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PadronL. e la schiava

Dal diario della schiava Flavia.
Caro Diario, oggi 21 dicembre 2003 ho conosciuto la mia prima padrona. Mi trovavo in treno, questa mattina, e stavo raggiungendo l'Università. Dovevo seguire alcune lezioni ed incontrarmi con alcuni miei amici ed amiche. La carrozza era praticamente vuota. Nel mio scompartimento c'erano solo due persone, io ed un vecchio, quando Lei entrò. L'uomo era seduto ad un capo dello scompartimento, io all'altro. La Dea salì e si sedette vicino a me, sul sedile al di là dello stretto corridoio centrale. Notai subito che c'era qualcosa di speciale in lei. Non lo so, forse era il modo di camminare, elegante e maestoso, oppure i capelli, lunghissimi e splendidi. Tutto in lei richiamava un'aura di maestà assoluta. Indossava una gonna nera che le arrivava al polpaccio ed una maglia anch'essa nera. Ai piedi calzava dei sandali dal tacco altissimo che le lasciavano quasi del tutto scoperti i piedi. Poi il mio sguardo cadde sulle unghie delle sue mani.
Erano lunghe come non ne avevo mai vedute fin ad oggi e curate fin nei minimi dettagli, dal profilo al colore dello smalto. Gliele osservai per un poco, tranquilla perché nella carrozza non vi era praticamente nessuno che mi potesse vedere. Lei era voltata verso il finestrino e sembrò non degnarmi della minima attenzione, lì per lì.
Trascorsero alcuni minuti, durante i quali i miei occhi non si staccarono mai dall'immagine delle sue mani eleganti e dei suoi capelli lunghissimi. Poi, all'improvviso, lei si voltò ed io distolsi in fretta lo sguardo.
-"Ti piacciono?"- chiese.
Reagii un po' stupefatta. Sapevo perfettamente che mi stava chiedendo il perché del mio insistente sguardo sulle sue mani, ma in quel momento ritenni più prudente far finta di non capire.
-"Cosa dici, scusa?"- domandai.
-"Dai, non far finta di non capire, ho visto benissimo che mi stai guardando le unghie da dieci minuti buoni"-
Rimasi a bocca aperta.
-"Ma se stava guardando in direzione della finestra?!"- pensai.
Come se avesse letto il mio pensiero la ragazza indicò con l'indice della mano destra il vetro del finestrino. Poi batté leggermente la punta ben limata dell'unghia sul cristallo.
-"Si, l'ho visto dal riflesso sul vetro"-
Ero stata meno accorta di quel che avevo previsto.
-"In effetti non capita tutti i giorni di vedere delle unghie come le sue"- mormorai un po' intimidita
-"Vorresti vederle meglio?"-
-"Ecco, veramente."-
-"Vieni qui, davanti a me"- mi invitò.
Mi alzai e la raggiunsi. Ma già in quel momento mi resi conto di non aver seguito il suo consiglio ma bensì di aver obbedito ad un suo ordine.
Che ordine non era, beninteso. La Dea non aveva alcuna intenzione di costringermi a far qualcosa, fui io a decidere che quella sarebbe divenuta la mia Padrona. Desideravo inginocchiarmi ai suoi piedi, supplicarla di adottarmi come sua schiava, farmi impartire gli ordini più umilianti, fossero anche i più assurdi e crudeli.
Mi sedetti di fronte a lei e la Dea sorrise. Sollevò una mano e me la mise davanti al viso distendendo ed aprendo a ventaglio le dita. Non mi ero sbagliata, le sue unghie erano veramente curate, smaltate di un rosso acceso parevano brillanti lingue di fuoco che mandavano riflessi dorati. Le presi la mano fra le mie e le avvicinai il viso alle unghie, restando per un tempo che a me parve lunghissimo a fissare queste ultime come una perfetta ebete.
-"Sono molto belle"- dissi.
Lei rise. Aveva una bella voce limpida e cristallina ed una risata vivace come quella di una bambina. Lasciò che me ne restassi ad adorare la sua mano come una regina onora i suoi sudditi lasciandoli ammirare la propria regale bellezza. Confesso che avrei voluto avvicinarmi un po' di più e baciarle il dorso della mano e tutte le sue lucide, splendenti unghie. Ma la paura mi fermò. Chissà cosa avrebbe pensato di me se avessi fatto una cosa simile.
-"Ti piacciono?"-
-"Si, molto. Io le devo tenere molto corte. Si spezzerebbero, altrimenti"- dissi.
