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Miscellaneous Fetish Cuckold Threesome Swingers

Uno zio da consolare (gay)

Finalmente dopo due anni di lavoro non-stop, questa estate sono riuscito anch'io ad organizzare una bella vacanza al mare. L'aggettivo non deriva dalle condizioni atmosferiche che, come ben sapete, sono state pessime, ma da quanto sto per raccontarvi.

Vacanze! Era ora! Ma con il portafoglio vuoto... al solito.

Mi decisi ad alzare la cornetta ed ho telefonato a zia Simona per due semplici motivi: primo - ogni estate va in Liguria nella sua bella casetta in riva al mare; secondo - si è sposata con un manzo da cardiopalma.

Mi ricordo perfettamente l'estate di tre anni fa, quando ho passato tutto il mese di agosto ad ammazzarmi di seghe in acqua, a letto o al cesso. Un gran bel contributo l'avevano fornite anche le quotidiane trombate dei due, che mi svegliavano nel pieno della notte. Che bel risveglio però!

Lo ammetto, il richiamo del cigolio del letto mi ha più volte spinto a sbirciare dal buco della serratura.

Non che dovessi capire che cosa stesse succedendo nell'alcova; zia Simona e Franco non hanno mai lesinato sospìri e gémiti che si potevano chiaramente percepire fin dal mio divano-letto, posizionato in un ampio salotto al piano inferiore. Tuttavia non potevo resistere alla visione del parente acquisito che si scopava selvaggiamente la sorella di mio padre.

Quando poi tornavo a letto dovevo spararmi un paio di seghe per poter riprendere sonno.

Ma questa è acqua passata.

Preparatomi a notti di frenetici smanettamenti e di infoiamenti costanti, dopo il nulla osta di zia Simona, mi precipitai a Ventimiglia con le valigie cariche di entusiasmo e t-shirt.

La vacanza non avrebbe potuto cominciare meglio, sulla banchina Franco mi stava aspettando.

E' un uomo di 45 anni, alto circa 1,75, bello robusto. In stazione lo riconobbi immediatamente: occhiali da sole, un po' stempiato, capello crespo, pelle naturalmente scura, ossa grosse, mani tozze e una splendida camicia bianca che si apriva su di una selva di peli neri sui quali si adagiava dolcemente una lucente catenina d'oro.

"Ciao, fatto buon viaggio?" - mi disse prendendomi le valigie.

"Non vedevo l'ora di arrivare!" - santa verità! - " La zia?"

"A casa! Sta preparando la cena".

Santa donna! E ottima cuoca !!!

Sulla macchina abbiamo parlato del più e del meno ed io non riuscivo a togliergli lo sguardo di dosso. Osservavo le grosse mani sul volante, la barba di solo un giorno che già segnava prepotentemente il viso, i pettorali ben definiti che si intravedevano attraverso la camicia e tutti gli altri optional che quel ben-di-Dio mi stava offrendo, ma ahimè, al solo senso della vista. Non vedevo l'ora che arrivasse la sera per gustarmi lo spettacolo.

Mangiammo velocemente e con la scusa del viaggio andai a letto presto.

Mia zia mi aiutò a preparare il divano per la notte, poi andò di sopra col marito a guardare la tele.

Come sperato l'atteso cigolio mi risvegliò verso mezzanotte. Mi ero perso qualcosa?

"Porca puttana!"

In fretta e furia e nudo come un verme salii le scale e mi piazzai dietro alla porta, appoggiando l'occhio al buco della serratura.

Fantastico!

Il meraviglioso culo peloso di Franco era in primo piano. Adesso lo riconoscevo perfettamente.

Con un movimento a ritmo variabile, a volte anche violento, mio zio stava sfondando la fica Simona di cui riuscivo solo a vedere due gambe per aria che sobbalzavano di riflesso.

La mia attenzione si concentrò sui due splendidi coglioni pelosi, rassodati dall'eccitazione che avrei volentieri leccato e coccolato per tutta la loro superficie fino a sospingermi con l'ardimentosa lingua sulla soglia dell'oscuro antro proibito.

"E allora? Ti piace ancora il cazzo! Dimmi che ti piace! Ti piace ancora quando ti scopo?" .

