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PadronVale ed il marchio

La Padrona era stanca e restò a casa a guardare la televisione. Quella sera veniva trasmesso un interessante programma su una rete locale, ma ad un ora piuttosto tarda.
Vale si accomodò sul divano, accavallò le belle gambe e si mise comoda, telecomando a portata di mano. Era inverno ma in casa era abbastanza caldo e la Padrona indossava una maglietta a mezze maniche di cotone ed un paio di pantaloncini corti. Si tolse le scarpe da ginnastica e si fece sfilare i calzini dalla bocca della schiava, poi legò gli stessi attorno alla faccia della serva per farglieli odorare durante la visione del programma. Alex ringraziò la Dea per il trattamento e per l'onore concessole nel leccarle i piedini sudati. Quando le estremità della Padrona furono ben lustre Vale si accese una sigaretta e fece alzare la serva in modo che la testa di Alex fosse all'altezza del suo petto, di fianco alla poltrona. Le soffiò una boccata di fumo in faccia, facendoglielo respirare ed ingoiare, poi accomodò le gambe su di uno sgabello imbottito.
-"Stasera non sari tu a farmi da sgabello, scema"- disse Vale -"Vedi? Ho questo che mi fa da poggiapiedi. Stasera mi servirai da posacenere"-
-"Si, Padrona"-
-"Dunque apri la bocca"-
Alex obbedì.
-"Guarda verso l'alto"- ordinò la Dea.
La serva si pose con gli occhi rivolti al soffitto. La sua bocca era spalancata. Sospesa sopra di se vide la mano che stringeva la sigaretta fra le dita. All'estremità accesa della cicca un cilindretto di cenere e tabacco bruciato pendeva pericolosamente verso il basso, minacciando di staccarsi da un momento all'altro.
-"Ingoia"- disse Vale. Diede un colpetto con l'unghia dell'indice sul dorso della sigaretta e la cenere cadde nella bocca di Alex, andando ad impastarsi sulla lingua.
Alex indietreggiò di qualche centimetro, disgustata.
-"Che fai, cagna?"- sbottò la Padrona.
-"Perdono, Padrona"-
-"Ti fa schifo?"-
-"Un po' si, Padrona"-
-"Troia! Tu sei il mio posacenere! Ingoia e zitta! Ora torna qui e rimettiti come stavi prima"-
Alex si rimise in posizione.
-"Guai a te se ti muovi ancora"-
-"Si.si, Padrona, mi scusi Padrona"-
Vale si rimise a guardare la televisione. Il programma ebbe inizio e per altre due volte la cenere cadde sulla lingua della schiava.
L'ultima volta precipitò proprio sulla sua lingua bruciandola anche un po'. Ma la cenere non era tutto sommato calda, era soprattutto il sapore del tabacco bruciato a disgustarla. Esso aveva coperto del tutto il delicato sapore della pelle dei piedi della Padrona che la serva aveva avuto l'onore di leccare fino a pochi minuti prima.
-"Povera schiava"- disse sarcasticamente Vale, osservando le smorfie di disgusto di Alex -"Ti fa schifo?"-
-"Bè.no, Padrona"-
-"Sii sincera"-
-"Un pochino, Padrona"-
-"Ah, bene. Allora ti aiuto a deglutire. Apri bocca e guarda in alto"-
Alex obbedì. Vale fece cadere altra cenere fra le sue labbra ma prima che la serva potesse chiudere la bocca si chinò su di essa e le sputò sulla lingua.
Era un fiotto di saliva abbastanza corposo.
-"Così la cenere scorrerà meglio"-
-"Si, grazie Padrona"-
Non è che quest'ultimo gesto non la umiliasse, ma il sapore della saliva della Dea era senz'altro più gradevole di quello della cenere.
-"Ora però zitta e fammi vedere 'sto programma"- ordinò Vale.
Durante i successivi dieci minuti terminò di fumare la sua sigaretta. Gettò la cenere nella bocca di Alex altre tre volte, non dimenticandosi di sputarle in gola ogni volta.
Da ultimo, quando la sigaretta fu quasi completamente consumata, la Padrona spense il mozzicone sulla guancia di Alex e lo gettò nella sua bocca.
-"Ingoia"- ordinò.
La schiava gemette di dolore, la bruciatura sulla guancia le provocò fitte di dolore intenso ed il mozzicone era grosso da ingollare. Lo masticò un poco, rompendo l'involucro di carta e frammentando il filtro in bocconi più facilmente deglutibili.
-"Allora, hai fatto?"-
-"Si.gulp.Padrona"-
-"Ed era buono?"-
-"Si Padrona"-
-"Ringraziami, allora"-
-"Grazie Padrona"-
-"Apri la bocca"-
Alex obbedì e Vale le sputò in gola.
