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il mio amante segreto
Sono una giovane casalinga di Roma sposata con due figli,fino a due anni fa',conducevo una vita normale e felice (cosi' credevo ) ma improvvisamente nella mia casa e' arrivatio mio suocero,di 65 anni ben portati con un fisico ancora giovanile.Per problemi logistici mio marito ha deciso di far vivere suo padre nella nostra casa ,che e' grande ed accogliente.All'inizio i rapporti con mio suocero sono stati buonissimi, ma in seguito appena la mattina mio marito usciva per andare a lavoro , mio suocero iniziava una corte spietata, prima scherzandoci sopra ma con il passare del tempo sempre piu' asfissiante,fino al giorno che fingendo un malore mi chiamo' con un lamento di dolore dalla sua stanza,io che ero appena uscita dalla doccia,mi precipitai nella sua stanza per soccorrerlo, ma appena mi chinai su di lui,mi afferro per l'accappatoio,e girandosi rapidamente sopra di me mi penetro' notai allora che era completamente nudo,lottai allora per cercare di sfuggire aquella v
iolenza ,ma lui era troppo forte per me ,dopo essere riuscito a penetrarmi inizio' cvon dolcezza a baciarmi dappertutto ed io non riuscivo piu' a resistergli ,dopo circa mezz'ora di quei baci cosi caldi e appassionati cedetti completamente alle sue voglie ,provando ripetuti orgasmi mai avuti prima.!!!!Ricordo che quel giorno lo facemmo per diverse ore ,facendomi penetrare in tutti i canali possibili.Da quel giorno il nostro rapporto si e'molto sviluppato con altre storie sempre piu' eccitanti,che un giorno vi raccontero'.
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa -
La Confessione
- Allora?
- Allora cosa.
- Non parli?
Siamo seduti in macchina. In un parcheggio buio. Vicino a noi stanno
scopando. Ma non riesco ad essere felice per loro. C'è una cappa di
piombo su di me. Su di lui.
Mi guardo le mani abbandonate in grembo. Non riesco a guardarlo negli
occhi, non ci riuscirò per tutta la serata.
- Cosa vuoi sapere?-
- Cazzo Fra!!! Mi hai appena distrutto il cuore...non so se te ne
rendi conto!
- Si...
La voce non riesce quasi ad uscire. Il piombo sta entrando in me, lo
sento. Sono pesante, pesante...
- E non hai niente da dirmi!
- ....
Il silenzio fa più male di molte parole.
- Te l'ho detto...io...non so perché l'ho fatto. Vorrei
morire...credimi... Sto uno schifo.
- Cazzo...troppo comodo... Quando... quando è cominciato?
- ....
- Be' lo sai...ci vedevamo ogni tanto...ci parlavo...
- L'hai baciato subito vero?
- No...all'inizio non era niente, lui era gentile...oddio, perché devi
farmi dire queste cose...
- Quando ci hai scopato?
Un pugnale che entra nel cervello. Trova la mia anima. La fa a pezzi.
- ....
- Ti prego...
- Quando ci hai scopato!!!???
- Un...un mesetto fa, credo....
- Un mese fa????? Ti odio...
- Lo so...anche io mi odio, sapessi quanto.
-....
- Perché l'hai fatto?
-....
- Era... bello, e...mi faceva un sacco di complimenti...non lo so...ti
giuro non lo so perché...
Sento che la nausea mi assale. Non sono mai stata tanto male in tutta
la mia vita.
- Esco un attimo, non ce la faccio a stare qua dentro...cazzo,
cazzo!!!!
Rimango sola. Non riesco a sollevare la testa neanche di un
centimetro. Dentro di me gira solo una domanda, spietata: perché... e
me lo chiedo. Cento, mille volte. Dio, come vorrei tornare
indietro...di un mese, di un anno.
Lui torna.
- Adesso voglio sapere.
- Cosa?
- Dove, quando, cosa ti ha fatto...
- No...non puoi chiedermi questo...
- Cazzo!! Tu me lo devi dire!! Io non...non riesco neanche più a
toccarti...mi fa schifo pensare che...che lui ti ha toccato e poi
..dio mio....non mi ci far pensare...
Non avrei mai creduto di poter soffrire così. Ogni parola. Uno
stiletto nel cuore. Posso sentire le gocce di sangue cadere a terra. E
la cappa mi schiaccia sempre di più. La testa mi pesa. Le mani mi
pesano. La vita mi pesa.
- Allora??
- Cosa...
- Dove l'avete fatto?
- A casa sua...
- Dove?
- Sul suo letto...
- Cristo... Gliel'hai preso in bocca?
So che lo sta facendo per farmi male. O per farsi male. Come se il
dolore potesse servire a qualcosa.
- Allora?
Inspira con forza. Non sa neanche lui se è pronto a questo, ma ormai
vuole arrivare fino in fondo.
- S...si...
- ...
- Dove?
- Sulla poltrona.
- Come sulla poltrona???
- Io...ero seduta...lui...- dio mio, non ce la faccio...- lui era in
piedi.
- Glie l'hai fatto altre volte?
E' un incubo...non è la vita reale...è un incubo...
- ...Si.
Sento che sbatte la testa contro il poggiatesta. I miei occhi sono
fissi sulle mie mani, come inchiodati. Mi fanno male.
- E poi? Siete andati in camera da letto?
- Si...
- E te l'ha messo dentro...
- No...non subito...io...ti prego, facciamola finita...mi fa troppo
male...
- E chi se ne frega...sono io quello che sta male qui, tu sei quella
che ti sei fatta scopare, cazzo!!!
E' vero. Ma perché anche io sto male? Forse perché non me ne sono resa
conto...ero stupida, non lo so. Credevo che si potesse fare...ma che
mi diceva il cervello...
- Insomma, vai avanti, cazzo!!! Devo sapere tutto, capisci???
- Ci siamo...accarezzati, prima.
- Accarezzati dove?
- ...ti prego...
- VAI AVANTI!
- Dappertutto!!! Lui mi ha toccato...
- La fica??
- ..si...
- Che schifo! Continua...
- le solite cose...lo sai...
- NO! Un cazzo che lo so! Voglio sapere ho detto...
Sento la prima lacrima scendere piano.
- L'ho toccato un po' anche io, ci siamo baciati...
- Che schifo, che schifo...pensa quante volte ti ho baciato dopo che
tu...cristo!
-....
- Ti è piaciuto?
- Cosa...
- Come cosa!!! Farti fottere come una puttana! Allora, ti è piaciuto??
- ...non mi va di risponderti...
Le lacrime ormai mi bagnano le mani. Vorrei che lui le vedesse, e che
mi dicesse di non preoccuparmi, di non piangere...ma lui non dice una
parola. Forse è felice di vedermi piangere.
- Te la sei fatta leccare?
-...si...un po'
- Cazzo.... Sei venuta??
- No...
- Almeno questo...
-....
I minuti passano, non riesco neanche a singhiozzare. Il pianto
represso mi ha irrigidito il collo, la gola. Sento che tutto mi fa
male. La mia vita si sta sgretolando sotto di me e io non ho nemmeno
la forza di emettere un singhiozzo.
- E quante volte l'hai fatto?
- ...l'amore?
- Si, si!! Cazzo, quante volte ti sei fatta scopare da quello
stronzo??
- Non me lo ricordo...
- Si che te lo ricordi...allora?
- Non lo so... cinque, sei...
Il dolore è immenso. Non riesco a capacitarmi di essere stata io a
fare tutto questo...l'ho preso come un grande gioco, forse perché non
ci eravamo mai detti che stavamo insieme...credevo di poter fare
quello che volevo?? Che cazzo mi credevo!
Ma non ho mai pensato che potesse fargli male...come cazzo ho fatto???
Ora me ne rendo conto. Ora che è troppo tardi.
- Andiamo a casa.
- No, aspetta...parliamone, ti prego
- Non c'è niente di cui parlare. Niente.
Rimette in moto la macchina e parte.
- Scendi, siamo arrivati.
Non ci riesco. Non riesco ad alzare lo sguardo, non riesco ad
andarmene. I muscoli non mi ubbidiscono... Sento che se me ne vado
sarà tutto finito. Ho l'assurda speranza che restando lì qualcosa
possa cambiare.
- Vai via. E' tardi.
Sono le quattro. Siamo stati quattro ore in macchina. Io a guardarmi
le mani bagnate a darmi della stronza e a volermi suicidare. Lui a
cercare di ferirmi il più possibile e a pensare... a che cosa? Non lo
saprò mai.
Ci siamo detti poche cose, e decine di minuti di silenzio hanno
riempito i vuoti.
Sono stanca. Stanca di guardare fisso nello stesso punto, stanca di
non muovermi, stanca di non piangere
- Allora? Vai...?
- Ci...ci sentiamo domani?
- Non lo so.
Ha ragione, perfettamente ragione...ma io mi sento morire. Ancora di
più se è possibile.
Scendo dalla macchina, lui riparte senza un saluto.
Chissà se riuscirà a piangere stanotte...
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa -
Rossana
Tutto era pronto per la serata. Le luci delle candele, strategicamente collocate, creavano giochi d'ombra sulle pareti e sui mobili. Ero praticamente sdraiato sul divano e stavo ascoltando l'ultimo CD dei Groove Armada.
Non era proprio il tipo di musica che crea atmosfera, ma era da un po' che ne rimandavo sempre l'ascolto e visto che avevo un po' di tempo per farlo ne approfittavo.
La mia fantasia vagava libera mentre aspettavo che Rossana arrivasse. Pensavo a qualche nuovo gioco da realizzare con lei.
Il suono del citofono mi riporto' alla realta'. Mi alzai dal divano in cui ero sprofondato ed andai ad aprire.
Schiacciai il bottoncino per l'apertura del portoncino ed andai ad aprire la porta d'ingresso. Senza aspettare che lei entrasse me ne ritornai sul sofa'. Pochi secondi dopo la sentii entrare nell'appartamento.
"Sai gia' cosa fare" - le dissi dopo aver sentito il suono della porta che si richiudeva.
Lei non rispose, cosi' come le avevo insegnato. Lei aveva imparato che al di fuori del nostro gioco eravamo due carissimi amici, ma quando si iniziava a giocare, lei diventava la mia schiava e che doveva parlare solo per rispondere ad una mia domanda.
Si sposto' in camera da letto. Sentivo i suoi movimenti mentre si spogliava e poi si rivestiva con i nuovi indumenti, piu' consoni al suo ruolo.
Io spensi lo stereo, diedi una rapida occhiata in giro per la stanza e poi mi accomodai di nuovo sul sofa' ad aspettarla.
Rossana usci' dalla camera da letto e ando' in bagno.
Si trucco' come le avevo imposto di fare e poi venne da me.
Si fermo' a circa due metri, con la testa bassa e gli occhi ben rivolti verso terra, braccia e mani tese lungo i fianchi.
"Girati" - le ordinai.
Lei giro' su se stessa, mostrandomi cosi' anche il suo lato posteriore.
Aveva un vestitino scuro cortissimo e molto aderente. Non portava mai vestiti aderenti fuori di casa mia. Vestiva sempre con abiti larghi e sformati perche' aveva una caratteristica fisica che non le piaceva. Io le avevo ordinato di modificarlo, in modo da aumentare la scollatura e da mostrare bene le sue gambe.
Rossana e' senz'altro carina. Il suo viso e' tondeggiante, molto dolce. Il naso e' piccolino e gli occhi sono scuri. La bocca e le labbra sono bellissime. E' alta circa un metro e sessanta ed e' parecchio rotondetta, come piacciono a me. Ma cio' che mi aveva fatto impazzire era stato il suo seno procacissimo.
Rossana, per mia delizia, porta la nona di reggiseno. Varie volte mi era capitato di comprarle un reggiseno e quindi sono piu' che sicuro della taglia. Nona taglia, coppa D. Ha queste due mongolfiere sul davanti che mi facevano impazzire. E che per lei sono una croce da sopportare a causa degli sguardi di tutti gli uomini che la incrociavano per strada.
Per questo vestiva sempre con abiti larghi.
Ma quando entrava in casa mia ed io ero l'unico ad ammirarla allora tutto cambiava.
Aveva la carnagione chiarissima e mi piaceva molto farle indossare indumenti intimi neri che risaltavano sul suo biancore.
Sotto il vestito le avevo fatto indossare calze nere, con dei ricami floreali che le salivano lungo le gambe, il reggicalze ed il perizoma , sempre neri. Niente reggiseno ovviamente.
Quando si muoveva le sue tette sembravano avere una vitalita' propria.
In quel momento era li', girata di spalle, davanti a me, in attesa di un mio ordine.
"Chinati in avanti" - le dissi.
Lei ubbidiente, divarico' le gambe e si piego' in avanti, mettendosi a novanta gradi.
Il vestito era cosi' corto che ora le si vedeva il perizoma sotto.
Presi una bacchetta di legno sottile e gliela strofinai sulle gambe, lentamente, dirigendo la punta verso la sua fica. Lei restava ferma.
Mi alzai e continuai ad accarezzarla con la bacchetta. Lei sembrava impassibile ma sentivo che dentro era uno stravolgimento unico, in attesa di sapere quale sarebbe stata la mia mossa successiva.
Mi spostai in modo da vederla di profilo. Le sue tette sembravano tirarla giu' come due macigni. La bacchetta si muoveva su e giu' sulle sue natiche. Poi la feci scivolare in basso sulle gambe e all'improvviso le diedi un colpo dietro le ginocchia.
Ogni volta che davo a qualcuna un colpo di bacchetta alle ginocchia mi tornavano spontaneamente alla mente quelle volte in cui, alle elementari, ero io a subirli. Quando per qualsiasi futile motivo la mia maestra mi prendeva a bacchettate dietro alle ginocchia, mentre io cercavo di sfuggirle e lei mi teneva fermo. Tutti noi bambini eravamo terrorizzati da lei e stavamo attentissimi a non dire o fare qualcosa che le avrebbe dato il pretesto per punirci.
Pero', in quel momento, ero io ad avere la bacchetta in pugno. Ed era Rossana che subiva i colpi.
Lei sussulto'. Sentii un gemito uscirle dalle labbra e vidi che quasi perdeva l'equilibrio.
"Forse non mi sono spiegato bene" - dissi e le diedi un altro colpo un po' piu' forte.
Lei non si mosse. Riusci' a immobilizzarsi ed a zittirsi.
"Bene" - dissi - "vedo che poi pero' ti torna bene in mente cio' che ti ho insegnato".
Le sfiorai le natiche con la mano. Iniziai ad accarezzarla, poi le sollevai del tutto il vestito e le scostai il perizoma. Col pollice le solleticavo l'ano mentre con le altre dita unite le strofinavo rudemente la fica.
"A quanto pare a bagnarti sei un lampo.. che troia che sei.." - la insultai.
Mi pulii la mano sul suo vestito e tornai a sedermi sul divano.
"Vieni qui ed inginocchiati" - le ordinai.
Lei immediatamente si rialzo' e venne ad inginocchiarsi tra le mie gambe, poggiandomi la testa sul cazzo.
"Brava" - le dissi - "allora non ti sei dimenticata tutto.. qualcosa lo ricordi ancora".
Le misi una mano tra i capelli e l'accarezzai lentamente. Le spostai la testa e la faccia in modo da strofinargliela sul pene.
"Spogliati" - le ordinai poi. Lei si alzo' e comincio' a spogliarsi. Mentre si muoveva le sue tettone ballonzolavano ovunque. Rimase completamente nuda li' davanti a me.
"Vai a prendere la maschera" - ordinai.
Lei si avvicino' al tavolo e prese la maschera che usavo per bendarle gli occhi.
Torno' verso' di me e resto' in attesa di altri ordini.
"Ora prendi il tuo sedile" - dissi.
Si giro' e ando' verso l'armadio a muro e tiro' fuori uno sgabellino piccolo, molto basso.
Lo sistemo' a terra davanti a me e vi si sedette.
Mi alzai, presi la maschera dalle sue mani e le bendai gli occhi.
Poi presi le corde dal tavolo e le legai mani e piedi alle gambette dello sgabello.
Era scomodissima in quella posizione. Le caviglie legate alle gambe anteriori dello sgabello le imponevano di restare a gambe aperte e i polsi legati alle gambe posteriori la costringevano a tenere la schiena arcuata in modo da esibire bene le tette.
Mi risiedetti sul divano e con i piedi cominciai a toccarla. Glieli passavo dapertutto.
Sulle cosce, risalendo verso la fica aperta e umida, infilandole le dita dentro.
Poi glieli passavo sulle tette, giocando con i suoi capezzoloni, cercando di stringerli tra le dita.
Mi alzai, avvicinandomi e cominciai ad accarezzarla con le mani.
Le presi le tettone tra le mani e le strinsi, le strizzai i capezzoli. Sentirla ansimare mi faceva eccitare. Presi le mollette dal tavolo e cominciai a giocare con i seni, creando dei disegni tutto intorno ai suoi capezzoli. Poi presi due pinzette molto forti e gliele applicai direttamente ai capezzoli. Il suo respiro divento' affannoso ora.
A quel punto cominciai a giocare con la sua fica. Le titillavo il clitoride. Le accarezzavo le labbra della fica. Sentivo che godeva.
Presi il vibratore dal tavolo e glielo infilai lentamente. Ora era in estasi.
Avvicinai il mio cazzo alle sue labbra, strofinandoci la punta. Rossana allargo' le labbra e io glielo spinsi in bocca. Comincio' a succhiarlo ed a giocarci con la lingua.
Lasciai che mi facesse godere per un po' e poi mi spostai, togliendoglielo dalla bocca.
Lo passai un po' sul suo viso. Poi andai a prendere la bacchetta di legno.
"E adesso togliamo queste mollettine.." - le dissi.
Avvicinai la bacchetta ad una delle mollette e con un colpo secco la feci saltare.
Di nuovo lei sussulto' e caccio' un piccolo strillo.
"Eh no.. " - dissi - " non ci siamo proprio.. ".
E giu' un altro colpo per farne saltare un'altra. Sussulto' ancora ma riusci' a restare in silenzio.
"Ecco.. ora va molto meglio".
Ne feci saltare un altro paio. Rossana cercava di non farsi sfuggire nemmeno un suono.
Presi una molletta e iniziai a tirarla lentamente.
La pelle scivolava piano, assottigliandosi sempre piu' e facendo aumentare il dolore.
Vedevo Rossana che si tendeva, che cercava di trovare le energie per non gemere.
Quanto mi eccitava vederla cosi'. Quanta voglia di godere del suo corpo che avevo.
Le feci saltare tutte le mollette ma le lasciai le pinze attaccate ai capezzoli.
Poi le slegai polsi e caviglie. Le tolsi il vibratore dalla fica e la benda dagli occhi.
"Puliscilo bene e poi rimettilo al suo posto" - le ordinai, infilandole il giocattolo tra le labbra. Rossana lo ripuli' bene dopodiche' lo rimise sul tavolo al suo posto.
In quel momento avevo voglia di godere di lei.
"Vai in camera e stenditi sul letto" - le ordinai.
La raggiunsi subito dopo, presi le corde fissate al letto e le legai braccia e gambe, formando una X con il suo corpo.
Presi una candela blu e l'accesi. Iniziai a far colare la cera sul suo panciotto rotondo.
Le sfioravo la pelle con la fiamma e lei si contorceva.
"Cosi' peggiorerai le cose" - le dissi.
Presi a farle cadere le gocce di cera intorno ai capezzoli. Sembrava non si riempissero mai da quanto erano grossi.
Le infilai le dita nella fica e la trovai fradicia. Sentivo il mio cazzo che pulsava dalla voglia di godere di quel corpo inerme, legato, pronto a subire tutto cio' che mi potesse passare per la testa. Spensi la candela soffiando la cera sul corpo di Rossana.
Mi misi tra le sue gambe e le infilai il cazzo tutto di un colpo.
Lei si inarco' dal piacere. Agguantai i suoi fianchi fra le mani e strinsi forte lasciandole dei segni sulle carni. Mi misi sopra di lei, coprendola completamente e gravando su di lei con tutto il mio peso. Quasi la schiacciavo.
Poi mi sollevai, restando sempre dentro di lei. Le presi i seni tra le mani e strinsi forte mentre col bacino le davo dei violenti colpi alla fica. Stavo quasi per venire e spostai le dita dai seni ai capezzoli.
Afferrai le pinzette e le strinsi ancor di piu'. Lei urlo'. Non riusci' piu' a trattenersi e urlo' il suo dolore misto al piacere. Lacrime le correvano per il viso.
E guardando il suo viso rigato dalle lacrime, il suo dolore, il suo godimento, non riuscii piu' a trattenermi e venni dentro di lei, godendo di un orgasmo lungo, intenso.
E provocando in lei lo stesso orgasmo.
I muscoli delle gambe, delle braccia, del collo si tendevano per gli spasmi provocati.
Le mani si serrarono forti intorno ai suoi seni facendola sobbalzare ancora e regalandomi e regalandole un altro spasmo di piacere.
Restammo cosi' finche' non sentii che tutto si stava riequilibrando.
Mi staccai da lei. La guardai. Il viso bagnato dalle lacrime.
Mi accostai e cominciai a sfiorarle le guance con le labbra.
Le baciai gli occhi, succhiando le sue lacrime, assaporando il loro sale.
Baciai le sue gambe mentre le scioglievo le corde alle caviglie.
Baciai le braccia sciogliendo quelle ai polsi.
Sfioravo piano i suoi seni con le labbra, li accarezzavo delicatamente con le mani, mentre staccavo le pinze dai capezzoli martoriati. Lei si volto' su un fianco.
Si raccolse in posizione fetale ed io mi raccolsi intorno a lei, proteggendola.
Lei mi si appiccico' quanto piu' pote' .
Sentii la sua voce ancora roca dall' emozione e dalle forti sensazioni.
"Grazie" - mi disse.
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa -
weekend a Venezia
Un fine settimana a Venezia, tu ed io....
Il venerdì sera tu parti da Torino e vai a Venezia, prenoti una stanza matrimoniale in un alberghetto in una Calle molto tranquilla e caratteristica, aspettando il sabato mattina quando io arriverò alla stazione. La mattina dopo alla stazione io scendo dal treno e tu sei li ad aspettarmi. L'emozione è grande quasi non riusciamo a parlare, tu mi abbracci e le nostre bocche si uniscono in un vero bacio appassionato.
Poi presa la mia valigia, andiamo in un piccolo bar...per conoscerci un po' e per bere una bibita. Scambiato quattro chiacchiere e finita la bibita, ci dirigiamo verso l'alberghetto dove hai prenotato, io desidero fare una doccia e restare con te in piena intimità.Entriamo nella stanza in penombra, un profumo delicato aleggia nell'aria...un' incenso stà bruciando lentamente, e alcune candele spandono la loro luce soffusa.
Mi aiuti a spogliarmi lentamente ed io aiuto te, poi andiamo assieme sotto la doccia. L'acqua è calda e scende sui nostri corpi accendendo ancor di più il nostro desiderio. Ci insaponiamo a vicenda toccando tutte le parti dei nostri corpi, poi ci risciacquiamo e tu mi prendi in braccio, mentre io ti cingo la vita con le mie gambe. Le nostre bocche si uniscono, le lingue si intrecciano e tu piano, piano mi fai scendere giù verso il tuo pene che si erge pieno di desiderio e la mia vagina umida e gonfia, lo sente entrare senza nessuno sforzo. Ora tu mi fai salire e scendere con un ritmo uguale...lento...ma deciso e io impazzisco dal gusto, mentre le nostre bocche continuano a restare unite in un lunghissimo bacio. Ora il mio respiro si è fatto piu affannoso la bocca si apre in un urlo soffocato e io vengo tra le tue braccia. Tu mi tiene abbracciata per qualche secondo, poi mi adagi sul letto, la testa che scende un pò dalla sponda e tu in piedi dietro mi infili il tuo pene in bocca che
lo inghiotte con avidità. Tu ansimi, cerchi di resistere, ma la mia bocca e le mie mani non ti danno tregua e dopo poco sento il tuo seme caldo che mi riempie la bocca e scende in gola, e solo quando ha finito di uscire completamente, ti lascio libero. Ma tu non sei ancora sazio... ora mi hai messo alla pecorina e la tua lingua mi stà penetrando nel buchetto del sedere, facendomi mugolare di piacere, la tua saliva mi stà bagnando tutta e presto il buchetto si è dilatato e rilassato come non mai, allora tu mi vieni sopra e dopo avermi fatto bagnare bene il pene
me lo appoggi al buchetto e piano piano, lo infili tutto fino in fondo.
Ora io urlo il mio piacere mentre tu mi stai pompando lentamente, ma dopo poco aumenti il ritmo quasi con furia facendomi venire e riempendomi il culetto del tuo piacere. Poi rimaniamo così abbracciati, stanchi ma felici e si è fatto buio quando ci rendiamo conto di dove siamo. Ma questa è un'altra storia che ti racconterò un'altra volta......
Ciao amore
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa -
Esperienze estreme
Perversioni estreme di un marito cornuto guardone succube bsx
Vi racconto in sintesi la mia esperienza che invito a commentare informandomi anche se avete mai avuto esperienze o sentito storie simili perchè mi piacerebbe scambiare opinioni con qualc'uno che abbia una esperienza simile.
Non è una bufala e anche se è molto tempo da che la mia storia è finita e non posso godere piu di queste porcate me le ricordo e le racconto sempre con piacere e rimpianto.
La mia ex che chiamerò S era una porca ninfomane portata al sesso come non ne ho piu conosciuto. Era stata pervertita fin da ragazza prima dal vecchio padrino gran porco vizioso che l'aveva sverginata in ogni buco e fatta anche montare da suoi amici piu porci e viziosi a pagamento e infine addestrata da me che sapevo delle sue oscene voglie ma l'avevo voluta sposare proprio attratto dalla sua viziosità e fama di puttana. Dopo sposata scoprii presto che la porca affamata di cazzi mi cornificava spesso e volentieri e mi successe di spiarla strafottuta arrapandomi in modo incredibile e scoprendo così oltre alle corna anche la mia perversione di guardone. Tormentato da quella doppia scoperta cominciai a favorire i suoi incontri clandestini in casa nostra per poter godere di quegli spettacoli osceni di monta. Essendo insaziabile la fame di cazzoni sborrosi di S aumentava sempre piu e a forza di cercarne sempre piu grossi e poderosi alla fine colla complicità di un'amica puttana la mia sig
nora incontrò il mandrillo della sua vita dotato di una nerchia mostruosa e di coglioni taurini che dopo averle brutalmente risverginato la figa le ruppe il culo senza pietà con il suo nerbo smisurato sgarrandole il buco del culo come un animale. Anche se S se lo faceva mettere nel sedere fin da ragazzina spesso e volentieri e quindi aveva il foro posteriore bello capiente e abituato a grosse ceppe il gigantesco bigolo di quel porco le sfasciò lo sfintere in modo bestiale spaccandolo a fondo e sbriillentandolo come una caverna. Io che spiavo l'inchiappata selvaggia che il porco dava a mia moglie ero spaventato dalle urla della troia che a culo aperto si dibbateva sotto le botte profonde del montone cazzuto che la massacrava stantuffandola come un bruto ma stupito la vedevo anche godere da gran vacca pisciando libidine dalla sorca larga mentre il porco le svangava furiosamente le chiappe facendole raggiungere un'orgasmo masochista incredibile come non l'avevo mai vista spurgare. Ripe
nso con orgoglio alle gran corna che sentivo di portare ammirando la furibbonda inculata che subiva la mia moglie troia e all'arrapamento che mi procuravano i suoi urli deliranti e le parolacce sconce che ansimava invitando il suo mandrillo a schiattarle le chiappe a fondo e a farle il mazzo alla faccia mia fino a crepare di minchia. Quella non fu che la prima di una serie incredibile di inculate bestiali che il bastardo cazzuto somministrò a mia moglie nei giorni e mesi successivi trombandosela di continuo in ogni modo e che sventrarono a fondo la maiala riducendola la piu gran troia rottinculo del mondo. Il suo masochismo perverso la faceva godere di quelle ingroppate furibbonde che avrebbero massacrato e sbudellato anche la piu vacca delle bagascie da monta e venirsene come una fontana urlando a perdifiato di dolore e di piacere sotto le botte feroci di quella mazza spropositata che le massacravano il retto e le budella mentre dal mio nascondiglio la spiavo sparandomi seghe vergog
nose e godendo di quegli spettacoli di violenza atroce e bestiale e delle monte furibonde con cui il suo montone le schiattava il culo sadicamente e le insifonava la panza di sborra a pressione quotidianamente. A forza di spiare la mia signora puttana sotto cazzo del suo mandrillo alla fine sono stato anche scoperto dai due depravati che hanno goduto ad infliggermi ogni umiliante esperienza facendomi subire anche i loro sfottimenti mentre li aiutavo a trombare. Ho avuto il privilegio di poter impugnare la mostruosa nerchia del montone di mia moglie aiutandolo a ingropparsi la mia vacca e l'onore di tenergli la maiala ben spalancata mentre le imbottiva la panza a cazzo teso. Ero orgoglioso di poterli aiutare a fottersi facendo le porcate che mi ordinavano e godendo di quelle sconce incombenze per tutto il periodo in cui la storia è andata avanti fino ad arrivare a depravazioni estreme assistendo mia moglie messa anche a battere dal suo pappone cazzuto che oltre a montarsela lui quotid
ianamente la faceva anche coprire da clienti puttanieri in casa mia facendo i soldi con i buchi slabbrati della gran mignotta.
Ho subito in quel periodo ogni perversa umiliazione facendo e vedendo porcate incredibili che oggi rimpiango e da succube cornuto ho anche subito il cazzo oltre che in mano anche in bocca e poi in culo diventando un porco recchione bsx bocchinaro e rottinculo emulo della mia moglie troia sfondata.
Se volete sapere piu in dettaglio la mia storia mettetevi in contatto mail e vi racconterò tutto dal principio.
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5
20 anni fa
admin, 75
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VACANZA (terza parte)
Una gioia irrefrenabile ti avvolge, penetra in ogni poro della tua pelle, in ogni singolo neurone della tua mente. Lo rivedrai, sarai ancora sua. Una certezza assoluta in te: non lo deluderai di nuovo, NO, MAI, MAI PIU'.
Senza distogliere lo sguardo dall'abito che ha scelto per te, sciogli lentamente il pareo, lo lasci cadere a terra; devi prepararti per lui, essere come sai che lui ti vuole, splendida, fiera, sottomessa, Sua.
Ti dirigi verso il bagno, la grande vasca idromassaggio sembra osservarti, invitante, apri i rubinetti, lasci che l'acqua scivoli tra le tue dita, aspetti che raggiunga la giusta temperatura, lasci cadere poche gocce del tuo profumo nell'acqua e ti adagi mollemente, chiudendo gli occhi, premi un pulsante, i getti dell'idromassaggio accarezzano il tuo corpo, rilassano i tuoi muscoli, vuoti la mente, ti abbandoni ai tuoi pensieri, alle tue fantasie, a Lui, a ciò che ti chiederà ed a ciò che farai, per lui, con gioia.
Minuti, lunghi minuti che si trasformano in ore, mollemente adagiata, persa nel tuo io. Poi decidi di riscuoterti ti sollevi, il corpo grondante solo un velo di rimpianto sapendo che quell'acqua ha lavato dal tuo corpo anche i segni del tuo e suo piacere, ma la consapevolezza che presto la sua pelle sarà ancora sulla tua, i tuoi umori ancora scivoleranno sulla tua pelle, mescolandosi al tuo sudore, al suo. Un fremito scuote il tuo corpo, i capezzoli si induriscono di colpo. Mio Dio chi è quest'uomo, chi è, come può il solo pensiero di lui portarti ad una tale eccitazione, ad un desiderio così spasmodico, come ha potuto annullarti in lui, capire che questo era ciò che desideravi, da sempre. Non importa, no, nulla importa, solo tu e lui, VOI.
Ti sdrai sul letto, un occhiata all'orologio, le 17, manca ancora molto, troppo tempo al momento in cui lo rivedrai, il tempo sembra essersi fermato, vorresti poterti perdere in un abisso di nulla e risvegliarti alle 20, pronta per lui.
Ti sdrai sul letto, nuda, lasci che la dolce brezza che muove le tende della finestra accarezzi il tuo corpo, la tua mano, inconsciamente, prende le palline, quelle palline che.., le sue palline. Le muovi piano sul tuo corpo, lasci che accarezzino la tua pelle, il tuo viso, senti ancora acuto, su di loro, l'odore del tuo piacere, che rinfocola il tuo desiderio. A malincuore le lasci cadere accanto a te, non puoi, non ora, non riusciresti a resistere al desiderio di accarezzarti, ti portarti, da sola, verso quel piacere che lui ti ha negato, giustamente negato.
Oblio, sensazioni, fantasie, il tempo scorre, le 18, le 18,30, le 19.
Basta ti alzi, devi prepararti per lui, nulla deve essere lasciato al caso, devi essere esattamente come lui ti vuole.
Davanti allo specchio inizi a truccarti con cura, studi attentamente il tuo viso, lasci che rimmel, matita, rossetto ti rendano ancora più bella. Si, sei soddisfatta di te, il tuo sguardo scivola sul tuo seno, vedi i capezzoli ancora turgidi, senti spasimi improvvisi al tuo ventre, l'eccitazione che da ore cerchi di contenere non ti abbandona e preme in te, tenendoti sospesa in un limbo ovattato di piacere continuo, inimmaginabile.
Prendi con cura l'abito che lui ha scelto per te, la seta scivola tra le tue dita, immagini la carezza del tessuto sulla tua pelle eccitata, immagini le sua mani sfilare quell'abito, scoprire la tua pelle, stringere i tuoi seni. Lo posi di nuovo, accanto a te, guardi i collant, poi il tuo sguardo corre alle palline, ancora appoggiate sul tuo letto. Ricordi bene i suoi ordini, quasi impressi a fuoco nelle tua mente; ti siedi sul bordo del letto, le palline tra le tue dita, accarezzi il seno trattenendo un gemito, poi le lasci scivolare sulle cosce, sulla pelle profumata, risali lentamente sfiorando la tua peluria che scopri umida, che senti fremere al contatto di quell'oggetto, soprattutto immaginando che, ancora una volta, siano le sue dita a guidarlo su te, in te. Ti apri lentamente, le tue dita sulle grandi labbra, gonfie di desiderio, un dito si bagna in te, lo muovi piano, come sai che lui farebbe, sul clitoride, girandoci attorno, piano, premendolo leggermente, per poi lasciarlo
scivolare di nuovo tra le labbra, ad aprirti, a prepararti. Ecco, senti la pressione della prima pallina, ti aspetti di trovare una lieve resistenza in te, ma...il desiderio e l'eccitazione sono tali che inaspettatamente la senti scivolare in te, il tuo corpo la inghiotte quasi, strappandoti un lungo gemito roco, facendoti sussultare, subito la seconda la segue, non puoi aspettare, vuoi riprovare quella sensazione di pienezza in te, spingi, le dita contratte, il busto un poco chinato, spingi, suoni inarticolati dalle tue labbra, ondate di piacere che partono dal tuo ventre, scoppiando nel cervello, le tue dita che indugiano su te, sulle labbra, sul clitoride. Basta Giorgia, basta, non devi, lui non vuole. A fatica cerchi di ritrovare un poco di lucidità, strappandoti da quell'oblio di piacere in cui stavi affondando, afferri i collant, sfiorano le dita dei tuoi piedi. Mio Dio, anche solo quel contatto ti da i brividi; lasci che scivolino sulle tue gambe, tendendole con cura, ammiran
done i delicati ricami, poi ti alzi in piedi, per un attimo la testa si svuota, la mente si annebbia, non ti aspettavi che ad ogni movimento le palline sapessero darti tanto piacere. Cerchi di concentrarti sul collant, lo tendi tirandolo verso l'alto, senti le sottili cuciture sulla pelle, sul tuo sesso ipereccitato, ti chiedi come potrai resistere, nascondere ciò che stai provando. Non sai come, ma sai che lo farai, per lui.
Riprendi l'abito, lo infili con cura, lasciando che la seta dia mille sensazioni al tuo corpo, lo lisci accuratamente con le mani, osservandoti, ti piaci, molto e sai, speri, di piacere anche a lui. Ora i sandali, pelle morbida, odore ci cuoio, ti chini ad infilarli, e.. chinandoti...le palline ti procurano nuove contrazioni di piacere, quasi una scarica elettrica. Respirando a fondo allacci il primo, poi il secondo, la bocca aperta, il respiro roco, affannoso, la mente che sembra svuotarsi per lasciar posto solo al piacere, tanto, troppo....e finalmente ti rialzi, lentamente, sai che devi imparare a dosare i tuoi movimenti, sai bene che lui ti ha imposto questo come prova, che lui vuole che tutto ciò ti dia piacere ma..solo lui deciderà se e quando potrai giungere all'orgasmo, e non puoi e non vuoi deluderlo.
L'orologio, le 19,40, basta, non resisti più, un ultimo sguardo allo specchio che ti rimanda la tua immagine, l'immagine di una bella donna, l'immagine di un viso ansioso, l'immagine di due occhi persi nell'attesa e nel desiderio; l'abito modella splendidamente il tuo corpo, si appoggia sui seni, quasi sorretto dai capezzoli turgidi, per poi scivolare morbidamente lungo il tuo corpo, fino ai fianchi, disegnandoli sfacciatamente, fasciandoli, rientrando appena in corrispondenza del tuo pube e poi scendere graziosamente fino ai piedi. Ti avvii verso la porta, il collant accarezza il tuo sesso, il tuo clitoride, le palline ondeggiano in te, senti le gambe cedere, un'ondata di calore al viso, No Giorgia, non devi, resisti, per lui. Con un immane sforzo ti neghi il piacere, scacci l'orgasmo, mai avresti immaginato di fare ciò, eppure una fierezza ed un orgoglio inaspettato ti colgono, si fiera di essere sua, di obbedirgli. Chiudi la porta alle tue spalle, scendi lentamente con l'ascensore
, scopri con piacere che il tuo corpo si sta adattando a questa nuova situazione, imparando come muoversi per trarre piacere pur..controllandosi, a perdersi e cullarsi in una lenta marea di piacere che aumenta piano, per poi lasciarsi controllare se resti immobile, defluire, per poi riprendere. Attraversi la hall come in un sogno, scendi due gradini, il bar, ti guardi attorno, lui non c'è. Sciocca, è evidente, sono solo le 19,48, ha detto alle 20. Un tavolino d'angolo, vuoto, ti siedi, accavallando le gambe, senti gli sguardi degli altri ospiti su te, sai che gli uomini ti desiderano, che le donne ti invidiano, è una sensazione esaltante, e la devi a lui, solo a lui. Certo tu sei sempre tu, ma lui ha saputo aprire la tua mente, spingerti a mostrare il tuo charme, a vivere la tua vera te stessa.
Mentre ti guardi attorno, aspettandolo, inconsciamente i tuoi muscoli iniziano a contrarsi lentamente, per poi rilassarsi e contrarsi di nuovo. Sfidi con lo sguardo le altre persone, non sanno cosa stai facendo, non sanno cosa stai provando, ti stai masturbando, si masturbando con la mente, con il corpo, li, tra la gente ignara, e... ti piace. Alzi lo sguardo, LUI, una involontaria contrazione al ventre, quasi un orgasmo, i seni che si tendono, li senti premere l'abito, sai che i capezzoli spingono, provocanti, eccitati, visibilissimi, ma non importa, nulla importa, lui è li, Abbassi lo sguardo, ... Aspettando.
Si china su te, sorridendo, senti il suo sguardo scorrerti sulla pelle, il suo profumo avvolgerti, le sue labbra accanto al tuo viso, un leggero bacio sulla guancia, poche parole sussurrate "sei splendida", un moto d'orgoglio, di gioia; si siede accanto a te senza smettere di osservarti. Un cameriere si avvicina silenzioso, posa davanti a voi due flute, osservi i bicchieri, sempre più stupita: Kir royale, come, come sapeva anche questo, come poteva sapere che è il tuo aperitivo preferito? Non importa, nulla importa, vedi la sua mano afferrare un bicchiere, porgertelo lentamente, cercando i tuoi occhi, sollevi lo sguardo nel suo, vi leggi dolcezza, prendi il flute, sfiorando le sue dita, senti un brivido; la sua mano indugia per un attimo sulla tua, poi prende il suo bicchiere, lo solleva, dedicandoti un silenzioso brindisi, lo segui con gli occhi, copiando ogni suo gesto, i bicchieri che si avvicinano alle labbra, l'effervescente frizzare dello champagne, il dolce sapore della crema
di cassis, fusi mirabilmente a creare quel gusto aspro e dolce, fruttato, scivola tra le tue labbra, riempie il tuo palato, scorre in gola, rinfrescandola, allontanando per un attimo quella arsura che ti ha colto da quando è arrivato, dovuta ad eccitazione, attesa, desiderio, paura forse, non di ciò che ti attende, ma paura di deluderlo, di non essere all'altezza.
Bevete in silenzio, senza distogliere lo sguardo l'uno dall'altra, i vostri corpi, le vostre menti parlano per voi.
Poi lentamente si alza, prende dolcemente la tua mano, "posso avere l'onore di averti a cena con me Giorgia?" un tuffo al cuore, la mente in subbuglio, odiandoti per non riuscire neppure a dire un semplice si, ti alzi, accennando ad un sorriso, prendi il braccio che ti offre, lo segui, attraversando la sala, fiere di essere al suo fianco. Uscite senti il suo braccio sfiorare il tuo corpo, muovere leggermente la seta dell'abito che ti fascia, accarezzare la tua pelle; un auto in attesa, ti apre la portiera, ti invita a salire. Ti sembra di vivere un sogno, colmata di attenzioni, lui che si dedica a te, facendoti sentire importante, una Regina, e soprattutto cogli, inequivocabilmente, che per lui ora sei importante, una Regina.
L'auto si avvia, nessuno parla, forse nel timore di rompere quell'atmosfera, guida sicuro, attento, tra vicoli sconosciuti e suggestivi, poi la campagna, filari di alberi al tramonto e finalmente un cascinale in lontananza, si ferma, scende aprendoti lo sportello, restate immobili per un attimo, rapiti dalla suggestione del luogo.
Si un vecchio cascinale, ma elegantemente ristrutturato, ti guida verso l'ingresso, un cameriere vi fa strada verso una saletta, una tavola apparecchiata, candele, fiori. Con un cenno congeda il cameriere, scosta una sedia, ti fa accomodare; sei deliziata e turbata da queste attenzioni, sfila da un vaso una rosa rossa, te la porge, ne annusi il profumo penetrante, fissandolo negli occhi, uno spasimo improvviso ti ricorda le palline in te, una eccitazione incontrollabile ti assale, vorresti che ti baciasse, che ti stringesse, che ti spogliasse lentamente lasciando che le sue mani scoprano ogni segreto del tuo corpo per poi farti sua, lì, su quella tavola elegante, tra candele e fiori, con dolcezza, decisione, sua, fino in fondo.
Sai che legge in te, eppure sembra ignorare i tuoi pensieri, si siede di fronte a te, inizia a chiacchierare, ad ascoltarti, mentre silenziosi camerieri servono la cena, perfetta sotto ogni aspetta, dalla scelta dei cibi ai vini, ai digestivi. Ti sembra di vivere i un mondo parallelo, di essere protagonista di uno dei tuoi sogni di bimba, il principe azzurro che ti trasporta nel suo mondo di favola, ti lasci cullare da tutto ciò, ma, spesso, sempre più spesso, un banale movimento del tuo corpo, un innocente accavallare di gambe, ti procurano stimoli, sensazioni, desideri che non sono da bimba, non sono da favola, ma da donna, femmina, consapevole, desiderosa.
La cena finisce, l'aria fresca della notte vi accoglie, salite in auto, Il buio della notte intorno a voi nella campagna sembra ancora più buio, guardi fissa davanti a te, senti il tuo respiro accelerare, chiudi gli occhi, ti lasci cullare dai tuoi pensieri, le mani in grembo, che premono sul tuo ventre, il bacino che ondeggia piano, le labbra dischiuse, persa nella tua voglia, risvegliata dall'attesa, forse dal vino, certamente da lui e dalle sue attenzioni. Le palline, il collant che accarezza le tue nudità, che sfiora i tuoi punti più sensibili.
La sua mano, oddio la sua mano, finalmente sulle tue gambe, le sfiora leggera, muovendo la seta del tuo abito sulle cosce, sui collant, spasmi improvvisi, desideri violenti. Non osi muoverti, temi che un tuo movimento, un tuo gesto, un sospiro troppo forte faccia scomparire tutto ciò. Ma...la sua mano ti abbandona, NO, che hai fatto ora, perché? Perché? Improvvisamente qualcosa sul tuo viso, seta, una benda, la senti stringere, sugli occhi chiusi, dietro la nuca, stringere e costringerti al buio, al nulla. Ora la sua mano accarezza le tue braccia nude, scende verso le tue mani, ancora abbandonate in grembo, sui tuoi polsi, uno scatto improvviso, qualcosa di freddo ti imprigiona, ... MANETTE. Un sussulto, ora hai paura, si paura. Ti sei forse spinta troppo oltre? Troppo avanti? Ti sei fidata di lui, ma chi è lui, cosa sai di lui? NULLA. Ed invece lui sembra sapere tutto, troppo dite.
Ora il tuo respiro è affannoso, tremi, eppure, dentro te sei sicura di poterti fidare di lui, Vuoi fidarti di lui, ed essere sua. Questo pensiero ti tranquillizza un poco, cerchi di scacciare i pensieri più terrificanti dalla mente, di vuotarla, pronta ad accoglierlo. L'auto si avvia..verso...l'ignoto.
Il lieve ondeggiare dell'auto provoca stimoli crescenti, un mare di desiderio ti sommerge, ora scordi tutto, paura, ansia, ora vuoi essere sua, qualunque cosa egli voglia da te.