Di colpo raggelai, c'era qualcosa di strano: Franco era molto violento ed aveva un tono di voce decisamente più alto del solito. Zia Simona non fiatava, non gemeva di piacere e sembrava quasi annoiata.

"Che stronza!" - pensai - "Chi ha il pane non ha i denti".

Io il pane non l'avevo, i denti sì, ma in quella situazione non mi sarebbero comunque serviti.

Franco girò mia zia su se stessa, con forza, mettendola a pecora, ma non appena cercò di penetrarla da dietro lei si divincolò cercando di alzarsi dal letto.

"Ma vai a cagare!" gli disse in modo sguaiato.

In pochi secondi Franco le fu di nuovo sopra, sedendosi al di sotto delle grosse tette e gridò:

"Vengoooo!".

Così mi perdevo tutta la scena! Lo zio era di schiena e vedevo solo il trio gamba - figa - gamba della zia che si agitava nervosamente.

Dopo pochi attimi di immobilità Simona si alzò come se non fosse successo nulla e cominciò a rivestirsi, pulendosi la faccia ed i capelli impiastricciati di sperma.

Più veloce e silenzioso di un gatto tornai di sotto e mi infilai a letto, non volevo che potessero pensare avessi sentito qualcosa. Preoccupazione vana!

Una volta sull'uscio di casa mia zia urlò svegliando tutta la città:

"Ciao stronzo! Adesso che ti sei finalmente svuotato i coglioni esco e vado da chi mi sa dare il vero piacere! Vai a fare in culo!".

Ero sconcertato per ovvi motivi.

Evidentemente l'unione idilliaca tra i due si era incrinata, ma questo era niente. Da chi andava mia zia? C'era qualcuno meglio di Franco? Beh! La segreta speranza era che prima o poi mi sarebbe stato presentato. L'ultimo oltraggioso invito proferito da quella bocca sguaiata era però miele per le mie orecchie.

Scherzi a parte ero molto preoccupato ed avvilito. Voglio molto bene ai miei zii e non sapevo che cosa fare.

Di certo non potevo fare finta di non avere sentito nulla.

Preso il coraggio ed un pacco intero di lattine di birra entrai senza bussare nella camera da letto.

"Franco, stranamente stasera sembra che non piova. Andiamo sugli scogli e ce le facciamo fuori tutte..." - gli dissi indicando le birre - "ok?".

Mio zio restò immobile, nudo come un verme, ancora sporco di sperma, guardandomi come se fossi trasparente. Grazie agli slip ed ai jeans, la mia prepotente erezione rimase quasi invisibile mentre cercavo di mantenere la calma, anche se avrei voluto zompargli addosso e confortarlo in ben altro modo.

Sembrava un guerriero sconfitto, ma io potevo ammirarlo dai piedi ai capelli, sarei rimasto lì per ore, fortunatamente dopo pochi secondi i grandi occhi neri ripresero tristemente vita.

"Ok! Andiamo".

In un battibaleno, infilati un paio di jeans a pelle e la camicia stropicciata della mattina, fummo in macchina.

Arrivati sugli scogli, in un posto isolato, cominciai a passargli una birra dietro l'altra e un po' narcotizzato dai fumi dell'alcol finalmente venni a sapere che mia zia aveva scoperto a quarant'anni la sua tendenza lesbica e lo stava per mollare per una fotografa di Milano.

Poveretto! Gli eterosessuali maschi sono assolutamente impreparati a questi colpi di scena. Sembra sempre che le nuove direzioni di libido delle mogli vadano a minare le fondamenta della propria virilità. Mah!

"Beh! Puoi farti tutte le donne che vuoi" - gli dissi oramai sbronzo - "Sei un bel torello e chiodo caccia chiodo!"

"Dici?" - mi rispose con il tipico tono a "montagna russa" degli ubriachi - "Lo sai che sono imbranato con le donne..."

"E allora scopati un uomo così siete pari" - ma che cazzo stavo dicendo?

"Ma sei scemo? Non sono mica frocio io?" - tagliò corto un po' stizzito.

"Peccato! Io sì, fino al midollo..." mi bloccai. Le birre mi avevano fatto parlare troppo.