-"Ingoia"-
-"Fatto Padrona"-
-"Ora stenditi davanti a me. Se non mi servi più come posacenere mi sarai utile come poggiapiedi. Ti piace farmi da poggiapiedi, eh? Non ti biasimo. Ho dei piedini perfetti"-
Allungò le sue lunghe gambe mentre Alex si metteva a quattro zampe di fronte alla poltrona, dopo aver spostato lo sgabello imbottito.
Vale rimase così comodamente seduta con la schiava ai suoi piedi fino all'intervallo pubblicitario. Quando vi fu l'interruzione Vale tolse le gambe dalla nuca della serva.
-"Vammi a prendere un'aranciata"-
-"Si, Padrona"-
Alex tornò di volata con la bibita in mano. Vale stappò la bottiglietta, poi prese i suoi calzini (la serva li aveva ancora legati attorno al viso) ne fece un bolo e glieli piazzò in bocca.
-"Così ti pulisci la lingua"- disse.
La schiava si rimise a quattro zampe come sgabello ed il programma riprese. Quando la Padrona spense finalmente la televisione si alzò, andò in camera, prese un anello di metallo e lo appoggiò sulla brace del caminetto in cucina. Lì lo lasciò mentre tornava in sala dalla schiava, ancora accucciata accanto alla poltrona.
-"Ora portami un poco in giro"- ordinò Vale.
Si sedette sulla testa della serva, la fece alzare in piedi e la fece correre un po' per la casa. Le sue belle cosce stritolarono il collo della sguattera ed i suoi bellissimi talloni spronarono Alex a procedere più velocemente colpendone ripetutamente il ventre ed i fianchi. La prese per i capelli ed usò questi ultimi come redini di cavallo per farle cambiare direzione di marcia e velocità.
-"Trotta, trotta cavallina"- rise la Padrona.
-"Ora in ginocchio, voglio essere trasportata a quattro zampe"- disse, dopo qualche minuto.
Alex si abbassò. Vale si sedette sulla sua schiena e la schiaffeggiò per farla muovere tirandole contemporaneamente i capelli.
-"Andiamo in cucina"- disse -"Voglio controllare che sia pronta una cosa"-
La schiava gattonò con la Padrona sulle spalle fin in cucina. La Dea la fece procedere fino al caminetto. L'anello era ancora immerso nella brace e la superficie a contatto con la legna rovente luccicava di rosso opaco.
La Padrona lo prese per un lato con le tenaglie e lo sollevò. Alex nel frattempo non si era resa conto di ciò che la sua Dominatrice stesse combinando. All'improvviso avvertì un dolore lancinante dietro al collo, sulla nuca. Fu come se mille aghi le venissero inseriti nella carne tutti assieme. Le sue braccia e le sue gambe tremarono. Gemette.
-"Stai ferma, stronza!"- urlò Vale -"Vuoi farmi cadere?"-
Ma il dolore provato faceva pulsare il sangue nelle tempie della serva così forte che le parole della Padrona caddero nel vuoto. Vale premette ancora più forte la superficie dell'anello sulla pelle della miserabile e quella urlò, barcollò e cadde.
La Padrona si alzò un attimo prima di cadere, scendendo con i piedi sul pavimento. Vide la schiava inerme e quasi incosciente stesa sotto di se, fra le sue gambe e le saltò sulla schiena con tutt'e due i piedi. Alex non gemette neppure. Alla base del collo figurava un rombo rosso scarlatto di pelle viva grande quanto un'unghia.
-"Ecco fatto. Marchiata come la vacca che sei!"- disse Vale entusiasta -"Ora mi appartieni proprio. L'idea mi è venuta quando ti ho spento la sigaretta in faccia, poco fa. Ma quel mozzicone non era sufficiente a lasciarti un segno permanente. Quello che ti ho fatto ora è meglio di un tatuaggio, peccato non averne avuto uno con le mie iniziali. Forse me lo procurerò e ti marchierò un'altra volta"-
La serva era prossima a perdere conoscenza e non rispose. Vale scese dalla sua schiena e raffreddò l'anello sotto il flusso d'acqua del lavandino e lo ripose in tasca. Posò le tenaglie sul caminetto ed oltrepassò il corpo ancora sdraiato e fermo della serva camminandoci sopra, prima sulla testa, poi sulla schiena e sulle gambe.
-"Vado a letto, baldracca. Quando i sarai ripresa un po' raggiungimi. Dormirai come sempre ai piedi del mio letto e domani mi sveglierai succhiandomi gli alluci"-

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