Senti i tuoi umori impregnare il collant, ti sembra di cogliere il tuo odore penetrante pervadere l'auto, vorresti chiedere la sua mano, portarla su te. Ma devi restare in silenzio.
Ora il rollio dell'auto è più regolare, traffico intorno a voi, forse una autostrada, mio Dio dove ti sta portando?
Non importa, ovunque ma con lui
L'auto si ferma, sei colta alla sprovvista, senti la sua portiera aprirsi, poi la tua, la sua mano sul tuo braccio, decisa, ti fa scendere. La benda sul viso ti trasporta in un nulla fatto di sensazioni, odori, rumori; cogli rumori d'auto, puzza di benzina, parole ovattate e lontane. Ti lasci guidare; improvvisamente la sensazione di un ambiente chiuso, in contrasto con la brezza notturna di poco prima, uno strano odore che non sai definire, una porta si apre, vieni spinta avanti, con decisione e dolcezza, percepisci un ambiente stretto, i tuoi sandali posano su...un graticcio in metallo? Ma dove sei? Dove ti ha portata? Non importa, lui è con te.
Senti il suo corpo contro il tuo ora, le sue braccia stringerti, ti lasci andare, appoggiandoti ad una parete.
Le sue mani calde, abili, che ben ricordi, accarezzano il tuo corpo attraverso l'abito, la seta accarezza la tua pelle guidata da lui, suoni inarticolati dalla tua gola, soffocati, sai, senza che lui debba dirtelo, che devi stare in silenzio, ma è difficile, troppo a lungo hai negato al tuo corpo il piacere, ora lo senti crescere in te, come una marea, ti avvolge la mente, sfiora il tuo corpo, come una calda guaina ti copre, ansimi a bocca aperta ora, le sue labbra sul collo, mentre la sua mano..siiiiii, finalmente la sua mano preme tra le tue gambe, ti spingi contro lui, ondeggiando il bacino in gesti convulsi, sempre più rapidi, cercando piacere, cercandolo, lo senti frugarti con decisione, l'abito si bagna di te attraverso i collant ormai fradìci, le gambe piegate il busto proteso, sua, sua come non mai.
Solleva il vestito, con gesto brusco strappa il collant, hai un fremito, assurdamente di piacere, pronta a lui, la sua mano si bagna in te, lo senti afferrare l'anello delle palline, muoverle con abilità, con sapienza, tirarle un poco, spingerle in te, di nuovo tirarle, temi che una volta ancora le strappi da te negandole, ma sai che stavolta non fiaterai, accetterai. Le sue mani sulle spalle, ti fa voltare appoggi le mani alla parete, senti il freddo di piastrelle velate di umidità sotto le dita, leggermente scivolose, non importa, nulla importa: l'abito sollevato in vita, il sedere proteso indietro, le sue mani ora sulle natiche, le aprono piano, poi le stringono e di nuovo le aprono, in una sfinente carezza, accentuata dalle maledette, benedette palline in te. Sei in un mondo tutto tuo, fatto solo di sensazioni ormai, pronta a cogliere ogni fremito della pelle, ogni tocco delle sue dita.
Qualcosa di caldo, di umido scorre nel solco tra le tue natiche, intuisci che è la sua saliva, un dito la raccoglie, la muove su te, sul tuo buchino, preme piano, forzandolo, oddio no, oddio SIIII, si, tutto, tutto
Spingi con decisione il bacino contro quel dito, lo senti aprirti, forzarti, entrare in te, muoversi in te accarezzando le palline, dandoti spasmi di piacere inauditi, un secondo dito, preme la tua apertura, scivola in te. Li senti aprirsi, a forbice, muoversi, allargarti, senti il tuo buchino dilatarsi cercando...si, cercando il suo sesso, lo vuole, lo vuoi.
Eccolo, ne senti il glande premere sull'ano lasciato aperto e vuoto dalle dita, i tuoi muscoli contrarsi, poi piano rilassarsi, la sua mano sul tuo clitoride, lo accarezza abilmente, spingendo, i tuoi muscoli cedono, ti senti aprire, di più, lo senti scivolare in te, mordi le labbra per trattenere un gemito e spingi contro lui, ti impali da sola su li, lo vuoi, disperatamente.
Le sue mani sui tuoi fianchi ora, decise, ti afferrano, ti guidano in una furiosa cavalcata, gambe molli, la mente vuota e tanto tanto piacere.
Le sue dita tra i tuoi capelli strappano di colpo la fascia, i tuoi occhi velati di piacere mettono a fuoco a fatica, colpi sempre più rapidi e possenti in te, l'orgasmo che sale, un groppo alla gola, arsa, secca, la lingua che si muove su quelle piastrelle, il viso che ci si appoggia, girando scompostamente a destra e sinistra. Il piacere, eccolo eccolo, lo senti, intenso, partire dal tuo ventre, scorrere nel tuo corpo, scaldarlo, pur facendolo rabbrividire. Il fiato mozzo, una lunga apnea, mentre di colpo le gambe cedono, ti lasci andare, quasi sostenuta solo dal suo sesso, il piacere che cola tra le gambe come mai ti è successo, come mai avresti pensato, sperato, un lungo, lunghissimo orgasmo, che pian piano sui affievolisce mentre lui continua a spingere in te, ed ecco che riprende il piacere, la sua mano muove le palline mentre il suo sesso spinge ancora, ed ancora, la mente si svuota di colpo, non è possibile no, ma un nuovo orgasmo ti coglie, più dolce del precedente, più appr
ezzato, più dirompente forse, che ti lascia ansante, senza forza, contro quella parete, quasi rannicchiata sul suo sesso ancora in te, ancora duro.
Ora i suoi movimenti si fanno più lenti, ma più profondi, cogli ogni movimento in te.
Lentamente tira le palline, le senti avvicinarsi alla vulva, scivolare fuori, la prima, con un sordo plop, muove un poco la seconda, ed ecco anche questa esce, un sussulto, le sue mani sulle tue spalle, esce da te, ti fa voltare, ti spinge in ginocchio.
Il suo sesso svettante davanti a te, al tuo viso, lo guardi negli occhi, una muta preghiera, lo vuoi ora, tra le labbra, in bocca. Ed eccolo, ecco il suo odore, così desiderato, così amato,si posa sulle labbra, scivola in te, la sua mano ti guida, colpi decisi, ti scopa in bocca ora, sua completamente sua, si completamente. Colpi che senti in gola, sapore acre, piacevole, eccitante, lo senti gonfiarsi in te, di più, ancora più veloce, ed eccolo esplodere, il suo seme caldo in gola ti fa sussultare ed improvvisamente senti un altro orgasmo sconvolgerti un orgasmo della tua mente, diverso dai precedenti, nuovo, inaspettato, vieni con lui, insieme, uniti, bevendolo.
Lunghi attimi, solo i vostri respiri che rallentano, il cuore che batte meno rapido, i sensi che faticosamente riprendono contatto con la realtà. Una carezza sfiora i tuoi capelli, sollevi lo sguardo aprendo gli occhi che avevi chiuso nell'estasi, vedi il suo sorriso, leggi il suo orgoglio per te, si, è orgoglioso di te e tu lo sei per te stessa, per come ti sei data a lui, per come sei sua.
Volgi attorno lo sguardo, riconosci il locale, uno squallido bagno d'autogrill, lurido, puzzolente, solo ora cogli queste sensazioni che prima erano coperte da ben altre. Sai cosa ha voluto fare, dimostrarti che ovunque, se sei con lui, ci siete solo voi, e non ti infastidisce essere in ginocchio su un graticcio umido, bagnato da umori estranei, lo fai per lui e ne sei fiera.
Ti aiuta a rialzarti, ti stringe a se, hai le calze strappate, il vestito umido e macchiato, ma non importa, sei tra le sue braccia, felice.
Uscite assieme, abbracciati, dirigendovi verso l'auto, non importa se qualcuno ti ha visto, se qualcuno pensa chissà che di te, sei tra le sue braccia.
Il ritorno in hotel è come un sogno, accoccolata sul sedile ma stretta a lui, che guidando accarezza i tuoi capelli. La hall, il portiere, la chiave, l'ascensore, lui preme il bottone del secondo piano, il tuo piano, si ferma, le porte si aprono, ti sorride, buonanotte Giorgia, un leggero bacio a fior di labbra e.le porte si chiudono. Ti dirigi barcollando verso la tua camera ebbra di gioia, di piacere, ti lasci cadere sul letto, addormentandoti con lui nella mente.
Uno squillo improvviso, a tentoni afferri il telefono, sarà lui? No, la voce professionale del portiere, "mi scusi signora ma oggi è prevista la sua partenza e dovrebbe liberare la camera entro le 12". Un tuffo al cuore, lo avevi scordato, oggi parti, torni a casa, guardi l'orologio, le 12, ti alzi a fatica, cercando di snebbiare la mente, solo lui nel cervello, non puoi perderlo. Afferri il telefono, 322, la sua camera, lunghi squilli, nessuno Dio mio, no, no, ti prego, rispondi, rispondiiiiiii. Nulla.
Con il vuoto nella mente raccogli in fretta i tuoi abiti, ti cambi, le valige, butti tutto alla rinfusa, scendi come un automa, chiedi il conto, il viso ancora segnato dalla notte passata, dal sogno divenuto realtà. Ancora un tentativo, guardi il portiere," scusi potrei lasciare un messaggio al signore della 322?" ti guarda con lo sguardo di chi ha capito tutto, un sorrisetto d'intesa, "mi spiace signora, il signore è partito 2 ore fa" le gambe ti cedono, il cuore sembra fermarsi, lo hai perso, senti le lacrime colmarti gli occhi, giri il capo, non vuoi dare anche questa soddisfazione al portiere.
Il facchino ti porta i bagagli nell'auto, sali, accendi il motore e parti, sola, ora puoi lasciare che le lacrime solchino il tuo viso, ora puoi lasciare che il mondo scorra attraverso una patina umida davanti a te, ora nulla ti importa, autostrada, autogrill, molti, troppi ricordi, e ancora conservi nella valigia un collant strappato e pregno di te, almeno quello, un ultimo ricordo di una vacanza inaspettata e trascorsa troppo in fretta.
Ecco, luoghi familiari, la tua via, la tua villetta, il giardino ben curato, parcheggi l'auto, tuo marito ti aspetta, un bacio tiepido, sei lontana da lui, come mai lo sei stata.
Poche parole, scambi banali raccontando false giornate oziose, una scusa, sali in camera, ti chiudi in bagno, piangendo. Accendi una sigaretta, affacciandoti alla finestra, lasci che lo sguardo scorra su luoghi noti, abituali, cercando di riappropriartene, di rifarli tuoi, ben sapendo che non sarà mai più così. Rumori conosciuti, rumori nuovi, un camion di traslochi nella villa vicino, accidenti anche la tua amica del cuore si è trasferita, chissà chi arriverà.
Guardi senza interesse gli operai che scaricano mobili di buon gusto, tappeti, quadri, ma tutto è lontano, ovattato.
Un auto entra nel cortiletto della villa a fianco, il cuore si ferma, la portiera si apre, LUI.. scende dall'auto, con passo sicuro, si avvia verso la villa.
Lui, il tuo nuovo vicino, apre la porta di casa sua, sta per entrare, vorresti chiamarlo, farti notare dirgli che sei li, SUA.
Si volta lentamente, il suo sguardo scorre lungo i muri di casa tua, la tua finestra, i suoi occhi nei tuoi, porta lentamente la mano alla bocca, un bacio in punta di dita che vola fino a te, che fa volare lontano la tua mente, fremere il tuo corpo, che riempie il tuo cuore di gioia, mentre lui entra, ma ora è li, vicino a te, e tu sei SUA.
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20 anni fa
admin, 75
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VACANZA (seconda parte)
Ancora stordita, in preda alle mille emozioni e sensazioni appena vissute chiudi quella porta alle tue spalle, ti avvii verso la tua stanza, il nulla intorno a te, il vuoto nella testa, una sensazione di appagamento totale mai provata. Ecco..la tua camera, entri, la penombra, la finestra semichiusa, il letto vuoto, ti sdrai come un automa. La tua mente rivive i momenti passati, tu in piscina, lo sciocco gioco con te stessa, l'eccitazione improvvisa che ti coglieva, le sue mani su te, la tua vergogna ed il tuo desiderio; poi la trasformazione, la liberazione quasi, il sentirti improvvisamente libera da tutto, solo il tuo corpo, le tue voglie, le tue fantasie ed il desiderio di una guida.
Pensi, razionalmente, che dovresti provare vergogna, rimorso per ciò che è stato, per ciò che hai provato, ma non è così, finalmente, forse per la prima volta nella tua vita, ti senti semplicemente te stessa, libera, felice, e tutto questo grazie a.. solo ora ti rendi conto che non sai neppure il suo nome, nulla di lui, solo il numero della sua camera . 322 . e forse ora sta facendo i bagagli, sta lasciando l'hotel, lo stai perdendo, per sempre. Una fitta al petto, il cuore in gola, scioccamente ti alzi, ti avvicini alla finestra, con la speranza di vederlo, una assurda paura, un senso di vuoto. La piscina sotto di te ormai affollata, risate, giochi..lui non c'é. Cerchi di tranquillizzarti, "sarà nella sua camera, magari facendosi una doccia pensando a me, magari rivivendo i momenti vissuti insieme"; l'ansia non ti abbandona, vaghi nella stanza vuota, la mente in subbuglio. Solo ora realizzi che indossi solo il pareo, che null'altro copre il tuo corpo, il tuo costume è rimasto nella
sua stanza, testimone dei vostri amplessi, del tuo essere sua, i tuoi umori, i vostri umori stanno ancora asciugandosi lentamente sulla tua pelle, il tuo odore, il suo aleggiano ancora su te.
Una assurda eccitazione ti coglie, ti lasci cadere su una poltroncina, la tua mano sfiora le gambe, quasi fosse la sua. "Giorgia smettila, che fai, non devi" pensieri razionali cercano di farsi strada tra nuvole di irrazionalità, di istinto; la tua mano continua a muoversi, sfiora il tuo sesso, lo scopri bagnato, mai avresti pensato di poter vivere in un tale stato di eccitazione. Sollevi lo sguardo e cogli la tua immagine riflessa in uno specchio, sensazioni già vissute, desideri riscoperti, ti sembra di sentire ancora il suo sguardo su di te, accarezzarti la pelle, sfiorarti sfacciatamente, e la tua mente gioirne.
Ti abbandoni, ora vuoi solo essere ciò che sei, basta vergogne, basta tabù. La tua mano ora ti accarezza decisa, consapevole di ciò che il corpo desidera; le tue dita ti sfiorano riscoprendo sensazioni scordate, abili come non avresti pensato, impudiche come non avresti osato immaginare.
Il telefono della camera che trilla improvviso, imperioso, un tuffo al cuore mentre ti sollevi scostando rapidamente la mano, vergognandotene ora quasi fossi stata sorpresa da qualcuno. Sollevi la cornetta, con voce strozzata, che stenti a riconoscere come tua, rispondi ... ".pronto", una scarica nel tuo corpo, la sua voce dura, decisa "GIORGIA" a stento rispondi ".ssi?" "NON VOGLIO CHE TU TI DIA PIACERE DA SOLA, NON ORA, NON VOGLIO CHE SOLO LE TUE MANI POSSANO GODERE DEL TUO CORPO, CHE SOLO LE TUE NARICI POSSANO APPREZZARE IL TUO ODORE DI DONNA, CHE SOLO UNO SPECCHIO POSSA VEDERE I TUOI OCCHI PIENI DI DESIDERIO .... TI SPETTO IN PISCINA, ORA, SUBITO, COSì COME SEI"! riesci a sussurrare un "...mma." ed al tuo orecchio arriva secco, improvviso, lo scatto della comunicazione interrotta.
Stupore ora in te;
come poteva sapere ciò che stavi facendo? Ciò che stavi provando? Come sapeva che il desiderio stava prendendo ancora il sopravvento su te?
Rabbia ora in te;
come si permette di decidere cosa tu puoi fare o non fare? Provare o non provare? Come si permette di ordinarti di raggiungerlo? Senza neppure ascoltarti?
Ansia ora in te;
"così come sei" le sue parole ti risuonano nella mente, "così come sei" si, non sai come ma lui sa, sa che ancora indossi solo il pareo, sa che il tuo corpo sta bruciando, sa che la tua mente era con lui, che eri libera, libera di provare e vivere ciò che troppo spesso ti eri negata.
Gioia e felicità ora in te;
assurdamente, scacci i tuoi sciocchi pensieri di poco prima, lui non parte, lui è qui, lui ti ha cercata, ti vuole.
Eccitazione ora in te;
folle desiderio di vederlo, stringerlo, baciarlo, essere sua, completamente sua.
Con la mente colma di tutto ciò esci dalla tua stanza, non ti poni domande, non importa, no non importa come lui sapeva il numero della tua stanza, come lui sapeva ciò che provavi, come lui sapeva che gli avresti obbedito.
L'ascensore, premi un pulsante, piano terra, sembra lento, troppo lento, stridente contrasto con quanto provato poche ore prima, mentre salivi da lui, eccitata ed impaurita, e l'ascensore sembrava volare, troppo rapido per la tua mente, per i tuoi pensieri, per le tue paure.
L'atrio, la piscina, il pareo che svolazza attorno a te, la tua nudità appena velata, ti guardi attorno, lo vedi, un lieve sorriso dipinge il tuo volto, una sensazione di dolcezza, .. Ti aspetta sdraiato sul lettino del vostro primo incontro, un gesto romantico che ti stupisce quasi commuovendoti. Lo raggiungi lentamente. Cosa gli dirai? Come ti comporterai? Scacci i pensieri dalla tua mente "vivi Giorgia, lascia che le situazioni ti trasportino, non programmare". Ecco, sei accanto a lui, in piedi, immobile. Si volta pigramente, ti guarda sorridente sollevandosi su un gomito, la pelle abbronzata e lucida al sole, gli occhi profondi e ridenti, eppure decisi e severi, la sua bocca, Dio mio la sua bocca, quanto vorresti sentirla posarsi tra le tue gambe, succhiare il tuo clitoride, bere i tuoi umori. Arrossisci a questo pensiero e, non sai come, sei certa che lui lo abbia colto, che lui sappia, si sappia tutto di te, prima ancora che i pensieri giungano alla tua coscienza, prima ancora
che si formino
Ti porge una mano, la voce dolce, suadente "siediti, qui, accanto a me, sei splendida e radiosa".
Un complimento che ti tocca il cuore, sai che non è detto per piaggeria, sai che è sentito. Ti senti felice come una bimba, coccolata, colmata di attenzioni, fiera, importante.
Lasci che la sua mano stringa la tua, la sua stretta forte e dolce, rassicurante, ti siedi accanto a lui, felice.
Ti guardi attorno, la piscina è ormai affollata ma l'angolo dove siete, quello che avevi scelto poche ore fa per te, è leggermente appartato, sembra un piccolo angolo per voi pur essendo tra molti. Un glicine abbarbicato su un piccolo gazebo, l'odore dolciastro e penetrante dei fiori, un filo di brezza a calmare la calura, seduta accanto a lui, guardandolo, le spalle a tutto il resto, le spalle al mondo, persa in lui.
Vedi che sul tavolino accanto a voi ci sono due bicchieri colmi, riconosci il tuo cocktail preferito .. come sa tutto ciò di te? Non importa, nulla importa, solo tu e lui.
Ti porge il bicchiere, afferra il suo, i tuoi occhi indugiano su di lui, il suo volto, le sue dita che stringono il bicchiere, forti e delicate insieme, quelle mani che hai imparato a conoscere, quelle mani che sanno darti gioia, piacere, dolore anche, ma che ti portano ad emozioni sconosciute. Avvicina il bicchiere al tuo, il cristallo tintinna, sorseggiate la bevanda ghiacciata guardandovi negli occhi. Posa il bicchiere, ti sfiora la guancia con le dita, leggere, sempre guardandoti negli occhi; ti senti morire dalla felicità. Solo per un attimo ti dai della sciocca, poi l'istinto, il desiderio, la gioia, la vera te stessa prendono il sopravvento e ti abbandoni, al suo sguardo, alle sue mani, a lui.
Quasi cogliesse il tuo abbandono il suo atteggiamento cambia, improvvisamente, il viso si indurisce appena, gli occhi si stringono un poco, più duri ora, la mano scende sul collo, sul pareo sfiorando il tuo seno, sentendo i tuoi capezzoli già tesi, eccitati, la sua voce .. quasi un sussurro eppure così ipnotica, parla di te, di come ti vede, di ciò che vuole tu sia.
Ti parla, come spesso nei tuoi sogni segreti hai desiderato ti si parlasse, ti dice di abbandonarti, di escludere dalla tua mente il mondo, racchiudendo solo voi, di ascoltare il tuo corpo, assecondarlo. La sua mano sul tuo seno, sfiora i capezzoli attraverso il pareo, non riesci a staccare lo sguardo dal suo, leggi in lui ciò che vuole da te, senza necessità di ascoltarlo. Apri un poco le gambe, un invito sfacciato, che non ti saresti mai aspettata da te, eppure voluto. Quasi implori con lo sguardo le sua mani sulla tua pelle, sulle gambe, sentire le sue dita risalire sulle cosce, senti i tuoi umori bagnarti, sempre di più. I rumori intorno a voi ovattati, lontani, assenti. Dai le spalle al mondo, come lui vuole, sai che chi vi guardasse attentamente potrebbe capire, ma non importa, anzi tutto ciò fa parte di ciò che lui vuole.
Ecco, le sue dita finalmente sulle tue gambe, leggere, solo a sfiorarti, e la sua voce, che entra in te, ti prende.
Inarchi il busto, protendendo il seno verso lui, verso la sua bocca. I capezzoli disegnano areole scure sul leggero tessuto del pareo, che ti fascia, ti accarezza, ti eccita. Il tuo respiro aumenta, sempre più, la sguardo acquoso, perso in lui, in attesa, le mani strette a pugno, le unghie conficcate nel palmo, immobile. Goccioline di sudore sopra il tuo labbro superiore, non è il caldo, non è il sole, tu lo sai, lui lo sa. Macchinalmente passi la lingua sulle labbra, raccogli quel sudore, stai scoprendo il gusto inatteso dei tuoi sapori, dei tuoi odori. Lo fissi ininterrottamente, deglutisci a vuoto. "Dio mio perché non mi trascina nella sua camera, non mi butta sul letto, strappandomi questo misero pezzetto di stoffa ormai pregno di ogni mio odore? Perché non mi fa aprire le gambe davanti a lui, oscenamente, voglio essere sua, la sua puttana, la sua schiava, sua, sua, sua."
Quasi intuendo i tuoi pensieri, in una distorta legge del contrappasso allontana di scatto la mano da te, te la nega. "..nno", non puoi trattenere un rantolo biascicato di disappunto "...no, ti prego, ti prego". Sorride, "mi preghi per...cosa?". Deglutisci ancora, la mente vuota, solo il tuo corpo, le tue sensazioni in te, che ti portano a rinnegare ogni razionalità, a perdere ogni vergogna "..ti prego, accarezzami, toccami,...io...ho voglia di te". Senti il tuo volto in fiamme nel sentire la tua voce dire quelle parole, eppure è giusto, è ciò che senti, è ciò che vuoi, essere sua.
Sorride accarezzando piano il tuo braccio, quasi a rimarcare una casta carezza, innocente, ben diversa da quella che vorresti.
Poi vedi la sua mano muoversi, la segui come ipnotizzata, si avvicina al tavolino, scorgi solo ora, dietro i bicchieri, un oggetto strano, non capisci cosa sia, sembra un gioco per bambini, uno di quei giochi rumorosi che affollano le estati e scompaiono nel volgere di una stagione. Vedi le sue dita afferrarlo, giocarci. Cerchi di capire cosa sia, una, no due palline bianche, che riflettono violentemente i raggi del sole, avorio pensi, levigate, lucide, unite da una cordicella sottile che le trapassa terminando con un anellino; le vedi scorrere tra le sue dita, quasi puoi cogliere la levigatezza dell'avorio, la sensazione di calore che trasmettono. Le vedi scomparire e riapparire tra le sue dita mentre sai che il suo sguardo non abbandona un attimo il tuo volto, scrutando ogni sfumatura del viso. "cosa sono, che centrano ora, cosa vorrà fare?" mille domande nella tua mente, domande senza risposta, domande che non cercano una risposta, che hanno già una risposta: qualsiasi cosa egli v
oglia da te. l'avrà. Avvicina piano la mano al tuo volto, alle tue labbra, celando quello strano oggetto tra le dita, facendolo riapparire improvvisamente davanti alle tue labbra, senti la liscia superficie disegnarti la bocca, sai che vuole che tu sporga la lingua, lo fai, docilmente, felice della tua obbedienza, fiera di aver colto in lui uno sguardo di approvazione. Quasi in trance lecchi quell'oggetto che ti porge, per un attimo l'ansia ed il timore di essere vista ti paralizza, ma è solo un attimo, volgi le spalle a tutti, al mondo, e poi che importa, sei solo tu, lui, voi. Muovi la lingua più velocemente ora, la salivazione che aumenta, pur sentendo una inaspettata secchezza alla gola, ti perdi nei suoi occhi, nei suoi desideri, in lui.
Lascia scorrere quelle palline sul tuo collo, la tua saliva sulla pelle; scende sul pareo premendo un pò più forte sui tuoi capezzoli; scende ancora, sulle tue gambe.
Sai, credi di sapere cosa vuole, temi di saperlo, eppure lo vuoi, con tutta te stessa.
Ora guardi con fermezza nei suoi occhi, vuoi che lui sappia che sei pronta a tutto per lui, dischiudi le gambe, ti sembra ti cogliere violentemente l'odore che sale dal tuo sesso ormai pronto, la sua mano lascia scivolare le palline sulle tue cosce, le muove lenta all'interno delle tue gambe, il tuo respiro sempre più rapido, a tratti sospeso in un limbo d'attesa, la mano scivola sotto il pareo, scostandolo, senti una pallina sfiorare i tuoi peli umidi, muoversi lentamente sulle grandi labbra gonfie di desiderio, non puoi trattenere soffocati gemiti di piacere, di desiderio. Sai che lo fa di proposito, sai che capisce i tuoi sforzi per restare immobile, pur offrendoti, restare in silenzio, pur tra la folla rumorosa, pur desiderando urlare la tua voglia, il tuo piacere, il tuo desiderio di lui. Preme un po' più forte, proprio sul clitoride, "ahhhh" non puoi trattenere un lungo gemito di piacere, mentre incurvi un poco le spalle spingendo in avanti impercettibilmente il bacino, ma..
Lui toglie la mano, le palline scompaiono nel suo pugno, la sua voce carezzevole ora "no Giorgia, no piccola, così non va, così non devi, sttttttt, in silenzio, nessun gemito, nessun suono, lo puoi fare per me?" sorride leggermente mentre parla, ma sai che non è una richiesta, è un ordine, e la tua voce in un soffio "si..Padrone, si, per te, per me".
PADRONE? Come ti è uscita quella parola, come hai potuto pronunciarla, tu, donna indipendente, orgogliosa. "Si, si cazzo si Padrone, lui ora è il mio Padrone e sono felice, fiera di essere la sua schiava, la sua cagna, di obbedirgli, in tutto, purchè sia orgoglioso di me."
Raddrizzi il busto, con fierezza, apri un po' più le gambe spingendo il bacino verso lui, stingendo con forza le labbra, pronta a dimostrargli che sai obbedire, che sei pronta a lui.
Sorride, la mano ancora sotto il pareo, ti sembra più decisa ora, senti subito la pallina sfiorare le labbra, il clitoride, con insistenza, abilmente, ondeggi il bacino, assecondando i suoi movimenti, gli occhi negli occhi, una muta sfida, ma nel contempo una sottomissione totale. Il piacere aumenta, ad ondate inarrestabili, ogni muscolo del tuo corpo è teso nell'attesa del piacere, teso nello sforzo di restare immobile, in silenzio, come ti è stato ordinato.
Le sue dita scorrono tra le grandi labbra, le schiudono, si inumidiscono in te, del tuo piacere, senti la pallina farsi strada, premere, lentamente, la muove piano, trova una leggera resistenza, vorresti spingerti in avanti, farla entrare in te, ma non devi e lo sai. La pressione aumenta, e.finalmente, con un movimento sinuoso, scivola in te. Ti pieghi su te stessa, mordendoti violentemente le labbra per trattenere ogni suono, per cercare di celare il piacere sconvolgente che ti ha colto.
Lì, tra la gente, tra rumori e risa, straordinario come abbia saputo farti scordare tutto ciò, come ti abbia portata ad abbandonarti, ad essere te stessa, come abbia saputo "usare" il resto del mondo per umiliarti, eccitarti, portarti verso vette di piacere impensabile.
Muove piano la pallina in te ora, la sospinge, più in fondo, la senti premere sull'utero. L'altra pallina ora, batte piano sul clitoride, scende tra le labbra, preme e. di colpo eccola in te. Ancora un sussulto violento, ancora uno spasimo, senti sulla lingua il dolciastro sapore del tuo sangue, ti sei morsicata le labbra ma. hai obbedito, sei stata in silenzio, e sai che lui ne è fiero.
Le sue dita sulla cordicella ora, la muovono piano, lentamente, ma bastano movimenti millimetrici per darti spasimi e contrazioni, piacere. Assecondi ogni suo movimento, senza mai abbandonare i suoi occhi, sorride, ma vedi che è orgoglioso di te e tu lo sei di te stesa, di come ti stai donando.
Il piacere aumenta, violento, come una mareggiata invernale, ad ondate sempre più forti, incalzanti. Per un attimo pensi a come potrai nascondere l'orgasmo, poi tutto sfuma, si annebbia, un mondo ovattato in cui esiste solo piacere, sensazioni. La sua mano tira un poco la cordicella, senti le palline quasi scivolare fuori da te, aprirti, contrai i muscoli per trattenerle, poi le sue dita le spingono nuovamente in te, le fanno girare, lo guardi con riconoscenza, avevi temuto che ti negasse il piacere. Ancora tira, ancora stanno per uscire, e di nuovo spinte in te.
Questa volta una ondata più forte, chiudi gli occhi per un attimo, un rumore gorgogliante dalla tua gola, serri più forte le labbra, il piacere, eccolo, l'orgasmo agognato, eccolo. Il tuo respiro che soffia violentemente dalle narici, a scatti, accompagnando i suoi movimenti, il tuo corpo teso, pronto ad esplodere.
Odori, sapori, rumori, tutto si fonde nella tua mente, tutto porta piacere, eccitazione, aggiunge desiderio al desiderio. Una lunga apnea, infinita, l'agognata attesa di ciò che sai sta per giungere, travolgerti.
Ecco ancora le tira, lentamente, aspetti le sue dita che spingano nuovamente, ma..
Uno strappo violento, inatteso, senti le palline schizzare da te, strappate con forza, violenza, un senso di vuoto improvviso, un senso di rabbia, privazione, dolore, tutto in uno, e dalle tue labbra una parola, un singulto ..."noooooo". Deglutisci a vuoto, offesa quasi, furiosa "noooooo, non ora, ti prego".
Guardi i suoi occhi, li vedi cupi, arrabbiati, allontana la mano da te, "avevo chiesto silenzio Giorgia, silenzio, sempre"
Lascia cadere sul tavolino le palline, vedi i tuoi umori coprirle, le vorresti annusare, leccare, le vorresti in te, ma non è questo che ti turba ora, è lui, lui che si adagia sul lettino, beve lentamente, guardando oltre te, quasi tu non esistessi più, quasi fossi trasparente.
Senti le lacrime colmarti gli occhi, "no Dio mio, no, ti prego, che non sia arrabbiato con me, che non sia deluso da me, che non mi abbandoni ora, ora che so cosa sono, cosa voglio, e so che solo con lui posso esserlo, ora che so che lui è il mio Padrone".
Non smetti di guardarlo, cercando, sperando, desiderando di attirare la sua attenzione, vorresti un insulto, uno schiaffo, uno sputo in viso, ma non questa indifferenza, questo nulla verso te, quasi ti avesse, di colpo, cancellato dalla sua vita.
Provi una delusione cocente, non per l'orgasmo negato, non per il piacere interrotto, ma per non esserti dimostrata ciò che lui voleva, non essere stata all'altezza dei suoi desideri, dei suoi ordini.
Lentamente le lacrime scavano il tuo volto, scendendo lungo i solchi del tuo viso, le senti inumidirti le labbra, cogli il sapore salato, come salata, inutile, vuota ti sembra ora la tua vita.
Lui continua ad ignorarti, e ciò che più fa male è che le fa senza pose, con assoluta naturalezza, quasi tu realmente non esistessi.
Ora piangi senza ritegno, non per impietosirlo certo, sai, per come credi ormai di conoscerlo, che non sarà la pietà a smuoverlo; piangi per ciò che temi di aver perso, per ciò che avevi conosciuto e sai che nessun altro potrà ridarti, piangi per la rabbia verso te, la rabbia di non aver saputo essere, fino in fondo, ciò che sai di essere.
Non smetti di fissarlo, la sua mano si muove, verso il tavolino, posa il bicchiere, afferra per un attimo le palline "mio Dio, fa che mi guardi, fa che mi presti la sua attenzione, che si dedichi a me, che mi schiaffeggi magari, ma che si dedichi a me".
Si alza, sempre guardando oltre te, resta un attimo in piedi, immobile, le braccia abbandonate lungo il corpo, le palline nella mano, poi, con un gesto impercettibile, le lascia cadere in grembo a te e si allontana senza degnarti di uno sguardo. Riprendi a singhiozzare, le spalle scosse da tremiti, la tua mano che lentamente raccoglie le palline, ancora umide dei tuoi umori, le accarezzi con devozione, sono state tra le sue mani, le ha guidate in te, ed ora...
Singhiozzi più forte, ora le risate della piscina ti infastidiscono, perché, perché la gente ride e scherza, lui se ne è andato, lo hai deluso, lo hai perso.
Resti li a lungo, persa nel tuo dolore, poi lentamente ti alzi, le palline ancora nella tua mano, non puoi, non potrai mai separartene, unico ricordo di ciò che è stato, di ciò che ancora avrebbe potuto essere.
Attraversi l'atrio, chiusa nei tuoi pensieri, il portiere ti guarda, chiedi la chiave, te la porge, l'ascensore, secondo piano, la tua camera, le mani tramanti faticano ad infilare la chiave, vorresti salire ancora, raggiungere la sua camera, bussare buttandoti in ginocchio davanti a lui, chiedendogli scusa, chiedendogli di farti sua, ancora ed ancora ed ancora, ma sai bene che non servirebbe a nulla, a nulla.
Apri la porta, entri, qualcosa a terra, ti chini, una busta bianca, la mano ti trema, il cuore in gola, un biglietto d'addio? L'ultimo saluto? La raccogli
La apri con gesti frenetici, riconosci la sua calligrafia, la stessa che aveva vergato su un foglietto poche parole ed un numero di camera, da cui tutto era iniziato. Gli occhi velati di lacrime faticano a mettere a fuoco le parole, li asciughi con il dorso della mano, leggi, leggi ed il cuore sembra fermarsi "stasera, alle 20 in punto, al bar dell'Hotel, indossando ciò che ho preparato per te e null'altro e ovviamente...con le nostre palline in te, non deludermi". Il cuore fa balzi di gioia, ancora lacrime, ma di felicità ora, sarai ancora sua, ancora una possibilità, no, non lo deluderai, avanzi lentamente nella stanza ed improvviso un dubbio, "ciò che ho preparato per te?" Che significa, oddio, non capisci, cosa vorrà che tu indossi? Come capire ciò che intende? Non puoi permetterti di sbagliare, di deluderlo. Alzi lo sguardo e, sul letto, elegantemente adagiato, vedi uno splendido abito da sera, nero, dei collant, splendidi sandali in tinta.
Hai un brivido, lui è stato li, nella tua stanza, lui ha preparato questo per te. Paura, gioia, eccitazione, brividi.
Chi è quest'uomo, come sa tutto, troppo di te? Come può prevenire i tuoi desideri e stupirti così?
Non importa, è ciò che vuoi, e lui lo sa, e non lo deluderai no, non deluderai il tuo Padrone, non più, stasera alle 20, al bar dell'Hotel.
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20 anni fa
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VACANZA (prima parte)
Sprazzi di vita, di vita vissuta, che a volte porta ad immedesimarsi, a rincorrere i propri sogni, stanchi di nasconderli e negarli. Sentendo il bisogno di viverli.
In vacanza, finalmente, e finalmente sola, senza marito, senza lavoro, una settimana tutta per te.
Esci dall'Hotel e lentamente ti dirigi verso la piscina, guardandoti attorno. Non c'è ancora nessuno, in fondo sono solo le 9, prestissimo per chi è in vacanza.
Scegli il lettino, studiando attentamente la zona in cui pensi ci sarà più sole durante la giornata, togli il pareo che ti serve da copricostume e ti adagi mollemente cominciando a gustarti la calda carezza del sole sul tuo corpo, sentendola scaldare la tua pelle.
Una rivista di enigmistica tra le mani e la mente che si vuota gustandosi quel nulla che sola una vacanza solitaria può dare.
Tra dormiveglia e lenti anagrammi il tempo scorre, senti voci attorno a te, persone che, come te, vengono a farsi scaldare la pelle, illudendosi che scaldi anche i loro cuori. Poca gente, in fondo è periodo di bassa stagione.
Il caldo sole comincia a velare di piccole gocce di sudore il tuo corpo, piacevolmente, e la tua mente si vuota di ogni dovere. Tu, sola, null'altro e nessun altro a cui pensare, finalmente.
Ti senti osservata, giri lentamente il capo e lo vedi seduto su un lettino non lontano dal tuo, il corpo già abbronzato, occhiali da sole a coprirgli parzialmente il volto ed un sorriso enigmatico sul viso.
Distogli lo sguardo, ti disinteressi immergendoti nuovamente nell'enigmistica; ma continui a sentire, insistente, quello sguardo su di te, o forse è il tuo desiderio di sentirlo che te lo fa immaginare. Volgi lentamente il capo e. ecco, quasi immobile, ancora li, a fissarti; ti volti di scatto con un gesto di insofferenza, ma è vera insofferenza? O forse quello sguardo continuo su di te stuzzica la tua vanità? Da quanto non ti sentivi desiderata? Da quanto non sentivi la carezza di uno sguardo maschile, sfacciata ed invadente, impudica quasi?
Desiderata?
Ridi tra te e te. Desiderata? Ma è solo uno sconosciuto che ti ha guardata, nulla più, la tua fantasia sta volando troppo, probabilmente è solo un uomo che si guarda attorno e, casualmente, per due volte, il suo sguardo coperto da occhiali scuri, ha incrociato il tuo, o forse guardava oltre te, cercava la ragazza bionda seduta un pò più in là.
I tuoi pensieri volano lontano, da quanto tempo non senti il brivido che dà l'essere desiderata da un uomo, da quanto tempo sei relegata al ruolo di moglie e madre?
Da quanto solo il tuo lavoro assorbe tutta te stessa?
Dove tutto è scontato, dovuto, NOIOSO?
Da quanto il tuo cuore non accellera i battiti incrociando lo sguardo di un uomo e rubandone i pensieri?
Sciocchezze, solo la tua sciocca fantasia che ti fa immaginare ciò che non c'è.
Si, pensi ridendo, è certamente così, ora mi volterò, ti dici, e lui sarà immerso nella lettura di un quotidiano, o starà avvicinandosi pian piano alla biondina accanto.
Sorridi con te stessa a quel nuovo gioco, ecco ora mi volto: uno, due e .. tre.
Il respiro ti si blocca di colpo e resti immobile sentendoti avvampare; lui è lì, sorridente, davanti a te, un bicchiere tra le mani, il vetro appannato dalla gelida bibita colorata, senti la gola secca; si china porgendotelo "buongiorno, con questo caldo bisogna reintegrare i liquidi, posso?" ti porge il bicchiere che afferri lentamente insultandoti per la figura da idiota che stai facendo; non riesci a spiccicare parola, sei rossa, quasi lui potesse leggere i tuoi sciocchi pensieri e le tue illazioni di poco prima.
Finalmente sussurri un "grazie" e porti il bicchiere alle labbra. Ora non hai dubbi, senti il suo sguardo su te, non sono fantasie, lo senti, insistente e caldo, che brucia più del sole, ed assurdamente ogni tuo gesto assume significati nuovi; ti scopri a pensare a come stai sorseggiando la bevanda, a come le tue labbra si posano sul bordo del bicchiere, a come le vede lui, senti il freddo e dolce liquido scivolare in te, procurandoti un brivido; e sempre, sopra tutto, il suo sguardo.
Le sue parole scorrono nella tua mente, una conversazione banale, ma non sono le sue parole a turbarti, ma il suo sguardo attraverso le lenti oscurate.
Lo senti scivolare piano sulle tue spalle, scendere lentamente lungo la schiena, seguire le morbide curve delle tue natiche. Ti accorgi che, inconsciamente a tale pensiero contrai i muscoli, quasi a proteggerti, difenderti, ma realizzando subito che quell'improvviso contrarsi dei tuoi glutei sodi potrebbe far pensare ad altro.
Sei paonazza ormai, la mente in subbuglio, arrabbiata con te stessa perché ti stai comportando come una sciocca quattordicenne; cerchi di ritrovare il tuo autocontrollo, di dire qualche frase simpatica, di circostanza. Lui è seduto sul bordo del lettino, le tue braccia sfiorano involontariamente le sue gambe, devi sollevare il capo per guardarlo e questo ti mette a disagio, in soggezione; Vorresti alzarti, sederti, ma.. hai slacciato il reggiseno del costume per evitare quelle odiose righe bianche sull'abbronzatura e non hai il coraggio di allacciarlo con lui così vicino a te.
"ha una pelle molto delicata" sussurra "dovrebbe proteggerla meglio dal sole"
A queste parole si alza, lo senti muoversi dietro te e improvvisamente senti cadere sulla tua schiena cotta dal sole gelide gocce di crema, rabbrividisci ma subito le sue morbide mani si muovono su te, una lunga carezza, che parte dalle spalle, sciogliendo i tuoi muscoli contratti, scende lenta lungo la schiena, si muove sui fianchi.
Hai un moto di ribellione, "ma come si permette questo stronzo? Ora gli do uno schiaffo". Ma senti questi pensieri scorrere in te lontani, quasi non fossero tuoi, perché le sue mani su di te, le mani di quello sconosciuto, ti danno sensazioni scordate, desiderate da troppo tempo.
Sei immobile, gustandoti quell'inaspettato massaggio e nel contempo temendolo per ciò che suscita in te.
Non hai più controllo sul tuo corpo, ti senti razionalmente troppo sfacciata, non vorresti permettergli di fare ciò che sta facendo, ma non puoi impedirglielo.
Si, vuoi le sue mani, vuoi le sue carezze, vuoi i brividi che ti procura, anche se ciò ti fa sentire una donna facile e ti fa infuriare perché intuisci che lui sa bene ciò che stai provando.
Abbassi il capo sul lettino, scostando i capelli dal collo, offrendoglielo, e subito le sue mani lo avvolgono, lente, abili, sensuali; sembrano sapere, da sempre, dove e come accarezzarti.
Si accarezzarti, perché ormai quelle mani non stanno più semplicemente spalmando della crema, né massaggiandoti, stanno accarezzandoti, e ti accorgi di desiderare quelle carezze, sempre di più.
Le mani lentamente abbandonano il tuo collo, scorrono ancora sulla tua schiena, scivolando lentamente vicino ai tuoi seni.
Resti immobile, tesa, VUOI CHE LI ACCAREZZI, CHE LI TOCCHI. Questa certezza esplode nella tua mente, improvvisa, si vuoi che quello sconosciuto ti accarezzi il seno, ti muovi piano, cercando di avvicinarlo alla sua mano, inarchi un poco il busto, sollevandolo.
Ma lui allontana la mano, la riporta sulla schiena, lenta, sicura.
Ti mordi le labbra, perché? Non può non aver capito cosa desideravi, sei stata sfacciatamente chiara, perché?
Ma il tuo corpo si lascia nuovamente trasportare dalle emozioni che le sue mani ti donano, ora quelle mani sono sulle tue gambe, lentamente sfiorano i tuoi polpacci, salgono, piano, sulle cosce.
Vorresti urlare, senti i tuoi capezzoli premere contro il lettino, eccitarsi ancor più ad ogni tuo minimo movimento, e sai che, inconsciamente, ti stai muovendo proprio per quello.
Senti il tuo bacino ondeggiare piano, quasi chiedere alle sue mani...ti spaventa ciò che pensi, tu, una donna rispettata, uno sconosciuto alle tue spalle che ti accarezza, no, basta, reagisci, razionalizza.
Ora gli dirai di smettere
Ma ecco che le sue dita sfiorano l'interno delle tue cosce, dolci, eccitanti, ti accorgi che dischiudi un poco le gambe
REAGISCI. DIGLI DI SMETTERE
Ma il tuo corpo non può obbedire a ciò che realmente la tua mente non vuole, la tua mente non può più obbedirti, quasi non fosse più tua.
Le sue dita sfiorano...inavvertitamente... il tuo slip, ti sfugge un gemito e....
Le sue mani ti abbandonano
Si staccano da te
No, resta qui, accarezzami ancora
Vorresti chiederglielo, implorarlo quasi
Lo senti alzarsi, passare accanto a te, posa lentamente davanti al tuo viso un bigliettino e si allontana senza voltarsi.
Sei turbata, frastornata, con fatica la tua mente ti riporta alla realtà mentre i tuoi occhi non smettono di seguire la figura che si allontana, come un sogno che svanisce al mattino e che vorresti afferrare ma non puoi.
Vedi il bigliettino, cerchi di mettere a fuoco le parole vergate con calligrafia sicura.
