciosa. Un bel culone grosso ma sembra molto sodo. Ci salutiamo, un po' imbarazzati visto che e' la prima volta che ci incontriamo. Ci siamo visti in foto, nelle mail scambiate, con tutte le descrizioni dei nostri corpi e con tutte le fantasie ed i desideri che volevamo soddisfare. Da cio' che mi hanno scritto dovrebbero essere dei gran maiali, al mio livello, e si' che ce ne vuole per uguagliarmi.
Io non ho limiti. Non ho inibizioni. Non ho freni. Ho praticamente fatto tutto cio' che si puo' fare fra essere umani. E non mi basta mai. E come prova ecco che sono ancora alla ricerca del piacere sessuale e della trasgressione.
"Bene.. allora che si fa? siamo sempre tutti della stessa opinione? proseguiamo l'incontro?" - dico - "se preferite lasciar stare non vi fate problemi eh.. ditelo e ci salutiamo da buoni amici."
"No, no.. per noi va benissimo. Io vorrei proseguire senz'altro. E tu?" - dice Sergio.
"Si anche io voglio proseguire." - dice Daniela - "come ci organiziamo? ti seguiamo in auto?"
"Allora.. ora Daniela viene in auto con me" - dico - "mentre tu ci segui con l'auto."
"Ok" - mi rispondono in coro.
Daniela sale nella mia auto, ha una minigonna scura, calze autoreggenti, una magliettina scollata e scarpe col tacco. Io salgo in auto e la osservo.
"Sei veramente bella" - le dico - "Sergio e' proprio fortunato. Spero che un giorno anche la mia ragazza diventi come te. Al momento e' una gran maiala ma le porcate le vuole fare solo con me, non vuole altre persone in mezzo..".
"Non sa cosa si perde allora" - dice lei - ".. comunque se decide a provare mi sa che poi non si ferma piu', cosi' come e' successo a me..".
"Racconta.. come e' successo a te?" - le chiedo curioso.
E lei mi racconta di come sono diventati una coppia scambista e poi sempre piu' trasgressivi, fino a voler provare un po' di esperienze piu' particolari, ma senza arrivare alle violenze o al sadomaso pesante, cosa che invece io ho provato come Master.
Mentre parlo comincio a toccarle le cosce. Sto guidando verso casa e le passo la mano libera sulle cosce, sulle tette, sui capelli e sul collo. Lei sorride e si lascia fare tutto.
Finalmente arriviamo. Parcheggiamo nel vialetto e scendiamo dalle auto.
"Venite, venite" - dico, mentre estraggo dalla tasca le chiavi di casa.
Apro la porta ed entriamo. Chiudo la porta e subito comincio ad agire, cosi' come avevamo programmato. Nelle loro mail mi avevano chiesto di iniziare a calarci nei nostri ruoli di gioco appena entrati in casa.
"Ora" - dico - "dimenticate chi siete. Cio' che conta per voi e' che siete qui per fare cio' che vi ordinero'. Senza pensare. Voi siete i miei schiavi e siete qui per esaudire tutti i miei desideri."
Loro subito si adeguano al loro ruolo e li vedo modificare il loro comportamento.
"Mettetevi davanti al divano, al centro della stanza, in piedi, braccia tese lungo i fianchi e sguardo rivolto verso terra. Non voglio sentirvi parlare. Potrete solo rispondere se vi faro' delle domande. Altrimenti state zitti. Ora muovetevi."
Loro si mettono in posizione mentre io mi vado a sedere sul divano.
"Ora, Daniela spoglia Sergio, completamente tranne che per gli slip."
Daniela comincia a spogliare Sergio, a toglierli tutti gli indumenti. Resta solo con gli slip.
Si vede che e' gia' eccitato. Ha il cazzo duro che preme sulla stoffa degli slip.
"Sergio, fa la stessa cosa con Daniela, ma lasciale tutto l'intimo addosso e anche le scarpe."
Sergio esegue e lascia Daniela con su le calze, un perizoma minuscolo ed il reggiseno.
Mi alzo dal divano e vado a prendere una benda di seta nera. La do' a Daniela.
"Benda Sergio con questa, non deve vedere cosa succede." . Lei esegue.
"Ora, mia bella schiavetta, spogliami completamente." - le dico.
Lei viene verso di me e comincia a spogliarmi. Mi toglie le scarpe, i calzini, pantaloni e maglietta. Lei e' sorpresa perche' vede che ho messo un piccolo perizoma da donna. Il piccolo triangolo davanti mi copre giusto un po' dell'asta e della cappella. A lei piace, glielo leggo in faccia. Sergio e' sempre in piedi, non vede nulla e puo' solo ascoltare cio' che diciamo.
Mi risiedo sul divano.
"Vieni qui, davanti a me, siediti a terra in mezzo alle mie gambe e poggia la testa qui" - le dico indicandole il cazzo.
Lei fa cio' che le ho ordinato. Si siede e poggia la testa sul mio cazzo, le metto una mano dietro la testa, tra i capelli, e le strofino il cazzo sulla faccia, sempre attraverso il minusolo perizoma che indosso.
"Mettiti a quattro zampe e fammi vedere il tuo culo, voglio che lo dimeni come se tu fossi una cagnolina, una vacca che vuole essere montata".
Lei si gira e si mette a quattro zampe cominciando a sculettare e a muoversi. Ha un bel culo. grande e sodo come piacciono a me. Pregusto gia' il momento in cui glielo infilero' dentro, dopo averlo allargato per bene con un po' di giocattoli.
"Non sei male vista da dietro. Hai un bel culo da vacca. Ora alzati e vieni con me. Sergio tu non muoverti da qui."
Daniela si alza e la conduco in camera da letto dove avevo gia' preparato l'attrezzatura.
Lei vede cio' che c'e' in giro e vedo che resta sorpresa. Era cio' che volevo.
"Mettiti a quattro zampe sul letto."
Lei obbedisce subito. Le lego gambe e braccia alle corde che erano attaccate al letto, in modo che sia pronta per essere fottuta a pecorina. Ha il culo e la fica all'aria, pronta per essere infilata. Ma non e' cio' che voglio fare ora. Voglio che assaggi un po' l'attesa.
Ho perso un po' di tempo per legarla, poi ritorno di la' da Sergio. Sono sicuro che sta morendo dalla voglia di sapere cosa sta succedendo.
"Togliti la benda"
Lui scioglie il nodo dietro la testa e si leva la benda. Mi guarda, vede il perizoma da donna che indosso.
"Daniela e' di la'?" - mi chiede. Io lo guardo severo.
"Non mi sembra di averti autorizzato a parlare. Quindi sta zitto. Comunque si, e' di la'. Non preoccuparti che a breve la raggiungerai."
"Ora inginocchiati." - gli ordino.
Lui si mette in ginocchio davanti a me. Anche a lui metto una mano dietro la testa e gli spingo il viso verso il mio cazzo. Lui segue il movimento e si avvicina. Glielo strofino sul viso. Nelle mail ha scritto che ha avuto pochissime esperienze bisex e che vuole provare, e vuole anche essere dominato, sottomesso. Niente violenze, solo sadomaso soft, tipo corde e bende. Io devo capire se davvero e' deciso ad andare in fondo. E quindi dovro' subito metterlo alla prova, cosi' dopo per lui sara' piu' facile lasciarsi andare anche davanti a sua moglie.
Cosi' strofinandogli il cazzo in faccia, la cappella fuoriesce dal perizoma. Gliela appoggio sulle labbra e vedo che non si ritrae. La accarezza con la lingua. Io sposto il perizoma in modo da lasciare tutto il cazzo libero e gli appoggio la punta sulle labbra. Lui ci passa la lingua e poi lo fa scivolare in bocca con calma. Lo fa in modo molto naturale. Non so se davvero sono le prime volte. Non credo. Ma non importa. Comunque stiamo recitando in un gioco, e quindi va bene anche credere che tutto sia vero.
Pompo il mio cazzo su e giu' nella sua bocca. Lui ha gli occhi chiusi e pare che gli piaccia sentirlo in gola. Glielo tiro fuori dalla bocca.
"Ora leccami le palle, piano, dolcemente, non succhiarle. Solo leccatine dolci."
Sergio obbedisce subito. Sento la sua lingua che mi accarezza le palle. Dolcemente. Come una lumachina che striscia nell'erba. E' una goduria. Vediamo se e' pronto anche per l'altro lato.
"Fermati " - gli dico.
Lui si ferma. Io mi volto e mi piego a 90 gradi, mettendogli il culo in faccia.
"Ora dovrai leccami il culo. Devi dare delle lunghe leccate che partono dal basso e vanno verso l'alto. Muoviti."
Lui avvicina la faccia al mio culo e sento la sua lingua che mi tocca lo scroto e che poi scivola in alto, mi passa in mezzo alle chiappe, passa sul buco e poi va piu' in su, finche' non si stacca.
Glielo faccio fare un po' di volte. Vedo che Sergio comunque ci sa fare. Altro che poche esperienze. Mi sa che questo e' piu' troia di sua moglie.
"Ora infilami la lingua nel buco. Voglio sentire quanto e' lunga."
E lui prontamente mi mette la punta della lingua sul buchetto e comincia a far su e giu' con la llingua. Che piacere che provo. E' bellissimo farsi stimolare il buco del culo. Me lo fa drizzare in una maniera spaventosa. Ho una sbarra di ferro al posto del cazzo.
Sono soddisfatto di Sergio. A questo punto posso riunire la coppia.
"Basta cosi'." - gli dico - "ora alzati, prendimi la benda da terra e aspettami."
Raccoglie la benda, me la porge e pensa che io voglio bendarlo. Invece non e' per lui.
Lo lascio li' impalato e vado da Daniela. Entro in camera, lei mi guarda, e' voltata col viso verso la porta. Ho la tentazione forte di incularla subito, ma devo mantenermi. Mi avvicino e la bendo. Cosi' ora e' lei a non vedere cosa succedera'. Ritorno di la' .
"Ora mi seguirai nell'altra stanza" - gli dico sottovoce - "non fare rumore e non parlare. Tua moglie non dovra' capire cosa sta succedendo e soprattutto chi e' che glielo sta facendo. Mi hai capito bene?".
"Si ho capito" - mi risponde.
"Bravo. vedrai che ci divertiremo un mondo."
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20 years ago
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La calda Notte di Jessica
Eravamo in casa,una sera qualsiasi di venerdì,si stava per preparare la cena.Jessi era in cucina,ai fornelli,io giocavo con il pc. Squillò il telefono,era claudio,un amico nostro.Passava vicino a casa nostra con il furgone e ci chiedeva se poteva restare a cena da noi,era solo e noi gli rispondemmo di sì,certo ci faceva piacere un pò di compagnia.
Di lì a poco era a casa nostra con 2 fresche bottiglie di vino,per allietarci la serata.Si bevvero tutte due le bottiglie,si scherzò e ci si mise in salone,sul divano per chiaccherare un pò. Jessi era su di giri,non regge il vino,rideva e ci guardava con un'aria sorniona. Aveva una camicetta leggera,senza reggipetto,ed un paio di jeans molto attillati che mostravano con chiarezza il suo splendido culetto,dolce ed invitante.
Ma claudio era un amico,e non si sarebbe mai mosso per primo.Jessi mise un pò di musica e si mise a ballare in piedi.Sculettava e si rigirava come una pazza,ridendo ed invitandoci a ballare. Cadde a terra, la rialzai e mentre la tiravo su mi schioccò un bacio in bocca roteando la lingua con gran voglia.
Rimasi sorpreso,ma non mi fermai neppure io.Claudio ci guardava fermo,e jessi mi chiese sussurando se lui poteva unirsi a noi,il gioco era eccitante e l'atmosfera giusta.Era un pò che mi diceva che voleva provare uno scambio,io credevo che voleva solo prendermi in giro,invece...Tentennai,non sapevo che fare,lei mi precedette e lo abbracciò,tirandolo sul divano. Non capivo più nulla,il vino,quel bacio,il suo odore di donna in calore,finii sul divano anch'io,mentre jessi si dava un gran da fare con noi due.In breve eravamo mezzi nudi,jessi mi spompinava mentre claudio gli leccava la fica,era un gran casino.Ma mi piaceva,e faceva impazzire lei.
Fu la volta di claudio,jessi gli levò i calzoni e gli aprì i boxer che stavano per esplodere. Con un gridolino di piacere gli fece uscire un affare di oltre 20 cm,venoso e largo da far paura!!
Lo spompinò con voglia,godendosi in bocca quel cazzone,da come andava lentamente su e giù con la testa doveva veramente piacerle da morire.Se lo faceva scorrere tra le labbra dolcemente,facendone scomparire una parte solamente,talmente era lungo, poi guardandomi con un viso a troia si mise sdraiata sul divano a pancia sotto, s'infilò 2 cuscini sotto la pancia e disse a claudio di leccargli ben bene il culetto, mentre a me chiese di prendere un pò di crema lubrificante che aveva nel mobiletto vicino al divano.Capii subito cosa voleva fare,ed acconsentii.Con me lo aveva fatto spesso e sapevo che le piaceva prenderlo da dietro ma non immaginavo quello che sarebbe successo. Dopo qualche minuto il buchetto era morbido,insalivato al punto giusto e pronto per essere penetrato.Con due dita prese un pò di crema e se la mise sul buchetto,poi dentro,aiutandosi con un dito.
Ci fissò in silenzio,la faccia era trasformata dal desiderio. Si rimise a spompinare ancora un pò quel grosso cazzo gonfio di voglia, lo stava preparando con cura,con attenzione,anche se faceva fatica a metterselo quasi tutto in bocca,lo insalivava e leccava con voglia,passando lentamente la lingua dalla base alla punta,gli occhi le luccicavano mentre si slinguava quel grosso affare,assaporava il membro sapendo che di lì a poco sarebbe arrivato il momento che lo avrebbe fatto suo.
Quando lo vide pronto,eretto e turgido,duro da far paura con fare da vera troia si rimise a pancia sotto,assestò i cuscini in modo da avere il culetto molto sporgente,in modo da far si che la penetrazione sarebbe stata assai agevolata,ed invitò claudio a penetrarla e per eccitarlo ancora di più si mise a sculettare ritmicamente.
E così fu'. Claudio non se lo fece ripetere,impugnò quel suo grosso cazzone con una mano,mentre con le dita jessy si apriva il culetto per facilitare la sua entrata.Lo appoggiò al buchetto ben lubrificato e pronto.Poi iniziò delicatamente a dare tutta una serie di piccoli colpetti che schiusero il buchetto dolcemente.Il grosso cazzone iniziò lentamente ad entrarle dentro. Jessy mugolava,ansimava,emetteva piccoli lamenti,mentre il buchetto iniziava ad allargarsi sempre più.Io da vicino mi godevo la scena,eccitatissimo.
Entrò lentamente,un pezzo alla volta,con l'aiuto della crema scivolava bene ed in breve arrivò fino alle palle.Jessi con il viso estasiato dal piacere,completamente impalata,gli diceva che lo aveva preso fino in fondo,mugolando diceva che se lo sentiva tutto dentro,gli chiese di cominciare a muoversi dentro, di iniziare lentamente a montarla,ma lo pregava di farlo lentamente per abituare il buchetto a quel grosso affare. Lui le leccava la schiena per rassicurarla,poi lentamente iniziò a pomparla con dolcezza e continuità.Infine le mise le mani sui fianchi e la sollevò dai cuscini.Senza uscire dal suo culetto la mise a pecorina,con il sederino che sporgeva al massimo in fuori,a quel punto la vide nella giusta posizione per essere penetrata davvero fino in fondo,ed iniziò a stantuffarla con più foga. Lei si accorse di essere pronta a prenderlo tutto,gli disse di essersi dilatata e rilassata e iniziò ad incitarlo a montarla con forza,gli diceva che voleva che lui le desse dei colpi forti,violenti,voleva sentirsi sfondare,gli chiedeva con la voce rotta dal piacere di spaccarla,di darglielo fino in fondo,lo implorava di fargli sentire quanto e come sapeva essere maschio.
Mugolando gli diceva che voleva sentire le sue palle che sbattevano sul suo sedere...voleva sentirsi spaccata come una troia da strada...era su di giri da morire!! Lui cominciò a dargli dei bei colpi,forti,secchi e decisi,molto violenti e ripetuti. Ad ogni colpo lei gemeva,rantolava e si lamentava per il sicuro dolore che quei colpi le provocano, quel grosso cazzo le stava davvero sfondando il culetto...ma nello stesso tempo le stava dando un piacere estremo.Io non l'avevo mai vista godere così in vita mia. Lo stallone si muoveva bene,con forza,la spaccava ritmicamente e con decisione,gli dava botte di reni continue.Jessi era come immobile,il dolore-piacere di quell'inculata la mandavano in estasi. Gemeva,ansimava,mi diceva che aveva il culo in fiamme,che se lo sentiva fino in gola,ma lo pregava di continuare,di non fermarsi,di darglielo di più,più forte,più a lungo.
Ad un certo punto lei gli appoggiò addirittura una mano sulla coscia destra,e spingeva verso il suo sederino, quasi per aiutarlo a metterglielo di più,quasi per agevolarlo nella monta e per sfondarla meglio. La guardavo e mi facevo una megasega,preso dal vortice di quella pazzesca trasgressione. Glielo stava dando davvero bene,la inculava come un toro fotte una vacca in calore!! Io messo così vicino a loro potevo vedere nitidamente il grosso cazzone che scorreva avanti ed indietro nel buchetto dilatato del sederino di jessy.Lui glielo spingeva dentro fino in fondo,fino a far sbattere le sue palle sul culetto di jessy,poi lo estraeva quasi tutto fino alla cappella... infine lo ricacciava con forza dentro il buchetto con un ritmo frenetico e continuo...In quel modo il buchetto si dilatava e restringeva ad ogni colpo e finiva per allargarsi sempre di più....Lei rantolava....mugolava...gemeva senza sosta....in preda ad un godimento fortissimo ogni tanto abbassava la testa,appoggiava il viso al lenzuolo e lo mordeva...
Claudio gli stava sopra,lei sentiva il respiro dello stallone sempre più intenso.Jessyca ogni tanto faceva uscire la lingua dalle labbra per come godeva....in quei casi gemendo faceva..."ahhhh...siiiiiii.....cosìììì...spaccami il culo...amore...." Si accorse che era vicino all'orgasmo e gli strillò di non venire,non ancora. Gli urlò con la voce rotta dal piacere che voleva farlo godere di più e voleva godere quel suo stupendo cazzone ancora a lungo,gli mugolava che la doveva inculare ancora,estasiata da quella monta selvaggia aveva perso ogni inibizione. Mi disse che sentiva quel pilone impazzito che gli rompeva il buchetto,e questo la mandava in un delirio di godimento.
E i colpi continuarono,lui con le mani sui fianchi la martellava senza sosta,inarcava la schiena per entrare di più,dava colpi estremi affondando il più possibile nel sederino di jessy,nel suo culetto ormai sfondato da quel cazzone che le stava procurando un orgasmo pauroso.Lei sotto i colpi violenti si inarcava,allungava le mani,quasi per fuggire da quella monta devastante,a momenti stringeva le lenzuola per il dolore,la stava sfondando di brutto.
Godeva come una pazza.Ogni tanto girava la testa per guardarlo,per vedere come lo faceva godere,quasi per sfidarlo a fare meglio gli diceva:"e tutto qui?dai spaccami più forte,fottimi,inculami senza pietà!!! Poi per quanto godeva faceva uscire la lingua dalle labbra,per poi passarsela sul labbro superiore lentamente,da vera troia,gli occhi semichiusi dal piacere,spesso gli chiedeva di stringerle le tette,di baciarla e leccarle il collo mentre lui la montava superbamente. Le mani di lei correvano ora veloci verso la fica fradicia e sempre più vicina all'orgasmo.Infatti dopo poco venne con un orgasmo che la scosse dalla testa ai piedi,facendola gemere ed urlare di piacere.
Di lì a poco venne anche lui,con colpi forsennati la squassò,lei urlò per il dolore,il suo cazzone al massimo della grossezza e quei colpi più forti trascinati dall'orgasmo le dovevano aver veramente lacerato il buchetto.Poi lui sfinito si sdraiò su di lei leccandole il collo,spossato da quell'inculata selvaggia.
Finalmente uscì dal suo culetto. La lasciò nel letto a pancia sotto con il buchetto letteramente dilatato,si vedeva dal buco spanato un fiotto di sborra che le colava dal culetto sulla fica fradicia.Lei rimase per un pò nel letto quasi assopita dopo quella mezz'ora di fuoco.Poi si alzò,lentamente,per andare a lavarsi.
Fù lì che vidi che dal buchetto del sederino dilatato da morire un rivolo di sperma gli colava dalle cosce verso il pavimento,era talmente dilatata che il culetto non teneva più lo sperma,l'aveva sfondata proprio per bene. Si lavò a lungo il buchetto,lamentandosi perchè le faceva male,mi disse che era tutta aperta e che l'acqua fredda le scorreva dentro portandole un pò di sollievo,poi mi confessò che lui l'aveva proprio completamente sfondata,mi disse che si sentiva il buchetto completamente aperto,dilatato, ma che aveva goduto come una pazza.
Mettendosi alla pecorina me lo fece vedere...era sfondata per davvero.... il buchetto era ancora aperto e scuro...aveva il culetto largo da far paura...gleil'aveva proprio sfondato per bene!! Gli confessai che avevo sborrato anch'io mentre venivano loro, e che avevo goduto come un pazzo e non mi vergogno a dirlo,fu' una cosa veramente eccitante ed incredibile.
Tutto finì dov'era iniziato,il mattino ci trovò abbracciati,claudio se ne era andato in un silenzio complice.Ma da quella sera qualcosa era cambiato,la nostra vita si era movimentata con quella novità,lo scoprire jessica una donna così tanto anale ha dato nuovo vigore ed impulso al nostro rapporto.
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La prima volta con R.
Le gocce d'acqua bagnavano i vetri, un leggero vento soffiava muovendo languidamente le foglie sui rami seminudi. Il mio sguardo si perdeva oltre le fessure delle tapparelle abbassate, i pensieri vorticavano a ritmo incalzante e l'attesa..
Sapevo bene quanto stava per avvenire, mi piaceva immaginare e sognare pensando a R., i suoi lunghi capelli, il viso da bimbo imbronciato, la pelle bianca come neve ed i lineamenti greci, la sua bellezza era travolgente e scaldava ogni mia sensazione.
Dovevo muovermi, mancava un'ora al suo arrivo e la vasca da bagno colma d'acqua profumata al sandalo attendeva impaziente che immergessi il mio corpo ansioso. Uno scossone, un passo dopo l'altro ed eccomi innanzi allo specchio del bagno, il mio corpo fremeva al suo pensiero, le mani, i suoi occhi cosi dolci e le sue corde.
Lo specchio rimandava l'immagine di una donna emozionata, occhi lucidi e le mani tremanti. Sfioravo il viso, lentamente accarezzavo la mia pelle mentre le palpebre si abbassavano e la mente riprendeva il suo incalzante sogno.
L'acqua era tiepida, accogliente. Il profumo d'oriente inebriava la fantasia che correva come impazzita sulle ali dell'istinto acceso, ardente per dall'immagine di R. che disegnava emozioni nel mio animo.
I minuti correvano, i secondi si dileguavano mentre l'acqua lambiva il mio corpo.
Sul letto attendeva un lungo abito nero. (Adoro quel vestito, una seconda pelle, attillato, aderente così sensuale da eccitare al solo sguardo). Il perizoma nero, le autoreggenti come lui aveva chiesto.
Guardavo impaziente l'orologio, mancava poco. Uno squillo del cellulare.
"Pronto?"
"Sono io, sono arrivato..come stai?"
"Bene, un po' agitata ed emozionata ma, non perdere tempo, sali"
Velocemente infilai il perizoma e le calze, il vestito aderiva al mio seno che svettava dietro la leggera stoffa.
Il campanello.
In quel momento sentii le gambe tremare, mi mancava il respiro dall'emozione.
"Vieni, dai!"
Ai miei occhi apparve un uomo di 39 anni, alto, ben scolpito, non troppo muscoloso ma perfetto per i miei gusti. I capelli raccolti in una coda dietro le spalle, gli occhiali da sole sul viso e quel sorriso ammaliante e sornione.
L'agitazione mi travolse, non riuscivo a muovere un dito e lui aveva compreso.
Lo vedevo, lo osservavo..lì..sulla porta, altissimo nel suo metro e novanta.
Per rompere il ghiaccio e la tensione che si erano creati tra noi lo invitai a seguirmi in sala, ci sedemmo sul divano e lentamente ciò che prima era agitazione si trasformò in serena conversazione, non potevo crederci, stavamo parlando di tutto fuorché di quanto stava per avvenire. Eppure, ambedue sapevamo bene come sarebbe andata quel pomeriggio.
Un secondo di silenzio e la sua voce cadenzata "Vieni, siediti tra le mie gambe". Senza farmi invitare nuovamente alzai le gambe dal divano ed andai ad infilarmi tra le sue, mi sentivo così piccola, quell'uomo mi affascinava, distruggeva ogni mia barriera, ogni dubbio con il suo sorriso.
Sentivo il suo petto appoggiato alla mia schiena. Le mani, le sue mani lentamente presero le mie accarezzandole, giocando con le dita.
Le sue carezze da prima leggere si facevano sempre più insinuanti, dalle mani saliva alle spalle con movimenti precisi quasi fossero programmati.
Il suo viso appoggiato alla mia spalla, la bocca sfiorava il mio collo disegnando brividi.
Parlava sussurrando al mio orecchio, quella voce mi dava sicurezza, era così bello sentire il dolce suono che usciva dalle sue labbra, una melodia come quelle di tempi passati che vagano negli oscuri anfratti della memoria e tornano a destar ricordi.
Persa nei miei pensieri e coccolata dal tocco deciso ed al contempo dolce delle sue mani mi stavo abbandonando completamente a lui. Non desideravo altro che le sue mani, le sue corde e la sua voce.
"Chiudi gli occhi" La stoffa vellutata del foulard cingeva i miei occhi, il nodo stringeva dietro la nuca mentre R. mi parlava dolcemente sussurrando ogni movimento che stava per compiere, ogni sua fantasia che ambedue sapevamo bene sarebbe divenuta realtà.
Mi appoggiai sempre più al suo petto, sentivo il suo cuore battere.
Le sue dita sotto le spalline del vestito, lente, cadenzate dal suo ritmo interiore, scendevano e l'abito con loro. Ora il mio seno era completamente scoperto, la schiena leggermente inarcata quasi ad invitarlo a prendere tra le mani quelle colline.
Percepivo il suo desiderio. Improvvisamente mi afferrò, stringeva massaggiando con movimenti circolari, alternava lunghe strette a dolcissime carezze. Ormai, il mio abito era scivolato ai piedi.
"Dammi le braccia"
Sentivo la corda annodarsi ai polsi, stringeva. I suoi movimenti erano precisi mentre mi parlava.
Mi trascinò all'indietro sul divano facendomi sdraiare. Sentivo scivolare via le calze, le mie gambe ora erano nude, distese sul divano.
Un altro movimento deciso e mi trovai con il viso appoggiato al cuscino, le sue mani lavoravano con le corde, le caviglie immobilizzate e legate saldamente alle cosce, le corde stuzzicavano la mia pelle. Distesa percepivo tutto senza vedere.
Lui parlava, descriveva ogni gesto.
Sentivo un umido calore tra le gambe, non parlavo, non dicevo nulla.lasciavo che fosse lui a stabilire ogni cosa, ogni suo desiderio era il mio.
D'improvviso le sue dita s'insinuarono tra il perizoma e le labbra, lo stringeva facendolo sempre più penetrare, sentivo quel tessuto tirare. Mi stavo eccitando tantissimo e lui aveva capito. Scostando leggermente il tessuto bagnato, le sue dita andarono a penetrare ogni mio pensiero. Dio, impazzivo. Legata, immobilizzata mentre R. mi penetrava con le dita.
Sapevo che non avrei resistito a lungo, il perizoma ormai fradicio stringeva mentre le dita, incessanti, continuavano a donarmi piacere.
R. sapeva che di lì a poco sarei venuta così si fermò. Mi slegò completamente ed andò a sedersi dietro di me.
"Alzati, vieni qua..siediti tra le mie gambe. Sai. è incredibile, reagisci in modo spettacolare"
Non riuscivo a fiatare, semplicemente volevo esaudire ogni suo desiderio.
Il foulard era ancora sugli occhi.
Lo sentii cercare la corda..
"Appoggiati a me"
I suoi movimenti erano sempre veloci, sapienti.
Ora quella bianca corda cingeva il mio seno mentre le sue dita strizzavano i capezzoli.
Appoggiata a lui avevo completamente perso il senso del tutto, trascinata in un vortice di sensazioni ero ciò che lui voleva.
Il perizoma scivolò a terra.
"Inginocchiati, dammi la schiena e appoggiati allo schienale del divano"
Da dietro le sue dite di nuovo dentro di me. Le corde attorno alle braccia stringevano il seno. Di nuovo impazzivo mentre lui continuava a parlarmi dolcemente. Le gambe divaricate, la testa appoggiata allo schienale del divano.
Un sussulto. e la prima frustata con la corda. La mia schiena s'irrigidì nell'istante in cui fu colpita ma non ebbi tempo di realizzare il colpo che ne giunse un secondo sulla natica destra, poi un altro.e ancora.
Non resistevo più, avevo le gambe libere dalle corde ma non riuscivo a muovermi, forse..non volevo.
Ogni colpo mi riempiva di desiderio, volevo andare oltre. Come immersa in uno stato d'estasi non riuscivo a pensare ad altro che non fossero le sue dita dentro di me ed i colpi della corda sulla schiena, sul sedere.
Le ore passavano, i nodi seguivano i colpi, lasciavano spazio ad un attimo di tregua per poi ricominciare. Le corde stringevano le gambe, le braccia, la schiena..Ma impazzii completamente quando la sentii insinuarsi tra le calde labbra.
Mi chiedeva di parlare ma ero ammutolita, nulla usciva dalle mie labbra.
"parli ora?"
"No"
"A no? Bene."
E giù colpi.
Di nuovo mi trovai libera dalle corde e dalla benda. La luce tenue che filtrava dalle finestre andava ad illuminare il suo viso. Quanto era bello.
Rimasi seduta innanzi a lui.
Sorrideva contento.
"Vieni qua"
Mi afferrò per le cosce trascinandomi a sé, sistemò le mie gambe sulle sue. Il mio viso sulla sua spalla, le labbra sfioravano il suo collo mentre le mani accarezzavano i lunghi capelli ormai sciolti.
Sentivo le lacrime salire.
Per un istante rimanemmo a guardarci negli occhi senza proferir parola. Lentamente si avvicinarono le labbra e quel bacio che avevo sognato divenne reale. La sua bocca scese sul collo e da lì al seno.
In ginocchio tra le sue gambe afferrai la nuca, lo sentivo succhiare alternando il seno destro al sinistro.
Risaliva cercando le mie labbra. La passione ci aveva travolti.
Non dimenticherò mai questa prima volta..come mai dimenticherò R.
D.
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20 years ago
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La mia prima volta
Suoni alla porta...ti apro con una sottoveste di seta nera...sotto solo reggi e perizoma nero....Sei stupendo..completo scuro,profumato e irresistibile...
Ci sediamo sul divano...io non resisto....ti bacio appassionatamente...ma ho troppa voglia di te...e dopo pochi istanti mentre continuo a baciarti con passione con una mano ti apro la cerniera dei pantaloni...
Sei già pronto....con la mano trovo subito il tuo cosone duro e gonfio...che ti scoppia nelle mutandine...Te lo tiro subito fuori...muoio dalla voglia di farti un pompino strepitoso...Inizio leccandoti il pube...mi godo la tua pelle liscia e profumata con la lingua...Poi scendo,tra i peli,ti lecco con dolcezza le palle...prima una..poi l'altra...Passo la mia lingua delicatamente...poi risalgo lentamente lungo il tuo cazzone duro e gonfio...mi godo ogni cm della tua pelle.Arrivo alla cappella...gonfia...dura...Inizio a leccartela...passo la lingua intorno...godi da morire...Poi passo a slinguettarti sotto...sul glande...colpi teneri..dolci...continui...frullo la lingua sul tuo glande..sò che godi da morire così...poi quando vedo che sei in un godimento profondo comincio a spompinarti...sei eccitato da morire....Inizio ad andare su e giù con le labbra..le ho insalivate per bene,così scivolo veloce lungo il tuo cazzo meraviglioso...Il tuo cazzone stupendo scorre...ogni tanto mi dai colp
i con il bacino..quasi a volermi scopare in bocca....Dopo qualche minuto del mio pompino sei già al limite...ancora due affondi delle mie labbra e sei lì lì....Infatti non mi lasci nemmeno il tempo di godermi il tuo cosone tra le labbra...vieni dopo pochi istanti...schizzandomi nella gola tutta la tua voglia di me...Caldi schizzi mi arrivano in gola...mmmh...il tuo sperma è denso,caldo,delizioso...Ingioio e continuo il pompino...così godi di +...Il tuo sperma mi scivola in gola mentre ti passo la lingua sulla cappella...per raccogliere le tue ultime gocce di piacere.Ti ho fatto già venire una volta...bne...così la prossima durerai molto di +....
Ti prendo per mano...ti porto nella doccia....ci laviamo insieme...nudi...sorridendo e baciandoci di continuo...
Poi usciamo...ci asciughiamo...Hai fame...mangiamo qualcosa...per riprenderci un pò...E' stato bello...ho goduto ma sono ancora lontana dall'essere sazia...Ho voglia di te...del tuo cosone duro...del tuo seme caldo...ho voglia di te....amore...!
Finiamo di mangiare qualcosa...ritorniamo a letto.Tu accendi la tele...io riposo un pò...Poi inizio a stuzzzicarti..ti prendo una mano e me la passo tra i peli della mia micina....poi mi avvicino e te la faccio leccare per bene.....Ti ecciti subito...ed io godo sentendo la tua lingua sul mio clitoride....Poi ti rimetto sdraiato nel letto...ora è il mio turno....ti passo una mano sul petto..scendo verso di lui.Mi sposto e con la testa comincio ad avvicinarmi...Sono sopra di lui...ma non lo tocco...Inizio invece a leccarti le palline...prima una...poi l'altra...poi in mezzo...Leccate dolci...delicate...come un massaggio...poi inizio a soppesartele con la lingua...mentre lui inizia a svegliarsi davvero.Le leccate alla mia micina l'avevano svegliato...ma ora è davvero..in forma!...
Delicatamente con la lingua mi passo le tue palline in bocca...una...poi tutte e 2....inifine le poso...e comincio a spompinarti...Poi mi fermo...ti metto 2 cuscini dietro la testa...sei in alto ora...poi mi metto tra le tue gambe...in modo che da quella posizione mi vedi....e vedi come ti faccio godere...vedi quanto posso essere troia per te...
Mi rimetto a spompinarti...dolcemente...vado su e giù...mi raccolgo per bene i capelli per farti vedere come ti spompino bene...riprendo il mio su e giù......un filo di saliva lubrifica il tuo cosone duro....che scivola delicamente nella mia bocca...la lingua passa sulla tua cappella...ogni tanto ti lecco il glande...mi guardi...godi...ed io godo da morire a farti godere così!!
Ti guardo mentre vado su e giù col tuo cosone duro tra le labbra....poi mi fermo...e ti domando... :
"sono brava amore a spompinanrti??Sono una brava pompinara??te lo faccio bene vero...il pompino??...godi vero??"
Tu mi guardi alzando la testa..e mi dici...:
"sii..sei stupenda..sei una perfetta pompinara...si..mi fai godere...vai avanti...troia..."
Sei vicino....me ne accorgo perchè una goccia di piacere ti esce dalla cappella...Mi fermo subito...voglio goderti e farti godere molto di +...inizio di nuovo a leccarti le palline con la lingua...smorzo il tuo orgasmo e ti godo tra le mie labbra di +...
Riprendo...lentamente vado su e giù...ogni tanto me lo mando tutto in gola...arrivo ad appoggiare il mio nasino tra i tuoi peli...segno che ti ho ingoiato tutto...poi provo ad ingoiarti anche le palline...ci riesco dopo un paio di tentativi...e tu ti lasci sfuggire un "AHHHH...quanto sei troia...."
GODO QUANDO MI TRATTI COSI'.......delicatamente mi faccio uscire prima le palline e poi il tuo meraviglioso cosone dalla bocca...quindi ricomincio...dolcemente a spompinarti...
Sei di nuovo vicino....OK ora è arrivato veramente il momento di farmi fottere...hai un cosone duro e gonfio da morire....Sorridendoti ti dico : " amore hai un cosone stupendo...lo sai...vero??Ora poi e' proprio grosso e duro come piace a me...mmmh....sei stupendo..."
E poi guardandoti con un'aria da troia da morire continuo e ti dico.... :
"Questa volta voglio superarmi...voglio essere troia come non lo sono mai stata....questa volta voglio davvero che tu mi rompa il sederino in modo completo...voglio ritrovarmi ad essere la tua troia alla quale hai rotto il culetto di brutto!!!...capito amore....???"
Tu mi dici di si...sei eccitatissimo...hai un cosone enorme....un paletto di carne meraviglioso....ed io non vedo l'ora di prendermelo tutto...dalla cappella alla radice nel mio sederino voglioso....
Allungo una mano...prendo il tubetto della NIVEA...la crema...ne prendo un pò e me la metto sulle dita...Poi inizio a lubrificarmi il buchetto...Per quello che ho intenzione di fare stavolta la saliva non basta...ci vuole qualcosa che lubrifichi davvero!!
Mi ungo il buchetto....e poi ne passo un pò sul tuo cosone duro...Abbiamo perso qualche istante...ma è meglio così...smorzo il tuo orgasmo...durerai di +...ed è proprio quello che voglio!!
Ora sono pronta...tu sei sdraiato...io mi metto sopra di te dandoti le spalle...lentamente mi calo su di te...con una mano prendo il cosone..e lo punto dritto dritto al buchetto del mio sederino...unto e voglioso...Ho una voglia di te che tu non immagini...il mio culetto ha una voglia infinita del tuo cosone stupendo....
La cappella si appoggia...mmmmhh....non stò + nella pelle dalla voglia che ho...inizio a farti entrare dentro di me....sento il buchetto che si apre...e tu scivoli....la crema funziona....faccio entrare la tua cappella mentre tiro fuori la punta della lingua mandandola all'insù tra le labbra per quanto e come godo......poi mi sfugge un...:"mmmhh...".di piacere...intimo e delizioso...
G - O - D - O......ahhhh...sìììììììììììì...GODO come una matta...mentre tu entri...cm...dopo cm...ti fai strada nel mio culetto...spaccandomelo....mi stò impalando lentamente sul tuo cosone duro e lungo...dio come ce l'hai largo e lungo.....sei talmente dotato che mi apri il sederino letteralmente...è una sensazione stupenda...hai un cosone meraviglioso!!
Sculetto...così facilito la tua entrata......Ahh....finalmente sei quasi in fondo....lo sento...sento che sei quasi tutto dentro...mi avrai messo del pancino almeno 20 cm del tuo stupendo cosone.....è ora di prendere anche l'ultimo pezzetto del tuo cosone....lo voglio tutto...tutto dentro di me....
Allora mi risollevo delicatamente....ti faccio quasi uscire tutto...tengo dentro solo la cappella,che così farà da apristrada e poi....mi lascio andare di colpo verso di te....il peso del mio corpo fa si che tu entri tutto...in un colpo solo mi arriva dentro il tuo cosone quasi fino alle palline.....AHHHHHHH...godo...un urletto di piacere mi sfugge...: "Sìììììììììì...." e poi continuo e ti dico... : "amore...tutto...tutto...l'ho preso tutto.....amore....sai...ce l'ho tutto nel culetto....lo sai vero amore...lo senti che me l'hai messo proprio tutto???"
E poi ancora...gemendo ti dico.... : "Mi hai rotto...sei entrato tutto...amore...sei stupendo...siiii....Ora fottimi...fottimi amore...voglio che tu mi fotta fino a farti scoppiare le palle....!!!"
Ora mi ritrovo impalata e godo...dio se godoooo!!!!....
Ecco a cosa serviva la crema NIVEA...a permettere al tuo cosone duro e lungo di scivolare tutto....proprio tutto dentro il mio sederino....
La saliva non avrebbe permesso di farti scivolare tutto dentro il mio culetto...un pò ne sarebbe restato fuori perchè non sarebbe scivolato bene...invece così mi sei entrato tutto...ma proprio tutto...fino alla radice...fino alle palline....sei tutto dentro di me....e godi...godi come un pazzo....ed io godo nel farti godere e nel sentire quel tuo paletto duro e largo che mi sfonda il culetto!!
Inizio a muovermi...facendo leva con le cosce inizio ad andare su e giù...sento il tuo cosone duro che scivola...il mio culetto si è allargato per bene...ora posso impalarmi davvero...inizio a salire e scendere lungo il tuo cosone che si infila sempre fino alle palline nel mio culetto...rompendomelo ed allargandomelo....Stò godendo da svenire....(immagina la scena del video che ti mando.....per capirsi...)
Vado su e giù...ritmicamente...ogni volta che scendo lo faccio a corpo morto..in modo da sfondarmi per bene col mio peso sul tuo cosone...è un pilone impazzito che mi spacca...il sederino si stà dilatando davvero,il mio peso fà si che tu entri tutto...tutto nel mio culetto!!Ogni volta che scendo tu sussulti.....godi da morire....
Vado su e giù...di tanto in tanto mi fermo...sculetto...il tuo cosone duro mi si assesta nel pancino...mi giro...ti guardo...godi come un porco...ed io di +....sapendo che mi stai rompendo il culetto...sapendo che mi stai sfondando ed il sapere che mi ritroverò ad essere la tua troia rotta in culo mi fà godere quasi da svenire....Mi giro,faccio passare le mie gambe tra le tue...restando con il cazzone duro ben piantato nel mio culetto...ora tivedo...appogio le mani al tuo petto....poi ti faccio alzare la testa...ti bacio dolcemente...con amore...in questo modo mi fermo e ti smorzo il piacere...e poi godo a baciarti così mentre mi fotti.....
Riprendo ad andare su e giù...il sederino mi si stà sfondando sempre di +...colpo dopo colpo.....lo sento..la crema fà scivolare il tuo cosone che ad ogni colpo mi allarga sempre di +....Stai godendo...sei vicino...Allora ti guardo e ti dico...:
"Ahhh amore...godi??Vero??Godi amore a rompermi il sederino..vero???"
E tu mi rispondi con la voce rotta di piacere....e mi dici:
"ahh..si troia..si...mi fai godere...lo senti che ti sfondo verooo??"
Io ti dico di si...sorridendoti....e guardandoti con amore.....
Vado avanti...mi fermo..riprendo ancora...la cremina fà il suo dovere...sono lubrificata e il tuo cosone mi scorre nel buchetto spaccato davvero bene...il tuo cosone scivola..arriva in fondo..risale...riscivola...in un su e giù che mi fà girare la testa e godere come una pazza.
Poi alla fine mi preghi di venire...
NOOO...ti urlo io...e poi come in preghiera ti dico.... : "amore fottimi ancora...voglio sentirti ancora..dai ti prego..amore ti prego...ancora..dammelo ancora...ti prego..amore..."....poi godendo come una pazza mi fermo...per farti sbollire l'orgasmo....e mi lascio andare un gemito di piacere...."ahhhh...."
Ti richiamo verso di me...mi inclino all'indietro e mentre tu ti alzi sulle braccia io ti bacio con amore...e ti sussurro :
"amore ti prego fottimi ancora...voglio che tu mi rompi il culetto...amore....e per farlo devi fottermi per bene...ed a lungo...resisti amore...e goditi il mio sederino che si rompe sempre di + per te...."
Ti bacio ancora....tu ti rimetti sdraiato e riprendi a incularmi con rabbia...godi e vorresti venire....io riprendo il mio su e giù...mugolando e godendo come una pazza mi rimetto a salire e scendere sul tuo cosone...
Vado avanti ancora un pò....mi stai inculando da dio...poi tu mi preghi dicendo... :
"Amore non ce la faccio +...devo venire...mi scoppiano le palle..."
A questo punto ho voglia di godere con te....è tanto che mi fotti...ora veniamo insieme...
Io allora ti faccio mettere le mani sui miei fianchi..e così presa nella morsa delle tue mani ti supplico di tirarmi,prendendomi per il bacino,verso di te e di mandarmi su e giù...mentre anch'io continuo a salire e scendere sul tuo cosone...
Iniziano una serie di colpi a raffica....tu che mi inculi come un pazzo...il tuo cosone che mi arriva fino al pancino...il mio buchetto che si spacca fino all'estremo...ed io che godo!!
Con le mani appoggiate alle tue cosce inizio a muovere la testa a destra e sinistra....gemo...travolta da un piacere pazzesco mugolo piano....metto la lingua tra le labbra all'insù dal godimento,poi inizio a mugolare più forte....+ forte ad ogni tuo colpo...è tutto un susseguirsi di : "mmhh....ahh....siiii....dai amore....godo ....amore mi fai godere tanto....."
Su e giù...sempre + forte...un urlo di piacere e di dolore mi sfugge...
Come una pazza urlo.... :
"AHHHHHH...si amore...mi rompi il culetto...siiiiiiii....sfondamelo...spaccami...fottimi...forte...+ forte...ancora + forte..."
Poi l'orgasmo mi travolge mentre il mio culetto si sfonda del tutto lasciandoti entrare fino ormai alle palline....mi hai sfondata del tutto ed inizi a venire anche tu...Il 1° orgasmo ha fatto si che tu possa resistere molto di +...ma ormai sei vicino...molto vicino....
Mi appoggio sulle braccia....ancora una serie di colpi fortissimi...il mio buchetto che si sfonda definitivamente e tu che schizzi...caldo...copioso..il tuo sperma mi schizza nel pancino mente tu godi fino quasi a svenire....ed io con te....La testa mi gira....l'orgasmo è stato meraviglioso....ho goduto da morire!!!
Finalmente sei venuto e finalmente ti sei fermato...io gemendo resto immobile sopra di te...un rivolo di sperma ed un pò di sangue mi scendono dal culetto...mi hai proprio sfondata davvero...ora me ne rendo conto!!!
Il buchetto è talmente largo che lascia colare il tuo seme ed un pò di sangue...è il segno che attendevo...ora ho il culetto rotto!!!
Lentamente inizio ad alzarmi...a levarmi da sopra di te....il tuo cosone,sazio dell'orgasmo mi scivola fuori facilmente,sono talmente larga che esci in un attimo...mi piego di lato mentre il tuo sperma mi fuoriesce copioso dal buchetto sfondato....inizio a macchiare le lenzuola di sperma e di sangue...sono talmente sfondata che il buchetto non regge +....Allora con una mano mi metto un fazzolettino sul buchetto,per non macchiare +,poi mi alzo e vado in bagno.
Mentre corro verso il bagno continua a colarmi il tuo seme misto a sangue....mi rendo conto che stavolta abbiamo esagerato...ho il sederino davvero rotto...questa volta mi hai davvero rotto il culetto...non c'è dubbio....ho il culetto rotto..sfondato,me lo hai spaccato amore....e questa volta davvero di brutto....
Mi appoggio sul bidet per lavarmi....il culetto mi fà un gran male,ma è un dolore delizioso...perchè significa che stavolta me lo sono fatto rompere davvero come volevo,era quello che cercavo...mi accorgo che il buchetto è talmente largo che l'acqua ci scivola dentro con facilità....Mi lavo con l'acqua fredda e l'acqua mi dà un sollievo delizioso....Con un dito mi tocco il buchetto...è largo al punto che il dito entra addirittura senza toccare le pareti del buchetto!!!....scivola dentro come nel vuoto....come sono sfondata!! ora sono proprio una vera troia rotta in culo...ho il buchetto rotto...sfondato e questa volta me lo sono fatto spaccare davvero per bene...ma era quello che cercavo...volevo ritrovarmi con il sedere sfondato dal tuo cosone e devo dire che ci sono riuscita...Ed a spaccarmelo così sei stato tu...amore mio....
Sei stato maledettamente bravo a spaccarmi....mi hai inculata come volevo....senza pietà...con forza...mi hai fottuta come un toro fotte una vacca...a lungo...per bene....nel modo giusto per sfondarmi del tutto....ed alla fine ci sei riuscito....mi hai rotto il culetto davvero in modo stupendo...ora sono la tua vera zoccola rotta in culo...e ne sono deliziosamente consapevole....
Mi guardo allo specchio...mi dico...: "quanto sei troia..come sei puttana!!".....poi per sincerarmi e constatare di avere davvero il sederino sfondato come desideravo mi metto alla pecorina davanti allo specchio e mi guardo il culetto girando la testa....mi apro il sederino e noto il buco...è allargato da morire....si vede il buchetto,ormai non si può nemmeno + chiamare buchetto...è come un cerchio rosso con il fondo nero...è molto largo e profondo.....sembra quello di una vacca montata da un toro per come è largo e nero.....ma è la conferma che volevo...ora sono proprio una rotta nel culo....mi sono davvero superata come troia...nemmeno le puttane da marciapiede si ritrovano,quando tornano a casa,dopo aver preso molti cosoni.... un sedere rotto come il mio...sembra quello di una vacca....felice e intimamente contenta di essermi fatta sfondare così.....torno a letto.
Ti bacio dolcemente e ti dico:"
Amore lo sai che ho il sederino rotto come quello di una vacca??Lo sai vero??"
poi ti prendo le dita e me le appoggio al buco per farti sentire come sono sfondata...2 delle tue dita mi entrano come nulla fosse...non incontrano nessuna resistenza....
Tu sorridendo ti accorgi che sono aperta davvero di brutto e mi dici...:
"Amore era quello che volevo...volevo sfondartelo proprio così...volevo che tu avessi il culo rotto come quello di una troia da strada...."
Ed io baciandoti ancora..tra un bacio e l'altro ti sussurro dolcemente...:
"anch'io sai lo volevo....volevo che a spaccarmelo così fossi proprio tu col tuo meraviglioso cosone...ora sono la tua troia rotta in culo..ed il culo me lo hai rotto del tutto proprio tu....."
A quel punto baciandomi con dolcezza mi abbracci ed inizi a coccolarmi...a dirmi cose dolci...io ti bacio ancora con dolcezza...la sera ci ritrova abbracciati a dormire con amore.
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La Dama (un amore dannato)
Il porto questa notte è illuminato da luci soffuse, la nebbia, dolcemente, lambisce i colli alle mie spalle ed inumidisce i leggeri abiti che a malapena coprono il mio corpo. Da quella finestra, il profumo di salsedine sale inebriante ed inonda le narici, il cuore e la mente.
I ricordi si susseguivano a ritmo incalzante, la luce del faro, da lontano, scandisce il passaggio delle immagini che come un film muto vorticano negli occhi dell'anima.
Come giunsi in questo luogo, non mi è dato confessare. Come divenni ciò che sono, non mi è dato spiegare...
Attorno a me nessuno a parte quel piccolo topolino che rapido corre da un angolo all'altro della fetida stanza. Un angusto locale in affitto, una misera casa. Chi è come me non ha neppure il diritto d'avere dimora.
Era l'anno di grazia 1795. Sulle rive del Danubio una fanciulla vestita di velluto scarlatto passeggiava portando una rosa rossa tra le dita della mano destra.
Nascosta in piccolo viottolo, osservavo il lento incedere dei suoi passi leggeri.
Un viso familiare, ricordi che innescavano sensazioni che da anni inseguivo come il bimbo insegue l'aquilone. Tremavo avvolta nelle vesti leggere ma non era il freddo scuotere il mio esile corpo, quella figura pareva uscita da un libro mai scritto, il testo che nella mia memoria si componeva di versi maledetti e imploranti supplice. Lentamente quell'apparizione giunse vicino al mio nascondiglio, il volto appariva nitido e chiaro in tutta la sua fierezza e beltà.
Gli occhi profondi di un grigio intenso, le labbra carnose, il collo ben levigato e le guance paffute. Ogni viandante che incrociava i suoi passi, quasi fosse stregato, voltava il capo in contemplazione di si grande bellezza. L'incanto di quell'occhio triste e mesto soggiogava la volontà di chiunque cercasse di carpire il pensiero che solingo nascondeva la sua essenza dietro palpebre di mandorla. Fiocchi di neve leggera cadevano lenti sul viso e la brezza pungente feriva le mani.
Vedevo quella figura farsi strada tra la piccola folla che animava il viale adornato di ghirlande natalizie, detestavo quel periodo dell'anno, troppi ricordi solleticavano la mia mente, dolori mai passati, ferite mai rimarginate continuavano a sanguinare nell'anima mia dannata. Un camino, un albero addobbato e i giochi di bimba. Troppo arduo questo pensiero, troppo mesto il vagare per lande ormai lontane. Avvolta nel mio mantello blu notte, rimiravo quella figura, il cappuccio copriva i neri e folti capelli che in morbide onde cadevano sulle spalle. La candida veste non s'addiceva al mio spirito demoniaco ma questo mi era dato indossare, poveri stracci che il tempo, suo malgrado, ha logorato. Le pieghe ed i fronzoli che adornavano il mio abito non esistevano più, solo qualche fiocco resisteva alle intemperie della sorte. La figura avanzava lenta ed inesorabile, sapevo che sotto quelle vesti scarlatte si celava il segreto che per anni avevo cercato. Un passo ed uscii da quel rifugi
o, il viso abbassato per non incontrare lo sguardo inquisitore di sconosciuti che al mio passaggio si fermavano ad osservare. Sono strana, cosi, un'esile figura avvolta in un vecchio mantello passato di moda.
Quante volte mi sono chiesta quale pensiero prendesse forma nella mente umana al mio passaggio, sfiorare quei fianchi, percepire l'essenza dell'umana natura, per me, era come essere inondata di vita, guardare dritto negli occhi il creatore. Repentine domande, subitanei dubbi prendevano il posto delle spavalde certezze, sicurezze non umane, tramutate in vaghe apparenze. In fondo, anche il mio essere era pura apparenza, null'altro che il riflesso di una solitudine cercata, anelata ed in fine, amata. Domande senza pretesa, da tempo non rivolgo parola a sconosciuto, il mio cercare si è tradotto in sublime osservazione. Se solo l'uomo potesse immaginare ciò che i miei occhi hanno visto, io vedo l'anima, vedo ciò che non è dato sapere. L'alba era vicina, una campana emetteva il suo urlo straziante ed io, impavida creatura stavo ferma, immobile appoggiando la scarna mano al muro che separa questa via dal nero fiume che ha nome Danubio.
In quell'istante, mentre mille pensieri inondavano la mente, la ragazza con rosa rossa mi passò accanto. Il mio cuore subì una lacerazione improvvisa, sentivo gocce di rosso liquido colare tra le carni ormai defunte. Tremavo, il gelo invernale aveva intorpidito le membra. Per quanto inumana, percepivo il variare della temperatura, lo percepivo come mai nella mia esistenza mortale avevo sperimentato. Udivo il fruscio delle sue vesti, il tulle che reggeva l'ampia gonna strofinava le sue fibre emettendo un sordo rumore. Impietrita, immobile come statua di marmo, la mia pelle pallida e trasparente lasciava intravedere le vene che un tempo recavano linfa vitale a questo corpo. Pulsavano le tempie, fremevano le mani e senza accorgermi del dolore, strinsi il pugno infilzando con le lunghe unghie il palmo. Gocce rosse colavano tra le dita, scendevano lente fino al balzo ed a terra la neve copriva i ciottoli ed il mio sangue si mescolava a quel candore.
La fanciulla era a pochi passi da me. Assorta nei mie languidi pensieri non riuscivo a smuovere le gambe da quella posizione ma, improvvisamente, qualcosa scosse il torpore, dalle rosse labbra di quella magnifica creatura, un sussurro spezzò l'incantesimo. "Vera...sei tu, dimmi che sei tu"
Il mio cuore sobbalzò, quella voce cosi familiare, una melodia che da bambina aveva accompagnato le mie notti insonni, svegliò improvvisamente la mia anima dal suo sonno eterno.
Mi voltai ed il suo viso s'illuminò, era lei, mia sorella, compagna di sogni proibiti. Non riuscivo a proferir parola, un nodo alla gola impediva alla favella di prendere forma. Potevo solo pensare. "Quanto tempo ti ho cercata, quante città ho girato esplorando ogni anfratto alla ricerca del mio cuore spezzato. Avevo già perso ogni speranza quando eccoti, sorridente, reale, vestita di velluto scarlatto. Sei bella sorella mia, sei sempre stata un fiore di campo".
Trovai in me la forza di muovere un passo in sua direzione, cercai di donare al mio volto marmoreo un sorriso al quale non ero abituata. Avanzavo come sospesa nell'aria, una leggerezza che avevo scordato s'impossessò del mio essere. La bimba che mi stava innanzi era ciò che per anni avevo cercato, qualcosa che nel profondo del cuore avevo dato per perso.
La mia mano si posò sul tuo viso ed accarezzando le morbide guance avvicinai le labbra a quella pelle di pesca. Un bacio, dopo tanto tormento ed anni di solitudine, tornavo a percepire il calore di un corpo, l'umana natura cosi avvolgente ed affascinante.
Il palmo sfiorava quella figura, dal volto scendeva sulle spalle fino a giungere al suo fianco. Afferrai con decisione quella piccola anca, non servivano parole per esprimere la gioia di quell'incontro. I suoi occhi nei miei, come rapiti, ammaliati da un potere che la creatura non poteva conoscere.
Indietreggiai qualche passo ed ella seguì le mie orme, era inebriata dal fascino che la mia figura per quanto tetra, emanava.
Una rabbia improvvisa invase la mia coscienza, come potevo agire in quel modo con lei, mia sorella, la fanciulla che per anni ho cercato disperatamente e che nei sogni donava quel poco di serenità che rendeva il mio esistere meno oscuro. Pensieri, troppi, quanti pensieri. Lotte interiori nello spazio di un attimo, l'umana natura che ancora albergava nel mio corpo dannato cercava una via per prendere forma mentre la demoniaca mia essenza cacciava ed imprecava affinché quel poco d'amore che sussisteva nonostante il fato, soccombesse sotto pesanti colpi di spada. Trascinai quella fragile figura nell'anfratto che mi aveva tenuta lontano dal passaggio di anime, un vicolo chiuso ove luce non filtrava, il buio era la mia casa, la notte mia signora e le tenebre il solo conforto. Tra i bagliori lontani della città, voci allegre scandivano il ritmo del mio respiro. La mia mano cingeva il suo fianco "mia dolce fanciulla tu non parli, non dici nulla, mi osservi impietrita" pensavo.
Un bustino di raso stringeva il suo corpo evidenziando le tue morbide curve, "sei cresciuta eppure sei sempre la stessa. Dovrei raccontare mille avventure, mille aneddoti ma non un filo di voce esce dalla gola, in quest'istante il mio unico pensiero sei tu candida vestale. Mi osservi, la mia pelle è candida come la neve, i miei occhi cerchiati di un rivolo rosso..." "Sangue!" Un urlo straziante spezzo l'incantesimo. Prontamente portai la mano sulle sue labbra e finalmente, dalla mia bocca uscirono suoni che il tempo aveva calcificato nell'anima.
"Non fuggire, non scappare, ascolta sorella mia, non mi riconosci, ne sono consapevole, non sono più io, ma non temere, non voglio farti del male"
Dai suoi occhi scendevano lacrime, mi guardava con il volto annebbiato dal dubbio e dal terrore, sapevo quali pensieri vagassero nella sua mente come immaginavo la paura che la mia visione poteva suscitare. Da lontano apparivo quasi umana, il mio corpo, il mio volto avevano sembianze di donna, ma il pallore che adornava il mio viso, la trasparenza della pelle ed il rosso dell'iride non potevano mentire a chi un dì conobbe il mio aspetto di fanciulla.
