Porto S. Anna negli anni '50 era costituito da quattro lunghe banchine in legno su cui si aggrappavano una ventina di barconi bianchi e azzurri. Le assi di legno, scricchiolanti e sconnesse, restituivano sotto la calura estiva un acre odore di mare ed io passavo i pomeriggi a guardare i pescatori seminudi che preparavano le reti per l'uscita al crepuscolo. Zio Antonio, emigrato in Germania dalla vicina Ragusa, era tornato in Sicilia pieno di soldi, dopo aver soddisfatto prima e ricattato poi una giunonica Tedesca miliardaria. Apparentemente privo di doti, il fratello di mia madre si era garantito una cospicua pensione facendo leva sul fascino latino, la corporatura robusta ed il chiaccheratissimo, enorme, instancabile membro. Queste le voci sul suo conto.
Dal suo rientro in patria si era stabilito su un gigantesco barcone ormeggiato nel porto di S. Anna, con tutti i comfort possibili ed immaginabili per quei tempi. Mia madre mi mandava da lui durante l'estate ed io, non posso negarlo, ero ben felice di passare le mie vacanze fantasticando su morbosi e poco probabili incesti. Durante la notte di S. Lorenzo, nell'estate del '54, rimasi per ore ed ore disteso sul teak della prua a contare le stelle cadenti. I miei desideri erano tutti a sfondo sessuale. Associavo ad ogni astro la perdita della mia verginità con un pescatore diverso. A ventitré anni la mia astinenza stava diventando decisamente insopportabile. Mi accorsi improvvisamente che lo era anche una vistosa erezione. Tale zio, tale nipote. I centimetri del mio cazzo, uguali alla mia età, tendevano a tal punto la tela dei pantaloncini che potevo osservarmi il pelo pubico attraverso l'elastico puntellato come una tenda canadese. Mi alzai di scatto e mi diressi furtivo verso i bagni
del porto, una bella doccia fredda avrebbe certamente placato i miei bollenti spiriti. Fortunatamente a quell'ora il porto era deserto, entrai di corsa nei bagni e gettai i vestiti su una vecchia panca traballante.
Le docce non erano altro che una serie di tubi da un ottavo di pollice infilzati su piastrelle sbiadite. Su quei piccoli quadrati in ceramica avevo costruito le mie più animalesche fantasie, a tal punto che mi trovavo costretto a lavarmi negli orari più assurdi per pudore e imbarazzo. Di colpo mi sentii gelare il sangue. Un sordo colpo di battente. Qualcuno era entrato.
"E' solo un pescatore che va a pisciare" - pensai girandomi verso il muro per nascondere il cazzo in tiro. Invece la panca in legno zoppicò sotto il peso sbilanciato di nuovi vestiti gettati sui miei. "Che caldo, eh?"
Mi misi a pensare alle cose più ributtanti e diressi il getto d'acqua gelida sull'inguine, senza risultati apprezzabili.
"Sei il nipote del Signor Antonio, vero?" - continuò la voce a cui non avevo ancora associato un volto, calda e ruvida insieme.
"Si..." - risposi come se fossi in punto di morte. "Dai! Mi presti il tuo sapone? Non ne ho... Ma! Cosa stavi facendo in doccia? Eh, eh, sporcaccione! Non ti sembra di essere troppo grande per toccarti?" - i miei occhi seguirono il mio corpo, ormai ero stato scoperto e, girandosi, incontrarono due grandi iridi nere, incastonate su un viso tondeggiante, segnato dal vento e dal sale e ben noto alle mie fantasie. "Mi scusi..." - riuscii a blaterare.