Solo dei numeri e poche parole
Stanza 322, terzo piano, ti aspetto, ORA!
Hai un improvviso moto di rabbia, sei furiosa con lui; ti aspetto ora? Ma chi si crede di essere, e chi crede che tu sia? Una sciocca ragazzina pronta a correre da lui per due carezze?
Strappi il bigliettino, la lasci cadere a terra
STRONZO PRESUNTUOSO!
No, non mentirti, sei furiosa con te stessa non con lui, si furiosa perché ti accorgi che lo desideri, che vuoi correre da lui, furiosa perché lui lo ha capito, perché ha letto in te ciò che tu vuoi, ciò che desideri.
Senza neppure rendertene conto ti alzi, allacciando il reggiseno, avvolgi il pareo attorno al corpo, fremendo al contatto con la stoffa, e, quasi in trance, ti avvii verso l'hotel, entri, l'ascensore, la gente intorno a te, rumori, profumi, tutto è ovattato nella tua mente, tutto lontano ed indistinto, quasi come se fossi trascinata da una forza invisibile in un mare di nebbia, anelando di raggiungere.....
Raggiungere cosa?
Sciocca, sei una sciocca. Fermati, torna in piscina, dimostragli che non sei ciò che lui crede
L'ascensore,
stampata nella tua mente l'immagine di quel bigliettino, poche parole:
Stanza 322, terzo piano, ti aspetto, ORA!
una mano preme il pulsante del terzo piano, la tua mano
Si, sei ciò che crede lui, vuoi ciò che lui sa che tu vuoi, disperatamente.
L'ascensore si ferma, le porte si aprono, il corridoio vuoto, il tuo sguardo scorre i numeri sulle porte
312, 318, ...322
E' socchiusa, resti immobile, una silenziosa lotta in te, vorresti spalancare quella porta, buttarti tra le sue braccia, chiedergli di accarezzarti, di farti sua, di darti piacere, ma nel contempo lo temi, sei una donna adulta, intelligente, razionale; già razionale: voltati, vattene, dimostra ciò che sei.
Una voce da dietro la porta, improvvisa, inaspettata, bassa e decisa
"Entra, ti aspettavo"
Una vampata di calore sul tuo viso, spingi la porta, entri lentamente, quasi barcollando, inebetita dai tuoi pensieri.
Eccolo
In piedi, nell'intimo salottino della suite
Una elegante camicia, pantaloni di lino, scioccamente hai un moto di delusione "ma come, si è rivestito?"
Arrossisci ancor più a questo pensiero indecente. Lui chiude la porta, è dietro te, vicino, molto vicino, troppo. Senti il calore del suo corpo contro il tuo, il tuo respiro ansimante rompe l'assoluto silenzio, il suo viso accanto al tuo, la sua voce, suadente e dolce, al tuo orecchio. "come ti chiami?" rispondi in un soffio "Giorgia".
Sai di essere in sua balia, no, non è così e lo sai bene, sei in balia di te stessa, del tuo corpo, dei tuoi desideri troppo a lungo nascosti, repressi.
Le sue mani si muovono su di te, lente, decise, possessive. Senti la stoffa del pareo accarezzarti la pelle, lo slaccia lentamente, cade a terra. Finalmente le sue dita sulla tua pelle, ancora, ancora. Sollevi piano lo sguardo e . ti vedi riflessa in un grande specchio davanti a te, il minuscolo costume che ti copre, lui dietro di te, le sue braccia, le sue mani che si muovono abili sul tuo corpo, un sorriso enigmatico sul volto affascinante. Non puoi distogliere la sguardo, vuoi vederti, vederlo, mentre ti accarezza, mentre ti fa sua, vederti spudorata e pronta a tutto, Donna, Femmina.
Queste parole nella tua mente ti spaventano, "pronta a tutto? donna? femmina?"
Ti spaventano ma aumentano la tua eccitazione "Si PRONTA A TUTTO, DONNA FEMMINA, LO VUOI, CON TUTTA TE STESSA"
Vedi riflesso il tuo corpo, eccitato, il tuo seno gonfio di desiderio, i tuoi capezzoli che sembrano forare la stoffa, che quasi fanno male, ma è un dolce dolore.
Incroci il suo sguardo nello specchio, deciso ora, mentre le sue mani salgono sul tuo corpo, sfiorano appena i seni, facendoti gemere ed inarcare il busto, salgono ancora, sul collo, sul viso, sulle labbra. Stai premendo contro lui, il tuo bacino lo cerca, lo vuole, ora, subito.
Le sue mani sulle spalle, sulla schiena, le senti sciogliere il reggiseno, lo sfila, con un gesto aggraziato. Hai lo sguardo febbrile, il vederti così, abbandonata ad un uomo, implorante di lui, ti provoca emozioni sconosciute. Afferra le tue mani, le guida lentamente, le posa sui tuoi seni, stringendole.
"mio Dio lo voglio, ora": Senti i tuoi capezzoli fremere tra le tue dita, guidate dalle sue, indurirsi ancor più, senti il tuo piacere bagnarti tra le gambe, inumidendo lo slip, vorresti urlare "PRENDIMI, ORA" ma non riesci a parlare, tutta te stessa sta nelle sue mani, nella sua mente.
Guida le tue mani, le tue dita, sul tuo corpo, alternando dolcezza e decisione, quasi sapesse esattamente ciò che vuoi.
Poi improvvisamente, si allontana da te; resti immobile, inebetita, le mani ancora sui seni, le dita che si muovono guidate dall'istinto, dal desiderio
Passa davanti a te, fissandoti, si siede su una poltroncina.
La tua bocca aperta, fissandoti nello specchio mentre le tue dita stringono i tuoi seni sotto il suo sguardo. Impudica ed eccitata, invitandolo, pregandolo, chiamandolo con i movimenti del tuo corpo che vedi riflesso davanti a te.
Lo vedi afferrare il telefono, poche parole e riappende, non capisci, ma non importa, non puoi più smettere ora, non ora che è il tuo corpo a guidarti.
Lasci che la tua mano scivoli tra le tue gambe, ti sfiori mentre il tuo corpo freme percorso da mille brividi di piacere, ti guardi allo specchio, vedi una donna eccitata, il viso contratto dal desiderio e dal piacere, la bocca aperta, ansante.
Le tue dita scostano lo slip, sentono il tuoi umori bagnarti le dita. Senti la sua voce:
"continua" , non hai bisogno di stimoli, non più ora, ti apri, mostrandoti, umida, calda. Vedi il tuo sesso riflesso, le tue dita impadronirsene, sei stordita dal desiderio; ti appoggi alla parete, le gambe un poco piegate, aperte, le dita sul clitoride, premendolo, muovendolo, roteandolo, di più, più veloce. Un rauco mugolio continuo dalle labbra. Si la donna che vedi nello specchio è ciò che avresti sempre voluto essere. Un pò puttana, un pò schiava, ma libera di essere come si sente, felice di provare ciò che prova, che stai provando.
Bussano alla porta, lui dice avanti, si apre. Sfili la mano dallo slip, ti volti sconvolta dal terrore e dal piacere. Il tuo viso, il tuo corpo non possono celare ciò che stavi facendo, ciò che stavi provando. Entra un cameriere con un carrello, ti guarda, cerchi di coprirti il seno, abbassando gli occhi. Lui firma il conto, esce, e siete ancora soli.
Stai ansimando, dalla rabbia dalla delusione, dall'umiliazione. Perché? Perché ha voluto umiliarti così? Mostrarti ad altri?
Lo guardi con uno sguardo che vorrebbe incenerirlo, il tuo braccio a coprire il seno, ti chini senza una parola, afferri il pareo furiosa. Basta, lurido stronzo, ti aveva ed ha rovinato tutto, porco pervertito. Lo guardi, ancora seduto ti osserva indossare il pareo, sorridendo. Non parla, non parli, ti volti per andartene, non merita neppure un insulto. Apri a porta e..lo senti dietro te, le sue mani delicate sulle spalle nude, un fremito, un gemito. No, non ora, non ricominciare Giorgia, esci, vattene. Le sue mani sul collo, le sue labbra, dolci, morbide, ti fa voltare, lentamente. Ecco, ancora l'oblio, il desiderio, il nulla. Sei tra le sue braccia, la sua bocca cerca la tua, dimentica di tutto, senti il suo sapore. Le sue labbra sulle tue, la sua lingua che le forza leggermente, le schiudi, lo accogli in te, le vostre lingue si scambiano sensazioni, giochi, mentre ti stringe a se, con forza. Ti abbandoni completamente, dimentica di tutto, di ciò che sei, dell'umiliazione appena vi
ssuta, di tutto; solo tu e lui e pronta a tutto.
Le sue mani sul tuo collo, sulle spalle, premono con decisione, sai cosa vuole, ti lasci scivolare a terra, in ginocchio, davanti a lui. Mille volte nelle tue fantasie ti sei vista così, ma mai hai osato farlo.
Ora si, ora lo vuoi, vorresti implorarlo di permetterti di avere il suo sesso, di lasciartelo adorare, gustare.
I pantaloni di lino mostrano inequivocabilmente la sua eccitazione, il suo sesso eccitato, prorompente, esigente. Senti la mente acquosa, ormai irrazionale, vivere solo di sensazioni violente, immediate, brucianti. Vorresti slacciare quei pantaloni, liberare quel desiderato simbolo di piacere, annusarne la fragranza, gustarne il sapore; sentirlo forzare prepotentemente le tue labbra pronte ad accoglierlo, sentirlo gonfiarsi in te, premere in te, violare la tua bocca con colpi possenti, imperiosi, umilianti forse ma tanto, troppo desiderati ormai.
Ma ancora una volta si allontana da te, lasciandoti immobile, fremente; si muove attorno a te, una benda nera copre il tuo volto, il buio ed il nulla.
Silenzio, immobilità, il tempo scorre lento, infinito, NULLA.
Lo vuoi, lo vuoi come non mai, come mai nessuno prima, ma lui dov'è ora?
Finalmente la sua mano sul tuo capo, tra i tuoi capelli, decisa ora; li afferra e quella stretta sicura ti porta ormai al più totale abbandono; muove il tuo capo, ti costringe ad alzarlo verso lui, pur non vedendolo, le labbra dischiuse, pronte ad essere oscenamente sue. Cogli un tintinnare di vetro, intuisci qualcosa che si avvicina a te, al tuo viso ormai stravolto dal desiderio, poche gocce bagnano le tue labbra, poi di più, un attimo di smarrimento prima di intuire che si tratta di champagne ghiacciato, apri la bocca, lasci che scorra in te, impetuoso; il ribollire delle bollicine si gonfia nella tua bocca, tracima dalle tue labbra, colando sul collo, sul seno eccitato che freme a quel gelido contatto. La tua mente ti immagina come lui ti vede, hai scoperto il piacere di vederti così, succube, libera, disposta a tutto, in ginocchio davanti ad uno sconosciuto, nuda ad eccezione di un minuscolo triangolino di stoffa tra le gambe, ormai fradicio di te, il viso sollevato, offerto a l
ui, bagnato di liquido che come una laida carezza scorre dalle tue labbra sul tuo corpo dandoti sensazioni inaspettate.
Ancora la sua mano, ancora decisa sui capelli, ti solleva, imperiosa, forte, ti lasci guidare felice, si assurdamente felice, ti fa muovere nella stanza, fermandoti poi improvvisamente. E' dietro te, lo senti contro te, il suo corpo finalmente nudo contro il tuo, pelle su pelle; il suo sesso finalmente sfregarti le natiche, ti muovi ondeggiando, lasciando che si muova su te, sentendolo scivolare tra le tue gambe, premere quel minuscolo triangolo di stoffa umido, eccitare il tuo sesso già spasmodicamente eccitato. Solo il tuo respiro affannoso rompe il silenzio, sempre più rapido, sempre più voglioso. La sua pelle sulla tua, il suo petto contro la tua schiena inarcata, alla ricerca di contatto, sensazioni, piacere.
Improvvisa la sua mano strappa la benda. Resti accecata dalla luce per un attimo, una luce abbacinante, violenta, come violente sono le sensazioni che stai provando. Lentamente riapri gli occhi, una grande vetrata davanti a te, e fuori, sotto di voi, la piscina dove tutto è iniziato, ormai affollata di gente. Lo senti dietro te, ti spinge avanti, più avanti, ormai contro il vetro, sai che basterebbe che qualcuno dalla piscina sollevasse lo sguardo per vederti, nuda, eccitata, libera e soprattutto sua. Non ti importa, nulla importa, anzi tutto ciò non fa che aumentare il tuo desiderio, lo vuoi, ora, subito. Lacrime calde colmano i tuoi occhi, non di paura, non di sofferenza, ma assurdamente lacrime di desiderio. Mai hai provato tutto ciò, una così completa sensazione di abbandono, una ricchezza così totale di sensazioni: cogli il vago sentore del suo profumo, il dolce calore della sua pelle contro la tua, il leggero velo di sudore che sta coprendo i vostri corpi, mescolandosi, voci lo
ntane di gente ignara, musica in sottofondo e spasmi incontrollati ed incontrollabili al tuo ventre, quasi un continuo stato di preorgasmo, che vorrebbe disperatamente sfociare nel piacere assoluto, ma assurdamente vorresti che durasse ancora ed ancora ed ancora; tutto ciò meravigliosamente fuso insieme, in un'unica, insospettabile, inaspettata sensazione di appartenenza.
Afferra le tue mani, le solleva sopra di te, appoggiandole al vetro; i seni schiacciati, esibiti, eccitati. Preme il tuo capo, la bocca si deforma contro quella fredda lastra trasparente, che vi isola pur mostrandovi a chiunque, le labbra dischiuse, la saliva che scivola ad inumidire quel vetro ormai parte di voi. Senti le sue dita afferrare il bordo del tuo slip. finalmente pensi, finalmente lo strapperà, finalmente mi farà sua, ed il solo pensiero ti porta ad un orgasmo inaspettato, pieghi le gambe per un attimo, la mente che si svuota di tutto, il cuore che pulsa in ogni parte del tuo corpo. Le sue mani tirano ora con forza il tuo slip, verso l'alto, di più, quasi a sollevarti da terra, senti l'umido pezzetto di stoffa farsi strada in te, aprire a forza le grandi labbra, gonfie di desiderio, premere il clitoride esageratamente gonfio, ti muovi, ondeggi, cerchi il piacere gemendo, mugolando, si mugolando, così ormai ti senti, una piccola cagnetta in calore pronta ad ogni cosa pur d
i avere piacere, ma assurdamente capisci che il tuo vero piacere è nel cogliere la sua approvazione; vuoi che ti apprezzi, che sia fiero di te, della sua nuova cagnetta.
Pensieri affannosi, assurdi, affollano confusamente la tua mente, e tutto ciò ti porta ancora più lontano, ad uno stato di eccitazione che mai avresti immaginato.
La sua voce, la sua voce decisa, da quanto non la senti, ed ora ti accorgi di desiderare quel tono severo, sicuro, che ti guida, " apriti cagnetta, mostrati a me", le tue mani abbandonano il vetro, si posano sulle tue natiche, le afferrano con presa sicura, sai cosa vuoi ora, essere sua, completamente. Allarghi le tue natiche, oscenamente, il leggero tessuto separa il tuo sesso eccitandolo; ecco, improvvisa la desiderata mossa della sua mano, un colpo secco, il tuo slip tra le sue mani, il tuo sesso dischiuso a lui, rorido di umori, pronto a lui.
Adori aprirti a lui, sentire le tue mani che ti aprono, spostare un poco le gambe per meglio mostrarti, leggermente chinata in avanti, la schiena arcuata, il viso schiacciato su quel mondo esterno che ora non ti appartiene più.
Ecco, finalmente, la punta gonfia del suo sesso accarezza il tuo, si sofferma leggero a sfiorare i tuoi peli curati, cerca il clitoride, solleticandolo, non resisti, un gemito ininterrotto sfugge roco dalla tua gola, ecco lo senti, tra le grandi labbra, si bagna in te, di te, spinge, lentamente, aprendoti di più.
Ogni fibra de tuo corpo ormai coglie la sua presenza, sembra che tutto in te si sia trasformato; il tuo sesso ormai è il centro di tutto. Spinge, ancora, lentamente, lo senti riempirti, colmarti di lui, la sensazione di appartenere, di essere sua ora è totale; più a fondo, di più, a toccare dolcemente il tuo utero, fermandosi un poco e poi, lentamente, uscire da te, vorresti trattenerlo in te, stringi i tuoi muscoli, avvolgendolo, traendo sensazioni quasi trascendentali; esce piano, ancora un poco, solo il suo glande ora in te....ma ecco che il movimento si inverte, le tue dita allargano ancor più le tue natiche mentre torna in te, lentamente, un languido movimento sfinente, in fondo a te, piena di lui. Ecco si ferma, resta immobile in te, solo inapprezzabili movimenti dei vostri corpi, dettati dal respiro, muovono i vostri sessi, stimolazioni appena percettibili eppure così intense.
Un brusco movimento, secco, deciso, ora violento; si muove in te ora, con forza, decisione, ti prende, SI, TI PRENDE ORA, finalmente sua, completamente sua.
Colpi possenti, sempre più affondati, mentre il tuo corpo sussulta in movimenti incontrollati, scomposti; il capo sempre schiacciato contro la finestra, la lingua che disegna oscene greche di saliva sul vetro appannato dal tuo desiderio, rivoli di piacere che ti scorrono tra le gambe, sulle cosce.
Ormai non sai più distinguere l'orgasmo, è un susseguirsi ininterrotto di orgasmi, senza tregua, sempre più violenti, sempre piò intensi che ti portano sempre oltre, dove non pensavi fosse possibile arrivare, eppure in ogni istante il piacere supera il piacere, parloe senza senso escono dalle tue labbra, mescolate a gemiti, urla, sospiri, nulla più importa, vuoi che lui ti veda come realmente sei.
Le tue mani sul tuo capo, afferrano i tuoi capelli, ti costringono a voltarti verso lui, a guardarlo, gli occhi appannati, il viso distorto nel piacere, l'ansimare scomposto di tutta te stessa, l'inaspettato piacere di quella presa sicura, forte, perdendoti in lui.
Più veloce, più a fondo, colpi sempre più decisi, fondendosi in te. Le tue mani che aprono ancor più le tue natiche, mostrandogli ogni tua intimità, impudicamente; senti il tuo sfintere aprirsi piano sotto le spinte del piacere, quella parte del tuo corpo che hai sempre negato a chiunque e che ora, assurdamente, vorresti sentire violata.
I tuoi occhi nei suoi, una muta richiesta di...tutto. La sua mano sul tuo viso ora, tra le tue labbra, biascichi parole senza senso, coprendola di saliva, di parole, di desiderio, la allontana da te, la senti scivolare sulla tua schiena mentre incessanti i suoi colpi ti scuotono, eccola, le sue dita sullo sfintere, bagnandolo di saliva, ti mordi le labbra, guardandolo preme piano, sei pronta ad aprirti a lui.
Un colpo più deciso, a fondo, senti il tuo sesso riempirti completamente "ora piccola cagna, ora sei mia, ora puoi godere" quasi aspettassi quelle parole un orgasmo totale ti coglie, un lungo urlo, le gambe cedono, trattieni il respiro quasi a prolungare quell'infinito piacere mentre non distingui più nulla, occhi vacui guardano il vuoto, pensieri annebbiati si fondono, confondono, svaniscono per riapparire, solo piacere, piacere assoluto ed abbandono totale.
Percepisci appena il suo muoversi in te, gli ultimi colpi, la vischiosa presenza del suo seme sulle tue natiche, sullo sfintere offerto e rifiutato, aperto, alcune gocce scivolano in te. Lentamente il respiro riprende, la mente ancora ovattata dal piacere, muovi la tua mano, raccogli sulle dita il suo sperma, lo porti verso te, spargendolo sul vetro, mai avresti immaginato di fare ciò che fai..eppure lo vuoi, ora si, la tua lingua sporge, lo lecca, lo gusta. Assurdamente vorresti quasi che qualcuno dalla piscina alzasse lo sguardo, ti vedesse, impudica, un pò puttana, femmina, come ora ti senti, come hai desiderato da sempre, felice ed orgogliosa di fare questo per lui, della approvazione che vedi in lui.
Il suo corpo ora stretto al tuo, in un abbraccio dolce, appagante, rincuorante. Restate immobili a lungo ascoltando i vostri cuori riprendere il ritmo normale, acquietarsi dopo l'estasi, in quel meraviglioso limbo dopo il piacere.
Ore, minuti, secondi, il tempo non esiste, solo tu, lui, voi. Si stacca da te, lentamente, un improvviso gesto di pudicizia ti porta a coprirti con le mani, voltandoti verso lui, il volto in fiamme, appagata, felice, sua come mai di nessun altro. Raccoglie il tuo pareo, lo avvolge attorno al tuo corpo ancora coperto del vostro sudore, tra le tue gambe ancora i vostri umori mescolati tra loro, sollevi lo sguardo, sorride, un leggero sfiorarsi di labbra, e la sua voce, dolce ora, "a presto Giorgia, a presto" si volta verso la finestra che ancora porta i segni del vostro piacere, ti volti lentamente, esci..."a presto".
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Le Vacanze di Renè - Parte III
Non credevo che la realtà potesse superare tutte le mie più ardite fantasie. Avevo sperato mille volte di poter toccare le tette di Edith, ma non avrei mai pensato di poterla possedere come era realmente accaduto. Avevo guardato tantissime volte sotto la gonna di Annette, ma non avrei mai neanche sognato che lei potesse essere così entusiasta di farsi scopare da me.
Mi rendevo conto di aver iniziato certamente tardi, rispetto ai miei coetanei, a conoscere le gioie del sesso; in compenso, però, io avevo subito una “iniziazione totale”, stupenda e non graduale, magari attraverso il “petting” con le mie compagne di scuola, come capitava a tanti.
E di questo ero grato, prima che ad ogni altra persona, ad Annette e poi a Edith.
Da quella notte in poi, non vi erano stati più freni alle nostre fantasie. Superato il muro del naturale ed iniziale pudore, tra noi tre non esisteva più alcuna inibizione. Cosicché Annette, per esempio, approfittava di ogni occasione per darmi una “prova d’amore”, come definiva lei l’inginocchiarsi dinanzi a me e succhiarmi il pisello, fino a farmi venire nella sua bocca e ad ingoiare sempre il mio sperma, che lei diceva di gradire più della cioccolata.
Anche Edith, pur essendo più riservata, aveva perso i suoi naturali blocchi. Spinta dalla sua amica, maestra di erotismo, ma ancor più dal proprio cronico arretrato sessuale (che non vedeva l’ora di azzerare con il mio aiuto), appena capitava nelle mie vicinanze mi appoggiava il seno ovunque, me lo strisciava sulle braccia quando mi passava accanto. Ed anche lei, come Annette, nei momenti in cui nessuno era nei paraggi, si inginocchiava e prendeva in bocca il mio pisello. In quelle occasioni, contrariamente a tutte le altre volte, nelle quali riuscivo a trattenere anche a lungo la eiaculazione, cercavo di arrivare prestissimo, sia per la paura che gli altri si accorgessero delle nostre manovre, sia perché la voglia delle mie due amiche di sentire il mio sperma nelle loro bocche era irrefrenabile e mi contagiava davvero.
Edith esordiva così “Padroncino, mi offriresti un drink ?”. E senza attendere risposta, neanche due minuti dopo ingoiava tutto quanto il mio pisello riusciva a riversarle in bocca.
Tutto questo mi mandava in estasi.
Le mie sorelle, poi, da quando Virginie si era accorta dei miei movimenti con Annette (e ne aveva certamente parlato con Jacqueline), mostravano un’aria di strana complicità: Virginie mi riservava dei sorrisetti che non erano mai comparsi priva sul suo volto e Jacqueline, stranamente, si comportava come se volesse dirmi qualcosa e non ne avesse il coraggio: il motivo, evidentemente, era la sua naturale riservatezza. Io allora presi spunto da questa apertura che, direttamente o indirettamente, le mie sorelle mi offrivano e, approfittando della nostra naturale intimità e del nostro affiatamento, in uno dei tanti pomeriggi di riposo, visto che eravamo ancora fermi nel porto, in attesa che la mamma terminasse il servizio fotografico, mentre aspettavamo che si riunisse la comitiva per andare in spiaggia, mi confidai con loro.
“Ragazze, vorrei darvi una notizia straordinaria, però dovette promettermi di non prendermi in giro e di non punzecchiarmi su questi argomenti”
“Dai René” esordì Virginie “se vuoi dirci che ti scopi Edith e Annette non è una novità; ci siamo accorte dei vostri movimenti notturni e non ci sono sfuggiti alcuni rumori e dei lamenti molto significativi che provengono dalla loro cabina, di notte…Immaginiamo che in mezzo ci sia il tuo zampino e non solo quello…”
“Piuttosto…” continuò Virginie molto tranquillamente, “invece di farci inutilmente fantasticare su quello che combinate lì dentro, perché non ci lasciate assistere? Penso che sia un’idea eccellente, soprattutto perché ci evita di costringerci a fantasticare su quello che avviene nella cabina accanto e poi a…”
Era evidente che Virginie si riferiva al fatto che si sarebbe masturbata ascoltando tutti quei rumori e quei movimenti che provenivano dalla cabina nella quale Annette, Edith ed io ce la spassavamo. Infatti, sul viso di Jacqueline apparve un improvviso rossore. Lei era molto più riservata di Virginie, però il suo colorito acceso era anche un’ammissione che ciò che avevano soltanto ascoltato provocava in loro una certa eccitazione.
“Che problemi ci sono” risposi io “almeno per quanto mi riguarda io non ho alcuna vergogna, ma dovremmo trovare la maniera di dirlo a Edith e Annette e di fare in modo che non si oppongano”.
“Uh!” aggiunse Virginie “per Annette non devi preoccuparti, se le chiedessero di girare un film porno lei lo farebbe gratis, pur di divertirsi” e scoppiammo a ridere tutti tre.
In quel momento salì a bordo la mamma e tutti accorsero a darle il benvenuto. Quindi il discorso fu bruscamente interrotto e uno sguardo tra noi sigillò l’accordo che l’argomento sarebbe stato ripreso più tardi.
La mamma ci mise al corrente dei progressi – e anche delle soddisfazioni – del reportage di moda. Era entusiasta di tutto, del posto meraviglioso, degli scenari incantevoli, delle indossatrici, dei fotografi e, naturalmente, delle sue creazioni, che avrebbero fatto il giro del mondo. Le brillavano gli occhi, era abbronzantissima e indossava un top di seta che le metteva in risalto il suo seno rigoglioso ed un paio di pantaloni alla marinara che le fasciavano morbidamente i fianchi.
Io mi ritrovai stranamente a guardarla come non mi era mai capitato. Poi, come stranito, mi riscossi e dissi tra me e me: René, ci sono due ipotesi, o essere diventato uomo provoca un cambiamento radicale, nel senso che guardi tutte le donne come se fossero donne e basta e non tue familiari, oppure questa intensa attività sessuale ha fatto di te un erotomane a tempo pieno. In entrambe le ipotesi, il pensiero era sconvolgente, ma ricordandomi che la prima eiaculazione della mia vita si era verificata dopo aver sognato mia sorella Jacqueline nuda, optai per la prima soluzione: divenire uomo, evidentemente, significava spalancare gli occhi su di una diversa realtà e poi l’affetto profondo che io provavo per le mie donne avrebbe potuto comunque giustificare la mia intensa, ma non ancora morbosa attenzione verso di loro.
Trascorremmo il resto della giornata su una spiaggia con una distesa di sabbia bianchissima e acqua di smeraldo. Io mi divertivo con la tavola da windsurf, mentre il sole lentamente calava, tagliando con sciabolate rosso fuoco il candore della sabbia. Le mie sorelle, con la nonna e le zie erano stese sulla sabbia a prendere il sole.
Mio padre, il nonno e lo zio forse erano in giro per la città. Con un ultimo colpo di reni condussi il windsurf verso la spiaggia e, prima di avvicinarmi alla riva, scesi dalla tavola. Purtroppo calcolai male la profondità del mare e improvvisamente dalla spiaggia mi videro scomparire sott’acqua, mentre il windsurf continuava, da solo, la sua corsa e andava ad arenarsi sul bagnasciuga. Mi sentii trascinare sul fondo, ed avvolgere dal liquido verde turchino del mare polinesiano: ero proprio come in un acquario, pesci multicolori mi volteggiavano intorno per nulla impauriti dalla mia presenza. Ero talmente preso da quello spettacolo incredibile che fu solo l’istinto di sopravvivenza a ricordarmi, dopo parecchio tempo, che dovevo riemergere. Avevo una buona resistenza in apnea, ma compresi di essere rimasto troppo a lungo non solo perché i polmoni mi stavano scoppiando, ma anche perché, data la estrema trasparenza dell’acqua, vedevo avvicinarsi molte paia di gambe femminili che si dirigevano verso di me.
Detti un colpo di reni e riemersi tra uno sbuffo di acqua ed un grosso respiro: aria, finalmente. Mi resi conto, allora, che le gambe che avevo visto dal disotto appartenevano, indovinate a chi, alle mie donne! Virginie e Jacqueline, le mie sorelle, le mie zie Jeneviève e Juliette, la mamma, erano tutte accorse in mio soccorso, non vedendomi riemergere. Certamente dalla spiaggia, sulla quale vedevo la nonna passeggiare in ansia e guardare nella nostra direzione, le mie donne non potevano accorgersi che io ero rimasto sott’acqua per godermi lo spettacolo e si erano davvero spaventate non vedendomi riemergere. Avvertivo le espressioni preoccupate dei loro visi che, a poco a poco, si distendevano.
“Che cosa è successo ?” chiesi con aria ingenua, pur rendendomi conto che erano preoccupate per me “ragazze, tutte qui per me ? Quale onore !”
E mi avvicinai a tutte loro. Mia sorella Virginie e zia Jeneviève, allora, nuotarono verso di me e cominciarono, per finta, a picchiarmi.
“Stupido, ci hai fatto morire di paura. Ma che cavolo credevi di fare?” dicevano l’una e l’altra, a turno. Poi iniziarono a schizzarmi con l’acqua.
“Se devi proprio affogare allora ti aiutiamo noi !” Io stetti al gioco e feci finta di annegare di nuovo, spinto sott’acqua da loro. Sprofondai nel mare e, al di sotto della superficie, mi godetti lo spettacolo dei corpi di Virginie e zia Jeneviève immersi nell’acqua di cristallo. Erano stupendi, con le gambe abbronzate che si aprivano e chiudevano nei movimenti del nuoto. Mi immersi ancora di più e poi risalii pian piano verso la superficie, tra i corpi di Vir e zia Jen. Riemersi tra di loro, che non si erano accorte di nulla e le presi entrambe tra le mie braccia.
“Ancora tu!” questa era zia Jeneviève “ma non ti sembra di averci fatto spaventare abbastanza?” Allora mise nuovamente una mano sulla testa e mi spinse giù nell’acqua. Io feci ancora finta di affondare e mentre riemergevo, alle spalle della zia, le sganciai il fermaglio del reggiseno del bikini.
“Renè, smettila, sei un maniaco sessuale” disse zia Jen, ma senza eccessiva convinzione.
“Perché mi dici questo, zia ? replicai “Liberati un po’ delle tue abitudini parigine, lascia respirare il tuo corpo, lascia che il sole baci le tue tette.”
Il reggiseno, liberato, cominciò ad affondare ed io mi rituffai per recuperarlo. Risalendo, mi spostai verso la schiena di mia sorella Virginie e ripetei con lei la stessa manovra che avevo fatto con la zia. Solo che questa volta non lo lasciai cadere nell’acqua, ma lo esposi, sventolandolo come un trofeo, tra le risate divertite delle altre mie donne, che, nel frattempo, ci avevano raggiunto e circondato. Era una situazione strana e per me davvero eccitante. Zia Jen che mostrava un po’ (ma non troppo) imbarazzo nel vedersi in topless, mia sorella, al contrario, senza nessun timore. Ed infatti, mentre il seno di zia Jeneviève era bianchissimo e risaltava rispetto al colore bronzeo del resto del corpo, nell’abbronzatura di Virginie non si notavano differenze: segno che lei già prendeva il sole in topless.
“E bravo il nostro René” aggiunse zia Juliette, e, con la sua solita ironia, propose alle altre: “perché non gli diamo una lezione a questo maschiaccio? Prendiamolo!”
Ubbidienti all’ordine impartito da Juliette tutte le ragazze mi afferrarono e mi tennero stretto, mentre io sgambettavo per liberarmi. Ma più ridevo e più mi mancavano le forze per sottrarmi a quella dolcissima “prigionia”.
Ad un certo punto zia Juliette, sempre la più intraprendente di tutte, propose: “Ora tenetelo stretto, mi raccomando, non lasciatelo scappare!”
Detto questo, con un perfetto colpo di reni si immerse per parecchi metri. Attraverso l’acqua trasparente la vidi riemergere vicino a me, poi scomparve di nuovo; sentii uno sciabordio alle mie spalle e in un attimo i miei boxer da bagno erano scomparsi tra le mani della zia.
“E ora, signorino, sei stato ripagato con la tua stessa moneta” disse con aria di sfida zia Juliette. “Questi li riprenderai sulla spiaggia” e dicendo così infilò i miei boxer nei suoi slip (unici superstiti, dato che il reggiseno lo avevo ancora io in mano, con quello di Virginie).
La circostanza che non aveva calcolato zia Juliette era che tutte queste manovre di “sganciamento” di reggiseni e della conseguente visione di due paia di tette favolose, le sue e quelle di mia sorella Virginie, mi avevano provocato una mostruosa erezione, che sino a quel momento era stata tenuta celata dai comodi boxer, poi proditoriamente sfilatimi dalla zia.
Mi misi quindi istintivamente in posizione “fetale”, per nascondere quanto più potessi, ma fu tutto inutile: Juliette si accorse di quanto mi stava accadendo e chiamò a raccolta tutte le mie vicine bagnanti. “Ragazze, presto, correte” le incitava “c’è un nuovo pesce in queste acque tropicali; venite a vedere che è successo al piccolo René!”
Poi immerse la testa sotto il pelo dell’acqua e la tirò fuori tutta gocciolante. “Piccolo ? Mi correggo! Altro che piccolo..!.”
Tutte, persino mia madre, si avvicinarono e, a turno, mettevano la testa sotto l’acqua, della quale sino ad allora avevo apprezzato la trasparenza…e scoppiavano a ridere; quindi ognuna di loro esprimeva il proprio apprezzamento. Il commento più significativo lo ricevetti da mia madre:
“E bravo il mio piccolo, complimenti, e complimenti anche a me che ti ho dotato di un arnese simile. Sai Renè, prima le tue amiche e poi tua moglie mi benediranno, un giorno…!”
Io non sapevo se ridere o vergognarmi: poi vista la naturalezza e la gioia con la quale tutte loro avevano accolto questa “sorpresa” loro riservata dal mio corpo, decisi di mettermi a ridere anch’io. Le risate, si sa, sono contagiose e quindi una tempesta di ilarità ci attraversò tutti. Poi, continuando a ridere, cominciammo a dirigerci, a nuoto, verso la riva, mentre il sole tramontava, spandendo un riflesso rubino sulla superficie dell’acqua verde: uno spettacolo da togliere il fiato.
Il problema si pose nuovamente quando si trattò di uscire dall’acqua. La mia erezione (anche perché la temperatura dell’acqua tropicale si manteneva sempre intorno ai 27 gradi, e quindi non c’era speranza che il freddo facesse ridimensionare il mio affare) persisteva gagliarda ed allora, vista la positiva accoglienza, da parte della zia e di mia madre, decisi di offrirmi ardito alla vista di tutti, anche perché sulla spiaggia, a quell’ora, non c’era nessuno, ad eccezione della nostra famiglia.
Con massima naturalezza, quindi, mi sdraiai sulla spiaggia e mi godetti il bacio, sulla pelle bagnata, degli ultimi raggi di sole: un massaggio delicato che contribuì anch’esso al perdurare della erezione, che non potevo più nascondere, dato che zia non aveva alcuna intenzione di restituirmi i boxer.
Dovetti infine subire un’altra battuta, addirittura della nonna, che si era avvicinata per esaminare anche lei il mio stato: “Ragazzo” mi disse con calma ed apparente serietà “non puoi andare in giro così armato, senza porto d’armi ! Sarai arrestato, prima o poi.”
Fu la ciliegina sulla torta dell’ilarità che si propagò per tutto il gruppo.
Mentre le ultime risate si spegnevano sulla spiaggia, mia madre, le sue e le mie sorelle iniziarono a progettare la vacanza vera e propria, che avrebbe dovuto iniziare due giorni dopo, una volta finite le riprese.
Mamma avrebbe accompagnato la troupe e i componenti dell’atélier all’aeroporto e poi saremmo finalmente partiti per un tour delle isole polinesiane.
Io, con il trofeo al dio sole ancora inalberato, ascoltavo attentamente e non vedevo l’ora di imbarcarmi in questa crociera, che si presentava stupenda: se la prima spiaggia visitata era questa meraviglia, chissà le altre, inesplorate, bianche, trasparenti che cosa sarebbero state. E chi sa quali altre intriganti situazioni avrebbero potuto “condire” la nostra vacanza.
Fino a quando il mio pisello non decise che non vi erano più situazioni che richiedessero la sua presenza, le donne di famiglia si prodigarono chi in complimenti, chi in accenni, più o meno pesanti, alle gioie delle mie partners. Poi, finalmente, zia Juliette si decise a restituirmi i boxer, che indossai di nuovo e tutti quanti rientrammo alla barca, dove trovammo una elegante tavola imbandita all’aperto, sul ponte di poppa: Edith e Annette ci avevano preparato una cena sontuosa. Le emozioni del pomeriggio mi avevano messo una fame da squalo! E poi, ripensando alle battaglie che avrei dovuto sostenere quella notte con Annette e Edith, decisi di fare davvero il pieno. Mio padre si era fatto onore con la pesca delle aragoste e ne facemmo davvero una scorpacciata.
Terminata la cena ci spalmammo sui divani e godemmo lo spettacolo del sorgere della luna sul mare. Io avevo appoggiato la testa sulla spalla di mia sorella Jacqueline e lei aveva messo un braccio attorno a me. La dolcezza della brezza leggera, il corpo di Jacqueline che emanava profumo di mare, il tocco delicato delle sue mani che mi accarezzavano i capelli, mi provocarono un dolcissimo stordimento e desiderai che quel momento non avesse mai fine.
Verso le undici, i nonni dettero il via alla evacuazione del ponte, direzione cabine. Poi, come contagiati dalla stanchezza e dal sonno (alcuni davvero, altri, immaginate chi, per finta) lasciammo deserto il ponte.
Mi ritirai nella mia cabina, feci una doccia bollente, mi cosparsi di bagno schiuma al lime che fece assumere alla mia pelle un profumo d’estate e mi preparai ad una intrigantissima notte d’amore con le mie ardenti ed impazienti amiche e, soprattutto, “guest stars”, ospiti d’onore, nientemeno che le mie sorelle…
Entrai di soppiatto nella cabina, che aveva la luce soffusa perché Annette aveva coperto l’abat–jour con un foulard color pesca. Sul lettino di fronte all’ingresso c’erano già distese, Annette ed Edith, che indossavano camicie da notte completamente trasparenti. Stranamente, mi indussi a pensare se quella lingerie altamente erotica facesse parte dell’usuale corredo di ciascuna di loro. Attraverso il tessuto impalpabile Annette giocava, quasi distrattamente, con i capezzoli di Edith, che teneva gli occhi chiusi. Delle mie sorelle nemmeno l’ombra. Mi attraversavano la mente migliaia di pensieri contemporaneamente: non ne avranno avuto il coraggio; Jac sarà riuscita a convincere Vir a non venire; mi hanno preso in giro e nulla più.
Ma dopo qualche attimo di incertezza, causato da questi pensieri, mi rituffai nella visione eccitante delle mani di Annette che spaziavano sull’immensità del seno di Edith, che già accennava dei movimenti lenti con il bacino, segno che la cosa le piaceva.
Cominciai lentamente a spogliarmi, si fa per dire, perché ci misi un attimo a farmi scivolare via la tshirt e gli short, che già non riuscivano a trattenere un rigonfio tale che attrasse subito l’attenzione delle mie ragazze distese sul letto. Nudo, mi avvicinai a loro e le baciai, prima Edith, che ricambiò appassionatamente, poi Annette, che subito mi infilò la lingua in bocca per cercare freneticamente la mia e succhiarmela, lasciandomi in bocca il sapore dolce della sua saliva.
Cominciai ad accarezzarle entrambe e poiché mi resi conto che il tessuto che le ricopriva, sia pur finissimo e trasparente, non aveva la stessa consistenza della seta della loro pelle, feci scivolare verso l’alto prima la camicia da notte di Annette, poi quella di Edith. Nude mi sembravano due dee polinesiane. Edith con il seno enorme persino quando era sdraiata e Annette con i capezzoli che si protendevano come pungiglioni.
Lentamente, mentre procedeva il loro massaggio, mi distesi sul lettino e cominciai a baciare i loro corpi: prima quello di Edith, piedi, gambe, cosce. Mentre mi soffermavo all’interno delle cosce cominciai ad avvertire in lei un tremito: ero sulla strada giusta. Tralasciai per un attimo il suo cespuglio rigoglioso, ripromettendomi di prestargli tra non molto tempo la giusta attenzione, e le infilai la lingua nell’ombelico: anche questo le piacque molto.
Mentre baciavo il corpo di Edith, Annette si impossessò del mio arnese rigonfio e cominciò con una lentezza esasperante a massaggiarlo su e giù; la punta era già irrorata di lubrificante e lei faceva scendere fino in fondo la pelle che copriva il glande, poi, con la stessa lentezza, la tirava su per ricoprirlo: una sensazione dolcissima si propagava in tutto il mio intestino. Risalii fino al seno di Edith e mi tuffai con tutto il viso in quella massa morbida e setosa, leccando dappertutto. Giunto ai capezzoli, iniziai a ciucciare con forza. La mia bocca si riempiva tutta della morbidezza del suo seno. Edith reagiva a queste mie attenzioni con brividi che le scuotevano tutto il corpo ed emettendo leggerissimi mugolii di piacere. Le baciai il collo e le labbra: la sua naturale reazione fu quella di aprire avidamente la bocca e lasciare che la mia lingua la esplorasse dappertutto.
Era una serata di sesso sfrenato, però aveva degli aspetti molto romantici, che contribuivano ad elevare molto il livello di erotismo in quella stanza.
Mentre baciavo Edith, Annette avvicinò le sue labbra alle nostre. Tre lingue guizzavano frenetiche per incontrarsi in aria, Annette succhiava la mia, io quella di Edith e tutte e tre si toccavano voracemente. Un vortice di frenesia avvolgeva le nostre lingua e portava la nostra eccitazione a livelli pericolosi.
Eravamo nudi e i corpi delle mie due compagne, anche a causa dell’atmosfera tropicale, si coprivano pian piano di un velo di umidità che li rendeva lucidi ed ancor più desiderabili.
Improvvisamente Edith si pose a sedere sul letto, accanto ad Annette che si risollevò dalla sua posizione iniziale e tutte due cominciarono ad occuparsi del mio pisello, con le bocche una di fronte all’altra, semiaperte, lo chiudevano in mezzo e lo facevano scorrere tra di loro. Giunte sul glande, si dividevano i compiti: Annette lo infilava completamente nella sua bocca, mentre Edith mi succhiava le palle, delicatamente. Poi si scambiavano i ruoli. La bocca di Edith era più larga di quella di Annette e riusciva ad introdurre completamente tutto il mio cazzo fino in gola. Io sentivo la punta che toccava contro le pareti bollenti della sua gola. Non avrei mai creduto che fossero così brave: sembrava che per tutta la loro vita non avessero fatto altro che prendere cazzi in bocca e giocarci avidamente, come stavano facendo col mio.
Mi accorsi che ben presto sarei arrivato e mentre accarezzavo dolcemente le teste delle mie compagne glielo annunciai.
Fu come se avessi dato l’annuncio che una pietanza prelibata stava per essere portata in tavola. Gli occhi di Annette si illuminarono e si rivolsero verso Edith, come per dirle di star pronta perché c’era da divertirsi.
Le loro dolcissime manovre ben presto mi fecero perdere ogni controllo: il vulcano che avevo dentro iniziò a spingere verso l’esterno fiumi di lava incandescente che mi attraversavano tutto prima di raggiungere la punta del mio pisello e schizzare nella bocca di Annette, che, avendo capito che cosa stava per accadere, aveva strappato il mio arnese dalle mani di Edith e se lo era piazzato in bocca. Sentendosi riempire la bocca dai primi formidabili schizzi di sperma, prese il mio pisello e lo passò subito nella bocca di Edith, che presumo non aspettasse altro, dato che la spalancò giusto per farsela riempire dai successivi getti. Vedevo entrambe le gole che si contraevano per ingoiare tutto il mio liquido. Spruzzai le ultime gocce in Edith, la quale, finito di ingoiare, rivolse il viso verso Annette e la baciò, in modo che potessero scambiarsi quello che di me era rimasto in loro.
Io non connettevo ormai quasi più. Le gambe mi tremavano più per l’emozione che per lo sforzo di essere rimasto in ginocchio, fermo, per offrire il frutto della mia passione alle mie due ragazze. La nostra intesa sessuale era praticamente perfetta. Con la coreografia di Annette, grande esperta, l’esito era scontato: una eccitazione incredibile, con un solo limite:la sua fantasia.
Guardavo le mie amiche che stavano ancora gustando il sapore del succo che avevo schizzato un attimo prima nelle loro bocche e mi sentivo invincibile, dotato di un potere supremo su di loro.