"Mia adorata, comprendo il tuo stupore e sgomento, non posso negare ciò che i tuoi occhi vedono, sono io, sono Vera ma non sono più la ragazza di un tempo, i miei sogni sono stati rubati da un demone che appropriatosi della mia anima altro non mi ha lasciato che questo corpo dannato. Capisco il tuo timore" Presi tra le gelide mani la sua, la portai al petto "Senti il mio cuore...non ha battito, io sono morta...ma vivo mia cara sorella, un giorno lontano, un giovane dai lunghi capelli e dagli occhi di ghiaccio mi ha resa sua sposa, mi ha donato il suo sangue e mi ha resa prigioniera. In quel campo ho perso la mia verginità e la mia anima ed ora, vago di città in città assaporando il frutto proibito. Ogni notte mi sveglio e come una belva dono gioia e piacere infinito, ma in cambio mi prendo la vita. Mi ha sedotta con dolci parole, mi ha posseduta più volte per poi abbandonarmi sulla riva di questo fiume.sola, senza capire, senza un indizio e solo con il tempo ho accettato la mia nuov
a esistenza"
Osservo quella giovane dama, i ricordi del passato zampillavano nella mente.
Non esitai a lungo, avvolsi con le braccia il suo corpo e provai un desiderio irrefrenabile di farla mia, possederla come quel demone s'impossessò del mio corpo e della mia anima. Spasmi infiniti tormentavano il mio esile corpo. Nei suoi occhi ormai privi di volontà e resi succubi del mio desiderio intravedevo l'anima candida. La volevo, la desideravo come da anni non desideravo qualcosa, ero una belva, in me si stava facendo spazio l'essenza di quel demonio. Parlavo alla sua mente, i miei pensieri, le parole che non osavano prendere aspetto di suono, giungevano a lei come un flusso continuo, sapevo di possedere quel dono, potevo rendere schiavo l'uomo con un solo desio e lei, mia sorella, mio unico amore terreno, era una donna in carne ed ossa, una misera creatura come e mille altre che aveva avuto la sventura d'incontrare il mio passo. Era in mia balia, completamente abbandonata e priva di volontà.
La spinsi dolcemente verso il fondo del vicolo, il buio ed il fetore avvolgevano i nostri corpi.
Sciolsi i lacci del bustino che stringeva il suo petto. Le rotondità del suo corpo inebriavano la mia fame d'amore. Chinai la testa su quel paradiso e le mie labbra assetate ed aride sfiorarono quel seno che per anni ho sognato.
Un movimento veloce e la gonna scarlatta scivolò a terra. Caddi sulle ginocchia con un pesante tonfo. Bianco cotone avvolgeva le sue gambe, pizzi costosi orlavano i tuoi fianchi. Strappai quella tela che ancora l'avvolgeva ed ai miei occhi apparve l'infinito. Lei ferma, immobile, quasi ipnotizzata, non opponevi resistenza.
Le mani si facevano insistenti accarezzando le sue lunge cosce, il mio viso di appoggiato al suo ventre. Tolsi il mantello adagiandolo sul terreno. Il suo corpo non opponeva resistenza, con un movimento lesto spostai i fianchi su quel misero cencio e con decisione spinsi divaricando le gambe tremanti.
"Sei bella cosi". Scostai anche gli ultimi lembi di cotone che coprivano la sua nudità. La bianca pelle mi eccitava, le dune e quella piccola foresta, quanto tempo ho desiderato riassaporare. Avvicinai le labbra a quei monti rosa, la cima sotto la carezza della mia lingua si lanciò verso l'alto, s'irrigidì ed esultò. La schiena s'inarcò quando afferrata la lama del mio pugnale, fedele amico di mille peripezie, appoggiai il legno dell'impugnatura tra le calde ed umide sue labbra. Non sentivo dolore, da anni non provavo più quella sensazione e mentre quel legno la penetrava donandole piacere, la lama affilata solcava il mio palmo. Gocce rosse creavano uno strano disegno sul lercio mio mantello, la neve continuava a scendere ed il gelo appariva lontano, quasi un ricordo. Un gemito uscì dalle sue labbra, godeva per quell'inaspettata penetrazione ed il respiro affannoso faceva da sfondo a quell'incontro inatteso. Osservavo il suo petto, i movimenti che il respiro provocava e che io, oram
ai, non possedevo più. Passai velocemente la lingua sulla lama del pugnale per assaporare il mio stesso sangue e cosi inebriata guardavo il suo sesso aprirsi e palpitare come un fiore al mattino, vago ricordo di tempi passati. La mia mano aveva preso il posto di quell'arma di morte, sentivo il suo calore ed i suoi umori colare tra le dita. Improvvisamente il rintocco delle campane destò la mia mente dal pensiero di lei, quattro rintocchi, non restava molto tempo, presto le luci dell'alba avrebbero inondato quei vicoli. L'ora era giunta.
"Tu dolce fanciulla, persa tra sogno ed estasi, adagiata su un logoro mantello osservavi stupita ed incapace di comprendere il subitaneo mio distacco. Io inginocchiata al tuo fianco, i miei occhi venati di rosso, scarlatto come il sangue che lento scorreva nelle tue vene. Quelle vene che tanto ho anelato." Mi chinai sul suo morbido collo, un bacio pensasti..
Spalancai le fauci e due lunghi canini affondarono nel giovane corpo. "Sei mia splendida creatura".
Le ho succhiato il sangue lasciandole solo l'ultima goccia, lei, la mia bianca vestale, ora vive dentro di me, non potrà più abbandonarmi, il suo sangue nel mio, il suo corpo ormai privo di vita.abbandonato in quel vicolo buio.
L' ho presa e fatta mia..Per l'eternità.
Ora qui, in questa fetida stanza mi torni alla mente ma non posso fermare una ruota che gira, il tempo inesorabile cancella il passato. Quel faro illumina la via alle navi ed io, sola, resto ad osservare quel mare agitato..
Agitato come il mio cuore.
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Creta
L'aria l'aveva svegliata frizzante quella mattina, aveva dormito tutta la notte con la finestra aperta, come era solito fare d'estate, perché non aveva nessuna voglia di installare uno di quei rumorosi ventilatori a soffitto, né tantomeno l'infernale aria condizionata, che sembra sempre inverno e poi quando esci sembra che debba evaporare da un momento all'altro tra le ali delle libellule. Quella notte l'umidità aveva fatto festa e se ne vedevano le spoglie chiaramente sparse sul tavolo in pietra del giardinetto e le foglie del melograno macchiato di rosso-arancione, pareva che la rugiada si fosse arrampicata sull'edera fino alla finestra del secondo piano, dove stava la sua stanza, per sedersi sul davanzale scordando poi una scarpina nel rincasare. I raggi di un sole caldo ma fresco tipico del mese di giugno si posavano leggeri sulle lenzuola di lino del letto, a loro volta adagiate sul suo seno, già visibilmente desto e, forse, anche un po' irrigidito dall'intrusione, seppure discreta, di quella signorina che si era seduta sulla finestra della sua stanza la notte precedente.
Paola si tirò a sedere sul materasso; stropicciò gli occhi come se non fossero nemmeno suoi e respirò un forte odore di ginestra e di fior d'arancio.
Gli zoccoli, dove erano finiti gli zoccoli. Diamine, ogni volta che faceva tardi la sera con lui, poi il mattino seguente era sempre un dramma ricordare dove aveva lasciato scarpe e vestiti. Pazienza, avrebbe camminato scalza; tanto le piaceva un sacco!
Il latte. sì, nel frigorifero, dove era sempre e. che barba quegli slippini, tutte le mattine la stessa storia, dispettosi e rintanati stretti stretti in mezzo alle morbide rotondità del suo didietro che (guardandosi doveva ammetterlo per forza) era davvero ben fatto. D'altro canto aveva ricevuto dolci pacche d'apprezzamento e più o meno gentili zufoli camminando per il corso.
Uscendo dalla cucina che dava nel salone lo vide.
Era davvero bellissimo. Era come un sogno, l'idea di una ragazzina in preda ad una tempesta adolescenziale che si era trasformato in realtà. Ed era suo. In verità non sapeva per quanto tempo ancora, se ne sarebbe andato senza né lacrime né rimpianti come avevano fatto tutti gli altri, ma ora era lì, in casa sua, nella sua sala da pranzo, e avevano passato tutta la notte insieme. Una notte estenuante, calda afosa come capitava raramente da quella parti, una notte di mani che scivolavano su tutto il corpo: gentili sul viso e sulle mani, più ruvide sui fianchi, su quel culo rotondo, sulle spalle larghe da uomo, premurose attorno al collo e al suo vessillo di maschio; una notte di sigarette e aranciata, e qualche sorso di caffè corretto con la grappa di Bassano, di incensi che si stemperavano tra l'odore del legno e della terra, sui muri di gesso del vecchio casolare.
Si avvicinò a lui, davanti alla grande finestra che dava sul cortile, su quello stesso giardinetto dove si era fatto festa fino qualche ora prima, mentre loro due si erano avvolti in un'intimità ultraterrena, sciolta tra le assi di legno del vecchio tavolo della sala da pranzo e le antine un po' staccate della credenza. Non disse una parola, le bastava sentire il suo odore per capire che era lì, non serviva nemmeno guardarlo, attraverso le mani lo conosceva a memoria, ogni singola piega del corpo, la consistenza di ogni centimetro della sua superficie.
I passi che salivano dal piano di sotto aprirono lentamente la porta dopo aver bussato con educazione; Francesca apparve, radiosa come ogni giorno, con il suo solito groviglio di riccioli ancora intorpiditi dal sonno, con le ciabattine da Barbie che la facevano assomigliare ad una sua foto di quando era piccina ed i pantoloncini del pigiama rosa a fiori sempre troppo attillati alle gambe, oramai da donna, che erano cresciute poco per volta assieme a quei ciuffi più scuri dei capelli che segnavano i vertici di un triangolo morbido.
Appena lo vide, sulla soglia della stanza grande, si fermò, come fosse stata colpita in pieno volto da una secchiata d'acqua freddissima; rimase ad ammirarlo anche lei senza emettere un solo suono da qualsiasi parte del corpo; la sua indifferenza e la forza della sua figura erano il discorso più bello che si potesse fare ad ogni donna, ad ogni femmina.
Si avvicinò piano a Paola, le passò davanti senza sapere se guardare lei negli occhi pieni di gioia o indugiare sulla perfezione di quel corpo silenzioso che si esibiva, con naturalezza disarmante.
Francesca allungò una mano per toccarlo, in silenzio; prima la superficie scabrosa del petto, il ventre perfettamente piatto, una carezza lieve poco più sotto.
«Mioddio Paola. è fantastico. Ma quando.» «questa notte. Sai com'è non riuscivo a dormire.» Le labbra di Francesca si allungarono in uno dei suoi sorrisi più belli, di quelli che ti fanno piacere anche le giornate di pioggia «. è davvero bellissimo, questa volta hai fatto il colpaccio bella mia.» disse rivolgendosi all'amica scultrice e toccando ancora una volta il corpo di quel bellissimo cacciatore nudo plasmato nella creta in una sola notte «. ma adesso sbrigati, fatti una doccia veloce e metti su uno straccio qualunque che devo fare in fretta. Ho la lezione di disegno alle dieci e se arrivo tardi anche stamattina.».
Uscirono di casa assieme, correndo perché erano come al solito in ritardo e affannate tra le stringhe ancora slacciate, le gonne leggere e l'ultima fetta biscottata della colazione, ah già, i disegni, Paola.per favore, li ho lasciati in cucina.Sì Fra', ma cavolo sei la solita è roba tua!. Grazie grazie, dai sali in macchina.
La R4 fucsia e fiorata imboccò il viale sollevando la solita nuvola di polvere secca, di lì a poco si sarebbe posata di nuovo a terra, e avrebbe aspettato il loro ritorno per l'ora di cena, forse il primo pomeriggio. a proposito che giorno era? Ah già, martedì. Paola sarebbe tornata da sola, stasera il ragazzo di Francesca sarebbe stato a casa in licenza quindi.
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Estate 54 (Gay)
Porto S. Anna negli anni '50 era costituito da quattro lunghe banchine in legno su cui si aggrappavano una ventina di barconi bianchi e azzurri. Le assi di legno, scricchiolanti e sconnesse, restituivano sotto la calura estiva un acre odore di mare ed io passavo i pomeriggi a guardare i pescatori seminudi che preparavano le reti per l'uscita al crepuscolo. Zio Antonio, emigrato in Germania dalla vicina Ragusa, era tornato in Sicilia pieno di soldi, dopo aver soddisfatto prima e ricattato poi una giunonica Tedesca miliardaria. Apparentemente privo di doti, il fratello di mia madre si era garantito una cospicua pensione facendo leva sul fascino latino, la corporatura robusta ed il chiaccheratissimo, enorme, instancabile membro. Queste le voci sul suo conto.
Dal suo rientro in patria si era stabilito su un gigantesco barcone ormeggiato nel porto di S. Anna, con tutti i comfort possibili ed immaginabili per quei tempi. Mia madre mi mandava da lui durante l'estate ed io, non posso negarlo, ero ben felice di passare le mie vacanze fantasticando su morbosi e poco probabili incesti. Durante la notte di S. Lorenzo, nell'estate del '54, rimasi per ore ed ore disteso sul teak della prua a contare le stelle cadenti. I miei desideri erano tutti a sfondo sessuale. Associavo ad ogni astro la perdita della mia verginità con un pescatore diverso. A ventitré anni la mia astinenza stava diventando decisamente insopportabile. Mi accorsi improvvisamente che lo era anche una vistosa erezione. Tale zio, tale nipote. I centimetri del mio cazzo, uguali alla mia età, tendevano a tal punto la tela dei pantaloncini che potevo osservarmi il pelo pubico attraverso l'elastico puntellato come una tenda canadese. Mi alzai di scatto e mi diressi furtivo verso i bagni
del porto, una bella doccia fredda avrebbe certamente placato i miei bollenti spiriti. Fortunatamente a quell'ora il porto era deserto, entrai di corsa nei bagni e gettai i vestiti su una vecchia panca traballante.
Le docce non erano altro che una serie di tubi da un ottavo di pollice infilzati su piastrelle sbiadite. Su quei piccoli quadrati in ceramica avevo costruito le mie più animalesche fantasie, a tal punto che mi trovavo costretto a lavarmi negli orari più assurdi per pudore e imbarazzo. Di colpo mi sentii gelare il sangue. Un sordo colpo di battente. Qualcuno era entrato.
"E' solo un pescatore che va a pisciare" - pensai girandomi verso il muro per nascondere il cazzo in tiro. Invece la panca in legno zoppicò sotto il peso sbilanciato di nuovi vestiti gettati sui miei. "Che caldo, eh?"
Mi misi a pensare alle cose più ributtanti e diressi il getto d'acqua gelida sull'inguine, senza risultati apprezzabili.
"Sei il nipote del Signor Antonio, vero?" - continuò la voce a cui non avevo ancora associato un volto, calda e ruvida insieme.
"Si..." - risposi come se fossi in punto di morte. "Dai! Mi presti il tuo sapone? Non ne ho... Ma! Cosa stavi facendo in doccia? Eh, eh, sporcaccione! Non ti sembra di essere troppo grande per toccarti?" - i miei occhi seguirono il mio corpo, ormai ero stato scoperto e, girandosi, incontrarono due grandi iridi nere, incastonate su un viso tondeggiante, segnato dal vento e dal sale e ben noto alle mie fantasie. "Mi scusi..." - riuscii a blaterare.
"E di che? Sai che faccio? Mi sego anch'io, mia moglie oggi non ha voluto..." - i miei occhi rimasero rapiti dai movimenti della grande mano scura sul cazzo via via sempre più grosso e nodoso. Sembravo un cobra davanti al flauto dell'incantatore. Toni, questo il suo nome, era un pescatore sui quaranta. Non era alto, ma aveva mani e piedi grandi ed una corporatura tarchiata, ricoperta di fitta peluria nera, come la sottostante carnagione bruciata dal sole. Mi stupii nel non vedere il segno del costume e me lo immaginai subito nudo in mezzo al mare sotto i raggi del sole, tra i riflessi dell'acqua. Senza neanche rendermene conto ripresi a masturbarmi continuando a fissare quell'uomo, analizzando ogni sua parte, di per sé tozza, ma che arricchiva la meravigliosa e strana armonia del tutto. Quando ritornai a fissare il suo cazzo notai che Toni stringeva tra le mani un bastone di circa venti centimetri, molto più spesso del mio. "Anche tu non scherzi a uccello, vedo!" - disse - "Il mio pe
rò è più grosso, fammi vedere....". Allungò la mano. Non mi ritrassi. Al contatto con il palmo ruvido e calloso un improvviso fiotto di sperma colpì in pieno petto il pescatore.
"Dio mio, scusi!" - gridai terrorizzato.
Toni mi guardò per qualche secondo incredulo, poi, stupendomi, scoppiò in una risata baritonale. Incominciò ad arrotolarsi i ciuffi di pelo imbrattato di sperma con la mano e poi, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, si leccò le dita. "Buona" - disse - "Sborra di verginello. Leccami i capezzoli!" Le sue mani mi afferrarono per i capelli e la mia lingua (che non aspettava altro) incominciò a farsi strada in quella selva di peli ricci e bagnati dal mio stesso seme, finché non scovai due turgidi bottoncini rosa. Incominciai a succhiarglieli e a mordicchiarglieli con sommo divertimento, ma dopo breve, la sua presa mi spinse verso il basso ed i miei zigomi fecero conoscenza con uno splendido cazzo con poche grosse vene in rilievo.
"Prendilo in bocca e succhiamelo!".
Non me lo feci ripetere due volte, ma la mia inesperienza fu lampante. "Minchia! Sei veramente un verginello! Non così! La tua bocca deve essere come una ventosa calda, capace di risucchiare l'anima al diavolo" - il tono severo si fece più pacato - "Aspetta! Vieni su!" Toni si abbassò e mi regalò il mio primo pompino, il più bello. Il mio membro si indurì in pochi secondi nell'inviluppo caldo ed umido di due labbra ruvide. La sua lingua stuzzicava abilmente il mio frenulo arrossato con improvvise rotazioni e rapidi colpetti. Mentre l'acqua della doccia mi bagnava il viso, cercavo a fatica di osservare il movimento ritmico della testa scura lungo il mio cazzo, prossimo ad una nuova esplosione. Ogni tanto il pescatore mollava la presa e giocava con la sua preda leccandomi i coglioni. Oppure strusciava sulle palle e sul basso ventre i capelli corvini e la durissima barba incolta, regalandomi un piacevolissimo piccolo dolore.
"Credo di aver imparato la lezione" - dissi - "La prego, mi faccia provare." Non aspettavo altro, mi abbassai e ripresi in bocca quel cazzo tozzo. Cercai di riprodurre il pompino guida, ma dopo un inizio un po' impacciato, mi lasciai andare all'istinto ed i risultati non si fecero attendere. Toni cominciò a mugolare e ad annuire, guardandomi con sguardo rapito dal piacere e visibilmente soddisfatto.
"Siii, così piccolo frocetto! Lo sapevo che eri un ottimo pompinaro, del resto buon sangue non mente!". "Buon sangue non mente?" - pensai - "Che significa?". "Non ti staccare, adesso preparati, ti sborro in bocca" - la sua voce si alzò - "Ecco, vengo! Continua a succhiare!". Il mio movimento ritmico si interruppe al suono di un grido di piacere soffocatogli in gola. Il pescatore strinse di colpo la presa e mi schiacciò il viso con forza contro il suo solido ventre arrotondato. Mi sentii soffocare. Il naso si ritrovò completamente chiuso in quei peli pubici di cui fino ad allora aveva assaporato l'aroma intenso. Per non strozzarmi cercai di rilassare la gola e di ingoiare tutto il cazzo di Toni fino alla base.
"Siii, prendila tutta! Aaah!".
Capii che era giunto il momento. Il mio esofago venne inondato da una serie di getti caldi e dolciastri, via via meno intensi. Riuscii ad ingoiarli solo in parte. Il resto, per non strozzarmi, lo feci fuoriuscire con forza dagli angoli della bocca imbrattando di perle bianche lo scuro pube del pescatore. "Merda!" - urlò guardandosi in basso - "Ti avevo detto di ingoiarla tutta! Guarda che schifo". La reazione mi spaventò: prima aveva assaporato il mio seme ed ora saltava su tutte le furie per così poco?
"Meriti una bella punizione!" - urlò facendo rimbombare i locali vuoti. Toni si accorse del mio terrore e mi rassicurò subito con uno sguardo dolce. Avvicinò la sua bocca al mio orecchio e, dopo avermi baciato il lobo mi sussurrò - "Non ti preoccupare. Non permetterò che ti facciano del male. Se sentirai troppo dolore dimmelo e li fermerò." Mi accorsi allora che non eravamo più soli. La doccia era stata chiusa e sull'entrata c'erano due uomini che si masturbavano osservandoci. Li conoscevo bene. Angelo era il socio di Toni, molto più giovane di lui, sui venticinque anni, di chiare origini normanne. Aveva un corpo muscoloso e magro, ricoperto da peli biondastri. Molto meno dotato del collega, possedeva un posteriore da ballerino su cui avevo fantasticato a lungo. L'altro era mio zio. Mio zio!
"Non saluti il tuo zietto?" - disse Toni dietro di me facendomi chinare verso l'enorme cazzo del fratello di mia madre. Spalancai le fauci e cominciai a massaggiare con le labbra quel monumento alla virilità. Di colpo sentii la lingua di Toni farsi strada tra le mie viscere. L'abile pescatore cercava di inumidire pian piano il mio buco stretto spingendovi dentro la saliva. Ogni tanto i suoi assalti si interrompevano per qualche secondo per poi ricominciare sempre più in profondità. Mi accorsi allora che Angelo si era spostato alle mie spalle. Toni alternava l'apertura del mio culo con un magistrale pompino all'amico. Cercava con cura di lasciare più saliva possibile sull'uccello del collega e nel mio culo per garantirmi uno sfondamento lubrificato. "Non ti distrarre, succhiami le palle". Mio zio mi rigirò la testa e mi schiaffeggiò violentemente col cazzo. Toni si spostò al mio fianco e tornò a sussurrarmi all'orecchio. "Angelo non ce l'ha grosso. Vedrai che non ti farà male. Rilassa
ti" - disse. Sentii la sua mano ruvida accarezzarmi la schiena con dolcezza, mentre il giovane aiutante, afferrandomi per i fianchi, poggiava il cazzo, duro come marmo, sulla soglia della mia verginità. Ero pronto ad abbandonarla definitivamente. Finalmente. Toni cominciò a leccare assieme a me il cazzo di zio Antonio che continuava a mugolare dal piacere. "Sii, dai. Ce ne sta per tutti... succhiate tutti e due, così. Nipote! Leccami i coglioni".
Di colpo mi bloccai. Sentii una fitta insopportabile. Urlai.
Angelo aveva conficcato con foga tutta la sua cappella nel mio culo. Toni se ne accorse e lo bloccò con la mano per qualche secondo. "Vai avanti" - sussurrai. Il mio desiderio era di gran lunga superiore al dolore e la saliva di Toni rendeva tutto più semplice. Angelo ricominciò a spingere, questa volta con più calma e a movimenti alternati. "Te l'ho cacciato tutto dentro, frocetto!" - disse soddisfatto. "Scopalo! Scopalo!" - incitava zio Antonio mentre oramai il suo cazzo era stato completamente avviluppato dalla bocca di Toni. A me non restava che concentrarmi sulla nuova sensazione che dalle viscere mi bombardava il cervello. " Ti piace il cazzo nel culo, eh?" - gridava Angelo mentre stritolandomi i fianchi pompava ritmicamente - "Sei più troia di una femmina, frocetto! Che bel culo liscio e sodo!" Non avevo tempo di badare alle offese, sapevo che erano un modo di giustificare istinti primordiali e non me ne preoccupavo. Badavo solo al mio piacere. A sentire dentro di me, finalmen
te, il cazzo di un pescatore infoiato all'inverosimile.
"Michia, sto per venire!" - disse Angelo aumentando il ritmo.
"Ehi! Gli accordi!" - fu la severa risposta di zio Antonio.
"Cazzo! Che peccato, un così bel culetto..." - replicò il biondo uomo di mare.
"Forza Angelo. Non farmi incazzare!" - gli gridò Toni. Con duplice malavoglia, mia e sua, Angelo estrasse la verga dal mio culo e si diresse verso zio Antonio, già disteso sulla vecchia panca, sopra i nostri vestiti. "Sei proprio un porco" - disse Angelo mettendosi dietro a zio Antonio - "Vuoi essere scopato come una cagna e farcito di sborra? Allora beccati questo cazzo! Schifoso!". Con un colpo deciso, senza nessuna preparazione e a secco, Angelo schiaffò il cazzo nel grosso culo peloso alla pecorina. Tutti e due urlarono dal dolore. Toni mi spinse verso di loro. Sentii la bocca di mio zio avvolgermi il cazzo mentre la cappella di Toni si poggiava delicatamente sul mio buco ormai dilatato. "Bel cazzo figliolo. E' un dono di famiglia!" - disse zio Antonio osservando il notevole attributo ricoperto dalla sua saliva luccicante. "Si! Ma l'importante è saperlo usare bene" - rise Angelo.
Mi accorsi che stavamo facendo un casino micidiale. Mio zio si dava da fare spompinandomi a dovere sotto i colpi velocissimi del giovane pescatore. La panca sbatteva sul piede zoppo e scricchiolava ad ogni colpo. Toni era entrato dolcemente in me e cominciava a muoversi lentamente. Ero completamente rilassato, completamente abbandonato ai desideri del vecchio lupo di mare che mostrava di saperci fare. "Ti riempio il culo di sperma, femmina mancata!" - gridò Angelo penetrando con foga mio zio. "Si, spaccatemi il culo. Siii! Voglio sentire il getto caldo!" - rispose zio Antonio stupendomi. Quel suo atteggiamento in parte mi disgustava. Sembrava veramente una cagna in calore, ma non me ne curai più' di tanto. Dietro di me Toni si muoveva con maestria regalandomi immenso piacere. Il dolore era completamente passato anche se ormai sussultavo al ritmo dei forti colpi di reni.
Angelo accompagnò il grido di piacere con una vera e propria eruzione di sborra nel culo di zio Antonio.
Dopo pochi secondi di pausa il giovane pescatore estrasse la propria arma dal culo peloso e arrossato che rimase a lungo spalancato come una voragine infernale. Poi, rivolgendosi a Toni disse: "Ci sei tu?".
"Si" - rispose il socio più anziano staccandosi dalla mia presa. "Dai Toni, riempimi anche tu. Li conosci gli accordi, no?" - la cagna continuava a gemere. Toni si mise sopra mio zio e gli conficcò senza troppe gentilezze tutta la sua meravigliosa salsiccia nelle budella. Cominciò a scoparlo con violenza, facendolo gridare di piacere e di dolore, ma non mi staccò mai gli occhi di dosso. "Dai stronzo! Quanto ci metti a venire! Mi stai spaccando il culo! Mi fai male!" - gli urlò da sotto, fingendo.
"Ma stai zitto! Culattone, lasciami godere!" - fu la secca risposta di Toni, allontanando da me solo per un attimo il suo sguardo penetrante. Quando i suoi occhi si rincrociarono nuovamente coi miei, mi sembrò che chiedessero scusa per quell'offesa probabilmente esplicitamente richiesta dal mio più perverso parente.
"Vuoi che ti riempia di sborra? Allora prend..i ...aah!". Toni si bloccò per qualche secondo nel culo di zio Antonio. Il suo splendido corpo massiccio veniva attraversato da intense scariche elettriche a testimonianza del copioso svuotamento. Dopo un rapido sguardo di intesa, i due uomini di mare si alzarono in piedi bloccando il vecchio porco sulla panca. "Adesso tocca a te, piccolo" - mi disse Angelo - "Sborra nel culo di tuo zio. Se lo merita!". Zio Antonio cercava di liberarsi, ma la presa dei pescatori era troppo forte per lui. Non persi l'occasione. Lo infilzai con brutalità, senza incertezza, come gli altri che mi avevano preceduto e gli feci parecchio male. Del resto il mio cazzo, già di per sé bello grosso, aveva raggiunto per l'eccitazione dimensioni mai viste.
Era per vendetta che mi misi a pompare con foga nel suo culo, per aver organizzato la mia iniziazione o per ringraziamento? Non mi importava. Ero tutto concentrato ad affondare la mia spada nelle chiappe pelose già colme di sperma di chi era passato prima di me per quel tunnel caldo. Ne sentivo il calore e la consistenza. Ne vedevo la presenza sopra la lunga asta del mio cazzo, ogni volta che uscivo ritmicamente da quel buco incandescente. "Sto per sborarre" - dissi incrociando gli sguardi soddisfatti dei pescatori - "ma voglio riempirti la bocca, zio". Zio Antonio di divincolò da una presa ormai distratta e, girandosi di scatto, ingoiò con foia il mio grosso cazzo. "Lo aspettavo da anni" - disse riempiendosi le fauci. In pochi secondi gli venni copiosamente in bocca, schizzandogli negli occhi e cospargendogli la folta barba di bianche righe perlacee.
Un assoluto silenzio discese nelle docce. Sentivo solo il mio affannoso respiro sfinito dall'orgasmo. La situazione durò per molti interminabili minuti. Poi, come se nulla fosse, zio Antonio si rivestì in fretta senza nemmeno lavarsi, infilò una mano nella tasca dei lussuosi pantaloni stropicciati ed estrasse un volgarissimo rotolo di banconote. Ne diede un paio a Angelo e tre a Toni. Si aggiustò alla meglio i suoi abiti eleganti macchiati di sborra, come se fosse un aristocratico decaduto e uscì di corsa dai bagni. La confusione regnava sovrana i me.
"Allora che fai? Stai ancora qua dentro?" - Angelo, indossati maglietta e pantaloncini aspettava sulla porta dei bagni il collega. "Mi faccio una doccia e arrivo. Dai tra mezz'ora usciamo in mare" - gli rispose Toni. "Vabbé! Resta col frocetto allora. A dopo." Chiuse la porta sbattendo.
Ero rimasto accovacciato nell'angolo, seduto sul pavimento freddo con lo sguardo perso nel vuoto. Cosa era successo? Perché? Mio zio aveva pagato per gustarsi la mia perdita di verginità? E tutte le offese di Angelo? Sarei stato sputtanato? E adesso? "Piccolo, cos'hai?" - mi disse Toni sedendosi accanto a me. Cominciò ad accarezzarmi i capelli. "Mi spiace, ma sai... tuo zio paga molto bene e ogni tanto... ci si diverte. Se tu mi dicevi qualcosa fermavo tutto". La sua dolce voce ruvida mi rilassò immediatamente. "Poi non ti preoccupare per Angelo" - continuò - "ce l'ha su coi froci ma ti assicuro che in mezzo al mare lo piglia in culo che è un piacere. Hai visto che bel culo?... E' tutta una maschera. Ha cinque figli da mantenere. Ma dimmi non ti è piaciuto neanche un po'? Mi sono accorto da tempo che ci fissavi sul molo, sai?".
"Beh! Per piacermi... si mi è piaciuto. Sono solo scosso per mio zio" - risposi. "Non ti preoccupare, tuo zio mette sempre tutto a tacere. E poi riceve ancora i soldi dalla puttanona tedesca. Lo sai che la ricatta! Si scopava il marito ed il fratello, ma tutti pensano ad altro... eh, eh!" - Toni si sdraiò per terra e mi fece distendere sopra di lui. Sentivo il suo forte odore di maschio e cominciai distrattamente ad accarezzargli i peli del petto. Standogli sopra mi resi conto della sua corporatura robusta e del suo notevole sviluppo muscolare. I suoi grandi occhi neri mi guardavano con dolcezza da dietro due pettorali che somigliavano a colline alberate.
"Senti, se vuoi tra un po' usciamo con la barca per andare a pesca" - la sua mano cercò il mio membro ancora in erezione, le sue labbra si attaccarono alle mie - "senza dire niente a tuo zio puoi venire con noi. Non ho cattive intenzioni, giuro". L'idea mi arrapò enormemente. "Siamo stati un po' brutali, forse, ma era tutto voluto da tuo zio" - Toni sollevò leggermente le gambe - "adesso credo di doverti rendere qualcosa, poi usciamo". La sua mano indirizzò il mio grosso cazzo verso il buco, centro di un meraviglioso culo peloso. Appoggiai la cappella. "Piano eh! Sono ancora vergine lì". Per poco.
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20 years ago
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I contadini e mio marito cornuto
Nel 1984 mio marito ed io decidemmo di fare un viaggio nel nord della Francia.
A quel tempo la nostra relazione stava andando a rotoli e speravamo che quel tour in macchina attraverso gli spazi aperti della Normandia e della Bretagna potesse appianare le reciproche incomprensioni.
Così fu, infatti: grazie a quell'estate scoprii quanto fosse cornuto Giorgio, mio marito appunto.
Adesso vi racconto tutto...
Mi ricordo che faceva molto caldo, nonostante la latitudine, e di certo la nostra piccola Renault 5TL non godeva dei confort tipici delle vetture d'oggi.
Giorgio continuava a parlare, parlare, parlare... forse per distrarsi dal senso di nausea che lo aveva accompagnato per tutto il viaggio.
"Vedi che vegetazione differente rispetto all'Italia? Noti come si distinguono le singole foglie degli alberi? Proprio come nei quadri che abbiamo visto al Louvre!" - mi disse lagnosamente.
"Scusami" - risposi -"ma io al Louvre ho ammirato i bei culi delle statue, altro che gli alberelli... tu pensa a quelli che finisce che io mi cerco qualcos'altro".
"Stronza ninfomane... ehi! Vai piano che viene da vomitare!!" - mugolò dietro ad una smorfia.
Effettivamente un po' stronza lo fui, mentre pensavo a che cosa mi avesse spinto a sposare quel magro intellettualoide con gli occhiali spessi e senza muscoli, cominciai a schiacciare sull'acceleratore e a correre come una pazza sulla strada rossa che si srotolava per chilometri e chilometri nelle campagne disabitate.
Il destino fu benevolo: di colpo dovetti accostare entrando in una piazzola sull'opposto senso di marcia, visto che Giorgio era in procinto di vomitare l'anima. Mentre lui emetteva squallidi versi piegato fuori dalla portiera, io mi beavo guardando dal mio finestrino un agricoltore francese che stava arando il campo attiguo.
Sentii ribollirmi immediatamente il sangue e cominciai ad accarezzarmi dolcemente, tirando su il vestitino rosso comprato giorni prima in un mercatino della Provenza.
Osservavo con attenzione quel corpo abbronzato dal sole, ricoperto da gocce di sudore, muscoloso, maturo, maschile... l'esatto opposto di Giorgio.
L'uomo si accorse di noi ed io, invece di distogliere lo sguardo famelico continuai a fissarlo spudoratamente, mentre oramai le mie dita si erano fatte strada nelle mutandine ed avanzavano impertinenti, facendosi spazio nella soffice peluria della mia passerina.
Giorgio continuava a dare il meglio di sé, io invece, senza alcuna vergogna, mi sfilai velocemente l'intimo con un gesto non visibile dall'esterno per via della portiera chiusa, ma certamente intuito dal Francese che sorrise illuminandosi in viso.
Aprii lentamente le gambe e cominciai a massaggiarmi dolcemente, giocando con le labbra della fica senza mai stimolare direttamente il grilletto.
Stavo sbrodolando come una vacca, macchiando il sedile e torcendomi su me stessa, senza mai allontanare lo sguardo dall'oggetto del mio desiderio. Ero come una gatta completamente concentrata sulla propria preda.
"Cazzo che vomitata! Hai un fazzoletto per piacere?"- mi chiese Giorgio.
L'agricoltore era sceso dal trattore e aveva cominciato a toccarsi il pacco gonfiatosi visibilmente, lasciando immaginare una gustosissima sorpresa al suo interno.
Presi il mio fazzoletto di stoffa e cominciai a passarmelo sulla fica fradicia, mugolando.
Giorgio rimase in un primo momento di sasso, non capendo ancora cosa stesse realmente succedendo.
Rimanendo fermo a circa 20 metri dalla nostra macchina il francese aprì la sua salopette e impugnò con forza il cazzo nodoso mostrandomelo in tutte le angolazioni possibili.
Non capivo più nulla, la mia lingua impazzita umettava in continuazione le mie labbra carnose comunicando in modo diretto la mia voglia di cazzo... di quel cazzo meraviglioso.
"Ma che fai? Oh, mio dio! Chi è quello lì? Ma che cazzo fa? Si masturba? Sabrina presto andiamo via! Ma è una proboscide! Questa situazione non mi piace!"
"A me si! Anzi, brutto stronzo, voglio andare fino in fondo e se non ti va, puoi scendere e tornare in Italia a piedi! Lo vedi quel cazzo enorme? Sarà mio, caro Pipino il Breve!" - risposi sguaiatamente a Giorgio che sembrava un bambino impaurito.
Mi ero piantata oramai due dita in fica e continuavo a muoverle voluttuosamente, lubrificandole con i miei umori che oramai avevano completamente infradiciato la tappezzeria dell'auto.
Per erotizzare ancora di più l'agricoltore che aveva cominciato a masturbarsi seriamente, afferrai per i capelli Giorgio e mi misi la sua testa tra le gambe.
Con la mano libera spalancai lo sportello in modo che si potessero vedere le mie belle cosce affusolate, i miei piedini da Cenerentola (porto il 35), due splendide scarpette rosso fuoco a tacco alto che mi rendevano particolarmente zoccola nonché mio marito, afferrato per i capelli, che soffocava col muso piantato sulla fica
"Dai Giorgio datti da fare! Lo sai che la mia fregna è meglio del Travelgum, leccamela tutta, così, vedrai che ti passa la nausea! Lecca!" - ordinai.
Incapace, come sempre, mio marito si mise d'impegno senza troppi risultati. Dovetti lanciare uno sguardo di richiesta d'aiuto al Francese che sempre col cazzo in tiro e bene in vista salì sul retro del grosso trattore e mi indicò una stradina che, partendo dalla piazzola, scompariva dentro a un gruppo di alberi dietro al campo coltivato.
Poi lo sentì gridare qualcosa e il trattore si accese, dirigendosi nella stessa direzione.
Evidentemente erano in due! Meglio!
Aspettai qualche minuto, poi sollevai la testa di Giorgio, quasi me l'ero dimenticato sulla passera.
"Allora sei con me?" - gli chiesi.
"Tu sei pazza!" - mi rispose.
"Immagino che questo corrisponda ad un sì di un piccolo frocetto, impotente, cornuto, voglioso, ma senza palle, vero?".
Girai la chiave, accesi il motore e imboccai la stradina. Giorgio tremava dalla paura, ma non rispose.
Nonostante le dimensioni pietose del suo uccellino notai un'erezione nei pantaloni.
Arrivammo in uno spiazzo riparato dal sole da una fitta vegetazione d'alto fusto, Parcheggiai la macchina vicino al trattore, ma dei contadini manco l'ombra
"Andiamo via! Andiamo via!" - piagnucolava Giorgio.
Scesi dalla macchina e mi appoggiai sulla ruota enorme del trattore.
D'un tratto scorsi il francese a qualche metro di distanza sotto un'albero.
Il suo sorriso mi confortò. Cominciai a tirarmi su il vestito e a toccarmi.
Misi in mostra tutta me stessa, come una zoccola in vendita e girandomi esposi il mio bel culo sodo, aprendo le gambe, chinandomi e accarezzandomi da sotto i peli pubici.
L'agricoltore si avvicinò e con fare deciso mi slacciò il vestito che cadde a terra.
Ero completamente nuda, con solo le scarpe addosso. Lui cominciò ad accarezzarmi e baciarmi il seno sodo. Ogni tanto mordeva i capezzoli che erano diventati durissimi e sporgenti.
Potevo sentire le sue mani ruvide e callose esplorare ogni centimetro della mia pelle liscia. Lo potevo vedere da vicino. Doveva avvicinarsi alla cinquantina, ma aveva un fisico ancora possente. Era di carnagione scura per il lavoro all'aria aperta, ma i suoi capelli brizzolati avevano sfumature biondastre di nordica memoria. Sentivo il suo cazzo di marmo che scoppiava nei pantaloni. Sono sempre stata un'animalista: caddi in ginocchio per liberare quel boa da una terribile costrizione.
L'uomo slacciò i due bottoni della salopette che cadde a terra come il mio vestito e davanti ai miei occhi schizzò all'insù un'asta venosa di carne di circa 24 centimetri. Anche il calibro era decisamente ragguardevole.
"Apri la bocca piccola troietta e succhiami il cazzo! Fai vedere a quel cornuto di tuo marito quanto sei puttana!" - mi disse in francese.
Sentì la sua mano afferrare i capelli e fui costretta ad ingoiare quel cazzo enorme. Me lo conficcai tutto in gola, di colpo, arrivando a schiacciare il naso su un basso ventre tutt'altro che piatto, ma ancora sodo e sagomato.
L'odore della pelle sudata mi mandò in estasi e il sapore un po' acre di quella verga fece il resto. Cominciai a succhiare con foga roteando la lingua sulla cappella e stimolando al contempo il frenulo.
"Cazzo, mi fai impazzire! Succhia troia, succhia! Così!" - i miei sforzi erano finalmente apprezzati e che soddisfazione succhiare finalmente un signor cazzo!
Giorgio era uscito dalla macchina, si era tolto pantaloni e mutande per potersi masturbare meglio.
"Che bel cazzo signore! Sono la sua troia" - lo imploravo mentre con la lingua seguivo il profilo del suo scettro, lasciandovi sopra quanta più saliva possibile e con la mano rimasta libera mi sgrillettavo furiosamente.
"L'ho sempre detto che le Italiane sono le più belle! Come sei bella! Quanto sei troia! Sei stupenda in tutto: i seni sodi, il culo liscio, la bocca carnosa... ah! Sì ! Che bocca calda... ah! Così mia bella bagascia, così! Succhia il cazzo! Siii! Succhia fino alle palle! Cazzo se si vede che ti piace il cazzo! Eri in astinenza puttana?!" - quel misto di complimenti e mostruose porcate mi faceva impazzire!
"La tua fica ha bisogno di una bella leccata, sai? Mi è sembrato prima che quello stronzo di tuo marito non fosse molto capace" - disse l'agricoltore - "Del resto è una vergogna d'uomo, con una splendida puledra come te... come fa a non chiavarti da mattina a sera... io ti voglio! Voglio la tua fica, voglio la tua bocca, il tuo culo... voglio esploderti dentro al culo!"
"Sì, sì, sì... " - implorai ansimando per la foia.
"E tu stronzetto guarda e impara!" - urlò rivolto a Giorgio.
Di colpo mi sentì sollevata da una presa sui fianchi. In pochi secondi mi ritrovai sul cofano della macchina a gambe aperte con la fica in fiamme mentre l'abile lingua del francese rovistava nel mio ventre in modo magistrale. L'ispida barba incolta mi solleticava dolorosamente l'inguine e l'agricoltore, quasi divertito, succhiava i copiosi umori che colavano lungo le mie gambe.
Giorgio cercò allora di infilarmi in bocca il suo pistolino in tiro. La cosa dovette dare molto fastidio al mio stallone di campagna, al punto che si alzò di scatto, si diresse verso il trattore e prese una grossa corda ruvida.
"I Cornuti devono stare al loro posto" - sentenziò - " e fare i cornuti!".
Afferrò con violenza mio marito e cominciò a bloccarlo nella portiera aperta dell'auto.
"Sono d'accordo!" - risi sadicamente - "legalo bene!"
All'inizio Giorgio accennò ad una minima resistenza, ma il Francese gli appioppò subito un sonoro ceffone e quindi, piagnucolando, lo squallido uomo che mi portavo dietro si abbandonò al proprio destino. In pochi secondi mio marito rimase piegato a novanta e infilato nel finestrino aperto di una portiera spalancata, legato per i polsi al telaio della stessa. Un vero e proprio cornuto affacciato alla finestra, col culo per aria, che doveva osservare la propria moglie mentre veniva trivellata da uno sconosciuto.
Il contadino mi girò mettendomi a pecora davanti alla faccia di mio marito e dopo essersi lubrificato la cappella con un paio di sputi mi fece divaricare le gambe e mi piantò nella fica, senza troppi convenevoli, tutta la sua quercia.
Urlai di dolore in faccia al cornuto! Ma dopo qualche secondo provai un immenso piacere; mi divertiva molto stare appoggiata alla portiera della R5, la stessa su cui Giorgio era bloccato, nonché ansimagli in faccia tutto il mio troioso godimento!
"Siii! Scopami sono la tua schifosa puttana! Spaccami la fica!" - urlai.
Mentre sbattevo le tette in faccia a Giorgio, l'abile stallone mi accarezzava la schiena con dolcezza e nello stesso tempo assestava colpi d'ariete nella fica, a volte anche un po' dolorosi, ma che mi facevano godere troppo per pensare al dolore.
"Voglio il tuo cazzo nel culo! Lo voglio nel culo! Là dove non è entrato mai il cazzo di mio marito!!" - implorai.
Giorgio mi guardava sconvolto e ripeteva: "Sono un cornuto di merda, a me non mi hai mai dato il culo e adesso ti fai sfondare da uno sconosciuto? Cornuto! Cornuto"!
"Come vuoi mia bella zoccola italiana!" - sentenziò il contadino.
Sfilò il suo bastone dal mio ventre, mi fece girare tenendomi sempre piegata. Mi riempì nuovamente l'esofago con il suo membro sempre più turgido. Adesso era ricoperto completamente dagli umori di fregna e leccarlo mi piaceva ancora di più.
"Sbatti il culo in faccia a tuo marito! E tu, stronzo! Lubrifica bene il buco di tua moglie" - urlò il contadino - "se non fai un buon lavoro lei soffrirà ed io non mi fermerò comunque".
Cominciai a schiacciare tra le mie chiappe la faccia di Giorgio che, bloccato dalla corda non poteva indietreggiare più di tanto. Non volevo soffrire troppo e poi mi piaceva sentirlo soffocare mentre con la lingua si faceva strada tra le mie viscere. Del resto non potevo dargli nessuna dritta in merito visto che il Francese aveva cominciato a scoparmi in bocca come una locomotiva a vapore.
Con gli occhi chiusi ingoiavo quel ben di dio e sentivo una mano che mi accarezzava il seno, un'altra che mi spingeva la testa e altre due che mi accarezzavano la schiena. Ma Giorgio non era legato?
Quando aprii gli occhi mi trovai dinnanzi due cazzi. Era spuntato dal nulla un altro uomo, probabilmente quello che aveva guidato il trattore.
Fu una bella sorpresa.
Era un ragazzo molto giovane, avrà avuto al massimo vent'anni e somigliava molto al contadino. Immaginai che fosse suo figlio.
Però era scuro di carnagione, di corporatura robusta e tozza, con una fitta peluria sul petto e sulle gambe. La faccia era più tondeggiante, ma aveva lo stesso sorriso irresistibile del padre.
Il cazzo era meno venoso, più corto di qualche centimetro, ma molto spesso.
"Bella signora vuole succhiare anche mio uccello per piacere?" - disse il giovane in un italiano un po' stentato.
"Sì, lo voglio" - risposi con una serietà incantata da sposa verginella.
"E' il tuo turno Pierre, senti che bocca calda! Io devo sistemare quel cornuto di merda che non si dà da fare" - disse il vecchio.
Trattata come un puro oggetto del desiderio abbandonai un po' a malincuore il cazzo enorme del padre, ma mi consolai subito con quello del figlio.
Lui mi fissava negli occhi e ad ogni affondo emetteva un verso di piacere in tonalità molto bassa, da orso in calore. Era fantastico!
Si sfilò da sopra l'orecchio un sigaro e se lo fece accendere dal padre.
"Hai ragione! Questa vacca italiana succhia divinamente, pà".
L'agricoltore si era intanto messo di fianco a Giorgio e con sguardo severo osservava le sue leccate nel mio culo. D'un tratto gridò: "Sei un incapace!" ed assestò sulle chiappe chiare di mio marito un fortissimo colpo col palmo della mano. Giorgio gridò mentre sul suo culo comparivano piano piano cinque dita rosse, ben stampate e che sarebbero rimaste a lungo.
"Più saliva merda! Più saliva! Non posso mica sventrarla!" - urlò il vecchio contadino.
"Faccio quello che posso, non mi picchi!" - ansimava Giorgio ed io lo sentivo darci dentro e penetrare sempre più a fondo con la lingua nelle mie budella.
"Più saliva ho detto! Qui non finiamo mai! Stronzo!" - partì la seconda cinquina, sulla stessa chiappa, sullo stresso doloroso punto.
Giorgio urlò nuovamente, poi il vecchio mi spalancò le chiappe con due mani e cominciò a sputare abbondantemente all'inizio del solco del mio bel mandolino. Sentivo la saliva scorrere nel varco e avvicinarsi al buchetto odoroso.
"Adesso con la tua lingua di merda spingi la mia saliva nel culo di tua moglie" - ordinò.
"Che schifo! No!" - rispose il cornuto.
"Allora mi inculo te!" - disse l'agricoltore. Di colpo infilò per tutta la loro lunghezza due delle sue dita enormi, a secco, nel culo.
Giorgio cercò di staccarsi dal mio sedere per urlare, ma io usai il culo come silenziatore e gli serrai la bocca. L'urlo si spense nelle mie viscere piene di saliva francese.
Ubbidientemente il mio maritino cominciò a spingere dentro il mio ano tutta la lubrificazione che l'agricoltore continuava a donarmi, goccia dopo goccia, lungo una piega di carne che sembrava oramai il letto di un ruscello.
Intanto il giovane rideva godendosi la scena e, continuando a fumare, mi scopava in bocca beandosi delle mie abili doti da pompinara.
Quando il vecchio contadino decise che ero pronta fece un cenno al figlio e si cambiarono di posizione.
Io mi girai nuovamente e vedendo Giorgio esausto ne ebbi pietà.
Mentre sentivo la cappella del francese poggiarsi sul mio buchetto inviolato baciai Giorgio in bocca e gli sussurrai: "ti devo ringraziare per quello che sei, in fondo è grazie a te che sto godendo come non m...AAAHI!!!"
L'enorme cazzo si stava facendo strada piano piano nelle mie budella.
Due mani ruvide serravano strette i miei fianchi.
"Cara non immaginavo quanto fossi troia e quanto io fossi cornuto. Ma io ti amo ed è giusto così, anzi, ammetto che mi piace vedere il tuo volto trasfigurato dal piacere..." - mi sussurrò per distrarmi da quel misto di dolore e piacere che la penetrazione, per quanto lubrificata, mi donava.
Cominciammo a baciarci, uno legato, l'altra inculata, entrambi aggrappati alla portiera dell'auto.
Dopo qualche minuto avevo tutto il cazzo del contadino dentro il mio culo.
Sentii le palle calde poggiarsi sulla mia fica rovente.
"Adesso chiavami! Chiavami stallone!" - gridai girandomi verso l'uomo grondante di sudore, ma visibilmente soddisfatto.
Piano piano il ritmo aumentò, fino a diventare quasi insostenibile. Era evidente che il Francese voleva fare tappa unica fino all'esplosione vulcanica dentro le mie budella.
Il ragazzo, visibilmente eccitato interruppe i nostri baci coniugali infilando il suo cazzo tra le nostre bocche umide.
"Dammi una mano Giorgio" - chiesi - "ho le labbra spanate".
Con una mano presi il cazzo del giovane e lo indirizzai verso la bocca di mio marito ricalandomi nel ruolo che in fondo gli piaceva, quello di sadica stronza: "caro il mio maritozzo cornuto, mi sa che sei anche un frocione represso, forza pezzo di merda, succhiati questo!"
Rimanemmo stupefatti in due: io perché quel culattone di Giorgio, senza protestare, spalancò le fauci ingurgitando tutta la sequoia con una insospettata maestria che sicuramente non poteva derivare dalla semplice osservazione delle mie precedenti performances; il giovane contadino perché non si aspettava questa "variazione sul tema" e tanto mento una tale abilità da parte di quel pompinaro in erba.
"Pà" - disse - "questi due Italiani sono veramente dei porci incredibili. Guarda questo ricchione come succhia!"
"Vero Pierre. Fate schifo e tu troia vieni un passo in dietro!" - ordinò il vecchio - "Così brava puttanella. Adesso visto che sei una troia schifosa, mentre quel cornuto di tuo marito spompina mio figlio, tu, brutta bagascia, leccagli il culo! Pierre apri le chiappe e fatti leccare il culo da questa puttana".
Non fui in grado di opporre resistenza e mi trovai con la faccia immersa nel culo sudato del giovane. Gli leccavo il buco del culo e scendevo fino alle palle, laddove la mia saliva si mischiava con quella di Giorgio.
Eravamo entrambi in balìa dei nostri stupratori ed io speravo che il vecchio venisse al più presto, sia perché mi stava martirizzando i capezzoli con i polpastrelli sia perché volevo sentire la tanto attesa inondazione di caldo sperma dentro alle budella.
Le mie preghiere furono esaurite. Il ritmo si fece sempre più serrato ed il vecchio cominciò a bestemmiare gridando sconcezze che non sempre riuscivo a tradurre.
Poi mi assestò un fendente micidiale impalandomi fino in gola e gridando all'inverosimile mi sborrò in culo.
Sentii distintamente i getti di caldo sperma che mi schizzavano dentro l'intestino impastandosi sull'asta venosa che continuava a pompare sebbene calando di ritmo.
Dopo pochi secondi anche il figlio venne in bocca a Giorgio che quasi si strozzò. Il giovane gli bloccò la testa in modo che non potesse sfuggire a quell'umiliante finale. I suoi tentativi di divincolarsi furono inutili e anche se qualche rigagnolo gli uscì dai lati della bocca: il ventenne non estrasse la propria arma fino a che non fu sicuro che mio marito avesse mandato giù due belle sorsate di sperma.
Finalmente, libera dalla morsa del vecchio, mi inginocchiai davanti al figlio e mi misi a ripulirgli il cazzo rilassato assaporando golosamente quel gusto dolciastro di cui quel cornuto di mio marito aveva appena fatto una bella scorpacciata. Quando fu perfettamente pulito mi accorsi che era il mio turno, perché sentivo che lo sperma del vecchio contadino stava cominciando a colarmi fuori. Rimisi in faccia a Giorgio il mio culo e lo sentii ripulirmi tutte le budella con molto gusto ed efficienza. Chi l'avrebbe mai detto che avevo a fianco un fottutissimo cornuto, culattone e sottomesso?
Una volta liberato Giorgio che aveva i polsi ormai sanguinanti ci rivestimmo. Sembravamo due profughi sui quali era passato un ciclone, ma eravamo decisamente soddisfatti!
Pranzammo lì con i due contadini dividendo il contenuto della borsa termica e poi, risaliti in macchina, ripartimmo su quella strada dritta e rossastra.
Giorgio guardava fisso fuori dal finestrino.
"Hai ancora la nausea?" - chiesi
"No cara e non sto neppure osservando gli alberi dalle moglie foglioline, mi sto solo chiedendo se i contadini francesi sono tutti così, ma più che altro sto guardando per capire se ce ne sono altri in giro"!
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20 years ago
admin, 75
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Io, Rox e Mo\'
All'inizio del mio rapporto con Rox non esistevano i giochi sessuali fatti con altre persone.
Solo dopo, conoscendoci, son venute fuori le nostre fantasie, i nostri desideri e le nostre passate esperienze sessuali "particolari".
E cosi' abbiamo scoperto che eravamo entrambi dei veri maiali.
La situazione che voglio raccontarvi risale al periodo in cui stavamo scoprendo la nostra vera indole maialesca.
Avevo parlato a Rox di questa mia fantasia di scopare con due donne insieme.
Lei non lo sapeva ancora ma l'avevo gia' fatto in passato. Gliela proponevo pero' come una fantasia da realizzare ex-novo.
Dopo un po' di vari discorsi sul si'/no, Rox mi disse che c'era una sua amica molto porca che probabilmente ci sarebbe stata. Questa sua amica si chiama Monica, ed io avevo sentito spesso il suo nome, ma non l'avevo mai conosciuta.
Io e Rox ancora non vivevamo insieme in quel periodo, anzi, purtroppo abitavamo in citta' diverse e ci vedevamo per i weekend.
Quel sabato eravamo a casa di Rox, nella sua citta', ed ho avuto occasione di conoscere Monica. La mattina avevamo rimesso un po' a posto la casa. Avevamo pranzato e stavamo finendo di rassettare. Il pomeriggio era un po' piovoso. Ma tanto non avevamo mica intenzione di uscire.
"Fra poco mi faccio una doccia e poi ti sistemo per le feste" - mi dice Rox.
Io gia' pregusto il pomeriggio di sesso con quella tettona fantastica.
Non passa un minuto che suonano al campanello. Era Monica.
Rox me la presenta e ci sediamo tutti in cucina a chiacchierare mentre aspettiamo che Rox ci prepari un buon caffe'.
Io sono seduto su un piccolo divanetto messo sotto la finestra, Monica e Rossana si sono sedute al tavolo invece.
Monica e' bionda, carina, seconda di seno ma con un culone enorme che mi fa subito sognare inculate galattiche.
Si chiacchiera delle solite cose, che mi permettono di conoscere un po' di lei e della sua vita.
Ad un certo punto decido di lasciare sole le due amiche e con la scusa di andare in bagno a darmi una rinfrescata le lascio li' in cucina.
Mi assento per una decina di minuti e poi ritorno di la'.
Monica ci chiede di poter anche lei usare il bagno. E si assenta per qualche minuto.
"Mi ha detto Mo' che sei carino e simpatico" - mi dice Rox.
"Allora posso trombarmela??" - le dico io scherzando.
Mi arriva subito uno schiaffo su un braccio.
"Non ci provare" - mi dice - "te lo strappo!".
"Ma scusa.. allora che me lo dici a fare? io pensavo fosse venuta apposta per quella cosa da fare in tre di cui avevamo parlato..".
"Scordatelo, quello si fa quando decido io" - mi risponde lei, ridendo e con un bel sorrisetto malizioso sul viso.
Rox e' una gran troia ma e' comunque gelosa. Pero' devo dire che ogni volta che si e' ingelosita poi scopa meglio.
Comunque io mangio la foglia e comincio a recitare la parte del bravo ragazzo.
Monica ritorna in cucina e si risiede. Io mi metto seduto di lato. E Rox all'altro lato di Monica, di fronte a me. E continuiamo a parlare e scherzare.
"Oggi ho sudato un bel po' " - dice Rox ad un certo punto - "vado a farmi una doccia veloce" . E se ne va di la' in bagno.
Io e Monica restiamo in cucina a parlare, ma si sente che l'atmosfera sta cambiando.
La guardo spesso con insistenza. Le guardo le tette. Cerco di toccarla spesso le mani e le braccia. Lei di rimando sorride spesso e mi sembra molto a suo agio.
Mi alzo, con la scusa di bere qualcosa.
"Vuoi un bicchiere anche tu?" - le dico.
"Si, grazie." - accetta lei.
Riempio i due bicchieri, gliene porgo uno. Lei lo prende e beve. Poi posa il bicchiere sul tavolo.
Io senza dire nulla vado dietro di lei e comincio a carezzarle il collo e le spalle.
Lei non dice nulla e mi lascia fare. Proseguo con le mani facendole scendere sui seni.
Le tocco i capezzoli. Glieli stringo tra le dita e vedo che si ingrossano e diventano turgidi.
Lei si sposta sulla sedia, in modo da permettermi di strusciarle addosso.
Sono dietro di lei, col cazzo che le strofino sulla schiena, le mani infilate nel suo vestito che le strizzano le tette.
Mi chino e comincio a baciarle il collo e a leccarla. Lei gira la testa e mi infila la lingua in bocca.
Ci baciamo con irruenza. Quasi ci stiamo scavando la bocca con le lingue.
Ho il cazzo teso e gonfio. Mi stacco da lei e lo tiro fuori dai calzoni.
Lei me lo accarezza e poi me lo prende nella bocca. Comincia a succhiarmelo e a leccarmelo.