"E di che? Sai che faccio? Mi sego anch'io, mia moglie oggi non ha voluto..." - i miei occhi rimasero rapiti dai movimenti della grande mano scura sul cazzo via via sempre più grosso e nodoso. Sembravo un cobra davanti al flauto dell'incantatore. Toni, questo il suo nome, era un pescatore sui quaranta. Non era alto, ma aveva mani e piedi grandi ed una corporatura tarchiata, ricoperta di fitta peluria nera, come la sottostante carnagione bruciata dal sole. Mi stupii nel non vedere il segno del costume e me lo immaginai subito nudo in mezzo al mare sotto i raggi del sole, tra i riflessi dell'acqua. Senza neanche rendermene conto ripresi a masturbarmi continuando a fissare quell'uomo, analizzando ogni sua parte, di per sé tozza, ma che arricchiva la meravigliosa e strana armonia del tutto. Quando ritornai a fissare il suo cazzo notai che Toni stringeva tra le mani un bastone di circa venti centimetri, molto più spesso del mio. "Anche tu non scherzi a uccello, vedo!" - disse - "Il mio pe
rò è più grosso, fammi vedere....". Allungò la mano. Non mi ritrassi. Al contatto con il palmo ruvido e calloso un improvviso fiotto di sperma colpì in pieno petto il pescatore.
"Dio mio, scusi!" - gridai terrorizzato.
Toni mi guardò per qualche secondo incredulo, poi, stupendomi, scoppiò in una risata baritonale. Incominciò ad arrotolarsi i ciuffi di pelo imbrattato di sperma con la mano e poi, come se fosse la cosa più naturale di questo mondo, si leccò le dita. "Buona" - disse - "Sborra di verginello. Leccami i capezzoli!" Le sue mani mi afferrarono per i capelli e la mia lingua (che non aspettava altro) incominciò a farsi strada in quella selva di peli ricci e bagnati dal mio stesso seme, finché non scovai due turgidi bottoncini rosa. Incominciai a succhiarglieli e a mordicchiarglieli con sommo divertimento, ma dopo breve, la sua presa mi spinse verso il basso ed i miei zigomi fecero conoscenza con uno splendido cazzo con poche grosse vene in rilievo.
"Prendilo in bocca e succhiamelo!".
Non me lo feci ripetere due volte, ma la mia inesperienza fu lampante. "Minchia! Sei veramente un verginello! Non così! La tua bocca deve essere come una ventosa calda, capace di risucchiare l'anima al diavolo" - il tono severo si fece più pacato - "Aspetta! Vieni su!" Toni si abbassò e mi regalò il mio primo pompino, il più bello. Il mio membro si indurì in pochi secondi nell'inviluppo caldo ed umido di due labbra ruvide. La sua lingua stuzzicava abilmente il mio frenulo arrossato con improvvise rotazioni e rapidi colpetti. Mentre l'acqua della doccia mi bagnava il viso, cercavo a fatica di osservare il movimento ritmico della testa scura lungo il mio cazzo, prossimo ad una nuova esplosione. Ogni tanto il pescatore mollava la presa e giocava con la sua preda leccandomi i coglioni. Oppure strusciava sulle palle e sul basso ventre i capelli corvini e la durissima barba incolta, regalandomi un piacevolissimo piccolo dolore.
"Credo di aver imparato la lezione" - dissi - "La prego, mi faccia provare." Non aspettavo altro, mi abbassai e ripresi in bocca quel cazzo tozzo. Cercai di riprodurre il pompino guida, ma dopo un inizio un po' impacciato, mi lasciai andare all'istinto ed i risultati non si fecero attendere. Toni cominciò a mugolare e ad annuire, guardandomi con sguardo rapito dal piacere e visibilmente soddisfatto.
"Siii, così piccolo frocetto! Lo sapevo che eri un ottimo pompinaro, del resto buon sangue non mente!". "Buon sangue non mente?" - pensai - "Che significa?". "Non ti staccare, adesso preparati, ti sborro in bocca" - la sua voce si alzò - "Ecco, vengo! Continua a succhiare!". Il mio movimento ritmico si interruppe al suono di un grido di piacere soffocatogli in gola. Il pescatore strinse di colpo la presa e mi schiacciò il viso con forza contro il suo solido ventre arrotondato. Mi sentii soffocare. Il naso si ritrovò completamente chiuso in quei peli pubici di cui fino ad allora aveva assaporato l'aroma intenso. Per non strozzarmi cercai di rilassare la gola e di ingoiare tutto il cazzo di Toni fino alla base.