Poi, naturalmente, dopo un attimo di languida pausa, Annette, la cui fantasia pareva non conoscere tregua, si rimise in moto. Ricominciò a baciare e massaggiare Edith, che fece prima distendere a pancia in giù sul letto, poi mentre le baciava schiena e cosce la fece accovacciare e poggiare sulle ginocchia e sui gomiti, come un cane; poi le allargò le cosce e si mise dietro di lei a leccarla.
Guardavo con aria estasiata le enormi tette di Edith, che penzolavano e andavano avanti e dietro, seguendo i movimenti di Annette tra le sue cosce. Le tette erano talmente grandi che i capezzoli quasi sfioravano la superficie del letto. Mi avvicinai e con le mani cominciai ad accarezzare quelle enormi mammelle pendule come campane che ondeggiavano sotto il tocco sapiente di un campanaro.
Annette, che aveva allargato al massimo le cosce di Edith, con le mani le allargò i glutei, scoprendo un buchino rosa ed umido, al quale avvicinò la lingua, leccandolo con avidità. Edith emise un mugolio profondo, che denunziò il piacere estremo che quel tocco di lingua le provocava, piacere che aumentò ulteriormente quando Annette le infilò completamente la lingua nel buco.
“Hai capito, signorino, cosa sto facendo?” mi chiese Annette “Sto preparando il buchino di questa porca di Edith perché accolga dentro di sé il tuo enorme pisello. Scommetto che non ha mai provato a prenderlo nel culo. A te l’onore di sverginarle il culo”
Ascoltare queste parole mi provocò come un attacco di febbre. Brividi bollenti mi scorrevano lungo tutto il corpo ed il mio pisello, inflaccidito dall’orgasmo versato nelle bocche di Edith e Annette era nuovamente turgido e pronto per una nuova avventura, che, secondo le parole di Annette, doveva essere ancora da sballo.
Annette mi prese per mano e mi fece salire sul letto, dietro a Edith. Poi, accarezzandole i glutei, la pancia e le tette, le chiese: “Lo vuoi nel culo il tuo signorino? Ti piace che te lo rompa e che ti riempia tutta con il suo cazzo meraviglioso?
Edith, che cominciava anche lei a connettere poco, tra mugolii ed ansiti, rispondeva. “Si, lo voglio nel culo, il mio bambino, voglio sentirmi piena di lui. Vieni, René, sfondami il culo, piano, però, non farmi male, ti prego”.
Annette mi prese il pisello in mano e lo avvicinò al buchino di Edith, che ormai era inondato dalla sua saliva. Poi mi fece scivolare in basso la pelle del prepuzio, scoprendomi tutto il glande, che era ancora lubrificato per il recente orgasmo, e puntandolo direttamente sul buco di Edith. Lentamente lo spinse dentro. Io avvertii subito la sensazione della stretta violenta del culo di Edith sulla mia punta e mi fermai. Ormai lo sfintere anale era aperto e chiesi a Edith se le facesse male. “No signorino, continua, continua così, mi piace da pazzi” rispose felice Edith.
Cominciai a spingere leggermente, ma continuamente, il mio cazzo all’interno del culo di Edith, mentre Annette le accarezzava il clitoride. “Che curioso, padroncino, mentre la inculi il suo clitoride si ingrossa, diventa un cazzetto piccolo piccolo, ma sempre più duro! E io me lo succhio!”
Edith aveva completamente perduto il controllo, spingeva con forza il suo culo verso di me ed in questo modo provocava un inserimento ancora più profondo del mio cazzo dentro di lei. Lentamente, ma inesorabilmente, non ne era rimasto fuori nemmeno un centimetro: le mie palle erano tutte a contatto con la sua vagina, che Annette provvedeva a massaggiare con impegno.
Sentivo il mio cazzo stretto dalle pareti del culo di Edith come se lo fosse da una mano fortissima. Poi mi ritrassi indietro e cominciai un movimento di va e vieni nel culo di Edith. Sentivo lo splash splash delle mie anche che urtavano contro le sue natiche e questo rumore mi faceva eccitare da pazzi.
Annette, non contenta di massaggiare il clitoride di Edith le scivolò sotto e cominciò a leccare tutta la parte inferiore dell’amica, tette, fica, cosce, soffermandosi particolarmente sul clitoride, che era ormai diventato rosso, turgido ed enorme.
Mentre io le stantuffavo freneticamente il culo, Annette, stesa sotto Edith, le succhiava il clitoride, le leccava la fica e leccava anche le mie palle, quando il movimento le avvicinava alla portata della lingua. Edith, dal canto suo, abbassò la testa e le leccò la fica, infilando la sua lingua nella fessura bagnata di Annette.
“Mmmmmm, che bel 69 stiamo facendo in tuo onore, padroncino” diceva Annette, godendosi le leccate dell’amica, che avevano provocato in Edith orgasmi multipli, accresciuti dal movimento frenetico del mio cazzo nelle sue pareti anali, ormai lubrificate e aperte come la sua vagina.
Compresi che non potevo trattenermi ancora. Il solito vulcano iniziava ad esplodere nelle mie viscere. Non sapendo se la mia eiaculazione potesse provocare fastidi ad Edith, le dissi “Edith, sto per arrivare, posso venirti dentro?”
“Sì, padroncino” rispose lei entusiasta “voglio che mi riempi il culo di sbora, fammi sentire i tuoi schizzi nel mio culo, lo voglio”.
Annette, come un’eco, proseguì “Dai, padroncino, fai un clistere di sbora a questa troia, che se la sta godendo; non capisce più nulla, tanto è arrapata. Si aspetta solo di sentirsi il culo annegato della tua sbora e quel poco che non riuscirà a trattenerselo nel culo me lo leccherò io, che sono già in posizione”.
Infatti Annette era ancora stesa sotto Edith, con la lingua a contatto della sua fica e del suo clitoride, che stuzzicava ancora, provocandole dei tremiti convulsi.
Non ne potetti più ed eccitato ancora di più dal discorso di Annette, scoppiai nel culo di Edith, riversandole dentro quel che mi sembrava un fiume di sperma. Le contrazioni del mio pisello non avevano mai fine e ad ogni contrazione partiva uno schizzo che penetrava a fondo nel culo di Edith, nel quale spingevo sempre più profondamente il mio cazzo. Confuso ed eccitato com’ero, non avevo più pensato all’evento più eccitante che avrebbe potuto verificarsi quella notte: la visita delle mie sorelle. Me ne resi conto quasi improvvisamente, dopo aver riversato l’ultimo fiotto di sperma nel culo di Edith e mi guardai attorno: la stanza era vuota. Le mie sorelle non erano venute: una delusione enorme mi assalì e spezzò per un attimo la gioia e la frenesia di quella esperienza nuova che le ragazze mi avevano fatto provare. Era la prima volta che avevo provato a metterlo nel culo di qualcuno, ed era stato meraviglioso.
Io mio pisello, piano piano, cominciò a sgonfiarsi ed io lentamente, lo estrassi dal culo di Edith, che continuava ancora ad ansimare e a mugolare. Poi mi resi conto che Annette non aveva mai smesso di leccarle fica e clitoride. Anzi, mentre io estraevo il mio cazzo, dal buco del culo ormai completamente allargato di Edith sgorgò un fiotto di sperma, che scomparve immediatamente nella bocca di Annette, che, con aria sognante, lo ingoiò.
Fine Capitolo 3
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Le Vacanze di Renè - Parte II
La mia evoluzione sessuale procedeva stupendamente, con la collaborazione, anzi sotto la guida di Annette, che utilizzava ogni occasione per accrescere le mie “conoscenze” in quella materia. Era una maestra infaticabile, preparata e molto, molto paziente. E se la godeva da pazzi.
Io continuavo comunque a spiare “le mie donne”, come ero solito chiamare tutti i componenti di sesso femminile della mia famiglia (mia madre Mireille, mia nonna Sophie, le mie sorelle Virginie e Jacqueline, le mie zie Jeneviève e Juliette e le “tate” Edith e Annette, la mia compagna di “giochi”). Era uno scenario di grande pregio…una più interessante dell’altra.
Ma la svolta, incredibile, totale, si verificò a causa di un evento davvero straordinario, che sconvolse, in maniera definitiva, la vita di tutta la famiglia.
Mia madre annunciò alla famiglia che sarebbe dovuta partire per la presentazione della nuova collezione estiva del suo ateliér. L’agenzia di pubblicità che da sempre curava l’immagine dell’azienda aveva suggerito di realizzare un servizio fotografico in un paradiso della Polinesia.
Mio padre, allora, lanciò un’idea che sulle prime apparve irrealizzabile, ma che poi si rivelò entusiasmante.
“Che ne pensate” ci chiese un giorno, mentre eravamo tutti a pranzo (ed il pranzo era un rituale al quale dovevano essere tutti presenti) “se accompagnassimo tutti Mireille ? Del resto lei dovrebbe restare lontana da noi per molto tempo e questo penso che dispiacerà a tutti. Poi saperla così lontana, dall’altra parte del mondo, è una cosa che mi crea grande angoscia. Una soluzione potrebbe essere quella di andare con lei, ma poi mi creerebbe angoscia il restare tanto tempo lontano da voi. Su, coraggio, facciamo un bel consiglio di famiglia e mettiamo ai voti la proposta”.
La nonna Sophie, con il suo solito senso pratico, eccepì che i costi, non solo del trasferimento, ma anche del soggiorno di tutta la famiglia, così lontano e per tanto tempo, non sarebbero stati poi tanto esigui.
Mio padre rispose che aveva previsto anche questo, sia per motivi di risparmio, anche se le condizioni finanziarie della famiglia certamente consentivano largamente qualsiasi esborso per una vacanza, anche lunga ed anche in capo al mondo, sia perché era da tanto che avrebbe voluto visitare la Polinesia e quindi avrebbe provveduto a noleggiare una barca, grande e confortevole, in modo da poter comodamente ospitare tutti noi (che bene o male formiamo una squadra di calcio: undici persone). Dopo alcuni attimi di silenzio, parve che la proposta, dapprima accolta con perplessità, avesse riscosso il gradimento di tutti. Se ne discusse ancora, ma mio padre aveva una risposta pronta per ogni obiezione mossa da parte degli altri. Alla fine tutti accondiscesero; persino mio nonno, che amava la vita comoda, espresse parere positivo, a condizione che gli lasciassero portare con sé la sua pipa, i suoi libri e, naturalmente, la nonna Sophie.
Avevamo circa due mesi di tempo per prepararci a questa vacanza, che sarebbe durata all’incirca un mese, coincidente con le vacanze scolastiche. Soltanto la zia Juliette era perplessa, perché non aveva mai lasciato soli i suoi pazienti per tanto tempo. Ma chiese ad un suo amico e collega, il quale accettò di buon grado, di sostituirla durante la sua assenza.
Grazie alla puntigliosa organizzazione di mio padre, tutto fu pronto, minuziosamente pianificato e, finalmente, giunse il giorno della partenza.
Un viaggio nei mari del sud ! Ragazzi, una cosa da sballo.
Ero emozionantissimo. In realtà una strana eccitazione serpeggiava in casa: piuttosto che una villa, sembrava un formicaio, nel quale le operaie andavano e venivano incessantemente. Nessuno mi dava retta, neanche la piccola Annette, la quale era indaffarata come le altre a chiudere valigie e borsoni e ad ammonticchiarli nel portico. La mole del bagaglio era davvero notevole, sebbene mio padre avesse più volte raccomandato di non portare molta roba, dato che in una barca lo spazio è notoriamente limitato.
Un furgone noleggiato per l’occasione ci portò all’aeroporto, dove ci ricongiungemmo con tutta la squadra della casa di moda, con le indossatrici, con i fotografi e i cineoperatori dell’agenzia pubblicitaria. Praticamente avevamo l’aereo tutto per noi. Dopo circa sedici ore di volo e due scali tecnici, finalmente apparve sotto l’ala dell’aereo la sagoma di un’isola verdissima, circondata da una mare blu che in prossimità della spiaggia assumeva un colore verde smeraldo chiarissimo. Wow, finalmente eravamo a Papeete.
Solita virata dell’aereo per imbroccare la pista ed eccoci in Polinesia. Non mi sembrava vero, solo ieri ero a Parigi!
Il gruppo di famiglia, riunito come una comitiva guidata da un tour operator, scese compatto la scaletta dell’aereo. Ci immergemmo nell’aria umida e ricca di profumi e giunti a terra venimmo accolti da un comitato di polinesiane e polinesiani che ci posero al collo le consuete ghirlande di fiori profumati. Notai che mentre gli uomini erano molto robusti, le donne erano bene in carne, con poco seno, ma con dei fianchi generosissimi. Comunque tutti simpatici, sorridenti ed accoglienti.
Un autobus della compagnia aerea accompagnò il gruppo dell’atélier in albergo e condusse noi di famiglia al porto, dove era già pronta ed attrezzata la barca noleggiata da mio padre. Al porto ebbi la mia prima positiva sorpresa: la “barca”, come continuavo a chiamarla, era piuttosto un panfilo enorme e modernissimo. Io fui il primo a salirvi su.
Dopo aver caricato i bagagli e destinate le cabine a tutti i passeggeri (feci in modo che la mia cabina fosse vicina a quella di Annette, anche se era inevitabile che la condividesse con Edith), cominciammo ad ispezionare l’imbarcazione.
Mio padre, esperto marinaio (era stato ufficiale di marina), ed ovviamente capitano della nave, mi fece notare che la barca era dotata di tutti i più moderni sistemi di guida. Motori turbodiesel, sistemi automatici di rilevazione GPS, Loren, radar, insomma non ci si poteva perdere. Sugli schermi della plancia apparivano i profili delle coste con le profondità del fondo. Io venni nominato secondo ufficiale, addetto alla rotta.
Mia madre, infaticabile come sempre, andò subito a raggiungere la squadra dell’atélier per cominciare ad organizzare il servizio pubblicitario e il resto della famiglia cominciò a prendere dimestichezza con la barca e poi con i luoghi che ci ospitavano.
Trascorremmo una settimana a Papeete, durante la quale ebbi modo di apprezzare il carattere ospitale dei polinesiani, ma soprattutto la disponibilità di Annette, la quale ogni notte aspettava che Edith, sua compagna di cabina, si addormentasse per scivolare nella mia cabina e trascorrervi la notte, naturalmente deliziandomi con le sue variazioni sul tema sesso. La sua passione più grande, lei lo ammetteva, era soprattutto una: prendere in bocca il mio pisello. Persino quando non era in erezione ed aveva, a riposo, dimensioni meno che normali. Lei tirava giù la pelle del glande, poi lo risucchiava tutto nella sua bocca e ci giocava con la lingua, sino a quando non cominciava a crescere nella sua bocca. Quando diveniva duro, lei cominciava a farlo entrare ed uscire ritmicamente. Questo movimento ed i mugolii che Annette emetteva mi mandavano in visibilio. Annette continuava a far entrare ed uscire il mio cazzo dalla sua bocca dicendomi: “Dai padroncino, scopami in bocca, la mia bocca ti fa godere come la mia fica e vuole ingoiare tutta la tua sbora” Quando lo tirava fuori, con la lingua girava intorno alla punta, poi dava dei colpetti di lingua a tutta l’asta e scendeva giù fino alle palle, che prendeva in bocca facendole roteare con la lingua. Ero al settimo cielo. Quando Annette capiva che ero vicino a venire si infilava il cazzo in bocca e non lo estraeva sino a quando l’ultima goccia di sperma non era finita nella sua gola. “Mmmmm, com’è buona la tua sbora René, me vado pazza. Se quella scema di Edith non fosse una suora farei assaggiare un poco anche a lei !”
Questo pensiero mi eccitava da morire, la mia balia, Edith, quella sul cui seno mi addormentavo da bambino, che beveva il mio sperma. Da brividi !
“Annette, ho un’idea” le dissi una notte mentre era con la bocca piena del mio pisello. Lei, senza interrompere quello che stava facendo, alzò gli occhi e li piantò nei miei. “Ti ricordi quello che facesti la prima volta che abbiamo fatto l’amore nel bagno? Dopo averlo preso in bocca ti rialzasti e mi baciasti; mentre mi baciavi versasti nella mia bocca un po’ di sperma che non avevi ingoiato e che dicesti di aver conservato per me, ricordi ?”
“Certo che ricordo” rispose Annette con un brivido “ricordo che ero eccitata da morire e che fu bellissimo tutto, e che tu fosti bravissimo e mi facesti impazzire”.
“Fallo ancora” dissi io “fallo per Edith”.
“Io lo faccio, padroncino, ma se si incazza ?” eccepì giustamente Annette.
“Non lo so” replicai io “se si arrabbia improvviseremo. Però ad una condizione: se si incazza devi dire che l’iniziativa è stata mia, quindi dovrà prendersela con me. E poiché tu sai che mi vuole bene e mi coccola, con me non se la prenderà.”
“Dai René, facciamo così. Io poi sono una pazza e queste cose mi intrigano da morire !” Annette concluse così il suo discorso.
Evidentemente questa idea la eccitò tanto che riprese a succhiarmi il pisello con una foga ed una maestria che non avevo mai percepito prima. Ben presto, sotto i colpi frenetici della sua lingua non ce la feci più a trattenermi, anche se lei mi aveva insegnato anche a resistere il più possibile, per prolungare il piacere. Ondate incandescenti salivano dal mio ventre ed un fiotto di sperma si riversò nella sua bocca, seguito da un altro, poi da un altro e da un altro ancora. Annette scuoteva la testa e gemeva come se stesse soffrendo. Quando il mio pisello smise di pulsare e di versare sperma nella sua bocca, Annette si alzò, tenendo la bocca chiusa ed annuendo senza parlare uscì di corsa dalla mia cabina.
Io compresi immediatamente che stava attuando il mio suggerimento e la seguii. Lei aprì la porta della cabina contigua, nella quale era accesa una debole luce e si avvicinò alla cuccetta nella quale dormiva Edith, che indossava una leggera camicia da notte. Accostò le labbra e quelle di Edith e vi depose un bacio leggero. Poi mi guardò. Compresi subito che Annette aveva ragione: se avesse lasciato cadere lo sperma nella bocca di Edith questa si sarebbe spaventata o il liquido avrebbe potuto andarle di traverso. Infatti, la soluzione di Annette fu vincente. Edith scosse leggermente la testa e dischiuse piano le labbra, come per farsi baciare ancora. Annette allora si avvicinò nuovamente e questa volta il suo bacio fu più deciso. Edith, ormai nel dormiveglia, si accorse di essere stata baciata e forse perché non aveva capito che era stata un’altra donna o forse perché lo aveva comunque gradito, ricambiò il bacio. In quel momento Annette aprì la sua bocca, introdusse con un guizzo la sua lingua nella bocca di Edith e nello stesso tempo vi lasciò cadere tutta la “sbora”, come la chiamava lei, che mi aveva succhiato un minuto prima.
Edith, completamente sveglia, di scatto si alzò a sedere nella cuccetta (e mentre lo faceva io notai il suo seno mastodontico appena nascosto dalla camicia da notte, che si spandeva sul lenzuolo), sgranò gli occhi, evidentemente comprese la natura di quel liquido che le riempiva la bocca, che doveva per forza provenire da altra sorgente diversa dalla bocca di Annette e le rivolse, con la bocca chiusa una muta interrogazione.
“Bevi, tesoro mio” le disse allora Annette accarezzandole i capelli “è un regalo per te da parte del signorino Renè e da parte mia che te l’ho portato”.
Sul volto di Edith comparve un’espressione mista di dolcezza e sorpresa, ma anche di rimprovero e di imbarazzo. Era stato davvero un risveglio travolgente per lei. Comunque parve che la cosa non le dispiacesse, perché l’imbarazzo si trasformò in un sorriso intrigante. Aveva compreso tutto. Guardò Annette, aprì leggermente la bocca, si passò la lingua sulle labbra e poi… ingoiò tutto, finalmente con una espressione di piacere estatico sul viso. Poi si guardò intorno e, attonita, realizzò che nella cabina, oltre ad Annette, c’ero anch’io.
A quel punto si coprì il viso con le mani, sommersa dalla vergogna. Io mi precipitai accanto a lei e mi inginocchiai vicino al suo letto.
“Edith, non avere paura, non vergognarti di nulla, sono io, il tuo René”. Mentre pronunciavo queste parole le accarezzavo i capelli. Ma lei continuava a tenere le mani sul viso.
“Edith, ti ho mandato io quel regalo, pensavo che lo avresti apprezzato. Ma dimmi non ti è piaciuto, ti ha fatto schifo ? Perché fai così ?”
Edith continuava a non rispondere. Io a quel punto pensai di averla fatta davvero grossa con quella idea di farle mettere in bocca da Annette il mio sperma, ma forse confortato dal fatto che Edith non dava in escandescenze, continuavo ad accarezzarla. Mi accorsi allora che attraverso la scollatura generosa della sua liseuse si vedeva tutta la curva del suo seno esagerato. Edith aveva pressappoco l’età di mia madre, era molto più abbondante di lei dappertutto ed ispirava un notevole senso materno.
Continuando ad accarezzarle i capelli ed il viso, anche se lei ci teneva le mani, appoggiai la mia testa al suo seno, proprio come facevo da piccolo, però questa volta direttamente sull’epidermide, dato che la scollatura ne lasciava scoperta una generosa porzione, che cominciai a baciare avidamente.
Edith continuava a rimanere immobile, seduta sul letto come prima, però mi accorsi che il suo respiro si faceva più pesante. Allora io mentre con una mano continuavo ad accarezzarle i capelli, infilai l’altra nella scollatura e cominciai ad accarezzarle il seno. Edith si lasciò sfuggire un lungo gemito di piacere. Io stavo provando una sensazione mai vissuta: le tette di Edith erano uno spettacolo della natura: le avevo completamente tirate fuori dalla scollatura e ci stavo giocando con le mani, ora con entrambe, perché avevo smesso di accarezzarle la testa. Ogni areola era grande quanto una mia mano e i capezzoli anche se non prominenti come quelli di Annette, erano turgidi. Ma ciò che mi faceva letteralmente impazzire erano le tette, enormi, burrose e calde. Ci passavo la lingua, le succhiavo i capezzoli, mente Edith, ormai senza freni, emetteva gemiti di piacere, mi prendeva la testa e me la spingeva sul suo seno.
“Sì signorino, quanto mi piace, continua così…non capisco più nulla, sto impazzendo.”
Non aspettavo altro: mi impegnai allo spasimo, le prendevo i capezzoli e glieli giravo come per torturarli, come mi aveva insegnato Annette. Ad un certo punto non ne potetti più: sollevai il lenzuolo, feci scendere Edith dalla cuccetta e le sfilai la camicia da notte. Uno spettacolo unico. Nuda, Edith era rotonda, cremosa e profumata di borotalco. Era in piedi: le presi in mano le tette e ricominciai a baciarle freneticamente. Edith mugolava ed il suo corpo era attraversato da brividi.
Io girai la testa per guardare dove fosse finita Annette e vidi che lei era molto interessata alla mia attività su Edith, tanto che le venne una idea.
“Dai Edith, ora distenditi, che ci pensiamo noi a toglierti l’arretrato di sesso che ti porti dietro” disse Annette.
Dapprima non compresi bene cosa avesse voluto dire, ma poi, conoscendo la sua abilità, non attesi molto per verificarla.
Annette fece distendere Edith sul letto e le aprì le gambe. Mentre io continuavo a baciare a leccare e a succhiare le tette di Edith, Annette iniziò a baciare le sua cosce, poi, risalì senza tanti indugi verso la sua fica.
“Guarda guarda, Renè è tutta bagnata la nostra Edith, come se la gode. Abbiamo avuto proprio ragione a farle questo regalo, ma ora gliene facciamo un altro: ora la facciamo godere noi”.
Quindi le piantò la lingua sulla fica e cominciò a passarla su e giù tra le sue cosce con la stessa foga che metteva nel leccare il mio pisello. Io la guardavo, Annette usava la lingua come fosse un cazzo, la faceva entrare ed uscire dalla fica di Edith, poi le succhiò il clitoride.
A quel tocco Edith fece un balzo sul letto, chiuse gli occhi ed emise un lunghissimo sospiro, come se si fosse liberata di un grande peso. E così probabilmente era: chissà da quanto tempo non faceva sesso. Ebbe un orgasmo intensissimo e devastante, che la fece tremare tutta.
Mentre io continuavo a darmi da fare con il suo seno, la piccola Annette proseguiva con il suo lavoro di lingua nella sua fica, le succhiava il clitoride, provocando dei rumori curiosi, ma molto eccitanti.
Edith non era più in grado di connettere: il suo bacino si alzava e abbassava ad un ritmo frenetico, e mentre io le succhiavo i capezzoli lei prendeva le tette nelle sue mani e le strizzava forte.
“Ora padroncino è pronta ad accoglierti, entra nella sua fica, rompila, falla godere forte!” Annette mi incitava a scopare Edith.
Edith non era più in grado di parlare. Io mi distesi su di lei, che teneva le cosce grassottelle tutte dischiuse, le puntai contro la sua fessura il mio pisello che per l’eccitazione era diventato duro come il ferro e cominciai a spingere. Mentre entravo dentro di lei mi chiedevo se fosse ancora vergine, alla sua età, o avesse già provato a far l’amore con qualcuno. Non avevo intenzione di chiedere alcuna conferma, però. Ero così eccitato che non pensavo ad altro che alla fica di Edith nella quale volevo entrare ad ogni costo. La sua fessura bollente, abbondantemente bagnata dopo l’intervento di Annette, avvolse il mio pisello come se lo stesse aspettando da anni, in un abbraccio caldissimo. Cominciai a muovermi come mi aveva insegnato Annette. Era stupendo andare avanti e indietro in quella fica, piena di umori caldi. Vedevo il mio cazzo scomparire dentro la fica di Edith, poi lo tiravo indietro e lo spingevo ancora più a fondo. Edith impazziva dal piacere e inondava la sua fica con una emissione di umori tanto abbondante da bagnare tutte le lenzuola.
Mentre scopavo con Edith guardavo Annette che si divideva tra le sue tette e la mia bocca, che baciava appassionatamente. Ci metteva lo stesso impegno a succhiare i capezzoli di Edith e la mia lingua, alternativamente.
“Su, dai René, scopa questa vecchia arrapata. Falla godere come una pazza. Fammi vedere come metti in pratica le cose che ti ho insegnato”. Annette mi incitava e contemporaneamente mi eccitava con le sue parole.
Ma l’effetto più sconvolgente lo provocava in Edith, che realmente non capiva più nulla. Aveva sollevato le gambe e le aveva attorcigliate attorno al mio bacino, come se non volesse più lasciarmi uscire fuori da lei. Mi tenne abbrancato con le braccia e con le gambe, fino a quando un altro orgasmo, questa volta più imponente degli altri, la sommerse. Emise un grido rauco: “Ohhhh, godo, sto godendo, mi fate morire, non ne posso più, ahhhhhh! “
Il calore emanato dal corpo e dalla fica di Edith, che mi avvolgevano totalmente e la straordinaria eccitazione che aleggiava in quella piccola cabina mi portarono ad avere un altro orgasmo intensissimo. Mentre ascoltavo le parole di Edith ad un tratto mi accorsi che stavo per arrivare e le dissi: “Edith tesoro, sto per arrivare, sto per riempirti la fica con la mia sbora.”
“Su bambino mio”, mi incitava lei “riempimi la fica, non fermarti, sto godendo anch’io, ahhhhhh, godo!!!”
Un ultimo tremito la scosse tutta e poi si abbandonò totalmente nelle nostre braccia. A turno, io e Annette la baciavamo in bocca e lei ricambiava avidamente, le nostre lingue si incontravano e giocavano in tre. Nonostante i ripetuti orgasmi l’eccitazione non accennava a diminuire e la tensione erotica ci aveva coinvolti totalmente. La meno soddisfatta era Annette, la quale, mentre si divertiva con la lingua sulla fica di Edith si toccava la fica e il clitoride, ma evidentemente aveva bisogno di altro.
Quando Edith si abbandonò tra le nostre braccia e le nostre lingue finirono di lottare, Annette si scostò dal suo viso e si avvicinò nuovamente alla sua fica. Con tono scherzoso, si rivolse alla sua compagna:
“La volevi tenere tutta per te la sbora del mio bambino. Ma io stasera non ne ho bevuto nemmeno un sorso. La prima dose l’ho versata nella tua bocca, la seconda l’ha presa tutta la tua fica e ora come si fa ? Su, ora sollevati”
Fece sollevare Edith in ginocchio sul letto, le allargò le gambe e scivolò sotto di lei, con il viso proprio sotto la sua fica, che una volta allargata, lasciò cadere, nella bocca che Annette teneva spalancata sotto di lei, una cascata di umore, costituito dal mio sperma e dal liquido che Edith aveva emesso in grande abbondanza durante i ripetuti orgasmi.
Questa altra scena mi riportò ad un livello di eccitazione febbrile, il mio cazzo, nonostante due eiaculazioni, dava evidenti segni di risveglio. Annette si era messa di traverso, rispetto al letto, con le gambe penzoloni ed il viso ancora sotto la fica di Edith. Io allora, massaggiandomi con forza il pisello non ancora tutto in erezione, mi avvicinai a lei, le allargai le cosce ed iniziai a penetrarla nella fica.
“Sì, padroncino, questo mi piace, dai, fattelo diventare grosso, più grosso. Altrimenti sarò gelosa di quella porca di Edith, che se l’è goduto tutto, il tuo bastone che l’ha scopata fin nelle viscere!”
Quelle parole ebbero l’effetto di eccitarmi ancora di più, come se ve ne fosse ancora bisogno, vista la situazione incandescente che si era creata in quella piccola cabina. Sentivo ondate di calore che mi attraversavano il ventre e pulsazioni sempre più forti che mi facevano ingrossare sempre più il pisello, sempre immerso nella dolcissima e umida fessura di Annette. Feci subito un paragone tra la sua fica e quella di Edith, che mi sembrava molto più stretta, forse perché Annette era molto più adusa a pratiche sessuali di ogni genere, rispetto a Edith.
La mia erezione era ormai di nuovo completa e Annette se ne accorse immediatamente, dato che ricominciò a guaire e a mugolare di piacere. Quando iniziai a muovermi dentro di lei a ritmo prima lento e profondo poi sempre più svelto, Annette sollevò la bocca e la pose come una ventosa sulla fica di Edith, come per succhiarne le ultime gocce di umori che gocciolavano ancora.
Ma succhiando così forte provocò un’altra ondata di eccitazione in Edith, che, rivolta verso di me, ricominciò a baciarmi ed ad infilarmi la lingua in bocca. Io, intanto, giocavo con le sue tette enormi: le stringevo, la avvicinavo l’una all’altra, le rigiravo i capezzoli, come se stessi sintonizzando la frequenza di una radio. Nel frattempo continuavo a stantuffare Annette, che, poverina, aveva diritto anche lei al suo sano godimento. E lei godeva davvero, a giudicare dal suo ansimare e dai gemiti che emetteva. Questa manovra durò effettivamente tanto a lungo, perché io, essendo già venuto due volte, non avvertivo alcun segno premonitore di un’altra eiaculazione.
Il movimento frenetico di va e vieni del mio pisello nella fica di Annette la portò ad uno stadio di eccitazione parossistica. La sua bocca non si staccava dalla fica di Edith, che, del resto, era eccitata forse più di noi, anche a causa delle manovre strane che Annette stava facendo su di lei. Le tormentava il clitoride con la lingua e lo succhiava tanto avidamente che era diventato grande come un dito. Io ne avevo una visione di insieme, perché mi trovavo di fronte a loro e mi godevo tutte le slinguate di Annette; mentre andavo su e giù nella sua fica, con una mano toccai il clitoride di Edith: era davvero spaventoso, gonfio e umido: mi chiesi come aveva fatto Annette a farlo diventare così, era davvero fantastica. Probabilmente se lo chiedeva anche Edith, che si era rituffata in quel vortice di sensualità che le avevamo creato intorno e se la godeva davvero, a giudicare dalla sua espressione estasiata e dai movimenti del suo bacino che sembrava danzasse insieme alla lingua di Annette che saettava tra le sue cosce e dagli umori che continuavano a cadere dalla sua fica nella bocca di Annette, mentre lei mi baciava con la bocca spalancata e la lingua che cercava incessantemente la mia.
Le nostre manovre si protraevano da oltre un’ora, senza che nessuna delle mie compagne avesse mostrato mai segni di stanchezza o di insofferenza. Al contrario, sembrava che non ne avessero mai abbastanza.
Annette aveva finalmente trovato il suo sfogo sessuale, scopata nella fica da me e con la sua lingua infilata nella fica di Edith. Ma anche per lei era giunto il momento di godersi la serata. Iniziò a dimenare il bacino e ad ansimare sempre più forte, sotto i miei colpi incessanti:
“Sto arrivando, padroncino, sto godendo, scopami forte, godo, godooooooo. Ah, sìììììììììì, così, godo, vengo, arghhhhh !!!!”
La frenesia di Annette era irrefrenabile e soprattutto contagiosa. Edith ne fece le spese, perché la stimolazione continua del suo clitoride la portò nuovamente ad un ennesimo orgasmo ed io, che ormai mi stavo trattenendo per non godere troppo presto, per la terza volta, finalmente, mi lasciai andare e riempii di schizzi di sperma la fica di Annette.
Certo non era la stessa quantità che lei, trattenendo in bocca, aveva poi riversato nella bocca di Edith, ma, abbastanza da farla urlare di piacere:
“Riempimi di sbora, sìiiiiiiii, la voglio, la voglio tutta per me la tua sbora, le sento che mi schizza dentro, ahhhhh, che bello !!”
Sentivo le contrazioni del suo canale caldo e bagnato che mi strizzavano il pisello che pulsava mentre le schizzavo dentro il mio seme. Da impazzire. Non ne potevamo più tutti tre. Stramazzammo sul letto senza più forze e ci addormentammo abbracciati, io come sempre, sulle tette di Edith e pieni degli umori l’uno delle altre e viceversa, soddisfatti e soprattutto felici perché con quella prestazione sessuale sfrenata non avevamo fatto altro che rinnovare il profondo e sincero affetto che avevamo sempre reciprocamente provato.
Fine Capitolo 2
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Le Vacanze di Renè - Parte I
Sto tornando a casa da scuola con la mia mountain bike, bellissima, 21 rapporti, lucida, scintillante: la mia compagna di viaggio. Lungo i viali che portano a casa mia incontro gente amica, che mi saluta e mi sorride. I vicini e gli abitanti del mio quartiere mi trovano simpatico ed io sono felice di ricambiare la loro cordialità. Mi chiamo René, ho 18 anni appena compiuti e vivo a Parigi. Appartengo ad una famiglia ricca, che preferisce però dichiararsi solo “benestante”. E’ una famiglia di impostazione patriarcale, anzi matriarcale, vista la prevalenza di figure femminili, ma tutte egualmente piacevoli, amorose e stupendamente positive. Ciascuno di noi, nell’ambito delle rispettive possibilità, dà un concreto sostegno a quelle che sono le esigenze familiari, prestando continua attenzione ai bisogni e ai desideri di ogni componente.
Nella famiglia c’è quasi una corsa ad accontentare gli altri: in realtà apparentemente senza grandi sforzi, ma con una soddisfazione senza pari. Ognuno si sente appagato e felice dell’appartenenza al gruppo e di ciò che può dare a tutti gli altri. L’affetto che nutro per ciascuno dei miei familiari è profondo, sincero e penso sarà eterno.
Ogni ricorrenza costituisce una nuova occasione per rinnovare l’affetto che tutti noi nutriamo per gli altri e che reciprocamente riceviamo. Il natale, per esempio, è una esplosione di festa: una montagna di regali viene accatastata sotto l’albero pieno di luci. Ognuno di noi ha un dono per tutti gli altri. In questo continuo scambio di manifestazioni di affetto vengono coinvolte anche le nostre due tate (che chiamo così perché mi farebbe inorridire il termine “cameriere”, dato che Edith e Annette sono nate e vissute nella nostra famiglia, si comportano e sono considerate come tutti noi), alle quali tutti siamo affezionatissimi.
Questa premessa mi consente di introdurre la panoramica dei personaggi che compongono la famiglia, tutti dotati di grande personalità, di notevole cultura e, soprattutto, come dicevo, di un affetto smisurato per tutti gli altri membri.
Mia madre, Mireille, 41 anni, una donna affascinante, bruna con il nasino all’insù, due occhi verdi che pare ti scrutino nell’anima quando ti guarda, un sorriso sempre pronto ad increspare le sue labbra rosa pesca, un corpo sinceramente non da pin–up, ma rotondo e morbido, un seno tanto materno e sinceramente generoso. Laureata in architettura alla Sorbonne, dirige l’azienda di famiglia da quando mio nonno André (suo padre) ha deciso di godersi la vita e di lasciare a lei gli oneri ed anche i proventi dell’ateliér che lui, famoso stilista, aveva creato e guidato. Un lavoro che a mamma piace moltissimo e che le permette di valorizzare l’istinto creativo del quale è dotata (che evidentemente ha ereditato da suo padre). E’ spesso fuori dalla Francia per presentare le nuove collezioni ed il successo che accompagna le sfilate la fa gongolare di gioia, una gioia che condivide con tutti noi (che spesso la accompagniamo).
Mio padre Julien, ingegnere, progetta ponti, strade, tutto quanto pare non sia facilmente realizzabile. Ha un suo ufficio, ma ama tanto la vita di casa e la compagnia dei familiari che ha attrezzato una delle molte stanze libere del nostro piccolo castello e lo ha reso il suo studio privato, nel quale si “rifugia” quando ha bisogno di concentrarsi per la realizzazione di un progetto. Egli ha 48 anni, capelli castani che stanno sempre al posto loro, pur essendo lunghi. Ha una vaga somiglianza con Robert Redford, ma io lo trovo molto più interessante, forse perché gli sono davvero affezionato.
Con i miei genitori il rapporto è idilliaco: non mi sgridano mai, ma penso che non ce ne sia affatto bisogno: io ritengo di essere diverso dai miei coetanei. Non ricordo che mi abbiano mai imposto nulla, ma i discorsi lunghi e profondi che abbiamo sempre avuto l’abitudine di scambiarci, sono stati l’insegnamento più grande che io abbia ricevuto. Loro dicono di non aver dovuto mai sforzarsi per educarmi e questo mi rende molto orgoglioso. In realtà, pur vivendo in una famiglia estremamente ricca, nessuno di noi figli è stato mai viziato: ciò che ciascuno di noi figli riceveva ha sempre avuto il senso di un corrispettivo per qualcosa che avevamo fatto o avevamo dato. Sin da piccoli ci veniva costantemente inculcato il senso del valore delle cose ed il principio che non si possa ricevere nulla che non sia stato guadagnato. Tutto questo sembra anacronistico in una famiglia che ha grandissime disponibilità economiche, ma col tempo si è rivelato altamente educativo.
Ho anche due sorelle, più grandi di me Virginie, 22 anni e Jacqueline, 20. Mia madre si è sposata giovanissima ed nel giro di pochi anni ha sfornato tre figli stupendi…
Virginie è una splendida bionda, alta, occhi azzurri come mio padre, al quale rassomiglia molto, ovviamente al femminile, un viso franco e aperto, un carattere solare, un corpo da far trattenere il respiro al solo vederlo, seno alto e sodo, non delle stesse dimensioni di quello della mamma, ma altrettanto notevole, gambe lunghissime che lei mette in mostra con nonchalance, nella consapevolezza che chiunque le guardi comunque trattiene il respiro.
Jacqueline, invece, è la fotocopia della mamma, bruna, occhi verdi, più bassa di Virginie e più rotonda, con fianchi più generosi ed un seno enorme, tanto da provocarle un certo disagio. Infatti lei cerca sempre di nasconderlo, schiacciandolo come può, oppure osservando un portamento un po’ curvo e poco impettito.
Le mie sorelle sono le mie amiche più care. Tra di noi non ci sono segreti, al contrario di quanto accade in altre famiglie, nelle quali i ragazzi sembrano avere più confidenza con i propri compagni di scuola o con gli amici, piuttosto che con i fratelli. Certo capita anche che non abbiamo sempre le stesse idee e talvolta bisticciamo, ma non dimenticando mai il nostro grande affetto.
Ogni mattina, al risveglio, ci scambiamo un bacio, con la gioia di essere insieme ed evidentemente di appartenere a questa famiglia. Ci confidiamo ogni nostro pensiero, e dato che non siamo stati abituati ad avere riserve di alcun tipo, anche quelli che altri possono ritenere intimi o inconfessabili. Infatti non siamo abituati a mentire, né tra di noi, ne con i nostri genitori. Proprio loro ci hanno insegnato a non avere inibizioni e a considerare senza morbosità anche la nostra sessualità, così, nelle nostre confidenze, spesso ci scambiamo impressioni sui rispettivi stati d’animo, di eccitazione, di frustrazioni e sulle nostre esperienze sentimentali e sessuali.
Ho quasi dimenticato di parlare della mia nonna materna; Sophie, una gran donna, di sanissimi principi, ma di grande modernità. Nonostante i suoi 62 anni ha un fisico da sportiva, fianchi stretti, gambe lunghe e un seno da trentenne.
I suoi sacrifici hanno consentito a mio nonno di divenire un grande stilista e di creare l’impero economico ereditato dalla mamma. Sempre in silenzio, dietro le quinte, ha saputo sempre consigliare, suggerire, creare strategie di mercato per l’atelier ed il successo dell’azienda è in gran parte merito suo. Un altro elemento che fa della nostra famiglia un gruppo matriarcale vincente.
Il nonno André, invece, è la personificazione della ricerca della comodità nella vita: grande stilista, ha creato, come dicevo prima, una imponente realtà economica con il suo atélier, conosciuto in tutto il mondo, ma è completamente distaccato dalle cose della vita, ha un rapporto con il denaro che definirei quasi di diffidenza. Il suo motto è: “posso privarmi del necessario, ma mai del superfluo”. E’ di una bontà disarmante, ama alla follia la nonna e le sue figliole e sarebbe capace di qualsiasi sacrificio per loro.
Ma le figure più curiose e simpatiche sono le nostre zie Jeneviève e Juliette, zitelle convinte. Quando vogliamo prenderle in giro diciamo che nessuno le ha volute, ma sappiamo bene che sono sempre state esigentissime in campo sentimentale e che non sono riuscite a trovare persone che le amassero come loro si aspettavano di essere amate. Jeneviève è più grande di mia madre, ha 43 anni e nonostante si vesta in maniera molto casta, al di sotto degli abiti lunghi si intuisce un fisico davvero notevole. Alta bruna, con un seno grande e appuntito e tanto duro che se ti abbraccia ti fa male. Non dotata dello stesso spirito di iniziativa della mamma, collabora con lei nell’atelier. Il suo silenzio è la sua dote più grande. Lei pronuncia poche parole, ma estremamente positive. Una sua frase pronunciata a bassa voce, spesso è risolutiva di problemi che parrebbero insolubili prima del suo intervento.
Juliette, di tre anni più piccola della mamma, è l’esatto contrario della sorella maggiore. Estatica, biondina con splendidi occhi azzurri che sembravano due laghi di montagna, alta, longilinea e lievemente androgina, fianchi stretti, seno piccolo, atletica come la nonna. Non ha mai mostrato interesse per l’azienda di famiglia: ha frequentato l’università, anche lei la Sorbonne, ed ora è medico. Dotata di uno spirito di sacrificio non comune, si dedica ai propri pazienti con un’abnegazione del tutto singolare. Per loro è quasi una santa, che entra nelle loro case e vi porta sorriso, conforto e salute. Secondo me non si è mai sposata perché ha dedicato l’intera la vita alla sua professione ed ai suoi studi, sacrificando tutto il resto. Nel rapporto con i miei parenti è dolcissima, ma con me in particolare è affettuosa, protettiva. Le voglio un bene dell’anima.
Infine c’è zio Marcel, 30 anni, uno yuppi splendente nel viso e nell’aspetto. Non c’è donna che non sia attratta dal suo fascino. Fa l’agente teatrale e conosce tanta di quella gente dello spettacolo, che evita accuratamente di farci conoscere, perché sostiene che sono tutti degli alienati e che non potrebbero avere nulla in comune con la nostra famiglia.
Di Edith e Annette ne avevo parlato giusto all’inizio, perché rappresentano una parte molto importante della famiglia. Presenti e silenziose in ogni situazione, prontissime ed attente ad esaudire, ma non in maniera servile, ogni desiderio ed ogni esigenza di tutti, intelligenti e soprattutto affettuose. Edith è una donna straordinaria: la natura, che l’aveva molto penalizzata in altezza, in compenso le aveva regalato un seno da fare invidia alla Sophia Loren. Rammento che quando ero piccolo non mi addormentavo se mi cullavano, ma solo se appoggiavo la testa sulle sue tette, come dei cuscini dolcissimi e morbidissimi, che mi facevano dormire in pochi attimi.
Annette è spumeggiante, spiritosa, completamente disinibita. Penso che abbia una idea del sesso che non contempla alcun tipo di regola, ma abbia solo uno scopo: divertirsi al massimo. Magra e scattante, longilinea ma con discrete curve, ha una caratteristica particolare, un sederino tanto prominente che è impossibile ignorarlo.