Ho sempre un orecchio teso per sentire se l'acqua in bagno scorre, e infatti ad un certo punto non sento piu' il rumore della doccia.
Io e Monica allora ci ricomponiamo e facciamo finta di nulla.
Dopo qualche minuto Rox esce dal bagno e viene in cucina, in accappatoio.
Io le vado vicino e le metto il naso sul collo e in mezzo alle tettone per sentire tutto il suo profumo.
"Che freschezza che sei" - le dico.
"Si" - dice lei - "mi ci voleva proprio, ora mi rilasso un po' qui.. "
E va a sedersi sul divanetto dove prima ero io.
Rox e' molto abbondante di corpo e il suo accappatoio fa fatica a stare chiuso.
Quando si siede le gambe sono tutte fuori e anche le tette sembrano voler sgusciare da tutte le parti. Io vado a sedermi al tavolo e riprendiamo a chiacchierare.
Ma la presenza di Rox seminuda sta creando un'atmosfera maliziosa e particolare e tutti la sentiamo.
"Non resisto a starti lontano" - dico a Rox.
E vado a sedermi vicino a lei. Le passo un braccio dietro al collo e lei si poggia su di me.
Mentre parliamo, comincia a carezzarmi con la mano. Prima le cosce, poi sulla pancia.
Ormai non stiamo piu' capendo nulla di cio' che diciamo, basta sparare qualche cazzata qua e la' giusto per sentire il rumore delle parole.
Rox mi sta accarezzando il cazzo ora. Mi sta carezzando al di sopra dei pantaloni, ma il bozzo che ho fa capire che mi e' diventato molto duro.
"Visto che bel ragazzo porcello che ho ?" - dice lei rivolta a Monica.
"Si che lo vedo, sembra che gli stia scoppiando qualcosa li' dentro" - le fa di rimando la sua amica.
"Hai ragione, guardiamo cos'e' "
E mi apre la patta, facendolo sgusciare fuori.
"Che carinooo" - dice ridendo - "quasi soffocava, poverino, vie' qua che lo coccolo un po' "
Rox si china in avanti, tira fuori le tettone e me le poggia sul cazzo, inglobandolo in quella massa di carne morbida e profumata.
Monica ha gli occhi di fuori dalla voglia di partecipare.
"Che ne dici se Monica viene a sedersi qui vicino a noi? " - dico a Rox.
"Mo', vieni qui dai" - dice Rox.
Monica non se lo fa ripetere, si alza e viene a sedersi al mio lato. Ora ne ho una per lato.
Sempre con Rox appoggiata sul cazzo, cerco di girarmi quanto posso e infilo la lingua in bocca a Monica. Lei non si tira di certo indietro e cominciamo a slinguazzarci pesantemente.
Con una mano le tocco le tette mentre la lingua continua a frullare.
Comincio a sentire caldo con quelle due vacche messe di lato.
"Ragazze, fatemi togliere la maglia che ho caldo"
Mi alzo e mi spoglio completamente, mentre le due zoccole mi guardano e soprattutto guardano il mio cazzo.
Mi risiedo e comincio a guidare io il gioco.
Rox sta per aprestarsi a mettersi di nuovo con le tettone addosso, ma io la blocco.
"Aspetta ciccina" - le dico - "facciamo partecipare anche la nostra amica"
Metto le mani dietro le loro testoline e le spingo in avanti vicino alle mie cosce.
Capiscono al volo e cominciano a leccarmi, risalendo verso il cazzo.
Arrivate alla base se lo dividono da brave amiche. Una mi succhia le palle e l'altra la cappella.
Dandosi ogni tanto il cambio. Io sono nel pallone dalla goduria.
Rox con tutto sto' movimento ormai e' nuda. Io sono nudo.
"Mo', spogliati anche tu" - dico .
Lei si alza e si spoglia. Porta un perizoma fucsia che letteralmente si perde in mezzo a quelle chiappone gigantesche.
Quando lo vedo impazzisco.
"Leccale il culo..dai.." - mi dice Rox. Non me lo faccio ripetere due volte e le infilo la lingua in mezzo alle natiche enormi.
Monica si china in avanti per facilitarmi il compito, le passo la lingua sul buco del culo, fermandomi ogni tanto ed infilandogliela dentro.
Rox non perde un attimo di quella scena, e' arrapata come una gatta in calore. Manca solo che inizi a miagolare.
"Andiamo di la', sul letto, che stiamo piu' comodi" - dice.
Si alza e va spedita in camera da letto. Io mi stacco dal culone di Monica e mi alzo.
Ma lei resta chinata in avanti e cosi' le urto con la cappella sul culo. Ovviamente ne approfitto e comincio a strusciargliela in mezzo alle chiappe. Lei dimena il culo, lo fa ondeggiare e io vado in estasi.
Perdiamo tempo e Rox che e' in camera da sola si incazza.
Si ingelosisce perche' siam rimasti da soli in cucina a fareporcate invece di seguirla subito, e comincia a dare i numeri, urlando con me e dicendo a Mo' di andare via.
Io non ci sto a perdere quella scopata a tre e cerco di ammansirla un po'.
Con dolcezza e coccole riesco a calmarla e cosi' andiamo tutti in camera.
Loro si stendono sul letto ed io mi infilo in mezzo. Tutta quella carne nuda intorno a me mi sta facendo impazzire.
Rox prende la testa di Monica e la guida sul mio cazzo.
"Alla faccia della gelosia" - penso io. Ma ho il buon senso di starmene zitto.
Quando la vede bene avviata nel succhiarmi il cazzo allora si volta verso di me e comincia a succhiarmi i capezzoli.
Che goduria!
Poi lentamente Rox comincia a scendere con la bocca verso il mio cazzo, gia' impegnato da Monica. E cosi' scende con la lingua sulle palle. Ora una ha la mia verga in bocca e l'altra mi sta succhiando e leccando le palle. Io sono fuori di testa e so che a breve me ne verro' in un mare di sborra.
Le due zozzone mentre mi spompinano fanno lingua e lingua e si baciano con la mia cappella in mezzo.
Allora prima di sborrare, mi sposto e tolgo il cazzo dalla bocca ad entrambe.
"Ora voglio vedere voi due che vi slinguazzate" - dico.
Le due maiale non se lo fanno ripetere. Monica si china sulle tette di Rox e comincia a succhiarle i capezzoli. Poi le passa la lingua intorno alle tette e piano piano sale con la lingua sul collo fino ad arrivarle alla bocca.
E infine le vedo con le lingue intrecciate, le due troione che si baciano.
E nel mentre vedo che le loro mani si accarezzano le fighe e le tette.
"Hai capito queste due puttanone" - penso tra me e me.
Io ho un cazzo che e' di granito dall'eccitazione.
"Chi di voi due lo vuole ficcato in qualche buco?" - chiedo alle due troie.
"Mettilo a Monica" - dice Rox - "voglio vedere il tuo cazzo mentre la inculi".
"Che santadonna questa ragazza" - penso io.
Monica si predispone col culo all'aria. Io poggio la cappella turgida sul buco del culo e comincio a spingere, aspettandomi un minimo di resistenza. Macche'.
Sembra di entrare in una figa sbrodolata da quanto e' sfondato il suo culo.
Rox guarda con grande eccitazione il mio cazzo che entra ed esce, mentre si sgrilletta furiosamente la figa. Poi si sposta e va a mettersi a gambe aperte davanti a Monica, le prende la testa e la tira verso la sua figa.
"Succhiami.. Monica.. succhiami la fregna, muoviti!" - le ordina.
E Monica obbediente le lecca e le succhia la figa, con tanta passione.
Io intuisco che questo gioco non e' nuovo tra loro, e mi sta bene cosi'.
Non dico nulla e continuo a pompare. Poi lo sfilo dal culo e glielo infilo nella fica.
Monica sussulta al colpo. Ma vedo che apprezza.
"Rox, le sto pompando nella figa a questa tua amica troiona.. le sta piacendo?" - dico.
"Sfondala.. sfondala.. sfondala.. vai tranquillo che sta godendo come una vacca" - mi risponde Rox.
Io non vedo il viso di Monica ma dai movimenti del corpo capisco che effettivamente sta godendo come una vacca davvero.
"Rox.. io sono al limite, sto per sborrare.. dove vuoi che sborri? la vuoi tu oppure do' tutta la sborra a questa vacca?" - chiedo.
"Sborrale nel culo .. " - dice - "sborrale nel culo e riempile la pancia, voglio vedere uscire la sborra dalla bocca, voglio vederla da qui..".
Io sfilo il mio cazzo dalla fregna di Monica e glielo infilo di botto nel culo.
Monica si inarca e io la pompo con vigore dentro il culo.
Ormai sono al limite. La situazione mi ha supereccitato.
"Ecco.. ecco.. sto sborrandoooooo.. " - dico, mentre mi avvinghio alle chiappe di Monica e le infilo il cazzo nel culo piu' a fondo che posso. Lo tengo ben piazzato dentro di lei e sento che dei fiotti di sperma mi escono dal cazzo e le inondano il culo.
Quando ormai ho sborrato tutto, lo tiro fuori. Mi sento stremato.
Mi sdraio sul letto e dico alle due troie di leccarmi il cazzo e pulirmelo.
Rox e Monica si girano e vengono ad eseguire prontamente le mie indicazioni.
Monica lo prende in bocca e me lo lecca per bene, pulendo tutta la sborra che c'era attaccata.
Quella gran troia di Rox invece si mette dietro Monica e comincia a leccarle il culo.
"C'e' tutta la cremina che esce.." - dice - "ora ti pulisco bene io..".
E comincia a leccarla e succhiarla tutta.
Io al momento sono fermo e non ho abbastanza forze per riprendere subito.
Le due troie lo capiscono e allora si danno da fare tra loro.
Si mettono a 69 e si leccano la figa l'una con l'altra.
Io mi appoggio con le spalle al muro, a guardare questo spettacolino dal vivo di queste due troie che non ne avranno mai abbastanza di cazzi e fighe.
E vanno avanti per un bel po' finche entrambe non arrivano all'orgasmo.
Poi si stendo al mio fianco, una per lato, con le loro teste appoggiate sul mio petto e con le loro manine mi carezzano il cazzo e le cosce. Mi coccolano.
Ed io mi sento come un Re.
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20 years ago
admin, 75
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Un nuovo amico
Alcuni giorni fa', stavo navigando su internet nella speranza di trovare qualche commento eccitante ai miei racconti,quando ho trovato un commento con tanto foto esplicita,di un uomo che aveva letto i miei racconti ed aveva voglia di conoscermi.Ci siamo scambiate qualche e-mail, poi dopo alcuni giorni ci siamo accordati per un incontro.Il luogo deciso era in una zona dove normalmente,lavorano delle prostitute.
L'accordo telefonico era che nessuno dei due avrebbe fatto domande ma saremmo andati subito al sodo.Arrivai all'appuntamento eccitatissima,vestita con una gonna sopra il ginocchio nera con delle calze color carne ed una camicetta rosso fuoco.Ai piedi avevo delle scarpe con il tacco nere lucide.Quando arrivo' rimasi estasiata perche' era davvero un bell'uomo sui cinquantanni,con il fisico atletico ed i capelli grigi.Fermo' la sua station wagon scura e mi fece salire.
Si diresse subito verso un motel all'interno dell'autostrada, e mentre mi accarezzava le cosce mi disse"Sei bellissima, proprio come ti immaginavo,leggendo i tuoi racconti.
Io gli risposi che non mi ero mai descritta esattamente ,e quindi non poteva immaginarmi.Salimmo velocemente in una stanza d'albergo ed io iniziai lentamente a spogliarmi, rimanendo in reggiseno e perizoma bianco.Lui si avvicino' a me ed inizio a leccarmi dolcemente i capezzoli mentre finiva di spogliarsi,poi passo' dolcemente la sua mano sulla mia fica pelosa ,facendomi venire i brividi.I miei capezzoli si indurirono subito ed avendo un notevole seno ( porto la 4 misura ),sembrava ancora piu' grosso.Continuava a baciarmi le tette ed intanto mi portava verso il letto.
Era molto tempo che non scopavo in maniera cosi' romantica,lui si infilo' il preservativo e dopo avermi toccato ancora un po' la fichetta, mi penetro' dolcemente.Mi montava molto lentamente ,ed io era gia venuta molte volte,ma lui sembrava di ferro,passavano i minuti ,ma continuava a stantuffarmi, con il suo uccello sempre duro.Dal piacere stavo passando al dolore, allora con uno scatto mi tolsi da sotto di lui ed iniziai a spompinarlo,lui disteso sul letto, mi disse che aveva sempre sognato di fare ingoiare il suo sperma ad una donna.Io gli risposi che non era possibile, in quanto non ci conoscevamo,e quindi non era prudente.Lui fece finta di acconsentire ma togliendosi il preservativo, mi rimise sotto di lui e girandomi a pancia sotto mi infilo' da dietro, non riusci' a liberarmi e dopo pochi istanti senti' un fiotto di sperma caldo che mi riempiva il culo.E' stata un'esperienza piacevole, che spero accada di nuovo con qualche lettore, a cui piacciono i miei racconti.
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20 years ago
admin, 75
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Sesso in auto con il guardone
Ciao amici sono la vostra silvy,sempre piu' presa dalla storia di sesso che ho con mio suocero.Riesce sempre a farmi vivere dei momenti eccitanti,come e' capitato alcuni giorni fa', quando dopo aver prenotato due posti per il teatro,attendevo con impazienza mio marito, dal ritorno dal suo lavoro,perche' mi aveva promesso questa serata a teatro.Invece appena arrivo' a casa mi disse dispiaciuto che non potevamo piu' andare,perche' aveva un forte mal di testa e forse l'influenza.Vedendomi con l'espressione molto delusa mi avvicino' a lui e mi disse"Cosa ne dici se chiedo a mio padre di accompagnarti?Io pensai immediatamente conoscendo mio suocero che avrebbe accettato di stare tutta la sera solo con me,e risposi a mio marito che ero d'accordo.Vidi accendersi un bagliore negli occhi di mio suocero che passandomi vicino mi sussurro' di mettermi il completino intimo che mi aveva regalato lui.Si tattava di un perizoma di pizzo nero ed un reggiseno dello stesso colore a balconcino, che lascia abbondantemente di fuori le mie grosse tette.
Mentre indossavo questi indumenti immaginavo che quella sera non mi avrebbe portato a teatro,ma non capivo cosa aveva in mente.
Uscimmo con la sua auto e ci dirigemmo verso la periferia della citta', allora io gli chiesi in quale albergo eravamo diretti,ma lui mi rispose che se eravamo fortunati,mi portava in un posto dove ci saremmo divertiti di piu'.Arrivammo dopo pochi chilometri in una stradina appartata,che finiva davanti ad una specie di parco abbandonato.Lui accese la luce all'interno dell'auto e baciandomi sul collo inizio' a sbottonarmi la camicetta di seta nera .
Rimasi cosi' in reggiseno e lui indicandomi un cespuglio vicino al finestrino della nostra auto mi disse:"vedi dietro quel cespuglio,ci sono tanti guardoni con i pantaloni abbassati,pronti a masturbarsi appena vedono una coppia che scopa!!!.Io ebbi un sussulto di vergogna e cercai di coprirmi con le mani le mie abbondanti tette,ma lui continuandomi a baciare,scese con la sua lingua in mezzo alle mie cosce ed inizio a leccarmi sopra il perizoma.
Ormai senza rendermene conto ero quasi nuda e lui eccitatissimo si sdraio' sul suo sedile e mi costrinse ad un rapporto orale.Non mi ero accorta che aveva aperto il mio sportello,cosi quando mi misi a succhiargli il cazzo , mettendomi in ginocchio sopra il mio sedile, senti chiaramente una mano accarezzarmi i glutei e poi scendere verso il buco della fica ed infilarmi dentro il dito.Non riuscivo a capire chi fosse,perche' mio suocero mi teneva la testa sopra il suo uccello ormai pronto a sborrare.Capivo pero' che qualcuno dei guardoni si era avvicinato a me ,e non contento di guardare,voleva partecipare al gioco.Proprio nel momento in cui il dito di quell'estraneo mi fece bagnare tutta la fica, un fiotto di sperma mi riempi' la bocca travolgendomi di eccitazione.Senti allora uscire il dito dalla mia fica ed allontanarsi frettolosamente quell'uomo sconosciuto.Tornammo a casa esausti ma felicissimi di questa nuova esperienza!.
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20 years ago
admin, 75
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....una strana serata....
Era una notte di settembre....
Ero sdraiata sul letto e dal lucernaio della mia soffita guardavo le stelle splendere in cielo.
Ero completamente assorta nei miei pensieri quando ad un certo punto mi squilla il cellulare, leggo sullo schermo il nome di Valentina e rispondo...
mi chiede di uscire e di passare una bella serata con lei, accetto volentieri.
Mi passa a prendere intorno alle undici e mi porta a bere qualcosa in centro.
.... come sempre con lei ci si diverte e anche quella sera non abbiamo risparmiato risate.....
Eravemo sedute ad un tavolino con i nostri drink in mano quando ad un cero punto ci si avvicinano due ragazzi.
Indubbiamente sono entrambi molto belli e galanti, ma sia io che Valentina eravamo entrambe belle e fidanzate...
Cerchiamo in tutti i modi di far capire a questi due bei ragazzi la nostra situazione, ma entrambi sembrano non voler capire.
Non sappiamo piu come scollarli e dopo tanti tentativi decidiamo di alzarci e di andarcene.
Prendiamo la macchina e decidiamo di cambiare locale, ma ad un certo punto Vale frena di botto e mi fissa negli occhi... i suoi occhi sono grandi e intensi...
mi guarda ancora qualche istante e poi con tutta la serietà di questo mondo mi dice "matilde.... credo di volerti"
Li per li non capivo la vera essenza di quelle parole, sta di fatto che mi prende e mi bacia sulla bocca.
....quando si stacca, mi guarda e mi sorride e io ricambio il suo sorriso...
Ricomincia a guidare e mi chiede se ho qualcosa in contrario ad andare a passare un po di tempo sole io e lei, anzichè chiuderci in qualche locale... le rispondo che non ho niente in contrario....
imbocchiamo una stradina del precollina di Torino....
tutto è davvero così surreale....
ricomincia a baciarmi
mi accarezza
mi tocca i seni
mi coccola con estrema sensualità e dolcezza
mi sussurra parole dolci
mi lecca i seni
mi morde il collo....
decidiamo di metterci più comode, io sono sempre piu calda ed eccitata
(nessun uomo mi aveva eccitata tanto con cotanta dolcezza)
e ci sdraiamo nei sedili posteriori
iniziamo a spogliarci, le sue mani scorrono sul mio corpo con esstrema precisione e caparbia
mi lecca la pancia e mi sbottona i pantaloni
io sono sempre piu eccitata!!!
mi toglie i pantaloni e dopo poco anche le mutandine....
mi fa divaricare le gambe e comincia a massaggiare il mio sesso
mi lecca il sesso e dopo pochissimi minuti vengo...
Nessun uomo è mai stato in grado di farmi venire in quel modo così speciale!
Dico speciale perchè solo Vale ci è riuscita e ci riuscirà....
Dopo quella sera io e Vale abbiamo sempre avuto la forte esigendza di stare insieme....
la ringrazio perchè mi ha aperto gli occhi!
grazie a lei ho capito davvero chi sono e come sono e non mi vergogno di dire a nessuno che sono lesbica e che sono innamorata di Valentina...
Ti amo dolce amore mio!!!
.......tutto questo è dedicato a te e alla nostra prima volta...
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20 years ago
admin, 75
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Uno zio da consolare (gay)
Finalmente dopo due anni di lavoro non-stop, questa estate sono riuscito anch'io ad organizzare una bella vacanza al mare. L'aggettivo non deriva dalle condizioni atmosferiche che, come ben sapete, sono state pessime, ma da quanto sto per raccontarvi.
Vacanze! Era ora! Ma con il portafoglio vuoto... al solito.
Mi decisi ad alzare la cornetta ed ho telefonato a zia Simona per due semplici motivi: primo - ogni estate va in Liguria nella sua bella casetta in riva al mare; secondo - si è sposata con un manzo da cardiopalma.
Mi ricordo perfettamente l'estate di tre anni fa, quando ho passato tutto il mese di agosto ad ammazzarmi di seghe in acqua, a letto o al cesso. Un gran bel contributo l'avevano fornite anche le quotidiane trombate dei due, che mi svegliavano nel pieno della notte. Che bel risveglio però!
Lo ammetto, il richiamo del cigolio del letto mi ha più volte spinto a sbirciare dal buco della serratura.
Non che dovessi capire che cosa stesse succedendo nell'alcova; zia Simona e Franco non hanno mai lesinato sospìri e gémiti che si potevano chiaramente percepire fin dal mio divano-letto, posizionato in un ampio salotto al piano inferiore. Tuttavia non potevo resistere alla visione del parente acquisito che si scopava selvaggiamente la sorella di mio padre.
Quando poi tornavo a letto dovevo spararmi un paio di seghe per poter riprendere sonno.
Ma questa è acqua passata.
Preparatomi a notti di frenetici smanettamenti e di infoiamenti costanti, dopo il nulla osta di zia Simona, mi precipitai a Ventimiglia con le valigie cariche di entusiasmo e t-shirt.
La vacanza non avrebbe potuto cominciare meglio, sulla banchina Franco mi stava aspettando.
E' un uomo di 45 anni, alto circa 1,75, bello robusto. In stazione lo riconobbi immediatamente: occhiali da sole, un po' stempiato, capello crespo, pelle naturalmente scura, ossa grosse, mani tozze e una splendida camicia bianca che si apriva su di una selva di peli neri sui quali si adagiava dolcemente una lucente catenina d'oro.
"Ciao, fatto buon viaggio?" - mi disse prendendomi le valigie.
"Non vedevo l'ora di arrivare!" - santa verità! - " La zia?"
"A casa! Sta preparando la cena".
Santa donna! E ottima cuoca !!!
Sulla macchina abbiamo parlato del più e del meno ed io non riuscivo a togliergli lo sguardo di dosso. Osservavo le grosse mani sul volante, la barba di solo un giorno che già segnava prepotentemente il viso, i pettorali ben definiti che si intravedevano attraverso la camicia e tutti gli altri optional che quel ben-di-Dio mi stava offrendo, ma ahimè, al solo senso della vista. Non vedevo l'ora che arrivasse la sera per gustarmi lo spettacolo.
Mangiammo velocemente e con la scusa del viaggio andai a letto presto.
Mia zia mi aiutò a preparare il divano per la notte, poi andò di sopra col marito a guardare la tele.
Come sperato l'atteso cigolio mi risvegliò verso mezzanotte. Mi ero perso qualcosa?
"Porca puttana!"
In fretta e furia e nudo come un verme salii le scale e mi piazzai dietro alla porta, appoggiando l'occhio al buco della serratura.
Fantastico!
Il meraviglioso culo peloso di Franco era in primo piano. Adesso lo riconoscevo perfettamente.
Con un movimento a ritmo variabile, a volte anche violento, mio zio stava sfondando la fica Simona di cui riuscivo solo a vedere due gambe per aria che sobbalzavano di riflesso.
La mia attenzione si concentrò sui due splendidi coglioni pelosi, rassodati dall'eccitazione che avrei volentieri leccato e coccolato per tutta la loro superficie fino a sospingermi con l'ardimentosa lingua sulla soglia dell'oscuro antro proibito.
"E allora? Ti piace ancora il cazzo! Dimmi che ti piace! Ti piace ancora quando ti scopo?" .
Di colpo raggelai, c'era qualcosa di strano: Franco era molto violento ed aveva un tono di voce decisamente più alto del solito. Zia Simona non fiatava, non gemeva di piacere e sembrava quasi annoiata.
"Che stronza!" - pensai - "Chi ha il pane non ha i denti".
Io il pane non l'avevo, i denti sì, ma in quella situazione non mi sarebbero comunque serviti.
Franco girò mia zia su se stessa, con forza, mettendola a pecora, ma non appena cercò di penetrarla da dietro lei si divincolò cercando di alzarsi dal letto.
"Ma vai a cagare!" gli disse in modo sguaiato.
In pochi secondi Franco le fu di nuovo sopra, sedendosi al di sotto delle grosse tette e gridò:
"Vengoooo!".
Così mi perdevo tutta la scena! Lo zio era di schiena e vedevo solo il trio gamba - figa - gamba della zia che si agitava nervosamente.
Dopo pochi attimi di immobilità Simona si alzò come se non fosse successo nulla e cominciò a rivestirsi, pulendosi la faccia ed i capelli impiastricciati di sperma.
Più veloce e silenzioso di un gatto tornai di sotto e mi infilai a letto, non volevo che potessero pensare avessi sentito qualcosa. Preoccupazione vana!
Una volta sull'uscio di casa mia zia urlò svegliando tutta la città:
"Ciao stronzo! Adesso che ti sei finalmente svuotato i coglioni esco e vado da chi mi sa dare il vero piacere! Vai a fare in culo!".
Ero sconcertato per ovvi motivi.
Evidentemente l'unione idilliaca tra i due si era incrinata, ma questo era niente. Da chi andava mia zia? C'era qualcuno meglio di Franco? Beh! La segreta speranza era che prima o poi mi sarebbe stato presentato. L'ultimo oltraggioso invito proferito da quella bocca sguaiata era però miele per le mie orecchie.
Scherzi a parte ero molto preoccupato ed avvilito. Voglio molto bene ai miei zii e non sapevo che cosa fare.
Di certo non potevo fare finta di non avere sentito nulla.
Preso il coraggio ed un pacco intero di lattine di birra entrai senza bussare nella camera da letto.
"Franco, stranamente stasera sembra che non piova. Andiamo sugli scogli e ce le facciamo fuori tutte..." - gli dissi indicando le birre - "ok?".
Mio zio restò immobile, nudo come un verme, ancora sporco di sperma, guardandomi come se fossi trasparente. Grazie agli slip ed ai jeans, la mia prepotente erezione rimase quasi invisibile mentre cercavo di mantenere la calma, anche se avrei voluto zompargli addosso e confortarlo in ben altro modo.
Sembrava un guerriero sconfitto, ma io potevo ammirarlo dai piedi ai capelli, sarei rimasto lì per ore, fortunatamente dopo pochi secondi i grandi occhi neri ripresero tristemente vita.
"Ok! Andiamo".
In un battibaleno, infilati un paio di jeans a pelle e la camicia stropicciata della mattina, fummo in macchina.
Arrivati sugli scogli, in un posto isolato, cominciai a passargli una birra dietro l'altra e un po' narcotizzato dai fumi dell'alcol finalmente venni a sapere che mia zia aveva scoperto a quarant'anni la sua tendenza lesbica e lo stava per mollare per una fotografa di Milano.
Poveretto! Gli eterosessuali maschi sono assolutamente impreparati a questi colpi di scena. Sembra sempre che le nuove direzioni di libido delle mogli vadano a minare le fondamenta della propria virilità. Mah!
"Beh! Puoi farti tutte le donne che vuoi" - gli dissi oramai sbronzo - "Sei un bel torello e chiodo caccia chiodo!"
"Dici?" - mi rispose con il tipico tono a "montagna russa" degli ubriachi - "Lo sai che sono imbranato con le donne..."
"E allora scopati un uomo così siete pari" - ma che cazzo stavo dicendo?
"Ma sei scemo? Non sono mica frocio io?" - tagliò corto un po' stizzito.
"Peccato! Io sì, fino al midollo..." mi bloccai. Le birre mi avevano fatto parlare troppo.
Di colpo sentii calare un silenzio di piombo. Non avevo il coraggio di voltarmi e di incrociare i suoi occhi.
Come avrebbe reagito? Sbronzo come era avrebbe potuto anche spaccarmi la faccia.
I minuti non passavano mai, poi sentii Franco alzarsi a fatica e avvicinarsi, traballante.
Feci dei grandi respiri cercando di svegliarmi dallo stordimento con l'aria fresca del mare. Io non ero completamente partito e sarei potuto fuggire.
Mio zio mi era accanto, in piedi, a pochi centimetri.
Con stupore sentii vicino all'orecchio il rumore della cerniera del jeans scendere incerta.
Mi voltai quasi subito.
Franco aveva già tirato fuori il suo splendido uccello, ancora addormentato, e mi guardava con un aria un po' triste ed un po' impaurita.
"Allora vediamo che sai fare" - mi sussurrò.
Adoro i cazzi ancora molli. Impazzisco nel sentirli indurire velocemente in bocca.
Questa era una sfida contro l'alcol e contro le inclinazioni eterosessuali del mio adorato parente.
Slacciai bene i pantaloni e glie li calai, l'assenza delle mutande mi eccitò all'inverosimile.
Cominciai lentamente a leccargli i coglioni gonfi e la base dell'asta, assaporando ogni tanto la proporzionata cappella, giusto per gustarmi il progressivo irrigidimento del cazzo.
Di tanto in tanto i miei occhi si incrociavano con i suoi, socchiusi, rapiti. I sospiri e lo sguardo un po' beota tradivano il piacere che gli stavo donando.
Dopo pochi secondi il cazzo di Franco era al massimo della propria dilatazione ed io potevo ammirarlo beato sotto la luce della luna, umido della mia saliva e del proprio abbondante liquido pre-spermatico.
Non era un cazzo enorme, più o meno diciotto centimetri, ma bello tozzo, duro e con due grosse vene in evidenza che correvano lungo l'asta.
Il sapore era meraviglioso, acre, di uomo fumatore.
Franco mi prese per i capelli ed incominciò ad accompagnare i miei movimenti della testa, spingendo sempre più a fondo la sua asta nella gola.
Senza interrompere il ritmo, con estrema naturalezza, tirò fuori dal taschino una sigaretta e se la accese.
Ad ogni boccata gemeva e mi guardava con aria soddisfatta.
"Slacciati la camicia, voglio vedere il tuo petto... da quaggiù deve essere uno spettacolo" - gli dissi.
E così fu. Pian piano ad ogni bottone slacciato, mi sentii pulsare il cazzo all'inverosimile.
Sotto la luce delle stelle vedevo dal basso mio zio, possente, con i suoi splendidi pettorali pelosi che cominciai a massaggiare dolcemente alla ricerca dei meravigliosi bottoncini rosa.
Mentre gli slappavo sapientemente i coglioni e l'asta del cazzo, ammiravo la collina del suo addome ricoperto di fitta peluria e, subito dietro, i grandi pettorali, duri, sui quali batteva ritmicamente la catenina d'oro.
Mio zio era evidentemente al settimo cielo, con la lingua ogni tanto roteavo intorno alla sua cappella e stimolavo il prepuzio con piccoli colpi leggeri.
"Cazzo! Nessuna donna mi ha mai fatto un pompino del genere!" - disse sottovoce tra sé e sé.
Oramai riuscivo ad infilarmi tutto il suo cazzo ed anche i coglioni nell'esofago.
Con una mano mi masturbavo velocemente. Non ce la facevo più. Mi ero calato i pantaloni e mi stavo segando velocissimo. Il profumo della sua pelle mi aveva letteralmente drogato, avrebbe potuto chiedermi qualsiasi cosa.
"Vuoi venire?" - chi chiesi con la bocca orami dolorante.
"No, non ancora... aspetta e vedrai che sorpresa!" - mi rispose beffardo.
Il suo sguardo era d'improvviso cambiato, quasi divertito. Rimasi un po' stupito, ma non me ne curai più di tanto. Tutta la mia attenzione era concentrata sul suo cazzo che continuavo a venerare con irreprensibile devozione.
A volte sembrava distratto, sembrava che guardasse qualcos'altro dietro di me.
D'un tratto mi sentii afferrare per i fianchi da due grosse mani robuste.
"Che cazz...!" - mi girai di colpo. Ecco cosa stava guardando mio zio! Alle mie spalle, silenziosamente si era appostato un armadio sulla cinquantina. Il rumore del mare non mi aveva permesso di sentirlo arrivare.
Era già completamente nudo. Sullo scoglio più vicino erano ammonticchiati un paio di pantaloncini e due ciabatte.
"Zio, lo conosci?" - chiesi un po' intimorito.
"Zio?" - chiese divertito l'uomo con voce da basso - "Siete proprio due porci! Fantastico! Che frocioni!"
I suoi occhi si accesero di fòia. Era alto circa un metro e ottanta, ma sarà pesato per lo meno 130 chili.
La testa pelata luccicava sotto la luna, anche se la sua carnagione era molto scura, bruciata dal sole.
Il corpo era molto robusto, ma senza peli. Sotto ad una prominente pancia da sbevazzatore notai un cazzo enorme. Lo spavento fu notevole.
"Lo conosci?" - chiesi nuovamente impaurito a mio zio.
"Di vista. Tua zia compra da lui il pesce al mercato del sabato"
"Si. Il pesce è la mia specialità. Tua zia te li ha sempre cotti in modo sfizioso, io te lo inforno crudo" - disse quello con un accento spiccatamente meridionale.
"Dai nipote! Fammi vedere come lo si piglia in culo" - ridacchiò Franco divertito e sbronzo.
Dietro di me l'orco cattivo stava affondando il suo faccione tondo tra le mie natiche. Le sue manone mi aprivano bene le chiappe e sentivo la lingua farsi strada velocemente verso il mio povero buchetto.
La sua barba ispida raschiava dolorosamente dove non mi batteva mai il sole, ma non avevo alcuna intenzione di lamentarmi. La sua attenta opera di lubrificazione mi donava immenso piacere. Sentivo ad ogni leccata, ad ogni sputo, ad ogni affondo di lingua il mio buco rilassarsi ed aprirsi inaspettatamente.
"Cazzo, mi stai facendo impazzire, mi stai leccando le budella" - gridai in preda al piacere.
Franco non accettò questa mia distrazione e mi rinfilò di colpo tutto il cazzo in bocca afferrandomi per i capelli.
"Succhia nipote, non ti distrarre. L'hai voluto tu ed adesso devi farmi godere!".
Questa piccola violenza fu una sorta di segnale per il pelatone. Sputò due volte sul mio ano dilatato e poi si appoggiò al mio culo con la sua grossa cappella.
"Ahio! Cazzo!" - gemetti.
"Dai bellino, non fare il moccioso davanti a tuo zio. Lo so che ti piace prenderlo" - rise.
Mi voltai e vidi tutta la sua massa possente spingersi verso di me serrandomi i fianchi con la morsa delle sue mani.
Rivoli di sudore gli scendevano su tutto il corpo.
Sui grossi pettorali un po' cadenti e dai capezzoli sporgenti notai un grosso piercing ad anello.
Lo osservai per qualche istante e notai che tutto il suo aspetto (la sua grossa faccia tonda con gli occhi socchiusi, il corpo senza peli, la bocca carnosa) lo catalogava attraverso l'arte della fisognomica nella peggior specie di "porco". Ciò mi eccitò moltissimo e con un colpo deciso all'indietro mi conficcai in un colpo solo tutta quella mazza enorme, paralizzandomi per qualche secondo per il dolore.
"Cazzo che troia che è tuo nipote!" - disse rivolto a mio zio - "Dai passami un birra che ho sete!".
Franco tirò fuori altre due birre, una la passò all'uomo l'altra la tenne per sé, senza mai fermarsi col suo movimento di reni ed i continui affondi nella mia bocca.
"Hai sete piccolo?" - chiese mio zio sfilandomi il cazzo di bocca - "Bevine un po'".
Bevvi due sorsi, poi con la bocca ancora piena gli risucchiai il cazzo.
"Porca Troia! Un pompino con le bollicine" - osservò il pescivendolo che ancora era rimasto immobile col suo obelisco conficcato nelle mie budella.
"E' ora di dare inizio alle danze" - aggiunse. Si portò la lattina alla bocca e bevendo si rovesciò addosso un bel quarto di birra. La vidi scorrere lungo le sue curve, la sua pancia ed infine la sentii entrarmi nel culo attraverso il suo cazzo.
Percepii di nuovo la presa delle sue mani sui miei fianchi. Incominciò a pompare come una locomotiva a vapore in partenza.
Franco divertito dalla scena si rovesciava la birra sul petto peloso e sul cazzo. In questo modo di lì a pochi minuti fui completamente sbronzo. Non sentivo più male, ma solo un piacere diffuso. Ridevamo tutti come bambini. Venivo sbatacchiato in avanti dagli affondi dell'armadio e la sua pancia prominente sbatteva rumorosamente sulle mie chiappe.
"Cazzo sei fantastico hai culo caldissimo, un velluto"
"Ehi! E' mio nipote. Voglio fotterlo anche io!" - urlò mio zio.
"Prego!" - rispose il pescivendolo sfilando di colpo la sua asta dal mio culo facendola schizzare in su, umida, verso il cielo, come una molla. D'un tratto mi sentii alleggerito.
Mio zio mi girò. "Voglio vederti in faccia mentre ti fotto!"
Il pelato raccolse un po' dei nostri vestiti sparsi in giro e me li infilò alla base della schiena per sollevare il bacino.
"Grazie" - disse mio zio - "Eccolo là il tuo buchetto, spero che non te lo abbia sfondato".
Il gigante rise di gusto.
Dopo il suo passaggio mio zio infilò facilmente la sua verga nelle sue budella, guidandola con la mano.
Incominciò a pompare con foga su di me. Teneva sulle spalle le mie gambe e le gocce di sudore cadevano dal suo petto al mio. Finalmente mi stava chiavando!
Il sogno di una vita!
Potevo osservare da vicino le sue espressioni che tradivano un intenso piacere. Le mie mani poggiate sul suo culo duro come il marmo lo invitavano ad aumentare il ritmo.
D'un tratto Franco mi fissò intensamente. Le nostre facce erano vicine e potevo sentire in viso i suoi sospiri. Alzai la nuca e gli cacciai la lingua in bocca. Si ritrasse, ma subito dopo la sua lingua tornò a cercare la mia. Ci baciammo a lungo, mentre senza mai fermarsi mi chiavava in modo magistrale.
"Ehi! Ed io che cazzo ci sto a fare qui?" - disse il pelato - "Datevi da fare".
L'uomo infilò il suo cazzo enorme tra le nostre bocche separando le lingue incandescenti.
Con stupore mi accorsi che Franco mi seguiva nel leccare l'enorme cappella.
Cominciammo a passarci il cazzo del porco, un po' lo spompinavo io, un po' mio zio, un po' leccavamo l'asta assieme.
Mio zio in pochi minuti aveva imparato a fare dei pompini grandiosi ed io mi godevo la scena leccando e risucchiando le palle enormi del colosso.
Il pescivendolo si girò di colpo, mi bloccò i polsi e mostrando il suo grosso culo a mio zio che continuava a pompare cominciò a chiavarmi in bocca. Ero immobilizzato e sentivo quel boa gigantesco nello stomaco.
"Leccami il culo tu!" - ordinò a mio zio.
Non potevo vederlo ma dai sospiri e dalle frasi oscene che sentivo la lingua di mio zio stava lisciando le palle del pescivendolo.
Poi, mentre quest'ultimo continuava a scoparmi in bocca sentii mio zio uscire improvvisamente dal mio culo.
D'un tratto il pelato mi strinse i polsi fin quasi a spezzarmeli. Gridò dal dolore e gridai anch'io.
Franco gli aveva piantato il cazzo da dietro. Vidi la testa di mio zio spuntare sopra la boccia lucida del pelato. I colpi erano violentissimi e si riflettevano nel mio esofago attraverso quella nerchia gigante.
"Si, stronzo! Spaccami il culo mentre scopo in bocca tuo nipote!"
Il porco era oramai ricoperto di sudore e mio zio gocciolava su di lui affondando con sempre maggiore violenza.
"Ti spacco il culo! Te lo faccio sentire fino in gola!" - uno zio irriconoscibile!
"Puttana Eva, sborro!" - gridò il pelato.
Tentai di divincolarmi ma fu tutto inutile! Sentii esplodermi in gola un fiume di sborra incandescente.
Ai primi fiotti pensai di riuscire ad ingoiarla tutta, ma al terzo spasmo fui inondato di sperma e dovetti allentare la presa. Il cazzo del pelato continuava ad andare su e giù nella mia bocca e dalle guarnizioni ormai cedute delle mie labbra ad ogni affondo fuoriuscivano rigagnoli perlacei di deliziosa panna.
Franco osservava estasiato la scena dalle spalle del pescivendolo.
Pulii con cura il cazzo del gigante. Quello in segno di gratitudine si contorse su se stesso, sempre sotto i colpi di mio zio, ed incominciò a succhiarmi la minchia, prossima all'eruzione.
"Nipote apri la bocca che sborro!!!" - ordinò Franco.
Sfilò velocemente la nerchia dal culo dello sconosciuto e cominciò a masturbarsi velocemente sopra alle mie fauci spalancate.
"Sborro! Cazzo! Sboooroooooo!"
Due violenti schizzi mi colpirono in viso. Subito dopo vinsi la resistenza di Franco. Gli allontanai la mano dal cazzo imponendomi con forza e lo ingoiai fino alla base, assaporando i caldi getti.
Lo sperma di mio zio era il migliore che avessi mai provato, era dolcissimo. Il sapore della sua sborra contrastava in modo fantastico con l'odore acre del suo cazzo.
Ingoiai tutto, fino all'ultima goccia, mentre si contorceva tra gli spasmi urlando sulla spiaggia come un orso in amore.
Quello fu troppo per me! Senza preavviso esplosi nella gola del pelato.
Lui fece per ritrarsi, ma Franco gli bloccò la testa.
"Dopo quello che hai fatto a mio nipote" - disse -"devi almeno ingoiare un po' di sperma".
L'uomo si strozzò. Dovevo avere sborrato parecchio. Con un colpo di tosse mi riversò tutto lo sperma sul pube, ma subito dopo, ubbidiente, ingoiò gli ultimi fiotti e si mise a leccare ogni centimetro del mio addome imperlato.
Restammo una mezz'oretta spossati, sdraiati sulle rocce, ridendo e guardando il mare.
"Noi non ci siamo mai conosciuti, e se venite al mercato non fate stronzate!" - disse il pescivendolo - "Se però domani sera siete ancora qui ci si può rivedere, magari porto anche qualche mio amico".
"Certamente" - rispose mio zio, poi guardandomi aggiunse - " andiamo a casa. Ci facciamo una doccia ed andiamo a dormire. Se vuoi poi dormire con me questa notte, tua zia non tornerà per un po' e poi domani il divano serve a tuo cugino Fabrizio, viene a trovarci pure lui".
"Non chiedo di meglio" - risposi - "Ma se dormo con te cosa penserà Fabrizio?"
"Al massimo sarà un po' geloso... non sei mica il primo nipote che mi chiavo!" .....
Tutte le estati da quell'anno vado a trovare i miei zii al mare.
Si sono organizzati bene e stanno ancora assieme.
Dei veri maiali. Scambi di coppie, orge bisex e robe del genere.
Quando io e Fabrizio andiamo a trovarli ci fanno partecipare ai loro festini perversi e vi assicuro che le chiavate con i mariti alla prima esperienza bisex sono le migliori.
Se vi capita di beccare in qualche sito internet gli annunci di Franco e Simona di Ventimiglia guardate bene le foto.
Ci siamo anche io e mio cugino
... e siete tutti invitati.
Note dell'autore:
Naturalmente è tutto inventato (i miei zii sono dei cessi) e per far viaggiare la fantasia e le vostre manone sui bigoli tutto è concesso.
Quando però vi fate sfondare da vostro zio sugli scogli usate la gomma!
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20 years ago
admin, 75
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L\'Autogrill
Mi chiamo Jessyca...ho 32 anni,sposata da 5...piuttosto insoddisfatta del matrimonio...Sono una donna calda..vogliosa...terribilemente troia se mi ci metto..... Amo essere al centro dell'attenzione non solo della gente che frequento... anzi .. sono le situazioni fuori dall'ordinario che mi interessano e mi attraggono. apparentemente sono seria e riservata, nascondo molto bene la mia seconda natura intrigante ed incline a lasciarsi coinvolgere in giochetti trasgressivi. mi eccita se trattata in modo deciso e risoluto, amo, per il mio intimo piacere maschi che mi usino senza ritegno. Mi è sempre piaciuto giocare con il prossimo, provocare, mettermi in mostra. il contatto causuale con quell'uomo è iniziato per posta elettronica. Antonio si è proposto immediatamente in modo fermo ma anche fantasioso e piacevole. Arrivo con la mia macchina.Parchegio.L'appuntamento è previsto in un luogo poco centrale e non ben illuminato. fisico mozzafiato, trucco elegante, gran chioma di
capelli biondi, abitino molto aderente fatto apposta per segnare le curve, termina in una minigonna, le calze scure e velate sono trattenute da un autoreggente nero di pizzo. i tacchi a spillo in vernice nera la fanno apparire stupenda. femmina di gran classe. pronta ad interpretare la fantasia propostale da Antonio ... una amante sfrenata del sesso, si appresta a scendere in strada... per la prima volta... Supero l'imbarazzo iniziale osservando l'auto parcheggiata di fronte a me. Il momento è denso di sensazioni. Antonio interrompe i suoi pensieri avvicinandosi piano con l'auto. abbassa il finestrino, la fantasia digitale si trasforma in realtà. Una signora in abiti sexy e sensuali, un maschio eccitato ed incredulo sono di fronte. . l'invito a salire è esplicito, le facce dei due protagonisti si rilasciano accennando un leggero sorriso... Mi siedo con grazia ed eleganza.le gambe sono subito scoperte, la mini è veramente mini. copre a malapena il bordo delle calze, devo prestare att
enzione ad ogni movimento.. la gonna troppo corta, con i movimenti lo diventa ancora di più, copre a malapena il sedere e la fichetta lasciando in bella mostra il pizzo delle autoreggenti. Il vestito sembra disegnato per me, non riesce a contenere il seno, si notano due bottoni slacciati, il push up offre una splendida vista. Insomma sono vestita di gran classe...ma con quel pizzico di troiaggine che serve per rompere il ghiaccio e rendere la serata eccitante e trasgressiva...Incontrare quell'uomo, uno sconosciuto, qualcuno che però sa molto di me, delle mie fantasie, voglie e desideri intimi. mi eccita ma al tempo stesso mi turba, mi sento confusa e frastornata. avrò fatto bene a lasciarmi coinvolgere in una simile situazione? Che cosa m'aspetta adesso??? Le emozioni si succedono velocemente.Sapermi così vestita ed osservata mi stimola in modo imprevisto l'immaginario erotico. Antonio rimette in movimento l'auto e si allontana lentamente, gli sguardi iniziano a rompere la reciproca
emozione mista a diffidenza . i miei occhi luccicano pieni di eccitazione. L'auto imbocca il raccordo autostradale per raggiungere la vicina area di servizio. qui si arresta. Il luogo è popolato da diverse prostitute, si notano ragazze di colore con abbigliamento evidente e decisamente volgare, stivali altissimi in pelle bianca lucida con tacchi altissimi si mescolano alle mutandine di pizzo, le camicette aperte offrono la vista di seni prosperosi e cadenti. Antonio mi invita a scendere, a mescolarmi alla fauna locale, con un "dai fai un pò la trioia per me..." mi vuole sbattere in strada...Io esito , sono titubante, al tempo stesso eccitata, finalmente mi decido e scendo dall'auto. Pochi passi sono sufficienti a farmi sentire il cuore in gola, noto poco lontano diverse ragazze che mi osservano, mi sento estranea a questo mondo, troppo diversa.. Nelle mie fantasie era viva la voglia di mostrarmi lungo una strada ed offrirmi al primo venuto, salire sulla prima auto in cerca di amori
mercenari, vendermi come una puttana ad uno sconosciuto pronto ad abusare di me, della mia femminilità nei modi più disparati e perversi. Adesso mi trovo in quella situazione, a lungo idealizzata. ma la realtà supera la fantasia, i miei pensieri si interrompono quando l'auto di Antonio fatto un breve giretto m'approccia ancora e sorridendo m'invita a risalire,. :"ecco finalmente il primo cliente!". (penso eccitata,la micia ha voglia ed io da morire...ho voglia di cazzo...di tanti cazzi tutti da gustare in questa serata terribilmente sexy!!) Solo adesso Antonio può osservare, con grande sorpresa, che non indosso mutandine .:" Mmmm!!! Sei bagnata?". lentamente allunga una mano ed inizia ad accarezzarmi le cosce tornite, le mani sfiorano le calze velate, indugia insinuando le dita tra la fine della calza e la pelle chiara e morbida., i gesti sono lenti e misurati. le carezze si fanno più ardite e profonde, le mani sono ormai prossime alla mia intimità . si posano ora sulle grandi lab
bra. percepiscono l'umidità dei suoi umori. L'abitacolo dell'auto è illuminato dalle fioche luci notturne, passa un'auto molto lentamente.illumina con i fari l'abitacolo ed offre una vista piena e completa di una coppietta in intimi atteggiamenti. l'emozione costringe i due amanti ad un veloce dietrofront, le mani si allontanano, i fremiti si spengono per un momento. Torna la penombra e considerato che le. carezze erano ormai diventate un vero e proprio ditalino... accetto di buon grado l'immediato riavvicinamento.. Le dita sfiorano ed affondano di nuovo all'interno della mia fica caldissima. Antonio mi invita a toccargli i pantaloni.. la mia mano affonda.. percepisce il cazzo gonfio ed eretto. con buona iniziativa apro la cerniera e gli tiro fuori il membro eretto.Ho una gran voglia di spompinarlo,di sentirmelo in gola... Avvicino le labbra con voglia alla sua cappella gonfia...slinguettando inizio a leccargli le palle prima e l'asta poi... Con grazia e fermezza, Antonio, però,
m'invita a desistere dai miei propositi,con decisione mi fà rialzare la testa dal suo splendido cazzone duro...sorprendendomi, non capisco le sue intenzioni. Antonio riferma la macchina e mi chiede di scendere . Approfittando di un momento in cui non si notano troppe macchine , scende ed apre la portiera del passeggero, io sono ancora sul sedile, le gambe allargate, la gonna sopra la vita lascia intravedere la fica semiaperta ornata dalle autoreggenti, che spiccano sulla pelle chiara, si uniscono sensualmente alle calze scure che terminano nelle scarpe in vernice nera con tacchi altissimi. L'auto è parcheggiata di fronte alle toilette, si intuisce il prossimo passo. Antonio mi prende per mano, abbasso la minigonna e scendo dall'auto. Mi lascio condurre, l'area di servizio in quella zona non è molto frequentata, solo alcuni camion in sosta. Antonio apre la porta dei bagni maschili.
Ecco la prima sorpresa, un baffuto 60enne prossimo all'uscita li squadra dalla testa ai piedi ed osserva con meraviglia. tutto avrebbe ipotizzato salvo trovarsi di fronte una prostituta in un bagno per soli uomini. li lascia passare ed esce borbottando parole incomprensibili. io appaio in tutta la mia trasgressiva bellezza. Mi sento incerta e tremante, mai avrei pensato di essere coinvolta in un simile gioco.Antonio è però fermo e deciso a continuare nei suoi propositi. si avvicina ad un bagno lasciando la porta semiaperta e mi costringe ad una parete, qualcuno potrebbe osservare la scena . cinge con le braccia il mio collo, le mani si perdono nei miei capelli biondi e lisci, mi sfiora con le labbra, io apro le mie eccitata ed incredula, in preda a vera follia erotica. L'idea di sapermi in un luogo impensato ed impossibile, con un estraneo che mi sta solleticando, sfiorando, baciando ed eccitando mi offre sensazioni impreviste. Esibire il corpo in pubblico, con il rischio di essere v
ista da altri, diventa fonte di eccitazione ma anche di estremo imbarazzo. Con le pulsazioni a 1000 inizio gemere, allargo le gambe, le mani di Antonio mi toccano dappertutto, i seni sodi e ben proporzionati mostrano dei capezzoli eretti e duri, le dita di Antonio li strizzano quasi a farmi male. L'altra mano si avvicina alla fica , dopo aver a lungo palpato le cosce ed il culo. Sono bagnatissima, sto' già venendo, la situazione inaspettata ed a forte rischio di essere scoperti mi eccita in modo inatteso e violento. la mano di Antonio si inserisce con delicatezza nelle pieghe della mia fica in calore... ormai è inondata dai miei umori, la lingua si posa e si incrocia con quella mia. Antonio ritrae adesso la mano dalla fica e me la offre bollente e gocciolante alle labbra. Io prendo il suo invito al volo e incomincio a baciarla con vigore ed avidità, tutto il mio piacere è presto leccato e ripulito. allungo la mano per estrarre il cazzo eretto in modo incredibile, poche carezze e l
a verga viene accolta tra le mie labbra umide, finalmente lo lecco e lo bacio ripetutamente. aiuto il movimento con le mani che hanno completamente avvolto il cazzo di Antonio. Godo da morire nel fare quel meraviglioso pompino..lecco l'asta con dolcezza...salgo con piccoli colpi di lingua verso la cappella..gonfia..violacea e tesa da morire.poi me lo metto per bene sulla lingua...appoggio le labbra al grosso cazzone teso ed inizio ad andare su e giù con la bocca...insalivando il membro per farmelo scivolare per bene tra le labbra...come una zoccola di professione farebbe!Inginocchiata ai suoi piedi..in quella toilette dell'autogrill mi sento veramente una grandissima puttana al lavoro...ma godo da morire e sono eccitata come una pazza!Anche lui si scopre molto, molto eccitato; se questo giochetto non si interrompe l'esito è segnato. Antonio m'afferra la testa allontanandola dall'asta eretta, io mi lascio guidare. mi gira su me stessa, alza leggermente la minigonna e mette in luce du
e glutei fantastici. la gonna diventa un ricordo, viene spostata sulla vita ed io mi lascio condurre senza opporre resistenza. di fronte ad Antonio ci sono adesso due natiche fantastiche, un reggicalze in pizzo.che orna ed impreziosisce quella splendida opera d'arte. Il rumore della porta sbattuta con violenza lascia spazio a due rozze voci maschili. un sobbalzo ulteriore per le coronarie già profondamente provate.. Si capisce che non si è più soli. fortunatamente è stata chiusa la porta del bagno. Io non mi scompongo più di tanto, anzi l'inattesa situazione, che mi costringe al silenzio assoluto, ha dovuto ridurre e modificare il respiro troppo evidente, i leggeri mugolii sono ora strozzati ed impercettibili.. Anche Antonio, eccitatissimo, reagisce rapidamente alla nuova emozione; dopo avermi accarezzato le natiche m'infila due dita nella fica, le grandi labbra si schiudono, trova l'apertura fradicia e gocciolante. Io mi agito in modo incontrollabile, Antonio si ferma capendo ch
e sto' perdere il controllo. Anche lui comunque è talmente eccitato che le azioni non risultano più troppo logiche. L'asta esce velocemente dai pantaloni e senza pensarci troppo viene avvicinata al mio culo.fortunatamente le due voci si allontanano sbattendo la porta.. Le mani di Antonio sulla mia schiena, le sue unghie quasi a voler lambire la mia carne.ho brividi continui. Il silenzio torna nel bagno. Antonio mi sbatte alla pecorina...è un attimo e mi ritrovo appoggiata al muro del bagno.... prendendomi per la vita ed in un secondo, il suo cazzo duro, eccitato è dentro di me. Appoggiata al muro mi godo la monta....sculetto...ansimo... mi muovo, mugugno, spingo su quell'asta che mi provoca infinito piacere. Le sue mani sui seni. I capezzoli duri quasi a farmi male. e.sento contrazioni violente e dolci.sento che sto' per godere.spingo ancora più forte, vorrei che quel cazzo arrivasse sempre più su.più su!!! Sempre di più!!! Esplodo senza ritegno. Antonio anche stà per godere
, sento il suo cazzo sempre più duro. Me lo sfila dalla fica. Con colpi decisi me lo infila nel culo. Sento una punta di dolore ma l'eccitazione è troppo grande! Incomincio a sculettare per farmi entrare quell'asta con voglia sempre più crescente. :" Dai..siii!" Qualcuno è entrato nel bagno ma, questa volta non mi fermo e anche il mio ansimare non riesce a diminuire di tono. I passi del nuovo entrato sono dietro la porta, la vedo schiudersi. Sento degli occhi nuovi, vogliosi sul mio corpo. :" Vieni.la vuoi?" Dice Antonio ridendo. Mi sento le guance infuocate. La mano dello sconosciuto è sulla mia fica. Antonio continua la sua danza nel mio culo. L'uomo s'abbassa, mi apre la fica con le dita e infila la lingua. Antonio si ferma, ora spinge solo lasciando che io mi goda quella lingua che m'esplora, quelle dita che entrano ed escono. Io sono in preda ad un piacere enorme. Ogni parte di me è eccitata, sensibile. I colpi di Antonio ricominciano. L'uomo si alza, mi prend
e la testa e m'infila il suo cazzo in bocca, sto per godere ancora.Ora ho un cazzone piantato per bene nel culo ed un altro meraviglioso e grosso cazzo in bocca...Appoggiata con le mani alle ginocchia mi godo la monta...presa per i fianchi sento Antonio che mi incula da dio...Davanti ho lo sconosciuto che mi stà facendo godere da morire spingendomi il suo cazzone in gola...Lo spompino con voglia...guardandolo per vedere se gode nel sentirmi così tremendamente troia.D'un tratto sento i colpi di Antonio + fitti..rapidi..veloci... " Dai Jessyca.voglio inondarti il culo di sperma, voglio.mmmm!!! Siii, voglioooo! Ohhhh!" Le spinte si susseguono, sento il calore del suo piacere invadermi e anche l'uomo, tolto il suo cazzo dalla mia bocca m'invita a leccarlo sulla punta della cappella...è vicino e si prepara a schizzarmi il suo sperma...Appoggio la lingua al suo glande...lo lecco un pò...lui con la mano se lo mena dolcemente.dolcemente.la mia lingua avvolge veloce la sua cappella...eccolo
..3 o 4 schizzi densi.caldi mi bagnano tutto il viso.poi me lo rimette in bocca...continuo il pompino per farlo godere per bene...Stiamo godendo tutti e tre ed è splendido è..meraviglioso!!!!! L'uomo esce prima di noi. Ecco che ne entra un secondo...che sentendo i mugolii sommessi ed i lamenti ha voluto vedere che succedeva.Sono lì a pecorina...col viso sporco di sperma...ho appena fatto un pompino ad un uno ed ecco che un secondo me lo sbatte di nuovo in faccia...Antonio ancora una volta sorride e gli dice..."vai...fatti sotto...lei è ancora in calore..." E' un camionista...senza parlare mi sbatte davanti la patta dei calzoni...poi con poche mosse se lo tira fuori...ha un cazzo grosso e nodoso...Inizio a fargli un pompino...si appoggia alla porta e inizia a godermi...Lunghe salite e discese con le mie labbra...ha un cazzo da urlo...enorme..duro e gonfio da far paura!Continuo per un pò così...a spompinarlo con dolcezza.Poi mi prende...mi gira...fà spostare Antonio e mi mette a pecor
ina...Mi lecca un pò fica e culo e poi inizia a scoparmi con decisione.Colpi secchi...a spaccarmi la fica...Io godo come una pazza...Antonio sorride e mi guarda.Il camionista và avanti un pò....sbattendomi per bene a pecorina mi gode... poi con una mossa veloce esce dalla mia fica fradicia e spalancata ed inizia a puntarmi la grossa cappella al sedere.Le autoreggenti sono fradice.Dalla fica mi cola il piacere che si ferma ad inzuppare le calze...Stò godendo da morire...Con decisione inizia a sbattermi la cappela prima ed il suo grosso cazzo poi nel culetto...Un dolore sordo mi fà capire che mi stà spaccando il sederino...Sento che entra un pò alla volta.Cm dopo cm si fà strada nel mio sederino,io appoggiata al muro gemo,mugolo,ma godo da svenire.Ogni tanto lo ritrae e ci sputa sopra...per lubrificarlo...e per lubrificarmi il culetto.Sentendo la saliva che cola nel mio sedere mi rendo conto di come mi stà trattando...da vera troia da strada...era quello che sognavo...sono eccitata al
massimo!Finalmente entra tutto,si assesta,sento le sue palle gonfie appoggiarsi alle mie chiappe.Mi avrà sbattuto nel culetto quasi 20 cm di quel suo cazzone da sballo.Ora comincia ad andare su e giù...mi incula con passione,stringendomi per i fianchi sento che gode,sento che si sà muovere.Lo tira fuori fino alla cappella e poi me lo rinfila dentro fino alle palle...+ volte.Questo giochino mi provoca un godimento meraviglioso...il sentire quel grosso cazzone entrare ed uscire dal mio sederino ripetutamente mi dà un fremito continuo.Se ne accorge e ripete diverse volte la cosa.Sono appoggiata alle mie scarpe con tacchi a spillo,dentro quella toilette,con le autoreggenti addosso,il reggiseno di pizzo calato,la mini alla vita ed il toppettino semiaperto e mi sento terribilmente troia,un camionista mi stà inculando come una zoccola da marciapiede,ho appena fatto un pompino ad uno sconosciuto e sono stata già inculata da un uomo conosciuto in internet.Mi sento una vera troia da bordello!!
