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PadronVale e la schiava ammalata

Quando Vale si svegliò, quella mattina, il Sole era già alto e la sua stanza silenziosa. Ancora assopita la ragazza guardò il quadrante della sveglia. Le lancette indicavano le 9:30.
Vale balzò a sedere sul letto.
-"Le nove e mezza?!"- urlò -"Sarei dovuta essere già al colloquio a quest'ora!"-
Le sue grida furenti svegliarono Alex, che era sdraiata sullo scendiletto proprio a fianco del tiepido giaciglio della Dominatrice. La schiava aprì gli occhi e si trascinò sulle quattro zampe, ciondolando.
-"Cagna! Avevi l'ordine di svegliarmi! Non ti ricordi che stamani avevo un appuntamento importante?"-
-"Mi.. mi dispiace, Padrona.davvero, è che stamattina non mi sono svegliata in tempo, mi sento poco bene.credo di avere la febbre."-
Padrona Vale tirò via le lenzuola con uno strattone. Aveva indosso solo gli slip ed una canottiera di cotone. Discese il letto solo con le gambe e, sempre restando seduta sul materasso, fece piombare i suoi piedi sulla schiena della schiava incapace, schiacciandola sul tappeto come un verme.
-"Non ti senti bene? Non ti senti bene?!"- urlò furente -"Che cosa vuoi che mi importi di come ti senti? Tu hai il sacro dovere di preparare il mio risveglio tutte le mattine leccandomi i piedi all'ora in cui io voglio essere svegliata! E' chiaro?"-
-"Si, Padrona"-
Vale calcò ancor più forte i piedi sulla testa della schiava.
-"Stronza! Inutile cagna!"- S'alzò in piedi sempre con la serva sotto di sé, le diede un altro paio di calci e solo allora sembro ritrovare un poco di tranquillità.
-"Ora datti da fare e aiutami a vestirmi"-
-"Si Padrona"- uggiolò la serva ancora dolorante. Vale si vestì elegantemente, come una principessa e si preparò ad uscire.
Prima però prese la serva per i capelli e le disse -"Tu invece spogliati"-
Alex obbedì. In casa faceva abbastanza caldo, perché il riscaldamento era attivato ed i termosifoni funzionavano a regime. La serva rimase solo con le mutandine ed una maglietta fine di cotone. Tremava per il freddo e per la febbre che stava inesorabilmente salendo. Un sapore orribile le pervadeva la gola, la testa le girava vorticosamente.
-"Mentre io sono via, e starò fuori per tutto il giorno"- disse a Padrona -"tu resterai per punizione sulla terrazza, seminuda come sei"-
-"Ma, Signora.fuori sono solo dieci gradi! Si gela!"- supplicò la schiava -"Temo di avere l'influenza."-
-"Ah ah"- rise Vale -"Vedrai che una giornata all'aria aperta avrà un effetto taumaturgico sulla tua salute. E magari ti aiuterà a temprare lo spirito, così imparerai ad essere obbediente!"-
Afferrò la chioma già scarmigliata di Alex e la trascinò sul terrazzo. Fuori faceva effettivamente freddo. La schiava, non appena si trovò oltre la porta a vetri del balcone si sentì mordere dal gelo e s'irrigidì. Si gettò ai piedi della Padroncina, abbracciandole le caviglie e baciandole la punta delle lucide scarpe nere col tacco alto. Intanto supplicava la giovane Dea di non lasciarla fuori. Vale stette qualche secondo a godersi la disperazione della sua cagna poi si annoiò e la allontanò assestandole un calcio in pieno volto.
-"Ci vediamo, vacchetta"- disse con disprezzo e se ne andò chiudendo a chiave Alex fuori sul balcone.
La schiava rimase in effetti al freddo fino a sera, quando la Padrona tornò a prenderla. Tremava accoccolata in un angolo del terrazzo, riparandosi alla meglio fra le mura ed alcuni vasi di fiori. Durante il giorno la sua influenza era peggiorata molto ed ora la febbre aveva superato i trentanove gradi.
Incurante di ciò Padrona Vale le ordinò di recarsi alla scarpiera e di lucidarle per bene le scarpe indossate durante la giornata ed altre paia che aveva tirato fuori appena tornata a casa e fra le quali avrebbe scelto quelle da indossare il giorno dopo.
-"Prima però c'è un'altra cosa che devi fare per me"- disse Vale, che a stento riusciva a trattenere il riso -"Il prelavaggio ai miei calzini!"-
Si tolse le calze sudate, le arrotolò facendone un bolo e le infilò nella bocca della schiava. Alex passivamente accolse i calzini succhiandone il sudore, ingoiando le particelle di sporco che dal tessuto si liberavano sulla sua lingua e nel suo palato. Non dimostrò schifo, però, nel subire questa ennesima mortificazione, al contrario. Il risolino di derisione che vedeva sulle labbra della Padrona era la migliore dimostrazione del fatto che gran parte della rabbia per la mancata sveglia quella mattina era sbollita.