Capitolo 1 – Le mie prime esperienze
Come dicevo prima, ero stato educato all’approccio con la sessualità senza alcun senso morboso, e ad accettare con naturalezza tutte le nuove e ancora sconosciute manifestazioni che, a poco a poco, completavano la mia adolescenza. Ma ho iniziato solo da poco a conoscere la mia sessualità e praticamente all’improvviso. Un giorno, entrando nel bagno (la porta non era mai chiusa a chiave), vi trovai mia sorella Jacqueline immersa nella vasca, ovviamente nuda. Istintivamente mi ritrassi, ma indugiai ad osservare a lungo il suo corpo rotondo immerso nell’acqua, il seno già prosperoso e l’ombra di una peluria bruna già folta tra le sue gambe. Mia sorella, con calma e sorridendo mi chiese di lasciarle finire il bagno ed io uscii, sentendomi però avvampare in viso. Quella visione mi sconvolse per tutta la giornata. Avevo visto altre volte mia sorella nuda, ma in quella occasione fu come se l’avessi vista per la prima volta. Chiudendo gli occhi avevo dinanzi il corpo stupendo di Jacqueline, che poi non ebbi il coraggio di guardare in viso durante tutta la giornata. Era come un’ossessione. Quella notte feci un sogno stupendo: stavo abbracciando Jacqueline, nuda, ed ero nudo anch’io. Ad un tratto una sensazione meravigliosa, mai provata, mi pervase tutto il corpo, sembrava non dover finire mai, era come un fiume che attraversava le mie gambe, il mio stomaco e mi riempiva con la sua dolcezza. Ondate di calore mi attraversavano il corpo e fluivano oltre me. Continuai a dormire, ma il mattino successivo, quando mia madre venne a svegliarmi, mentre sollevava il lenzuolo, si accorse che, all’altezza del mio inguine, era fradicio. Io ero ancora più sorpreso di lei, ma soprattutto ero imbarazzato, perché credevo che mi fosse scappata la pipì durante la notte. Ma il liquido del quale era impregnato il lenzuolo era cremoso e aveva un lontano odore di candeggina. Mia madre passò la sua mano sul lenzuolo, come se volesse spargere quel liquido cremoso tra la mano e le lenzuola, lo annusò e poi mi sorrise dolcemente, dicendomi: “Renè, amore mio, sei diventato uomo !”.
Io ero ancora più sorpreso. Non perché temessi reazioni da parte della mamma, che non mi sgridava mai, ma perché non riuscivo a capire il nesso tra il diventare uomo e il bagnare le lenzuola. Mia madre, amorevolmente, allora mi spiegò:
“Sai, René ? Ti ho già spiegato come nascono i bambini. E’ un atto di grande amore tra il papà e la mamma, che viene compiuto quando il papà mette dentro la mamma il suo seme. In questo modo siamo nati tutti noi, così sei nato tu e sono nate le tue sorelle. Ora quello che tu vedi qui sul lenzuolo è proprio tuo seme che è uscito da te. Si chiama sperma e serve a fecondare l’ovulo che noi donne abbiamo dentro di noi. Dall’unione dello sperma con l’ovulo nasce una nuova vita”
Io ero ancora incredulo: “Ma mamma”, le chiesi “non dovevo far nascere nessun bambino, perché mai ho fatto uscire questo seme ?”
“Ma no, bambino mio” rispose la mamma, “il seme non esce soltanto quando vogliamo far nascere un bambino, ma ci sono molte situazioni nella vita nelle quali viene fuori indipendentemente dalle nostre intenzioni, proprio come nel tuo caso. Ti spiego meglio: ci sarà stato qualcosa che avrà stimolato la tua fantasia e durante la notte il tuo seme è uscito fuori. Questa si chiama eiaculazione, nel tuo caso è stata spontanea”.
Ascoltando le parole di mia madre ero arrossito al ricordo del bellissimo sogno che avevo fatto e lo confessai: “Mamma, stanotte ho avuto una sensazione bellissima, te la voglio raccontare; ho sognato di abbracciare Jacqueline, eravamo tutti e due nudi e ad un tratto mi sono sentito scorrere nella pancia un fiume dolcissimo e questa sensazione di piacere è durata tantissimo: è stato meraviglioso”.
“Ho capito tutto, tesoro”, rispose comprensiva mia madre, “devi sapere che le prime esperienze sessuali i ragazzi e le ragazze le fanno in famiglia; in genere spiano i genitori, i fratelli spiano le sorelle e viceversa, ma non è male, purché tutto rimanga in questi limiti. Mi spiego meglio, ci sono cose che si possono fare tra fidanzati, tra marito e moglie ma non tra fratelli e sorelle e fra genitori e figli”.
Io ero ancora più imbarazzato e le confessai: “Mamma, ieri mattina avevo visto Jacqueline che faceva il bagno, nuda nella vasca ed è stato molto bello”.
“Capisco”, rispose mia madre. “Non è sbagliato che tu l’abbia guardata, ma sarebbe sbagliato spingersi oltre, anche nei pensieri. Però non preoccuparti, quando comincerai ad innamorarti ti accorgerai che è molto più bello rivolgere questi pensieri alle ragazzine piuttosto che alle persone della tua famiglia”.
A quel punto io le chiesi: “Mamma, come posso fare a riprovare una sensazione bellissima come quella di questa notte?”.
Mia madre sospirò, indecisa. “Ascoltami, è ancora presto per pensare a queste cose. Posso dirti che ci sono dei modi per provocare queste emozioni, ma per ogni cosa c’è un suo periodo, non affrettare i tempi e vedrai che andrà tutto bene e proverai ancora delle sensazioni bellissime come quella di questa notte”.
Rassicurato dalle parole di mia madre mi alzai intenzionato a non pensarci più. Ma non per molto: andai a svegliare le mie sorelle e quasi affannosamente cercai di spiegare loro che cosa mi era accaduto.
“Virginie, Jacqueline, sapeste che cosa mi è accaduto! Ascoltate, sono diventato uomo!” Le mie sorelle, un po’ celiandomi ed un po’ seriamente incuriosite dapprima mi prendevano in giro. Virginie mi chiedeva: “Davvero sei diventato uomo ? Ma prima cos’eri, una donna, forse?”
“Ma dai, smettila” insistevo io, “ascoltate cosa mi è successo. Ti ricordi Jac ? “ dissi rivolgendomi a Jacqueline “quando sono entrato in bagno e ti ho vista nuda nella vasca?”
“Cosa c’è di strano? Non è la prima volta che mi vedi nuda e penso di non avere nulla di strano o di nuovo” rispose mia sorella.
“Sì, ti avevo vista altre volte” proseguii “ma questa è stata diversa; è stato come se avessi visto per la prima volta o come se avessi visto qualcosa di diverso. In ogni caso mi è piaciuto molto. Tanto che stanotte ti ho sognata”.
“Tu hai sognato me ?” domandò Jacqueline.
“Certo, ti ho sognata e ti ho sognata così come ti avevo vista in bagno: eri nuda ed io ti abbracciavo”.
“Che ci abbracciavamo posso capirlo” continuò Jacqueline “ci vogliamo bene o no ? E poi, lo facciamo sempre ! Ma non capisco perché avrei dovuto essere nuda: per abbracciarti meglio ?”
“Il perché non lo so” replicai “ma posso assicurarti che quel sogno mi ha procurato una delle sensazioni più belle che abbia mai provato in tutta la vita. Ed insieme a questo piacere mi ha provocato una cosa che non conoscevo, ma che la mamma ha chiamato una eiaculazione spontanea”.
“Ma dai” incalzò Virginie “tutto questo per dirci che ti sei fatto una sega per aver visto Jac nuda nel bagno. Ma chi vuoi prendere in giro !”
Mentre Virginie parlava, quasi divertita, Jacqueline era silenziosa, come assorta in alcuni suoi pensieri. Avevo notato che era leggermente arrossita.
“Ragazze” continuai io “vi assicuro che è stata una cosa che non avevo previsto e che non ho affatto provocato, ma qualsiasi cosa sia vi assicuro che è stato bellissimo e che sarei felice che anche voi la provaste”.
Il rossore di Jaqueline era aumentato. La mamma ci chiamava a fare colazione e quindi scendemmo tutti in sala da pranzo, dove ci aspettava tutta la famiglia riunita, genitori, nonni, zie e tate. Tranne zio Marcel, il quale era in tournée in Italia con un gruppo rock che aveva lanciato e che stava riscuotendo un notevole successo.
Ci avventammo sui croissant e non ci pensai più, ma solo per quel giorno.
Da quel momento in poi scoprii che era molto interessante spiare le donne di casa, in ogni situazione. Come per incanto, mi accorsi che le tate salivano sulle scale a libro per spolverare i lampadari ed allora io mi precipitavo sotto la scala. Naturalmente per reggerla… Era fantastico, mi lasciavano fare, mi ringraziavano per il pensiero gentile che io avevo nei loro riguardi reggendo loro la scala: nessuno di loro dubitava che le scrutavo fin nelle mutande. Annette portava delle autoreggenti bianche, Edith non portava calze. Poi avevo preso l’abitudine di entrare in tutti i bagni, anche quando non ne avevo affatto bisogno: sapevo che una volta o l’altra avrei trovato qualcuno che, dimenticando di chiudere a chiave la porta, mi avrebbe dato la possibilità di ammirare qualche spettacolo notevole.
Insomma, ero diventato un erotomane.
Conoscevo a memoria praticamente i corpi di tutte le donne della famiglia, mamma e nonna comprese e devo ammettere che paragonate a quei corpi da sballo che si vendono in televisione, nessuna delle donne di casa aveva nulla da invidiare alle veline…
Mia madre, era inevitabile, si accorse di questa mia “predisposizione”. Prima ne parlò con me e quando si accorse, dalle mie risposte, che io non avevo alcuna intenzione di smetterla, anche perché non la ritenevo una cosa riprovevole, ne parlò con mio padre, il quale, affrontando il discorso, mi disse:
“Sai René ? Anch’io avevo la tua abitudine da piccolo. Impazzivo quando vedevo i corpi di mia madre e delle mie sorelle, poi ho conosciuto la tua mamma e, finalmente, sono impazzito per lei… e lo sono ancora! Non darti pena, neanche per i rimbrotti della mamma, ti passerà quando sarai innamorato”.
Questa specie di lasciapassare da parte di mio padre mi tranquillizzò ulteriormente e quindi, anche se con maggior discrezione, continuai nella mia azione di “spionaggio”, che ormai era talmente famosa in casa che nessuno ci faceva più caso. Con il tempo (e con i consigli dei compagni di scuola) avevo imparato che il piacere spontaneo provato quella notte famosa poteva essere “indotto”: avevo quindi imparato a farmi le seghe. E quindi non perdevo occasione per “esercitarmi”: vedevo la mamma che si cambiava e correvo subito in bagno a masturbarmi, entravo in bagno mentre la nonna era seduta sul bidet, idem…
Ma la svolta definitiva alla mia sessualità si verificò un pomeriggio di aprile. La persona che si divertiva tantissimo ad eccitarmi era Annette. Totalmente disinibita, non perdeva occasione per lasciarsi guardare. A proposito della scala, che lei usava moltissimo, per spolverare tutti gli oggetti posti in alto, era lei che veniva a chiamarmi:
“Renè, ti prego, vorresti reggermi la scala ? Ho paura che scivoli mentre ci sono sopra. Sii buono”.
Io ero già volenteroso, ma quelle richiesta mi facevano precipitare in suo soccorso. Quel famoso pomeriggio Annette mi chiamò, come sempre, per farmi reggere la scala, cominciò a salire e mi accorsi che … NON AVEVA GLI SLIP!!! Il cuore mi salì in gola, il respiro ebbe una pausa e un gonfiore improvviso mi riempì i pantaloni. Annette mi stava mostrando il suo famoso culetto rotondo e prominente e dal basso avevo la visione meravigliosa di una peluria bionda che le ombrava la zona tra le cosce. Cominciai a sudare, mentre il pisello mi scoppiava nei pantaloni. Annette si sporgeva per spolverare non so cosa con il suo piumino e così facendo mi offriva prospettive sempre diverse della sua parte inferiore. Teneva una gamba appoggiata all’esterno della scala, come per equilibrarsi meglio e così potetti godere una visione del suo sesso aperto, del buchino del suo culetto tondo. Uno sballo. Appena scesa mi guardò con aria maliziosa, mi si strofinò contro e mi fece una carezza sul viso. Le ricambiai il sorriso e corsi nel bagno attiguo alla mia cameretta. Avevo il pisello in fiamme. La punta era così bagnata che mi aveva inondato gli slip. Li avevo appena abbassati per spararmi una sega iperbolica, che entrò Annette.
“E bravo il signorino. Fa le sue cose da solo. E la piccola Annette che cosa ha fatto di male per essere esclusa da questa festa?”. Appena pronunciate questa parole, la “piccola Annette” chiuse a chiave la porta e si sbarazzò della vestaglietta da lavoro. Era completamente nuda. Aveva un corpo rotondo, pieno di curve, il culetto alto, sodo e sporgente, il seno pieno e alto che lei esibiva con orgoglio, i capezzoli bruni turgidi e prominenti. Ora vedevo da un’altra prospettiva la peluria che lei mi avevo concesso di guardare dal di sotto. Era bellissima.
“Allora? Ci facciamo le seghe da solo, signorino? Lo sai che è sbagliato? Bisogna sempre essere aiutati da qualcuno, in questo lavoro. Proprio come per la scala !”
Detto questo, senza lasciarmi replicare, si inginocchiò davanti a me e prese in mano il mio arnese, che ormai era gonfio a dismisura. Dalla punta colava un filo di liquido trasparente: Lei allungò la lingua e raccolse in bocca tutto quel liquido che scendeva; poi facendomi scendere la pelle mi scoprì tutta la punta, rossa e lucida di liquido trasparente.
“Mmmm, quanto mi piace” diceva Annette e intanto girava con la lingua intorno alla punta, asciugando tutto quel liquido che la inondava. Poi aprì la bocca e ingoiò a poco a poco tutto il mio pisello. Sentivo la punta che toccava contro la sua gola. Poi lo tirò fuori, lo guardò, mi guardò negli occhi e con un sorriso lo infilò nuovamente in bocca.
“Che bel cazzo che hai, signorino. Dai il tuo succo alla piccola Annette. Mi piace tanto. Forza”.
Non ne potevo più. Era la prima volta che qualcuno prendeva in bocca il mio pisello e la sensazione era molto più sconvolgente di tutte quelle mai provate prima, del sogno, della masturbazione, di tutto.
Avvertii un intenso e nuovo piacere che mi scuoteva il ventre, un fiume sotterraneo che risaliva in superficie, che attraversava inarrestabile tutte le caverne del mio stomaco e quando si avvicinò all’uscita del mio pisello, come per eruttare, le mie ginocchia si piegarono e cominciai e riempire la bocca di Annette di schizzi di sperma che esplodevano come dei colpi di pistola, e sembrava non dovessero finire mai. Vedevo la gola di Annette contrarsi nello sforzo di ingoiare tutta quella quantità di liquido che le si riversava dentro, ma che io immaginavo soltanto, dato che Annette teneva la bocca ben chiusa, stando attenta a non far uscire fuori nemmeno una goccia di sperma.
Le contrazioni della punta del mio pisello si facevano sempre più rade ed io mi sentivo scaricato sempre più. Mi appoggiavo al muro del bagno per non cadere.
Sentivo la lingua di Annette che girava intorno alla mia punta e mi solleticava procurandomi un piacere estremo. Quando lei si rese conto che non usciva più sperma, lasciò uscire dalla bocca il pisello con un “plop” da tappo di champagne, che ci fece ridere entrambi. Poi, inaspettatamente, Annette si sollevò, mi baciò sulla bocca, che io tenevo chiusa, forzò leggermente le mie labbra con la lingua e quando io capii finalmente che dovevo aprirle, mi riempì la bocca con un liquido dolce–salato, che sapeva un po’ di candeggina e che io riconobbi essere il mio sperma.
“Ne ho ingoiato tanto, ma ne ho conservato un po’ per te, signorino. Ti piace?”. Io risposi di sì, che mi piaceva tanto. E continuammo a baciarci affannosamente, con le lingue che si incontravano, combattevano si succhiavano: avevo finalmente imparato come ci si bacia.
Aveva ragione la mamma che le prime esperienze si fanno in famiglia !
Dopo i baci era evidente che Annette non era appagata. In realtà neanche io, dato che il mio pisello era ancora gonfio e non accennava ad abbassarsi. Allora lei si voltò di schiena e prendendo in mano il mio cazzo lo appoggiò, tra le sue gambe, in una sua parte calda che immaginai fosse la sua fica: non ne avevo mai vista una così da vicino, ad eccezione del momento un cui, sulla scala, Annette me ne aveva dato una visione di insieme. E non ne avevo neanche mai toccata una !
Sentivo un calore estremo che mi circondava il pisello che a poco a poco scompariva tra le sue cosce e una sensazione dolce mi avvolgeva sempre più. Annette, appoggiata al lavandino, cominciava ad ansimare e a muoversi come in una danza del ventre, facendo roteare il bacino intorno al mio cazzo.
Poi disse: “Dai, René, ora comincia a spingere, vai un poco indietro e poi spingi forte verso di me”. Con una mano era appoggiata al lavandino e con l’altra si accarezzava in un punto che io non riuscivo a vedere. Io tenevo le mani sulle sue anche e, imparati i movimenti come lei mi aveva suggerito, la tiravo a me con forza. Annette ansimava, mugolava, come se le stessero facendo male. Io mi preoccupai di chiederle se stessi facendo qualcosa che non andava e perché tenesse una mano tra le sue gambe.
Lei mi rispose: “Tesoro, sei fantastico, mi stai facendo bene da impazzire. Ti prego, continua così e non fermarti. Ora toccami tu il clito, come stavo facendo io”. Mi prese la mano e la avvicinò alle sue cosce. “Ora accarezzami qui, lentamente, senti sotto le tue dita questa piccola sporgenza ? Accarezzala delicatamente, strofinala con il dito, così, proprio così, bravissimo.”
Sentivo sotto le mie dita qualcosa di caldo, morbido e bagnato ed ero felice del piacere che con il mio strofinare riuscivo a dare ad Annette. Era proprio fantastico!
Il calore che mi attraversava da quando avevo infilato il mio pisello nella fica di Annette aumentava sempre di più. I miei movimenti si facevano più frenetici ed allora Annette mi fermò.
“Renè, ora rallenta, non fare come i cani che quando entrano dentro cominciano a muoversi e non la smettono più. Rallenta, esci piano da me e poi rimettilo dentro e spingi, ora piano, ora spingi più forte. Ora lascia fare a me”.
Io cercavo di seguire con precisione tutti i suoi consigli e mi accorgevo che il piacere che mi davano i movimenti suggeriti da lei era superiore a quello che provavo movendomi scompostamente. Poi Annette decise di guidare lei il gioco: mi fermò e cominciò lei ad andare avanti e dietro fino ad urtare il suo culo con il mio bacino. Nel bagno si propagava lo “shack–shack” dell’urto della sua carne contro la mia ed io pensai che era davvero divertente, ed estremamente eccitante il gioco inventato da Annette. Dopo un po’ lei si fermò ed io, ormai esperto, compresi che toccava a me muovermi. Inarcavo la schiena e spingevo contro di lei, prima lentamente, poi sempre più forte. Ad un tratto Annette mugolò più forte e mi disse: “Dai Renè, su padroncino, ora fottimi forte, sto per godere, facciamolo insieme, è stupendo! Dai sborrami nella fica, fammi sentire il tuo liquido caldo dentro di me. Riempimi.”
Io accelerai il ritmo e in quell’istante avvertii una sensazione simile a quella provata mentre Annette mi teneva in bocca il pisello: una eruzione inarrestabile dal profondo del mio corpo che cominciava a farsi strada verso l’esterno. Senza che io lo avessi provocato o voluto, improvvisamente esplose un piacere dolcissimo che io sentivo localizzato sulla punta del mio pisello. Stavo eiaculando, stavo “sborrando” come aveva chiesto Annette, nella sua fica. Una tempesta mi attraversava i sensi, la testa mi girava, le orecchie mi fischiavano. Mi accasciai sulla schiena di Annette, che era ancora chinata verso il lavandino e l’abbracciai, toccandole le tette, mentre le tenevo ancora dentro il mio arnese. Mi divertivo a passare la mano sui suoi capezzoli, che avevano la forma di un mio dito mignolo, anche se più corti, e lei continuava a mugolare.
“Succhiameli, padroncino, fallo come lo facevi alla tua mamma”. Quindi sollevò la schiena, si voltò e prendendo in mano le tette, me le porse. Io ero affascinato da quello spettacolo: certo non potevo ricordare quando lo facevo da bambino, ma istintivamente mi avventai su quel seno e cominciai a succhiare prima un capezzolo, poi l’altro, come se da quelli dovesse sgorgare tanto latte. Annette era come impazzita. Mente le succhiavo i capezzoli lei si passò una mano tra le cosce, sulle quali stava colando lo sperma che le avevo appena schizzato nella fica e lo raccolse, portandoselo alla bocca.
“Sai, padroncino, mi piace da morire il sapore della tua “sbora” (lo diceva con la “erre” dolce), ne berrei a litri”. Mentre parlava, si leccava le mani piene di sperma, poi le riportava tra le cosce e ne raccoglieva altro, poi si leccava avidamente le dita che ne erano piene.
“Che bello ! Hai le pallette piene di “sbora”, tutta per me. Dammela sempre, padroncino, mi piace”.
Io ero al settimo cielo, con la mia bocca sulle le tette di Annette, che mi diceva: “Così, padroncino mio, sei fantastico, continua a baciarmi. Ora scendi giù baciami dappertutto”. Io non vedevo l’ora di esaudire i suoi desideri, anche perché avevo capito che la sua fantasia poteva darmi solo grandissimi piaceri, come quelli che mi aveva già fatto provare. E quindi abbandonai il suo seno e cominciai a baciarla sul collo.
“Più giù, ti insegno un’altra maniera per dare piacere ad una donna” . Io, pronto ad ubbidire, iniziai a baciarle il ventre. Ero attratto dalla peluria che nascondeva la sua intimità. Annette si accorse della direzione del mio sguardo e mi disse: “Hai capito, vero ? E’ proprio lì che devi baciarmi ora”.
Detto questo sollevò una gamba e la appoggiò al lavandino aprendo alla mia vista le sue bellissime cosce e mostrandomi, finalmente da vicino e a tutto schermo, la sua fica, che mi apparve come una strana creatura pulsante, rosa e completamente bagnata. Avvicinai la mia faccia e iniziai a baciarla. Annette mi guidò ancora una volta. “Devi farlo con la lingua, leccami tutta”.
Non me lo feci ripetere. Cominciai a passare la lingua su tutta quella complicata costruzione di carne, che emanava tanti profumi, tra i quali ne distinguevo uno: quello del mio sperma ed un altro che compresi che apparteneva a lei e che mi piacque molto. Anche il sapore mi piacque e continuai a leccare e a succhiare. “Ti ricordi quel punto che mi hai toccato prima, mentre mi tenevi dentro il tuo cazzo? Ora leccalo, passaci la lingua su e giù, così, così, proprio così, mmmmm, mi stai facendo impazzire. René, sei stupendo, come impari presto! Ora succhialo, forte, sì, così, cosììììììì, ahhhhhhh, arghhhhhhhh!!!
Annette tremava tutta, il suo corpo era tutto scosso da brividi, dimenava il bacino come un’ossessa ed io seguivo con la lingua i suoi movimenti. Mentre la leccavo la sua fica continuava a grondare umori, che io ingoiavo sia perché non sapevo bene che cosa fare, sia perché il loro profumo mi piaceva molto.
Con un ultimo sussulto Annette urlò: “Godo, godo, sto godendo come una pazza, René, ti amo, tu mi fai impazzire, godoooooooooo!”
Così dicendo mi prese la testa, la spinse tra le sue gambe e me la tenne ferma per un lungo attimo durante il quale il tremito che la percorreva si attenuava a poco a poco.
“Padroncino, sei stupendo, non ricordo di aver mai goduto tanto e tante volte insieme. Grazie”. Annette mise giù la gamba e mi abbracciò stretto. Poi mi dette un bacio lento, dolcissimo, con la sua lingua che giocava intorno alla mia, ancora piena di umori usciti dalla sua fica.
“E’ stato bellissimo” mi disse. Io allora di rimando le chiesi: “Annette, potremo farlo ancora?”
“Tutte le volte che vorrai, padroncino mio. Non avrai che da dirmelo ed io sarò sempre pronta a godere per te e a far godere te!” mi rispose Annette.
In tutto quel trambusto, del quale a mala pena riuscivo a rendermi conto, non avevamo considerato che le grida di Annette avevano attirato l’attenzione dei miei parenti. Improvvisamente sentimmo bussare alla porta del bagno. E subito dopo udimmo la voce preoccupata della nonna: “Annette, è accaduto qualcosa? Come mai hai gridato ? Va tutto bene?”
“Si signora” rispose Annette, mettendosi una mano vicino alla bocca, un po’ per non ridere e un po’ per vergogna, come se fosse stata scoperta. “Va tutto bene, signora, stavo facendo la doccia e siccome sono felice stavo cantando!”
“Meno male” replicò la nonna “ero preoccupata che fossi scivolata e ti fossi fatta male. Meglio così, allora!”.
Tirammo entrambi un sospiro di sollievo e, guardandoci negli occhi, scoppiammo a ridere. Eravamo praticamente istupiditi dal godimento. Annette aprì il rubinetto della doccia e quando l’acqua raggiunse la temperatura giusta si infilò dentro la cabina e mi tese la mano: “Laviamoci insieme, ora”.
Io entrai con lei nella cabina e lei cominciò ad insaponarmi, prima la schiena, poi il sedere, poi le gambe. Mentre risaliva con la spugna verso il sedere, con il dito mi solleticò il buchino. ”Ti piace questo?” Mi domandò.
Un’altra sensazione sconosciuta: era la giornata delle sorprese e delle novità!
“Sì mi piace, mi piace tutto quello che mi fai” risposi. “mi è piaciuto tutto quello che mi hai insegnato. Ma ci sono ancora molte cose che puoi insegnarmi?”
“Eccome!” rispose “non immagini quante cose si possono fare! Ti va di impararne altre?”
“E me lo chiedi!” replicai “Se soltanto mi fanno impazzire come quelle che mi hai insegnato oggi, non devi nemmeno domandarlo !”
“D’accordo” disse Annette con aria solenne “da oggi in poi sarò la tua insegnante! Ma ora lavami tu”.
Io, diligentemente, come un bravo scolaro, facevo tutto ciò che Annette mi diceva: imitando i suoi movimenti, le lavai la schiena e, proprio come aveva fatto lei, giunto vicino al suo sedere, cominciai a giocare con il suo buchino.
“Mmmmmmm, bello ! Mi piace.” Annette ricominciava a mugolare.
Io compresi che anche quella manovra le piaceva e insistetti a giocare con il suo buco posteriore. La mia mano insaponata andava su e giù tra i suoi glutei e il mio dito medio solleticava da vicino il suo buchino. Mi ero versato in mano una piccola quantità di bagnoschiuma per poterla lavare e la mano, quindi era divenuta molto scivolosa. Mentre giocavo con il suo buchino il dito iniziò ad entrarvi dentro, ben lubrificato com’era dal sapone. Un brivido scosse ancora Annette: “Padroncino, tu impari senza che io abbia necessità di insegnarti nulla! Chi ti ha detto che mi piace anche lì ?”
“Perché ?” domandai “si può mettere qualcosa anche lì ?”
“Certamente” rispose Annette “ed anche lì fa impazzire, proprio come metterlo davanti!”
Non volevo sentire altro. Il mio dito piano piano entrò tutto nel culo di Annette, che per favorire questa manovra si era piegata in avanti. Le pareti del canale si erano strette attorno al mio dito come se volessero fasciarlo e lì dentro era tutto caldo.
“Mmmmmmm, padroncino, mi fai proprio impazzire” mugolò Annette, con il mio dito completamente infilato dentro il suo culo, “ma ora penso che dovremo uscire dal bagno, altrimenti ci sarà tutta la famiglia fuori a chiedersi che fine abbiamo fatto e perché ci sei anche tu qui con me”.
A malincuore, estrassi il mio dito da quel rifugio caldo e stretto ed insieme terminammo la doccia. Si fa per dire, perché continuammo a baciarci appassionatamente.
Ci rivestimmo entrambi e Annette, per prima uscì dal bagno, guardandosi prima intorno per verificare che nessuno passasse da quelle parti. Poi mi fece segno di seguirlo e anch’io uscii nel corridoio e mi infilai nella mia stanza.
Mi distesi sul letto e con le mani dietro la nuca cominciai a ripensare a quel pomeriggio travolgente, a tutte le cose che avevo appreso e che ignoravo assolutamente. Ricordai allora le parole della mamma, quando le avevo chiesto come si poteva fare a riprovare le sensazioni che avevo avvertito la notte in cui avevo sognato di abbracciare mia sorella nuda. lei mi aveva risposto che ci sono dei modi per provocare questi piaceri, ma che era ancora presto per discuterne.
Mentre ero assorto in questi pensieri, vidi la porta della mia stanza che si apriva piano. Pensai che fosse ancora Annette, ma vidi che faceva capolino alla porta il caschetto biondo di Virginie, mia sorella maggiore, che resasi conto che ero nella stanza, entrò sorridendo.
“Ciao, hai un’aria estasiata, come se fossi seduto su una nuvola. Ma penso di aver capito il perché”.
Io da principio arrossii, ma poi, realizzando che non avevo nulla da nascondere, perché alle mia sorelle avevo sempre confidato tutto, cominciai a dire: “Virginie, se sapessi, una cosa da sballo!”
“Lo so, lo so” rispose Virginie “ho visto uscire dal bagno prima Annette e poi te e ho capito che ve la stavate spassando lì dentro”.
“E’ vero” risposi “e stato bellissimo, un piacere mai provato prima. Sai Vir, Annette mi ha insegnato un sacco di cose!”.
“Immagino” ammiccò mia sorella “lei ne sa una più del diavolo, specialmente in quella materia! E poi se non vi avessi visto uscire dal bagno me ne sarei accorta dalla espressione beata che hai stampata sul viso. E bravo il nostro René, stai crescendo. Sono contenta, fra un po’ ti scoperai tutte le ragazze del vicinato!” e mentre diceva questo mi venne ancora più vicino e mi depose un bacio sulla bocca.
“Penso che diventerò un tantino gelosa del mio fratellino….”
Fine Capitolo 1
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20 anni fa
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Pensieri di un feticista
Giovedì. Caro diario, come sai è da mesi che cerco di farmi assumere come commesso in un negozio di calzature. Eureka! Oggi è stato il gran giorno: ci sono riuscito.
Venerdì. Ho cominciato subito a lavorare di gran lena. Come immaginavo si vede poco: questi collant scuri lasciano trasparire appena un biancore lontano (se le mutandine sono bianche), ma toccare i piedi mi da sempre piacere.
Sabato. Una c’è stata. La mia prima. Le ho accarezzato le dita mentre infilava la scarpa e questa si è fermata, chiedendomi poi di aiutarla. Ho subito approfittato per alzare gli occhi e ho goduto di un bel paio di cosce fasciate da collant color carne niente male. Quando ha visto che la puntavo ha stretto le gambe e se n'è andata.
Martedì. Ancora collant e collant. Ma di piedi ne palpo a volontà: siamo in tanti, evidentemente.
Giovedì. Finalmente! Le prime autoreggenti, bianche. Il piedino era un po’ grifagno, ma le cosce… Questa non ne voleva sapere di farsi guardare e ho giusto goduto di uno sprazzo di carne, ma prometteva molto. Peccato…
Sabato. Diario mio, che spettacolo!! Si è seduta una tipa in reggicalze che sarà stata un metro e ottanta, con tutto in proporzione. Uno sviluppo di gambe spettacolare mi si è spalancato davanti, all’injzio per distrazione, e mi sono beato delle più dolci mutandine nere mai viste. Ho subito portato tutti numeri sbagliati e siamo andati avanti un po’, tra sbuffi e carezze rubate al suo piedone. Questa esitava tra le mie mani, chiedendomi continuamente cosa ne pensavo, e aprendo come un mantice le gambe tra le quali mi salutava la sua carne rosa fasciata di nero. Sono subito andato in bagno a farmi una sega.
Le autoreggenti stanno aumentando per via della primavera incipiente, e le mutandine si fanno in maggioranza bianche.
Sabato. È tornata la fatona dal reggicalze. Occhio, diario mio. Appena seduta, mi ha sventolato la gonna in faccia e subito mi ha colpito un profumo inebriante di figa bagnata. Poi è rimasta così, col volto sardonico ad aspettare il solito gioco tra mani e piedi. Mi sono dato da fare parecchio, coi soliti numeri e colori sbagliati, e finalmente eccola: dalla profondità della gonna ha fatto capolino una figona nuda completamente depilata, che con l’aprirsi e il chiudersi delle cosce sembrava salutarmi con un dolce ciao ciao delle sue labbra rosa. Abbiamo giocato un bel po’, io di mani lei di gonna, toccando e mostrando. All’uscita, ha fatto i complimenti al capo per la gentilezza del personale: mi ha messo al sicuro per un po’.
Sabato. È tornata! Per me. Prova le solite scarpe sbagliate, e poi, goduta dal mio tocco sapiente attorno al suo piede, apre le cosce. Questa volta aveva una minigonna strepitosa e bastava poco a mostrarmi tutta la mercanzia. Le calze color carne salivano a fasciarne le coscione da porca fino all’inguine, da dove spuntavano dolci salamini di carne rosa a contorno della più gran vagina che abbia ma visto. Oggi giocava a far frusciare le calze spudoratamente tra loro, con un suono erotico e provocante che condiva titillandomi il palmo della mano con le dita dei piedi. La sega me la sono fatta a casa, mettendomi il reggicalze e insaponandomi bene il pene per palparmi più a lungo e più profondamente.
Sabato. È il suo giorno. Viene per giocare con me con abbigliamenti sempre diversi. Oggi indossava di nuovo il reggicalze e le calze nere, ma – perversa – si era coperta la figa con mutandine rosse. Queste però si erano avvoltolate tra le grandi labbra come fa a volte il tanga, e quindi esaltavano il turgore delle labbra vaginali penetrandovi in mezzo come una lingua. Anche i suoi giochi cambiano. Oggi ha lasciato le cosce spalancate, permettendomi di osservarla senza fine, tra un paio di scarpe e l’altro. E anche lei a un certo punto, vista la gran confusione in negozio, ha allungato il piedino sfiorandomi il cazzo, su e giù, su e giù, che quasi venivo.
Altra segona, con la figa di gomma che ho comprato da Senxual.
Sabato. Diario mio, oggi è stato il paradiso. È andata così: la mia fata è arrivata con un’amica. Ha aspettato che finissi di guardare… scusa, di servire una troietta che sotto il collant non aveva niente e ci teneva a farmelo sapere, poi si sono sedute davanti a me. La porcona ha detto: "La mia amica ha i miei stessi gusti… in tutto!" e, come per incoraggiarla, le ha appoggiato una mano sulla gamba. Questa, una bella tardona di forse 45 anni, si è aperta alla mia contemplazione senza nessun pudore: anche lei senza mutandine, aveva la figa più pelosa che abbia mai visto, una gattona nera e lunga che faceva capolino da un delizioso paio di collant aperti tipo reggicalze. Le mie mani hanno cominciato subito a dirle tutto il mio amore per quel suo strumento di piacere, titillandole quasi dito per dito il piedino piccolo e delicato. Lei rispondeva aprendo e chiudendo la gambe per farmi giungere il suo profumo di femmina in calore, e a ogni movimento dai peli neri faceva capolino il più gran clitoride che abbia mai visto: un triangolino rosa tutto da succhiare come un lecca lecca.
La fata a un certo punto ha protestato, chiedendomi di provare qualcosa. Voltatomi verso di lei, ho goduto così di uno spettacolo di furiosa provocazione: sotto la gonna non aveva niente, né calze, né reggicalze né mutandine. Nuda come Eva, apriva le cosce, accavallava le gambe, spostava la gonna, mi toccava la patta, in modo da sollevare anche il culetto e mostrarmi il taglio delle natiche. È stato un gioco frenetico a tre: ho smontato quasi mezzo negozio, palpando piedi e cavandomi gli occhi da una figa all’altra, l’una glabra e bianca nello splendore di una montagna di carne femminile, l’altra scura e ammiccante nel gioco dei suoi colori.
Adesso, mentre ti scrivo, ho il cazzo in mano e non riesco a togliermi dalla mente lo spettacolo. Il mio più grande desiderio si è esaudito.
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20 anni fa
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Alla scoperta dei collant
Era la cugina di una mia amica, era venuta a stare da lei per qualche settimana durante le vacanze estive. Abitava in un’altra città, non l’avevo mai vista, comunque era una ragazza molto carina. I miei amici che l’avevano già conosciuta l’estate precedente mi dissero che sotto quel bel faccino innocente si nascondeva una bella porcona, e alcuni di loro l’avevano conosciuta “meglio. Ci presentammo e trascorsero alcuni giorni con giochi di sguardi tra me e lei con naturalmente gli avvoltoi dei miei amici che speravano in un’altra avventura. Quello che avevo notato in lei è che nonostante ci fosse la bella stagione portava sempre collant o autoreggenti e se aveva la gonna cercava di attirare l’attenzione sulle sue belle cosce assumendo posizioni provocanti: più di una volta infatti vidi le sue mutandine o il pizzo degli autoreggenti.
Per arrivare al sodo della questione un pomeriggio andai a casa della mia amica perché aveva un problema al computer, ovviamente c’era anche la cugina, risolto il problema la mia amica disse che doveva andare a fare compere al supermercato e chiese se avevamo voglia di accompagnarla, la cugina rispose che aveva mal di testa e mentre la mia amica era andata a cambiarsi mi disse di inventare una scusa per non andare con lei, quindi subito mi venne il dubbio che stava per succedere qualcosa, così inventai una scusa e la mia amica uscì di casa sola lasciandoci al nostro destino. Lei era vestita con una maglietta , una minigonna e naturalmente i collant, si sedette sul divano accavallando le gambe più che poteva e lì notai che portava degli autoreggenti. Mi disse di sedermi vicino a lei e io ipnotizzato dalla linea che il nylon delle calze produceva tra le sue gambe dalle ginocchia fino a sparire sotto il suo culo mi ritrovai vicino a lei e in un attimo le nostre lingue si erano attorcigliate l’una all’altra e le mani dell’uno spogliavano il corpo dell’altra e viceversa. Rimasti in mutande feci per toglierle le calze autoreggenti ma lei rifiutò dicendo che la eccitava sentire il contatto della sua pelle con il nylon e voleva essere accarezzata sulle cosce con le calze addosso; non ci pensai su vedendo quelle sue belle tette sode, una terza, e quei capezzoli duri per l’eccitazione, anche il suo modo di baciare era singolare, mi prendeva la lingua o un labbro e lo succhiava o lo mordicchiava (la cosa non mi dispiaceva, anzi,) mentre le leccavo i capezzoli di continuo lei strofinava le sue gambe e le sue cosce su di me e sul divano (il nylon doveva farla impazzire veramente!!!), scesi giù lungo il suo bel corpo a sfilate le mutandine mi si presentò una bella fighetta depilata, quasi glabra, fu un piacere leccarla e sentire gonfiare le sue labbra sulle mie, stavo quasi per penetrarla quando mi disse di leccarle le gambe fino alle caviglie, mi disse anche di mordere le calze e se mi andava di bucarle e infilare la lingua nei buchi. Rimasi un po’ sorpreso ma quando coi piedi mi prese il cazzo e cominciò a masturbarmi la sensazione fu bellissima, vedere lei con la fica bagnata davanti a me che si toccava e intanto mi massaggiava la cappella con i piedi avvolti in quello che ora definisco un materiale fantastico, ad un certo punto non ressi più e la presi di brutto penetrandola nella posizione del missionario, lei godeva e continuava a sfregare le sue gambe che mi avvinghiavano sulla schiena, sentivo i suoi talloni puntarsi sulle mie natiche come per spingermi sempre più dentro di lei. Cambiammo posizione con lei sopra di me, ma la sua fissazione rimanevano gli autoreggenti, fece due buchi a livello delle ginocchia e mi ci fece infilare le mani e le braccia fino ad arrivare ai suoi fianchi (mi sembrava incredibile cosa stessi facendo, ma era la mia prima esperienza con il nylon) per aiutarla ad ansimare sopra di me. Anche lei poi scese con la bocca sul mio cazzo ormai durissimo e qui andò su e giù un po’ di volte poi mi prese in bocca solo la cappella e cominciò a succhiare e a far roteare la lingua su di essa, senza sosta (non avevo mai provato un oral così) tanto che dopo poco le dissi che stavo per venire e lei subito mi prese di nuovo il cazzo tra i piedi e mi fece sborrare su questi; mi pulì bene il membro dallo sperma rimasto con i piedi e poi si prese il piede destro e comincio a succhiarselo, la gamba divaricata faceva vedere bene la sua fica ancora arrossata, ma il suo interesse era tutto per i piedi e gli autoreggenti che ormai erano distrutti, la scena mi eccitava tanto che le presi l’altro piede e glielo leccai trastullandole con una mano la fica umidiccia. Da quel giorno ho cominciato ad apprezzare veramente i collant e soprattutto quello che si può fare con questi, grazie soprattutto a Daniela la cugina della mia amica, ed era solo il quinto giorno che era da noi….
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20 anni fa
admin, 75
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In Facoltà : Sara si scopre (cap.1)
Chi l’avrebbe mai detto! La mia prima esperienza saffica la ebbi proprio in facoltà, tempio del sapere e dello studio. Ero al quarto anno di architettura e stavo da tempo preparando l’esame di storia dell’architettura contemporanea, un vero incubo fatto di nomi, edifici, stili e pensieri; uno di quegli esami veramente monumentali. Ero lì in aula studio e si sedette vicino a me Sara, una ragazza carina e molto semplice, un tipo acqua e sapone con la quale avevo in precedenza già preparato alcuni esami. Dopo una mezz’oretta ci prendemmo una pausa e in quel momento le elencai tutte le mie paure e i miei dubbi sull’esame. Lei stette ad ascoltarmi e mi disse:”vedrai che anche stavolta lo passi, nonostante le paure”, “eh già, però stavolta sarà veramente dura, ma tu come hai fatto?”, lei allora mi piantò due occhi dritti nei miei e iniziò a raccontarmi “vedi, la Maggiora (la prof.) abita nel palazzo di fronte al mio appartamento e quindi vedo tutti i suoi movimenti… devi sapere che è lesbica…” risi, poi le chiesi “e allora? L’hai ricattata?” “No… a dire il vero me la sono fatta!”. Non seppi cosa dire… rimasi letteralmente senza parole. Tornando in aula il mio silenzio imbarazzato era evidente e quindi mi spiegò “vedi, io, come sai, sono felicemente fidanzata, non ti nascondo però che ho avuto alcune esperienze omosessuali con la mia amichetta delle medie; avvenne in maniera molto naturale e senza sensi di peccato, fu molto bello ma non continuai per vari motivi.” Ora ero veramente incuriosita. “E come hai adescato la Maggiora?” “Beh vedi, un giorno di pioggia, mentre lei stava rientrando a casa ho finto una storta proprio di fronte al suo portone. Mi invitò a salire per dare un’occhiata alla caviglia… la maglietta era molto bagnata e casualmente non portavo il reggiseno. Iniziò a massaggiarmi la caviglia ma vedevo ogni tanto che mi guardava sotto la gonna, e non lo nascondeva neppure. I massaggi cominciavano a salire e il mio respiro a farsi sempre più forte… guardandola negli occhi iniziai a togliermi la maglietta, la gonna, le mutandine e rimasi nuda di fronte a lei. Sai, è anche un po’ feticista, iniziò a leccarmi i piedi e io le infilai le dita a una a una nella bocca, me le ha ripassate per benino mugugnando molto. La presi per i capelli e la ‘accompagnai’ sempre più su, devo dire che mi ha leccata proprio tutta fino a quando non ha raggiunto la passerina, lì si è veramente concentrata sul clitoride con la lingua mentre contemporaneamente mi ha penetrata prima con un dito, poi due, poi tre e mi fatto godere moltissimo, le ho letteralmente lavato la faccia con i miei umori”. Il mio sguardo stranito la fece ridere “lo so che non lo concepisci… mi spiace, se vuoi interrompo il racconto”. In quel momento mi accorsi di avere le mutandine bagnate e arrossii, “Abbi pazienza, non me lo aspettavo, tutto lì. D’altronde non sono una verginella…” le dissi con convinzione.
Riprendemmo a studiare anche se, devo ammetterlo,la mia testa non era proprio molto concentrata.
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20 anni fa
admin, 75
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In Facoltà : Sara si scopre (cap.2)
Per tutta la sera l’immagine di Sara nuda mi rimase come incollata alla retina. “Sono etero” continuavo a dirmi, però il mio inconscio stava lavorando, e molto anche!