Il mio montone incomincia ad incularmi + forte...smette di sfilarlo ed infilarlo per concentrarsi sul mio culetto...sento che il sedere mi si stà rompendo sempre di più...mugolo...godo...un orgasmo meraviglioso si stà impossessando di me.Ancora pochi colpi e vengo come una pazza!!Dopo poco godo con fremiti..mugolii e gridolini sommessi...in preda all'orgasmo inizio a parlargli.."dai amore..spaccami....inculami forte...+ forte...dai porco....fammi sentire quel tuo cazzone meraviglioso tutto nel culo...tutto..tutto...dammelo fino alle palle!!"Lui eccitato dal mio modo di fare aumenta la foga...il suo pilone mi entra tutto nel sedere...mi sento spaccare fino in fondo...mentre le sue palle sbattono ormai libere sul mio sedere...segno che è entrato davvero tutto nel mio culetto ormai sfondato del tutto...Finalmente dopo altri colpi serrati e fitti eccolo...eccolo che sborra!Un senso di calore mi riempe il pancino...ancora colpi forti..a sfondarmi...Poi esce dal mio sederino...lo sfila con
facilità...segno che mi ha davvero sfondata per bene...si riveste lasciandomi il sedere gocciolante,la sua sborra mi scivola lungo le cosce fino alle calze...Il buchetto è rotto di brutto e non tiene + lo sperma che mi ha schizzato nell'intestino.Esce....la porta si socchiude,io mi riprendo un pò.Con la carta igienica inizio a pulirmi il sedere....dio com'è largo...il muscolo del buchetto del culo è tremendamente aperto,mi ha sfondata letteralmente...un dolore tenue mi fà capire che stavolta mi sono fatta proprio sfondare per bene...ma ho goduto fino a svenire.Mentre mi pulisco la porta si riapre...quattro ragazzi scivolano dentro...Sono vestiti per andare in discoteca.Uno senza proferire parola si slaccia i calzoni,l'altro sorridendo mi guarda,il terzo si slaccia i jeans e resta a cazzo di fuori anche lui,il 4 rimane a guardami esterefatto.Antonio mi guarda e dice:"dai falli godere...e poi dopo questi andiamo via"Io sorrido e mi inginocchio.Un attimo e mi ritrovo i loro cazzi duri
e gonfi davanti alla bocca.Sono in mezzo al cerchio dei 4...i cazzi duri mi sventolano davanti agli occhi...sono eccitata da morire per questa situazione così terribilmente da troia....Inizio allora con un pompino-stereo...uno mi mette la mano sulla testa,l'altro mi fà leccare le sue palle gonfie di sperma,il terzo ed il 4° si sono calati i calzoni...ed ogni tanto me lo sbattono sul viso,duro e gonfio da morire...Sono circondata da cazzi..duri e vogliosi..palle piene di sborra e grossi giovani cazzi pronti a schizzarmi la loro voglia mi ballano davanti alla bocca...sono eccitata al massimo!Inizio a spompinarli con eleganza...le tette mi ballano al ritmo del pompino...le faccio uscire per bene dal reggiseno per eccitarli meglio.Intanto lo sperma mi continua a scendere dal buchetto del culetto ancora molto allargato verso le calze,facendomi sentire troia al massimo e ricordandomi come mi sono fatta inculare per bene pochi minuti prima.Il primo viene dopo poco...mi schizza getti densi
e caldi sul viso e sulle tette.Svuota le palle nella mia bocca...continuo il pompino ancora un pò...per farlo godere per bene...poi si riveste ed esce.Il secondo è + lento a venire...mi continua a far andare su è giù...gode come un porco a strizzarmi i capezzoli turgidi e duri...Alla fine viene...inondandomi il viso mi schizza dappertutto...gode per bene lasciandomi sporca e piena di sborra...anche con lui ingoio di nuovi dei densi e caldi getti di sperma...Ecco allora che il 3° me lo mette in bocca...inizia a scoparmi la bocca andando su e giù con il bacino..sento che gode...ed io da morire...mentre le gocce di sperma dei 2 ragazzi di prima mi scivolano dal nasino verso le labbra...Vado avanti un pò...poi anche lui inizia ad ansimare..è vicino...Aumento il mio dolce su e giù...eccolo....mugolando viene...Di lì a poco i caldi e densi getti di sborra mi scivolano in gola...schizza bene il porco....copiosi schizzi ancora sul viso,sul nasino,tra i capelli....anche lui viene,si svuota l
e palle nella mia bocca e se ne và lasciandomi sul viso e nel pancino grossi schizzi di sperma...Il 4° me lo mette in bocca con dolcezza...e mi dice.."dai fammelo come sai fare tu...troia..."Lo guardo negli occhi mentre sono in ginocchio...mi piace molto quel ragazzo...lui che mi sventola il suo splendido cazzone duro e grosso davanti al nasino....io che mi sento in quel momento tremendamente zoccola...Decido di farlo godere per bene...e gli faccio un pompino dolce..lento...tutto di lingua e labbra...Vado avanti..mi fermo..ricomincio ...mi rifermo...così facendo lo faccio godere da morire!Poi decido di farlo venire..aumento il mio dolce su e giù...ansima..gode..schizza grosse gocce di sperma...piegando le gambe per come l'ho fatto godere viene...Schizzi caldi,densi e scivolosi mi arrivano in gola,sul viso e tra le tette...poi si riveste,esce...E con questo sono a quota 5 pompini...Ho sborra dappertutto...sul reggiseno,sul vestitino,tra i capelli,sul viso,in gola....Sento che ho anche
il pancino bello pieno di spema...ho ingioiato grossi getti che mi schizzavano quei 4 splendidi cazzi giovani...avevano le palle gonfie e piene...e me le hanno svuotate in gola..sul viso...e nel pancino...E poi c'è il pompino che ho fatto a quello entrato da solo nel bagno...insomma quei 5 pompini che da grandissima troia ho fatto mi hanno lasciato una bella dose di sborra anche nella pancia....Mi stò per rivestire quando arriva un ragazzo..bussa alla porta dicendomi che faceva parte del gruppo dei 4 di prima..ma era rimasto fuori a parcheggiare...Aveva saputo dagli amici di una splendida zoccola nelle toilette e si era precipitato...Mi guarda con una voglia infinita...è molto carino..muscoloso..in canottiera...Antonio mi guarda e mi dice.."dai..jessy...mi sembra così carino..sono sicuro che ti piace..."In effetti mi pace molto...lo guardo e gli calo i panta...prima..gli slip poi...resta così a cazzo semiduro..e che cazzo...una cosa da sogno!!Un cazzone + grosso di quello del camion
ista...resto esterefatta...saranno almeno 25 cm..se non di +....grosso..e largo da far paura!!Sorridendo mi dice..."beh...bella...mi sembra che ti piaccia..no??"Io lo guardo e gli rispondo balbettando..."mio dio sì..sei un vero portento...mamma mia...." Inizio a spompinarlo...ha un cazzo fantastico..sembra finto per com'è grosso...faccio fatica a mettermi in bocca la cappella...sono eccitata da impazzire..non avevo mai visto un cazzo così!!Dopo poco è eretto...una cosa meravigliosa...stento a crederci..Antonio mi guarda e mi dice.."mamma mia jessy con lui credo che finirai sfondatissima..." Lo guardo e gli rispondo.."mmhh...credo proprio di sì...è stupendo questo ragazzo..." Il ragazzo mi guarda e dopo poco mi dice..."dai ora girati..ti voglio scopare alla pecorina..."..Pregustando quel pilone...mi rimetto appoggiata al muro...la mini sulla schiena..alzata per bene.....le calze sporche di sperma...mugolando mi apro la fica e gli dico.."vai cazzone...fottimi tutta...."...ormai ho pers
o ogni inibizione..sono in calore da morire....ho preso un bel pò di cazzo ma ne ho ancora voglia..e poi un cazzo così sarei pazza a farmelo sfuggire.....Appoggia la cappella alla mia fica fradicia...inizia a spingere...mi sembra di sognare..sento la mia fica che si apre...si allarga....sembra quasi strapparsi....Colpo dopo colpo entra....mi sembra di impazzire..non finisce +...una cosa incredibile...mi sento piena in pochi attimi...ho un cazzo da cavallo che mi spinge nella fica...stò morendo dal godimento!!Dopo un minuto abbondante l'ho preso tutto....mio dio che favola...mi sento la fica piena..la pancia anche...lui inizia a fottermi con decisione....colpi decisi...Mi sbatte bene...godendosi la mia fica fino in fondo..spinge con le reni e me lo fà arrivare in fondo...io mugolando lo incito a fottermi bene...lo voglio tutto....Antonio si inizia a fare una megasega...troppo eccitante vedermi così piena...quel cazzo da cavallo piantato nella mia fica lo inebria...si stà segando come
un pazzo...lo vedo con la coda dell'occhio...Il ragazzo và avanti per un pò...colpi decisi..mentre mi domanda...:"ti piace troia...lo senti il cazzone duro?" Io mi giro lentamente ....lo guardo...quasi in segno di sfida sorridendo gli rispondo..."mmh...si....ma dammi colpi forti..spaccami per bene....rompimi la fica...daiii"...E lui con un sorriso ironico mi rimette sotto...si ferma un attimo...lo fà uscire quasi tutto e poi con due o tre colpi fortissimi mi ripianta quel suo cazzo strepitoso nella fica...mi sento quasi arrivare la cappella all'utero..mio dio che cazzoooo!!Godo da morire...schiaffata per bene a pecorina..le mani alla parete..mi godo la sua monta...ho la fica impazzita dal piacere di quell'enorme cazzone...la testa mi gira...godo quasi a svenire!!Ad un certo punto lui inizia a sfilarmelo dalla fica....Io mi giro ancora una volta con la testa e lo guardo..quasi a dire.."Ma che fai?" e lui sorridendo mi guarda e mi dice...:"amore..ti voglio inculare..sai??Hai un culo sp
lendido...credo che ti voglio prendere anche lì...sai??".....Io lo guardo e gli dico...:"mmmhh...dio mio..anche nel culetto...ma è grosso....E lui:"beh...provalo....credo ti piacerà..."...mi risponde...A quel punto gli dico:"va bene..ma ti prego..fai piano...sei talmente tanto che ho paura..." Lui mi sorride e mi dice.."guarda che sei già stata inculata...lo vedo dallo sperma che ti cola...e lo vedo dal buchetto che mi pare già piuttosto sfondato...!" Io lo guardo gli rispondo..:"si ma non era come te....mamma mia tu sei enorme...!!" Si lo sò..mi risponde lui...ma godrai per davvero con me..stai tranquilla...!" "Va bene...amore...si...inculami...ti prego..inculami tutta"...gli rispondo....Orami sono in calore..e non mi rendo conto di cosa stò per prendere nel culetto....Mi rimetto per bene...appoggio le mani alla parete...divarico per bene le gambe...e mi rimetto a pecorina...questa volta voglio stare almeno ben messa...e godermi quel pilone nel culetto sarà meraviglioso!!Lui prende
un pò di sapone della toilette del bidet e se lo spalma sul cazzone...poi mi appoggia la cappella...enorme al buchetto...mi prende per i fianchi,me li stringe tra le mani...e con colpetti delicati inizia ad aprirmi il culetto....Sento la cappella che spinge...il buchetto si apre...lentamente...molto lentamente sento che mi dilato...ormai la cappella stà passando...dio come godo!!mi sembra di svenire...mentre lui..sempre molto delicatamente prosegue con i suoi colpetti..dolci..delicati...lenti...Sembra impossibile che un cazzone così si possa manovrare con quella dolcezza...è stupendamente bravo..lo stà mettendo in un modo talmente lento che invece che dolore..stò godendo come una pazza!!!Poco dopo la cappella è dentro..inizia a mettermi il cazzone..mi sento svenire....saranno almeno 25cm...dio che favola!!Non avrei mai immaginato di finire la serata sventrata da un cazzone da sogno...stò godendo da svenire...ho la fica fradicia..colo piacere a ripetizione....Lui continua...cm dopo cm
..inesorabile...sento il mio culetto che si spacca....il pancino è pieno...faccio fatica a respirare...gemo...mugolo..ansimo come una pazza...sono piena di cazzo da svenire..e non ha ancora appoggiato le palle alla mia fica..non è ancora tutto dentro..dio mioooo!!!Lo aiuto...mi apro il sedere con le mani...piantata sui tacchi a spillo cerco di facilitarlo nell'entrata..non ce la faccio +....è troppo grosso..mi sento morire...Lui continua...ancora due o tre colpetti poi finalmente sento le palle...sento i suoi duri coglioni che si appoggiano alla mia fica...è tutto dentro..mio dio...mi sembra di morire!!!Lui mi guarda...sorridendo mi dice....:"che troia magnifica che sei!!!....ci sei riuscita..sai??L'hai preso tutto...è la prima volta che trovo una così sfondata..che riesce a prendersi i miei 28cm di cazzo dritto nel culo....sai???" 28 CENTIMETRI....mio dio...lo sapevo che era enorme..ma questo è un vero cavallo...non riesco nemmeno a sculettare per come sono piena....ed il peggio dev
e ancora venire..ora mi inculerà...darà colpi..mi fotterà come gli pare...credo che sverrò!! Appena finito di parlare si pianta sui piedi...mi serra i fianchi..ed inizia ad andare su e giù...!!Mi sento morire...il pilone enorme mi scivola dentro e fuori dal culetto per metà...stringendomi per bene i fianchi mi incula in un modo stupendo...mi sembra di morire...ho il culetto in fiamme,il sapone della toilette mi ha aiutata...ora è dentro...e mi stà montando in modo superbo...Si muove bene..ci sà fare ad inculare il porco...mi stringe i fianchi e mi guida nell'incularmi...colpi decisi..di reni..spinge fino in fondo..è davvero bravo..mi stà fottendo come un vero maestro..godo da impazzire!!Antonio si sega come un pazzo..vede quel cazzone enorme che scivola..il mio buchetto del culo allargato...vede il ragazzo che mi incula da dio...e gode...che gran porco!!!Mi appoggio con le mani al muro...gemo e ansimo in un modo pazzesco...un "aaahhhhh" sommesso e cupo mi sfugge dalla gola...mentre
il ragazzo mi dà colpi su colpi...me lo sento fino al cervello...dio che cazzo....mi sento scoppiare la pancia!!!Lui và avanti..incurante dei miei rantoli...mi incula senza sosta..colpi continui...il mio sederino ormai è completamnete sfondato...Il camionista di prima al confronto era un bambino..questo mi stà veramente facendo capire cosa vuol dire essere fottuta da un toro...Colpo dopo colpo mi spacca il sedere...io lo prego di continuare...mi godo il suo cazzone tutto nel culo...una serie di brividini alla schiena mi fanno capire che stò godendo in un modo meraviglioso......mi sento svenire...ho il culetto che mi sembra in fiamme...Lui non risponde..và avanti...mi appoggia una mano alla spalla...per spingere ancora di +...sento il buchetto che si sfascia..mio dio...sono aperta come una vacca....Lui inizia ad aumentare la foga...ormai io rantolo continuamente...un :"AAAHHHH...SSSSSSSIIIII"...cupo..sommesso....mi esce dalla gola...Per un attimo riesco a rigirare la testa...lo guard
o...e gli dico..."AHHHH...amore...dio mio ..sei stupendo..lo sai??MMMHHH...mi stai fottendo da dio..lo sai??Godo..amore godo come mai in vita mia....dio si...spaccami tutta!!"...Lui sorride....e con un paio di colpi secchi mi fà riabbassare e rigirare la testa.....pensa solo a godermi...e lo stà facendo davvero in modo superbo...sono ormai in un delirio erotico...mi sento svenire un attimo...poi mi riprendo con orgasmi continui....ormai fà quel che vuole..sono totalmente sua...Il cazzone mi scivola fino alle palle...poi riesce per almeno 20 cm..poi me lo risbatte dentro con colpi secchi...ad ogni colpo il buchetto si slabbra di +...dio che culo mi stà facendo...mi sembra di impazzire....Che toro che è...mi sento larga come una vacca....lo sperma del camionista ormai è colato tutto sulle autoreggenti...sfondata come sono...Il mio montone và avanti...saranno 10 minuti che mi incula senza fermarsi...ho la sensazione di essere alla pecorina da un eternità...avrò avuto 3 o 4 orgasmi di fi
la con questo cazzone...sono esausta!Niente ...lui continua..è duro da morire il ragazzo...non viene mai....è duro sia di cazzo che di orgasmo...inizio lentamente a sculettare per farlo godere prima..ma non è facile..con quel pilone nel culetto muovermi è difficile..sono impalata...piena di cazzo fino nello stomaco...è davvero enorme!! Mi giro lentamente con la testa..lo guardo...e con un filo di voce lo imploro...:"amore ti prego.....ora sborra...non ce la faccio +...ormai mi hai sfondata completamente...hai vinto tu.....ora sborra amore..ti prego..."..Lui sorride beffardo..mi dà uno sculaccione sul sedere..e ridendo mi risponde...:"l'hai voluto tu..ora lo prendi....non sei stata tu a dirmi...prima...VAI CAZZONE FOTTIMI TUTTA...NON MI HAI DETTO TU....VA BENE AMORE...INCULAMI TUTTA??.....beh..l'ho stò facendo..che vuoi di +??".:E per tutta risposta mi dà un colpo + forte degli altri...un urlo mi si soffoca in gola.....l'ho sentito fino in gola!!!Mi rimetto appoggiata con le mani al m
uro...e lui ricomincia a fottermi..colpi continui..ormai sono ostaggio suo..fà quel che vuole....Mi stringe il seno...mi stringe i fianchi...e mi incula come vuole...un ennesimo orgasmo mi riprende....Antonio si sega ancora...è già venuto una volta ma continua...inebetito nella visione di me impalata da quel cazzo enorme...Và avanti ancora...è un martello..colpi su colpi...mi affonda quel suo pilone stupendo tutto nel culetto....mi incula come un vero toro...colpi secchi...di reni...mi affonda la cappella fino in pancia..lo sento fino in gola...che cazzo fantastico che ha!Poi esausta mi rigiro ancora...lo supplico...stavolta quasi lo imploro...:"amore sborra..ti prego..sono esausta..ti prego amore mio..sborra..e finisci di fottermi..ti prego...ti pregoooo"....Ok dice lui...bene...e sia!!Mi stringe i fianchi..quasi a farmi male...e si prepara per bene...Poi inzia a darmi colpi come un treno....1,2,3,10....forti..secchi..decisi...le palle sbattono sulla mia fica fradicia...mi sembra di
morire...il cazzone mi fruga il pancino...mi sento sfondare ormai oltre ogni limite....ho il sedere totalmente sfondato che quel pilone impazzito esce quasi del tutto e poi mi si ricaccia dentro fino alle palle senza alcun problema...mi tratta come la peggiore delle troie...In un ultimo sussulto rigodo..un altro orgasmo....dalla mia fica fradicia ancora una volta escono gocce di piacere...avrò goduto almeno 6 volte da quando questo toro ha iniziato ad incularmi in questo modo fantastico......ho la fica che è un lago...Lui lo sente....sente le mie contrazioni per l'orgasmo..sente che godo ancora una volta...ora è eccitatissimo dal mio godere.....decide di venire...e con una serie di colpi furibondi...finalmente...SBORRA....!!!Un gemito violento accompagna la sua venuta....e schizzi violenti...continui..mi inondano il culetto....sento un fiotto di sperma caldo...denso...che mi arriva quasi in pancia....gli ultimi colpi mi lasciano esausta...appoggiata ai tacchi faccio fatica a tenermi
in piedi!!!...CHE INCULATA MAGNIFICA..AL LIMITE DELLO STREMO....meravigilosa..unica..irripetibile...Finalmente esce....cm dopo cm fà uscire dal mio culetto ormai letteramente sfondatissimo il suo stupendo cazzone....Quando esce emetto un fortissimo...AAAAHHHH....quasi una liberazione per il mio culetto dilatato da morire...credo mi sentano anche al grill...mentre un fiotto di sperma misto a sangue mi fuoriesce dal buchetto ormai terribilmente aperto....Mi ha rotto il culetto nel vero senso della parola...il sangue ne è la riprova...mio dio...sento il sederino talmente aperto che mi sembra sia quasi una voragine....Lentamente il buchetto del mio culetto si inizia a richiudere...sento il muscolo del buchetto che si cerca di richiudere..ma + di tanto non riesce...troppo grosso quel cazzo per non lacerarmi il buchetto...mi ci vorrà un bel pò perchè si richiuda per bene...Mi sento proprio una rotta in culo..e lo sono davvero in questo momento...mamma mia che culo mi ha fatto per ragazzo.
incredibile...ma lui nemmeno immagina come ho goduto!!!Mi appoggio al muro....e lentamente mi rialzo...Lui mi saluta con un :"ciao troia....ti ho rotto per bene quel tuo magnifico culo..sai??Se ti và di rifarti sfondare...quando vuoi..se vuoi...mi trovi al bar del corso...Mi chiamo Massimo..chiedi di me...." e si riveste e se ne và...Mi alzo...mentre dal sedere mi fuoriesce copioso il suo sperma...e sangue..solo qualche goccia.....mio dio..come mi ha rotto il culetto.... mi ha fatto proprio un culetto come una troia da strada....credo mi ci vorrà + di un mese per richiudermi il buchetto.....sono talmente sfondata...Infine mi rivesto,mi pulisco,il pavimento è pieno di sperma...sembra che ci sia stata un orgia ed invece sono stata io...mi sento tremendamente puttana!Mi guardo allo specchio...ho il top pieno di schizzi di sborra...mamma mia che troia che sono!!Infine scivolo via dal bagno degli uomini rifugiandomi in quello delle donne Mi sistemo per bene.Ho in gola il salato sapore de
llo sperma,ed il sedere mi fà male,rotto ed aperto com'è! Ho ancora il clitoride che batte forte...nonostante sia stata fottuta,inculata da un vero cavallo ed abbia fatto pompini a ripetizione ho ancora voglia!!Sembra incredibile quanto possa essere puttana e vogliosa quando mi ci metto! Antonio mi aspetta in macchina. Salgo, non ho voglia di parlare.il sedere mi fà male mentre mi siedo...quel ragazzo era un vero toro,lui si che mi ha davvero spaccata per bene...I fazzolettini che metto sul culo tamponano a malapena la sborra che mi cola....Il ritorno è fatto di sguardi, carezze, sorrisi e un silenzio che, alla fine, urla più di cento voci insieme! Ritorniamo alla mia macchina. Le luci sono spente.il bagliore dell'alba avanza in un sottile strato di nebbia. Scendo, accarezzo quel viso quasi sconosciuto e gli sussurro : "Ciao.alla prossima!" Mi dice sorridente Antonio :"Alla prossima!" " Si, certo.vedrai, ti piacerò e ti stupirò ancora di +!" Un cenno e via.la sua auto è dis
tante da me. Uno sportello sbatte in un nuovo giorno che nasce. Ancora una macchina scivola sull'asfalto silenzioso. Sorrido e penso.. :" Ci sarà un'altra volta?"Sicuramente sì...sono troppo troia per non riprovarci...e poi ho goduto da svenire...mi ritrovo ad essere ancora una volta tremendamente troia...ho preso 8 cazzi in 3 ore ....l'ultimo poi è stato una cosa incredibile....ho sperma dappertutto...ma il sesso mi piace troppo!!Apro lo sportello e lentamente faccio partire la macchina...sorridendo mi riavvio stanca ed ebbra di sesso verso casa....mentre dal culetto un ultimo fiotto di sperma uscendo mi sporca la mini....Massimo mi aveva davvero sfondata in un modo unico..che cazzo che aveva...una cosa favolosa..lo ricorderò tutta la vita...ed il dolore del mio culetto mi ricordava continuamente quanto mi avesse fottuta bene quell'ultimo straordinario....meraviglioso stallone!!
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20 years ago
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Angela
Ci siamo, ho suonato il campanello. Mi ha detto di arrivare per le 16.00 di venerdì, così avrà a disposizione tutto il week-end per l’addestramento. Con uno strano sorriso aveva detto “vedrà che trasformazione al termine”. Già, la sola cosa che mi destava una certa preoccupazione è che quella trasformazione riguardava me, sì proprio me, ma non avevo alcun’idea di cosa intendesse dire.
Qualche giorno prima Angela mi aveva chiamato in disparte. Strano, lei assistente addetta alle pulizie mi si era rivolta con un tono velatamente arrogante, una sicurezza mai mostrata in altre circostanze. Si, avevamo parlato tante volte, mi aveva raccontato di come lei, in possesso di ben due diplomi e di due anni d’esami sostenuti alla facoltà di Medicina, aveva dovuto abbandonare gli studi e mettersi a lavorare sodo. Di come avesse dovuto lasciare i precedenti lavori per le avances e le richieste extra di colleghi, titolari e direttori vari. In fondo era proprio una gran bella donna, 41 anni portati meglio di una 30enne ed era anche piacevole chiacchierare con lei.
Quel giorno comunque, appena fummo soli, esordì con un lapidario “mi spiace ma lei è nei guai” Non capivo cosa volesse comunicarmi e glielo dissi, continuò “il fatto di essere l’unico galletto scapolo di questo schifoso pollaio, single come le piace dire continuamente, non le da certo diritti speciali,” e ancora “appartarsi con le colleghe sposate può procurare un bel po’ di guai, specialmente se il marito è il dirigente, non ci aveva pensato?”
“Ma…ma…co..cosa intende dire?” riuscii a farfugliare, ben sapendo a cosa si stava riferendo. Egle, la moglie del mio capo era stata piuttosto affettuosa con me durante la pausa pranzo di sette giorni prima, tanto affettuosa che eravamo finiti nello studio del marito a rotolarci sul tappeto per quasi un’ora. Ovviamente mi ero assicurato che non ci fosse nessuno in giro, come poteva, lei, sapere di quella innocente parentesi…….la voce di Angela mi riportò alla realtà: “è inutile fingere di cadere dalle nuvole”, disse porgendomi un pacchetto con delle foto. Ovviamente riguardavano le affettuosità scambiate con la Signora Egle. “Crede che dovrei consegnarle al capo?” esclamò con un sorrisetto che non mi piacque per niente. “Cosa vuole, co…cosa mi chiede in cambio di quelle foto” e poi, azzardando un coraggio che in quel momento non avevo affatto e sfoggiando un sorriso cretino le dissi accarezzandole il viso, “forse vuoi lo stesso trattamento offerto alla signora Egle?”. Un ceffone mi colpì violentemente, “non ti azzardare a fare lo stronzo con me” urlò dandomi per la prima volta del tu, “sconterai anche questa, vedrai” poi riprendendo la calma aggiunse “se non vuole che le foto finiscano su quella scrivania, venerdì alle 16.00 venga a casa mia, lei ha bisogno di un buon addestramento, si tenga libero per tutto il week end, vedrà che trasformazione al termine”, si girò e uscì sbattendo la porta, ma nel frattempo ancora una volta quello strano sorriso le aveva illuminato gli occhi. Frastornato dallo schiaffo ricevuto, ma più che altro inviperito con me stesso per non essere stato sufficientemente attento quando mi ero appartato con Egle, uscii dalla stanza e ritornai al lavoro.
Mi apre, mi saluta come se fossi il garzone del fornaio “ah ciao, entra entra e posa lì la borsa, non credo ti servirà”. Ha qualcosa di strano, certo l’abbigliamento non è quello da lavoro, mi sembra piuttosto ricercato, ma è lo sguardo ad essere completamente diverso.
“Bene caro mio, a te la scelta o le foto sulla scrivania del dirigente e magari, dopo anche su qualche giornale, oppure….”, “oppure?”, chiedo incuriosito.
“Lavoro tutto il giorno, quando torno a casa sono piuttosto stanca per occuparmi anche delle faccende domestiche, cosa ne dici di occupartene tu?”
Spalancai gli occhi, “non sono mica una servetta, non saprei neanche da dove cominciare”, “appunto”, replica ridendo, “ne ero certa, ecco perché hai bisogno di un addestramento full immersion in questi tre giorni, vedrai che alla fine sarai talmente contenta che mi chiederai di non andare più via”. “Oh scusa, ho detto contenta invece di contento, ma in fondo è giusto che ad una servetta ci si rivolga al femminile, non credi?”.
“Ma smettila con questa farsa”, dico quasi gridando, “spara quanti soldi vuoi e facciamola finita, ho già capito dove vuoi arrivare”.
“Stupido, imbecille, arrogante, credi che se volessi soldi ti avrei fatto venire fin qui? Non fai altro che peggiorare la tua situazione. Non so che farmene di te, puoi anche andartene. Considera le foto già su quella scrivania. Sparisci ora” e vedendomi immobile in mezzo alla stanza, aprendo la porta d’ingresso ripete alzando il tono della voce “spa-ri-sci”.
“Aspetta, calmati, spiegami meglio cosa vuoi da me in cambio di quelle foto, non credo di aver ben capito”.
“Sei troppo stupido per capire, dovrò mostrartelo di volta in volta, sappi solo che da questo momento tu appartieni a me. La tua volontà vale meno di zero, dovrai fare ogni cosa che ti dirò, ti piaccia o no. Ubbidirai senza replicare e se commetti anche solo il minimo errore, sarò costretta a punirti severamente. Farai cose che non avresti mai pensato di poter fare, le farai solo per il mio piacere e questo dovrà bastarti come motivazione. Sarai costretto a farle anche attraverso il dolore se dovesse essere necessario e spero tanto che sia necessario perché adoro infliggere punizioni fisiche.
Sappi che al termine dell’addestramento sarai completamente soggiogato e sottomesso alla tua Padrona”. Man mano che detta le condizioni il suo volto assume un’espressione sempre più dura e distaccata, la sua voce sempre più ferma e severa.
Io, inebetito, ascolto come se stessi guardando un film, senza replicare. Non trovo le parole per dirle che è pazza se crede, anche solo per un momento, che io accetti il suo gioco, non trovo le parole……… Non le trovo perché…..perché…..perché mentre parla, una strana eccitazione si è impadronita del mio cervello e non solo del cervello. Strana ma non sconosciuta. A volte ho pensato di vivere una situazione del genere, io sottomesso a una donna capace di dominarmi. Saranno state le bacchettate avute dalle suore, a far nascere in me questa pulsione? Ricordo che anche Egle, la moglie del capo, me lo chiese mentre scherzando, le baciavo un piede. Mentii spudoratamente come mento a me stesso.
Angela sembra leggermi nel pensiero. Capisce subito. mi guarda negli occhi, poi abbassa lo sguardo sul mio ventre, si accorge del gonfiore all’interno dei pantaloni e con un sorriso beffardo esclama “vedo che il tuo cazzo ragiona più velocemente del tuo cervello, cosa mi potevo aspettare da un coglione come te, bene non perdiamo tempo, mettiamoci al lavoro”, sappi comunque che sei libero di andar via, ma insieme con te partiranno anche le foto per l’indirizzo che sai”.
Capitolo 2°
Sembra impossibile, eppure sono qui, nella sua “sala giochi” come la chiama Lei. Alla fine ha finito per accettare, ma in realtà mi ci ha condotto lentamente, ha giocato con me come un gatto con il topolino.
Bruna, occhi scuri, media statura sembra una donna come tante, certo carina, sensuale, ma nulla farebbe credere che in lei si nasconde quel qualcosa che la rende ciò che è. Il seno è voluminoso, libero sotto la canotta di cotone leggero, i fianchi tondi riempiono la gonna piuttosto corta dalla quale scivolano fuori gambe tornite, velate da calze scure. Ai piedi scarpe con tacco alto. Una mano poggiata sul fianco, l’altra tamburella con le dita contro la coscia.
Non una parola, mi scruta dalla testa ai piedi come se mi vedesse per la prima volta, poi pianta lo sguardo nei miei occhi, è difficile sostenerlo ma ci provo cercando di sfidarla. Un passo avanti e improvvisamente la mano parte a colpire il mio viso. La sorpresa e la rabbia mi fanno vacillare ma non ho il tempo di reagire. “Non osare mai più sfidare la tua Signora, abbassa gli occhi quando ti guardo”. Era già difficile sostenere il suo sguardo, ora non riesco neppure a guardarla in viso; “così va meglio, stupido” sibila tra le labbra, “imparerai, vedrai che imparerai a rispettare la tua Padrona”.
“Ora giù in ginocchio” ordina con tono secco che non ammette repliche. Mi inginocchio e lei con la mano mi accompagna il capo verso il basso, “leccami i piedi ora, se vuoi che ti perdoni”. Le mie labbra sfiorano il collo del suo piede, il contatto con la calza velate mi provoca un certo piacere ma avverto che anche lei ha un fremito. Preme il piede contro la mia bocca e ordina “con la lingua, voglio sentirla”, e sfila via la scarpa offrendomi la pianta. Forza le mie labbra con le dita del piede facendole entrare. Con imbarazzo comincio a succhiarle facendo scorrere la lingua sotto tutte le dita. Per più di cinque minuti sono costretto ad umiliarmi baciandoli i piedi, riempiendo le narici del loro odore acre ma per niente sgradevole, dovrebbe infastidirmi e invece quell’odore stranamente mi eccita. “Basta ora, alzati”. Sono di nuovo ritto, ma non oso alzare gli occhi su di Lei.
“Ora iniziamo l’addestramento, ti senti pronto?”, “credo di si” mormoro. “Niente affatto” urla, “non sei affatto pronto se rispondi in questo modo, sembri una femminuccia spaventata”, poi con voce più dolce chiede “vuoi che ti tratti come una femminuccia?”, “no, assolutamente” rispondo con quel poco di orgoglio che mi è rimasto. Ride dicendo “e invece è proprio così che sarai addestrato, come una puttanella, imparerai ad essere la mia servetta in tutto e per tutto, intesi?”.
Esito qualche secondo prima di rispondere, pochi secondi fatali, un ceffone mi colpisce di nuovo in pieno viso, “intesi?” urla, “rispondi immediatamente quando la tua Signora ti fa una domanda. Non hai diritto di pensare ma solo di rispondere: “Sì Signora”, “capito”?, “sì Signora”, la risposta mi esce veloce e spontanea tradendo il mio istinto di voltare le spalle e andar via. E’ incredibile, riesce a leggere i miei pensieri, “se vuoi scappare devi farlo ora, dopo non potrai più farlo finché non lo vorrò io” mi sussurra accarezzandomi la guancia colpita dallo schiaffo, è una carezza incredibilmente dolce. “Ora mi allontano qualche minuto, puoi andare via se vuoi e non ci vedremo più e sai qual è il prezzo che pagherai, ma se decidi di restare voglio trovarti deciso ad ubbidire e a sopportare qualsiasi cosa io vorrò e ricordati, non avrai più la possibilità di ribellarti né di andartene” e girate le spalle si avvia verso la porta, “ a proposito” dice mentre esce, “quando torno voglio trovarti nudo in piedi al centro della stanza”. Ho il viso rosso, per lo schiaffo ma principalmente per la vergogna che provo in quella situazione. La mente è scombussolata, mille reazioni mi passano per la testa, ma non riesco a muovermi per andar via e lentamente, come se qualcun altro lo facesse per me, inizio a spogliarmi.
Saranno passati più di dieci minuti, sento dei passi avvicinarsi, la porta si apre. Non mi degna neppure di uno sguardo, era certa di ritrovarmi li, prende tutti i miei vestiti, li infila in una grossa borsa ed esce di nuovo.
Passano altri dieci minuti prima che ritorni. Eccola, apre la porta ed entra. Sono nudo con le mani poggiate sull’inguine nel ridicolo tentativo di coprire. Apre un cassetto, tira fuori qualcosa e girandosi di scatto mi colpisce violentemente le nocche delle dita con un frustino. Il dolore è lancinante, tiro via le mani per massaggiarle e così il secondo colpo si abbatte direttamente sul pene. Mi piego quasi in due, “hai vergogna della tua padrona?”, dice con tono autoritario, “ora, se vorrai andar via dovrai farlo così come sei, nudo come un verme, oppure indossando queste,” e poggiando in terra alcune cose ordina: “mettile e se ti donano potrò anche truccarti un po’, giusto un tocco di rossetto e qualche altra cosina, vedrai che bella schiavetta diventerai, ti presenterò alle mie amiche e potrò anche prestarti a loro se lo vorranno”, ” .
Pochi minuti dopo mi ritrovo vestito con calze, reggicalze, perizoma e reggiseno tutto rigorosamente nero, mentre sopra indosso una minigonna di stoffa verde ed una canottierina nera.
Una tempesta nel mio cervello, vergogna e umiliazione la fanno da padrone – io, io vestito da donna, io con il mio orgoglio di maschio ormai sotto i piedi. Il cervello è in tumulto, ma…….porca miseria, non solo il cervello. La mia pelle reagisce stranamente al contatto delle calze, quelle mutandine poi…..oh no, è proprio un’erezione quella che sto avendo, è già la seconda volta che reagisco in questo modo da quando sono qui e la cosa non mi tranquillizza affatto…………….
“Quel reggiseno è piuttosto vuoto, non trovi?”, “sì Signora” rispondo senza perdere tempo, insiste “ora lo riempiamo un po’”. Torna dopo qualche minuto con alcuni pezzi di stoffa bagnati e li infila nelle coppe simulando un seno che non posseggo. Sono gelati, i capezzoli si induriscono al contatto, istintivamente mi ritraggo lamentandomi per l’eccessivo freddo. “Stupida, continui a commettere errori. Sarò costretta a punirti come una collegiale”. Due piccole pinzette metalliche compaiono tra le sue mani, scostandomi il reggiseno le applica velocemente ai capezzoli induriti. Il dolore è sottile, a stento mitigato dal gelo del finto seno. Mi fa poggiare con il petto su un tavolo e le braccia allungate in avanti. Le pinzette schiacciate sul tavolo aumentano il loro morso ai capezzoli. Con una corda lega i polsi e le caviglie ai piedi del tavolo. Mi solleva la gonna scoprendomi il sedere su cui scorre solo il filo del perizoma, le gambe divaricate mi costringono, con mia grande vergogna, a mantenere i glutei aperti. “Ora vedremo se questa puttanella riesce a muoversi, e non permetterti di urlare”. Credo di sapere ciò che mi aspetta, un brivido di paura mi percorre la schiena, ce la farò a resistere? Ma perché mi sono messo in questa situazione? Devo esser……AAHHHH, un colpo di frusta si è abbattuto sulle natiche, non molto forte per la verità, ma sono stato colto di sorpresa e non ho potuto fare a meno di urlare. “Ma allora sei stupida, non capisci?” , cinque colpi si abbattono con violenza crescente, ho stretto i denti, ho retto in silenzio per i primi tre, ma gli ultimi due mi hanno strappato un urlo, le natiche mi bruciano, sono in fiamme. “Va bene l’hai voluto tu” dice tra i denti, ora è davanti a me in modo che la possa vedere, si sfila le mutandine affondandole prima nella fica, si avvicina e le infila nella mia bocca. Posso vedere il suo pube coperto da una fitta peluria nera mentre toglie le calze, con una mi fissa le mutandine nella bocca legandola dietro la mia nuca, “ora vedremo se riuscirai ancora ad urlare” dice mentre si porta di nuovo alle mie spalle. L’altra calza la usa per legarmi i testicoli staccandoli dalla base del pene legando poi anche questo in modo che possa mantenere una condizione di rigidità. Una quindicina di colpi, questa volta con una corta bacchetta di legno, si abbattono sul mio sedere colpendo in un paio di occasioni anche i testicoli tesi dalla legatura. Il dolore è lancinante ma non posso muovermi ne urlare. Qualche debole lamento filtra attraverso il bavaglio ma Lei sembra non sentirlo nemmeno. “Questo dovrebbe bastare per farti capire chi comanda qui, e se non bastasse potremo sempre riprendere” disse con un tono perentorio, un “si” sibilò attraverso il bavaglio “perché tu sei la mia schiavetta, vero?, ti senti tale?” arrossisco senza volerlo ma lei incalza, “lo vedremo subito. Poi sento la sua mano frugarmi dietro. Infila prima un dito, poi due.
Mi fa un po' male. Istintivamente grido e cerco di sottrarmi.
"Fermo!" ordina lei dandomi uno sculaccione. “Ora vedremo se avrai più voglia di ribellarti”, la punta della scarpa mi colpisce i testicoli, leggermente ma tanto da farmi sobbalzare “Fermo, o non sarò più tanto delicata”. Un sibilo e qualcosa si abbatte sui miei glutei, una, due, tre, dalle mie labbra può uscire solo un timido “ummmmm”, ma cerco di trattenere anche quello per non scatenare reazioni peggiori. Le sue dita riprendono a massaggiarmi lì. E' molto imbarazzante essere sottoposto a questa ispezione intima. Di nuovo un dito, poi due, tenta con il terzo ma il varco è stretto. La sento emettere un verso di soddisfazione, qualche secondo e qualcosa di umido mi unge il forellino. Riprende il gioco, e questa volta, quasi con violenza, il terzo dito affonda dentro di me, “ummmmm” tento di gridare e subito l’altra mano mi strizza i testicoli in maniera piuttosto dolorosa, “allora dì che ti piace, fai sì con la testa o te li stacco in un colpo”, la mia testa oscilla su e giù in un timido “si”. “Vedrai che piano piano potrò infilare tutta la mano fino al polso, è solo questione di allenamento. ”Poi toglie le dita e sento una cosa molto più dura e grossa spingere per farsi strada nella mia intimità. Fa veramente male! Sento entrare questo oggetto che mi sembra enorme. Prima lentamente poi più deciso, ormai il varco è aperto. Provo fastidio, dolore, vergogna, ma anche qualche altra cosa: un nuovo e strano senso di piacere.
"Bene. Ora è entrato tutto. Guai a te se lo fai uscire...D'ora in poi indosserai sempre questo, quando sarai con me perché una puttana deve sempre avere la fica bene aperta, e questa diventerà la tua fica” e ripetendolo quasi a volermi convincere definitivamente “perché tu sei la mia troia, la mia schiavetta puttana” e fissandomi con occhi furiosi mi spinge con la mano quell’affare ancora più dentro “vero?”, non posso che rispondere: “sì Signora”, “bene dimostramelo allora”. Mi slega polsi e caviglie obbligandomi a stare giù in ginocchio e toltomi l’improvvisato bavaglio sussurra “spalanca bene gli occhi e la bocca perché questa volta devi vedere bene ciò che chiedo alla mia schiava” e afferrata la testa per i capelli me la riversa all’indietro con uno sguardo che non promette nulla di buono. Sono lì, occhi e bocca ben aperta e il suo viso sul mio poco distante con un sorriso crudele. Le sue labbra si schiudono e un fiotto di saliva scende lentamente verso la mia bocca, “ingoia, ingoia tutto ciò che la tua Padrona ti regala, per te questo è miele, è un premio per la tua sottomissione”. Un altro fiotto ed un altro ancora scivolano verso la mia gola inondandomi di rabbia e di piacere facendomi perdere totalmente la ragione. Oramai mi sento un oggetto nelle sue mani, potrei fare davvero qualsiasi cosa mi imponesse e le più umilianti mi arrecherebbero maggior piacere. “ Bene, vedo che ti comporti come si deve, d’ora in poi mangerai solo dopo che io avrò masticato il tuo cibo e lo avrò ben imbevuto della mia saliva".
Capitolo 3°
“Adesso andiamo in bagno” mi ordina, “la tua Padrona è un po’ accaldata, devi lavarla!” Si siede sul bidet ed io, con le mani tremanti, lo riempio d’acqua. Mi insapono le mani e comincio a passarle tra le sue gambe, sulle sue parti intime, accuratamente depilate, a parte quell’elegante triangolino nero alla sommità. Non so se è possibile immaginare l’emozione che provo nel far scorrere la mano su quelle parti morbide e sensuali! “Anche dietro” insiste. Così posso raggiungere con la mano il forellino posteriore, massaggiarlo dolcemente con le dita. La sciacqua accuratamente ovunque. “Ti conviene togliere bene il sapone” dice lei “perché dovrai asciugarmi con la lingua”. “Sì Padrona, sto sciacquando benissimo”.
Si alza, ed io sono in ginocchio davanti a lei, tra le sue gambe leggermente divaricate. Lei si strofina sulla mia faccia, sui capelli.
Tiro fuori la lingua e cerco di togliere tutta l'acqua, cosa non facile. Si gira e si china leggermente in avanti. "Anche dietro!" Ordina.
E' una cosa bellissima mettere il volto lì, sentire con la bocca la sua pelle, le sue parti più intime. Troppo bella!
"Non mi devi leccare, stupido! Mi devi asciugare, fai entrare quella lingua!" fa lei quando si accorge che insisto troppo su certe parti.
"Mmm. La tua Padrona ha voglia di fare pipì, ora" dice con un lieve sorriso. Ho un tuffo al cuore. Mi fa mettere seduto a terra con la schiena appoggiata al water, la testa piegata all'indietro. Lei viene su di me e la sua fichetta è a pochi centimetri dalla mia bocca. "Apri bene, la bocca" mi ordina "e guai a te se non la bevi tutta!".
Ubbidisco, chiudendo gli occhi. Sento arrivarmi in bocca un rivolo di liquido tiepido e leggermente salato. Lo ingoio senza difficoltà. Non e' cattivo, penso con grande sollievo. Ma ora diventa un getto e faccio fatica a mandarlo giù senza strozzarmi. In parte mi bagna tutta la faccia. Lei continua, con piccoli intervalli, ad emettere getti di pipì, dirigendoli con precisione nella mia bocca ed io continuo a berla. Finalmente si e' svuotata!
Tremo tutto. Lei si strofina sul mio viso per asciugarsi e finalmente posso liberarmi da quella posizione scomodissima. “Non è mica finita sai?”, “non vorrai mica solo bere, dovrai pur mangiare qualcosa”. Uno strano presentimento mi attanaglia, tremo al pensiero di ciò
che mi sta sfiorando la mente. Si gira, avvicina lo sfintere alla mia bocca e si curva leggermente in avanti. Vedo l’orifizio allargarsi sempre di più, contrarsi, richiudersi e aprirsi. E’ un attimo, schiaccia il culo sulla mia bocca e qualcosa di solidi e molle mi si spalma sulla lingua. Penso al disgusto ma non ho il tempo di riflettere, lei è gia girata e tappandomi la bocca con la mano mi grida come una belva “ingoia, ingoia la merda della tua padrona. Ora, ora sei davvero il mio schiavo. Ti ci dovrai abituare”, e sedutasi sul bidet svuota la pancia in pochi secondi mugolando come se stesse avendo il migliore degli orgasmi. “Annusa, annusa e fai che diventi profumo per te” e afferratami la testa per i capelli, mi schiaccia il viso sul bidet fino a pochi centimetri dalla sua cacca. E assurdo, tremando come un bimbo impaurito, riesco a resistere senza reagire ma il tremito del mio corpo sembra eccitarla sempre di più. “Ora lavami di nuovo il culetto”, mi rassereno un po’, forse è finita, allungo le mani verso il sapone ma una risata mi blocca “cosa hai capito” mi fa ridendo, “con la lingua e fin dentro la pancia devi arrivare”. L’ho fatto, ho pulito tutto, tra eccitazione e disgusto il mio pene sembra scoppiare, mentre il mio culo quasi non avverte più il fastidio di quel grosso fallo che lo penetra. “Sembra che ti piaccia a guardare il tuo cazzettino, riproviamo allora” e raccolta un po’ di cacca con le dita la spalma sui suoi grossi capezzoli fino a ricoprirli. “Ti piace succhiare il seno della tua padroncina vero puttanella?” e senza attendere risposta il capezzolo sinistro è gia tra le mie labbra, “non devi leccare ma succhiare, come una bimba che prende il latte”. Sembra godere immensamente dei miei mugolii di disgusto, le piace molto farsi stringere e succhiare il seno, lo capisco dai movimenti del bacini e della schiena inarcata in avanti. “Ora l’altro, su”. Quando l’operazione le sembra completata decide di sciacquare la mia bocca ancora con la sua pipì, e mi costringe a ingurgitare tre quattro lunghi fiotti di piscia risciacquando la bocca prima di ingoiarla.
“Bene sembra che l’addestramento da i suoi frutti, ora la Signora ha voglia di scoparsi la sua puttanella, ripulisci bene tutto, lavati e raggiungimi di la”. Finalmente potrò fare l’amore con lei, so che avrò un orgasmo stupendo tanta è la voglia che ho di venire.
Povero illuso, sono in perizoma e reggiseno a quattro zampe sul tappeto mentre lei, dopo essersi fissato in vita un enorme fallo a due punte mi chiede “ dovrò legarti e imbavagliarti di nuovo, o starai buona buona mentre ti spacco il culo? Sappi che il bavaglio questa volta lo immergerò prima nella mia cacca e poi te lo caccerò in gola” “No” grido, “starò buono”. “Buona, stupida, buona non buono. Ricordati che sei una femmina, non vedi come sei vestita?”. Lo dice mentre spinge con la mano il grosso vibratore che ho ancora nello sfintere. Poi, tirato fuori quello, mi unge di nuovo il buco e comincia a spingere con i fianchi il grosso dildo che ha in vita. Sento sfondarmi il culo, si fa strada lentamente e affonda sempre di più ma mi fa impazzire. Il dolore si fonde al piacere, la vergogna e l’umiliazione sì perdono in un turbinio di emozioni sconvolgenti. E’ dentro di me, tutto, enorme e si muove come se fosse vero. Mi arriva alla pancia ma è un piacere incredibile. Sento il cervello liquefarsi e la mia voce che ripete “sì Padrona, sono la tua schiava, la tua puttana, fottimi, FOTTTIIIIMIIIII…….!!!”. Lo fa, cazzo se lo fa mentre mi stringe i fianchi con le mani, mi strizza quel falso seno che ho nel reggipetto, le pinze ai capezzoli mi provocano fitte di fuoco, mi strappa i capelli affondando sempre di più dentro di me ormai spalancato per lei.
Rallenta, si ferma, è totalmente svuotata. Io tremo tutto per l’emozione che quell’atto mi ha provocato. La sento uscire con delicatezza, si sfila quell’oggetto dalla fica e si strofina sul mio viso per asciugarsi e finalmente posso sdraiarmi sul tappeto mentre l’asciugo con le labbra.
“Riportami sul divano ordina”. Ubbidisco.
Lei comodamente seduta, io sempre in ginocchio davanti a Lei.
Si accende una sigaretta. Ne avrei voglia anch’io. Non me la offre ed io non oso parlare. Prende da una borsa delle manette. Mi fa girare e mi blocca i polsi dietro la schiena. Mi mette ai capezzoli delle mollette ancora più strette unite da una lunga catenella. Poi si stende sul divano, allarga dolcemente le cosce e mi tira la testa verso di lei.
“Adesso occupati un po’ della tua Padrona!” mi dice. Ora devo proprio leccarla come si deve. sto terribilmente scomodo, con le mani legate dietro, semisoffocato tra le sue gambe, ma mi do da fare con entusiasmo. Lei ogni tanto tira la catenella provocandomi delle fitte ai capezzoli e mi incita con voce soffocata “dai cane, lecca bene! Datti da fare per la tua Padrona”. Lecco freneticamente dappertutto. Inarca le reni ed io arrivo con la lingua anche dietro. La sento sospirare e gemere e questo mi riempie di gioia e mi da più vigore. E’ faticoso in quella posizione ma è impossibile descrivere la sensazione meravigliosa che provo ogni volta che le sfioro la clitoride e la sento fremere di piacere.
“Ora andiamo sul letto” sussurra finalmente dopo un tempo che mi è parso infinito.
Mi fa stendere sul letto, sale su di me e si siede sulla mia faccia. Continuo a leccare, a succhiare, a baciarla dappertutto, freneticamente, perché sento la sua eccitazione crescere e trasmettersi anche a me. Non è un normale rapporto sessuale, io sono solo un oggetto nelle sue mani. “Avanti verme” mi incita, “fai godere la tua Padrona!” e di tanto in tanto strattona i capezzoli per rammentarmi la mia sottomissione.
Ma ora con una mano la Padrona mi sta accarezzando il sesso!!!! Sento le sue parti intime contrarsi e capisco che sta per raggiungere ancora l’orgasmo. Le sue dita mi graffiano il petto….le sue mani??? Ma allora chi mi sta accarezzando il membro? Cazzo c’è qualcun altro, non riesco a vedere chi sia ma ora distinguo chiaramente il suo respiro eccitato, è una donna, ma chi diavolo può essere…… Angela geme e sospira sempre più finchè la sento scoppiare in un orgasmo mentre quella mano continua ad eccitarmi. A quel punto non resisto più e scoppio anch’io schizzando come non mai e affondando sempre più la lingua nel ventre della mia Padrona.
Mi sento morto! Lei si alza ed ora posso finalmente dare un volto a quella mano che mi ha portato all’orgasmo. Cosa!?!?!?, Egle la moglie del capo. E’ bellissima, arrossata per il recente piacere, è chiaro che si è masturbata. Era qui fin dal mio arrivo, nascosta chissà dove, complice di Angela fin da quando mi trascinò nell’ufficio del marito. Mi fa l’occhiolino, un sorriso dolcissimo. Ed anche i suoi occhi sorridono.
“Veramente” mi dice, mentre bacia Angela sulla bocca, “non ti avevamo ancora dato il permesso di venire”…..chiarendo subito che da questo momento le mie Padrone sono due, “per punizione vai in bagno a lavare tutta la biancheria. Ah, dimenticavo, visto che da domani le cose si faranno un po’ più dure per te, le foto che ho scattato oggi le useremo se decidessi di andar via prima della fine dell’addestramento”. La testa di Angela è già tra le sue cosce, se avessero potuto vedere la reazione del mio membro a quelle parole, avrebbero capito che le foto non servivano più……
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20 years ago
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La cameriera...