"Siii, prendila tutta! Aaah!".
Capii che era giunto il momento. Il mio esofago venne inondato da una serie di getti caldi e dolciastri, via via meno intensi. Riuscii ad ingoiarli solo in parte. Il resto, per non strozzarmi, lo feci fuoriuscire con forza dagli angoli della bocca imbrattando di perle bianche lo scuro pube del pescatore. "Merda!" - urlò guardandosi in basso - "Ti avevo detto di ingoiarla tutta! Guarda che schifo". La reazione mi spaventò: prima aveva assaporato il mio seme ed ora saltava su tutte le furie per così poco?
"Meriti una bella punizione!" - urlò facendo rimbombare i locali vuoti. Toni si accorse del mio terrore e mi rassicurò subito con uno sguardo dolce. Avvicinò la sua bocca al mio orecchio e, dopo avermi baciato il lobo mi sussurrò - "Non ti preoccupare. Non permetterò che ti facciano del male. Se sentirai troppo dolore dimmelo e li fermerò." Mi accorsi allora che non eravamo più soli. La doccia era stata chiusa e sull'entrata c'erano due uomini che si masturbavano osservandoci. Li conoscevo bene. Angelo era il socio di Toni, molto più giovane di lui, sui venticinque anni, di chiare origini normanne. Aveva un corpo muscoloso e magro, ricoperto da peli biondastri. Molto meno dotato del collega, possedeva un posteriore da ballerino su cui avevo fantasticato a lungo. L'altro era mio zio. Mio zio!
"Non saluti il tuo zietto?" - disse Toni dietro di me facendomi chinare verso l'enorme cazzo del fratello di mia madre. Spalancai le fauci e cominciai a massaggiare con le labbra quel monumento alla virilità. Di colpo sentii la lingua di Toni farsi strada tra le mie viscere. L'abile pescatore cercava di inumidire pian piano il mio buco stretto spingendovi dentro la saliva. Ogni tanto i suoi assalti si interrompevano per qualche secondo per poi ricominciare sempre più in profondità. Mi accorsi allora che Angelo si era spostato alle mie spalle. Toni alternava l'apertura del mio culo con un magistrale pompino all'amico. Cercava con cura di lasciare più saliva possibile sull'uccello del collega e nel mio culo per garantirmi uno sfondamento lubrificato. "Non ti distrarre, succhiami le palle". Mio zio mi rigirò la testa e mi schiaffeggiò violentemente col cazzo. Toni si spostò al mio fianco e tornò a sussurrarmi all'orecchio. "Angelo non ce l'ha grosso. Vedrai che non ti farà male. Rilassa
ti" - disse. Sentii la sua mano ruvida accarezzarmi la schiena con dolcezza, mentre il giovane aiutante, afferrandomi per i fianchi, poggiava il cazzo, duro come marmo, sulla soglia della mia verginità. Ero pronto ad abbandonarla definitivamente. Finalmente. Toni cominciò a leccare assieme a me il cazzo di zio Antonio che continuava a mugolare dal piacere. "Sii, dai. Ce ne sta per tutti... succhiate tutti e due, così. Nipote! Leccami i coglioni".
Di colpo mi bloccai. Sentii una fitta insopportabile. Urlai.
Angelo aveva conficcato con foga tutta la sua cappella nel mio culo. Toni se ne accorse e lo bloccò con la mano per qualche secondo. "Vai avanti" - sussurrai. Il mio desiderio era di gran lunga superiore al dolore e la saliva di Toni rendeva tutto più semplice. Angelo ricominciò a spingere, questa volta con più calma e a movimenti alternati. "Te l'ho cacciato tutto dentro, frocetto!" - disse soddisfatto. "Scopalo! Scopalo!" - incitava zio Antonio mentre oramai il suo cazzo era stato completamente avviluppato dalla bocca di Toni. A me non restava che concentrarmi sulla nuova sensazione che dalle viscere mi bombardava il cervello. " Ti piace il cazzo nel culo, eh?" - gridava Angelo mentre stritolandomi i fianchi pompava ritmicamente - "Sei più troia di una femmina, frocetto! Che bel culo liscio e sodo!" Non avevo tempo di badare alle offese, sapevo che erano un modo di giustificare istinti primordiali e non me ne preoccupavo. Badavo solo al mio piacere. A sentire dentro di me, finalmen
te, il cazzo di un pescatore infoiato all'inverosimile.