Alex si muoveva come uno zombie, procedendo nella sua umile posizione canina e subendo le frasi di scherno della Padrona, quella sera più pungenti che mai. Mentre Vale cenava in sala da pranzo, la schiava si dedicò alla lucidatura delle scarpe. La eseguì come la sua Dominatrice le aveva insegnato, prima una pulizia sommaria con la lingua (per farlo si dovette prima togliere i calzini di bocca) compresa suola e tacco, poi un passaggio con uno straccio pulito per rimuovere le tracce di saliva ed infine il lucido.
Quella sera PadronVale era stanca. Aveva camminato molto durante il pomeriggio, come testimoniavano i piedini sudati, così dopo aver cenato si distese sul divano per rilassarsi un poco guardando la TV. La serva le leccò le estremità a lungo, tenendo le piante sopra il dorso delle proprie mani, in modo da non farle toccare il freddo pavimento. Quando la Padrona si fu scocciata dei soliti programmi televisivi banali e monotoni decise d'andare a coricarsi.
-"Seguimi, troia"- disse e salì con tutto il suo peso sulle mani di Alex. Si infilò le ciabattine e si diresse verso la camera, seguita dalla schiava che a causa della malattia procedeva più lentamente del solito.
-"Stamani non mi hai svegliata"- disse Vale -"certo io ti ho lasciata tutto il giorno fuori al freddo e questo forse ti sembrerà una punizione sufficiente per fare ammenda della tua grave mancanza, tuttavia non mi ritengo ancora del tutto soddisfatta"-
Vale era seduta sul letto e la serva le stava davanti in ginocchio. La fronte le toccava quasi terra a pochi centimetri dai piedini della Dominatrice.
-"Devi capire che io sono tutto e tu sei nulla. Cento anni della tua sofferenza non potranno mai ripagare una colpa come quella di cui ti sei macchiata"-
Alex non rispose. Vale alzò una gamba e pigiò il tacco della ciabatta contro il collo della serva. Ruotò il piede per farle più male.
-"Lo capisci questo?"- chiese -"Rispondi"-
-"Si Padrona"-
-"Allora capirai che quanto ho fatto quest'oggi non è per farti del male o punirti, ma solo per insegnarti, affinché tu possa diventare al più presto una schiava devota e capace quale quella che la mia persona merita. Non sei d'accordo?"-
-"Si Padrona"-
-"Ebbene?"-
Alex esitò -"Grazie Padrona, per avere cercato di insegnare come diventare una buona schiava ad una incapace quale io sono"-
Vale sorrise divertita. I ruoli si erano invertiti, quanto più lei si mostrasse un'aguzzina, tanto più passava da benefattrice. Tolse il piede dal collo di Alex.
-"Stai male?"-
-"S.si Padrona"-
-"Ah, poverina. Ma Padrona Vale ha una cura per te"- disse e prese per i capelli la sua schiava sbattendola ad un'estremità del letto, quella dove poggiava i piedi. Prese un nastro di stoffa e legò i polsi di Alex al bordo della rete, sotto al materasso, poi si sdraiò sul letto. La schiava era costretta in ginocchio, con il busto eretto ma le braccia legate sotto al letto. La testa di Alex sporgeva al di sopra del bordo del materasso di qualche centimetro, giusto quanto le sarebbe bastato per poggiare il mento sulle lenzuola.
-"Stai comoda?"- chiese Vale con tono sarcastico -"Domani mattina voglio che tu mi svegli alle otto in punto. Non vorrei si ripetesse la storia di stamani, che non sei in grado di sollevarti in piedi. Così ho pensato che da quella posizione ti sarà più facile svolgere la tua mansione di sveglia. Vedi? Il tuo viso è proprio davanti ai miei piedini"- rise e strofinò i piedi sul viso di Alex, prima l'uno poi l'altro -"Così domani non avrai nemmeno da compiere lo sforzo d'alzarti, basterà che tu tiri fuori la lingua e mi lecchi le dita. Non sono una Padroncina caritatevole con la sua schiava?"-
-"Si Padrona. Grazie Padrona"- rispose Alex affranta.
Vale rise, si sdraiò sul letto e spense la luce. I suoi piedi cercarono il viso di Alex, si intrufolarono nella bocca della schiava, la schiaffeggiarono con le piante sulle guance, le strizzarono il naso fra le dita, le sfregiarono la chioma col tallone. Poi Vale cedette al sonno e si addormentò.
Trascorse qualche ora. Sebbene la prima ad addormentarsi fosse stata la Padrona anche Alex, a dispetto della scomodissima posizione, riuscì a prendere sonno. Dormì col viso a pochi centimetri dalle estremità di Vale, col mento appoggiato al bordo del materasso.