-"Vanno sapute curare"- rispose lei -"Giorno per giorno, le unghie sono la mia passione, da che io ricordi mi è sempre piaciuto tenerle molto lunghe"-
Ritirò la mano e la poggiò sul bracciolo del sedile. Io mi chinai per continuare ad osservarla, estasiata, e lei mi lasciò fare. Anzi, si accomodò meglio sulla poltroncina dello scompartimento ed accavallò le sue belle gambe, snelle e lisce.
Fu in quel momento che i miei occhi caddero sui suoi sandali. Avevano un tacco veramente molto alto ed ai suoi piedi risaltavano ancor di più in bellezza. Notai che anche le unghie dei suoi piedi erano molto lunghe e curate. Erano smaltate con la stessa tonalità di rosso ciliegia delle unghie delle mani.
-"Ma."- balbettai come un'idiota. -"Anche le unghie dei piedi sono niente male, riguardo a lunghezza!"-
La ragazza (non mi aveva ancora detto il suo nome né io mi ero presentata a lei) si portò una mano alla bocca coprendo un sorrisetto furbo e malizioso, poi con eleganza sollevò una gamba e la portò all'altezza del mio petto. La punta delle sue unghie era a non più di dieci centimetri da me e lei aveva piegato la caviglia in modo da "puntarmi" contro la punta del piede.
Rimase per qualche secondo senza parole. La mia prima preoccupazione fu quella di vedere che nessuno ci stesse osservando. Non conoscendo ancora molto a fondo la mia Dea mi venne da pensare che potesse essere solo una delle tante esibizioniste che si vedono ogni tanto in giro.
Cosa avrebbe pensato qualcuno che ci stesse guardando in quel momento? Lei aveva un piede sospeso in aria alla distanza di un palmo dal mio mento e io me ne restavo ferma come un bastone di legno.
Mi voltai e guardai alla mia sinistra, dalla parte del corridoio. Non c'era nessuno. Cercai allora di voltarmi ancora di più per vedere che non vi fosse nessuno nei sedili dietro di noi che potesse vedere. Ma scoprii di non potermi muovere più di tanto senza andare a sbattere contro la punta del piede della ragazza.
Ancora una volta, come se avessi avuto la capacità di ascoltare i miei pensieri la ragazza sorrise e mi tranquillizzò.
-"E' inutile che ti guardi intorno. Chiaramente non l'avrei fatto se vi fosse stato qualcuno oltre a noi, ma ora siamo sole"- disse.
Poi con un'occhiata furbetta aggiunse -"Per tua fortuna. Così potrai guardarmele meglio"-
Annuii. Ero stata veramente molto fortunata.
Quella era una Dea e sarebbe divenuta la mia Signora e Padrona.
Presi il suo piede fra le mani, sostenendolo da sotto la suola con le dita della mano sinistra e per il tallone con l'altra mano. La sua pelle era liscia e vellutata. Lei rilassò completamente la gamba lasciando che fossi io soltanto a reggerle quel piede bellissimo e sfrontato.
-"Toglimi pure il sandaletto, se vuoi vedermi meglio le unghie"- disse la ragazza.
Un sogno che si stava avverando -"Si, grazie"-
Sfilai il sandalo e lo posai sul sedile di fianco al mio, mentre poggiavo il piede della ragazza sulle mie gambe.
-"Ha dei bellissimi piedi"- dissi con timidezza.
-"Ha?"- pensai. Mi era venuto spontaneo dargli del lei. La ragazza se ne era accorta e sorrise della mia goffaggine.
-"Curo molto anche le unghie dei piedi, vedi?"-
-"Si, lo vedo"-
Tornai con le mani sulla pianta e sul dorso della sua estremità, mentre lei iniziò a giocare con l'alluce e le altre dita, piegandole e dondolandole. Mi venne istintivo massaggiarlo, sotto le dita, sul tallone e sulla caviglia. Le mie mani procedettero con lentezza sulla sua pelle. Passai all'incavo della pianta e poi al dorso.
La ragazza sembrò gradire. Lasciò che le mostrassi tutta la mia devozione trastullandosi a guardare il panorama fuori dal finestrino ed accarezzandosi i capelli. Non mi guardò neppure.
-"Senti"- disse dopo un po' -"Mi massaggeresti anche l'altro?"-
Si era già tolta il sandalo e stava sollevando la gamba. Non c'era bisogno che aggiungessi nulla.
Quando dissi -"Si, volentieri" l'altro suo piede era già comodamente appoggiato accanto all'altro, sulle mie cosce.
-"Hai un tocco molto dolce"- si complimentò la Dea.