Di colpo sentii calare un silenzio di piombo. Non avevo il coraggio di voltarmi e di incrociare i suoi occhi.

Come avrebbe reagito? Sbronzo come era avrebbe potuto anche spaccarmi la faccia.

I minuti non passavano mai, poi sentii Franco alzarsi a fatica e avvicinarsi, traballante.

Feci dei grandi respiri cercando di svegliarmi dallo stordimento con l'aria fresca del mare. Io non ero completamente partito e sarei potuto fuggire.

Mio zio mi era accanto, in piedi, a pochi centimetri.

Con stupore sentii vicino all'orecchio il rumore della cerniera del jeans scendere incerta.

Mi voltai quasi subito.

Franco aveva già tirato fuori il suo splendido uccello, ancora addormentato, e mi guardava con un aria un po' triste ed un po' impaurita.

"Allora vediamo che sai fare" - mi sussurrò.

Adoro i cazzi ancora molli. Impazzisco nel sentirli indurire velocemente in bocca.

Questa era una sfida contro l'alcol e contro le inclinazioni eterosessuali del mio adorato parente.

Slacciai bene i pantaloni e glie li calai, l'assenza delle mutande mi eccitò all'inverosimile.

Cominciai lentamente a leccargli i coglioni gonfi e la base dell'asta, assaporando ogni tanto la proporzionata cappella, giusto per gustarmi il progressivo irrigidimento del cazzo.

Di tanto in tanto i miei occhi si incrociavano con i suoi, socchiusi, rapiti. I sospiri e lo sguardo un po' beota tradivano il piacere che gli stavo donando.

Dopo pochi secondi il cazzo di Franco era al massimo della propria dilatazione ed io potevo ammirarlo beato sotto la luce della luna, umido della mia saliva e del proprio abbondante liquido pre-spermatico.

Non era un cazzo enorme, più o meno diciotto centimetri, ma bello tozzo, duro e con due grosse vene in evidenza che correvano lungo l'asta.

Il sapore era meraviglioso, acre, di uomo fumatore.

Franco mi prese per i capelli ed incominciò ad accompagnare i miei movimenti della testa, spingendo sempre più a fondo la sua asta nella gola.

Senza interrompere il ritmo, con estrema naturalezza, tirò fuori dal taschino una sigaretta e se la accese.

Ad ogni boccata gemeva e mi guardava con aria soddisfatta.

"Slacciati la camicia, voglio vedere il tuo petto... da quaggiù deve essere uno spettacolo" - gli dissi.

E così fu. Pian piano ad ogni bottone slacciato, mi sentii pulsare il cazzo all'inverosimile.

Sotto la luce delle stelle vedevo dal basso mio zio, possente, con i suoi splendidi pettorali pelosi che cominciai a massaggiare dolcemente alla ricerca dei meravigliosi bottoncini rosa.

Mentre gli slappavo sapientemente i coglioni e l'asta del cazzo, ammiravo la collina del suo addome ricoperto di fitta peluria e, subito dietro, i grandi pettorali, duri, sui quali batteva ritmicamente la catenina d'oro.

Mio zio era evidentemente al settimo cielo, con la lingua ogni tanto roteavo intorno alla sua cappella e stimolavo il prepuzio con piccoli colpi leggeri.

"Cazzo! Nessuna donna mi ha mai fatto un pompino del genere!" - disse sottovoce tra sé e sé.

Oramai riuscivo ad infilarmi tutto il suo cazzo ed anche i coglioni nell'esofago.

Con una mano mi masturbavo velocemente. Non ce la facevo più. Mi ero calato i pantaloni e mi stavo segando velocissimo. Il profumo della sua pelle mi aveva letteralmente drogato, avrebbe potuto chiedermi qualsiasi cosa.

"Vuoi venire?" - chi chiesi con la bocca orami dolorante.

"No, non ancora... aspetta e vedrai che sorpresa!" - mi rispose beffardo.

Il suo sguardo era d'improvviso cambiato, quasi divertito. Rimasi un po' stupito, ma non me ne curai più di tanto. Tutta la mia attenzione era concentrata sul suo cazzo che continuavo a venerare con irreprensibile devozione.