L’orologio a muro segnava le tre meno cinque. Avevano fatto in fretta quel giorno. Ormai stavano finendo di pulire la sala da pranzo e non restava che apparecchiare per la sera. Un quarto d’ora ancora e poi via, fino all’indomani a mezzogiorno non era in servizio. Silvia si affrettò ad andare a svuotare la palettina nel sacco dell’immondizia piazzato appena fuori dalla porta della cucina. Per fare ciò passò davanti alla porta d’ingresso della grande sala da pranzo e notò Francesco che si allontanava. Che stesse guardando proprio lei e che si fosse allontanato imbarazzato trovandosela così vicina? Il pensiero le balenò improvviso nel cervello, per una frazione di secondo, ma la ragione ebbe immediatamente la meglio. Certamente no! Non era certamente la più graziosa delle cameriere che erano nella sala in quel momento. Si guardò un attimo attorno: in fondo, dalla parte opposta dove era lei, c’era Roberta, una bella ragazza di 24 anni della provincia di Milano, molto carina con i suoi capelli nerissimi e ricci. Poco più in là Paola stava finendo di scopare per terra: anche lei, con i suoi 21 anni era una possibile pretendente degli sguardi di Francesco. Silvia si ritrovò a passare di fianco a Flavia, che stava cominciando a preparare le tavole. Era come imbambolata, con gli occhi aperti che fissavano la porta. Lei sì che era veramente bella! Alta, bionda, con i capelli mossi in una specie di caschetto, indossava la camicetta bianca delle cameriere dell’albergo ma sotto spuntavano un paio di tette fantastiche, di cui Silvia era molto invidiosa. Tra l’altra aveva 22 anni, giusto uno in meno di Francesco, il figlio dei proprietari dell’albergo. Fece quattro rapidi calcoli, collegando lo sguardo perso su quella porta alla sua bellezza: il ragazzo stava guardando proprio lei. Sarebbe stato troppo bello, pensò Silvia, se invece fosse stata lei l’oggetto delle sue attenzioni. Francesco era un ragazzo stupendo, con gli occhi di un azzurro glaciale e con quei capelli neri… Doveva accontentarsi della corte che le facevano i suoi coetanei e di uscire ogni tanto con qualcuno di loro che reputava meno noioso degli altri. Fortunata Flavia! Iniziò a preparare le tavole per la sera, cercando di dimenticare Francesco e fantasticando su come avrebbe potuto passare le prossime ore di libertà. Sarebbe andata un po’ in spiaggia a rilassarsi e a prendere il sole. La sera sarebbe… Avrebbe voluto uscire. Ma chi c’era che poteva uscire con lei? Non era lì da molto e conosceva soltanto le altre cameriere, che erano tutte di servizio… L’ipotesi di dover restare sola in albergo l’agghiacciò. Avrebbe fatto perlomeno un giretto in centro da sola, tanto per vedere un po’ di gente. La sera la calca era tanta… L’orologio segnava le tre e mezza precise quando la sala era nuovamente pronta per ospitare la cena di tutti i clienti. Le quattro cameriere si guardarono soddisfatte del loro lavoro: aveva fatto veramente in un baleno, ora le aspettava la piccola zona di spiaggia libera! Andarono tutte a cambiarsi e in un men che non si dica erano già sdraiate al sole sulla sabbia. Flavia, sdraiata supina, attirava gli sguardi di tutti gli uomini che passavano: aveva un ridottissimo bikini che a mala pena nascondeva una piccola porzione delle sue tette abbondanti. Paola e Roberta fecero anche loro caso alla prosperosità dell’amica e iniziarono a chiacchierare sull’argomento: «Flavia, ma quand’è che ti sono cresciute le tette?». «Be’, a quattordici anni ero completamente piatta e dovevo ancora avere le mestruazioni. Poi in prima superiore è iniziato tutto. La scuola era cominciata da pochi giorni quando ebbi la prima mestruazione: ero euforica, perché finalmente il mio corpo si era deciso a crescere. Poi in due anni mi sono spuntate le tette, un po’ alla volta. A sedici anni avevo già la quarta come ora». «Chissà che seghe si tiravano i tuoi compagni di classe pensando alle tue tette!» esclamò Roberta, la più spigliata di loro quattro. «Già… Ho beccato più di qualcuno che mi sbirciava…». «E nessuno ha mai avuto la soddisfazione di metterci le mani?» chiese Paola, la più curiosa. «Sì, uno sì. In gita a Praga in quinta. Eravamo entrambi mezzi ubriachi e l’ultima notte, tornando dalla discoteca alle cinque, mi sono portato in camera un ragazzo. Volevamo scopare, ma non avevamo profilattici. Così lui me l’ha leccata a lungo e io gli ho fatto una spagnola». «Chissà come se l’è spassata!». «Gli è piaciuto parecchio, tanto che ogni tanto mi invitava fuori sperando di ripetersi. Poi alla fine s’è trovato un’altra ragazza più disponibile, per fortuna!» e sorrise di gusto. «Hai mai provato a fare sesso anale?» le chiese Silvia, incuriosita dalla loquacità di Flavia. «No, però un ragazzo con cui stavo l’anno scorso me l’ha chiesto parecchie volte. In un paio di occasioni ha anche iniziato, ma mi faceva troppo male, per cui gli ho chiesto di smettere». «Ti stuzzica l’idea?» chiese Roberta in un sorriso malizioso. Per la verità Silvia era incuriosita dalla cosa, le sarebbe piaciuto provare. «No, è che i ragazzi ne parlano sempre tanto e noi ragazze ne sappiamo poco…» si giustificò. «Io l’ho fatto parecchie volte, credo che di essere particolarmente sensibile sul culo. Me ne sono accorta fin da ragazzina. Quando ho iniziato a masturbarmi, lo facevo sempre accarezzandomi anche il buco del culo, non solo la fighetta. A quindici anni ho iniziato anche a mettermi un dito dentro per masturbarmi, poi via via due, tre… Ad un certo punto ho provato a mettermi dentro anche un cetriolo: non mi ha fatto più di tanto male, era sopportabile e poi mi ci sono abituata. Se tu provi così, adesso, ti sarà impossibile, ti darà un dolore atroce. Io ho allenato il mio buco del culo per anni e quando a diciannove anni ho fatto per la prima volta sesso anale un po’ di male l’ho sentito lo stesso. Poi è questione di gusti, a me è sempre piaciuto, riesco anche a raggiungere l’orgasmo solo con la stimolazione anale. Ad altre ragazze proprio non piace, non riescono a sopportare il dolore e non ne ricavano piacere». Silvia era soddisfatta dal racconto dell’amica, avrebbe voluto saperne di più sulle sensazioni che provava, ma tenne la domanda per sé. A dire la verità anche lei si masturbava spesso l’ano, anche se non con oggetti di grandi dimensioni. «Tu Paola, hai mai provato?» chiese Roberta. «No, a me proprio non piace. Non è che lo consideri un tabù. Ho provato la masturbazione anale, ma credo che dalla mia passerina ricavo molto più piacere!». Proprio in quel momento un ragazzo le passò accanto e, sentendo il discorso, le sorrise. Paola ammiccò provocante… «Che piccola ninfomane che sei!» esclamò Flavia che se n’era accorta. «Cosa vuoi, l’astinenza comincia a farsi lunga…». «Da quant’è che non scopi?» le chiese Roberta. «Tre mesi ormai!» sospirò Paola. «Però credo mi rifarò qui al mare!». «E pensare che io non sono mai andata oltre i quindici giorni dopo i diciotto anni!» ammise Roberta. «Davvero?» chiese incredula Flavia. «Sì, e senza scoparmi ragazzi squallidi. Bene o male mi piacevano tutti!». «Allora devo darmi da fare!» scherzò Paola. «Comincerò dall’albergo. Mica male i due barman, no?». «Michele è carino, però nulla a che vedere con Filippo. Peccato che questi abbia in mente qualcun altro che te…Lo si vede distante un chilometro!» commentò Roberta. «A me non è parso così evidente…» disse distrattamente Silvia. «Strano!» sorrise Flavia. «E perché mai? Si vede che sono solo un po’ meno attenta di voi…» si difese Silvia. «Perché si da il caso che sia proprio tu la sua attenzione…». Silvia rimase di sasso. Filippo che s’interessava a lei? Probabilmente la stavano prendendo in giro. «Ma dai, non mi prendete per il culo!». «Ti sta sempre dietro, ti guarda in continuazione… Non ha occhi che per te!» esclamò Paola. Filippo, quel ragazzo dallo sguardo timido che non parlava quasi mai, eppure così incredibilmente affascinante. Sentì un’ondata di eccitazione passarle fra le cosce. Quella sera aveva anche lui la serata libera! Ma come avrebbe fatto a invitarlo a uscire con lei, dal momento che di sicuro lui non avrebbe fatto il primo passo? «Mi sa che qui gatta ci cova da come te ne stai imbambolata!» sorrise Flavia. «Già, sembri tu quando vedi Francesco!» fu l’immediata risposta di Silvia, ma solo nella sua mente, non trovò la forza di pronunciarla, tanto era ancora scossa. Presto le ragazze dovettero rientrare, e Silvia rimase sola nella spiaggia. Prese a fantasticare su come invitarlo fuori, su cosa sarebbe successo… Peccato fossero solo fantasie! Magari non lo avrebbe nemmeno visto, o forse nessuno dei due avrebbe fatto il primo passo. Sentì ancora un fremito fra le gambe e si scoprì eccitata. Era da un anno che non faceva l’amore. A dire la verità l’aveva fatto solo poche volte, prima che il ragazzo la lasciasse, l’estate precedente. Quando ripensava alle stupende giornate di quel giugno, passate per lo più a scopare, si inumidiva inevitabilmente. Stavolta non era però il ricordo a eccitarla, ma il pensiero di Filippo. Si distese sul ventre e prese a strofinare le labbra della vagina fra di loro e contro l’asciugamano su cui era distesa. Avrebbe voluto portarsi le mani sotto il costume intero che indossava e penetrarsi l’ano con un dito (cosa che faceva spesso quando si masturbava), ma era impossibile in mezzo alla pur poca gente della spiaggia libera. Pensò a Filippo, a come poteva finire quella serata in sua compagnia, e in pochi secondi era al culmine del piacere. Quando l’orgasmo la scosse, si sentì battere sulla spalla e si girò. «Ciao Silvia!». Il suo volto, sconvolto dall’orgasmo, prese una smorfia strana. Era lui! Venne immediatamente un’altra volta, in un rapido spasmo. «Ciao Filippo» mormorò dopo un silenzio di un paio di secondi in cui le sensazioni di piacere e di sorpresa la scuoterono. «Stai bene?» si preoccupò lui. «Sì, ero solo mezza addormentata…» mentì lei con la prima cosa che le venne in mente. «Sembrava stessi male. Non sembri contenta di vedermi…». «No, guarda che ti sbagli! Ero solo sorpresa… Ti va di farmi compagnia?». «Volentieri» e si sedette vicino a lei. «Hai appena finito?». «Sì, e ne ho approfittato per venire un po’ qui a prendere il sole. Peccato siano già le cinque passate!». «Io sono qui da quando abbiamo finito il turno. Le altre sono rientrate da non molto». «Le ho incontrate proprio mentre uscivo. Mi hanno detto che ti avrei trovata qui». Lui si distese su un fianco, guardandola. Silvia era sempre distesa sul ventre: sapeva che l’orgasmo le aveva bagnato il costume fra le gambe. Non voleva che lui se n’accorgesse, ma nemmeno poteva rimanere così tutto il pomeriggio. Fu lui a toglierla dagli impicci: «Ti va un bagno?». «Sì, dai, andiamo!». Almeno così tutto il costume si sarebbe bagnato ed era difficile che nel breve tragitto fino all’acqua lui, così timido, lanciasse un’occhiata fra le sue gambe. Filippo si alzò per primo e la guardò mentre, seduta, stava per rialzarsi. Il suo sguardo gli cadde fra le gambe di lei e vide la chiazza di umidità: rimase sconvolto. Silvia se n’accorse subito e arrossì imbarazzata. Fecero comunque il bagno e se ne tornarono dopo una mezz’oretta. Il costume di lei, bagnandosi, era diventato trasparente e incredibilmente sexy. Si vedevano chiaramente i capezzoli e, con un attimo di attenzione, si notava perfino il triangolo di peli fra le cosce. Queste visioni provocarono a Filippo un’intensa erezione che cercò inutilmente di nascondere alla sua vista. Lui cercò di non pensarci lo stesso. «Sai, così, con i capelli bagnati sei ancora più carina. Sembri una ragazzina, dimostri un paio d’anni in meno…». Lei lo prese come un complimento: tale infatti lo rendeva il suo tono di voce estremamente gentile e dolce. «Grazie. Tu invece sembri più maturo, più uomo…». Un dubbio l’attraversò. Forse non era il momento di chiederlo, ma era sempre stata un po’ troppo impulsiva: «Ma quanti anni hai?». «Venti». Si guardarono negli occhi, senza parlare, stesi uno di fianco all’altra. Era il momento del loro primo bacio, Silvia se lo sentiva e aspettava che fosse lui a fare la prima mossa. Lo desiderava fortemente quel bacio. Filippo non si mosse, ma i loro sguardi ardevano. «Stasera cosa fai?» le chiese Filippo. Almeno aveva trovato il coraggio di chiederle quello, se non di baciarla. «Non so…». «Io ho il turno libero… Ti andrebbe…» tentennò. «Sì!» rispose lei con entusiasmo. «Ma non ti ho ancora chiesto nulla!» disse lei stupito. «Qualsiasi cosa sia, per me va bene». Si guardarono ancora. Silvia si allungò un po’, il resto lo fece lui e il benedetto bacio arrivò. Silvia gli accarezzò il petto e gli strinse il capezzolo. Avrebbe voluto che lui facesse altrettanto, ma non si mosse. «Hai mai fatto il bagno di notte?» gli chiese lui dopo qualche altro bacio. «No…». «Potremmo farlo stasera…» avanzò timido. «Affare fatto» e suggellato con un bacio. «Ti piaccio davvero tanto?» chiese Silvia dopo un po’. «Da morire!». «Si vede sai, il rigonfio nei boxer…» sussurrò lei nel suo orecchio, baciandoglielo. «Scusa…» rispose sempre sussurrando, imbarazzato. «È che, col costume che hai, si vedono i capezzoli e…». «E qualcos’altro» lo tolse dall’imbarazzo sorridendo. «Non preoccuparti, non mi offendo, lo prendo come un complimento». Alle sei e mezza andarono a mangiare un panino a uno dei chioschi della spiaggia, poi aspettarono il buio pomiciando in riva al mare ammirando lo splendido tramonto. Sembrava fatto tutto per una giovane coppia di innamorati. Finalmente fu buio, una serata calda, e si tuffarono in acqua. Vi rimasero a lungo, fra mille giochi e baci. I loro corpi entrarono in contatto spesso, ma mai per più di un paio di secondi. Solo distesi sulla spiaggia si concessero un abbraccio più lungo. Il contatto era eccitante per entrambi: Silvia gli schiacciava sul petto il suo seno, non molto grande, ma proporzionato e sodo, e sentiva l’erezione di lui, che non l’aveva mai abbandonato nel corso del pomeriggio e della sera, spingerle fra le gambe. «Ce l’hai ancora duro da oggi pomeriggio» osservò. «Sì…» fu la sola risposta. Si guardarono al chiaro di luna. Sembrava di essere in pieno giorno, tanto era luminosa la luna quella sera. «Non vorrei sembrarti una ragazza facile… No, non dir niente… Oggi, quando sei arrivato, mi stavo masturbando strisciandomi sull’asciugamano pensando a te e quando sei arrivato stavo venendo. È stato uno degli orgasmi più incredibili della mia vita. Vorrei darti altrettanto piacere in cambio, però non me la sento di fare l’amore». Filippo non seppe resistere e si strusciò contro di lei con il pene. «Ecco, così, voglio che tu venga così. Credo verrò anch’io. Senza spogliarsi…». «Va bene, non potevo chiedere di più…» mugolò lui incominciando a muoversi. L’abbracciò si fece meno stretto e lui le guardò il seno. «Ti si vedono i capezzoli» sussurrò. «Puoi toccarli» fece lei di rimando. Filippo allungò la mano sul costume bagnato, strinse i seni fra le mani, gliele riempivano. Silvia sospirò. Quando il tocco fu diretto ai capezzoli gemette e allungò le mani sul suo petto. Sentiva la sua figa diventare un lago, stimolata dal suo cazzo. Presto sarebbe venuta. «Toccami il culo!» gli sussurrò. Lui allungò le mani sulle sue natiche e le strinse. «Mettimi un dito dentro, sotto il costume!» ansimò. Lui si fermò stupito. «Ti prego, mettimi un dito su per il culo e continua!». L’eccitazione di Filippo era al culmine, dopo quella frase. Non credeva che quella ragazza fosse così passionale. Infilò una mano sotto il costume e infilò un dito nel solco fra le natiche. Riprese a muoversi e infilò il dito dentro l’ano. Non lo mosse neppure, non ce ne fu bisogno. Lei venne dopo pochi secondi. L’orgasmo di lei velocizzò il suo: il suo cazzo riversò un’abbondante quantità di sperma nel suo costume. Gemettero a lungo insieme, finché ripresero fiato. Filippo si accorse che era arrossita, nonostante la luce non perfetta. «Scusami. Scusa la volgarità…». «Non sei stata volgare. È bello che tu sia così sincera, passionale». «Io godo infinitamente quando mi si stimola il culo…» ammise imbarazzata. Lui le carezzò un gluteo. «Vuoi?». «Aspetta un attimo» e lo toccò fra le gambe. «Hai il costume tutto sporco di sperma. Dovrai togliertelo». Lui capì che glielo stava chiedendo e se lo sfilò. Il pene era floscio, ancora tutto bagnato e appiccicoso. Lei prese un fazzolettino e glielo pulì con cura: in men che non si dica fu nuovamente duro fra le sue mani. Prese allora a masturbarlo piano, mentre lui le infilava un dito sotto il costume nel culo e uno nella fighetta. Si masturbarono a vicenda per lungo tempo, prolungando il più possibile il piacere. Alla fine fiotti argentati di sperma volarono in aria e ricaddero su di loro. Silvia venne, poi pulì entrambi con un altro fazzolettino. Infine si tolse il costume, esibendosi davanti a lui nuda. Si rivestirono con gli abiti con cui erano venuti in spiaggia e tornarono in albergo, facendo il più piano possibile, dal momento che era mezzanotte. Si baciarono di fronte alla camera di lei, poi Filippo tornò alla sua. Silvia aspettò che fosse entrato, per vederlo il più a lungo possibile. Poi aprì la porta lentamente. Uno spiraglio di luce l’abbagliò subito. Entrò e si trovò davanti uno spettacolo che mai avrebbe immaginato di scoprire al suo ritorno in camera. Francesco era disteso supino sul letto di Flavia, nudo. Flavia lo cavalcava altrettanto nuda, con la testa reclinata all’indietro e gli occhi chiusi, le grosse tette che ballonzolavano vistosamente. Nessuno dei due sembrava essersi accorto della presenza di Silvia. «Flavia, sto venendo!» ansimò Francesco. Silvia si risvegliò un attimo dalla sorpresa e chiuse le porta, credendo che avesse ato e svegliato così mezzo albergo. Rimase però imperterrita a guardarli. «Anch’io sto per venire, innaffiami col tuo succo!» esclamò con voce roca la ragazza. Francesco allungò le mani sui seni e li strinse. Reclinò la testa all’indietro e gemette. I suoi fianchi presero a pulsare. Flavia si rilassò improvvisamente e smise di muoversi forsennatamente: era venuta anche lei. Si buttò su di lui. Appena si furono calmanti si rialzarono. «Sei stato super. Sono riuscita ad avere tre orgasmi, uno anche alla fine… Ma… Silvia, cosa ci fai qui!». Francesco si girò di scatto. “Oh, no, sono fottuto” pensò. Silvia non sapeva se ridere o arrabbiarsi. Però era troppo felice quella sera per una sfuriata. «Sarebbe la mia stanza» sorrise. «Flavia, ma avevi detto che sarebbe tornata molto tardi…». «Ho sbagliato i miei calcoli… Da quanto sei entrata?». «Da poco. Ma sufficiente per vedere tutta la scena finale!». «Ti prego, non dirlo a nessuno. Se i miei lo sanno, mi uccidono!» fece Francesco con voce supplichevole. «Non preoccuparti, non lo dirò ai tuoi e non ti ricatterò». La sua voce era inespressiva. «Ora ho solo bisogno di una bella doccia e di dormire». Andò in bagno, sperando che nel frattempo Francesco se ne andasse. Infatti fu così: quando uscì, avvolta nell’accappatoio, trovò solo Flavia distesa sul letto, le gambe oscenamente aperte con un rivolo di sperma che spuntava dal suo folto pelo pubico biondo. «Mi dispiace per quello che è successo, pensavo che fossi nella stessa situazione con Filippo, dato che non sei tornata a cena. Scusa se ti ho giudicata male». «Non fa niente. Con Filippo non è che non sia successo niente. È che non abbiamo fatto l’amore e che siamo tornati presto». «Cosa vuoi dire?» chiese Flavia incuriosita. «Ci siamo masturbati a vicenda. Ho goduto come un pazza, è un ragazzo fantastico» e le raccontò tutto per filo e per segno. «Ma perché ti confidi con me?». «Perché di te mi fido, sei una specie di sorella maggiore per me, da quando sono qui!». «Dimmi la verità, l’hai mai fatto con una donna?». «No…». «Ti piacerebbe provare l’esperienza?». «Non lo so, ora non credo… Come mai queste domande?». «Ne ho ancora voglia, ma niente allora, dovrò accontentarmi». «Ma tu l’hai mai fatto con altre ragazze?». «Spesso, quando non ci sono ragazzi sotto tiro. Lo considero un po’ come masturbarsi, solo che è più divertente. Da quando sono qui io e Roberta ci siamo date spesso da fare. Lei ha una bella fighetta, è un gusto leccargliela!». «Dove lo fate di solito?» chiese Silvia curiosa. «In camera sua. Paola ogni tanto partecipa, sennò va a farsi un giro. Ti piacerebbe guardarci?». «Non so. Forse mi piacerebbe di più rivedere tu e Francesco fare l’amore». «Organizziamo in un attimo se vuoi… E non ti piacerebbe vederlo inculare Roberta?». «Come?». «Sì, hai capito. Ho capito che ti piace, anche da come hai fatto con Filippo. Se vuoi mi metto d’accordo con Roberta e Francesco. Io proprio non riesco a prenderlo nel culo, però sarei felice che tu assistessi». «Quando?» Silvia si fece più attenta. «Anche subito. Così poi potrei anche farmi passare le mie voglie…» e si carezzò fra le gambe, portandosi poi alle labbra il dito sporco di sperma. «Va bene!» rispose senza pensare, istintivamente. Era ancora eccitata dalle carezze di Filippo di cui non si era affatto saziata e la cosa la stuzzicava. Flavia telefonò in stanza a Roberta (Paola stava già dormendo) e a Francesco, il quale arrivò in un attimo, vestito di tutto punto. Roberta arrivò dopo qualche minuto pronta per essere inculata come le aveva detto per telefono l’amica: sotto la vestaglia che buttò subito a terra indossa un reggiseno dalle coppe trasparenti attraverso il quale si vedevano i suoi capezzoli scuri e un paio di mutandine altrettanto leggere che si intuiva benissimo il suo pelo nero non tanto folto. Non si stupì di vedere nella stanza Silvia: «Allora Silvia, vuoi vedere una donna che viene inculata. Lo farò apposta per te!». Silvia non parlò, ma si limitò a guardarla mentre si spogliava di fronte a loro. Il suo seno era un pochino più abbondante di quello di Silvia, con i capezzoli già eretti. Si mise subito alle pecorina sul letto di Flavia, mentre le altre due ragazze erano sedute, una nuda e l’altra in accappatoio, su quello di Silvia. Roberta si aprì oscenamente il culo con le mani e Francesco prese della vasellina e iniziò a lubrificare il buchetto, già largo di per sé per l’ampio uso che ne faceva la ragazza. Francesco si spogliò poi velocemente: nonostante il rapporto di poco prima con Flavia aveva già ritrovato l’erezione, eccitato dalla prospettiva di un rapporto anale con Roberta. Si lubrificò il pene e poi iniziò ad affondare fra i glutei della ragazza. Roberta emise soltanto un profondo sospiro, misto di piacere e di dolore per la penetrazione. Molto lentamente lui entrò completamente in lei e cominciò a muoversi. Roberta prese a gemere per il piacere, tenendo gli occhi chiusi. La posizione però non era fra le sue preferite: in campo sessuale era parecchio fantasiosa. Lo fece perciò girare sulla schiena con grande maestria, sempre tenendolo dentro di sé. Si sistemò poi come voleva: fece in modo di prendere la sua testa sotto il braccio sinistro, mettendosi un po’ di traverso. In questo modo la testa di lui appoggiava sulla sua spalla sinistra. Francesco incominciò a leccarla, prima sull’ascella, sul collo e infine fino al capezzolo, mentre continuava a muoversi in lei. Entrambi erano assorti nel rapporto e nel piacere che ne ricavavano, per cui presto si dimenticarono delle due ragazze che vi assistevano in silenzio, una soddisfatta dal fatto che non avrebbe dovuto masturbarsi per godere ancora, l’altra a bocca aperta perché, le immagini che spesso le vagavano per la mente, erano ora realtà di fronte ai suoi occhi. Roberta si mosse ancora: da distesa sopra il corpo di Francesco, volle mettersi a sedere sul bordo del letto. Lui la seguì ubbidiente nei suoi movimenti, eccitato dalla sua iniziativa continua. In questo frangente era solo lui a muovere il cazzo dentro di lei con ritmiche oscillazioni del bacino, mentre Roberta rimaneva seduta sul suo grembo. La ragazza aprì del tutto le gambe, mettendo in mostra il suo sesso appena velato dallo scuro pelo pubico che teneva tagliato corto e molto curato. Facendo ciò, il cazzo di Francesco fu stretto in una piacevole morsa che era diventato il suo ano: rallentò bruscamente le penetrazioni, che diventarono dolci, ma profonde. Alla vista dell’amica così oscenamente esposta ai loro occhi, Flavia capì che quella era una richiesta diretta esplicitamente a lei, per cui si alzò dal letto di Silvia e si inginocchiò di fronte alla bella milanese. Subito la sua testa bionda affondò fra le gambe della ragazza, che cominciò a mugolare mentre godeva per il cazzo che la penetrava in culo e per la lingua che le leccava la fighetta. Bastò che Flavia arrivasse a lambirle il clitoride un paio di volte con la punta della lingua per farla venire, emanando una copiosa quantità di miele che in parte finì nella bocca della bionda, in parte gocciolò per terra. Per Roberta, più che le stimolazioni delle sue zone erogene più sensibili, era stato il pensiero di soddisfare una piccante curiosità di Silvia, così riservata e “perbene” apparentemente, a eccitarla irrimediabilmente. Finché la ragazza veniva, non erano mancate le costanti penetrazioni nel suo culo, in quanto Francesco non si era mai fermato: quando Roberta venne, si limitò a lasciare la testa di Flavia che teneva fra le mani schiacciandola contro il sesso dell’altra ragazza. In questo caso fu lui a scegliere un’altra posizione : stavolta dovette però abbandonare la sua preda e ritrarsi da lei. Rialzandosi però, si voltò verso il letto e incrociando lo sguardo di Silvia che lo fissava proprio fra le gambe. “Nulla di particolare. Quello di Filippo è senz’altro più bello” pensò la ragazza in questione. Francesco notò che nel suo sguardo non c’era certo ammirazione, come invece in quello di Flavia, che di nuovo si era sistemata sul letto a gambe aperte. Pensò di lasciar rifiatare un attimo Roberta dopo l’orgasmo, come fosse stata un uomo e non potesse ricominciare subito, e di abbandonarsi un attimo fra le braccia, anzi le gambe, di quella che ormai considerava la sua ragazza. Si inginocchiò perciò di fronte al letto e avvicinò la bocca al folto triangolo biondo che aveva fra le gambe. Leccò profondamente la fessura della sua fighetta e la sua lingua arrivò a lambire qualche goccia del suo seme che ancora le colava giù. Roberta nel frattempo si era ripresa dagli spasmi e si era rialzata in piedi. Vedendolo, esclamò: «Ehi, ma sei venuto a inculare me o a slinguazzare Flavia?». Ne aveva di faccia tosta quella ragazza, completamente nuda, con il culo ancora aperto dal suo cazzo e la faccia in cui si leggevano ancora i segni dell’orgasmo! Lui si rialzò immediatamente, lasciando Flavia insoddisfatta dopo i primi segnali di piacere: costrinse la mora a inginocchiarsi alla fine del letto e a stendere il busto sul materasso. Lui, inginocchiato dietro di lei, le allargò di nuovo quel tanto le natiche per poter entrare in lei. Questa volta gli affondi furono più veloci e decisi, ma Roberta non dava altri mugolii e ansiti che di piacere. Quando però lui allungò le mani verso il suo seno schiacciato sul materasso, lei protestò: «Toccale a Flavia le tette, ce le ha molto più grandi delle mie!». Senza parlare, Flavia si alzò di nuovo e si sedette a cavalcioni sulla schiena di Roberta, allungando il seno verso la bocca del ragazzo. Presto le mani di lui avvilupparono i grossi seni turgidi della bionda, cingendole il capezzolo chiaro con le labbra. Ciò non bastava tuttavia a lei, che quasi subito si ritrovò a strofinare il sesso umido sulla schiena dell’altra ragazza. Nel frattempo Silvia era rimasta immobile sul letto, avvolta nel suo accappatoio, semidistesa con la testa appoggiata al muro. I suoi occhi si riempiva di quelle lussuriose immagine, le sue orecchie percepivano attente tutti quei gemiti, sussurri, mugolii e tutti i rumori dei corpi che si toccavano e si strofinavano. La bocca le si era seccata presto mentre l’aroma inconfondibile del sesso aveva riempito la stanza. Inebriata da tutto ciò, si era ritrovata bagnata fra le gambe e non certo a causa della doccia appena fatta. Era abituata alla reazione del suo corpo, che tendeva a lubrificarsi abbondantemente quando si eccitava, però quella volta era una cosa esagerata. Già da un po’ si era resa conto che aveva gocciolato sulla porzione di accappatoio su cui era seduta in modo così copioso che si augurava di non aver sporcato il copriletto. Furtivamente, mentre gli altri tre erano intenti nel complicato amplesso e la loro attenzione era totalmente accentrata sul piacere che davano e ricevevano, si fece scivolare una mano nel tessuto spugnoso dell’accappatoio fino a giungere al suo triangolo, non certo peloso come quello di Flavia, ma che non ritoccava con le forbicine come Roberta. Vi passò sopra la mano, sentendo i soffici riccioli carezzarle il palmo: erano umidi verso il basso, dove contornavano, più radi, la sua michetta madida di miele. Trovò rapidamente le grandi labbra, di cui lascivamente percorse il contorno con un dito, venendo scossa da un brivido di piacere. Allora agì come era solita fare quando l’eccitazione la sorprendeva in maniera irruenta e lei aveva bisogno di placarla: unì l’indice e il medio della mano destra ed entrò in profondità, per quanto le era possibile, molto lentamente, lambendo anche il clitoride divenuto sensibilissimo. Dentro di lei esplose un orgasmo che mai avrebbe pensato di provare solo masturbandosi e che, a dire la verità, forse non aveva mai provato nemmeno facendo l’amore. Socchiuse gli occhi, abbandonò la testa contro il muro e si abbandonò a quelle sensazioni fortissime che durarono parecchi secondi. Dell’altro miele le fluì copioso come non mai sulle dita e sulla mano intera, riversandosi però in gran parte sull’accappatoio. Senz’altro aveva sporcato il letto, ma in quel momento il pensiero non le attraversò il cervello e, se anche l’avesse fatto, non la avrebbe certo interessata. Data la posizione dei letti, i tre intenti a strusciarsi fra di loro non si accorsero di niente, ma continuarono imperterriti a scopare. Le due ragazze avrebbero potuto continuare a lungo in quella posizione, che era particolarmente gradita a entrambe, ma evidentemente Francesco ne ricavava più piacere di entrambe, senza contare il fatto che era già provato dal precedente amplesso con Flavia. Era, insomma, non lontano dall’orgasmo. Aveva deciso di venire così, col cazzo nel morbido ano di Roberta e le tette di Flavia fra le sue mani e nella sua bocca. Si premurò tuttavia di chiedere l’assenso a Roberta, staccandosi per un attimo dai capezzoli rigidi della sua ragazza: «Roberta, posso venirti dentro?». La sua partecipazione, per quanto minima e fatta per lo più di gemiti e incoraggiamenti, venne subito meno. «Non vorrai sborrarmi nel culo così, vero? Dobbiamo metterci in un’altra posizione, voglio godere anch’io!» esclamò contenta. Flavia si rialzò, con molto sollievo per la sua schiena che ormai iniziava a protestare per il peso dell’altra ragazza, e a malincuore Francesco dovette abbandonare entrambe. Silvia non fece in tempo a ritrarre la mano che ancora teneva dentro di lei: Roberta infatti si era girata verso di lei e colse un lampo malizioso nei suoi occhi, accompagnato dal sorriso ugualmente malizioso. «La nostra bella spettatrice si è stufata di rimanere a guardare e ha pensato a soddisfarsi da sola!» esclamò la mora. Notò intanto che la mano che era riapparsa da sotto l’accappatoio era lucida: si avvicinò e si portò alla bocca quelle due dita leccandole come un ghiacciolo. «Hai un sapore squisito. Sicura di non volerti unire a noi?» fece col solito tono amichevole. Le sedette accanto, completamente nuda. «Non c’è nulla di male si ti diverti un po’, non ti costringeremo a fare niente. Capisco che non è una decisione facile. Vedi tu!». Silvia le fu grata per quella comprensione, ma improvvisamente le era tornato alla mente Filippo. Non poteva negare a lui una cosa tanto intima com’era baciarla fra le sue gambe e poi buttare la stessa cosa in un’orgia come quella che aveva davanti. No, si sarebbe limitata a guardare ancora. «Grazie, ma preferisco guardare soltanto…» la sua voce era molto roca, a causa della gola secca per l’eccitazione. A dire la verità, tutta la cosa iniziò a disgustarla, per la prima volta da quando era rientrata quella sera, ma riguardava solo un angolo della sua mente. La maggior parte era ancora presa dall’eccitazione, nonostante l’orgasmo incredibile che aveva provato da poco. Questo pensiero non le venne, ma non poteva mandare tutti via a quel punto quando era stata lei a volere vedere Francesco che s’inculava Roberta ed era stata lei a dire a Flavia di chiamarli. La mora la guardò comprensiva. «Non importa, è giusto così. Un po’ mi dispiace di non poter assaggiare la tua fighetta, ha un gusto fantastico». Rifletté un attimo, poi continuò: «Scusami di quel gesto, è stato istintivo, non volevo forzarti». «Non importa, mi hai risolto un problema, non sapevo dove asciugarmi» scherzò Silvia allentando quel momento di tensione che si era improvvisamente creato. Ricominciò tutto così con la stessa atmosfera di gioco che aveva all’inizio. «Bene, Silvia, ora guardami bene perché prenderò una posizione che è molto favorevole al rapporto anale, soprattutto quando lo si fa per le prime volte. Sembrerà una cosa un po’ strana, ma ti assicuro che è uno dei modi migliori per essere penetrata senza provare troppo dolore». Silvia si stupì ancora di come Roberta le leggeva nel cervello. Aveva capito che anche lei desiderava avere un rapporto anale. Probabilmente, la richiesta così immediata di quella sera dopo il discorso del pomeriggio, le aveva fatto capire che il suo culo era allenato da tempo e che desiderava avvicinarsi in qualche modo al passo successivo. Nonostante l’avvertimento, Silvia rimase un attimo incuriosita da come Roberta si mise sul letto: distesa sulla schiena al centro di esso, raccogliendo le gambe contro il suo petto. Francesco non ebbe bisogno di consigli per fare la mossa successiva, ma capì al volo. Si inginocchiò sul materasso in modo che il suo pene puntasse verso l’ano della ragazza. Fu proprio lei, in un’abile mossa, a impalarsi per la terza volta su di lui, accogliendolo completamente in sé. Francesco cercò una posizione più comoda, avanzando un po’ con le ginocchia e sedendosi sui suoi talloni in modo che la schiena di lei aderisse un po’ meglio al letto. L’operazione fu laboriosa, ma svolta in non moltissimo tempo. Per completarla, Roberta lasciò andare un po’ le gambe e arrivò ad appoggiare le ginocchia sui fianchi di lui, che solo allora cominciò a muoversi. Flavia decise di inserirsi in modo da soddisfare finalmente il prurito che ancora sentiva fra le gambe: si inginocchiò sopra la testa della ragazza, appoggiando i palmi delle mani al muro per sostenersi meglio. Sotto di lei, Roberta iniziò a fare ciò che voleva in modo sublime, strappandole continuamente gemiti di piacere. Francesco poté finalmente ghermire le belle tette a pera di Roberta, che prima gli erano state negate. Le palpò a lungo, senza trascurare le grosse areole scure dal capezzolo eretto. Dopo essersi preso questa soddisfazione però, scese sulla sua fighetta che era aperta proprio sotto di lui. Ne carezzò il pelo ispido e curato, si chiese come fosse se non si depilasse. Probabilmente avrebbe avuto molto pelo lì, come del resto lasciava supporre la sua struttura fisica. Il pensiero gli indurì ulteriormente il pene: gli piacevano le ragazze pelose lì in mezzo, e si considerava fortunato per il fatto che Flavia, per quanto fosse una bionda naturale, aveva un triangolo molto folto di eccitantissimi peli biondi. La guardò: quel triangolo era a pochissimi centimetri dalla faccia di Roberta, che succhiava e leccava avidamente. Lui poteva vedere solo il culo della sua ragazza, un po’ abbondante ma molto piacevole da toccare. Sapeva, purtroppo, che molto probabilmente non gli sarebbe mai stato concesso di penetrarlo come stava facendo con Roberta. Lo fissò per un po’ rammaricandosi di ciò, poi si concentrò a stuzzicare la fighetta che aveva fra le sue dita. Non pensava di trovarla tanto bagnata, ma ne fu contento: le sue dita presto furono fradice dei suoi umori. Deciso a farla venire prima di scoppiare dentro di lei, cosa che ormai sentiva vicina, prese a solleticarle il clitoride con un dito, mentre con altri due la penetrava incessantemente. La sentì irrigidirsi e le labbra serrarsi sulle sue dita. Si fermò un attimo con la lingua mentre leccava Flavia, per godersi il suo meritato orgasmo, e poi riprese. Francesco gettò allora le sue mani su quei seni magnifici e invitanti, stringendoli forsennatamente. Le sue penetrazioni furono molto profonde, finché riversò tutto il suo liquido seminale nel favoloso ano di Roberta. Non si staccò subito, ma rimase a godersi gli ultimi spasmi di un orgasmo fantastico a contatto con la ragazza. Quando aprì gli occhi, vide che per le sue mani si erano finalmente stacca dal copriletto che stringevano strettamente mentre la sfotteva, ed erano balzate sulla sua fighetta. Francesco si unì ai movimenti di quelle mani, per regalare un altro orgasmo alla ragazza che le aveva offerto piaceri incredibili quella sera. Si dimenticò completamente di Flavia, che nel frattempo era in preda al suo orgasmo, tanto agognato. Lei scese subito dal letto, e si inginocchiò per terra vicino a esso. Baciò riconoscente Roberta sulle labbra, cogliendo anche il sapore della sua intimità su di lei, poi passò a un capezzolo. I due erano intenti a ricambiare il piacere che tanto generosamente aveva donato loro. Roberta, che finalmente aveva una parte solo passiva, si abbandonò completamente a quelle sensazioni e poté rilassarsi per ottenere un orgasmo più intenso del precedente. Se ne accorsero entrambi quando prese ad ansimare rumorosamente: probabilmente avrebbe gridato. Per evitare di svegliare tutto l’albergo, Flavia allungò la bocca sulle sue labbra e soffocò così le sue a di godimento, stringendole un capezzolo fra le dita. Quando si rialzarono la mora aveva il viso sconvolto da una smorfia di piacere e respirava molto affannosamente. Si girò verso la bionda ancora nuda e le sorrise: «Grazie, quando godo veramente non posso fare a meno di are, mi hai salvata» riuscì a dire con voce roca. Francesco si fece la doccia per primo e le tre ragazze le chiesero di andarsene subito. «Ho capito, dovete farvi le vostre confidenze» e se ne andò sorridendo, per niente offeso. Flavia guardò l’ora: era l’una. “Nemmeno tanto tardi” pensò. “Facciamo ancora in tempo a dormire un bel po’ di ore. Del resto erano le undici quando Silvia è tornata”. «Allora, hai visto il mio ragazzo di che pasta è fatto? Ti ha aperto il culo e ti ha lasciato senza fiato!» schezò Flavia con Roberta, ancora distesa che riprendeva fiato. «Sono stati questi due ultimi orgasmi ravvicinati, altrimenti potevo continuare tutta la notte. L’ultimo mi ha sconquassato completamente, altrimenti…». Flavia guardò interrogativa Silvia, che aveva un’espressione serena, ma non volle chiederle niente. Fu lei stessa a prendere l’iniziativa. «Grazie Roberta, sei stata squisita a venire qui e farti inculare per me. Sei stata fantastica! Prima ho goduto da matti, e non mi sono masturbata, mi sono solo messa due dita dentro. Sono venuta così, subito…». «Ora sei ancora eccitata?». Silvia abbassò un attimo lo sguardo, eccitata. «Sì» ammise. «Se ti masturbassi qui, ora, mi renderesti il favore, ma se non vuoi non importa» disse Roberta. Silvia si tolse l’accappatoio e rimase nuda. Aveva due seni perfetto, anche se non grandi come quelli delle altre due ragazze, con piccoli capezzoli rigidi. Con la mano sinistra se li toccò, mentre con la destra scendeva fra le sue gambe, sul pelo soffice di color castano chiaro. Si mise dentro due dita, e cominciò a penetrarsi, immaginando a occhi chiuse che fosse Filippo a farlo. In pochissimi secondi venne in profondi sospiri di piacere e si abbandonò sul letto ormai senza fiato. Roberta la guardò lascivamente, le sarebbe piaciuto toccarle la micietta, percorrere con la sua lingua quei meravigliosi anfratti, racchiudere fra le labbra il bocciolo duro che spuntava fra i suoi serici peli. “Peccato” pensò, le sarebbe rimasto il desiderio di giocare un po’ con lei. Una doccia l’avrebbe senz’altro rimessa in sesto e fatto sbollire i suoi impulsi verso Silvia. Perciò si alzò e si avvicinò alla ragazza, posandole un bacio sulla guancia. «Grazie, mi ha fatto molto piacere vederti godere. È stupendo pensare che ti sei eccitata guardandomi mentre facevo sesso…». Entrò poi in bagno e si concesse dieci minuti di acqua tiepida. Flavia nel frattempo rimaneva seduta sul bordo del suo letto, guardando il viso dell’amica. Quando ne incrociò lo sguardo le sorrise lievemente, cercando di captare quali pensieri le passassero per la mente. Fu proprio Silvia a esternarli senza alcuna richiesta: «Ma è più bravo Francesco o lei a leccare?» chiese incuriosita. «Direi proprio lei. Ha molta più esperienza, con entrambi i sessi. Poi con la bocca ci sa veramente fare, i ragazzi impazziscono per i suoi pompini». «Ma tu come fai a saperlo?» chiese Silvia stupita. «Confidenze femminili» e risero entrambe. «Dimmi la verità, ma tu hai intenzione di farti inculare da Filippo?» chiese poi seria Flavia. «Non lo so. Mi piacerebbe, certo, ma vediamo come si mettono le cose. Ora ho solo voglia di fare l’amore con lui anche se lo conosco da poco. Fra il petting di stasera e quest’orgia, la mia micietta vuole qualcosa di particolare con cui giocare…». In quel momento Roberta uscì completamente nuda dal bagno. Si era asciugata con un asciugamano e ora s’apprestava a rivestirsi. Flavia prese il suo posto sotto la doccia, chiudendo dietro di sé la porta. La mora nel frattempo si era rimessa il reggiseno e le mutandine e si stava infilando la vestaglia. «Ti fa male il culo?» le chiese un po’ preoccupata Silvia. «Un po’ mi brucia, ma è un sensazione strana, in parte piacevole» e si sedette sul suo letto, al suo fianco. «E te come va?». «Non lo so, sono un po’ confusa ora. Un sacco di emozioni forti, prima con Filippo, ora qui con voi. È stata una giornata molto intensa…». «Ora dimentica quello che è successo qui, è stato il piacere di qualche ora, e concentrati su Filippo. È un bravo ragazzo, un po’ timido. Secondo me è anche vergine…». «Vergine?» si stupì lei. Beh, poteva essere tranquillamente, pensò subito dopo. «Certo. Quando lo scoperai, mi raccomando!» tacque un secondo. «Prendi la pillola?». «No…» ammise. «Allora fatti una bella scorta di profilattici. Non mi sembra il tipo che gira pronto a ogni evenienza!». «L’avevo già pensato questo» sorrise. «Vi vedo proprio bene insieme voi due. Sono contentissima per voi…» si alzò e si avviò verso la porta, aprendola. Mentre stava sulla soglia, si girò ancora e le sussurrò: «Dimenticavo: e daglielo il culo!». Silvia si limitò ad annuire silenziosamente. Certo, l’avrebbe fatto! Il giorno seguente fu tutto una lunga attesa sia per Filippo che per Silvia fino a che l’oscurità aveva avvolto tutto da un pezzo. Nonostante il turno di Silvia fosse finito a mezzanotte, dovette attendere che anche Filippo staccasse, in quanto il bar funzionava solitamente fino all’una, perciò aveva tutto il tempo di salire in camera per prepararsi. Sia lei che la sua compagna di stanza dovevano prepararsi all’incontro con i loro uomini, cosa che richiese una mezz’ora di tempo, doccia compresa. Silvia non fu però molto audace, limitandosi a un completino intimo rosso con una maglietta nera aderente e un paio di jeans. Stava per uscire dalla stanza ed andare in quella di Filippo di cui aveva preso la chiave, quando le venne in mente un particolare ed esclamò: «I preservativi!». Flavia la guardò comprensiva e le chiese: «Te ne sei dimenticata? Non preoccuparti, te ne do qualcuno dei miei». Aprì il cassettino del suo comodino e tirò fuori una scatola da dodici. Dentro ce n’erano dieci. «Facciamo a metà, credo che te ne serviranno un buon numero stasera. E anche a me» e ammiccò. Silvia li mise in tasca, poi guardò l’amica. «Flavia, sono preoccupata. È un anno che non faccio l’amore e l’ho fatto solo poche volte con un ragazzo più esperto di me». «Ti devo spiegare come fare? No, dai, scherzo. Non preoccuparti, verrà tutto da sé, l’importante è che stai rilassata e non ti fai prendere dalla tensione». Un po’ rassicurata, fece per andarsene e, proprio quando aprì la porta, si trovò di fronte Francesco che stava per entrare. Il ragazzo sorrise e avanzò di qualche passo. Chiuse la porta e chiese: «Silvia, vuoi restare a guardarci?». Sperava di fare l’amore con due donne anche quella sera. «Ho già la fama di guardona! No, stasera no, vi lascio soli» e fece per andarsene. «Ciao!» esclamò Francesco. «Ciao e buon divertimento! Per domani siamo d’accordo, non stai molto bene…». «Grazie mille! Buona scopata anche a voi!» sorrise maliziosamente e uscì dalla stanza. Percorse rapidamente il tragitto che la separava dalla camera di Filippo e, quando vi arrivò vicino, si assicurò che non ci fosse nessuna a guardarla. Estrasse la chiave e aprì la porta in fretta, richiudendola subito dopo dietro di sé. Accese la luce e la esaminò in un’occhiata: era molto ordinata, il letto rifatto in maniera impeccabile, nulla fuori posto. Guardò l’ora, era l’una meno venti, c’era da aspettare ancora un bel po’. Si distese sul letto, sperando di riuscire a rilassarsi un po’: infatti, nonostante i consigli di Flavia, era tesissima. Sentì dei passi in corridoio e si irrigidì. “È ancora presto” pensò dentro di lei. Si avvicinavano sempre più e improvvisamente si fermarono. Un secondo dopo udì il rumore della chiave che entrava nella toppa e che apriva direttamente la porta. Silvia scattò in piedi e mosse un paio di passi verso la porta che si apriva e colse lo sguardo sorpreso di Filippo, che mai si sarebbe aspettato di trovare la porta aperta e lei dentro. Silvia gli sorrise e tutta la tensione accumulata, tutti i pensieri su quello che avrebbero fatto, tutte le sue preoccupazioni svanirono in un attimo. Si gettò fra le sue braccia, non lasciandogli nemmeno il tempo di richiudere la porta e lo baciò sulle labbra. Lui rispose al bacio, sempre più sorpreso dalla sua presenza lì, nella sua camera. «Filippo, scusami, non ho resistito, dovevo venire qui da te…». «Non importa, anzi, mi hai fatto una bellissima sorpresa… Immaginavo tu fossi già a letto. Ti va di uscire un po’?» chiese lui, riprendendosi lentamente. «No, no, voglio restare qui con te…». Lui fece un passo e indietro, ammirandola. «Sei stupenda! Non ti rendi nemmeno conto quanto bene ti sta quella maglia». «Si vede bene il seno?» chiese lei audace. «Sì, ti è praticamente incollata addosso…» ammise lui leggermente imbarazzato. «Sei più sexy stasera con questa maglia che ieri sera con il costume bagnato». «Sarà perché c’è più luce e puoi vedermi meglio». «Già» fece lui e si avvicinò prendendola fra le sue braccia e baciandola di nuovo. Nel bacio caddero insieme nel letto, ritrovandosi fianco a fianco. Filippo le carezzò dolcemente la guancia, fissandola negli occhi. Erano due sguardi innamorati che si perdevano l’uno nell’altro: in quel momento si dimenticarono di tutto, che era notte, che erano in un albergo. C’erano solamente loro due. Silvia non sapeva come fare per dirgli che voleva fare l’amore con lui, che non desiderava altro che una notte di passione. Lui era senz’altro troppo timido per chiederglielo, non poteva certo aspettarsi nulla di più di quello che era successo la sera prima, però… Fu lei a farsi avanti per un altro bacio e di nuovo le loro bocche si unirono. Nel frattempo Silvia allungò la mano sul suo sedere e lo carezzò piano, apprezzandone con la mano la consistenza e la forma. Subito fece lo stesso anche lui e il baciò si fece molto più appassionato. Lei prestò nodo un lieve rigonfio nei suoi pantaloni: «Ce l’hai duro?». «Non del tutto ancora». Senza aggiungere altro la sua mano corse fra le sue gambe e lo carezzò con il palmo. In pochissimi secondi tornò ad essere duro e grosso come quando l’aveva masturbato. Non resistette e sbottonò i pantaloni, abbassando le mutande: se lo ritrovò tra le mani, lungo e duro; rimase per qualche secondo di sasso, fissandolo. “Chissà come sarà prenderlo nel culo” fu il primo pensiero che le balenò per la testa mentre già sentiva l’umidità insinuarsi fra le sue gambe. Lo circondò con la mano e mosse il palmo due o tre volte, lentamente. Lui gemette piano, tentando inutilmente di trattenersi. «Dai, toccami anche tu» disse senza pensarci. Non riusciva più a credere a quello che diceva o faceva, era completamente presa dalla potenza di quelle sensazioni che si insinuavano prepotentemente dentro di lei. Filippo non si fece supplicare ulteriormente ma le sue dita sfiorarono un seno, cercarono il capezzolo attraverso la stoffa e lo titillarono. Silvia si fermò di colpo, immobilizzata dalla scossa elettrica che quel tocco le aveva regalato. Si riprese dopo pochi secondi, lasciò il suo pene eretto e lo fece spogliare: prima pantaloni e mutande, poi il gilet e la camicia. Si stesero di nuovo fianco a fianco e Silvia si dedicò al suo petto: lo tastò a lungo, sfiorando i capezzoli e arrivando a baciarli e a leccarli. A un certo punto lo fece girare sulla schiena e salì sopra di lui. Sentiva il cazzo premerle prepotentemente contro l’inguine e iniziò a strusciarsi con il bacino, stimolando provocatoriamente. Intanto lo bacia sulla bocca e le mani non smettevano mai di toccarlo sul petto. Anche Filippo allungò le mani sul suo corpo e arrivò al suo culo. Strinse le natiche fra le mani dopo averle carezzate a lungo e cominciò a impartire lui il ritmo con cui lei si strusciava. Silvia si rese preso conto che anche lui si muoveva e si chiese se la stoffa dura e la cerniera dei suoi jeans gli davano fastidio. «Aspetta» disse rialzandosi e guardando il pene lievemente arrossato: «mi tolgo i jeans, ti danno fastidio, vero?». «Un po’» confermò lui, che però era disposto a sopportare purché lei continuasse a muoversi su di lui. Lei cercò di essere più naturale possibile mentre sbottonava i pantaloni e se li sfilava, cercando nel contempo di fare il più veloce possibile. Quando apparvero gli slip rossi lui ebbe un colpo: era estremamente sexy. Silvia notò che aveva strabuzzato gli occhi e chiese sorridendo: «Ti piacciono le mie mutandine?». «Sei una bomba! Non ti facevo così spregiudicata…». «E non hai visto niente!» disse Silvia sempre più audace. Senza aggiungere altro e lasciandolo fantasticare si distese di nuovo su di lui ricominciando a strusciarsi. L’eccitazione prendeva sempre più tutti e due: se lui ce l’aveva duro come il marmo, lei aveva fra le gambe un fiume in piena, ormai la sentiva gocciolare sulle mutandine, ormai anche lui inziava a sentire l’umidità. Stavolta non fu necessario farsi pregare perché Filippo tornasse a toccarle il culo, lo fece a lungo, stringendolo e accarezzandolo fra le mani. Poi, lentamente, infilò le mani sotto le mutandine e si gustarono entrambi il contatto delle sue mani con la pelle morbida delle natiche. Quando sentì la sua mano cercare il buchetto dell’ano, Silvia credette di impazzire. Pian piano le sue dita arrivarono al suo buchetto e presero a carezzarlo, dopo un minuto sentì che lui cercava di metterle dentro un dito. «Sì, continua così, mettimelo dentro!» sussurrò sempre più eccitata. Lui obbedì eccitato e si fece lentamente strada dentro di lei, per poi iniziare un movimento avanti e indietro. Il suo buchetto non era per nulla stretto, Silvia lo teneva spesso allenato con i suoi giochi di masturbazione, godeva terribilmente infilandosi qualcosa nel culo più che nella micetta, forse perché c’era un sapore di proibito nel masturbarsi l’ano. Anche stavolta lo stimolo sull’ano fu per lei irresistibile, anche unitamente al suo cazzo che si strofinava sulle grandi labbra: era incredibilmente stimolata sia davanti che dietro, mai avrebbe potuto credere di arrivare a qualcosa del genere con un uomo solo. Le sue mutandine erano ormai fradice dei succhi colati dalla sua vagina, se ne rendeva conto ma non le interessava a fatto, neppure quando Filippo glielo disse: «Sei tutta bagnata. Sento le mutandine inzuppate contro di me». «Lo so, lo so. Togliemele per favore!» disse lei in preda al piacere, ormai era vicina all’orgasmo. Lui l’ascoltò e non senza difficoltà le sfilò lentamente. Lei si divincolava per il piacere, ma in qualche modo riuscì ad aiutarlo e dopo parecchi secondi finalmente caddero a terra. Ora lo sentiva duro direttamente sulle sua labbra: riprese a strofinarsi piano, non solo avanti e indietro ma con un movimento rotatorio del bacino. Lui capì che ormai stava per venire e tornò a metterle un dito nel culo e a muoverlo con lo stesso ritmo con cui muoveva i fianchi su di lui. Meno di trenta secondi dopo la sentì ansimare rocamente e venire contro di lui: si abbandonò allora sul suo corpo, col respiro affannoso. «Grazie, sei stato fantastico» disse mentre i loro sessi erano ancora a contatto. Si rialzò a cavalcioni sulle sue gambe, attirando immediatamente lo sguardo di Filippo. Il contrasto fra la parte superiore vestita e quella inferiore completamente nuda, col suo triangolo peloso di un bel color castano chiaro in vista, era molto eccitante. La sera prima non aveva avuto modo di osservarla così bene fra le gambe sotto il chiar di luna, era decisamente bella anche là. «Voglio darti anch’io delle sensazioni forti come hai fatto tu con me… Voglio farti venire, gemere di piacere» e si sedette più indietro sulle sue cosce per poter arrivare a toccare con le mani il pene congestionato. Quando le punte delle sue dita lo sfiorarono, lui ebbe un tremito di piacere, ma lei non ne fu soddisfatta, lo toccò ancora e con più decisione. Chiuse il palmo sull’asta e mosse la mano come aveva fatto poco prima e anche la sera precedente. Lui gemette proprio come lei sognava facesse. «Sì, Silvia, sei fantastica, hai un tocco meraviglioso…» mormorò con gli occhi socchiusi per il piacere. «Filippo, ti desidero tantissimo. Desidero che… che tu…» si fermò titubante: tutto d’un colpo le mancò il coraggio, era una cosa stranissima, un momento si sentiva audace come non mai, quello seguente non aveva più coraggio di dir niente. Lui si accorse del suo silenzio e si riprese un attimo, guardandola chiaramente in volto mentre il suo sguardo lo evitava. «Cosa desideri? Dimmelo, farò di tutto per esaudirti…» fece lui dolcemente. Lei, che lo teneva ancora nella mano ma senza muoverlo, si fece animo, lo guardò con occhi che brillavano per l’emozione e disse: «Ti desidero tantissimo, desidero fare l’amore con te, averti dentro di me… Voglio darmi completamente a te…». «Oh, Silvia!» disse solamente lui alzandosi a sedere e abbracciandola contro il suo petto. Quell’ultima frase l’aveva colpito, aveva il cuore che batteva a mille, ma non poteva permettersi di rimanere stupito perché lei sembrava così insicura e bisognosa d’affetto. La baciò sui capelli lisci, poi sulla fronte e fu lei a offrire la bocca al suo bacio. Si stesero di nuovo, lei sopra e lui sotto, continuando a baciarsi e a toccarsi. Lui alzò lentamente la maglietta sulla sua schiena fino ad arrivare le spalle. Fra un bacio e l’altro lui sussurrò: «Non sono molto bravo in queste cose, dovrai alzarti perché possa toglierti la maglietta». «Sì» annuì lei alzandosi a sedere e sfilandosela da sopra. Ora aveva solo il reggiseno rosso addosso e quando lui lo vide ne fu eccitato: com’era sexy così, a cavalcioni su di lui, con solamente quell’ultimo indumento intimo addosso! Poi si ricordò di un’altra cosa, staccata un attimo da lui poteva tornare ad avere un barlume di ragione: «Devo prendere il preservativo!» esclamò rialzandosi. Filippo fu pervaso da una sensazione di orrore: «Ma io non ne ho!». Lei frugò nelle tasche dei suoi pantaloni e tirò fuori i cinque preservativi mostrandoglieli. «Cinque addirittura? Hai intenzione di farmi morire di piacere?» chiese scherzando. «Sì, voglio fare l’amore con te per tutta la notte, finché non avremo più fiato» rispose Silvia seriamente. Desiderava come non mai una notte di sesso sfrenato. Filippo sorrise ed annuì. «L’hai mai fatto?» gli chiese per precauzione: si ricordava bene di cosa le aveva detto Flavia. «No» rispose lui sinceramente, vergognandosene un po. «E tu?». «Sì, ma poche volte, un anno fa. Non ha importanza…». «Sì, non ha importanza» confermò lui. «Siediti sul bordo» lo invitò lei mentre apriva la confezione del preservativo e lo prendeva in mano. Lui si sedette sul bordo del letto, l’erezione era sempre possente. Silvia si mise a cavalcioni sulle sue ginocchia, a pochi centimetri dal suo cazzo e vi srotolò sopra il profilattico. Carezzò il suo viso e lo baciò sulla bocca. Lui andò con le mani di nuovo sulla sua schiena e con qualche difficoltà le slacciò il reggiseno. Lei allora si rialzò per facilitargli le cose. Filippo abbassò le spalline e sfilò l’indumento, gettandolo sul pavimento insieme agli altri e si fermò ad ammirarle il seno. «Ieri sera non sembrava così bello» disse ghermendolo con le mani e stringendo leggermente. Il contatto con la pelle morbida dei seni sodi lo eccitò ancora, sfiorò i capezzoli che erano eretti e lei gemette. Passò una mano sulle sue labbra: era fradice di eccitazione. Lei avanzò col bacino sulle sue cosce in modo che il pene appoggiasse contro il suo grembo. Si baciarono di nuovo e durante quel bacio Silvia allungò una mano fra le sue gambe e si guidò il membro dentro di sé, nella sua fighetta fradicia di succhi. La penetrazione fu estremamente agevole, scivolò senza alcuna difficoltà dentro di lei. Filippo ebbe una fortissima scossa di eccitazione e il cuore gli batté a ritmo serrato nel petto. Stava facendo l’amore! Stettero per qualche secondo così, fermi ed abbracciati, con le bocche e le lingue che continuavano a frugarsi, poi fu Silvia a prendere l’iniziativa e a muovere i fianchi. Presto anche lui si mosse e iniziarono ad ansimare. «Mettiamoci sul letto» disse lei con voce roca, poi si rialzò da lui attenta che il preservativo rimanesse ben aderente al suo cazzo. Fece per stendersi, quando lui la fermò: «Fa stare sotto me». Annuì col capo: era quella la posizione giusta per farlo la prima volta, era lei la più esperta e quella che aveva preso l’iniziativa. Lui si distese e lei lo cavalcò: si sedette su di lui e si impalò sul suo cazzo. La sua fighetta lo avvolse piacevolmente di nuovo e di nuovo mossero il bacino. Lei lo cavalcava con maestria, quasi non avesse fatto nient’altro nella vita, al suono dei loro respiri e dei loro gemiti. Non parlavano, non ne avevano la forza, erano talmente eccitati che riuscivano solamente a scopare. Lui con gli occhi socchiusi ammirò lei che si divincolava sopra di lui con la testa all’indietro e gli occhi chiusi mentre i seni, anche se non grandissimi, sobbalzavano eccitanti. Filippo allungò le mani e cinse quelle tette leggermente appuntite e alte, lei lo guardò e sorrise, continuando a muoversi. Dopo un po’ che erano in quella posizione lui mormorò: «Sto per venire, non ce la faccio più, sei irresistibile!». Silvia allora si distese su di lui e prese a baciarlo sul viso e sulla bocca. Le mani di lui corsero ai suoi glutei e li strinse, poi cercò con un dito il suo ano, penetrandolo. Lei, che pur non era al limite come lui, non riuscì più trattenersi non tanto per il piacere, ma al pensiero che lo stavo facendo senza che glielo chiedesse, proprio per donarle godimento. Quando poi sentì il corpo di lui contrarsi e lo sperma riversarsi nel preservativo, venne, mentre lui continuava a sussultare e a spruzzare dentro di lei. Mai aveva immaginato fosse tanto bello fare l’amore… Dopo un paio di minuti fu lei la prima a muoversi, facendolo uscire da lei e alzandosi. Gli sfilò il profilattico ora gonfio di sperma e lo buttò nella spazzatura, poi tornò al suo fianco. Si abbracciarono dolcemente, lui solamente allora aprì gli occhi: «Grazie Silvia, è stato un momento indimenticabile. Non ti dimenticherò mai per quello che hai fatto a me…». Lei non disse nulla, lo baciò solamente. Restarono così a lungo, sussurrandosi qualche parola dolce ogni tanto, in un piacevolissimo dormiveglia. Si accarezzavano piano, senza malizia o libidine, finché lei arrivò a titillare il suo pene molle. In pochi secondi riprese consistenza, anche se era ancora ben lontano dalla piena erezione. «Ti riprendi in fretta» disse lei. «Sembra di sì. E tu, hai voglia di farlo di nuovo?». «Da quando sei venuto» rispose di botto. «Scusami se non ti ho soddisfatta…» disse lui, accigliandosi leggermente. «No, hai capito male. Prima mi hai soddisfatta, però io ho ancora voglia di te, ne ho una voglia matta! Se senti fra le mie gambe capirai quanta!» e guidò la sua mano alla sua fighetta. Lui insinuò un dito e la trovò ancora bagnata. La baciò e iniziò a farle un delizioso ditalino, muovendo il dito piano dentro di lei, esplorando con cura le pareti vaginali e stuzzicando il clitoride. Lei mugolò di piacere ed esclamò: «Davvero sei vergine? Sai dar piacere a una donna…». «No, non sono più vergine ora» disse Filippo divertito. «E comunque certe cose si imparano anche senza fare l’amore». Continuò a toccarla a lungo, mentre riprendava forze e l’eccitazione cresceva anche per lui. Presto ritrovò l’erezione. Quando Silvia se ne accorse, sorrise maliziosamente e lo sfiorò appena per qualche minuto: «Che ne dici di un’altra galoppata?». «Certo! Abbiamo ancora una buona scorta di profilattici e tutta la notte davanti!» accettò lui andando a infilarsi sul cazzo eretto un altro preservativo. Quando si girò nuovamente verso il letto lei era sdraiata supina con le gambe spalancate, le labbra che scintillavano d’umidità fra il suo soffice pelo chiaro. Filippo salì sul letto in ginocchio e scese lentamente su di lei, s’appoggiò con le mani al materasso al lato del suo corpo e poi cercò il centro della sua femminilità a tastoni. Fu un gioco eccitante per entrambi: il pene andò a strusciare sul suo ventre, sul pube, sulla parte interna delle cosce per trovare all’ennesimo tentativo la sua vulva che attendeva di accoglierlo. Entrò lentamente, ma sempre senza nessuna difficoltà, la sua lubrificazione era abbondante come all’inizio. Si mosse lentamente, godendosi ogni istante, negando ogni altro contatto col corpo di lei. Dopo qualche minuto di lenta penetrazione Silvia incominciò a dimenarsi per il piacere crescente che si irradiava dalla sua micetta e per il desiderio di essere baciata e toccata, anelava il contatto con tutto il corpo di lui. Filippo lo concesse solo dopo averla sentita venire e contrarre i suoi muscoli interni, allora si abbassò e si appoggiò a lei, strusciandosi contro e raggiungendo una lancinate erezione era dentro di lei ma la sentiva ancora gemere sembrava che il suo godimento fosse senza fine ,con un movimento repentino Silvia si giro’ e guardando negli occhi Filippo, delicatamente gli tolse il preservativo poi come se nulla fosse successo gli disse:”dai amore mio voglio sentire dentro di me la tua sborra e voglio sentire riscaldarmi il pancino da te!!Filippo a quel punto mosso da un indicibile eccitamento la penetro’ con un sol colpo e inizio’ prima lentamente poi sempre piu’ freneticamente a stantuffare la dolce fica di silvia la quale sentendo il cazzo a pelle godeva come non mai….finalmente Filippo erutto’ dentro tutto il suo godimento inondando Silvia con la sua sborra!!!Si accasciarono esausti e Silvia guardando negli occhi il suo Filippo ando’ a lambire con la lingua le ultime gocce di sborra rimaste!!Si abbracciarono e guardandosi languidamente e maliziosamente negli occhi si addormentarono sapendo che per loro quella notte sarebbe stata la prima di molte altre!!!!