-"Grazie. E lei ha dei piedi molto belli"- risposi, mentre riprendevo il massaggio. Con una mano il piede destro e con l'altra il sinistro.
-"Anche le mie unghie?"-
-"Bellissime"-
Lei rise. -"Ah, vorrei un trattamento come questo più spesso"-
-"Tutte le volte che vuole!"- esclami, prendendo la palla al balzo. Era l'occasione che attendevo per rivederla ancora -"Solo, non so dove potremo incontrarci di nuovo"-
-"Sei molto gentile, ma non vorrei darti troppo disturbo"-
Si era accorta benissimo che anelavo a divenire la sua serva ma voleva che fossi io a supplicarla.
-"Nessun disturbo. Anzi, ha dei piedi così belli che per me sarebbe un onore poter diventare la sua."-
Mi mancò la parola. Mi ero lanciata troppo in fretta, senza aver formulato prima la frase nella mente. Non potevo certo dirle che avrei voluto essere la sua serva. Ma lei mi venne in aiuto.
-"La mia cosa? La mia massaggiatrice? La mia schiavetta?"- sorrise.
Arrossii come un pomodoro ma annuii.
-"Che brava!"- disse lei, divertendosi del leggero solletico che le procuravo alle piante dei piedi -"Va bene, per me non c'è alcun problema. Possiamo trovarci a casa mia, quando sarò sola!"-
Mi disse dove stava e la fortuna fu dalla mia parte anche questa volta. Non abitava molto lontano da me.
-"Io mi chiamo L."- disse, sollevando una gamba e sfiorandomi per scherzo il mento con la punta del piede destro.
-"Flavia"- risposi e sorrisi del simpatico buffetto.
-"Bene, hai un buon tocco, credo proprio che userò spesso le tue mani. Sai, la sera dopo aver camminato tutto il giorno con questi tacchi spesso mi fanno un po' male i piedi."
-"Capisco. In questo caso sarò sempre a sua disposizione"- m'affrettai a rispondere.
-"Che cara! Ah, e tu sai anche come si curano le unghie, per caso? Come dare lo smalto, come pareggiale in punta, tagliarle e tutto il resto?"
-"Bè, non sono un'esperta, ma."
-"Imparerai, è essenziale. Sarai la mia manicure, pedicure e massaggiatrice"-
-"E' un onore"-
In quel momento il treno iniziò a decelerare.
-"E' la mia fermata"- disse L.
-"Ah"- dissi con dispiacere. Mi seccava davvero dover lasciar andare via quei piedini.
-"Rimettimi i sandali"- ordinò dolcemente ma con fermezza, come se ciò gli fosse dovuto.
Mi chinai, raccolsi i sandali e glieli misi. Le calzai prima il destro e poi il sinistro.
Quando ebbi messo anche il secondo sandaletto, avevo ancora il suo piede nelle mani, mi accucciai in ginocchio e baciai la punta delle dita, sperando che lei non si offendesse. Ma quando sollevai la testa per vedere la sua reazione la vidi sorridente e soddisfatta.
Mi accarezzò la testa (avevo ancora il busto chinato ed il suo piede fra le mani) come si fa con un cane.
-"Poverina, devono proprio piacerti, vero?"- chiese avvicinando ulteriormente il piede alla mia bocca.
-"E' così"-
-"Fa pure allora, avanti. Il treno non si è ancora fermato"-
Non potevo credere a ciò che avevo udito.
-"Grazie"- dissi. Poi, non sapendo come chiamarla (L. mi sembrò troppo confidenziale) aggiunsi -"Padrona"-
Lei rise. Mi sfiorò le labbra con le unghie dei piedi ed io gliele baciai. Poi feci lo stesso col dorso delle dita, col piede e col sandalo. Mi feci coraggio, dischiusi le labbra e m'avvicinai per leccarle ma a quel punto la Dea ritirò la gamba.
-"E' tardi. Devo andare"- disse, alzandosi velocemente e lasciandomi lì, in ginocchio.
Sulla porta del vagone mi lanciò un'ultima occhiata.
-"Fatti trovare domani sera davanti a casa mia. Alle sei, puntuale"-
-"Si, Signora"-
L. sorrise.
-"A domani, schiavetta!"-
Scese. Io restai ancora qualche secondo in ginocchio fra le poltrone della carrozza, incerta se credere o meno a ciò che avevo sentito.
Mi aveva chiamata schiavetta. Si, ero la sua schiava. Lo sono. E mi aspetta domani a casa sua alle sei. Ci sarò.

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