A volte sembrava distratto, sembrava che guardasse qualcos'altro dietro di me.

D'un tratto mi sentii afferrare per i fianchi da due grosse mani robuste.

"Che cazz...!" - mi girai di colpo. Ecco cosa stava guardando mio zio! Alle mie spalle, silenziosamente si era appostato un armadio sulla cinquantina. Il rumore del mare non mi aveva permesso di sentirlo arrivare.

Era già completamente nudo. Sullo scoglio più vicino erano ammonticchiati un paio di pantaloncini e due ciabatte.

"Zio, lo conosci?" - chiesi un po' intimorito.

"Zio?" - chiese divertito l'uomo con voce da basso - "Siete proprio due porci! Fantastico! Che frocioni!"

I suoi occhi si accesero di fòia. Era alto circa un metro e ottanta, ma sarà pesato per lo meno 130 chili.

La testa pelata luccicava sotto la luna, anche se la sua carnagione era molto scura, bruciata dal sole.

Il corpo era molto robusto, ma senza peli. Sotto ad una prominente pancia da sbevazzatore notai un cazzo enorme. Lo spavento fu notevole.

"Lo conosci?" - chiesi nuovamente impaurito a mio zio.

"Di vista. Tua zia compra da lui il pesce al mercato del sabato"

"Si. Il pesce è la mia specialità. Tua zia te li ha sempre cotti in modo sfizioso, io te lo inforno crudo" - disse quello con un accento spiccatamente meridionale.

"Dai nipote! Fammi vedere come lo si piglia in culo" - ridacchiò Franco divertito e sbronzo.

Dietro di me l'orco cattivo stava affondando il suo faccione tondo tra le mie natiche. Le sue manone mi aprivano bene le chiappe e sentivo la lingua farsi strada velocemente verso il mio povero buchetto.

La sua barba ispida raschiava dolorosamente dove non mi batteva mai il sole, ma non avevo alcuna intenzione di lamentarmi. La sua attenta opera di lubrificazione mi donava immenso piacere. Sentivo ad ogni leccata, ad ogni sputo, ad ogni affondo di lingua il mio buco rilassarsi ed aprirsi inaspettatamente.

"Cazzo, mi stai facendo impazzire, mi stai leccando le budella" - gridai in preda al piacere.

Franco non accettò questa mia distrazione e mi rinfilò di colpo tutto il cazzo in bocca afferrandomi per i capelli.

"Succhia nipote, non ti distrarre. L'hai voluto tu ed adesso devi farmi godere!".

Questa piccola violenza fu una sorta di segnale per il pelatone. Sputò due volte sul mio ano dilatato e poi si appoggiò al mio culo con la sua grossa cappella.

"Ahio! Cazzo!" - gemetti.

"Dai bellino, non fare il moccioso davanti a tuo zio. Lo so che ti piace prenderlo" - rise.

Mi voltai e vidi tutta la sua massa possente spingersi verso di me serrandomi i fianchi con la morsa delle sue mani.

Rivoli di sudore gli scendevano su tutto il corpo.

Sui grossi pettorali un po' cadenti e dai capezzoli sporgenti notai un grosso piercing ad anello.

Lo osservai per qualche istante e notai che tutto il suo aspetto (la sua grossa faccia tonda con gli occhi socchiusi, il corpo senza peli, la bocca carnosa) lo catalogava attraverso l'arte della fisognomica nella peggior specie di "porco". Ciò mi eccitò moltissimo e con un colpo deciso all'indietro mi conficcai in un colpo solo tutta quella mazza enorme, paralizzandomi per qualche secondo per il dolore.

"Cazzo che troia che è tuo nipote!" - disse rivolto a mio zio - "Dai passami un birra che ho sete!".

Franco tirò fuori altre due birre, una la passò all'uomo l'altra la tenne per sé, senza mai fermarsi col suo movimento di reni ed i continui affondi nella mia bocca.

"Hai sete piccolo?" - chiese mio zio sfilandomi il cazzo di bocca - "Bevine un po'".

Bevvi due sorsi, poi con la bocca ancora piena gli risucchiai il cazzo.