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20 years ago
admin, 75
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lui era un cuckold
Questa e' la storia del mio incontro avvenuto in maniera casuale con una favolosa coppia lui cuckold, purtoppo a causa di un trasferimento e' finita.....
Ho conosciuto la Signora in questione in un bar aveva all' epoca 43 anni,
una donna carina non bellissima ma sicuramente simpatica e molto sensuale, dopo qualche incontro casuale nel bar la simpatia e l' amicizia
e' continuata e io ho iniziato a corteggiarla velatamente piu' per gioco che per convinzione di riuscire a scoparla, mi aveva detto che era sposatissima e che aveva un bimbo piccolo, pensavo di avere poche chanches....
Un giorno...sono seduto al tavolo e mangio il mio panino, la vedo entrare ci salutiamo, si siede con me e pranziamo assieme parlottando del piu' e del meno... la pausa pranzo sta' finendo e d' un tratto mi dice , sai Mauro, tu sei molto simpatico sabato pomeriggio ti andrebbe ti tenermi un po' di compagnia? Mio figlio dorme sino le 18 di solito e mio marito ha un' impegno hai voglia di venirmi a trovare?
io rispondo ma sei sicura?? e se tuo marito lo viene a sapere? lei mi risponde... e che male c'e'?? io lo tengo al corrente che viene un amico a trovarmi, bisogna dire la verita' e lui non e' geloso.....
cazzo penso io....va bene non essere gelosi ma insomma...
accetto anche se onestamente un po titubante....
bhe' per farla breve arriva il sabato arrivo seguendo le sue istruzioni a casa sua mi accoglie in tuta da ginnastica e mi fa' segno di parlare piano, il figlio si e' appena addormentato....era una casa in un condominio all' ultimo piano con la parte notte al piano di sopra...
mi fa accomodare e mi offre il caffe', mi sentivo anche un po' imbarazzato onestamente....
Lei e' bravissima a tranquillizzarmi e' veramente piacevole la sua compagnia ad un certo punto si allontana dicendo vado sopra vedere sei dal figlio e' tutto tranquillo....al suo ritorno noto la cerniera della tuta molto piu' abbassata e vedo che non ha piu' il reggiseno che segnava la tuta...mi si e' rizzato il cazzo in immediato e ricordo che ho pensato cazzo fa' la stronza o vuole scopare??? ero molto combattuto , la risposta e' arrivata da sola mi ha detto... mio figlio dorme come un angioletto non parlare che ho paura che si svegli intanto che mi parla si siede in terra davanti a me sul divano, mi abbassa la cerniera e mi tira fuori il cazzo mi trova impreparato e da duro che era mi si affloscia di colpo .... hei rilassati dice...e mi da' un bacino sul cazzo ancora molle...
mi fa segno di togliere i pantaloni....lo faccio....e penso sto' facendo una vera figura di merda .....lei riprende a darmi dei bacini sulla cappella, scende sino ai coglioni e inizia a leccarmeli, mi tira verso di lei facendomi allargare ancora di piu' le gambe e inizia a leccarmi sotto i coglioni dalla fine dei coglioni al buco del culo mi lecca e succhia
mi e' tornato duro in un' attimo i freni inibitori si erano sbloccati sentire la sua lingua sul mio buco del culo mi ha fatto partire il cervello...
l'ho presa per i capelli e l' ho guidata sul cazzo...lei subito ha preso la cappella in bocca e succhiava menandomelo una piccola pausa ci siamo spogliati e abbiamo iniziato un bel 69 , ero in tilt ...
gli ho detto che non resistevo e lei a posto di spostarsi mi teneva il culo
per non farmi spostare, gli ho sborrato in bocca anche l' anima. la troia non ha fatto una piega anzi....mi guardava sorridendomi.
intanto che riprendo le forze lei si scusa e torna di sopra con la scusa di guardare che tutto sia ok dal bambino, riscende si siede in parte a me e mi dice ti e' piaciuto? e io cazzo!! sei favolosa , ora ti voglio scopare penso e ....la bacio , ti fidi di me dice?? mi si rizzano le orecchie...perche' mi fai questa domanda?? ...voglio sapere se ti proponessi un gioco .....come reagiresti.
dipende dal gioco dico io ....lei risponde... senti mauro, giochiamo a carte scoperte tu mi piaci molto e mi sei simpatico...l' avevo capito ...rispondo...lei continua io amo molto mio marito....da cretino penso....si vede...lui prova piacere a vedermi scopare con altri uomini...
lui e' felice di essere cornuto, io sono felice di fare la tua troia, mi piaci
tu accetteresti questa situazione? io ero onestamente molto sbigottino,
non avrei mai pensato ...... ho farfugliato un non so' che dire.....mille pensieri in testa.....non parla piu'...si riabbassa con la bocca sul mio cazzo lo succhia lui torna duro....se lo caccia tutto in bocca sino ai coglioni ......io dico sei davvero una fantastica vacca, su e giu' con la bocca su tutta la lunghezza del mio cazzo un po' di volte poi si ferma
mi siedo meglio sul divano, lei si inginocchia su di me e si infila il cazzo nella figa , ci guardiamo in faccia, mi sussurra ....a lui piace quello che ti ho proposto....mi piace scoparti gli dico io, sei favolosa....sai cosa sono salita a fare prima? no e non me ne frega niente dico io , ferma il bacino col mio cazzo ben piantato dentro e vicino all' orecchio mi dice....stai tranquillo.....perche' ti fermi dico io??? ripete stai tranquillo .....mio marito e' di sopra ci sta' guardando dalle scale prima sono salita a baciarlo col sapore del tuo sperma in bocca....e riprende a scoparmi...
CAZZO....esclamo ma dai non e' vero......lei ride....capisco che e' vero ma stranamente a posto di incazzarmi mi eccito di piu' .....
la faccio scendere dal divano, la metto alla pecorina e comincio a pomparla con foga....sei una troia , sei una gran troia....la pompo con decisione lei viene, dai mi dice... non fermarti ...scopami ....continuo a pompare .... ha una figa fantastica...sente i miei sospiri piu' frequenti si sfila da me e si gira dicendomi scopami la bocca ....lo prende in bocca
in ginocchio, io sono in piedi mi abbraccia mettendomi le mani sul culo e guida il ritmo dei miei colpi nella sua bocca .....sborro nuovamente nella sua gola urlandogli troia....finito di venire mi guarda e mi dice...mi piaci tanto....chiama il marito....lui scende con un sorriso cordiale e lo bacia in bocca ..... suggellando l' amicizia nata....
La relazione e' durata 2 anni con la totale soddisfazione di tutti
io da quella volta ho capito che mi piace molto scoparmi le troie degli altri , usarle a mio piacimento sapendo che e' apprezzato da tutti...
Raggiungo degli orgasmi fantastici vedendo lui che mi guarda scopare sua moglie, sapere che lecchera' la sua figa sporca dei miei umori......
Godo ad andare a trovarla mentre lui e' al lavoro, telefonargli mentre varco la porta di casa sua, deve sapere che tra poci minuti sua moglie avra' il mio cazzo in bocca e lui ....in ufficio
col cazzo duro e con uno stato d' animo fra il geloso e l' eccitato sara' costretto magari a segarsi di nascosto.
Se qualche cuckold in lombardia e' interessato ad una persona affidabile mi scriva
[email protected]
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20 years ago
admin, 75
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l\'amico del mio amante
Sono sempre io la casalinga romana,che ha una storia di sesso con il suocero di 65anni.Devo dire che la mia avventura con mio suocero prosegue benissimo anche se ultimamente lui ha deciso di ravvivare il nostro rapporto sessuale. A mia insaputa infatti alcune sere fa' approfittando dell'assenza di mio marito per motivi di lavoro si e' presentato con un suo amico e siccome era quasi l'ora di cena lo ha invitato a rimanere.Questo uomo suo coetaneo non mi ha mai mollato gli occhi da dosso,ed io provavo un po' di imbarazzo,improvvisamente durante la cena mio suocero si alza per andare in bagno,ed il suo amico,mentre ero in piedi a rassettare il tavolo, mi si avvicina all'orecchio dicendomi che era a conoscenza della mia storia con il suocero.cosi' dicendo mi portava la sua bocca vicino al collo per baciarmi ma io con uno scatto mi allontanai da lui, che facendo finta di niente torno' a sedersi.In quel momento rientro in cucina mio suocero che noto' il mio turbamento e
mi chiese cosa fosse successo.Io gli raccontai delle avance del suo amico e lui sorridendo,mi rispose che era vero che sapeva tutto.Mi prese per mano e insieme al suo amico mi porto' in camera da letto dove con calma mentre mi spogliava della camicetta e della gonna ,rivolgendosi al suo amico disse "guarda che belle tette tornite e che belle cosce ha mia nuora!il suo amico inizio a spogliarmi e dopo pochi minuti li senti addosso tutti e due,mio suocero a leccarmi la fica ,ed il suo amico a baciarmi i seni ormai nudi.Era la prima volta che venivo scopata da due uomini insieme ,e non riusci a trattenermi nel mio godimento,cosi mentre mio suocero mi penetrava da dietro presi l'uccello del suo amico ed iniziai a succhiarlo voracemente.Dopo essersi scambiati di posto,mi vennero abbondantemente in bocca tutti e due.Che magnifica serata!
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20 years ago
admin, 75
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weekend a Venezia parte III
ci svegliamo ed il sole è già alto; è una bella domenica e ci prepariamo per uscire...mentre mi vesto ti vedo armeggiare nella valigia, raccogliere qualcosa fra le braccia e fuggire in bagno. Quando sto guardandomi nello specchio per controllare il nodo della cravatta sento aprire la porta del bagno e mi volto, vedendoti uscire...
...sei stupenda, in un tailleur nero dalla gonna stretta che sa molto di anni 50; porti scarpe nere col tacco alto e fra le mani tieni un largo cappello nero ornato con una fusciacca rosa fucsia. Fai scivolare lentamente la gonna sulle cosce per mostrarmi il capolavoro: le calze nere con la riga sono tenute su da un reggicalze in pizzo nero e le mutandine coordinate le hai indossate, come vogliono le leggi non scritte dell'erotismo, sopra ai tiranti in pizzo del reggicalze...
Ammetto che devo quasi fare violenza a me stesso per non...ritardare ulteriormente la nostra uscita dalla stanza!
Abbiamo poche ore, prima di lasciare l'albergo... facciamo un giro nelle parti più importanti della città, perlomeno quelle vicine all'albergo, e ne approfitto per scattarti quasi un rullino di foto per così dire "classiche". Poi la malizia, a vederti così bella, prende inevitabilmente il sopravvento... scatto una foto con la tua giacca semiaperta, che lascia intravedere il top sottostante, una a cui dai un tono da "lolita" succhiando un gelato, una dove fai risalire la gonna fino a mostrare il bordo delle calze.... e poi ci prende la voglia di osare di più... in un vicolo ti levi le mutandine e la foto dopo è con la tua gonna alzata, appoggiata alla spalletta di un ponte a mostrare all'obbiettivo le tue natiche rosee...
Torniamo all'albergo e tu ti incammini per le scale mentre io mi fermo dal portiere a regolare i conti. Ti raggiungo in un momento e ti dò una bella notizia: per oggi non arriverà nessuno per cui possiamo fare con calma per lasciare la stanza...
Saliamo in camera e finalmente possiamo sciogliere la tensione e l'eccitazione che ci è cresciuta dentro durante il servizio fotografico... ti spoglio mentre le bocche si cercano con furia, ti attiro a me mentre sei rimasta in calze, scarpe e reggicalze.
Ti porto sul letto e comincio a baciare, leccare, mordicchiare il tuo corpo in ogni dove, fino a che il nostro gioco prende una piega imprevista... raccolgo la sottile cintura della tua gonna da terra e te la arrotolo intorno ai polsi, mentre tu mi guardi con un viso fra il sorpreso e l'incuriosito...fisso la cintura alla testiera del letto, cosicchè tu ora sei inginocchiata sul letto con i polsi legati alla sua testiera. Sei stupenda, e ne approfitto per scattarti una foto in questa posizione, quando improvvisamente bussano alla porta. Vado ad aprire, visto che comunque dalla porta non si vede il letto. E' solo il tizio della reception che è venuto a portare la ricevuta di pagamento; torno da te e non riesco ad interpretare il tuo sguardo: paura di essere sorpresa da qualcuno in questa posizione...o un piccante desiderio di mostrarti a un estraneo così, nuda e legata...? Non lo so, e forse non lo saprò mai...ma ti accarezzo piano fra le gambe e ti sento bagnatissima di liquore d'amo
re e credo quindi che non ti sarebbe dispiaciuto se lui fosse entrato nella stanza e ti avesse vista così... te lo dico e tu mi rispondi solo con un sorriso malizioso che mi invita a continuare il gioco. incroci i polsi e ti giri a pancia in alto, e io porto il mio membro alle tue labbra. Lo fai scivolare nella tua bocca calda succhiandolo fino a che non lo senti arrivare in fondo alla tua gola. Inizi un dolce vai e vieni fino a che con gli occhi non mi chiedi qualcosa di più... vado io a darti il piacere con la mia bocca... la incollo alla tua rosa rossa e bevo come da un calice il fluido d'amore che la tua vulva secerne come la resina da una corteccia ferita e che la mia lingua raccoglie facendoti morire di piacere...
Sento che mi vuoi e allora scivolo sopra di te lentamente fino a che i nostri sessi sono vicini, mi impossesso delle tue labbra proprio mentre dolcemente inizio a scivolare in te. Non sento alcuna resistenza, entro lentamente centimetro dopo centimetro fino a che il mio pube è a contatto del tuo e io sono completamente in te. Sempre con le mani fissate alla testiera del letto inizi a muovere il tuo bacino con colpi di reni per sentirmi a fondo dentro di te, anche a costo di provare quel leggero dolore ogni volta che ti colpisco l'utero entrando troppo a fondo. Guardo i tuoi occhi e ci leggo mille cose...mille persone dentro di te...una donna disincantata che vive un piacere che vorrebbe farla gridare come un'invasata: "...sììì... scopamiii... scopami più forte, fammi male... voglio che mi prendi davanti e dietro... voglio godere mentre mi sfondiiiiii...." ...ma anche una ragazza che vuole qualcosa che forse nella vita non ha trovato, forse una fuga da una realtà che non le piace ma a
lla quale è incatenata come tutti noi, del resto. Un gesto d'affetto, un semplice atto d'amore che le dimostri che tutto ciò che lei ha sempre sognato nella vita in fondo ESISTE. Certo, Safy lo può toccare solo per un attimo, solo in questi giorni magici, ma sapere che da qualche parte del mondo il suo sogno esiste per davvero è molto meglio che svegliarsi e capire che sei stato tutta la vita a credere in qualcosa che forse non c'è... La vedo questa donna nei tuoi occhi, Safy, perchè è la gemella di un bambino che porto in me, che sogna un mondo migliore di quello che vede, dove passano di nuovo tutti i treni che nella vita ha perso; un bambino che vive anche se nascosto dentro ad un uomo disincantato, quell'uomo che ora si sfila da te e cerca sul tuo viso un cenno di assenso mentre appoggia le tue gambe sopra le sue spalle e punta il suo glande sul tuo fiore bruno...
Spingo lentamente e mi sento affondare in te, sento i muscoli del tuo sfintere che si rilassano e mi permettono di entrare e poi mi risucchiano al tuo interno come in una bocca calda e morbida...affondo ed entro in te fino in fondo, e ti sento trattenere il fiato: forse in questa posizione riesco a entrare più profondamente in te delle altre volte... inizio il mio vai e vieni dopo averti liberato le mani, e tu ne approfitti subito: con una mano prendi a stimolarti il clitoride, e le tue secrezioni abbondanti colano a lubrificare il tuo buchetto posteriore infiammato per le troppe penetrazioni subite in questi giorni; sto ormai scorrendo senza più freni dentro e fuori da te quando il tuo orgasmo arriva, e faccio fatica a resistere alle tue contrazioni. Non riesco però a resistere quando decidi di darmi il colpo di grazia: intingi due dita nella tua vulva fradicia e, guardandomi negli occhi, te le porti alla bocca gustando il tuo sapore come da un membro appena uscito dal tuo sesso.
E' troppo anche per me e allora esco dal tuo sfintere che rimane arrossato e dilatato, e, lasciandoti posare le gambe, vengo a cavalcioni del tuo viso... prendi in bocca il mio membro congestionato e ancora umido dei tuoi umori, lo vorresti forse succhiare ma non ce n'è tempo: in un attimo raggiungo il piacere con lunghi fiotti di seme caldo che ti riempiono la bocca e che ti vedo ingoiare come un nettare sublime...
Prima di lasciare la stanza c'è ancora tempo per una doccia , dove il sesso sfrenato lascia per un attimo il posto alle carezze, alle coccole e ad una promessa... rivederci al più presto!
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20 years ago
admin, 75
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Marina
Saranno stati almeno due anni che non lo sentivo e anche l’ultima volta che ci eravamo incontrati tutto si era consumato in un fugace scambio di saluti, peraltro molto affettuosi, durante un casuale incontro alla stazione, diretti verso opposte destinazioni. Max era stato per me sempre un buon amico, un confidente, una spalla su cui piangere, un compagno con cui ridere. Seguivamo gli stessi corsi all’ospedale, studiavamo spesso assieme per preparare gli esami più impegnativi. Poi avevamo continuato a vederci saltuariamente anche dopo aver ottenuto le nostre idoneita’ ai corsi
e benchè abitassimo in città diverse. La sua era diventata per me una di quelle amicizie che si danno per scontate, che sai di avere e non ci pensi più, finchè non ti servono o tu non servi loro. Tuttavia il nostro non era un discorso utilitaristico, ma semplicemente il sapere che cercarci non ci disturbava mai. Forse era per quello che ci cercavamo ormai abbastanza poco.
•
Le nostre strade, i percorsi della nostra vita, si erano poi fatalmente allontanati. Lui era andato a lavorare a Roma aveva intrapreso un nuovo lavoro e si era anche sposato. Io invece avevo continuato ad abitare a Milano, mi ero reso autonoma acquistando un appartamento, con non pochi sacrifici. mi ero sposata e…….separata.Non riuscivo a mantenere legami stabili, o forse non volevo. Amavo troppo la mia indipendenza, la mia libertà, e non mi importava assolutamente nulla né delle osservazioni della gente e tantomeno di quelle dei familiari. Sì, avevo anche avuto una lunga relazione con un uomo appena più giovane di me, avevamo anche fatto delle prove di convivenza, regolarmente fallite. Mi piace fare la casalinga e cucinare, ma per me stessa e per mia figlia (che e' la mia vita...), non per dovere nei confronti di una persona che ad un certo punto ho trovato invadente e che pretendeva di godersi la sua libertà a scapito della mia. Forse era una fuga dalle responsabilità, o forse la mancanza di una persona che potessi accettare come padre per mia figlia.
Rimeditando su me stessa, mi rendevo conto che a quasi 40 anni avevo tante conoscenze, ma pochissime amicizie, nessuna vicina, le mie conoscenze erano dovute gran parte al pc con cui chattavo regolarmente e dove per tutti ero………. L’amore andava e veniva; più che altro andava, mi sgusciava di mano, o forse ero io che facevo di tutto per levarmi di torno chi mi parlava d’amore e di legami. A qualcuno avevo anche fatto del male, inutilmente credo, nel tentativo di allontanarlo da me dopo un rapporto che avevo vissuto in maniera travolgente, anche sconvolgente per certi aspetti, ma che d’improvviso, da un giorno all’altro, avevo sentito pesante, come al solito.
Non mi sentivo l’età che avevo, né dentro né fuori, e fisicamente non mi trovavo affatto male: non alta ma longilinea, tutto al posto giusto e nel modo giusto. Poco seno, forse, ma stava su da solo e non mi dava problemi, al punto che potevo permettermi di limitare la mia biancheria agli slip e semmai a una canottiera. I miei occhi grigio – azzurri venivano considerati incantevoli, e lo sapevo. Così alle volte ne approfittavo fra le mie conoscenze maschili, guardando fisso negli occhi chi mi stava vicino. Lo facevo nella certezza che avrei strappato un complimento, come minimo. E spesso anche delle avances, che avevo sempre rifiutato, almeno fino a poco fa, ma che negli ultimi mesi avevo anche accettato volentieri più di qualche volta.
Si finiva a letto, con reciproca soddisfazione, certamente da parte mia perché avevo scoperto con gli anni la mia sessualità e anche le mie fantasie, che credevo di non avere. Ma tutto filava liscio solo se poi quel letto veniva lasciato libero per me stessa: non mi piaceva dormire in compagnia. La maggior parte dei miei partner,perche’ di questo si trattava, erano uomini sposati, anche più vecchi di me: i migliori, forse, perché prendevano sempre la strada del ritorno, si facevano risentire di rado e di fronte ad un "no grazie" non insistevano.
In definitiva mi scoprivo una donna libera, indipendente sotto tutti i punti di vista, matura, realizzata sotto il profilo professionale, abbastanza soddisfatta sessualmente. E se non avevo nessuno pazienza: avevo razionalizzato la bellezza dell’autoerotismo, che spesso poteva essere davvero appagante, anche se mi lasciava la nostalgia di una compagnia che non c’era. Soprattutto in quei momenti, combattuta tra il piacere che avevo saputo darmi e l’insoddisfazione di aver dovuto arrangiarmi, mi capitava di pensare che ero più sola di quanto non desiderassi realmente. E cominciavo a sentire questa solitudine con una certa angoscia, benchè poi riuscissi a scacciare con una certa facilità quei pensieri dalla mia mente. Almeno fino a che non vedevo conoscenze e colleghi che avevano rapporti di coppia invidiabili e avvincenti. Cosa avevo io di sbagliato? O forse era giusto il singolare modello di vita che mi ero costruita ed erano gli altri a fingere di stare bene all’interno di schemi considerati consueti?
Era proprio il primo pomeriggio di una domenica di solitudine e di pensieri di questo genere che Max mi telefonò. Mi fece un piacere immenso e tutte le mie preoccupazioni, vere o presunte, si volatilizzarono. "Ciao, come stai, sono felice di sentirti, quanto tempo", lo travolsi lasciandogli appena il tempo di dire "Pronto, sono Max". Fu l’inizio di una chiacchierata interminabile, fatta di ricordi giovanili e di richieste di informazioni sull’ultimo periodo di reciproca assenza. Andava tutto benissimo, bene la famiglia, bene il lavoro, bene le due figlie che aveva avuto dalla moglie. "Senti", mi bloccò all’improvviso, "ti chiamavo perché casualmente devo passare un paio di giorni a Milano per lavoro e pensavo che, se trovi il tempo, potremmo vederci". "Ma è ovvio, hai fatto bene a dirmelo, non ti avrei perdonato se avessi saputo che passavi da queste parti senza neppure farti sentire. Quando arrivi?". "Venerdì sera", spiegò lui, "al termine di un giro di incontri tra Roma e Milano. Arrivo in Treno, dovrei esserci per le 20, se non ci sono ritardi. Sarò un po’ stanco ma tu non farci caso, promettimelo". "Promesso, e non preoccuparti di nulla: passo a prenderti, ceniamo assieme". "Molto volentieri, anche se non sarò forse particolarmente presentabile a quell’ora". "Nessun problema, sei ospite a casa mia". "Non voglio disturbare". "E quando mai hai disturbato?".
Be’, mi aveva riempito di gioia risentirlo e ancor più sapere che ci saremmo rivisti e avremmo pure passato un po’ di tempo assieme. Mi tornarono alla mente un mucchio di bei ricordi di anni spensierati. Chissà perché non ci eravamo mai messi assieme. Forse troppa amicizia. Ma è possibile una amicizia normale tra un uomo e una donna? Per quel che avevo passato con lui sì, senza dubbio. Era anche un bel ragazzo, e poi si era fatto un bell’uomo: era anche una spanna abbondante più alto di me, insomma attraente anche esteticamente. Tuttavia non avevo mai avuto desideri nei suoi confronti né lui nei miei. O almeno non li aveva manifestati. E se lo avesse fatto l’incanto si sarebbe rotto, probabilmente: anche se a ragionarci con le disillusioni dell’età, forse una piccola trasgressione l’avrei pure accettata.
Le giornate passarono in fretta, quella settimana. Aspettavo il venerdì, non con ansia ma con un sentimento dolce, sorridente. Predisposi con cura tutto, una cena semplice: spaghetti e scampi, con un Mueller Turghau, meringhette fatte la sera prima con la panna montata al momento, verdura e frutta fresca. Insomma una cosa familiare, appetitosa, non pesante, non impegnativa. Ci sentimmo altre due volte per confermare dettagli e orari. Gli lasciai il mio numero di cellulare e lui mi diede il suo, per ogni evenienza.
Il venerdì sera andai a prenderlo alla stazione di Milano. Il treno ebbe una decina di minuti di ritardo, assolutamente normali per i convogli che arrivavano a Milano. Lo stavo aspettando al binario. Lo vidi subito, un po’ ingrassato, un po’ brizzolato, ma felice di rivedermi almeno quanto lo ero io. Venne verso di me, posò a terra la valigetta che aveva con se e ci abbracciammo parlandoci contemporaneamente addosso. Era stanco davvero, anche sudato: la sua doveva essere stata una giornata stressante. "Sai", mi disse, avrei potuto dormire a Roma e arrivare domattina, ma poi chissà se sarei riuscito a ritagliare un po’ di tempo per stare con te". "Ti ringrazio, non te ne pentirai". Salimmo in macchina e sempre chiacchierando delle nostre vite, del suo matrimonio e della mia condizione di libertà partimmo verso casa mia, dove giungemmo una mezz’ora dopo.
Lo feci salire. Il mio appartamento è piccolo, disposto su due piani: sotto la zona giorno e sopra quella per la notte. Gli aprii la porta, accesi le luci, gli presi la valigia e la posai in salotto, gli indicati dove appendere il soprabito. Mi misi anch’io in libertà. "E’ tutto quasi pronto, solo bisogna far bollire l’acqua e buttare la pasta, diciamo meno di una mezzoretta", gli dissi accendendo il fuoco sotto la pentola già predisposta.
Ci accomodammo, attorno alla tavola. "Sai", mi disse, "lavoro sempre di più, i ritmi sono aumentati, ma non mi lamento. Solo che mi trovo a trascurare la famiglia. Mia moglie poi, è adorabile, anche se insomma gli ardori di 10 anni fa non ci sono più, e forse è meglio così. E tu, sempre zitella?". "Scemo, quale zitella; va bene così; mi è bastato un matrimonio e una prova di convivenza per capire che non fa per me". Era sempre lo stesso, ma anche cambiato. Era …. una persona seria, dall’aria importante, anche se in quel momento non era al massimo della forma: un po’ di occhiaie da stanchezza, la barba che risentiva delle molte ore trascorse dall’ultima rasatura. Ma era diventato anche più interessante, con quell’aria vissuta; lo trovavo persino affascinante. Quasi mi metteva soggezione, pensai.
"Senti, posso chiederti un favore?". "Accordato". "Grazie, avevo proprio voglia di farmi una doccia, così mi rendo anche più presentabile. Ma soprattutto mi sento a disagio, sudaticcio e puzzolente: non mi meriti così". "Di nulla, e poi la mia doccia è un vanto: non ho voluto la vasca da bagno per poterci fare stare un impianto come volevo io, non il solito piatto con il solito tubo traforato sopra". L’accompagnai in bagno. Insomma era una doccia Jacuzzi, che mi era costata un patrimonio. Gli tirai fuori degli asciugamani puliti. "Non c’è la chiave, ma non preoccuparti", gli dissi, "a parte me non c’è nessuno che possa entrare all’improvviso, e mia figlia e' da una sua amichetta.....". "Puoi entrare quando vuoi", mi rimbeccò lui, "con te non ho mai avuto segreti, figuriamoci di questo tipo". Uscii lasciandolo solo e chiudendo la porta alle spalle.
La mia casa era silenziosissima, sentivo il mio respiro, il soffio del gas che stava scaldando l’acqua per la pasta. Gli scampi con i pomodorini freschi e l’olio d’oliva erano pronti; bastava spadellare gli spaghetti. Mentre trafficavo sentii rumoreggiare e armeggiare in bagno, poi l’acqua del lavandino. Poi di nuovo silenzio. Mi piaceva sapere che c’era. Mi dava serenità e sicurezza. Non mi era mai capitato con nessuno di provare una tale sensazione. Per un attimo mi balenò in mente che poteva essere lui, l’uomo adatto per essere il mio compagno. Ma no, cosa stavo immaginando, poi era sposato. E l’amicizia, che fine avrebbe fatto? Piuttosto, quella notte dove sarebbe andato a dormire. Mi venne in mente che poteva anche fermarsi, se non aveva già prenotato un albergo. Già, tra le tante chiacchiere, di quell’argomento non avevamo parlato. E dove lo avrei potuto mettere a dormire? Avevo solo il mio lettone matrimoniale ..... il lettino di mia figlia era troppo piccolo x lui e farlo accomodare sul divano mi sembrava poco carino.
A mano a mano che i secondi passavano, i miei pensieri si accavallarono e quel mio sentimento di amicizia divenne anche malizioso. Pensai a come doveva apparire quando era nudo. Lo avevo visto in mutande un giorno , ma questo era il massimo di intimità che avevamo avuto. Probabilmente si era spogliato, si stava preparando per l’abluzione. Ma guarda te, dopo anni, Max a casa mia, meditai, nel mio bagno a lavarsi. Fu una specie di flash. Provai ad immaginare come doveva essere ora, senza niente addosso, il corpo di un uomo maturo, la mente e lo sguardo amici, la sua simpatia, il suo tranquillizzante calore. Mi sarebbe piaciuto vedere com’era fatto, meditai tra me e me. E provai una sorta di solletico, una bella sensazione. Molto piacevole, che non potevo definire eccitazione, anche se un po’ ci assomigliava. Sentii la doccia scorrere. "Ti serve nulla?", gli chiesi ad alta voce per farmi sentire. Mi rispose la sua voce, giovanile, "bah, se vuoi lavarmi la schiena mi faresti un favore, faccio sempre fatica, ho le braccia corte".
Stava scherzando. O no?. Sentii che il rumore cambiava, scroscio e zampilli. Era sotto l’acqua, ormai. Vent’anni prima non lo avrei mai fatto, ma ora…. Mi prese un desiderio improvviso. Già, perché non lavargli la schiena. Cameratescamente, beninteso. Mi alzai. Mi avvicinai alla porta del bagno. Stavo per chiedergli se lo desiderava sul serio quando…. "Dai Marina, dammi una mano", la sua voce mi colpì come una martellata. Non poteva sapere che ero là dietro. E non mi pareva che stesse scherzando; la sua aveva l’aria di una richiesta "vera". "Se proprio vuoi…", risposi con voce piatta. Aprii la porta del bagno ed entrai mormorando, "eccomi qua". La portella della doccia non era chiusa del tutto e ne usciva un filo di vapore, che nascondeva alla vista il corpo di Max, del quale però distinguevo la presenza, il colore così chiaro, con le macchie più scure del pube, dei capelli, del petto. Lui non disse nulla, io rimasi ferma. Avevo rotto il ghiaccio, ma… ero imbarazzatissima. "Be’, non hai mai lavato la schiena ad un uomo", insistette lui con una noncuranza che mi apparve falsa.
No, non l’avevo mai fatto, nonostante che per la mia casa fosse passata una dozzina di compagni di viaggio più o meno duraturi e tantissimi altri che io definisco.......ombre. "No, non l’ho mai fatto", confermai a voce alta. "Non è difficile", replicò lui, "prendi il sapone o il bagnoschiuma e lo passi su tutta la schiena a larghe manate, delicatamente, come in un massaggio". "Rischio di bagnarmi tutta", osservai. "Puoi sempre spogliarti anche tu", fu la risposta. Avvertii che non era più un gioco, né uno scherzo, da parte di nessuno dei due. E che in fondo anch’io lo volevo, come se sentissi il bisogno di suggellare con quella intimità un’amicizia troppo a lungo trascurata. Ci misi meno di un minuto a togliermi tutto, ad aprire il vano della doccia, a sgusciarci dentro e a richiudere alle mie spalle la porta. C’era spazio abbondante per due. E io sembravo persino più piccola, e lui più alto. Mi dava la schiena. Aveva un sedere ben fatto, pensai. Afferrai il sapone e iniziai a insaponarlo: le spalle, il collo, la schiena. Lui alzò le mani e le appoggiò alla parete del box. Lo scroscio dell’acqua ormai aveva investito anche me, ma era caldo, piacevole, invitante.
Arrivai al dorso, poi ai fianchi, un po’ pieni, con un accenno di maniglie. "Mmmmmm", mugolò, "sei delicatissima". Ora veniva il difficile. La schiena era insaponata. "Non fermarti", disse a bassa voce. Gli insaponai le natiche, poi la fessura, passando le dita sul buchino peloso. Allargò le gambe. Gli passai in mezzo, insaponandogli lo scroto. Aveva un’erezione avvertibile. Non potei trattenermi. Gli insaponai il cazzo!!!! Era grosso, lungo, durissimo. Lo insaponai a lungo, molto a lungo. "Sei molto brava", commentò, "per essere la prima volta direi che hai delle doti naturali". Ci scherzava sopra, ma…. La sua eccitazione non parlava di scherzi.
Si girò. Avevo gli occhi sul suo ventre. Il suo cazzo era, be’, era degno di nota, ma soprattutto il suo stato mi eccitava, capivo che era un omaggio alla mia femminilità. Il cazzo svettava verso di me sbucando da una fitta selva di pelo scuro, che risaliva fino all’ombelico, dove si diradava per infittirsi ancora tra i pettorali. Lo insaponai anche lì.
Lui poi mi tolse il sapone dalle mani. "Aspetta, voglio renderti il favore", mormorò. Lo lasciai fare. Mi insaponò le spalle, le braccia, il seno, il ventre. Poi mi girai. Sapevo di avere un culo degno di lode. Lui però non fece commenti. Mi insaponò la schiena. Poi, con le mani piene di schiuma, ripose il sapone sulla mensola e mi massaggiò i glutei e in mezzo a loro, rendendomi i gesti che gli avevo regalato poco prima. Sentii le sue dita premere sul mio buchino, leggermente. D’istinto lo allargai. Ero ancora vergine, lì, ma il suo tocco era eccitante, invogliante. Però non volle insistere e passò al mio sesso, che accarezzo con l’intero palmo della mano, reso liscio dal sapone, lasciando che due dita scivolassero all’interno delle grandi labbra. Si posò quindi su di me, schiacciando il suo cazzo tra le mie natiche e abbracciandomi il ventre per continuare a lavare il mio sesso da davanti. Mi masturbò in maniera divina, come neppure io sapevo fare, mentre io dimenavo il culo per poter godere della pressione del suo cazzo. L’acqua intanto ci toglieva il sapone di dosso.
Lui accostò le sue labbra al mio collo, da dietro. Era delicato, non pungeva, si era appena rasato. "Sai Marina", mi bisbigliò sulle orecchie, "sono quasi vent’anni che sogno una doccia così, e non avevo mai avuto il coraggio di chiedertelo. Mi sembravi disinteressata all’argomento, distante, quasi scostante ". "Non dire nulla", gli risposi girandomi, "non voglio sapere: ieri era ieri, oggi è oggi". Ci abbracciammo, sentivo il suo cazzo sulla mia pancia ora, e le sue mani sui miei fianchi, mentre io lo tenevo per le spalle. L’acqua mi stava bagnando i capelli. Ma non aveva alcuna importanza. Gli toccai le labbra con le mie. Lui rispose al mio tocco. Ci sfiorammo ancora, ma fui io a fargli sgusciare la lingua dentro la sua bocca, fresca di dentifricio. Fu un bacio lungo, dolce, con le nostre lingue che si rincorrevano di continuo, avvinghiandosi a vicenda. Ora era lui a succhiare la mia, ora ero io a succhiare la sua.
Per la prima volta ero sotto la doccia con un uomo, anzi, con Max, e mi chiesi come mai non l’avessi mai fatto e come mai non avessi desiderato prima quell’uomo che ora volevo con tutta la mia mente e tutto il mio corpo. Le mie mani sentirono la sua pelle d’oca e anch’io non dovevo essere da meno. Lui, sempre baciandomi, chiuse il getto d’acqua. Poi si scostò da me, aprì la porta della doccia, afferrò il telo da bagno che avevo preparato per lui e cominciò ad asciugarmi, meticolosamente, minuziosamente, il viso, la testa, le braccia, il corpo. Mi sentivo una bambola tra le sue mani. Mi asciugò tutta. Poi toccò a me. Lo feci girare. Era grande, alto, enorme. Lo asciugai dietro, poi lo rigirai di fronte a me. Quella sua erezione non accennava a diminuire e mi affascinava. Lo asciugai anche da quel lato, poi mi strinsi a lui, prendendogli con delicatezza le palle in mano. Mi piaceva sentire i suoi testicoli coperti di peluria, mentre il mio polso strusciava sul suo sesso. Lo volevo dentro di me e sentivo il lui il desiderio di soddisfarmi. Lo trascinai fuori dal bagno.
Mio dio, l’acqua aveva continuato a bollire, ed era quasi consumata. Che scema. "Chiudi il gas, lascia perdere", mi disse sereno. Feci come aveva detto. Poi gli presi la mano. "Vieni", gli dissi, portandolo verso la scala che portava alla camera da letto. Gli feci strada, muovendomi in modo che sapevo provocante. Sentivo il suo sguardo che scrutava il mio corpo, soffermandosi sul mio sedere. "Hai un culo ancora più bello di quanto avessi mai immaginato, uno spettacolo infinito", commentò e dicendo questo sentii un dito perlustrare il mio buchino , penetrarlo dolcemente ,ebbi un sussulto di libido e per poco nn caddi dalle scale ma continuai imperterrita a percorrere le scale . Arrivata di sopra, entrai in camera e mi sdraiai bocconi sul grande letto matrimoniale, aspettando. Lui salì a sua volta, mettendosi carponi e stringendomi leggermente tra le sue ginocchia. Sentivo la punta del suo membro che mi accarezzava la schiena, mentre lui si chinava su di me per leccarmi la nuca e mordermela. Con la bocca scese lungo la colonna vertebrale, sfiorandola con le labbra e la lingua, fino ai lombi, per poi risalire e mordicchiarmi le orecchie. Quindi scese di nuovo, questa volta fino alle natiche, insinuando la lingua nella fessura e raggiungendo il buchetto del mio culo……..allargandolo. Inarcai il bacino per facilitargli il compito, era una sensazione piacevolissima, lievemente perversa e deliziosa, che mi fece godere ancor più della mia e della sua eccitazione.
Lo lasciai fare, a lungo. Poi mi girai, mettendomi in ginocchio. "Sdraiati", gli ordinai, e fu lui a obbedire. Gli baciai le cosce, che lui allargo’, sapendo quello che volevo. Leccarlo tra le gambe, leccargli le palle, prendere in bocca uno a uno i suoi testicoli, poi salire con le labbra lungo il cazzo che pareva ancora più gonfio di prima. Gli presi in bocca la punta della cappella, coprendola di saliva, con la lingua passai tutto attorno e sul buchino, quindi giù, di nuovo verso le palle, e infine ancora su risucchiandolo. Lo sentivo fino in gola quando affondavo il viso su di lui, e ogni affondo era come una staffilata di piacere. Lui godeva dei miei gesti, sorridendo, a occhi chiusi, ogni tanto contraendo il cazzo in uno spasmo di piacere più forte degli altri. Mi misi a cavalcioni su di lui, glielo presi in mano e cominciai a strofinarmelo tra le labbra della figa e sulla clitoride, piegando infine le gambe per accoglierlo dentro di me, lentamente, dapprima un po’ alla volta, poi tutto. Mi stava riempiendo la figa con il suo grosso uccello!!!! Cominciai ad andare su è giù, mentre accarezzava i miei seni, strizzando i capezzoli tra le dita aperte. Mi toccai la figa, poi la clitoride, mi piaceva sentire con le dita quel gran cazzo che entrava e usciva da me, quelle mani delicate e decise impegnate a darmi piacere.
Mi girava la testa, cominciai ad ansimare, poi a mugolare, poi a urlare il mio piacere mentre l’orgasmo mi travolgeva, continuo, a ondate. Mi fermai seduta su di lui, avvolgendo il suo meraviglioso cazzo con le pareti della mia figa che aveva contrazioni senza fine, mentre sentivo la mia sborra scivolare fuori. Mi rilassai, abbandonandomi su di lui. Che non era ancora venuto. Mi baciò, stringendomi a se. Mi sollevò, scivolò da sotto il mio corpo e mi fece sdraiare bocconi. Mi sfiorò la schiena con la punta delle dita, cercando i punti più sensibili. Quindi appoggiò il palmo di una mano su una natica e la strinse, come un mercante che dovesse giudicare la merce. Mi venne da ridere. "è di tuo gradimento?", gli chiesi. E lui ribadì: "hai un culo da favola". Con le dita mi frugò nella passera, poi si rimise in ginocchio e me la leccò ancora, forzando il buco del culo ad aprirsi. Di nuovo inarcai il bacino, allargando le gambe. Sentii il suo dito che mi penetrava, ma non provavo alcun fastidio, anzi...... Era un piacere diverso, diffuso, quello che mi stava dando. Spinsi, per accoglierlo meglio, e lui a quel punto fece entrare tutto il suo dito nel mio culo ormai ben predisposto dalla sua…..lingua. Infine lo estrasse, mi leccò di nuovo, a fondo, si mise in ginocchio tra le mie gambe aperte, quindi si stese su di me, tenendosi sollevato sulle braccia.
Il suo sesso cercava il mio culetto vergine. Spinsi, e con la mano aiutai la punta del suo cazzo a farsi strada. Spinsi ancora,lui delicatamente entrava dentro il mio culo.....delicatamente ma decisamente.........io nn urlavo x pudore ma il dolore era enorme come in quel momento...... enorme mi pareva il suo cazzo,stavo per farlo smettere quando improvvisamente iniziarono le prime contrazioni vaginali di goduria sentivo la mia sborra colarmi oscenamente fra le cosce e il mio culo era ormai aperto a quel meraviglioso ....pistone che aveva, lui accortosi di questo con un colpo secco penetro' con il suo cazzo interamente nelle mie viscere lo sentivo fino in gola,e mai come in quel momento avrei voluto gridare la mia troiagine.......si ero proprio una troia e il cazzo mi piaceva tanto.....da svenire.Max prese selvaggiamente ad andare su e giù e, d’istinto, io feci scivolare una mano sotto di me e cominciai a masturbarmi, mentre i suoi testicoli sbattevano sulle mie dita. Mi sentii travolgere di nuovo, e mentre l’orgasmo si impadroniva di me, facendomi urlare nuovamente, sentii il suo cazzo che si svuotava e mi riempiva il culo della sua sborra, contraendosi più e più volte. Si rilassò, un poco alla volta, mentre il mio gemito si affievoliva piano piano. Ma non smetteva di contrarsi e io lo ricambiavo. Ad una contrazione sua ne corrispondeva una da parte mia, cui lui rispondeva nella stessa maniera. Cercò la mia bocca, riuscimmo a baciarci pur in quella posizione.
Sentivo che si stava sgonfiando e che scivolava fuori, mentre lo volevo ancora dentro e cercavo di trattenerlo dentro di me: una sensazione di possesso come non avevo mai avuto e sconvolta e ormai partita mi gettai con la bocca sul suo cazzo e leccai voracemente fino a quando nn lo ripulii per benino della sua e della mia sborra e finalmente ci baciammo in bocca appassionatamente e mescolammo la nostra sborra con un furioso e vorticoso gioco di lingue. Ci vollero non so quanti minuti perché il nostro respiro tornasse normale e non appena ciò accadde, vidi che il suo cazzo che cominciava nuovamente ad indurirsi. "Posso dormire da te?", mi chiese all’improvviso. "Scemo", gli risposi pregustando la notte…………mmmmmmmmm!
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20 years ago
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PadronVale ed il cinema
La Padrona si era comprata un nuovo paio di scarpe con il tacco alto, delle decoltè nere molto eleganti, che aveva adocchiato dietro ad una vetrina in un negozio del centro.
Tornò a casa e le mostrò alla schiava -"Che te ne pare, leccapiedi? Sono o non sono belle?"-
-"Sono bellissime, Padrona"-
-"Me le vorresti vedere indosso?"-
-"Si Padrona"-
Vale si sedette comodamente sul divano ed Alex le si inginocchiò davanti. La dominatrice calzava un paio di stupendi sabot aperti sulla punta con il tacco alto che ne mettevano in evidenza i proporzionatissimi ed eleganti piedi sempre curati alla perfezione e con le unghie smaltate di un rosso acceso. Accavallò le splendide gambe dondolando mollemente un piede su cui il sabot, mezzo sfilato ed in bilico sulla punta dell'alluce, si reggeva per un pelo.
La schiava si arrestò a contemplare quell'immagine, gli occhi fissi ed i pensieri rivolti a quell'unica scarpetta oscillante sospesa a mezz'aria.
-"Bé, che hai? Ti sei addormentata?!- chiese Vale.
-"No, Padrona"- Alex era rossa in viso e balbettava come la scema del villaggio.
-"Prendi le scarpe nuove e provamele"-
-"Si Padrona"- disse la schiava, tenendo gli occhi bassi.
Con mani tremanti Alex sfilò delicatamente il sabot dal piede sollevato di Vale. Il piede della Principessa era ora nudo e libero, si mostrava in tutta la sua leggendaria bellezza e superbia, come un Dio irraggiungibile che pretende di essere adorato.
Vale mosse e stiracchiò le dita davanti al viso chinato di Alex.
-"Prendi le scarpe nuove"- ordinò la Padrona.
La schiava eseguì con gesti meccanici. Avrebbe voluto chinarsi e baciare quel piedino così bello, così morbido, ma sapeva che la Padrona, non avendo dato il permesso alla schiava, si sarebbe infuriata e l'avrebbe sicuramente punita.
La principessa tese il piede che attendeva di essere calzato; la serva ubbidì docilmente e le infilò la scarpetta. Vale mosse le dita del piede per abituarlo alla nuova calzatura.
-"Sono belle, no?"-
-"Si Padrona"-
-"Anche l'altro, ora"- poggiò il piede calzato nella nuova scarpetta sul pavimento e tese l'altra gamba sotto al mento di Alex.
La schiava prese fra le mani la caviglia della Dea in modo che ella non avesse da durare fatica per sostenere la gamba a mezz'aria, poi sfilò il sabot e infilò l'altra scarpetta.
-"Come Cenerentola"- ridacchiò Vale -"La scarpina calza perfettamente"-
Vale annuì alle parole della Padrona, anche se il paragone con la protagonista della celebre fiaba non le sembrò molto attinente. Vale non era mai stata la sguattera di nessuno, la sola idea di vedere la principessa sottomessa a qualche altra ragazza turbò i pensieri della serva. Strideva con tutto ciò che Alex conosceva.
Vale era la Padrona, punto e basta!
A quel punto la Dea si alzò in piedi, camminando un po' in lungo nella sala, per ammorbidire le nuove calzature e stabilirne la comodità.
Passò e ripassò davanti ad uno specchio per ammirarsi. Alex non riuscì a staccarle gli occhi di dosso per un solo istante, la seguì adorante ovunque andasse, a quattro zampe come una fedele cagnetta domestica.
Dopo un po' Vale si fermò: era al centro della stanza, in mezzo al tappeto.
-"Vacchetta, le nuove scarpe sono abbastanza comode, però trovo che siano un po' dure in punta. Bisogna ammorbidirle al più presto, non vorrei che i miei piedini ne risentissero più avanti"-
-"Si Padrona"-
-"Ho un'idea sul come fare! Sdraiati!"- ordinò.
La schiava le si prostrò di fronte e si sdraiò ai piedi della Dea, con la schiena rivolta verso il pavimento.
-"Brava, è proprio così che ti volevo"-
-"Grazie, Padrona"-
-"Ora stai ferma"- disse la Dea, andando ad accendere la radio. Una musica gradevole e piena di ritmo sciolse la silenziosa atmosfera della stanza.
Vale si avvicinò alla schiava, sollevò una gamba e andò a posare il piede sullo stomaco di Alex. Il tacco della nuova scarpa affondò nella morbida pelle della pancia della leccapiedi.
-"Oggi mi farai da tappetino per gli allenamenti"- disse Vale -"Vedi, ballare è il modo più rapido per ammorbidire un bel paio di scarpine nuove, ma per via dei tacchi alti ho paura di cadere. Così invece di ballare sul pavimento, che è duro, ballerò sulla tua flaccida pancia, che è bella soffice e ammortizzerà ogni mio affondo..sai, anche per le caviglie è molto meglio."-
Sollevò l'altra gamba e l'andò a posare di fianco alla prima. Il peso della Principessa era contenuto ma mise duramente alla prova la tolleranza al dolore della cagna. Specialmente i punti in cui i tacchi affondavano nella carne, causavano alla sottomessa un gran dolore.
Vale, seguendo a musica, mosse alcuni passi sull'addome di Alex. I suoi piedini guizzarono nell'aria come argento vivo, sollevandosi leggiadri e al contempo vigorosi. Ogni volta che ripiombavano sulla povera leccapiedi quest'ultima sentiva l'aria contenuta nei propri polmoni urlare al fine di scappare via. Alex irrigidì i muscoli addominali per contrastare i colpi inferti da Vale ma il suo stomaco cominciò a parergli sempre più una fornace di dolore.
Intanto la Padrona, incurante della pena sopportata dalla serva, ballava e rideva. Il suo portamento era meraviglioso ed elegante, come quello di una modella o di una grande attrice. Anche se straziata dal dolore Alex non poté fare a meno di ammirare la grazia con la quale la Padrona si muoveva.
-"Come va là sotto, serva?"- chiese Vale ad un certo punto.
-"B. bè.bene..P."-
Vale rise.
-"Non ti sciupare a rispondere, cagna"- e posò la suola di una delle due scarpette sul viso della serva, mentre l'altra andò a posarsi sul torace, fra i seni.
-"Ti faccio male?"-
-"N.no.Pad."-
-"La tua pancia è tutta rossa"- disse la Padrona -Ah ah.sembra un campo minato.."-
La schiava strinse i denti, sotto al piede di Vale.
-"Posso resistere, mia Padrona"-
-"Lo credo bene. E' a questo che servi"- rispose Vale.
Sollevò il piede che era sulla faccia della serva e andò a calpestare con la suola triangolare la labbra della sottomessa. -"Lecca, cagna"-
Alex dischiuse le labbra e leccò la suola. C'era un po' di polvere ma le scarpe, essendo nuove di negozio, erano pulitissime.
-"Le mie scarpe devono essere perfette"- disse Vale -"Ora l'altra, non dimenticarti di leccare l'altra"- e dicendo questo sbatté la punta della preziosa scarpa in bocca alla disgraziata. Alex ansimava per il dolore e perché la Padrona le stava con quasi tutto il suo peso sul petto e le impediva di riprendere fiato.
-"Sei proprio una bestia schifosa, lo sai? Succhia, cagna, da brava. Lecca i tacchi delle mie scarpe. Ormai sono molto più preziose di te"-
La Padrona attese che la serva terminasse di spolverare anche i tacchi e poi, con suprema manifestazione di superiorità le calpestò con entrambi i piedi la faccia, facendo ben attenzione a conficcare i tacchi sul mento e le punte sulle sopracciglia, in modo da non perdere l'equilibrio. Un solo inciampo, un solo movimento fuori posto avrebbe fatto si che Vale infilasse la punta della scarpa nell'occhio della serva, accecandola. Ma per fortuna la Dea aveva un eccellente senso dell'equilibrio e rimanere eretta sulla testa della serva per qualche secondo non le fu difficile.
-"Ah ah.ti promuovo a zerbino della Padrona"- disse -"Te lo sei proprio meritato. Lo sai fare meglio del cane e del cavallo"-
E detto questo scese da Alex. La serva era stremata.
-"Ti userò ancora come tappeto, ma non oggi.tutte le volte che avrò bisogno di ammorbidire un paio di scarpette nuove, oppure quando mi annoierò"-
Si sedette sul divano ed accavallò le gambe.
-"Ora striscia qui ai miei piedi, se ce la fai, e toglimi le scarpe nuove. Prendile e mettile nella loro scatola, poi leccami i piedi. Voglio che tu mi faccia proprio un bel massaggino con la lingua, sai ho i piedini stanchi."-
Alex cercò di rimettersi sulle quattro zampe, nella tipica posizione canina che aveva caratterizzato la sua vita dal giorno in cui conobbe Vale. Cadde, si rialzò e ricadde una seconda volta. La Padrona rise di ogni patetico tentativo andato a vuoto.
Quando la serva le fu vicina allungò la gamba e le sollevò il mento con la punta della scarpa.
-"Poverina sei proprio ridotta ai minimi termini.- la beffeggiò. Non appena tolse il piede il viso della schiava si chinò fin quasi al pavimento.
-"Ora però muoviti, ti riposerai dopo.lecca cagna.e lecca bene!-
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PadronVale ed il cinema
La sala proiezioni del cinema in centro era un grande rettangolo dalla forma allungata e molto alto, dall'intonaco bianco ed arredato da oltre venti file di poltroncine dal sedile di velluto imbottito. C' erano tre entrate normali, che sbucavano alle spalle delle poltroncine ed un'unica uscita d'emergenza dalla porta gialla.
PadronVale giunse al cinema cinque minuti dopo Alex. La schiava si fece trovare con in mano i biglietti già comperati, in modo da non far attendere ulteriormente la giovane Sovrana. Entrarono in sala e, finché le luci non si furono spente, fra le due, sedute accanto, non passarono altro che poche parole mormorate. Il film era buono ma, essendo quella l'ultima settimana di programmazione, poca gente era intervenuta a vedere lo spettacolo. Vale ed Alex erano praticamente da sole, sedute ad una delle file più distanti dal grande schermo.
Le luci si spensero. Immediatamente la mano di Vale arpionò la chioma castana di Alex e la spinse con veemenza verso il basso. La schiava si prostrò di fianco alla dominatrice, incastrandosi alla meglio fra le gambe di Vale e la poltroncina di fronte a lei.
Era estate e la Dea indossava solo una T-shirt, un paio di pantaloni rosa leggeri e i sandali infradito.
-"Leccami i piedi fino alla conclusione del film!"- disse Vale.
Alex obbedì. Tolse delicatamente alla Padrona le nobili calzature, che posò con attenzione poco distante, sotto al sedile dove era seduta l'Eccelsa, poi pose le mani con le palme rivolte verso il pavimento sotto le piante dei piedi di Vale, si chinò maggiormente ed iniziò a leccare.
Cominciò dal collo del piede, dolcemente, con quella lentezza che sapeva piacere alla sua Padrona.
Per il fatto di avere tanto tempo a disposizione solo per leccare i piedini dell'amata dominatrice la serva procedette pian piano, lesinando su ogni centimetro di pelle di quelle bellissime estremità, godendo nel pulire da ogni particella di polvere i talloni forti e ben modellati e gli spazi fra ciascun dito.
Vale la lasciò fare per una ventina di minuti, senza muoversi, cambiando posizione solo quel tanto che bastava per non porre i piedi al di fuori della portata dalla lingua di Alex, ma dopo un po' la Padrona si cominciò a stancare.
Mise allora un piede sul collo della sguattera e lo schiacciò sul pavimento mentre infilò l'alluce dell'altro piede fra le labbra della schiava. Il suo scopo era quello di divertirsi nel vedere la serva sofferente e quasi soffocata sotto il suo tallone che non osava ribellarsi e che tuttavia proseguiva caparbiamente nella sua opera di pulizia mulinando la lingua in bocca attorno alle dita del piedino della Dea.
Poi, nel silenzio, una voce mormorò alle spalle della Padrona.
-"Vale, ma sei proprio tu?"- chiese la voce.
La Padrona si voltò e nella penombra riuscì a distinguere il viso di una bella ragazza dai capelli castani raccolti in una lunga coda che le pendeva sulle spalle. Gli occhi della fanciulla erano marroni e brillavano, riflettendo la luce emessa dallo schermo cinematografico.
-"Ciao, Silvia!"- esclamò Vale -"Nn credevo di trovarti qui! Che cosa sei venuta a fare?"-
-"Bè, che domande! Sono venuta a vedere il film, no? Perché, tu cosa sei venuta a fare?"-
Vale rise. In occasioni normali avrebbe nascosta la parodia umana che in quel momento era accucciata sul pavimento a leccarle i piedi, sbattendola sotto alla poltroncine. Ma con Silvia non ve ne era bisogno. Silvia era, come Vale, una dominatrice. La Dea non sapeva se anche la ragazza avesse già una schiava, o uno schiavo (o se ne avesse mai avuto uno), ma la conosceva già da qualche tempo e alcuni suoi comportamenti molto particolari le avevano dato la prova della sua vocazione.
-"Certo, questo film mi piace, Harrison Ford è grande, ma più che altro sono venuta a farmi leccare i piedi in pace e tranquillità..sai, a casa ci sono i miei. Una vera seccatura."- disse Vale.
Silvia aggrottò le sopracciglia -"Leccarti i piedi?"-
-"Si"- rispose Vale -"Guarda sotto di me!"-
Silvia si sporse sopra lo schienale della poltroncina di Vale e vide Alex, schiacciata sotto ad un piede ed intenta a leccarne un altro.
-"Chi è?"- chiese Silvia.