"Michia, sto per venire!" - disse Angelo aumentando il ritmo.
"Ehi! Gli accordi!" - fu la severa risposta di zio Antonio.
"Cazzo! Che peccato, un così bel culetto..." - replicò il biondo uomo di mare.
"Forza Angelo. Non farmi incazzare!" - gli gridò Toni. Con duplice malavoglia, mia e sua, Angelo estrasse la verga dal mio culo e si diresse verso zio Antonio, già disteso sulla vecchia panca, sopra i nostri vestiti. "Sei proprio un porco" - disse Angelo mettendosi dietro a zio Antonio - "Vuoi essere scopato come una cagna e farcito di sborra? Allora beccati questo cazzo! Schifoso!". Con un colpo deciso, senza nessuna preparazione e a secco, Angelo schiaffò il cazzo nel grosso culo peloso alla pecorina. Tutti e due urlarono dal dolore. Toni mi spinse verso di loro. Sentii la bocca di mio zio avvolgermi il cazzo mentre la cappella di Toni si poggiava delicatamente sul mio buco ormai dilatato. "Bel cazzo figliolo. E' un dono di famiglia!" - disse zio Antonio osservando il notevole attributo ricoperto dalla sua saliva luccicante. "Si! Ma l'importante è saperlo usare bene" - rise Angelo.
Mi accorsi che stavamo facendo un casino micidiale. Mio zio si dava da fare spompinandomi a dovere sotto i colpi velocissimi del giovane pescatore. La panca sbatteva sul piede zoppo e scricchiolava ad ogni colpo. Toni era entrato dolcemente in me e cominciava a muoversi lentamente. Ero completamente rilassato, completamente abbandonato ai desideri del vecchio lupo di mare che mostrava di saperci fare. "Ti riempio il culo di sperma, femmina mancata!" - gridò Angelo penetrando con foga mio zio. "Si, spaccatemi il culo. Siii! Voglio sentire il getto caldo!" - rispose zio Antonio stupendomi. Quel suo atteggiamento in parte mi disgustava. Sembrava veramente una cagna in calore, ma non me ne curai più' di tanto. Dietro di me Toni si muoveva con maestria regalandomi immenso piacere. Il dolore era completamente passato anche se ormai sussultavo al ritmo dei forti colpi di reni.
Angelo accompagnò il grido di piacere con una vera e propria eruzione di sborra nel culo di zio Antonio.
Dopo pochi secondi di pausa il giovane pescatore estrasse la propria arma dal culo peloso e arrossato che rimase a lungo spalancato come una voragine infernale. Poi, rivolgendosi a Toni disse: "Ci sei tu?".
"Si" - rispose il socio più anziano staccandosi dalla mia presa. "Dai Toni, riempimi anche tu. Li conosci gli accordi, no?" - la cagna continuava a gemere. Toni si mise sopra mio zio e gli conficcò senza troppe gentilezze tutta la sua meravigliosa salsiccia nelle budella. Cominciò a scoparlo con violenza, facendolo gridare di piacere e di dolore, ma non mi staccò mai gli occhi di dosso. "Dai stronzo! Quanto ci metti a venire! Mi stai spaccando il culo! Mi fai male!" - gli urlò da sotto, fingendo.
"Ma stai zitto! Culattone, lasciami godere!" - fu la secca risposta di Toni, allontanando da me solo per un attimo il suo sguardo penetrante. Quando i suoi occhi si rincrociarono nuovamente coi miei, mi sembrò che chiedessero scusa per quell'offesa probabilmente esplicitamente richiesta dal mio più perverso parente.