Per un paio di giorni non mi recai in facoltà, solo studio e un po’ di cibo! Che esame! Sara mi telefonò la sera: “dai che domani c’è la conferenza di urbanistica, ti tengo il posto in aula 10. Mi preparai per benino: una bella rasata completa e un completino da sballo. “Perché lo stai facendo?” chiesi all’immagine dello specchio… ma non osai darmi una risposta! Ci trovammo in aula 10, la conferenza era un po’ noiosetta e dopo mezz’ora stavamo già chiacchierando con discrezione. Non me ne accorsi, ma mentre parlavamo posai la mano sulla coscia di Sara, lei mi guardò divertita e io arrossii nuovamente; in quel preciso istante però mi accorsi di essere eccitata. Finita la conferenza era già buio e la facoltà praticamente deserta. Dovevo andare assolutamente in bagno a fare pipì ma gli unici puliti erano nell’ altra ala, praticamente tutte le luci erano già spente. Sara mi accompagnò nei bagni, mentre camminavamo mi prese per mano, presi allora la mano e me la passai sul seno già molto eccitato. Senza dire nulla continuammo fino ai servizi, entrammo, la luce interna di entrambi i bagni era spenta e non c’era possibilità di accenderla, allora Sara mi disse “tieni la porta aperta, io intanto guardo che non arrivi nessuno”. Alzai la gonna, abbassai le mutandine, lo sguardo di Sara mi stava letteralmente bruciando la pelle, mi guardò per tutta la durata della pipì e con non chalance mi domandò se volevo un fazzolettino. Annuii, prese un fazzolettino, lo svolse e iniziò ad asciugarmi guardandomi negli occhi. Io ero lì, a gambe aperte e lei mi asciugava con cura la figa. Ci baciammo teneramente e mi accorsi che non teneva più in mano nulla, ma la sua mano continuava a fregarmi le grandi labbra. Ero eccitatissima e colavo il mio piacere, mi spogliò tutta e con voluttà iniziò a leccarmi. Prima i seni, poi il ventre e, finalmente, la passera! Che goduta! Nell’orgasmo le spinsi il più possibile la testa verso di me. “E’ stato fantastico” dissi alla fine, “ora però toccherebbe a me”; mi inginocchiai di fronte a lei, avevo il suo pube a un paio di centimetri dalla faccia, ne sentivo l’odore e ne ero inebriata. Lentamente mi avvicinai, appoggiai il naso nei suoi peli e lo riempii della sua fragranza. A quel punto iniziai con la lingua a saggiarla, tutto intorno. “Così mi farai morire di voglia” disse con voce un po’ roca. Allora affondai decisamente la lingua nelle grandi labbra e iniziai con grande godimento a leccargliela, senza ritegno. Ho provato un piacere unico. L’uccello ti riempie la bocca, la figa invece la devi riempire tu! Venne, leccai e ingoiai tutto con gusto. Era molto conturbante: io nuda in ginocchio e lei ancora mezza vestita, con gli occhi chiusi. “Voltati” le dissi con fermezza. Lo fece e mi ritrovai il suo culo proprio di fronte alla faccia. “Ti piace?” mi chiese languidamente, per tutta risposta iniziai a leccare una chiappa, poi l’altra, poi mi spostai nel solco. “A questo punto” mi dissi “il tutto per tutto!” aprii con decisione le natiche, vidi un fantastico buchino che si ritraeva con spasimi, passai la lingua tutto intorno e infine ve la infilai con foga e con il massimo gusto, “sei fantastica, mai nessuno mi ha mai leccata lì”; mi sentii grande per questo, continuai fino a quando non riuscii ad allargarlo con la forza della lingua e Sara con un dito tutto dentro la figa raggiunse nuovamente l’orgasmo. Si riprese, ormai eravamo entrambe nude, mi voltò con decisione, mi mise carponi e mi restituì il servizietto; fu bellissimo! Anche io non avevo mai avuto il piacere di una lingua dentro il culo; ad un certo punto ci mise l’intero dito medio e io mi morsicai le labbra per non urlare. Subito provai un gran bruciore, a poco a poco però iniziai a sentire un gran godimento anche lì! Per non sbagliare mi infilò anche un paio di dita nella fighetta e a quel punto non capii più nulla!
Mentre uscivamo una guardia un po’ stranita ci chiese se fosse tutto a posto, “Certo!” risposi, “meglio non potrebbe andare!”. “Sei una troietta” mi disse Sara “e per questo mi piaci da morire!”
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20 anni fa
admin, 75
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In Facoltà : Sara si scopre (cap.3)
La settimana successiva andai direttamente nell’ ufficio della Maggiora per chiedere delucidazioni su un suo intervento a favore di Gaudì in una nota rivista del settore. Mi misi seduta e accavallai le gambe in una maniera che le suore delle scuole elementari non avrebbero certo approvato. La vidi molto interessata, soprattutto alle giarrettiere e al perizoma nero semitrasparente che avevo acquistato insieme a Sara per l’occasione. Come per caso finimmo a parlare di una annotazione che Sara fece durante il corso e a quel punto la Maggiora mangiò la foglia. Iniziò a fissare i miei piedi e a deglutire vistosamente. Io sorrisi e mi avvicinai con la sedia. Le presi la testa fra le mani e con decisione la abbassai verso le gambe. Iniziò a leccarmi i collant e a scendere verso i piedi. Mi leccò devotamente le scarpe e poi, presa dall’ansia, tolsi le scarpe e iniziai a farmi leccare i piedi; tolsi la calza e iniziai a inserirle le dita nella bocca, con forza. Scoprivo in quel momento un piacere inaspettato nel sottomettere una donna. Finito con i piedi le permisi di salire pian piano verso l’alto; le misi la testa direttamente sotto la gonna in maniera che fosse in difficoltà con la respirazione, e inizialmente le permisi di leccare solo le mutandine. Solo quando queste furono completamente bagnate poté passare direttamente alla figa. Devo dire che era molto brava, mi fece provare una vertigine continua che sfociò in un gran bell’orgasmo. Le feci levare il tailleur grigio e rimanere in mutandine e reggiseno, aveva un seno enorme e ben fatto. Iniziai a strizzarle un po’ i capezzoli fino a quando non fece una smorfia di dolore. Mi accorsi che stava colando dalle mutandine e sorrisi. Stava godendo come una pazza! Presi un bastone di una scopa lì dimenticata, glielo mostrai con uno sguardo un po’ acceso; lei deglutì ancora una volta e si sdraiò sulla scrivania in attesa. Glielo feci leccare un po’, poi lo accostai alla figa e la penetrai con forza. Divaricò la schiena e poi si portò le gambe verso il petto, la costrinsi a leccare prima una sua tetta, poi l’altra, poi presi il suo piede e glielo accostai alla bocca. Lo leccò tutto mentre veniva. La costrinsi a carponi sul pavimento, un po’ preoccupata mi domandò “Cosa vuoi farmi?”, senza neppure una parola le infilai il bastone direttamente nel culo fino a quando non sentii un po’ di resistenza, fece un piccolo urlo ma niente di più. Andai dentro e fuori fino a quando il bastone non fu ricoperto di una bianca spuma. Godette almeno ancora una volta e alla fine si riversò sul pavimento. Iniziai allora a possederla con le dita del piede. Iniziai con l’alluce, dentro e fuori fino a quando non fu completamente bagnato e poi cercai di infilarvi tutto il piede! Godette molto anche perché la divaricai piuttosto dolorosamente.
Vidi un bicchiere e le dissi “Sai, l’altro giorno Sara mi ha asciugato la figa con un fazzolettino dopo avere pisciato, il problema è che ora non ci sono fazzolettini…” presi il bicchiere e vi pisciai dentro, la Maggiora mi guardava con gli occhi sgranati, io lì accucciata che riempivo tre quarti del bicchiere, poi la guardai, lei si mise sotto e mi asciugò tutta con la lingua! Alla fine, seduta in terra, accostò il bicchiere alle labbra e iniziò a bere con fatica un liquore che mai si sarebbe immaginata!
L’esame comunque è andato bene! Meno male!
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20 anni fa
admin, 75
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Dalla prima volta
Avevo 16 Anni, dormivo nella mia cameretta coperta solo da un soffice lenzuolo... Era estate, faceva caldo e dormivo con le finestre aperte...
Il soffice vento che soffiava mi fa venire la pelle d'oca e fa diventare duri i miei soffici capezzoli rosa...
Ad un certo punto sento la porta di camera mia aprirsi e vedo entrare il marito di mia mamma, eravamo da soli in casa perchè lei era partita.
Lui entra e io a occhi socchiusi osservo i suoi movimenti... Si avvicina pian piano, lo vedo che osserva attentamente i mie capezzolini diventati duri, inizia a toccarsi il sesso, piano piano si avvicina sempre piu'...
L'instinto mi diceva di urlare, ma non potevo... Non volevo, forse per l'imbarazzo, o forse per paura che abusasse di me... Quindi continuai a fer finta di dormire...
Lui allungo la mano ed inizio' ad accerezzarmi il seno ancora coperto dal lenzuolo... Volevo dire qualcosa ma continuai a fer finta di dormire; La mano sul suo sesso andava sempre piu' veloce e il mio seno era sempre piu' racchiuso nella sua mano... Con un dito mi stuzzicava il capezzolo.
Sposto' la coperta che mi copriva e mentre si masturbava inizio' a leccarmi le lebbra, poi scese sui capezzoli... Non so descrivere le sensazione che provavo, ma era piacevole... La sua mano scese sulle mie mutandine, e mi massaggio' il mio sesso, ero sempre piu' bagnata...
Mi infilo' un dito dentro... Lo lasciai fare... Mi allargo' le gambe e mi appoggio' la cappella sul mio sesso, a quel punto mi alzai di colpo, dicendogli "ma cosa stai facendo?", lui rispose "E' da quando ho sposato tua madre che voglio scoparti" io tentai di uscire dalla camera. Lui mi afferro' per un braccio e mi infilo' la lingua in bocca... Mi costrinse a masturbarlo... Poi mi prese la testa e me la porto' sul suo sesso.
Inizio' a passarmi la sua cappella sulle guance poi sulle labbra... Me lo infilo' tutto in bocca. Mentre con una mano mi teneva ferma con l'altra si masturbava dentro la mia bocca...
Era bello sentire il suo sesso in bocca. Mi piaceva... Mi bagnai di nuovo e iniziai a massaggiargli il sesso on la lingua...
A quel punto mi sbattè sulla scrivania a 90° e iniziò a leccarmi la figa.
Provai una sensazione stupenda... Mentre godevo sentii il suo sesso entrare dentro di me.... Era la prima volta che lo facevo... Lui mi disse "non sai per quanto tempo mi sono masturbato pensando alla tua figa stretta ed ancora vergine"...
Io gli dissi che mi faceva schifo, che era un porco... Ma invece pensavo esattamente il contrario...
Mi lasciai scopare...
Quando stava per venire mi sbatte sul letto e mi sborrò sulle mie mutandine nere... iniziai a frgli un pompino.
Ad un certo punto mi disse" ora voglio che ti masturbi", io iniziai a masturbarmi, mi piaceva l'idea di essere guardata... Anche lui si masturbò... Mentre stavo per venire venne anche lui mi sborro' in faccia e sul seno...
Da quel momento non faccio altro che scopare con lui quasi tutte le settimane quando mia madre va via, e provo un piacere stupendo.
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20 anni fa
admin, 75
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La prima entrata...posteriore
Mi chiamo Manuel e sono un ragazzo della provincia di Udine.
Nel mio appartamento, che all'epoca dividevo con i miei genitori veniva due volte la settimana una donna delle pulizie, che si prendeva cura della casa.
In verità io era innamorata della sua figliola, mia coetanea e quindi all'epoca diciannovenne.
Piu' volte le avevo chiesto se portava alla figlia i miei saluti, avevo espresso ammirazione per la sua figliola, ma mai mi sarei aspettato
quello che stava per accadere.
Infatti questa bella quarantenne, una mattina in cui i miei genitori erano fuori, dopo una mia insistenza per mettere una sua buona parola con la figlia, mi chiese se per caso mi sarebbe piaciuto provare prima l'albero che aveva generato la sua figliola.
Certamente non me lo sono fatto ripetere due volte e piano piano ho dapprima infilato la mia lingua nella sua bocca e successivamente ho cominciato a spogliarla facendolo il piu' in fretta possibile.
Mentre tentavo di togliergli la gonna, mi disse che aveva le mestruazioni e quindi la porta davanti era fuori uso.
Ma dall'aria maliziosa avevo capito che aveva una soluzione in serbo.
Infatti, mi disse sorridendomi di ricordarmi che le donne hanno due entrate e che sarebbe stata ben lieta di accogliermi in quella posteriore. Il mio uccello ebbe una rapida impennata, e una volta appoggiata Carla, questo è il suo nome, alla poltrona del soggiorno, la feci girare per prepararmi il terreno. Incominciai a leccargli il buchino e intanto anche un pò goffamente tentava di fargli un bel ditalino, tra l'altro raccogliendo anche un bel po' del suo sugo.
Lei era al settimo cielo e me lo dimostrava con delle parole del tutto senza senso.
Il sapore del suo buchino era un po' forte, penso infatti che quella mattina non si era lavata da quelle parti.
Comunque imponendovi di non venire subito, dopo buoni dieci minuti di leccamento, mentre lei ancora si scioglieva nel suo brodo di giuggiole, ho appoggiato la cappella al garofanino ed ho spinto con decisione.
Per me era la prima volta che avevo un rapporto anale, ma per lei sicuramente no, dal momento che il mio bastone le era entrato per tutti e diciotto i centimetri e che lei godeva come una vera vacca.
Dopo averle provocato due bellissimi orgasmi (a suo dire) le ho sborrato copiosamente nell'intestino facendola urlare di piacere.
Una volta tirato fuori il mio cazzo dal suo posteriore, l'ho dapprima ripulito di materia un po' impropria, ma debbo dire che non mi e' dispiaciuto affatto e non mi ha dato un senso di sporco, anzi mi ha anche eccitato maggiormente.
Ho finito per vedere il suo culo ancora aperto che gocciolava della mia sborra, ed andava sul pavimento vicino al fuoco.
Non ho avuto più bisogno di pensare alla figlia, e sicuramente non me ne sono pentito.
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20 anni fa
admin, 75
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Una sera al cinema
C'era qualcosa di strano in me quel giorno e gli uomini lo percepivano. Forse si capiva che stavo cercando sensazioni forti. Con il mio lui avevamo deciso una serata un po’ speciale : cinema e cenetta intima a casa di lui. Sotto il vestito nero avevo una deliziosa guepiere che avevo appena comprato. Di quelle con il reggicalze. E calze a rete nera che mi piacciono tanto. Avremmo cenato cosi’, alternando cibo e giochi erotici. Insomma quella sera avevo voglia di giocare alla puttana. Sono seduta in penultima fila della sala aspettando di vedere entrare lui. Non seguo molto cio’ che avviene sullo schermo o in sala. Sono persa nella eccitazione di cio’ che mi aspettera’. Intanto lui non arriva...
Mi rendo improvvisamente conto che due di quei tre fuori, che non mi staccavano gli occhi di dosso, sono seduti in fianco a me e il terzo e’ seduto esattamente dietro me. In un altro momento mi sarei alzata e avrei aspettato fuori, ma quella sera era diversa. Per un po’ non succede niente. Aspetto col fiato sospeso che accada qualcosa. I due di fianco non smettono di guardarmi. Il cuore batte a mille, ho paura e sono spaventata ma non mi alzo. Aspetto. Le ginocchia chiuse strette.
Ad un certo punto quello dietro mi si avvicina, allunga le mani a toccarmi il seno. Arriva dolcemente fino ai capezzoli e comincia a tirarli. Dovrei ribellarmi, lo so. Cosi’ mi hanno insegnato. Ma mi piace e comincio a non riuscire piu' a stare composta sulla sedia. Una corrente di eccitazione mi attraversa il corpo, ma non voglio far vedere che mi piace cosi' tanto. Sono decisamente spaventata e sorpresa dalla mia stessa eccitazione. La dolcezza dell'uomo non dura molto. Forse capisce che ci sto; scopre i seni e comincia a sfregarmeli con un ghiacciolo al limone e a strizzarmi i capezzoli fino a farmeli diventare grossi e duri. Come avra' fatto a intuire che mi fa impazzire il freddo del ghiaccio sui capezzoli ?
L’altra gente intorno a noi e’ abbastanza lontana e non si accorge di niente. Ma ho paura che sentano i miei primi mugolii di piacere che non riesco a trattenere. Il ghiacciolo si scioglie sulla mia pelle calda e forma rivoli che mi solleticano scorrendo sotto il vestito fin dentro le mutandine. I due seduti a lato non stanno a guardare soltanto. Quello a destra si china sul mio seno e lecca avidamente il succo di limone. Pian piano arriva al capezzolo e lo prende tra i denti dapprima dolcemente poi mordendo sempre piu’ forte. Sto per urlare di dolore e di volutta’. Spasmi di piacere salgono da sotto, in basso, fino allo stomaco. In mezzo alle gambe ho un senso di vuoto che vuole essere riempito. Vorrei gridare che mi mettano qualcosa dentro perche’ non ne posso piu’, quando i due in fianco mi sollevano il vestito e mi aprono le gambe bloccandole col loro corpo.
Potrei gridare, forse sono ancora in tempo. Invece no. Mi piace troppo quello che mi sta succedendo e sono gia’ tropppo eccitata per ribellarmi.
Uno dei due mi infila brutalmente un dito nella fica e se non ci fosse quello dietro a tenermi per i capezzoli cascherei dalla poltrona , incapace di controllare il piacere.
L’altro a questo punto scosta lentamente le mutandine di pizzo nero e comincia a masturbarmi delicatamente. Dio, quanto mi piace ! Mi sento cosi’ puttana e mi piace tantissimo sentirmi cosi’. Adoro le mani degli uomini sul mio corpo che toccano, palpano, penetrano profondamente. Mi piace che tutti godano del mio corpo. Sono come in trance, in completa balia di mille stimoli che arrivano da tutte le parti.
In questo momento potrebbero farmi qualunque cosa che non avrei la forza di ribellarmi. Ho una voglia terribile di toccare i loro membri ormai duri. Ne ho a disposizione due per la prima volta. Lentamente slaccio la cintura e abbasso la lampo per togliere dalla loro gabbia questi begli uccelli. Infilo contemporaneamente le mani per prenderli. Comincio a giocarci mentre loro continuano a masturbarmi. Freno a stento le onde di piacere che fanno contrarre tutti i muscoli del mio corpo. Non devo venire ancora.. Devo resistere. C’e’ troppa gente che potrebbe sentirmi.
Ormai ho una voglia incredibile di essere scopata da tutti; ho perso completamente il controllo della situazione. Tutte insieme le mie fantasie si affollano nella testa: ho voglia di succhiare il loro cazzo mentre mi scopano, di farmi leccare da uno mentre un altro mi scopa il culo, di riempire con i loro cazzi i tre buchi che ho a disposizione e di inventarne altri per riempirli con altri cazzi. Non si puo’ piu’ rimanere qui. La sala si sta riempiendo troppo.
Ubriaca di desiderio mi trascinano a malapena in una sala adiacente in ristrutturazione completamente vuota. Viene una leggera luce dal corridoio atttraverso le tende pesanti semiaperte. Ancora mezza vestita mi palpano da tutte le parti. Uno dei tre mi bacia violentemente mentre un altro mi infila due dita nella fica. Mi strappano il vestito di dosso lasciandomi in corpetto e calze nere. Mi piace essere scopata cosi’ con il reggicalze e il corsetto che mi stringe il seno fino a farlo scoppiare. Mi costringono in ginocchio. Uno in piedi avvicina la mia bocca al suo cazzo. Comincio a leccarglielo per tutta la lunghezza e mi fermo sulla cima morbida e calda andando su e giu’ prima lentamente poi sempre piu’ velocemente e profondamente fino ad inghiottirlo tutto. Lo tiro fuori e me lo strofino sul viso e sul seno continuando a menarlo. Un altro sotto mi lecca la fica infilandoci dentro due dita, mentre il terzo comincia a succhiarmi i capezzoli fino a fare uscire il liquido bianco della mia eccitazione. Mi e’ sempre piaciuto leccare e succhiare il cazzo e uno solo non mi basta . Ne voglio un altro e passo dall’uno all’altro come un’affamata che non tocca cibo da giorni. Ora tirano le tende a chiudere definitivamente ogni presenza di luce. La sala e' completamente al buio. E’ proprio cosi’ che voglio. Al buio senza sapere chi ti scopa, dove ti scoperanno, cosa ti faranno. Un giocattolo di piacere nelle loro mani. Con questi affari duri che arrivano da tutte le parti. Sento un freddo improvviso nella fica. Qualcuno ci ha infilato dentro un gelato cremoso e ora comincia a mangiarselo direttamente da li’. Mi sembra di impazzire dall’eccitazione. Se non avessi un cazzo in bocca che me la chiude completamente si sentirebbero urla di piacere. Non posso far altro che ruggire come una tigre per scaricare la mia voglia. Quando il gelato non e’ ancora finito uno dei tre infila il suo affare e comincia a pompare. L’entrata mi squarcia, mi fa male, ma e’ quello che voglio. Ora c’e’ qualcuno che comincia ad aprirsi una strada nell’altro buco mentre sono scopata in continuazione. Il cazzo che ho in bocca e’ sempre duro. A volte sono costretta ad interrompere il mio lavoro perche’ troppo eccitata da cio’ che mi stanno facendo gli altri. C’e’ un cambio ora. Mi tolgono il corpetto al buio e mi costringono con la schiena contro il pavimento. Il pavimento della sala e' coperto da una moquette abbastanza ruvida al tatto che aumentera’ decisamente il mio piacere ad essere scopata per terra . Sento il mio corpo a contatto col ruvido, mi giro a pancia in giu’ per strofinarmi i capezzoli e fremo di piacere. Qualcuno mi dice che sono una porca e mi piace moltissimo. Penso che abbia ragione. Mi muovo avanti e indietro con il culo in fuori verso l’alto affamata di cazzo. Imploro di essere scopata. Mentre mi dimeno mi infilano a turno le dita nella fica , mentre si masturbano. Sento i loro membri vibrare al buio.
Mi gettano infine sopra il cazzo di uno per terra pronto ad accogliermi. Mi muovo su di lui come una forsennata masturbandomi mentre un altro da dietro prova il culo con la punta del suo pene. Entra quasi improvvisamnete. Urlo di dolore e di piacere. Ma non mi basta. Il terzo mi infila il suo cazzo in bocca. Ora finalmente mi sento sazia. Sono finalmente scopata in tutti i buchi possibili insieme. Penso di essere una porca e mi piace tantissimo. I tre pompano selvaggiamente e il mio corpo e’ scosso in tutte le direzioni. L’eccitazione e la masturbazione producono l’effetto di una esplosione. Vengo, soffocando il mio urlo con il cazzo che mi riempie la bocca mentre gli altri due continuano a pompare.
Qualcuno apre improvvisamente le tende. E’ lui. Attirato dai gemiti si affaccia alla sala appena in tempo per vedere l’orgia finale di corpi. So che gli piacera’ vedermi scopata da tutti questi uomini .
E’ il loro turno e vengo inondata da fiotti caldi in bocca e sul corpo. E’ una sensazione bellissima . Lo sperma mi cola sulla gola e sul seno. Me lo spalmo voluttuosamente ovunque sul corpo ancora scosso da fremiti di piacere.
I tre si alzano e si vestono velocemente mentre io eccitata dalla comparsa di lui apro le gambe, ricomincio a toccarmi fuori e dentro la fica. Sono pronta ad accogliere il cazzo del mio lui .
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20 anni fa
admin, 75
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Saffo
Ciao, io sono Sara, ho 24 anni è voglio raccontarvi la mia prima esperienza sessuale che ho avuto. La ebbi il 24/05/00 con la mia migliore amica.
Tutto cominciò la mattina di quel giorno di maggio quando con la classe andammo a vedere una rappresentazione teatrale al liceo. Mi sentivo molto strana quel giorno, infatti quando la mattina mi svegliai, avevo le mutandine abbassate e alla tv (rimasta accesa tutta la notte) c'erano 2 donne che facevano l'amore tra di loro. Mi soffermai a guardare la pubblicità erotica e istintivamente, quasi senza accorgermene, incominciai a masturbarmi immaginando di essere al posto di una delle due. O perché no, assieme a loro! Venni come mai non mi era successo. Per tutto il viaggio non feci atro che pensare a quel film e ogni volta che lo facevo, mi venivano delle vampate di calore e sentivo i capezzoli irrigidirsi.
La trovai ad aspettarmi alla fermata del bus. Quando scesi ci baciammo, ma sbagliammo tutte e due e ci sfiorammo le labbra. Arrossimmo tutte e due e ci mettemmo a ridere. A quel contatto mi sembrò di venire.. Quella mattina mi misi la minigonna, una camicetta bianca un po' trasparente e, al posto del solito completino, mi misi il tanga di raso molto sgambato, il reggiseno a balconcino che risaltava la mia terza di seno e le autoreggenti a rete. E Manuela (così si chiama la mia migliore amica) quella volta mi sembrò più bella; ma non ci feci caso. Indossava dei pantaloni attillati di pelle neri e un maglione fine nero che le risaltava la sua famosa quarta abbondante! Quanti ragazzi le sbavavano dietro per quel suo seno.. Ogni volta che la guardavo mi sentivo vogliosa.
Quando andammo alla rappresentazione ci sedemmo vicine. Sentivo dentro di me che quella mattina non sarebbe stata come tutte le altre. E infatti.... Spensero le luci e incominciò la musica. Quella musica mi metteva addosso una strana voglia, e a metà del primo atto le presi la mano e incominciai ad accarezzargliela: mi accorsi con piacere che lei rispondeva alle mie carezze. Alla fine del 1° atto avevo la mano sul suo interno cosce e lentamente mi stavo avvicinando alla mia meta tanto bramata. Incominciò una musica languida che ci mise addosso una strana voglia. Notai che si stava sbottonando i pantaloni e vidi le sue mutandine di pizzo bianco. Prese la mia mano e la mise dentro i suoi slip. Era caldissima!!! Le sentii la figa che si bagnava.. Con la mano libera mi alzai la gonna e dopo che allargai le gambe le chiese di toccarmela. Mi accontentò subito, e quando cominciò a toccarmi ci mancò poco che venni subito.
Mi guardò e disse:"Non aver fretta. La rappresentazione dura altre tre ore!". Eravamo sedute in ultima fila, nessuno ci poteva vedere. Si chinò su di me, mi sfilò il tanga ormai fradicio e incominciò a leccarmela. Mi mise la lingua dentro la figa. La sentivo mordermi il clitoride dolcemente. Le misi le mani nei suoi capelli rossi e cominciai a muoverle la testa come volevo io. Ero tutta bagnata. Mentre continuava a leccarmela, mise le sue mani sulle mie tette e me le palpò. Mi guardava negli occhi mentre mi sbottonava la camicetta. Quando fu tutta aperta mi baciò sul ventre e mi leccò l'ombelico mentre le sue mani mi stringevano il seno. Mi disse di togliermi il reggiseno. Non appesalo tolsi, avvicinò la bocca al capezzolo destro e incominciò a mordicchiarmelo mentre con la mano giocava con quello sinistro. Le tolsi il maglione e l'attirai a me e ci baciammo con passione. Ormai non ci fermava più nessuno.
Le nostre lingue si cercavano... Le misi le mani dentro le mutandine e le palpai le chiappe sode. Con il dito medio cominciai ad esplorare il suo sedere. Mi disse di metterglielo dentro. L'accontentai. Dopo 5 minuti le dissi che ora toccava a me. La feci sedere. Le sfilai dapprima i pantaloni e poi le mutandine. Le allargai le gambe e vidi la sua figa completamente rasata (al contrario della mia) tutta bagnata. Mi ci buttai come un assetato nel deserto davanti ad un'oasi e cominciai a bere il suo nettare. Le leccavo la figa come una forsennata. Le massaggiavo il clitoride. Gli davo dei piccoli morsi.. E mi accorsi che ebbe un primo orgasmo, ma mi disse di continuare. Non indossava il reggiseno, così non perdetti tempo e potei subito leccarle le tette.
Mi tolsi la gonna e riamasi con le autoreggenti. Ci sdraiammo sulla moquette. Mi sdraiai per prima cosicché lei poté cominciare a sfilarmi le autoreggenti sfiorandomi la pelle e provocandomi tantissimi brividi di piacere. Mi fece allargare completamente le gambe e si adagiò su di me. Incominciammo a baciarci e a toccarci il seno. Mettemmo due dita l'una nella figa dell'altra per poter arrivare meglio all'orgasmo. Lo facemmo per tutta la durata dello spettacolo. Ci sentimmo venire mentre ci fu l'applauso finale. E' stato il migliore amplesso che ebbi avuto fino a quel momento. Quando ci rivestimmo mi disse di non mettermi niente sotto i vestiti come fece lei. Le chiesi il motivo di quella sua richiesta e lei, guardandosi intorno, mi prese a se, mi baciò e sollevandomi la gonna mi mise il dito medio dentro il mio sedere. E poi... Il contatto dei nostri seni fu veramente bellissimo. Mi disse se questo mi bastava come risposta. Mettendole la mano sul seno e palpandoglielo, le dissi che volevo di più. Poi aggiunsi:> Mi baciò e disse >
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20 anni fa
admin, 75
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Con l'amica di mia figlia
o sono un signora di circa 45 anni e sono qui nella mia casetta a guardarmi un film mentre mio marito come al solito è ad una cena di lavoro o meglio a sbattersi qualche bella fichetta ventenne quando all'improvviso suona il campanello e Patrizia un'amica di mia figlia che è passsata a prenderla per uscire ma lei non è ancorea pronta, così la faccio accomodare, lei indossa un vestitino praticamente invisibile e tutto ad un tratto sono invasa da un senso di calore a da una voglia irrefrenabile di toccarla e fare l'amore, così piano piano mi avvicino a lei e le sfioro le spalline del vestito e noto che non porta il reggiseno allora le chiedo come mai e lei mi risponde che la eccita molto uscire senza biancheria intima e che questa sera anche mia figlia sarebbe uscita con lei senza biancheria intima visto che le vuole fare provare nuove emozioni forti ed eccitanti allora senza dire nulla le sfioro le labbra con il dito medio, allora lei si abbassa le spalline e in men che non si dica è completamente nuda e scodella due tettine dure e con due capezzoli durissimi che inizio subito a leccare mentre mi tolgo la vestaglia e la prego di poterle leccare la fica ed il buco del culo ma lei prima vuole a tutti costi leccarmi la fica e sditallinarmi un poco proprio mentre siamo per terra a godere come mai nella nostra vita, scende mia figlia Francesca e vedendo la scena subito ci urla accusandoci di essere due luride troie, allora la prendiamo con molta dolcezza e la spolgliamo e le dedichiamo tutte le nostre atenzione e finalmente inizia a godere come non mai visto che fino a poco tempo fa era molto tradizionalista come abitudinini erotiche e così lecco la fichetta di mia figlia mentre la sua amica mi infila di tutto nel culo e nella figa e godo come una vacca fino a che non iniziano loro due ragazza a succhiare i miei capezzoloni duri e vogliosi e così invece di uscire, le due porcelline sono rimaste li con me a fare un sacco di bei giochini tra donne ma molto molto goderecci. Dopo più di un'ora di sesso sfrenato ci prendiamo una tazza di caffè e il mio pensiero va da mio marito e non vedo l'ora che esca di nuovo per le sue cenette di lavoro.
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20 anni fa
admin, 75
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Amiche per la pelle
Il mio lavoro lo svolgo insieme ad una collega, molto bella, da circa 4 anni; con lei ho diviso momenti belli, collere e tutto quanto è potuto accadere in questi ultimi anni. Le mie fantasie erotiche hanno, manco a dirlo, per protagonista lei, la mia C., e ora inizio a descrivervi la mia purtroppo solo ricorrente fantasia erotica. Era una fredda mattina invernale e, come tutti i giorni io e C. uscimmo insieme per fare il nostro solito, faticoso, ma gratificante lavoro. Dopo tanto camminare ci venne voglia di un qualcosa di caldo, decidemmo quindi di entrare in un caffè per prendere una bella cioccolata calda. Lei era bellissima, si tolse il cappotto e mi mostrò una scollatura da capogiro, e poi col suo seno era proprio da sballo. Mentre bevevamo la cioccolata mi guardava con una strana espressione, come non aveva mai fatto e si passò voluttuosamente la lingua sulle labbra: non c'è che dire, era tremendamente eccitante!!! Prese la mia mano, la mise sulle sue gambe divaricate e fece in modo di far entrare le mie dita nelle sue mutandine. Era un lago, io cominciai a non stare più nella pelle, la volevo baciare, la volevo mia, avevo desiderio di una donna come mai mi era accaduto. Lasciammo le cioccolate sul tavolo ed andammo nel bagno, ci chiudemmo e cominciammo a baciarci, le nostre lingue si intrecciavano, le baciai i seni, aveva i capezzoli duri, la leccavo sulla pancia, scesi fino alle mutande con la lingua e le abbassai gli slip, inizia a leccarle quella deliziosa fichetta tutta depilata, non mi sembrava vero che stavo baciando la fica della mia collega, sentivo tutto il suo piacere in bocca e mi piaceva molto lei completamente eccitata si avvicina a me e mi inizia a leccare tutto il mio corpo fino a scendere alla fica per finire al culo, si ferma un'attimo e tira fuori dalla borsetta un vibrato e mi chiede se lo volevo provare io, che di solito non uso quelle cose, in preda all'eccittazione più completa annuisco mi fa girare mi lubrifica nuovante il culo con la sua dolce e calda saliva e me lo infila prima piano poi sempre più forte e fino in fondo. Sono completamente abbandonata sia al piacere che provo che alle sue parole. Mi ripete continuamente che sono una vacca, una troia, una puttana e io provo ancora più piacere. Alla fine esausta dal piacere ci ricomponiamo e ritorniamo a bere la cioccolata che ormai era diventata freddissima.
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20 anni fa
admin, 75
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Le Trasgressioni di Mia Moglie
E un sabato mattina, mi moglie si e alzata presto mi ha detto che andava dalla madre.
Fuori piove nel letto si sta bene, non mi va di alzarmi.
Sono le dieci e sento dei rumori che provengono dal bagno mi avvicino lentamente vedo dal buco della serratura la nostra domestica che pulisce il bagno e chinata verso il water,vedo le sue mutandine bianche di pizzo con il suo pelo della figa le sue chiappe sode,mi sto eccitando,continuo a guardare,incominciai a masturbare quando lei a l'improvviso apre la porta e con garbo mi guarda, e senza dire una parola lo prende in bocca lo succhia con dolcezza, mi fa un bocchino da sballo.
Mi prende la mano e mi conduce nella stanza da letto mi fa stragliare sul letto,mentre io resto immobile lei davanti a me si spoglia ,incomincia a leccarmi tutto corpo sembra una donna vogliosa che mi vuole sbranare,incominciò a leccare la figa sento la sua sborra sulle mie labbra,il suo clitoride duro come un cazzo,mentre la mia lingua impazziva sulla sua figa,alzò gli occhi e vedo mia moglie
vestita con un abito di pelle nera con una frusta e un fallo nella cintura.
Guardo mia moglie senza, la domestica dice a mia moglie "sono al tuo servizio padrona questo e il nostro schiavo" La domestica incominciò' a succhiare il cazzo di mia moglie, io inginocchiato leccavo i piedi di mia moglie e mi veniva sempre un cazzo duro, scopammo per tutta la sera.
Avevo scoperto le trasgressioni di mia moglie.
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20 anni fa
admin, 75
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Non si finisce mai
Barbara è una ragazza dolce e delicata, fresca come una piccola ragazzina, non ostante abbia già superato i venticinque anni. La sua freschezza la fa apparire ingenua, a volte, quasi immatura; e forse, in qualcosa, lo è veramente, non avendo avuto tante storie su cui crescere. Sono diversi anni ormai che ci diamo l'un l'altra tutto ciò che possiamo, vivendo in una specie di nicchia ricavata nel mondo che ci circonda e che abbiamo sempre lasciato fuori. Certo, lei ha le sue amicizie e io le mie; esce spesso senza di me, specie ora che finalmente ha trovato il suo primo lavoro; ma non ha mai avuto neanche la più pallida idea di cosa significhi "avere voglia di tradire". Io invece sì, e ci sono stato vicino diverse volte, ma l'amore e il rispetto che provo per lei mi ha sempre frenato, ponendola al centro assoluto del mio universo sessuale. Stasera lei deve uscire con le sue amiche, e io ne approfitto per ficcarmi in macchina di Massimo, insieme a Stefano e Marco, i tre amici con cui ogni tanto mi diverto a fare finta di essere single, andando nelle discoteche dei paraggi a collezionare finti appuntamenti a cui, poi, non mi reco mai. Loro tre, invece, non si fanno molti scrupoli, e cercano di portarsi a letto ogni fichettina che dia loro un po' di confidenza.
-Allora, la tua donna dov'è, stasera?- mi fa ridendo Stefano, -A caccia di una buona scopata?-
-Ma piantala, idiota! Non è proprio il tipo, lei..-
-Non ne sarei tanto sicuro!- interviene Marco, - Non puoi mai sapere cosa gira per la testa alle donne!-
-Si, ecco lui. Ma smettetela di fare i cretini! Che cosa ne potete sapere voi ? A voi basta cambiare posto dove mettere l'uccello una volta ogni tanto, non venitemi a dire che conoscete le donne..- Mi squilla il telefonino, e sul display appare il nome di Barbara.
-Pronto, ciao Tesoro, che c'è?!-
-Niente di particolare- mi risponde lei, con un tono piuttosto infelice, -Che fai?-
-Beh, sto andando al Deep Skin insieme a Stefano, Massimo e Marco. Andiamo a ballare. E tu?-
-Io niente. Mi ha telefonato Francesca e mi ha detto che non potevano uscire né lei né Silvia, stasera. Così adesso sono ancora qui in ufficio, perché abbiamo fatto tardi, e dovrò chiamare un taxi, per tornare a casa..-
-No, aspetta, veniamo noi a prenderti, dài!-
-No, lascia stare. Mi spiace farvi venire qua...-
-Non ci pensare nemmeno! Aspettami lì- e riattacco.
-Che palle!- mi apostrofa subito Massimo.
-Davvero, sei proprio una lagna! Ma non potevi proprio fare diversamente?-
-E dài, ragazzi! Cosa ci costa. Andiamo là, la riportiamo a casa e poi torniamo verso il Deep Skin. Capirai quanto tempo sprecheremo...-
Così andiamo a prenderla, e io la faccio montare sul sedile posteriore, fra me e Stefano. E' deliziosa, vestita a modino per poter ben figurare nell'ufficio di rappresentanza dove ha trovato lavoro: ha una leggera casacchina nera dalla quale fanno capolino i bei seni pieni ma non grossi, inguainati in un reggiseno di pizzo che si intravede appena. Una gonna rossa, lunga appena sopra al ginocchio, le calze nere e le scarpe con il tacco alto fanno il resto. Ma ha l'aria triste, e anche i ragazzi se ne accorgono.
-Che hai, Barbara?- le chiedo.
-Niente, è solo che ... E' solo che non esco da quasi dieci giorni, e sono un po' stufa!-
-Se vuoi, stiamo insieme, stasera.- le propongo, riscuotendo subito un bel trio di occhiatacce.
-No, non importa! Dovete andare a ballare, non è mica giusto che cambi idea!-
Ma a me dispiace, vederla così annoiata, così, dopo averci pensato un'attimo, lancio una proposta che farà sicuramente incavolare i miei amici:
-Senti, perché non vieni con noi? Tanto, voglio dire, andiamo a ballare...-
Lei sembra contraddetta, ma alla fine accetta:
-Se a voi non vi dispiace, io verrei anche volentieri...-
-E allora forza! Dai Massimo, andiamo al Deep Skin!-
E così partiamo, con i tre piuttosto contrariati, e Barbara che comincia a sorridere, finalmente.
Dentro al Deep Skin sembra di essere in una bolgia infernale: pieno zeppo di gente, e soprattutto pieno di belle fiche vestite il minimo indispensabile per combattere il caldo. La prima cosa da fare è prendere da bere, così raggiungo il bar insieme a Barbara e mi faccio preparare due Negroni; così, mentre gli altri tre si dileguano, noi due ci mettiamo a ballare, sorseggiando i nostri cocktails e pensando a divertirci. A dir la verità sono distrattissimo dalla spropositata quantità di fica che mi gira attorno, e faccio fatica a non farmi sorprendere da Barbara mentre punto questa o quella ragazza. Ma d'altra parte anche lei è bellissima, stasera: perché non dedicarlo a lei il mio sguardo? Così passa il tempo, e finiti i nostri Negroni le chiedo se ha voglia di bere ancora:
-Dài, vieni a prendere qualcos'altro. Tanto pago io, stasera!-
-Okay, però non mi prendere niente di così forte come il Negroni di prima, eh? Altrimenti tra mezz'ora vado a gambe all'aria!-
-Non sarebbe poi tanto male!- le ribatto io, strappandole una risata. Comunque le prendo un altro drink, mentre per me ordino un altro Negroni. Balliamo ancora un po', poi riusciamo a trovare un tavolino libero e ci sediamo.
-Certo, che ci sono un sacco di belle ragazze, qui!- mi fa lei, -Sarà per questo che vi piace venirci... o no?-
-Beh, è chiaro che non dispiace a nessuno, vedere un po' di belle figliole.- le rispondo, nel pieno dell'imbarazzo.
-Comunque ci sono anche tanti ragazzi.. Mi sa che qualche volta ci porto le mie amiche!- La guardo, scoprendo nei suoi occhi la malizia di quella affermazione. Ma non è certo il caso di mettersi a discutere, la serata sta passando alla grande e non voglio certo rovinarla con qualche assurda polemica sulla gelosia. Finisco anche il secondo Negroni, dopodichè mi alzo in piedi:
-Senti, vado a fare un giro per vedere se trovo quei tre idioti. Chissà dove si sono cacciati.. Massimo sarebbe capace di lasciarci a piedi!-
Quando li trovo, mi comunicano dei loro fallimenti:
-E' seratuccia- mi fa Marco, -Se la tirano tutte quante!-
-Già, non ce n'è una che sia stata qui a chiacchierare per più di trenta secondi.- ammette sconsolato Stefano, -Tu piuttosto, come va con la tua fedele mogliettina?-
-Oh, smettila! Mi dispiaceva lasciarla sola, era così triste!-
-Si, certo! Ma ora dove l'hai messa? Stai attento che non te la portino via...-
-Macchè! Cosa vuoi che faccia, lei! Se qualcuno le si avvicina, quella scappa!-
-Certo, certo.. povero illuso!-
-Che fai, ricominci con i soliti discorsi? Va bè, me ne vado! Ci vediamo più tardi, quando volete andare via venite a chiamarci.-
Così ritorno a fatica verso il tavolino, facendomi strada fra la gente che si accalca nei corridoi del locale. Ma mi aspetta una sorpresa: Barbara sta chiacchierando allegramente con tre ragazzi che le si sono seduti accanto, e sta bevendo un Negroni!
-Oh, eccoti di ritorno! Questi ragazzi mi hanno offerto da bere.. Lui è Luca, lui è Fabio, e lui è.. Com'è che ti chiami?-
Una semplice occhiataccia fa capire loro che non me ne frega niente dei loro nomi, e che è giunto, per loro, il momento di cambiare aria. Così mi siedo di nuovo con lei:
-Meno male che avevi paura di ubriacarti!-
-Bè, che dovevo fare? Me l'hanno offerto... e poi sono già un po' brilla!!- e si mette a ridere. Verso le due e un quarto ricompaiono i tre, pronti per levarsi dai piedi:
-Noi ce ne andiamo. Che fate, venite?- mi chiede Marco.
-E certo che veniamo, non vorrai che rimaniamo qui, vero?- Così ci alziamo, ma Barbara barcolla vistosamente, ridendo di gusto.
-Oh bella!- fa Massimo, -Sbaglio o è ubriaca?-
-Eh, direi proprio che non sbagli!-
Appena saliti in auto, sempre con Barbara in mezzo tra me e Stefano, quest'ultimo comincia ad elargire una serie di improperi nei confronti della serata:
-Che serata del cazzo! Tutte queste troie che la danno solo se gli fai vedere le chiavi della Mercedes. Però il cazzo piace a tutte quante, eh?-
-Ma che cavolo dici?- gli risponde un po' farfugliando la Barbara, -Ora non saremo mica tutte uguali..-
-Senza offesa, Barbara, ma le donne sono tutte troie!-
-E te sei scemo!-
-Dai, Barbara, diciamo la verità: a voi donne piace fare le sostenute, vi piace darvi importanza, e noi dobbiamo fare le figure di merda per starvi dietro. Ma per voi è facile, se avete voglia di cazzo, sapete bene come fare.. Quindi siete tutte troie!
Tutti quanti ci mettiamo a ridere, ma Barbara si accalora sull'argomento:
-Si, bravo! Bel discorso! Intanto però siete voi, quelli che non pensano altro che a scopare, dalla mattina alla sera!-
- E che c'entra? Perché, voi donne non ci pensate mai? Non vorrai farmi credere che tu, adesso, mezza brilla come sei, non ti faresti una bella scopata con lui?- le ribatte, indicandomi; -O che, nella discoteca non hai notato nessuno che ti sarebbe piaciuto farti, se non ci fosse stato lui?!-
-Ma io, se voglio far sesso con lui, stasera, lo faccio e basta!-
-E allora lo vedi che ho ragione io?- gli risponde Stefano, -Se lo volete fare, voi lo fate. Quindi voi donne siete tutte troie!!-
Scoppiamo di nuovo tutti a ridere, ma Barbara, a questo punto, dà una piega strana e assolutamente imprevedibile a tutta la situazione. Mi affera la cintura e me la slaccia, aprendomi i pantaloni:
-Vuoi che ti dica che noi donne siamo tutte troie, Stefano? Va bene, io sono una troia come tutte le altre, perché adesso ho voglia di fare un pompino al mio ragazzo, e glielo faccio!- Ciò detto, si china su di me agguantandomi il pene e cominciando a leccarlo.
-Barbara, ma che ti prende...-
-Dai, lasciami fare, che sono ubriaca e eccitata da morire!- e affoga le ultime parole nella propria bocca, insieme al mio cazzo divenuto duro come il cemento tutto d'un colpo. La tensione sale immediatamente alle stelle, in macchina, diventando quasi palpabile: Marco e Stefano osservano la scena ammutoliti, mentre Massimo, alla guida, sistema lo specchietto per cercare di capire cosa sta succedendo. Barbara, allora, sale in ginocchio sul sedile, per poter arrivare meglio al mio pene, ma fornendo contemporaneamente a Stefano un'ampia panoramica sulle proprie curve posteriori.