"Porca Troia! Un pompino con le bollicine" - osservò il pescivendolo che ancora era rimasto immobile col suo obelisco conficcato nelle mie budella.

"E' ora di dare inizio alle danze" - aggiunse. Si portò la lattina alla bocca e bevendo si rovesciò addosso un bel quarto di birra. La vidi scorrere lungo le sue curve, la sua pancia ed infine la sentii entrarmi nel culo attraverso il suo cazzo.

Percepii di nuovo la presa delle sue mani sui miei fianchi. Incominciò a pompare come una locomotiva a vapore in partenza.

Franco divertito dalla scena si rovesciava la birra sul petto peloso e sul cazzo. In questo modo di lì a pochi minuti fui completamente sbronzo. Non sentivo più male, ma solo un piacere diffuso. Ridevamo tutti come bambini. Venivo sbatacchiato in avanti dagli affondi dell'armadio e la sua pancia prominente sbatteva rumorosamente sulle mie chiappe.

"Cazzo sei fantastico hai culo caldissimo, un velluto"

"Ehi! E' mio nipote. Voglio fotterlo anche io!" - urlò mio zio.

"Prego!" - rispose il pescivendolo sfilando di colpo la sua asta dal mio culo facendola schizzare in su, umida, verso il cielo, come una molla. D'un tratto mi sentii alleggerito.

Mio zio mi girò. "Voglio vederti in faccia mentre ti fotto!"

Il pelato raccolse un po' dei nostri vestiti sparsi in giro e me li infilò alla base della schiena per sollevare il bacino.

"Grazie" - disse mio zio - "Eccolo là il tuo buchetto, spero che non te lo abbia sfondato".

Il gigante rise di gusto.

Dopo il suo passaggio mio zio infilò facilmente la sua verga nelle sue budella, guidandola con la mano.

Incominciò a pompare con foga su di me. Teneva sulle spalle le mie gambe e le gocce di sudore cadevano dal suo petto al mio. Finalmente mi stava chiavando!

Il sogno di una vita!

Potevo osservare da vicino le sue espressioni che tradivano un intenso piacere. Le mie mani poggiate sul suo culo duro come il marmo lo invitavano ad aumentare il ritmo.

D'un tratto Franco mi fissò intensamente. Le nostre facce erano vicine e potevo sentire in viso i suoi sospiri. Alzai la nuca e gli cacciai la lingua in bocca. Si ritrasse, ma subito dopo la sua lingua tornò a cercare la mia. Ci baciammo a lungo, mentre senza mai fermarsi mi chiavava in modo magistrale.

"Ehi! Ed io che cazzo ci sto a fare qui?" - disse il pelato - "Datevi da fare".

L'uomo infilò il suo cazzo enorme tra le nostre bocche separando le lingue incandescenti.

Con stupore mi accorsi che Franco mi seguiva nel leccare l'enorme cappella.

Cominciammo a passarci il cazzo del porco, un po' lo spompinavo io, un po' mio zio, un po' leccavamo l'asta assieme.

Mio zio in pochi minuti aveva imparato a fare dei pompini grandiosi ed io mi godevo la scena leccando e risucchiando le palle enormi del colosso.

Il pescivendolo si girò di colpo, mi bloccò i polsi e mostrando il suo grosso culo a mio zio che continuava a pompare cominciò a chiavarmi in bocca. Ero immobilizzato e sentivo quel boa gigantesco nello stomaco.

"Leccami il culo tu!" - ordinò a mio zio.

Non potevo vederlo ma dai sospiri e dalle frasi oscene che sentivo la lingua di mio zio stava lisciando le palle del pescivendolo.

Poi, mentre quest'ultimo continuava a scoparmi in bocca sentii mio zio uscire improvvisamente dal mio culo.

D'un tratto il pelato mi strinse i polsi fin quasi a spezzarmeli. Gridò dal dolore e gridai anch'io.

Franco gli aveva piantato il cazzo da dietro. Vidi la testa di mio zio spuntare sopra la boccia lucida del pelato. I colpi erano violentissimi e si riflettevano nel mio esofago attraverso quella nerchia gigante.

"Si, stronzo! Spaccami il culo mentre scopo in bocca tuo nipote!"