"Vuoi che ti riempia di sborra? Allora prend..i ...aah!". Toni si bloccò per qualche secondo nel culo di zio Antonio. Il suo splendido corpo massiccio veniva attraversato da intense scariche elettriche a testimonianza del copioso svuotamento. Dopo un rapido sguardo di intesa, i due uomini di mare si alzarono in piedi bloccando il vecchio porco sulla panca. "Adesso tocca a te, piccolo" - mi disse Angelo - "Sborra nel culo di tuo zio. Se lo merita!". Zio Antonio cercava di liberarsi, ma la presa dei pescatori era troppo forte per lui. Non persi l'occasione. Lo infilzai con brutalità, senza incertezza, come gli altri che mi avevano preceduto e gli feci parecchio male. Del resto il mio cazzo, già di per sé bello grosso, aveva raggiunto per l'eccitazione dimensioni mai viste.
Era per vendetta che mi misi a pompare con foga nel suo culo, per aver organizzato la mia iniziazione o per ringraziamento? Non mi importava. Ero tutto concentrato ad affondare la mia spada nelle chiappe pelose già colme di sperma di chi era passato prima di me per quel tunnel caldo. Ne sentivo il calore e la consistenza. Ne vedevo la presenza sopra la lunga asta del mio cazzo, ogni volta che uscivo ritmicamente da quel buco incandescente. "Sto per sborarre" - dissi incrociando gli sguardi soddisfatti dei pescatori - "ma voglio riempirti la bocca, zio". Zio Antonio di divincolò da una presa ormai distratta e, girandosi di scatto, ingoiò con foia il mio grosso cazzo. "Lo aspettavo da anni" - disse riempiendosi le fauci. In pochi secondi gli venni copiosamente in bocca, schizzandogli negli occhi e cospargendogli la folta barba di bianche righe perlacee.
Un assoluto silenzio discese nelle docce. Sentivo solo il mio affannoso respiro sfinito dall'orgasmo. La situazione durò per molti interminabili minuti. Poi, come se nulla fosse, zio Antonio si rivestì in fretta senza nemmeno lavarsi, infilò una mano nella tasca dei lussuosi pantaloni stropicciati ed estrasse un volgarissimo rotolo di banconote. Ne diede un paio a Angelo e tre a Toni. Si aggiustò alla meglio i suoi abiti eleganti macchiati di sborra, come se fosse un aristocratico decaduto e uscì di corsa dai bagni. La confusione regnava sovrana i me.
"Allora che fai? Stai ancora qua dentro?" - Angelo, indossati maglietta e pantaloncini aspettava sulla porta dei bagni il collega. "Mi faccio una doccia e arrivo. Dai tra mezz'ora usciamo in mare" - gli rispose Toni. "Vabbé! Resta col frocetto allora. A dopo." Chiuse la porta sbattendo.
Ero rimasto accovacciato nell'angolo, seduto sul pavimento freddo con lo sguardo perso nel vuoto. Cosa era successo? Perché? Mio zio aveva pagato per gustarsi la mia perdita di verginità? E tutte le offese di Angelo? Sarei stato sputtanato? E adesso? "Piccolo, cos'hai?" - mi disse Toni sedendosi accanto a me. Cominciò ad accarezzarmi i capelli. "Mi spiace, ma sai... tuo zio paga molto bene e ogni tanto... ci si diverte. Se tu mi dicevi qualcosa fermavo tutto". La sua dolce voce ruvida mi rilassò immediatamente. "Poi non ti preoccupare per Angelo" - continuò - "ce l'ha su coi froci ma ti assicuro che in mezzo al mare lo piglia in culo che è un piacere. Hai visto che bel culo?... E' tutta una maschera. Ha cinque figli da mantenere. Ma dimmi non ti è piaciuto neanche un po'? Mi sono accorto da tempo che ci fissavi sul molo, sai?".