-"La mia schiava personale"-
-"E ti lecca i piedi?"-
-"Ed il sedere, e si fa cavalcare, frustare, prendere a calci e a schiaffi. Mi lucida le scarpe e mi lava la biancheria, e mi pulisce anche la camera. Ultimamente ho preso gusto nell'usarla come cesso!"-
-"Questa poi! Come si chiama?"-
-"Alex. Ma io la chiamo semplicemente schiava, o cagna, o leccapiedi.insomma, hai capito, no?"-
-"Ma lo fa di sua spontanea volontà oppure."-
Vale rise -"Certo che si, è una vera serva. Se vuoi te la presto. Ti piacerebbe farti leccare un po' i piedi? Sai, con quest'afa è un piacere avere una lingua morbida che ti rinfreschi proprio lì!"-
-"Come hai ragione!"-
-"Dai, te la cedo volentieri!"-
-"Sei un'amica!"-
-"Ma mica a gratis!"-
-"S'intende! Ma non posso privarmi di più di venti euro, al momento. Sai com'è, sono sulle spese!"-
-"Venti euro soltanto? Mmmm.sono giusti solo per arrivare fino alla fine del primo tempo. Vieni davanti, al mio fianco"-
Silvia arrivò di corsa accanto alla Padrona, si sedette sulla poltrona alla sua destra, mentre Alex era alla sua sinistra.
-"Ora, sguattera, lecca i piedi alla mia amica, muoviti e fallo per bene!"- ordinò Vale.
-"Si Padrona"- rispose la sottomessa, ma nella sua voce non c'era gioia. Era evidente che quell'ordine non le dava soddisfazione. Leccare i piedi di un'altra ragazza.puah! Ma alla Padrona i pareri di Alex non interessavano, contavano solo i soldi che l'altra miss aveva promesso.
Alex si sporse fino ai piedi di Silvia che si lasciò togliere le scarpe da ginnastica e le calze. La schiava mise le mani sotto ai piedi della sua nuova dominatrice e leccò. Le estremità di Silvia erano bellissime e morbide ma non come quelle di Vale ed inoltre erano molto sudate. Ma la serva non vi badò. Con la consueta maestria leccò il dorso e la pianta dei piedini di Silvia e asportò ogni residuo dalla base delle dita.
Nel frattempo Silvia rideva e strusciava i piedi sulle mani di Alex e sul suo viso. Vale, al centro fra le due, intanto usava la schiava come un pratico poggiapiedi.
-"I soldi!"- disse la Padrona ad un certo punto.
Silvia glieli porse -"Eccoli"-
La leccatura andò avanti ancora per un po'. Silvia era al colmo dell'eccitazione quando terminò il primo tempo.
-"Schiava, basta, riprendi a leccare i miei piedi!"- ordinò Vale, sbattendo le sue preziose estremità sotto al naso di Alex.
-"Si Padrona"- disse la schiava con entusiasmo. Silvia poteva avere anche dei bei piedini ma quelli di PadronVale, per Alex, restavano i più belli, avvenenti, leggiadri, armoniosi, affascinanti, squisiti, aggraziati del creato.
-"No, aspetta.un altro pochino, dai!- esclamò Silvia.
-"Mi spiace, il patto era solo fino alla conclusione del primo tempo!"- disse Vale. Alex era già al lavoro: si era gettata letteralmente sulle estremità della Dea con voracità, leccando con un ardore che persino Vale aveva veduto raramente.
Silvia tirò fuori altre trenta euro dal portafoglio -"Fino alla fine del film"-
Vale la guardò, rifletté fra se per un momento.
-"No.no, non accetti, Padrona"- pregò mentalmente Alex senza tuttavia pronunciarsi. La prospettiva di trascorrere altro tempo ai piedi di una dominatrice che non fosse Vale la inorridiva.
-"OK, affare fatto, Silvia!"- disse invece la Padrona, con grande dispiacere di Alex.
-"La mia leccapiedi è tua fino ai titoli di coda"-
-"Grazie"- disse Silvia -"Ora lecca, cagna schifosa, che mi sei già costata abbastanza. Leccami i piedi come facevi con la tua Padrona"-
Alex obbedì.
Vale la usò per il resto della proiezione come semplice poggiapiedi, pensando al nuovo inaspettato utilizzo della schiava. Leccapiedi a prestito. Cinquanta euro l'ora. Non male, pensò. Si godette la visione del film, comodamente seduta accanto all'amica che ridacchiava del solletico alle piante dei piedi provocatole dalla lingua della sottomessa. Vale fece progetti sul futuro della schiava, quella parodia di essere umano accovacciato lì, sotto ai suoi piedi.
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Solo una volta
Era un giorno come tanti, mi trovavo solo con i mie pensieri, cercavo di trovare la soluzione ad un problema che mi assillava da tempo, certo starmene li seduto sul molo in una splendida giornata di sole con la gente che passava davanti a me parlando e ridendo, non era certo il modo migliore di poter venire a capo del mio dilemma, ma era ormai più di una settimana che continuavo a tormentare la mia mente con la stessa ed incessante domanda senza venirne a capo , quindi anche se il problema continuava ad esistere, decisi che per un giorno avrei cercato di dare alla mia testa un attimo di tregua.
Così con lo sguardo che fuggiva ora su un onda che veniva ad infrangersi contro gli scogli, ora su un gabbiano, che con il suo volo agile e silenzioso dava prova di tutta la sua energia e bravura, cercando di volare controvento, una parte di me poteva godersi questo spettacolo.
Non so da quanto mi trovavo li, come se fossi stato catturato da chi sa quale forza invisibile, ma improvvisamente sento che qualcosa è cambiato, sento che vicino a me c'è una nuova energia, un energia che da forza, come se un terremoto fosse venuto a scuotermi, vedo accanto a me qualcosa che nessun spettacolo potrebbe esibire con tanta grazia e bellezza, era li, seduta di fianco a me, una ragazza bellissima ,era vestita con un paio di jeans che mostravano le sue forme dolci ma allo stesso tempo forti e solide, come se fosse stata scolpita nel più bel marmo che la natura potesse concedere, i suoi seni sotto ad una maglietta viola pallido, sembravano essere due piccole colline che potevano sfidare in bellezza ed in pericolosità anche le più alte vette del mondo , i suoi capelli corti, neri, neri, color corvino, emanavano un profumo che ancora oggi non saprei descrivere, contornavano dolcemente il suo viso come se volessero assecondarla in ogni suo movimento, il suo viso era stupendo,
semplice e con un tocco di malizia, che, con la frangetta che gli cadeva sopra gli occhi le donava quell'aria di bambolina, una stupenda bambolina.
Così mi ritrovai ha fissare quello spettacolo senza più accorgermi di nulla, più la guardavo e più mi risucchiava in un vortice, come se fossi in mezzo al mare su una zattera ed all'improvviso vedere un isola di salvezza, dovevo conoscerla, dovevo sapere il suo nome, sapere tutto di lei, ma sapevo, che ogni attimo che passava, era un attimo rubato dal tempo per non farci conoscere , così con il cuore che mi batteva ad una velocità incredibile, mi rivolsi a lei: " è davvero bello questo posto " - per un attimo il silenzio, quel silenzio che ti colpisce con tutte le sue forme più basse di paura, come se solo dopo aver fatto qualcosa, ti accorgi che è tutta sbagliata e ti penti di averla fatta, poi una voce, bellissima, con un timbro caldo e dolce, mi riporta vicino all'isola: " si, davvero bello " - incominciammo a raccontarci attimi di vita vissuta, i nostri attimi di vita , ricordi di un passato che restano lì, chiusi nella nostra mente anche per anni senza mai essere presi, poi a
ll'improvviso lì riprendiamo e ci ritroviamo a raccontarli a persone che fino a pochi attimi prima non conoscevamo. Chissà per quale ragione a me piace pensarla come disse quel tale - "Una volta sulla terra esistevano piccoli villaggi, dove tutti conoscevano tutti e tutti aiutavano tutti, poi il mondo si è allargato ed i villaggi sono diventati paesi i paesi città e le città metropoli, dove nessuno conosce nessuno e tutti pensano a se stessi , però in questo mondo di individualisti per qualche strano gioco del destino capita di trovarsi per strada e con lo sguardo incontrare una persona che prima di allora non si era mai vista, ma con l'assoluta certezza di conoscerla e di avere una grande fiducia in essa , la spiegazione è che quella persona faceva parte del tuo stesso villaggio e anche se sono passati secoli, una forza lega gli uni agli altri, solo che non tutti hanno la possibilità di poter incontrarsi o parlarsi e quindi quel attimo sfugge e si dimentica"
Per me no, avevo preso l'attimo e adesso ero li a parlare con quella bellissima ragazza.
Ormai si era fatto tardi, così ci salutammo , solo allora mi resi conto che non sapevo il suo nome, restammo per un attimo a fissarci negli occhi, chi sa che pensava, così prima di separarci le chiesi se ci saremmo rivisti , mi disse che veniva spesso qui a guardare il mare.
Andai per cinque giorni a sedermi nello stesso punto, alla stessa ora, senza più rivederla , ormai lei era il mio pensiero, sentivo che se non l'avessi rivista, sarei impazzito, finalmente il giorno seguente la vidi, seduta come quel giorno a guardare il mare, bella come non mai , mi avvicinai a le la salutai, però questa volta nel suo sguardo c'era una linea di tristezza , le chiesi come stava e se tutto andava bene, mi rispose che fra tre giorni sarebbe partita, queste poche parole mi fecero soffrire con una tale forza, che nemmeno una lama che lacera la carni sa fare, sapevo che questo voleva dire che non l'avrei più rivista, sapevo che non ci sarebbe stato più quel bellissimo sguardo a farmi dimenticare ogni disgusto della vita , così ci ritrovammo ancora una volta a parlare di ricordi, ma questa volta con una parola triste alla fine dei suoi, " chissà quando potrò rivedere questi posti ", non potevo più restarmene li ad ascoltare, il mio cuore non avrebbero resistito, così mi
alzai, la salutai con una scusa e me ne andai.
Passai un giorno davvero infernale cercando di dimenticarla , sapevo che non dovevo tornare in quel posto ne ora ne mai, però la forza che mi attirava in quel posto dove ci eravamo incontrati, era troppo forte, così il giorno seguente mi ritrovai a camminare verso quel luogo, con la speranza nel cuore di poterla rivedere, anche per un solo istante, ed il destino volle che lei era là, questa volta in piedi, era stupenda, ci ritrovammo l'uno di fronte all'altra, un breve silenzio, uno scambio di sguardi e con le mani strette la baciai, sentivo le sue morbide labbra sulle mie, sentivo tutto il calore che la sua bocca trasmetteva alla mia e la strinsi forte a me, lei mi abbraccio e mise la testa sulla spalla, sentivo il suo pianto silenzioso , gli accarezzai i capelli e le dissi di passare insieme la serata, mi rispose di si.
Restammo li abbracciati in silenzio, come se solo così, tutto quello che ci circondava avesse senso, ci baciammo ancora e ci separammo per rivederci più tardi.
Mangiammo in un bel ristorante a lume di candela in riva al mare, la luna si rispecchiava nelle acque calme, il cielo e le stelle sembravano voler sigillare per sempre quegli attimi che ci ritrovavano insieme , mangiammo senza quasi mai parlare come se le parole potessero in qualche modo interrompere il discorso dei nostri sguardi , uscimmo dal ristorante, la sera si era fatta più fresca e delle nuvole minacciavano quello stupendo cielo che fino a poche ore prima era stato un manto trapuntato di stelle e quel freddo serale mise in mostra sotto alla sua maglietta due piccoli capezzoli che si mettevano in mostra e creavano quel gioco di vedo non vedo mettendo ancora più in risalto due seni di una rotondità perfetta , camminammo come due nomadi che cercano una meta, ma in realtà nemmeno loro sanno cosa cercare, così come se una mano ci avesse guidato, ci ritrovammo nel posto dove ci eravamo incontrati, ci sedemmo in quel luogo testimone del nostro incontro e ci stringemmo baciandoci, la
sua lingua giocava con la mia come se danzassero un ballo invisibile al resto del mondo , poi un tuono annuncio l'arrivo di un temporale, uno di quei temporali estivi che arrivano con una tale forza da voler spazzare via tutto ciò che incontra, ma con la stessa forza se ne va, lasciando solo qualche piccola goccia di ricordo del suo passaggio.
Così la pioggia ci sorprese, eravamo ancora li a baciarci, non c'era nulla che potesse fermare la nostra passione, cominciai ad accarezzargli i capelli che cominciavano a bagnarsi, poi infilai la mia mano sotto alla sua maglietta accarezzandogli il ventre e salendo fino al suo seno, potevo sentire la dolce curva che separa un seno dal altro, sentivo il calore che il suo corpo emanava mentre accarezzai con le dita il capezzolo turgido e duro e mentre facevo questo, anche le sue mani passavano da un punto ad un altro del mio corpo , si stacco da me e si tolse la maglietta potevo vedere quei bellissimi seni in tutto il loro splendore , si avvicino e cominciai a baciarla prima sul collo poi sui seni, leccandoli, i sui capezzoli eccitati e duri, con la mano le accarezzavo il corpo , sentii una mano slacciarmi i bottoni dei jeans e infilarsi dentro i miei slip accarezzandomi il sesso portandomi ad un piacere davvero assoluto , la baciai ancora con tutta la passione che il mio corpo poteva
darle, la pioggia cadeva incessante e noi eravamo li, stretti in una danza sensuale, senza pensare ad altro che al piacere di quell'attimo, si stacco da me, si alzo, si tolse le mutandine tenendosi la gonna, alzandola fin sopra le cosce lisce e modellate, sembrava fare una danza sotto la pioggia, come accadeva secoli fa in qualche villaggio di questa terra, resto per un attimo in quella posizione con lo sguardo rivolto al cielo, lasciando il suo corpo nudo hai mie sguardi, abbasso la testa e mi guardò, mi trovò rapito da quel corpo stupendo, rapito dalla sua forza e dal suo calore, sulle sue labbra si disegno un dolce e intrigante sorriso ,come se avesse letto il mio pensiero, comincio ad ancheggiare, con le mani mi invito ad avvicinarmi, andai da lei, mi inginocchia, la guardai negli occhi e poi cominciai a baciarle le cosce, erano sode e lisce, la sentivo fremere, con le sue mani guido la mia testa al suo sesso, assaporai il suo sapore, come un uomo che disperso nel deserto, trova
un'oasi dove appagare la sua sete, sentivo il suo corpo abbandonarsi hai movimenti della mia lingua, come se non volesse perdersi un solo attimo di quel piacere, poi mi alzai e la strinsi forte a me baciandola, ci stendemmo sulla spiaggia, mi abbasso i pantaloni e mi bacio il sesso, portando la mia eccitazione ad un punto che non aveva più confini, dove non esiste più la realtà, ma tutto è passione e sogni, sentivo le sue mani prendere il mio sesso e portarlo nel suo, sentivo il suo ventre muoversi a piccoli colpi, prima regolari poi cambiando ritmo e anch'io mi muovevo, cercando di assecondare i suoi movimenti, mi bacio il petto e poi torno a baciarmi, giocando ancora con la mia lingua, sentivo i suoi seni premere sulla mia pelle, accarezzavo il suo sedere, quella curva dolce e armoniosa del suo fondo schiena, la sentivo sempre più mia, lei mi cavalcava come una valchiria cavalca il suo destriero, ormai eravamo al culmine del piacere, la sentivo ansimare, tutta la sua passione si s
cioglieva su di me mischiando i suoi umori alla pioggia, cercammo di allungare il più possibile il nostro godimento, ma ogni cosa a una fine, così ci ritrovammo abbracciati stretti l'uno all' altra con lo sguardo perso in quel vuoto che non a confini ne parole , anche la pioggia aveva finito di cadere, come se volesse ricordarci che ormai il nostro tempo era scaduto, ci lasciammo come le atre volte, solo che questa volta avevamo un bel ricordo da condividere, da portare con noi sulla strada del nostro vagare.
Tornai ancora in quel posto, un paio di volte da quella notte, senza più rivedere quella bellezza che la natura volle farmi incontrare solo per avere un attimo di vita da questa misera realtà, ma senza quel temporale estivo di "non so come si chiama", nulla può sfuggire alla realtà e quel posto vivrà nella mia mente, come "non so come si chiama" resta viva nel mio cuore .
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Il panino imbottito
Accidenti.....fuori pioveva a dirotto il mio unico giorno libero e fuori.....pioveva.Stavo appiccicata con il naso contro il vetro della mia finestra scrutando il cielo e sperando che un miracolo lo facesse aprire e tornasse terso, che la pioggia smettesse di colpo e mi permettesse cosi' di uscire ma ...era una vana attesa fuori pioveva .....pioveva......piovevaaaaaaa e io maledivo quel giorno che avevo deciso fra tanti di prendere le ferie proprio oggi....tornai stancamente e annoiata verso il salone e mi buttai di peso sul divano accesi la tele , iniziai nervosamente a girare x tutti i canali con il telecomando nn riuscivo a concentrarmi ne a guardare veramente cio' che trasmettevano cosi' spensi la tele e mi sdraiai sul divano, mi sentivo depressa e impossibilitata ad essere presente all'appuntamento.....Non avevo mai detto a Max che ero priva di macchina e per farmi vedere autonoma nn avevo nemmeno ceduto alle sue
proposte gentili per altro di venire a prendermi a casa e ora ero pentita' della mia stupidita'.
Mi assopii pensando che nn lo avrei mai piu' rivisto.......il trillo di una cosa assordante e antipatica mi sveglio' e mi riporto' spiacevolmente alla realta'...era il telefono:....pronto........Ciao Cinzia sono Max,senti ho avuto dei problemi con la macchina e nn posso essere presente all'appuntamento mi dispiace molto ed ho voluto avvertirti;.....rimasi zitta x un attimo senza sapere se dirgli che anchio a causa del nubifragio avevo avuto dei problemi oppure accettare la sua scusa e rimanere per lui una persona libera ed autonoma comunque optai per la seconda versione e gli dissi che nn importava che avevamo tanto tempo per noi e che ci sarebbero state altre opportunita'....un debole ciao forse un po deluso mi saluto' dall'altra parte della cornetta io aggancia e tornai sempre piu' depressa e sola sul mio divano che ora per il mio nervosismo trovavo scomodissimo......mi alzai incazzatissima e andai verso la cucina x bere un bicchiere di acqua e dato che c'ero mi feci un bel panino imbottito tanto valeva rilassarsi e godersi questa giornata di ferie che mi ero preso.avevo appena finito di preparare il panino e stavo per dare il primo morso che di nuovo un trillo antipatico mi fece sobbalzare questa volta era il campanello di casa.....nn aspettavo nessuno chi poteva essere ? Curiosa di scoprirlo poggiai il panino sul tavolo della cucina e andai ad aprire.....TU????????Ma....come hai fatto a sapere il mio indirizzo????Be' facile dal tuo numero sono risalito all'indirizzo.....ma.....nn mi fai entrare???? Lo guardavo inebetita era fradicio...zuppo fino al midollo ,ma....cosa ti e' successo??? Non volevo mancare al nostro appuntamento per colpa mia e sono venuto a piedi da casa sai in fondo nn e' molto appena 4 km ma..dato che pioveva a dirotto.........allora mi fai entrare????Anche se a malincuore nn potevo lasciarlo cosi' conciato sulla porta in fondo aveva fatto un bel gesto sfidando quel nubifragio pur di vedermi e lo feci entrare......Non sapevo cosa fare mi stava bagnando tutta la casa e anche lui era molto imbarazzato da quella assurda situazione,cosi' mi feci coraggio e gli dissi:Senti fai una cosa fatti una doccia che io nel frattempo cerco di asciugarti i panni .....lui annui' in silenzio e con gli occhipieni di gratidudine (visto che io nn mi decidevo a muovermi...)mi disse:se mi indichi dove' il bagno cerchero' di fare il piu' in fretta possibile......mi diressi verso il bagno e lui dietro come un cagnolino bastonato,entro' lasciando la porta socchiusa poiche' doveva passarmi i suoi vestiti,io molto nervosamente aspettavo ......mentre chiedevo se aveva fatto i miei occhi si posarono sullo specchio del bagno...ne intravedevo appena un angolino ma abbastanza per vedere cosa succedesse all'interno.....lui si era quasi del tutto spogliato era in slip e vedevo una bella figura maschile alta imponente con un filo di ciccetta ai fianchi che lo rendevano ancora piu' affascinante vedevo i peli del pube fuoriscire dagli slip e andare ad incontrarsi con quelli del petto nn era villoso ma aveva una peluria giusta pensai proprio come piace a me e mentre pensavo questo lui si tolse gli slip, l'eccitazione per quella situazione e quella visione mi colse all'improvviso nn potevo fare a meno di distogliere lo sguardo da quel.....quel......cazzo magnifico,era in posizione di relax ma dalle dimensioni si poteva intuire tutta la sua potenzialita';ne avevo visti di cazzi ma quello era veramente imponente e mentre stavo fantasticandoci sopra la porta si schiuse e il suo braccio mi porse con dolcezza i vestiti io nel prenderli sfiorai la sua mano ed ebbi un brivido lungo la schiena di vollottuosa eccitazione cazzo......mi stavo bagnando!
Sentii lo scroscio dell'acqua aprirsi e mi avviai come promesso verso la cucina per asciugare i suoi abiti,meccanicamente poggiai i suoi vestiti sul tavolo e presi il suo golf lo strizzai perbenino e iniziai una accurata asciugatura con il phon quando finii era passato un buon quarto d'ora e lui forse estasiato dall'acqua calda era ancora dentro la doccia sentivo nitidamente l'acqua scorrere cosi' presi i pantaloni nel prenderli cadde qualcosa mi inchinai a prenderla e con stupore vidi i suoi slip li raccolsi e mentre li tenevo stretti in mano ripensai con eccitazione a cio' che avevo visto poco prima quel meraviglioso cazzo,mi stavo eccitando e bagnando........con aria furtiva cercai di sentire cosa Max stava facendo e rilassandomi capii che stava ancora sotto l'acqua allora ormai presa da una eccitazione irrefrenabile portai la mano verso la mia passerina e iniziai a carezzarmela da sopra la gonna e piu' lo facevo e piu' sentivo bagnarmi.....le mie labbra si aprivano sempre piu' e io presa da una irresistibile voglia misi la mano sotto la gonna e poi sotto gli slip mi infilai subito un dito dentro nn volevo perdere tempo "LUI" sarebbe uscito da un momento all'altro......ma un dito nn bastava tanto era la voglia di quel cazzo bellissimo cosi' ci infilai fino a quasi tutta la mano e iniziai un frenetico masturbamento stavo x raggiungere l'orgasmo lo sentivo violento, squassante,
e mentre mi mordevo un labbro x nn urlare tutto il mio godimento mi portai con vollutta' i suoi slip sulla faccia iniziai ad odorarli a leccarli dalla mia fica uscivano fiotti di sperma stavo avendo un orgasmo come mai mi era capitato emisi un lungo e incontrollato mugolio e sempre con i suoi slip sulla faccia venni............come ripresi il controllo di me stessa mi ricomposi e mi sedetti un attimo sulla sedia mi tremavano le gambe ma.....nel farlo mi accorsi che doveva essere passato molto tempo poiche' "LUI" era liiiiiiiiiiiiiii stava davanti alla porta della cucina con il solo asciugamano legato ai fianchi che mi guardava con un espressione sorniona ma eccitata,io per la vergogna ero avvampata da rossori ma allo stesso tempo ero consapevole che l'eccitazione per il momento trasgressivo che stavo vivendo contribuiva molto alle di cui sopra "VAMPATE"......lui senza dire nulla e con l' espressione di chi ha visto tutto e ne e' stato compiaciuto tolse con naturalezza l'asciugamano intorno alla vita e mi si mostro' in tutta la sua virilita'.....era.....ENORME .....ora lo vedevo in tutta la sua esuberanza......dritto,grosso e lungo ;rimasi senza fiato ipnotizzata da quella stupenda visione ed eccitatissima per il fatto che quello stato era dovuto a me..........si avvicino' e chinandosi mi bacio' con dolcezza prima poi il nostro bacio si trasformo' in passione e iniziammo ad accarezzarci freneticamente lui mi fece alzare e mi spoglio completamente...avevo 37 anni e una figlia ma sapevo benissimo che il mio corpo era ancora sodo e desiderabile infatti lui si soffermo un attimo a guardare la mia provocante nudita' e con lo sguardo eccitato mi disse:sei bellissima......iniziammo di nuovo a baciarci lui era come se con la bocca volesse perlustrare ogli centimetro del mio corpo mi fece sedere di nuovo sulla sedia e inizio a leccarmi i seni li teneva con il palmo della mano stringendoli delicatamente e intanto succhiava leccava e mordicchiava i capezzoli che erano nel frattempo diventati tanto turgidi da sembrare che volessero scoppiare.....prese lentamente a scendere con la lingua si intufolo' nel mio ombelico ....era stupendo sentire sulle mie carni trepidanti di eccitazione quella lingua cosi' intraprendente e abile.....mentre la lingua cercava i miei punti deboli la sua mano si insinuo' fra le mie cosce che io allargai subito per rendere il suo compito piu' facile....ero ormai un lago e lui accortosi di questo indugio' molto con la mano intorno alle mie labbra prima di infilarci 1 2 3 dita........ora anche la sua lingua era a contatto della mia figa e stava sapientemente succhiando e mordicchiando il mio clitoride mentre le sue dita in maniera costante e decisa nn smettevano il loro andirivieni......ogni tanto la sua lingua si insinuava fra il solco delle mie natiche e solleticava il buchino del mio culetto.....avevo avuti pochissimi rapporti anali perche' la ritenevo una pratica dolorosa e pocco eccitante ma il suo dolce modo e l'eccitazione mi fecero rilassare e aprire completamente forse anche lui dovvette accorgersene perche' subito dopo sentii la sua lingua intrufolarsi nel mio buchetto e inizio a......incularmi con la lingua andava avanti e indietro nel mio culo senza fermare le dita che mi stavano trapanando la fica grondande di umori.......ero ormai sdraiata col le mani che mi tenevo le gambe verso l'alto e questa posizione cosi' eccitante........mi permetteva di vedere tutto cio' che lui mi stava facendo.....leccava il mio culo ci infilava la lingua dentro e io ormai impazzita per la libidine emisi un urlo di godimento profondo lui passo le dita nel mio culo e si mise a leccare come un forsennato i miei fiotti di umore caldo che colavano lungo le labbra io stremata a quel punto mi distesi sulla sedia e lui mi venne sopra e mi bacio con foga aveva ancora in bocca la mia sborra e me la verso con la lingua nella mia io daprima stavo x ritrarmi ma poi invasa da una nuova e piu' profonda eccitazione inizia a slinguare nella sua bocca raccogliendo con la lingua ogni stilla dei miei umori mi alzai di scatto e mi inginocchiai davanti a lui il momento che avevo fantasticato ora era reale avevo il suo magnifico cazzo davanti al mio viso.....iniziai a tintillargli i testicoli con la lingua fino a mettermene in bocca prima uno e poi l'altro succhiandoli dolcemente poi iniziai a leccargli l'asta dalla base fino alla punta era scappellato davanti a me e io senza fretta volendomi gustare ogni attimo continuavo a leccargli l'asta su e giu' senza toccarla con le mani lui era estasiato e mi diceva....si ti ho visto mentre leccavi e odoravi le mie mutande ...sei una porca .....la mia porca .....e io sempre piu' presa dalla libidine gli dicevo:si sono una porca la tua porca e stasera voglio che mi infili il tuo bel cazzo nella fica e nel culo e che mi fai godere come una puttana ......la tua puttana.a quel punto lo presi tutto in bocca stavo x soffocare per quanto era grosso ma VOLEVO ASSAPORARLO IN TUTTA LA SUA LUNGHEZZA ....iniziai un lento su e giu' sul suo cazzo aveva un buon sapore e io ne ero quasi ipnotizzata umettevo con la lingua la mia saliva per lubbrificare lo scorrimento ,lo succhiavo con libidine e ogni mio movimento ne fuorisciva un erotico risucchio che nn faceva altro che aumentare la mia e la sua eccitazione mi fermai appena in tempo prima che venisse lui quasi grato di questa cosa mi prese quasi di peso e mi giro' alla pecorina io stavo con le mani sopra la sedia e inarcando bene il mio culetto all'insu' favorii ancora di piu' la sua penetrazione nella mia fica che fu dolce ma decisa quando mi sentii piena del suo cazzo lui si fermo x un attimo io ormai partita cominciai a muovermi verso di lui ma lui mi fermo' e inizio un lento andirivieni facendo crescere ancora piu' forte in me la voglia di essere trafitta con violenza da quel magnifico bastone di carne quando ormai ero quasi in preda ad una crisi di libidine lui prese a stantuffarmi con energia sembrava che il suo cazzo mi arrivasse in gola ero in preda ad orgasmi continui e sempre piu' lunghi interminabili che mi stavano portando allo svenimentolui allora si fermo' e pianissimo si sfilo' dalla mia figa ...io ebbi quasi un singhiozzo di pianto ma nn feci in tempo a chiedergli perche' che sentiii il calore della sua cappella contro il buchino del mio culo presa da un attimo di lucidita' feci x fermarlo ma le mie parole furono strozzate dal dolore un dolore pero' misto ad eccitazione ...la sua cappella era ormai entrata nel mio culo a questo punto lui si fermo' e aspetto' che io mi rilassassi quando si accorse che il mio buchetto perse di contrazione rilassandosi e aprendosi al suo grosso cazzo inizio di nuovo ad entrare sempre lentamente e dolcemente nn so come fece ma ormai era tutto dentro fino alle palle a questo punto inizio un dolce andirivieni e io con mio stupore nn sentivo piu' dolore anzi...ero piu' eccitata e infoiata di prima inarcai ancora di piu' la schiena favorendo l'entrata e insieme a lui iniziai a muovermi x sentirlo tutto dentro nn capivo piu' nulla ormai il suo cazzo scorreva nel mio culo fradicio di umori senza piu' ostacoli e io gli dicevo:si dai.....inculami,sfondami ma nn venire che dopo voglio leccare tutta la tua sborra e pulirti x bene con la lingua venni ancora in un rantolo prendendo con le mani le sue natiche e spingendolo verso di me per sentire tutto il suo cazzo nel mio culo avrei voluto dentro anche le palle in quel momento......mi accasciai sulla sedia e lui delicatamente come era entrato usci' dal mio culo e venne con il suo cazzo verso la mia bocca e io avida lo iniziai a leccarlo era intriso di umori ma io leccavo lo succhiavo voracemente e con la mano lo masturbavo velocemente volevo ormai assaporare la sua sborra sentire il suo sapore il primo schizzo mi colse di sorpresa ma subito ci misi una mano sotto x nn perderne nemmeno una goccia e lui sborro copiosamente sulla mia mano e nella mia bocca sembrava nn volesse finire mai....quando ormai esausto mi guardo' io con occhi maliziosi mi portai la mano piena della sua sborra verso la mia lingua e inizia a deglutire anche quella lui allora mi prese e mi bacio' le nostre lingue si intrecciarono e anche la sua sborra come la mia prima fu assaporata da tutte e due..........ci guardammo senza parlare con occhi dolci e complici lui disse:cavolo ora ho fame .......e senza chiedermi nulla prese il mio panino imbottito che avevo lasciato sul tavolo e con due morsi lo fini'......io pensai cazzo ricomicia la sfiga......ma sbagliavo da quel giorno e ormai sono dieci anni che io e Max viviamo insieme e siamo........felici ma......quando faccio un panino ormai ho imparato a nn lasciarlo piu' sul tavolo
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PadronVale: l\'addestramento continua
Nei giorni successivi il tirocinio da schiava di Alex s'intensificò. La Padrona fece in modo da costringere la ragazza a prestarle servizio ventiquattr'ore su ventiquattro e sette giorni su sette. Da prima perfezionò il modo di cavalcare di Alex perché a quattro zampe la schiava camminava spedita, si, ma aveva ancora poca resistenza. La Padrona la costrinse allora a galoppare per un'ora tutti i giorni, seduta sulla sua schiena, incitandola con un corto frustino da fantino. Alex imparò velocemente, più che altro per il terrore di ricevere nuove frustate.
Poi venne la settimana della schiava- gabinetto, nella quale Vale volle che Alex si perfezionasse per imparare a bere l'orina della Padrona. Tutte le volte che la schiava mostrava tentennamenti o esitazioni la Dea la prendeva per i capelli, la faceva mettere in ginocchio e le infilava la testa in un secchio pieno d'acqua sporca, trattenendole la testa sott'acqua con un piede e lasciandola riemergere proprio al limite del soffocamento. La Padrona si divertiva anche a sedersi sulla testa della serva quando essa era immersa nell'acqua fino alla gola. Alex resisteva finché poteva poi iniziava a gemere e cercava di riemergere. Implacabile la Padrona si lasciava andare di peso sulla testa della povera sguattera, spingendo il suo sedere perfetto sulla nuca di lei. Dopo ogni punizione, per gratitudine, la serva trascorreva non meno di un'ora di tempo a leccare le natiche della Sovrana che, comodamente sdraiata su morbidi cuscini, attendeva e rideva.
Alex prese a dormire tutte le notti dalla Padrona, ai piedi del suo letto. Quando Vale si andava a coricare la serva trascorreva un buon quarto d'ora con la testa affondata sotto le coperte a leccarle i piedi. La Dea si divertiva un mondo nel sentire la lingua di un'altra ragazza fra le dita dei piedi, mentre essa cercava di rimuovere lo sporco ed il sudore dalla pianta e dal tallone. Quando la Padrona si stufava di sentire una lingua sulle sue estremità scalciava in viso la sguattera, allontanandola. Alex usciva con la testa da sotto le coperte della Dea e si rannicchiava ai piedi del letto, priva di coperte e cuscino, indipendentemente dal freddo e dalla stagione.
Se la Sovrana aveva bisogno di alzarsi durante la notte lo faceva scendendo con i piedi sul petto o sulla faccia della schiava. Quest'ultima doveva rapidamente prendere la pantofole di Vale da sotto il comodino e calzarle ai piedi della Padrona. La stessa cosa avveniva la mattina, quando Vale si svegliava per recarsi all'università. Spesso era la schiava a svegliare la Dea all'ora desiderata da quest'ultima. Alex scostava un lembo delle lenzuola e leccava generosamente i piedi della sua Proprietaria finché essa non si svegliava.
Alex trascorreva molto tempo a leccare i piedi di Vale anche la sera dopo cena. La schiava, una volta terminato di lavare i piatti in cui la Dea aveva mangiato si recava in salotto dove la Padrona si stava rilassando guardando un po' di televisione. Lei naturalmente mangiava unicamente gli avanzi dei pasti della Dea raccolti in una ciotola oppure direttamente sul pavimento da sotto le suole delle scarpe della Dominatrice
Dopo un po' era fatta mettere a quattro zampe ed usata come poggiapiedi, oppure come cuscino da tenere sotto al sedere. Più di una volta Vale si era addormentata sul divano, rilassandosi completamene grazie alle dolcissime carezze della lingua di Alex e si era svegliata nel cuore della notte con un piede infilato fino alla base delle dita nella bocca della schiava, anch'essa addormentata. La schiavitù dell'inferiore era giunta ad un livello tale che se la Padrona muoveva impercettibilmente le dita nella sua bocca, anche da addormentata Alex prendeva a leccarle i piedi e a massaggiarglieli labialmente. Ciò faceva molto piacere alla Padrona, che sentiva di aver preso possesso completamente di un'altra persona. Così dopo essersi fatta leccare i piedi svegliava bruscamente la schiava e le pisciava in bocca, tanto per ribadire il proprio potere e la propria superiorità.
Una volta Alex giunse in salotto e trovò Vale languidamente sdraiata con la pancia appoggiata su morbidi cuscini del divano. Si avvicinò ed iniziò a leccarle i talloni. Vale la calciò in volto.
-"Chi ti ha detto di leccarmi i piedi?"-
-"Scusi Padrona ma."-
-"Zitta!"- esclamò Vale affondando una seconda pedata nel viso della serva.
La schiava cadde a sedere, massaggiandosi una guancia.
-"Abbassami le mutandine e leccami il culo"- ordinò la Padrona
-"Si Padrona"-
Alex eseguì, infilò le dita sotto l'elastico degli slip e tirò verso le cosce della Dea. Vale si voltò e le tirò uno schiaffo.
-"Fallo delicatamente! La mia pelle è di seta, non tollera maniere da animale come le tue!"-
-"Scusi mia Padrona"-
-"Lecca schiava. Fammi sentire la tua lingua"-
-"Si Padrona"-
Alex si tuffò con la bocca verso il sedere della Dea e prese a leccarle la natica destra. La Padrona non aveva torto a dire che la sua pelle era di seta. La lingua della schiava la trovò liscia e perfetta, appena imperlata da un velo di sudore che era la tensione accumulata durante la giornata.
-"Ti ho detto li? Lecca nel mezzo!"- disse Vale.
-"Si Padrona"-
Alex si spostò sul solco fra le natiche. Si rifece dall'alto e scese giù fino alle cosce. Ad un certo punto sentì la mano di Vale che l'artigliava ai capelli sulla nuca, strattonandola fino a farla risalire di un palmo. La bocca della schiava era proprio al centro delle natiche della Sovrana quando quest'ultima scorreggiò.
Alex, istintivamente, si fece indietro. La mano della Dea, ancora stretta alla sua chioma, strappò ciocche di capelli.
-"Che fai, stronza!?"- esclamò Vale -"Scappi?"-
-"Ma.Padrona"-
-"Ma un accidenti! Ti ho forse consentito di indietreggiare?"-
-"No Padrona"-
-"Allora ritorna con la bocca sul mio sedere. E aprila bene. Voglio scorreggiarti fino in gola"-
Alex obbedì. Vale scorreggiò e rise.
-"Allora, non ti piace?"- chiese sarcasticamente la Padrona.
-"Mmmmmghh."-
-"Spalanca e taci!"-
Ancora una volta.
-"Basta, togliti dal culo"-
Alex esitò, socchiuse soltanto le labbra. La Dea inarcò il dorso in modo da avvicinarsi a lei, le afferrò i capelli e la trascinò a fianco del divano, poi la schiaffeggiò due volte e la costrinse a quattro zampe.
-"Apri bocca"- ordinò -"E guarda in alto"-
La schiava obbedì e Vale, raccolto un grumo di saliva nel palato, le sputò in bocca. Poi la schiaffeggiò e le schiacciò una mano sotto al tallone.
-"Ringraziami"-
-"Grazie Padrona"- disse la schiava e le baciò i piedi.
-"Bene, la mia cura ha fatto bene alla tua voce, forse la ripeteremo quando avrò ancora bisogno di scaricarmi"-
-"Si Padrona"-
-"Apri bocca"-
Alex obbedì e Vale vi sputò dentro, poi sputò tre volte per terra, prese il frustino da fantino e ordinò alla schiava di leccare la saliva per terra. Le schiacciò la testa sotto ad un piede e la sferzò con il frustino sui fianchi e sul sedere. Alex leccò. Vale sputò altre due volte per terra e fece avanzare la schiava.
Infine la fece mettere distesa sulla schiena, le infilò l'imbuto in bocca e le pisciò in gola. Si fece pulire per bene dalla lingua della schiava.
-"Sei una serva inferiore e non meriti altro"- le disse.
-"Si Padrona"-
-"Ringraziami per averti usato come cesso"-
-"Grazie Signora. Non merito altro che essere il suo gabinetto"-
-"Ho sonno, vado a letto. Sciacquati la bocca, che saprà di piscio ora, e poi raggiungimi in camera. Stanotte dormirai con la testa sotto alle coperte ed un mio piede in bocca"-
-"Si Padrona"-
-"Però oggi mi sento buona. Potrai scegliere quale dei miei piedini vorrai tenere in bocca"- rise la Dea -"Non sono una Padrona gentile?"-
-"Si Padrona, grazie"-
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PadronVale ed il regalo della schiava
Nei giorni successivi la Padrona trascorse molto tempo ad addomesticare la sua nuova schiava. Alex era fedele ed ubbidiente e si sforzava di imparare a fare tutto ciò che la Dominatrice pretendeva da lei, ed a sopportare i suoi capricci ed ogni genere di punizione. Spesso la Padrona la cavalcava in giardino. Alex aveva ginocchia e palme delle mani a contatto con la ghiaia e spesso, dopo una seduta di equitazione, si ritrovava con ferite ed escoriazioni sanguinanti. La splendida e giovane cavallerizza si divertiva molto invece ad incitare la cavalcatura con colpi di frustino sulle cosce e sulle natiche oppure a suon di calci con la punta ed i tacchi sui fianchi e sotto le ascelle.
Una volta Alex fu costretta a gattonare con la Padrona sulla schiena per due ore consecutive senza potersi fermare, sempre su sassi aguzzi e duri mattoni. Implacabili giungevano gli affondi con i tacchi degli stivali ogni volta che la schiava cercava di rallentare o peggio ancora di fermarsi. Al termine, quando Vale si fu annoiata, la cavallina crollò sul pavimento, esausta. Si sporse con la faccia sugli stivali della Dea e li baciò con devozione, sperando che quel gesto fosse sufficiente ad accontentare la Dominatrice. Invece Vale la prese a frustate sulla schiena, calpestandola sulla testa con i tacchi alti, poi la costrinse a strisciare dietro di se. Di tanto in tanto la Padrona sputava per terra sulle mattonelle ed Alex aveva il compito di leccare la saliva fino a lucidare il pavimento. Non doveva lasciare tracce. Mentre la serva leccava, Vale le teneva un piede premuto sulla nuca e la colpiva con la frusta sulla schiena o sulle natiche. Talvolta mentre Alex leccava gli sputi la
Padrona si accontentava semplicemente di calpestarla o di sederle addosso.
Questo gioco andò avanti circa un'ora.
Alex mangiava gli avanzi della Dea, una volta al giorno, freddi e mescolati tutti assieme e con le mani, senza posate. Dopo che la Dea aveva pranzato e cenato la schiava prendeva gli avanzi e li metteva in una ciotola per cani (perché Vale aveva detto che più che la cavalla la sguattera era brava a fare la cagna), poi sciacquava i piatti sporchi della Padrona ed andava a mangiare ella stessa, sempre che la Proprietaria non avesse nel frattempo stabilito un altro incarico per la troia. Vale invece consumava i suoi pasti cucinati dalla serva, comodamente seduta a tavola, con Alex che le serviva le pietanze e da bere e, all'occorrenza, le leccava i piedi ed il sedere.
Ogni giorno la schiava era tenuta a rifare il letto della Padrona, ad occuparsi della pulizia della sua cameretta ed alla lucidatura delle preziose calzature della Dea. Doveva lavarle i panni sporchi, stirarli e riporli.
La Dea non si lavava più i piedi: la cura e l'igiene delle sue estremità era affidata interamente alla serva. Alex leccava i piedi di Vale ogni volta che la Padrona stava per uscire e ogni volta che ella tornava. Stessa sorte toccava alle scarpe, molto spesso. Altre volte la sera dopo cena la Dea si stendeva sul divano guardando un film o leggendo un libro e la serva si prostrava di fronte a lei, poggiava le piante dei piedi divini sulle mani e leccava fra le dita e sul dorso delle bellissime estremità fino a rimuovere ogni traccia di sudore, polvere e stanchezza accumulati durante la giornata.
La Padrona gradiva molto questo trattamento e manifestava il suo piacere con risatine di scherno e calcetti in faccia alla serva, che si lasciava fare praticamente ogni cosa dalla sua superba Dominatrice.
Spesso la Dea si faceva la doccia con Alex al suo fianco: la schiava aiutava la Padrona ad insaponarsi inginocchiata di fronte ad essa poi, mentre Vale si sciacquava, la serva si metteva a quattro zampe sul fondo del box lasciandosi usare prima come poggiapiedi (Vale appoggiava prima una gamba e poi l'altra per togliere il sapone dalla pelle) e poi come sgabello.
Al suo risveglio, tutte le mattine, Vale trovava la colazione a letto già bell'e pronta e la consumava prima di alzarsi mentre la serva le leccava i piedi. Mangiava saporitamente latte e caffè con fette biscottate e marmellata mentre la sguattera gustava la vellutata pelle delle piante e dei talloni.
Certi giorni Alex non andava a casa della Padrona. La schiava aveva trovato un lavoro part- time in un ristorante. Faceva la cameriera. Quello che guadagnava, aveva pensato da principio, lo avrebbe messo in banca, risparmiandolo in previsione dell'università. Ma da quando aveva conosciuto Vale, Alex si era gradualmente dimenticata della sua vita e dei suoi progetti per il futuro. L'unica cosa che contava era soddisfare la Padrona. Così, man a mano che Alex guadagnava qualche spicciolo la prima cosa a cui pensava era acquistare un regalo per la sua magnifica Dominatrice.
Una volta la schiava risparmiò trecento euro per un braccialetto in oro da portare alla caviglia.
Lo incartò in un elegante pacchetto con tanto di carta colorata, nastro e fiocco.
Lo diede alla Dea un sabato sera.
-"Brava la mia schiavetta. Hai un regalino per me?"- chiese Vale.
-"E' poca cosa, Padrona. Ma la prego di accettarlo"-
Vale scartò il pacchetto, prese il braccialetto e lo studiò con attenzione. Era molto bello e si vedeva a colpo d'occhio che non si trattava di bigiotteria. Alex era inginocchiata davanti a lei.
-"E questa che roba è?"-
-"E' un braccialetto da mettere alla caviglia. E' d'oro"-
-"D'oro, eh? Per impreziosire i miei piedini?"-
-"Si Padrona"-
-"Perché? Non trovi che siano già abbastanza belli e preziosi così come sono?"- chiese la Dea.
-"No Padrona. I suoi piedi sono bel."-
Non fece in tempo a rispondere che Vale le affibbiò un calcio in faccia, facendola cadere all'indietro.
-"Sfilami le scarpe"-
-"Si Padrona"- mugugnò l'inferiore rimettendosi in ginocchio.
-"Con delicatezza, altrimenti ti buschi un altro calcio nel viso"-
-"No, Padrona, la prego. I suoi calci sono."-
-"Zitta e muoviti"-
Alex tolse gli stivali alla Dea.
-"Ora mettimi il tuo regalo"-
La schiava eseguì. Vale sollevò la gamba rimirando il bracciale. Le donava.
-"Niente male, a qualcosa servi anche tu"-
-"Grazie Padrona"-
-"Taci"-
-"Scusi Padrona"-
-"Adesso ho io qualcosa per te"- disse la Padrona. Prese un pacchetto da un cassetto e lo diede alla serva. Era un foglio di carta avvolto attorno a qualcosa, senza né spago né nastro adesivo a chiuderlo.
-"Aprilo. E' il mio regalo per te"-
La schiava aprì il pacchetto e con sorpresa ne estrasse un collare ed un guinzaglio. Rigirò fra le dita delle mani il collare, che era di ferro ed aveva una forma assai inquietante ed austera.
-"E' un collare a strangolo"- disse Vale -"Sai cos'è, vero?"-
-"No Padrona"-
-"Una volta che l'hai messo al collo del cane se tiri il guinzaglio esso si stringerà come una morsa. Lo usano gli addestratori per far diventare ubbidienti i loro cani. Io lo userò con te. Allora, che ne dici del mio regalo?"-
-"Grazie Padrona"- disse la schiava, anche se il suo volto denotava preoccupazione.
-"Indossa il collare"-
Alex si mise il collare al collo e vi applicò subito di sua iniziativa il guinzaglio. Porse l'altra estremità del guinzaglio alla Dominatrice. Ella, senza la minima esitazione, appoggiò il piede al quale la serva aveva messo il braccialetto sulla spalla della schiava stessa.
-"Ti piace il mio piedino?"-
-"Si Padrona, tanto"-
-"Ancor di più con il braccialetto?"-
-"La preziosità dell'oro sparisce di fronte alla sua bellezza, Padrona"-
Vale rise.
-"Bacialo e leccalo"-
La schiava dischiuse le labbra per obbedire all'ordine della Dea, ma un attimo prima di poter appoggiare la bocca sulla delicata estremità della Padrona un dolore lancinante al collo le tolse il fiato.
La Dominatrice aveva provveduto a battezzare il regalo della schiava, stirando il guinzaglio fino a toglierle il respiro. Con la mano teneva in tensione il guinzaglio e con il piedino impediva che la sguattera potesse liberarsi.
La tenne senza respirare per qualche decina di secondi, poi la lasciò.
Alex stramazzò a terra, boccheggiante, a pochi centimetri dai piedi di Vale che intanto era comodamente seduta sulla poltrona.
-"Allora funziona"- disse la Dea.
Alex non poteva rispondere.
-"Bene, sono soddisfatta del mio regalo. Ora però, come ti sarai accorta, per indossare il braccialetto d'oro mi sono dovuta togliere gli stivaletti e ho appoggiato sul pavimento pieno di polvere i piedini"-
-"Si Padrona"- ansimò la serva.
-"Leccami i piedi fino a rimuovere la polvere e rimettimi gli stivali"-
La serva obbedì. Ogni tanto Vale le dava qualche strizzatina al collo con il guinzaglio, obbligandola ad andare più veloce o più lenta, a cambiare piede, a leccare più in profondità fra le dita.
-"Sei una troia, leccapiedi. Che pena mi fai"-
-"Si Padrona"- rispose Alex mentre infilava gli stivali alla sua Dea.
-"Ora apri la bocca, che ti aiuto a inghiottire la polvere"- si chinò e le sputò in bocca -"Ingoia"-
-"Grazie Padrona"-
-"Va a fare da mangiare e chiamami quando tutto è pronto. Oggi mentre sono a cena voglio che tu stia sotto al tavolo e che mi lecchi gli stivali. Voglio che ti consumi la lingua sui miei divini tacchi"-
-"Si Padrona"-
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20 years ago
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la schiava di PadronVale
Alex aveva sempre avuto il desiderio di farsi sottomettere da un'altra ragazza. Era una bella venticinquenne alta e filiforme, con lunghi capelli nerissimi e occhi grigio scuro. Una "strafica" come la chiamavano i ragazzi più volgarotti che le correvan dietro. Ed Alex, Alessandra il suo vero nome, li rifuggeva come l'acqua dall'olio. Mise un'inserzione su di un sito di annunci sadomaso e attese. L'annuncio diceva "Sono una giovane schiavetta in cerca di una Padrona. Prego astenersi uomini o coppie. Cerco unicamente una donna, forte di carattere, autoritaria, convinta della propria posizione di dominatrice. Dicono che io sia molto carina. A presto..". Dopo non molti giorni giunse una risposta via e-mail.
La lettera diceva semplicemente "Ho letto la tua inserzione. Sono una giovane Padrona e cerco una serva pronta a tutto. Voglio conoscerti." La risposta conteneva anche un indirizzo e un orario.
Il loro primo incontro sarebbe avvenuto là dove aveva stabilito che fosse la fantomatica Padrona. Alex si fece trovare nel luogo concordato dieci minuti prima dell'ora dell'appuntamento: si trattava di una panchina della stazione ferroviaria di Genova, posta a fianco di un binario laterale, un po' appartata rispetto al via vai della folla. Alex fremeva ed era tesissima. Attese un'ora buona poi, quando si fu convinta del fatto che la Signora non sarebbe venuta si decise ad andarsene. Dentro di lei prevaleva lo sconforto per essere stata presa in giro e un tantino di risentimento verso la Padrona.
Ad un tratto, era ancora sulla banchina della stazione, una voce dal tono autoritario alle sue spalle la fece voltare.
"Sei tu Alex?"- chiese.
La schiava annuì con un si. Le si era parata di fronte una ragazza bellissima, elegantemente vestita con una minigonna di jeans e stivaletti dal tacco alto a mezzo polpaccio, un maglioncino scollato ed i capelli castani sciolti sulle spalle.
-"Si risponde 'Si, Padrona', prego"- disse la ragazza.
-"Scusami"- disse Alex- "Ma sai, era l'emozione"- Si avvicinò alla Padrona e le porse la mano -"Piacere"-
La Padrona non rispose. Guardò che nessuna delle persone presenti le stesse osservando poi agguantò Alex per i capelli e la fece piegare sulle ginocchia.
-"Che è questo tono confidenziale, serva?"-
-"Io.io."-
-"A me devi dare del 'Lei', hai capito?"-
-"Si"-
-"No, vedo che non hai capito"- rispose la Dea, torcendo il collo di Alex in modo che la schiava la guardasse in viso, dalla posizione umiliante nella quale era stata costretta.
-"Si, Padrona.mi scusi, Padrona"-balbettò Alex.
L'altra mollò la presa -"Mi chiamo Vale. Per te Padrona Vale"-
-Si, Padrona"-
Alex non si era attesa un primo incontro già così duro. Pensava che fosse meglio troncare lì la conoscenza. Eppure quella ragazza l'aveva colpita nel profondo. In un certo senso era quello che aveva sempre desiderato, quello che si era aspettata di trovare dall'inserzione.
-"Ora seguimi"- le ordinò Vale.
La portò al parcheggio della stazione ferroviaria, la fece salire su di un automobile, al posto di guida e le consegnò le chiavi. La Padrona si accomodò dietro.
-"Ti dico io dove andare. Metti in moto, mi farai da autista"-
-"Ma."-
-"Questa è la mia macchina. Graffiamela e ti assicuro che te ne pentirai per il resto dei tuoi giorni"-
Alex obbedì. Fece molta attenzione, guidò con la massima prudenza, seguendo alla lettera tutte le indicazioni della sua Signora. Vale attese che l'auto fosse uscita dalla zona più frequentata della città, poi sollevò le belle gambe e mise i piedi ai lati del viso di Alex. La schiava doveva guidare facendo attenzione anche agli stivali della Padrona perché se si fosse voltata di scatto un tacco avrebbe potuto colpirla in un occhio ed accecarla.
La destinazione era una casa vicino al mare, alla periferia della città, un po' fuori mano. L'abitazione aveva un ampio e verde giardino tutto attorno.
Vale ordinò alla schiava di scendere.
-"In ginocchio"- disse.
Alex obbedì
-"Oggi non c'è nessuno in casa, per fortuna, così potrò farti quello che mi pare"- Vale prese dal cassettino dell'auto un collare ed un guinzaglio, poi uno strano nastro con due anelli di corda alle estremità. -"Indossa questo"- le disse e le lanciò il collare. Alex se lo pose al collo. Le era un poco stretto ma non protestò. La Padrona le mise il guinzaglio poi le appoggio il nastro sul collo in modo che gli anelli le penzolassero sulle spalle. Alex capì immediatamente cosa le sarebbe successo e tremò.
-Mettiti a quattro zampe, schiava"-
-"Si, Padrona"- Non appena Alex ebbe appoggiato le palme delle mani per terra Vale si sedette sulla sua schiena. Mise la punta degli stivali negli anelli e tirò a se il guinzaglio con forza. Alex si sentì mancare il fiato.
-"Corri, bestia!"- urlò Vale. La cavalcò in lungo ed in largo per il giardino, forzandola ad andare velocemente grazie a calci nei fianchi menati con i tacchi aguzzi degli stivaletti e schiaffoni sul sedere.
Infine Alex, stremata, s'accasciò sul prato. Vale s'alzò in piedi un attimo prima del tonfo, salvandosi dalla caduta ma la schiava si tuffò col viso in mezzo all'erba.
-"Stronza! Cosa fai?! Volevi farmi cadere?!"-
-"N.no! Mi scusi, mia Padrona. E' che non sono."-
-"SILENZIO! E resisti, stupida cavalla!"- rimontò sulla schiena di Alex e la costrinse con cattiveria ad aumentare gradualmente l'andatura.
Dopo qualche minuto la Padrona s'annoiò. Si fece allora portare verso casa, però seduta sulle spalle della serva, quest'ultima in piedi.
Giunti sulla porta Vale scese, aprì e fece entrare la schiava, ancora stiracchiandola per il guinzaglio.
La condusse in un ampio salone con poltrone e divano e si stese comodamente su quest'ultimo. Alex le rimase accanto, in piedi.
-"Bè?"- chiesa Vale.
Alex non comprese -"Cosa devo fare, Padrona? Non capisco!"-
A quel punto la giusta collera della Dea esplose. Alex non aveva mai visto due gambe muoversi con tale velocità ed armonia. Le suole degli stivali di Vale scomparvero nella sua pancia, spezzandole il fiato e piegandola in due, boccheggiante.
Crollò sul freddo pavimento, tenendosi le mani sullo stomaco e ansimando proprio ai piedi della Padrona. Vale sollevò una gamba e le mise il piede davanti al viso.
-"Toglimi gli stivali"- disse, mentre si rilassava sul comodo divano.
Alex si sforzò d'ignorare il dolore. Mentre toglieva il primo stivale Vale le parlò -"Davanti alla Padrona si sta sempre in ginocchio. Non bisogna mai e dico mai avere la testa più in alto della mia. Il tuo viso deve essere sempre quanto più possibile vicino ai miei piedi"-
-"Si, Padrona"-
-"Vedi quanto sono belli i miei piedi?"-
-"Sì, Padrona"-
-"Sono un pochino sudati, però! Ho dovuto camminare un sacco, oggi, prima di venire a prenderti. Perché non me li lecchi, sguattera?"-
Alex si chinò, prese uno dei piedi di Vale fra le mani e tenendolo a qualche centimetro sopra al pavimento vi avvicinò le labbra.
Cominciò con il dare piccoli timidi bacetti sulle dita e sul dorso, poi scese sul tallone e sulla pianta, stando ben attenta a non muovere a caviglia e a scomodare il meno possibile la sua dominatrice.
Le pelle del piedino era un poco sudata, si, ma era tuttavia morbida e delicata come quella di un bambino. Alex tirò fuori la lingua e leccò. Lente lappate dal tallone all'alluce, lungo tutta la pianta. Poi le dita. Una per una le prese in bocca e le succhiò, asportando con una doverosa opera di pulizia orale le tracce di sporco e sudore rimaste fra dito e dito. Passò all'altro piede, sostenendolo con una sola mano e usando l'altra per poggiarvi il primo piedino ben pulito. Ripeté l'operazione, alla fine le divine estremità della giovane Dea erano linde e perfette.
A quel punto Vale s'alzò in piedi, gravando con tutto il suo peso sulle mani di Alex.
-"Brava. Come cavalla non sei granché ma a leccare piedi ti dai da fare!"- le disse, strattonando il guinzaglio.
-"Grazie mia Signora. Grazie. Grazie davvero"- disse Alex con tono devoto e si prostrò maggiormente per poter baciare ancora una volta i piedi di Vale, che in quel momento si stava divertendo a schiacciare le sue falangi, così, senza nemmeno un motivo.
-"Ed ora, dopo cavalla e leccapiedi voglio testare le tue capacità di cagna!"- esclamò Vale. Si sdraiò sul divano -"Vammi a prendere le pantofole"-
Alex capì che avrebbe dovuto andarvi a quattro zampe, come un vero cane. Non si sarebbe fatta più riprendere dalla Padrona per una stupida mancanza. La Padrona l'aveva appena elogiata.
Tornò dopo pochi secondi, pantofole in bocca. Le depose davanti al divano, dove la sua dominatrice avrebbe potuto raggiungerle comodamente con i suoi piedi.
-"Ecco, Padrona"- disse Alex.
Vale sollevò una gamba e la calò pesantemente sulla nuca di Alex, che era prostrata di fronte a lei. La schiava si ritrovò con il viso schiacciato contro il pavimento e per un attimo vide le stelle. Che cosa aveva fatto? Forse la divina Padrona voleva che le pantofole le fossero calzate direttamente ai piedi?
-"Da quando in qua un cane parla?"- domandò Vale.
Alex s'alzò traballante e rimase in ginocchio -"Mi.mi perdoni"-
Ancora un calcio, questa volta inferto con il dorso del piede la raggiunse su una gota, facendola rossa fuoco.
-"Non sei molto veloce a capire, vero?"- la beffeggiò Vale.
Alex si alzò ancora, più stordita di prima, ma questa volta fece attenzione a frenare la lingua. Non aprì bocca.