-Oè, non potete mica fare così voi due, eh? E noi che dovremmo fare, adesso, masturbarci guardandovi?-
-Fate quello che vi pare!- gli risponde Barbara, sollevando per un attimo la testa dal proprio lavoro, - Tanto noi siamo troie, ma voi siete tre coglioni!-
-Quello che ci pare, eh? Bene! Massimo, entra un po' in quel pratone con la macchina, vai!-
Ho già capito che piega hanno preso le cose, ma l'abile lavoro delle labbra di Barbara mi sta facendo ragionare ben poco! Mentre Massimo ferma l'auto a fari accesi in mezzo al prato, Stefano mi appoggia una mano sulla spalla:
-Abbi pazienza, amico mio, ma mi dà l'idea che la tua ragazza, stasera, abbia bisogno di farsi un po' d'esperienza!- Che strano, non sono per niente allarmato, anzi, direi piuttosto che mi sento improvvisamente carico di elettricità!
-Vieni bella, vieni fuori, vicino ai fari, così possiamo guardarti meglio, masturbandoci..- La prendono di peso e la portano davanti alla macchina, dove io li segue. Lei si siede sul paraurti, e tirandomi a se, riprende il lavoro interrotto, mentre gli altri tre tirano fuori i loro cazzi. Ma non hanno nessuna intenzione di limitarsi a starsene a guardare masturbandosi.. Ben presto Marco si avvicina, infilandole una mano nella scollatura per saggiare la consistenza di quelle belle tette. Decide di metterle subito a nudo, sbottonandole il giacchino e estraendole dalle coppe del reggiseno. Stefano si avvicina dall'altra parte, iniziando ad accarezzarle le cosce, facendole salire la gonna e mettendo in mostra, con mia totale sorpresa, uno bel reggicalze di pizzo, indumento che non le avevo mai visto indossare!
-Hai visto la tua dolce fidanzatina, che bella mise a troia che ha, stasera? Avevi proprio voglia di fare festa, eh Barbara? Coraggio, prova ad assaggiare un po' anche di questo! E afferratale la testa, se la guida sul proprio cazzo, lasciandomi all'asciutto. Lei è un po' intontita, ma anche dannatamente eccitata, e si ingoia il nuovo attrezzo senza pensarci tanto. Anch'io sono eccitatissimo, ma la situazione è tutt'altro che normale, ed è troppo tardi, per darci un freno; così mi inginocchio davanti a lei, sfilandole il perizoma e allargandole le gambe: ormai me la scoperanno, non c'è niente da fare, ma la fica gliela voglio leccare io! La sento sussultare, impegnata a tener testa ormai a tutti e tre i cazzi, così la sollevo, sdraiandola sul cofano:
-Non vi dispiace, vero, se me la fotto prima io...-
-Certo che no! Accomodati, mentre noi le teniamo la bocca tappata!- Così la penetro, e lei comincia a mugolare, senza poter fare molto di più, a bocca piena.. Massimo mi da il cambio dopo qualche minuto, e dopo di lui tocca a Stefano sprofondarle nella fichetta ormai totalmente fradicia di eccitazione. Lei si dimena come un ossesso, accogliendo i colpi come se volesse farsi sfondare completamente. Ma mentre Marco si appresta a subentrare nella chiavata, appaiono due fari al bordo del prato. L'auto si ferma, e io riesco a intravedere all'interno tre persone. Riconosco subito quella alla guida: è uno dei tre ragazzi che in discoteca ha offerto da bere a Barbara. Stefano li guarda un attimo, poi gli viene un'idea assurda:
-Bè, che avete da guardare?- grida loro, -O ve ne andate, o venite anche voi!- Io lo guardo stupito, ma mi scappa anche da ridere, mentre uno di loro si affaccia dalla macchina:
-Ma che fate, la state stuprando?!-
-Macchè stuprando, idiota! E' la sua ragazza!- risponde, indicandomi. -Forza, venite a farvi una scopata, che questa, stasera, mi sa che non la stanca nessuno!-
Così i tre si aggiungono alla compagnia, proponendo subito qualcosa di nuovo alla bocca di Barbara, divenuta avidissima. Marco, ad un certo punto, interrompe la propria scopata, girando Barbara a pancia sotto:
-Che ne dici, bella, se te lo ficco un po' nel culetto?- Lei però non può rispondere, dato che continua ad avere la bocca piena. Ognuno, a turno, le penetra il buchetto con foga, sette cazzi uno dietro l'altro. Quando arriva il mio turno, il settimo, appunto, mi ritrovo ad affondare il pene in uno sfintere talmente dilatato che mi sembra di esserle entrato in bocca, anziché nel culo! Dopo tutto questo trattamento, lei ha perso totalmente il controllo di se, al punto di supplicarci di continuare a fotterla, di riempirla di cazzo dappertutto. Non possiamo fare altro che darle retta , penetrandole contemporaneamente in tutte e tre le sue "bocche da sesso". Finalmente comincia ad essere esausta, e anche noi! Così la sdraiamo di nuovo sul cofano, e stavolta la battuta viene a me:
-Forza gente! Tiro alla troia!!- La investiamo con una raffica di sperma talmente fitta, che alla fine non riesce più ad aprire gli occhi, né tantomeno a respirare dal naso, mentre dalla bocca risputa ciò che non le è sceso direttamente in gola!
-Hai visto Barbara?- conclude Stefano, -Forse non sarete tutte troie, voi donne, ma una buona parte si!!- Scoppiamo tutti a ridere, lei compresa.
Il mattino seguente, Barbara mi telefona, dicendo che mi vuol parlare. Io vado da lei all'ora di pranzo, e la trovo allegra e pimpante, ma anche in qualche modo preoccupata.
-Ascolta, io non so come stanno le cose tra noi adesso.- mi dice, -La verità è che.. dopo quello che è successo stanotte, mi sento un po'.. si insomma, ho voglia di..-
-Ho capito, Amore, hai voglia di vivere! Hai voglia di essere libera di sentirti un po' troia, di farti qualche bella scopata alternativa e via dicendo, vero?-
-..Beh.diciamo che.-
-Anch'io ti amo, Barbara!-
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20 anni fa
admin, 75
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Privè
La sera che io e il mio uomo decidiamo di andare in un club prive, io mi profumo tutta e poi mi vesto da vera vacca con una super mini , un reggicalze con calze di seta e un reggiseno che fa esplodere le mie tette, non metto mai le mutandine per lasciare la mia passerina in bella vista , poi sopra un corpetto attillato e una mini elastica che lascia vedere bene il mio culetto, scarpe con tacchi alti e un nastrino nero al collo che mi da un'aria da puttana.
Una volta in auto il mio uomo mi fa aprire le cosce e incomincia (mentre guida) a toccarmi la figa e a sditalinarmi, facendomi bagnare tutta e mentre lo fa' mi racconta quello che potrebbe succedere una volta nel prive'.
Sono gia tutta bagnata e eccitata e non vedo l'ora di farmi palpare e sentire le mani di tanti uomini che mi toccano e mi appoggiano i loro cazzi .
Una volta entrati lasciamo i cappotti al guardaroba , e gia vedo gli sguardi su di me e anchio mi guardo intorno e noto immediatamente che ci sono molti uomini che mi guardano eccitati dal mio abbigliamento da troia, e gia mi immagino cosa succedera'.
Ci sediamo e ordiniamo da bere, io bevo sempre GINTONIC che mi fa' ubriacare un po', il mio uomo una coca-cola , lui vuole essere cosciente e non perdersi nulla.
A un certo momento parte la musica e io mi alzo e vado a ballare sulla pista da sola, e mentre ballo la mini non vuole restare al suo posto e continua ad alzarsi e a diventare sempre piu' una cintura, scoprendo il mio culetto e lasciando vedere il reggicalze io continuo ad abbassarla ma quando la pista si riempie mi dimentico e la lascio dove',le mie mammelle saltano con me, sono grosse e bene in vista ,il mio uomo mi guarda da dove sta' seduto e io cerco di eccitarlo ed eccitare il piu possibile dimenandomi e strusciandomi su alcuni uomini che mi incitano e ballano intorno a me.
Mentre ballo c'e' qualcuno che mi sussurra all'orecchio "sei una gran figa", la cosa mi eccita e continuo a comportarmi da vera porca mentre ballo e ogni tanto tocco qualche patta dei pantaloni, e mi accorgo che quelli che stanno ballando con me sono eccitati.
Dopo un po stanca ritorno da il mio uomo seduto sul divanetto, ora il locale e pieno di gente ma gia qualcuno si defila nei locali riservati al prive', io chiedo a il mio uomo di andare a vedere se c'e' gente, ma lui mi dice di andarci io, e io vado, scendo le scale che portano in un corridoio, poi entro nella stanza semi buia e vedo che ci sono solo due coppie sui divanetti , e un ragazzo sta leccando la sua lei in mezzo alle gambe , mi fermo a guardare cosa succede, ed a un tratto sento una mano che mi accarezza il culetto, io faccio finta di nulla e continuo a guardare la coppia mentre la mano del tipo scivola in mezzo alle mie cosce , e comincia a sditalinarmi e dopo un po sento un dito che mi penetra , io allora con la mano tasto dietro senza voltarmi e sento un grosso cazzo rigonfio nei pantaloni . lo lascio fare accarezzandoglielo, poi dopo qualche minuto mi dice "sei una vera vacca" e io sono gia bagnata , a quel punto mi sottraggo e mi avvio bagnata da il mio uomo che mi sta
aspettando nella sala dove si balla.
Quando arrivo lui e intento a guardare alcune coppie che ballano il liscio in una luce soffusa, io gli racconto quello che ho visto nel prive' e del tipo che mi toccava e di cosa mi ha detto, allora decidiamo di andare giu insieme .
Quando entriamo nella semi oscurita ci aggiriamo per le salette e per il corridoio , dove molte persone stanno a guardare alcune coppie che fanno l'amore , c'e' chi spompina, chi fa delle seghe ,chi lecca o palpa la donna di qualcun'altro.
Io eil mio uomo siamo pigiati tra la gente che guarda e io piano piano gli faccio uscire il cazzo dai pantaloni e mentre guarda le coppie lo masturbo, e sento nella mia mano che sta diventando sempre piu' duro e grosso, e sono eccitata, ad un tratto sento delle mani sotto la mia mini, una di questa mi sta toccando il clitoride e io la innondo dei miei umori, mentre un'altra mi palpa il culo e poi mi infila un dito nel mio buco, e lo sento entrare senza troppa resistenza, sono eccitatatissima e anche il mio uomo : poi una'altra mano mi prende la mia e me la mette su un cazzo enorme, e io comincio a masturbare pure lui , e mi trovo con due cazzi nelle mani e altre mani che mi palpano e mi masturbano, e una senzazzione fantastica io muovo il mio culo per far si che il dito del porco che mi sta' penetrando entri piu' a fondo.
Dopo qualche minuto il tipo si toglie e sento un cazzo che si fa' strada nella mia figa, mi apre completamente e lo sento penetrare, allora io mi piego in avanti e prendo in bocca il cazzo del mio uomo e comincio a succhiarlo, mentre mi faccio chiavare dallo sconosciuto , a un certo momento sento che delle mani fanno uscire i miei seni dal body e cominciano a palparli, a quel punto il mio uomo si togle e mi sposta la testa verso un altro cazzo che mi si para davanti : io lo prendo in bocca e questi inizia a chiavarmi in gola, e a quel punto mi sento veramente una vacca che viene chiavata davanti e dietro senza che possa far nulla: pochi attimi dopo mi fa ingoiare una mare di sborra, io non faccio a tempo a degluttire che una altro mi sborra in faccia ancor prima che io lo prenda in bocca, allora gli lecco la cappella e la sborra che sta ancora uscendo,ed un altro cazzo preme sulla mia guancia mi sposto e gli do una leccatina che questo incomincia a schizzare pure lui colpendomi sull
a bocca e in un occhio e anche nei capelli , ho la faccia piena di sborra e il tipo che mi sta chiavando viene anche lui dandomi dei colpi fortissimi, e sento la sua sborra che mi cola tra le gambe,dopo qualche istante mi sposto per allontanarmi trascinata da il mio uomo, allora gli dico che devo andare in bagno e lui mi lascia, mentre attraverso la folla che si accalca nel corridoio sento mani che mi toccano ovunque, un tipo mi sussurra a un orecchio "sei una puttana!" e la cosa mi riempie di soddisfazione , anche se io e il mio uomo non siamo ancora venuti.
In bagno mi lavo della sborra che ho su tutto il corpo e anche sui vestiti, e mentre mi sto lavando entra una ragazza e anche lei si lava il viso, mi dice che ha visto la scena ed e rimasta molto colpita, mi chiede se abbiamo voglia di farlo con loro a casa , io le spiego che preferiamo l'anonimato e farlo con sconosciuti , allora mi chiede se si possono sedere nei divanetti insieme a noi e io le rispondo "che problema c'e'?".
Qiando esco dal bagno nel corridoio c'e' una gran ressa che si palpa e si tocca , passo anche davanti a una donna che si fa scopare in piedi faccia al muro e molte mani che la palpano, nel cercare il mio uomo anche il mio culetto subisce degli attacchi e la cosa mi eccita ancora ,
ecco che lo vedo e intento a toccare una ragazza che sta' spompinando il suo uomo, io un po ingelosita lo prendo per una mano e lo porto nella stanza dove c'e' un grosso lettone,una scia di uomini ci seguono ,appena entrati lo faccio sedere e mi inginocchio davanti al suo cazzo duro e incomincio a leccarlo e a succhiarlo ma con calma da vera porca ,gli do dei colpetti di lingua e poi me lo infilo in bocca con un grosso risucchio. me lo sento divenire sempre piu' grosso in bocca , quando sento delle mani mi accarezzano il culo , 2 ,3 . 4 non so piu' quante, e qualcuno mi infila anche un dito nel buco del culo, all'ora eccitatissima alzo la testa e vedo seduta affianco a il mio uomo la ragazza del bagno, con una mano di il mio uomo sulla sua figa, io le faccio cenno di abbassarsi e di succhiare il cazzo insieme a me , lei coglie l'invito e con un fare da vera pompinara la vedo ingoiare il cazzone di il mio uomo , a me non resta che leccargli le palle , e mentre siamo in quella situazio
ne con le mani mi allargo le natiche sperando che qualcuno colga l'invito, non faccio a tempo che sento una lingua che mi lubrifica il culetto e poi mentre continuo a leccare le palle di il mio uomo accovacciata sento un cazzo che si fa strada dentro il mio culo, per poi penetrarmi completamente.. e una sensazione fantastica, e io muovo il mio culo sincronizzandomi con il cazzo dello sconosciuto e nel frattempo sento un mare di sborra che mi zampilla sulla schiene e la cosa mi eccita sempre di piu', allora alzo la testa e vedo il tipo che e appena venuto masturmandosi su di me e con una mano porto il suo cazzo alla mia bocca e li lo succhio e lo lecco, mentre una miriadi di mani mi palpano e mi toccano. LI accovacciata con un cazzo nel culo , che mi monta come una vacca e altri cazzi che mi schizzano sborra da tutte le parti mi sento la piu puttana delle puttane e il mio uomo mi guarda e mi incita dicendo a chi mi palpa "dai sfondatela tutti"."inculatela !" io sono eccitatissima e mi
comporto da vacca e sento un cazzo dietro l'altro che si scambiano i miei buchi , sono letteralmente fradicia di sborra da tutte le parti ... ma sono felice. e stato incredibile , e la prima volta che ho partecipato a una gang come protagonista.
Da ormai alcuni anni lavoro in un prive', e sono considerata una reginetta nel locale, spesso salgo sul lettone verso l'una di notte e ne ridiscendo solo alle 5 del mattino, facendo felice molti uomini
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20 anni fa
admin, 75
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Le Ciabatte della Tedesca
Premetto che sono un feticista dei piedi e delle scarpe.
Ero in un supermarket a fare la spesa quando sento l'inconfondibile clop clop prodotto da suole di legno che battono contro il pavimento.
Affretto il passo in direzione del rumore e dietro uno scaffale vedo una gran bella ragazza sulla trentina, bionda, alta (circa un metro e ottanta) e con gli occhi azzurri. La fanciulla, vestita con un semplice abito di cotone a fiori che le arriva fino alle caviglie, è una bellissima tedescona abbastanza somigliante a Claudia Schiffer.
Adesso non sta camminando, essendosi accucciata per scegliere un prodotto, ma indubbiamente è lei la responsabile del "fracasso" di un istante prima. I suoi piedi nudi e con le unghie smaltate di nero (ad occhio e croce direi un 40) sono infatti infilati in un paio di ciabatte di legno ortopediche senza tacco (gli zoccoli "Pescura" del dottor Scholl's), delle quali posso vedere le piatte suole di legno, essendo lei seduta sui suoi talloni con le piante sollevate. Il legno è molto annerito dal sudore dei piedi, mentre le piante appaiono rosee e prive di callosità.
Di fronte a quella visione celestiale mi chino subito, fingendo di dovermi allacciare una scarpa, per essere il più vicino possibile ai piedoni dell'avvenente tedesca e riuscire magari ad avvertirne l'aroma. In effetti, approfittando del fatto che lei mi dà le spalle, riesco ad essere piuttosto vicino ai suoi bellissimi piedi, ma non ho molto tempo per annusarne l'odore, perché dopo qualche decina di secondi la biondona si rialza in piedi, avendo finalmente trovato ciò che cerca, e, sempre ciabattando sonoramente, si dirige verso la cassa.
Io, tirando su velocemente un prodotto a caso, naturalmente la seguo, per poter essere immediatamente dietro di lei nella fila alla cassa. Devo dire che ne vale la pena, perché la tedesca, come tutte le sue connazionali per niente imbarazzata dal mostrare le sue estremità, ben presto si sfila uno zoccolo e appoggia il suo bel piedone scalzo sul carrello della spesa.
La mia eccitazione a questo punto è alle stelle. Vedere per terra quella ciabatta di legno abbandonata, su cui è impressa nitidamente l'impronta del piede (in particolare si possono distinguere molto bene i cinque segni neri lasciati dalle dita), nonché il piede stesso, nudo e provocante, è per me fonte di infinita libidine.
Tra me e me mi dico "adesso o mai più" e, con movimento rapido, raccolgo dal pavimento lo zoccolo e poi fuggo via veloce come il vento. Sento la tedesca che urla dietro di me e che cerca di inseguirmi a piedi scalzi (per correre più agevolmente si è tolta anche l'altra ciabatta), ma non ce la fa a raggiungermi.
Arrivato a casa, posso finalmente esaminare con tutta calma lo zoccolo della tedesca, ancora caldo del suo piede: è un modello "Pescura" con le suole piatte (senza tacco), col cinturino bianco e senz'altro molto usato, perché anche la pelle del cinturino è piuttosto usurata. Annuso subito la calzatura rubata: indubbiamente, anche se non intensissima, un po' di puzza di piedi si sente. Infine lecco la ciabatta della tedescona, mi sparo una sega, ci sborro dentro e godo come un animale.
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20 anni fa
admin, 75
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La tardona
Ho 37 anni, ma questa storia risale a quasi 20 anni fa, avevo una ragazza con cui scopavo regolarmente quasi tutti i giorni, ma a quell'età non basta mai, il testostorone è sempre alto e quindi le pugnette dedicate alle signore si perdevono,come tanti coetanei avevo le miei preferite, tutte più o meno abitanti nel mio condominio o in zona.
La mia preferita si chiamava Morena, due figli maschi ed intima amica di famiglia, quindi la vedevo quasi tutti i giorni, lei una stupenda toscana di 40 anni, con un seno e delle gambe da capogiro.
Un giorno, andai a casa sua per portarle delle cose di mia madre, lei mi accolse come al solito cordialmente, ma i suoi occhi trapelavano ambiguità, stavo per andar via quando mi chiese se volevo un caffè, accettai, mi vergognavo desideravo andare a casa per dedicargli l'ennesima pugnetta, rosso in viso accettai, mi disse che i figli erano andati con Sandro (suo marito) fuori città, parlammo di tutto, della scuola del tempo libero e poi mi chiese della ragazza,se ci scopavo e dove lo facevamo,a queste sue domande il mio cazzo cominciò a tirarmi come non mai, balbettai un pò e poi mi lascia andare raccontandogli ogni minimo particolare della mia storia con Rosy, a quel punto suonò il Tel. era mia madre che mi cercava, mi licenziò, ma con la promessa che sarei andato nuovamente da lei con più calma ed intimità.
Dopo 2 giorni mi chiese se potevo aiutarla in cantina a spostare delle cose, accettai e scesi giù di corsa, nello spostare le varie cianfrusaglie salì su una scala, la bella porca era con autoreggenti ed un tanga, le dissi "Morena non pui farmi questo,ho un cazzo in tiro che sta per esplodere" lei per tutta risposta scese e mi disse "Tiralo fuori,fammi vedere", fece come disse e subito comincio a farmi una POMPA divina, le venni in bocca, e prima di ricomporsi mi disse "ti aspetto domani pomeriggio a casa" , da quel pomeriggio ne passarono tanti, per l'esattezza 10 anni, 10 anni di scopate stupende, non nego che ogni tanto una pugnetta a Morena la dedico sempre,ripensando ai bei tempi ed alle stupende sborrate nel culo ed in bocca.
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20 anni fa
admin, 75
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Io, la mia amica e il patrigno
E' l'estate scorsa, sono andata in piscina con una mia amica e il suo patrigno.
Passiamo una bella giornata, ridiamo e scherziamo tutto il tempo... Quando è ora di uscire dall'acqua esco prima io, poi Daniela, e dopo il patrigno, mentre Daniela esce dall'acqua non posso fare a meno di notare il suo seno evidenzaito dal costume bagnato, noto che la pelle d'oca ha reso i suoi capezzoli, duri, quasi da bucare il costume...
Non riesco a scollare lo sguardo dal suo seno, racchiuso in quel costumino intero... Quando finalmente distacco gli occhi da lei noto che il suo patrigno mi sta fissando il seno, mi guardo e noto che anche i miei capezzoli si sono induriti, divento subito rossa dalla vergogna, e mi volto.
Io e Daniela ci dirigiamo verso il camerino, mentre cammina le fisso il sedere, sodo ed evidenziato dal costume bagnato...
Lei apre la porta del camerino, e prima che la chiudesse le faccio i complimenti per il bel fisico; Lei ringrazia e ricambia...
Mentre mi parlava continuavo a guardarle il seno, i miei capezzoli stavano scoppiando, lei scherzando me ne pigia uno dicendomi "hey ma hai freddo?" e io rispondo "no, sei tu che mi fai questo effetto", lei rimane un attimo sbalordita.
Non riesco piu' a trattenermi, la bacio, lei apre le labbra e infila la sua lingua nella mia bocca, divento subito bagnata...
Ci infiliamo nel camerino, mentre ci baciamo io continuo ad accarezzarle il seno, sento sotto le mie mani i suoi capezzoli indirirsi...
Inizio a stuzzicarglieli sopra al costume... Lei aveva un costume intero rosa, ed io un bikini lucido color oro...
Le stringo il seno sempre piu' forte, dalla sua bocca escono piccoli gemiti di dolore e piacere mescolati...Lei inizia ad accarezzarmi il sedere con entrambe le mani.
Le sposto la parte centrale del costume in mezzo al seno, inizio a baciarglielo, lo lecco, le mordo dolcemente i capezzoli ed inizio a masturbarla... Il suo respiro si fa sempre piu' forte... Abbasso lo sguardo e vedo che da sopra al costume ancora bagnato si vedono i peli del suo sesso, mi abbasso ed inizio a farla godere con la mia lingua...
Lei mi alza, ed inizia a strofinare i suoi capezzoli nudi sopra al mio costume lucido... Anche i miei capezzoli si fanno sempre piu' duri... Ci sdraiamo sulla panca dello spogliatoio e iniziamo a fare sesso fino a tal punto da farci venire in modo fantastico!!!
Mentre lei si veste io vado a cambiarmi nel mio spogliatoio, appena chiudo la porta dello spogliatoio di Daniela vedo il suo patrigno che si alza di colpo.
Avava spiato tutto dalla fessura, il suo membro era durissimo (si vedeva dal costume), mi prende di forza e mi sbatte contro il muro, mi bacia e mi tocca il seno, mi tiene talmente forte che non riesco a reagire... Ma ad un certo punto mi sono lasciata andare...
Mi prende una mano e me la mette sul membro, mi dice di accarezzarlo.
Io mi rifiuto e mi tolgo dalle sue braccia e scappo nel mio spogliatoio.
Entro nel mio spogliatoio e mi vesto, mi accorgo di aver lasciato le mutandine a casa, mi vesto e mi infilo i collant senza mutandine, mi metto la gonna ed esco velocemente dal mio spogliatoio, vado a chiamare Daniela, quando sto per aprire la porta sento dei leggeri gemiti provenire da li dentro...
Apro piano piano la porta e vedo Daniela che sta facendo l'amore col suo patrigno... Lei indossava ancora il costume...
Il patrigno mi vede e mi tira dentro lo spogliatoio.... Noto che la parte bassa del costume di Daniela è spostata per far passare il suo membro.
Mi avvicino, Daniela mi infila una mano sotto la gonna e mi dice "godi con me" mi accarezza, non so descrivere il piacere... Ero senza mutandine, tutta bagnata... Mi faccio toccare, e mentre Daniela mi masturba il suo patrigno bi bacia ancora... Mi tocca il seno... Mentre sta per venire mi sbatte sulla panca, mi alza la gonna e mi viene sui collant...
Sentivo il suo sperma ancora caldo... Daniela si avvicina con la lingua ed inizia a leccare tutto lo sperma, ed in piu' "pulisce" anche il suo patrigno...
Mi si sdraia sopra ed iniziamo a fera l'amore io e lei... Il patrigno si inginocchia di fronte a noi e inizia a masturbarsi...
Quando stava per venire prende la testa di Daniela, l'avvicina al suo membro e le viene in bocca...
Daniela mi bacia e sento lo sperma sulla mia lingua...
Il patrigno si alza e se ne va...
Mentre Daniela si riveste le chiedo da quanto ha rapporti con il suo patrigno e lei mi dice che la prima volta è stata a 16 anni quando erano da soli in casa...Mentre lei dormiva ha aperto di poco gli occhi ed ha visto il suo patrigno che si masturbava mentre la vedeva nuda nel letto...
Da allora anche io ho scoperto il fantastico mondo delle donne...
Mio eccito solo a guardare anche le foto... Anzi se volete mandarmi le foto delle vostre ragazze le accetto!!!
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa -
Giada
Giada giaceva ancora assopita nel suo letto, calda e sudata. Cercava un motivo valido per alzarsi ed affrontare una nuova giornata mentre la sua mente ripercorreva , attimo dopo attimo, il tempo appena trascorso in compagnia di Gianluca.
Eh si, se lui fosse stato ancora lì, lei l’avrebbe svegliato dolcemente ; avrebbe iniziato ad accarezzare l’uccello di lui con la mano per poi avvicinarsi con la bocca ed iniziare a leccarglielo. La sua lingua sarebbe corsa ritmicamente dal basso verso l’alto e dall’alto verso il basso, scivolando lungo tutti i lati del meraviglioso membro di Gianluca fino a vederlo ergersi in tutta la sua maestosità e prepotenza. A quel punto l’avrebbe ingoiato completamente ; in fondo era suo, tutto suo.Che immensa soddisfazione vedere il corpo di Gianluca contorcersi dal piacere mentre il suo uccello entrava ed usciva dalla sua bocca, umido di saliva.
Che bel modo di iniziare la giornata, pensava tra se Giada. Così ci si sente davvero vivi, appagati.
Gianluca era entrato nella sua vita grigia e senza sole, scandita dal solito tran tran quotidiano, come un tornado, proprio quando lei ormai pensava che non fosse più possibile vivere emozioni nuove ; il lavoro, la casa, i figli, il sesso con suo marito, consumato frettolosamente e per mero dovere, senza soddisfazione. Per trovare una ragione alla sua esistenza Giada si guardava in giro ; “ in fondo tutti vivono così” pensava. “I desideri,i sogni, le fantasie sono cose da ragazzi:quando si è adulti non c’è più spazio per essi, occorre essere responsabili e non perdersi in fatue utopie”.
Apparentemente Giada non aveva motivo per essere insoddisfatta della sua vita ; aveva una bella casa, due figli adorabili, una occupazione che le garantiva l’indipendenza economica, un marito con una buona posizione economica e sociale ; molte sue amiche la invidiavano di sicuro.Eppure Giada continuava ad essere infelice ; si trascinava tra le mille incombenze della sua esistenza trascurando se stessa e le sue esigenze. Ogni tanto cercava di consolarsi pensando come, un giorno, quando i figli avessero raggiunto una loro indipendenza, si sarebbe potuta ritagliare degli spazi per se e per la sua grande passione, i viaggi. Passione alla quale aveva dovuto rinunciare per la ritrosia del marito a spostarsi da casa anche solo per pochi giorni.Invece, da quando aveva conosciuto Gianluca, Giada aveva iniziato ad osservare le cose da molteplici prospettive. Lui le aveva fatto scoprire l’amore, quello vero, il piacere, la passione quali elementi essenziali della vita.
Quando riuscivano ad incontrarsi passavano ore ed ore a fare l’amore senza smettere mai ; lei lo baciava così intensamente da togliergli il respiro, lui era sempre dolcissimo : la accarezzava con una tenerezza infinita e ricambiava i suoi baci con analogo ardore. Poi la passione che li univa scoppiava in tutta la sua incredibile prepotenza ; Gianluca iniziava a leccarla in ogni angolo del suo corpo, e quando si soffermava con la sua lingua all’interno delle cosce di lei, Giada perdeva il controllo di se stessa e lui continuava, le infilava la lingua nella sua umida fessura ed iniziava a muoverla senza tregua, poi le mordicchiava il clitoride ed infine tornava ad immergere la sua lingua dentro lei fino a farla venire. Tutte le membra di Giada si agitavano convulsamente e scoordinatamente per il piacere, mentre lui,non pago, si dissetava col succo di lei.Giada si godeva ogni singolo istante come fosse stato l’ultimo attimo della sua vita. Non aveva mai provato nulla di simile in passato.
Non aveva mai avuto un uomo che si dedicasse a lei, che le facesse provare il piacere in tutte le sue sfumature. Ed ogni volta che facevano l’amore non era mai uguale ; scoprivano sempre qualcosa di nuovo, di più intenso. Non era solo sesso, era l’incontro di due anime all’eterna ricerca dell’appagamento fisico e mentale.
Negli anni Giada si era abituata a rapporti sessuali vissuti frettolosamente, ove l’importante per il marito era “svuotarsi”, ed il piacere era un aspetto meramente accessorio.Giada ignorava completamente il concetto di piacere, da raggiungere reciprocamente senza limiti di tempo e spazio. Era per lei una dimensione completamente nuova, che le aveva letteralmente sconvolto la vita.
Con Gianluca aveva imparato a fare l’amore, ma soprattutto aveva capito cos’era l’amore in tutte le sue componenti, a volte anche dolorose. La sua vita non sarebbe mai più stata la stessa, e questo la spaventava molto.
A volte provava un profondo rancore, quasi odio, nei confronti di Gianluca, perché era entrato in lei con una violenza tale da stravolgere il suo precario equilibrio di vita, faticosamente costruito anche tacitando alcuni aspetti della sua natura. E detestava anche se stessa per avergli permesso di entrare nella sua vita senza valutare le conseguenze di questo passo. Ed ora cosa avrebbe fatto ?
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa -
Due Amichette per Me
Salve sono Gianni sono insieme alla mia ragazza Monia da circa 1 anno. Compiro' tra poco 25 anni mentre la mia meta' li ha compiuti da non molto. Monia e' una ragazza alta 170 cm capelli rosso-castano spalle larghe due tette da paura (una terza abbondante) un sedere da urlo e gambe non troppo magre proprio come piacciono a me. Nel nostro rapporto viviamo il sesso molto apertamente manifestiamo a vicenda le nostre fantasie erotiche e voglie piu' nascoste senza inibizioni e senza paura e nel limite del possibile cerchiamo di soddisfare l' uno quelle dell' altro. Proprio in base a cio piu' volte durante le nostre favolose notti d'amore ho manifestato a Monia il desiderio di avere una storia sua cugina Anna, di come sarebbe stato eccitante farlo proprio con lei che era tanto legata a Monia.
Proprio perche' manifestavo queste mie voglie durante l'amplesso Monia per aumentare la mia eccitazione giocava e immaginava con me come sarebbe stato farlo con sua cugina ma una volta finito di fare l' amore tutti i pensieri ed i propositi svanivano in lei e purtroppo solo in lei: dovevo assolutamente scopare con Anna. L'occasione si presento' quando io e Monia facemmo un' uscita a doppia coppia con la cugina ed un suo amichetto; la fortuna volle che il suo amico le desse buca cosi decidemmo per non lasciare Anna sola di andare a bere qualcosa a casa mia e poi avremmo deciso cosa fare. Io non potevo neanche immaginare cosa sarebbe successo quella sera a casa mia ma la presenza di Anna mi eccitava da cani e gia' nell'ascensore mentre salivamo a casa mia feci capire a Monia che avevo un gran voglia ed iniziai a baciarla sul collo come solo io so fare la sentivo gemere di piacere ma era costretta a trattenersi per non imbarazzare sua cugina. Saliti sopra ci accomodammo sul divanetto ed inizia a servire un paio di cocktail un po' alcolici alle due cuginette cosi' per ravvivare un po' la serata (si dice sempre cosi') ma non che sperassi in quello che poi sarebbe realmente successo. Dopo un po' le vedo andare tutte e due verso il bagno ma Monia mentre si alza mi guarda e mi fa un sorrisetto che mai avevo visto illuminare il suo volto. Stettero li dentro per quasi un quarto d'ora, preoccupato un po' stavo quasi andando a vedere cosa fosse successo quando ad un certo punto sento la porta del bagno aprirsi ed assistetti ad una visione unica: Anna era tutta nuda piu' di un metro e settanta di sensualita due tettine da far invidia ad una modella tutte da succhiare e un paio di gambe magre. Il tutto raccolto nel corpo di una diciasettenne tutto pepe dal corpo gia sviluppato ma con un sorriso ed un volto ancora acerbi che mi davano una carica sessuale mai provata fino d'ora. Mentre Monia mi diceva che aveva pensato di fare per i miei diciotto anni un regalino simpatico a me ed uno alla cuginetta che quella sera era rimasta senza accompagnatore.
La situazione mi intrigava e non sapevo fino a che punto Monia scherzasse o facesse sul serio cosi' mi feci coraggio ed iniziai a darmi da fare: lo avevo gia durissimo come la pietra.
Mentre mi avvicinavo a Anna notai che la sua fichetta da diciasettenne era completamente rasata (relizzai subito cosa avessero fatto un quarto d'ora in bagno) ed un po' irritata era evidentemente la prima volta che lo faceva cosi' per alleviarle il fastidio ma soprattutto per sentire il suo sapore mi abbassai mentre lei era ancora in piedi ed iniziai a leccargliela tutta.
Nel frattempo Monia si era spogliata e mi stava togliendo togliendo i vestiti. Una volta fatto inizio a baciarmi la schiena: lei solo sa che quello e' il mio punto piu' erogeno. Mentre continuavo a leccare e sentivo impazzire di piacere Anna infilai un mio dito nel suo posteriore e lei dopo un sussulto misto di dolore e piacere si accasciò stanca sul letto; cosi decisi di dedicare le mie attenzioni alla mia Monia mi avvicinai a lei e baciandola iniziai a fare con lei quel che avevo fatto con la cugina.
La adagiai infine sul tavolo li vicino e cominciai a prenderla da dietro.
Neanche il tempo di toglierlo che vedo Anna che si tocca autonomamente mentre procedevo con la cugina, cosi' pensai che era un peccato che si facesse da sola cosi' inizia a farlo io. Lei noto' che mi era venuto duro di nuovo ed inizio' a baciarlo e tento' di farsi strada con la dolce bocca ma non era molto brava le mancava la pratica: era sicuramente la prima volta; cosi' senza dirlo due volte Monia con un gesto dolce ma deciso scansa la cugina ed inizia a farle vedere come si fa.
Io nonostante fossi quasi in estasi per le fantastiche labbra di Monia che salivano e scendevano, continuai a toccare Anna che nel frattempo era eccitatissima e penso' di ricambiare " il favore " alla cugina e la scanso' facendole capire che aveva capito come doveva fare. In pochi minuti era forse diventata piu' brava di Monia che in questo era una maestra.
Non c'e' la facevo piu' ero letteralmente in estasi presi Anna di peso e le feci capire che volevo scoparla e che lei doveva stare sopra per condurre il gioco, ma lei disse che era ancora vergine, questa affermazione fece aumentare in me la voglia di fotterla cosi' non curante del fatto che fosse la prima volta per lei la posizionai sul di me e con un colpo secco lo ficcai dentro. Non ci potevo pensare neanche io, ero li disteso sul mio letto, tra le mani avevo le sue tettine che ogni tanto mi offriva ad una fervida ed eccitante succhiata:ero li proprio li a fottermi la cugina della mia amata ragazza mentre lei mi guardava non con aria schifata ma con uno sguardo misto di libidime e piacere,era proprio questo che mi eccitava infatti mentre Anna fotteva sopra di me,mentre baciavo le sue stupende tette, mentre le mie mani frugavano ogni parte del suo corpo io guardavo la mia Monia che si toccava. Dopo vari cambi di posizione e di...cugina, ero ormai esausto. Dopo un po' stanchissimi ci addormentammo tutti e 3 teneramente; prima di chiudere gli occhi pensai a come ero fortunato a poter scopare con due cugine insieme.....
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa -
Esperienze
Mi ero proposto negli annunci come singolo , lasciando foto e e-mail, premetto che sono felicemente sposato da più di 10 anni , e per me era un gioco da provare. Erano passati più di due mesi nessuno mi aveva mai contattato, poi mi arriva , proprio a questo indirizzo e-mail un messaggio di una signora 40enne che desiderava altre foto ed eventualmente il numero di cellulare.
Gli rispondo, accontentandola ma restando sulle mie con educazione e garbo non convinto del tutto e pensando che si trattasse del solito mitomane. Dopo due giorni trovo un messaggio nel cellulare semplice semplice - Chiamami - con un numero sconosciuto. Richiamo per curiosita, e trovo una signora , gentile , mi presento , mi descrivo caratterialmente ... Lei mi chiede se sono libero il mattino. Sono un agente di commercio per cui mi posso liberare facilmente, gli rispondo di si. E tutto fnisce li. Ciao Ciao. Passa il fine settimana , e lunedì pomeriggio ricevo una altro messaggio - Ti va di venirmi a trovare a Vicenza domattina.
Gli mando un sms con sritto -"Si- dammi le indicazioni". Dopo un po' mi arriva un SMS con le indicazioni. Arrivo in centro a Vicenza in una viuzza stretta stretta verso le 10 del mattino. Con difficoltà parcheggio ed arrivo all'ingresso. Suono , rispondo col mio nome e mi fa entrare. Per le scale le gambe cominciavano a tremare dall'emozione. Arrivo sulla porta, suono. Mi apre una bella signora , un'po formosetta ma ben curata e tenuta, sulla 40ina.
Vestita di tutto punto- Camicetta colorata , gonna .Mi fa un bel sorriso, Ciao entra , chiudo la porta bacio di rito, e senza fiatare , spontanemente. non so come o perche allungo la mano tra le sue cosce. La sento irrigidirsi, la bacio su collo e le prendo la sua mano e la metto nella mia patta. E' un po sulle sue non sa cosa fare, ma poi comincia strusciare dolcemente fino a farlo gonfiare. Poi allarga la gambe e Io infilo la mano sotto la gonna. E senza nulla, sento il suo pelo, e le sue labbra. Con la mano aperta gli massaggio la fica poi ci infilo un dito. Mi dice all'orrecchio. Ehi.... tu non perdi tempo eh.. Quindi si allontana e mi chiede se prendo qualcosa da bere ? Gli chiedo dell'acqua e ci accomodiamo in salotto. C'è un bel divano di pelle nera. Mi porta una bottiglitta da 1/2 litro di acqua e beviamo tutte due. Lei scherza ridendo , e dicendomi che l'ho colta di sorpresa.
Appoggia il bicchiere sul tavolino e si avvicina. Mi apre la patta, faccio scendere i pantaloni, lo prende e lo accarezza dolcemente. Mi guarda negli occhi e mi dice, "Ne hai hai qui eh." Gli rispondo di si e lei se lo ficca in bocca. Comincia a spompinarmi , con la lingua gira e rigira sulla cappella e poi in gola fino in fondo. Piu volte ripetutamnte, Ormai la cappella ha raggiunto la circonfernza massima ed è rossa come una ciliegia matura. Mi alzo in piedi e mi tolgo i pantaloni. Lei se lo gode in bocca, Con una mano mi accarezza le palle. Ad ogni su e giù stringe le palle. Una goduria. Allungo una mano sotto le sua gonna, la sento bagnatissima, si distende a gambe aperte continuando a giocare col mio uccello. Allora provo il 69. Lei ci sta. Mi perdo in tutto quel pelo , entro ed esco con la linga sempre più freneticamente. Allungo un amano e trovo la bottiglietta d'acqua la prendo e provo ad infilaglierla. La sento godere. Con al bottiglia infilata le lecco la fica attorno soffermandomi sul clitoride.
Va avanti così poi Lei viene con un rantolo dicendo bastaaaa...... Bastaa... Nel frattempo prende il mano il mio uccello e comincia a agitarlo velocemnete . Vengo anch'io copiosamente. Ci accasciamo sul divano sfiniti. Passano 5 minuti , gli chiedo del bagno, mi pulisco. Esco e la trovo rivestita di tutto punto. In piedi che mi aspetta. Sorride mi chiede se prendo un caffe, gli rispondo di si. Prendiamo il caffe e scherziamo sul tempo, sulla pioggia ... Poi mi accompagna alla porta, Mi bacia sulle guance e mi dice "Oggi non è successo nulla vero ? " "Si" gli rispondo .
Le stringo affettuosamente una mano sul sedere. Ciao .. Ciao Me ne sono andato . ed ho sempre un bel ricordo di quella mattina di settembre a Vicenza. Da gentiluomo aspetto una sua eventuale chiamata. Mah , chissa speriamo.. Gab
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20 anni fa
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Bondage
Ora vi chiederete perché uno prenda la penna in mano e decida di scrivere. In realtà non c’è un motivo, o meglio, una spiegazione esiste, ma è difficile da far comprendere. E questo accade a tutti. Non importa chi essi siano, se scrivano bene o male, se abbiano studiato oppure no. Il desiderio è quello di raccontare. Nel mio caso il racconto è un po’ bollente….. Quello che probabilmente vi colpirà è il fatto che il sottoscritto sia una persona amante di quello che comunemente viene chiamato sesso bizzarro. Chissà perché questa definizione. In realtà, si può affermare, senza il dubbio di essere smentiti, che la mia indole sia piuttosto forte, diciamo risoluta, soprattutto con l’altro sesso. Ora, se qualcuno non avesse ancora capito, stiamo parlando di BDSM. Cos’è? Boh! Alcuni lo chiamano Bondage, altri sadomasochismo. Insomma quel genere di cose che non si racconta al vicino di casa, ma del quale nemmeno c’è da vergognarsi più di tanto. Comunque, tornando al discorso principale, il sottoscritto può essere definito un Master, o un Padrone o se qualcuno preferisce, un gaio pervertito (Che pena per coloro che non coltivano nemmeno un piccolo vizio!). Dicevamo. Sono un Padrone (non pensiate lo dica col tono di un alcolizzato ad una seduta dell’anonima) a cui piace di tanto in tanto avere una donna a propria completa disposizione. “Il solito pervertito da frusta e gatto a nove code”. Se stavate pensando a questo…beh! Lasciate perdere quello che sto scrivendo, magari non vi interessa. Comunque, il piccolo piacere che di tanto in tanto mi pervade è quello di sentire il respiro della mia compagna cercare disperatamente di essere all’unisono col mio. Già unisono, parola che significa anche apprezzamento, voglia di dimostrare al proprio uomo, padrone, amante, di essere la sua donna, l’unico essere femminile per cui valga la pena di interessarsi. Vedere la propria donna disposta a qualsiasi cosa per soddisfare le proprie necessità può essere terribilmente eccitante. Beh! Questa possibilità ho avuto modo di apprezzarla di tanto in tanto e mi ha fatto letteralmente impazzire. Niente corde, pinzette o frustini. Solo il potere di una passione, di un desiderio che diventa ordine, di un ordine che diventa priorità e perché no, a volte anche amore. Che palle penserete. Ci mancava pure il padrone filosofo!. Eh eh eh eh eh !! Non sono un filosofo, ma solo uno a cui piace dominare la propria compagna con l’intelligenza che la razza umana si arroga il diritto di rivendicare. Premesso tutto questo, passiamo al fatto in se. Da poco, la mia dolce schiavetta, quella per cui il mio cuore batteva forte e si sarebbe fatto calpestare (perché succede anche questo ad un padrone che ama!), era andata via. Non vi sto qui a tediare con le motivazioni, l’importante è sapere che con lei avevo vissuto momenti di altissimo erotismo, di passione sfrenata e anche di soave sadomasochismo. Non desideravo un’altra schiavetta, ma per noia decisi di girare per quel meraviglioso mondo di finzione che sono le chat. Non vi racconterò le storie di umanità varia che ho incontrato. Ciò che importa è che in una serata di gaia semi-incoscienza, ho incontrato lei. Bionda, simpatica, attraente e udite udite, intelligente. Ci legava la passione per il sadomaso e per la scrittura. Passammo del tempo parlando di padroni, schiave, letteratura erotica ed amenità varia. Una consuetudine piacevole e rilassante, finchè un giorno decidemmo che, anche se virtualmente, si poteva giocare a fare il padrone e la schiava. Ora, per chi ricorda i momenti esaltanti passati a giocare al dottore e all’infermiera capirà che in fondo poteva essere eccitante. Fissammo un appuntamento virtuale e le diedi istruzioni su come doveva vestire e su cosa doveva avere a portata di mano per essere mia. Quando attraverso lo schermo vidi che si era preparata esattamente come desideravo sorrisi pensando a quello che sarebbe successo di li a poco. La feci spogliare e mettere in ginocchio. Ubbidì. Le ordinai di toccarsi e di raccontare quello che le passava per la mente. Che master del piffero penserete. In realtà, quello che la umiliava, non era eseguire degli ordini protetta dalla distanza di un monitor, ma il dover ammettere a voce che quello che stava facendo le piaceva. L’imbarazzo di quelle parole, l’innocente tentativo di distogliere lo sguardo dalla webcam, era un goffo tentativo di non pensare a quello che stava facendo. A me, però, piaceva…. e molto!. Le ordinai di masturbarsi per me. Ubbidì. Le ordinai di godere guardando la cam. Ubbidì. Le ordinai di gridarmi il suo orgasmo. Ubbidì. Quando finalmente quel sublime momento in cui le membra sembrano esplodere arrivò, guardò dritta la cam e disse “ grazie padrone”. Fu spontanea, semplice e precisa nel ringraziare chi con una sottile costrizione le aveva permesso di godere. Le ordinai di leccare la sua mano e di raccontarmi quel sapore sgorgato tra le sue cosce. Ubbidì. MI guardò imbarazzata ciancicando parole vane nel tentativo di riordinare la mente. La bloccai subito. Le ordinai di masturbarsi ancora. Ubbidì. Tenne la sua mano tra le gambe per circa tre quarti d’ora senza poterla mai fermare. Non contai gli orgasmi consecutivi che assaporò. Furono molti, uno dietro l’altro, senza pause o tentennamenti. Quando decisi che poteva smettere era esausta. Cominciò a ridere. Era imbarazzata e frastornata. Non sapeva né come né perché aveva goduto così tanto davanti ad uno sconosciuto. Non capiva perché, mentre la sua mano si intrufolava tra le labbra della sua vagina, cercava il mio apprezzamento. Voleva soddisfare i miei desideri, dimostrarmi che era capace di ubbidire, di essere mia anche se si trovava a centinaia di chilometri da me. Se siete arrivati fin qui vuol dire che forse vi ho incuriosito un po’. Questo è il mio BDSM. Niente frusta, niente corda o cera. Solo il potere di affascinare con la mente. Una sorta di affinità elettiva che a volte si crea tra due corpi e due anime.