"Beh! Per piacermi... si mi è piaciuto. Sono solo scosso per mio zio" - risposi. "Non ti preoccupare, tuo zio mette sempre tutto a tacere. E poi riceve ancora i soldi dalla puttanona tedesca. Lo sai che la ricatta! Si scopava il marito ed il fratello, ma tutti pensano ad altro... eh, eh!" - Toni si sdraiò per terra e mi fece distendere sopra di lui. Sentivo il suo forte odore di maschio e cominciai distrattamente ad accarezzargli i peli del petto. Standogli sopra mi resi conto della sua corporatura robusta e del suo notevole sviluppo muscolare. I suoi grandi occhi neri mi guardavano con dolcezza da dietro due pettorali che somigliavano a colline alberate.
"Senti, se vuoi tra un po' usciamo con la barca per andare a pesca" - la sua mano cercò il mio membro ancora in erezione, le sue labbra si attaccarono alle mie - "senza dire niente a tuo zio puoi venire con noi. Non ho cattive intenzioni, giuro". L'idea mi arrapò enormemente. "Siamo stati un po' brutali, forse, ma era tutto voluto da tuo zio" - Toni sollevò leggermente le gambe - "adesso credo di doverti rendere qualcosa, poi usciamo". La sua mano indirizzò il mio grosso cazzo verso il buco, centro di un meraviglioso culo peloso. Appoggiai la cappella. "Piano eh! Sono ancora vergine lì". Per poco.
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Mia moglie confessa finalmente
Allora,non so da che parte cominciare, c'è tanta carne al fuoco.Siamo una coppia di 47 e 46 anni, insieme da sempre, sposati e con un figlio.Come succede a tutte le coppie prima o poi, anche noi dopo tanti anni abbiamo subito un calo di desiderio reciproco dovuto alla routine,alla monotonia e ai problemi quotidiani che ti assorbono tutte le energie.In questi ultimi anni per cercare di venirne fuori e ritrovare la nostra intesa ho cercato di capire quali erano le sue fantasie e cosa la faceva eccitare avvicinandomi anche alle tematiche cuckold per cercare di coinvolgerla.Naturalmente il pensare a lei mentre veniva presa da un'altro mi eccitava parecchio e anche lei mentre scopavamo e le raccontavo le mie fantasie godeva da matti.Purtroppo al di fuori dell'atto sessuale di questi discorsi si parlava poco e anche se poi sono riuscito a farle promettere che avremmo realizzato qualcuna di queste fantasie, in concreto successe ben poco.Sentivo che c'era qualcosa che la bloccava ma in cuor mio speravo si sbloccasse lavorondola ai fianchi con continui imput.Invece qualche giorno fà è successo quello che non mi aspettavo più anche se lo sapevo senza certezza.Partiamo dalla confessione, come spesso accade le stavo scrivendo qualche porcata su whatsapp, le solite cose, quanto sei porca, chissà se con un'altro cazzo lo saresti di piu ecc..Ad un certo punto il fulmine a ciel sereno, mi scrive: "comunque posso dirti che uno stretto lungo l'ho gia preso, scusami", potete immaginare come mi sono sentito, un conto è saperlo senza prove, un'altro è sentirselo confessare cosi candidamente.Stranamente non mi è montata la rabbia, anzi il mio cazzo si è svegliato in un attimo e lo ho risposto "cioè?".E lei: "in quel periodo ho scopato con uno, al motel,mi sono sempre sentita in colpa a tal punto che non sono piu riuscita".Io: "con chi, troia, lo sapevo, devi raccontarmi tutto".Lei: "questa sera ma giura che mi perdoni".io: "mi stai facendo eccitare come un porco e ti perdono solo se lo rifarai per me e con me".Lei:"si, forse ora si".Io:"non stò nella pelle, voglio sapere tutto, non vedo l'ora".Lei: "ok, scusami mi sento una merda perchè dovevo dirtelo prima, anche se sono certa che lo avevi già capito".Io:"lo avevo già capito ma non avevo la certezza, l'importante e che finalmente ti sei liberata da questo peso, ora cominciamo a vivere".Come potete immaginare aspettavo trepidante che tornasse dal lavoro, appena entrata mi abbraccia con le lacrime