-"Vieni più vicina, devo darti un calcio ancora"- disse Vale.
-"Ma."-
-"Ah! Adesso sono diventati due! Anzi tre! Il primo perché prima hai chiesto perdono senza chiamarmi Padrona, il secondo perché hai parlato, il terzo perché ti sei opposta alla punizione! Io ti punisco quando ne ho voglia e nella maniera che preferisco! Sei la mia schiava, renditene conto. Ora solleva il mento!"-
Alex sollevò la testa e Vale la colpì con il tallone sulla guancia già arrossata di prima. Alex cadde sulla schiena, ad un metro di distanza dal divano.
-"Vieni subito qui che non ho finito!"- le ricordò la Padrona -"E alza di nuovo la testa!"-
Il secondo calcio fu vibrato con entrambe le punte dei piedi, che colpirono Alex in piena gola, due dita al di sotto del mento. La schiava si sentì mancare il respiro, stramazzò sul pavimento, contorcendosi dal dolore per il divertimento della sua sempre più splendida dominatrice.
Trascorsero alcuni secondi d'agonia ed Alex era ancora stesa per terra, incapace di rialzarsi. Vale, annoiata, la schiacciò in basso salendole con i piedi sulla testa e sulla schiena.
-"Ti ho detto di rialzarti! Ti manca una sola punizione! Vuoi che diventino due?"-
-"No..no..Padrona"-
-"Bene, allora taci e seguimi"- disse Vale. Calzò le pantofole e si diresse fuori dalla stanza.
-"Non doveva tirarmi ancora un calcio?"- pensò Alex. Seguì Vale e si ritrovò in bagno.
-"Metti la tua testa nel cesso e rivolgi in viso in alto"- ordinò la Padrona.
Alex eseguì. Era in ginocchio, con la nuca appoggiata al bordo del water ed il capo reclinato verso il basso. Guardava il soffitto ed il viso sorridente della giovane Dea sopra di se.
-"Questa è la punizione"- disse Vale, prendendo un imbuto e mettendolo in bocca alla schiava. -"Non per forza un ammenda per un errore dev'essere fatta a suon di calci in facci, non credi?"-
Si tirò giù la gonna e si sedette sull'imbuto. La punta di plastica affondò fin in gola alla schiava che si ritrovò bloccata sotto il bacino e fra le gambe della Padrona. Vale lasciò trascorrere alcuni attimi, giusto per rilassare la vescica e poi, ad un tratto, un fiotto di calda orina si riversò nell'imbuto. Sentì il corpo di Alex irrigidirsi sotto di se, lo sentì fremere, poi i vagiti disperati della serva diventarono un unico indistinto gorgoglìo soffocato.
Alex bevve tutto. Il liquido caldo della sua Dea le scivolò nell'esofago come un caldo nettare, non ne perse neppure una stilla.
Quella era la prima volta che qualcuno le imponeva di bere la pipì. Padrona Vale aveva impiegato ben poco per ridurla ai minimi termini, a farne una schiava assoluta e perfetta. Quando si alzò Alex tossì e l'imbuto le cadde di bocca, finendo sul fondo del water.
-"Allora, come ti senti?"- chiese divertita Vale.
-"Bene, Padrona"-
-"Non mi ringrazi?"-
-"Grazie, Padrona"-
-"Hai avuto l'onore di ricevere uno dei miei frutti. Non trovi che sia un peccato disfarsene semplicemente in un cesso come fossero scarti fisiologici di qualunque altra persona?"-
-"Si, Padrona"-
-"Ti ho usata come gabinetto. E come gabinetto sei stata brava"-
-"Grazie, Padrona"-
-"Quindi bene come leccapiedi e cesso ma male come cavalla e molto male come cagna. Devi migliorare, schiava!"-
-"Lo farò, Padrona"-
-"Comunque non è andata poi tanto male per essere stata la prima volta. Ti terrò"-
-"Grazie, Padrona"- disse Alex e si prostrò col viso a terra per baciare i piedi di Vale, ma quest'ultima indietreggiò fulmineamente, poi sollevò una gamba e calò pesantemente il tacco della pantofola sulla testa di Alex.
-"Stronza! Vuoi baciarmi i piedi con la lingua pisciosa che ti ritrovi?"-
-"Mi..mi dispiace, Padrona. Non l'ho fatto apposta. Non ho pensato!"-
-"Cagna! Per questo meriti d'essere punita almeno cinque volte!"-
La fedeltà di Alex superò a quel punto anche la paura del dolore -"Si, Padrona"-
Vale le diede due forti calci nello stomaco, poi la calpestò lungo la schiena e sul petto facendo ben attenzione ad affondare i tacchi ed infine rimase a pensare a quale potesse essere l'ultima punizione.
-"Dunque dunque ne rimane un'altra.ma si, perché no!"-
Si trovava in piedi sulla faccia di Alex. Spiccò un alto balzo in aria e ricadde con tutti e due i piedi sulla testa della schiava. L'urto fu tremendo per la sottomessa. Vale scese dalla serva quasi svenuta ma viva e ritornò in salotto, attendendo che Alex si riprendesse.
La vide arrivare con la faccia pesta pochi minuti dopo. Alex avanzava a quattro zampe.
Si avvicinò ai piedi di Vale.
-"Mi sono lavata la bocca, Padrona"-
Vale rise
-"Adesso allora puoi baciarli"- disse.
Alex mostrò tutta la sua devozione per l'ennesima volta.
-"E' tardi"- disse infine Vale -"I miei stanno per tornare. Vedi di andartene e alla svelta. La macchina serve a me, stasera. Ti toccherà andare a piedi"-
-"Non ha importanza, Padrona"-
-"Ti mando una mail per quando voglio che tu ritorni. Controlla la posta ogni giorno, mi raccomando!"-
-"Si Padrona, lo farò"-
Se ne andò mesta e dolorante ma al tempo stesso dominata da una profonda eccitazione. Cribbio, era appena diventata la schiava della migliore Padrona del Mondo!
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20 years ago
admin, 75
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weekend a Venezia (parte seconda)
...mi sveglio ed è buio... ti vedo vicina alla finestra, quasi nuda e debolmente illuminata dalla luna... non so a cosa tu stia pensando, resto un lungo minuto a guardarti scorrendo con lo sguardo lungo le ombre che sottolineano le tue forme armoniose appena coperte da un asciugamano... forse hai fatto una doccia dopo le "follie" di ieri sera...
Mi alzo in silenzio e mi avvicino a te, ti abbraccio da dietro e bacio il tuo collo; sento che rabbrividisci e mormori il mio nome... è una supplica di smettere? Una richiesta di continuare? Non lo so, non dici altro se non un lieve mugolio quando la mia bocca inizia a correre lungo la tua schiena...
...ora sono in ginocchio davanti a te, fra le tue gambe ed il muro sotto la finestra: bacio le tue gambe e gioco come il gatto col topo fino a che arrivo dove voglio, dove tu vuoi... bacio la tua rosa rossa che profuma di sapone e del tuo dolce liquore di passione, sento il tuo respiro farsi affannato quando succhio il tuo clitoride e quando infilo la lingua tra le tue labbra intime...una tua mano mi spinge a continuare premendomi la nuca verso il tuo ventre fino a che soffochi un urlo; le tue gocce d'amore mi colano in bocca e sul viso, ti sento fremere nel culmine del piacere...
Mi rialzo e vengo alle tue spalle... il mio pene ritto trova alloggio nel solco fra le tue natiche perfette... lo lascio scorrere dolcemente su e giù mentre con le dita raccolgo il tuo succo d'amore e lo porto alla tua stessa bocca...lecchi avida le mie dita, e non posso fare a meno di pensare se ti è mai successo prima di gustare il sapore di una donna... magari di un'altra donna... mi perdo solo un attimo in questo pensiero, in questa visione da sogno per poi correre con le mie dita che stavolta sono umide della tua saliva verso il tuo garofano bruno... lo trovo ancora rilassato dopo le dolci fatiche che ha subito qualche ora fa... trovarmi ad appoggiarvi il glande e spingere dolcemente è più veloce a farsi che anche solo a pensarlo, per poi trovarmi immerso nel tuo vellutato cunicolo... stavolta non c'è traccia di dolore o fastidio, i tuoi muscoli mi accolgono e mi avvolgono come un caldo guanto di velluto che sento sciogliere intorno a me... inizio a muovermi sempre più a fondo e
più velocemente mentra con le dita torturo dolcemente il tuo clitoride ingrossato... sento che perdi ogni inibizione e con gli occhi chiusi mi inviti a continuare con maggiore forza, quasi con violenza...la tua non è una voce, è quasi il soffio di una gatta inferocita...
Urti una, due volte il vetro della finestra e il rumore si diffonde nella notte silenziosa di Venezia... per fortuna che è notte fonda e tutto è deserto...no, c'è un uomo che cammina lungo il canale, forse un metronotte, e il rumore richiama la sua attenzione. Alza gli occhi e ti vede nuda e bellissima contro il vetro della finestra, con me alle tue spalle; ovviamente ci vede solo dalla vita in su, ma non c'è bisogno di molta fantasia per immaginare ciò che avviene più in basso. Lo vedo, vedo che strabuzza gli occhi incredulo e poi resta lì a vedere quello che forse gli sembra una visione dovuta alla fatica o a un bicchiere di troppo... ti avviso sottovoce, in un orecchio, dello spettatore imprevisto, ma tu non reagisci... forse non mi hai capito perchè sei già in viaggio verso il piacere, o forse quel briciolo di esibizionista che c'è in ogni donna ha preso il sopravvento... ti sento dirmi cose quasi insensate fra un invito e l'altro a non avere nessun ritegno, a continuare così, an
zi, di più, di più...
la mia mano è fradicia dei tuoi umori che colano giù lungo le tue gambe e macchiano il pavimento sotto di te... allungo una mano e afferro un oggetto alla cieca da sopra il comodino vicino... è una tua boccetta di profumo dalla forma affusolata; sempre entrando e uscendo dal tuo fiore segreto che ormai ha perso ogni resistenza la faccio scorrere sulle tue labbra intime e poi inizio ad affondarla lentamente nella tua vagina bollente... ti sento quasi ruggire qualcosa che non capisco e poi raggiungo il punto di non ritorno... vengo dentro di te lanciando tre, quattro, cinque fiotti di sperma bollente, ed improvviso sento che per te è troppo: ti mordi le labbra quasi a sangue per non urlare al cielo mentre il piacere ti travolge, ti inarchi all'indietro contro di me e poi sento che mi cadi tra le braccia quasi priva di sensi, come un grottesco pupazzo inanimato tenuto su dalle mie braccia e dal mio membro ancora infisso in te...
Il metronotte se ne va velocemente, mentre io resto lì a guardarti fra le mie braccia... ti bacio dolcemente le labbra come nel bacio di due ragazzini e poi ti sollevo fra le braccia per portarti a letto... buonanotte fatina mia....
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20 years ago
admin, 75
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LA SEXYCENA DI JESSYCA
Era l'anniversario del nostro matrimonio e decidemmo di festeggiarlo in modo speciale,una cenetta a lume di candela nel ristorante più chich ed alla moda della nostra città,il famoso Open Gate.La sua particolarità era il servizio,per gli uomini i piatti erano serviti da delle splendide ragazze, le donne erano servite da degli aitanti giovanotti....la cosa mi interessava molto proprio per questo....
Mio marito indossava un elegante doppiopetto blu,mentre io dopo una lunga preparazione uscìi dal bagno con un elegantissimo abito da sera con abbondante scollatura,mentre il dietro dell'abito mi lasciava la schiena scoperta fino quasi al sedere.Ero splendida,truccata in modo giusto,non volgare,pettinata in modo perfetto...insomma una splendida e giovane femmina.Comunque mio marito non se la cavava poi male,fisico asciutto,abbronzato,dimostrava meno dei suoi 60 anni.....l'avevo sposato per il suo denaro...era davvero ricco e questo in parte compensava la non + giovane età.
Uscimmo per recarci al ristorante,eravamo elettrizzati sia dal gusto di festeggiare i nostri 10 anni di nozze sia dal sapere di andare in un locale davvero esclusivo,di cui tutti parlavano nel bene e nel male,sia per i piatti che si diceva erano squisiti sia per quello che raccontavano.Si diceva infatti che ogni tanto tra clienti e personale del ristorante si creava quell'atmosfera particolare che permetteva e che dava il via a rapporti proibiti e qualche volta a vere e propri piccoli festini per mogli o mariti compiacenti.Naturalmente c'era chi ci credeva e chi no...ma la fama e la simpatia del locale faceva si che nessuno desse più di tanto peso a tali chiacchere,l'importante era mangiare bene e divertirsi e noi ci andavamo proprio per quello.
Arrivammo verso le 21,tavolo prenotato,macchina nel parcheggio riservato,tutto filava liscio come l'olio.
Ci sedemmo,il posto era davvero carino,arredato con gusto style Old England tavoli di noce, luci delicate,poltrone comode,servizio di porcellana insomma tutto delizioso.E poi c'erano loro....la cameriera di mio marito era davvero carina.Una morettina sul metro e 70,capelli mossi,viso e nasino delicato,due labbra carnose ed un seno prorompente,almeno una 4a.Due belle gambe ed un culetto alto,sodo e ben fatto,insomma una gran bella ragazza.D'altronde per lavorare lì non poteva essere altrimenti,la direzione del locale le pretendeva belle,ben fatte e sexy...erano loro ed i camerieri la vera attrazzione del locale.
Anch'io non mi potevo lamentare,il mio cameriere era un ragazzo sul metro e 80 biondo muscoloso con un viso intrigante e scanzonato,serviva a torso nudo con pantaloni neri lunghi ed una cravattina a farfallina al collo.Si chiamava FRANCESCO,ed io vidi che mi guardava con interesse,subito gli lanciaI 3 o 4 occhiate provocanti.
Ordinammo l'antipasto,decidemmo per una cena a base di pesce,e azzeccammo la scelta.Portarono i primi,io più che mangiare mi divertivo a vedere sia la cameriera di mio marito,che tra una portata e l'altra gli sbatteva le tette in faccia,sia i clienti del locale...non ce n'era uno che non cercasse di rimorchiarsi la sua cameriera,o quantomeno che non ci facesse il cascamorto.Ero divertita ed iniziavo ad eccitarmi...la micina mi dava segni di eccitazione.....mi sentivo sempre + elettrizzata.intanto il mio cameriere si dava da fare....eccome.
Ad ogni portata oppure ogni volta che mi serviva da bere non mancava occasione per guardare nella mia scollatura,il mio seno che faceva capolino dagli spacchi laterali ormai per lui non aveva più segreti.Mi piaceva da morire quel ragazzo.....decisi che la cosa doveva andare avanti...eccome...allora invece di tenerlo a bada,ci comincia a scherzare,gli sorridevo appena ne avevo occasione,e non solo.Un pò l'atmosfera,un pò l'ottimo vino bianco,un pò perchè mi piaceva...insomma accettai le sue smancerie e contraccambiai gli sguardi in modo anche troppo esplicito.Doveva capire che mi piaceva...volevo solo che si facesse avanti...avevo voglia di vedere com'era fatto....insomma ero eccitata come una troietta in calore....
Mangiammo i secondi,mio marito faceva finta di niente,io continuai sia a bere il vino che il cameriere mi versava senza sosta,che a fare la troia,guardandolo con voglia....Ogni tanto mi passavo la lingua sulle labbra....da vera zoccola...ed ogni volta lui mi lanciava occhiate di fuoco......La cameriera di mio marito si era resa conto della cosa e cercava con lo sguardo di far capire al suo collega che era il caso di smettere quel gioco che si stava facendo troppo insistente.Niente.Tutti e due continuavamo nel nostro intrigante rapporto fatto di sguardi,di mezze parole,addirittura ad un certo punto con la scusa del tovagliolo gli sfioro con una mano la patta dei clazoni...con noncuranza faccio finta di niente...In realtà avevo sentito che il mio dolce maschietto era ben dotato...e la cosa mi aveva messo ancora + voglia addosso.
Poi improvvisamente mio marito ad un certo punto si alzò...per andare alla toilette...Era quello che volevo....Guardando il mio giovanotto gli sussurro...:"ho voglia di te...portami da qualche parte...dai...che aspetti...."
lui mi dice in un attimo:"Ok dai seguimi......." A quel punto mi alzai anch'io....mentre il cameriere FRANCESCO mi diceva di seguirlo....In breve scomparimmo dietro ad una porta di legno,coperta da un tendone,poi mi portò lungo un corridoio.....
Appena soli il cameriere si stampò un bacio con ardore.Mi mise subito le mani addosso...in un attimo mi calò alla vita il vestito,io gli appoggiai i seni nudi al petto....,ed ebbi una scossa di piacere.Pochi attimi e lui mi aveva messo anche una mano sul sedere.Iniziammo a baciarci con passione,io lo stringevo forte,lui con le mani mi frugava in mezzo alle cosce e sul sedere,mi aveva scostato il vestito ed attraverso lo spacco ormai mi era dappertutto.Ci scambiavano effusioni sempre più spinte.
Un attimo dopo mi aveva messo le mani sulla micina attraverso le mutandine,io con una voglia terribile gli avevo aperto la cerniera dei calzoni e la mano mi si era intrufolata nei suoi boxer.Di lì a poco glielo tirai fuori.Con un gridolino eloquiente di sorpresa gli tirai fuori l'arnese...un cazzo davvero enorme...almeno 20 cm....lungo e largo come un paletto stradale...
Lui mi guarda un attimo,poi mi mette una mano tra i capelli,poi mi mette l'altra sulla spalla e comincia a spingermi verso il basso,mi inzia a fare abbassare lentamente verso i suoi piedi, facendomi capire quello che voleva io gli facessi.Non vedevo l'ora....un attimo e mi inginocchio ai suoi piedi...davanti al suo cazzone meraviglioso.....
mi sembrava di sognare...ero in ginocchio con il vestito calato....le tette di fuori...e davanti a me un ragazzo bellissimo mi aveva sbattutto un cazzone da sogno....e mi stava chiedendo di fargli un pompino...ero stupendamente eccitata.
A quel punto avvoltolo la parte finale dell'abito da sera creando in quel modo un cuscino dove appoggiare le ginocchia,in quel modo avevo il viso all'altezza giusta del cazzone.Volevo gustarmelo con tutta calma,e volevo stare anche comoda....da vera troia!!
Mi misi a guardarlo mentre ero inginocchiata,quasi stregata da quel grosso affare,poi gli dico :"dio hai un cazzo stupendo...mmmhh...guarda che meraviglia....ti voglio fare un pompino da favola...ti voglio far svenire dal godimento..."
Apro le labbrà,ed inizio con dolcezza lentamente a leccargli il pube,gli passo la punta della lingua ben insalivata sul pube e sull'inguine,con delicatezza e dolcezza mi assaporo cm. dopo cm. la pelle del maschio che eccitatissimo mi sventolava quel grosso cazzone duro e dritto davanti agli occhi.Avevo deciso che volevo farlo davvero eccitare al punto estremo,e ci stavo riuscendo molto bene!Continuo a leccargli il pube ancora un pò,poi passandogli la lingua tra i peli all'attaccatura del membro inizio finalmente a leccarglielo.Gli passo delicatamente la lingua lungo l'asta,lasciandogli una scia di saliva,impugnando con una mano la base dell'asta,mentre il resto me lo leccavo dolcemente cm. dopo cm. con raffinatezza,mi gustavo quel grosso coso come una vera troia affamata di cazzo e con la bravura di una vera professionista dell'amore.
Dopo averci giocato un pò con la lingua,gli slaccio i calzoni facendoli scivolare fino ai piedi,poi prima gli sfilo i boxer e poi finalmente comincio ad aprire per bene le labbra.....ed inizio ad ingoiare quel grosso membro.Volevo godermelo senza l'impedimento dei boxer,così avevo accesso a tutta la virilità dello splendido ragazzo che mi stava davanti.Avevo la bocca spalancata ma era talmente largo che non riuscivo a gustarmelo tutto,ne avevo preso in bocca solo poco più della metà.La lingua l'avevo appoggiata alla parte di sotto del grosso cazzo,le labbra lo sostenevano delicatamente,ed io con un delicato e dolce su e giù con la testa avevo cominciato a farmelo scorrere lentamente tra le labbra,mugolando per il piacere che provavo nel fare quello stupendo pompino.L'asta era lucida,venosa,turgida,e tremendamente ingrossata da quel massaggio strepitoso.La saliva lubrificava il cazzone...che mi scorreva con dolcezza tra le labbra...io le stringevo appena un pò...per darle piacere e p
er fargli sentire la mia calda bocca intorno alla cappella....godeva si vedeva...ed io da morire insieme a lui...In quei momenti mi sentivo proprio una gran troia..una vera professionista del pompino mi avrebbe dato della maestra..e lo ero davvero..Mi ero prefissata di fare il + bel pompino della mia vita..e con un cazzo così ci volevo riuscire....
Il ragazzo stava immobile,si era appoggiato alla parete della camera,gli occhi semichiusi,ansimava e si lasciava sfuggire qualche parola di tanto in tanto,ma il godimento che provava era talmente grande che sembrava quasi un drogato in overdose.La mano destra era appoggiata tra i miei capelli,mi dava il tempo muovendomi la testa su e giù sempre con lo stesso ritmo.Il seno mi ballava dolcemente,le mie tette andavano a tempo con la testa,creando un effetto tremendamente erotico.Godevo come una pazza....stavo facendo un pompino divino ad un cazzone da favola.....
FRANCESCO,il cameriere,ad un certo punto iniziò a respirare più forte,a muovere il bacino per affondare il più possibile nella mia bocca,era prossimo all'orgasmo.Io me ne accorgo ed immediatamente termino di spompinarlo,e me lo faccio scivolare fuori dalle labbra.Guardandolo negli occhi gli dico :"amore non voglio assolutamente farti venire.....voglio godermi ancora il tuo stupendo cazzone....voglio farti impazzire...Gli dissi che un cazzo così me lo volevo gustare per bene ed iniziai a dargli piccoli colpetti di lingua alla base della cappella,un filo di saliva gli scivolava lungo l'asta mentre lui lentamente riprendeva a respirare normalmente.Allora per smorzargli l'orgasmo gli faccio scorrere la lingua lungo il cazzone gonfio da morire,ogni tanto gli dò 2 o 3 affondi con le labbra,ma non ricomincio il dolce su e giù...lo voglio far sbollire ed allontanare l'orgasmo....ma voglio tenerlo sempre in tiro...sempre duro e teso allo spasimo.
Vado così qualche minuto,poi quando vedo che l'orgasmo si era allontanato e lui non aveva più il respiro corto sintomo della venuta imminente,con un sommesso mugolare riapro le labbra e ricomincio a spompinarlo con dolcezza,delicatamente...lui mi rimette la mano nei capelli e mi ricomincia a guidare verso il piacere.
Andai avanti ancora...decisa a finire il + tardi possibile quel favoloso pompino.Andavo su e giù con una classe da vera troia,le labbra chiuse sul grosso affare con delicatezza,quasi come un guanto di velluto ,la lingua appoggiata al sotto dell'asta,la saliva abbondantemente stesa per lubrificare e far scorrere il cazzone stupendo per bene tra le labbra.Ogni tanto provavo a prenderne un pò di più,qualche cm. di quell'enorme cazzone....affondavo le labbra mugolando e lui si lasciava sfuggire dei versi sommessi che il godimento di quell'affondo gli procurava...Le tette avevano ripreso a sobbalzare,mosse dagli affondi del pompino come in una danza ritmica, e lui con un mano aveva iniziato a toccarmele ed a stringerne con delicatezza prima una e poi l'altra.Dopo poco ricominciò a sbuffare ed ad aumentare il ritmo della mano sulla mia testa...stava per avvicinarsi a godere di nuovo.
Capii che era vicino...allora prima gli scosto la mano,poi per la seconda volta mi faccio uscire quel meraviglioso cazzone dalla bocca.Ero fradicia...la micina mi si era bagnata ed attraverso lo slip sentivo gli umori che mi colavano....Godevo come una pazza....e gli stavo facendo un pompino da sballo....A quel punto...con la voce roca dal desiderio gli dico che volevo ancora farlo godere,che godevo come una pazza a spompinarlo,e gli chiedo se lui godeva.Mi risponde che lo stava facendo impazzire,e mi prega di farlo venire perchè non ne poteva più,aveva delle fitte alle palle da tanto lo stavo facendo godere.Allora io per rismorzare di nuovo l'orgasmo inizio a leccargli le palle....prima una e poi l'altra....gli passo la punta della lingua delicatamente sopra,facendola scorrere con dolcezza dai peli del pube alle palle,arrivata alle palle gli davo dei colpettini leggeri,prima ad una poi all'altra ,poi inizio ad appoggiarmerle sulla lingua e le lecco più dolcemente,quasi a massaggi
arle,facendolo così godere da morire....Ma se sapesse lui io come godevo...La mia micina era un lago...ansimavo..mugolavo...travolta dalla passione che mettevo a fare quel pompino da sogno.....Avrei solo voluto che un altro cameriere...giunto da dietro...mi sbattesse alla pecorina e mi fottesse come una vacca....Uno in bocca ed uno nella micina...penso che sarei svenuta dal piacere.....Lui aveva le palle gonfie e dure come grosse noci,l'avevo portato davvero al limite,aveva il viso contratto dal piacere,gli occhi chiusi,le gambe quasi piegate da quanto lo stavo facendo godere.Il mio pompino era uno spettacolo...erd io ne ero la splendida puttana protagonista.
E per la seconda volta l'orgasmo si allontanò.A quel punto poi ripresi a spompinarlo con più decisione,le mie labbra andavano su e giù con maggior velocità,e lui mi teneva la mano nei capelli con meno decisione...sapeva che io lo avrei fatto venire tra pochi attimi.
Capii che era vicino.....allora mentre lo spompinavo in modo stupendo,in un piccolissima pausa gli chiedo di avvisarmi quando stava per venire....perchè lo volevo far godere talmente tanto da farlo svenire.Gli dico allora...:"amore fammi un segno quando schizzi....ti voglio godere mentre mi schizzi in gola...."
Lui annuì ed io ripresi a spompinarlo con arte,chiunque mi avesse visto avrebbe visto che godevo da morire a fargli quello stupendo ed irripetibile pompino.Mentre gli chiedevo di avvisarmi mi era venuta una faccia da vera troia,godevo e facevo godere quel maschio in modo davvero stupendo....era uno spettacolo vedere come mi lavoravo tutta di labbra e di lingua quel grosso cazzone,inginocchiata quasi in segno di venerazione verso quel pilone di carne.
I miei mugolii aumentarono e lui riprese a respirare con forza...era vicino.Allora come una vera troia da strada...ogni tanto lo guardavo negli occhi,volevo vedere come e quanto lo facevo godere,mi godevo così il piacere del maschio,ero in calore...quel cazzone divino mi aveva eccitata in un modo terribile.....Lui mi guardava come stregato,gli occhi velati dal piacere,mentre io spompinandolo e guardandolo mi accertavo di farlo godere il più possibile,volevo vedere come e quanto ero brava a farlo sborrare.
Dopo pochi secondi lui mi gridò che stava per venire,io mugolando me lo faccio uscire dalla bocca,arretro appena un poco la testa e mi appoggio la cappella alla punta della lingua,poi iniziò a dare velocissimi piccoli colpetti alla base della cappella...Lui gode come un pazzo...poi inizia ad insultarmi...a gridarmi :"troia....puttana......pompinara....vengo...vengo.....",allora io come una zoccola in calore gli urlo :"siii...dai sborra...amore schizzami in gola...riempimi la bocca....dai...."
Poi guizzando solo la punta della lingua in modo sublime sulla punta del cazzone lo porto all'orgasmo...lui inizia a godere in modo tremendo...ansimando ed urlando inizia a sborrare.Caldi fiotti mi arrivano sulla lingua.....allora io metto la punta della lingua appoggiata alla punta della grossa cappella,così facendo la mia lingua sembrava quasi come un cucchiaio di carne,e poi mi preparo a ricevere i getti di sperma....mi ero messa con la bocca aperta a pochi cm. dal cazzone ed ora assaporavo i densi e copiosi getti che lui con decisione mi schizzava dentro.In pochi attimi avevo la lingua coperta di densi getti di sborra calda e vischiosa,a quel punto ingoio e deglutìsco lo sperma caldo e copioso una prima volta.Alcuni schizzi mi colano sul seno,altri sul viso e sulle guance.
Seguirono altri schizzi di sborra che si posavano sulla mia lingua,ad arte l'avevo di nuovo appoggiata alla base della cappella del cazzone teso.Altri schizzi....ancora una volta ingoio e deglutìsco una seconda volta.Dopo diversi secondi lui smette di sborrare,la cappella gocciolava le ultime stille di sperma,ed io me la rimetto in bocca per succhiarmi gli ultimi istanti di piacere,poi riprendo a spompinarlo...lui con un :"aahhhh...siii...." piega le gambe..provato dall'orgasmo in modo tremendo...
Ora stava con le gambe semiflesse,gli occhi chiusi ed il respiro leggero,mentre io gemevo e mugolavo ancora,ero eccitata da morire,avevo la fica fradicia di umori e di piacere.
Continuai ancora a spompinarlo un pò...poi lui mi dice: "amore ti prego basta...non ce la faccio più...."
Me lo tiro fuori dlala bocca...lecco per bene tutta l'asta...le palle...la cappella...poi lo lascio moscio e penzolante....Le palle ora erano leggere...sgonfie...si era svuotato nella mia gola e nel mio pancino...avevo ingoiato tutta la sua sborra...ed era veramente tanta...mi sentivo addirittura sazia....mi aveva levato la fame con la sua densa e copiosa sborrata....
Mi rialzo,mi rivesto....lo bacio con amore e gli sussurro...:"amore...poi appena ti senti ripreso ti voglio sentire dentro di me...voglio gustarmi il tuo cazzone meraviglioso tutto fino in fondo nel mio culetto....capitooo??"
Lui sorridendo mi dice...:"si certo...lo voglio anch'io..."
Lo bacio con passione...mi rivesto...gli lascio il mio numero di cellulare....dicendogli:"chiamami...capito?"
Lui mi risponde...:"certo...stai sicura...ti voglio sbattere per bene...ti voglio inculare come quella troia che sei"
Io sorridendo gli dico...:"non vedo l'ora...amore..."
Esco...mi rimetto a posto e torno al tavolo.Mio marito mi domanda:"Jessyca tutto OK?Io gli rispondo:"si amore..ero in toilette..sai un pò di mal di pancia..." ma ora stò meglio....L'unica cosa...ehm...mi è passata la fame sai....?
Finiamo così in fretta la cena...io sazia dello sperma del mio maschio,lui del pranzetto mangiato,paga e usciamo....Che bell'anniversario di matrimonio...l'ho festeggiato con un pompino da sogno...ed una ingozzata di sborra memorabile.......
Da vera troia quale sono....come sempre.
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20 years ago
admin, 75
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Sogno
E' notte.
Sono nel mio letto e vengo svegliato da un piacevole solletico sul mio petto. Aprendo gli occhi intravedo nel buio la sagoma di un corpo vicino al mio sotto le lenzuola, e capisco che il solletico è, in realtà, causato da un paio di labbra che percorrono il mio torace lasciandovi sopra dolci e veloci baci.
Scosto piano le lenzuola e, nell'oscurità, mi accorgo che la sagoma che si disegna non è quella che mi aspetto. resto lì stupito, quasi inebetito e la mia faccia deve essere quella di un autentico idiota, dal momento che la mia bella visitatrice notturna alza gli occhi verso di me, mi guarda e scoppia a ridere.
Il volto che compare lì a pochi centimetri dal mio è in realtà. no, non quello di una sconosciuta (che sarebbe già abbastanza sorprendente) ma di una persona che conosco solo attraverso delle foto che mi ha spedito, e che in questo momento dovrebbe essere a chilometri di distanza da camera mia. camera mia. non mi sono ancora ripreso dalla prima, che arriva la seconda "botta": le ombre dei mobili non sono quelle a cui sono abituato... non sono neppure a casa mia!
Pur rendendomi conto del fatto che si tratta di una classica battuta da fumetto, l'unica cosa che riesco a dire è:" . ma. Safy. dove sono? Dove siamo qui?"
Mi sorridi e, come se fosse la cosa più naturale del mondo, mi dici: "Non lo so. neanch'io ho mai visto questo posto; so solo che mi sono svegliata e mi sono trovata qui, in questo posto, vicino a te. ma di che ti importa? Probabilmente è la nostra fantasia, la nostra voglia di incontrarci, quello che proviamo l'uno per l'altro che ha creato tutto questo. "
Ok, ho capito tutto: è un sogno, e come direbbe uno psicologo, ciò che vedo è stato tutto originato dal mio inconscio partendo da tutte le volte che ho immaginato un nostro incontro reale. quello che però nessuno psicologo mi saprebbe spiegare è perché in questo sogno SENTO la tua bocca indugiare sul mio addome, SENTO una tua mano giocare con l'elastico dei miei boxer e farlo scivolare verso il basso, SENTO le tue labbra che baciano il mio membro non ancora eretto, mentre mi guardi con i tuoi occhi di velluto e di fuoco fissi dentro ai miei. No, neanche Sigmund Freud in persona saprebbe spiegarmi perché, se si tratta di un sogno, io ora sento la tua bocca che avvolge il mio membro col suo calore umido.
Come per lo scatto di un interruttore, smetto di colpo di farmi domande, di avere dubbi. In un solo istante, l'unica cosa di cui m'importa è che tu ora sei qui, con me. vedo il tuo corpo debolmente illuminato dalla poca luce lunare che entra dalla finestra, sento la tua bocca che nel mentre ha iniziato il suo movimento diabolico e paradisiaco insieme sul mio membro. allungo una mano quasi timidamente, come se avessi paura di spezzare un incantesimo, e accarezzo il tuo corpo nudo, la tua pelle liscia, morbida e profumata. Ti sposti quasi impercettibilmente per permettermi, pur continuando la tua suzione, di avere accesso con le mie dita alle tue intimità.
Accarezzo con le dita il tuo sesso, scoprendolo già eccitato perlomeno quanto il mio tra le tue labbra, e vi introduco dolcemente il mio indice. Sembra piacerti, e così inizio a masturbarti mentre con il medio, ad ogni andirivieni, friziono leggermente il tuo clitoride.
La tua unica risposta è un lieve mugolio di piacere mentre continui a tenere il mio membro fra le labbra, che io interpreto come un cenno di assenso. Sento le tue secrezioni aumentare, i tuoi lievi gemiti farsi più insistenti man mano che il mio dito continua la sua corsa dentro di te, e così decido di osare di più. Sfilo il mio dito madido di umori dal tuo sesso e inizio a massaggiarvi leggermente l'anello bruno della tua intimità proibita. Non noto alcun cenno di protesta da parte tua e perciò inizio a spingere piano il mio indice nel tuo sfintere, mentre il mio dito medio va ad occupare il posto lasciato vuoto nel tuo sesso.
Ben presto le mie dita scorrono libere dentro i tuoi orifizi, riesco a percepirle appena separate da un sottile velo.
Il tuo e il mio piacere crescono rapidamente, fino a che tu decidi che è giunto il momento di andare oltre: lasci il mio membro, io sfilo le mie dita da te e tu, muovendoti come una gatta, vieni sopra di me. Il tuo viso è vicino al mio viso, la tua bocca cattura la mia in un bacio lungo e sensuale.
Il tuo corpo è sopra il mio, e senza bisogno di aiuti il mio membro incontra il tuo sesso, dolcemente aperto e bagnato come un fiore rosso colmo di rugiada.
Ti muovi leggermente ed io entro in te, poco alla volta fino a che il mio pube tocca il tuo... sono completamente dentro di te, che inizi una specie di sensuale danza del ventre che ben presto moltiplica ed esaspera le mie e le tue sensazioni.
Non resisti, ti alzi a sedere sul mio ventre e, tenendo il mio sesso profondamente dentro di te, inizi a torturarti il clitoride con le dita.
I tuoi ed i miei gemiti sembrano diventare un rumore assordante nel silenzio della stanza; sento distintamente tutte le contrazioni della tua vagina, sento il tuo nettare d'amore colare abbondantemente su di me, fino a che di colpo ti abbandoni... più che venire verso di me mi cadi quasi addosso, incontrando le mie labbra e soffocando nella mia bocca un urlo strozzato per l'orgasmo raggiunto... subito anch'io mi arrendo ed esplodo dentro di te con lunghi getti di seme che tu senti come lievi frustate liquide contro il tuo utero...
Ci addormentiamo così, abbracciati, tu sopra di me con i nostri sessi ancora uniti, e le nostre bocche incatenate in un ultimo bacio...
...
...
...il trillo elettronico della radiosveglia mi fa aprire gli occhi come ogni maledetta mattina; quasi come un automa allungo la mano per zittirlo e con un occhio semiaperto verifico che effettivamente sono le 6.00 del mattino.
La camera è quella che ben conosco da anni, e mentre mi alzo penso con profondo rimpianto al sogno erotico che ho fatto, le cui tracce - ahimè - sono ben visibili sul mio pigiama...
Durante la mattinata il mio pensiero vola più e più volte a quella camera creata dal mio inconscio in cui ho sognato di incontrarti e di fare sesso... no, non è vero... di FARE L'AMORE con te. E' una cosa diversa, e vale molto di più.
"Chissà se potrà mai capitare..." è la frase che, con un sospiro, accompagna ogni volta l'uscita da questi pensieri ed il ritorno alla realtà.
La mattinata termina, e torno a casa per la pausa pranzo... mentre l'acqua scalda sul fuoco vado come ogni giorno a collegare il mio computer a Internet, ed a connettermi a YM quando i due computerini in basso a destra mi dicono che il collegamento è riuscito.
Subito mi si apre la finestrina dei messaggi off-line, ma oggi noto qualcosa di diverso: non c'è il consueto tuo messaggio di saluto accompagnato da una rosa... o meglio, c'è, ma è la seconda riga quella che attira la mia attenzione:
"STANOTTE E' STATO BELLISSIMO, VERO? TUA SAFY"...
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20 years ago
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Sesso e Metafora
Ci sono dei giorni che non hanno un inizio, come se l’alba non si fosse mai rischiarata e la notte che l’ha preceduta fosse rimasta a dormire dall’altra parte del mondo. Ci sono dei giorni che rimangono scompagnati perché non hanno bisogno di ieri o domani, perché soli bastano a giustificare interi anni di giorni che passano anonimi senza sussulto. E spezzano a metà esistenze, come reti da pesca dividono mari, dove il prima s’affoga in un solo ricordo e subito dopo ricominci a contare.
Ci sono dei giorni che ti chiudi la porta alle spalle e ti rendi conto d’essere sola, avvolta da un odore di umido e muffa che sale verdastro sui muri da ogni angolo di casa. Perché oggi è un anno che hai accompagnato tuo marito nell’ultimo viaggio, spinta a forza da una campana che gonfiava le pene e scandiva senza distrarsi gli ultimi passi strascicati sulla ghiaia. E l’hai visto dentro una bara, trasportata a spalla come un quarto di bue, e poi incassata dentro un loculo al quinto piano ripugnante, quanto un qualsiasi cassonetto che raccoglie immondizie. Perché proprio oggi ci sei tornata e la tristezza t’avvolto identica come se un anno non fosse passato, come se quel rumore di ghiaia fosse ancora dentro le orecchie.
Ci sono dei giorni, forse gli stessi di prima, che ad ogni costo non vuoi rimanere da sola, e trascini ed allunghi i tuoi impegni per paura che il tuo cervello svuotato sia costretto a pensare. E tralasci per ogni evenienza un bottone da attaccare, l’elastico di quelle mutande appoggiate da giorni sul bracciolo del divano. Lungo le ore del giorno ti trascini tra facce che non hanno consistenza, tra vuoti che pieni ed inquietanti ti fanno rumore, per poi finire dentro un cinema al riparo di sguardi di maschi che fissano il tuo lutto oltre l’orlo del vestito, oltre lo spacco a malapena cucito per chissà quale rispetto.
Ci sono dei giorni che non vuoi ascoltare nessuno, tranne quella maga che ti legge le carte, sapendo benissimo che ti sta imbrogliando, che il tuo futuro non è scritto in nessuna parte del cielo, o dell’inferno, che se esistesse davvero smetteresti di pregare all’istante. Ma t’affidi e t’attacchi a qualsiasi pensiero incredibile che ti passa involontario, che per un attimo solo diventa reale e ti lava di dentro tutto il dolore che soffri, che ti mangia quel misero pezzetto di fegato che ancora ti resta. Ci sono dei giorni come questo che t’abbandoni sulla poltrona e segui per centinaia di volte il percorso della crepa sul muro che muore ed ogni volta rinasce sopra il pavimento, e sei pronta a giurare che, nel mentre, ha cambiato percorso fino a sdoppiarsi ed ingrandirsi, fino a quando, tra poco, sentirai il frastuono di una casa che crolla. E per puro caso, tra le pareti che cadono a pezzi, ti sembra di sentire parole come dette nell’acqua, rimbombi di suoni incomprensibili che t’illudi che sia un campanello, un qualcuno che stasera ha deciso di venirti a trovare. Ti desti, ma è solo silenzio, ti concentri, ma sono solo gemiti di qualcuno dall’altra parte del muro che si procura piacere. Lungo le ore della notte s’aggrovigliano le tue smanie, le facce di chi in tempi lontani t’ha reso felice, ma che ora sarebbe ridicolo soltanto parlarci, incontrarli per caso dentro una stazione di metro o cercarli con un paio d’occhiali tra i nomi che scendono sotto il tuo dito sull’elenco del telefono. E ti accorgi che ti sei trascurata, che quest’unghia che scorre pare quella di un uomo, che questa mano arida e venosa ha bisogno di crema, che questo seno che cala ha bisogno di voglia. Corri davanti allo specchio e ti rendi conto che un anno di sofferenze ha annientato il tuo uomo come ha sfiancato il tuo bel viso, ora gonfiato da borse e solcato da rughe che sinuose s’allungano senza nessuna discrezione.
Ci sono dei giorni che vorresti reagire ed indossi in segreto un vestito di fiori, che t’illudi che il lutto lo porti comunque di dentro, che lui sopra una nuvola ti vede e t’apprezza per tutto l’amore che gli hai saputo donare. E durante la notte ci parli e t’approva, lo sogni e ti convince che quel letto è troppo grande per rifarlo al mattino, che quel fascio di luna che filtra deciso è troppo incalzante per non rimanerne aggrappata. E allora sì che ti curi e ti vesti e torni a risplendere, sperando che ai tuoi figli non gli salti l’idea di venirti a trovare proprio in questo momento, quando ti rivedi per un attimo bella, per un attimo padrona dei tuoi pensieri che si sfilacciano nelle tante occasioni che hai lasciato cadere. Ma una di quelle t’è rimasta incastrata dentro la tasca della borsa, con tanto di numero che poco prima, tra fiatone e disinvoltura, hai chiamato sfacciata.
Ed ora sul bordo della vasca giace rosa e turchese la tua ribellione di seta, la tua nuova sensibilità che t’attraversa la schiena fino a sfiorarti le gambe, fino ad adagiarsi piena di malizia sul nylon che non hai ancora indossato. E speri che questo momento non abbia una fine, che sia uno di quei giorni che, come reti da pesca dividono i mari, trancino netti un’esistenza, lasciandoti dietro quelli più amari, quelli dove la tua felicità era solo un peccato mortale. Ti guardi e ti vedi bella di nuovo, pronta ad offrirti come quando bambina misuravi la tua bellezza nell’intensità degli sguardi di qualche tuo coetaneo, nell’impaccio delle mani che toccandoti il seno ti facevano dolore. Ti volti e ti rivolti per assomigliarle ancora una volta, per provare ad esserlo nonostante una vita che ha inaridito cuore e pelle, cosce e ragione. E tra il rumore dell’acqua che scorre ascolti le mille incertezze che ti fanno ridicola, come questi fiocchetti oramai inadatti e sconvenienti, oramai distanti da quello che cerchi veramente, da questo rossetto che s’è fermato ad un palmo dalle tue labbra. E lasci cadere la mano proprio mentre segui l’alone incandescente dei tuoi capelli di rame, il contorno dei tuoi seni ravvivati da pizzo e ferretti, e ti vedi indecente come una suora in reggicalze o un prete che ti assolve guardandoti le gambe. Ma ormai è tardi, è maledettamente tardi! Tra poco qualcuno suonerà alla porta e tu non sei ancora pronta! Vorresti che tutto fosse solo un sogno, che l’uomo che aspetta svanisca al mattino, dentro quel letto che ti ritrova soddisfatta e sicuramente da sola. Vorresti sentirti libera di metterti ai piedi un paio di ciabatte, di indossare questa camicia da notte che appesa alla porta odora di casa e ti fa sentire serena. Vorresti che quell’uomo sopra la nuvola ti parlasse, ora nel bagno, fino a convincerti che non è ancora il momento, il giorno, che quell’uomo fuori la porta bussi invano per tutta la notte.
Ma sai che non sarà come credi, che ti lascerai trasportare in un ristorante, come in uno di quei tanti discorsi che non servono a niente, che il fine è tra le tue cosce perché altrimenti chissà per quale altra strana ragione state parlando, state guardandovi negli occhi cercando di non far trasparire l’unico motivo che stasera vi ha fatto incontrare. E sarà luce e sarà buio, momenti dove ti convinci che non stai facendo nulla di male ed altri dove speri che non ti proponga di salire un “minutino su da me”. E poi si lascerà prendere dalla commozione, e tu ti domanderai quanto sia vera, perché di sicuro te lo chiederai, perché di sicuro scivolerai a parlare del tuo povero marito.
Ma durerà solo il tempo necessario che tu ti convinca che hai davanti una persona sensibile, perché un momento dopo ti troverai sorpresa ad annusare il vapore delle sue parole che hanno cambiato forma e contenuto. E lo bacerai giurando che per questa sera non si andrà più oltre, proprio nell’instante che la sua mano spartisce i tuoi seni, e ne sceglie uno qualunque per cercarti la voglia. Ti desti e ti fingi di nuovo sorpresa, ma ormai non puoi più illuderti e non cerchi più pretesti quando maledettamente scomoda affondi scomposta sui cuscini del divano. E lui ti preme la voglia fino a trovarti senza barriere dove per mesi hai accolto solo assorbenti e le tue dita insaponate, solo ragioni e mutande di nero di lutto. E ti sembra di impazzire come tutte le volte quando hai pensato che nessuna mai è stata così intensa e mai ce ne sarà un’altra. Lo giureresti davvero! Lo giureresti sicura quando i tuoi gemiti vergognosi diventano urla, quando le visioni degli ultimi anni, quelli oltre la rete nei mari più persi, diventano opache senza più un senso. Perché l’unico senso è questo uomo che suda e ti fotte, quest’uomo che preme e concentra tutto sé stesso nel caldo bollente di queste tue cosce. E ti domandi dove mai troverà tutta questa carica, perché mai s’ostina a cercarti oltre la vertigine di qualsiasi precipizio, quale sarà la ragione che lo muove e lo indurisce, visto che non ha figli, non ha moglie e non ha perso un marito strada facendo. E ti rivolta, sicuro che lo farà, cercandoti ancora, fino a smantellare le ultime remore, quelle più ostiche che s’annidano in alto, oltre le pareti di qualsiasi donna, oltre la mente di qualsiasi femmina. E ti sentirai svuotata, questa volta davvero, quando l’urlo del maschio ti bagna di dentro e di fuori, quando da molto lontano senti cadere una stupida pioggia che pian piano vicina diventa tempesta e poi uragano. E ti sentirai nuova davvero, perché ci sono dei giorni che non hanno bisogno di ieri o domani, come se l’alba non dovesse più venire e questa notte che l’ha preceduta fosse rimasta a dormire dall’altra parte del mondo.
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Lo confesso!
Lo confesso: ho sempre avuto pensieri e fantasie piccanti. Essendo però cresciuta in un ambiente alto borghese nel quale non è facile parlare di certi argomenti, ho sempre tenuto per me i miei sogni.
Solo nell’ultimo anno, con le mie due amiche Eva e Vanessa, ho iniziato ad aprirmi un po’ scoprendo che anche loro vivevano la mia stessa situazione. Un nostro desiderio ricorrente è stato quello di riuscire a mettere in scena un’orgia, come quelle che si vedono in tanti film.
L’occasione arrivò in occasione del mio compleanno.
«Giulia – mi dice al telefono Eva –preparati che sabato ti abbiamo preparato una bella festa di compleanno. Vestiti elegante che alle nove ti passo a prendere e raggiungiamo Vanessa al negozio di sigari del padre. Ah, mi raccomando, avverti casa che dormirai fuori… ciao».
Adesso, prima di continuare con il mio racconto, è il momento di descrivere un po’ le mie amiche e me. Siamo tre ragazze di 35 anni, quasi la metà dei quali passati nella stessa classe. Eva è una bionda naturale con un fisico veramente atletico ed un seno piccolo ma delizioso al quale fa compagnia un sedere veramente spettacolare. Vanessa è la più alta di noi; capelli neri su una pelle chiara ed un sedere che, n alcuni rari momenti di intimità, non ho potuto fare a meno di carezzare. Io, Giulia, ho decisamente il seno più bello del gruppo. Una terza coppa C che riscuote sempre il suo successo, tanto in discoteca quanto al mare in topless.
Il sabato del mio compleanno finalmente arriva e, dopo una giornata non particolarmente entusiasmante, mi infilo sotto la doccia poco fiduciosa nella serata a venire. «Sarà il solito aperitivo a base di Negroni e apertura dei regali (sempre bellissimi, devo dire) nel negozio di Vanessa, una cenetta elegante ed una nottata in discoteca, magari all’ Hollywood. Arriva il momento della vestizione e, sorseggiando una birra gelata, opto per calze autoreggenti nere, scarpe con tacco a spillo e un abito da sera nero dall’ampia scollatura sotto il quale è assolutamente vietato mettere il reggiseno. Finisco la birra aspettando che Eva mi citofoni. Quando mi chiama corro all’ascensore e mentre sto arrivando al piano terra, chissà perché (ah il sesto senso…) mi sfilo il perizoma di pizzo e lo ripongo nella borsa.
Finalmente arriviamo a destinazione. Un vero paradiso per gli amanti del sigaro, con divanetti e tavolini ove sedersi a degustare un Montecristo sorseggiando del buon Whisky. Entrando noto che tutte tre siamo vestite in modo molto simile. Dopo il primo giro di Negroni vedo Eva guardarmi con insistenza nella profonda scollatura e mi dice, mugugnando come una bambina:
«Uffa, voglio anch’io due tette così! Grandi belle e sfidano anche la gravità»
«Cosa ti lamenti che io farei carte false per avere un sedere così muscoloso» e dicendo ciò le appioppo una sonora pacca. Da qui parte una serie di complimenti reciproci fra tutte noi, accompagnati da palpatine e bacetti sulla bocca. Verso mezzanotte sentiamo bussare alla porta del negozio. La cosa mi sorprende, ma noto che Eva e Vanessa non battono ciglio e la padrona di casa va ad aprire. Entrano tre ragazzi che io non ho mai visto, ma che salutano affettuosamente con baci sulle guance le mie due amiche. Sono uno più bello dell’altro, sono colti e sciolti nel parlare e sembrano proprio a loro agio. Però proprio non capisco perché Vanessa li abbia invitati ad una serata che credevo per sole donne.
Mentre continuiamo a parlare, come se nulla fosse, Fabio si alza e si mette in piedi dietro lo schienale di Eva ed inizia a massaggiale il collo e le spalle. Rimango perplessa, ma anche un po’ invidiosa dell’amica che, impassibile per cinque minuti, ad un certo punto alza la testa porta la punta della sua lingua sulla punta della lingua di lui che nel frattempo si è chinato in avanti. Non so cosa dire; non so cosa fare; do la colpa agli aperitivi. Le sorprese non finiscono qui. Imitando Fabio, Vanessa si porta alle spalle di Luca, ma prima di iniziare il massaggio si siede sullo schienale, si alza la lunga gonna e mette le gambe a destra e a sinistra del ragazzo. Subito lui reclina la testa finché viene a contatto con le mutandine di lei (credevo le avesse) e la accarezza con la nuca mentre lei gli massaggia i pettorali prima da sopra e poi da sotto la camicia. A questo punto la mia testa sembra in una lavatrice. Non capisco più cosa stia succedendo alle mie amiche che credevo, per dirla con mia nonna, così a modo e non capisco cosa stia succedendo a me che mi sento sempre più eccitata, ma spaesata. Giacomo sembra non rendersi conto di nulla e continua a parlare senza dare a vedere alcuna eccitazione o voglia di imitare gli amici. Ad un certo punto succede. Le due, vedendo il mio rossore attribuibile più all’eccitazione che alla vergogna e forti del fatto che non abbia manifestato segni di disaccordo, mi si avvicinano una per lato e, all’unisono, mi sfiorano con le labbra i lobi delle orecchie ed Eva sussurra un “Buon Compleanno”. Detto questo mi trovo con le loro mani che scendono lungo il mio viso e poi giù fino al seno. Iniziano a toccarmi in un modo al quale è impossibile sottrarsi ed io inizio ad ansimare a occhi chiusi. In un attimo e senza accorgermi, mi trovo con i seni scoperti dal vestito che mi è stato slacciato e calato fino in vita. Mi leccano i capezzoli, me li succhiano e me li strizzano. Io abbandono ogni freno e, sentendomi una ninfomane impenitente, mi sfilo del tutto il vestito dimenticandomi di essere senza mutande e dimenticandomi dei tre ragazzi.
«Ma allora fiutavi qualcosa» mi dice Vanessa sfiorandomi il ciuffo di peli tra le gambe. Apro gli occhi e la bacio in bocca con la lingua come mai avevo fatto e, visto che tra amiche si divide tutto in parti uguali, do un profondo bacio anche a Eva. Lei, per reazione, avvicina la mano a quella di Vanessa che si trova ancora tra le mie gambe e infila un dito dentro di me. Lo estrae già tutto bagnato e lo porta vicino alla mia bocca dove viene leccato dalla lingua di Vanessa e dalla mia.
Scopro che i tre maschi sono già tutti nudi e i loro uccelli sono già duri e di ragguardevoli dimensioni. Non sono la sola ad accorgersene, visto che Eva stacca la bocca dal mio seno per accogliervi il membro di Giacomo, mentre Fabio affonda la testa tra le sue gambe e la lecca con un vigore ed una maestria mai visti. Anche Vanessa è ormai completamente nuda, fatta eccezione per le autoreggenti e le scarpe nere, e, seduta alla mia sinistra, inizia a masturbarmi con la sua mano destra. Mi ritrovo a gemere e sospirare di piacere finchè non apro gli occhi a la guardo. Il suo sorriso è più che esplicito: mi invita a fare lo stesso a lei. Non mi faccio pregare e comincio col mio indice sinistro a massaggiarle le grandi labbra; ad immergere il diti dentro di lei e a giocare col suo clitoride. Vanessa esplode in un gemito che è un misto tra un intenso piacere e una preghiera perché possa godere sempre più.
Eva è una vera scatenata. Ormai sembra che i due stalloni non le bastino più. Vuole qualcosa di nuovo ed estremamente perverso. Lascia che il grosso membro di Giacomo esca dalla sua bocca e si dirige verso le mie labbra. Dopo un lungo bacio lesbico si mette a gattoni sul divano e avanza nella mia direzione fino al momento in cui la sua lingua incontra le dita di Vanessa, ancora intente a penetrarmi, e vi si sostituisce. E’ il massimo, non resisto, devo assolutamente ricambiare le superbe leccate che ricevo. Così inizio anch’io a scopare Eva con la lingua dando così il via ad un 69 che mi fa sentire tanto una vera pornodiva. E’ in questa posizione, mentre urlo quasi per un violento orgasmo che mi ha travolto, che noto che i ragazzi non sono certo stati a guardare. Giacomo, approfittando del fatto che si trova davanti il culetto di Eva, infila senza complimenti il suo pene nella passerina ormai inondata. E’ uno spettacolo incredibile avere a due centimetri dal naso una così superba penetrazione ed avere la possibilità di assestare delle grandi leccate ad entrambi gli amanti. Sono stordita, ma non tanto da non accorgermi che la lingua di Fabio si è unita a quella di Eva sulla mia passera, mentre sento Vanessa urlare dal piacere che Luca le sta facendo provare.
Non resisto più, voglio anch’io la mia dose di maschio. Mi sciolgo da Eva e mi siedo sul bordo del divano proprio davanti a Fabio iniziando a somministrargli un pompino come mai avevo fatto prima. Fabio stringe ogni volta che può le mie grosse tette e noto che è davvero attratto da loro. Decido di offrirgli una Spagnola. Impugno i miei seni e intrappolo tra di loro la virtù di Fabio masturbandolo e leccandolo fin quasi a farlo scoppiare. Luca si è seduto dietro di me cingendomi con le sue gambe muscolose. In questa posizione sento il suo duro e grosso uccello appoggiato alla mia schiena, mentre lui sostituisce le sue mani alle mie baciandomi il collo e le orecchie. Avendo le mani libere, le infilo dietro la mia schiena e sfioro con tutta la delicatezza di cui sono capace il glande di Luca.
«Lo voglio in bocca!!» quasi urlo e faccio stendere Luca sul divano per il lungo, mi metto a culo all’aria davanti a lui ed inizio a spompinarlo come fossi un aspirapolvere. Fabio, messosi in ginocchio dietro di me comincia a penetrarmi con sempre maggior energia. Le mie succhiate vanno a ritmo coi colpi che ricevo da Fabio dietro di me. E’ troppo. Godo come una pazza per la seconda volta. Mi devo alzare, devo prendere un attimo di fiato. Rimango un attimo in disparte mentre osservo cosa fanno gli altri cinque. Eva e Vanessa sono a novanta sul divano una di fronte all’altra mentre Giacomo e Fabio le prendono da dietro. Luca è seduto tra le ragazze che si contendono il suo pisello a suon di leccate, non disdegnando di scambiarsi qualche bacio anche tra di loro. Sono in uno stato di relax misto a grande appagamento. Sono seduta a gambe aperte sul bracciolo di una poltroncina e noto sul tavolino uno dei grossi sigari del padre di Vanessa. Mentre lo soppeso, valutando se sia il caso di farne qualche boccata, mi si avvicina Luca che, quasi di sorpresa, appoggia il suo grosso cazzo alla mia fessura ancora calda e, quasi chiedendo “Posso?” con gli occhi, mi penetra. Non avendo ancora sbollito l’eccitazione (e come potrei, con lo spettacolo che mi offrono le due amiche?) lo accolgo con molta gioia e mi ritrovo a gemere mentre anche il sigaro si avvicina e solletica la mia passera. in un attimo mi ritrovo nel mazzo del campo di battaglia, in ginocchio sul divano, appoggiata allo schienale mentre uno dei ragazzi si impossessa del mio sedere. Dopo i primi attimi di dolore provo un piacere mai avuto ed inizio a baciare con passione Eva che è, dietro il divano, in piedi e china verso di me mentre le stanno riservando lo stesso mio trattamento. Vanessa sta ricevendo la sua dose di piacere seduta al mio fianco con Giacomo in ginocchio davanti a lei che la penetra mentre con le mani le tiene le gambe alzate e divaricate.
Da questo momento i miei ricordi sono vaghi e non continui. Eva che mi morde il clitoride mentre vengo penetrata da dietro e mentre ho in bocca un uccello che quasi mi soffoca. Eva che, a testa in giù sul divano mentre io e Vanessa la lecchiamo scambiandoci baci e toccamenti reciproci, masturba contemporaneamente due ragazzi.
Quello che ricordo bene è il finale di questa serata, con noi tre ragazze sedute sul divano ancora nude e sporche di sperma, esauste, ma non abbastanza per non scambiarci ancora qualche bacio e qualche carezza.
«Grazie ragazze. E’ stato il più bel regalo che abbia mai ricevuto. Vi amo.»
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