Fu verso le tre di notte che il piedino destro della Dea, muovendosi nel sonno, andò a sfiorare la bocca secca della schiava. Il contatto dell'alluce con le labbra bollenti di febbre della sottomessa svegliò Vale.
La Principessa aprì gli occhi, che nell'oscurità brillavano come stelle. La Padrona ritirò le gambe, indispettita da quella cosa rovente che ne aveva causato il risveglio e della quale, lì per lì, non riuscì a capire la natura.
Si mise a sedere sul materasso.
-"Ah"- disse -"Sei stata tu"-
La schiava s'era svegliata quando l'unghia dell'alluce di Vale le aveva sfiorato le labbra. Sollevò un poco il capo ma la testa le girava vorticosamente e la fronte sembrava pesantissima. Inoltre tutte le ossa del corpo e facevano un gran male e gli occhi le lacrimavano.
Vale distese le gambe toccando nuovamente con le dita la bocca di Alex. Poi spostò la pianta del piede sulla fronte della schiava.
-"Scotti proprio, lo sai?"-
Alex non rispose.
Vale sorrise e si alzò. Si infilò le ciabatte, girò lungo il perimetro del letto fino ad arrivare di fianco alla serva, la sciolse dai nastri che la tenevano ancorata alla rete e la sottomessa piombò per terra come un sasso, rantolando ai piedi di Vale.
-"In ginocchio!"- esclamò la Padrona.
Alex tentò di obbedire ma le sue membra sembravano di legno. Vale si chinò, la prese per i capelli e la obbligò in ginocchio. Ora la testa di Alex era al livello del bacino della giovane Dominatrice. Vale si tolse gli slip e schiacciò a bocca della serva sul suo sesso.
Alex, intuendo qualcosa, tirò fuori la lingua e cercò di leccare quel fiore meraviglioso, ma la sua lingua era secca e arida come il resto della bocca. La malattia la stava disidratando.
-"Chi ti ha detto di leccare, merdosa?"- la rimproverò Vale -"Tieni la bocca aperta e basta. E non fiatare"-
Alex, sfinita, non obbiettò. Se la Padrona voleva usarla come cesso facesse pure. Ormai il suo corpo era diventato insensibile a freddo, dolore e disgusto. La sua mente invece era insensibile alle umiliazioni già da molto tempo prima. Il fiotto dell'urina arrivò centrando in pieno la gola della serva. Alex deglutì, poi il flusso divenne più abbondante, Vale non si tratteneva, la schiava cercò di bere tutto e, quando la sua bocca fu completamente piena di pipì finalmente Vale si fermò, soddisfatta. Questo diede ad Alex il tempo di ingoiare tutto il liquido.
Non ne perse neppure una goccia.
-"Adesso puoi leccare, serva"- disse Vale -"ma non per farmi godere. Ci saranno altre occasioni ed ora devo riposare. Puliscimi solamente, sii la mia carta igienica e poi rimettimi gli slip"-
Alex obbedì. Leccò e ripulì il sesso di Vale da ogni traccia d'orina. Quando la pelle della giovane Dominatrice fu di nuovo pulita e profumata così come la serva l'aveva sempre conosciuta, Vale mollò i capelli di Alex e questa stramazzò per terra ai piedi della Dea, con la faccia schiacciata sugli slip.
Rimase in quella posizione qualche secondo, sempre con la Padrona immobile sopra di lei che le teneva i piedi ai lati della testa.
-"Avevi le labbra secche e la gola riarsa, no? Non vedi com'è gentile la tua Padroncina, che quando hai sete ti disseta col suo nettare? Ora sbrigati a rimettermi le mutandine, non vedi che sto prendendo freddo, cagna?"- disse Vale. Alex si alzò a fatica, con i denti prese gli slip e nel sollevarsi a quattro zampe li portò fino all'altezza delle ginocchia della Padrona. Poi, aiutandosi con le mani rimise l'indumento al suo posto.
Vale si voltò di scatto e tornò a letto, rituffandosi fra le morbide lenzuola e beandosi del tepore del suo giaciglio.
-"Vattene nella camera degli ospiti, troia malaticcia"- disse -"Mi fai schifo solo a vederti, ridotta così; e non mi sei neanche utile come sveglia, tanto! Mi ricorderò da sola di svegliarmi ad una certa ora, finché non ti sarà passata la peste. Ora sparisci dalla mia vista, ti do due giorni per guarire. Massimo tre. Fino ad allora non ripresentarti al mio cospetto o sono botte per te. E ricorda che quando starai meglio dovrai recuperare il tempo perduto...a presto, vacca!"- Poi le appoggiò la pianta del piede destro sul viso e la spinse bruscamente verso la porta.
Per tre giorni PadronVale rimase senza serva ma, al ritorno di quest'ultima.

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Comments

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  • vogliosamente384376, 44/44
    peccato che non la conosco io questa padrona .......non ne rimarrebbe un pezzo senza strisce della mia cinghia.......
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