agli occhi chiedendomi scusa e sedendosi sul divano inizia a raccontarmi la storia.Ha conosciuto quest'uomo su una chat come semplice amicizia e parla oggi, parla domani, si sono scambiati il numero di cell. e sono entrati sempre più in confidenza sfogandosi a vicenda e raccontandosi ognuno le proprie storie e i propri problemi, lui separato con due figli e lei che in quel periodo non andava d'accordo con me.Questo rapporto mi ha detto che è durato 5 o 6 mesi finchè un giorno lui le disse che voleva incontrarla e lei accetto.Lui era di Torino e una sera si incontrarono, andarono a mangiare e parlarono molto, si creò una bella sintonia e decisero di rivedersi ancora.La seconda volta, vista la lontananza decise di prendere una camera in albergo per non dover fare la strada di ritorno la notte, lei si fermò in pezzeria, prese due pizze e mangiarono in camera sul letto.Dopo mangiato iniziarono a baciarsi e toccarsi, lui la leccò e la masturbò facendola godere molto e lei fece altrettanto, un bel pompino, aveva un cazzo stretto di diametro ma molto lungo e mi ha confessato che aveva un buon sapore e le è piaciuto molto.Arrivati al culmine dell'eccitazione lui le ha chiesto di poterla scopare, lei era bagnatissima e ne aveva una gran voglia ma non avevano i preservativi e non se l'è sentita(non prendeva la pillola).Allora giusto per farlo comunque godere si è dedicata al suo cazzo con la bocca facendolo impazzire fino a farlo godere, lui stava per veniree continuava dirglielo pensando di toglierlo dalla sua bocca ma lei non lo ascoltò e lo fece sborrare in bocca continuando a pomparlo finchè non uscì l'ultima goccia.Aveva la bocca piena di sborra di uno che non era suo marito ed era eccitata come la più grande delle troie, lui era in estasi e le disse che non aveva mai goduto in questo modo fantastico.Per quella sera finì così ma naturalmente non la storia.Si incontrarono ancora una volta, stessa procedura, cena e poi a letto, mi ha raccontato che era in accappatoio, lo aprì e lui era già eccitato, lei si tuffò sul cazzo e inizio a spompinarlo, lui la spogliò e la leccò per bene infilandole qualche dito nella figa fradicia.E fu così che arrivò il momento, mise il preservativo e la penetrò, mi ha detto che non capiva più nulla, era in estasi, quel cazzo sguazzava nei suoi umori, lo sentiva entrare e uscire in tutta la lunghezza e si sentiva troia ma libera, l'unico problema è che era troppo lungo e quando le sbatteva in fondo le faceva male.La prese in diverse posizioni e alla fine lei volle cavalcarlo, è la sua posizione preferita, ma mi ha detto che non riuscì a prenderlo tutto per via del dolore ma che ebbe un orgasmo da paura.Lo fecero per tre volte quella sera e godette come mai aveva goduto, purtroppo come spesso succede lui si innamorò e lei invece si riempì la testa di sensi di colpa e decise di interrompere la relazione.Questo è quanto, ora ditemi,cosa pensate ora della mia signora?Ora sembra più serena e anche se non ci siamo ancora arrivati la vedo molto decisa e più complice nel voler realizzare le mie fantasie, speriamo presto.
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11 years ago
pillinca,
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per le donne di sexylombardia
petali di rosa. Passa il vento e vi solleva o petali di rosa che a terra vi adagiate come ali di farfalle stanche mentre il giallo diseccato dei pistilli resta inerme a guardare le rosse bianche spoglie che in volo verso l'alto più non san tornare. Ma l'uccellino dalla nota lieve canta ed esulta sù quel caldo candido tappeto di petali di rosa. Eh! la vita eterno effluvio di gioia nella sua breve fragilità. un bacio a tutte Valerio1000
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17 years ago
valerio,
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