Il porco era oramai ricoperto di sudore e mio zio gocciolava su di lui affondando con sempre maggiore violenza.

"Ti spacco il culo! Te lo faccio sentire fino in gola!" - uno zio irriconoscibile!

"Puttana Eva, sborro!" - gridò il pelato.

Tentai di divincolarmi ma fu tutto inutile! Sentii esplodermi in gola un fiume di sborra incandescente.

Ai primi fiotti pensai di riuscire ad ingoiarla tutta, ma al terzo spasmo fui inondato di sperma e dovetti allentare la presa. Il cazzo del pelato continuava ad andare su e giù nella mia bocca e dalle guarnizioni ormai cedute delle mie labbra ad ogni affondo fuoriuscivano rigagnoli perlacei di deliziosa panna.

Franco osservava estasiato la scena dalle spalle del pescivendolo.

Pulii con cura il cazzo del gigante. Quello in segno di gratitudine si contorse su se stesso, sempre sotto i colpi di mio zio, ed incominciò a succhiarmi la minchia, prossima all'eruzione.

"Nipote apri la bocca che sborro!!!" - ordinò Franco.

Sfilò velocemente la nerchia dal culo dello sconosciuto e cominciò a masturbarsi velocemente sopra alle mie fauci spalancate.

"Sborro! Cazzo! Sboooroooooo!"

Due violenti schizzi mi colpirono in viso. Subito dopo vinsi la resistenza di Franco. Gli allontanai la mano dal cazzo imponendomi con forza e lo ingoiai fino alla base, assaporando i caldi getti.

Lo sperma di mio zio era il migliore che avessi mai provato, era dolcissimo. Il sapore della sua sborra contrastava in modo fantastico con l'odore acre del suo cazzo.

Ingoiai tutto, fino all'ultima goccia, mentre si contorceva tra gli spasmi urlando sulla spiaggia come un orso in amore.

Quello fu troppo per me! Senza preavviso esplosi nella gola del pelato.

Lui fece per ritrarsi, ma Franco gli bloccò la testa.

"Dopo quello che hai fatto a mio nipote" - disse -"devi almeno ingoiare un po' di sperma".

L'uomo si strozzò. Dovevo avere sborrato parecchio. Con un colpo di tosse mi riversò tutto lo sperma sul pube, ma subito dopo, ubbidiente, ingoiò gli ultimi fiotti e si mise a leccare ogni centimetro del mio addome imperlato.

Restammo una mezz'oretta spossati, sdraiati sulle rocce, ridendo e guardando il mare.

"Noi non ci siamo mai conosciuti, e se venite al mercato non fate stronzate!" - disse il pescivendolo - "Se però domani sera siete ancora qui ci si può rivedere, magari porto anche qualche mio amico".

"Certamente" - rispose mio zio, poi guardandomi aggiunse - " andiamo a casa. Ci facciamo una doccia ed andiamo a dormire. Se vuoi poi dormire con me questa notte, tua zia non tornerà per un po' e poi domani il divano serve a tuo cugino Fabrizio, viene a trovarci pure lui".

"Non chiedo di meglio" - risposi - "Ma se dormo con te cosa penserà Fabrizio?"

"Al massimo sarà un po' geloso... non sei mica il primo nipote che mi chiavo!" .....

Tutte le estati da quell'anno vado a trovare i miei zii al mare.

Si sono organizzati bene e stanno ancora assieme.

Dei veri maiali. Scambi di coppie, orge bisex e robe del genere.

Quando io e Fabrizio andiamo a trovarli ci fanno partecipare ai loro festini perversi e vi assicuro che le chiavate con i mariti alla prima esperienza bisex sono le migliori.

Se vi capita di beccare in qualche sito internet gli annunci di Franco e Simona di Ventimiglia guardate bene le foto.

Ci siamo anche io e mio cugino

... e siete tutti invitati.

Note dell'autore:

Naturalmente è tutto inventato (i miei zii sono dei cessi) e per far viaggiare la fantasia e le vostre manone sui bigoli tutto è concesso.

Quando però vi fate sfondare da vostro zio sugli scogli usate la gomma!

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