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20 anni fa
admin, 75
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La Professoressa e il Ripetente
Avete mai pensato come per un’insegnante di scuola possa essere frustrante dopo un anno di insegnamento veder i propri alunni che se ne fregano di quello che si è parlato durante l’anno?
Per me che sono un’insegnate che svolge il suo lavoro con passione, che va al lavoro anche con la febbre, pur di non lasciare indietro con il programma annuale i propri scolari, è una cosa troppo dolorosa, ogni giorno, quando entro in una classe, vedo più della metà dei ragazzi che non fanno niente per applicarsi, pensano ad altro, alla musica, alle ragazze o ai ragazzi, insomma, a tutto fuor che allo studio. Mi presento, mi chiamo Giuliana, sono un’insegnante di lettere, insegno in un liceo, ho 43 anni, non sono sposata, abito da sola in un appartamento in città, i miei alunni mi considerano la classica insegnante zitella, sempre vestita classica con abiti scuri calze e scarpe nere, seria severa, esigente, che sorride poco, e molto riservata, in pratica la classica rompi coglioni, ebbene si, è vero, io sono cosi, sarà anche per questo che non ho mai avuto storie importanti nella mia vita che mi portassero a sposarmi, sono sempre stata per 15anni attaccata al mio lavoro, mai una pausa, tranne il periodo d’estate quando le scuole sono chiuse, per il resto la mia vita è l’insegnamento, quando non sono a scuola faccio ripetizioni a casa, l’unica variante, il fine settimana vado dai miei genitori in campagna, oppure a trovare mia sorella, sposata con tre figli. Sebbene gli uomini mi trovino una donna attraente, io non faccio niente per mettere in risalto il mio aspetto, alta 1,67, ho un corpo snello, devo ammettere che ho delle belle gambe lisce e perfette, un sedere a pera, e un seno di terza misura duro e sodo, anche perché non è mai stato….usato ; sono di carnagione bianca ho un viso magro con labbra fine il naso un po’ pronunciato porto gli occhiali, non mi trucco a parte un po’ di rossetto rosa molto chiaro e ho i capelli neri come la notte, ricci e lunghi fino alle scapole, la mia espressione è quasi sempre, come avevo già accennato prima, seria, a volte do l’impressione di essere cattiva, ma dentro di me c’è molta malinconia, voglia di vivere, provare le gioie della vita che non ho mai provato, una di queste riguarda il sesso, la prima volta che lo feci fu a vent’anni, con un mio cugino, fu soltanto dolore, e piacere per lui, ma altre ne seguirono per circa tre anni, sempre più piacevoli, fin che lui non incontrò la donna della sua vita, poi per me non ci fu più nessuno a farmi godere delle gioie del sesso, cosi mi rinchiusi nel mio lavoro, sebbene certe notti mi trovo con un calore che pervade il mio corpo, e alla fine per spegnere il fuoco devo arrangiarmi con dell’autoerotismo, non ho mai cercato di ammaliare un uomo, a volte mi ritrovo da sola in aula insegnanti con dei colleghi maschi, che trovo molto affascinati, alcuni di loro a volte azzardano un complimento su la mia bellezza, oppure è capitato che mi hanno invitata a cena, ma io gentilmente ma con fermezza ho sempre rifiutato, molte volte mi domando perché sono cosi, perché non mi lascio andare, molto spesso nel sonno sogno di essere nell’aula insegnanti, nuda e distesa su un tavolo che ciuccio cazzi nerboruti e mi faccio possedere dai miei colleghi, allora mi sveglio e per calmarmi sono costretta ad arrangiarmi con le mie mani sulla mia micia nera e pelosa, se solo fossi più libertina come delle mie colleghe e invece no . Ma tre mesi fa è successo un fatto che mi ha cambiato radicalmente la vita, in un aula dove insegno ci sono dei ragazzi ripetenti che trovano in me il piacere di usarmi come bersaglio per i loro scherzi idioti, tipo: gesti immorali durante le mie spiegazioni di lezione dove esigo l’assoluto silenzio e la costante attenzione, a volte trovo scarabocchi sulla cattedra riguardanti organi maschili, ma l’ultimo e più pesante della serie, che poi contribuì al mio cambiamento, fu un giorno durante l’uscita di scuola, stavo per salire sulla mia bicicletta, proprio quando stavo per sedermi sul sellino questi si levò il quale persi l’equilibrio e caddi, per fortuna non mi feci niente, però la mia gonna nera e una calza si lacerarono, sentii nello stesso istante delle risa e capii che ero stata di nuovo vittima di uno scherzo idiota, mi alzai infuriata, e vidi tre ragazzi scappare, due non riuscii a riconoscerli, ma il terzo lo vidi bene, si chiama Alberto, ha 18 anni, ripetente ovviamente, lo chiamai indietro gridando con tutta la voce che avevo, e lui si fermò di colpo, poi all’improvviso mi sentii mancare e cadi di nuovo per terra, quando mi ripresi mi ritrovai tra le braccia del ragazzo capii che il manigoldo mi aveva almeno soccorso, era li che mi guardava con tenerezza e cercava di farmi riprendere – A prof… nun me faccia scherzi, nun è successo niente…aoo.. che minchia hanno combinato sta volta… forza prof, nun volevamo farle del male…glielo giuro – Io lo lasciai parlare, mentre mi teneva tra le braccia, era un bel ragazzone fusto, con braccia possenti, occhi azzurri e capelli biondi, quando lo vidi più preoccupato perché non parlavo decisi di tranquillizzarlo del mio stato di salute – Sto bene adesso…Alberto, ma questa volta NON LA PASSERAI LISCIA, TI FARO’ SOSPENDERE DAL PRESIDE….brutto delinquente, e mi pagherai i danni, inoltre… dovrai dirmi i nomi dei tuoi complici – Lui continuava a prendersi cura di me, vide che la mia mano sinistra sanguinava un po’, e allora prese il suo fazzoletto e me la avvolse, e disse – Nun sarà na fasciatura da infermiere, ma almeno cosi nun se sporca…guardi prof che io centro fin la, nun so stato io a farglielo, e nun me va de far nomi, se me vò sospendere… lo faccia, tanto me bocciano pure quest’anno, l’importante che lei stia bene, e per i danni nun se deve preocupà..ce penso io – Parlava sincero Alberto, che li per li mi fece tenerezza, io mi calmai, lo guardai negli occhi e vidi, si un ragazzo che studiava poco e gli piaceva divertirsi, ma anche un ragazzo buono che mai farebbe del male a qualcuno, lui mi chiese se ce la facevo a tornare a casa, se no mi accompagnava lui con l’auto, viste le mie condizioni, decisi di accettare, Alberto caricò la mia bici nel baule dell’auto visto che aveva una familiare, e poi mi aiutò a salire, era molto gentile e premuroso, quando partimmo, lui mi chiese di nuovo come stavo, io stranamente fui gentile, gli risposi che stavo meglio di prima e lo ringraziai dell’interesse che aveva per me, poi fui io a iniziare il discorso – Alberto.. vedo che se vuoi sei un bravo ragazzo e pure intelligente, allora perché non ti applichi di più negli studi, potresti farcela se vuoi – Lui si mise a ridere - Purtroppo, prof, il mio problema si chiama tempo per studiare, sa a casa mia nun è che se balli sull’oro, mi padre sta al gabbio, mi madre lavora come na negra mi fratello più grande fa il meccanico, ha voluto lui che andassi a scuola, perché abbia un futuro migliore di altri miei amici, però se voio andare in macchina, se voio prenderme, che so, un capriccio, me devo dà da far… e po me va de aiutar mi madre poverella, me piace, sa, la scuola che frequento, lo scelta io, ma è er tempo che me frega – Capii la sua situazione, e gli chiesi – E che lavoro faresti di pomeriggio? Spero non rubare autoradio? – Lui si mi a ridere – Noo..nun se preoccupi, quello l’ho fatto anni fa ma poi me beccarono, e dopo aver piato un sacco de legnate da mi fratello, ho pensato de trovarme un lavoro normale, faccio er pizzaiolo, se guadagna bene sa? – Io gli sorrisi e lui mi vide e stupito disse – An vedi la prof che sorride…ma lo sa che quando è allegra viene meio de quando è seria – Cercai di riprendere la mia serietà solita, ma non mi riusciva stranamente – Devo essere seria con voi se voglio che ascoltiate le mie lezioni – Lui non si disarmò anzi – Sii, ma forse se fosse un pochino più allegra noi potremmo stare anche più attenti, ao con lei sembra de star co i tedeschi, nun se la prenda, e poi se deve vestir più casual, che so… un paio de jeans na gonna più corta, in fondo è una bella signora – Era bravo a catturare l’attenzione delle donne, pensai subito che doveva essere un mandrillo, arrivammo nel palazzo dove abito, lui mi aiutò a scendere, potevo benissimo farlo da sola visto che non mi ero fatta niente, ma lo lasciai fare, mi piaceva, mi scaricò la bici e poi mi chiese scusa per lo scherzo idiota che i suoi amici mi avevano fatto, io gli sorrisi di nuovo stranamente, e poi gli proposi - Senti, che ne diresti se nel tempo libero ti dessi un aiuto negli studi, non voglio soldi, voglio che resti promosso, se lo vuoi potresti riuscirci, che ne dicci?- Lui ne fu felice, e mi disse che era libero due sere alla settimana, e giusto quella sera era libero, gli sarebbe veramente piaciuto riuscir a stare promosso, anche per render felice sua madre e suo fratello, che da come avevo capito, facevano di tutto perché studiasse, cosi ci mettemmo d’accordo per le sette di sera.
Passai il resto della giornata, tra una ripetizione e la correzione dei compiti, tutta turbata, non riuscivo a capire cosa avevo, ero nel tipico stato che mi capita molte volte di notte, avevo voglia di sesso, ma non c’era niente che mi eccitasse in quel momento, poi capii perché ero cosi, pensavo ad Alberto, e a quando sarebbe arrivato, si era lui il motivo del mio eccitamento, mancavano pochi minuti all’appuntamento con lui, decisi di farmi trovare un po’ più intrigante, volevo vedere se per caso c’era dell’interesse da parte sua verso me, indossai una gonna nera che mi arriva fino alle ginocchia con un spacco davanti un po’ più aperto del solito, diciamo che per me è quella più trasgressiva, e una camicia bianca, abbastanza trasparente da far notare il reggiseno bianco di pizzo, che avevo sotto, sotto la gonna non portavo calze, e indossavo un pio di slip bianchi un po’ trasparenti, liberai i capelli dal mollettone che li teneva raccolti dietro la mia testa, lasciandoli cadere sulle spalle dandomi un aspetto più da selvaggia, diversamente dalle altre volte mi truccai un po’ di più del normale.
Suonò il campanello, era lui, il mio cuore batteva forte, e avevo le gambe molli, andai al citofono, chiesi chi era con voce tremula, rispose lui molto gentilmente, gli aprii il portone da basso, e lo aspettai nell’ingresso della mia abitazione, mi accorsi di avere la camicia troppo abbottonata, cosi la aprii di due bottoni, scollandomi vistosamente fino al seno, quando Alberto fu davanti alla mia porta, suonò il campanello, io subito aprii la porta, e quando lo vidi mi eccitai subito, era bello alto muscoloso portava un paio di jeans molto stretti, e davanti si notava il bozzo della patta, inoltre indossava una maglietta nera molto attillata, da mettere in risalto il suo fisico prestante e perfetto, i nostri occhi si incontrarono, ci fissammo per un attimo che sembrò un secolo, io gli feci un sorriso lieve, lui mi contraccambiò con un sorriso malizioso e disse – An vede prof… cosi preparata nun sembra più lei… minchia..o mi scusi per la parolaccia, ma sa nun capita tutti i giorni a vederla cosi…managgia – io ero appoggiata contro la porta, inconsapevolmente avevo alzato una gamba per appoggiare il piede contro l’altra, mi accorsi dopo di quanto audace ero diventata, lo feci entrare, chiusi la porta mentre lui si guardava in torno, mi fece i complimenti per il mio appartamento, io lo invitai a seguirmi in salotto dove di solito tengo le ripetizioni, però ci sedemmo sul divano, invece del tavolino rotondo che uso con gli altri per scrivere, lui continuava a guardarmi, mentre io prendevo dei libri e mi sedevo accanto a lui, mi sistemai composta, e cercai di essere professionale, intanto che gli accennavo su dove era carente nella mia materia, sentivo il calore e il profumo che emanava il suo corpo, era difficile concentrarsi, lui mi seguiva con il discorso, ma allo stesso tempo sentivo che mi stava esplorando con gli occhi, senza volerlo alzai la mia gamba per accavalarla all’altra, mettendo a nudo la coscia lui non restò affatto indifferente, e me ne accorsi, mi portai più vicina a lui tenendo il libro sulle mie gambe, sempre con fare ingenuo mi toccai un lembo della camicia, e lo aprii un po’ cosi lui poteva vedermi il seno, lo stavo seducendo e forse lui lo capì subito, parlavo e spiegavo la lezione, ma dentro di me c’era un incendio, fu lui a rompere il ghiaccio, mi prese il libro, e lo chiuse, io rimasi scioccata, non avevo parole, poi portò la sua mano sulla mia gamba, e la accarezzò io balbettai qualcosa per obbiettare il suo gesto, ma era quello che volevo, lui mi disse – Ma lo sai che sei bella? …Io l’ho sempre detto che tu sei de ghiaccio fora ma de fuoco dentro, sbaglio o ciò ragione? – Ero paralizzata, e allo stesso tempo morivo dalla voglia che lui mi prendesse, mi mise una mano sul seno e si avvicinò per baciarmi, io cercai inutilmente di allontanarlo dicendo – Alberto..ma..ma..ma cosa fai…lasciami..no ti prego… - Ma lui mi prese il viso con le mani e dolcemente mi baciò sulle labbra, io cercai di resistere ma poi, dopo che mi ribaciò e cercava allo stesso tempo di mettere un mano sul mio seno, mi lasciai trasportare dalla sua foga, aprii la bocca per accogliere la sua lingua che lui non attese molto a cacciarmela dentro. Mi trovai sotto di lui distesa sul divano, con una mano lui mi esplorava il seno, e con l’altra cercava di farsi strada su per le mie gambe, io non mi muovevo, lo lasciavo fare, partecipavo solo con la bocca e la lingua, era bravo e dolce per niente violento, era questo che volevo, dolcezza e passione e lui di passione ne aveva da vendere, ormai era arrivato con la mano sulle mie mutande, sentii che con le punte delle dita, lentamente, cercava di spostare un po’ gli slip, per cercare il mio pube, e quando ci riuscì trovò una sorpresa, e strabiliato mi disse – Aah.. ai capito la professoressa….. se le rasata, a me me fanno impazzir le gnocche rasate, che dicci de toierte sta gonna che te faccio morir? – Io ero in calore, lui si alzò io pure, mi slacciai la gonna e la lascia cadere, poi velocemente sbottonai la camicia, e me la tolsi passai al reggiseno, e via anche quello, ero nuda davanti a un mio allunno,restavano solo le mie mutandine, ma volevo che fosse lui a togliermele, ero tutta un fuoco, lo guardavo con la voglia famelica di una belva che guarda la sua preda, e gli dissi – Adesso tocca a te brutto porco…fammi vedere la mazza che tieni – Mi stupii di me stessa, ma lui mi trovò normale, perché rise e cominciò a spogliarsi, quando rimase con gli slip addosso mi disse – Me prometti na cosa? – Io gli chiesi cosa – Che quando lo vedi…nun te spaventi – E come si calò gli slip uscì un mostro di cazzo, io rimasi allibita, e con la bava alla bocca, era un dono del cielo, non glielo ho misurato ma deve essere lungo almeno 27cm e grosso che con le mia mano non riesco ad agguantarlo tutto, bello venoso con due palle stupende attaccate sotto, mi avvicinai a lui che intanto con una mano se lo menava, e quando gli fui attaccata, lo baciai con foga e passione, lui mi contraccambiò, intanto con una mano glielo presi e cominciai a menarglielo, limonammo per un po’, mentre gli facevo un avanti e indietro con la mia mano, poi con la bocca sempre attaccata a lui cominciai a abbassarmi lentamente, leccandolo tutto, quando mi ritrovai in ginocchio davanti a quella mazza, mi soffermai ad ammirarlo, mentre con tutte e due le mani glielo menavo, lui mi invitò a prenderglielo in bocca – Dai porcellina, che aspetti…che sia lui a saltarti addosso? – Io lo guardai in faccia, e seria partii con la bocca spalancata, quando mi entrò in bocca la cappella, mi sembrò di ingoiare una brace, tanto era calda, me la gustai un po’, e poi cercai di infilarmelo tutto in gola, quando stetti per soffocare, lui era entrato poco più di metà, glielo ciucciai tutto, lo leccai con avidità con la lingua corsi lungo l’asta fino alle palle, le presi in bocca e le accarezzai con la punta della lingua, dopo un po’ che gli facevo questo lavoretto di bocca, lui venne con un fiotto di sperma, che mi lavò la faccia, ululando di piacere, mi trovai la faccia tutta impiastricciata del suo sperma, dolce e appiccicoso, temetti che tutto fosse finito li visto che lui aveva goduto e io invece no, ma non fu cosi, anzi sembrò che quell’orgasmo per lui fosse stato solo un riscaldamento perché mi prese e mi mise, alzandomi con le sue braccia possenti, sul divano, mi tolse gli slip e mi divaricò le gambe, si inginocchio davanti a me sbalordita dal suo gesto, mi accarezzò le gambe e facendo scorrere le mani verso la mia micia in calore, disse – Adesso cara prof. comincia er divertimento, di la verità nun tè mai capitato un tipo come me..vero?- Dio mio, no, non m’era mai capitato, e non volevo che finisse mai, lui accarezzò la fighetta mia, era esperto nel manipolare certe cose, d’infatti io cominciai a mugolare, sentii i miei liquidi vaginali colare giù, quando vide essa cominciava lubrificarsi abbondantemente, si tuffò con la bocca a leccarmela, io non feci altro che aprire ancor di più le gambe e chiudere gli occhi, mi lasciai portar via da quel piacere immenso che provavo, mai in vita mia avevo goduto cosi, sentivo la sua lingua penetrarmi dentro, la muoveva avanti e indietro, e io con il bacino cominciai a imitarlo, a tratti si soffermava sul mio grilletto il che contribuì non poco a farmi impazzire, Alberto continuò cosi per un bel pezzo era magnifico mi faceva morire dal piacere, fui io a chiedergli di scoparmi, ormai non ce la facevo più ad aspettare che mi prendesse, si alzò in piedi, menandosi l’uccello dei miei desideri, sembrava ancora più grande di quando glielo avevo preso in bocca, si posizionò davanti a me per penetrarmi, appoggiò la cappella sulla mia fighetta bagnata e vogliosa, e poi con un piccolo colpetto di reni affondò tutto dentro di me, io gridai un po’ per il dolore, ma anche per il piacere di avere dentro di me quel cazzo fantastico, lui si fermò un secondo per farmi rilassare, poi incominciò a sfilarlo fuori e prima che uscisse del tutto lo spinse di nuovo dentro di colpo, io impazzivo godevo come non avevo mai goduto in vita mia – AAAH…SIII,dai cosi Alberto…OOOOH…MIO DIO, mi fai impazzire….SIIII – Non ero più l’ acida professoressa di prima, ma una troia che finalmente aveva trovato il mezzo giusto per ritrovare la felicità di vivere, Alberto si rivelò uno scopatore eccezionale, mi chiavò in tutte le posizioni, alla missionaria, alla pecorina (STUPENDA PRATICA), di traverso, mio Dio, penso di aver avuto tre o quattro orgasmi, non finivo più di godere, dopo un’ora che scopavamo senza tregua, lui mi avvertì che stava per venire, io in un baleno mi misi a quattro zampe e lo implorai a scaricare il suo seme nella mia bocca, per lui fu un invito da non perdere, subito si piazzò davanti alla mia bocca, che quando vide quel pezzo di trave di carne pulsante, si spalancò e lo inghiottì tutto, poche pompate di bocca e il suo sperma mi inondò la gola, ingoiai il seme di Alberto con avidità e piacere, gli pulii il cazzo per bene,e poi mi accasciai al suolo sfinita e soddisfatta dell’opera, lui non fu come tanti maschi, che dopo aver fatto il loro porci comodi ti lasciano li e se ne vanno, anzi, si distese a fianco a me, mi abbracciò e mi baciò in bocca, e mi disse – Aoo..hai visto che se vuoi sei meio de tre ragazzine scatenate? Era da un sacco de tempo che nun me facevo na porcona come te, me sa che me stò a inamorà de te, nun me dici niente? – Io lo accarezzavo, e lo guardavo dolcemente, pensai all’enorme diferenzza d’età tra me e lui, e gli dissi – Sei fantastico ragazzo mio, mi hai risvegliata, ora mi sento bene, mi piaci ..mi piaci da impazzire, ma non possiamo stare insieme come fidanzati, cosa direbbero a scuola “L’arcigna professoressa Giuliana è la fidanzata di un’allunno di 18anni” non possiamo, però se vuoi, puoi venire qui da me per le ripetizioni, vedrai che oltre a farti studiare ti darò il mio corpo, e tutta me stessa, ti va? – Lui disse di si, ci baciammo ancora con passione, sentii il suo cazzo riprendere vigore, e non voglio mentire, ma riprendemmo subito il discorso, anzi L’allunno Alberto G. Propose alla professoressa di lettere Giuliana M. di farsi fare anche il culo, per lei era la prima volta, fu doloroso all’inizio, ma poi…..incredibilmente stupendo, anzi, da quel giorno li lo pretendo sempre di dietro, e lui sa con vera maestria mettermelo senza causarmi dolori allucinanti. La nostra storia continua cosi, lui due sere la settimana viene da me per le ripetizioni, ho messo delle regole, perché voglio che resti promosso, prima si studia, poi si scopa, ho sempre paura che lui si stanchi di me, ma lui mi dice sempre che non riesce a trovare donne migliori di me, a volte penso di amarlo, ma non è una storia facile da gestire in segreto comunque grazie all’impegno di Alberto, e alla passione mia che ho per lui, penso che oltre a restar promosso, lui andrà all’università, e se un giorno finisse tra me e lui….beh..ci sono sempre altri ragazzi carenti nello studio..no?
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20 anni fa
admin, 75
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Due Fratelli Fuori dal Comune
Ciao mi chiamo Ketty, ho 19anni, compiuti tre giorni fa, abito a Milano frequento il liceo scientifico, non ho il ragazzo e mi ritengo una ragazza oltre che simpatica spigliata e intelligente, anche molto figa, sono alta 1,65 fisico snello, porto una taglia xxxxx, ho un bel culetto sodo e una seconda di seno con le tettine all’in su, tutti mi dicono che il mio viso assomiglia un po’ alla Hunziker , modestamente a me non sembra, comunque non mi dispiace assomigliare a una bellissima donna come lei, sono bionda naturale e porto i capelli lunghi e ricci, altra qualità che fa di me una ragazza attraente è che raramente mi trucco, si, posso definirmi la tipica ragazza acqua e sapone. Io vivo con i miei genitori, ho due fratelli più grandi di me, tutti e due militari in carriera, mia madre si chiama Giuliana, ha 50anni e assomiglia a me, tranne per il seno che ce la più grosso, dopo che ha avuto i miei due fratelli, purtroppo rimase vedova del primo marito, poi ha conosciuto quello che sarebbe diventato mio padre,si è risposata e a 32 anni ha avuto me, mio padre, anche lui nell’esercito, si chiama Claudio, ha tre anni in meno di mia madre ed è stato un padre premuroso oltre che con me anche con i miei fratelli più grandi, comunque la storia che vi sto per raccontare è centrata su i miei due fratellini. Il più grande si chiama Alvise ha 30 anni, bel ragazzo, statura media, muscoloso, simpatico, ufficiale dell’aereonautica militare, non ha una ragazza fissa, anzi dopo una settimana di solito lui chiude i rapporti, perché dice che le storie lunghe sono troppo complicate per lui, io invece penso,siccome è un bel maschio e lui lo sa, ne approfitta per divertirsi con tutte, l’altro mio fratello, si chiama Luca, 25 anni anche lui ufficiale ma nell’esercito, Luca è più alto di Alvise, fisico atletico, non è attraente come suo fratello, ma io lo trovo lo stesso molto affascinante, serio, ride poco, molto intelligente e colto, con me loro due sono stati più che fratelli anche padri, mi hanno sempre protetta, se avevo qualche problema andavo da loro e un consiglio me lo davano sempre, molte volte mi portavano in giro al cinema a mangiare la pizza o magari ai laghi anche assieme alle loro ragazze, e mai mi lasciavano sola, insomma avevo,ed ho tutt’ora, due fratelli che potevano benissimo farmi da padri e da accompagnatori, molte volte se ci si trovava a casa da soli, io li istigavo a fare la lotta con me, sono molto tremenda quando mi metto sono peggio di una zanzara, li stuzzicavo a dovere e poi si finiva tutti e tre sul pavimento del salotto e in questi momenti scappava sempre qualche toccatina fugace o da parte mia o da parte loro, cose innocenti, ma a volte sentivo le loro patte dei pantaloni molto duri e,gonfi. Un pomeriggio di due anni fa, era estate, stavo per entrare in bagno perché mi occorreva fare la pipì, trovandolo aperto, entrai e sentii la doccia in funzione, chiesi chi era e mi rispose Alvise, io gli dissi che mi scappava , e lui rispose di fare con comodo, quando ebbi finito, lui chiuse la doccia e mi chiese se gli passavo l’asciugamani, io lo presi e glielo porsi quando lui aprì la porta di vetro, vidi che non faceva nulla per nascondere le sue…grazie, cosi potei ammirare la dotazione di mio fratello, lui se ne accorse che lo guardavo e mi chiese cosa ne pensavo, sorridendomi, forse pensava che mi sarei imbarazzata, invece gli dissi che tra tutti quelli che avevo visto quello era veramente bello, lui rimase a bocca aperta senza parole, io gli strizzai l’occhio sorridendo e me ne uscii, però aveva fatto un effetto su di me molto eccitante. Dopo un po’ di tempo mi capitò di veder nudo anche Luca, lui adora le arti marziali, è cintura nera terzo dan di Karate, di solito si chiude in camera per fare i suoi esercizi spirituali di concentrazione, e li fa rimanendo nudo, perché dice che si riesce a trovare la concentrazione assoluta liberando il corpo, quella volta aveva suonato il telefono risposi io e c’era un suo amico che doveva parlargli, io andai verso la sua stanza e bussai, non avendo risposta provai ad aprire la porta, e lo trovai sul letto con le gambe incrociate, ovviamente nudo, in totale concentrazione, lo ammirai, dimenticando perché ero li, era bellissimo, aveva un corpo perfetto, e un cazzo lungo che in quel momento era anche in tiro, lui aprì gli occhi di colpo e mi chiese senza muoversi cosa volevo, io gli dissi che c’era suo amico al telefono, lui rispose di dirgli che l’avrebbe chiamato più tardi, lo lasciai intento ai suoi esercizi, molto turbata dello spettacolo, avevo visto altre volte nudo Alvise, ma era la prima volta che vedevo nudo anche Luca, e lui mi piaceva ancora di più. Cosi i nostri rapporti tra fratelli e sorella continuarono sempre sulla stessa linea instaurata da sempre, tranne per certe cose, che da quei giorni cominciavo anch’io a mettermi in mostra con loro in certi momenti, a volte se eravamo a casa da soli, rimanevo solo in mutandine in giro per la casa, senza tabù, loro non si fecero mai problemi di alcun che e molte volte uscivano dalle loro stanze nudi come mamma gli aveva fatti.Arrivò il giorno del mio 19esimo compleanno, nel pomeriggio avevo festeggiato con le mie amiche, la sera, volli stare con i miei genitori e i miei fratellini, visto che si erano liberati tutti e due dagli impegni militari, andammo tutti insieme a mangiare in un ristorante dove fanno dell’ottimo pesce,per l’occasione indossai un vestito nero lungo con due spacchi ai lati che lasciavano aperte le gambe fino quasi alle cosce, e lasciava nuda la schiena dal collo fino alla curva del mio culetto, e un paio di scarpe nere con tacco a spillo molto alto, sia Alvise che Luca mi fecero complimenti anche un po’ ammalianti che io acettai di buon grado, visto che sapevo di essere molto figa vestita cosi, passamo una serata bellissima, Alvise come al solito tirò fuori il suo repertorio di barzellette, ovviamente incentrate in temi hard, Luca se ne rimaneva un po’ serio, il che gli chiesi se c’era qualcosa che non andava, lui rispose che andava tutto bene, aveva solo un po’ di mal di testa.Finito di cenare, prima del dolce i miei genitori e i miei fratellini mi diedero il regalo, un pacchettino piccolo con una carta dorata, io la aprii, e mi ritrovai con delle chiavi in mano, erano chiavi di un’auto, rimasi senza parole, mio padre mi disse che l’altro regalo era fuori dal ristorante, cosi uscimmo tutti insieme e mi trovai di fronte ad una bellissima Lancia Y color fucsia, urlai dalla gioia, li baciai tutti, ma i miei fratellini li baciai in bocca, facendo stupire perfino i miei genitori, però capirono che non c’era niente di strano vista la mia felicità. La festa continuò, con il dolce i caffè, poi uscimmo tutti dal ristorante, i miei genitori mi dissero che loro tornavano a casa, che se volevamo continuare la festa lo facessimo pure, cosi Alvise disse che voleva vedere le mie doti di pilota, salimmo in macchina, Alvise si mise al mio fianco Luca dietro, partimmo, e andammo in cerca di un localino per passare il resto della fasta, dopo aver girato per un’ora e non aver trovato niente di interessante, Alvise, visto che possiede un miniappartamento poco distante a Cinisello Balsamo, propose di passare la serata li, io contenta gli dissi – Si, dai che cosi mi mostri l’alcova che non vuoi mai farci vedere – Lui rise, e mi rispose – Guarda che quando entrerai nel mio mini, ti troverai nell’inferno dantesco – In quindici minuti arrivammo nel suo appartamento, erano le24,00 passate, e nessuno aveva sonno, quando entrai nell’appartamento di mio fratello, rimasi allibita, entrando dall’ingresso ci si trovava dentro in un salotto dove il rosso risaltava molto, c’era un divano molto ampio con due isole dai lati, dove ci si poteva tranquillamente distendere, il pavimento aveva un tappeto persiano che copriva tutta l’area centrale del salotto, alle pareti quadri bellissimi che raffiguravano donne nude,poco distante un piccolo bar con bottiglie di alcolici, e vicino un mobile con televisore e impianto stereo, era la prima volta che vedevo l’appartamento di mio fratello anche perché era da poco che lo aveva preso in affitto, gli feci i complimenti, gli dissi – Cazzo, mi sa che quando ci porti le tue ragazze solo a vedere la tua dimora vanno in brodo di giuggiole – Lui rise, guardò Luca che intanto si era sistemato sul divano a guardare la tv, e disse – Beh.. diciamo che oltre a me c’è anche lui che ne trae vantaggio della mia alcova come l’ahi chiamata tu prima – Io mi avvicinai a Luca con un sorriso molto malizioso e gli dissi mettendomi le mani nei fianchi – Hai capito il mio fratellino..? Ne approfitta anche lui… ma bravo , e io mi devo arrangiare in auto quando ho voglia di fare un po’ di sesso - Luca mi guardò e si mise a ridere, capita raramente di vederlo cosi allegro, intanto Alvise aveva preparato tre aperitivi alcolici, intanto che ci serviva i bicchieri mi chiese – Allora sentiamo le confessioni della nostra sorellina, a quanti anni hai avuto la prima esperienza, poi vogliamo sapere: quante ne hai avute, se hai mai fatto sesso con una donna, se sei mai stata con due uomini contemporaneamente – Io alle domande mi sentii un po’ imbarazzata, ma oltre a loro anch’io ero un po’ su di giri per via del vino bevuto in ristorante, cosi senza tanti pudori risposi rimanendo in piedi mentre loro si erano stravaccati sul divano – Dunque..cominciamo dalla prima: allora, la prima volta è stata tre anni fa, al mare, avevo conosciuto un ragazzo del posto, aveva 18anni, bello… ma non mi era piaciuto molto, poi ho avuto altre esperienze con amici, ma uno in particolare è stato magnifico, purtroppo questo stronzo ha preferito la mia amica invece di me, la terza domanda che mi hai posto, cioè se ho avuto esperienze lesbiche, beh.. diciamo che l’anno scorso ho conosciuto una ragazza bellissima, ad una festa noiosissima di compleanno di una amica nostra, lei è di origine sarda, mora con un fisico molto sexy, dopo un’ora che eravamo li a parlare, di nascosto siamo andate via dalla festa, ci siamo recate in un locale qui a Milano, un club di sua conoscenza, il tipico locale dove la musica è tranquilla, luci soffuse, divanetti accoglienti, cosi passammo due orette insieme, parlando del più e del meno, saltò fuori che lei era lesbica, e che le piacevo, io non rimasi stupita più di tanto, e man mano che parlavamo di lei e dei suoi gusti cominciavo ad eccitarmi, quel tanto che lei mi ha preso e mi ha dato un bacio in bocca, abbiamo limonato per un po’, alla fine siamo andate da lei e siamo finite a letto insieme, poi potete immaginare….. tutto la, vi basta? – Loro se ne stavano seduti comodi sul divano, ma avevano gli occhi sgranati su di me, non so perché ma cominciai ad eccitarmi guardandoli, Alvise mi chiese – Scusa… ma non ti sei dimenticata dell’ultima domanda? – Io pensai un po’ con fare da ingenua, ma sapevo cosa intendeva, poi come mi fossi ricordata una cosa importante dissi – Cavolo…. Mi ero scordata del discorso di sesso a tre, ehmm…. No non lo ho mai fatto con due uomini, però adesso che ci penso, non mi dispiacerebbe mica sapete?- Mi resi conto troppo tardi di quello che avevo detto, ma ero tremendamente eccitata, e notai il bozzo che avevano nei pantaloni proprio sui genitali, i miei fratellini, ormai il dado era tratto, come disse Giulio Cesare davanti al Reno, mi feci forza e presi l’iniziativa, divaricai un po’ una gamba in modo che uscisse dal spacco della gonna, mostrandola nuda e liscia fin quasi alla coscia, tenendo una mano sul fianco, bevetti tutto d’un fiato l’alcolico che mi aveva servito Alvise, loro cominciarono ad agitarsi sul divano, Luca mi disse – Se non l’ai mai fatto con due maschi… che ne dicci di rimediare? – Io sorrisi in modo molto intrigante e gli chiesi – Conoscete due maschiaci per caso che mi sappiano trattare a dovere? – Luca rispose – Beh… sai.. io e tuo fratello a volte portiamo qui qualche signora che conosciamo per farla divertire con due uomini, se vuoi possiamo farti provare questa bellissima esperienza – Io mi avvicinai a loro, alzai un piede e con la punta della scarpa premetti sulla patta di Luca dicendo – Chissà perché ho l’impressione che vogliate farmi la festa – Alvise non perse tempo, si alzò e venne di fianco a me, mi mise una mano sul culo e disse – Sorellina, sorellina…è da un pezzo che volevo farti la festa, e mi sa che stasera dovrai accontentare sia me che Luca – Io lo guardai con fare da troia esperta e gli dissi – Guarda che ti sbagli caro mio, siete voi che dovete accontentarmi…voglio proprio vedere cosa sapete fare – Luca si alzò portandosi davanti a me, mi prese la testa e mi baciò in bocca, cacciandomi la lingua dentro, io lo imitai piacevolmente mentre Alvise mi alzò la gonna fino alle chiappe, vide che portavo un tanga bianco, molto trasparente, si accucciò e cominciò a baciarmi il culetto, aprendo il tanga da dietro e infilando due dita sulla fighetta, io per agevolare l’operazione di mio fratello aprii di più le gambe, cosi lui potè ammirare la mia vulva bella rasata, si, perché adoro avere la fighetta senza peli, oltre tutto ho una prugnetta incredibile, due labbra vaginali molto grosse che a vederle chiuse ricorda molto una mela tagliata a metà, Alvise strofinò delicatamente le dita sulla mia fighetta ormai grondante di umori, mentre Luca continuava a baciarmi e palparmi le tettine. Dopo un po’ Alvise decise di mettersi comodamente nudo, quando si tolse gli slip uscì una sberla di cazzo incredibile, 25cm penso con una cappella grossa come un pugno, era bello e venoso senza un pelo, io ormai ero eccitatissima, i miei fratellini sapevano il fatto suo, Luca mi slacciò il vestito da dietro il collo, denudandomi cosi le tettine, amirò i miei capezzoli aguzzi, mi palpò delicatamente il seno e poi prese in bocca un capezzolo e cominciò a ciucciare amorevolmente, io ero in estasi totale, ero alla loro mercè, mi lasciai trasportare dal loro desiderio di sesso che avevano nei miei confronti, il tutto succedeva con il sotto fondo musicale di “ Us and them” dei PinK Floyd. Sembrava irreale ma era tutto vero, stavo facendo l’amore con i miei fratelli, mi ritrovai nuda in mezzo ai loro corpi anch’essi nudi, intanto che loro esploravano il corpo della loro sorellina, io mi dilettai a giocare con le mani con quei cazzi che da li a poco mi avrebbero posseduto, Luca si abbassò con la testa fino al mio pube nudo, e cominciò a leccare con molta passione, mentre Alvise si prese cura del mio bucchetto posteriore, ero in paradiso, io li accarezzavo sulle loro teste, mi sembrava di essere una mamma che accarezza amorevolmente i suoi bambini.Poi mi distesero sul tappeto, Luca cominciò a leccarmi partendo dalle mie gambe, mentre Alvise prese a leccarmi partendo dal mio stomaco, salivano lentamente tutti e due, insalivandomi tutta, io ero in estasi, era la prima volta che facevo sesso con due uomini contemporaneamente, e per di più loro erano mie fratelli, quando Luca arrivò con la lingua sulla mia fighetta, ormai grondante di umori, con due dita mi aprì le labbra vaginali, io per facilitargli la cosa aprìì oscenamente le gambe piegando anche le ginocchia, cosi lui oltre a leccarmi la passera in fiamme, ogni tanto passava la lingua anche sul mio bucchetto, Alvise intanto mi succhiava i capezzoli, poi mettendosi sopra di me, mi presentò il suo cazzo mostruoso proprio sopra la mia bocca, io lo presi con le mani sentendo la consistenza di quel pezzo di carne, e lentamente cominciai a masturbarlo, mentre lui accucciato mi strizzava le tettine, era un cazzo bellissimo e non esitai a mettermelo in bocca, cominciai a ciucciargli la cappella, aveva il gusto salato del sesso, leccavo ogni tanto con la punta della lingua, passando lungo l’asta in tiro, fino alle palle, grosse e piene di buon nettare, intanto Luca mi lavorava, con piacere mio ma anche suo, i miei buchi, infilando dalle due alle quattro dita sia in figa che nel culo, era veramente bravo a preparare una donna alla penetrazione, io gemevo e ansimavo selvaggiamente, fin che non ressi più e venni con un orgasmo forte, urlando di piacere, loro mi fecero le feste, ridendo, dissero – Hurrà!…La nostra sorellina è venuta… adesso preparati perché questo è soltanto il primo di una seri lunga- Luca si mise in posizione davanti alla mia fighetta sbrodolante, con il suo arnese in tiro, era un po’ meno dotato di Alvise, me era sempre un signor cazzo, mi entrò con estrema facilità, visto la lubrificazione naturale che avevo, fino alle palle, si fermò un secondo, giusto per farmelo sentire bene, e poi partì andando avanti e indietro, dapprima lentamente, poi sempre più veloce, con un ritmo a volte incredibile, mentre io ingoiavo fino alle palle il cazzo dell’altro mio fratellino, eravamo un bel trio, due fratelli e la sorellina, mi piaceva la trasgressione, avrei voluto urlare al mondo il mio amore per loro. Era passata un’ora, che mi scopavano a turno, Luca ebbe l’onore di aprire la strada nel mio ano, lo fecce con molta bravura, senza procurarmi alcun dolore, con due sole pompate mi fecce raggiungere il secondo e più violento orgasmo, si scambiavano i ruoli i fratellini, segno di una complicità che durava da tempo, non dovevano nemmeno scambiarsi una parola, mi chiamavano e inculavano in varie posizioni, pecorina, di lato con gamba solevata, alla missionaria, alla sforbiciata, avevano un repertorio da far invidia ad un porno star, oltre tutto non calavano mai di intensità i loro cazzi superbi, insomma, sapevano scopare alla grande e dopo tutte le donne che si erano fatte, ora si scopavano la sorella.Dicevo chedopo un’ora circa che scopavamo e io ciucciavo i loro cazzi alternativamente, mi proposero la doppia penetrazione, io non l’avevo mai eseguita, ma non mi tirai indietro, anzi ne fui lieta di provarla, mi posizionai sopra ad Alvise, che in un baleno mi infilò il suo cazzone in figa, Luca mi venne da dietro e puntò subito sul mio ano, Alvise si fermò per agevolare l’operazione al fratello,che coppia, e quando anche Luca mi fu dentro, io mi sentìì piena, chiusi gli occhi, gemevo ad alta voce, non volevo che finisse più quel paradiso, cominciarono ad andare dentro e fuori alternativamente, sembravano che avessero un sincronizzatore, mai sbagliarono un colpo, io godevo ormai come una vacca, bocca spalancata, e occhi chiusi, non capivo più niente, era una cosa bellissima, oltre a scoparmi i buchi tutti e due insieme, mi accarezzavano e palpavano, mi sembrava di stare a fare l’amore con un uomo unico, con due cazzi e quattro mani. Luca tirò fuori il suo cazzo dal mio culo, io brontolai per il dispiacere, ma lui mi assicurò che adesso avrei goduto ancora di più, infatti, puntò la cappella sulla mia fica, che già c’era quel cazzone di Alvise, io non ci credevo, sapevo che c’erano donne che si prendevano in figa due cazzi contemporaneamente, ma mai avrei creduto che potevo anch’io fare una cosa del genere, con un po’ di fatica e di aiuto da parte di Alvise, Luca entrò tutto fino alle palle, io mi sentii aprire come una mela, rimasi senza fiato per un dieci secondi, e quando loro cominciarono a scoparmi tutti e due in figa venni con l’orgasmo più violento e devastante della mia vita, fu un orgasmo lungo, non finivo mai di gridare dalla goduria, loro accelerarono il ritmo, e neanche fossero in simbiosi, mi scaricarono la loro sborra, dentro la vagina, fortuna che prendo la pillola, era un torrente in piena, sentii i loro getti inondarmi l’utero, continuando il loro dentro fuori, lo sperma mi uscì lordandomi l’interno cosce, io me li tolsi e mi distesi a gambe aperte sul tappeto con la pancia in aria, loro si precipitarono su di me con le bocche e la lingua sulla mia figa che ormai sbrodolava tutta, mi leccarono e pulirono la fighetta dal loro sperma, e a turno me lo portarono con le loro bocche sulla mia, io la spalancai per accogliere quel sperma che mi facevano colare con la saliva, non avevo mai fatto una porcata del genere, ma in quel momento mi sembrava la cosa più normale del mondo, beveti tutto quello che mi offrirono, gustando piacevolmente la loro sborra. Dopo ci accasciammo tutti e tre aggrovigliati, io ero in mezzo ai loro corpi caldie sudati, loro mi accarezzarono con dolcezza, restammo li per un’oretta, poi Alvise disse che sul letto si stava più comodi, era uin letto matrimoniale molto ampio, ci distendemmo la con me in mezzo ai miei fratelli, li baciai a turno, limonado e toccando i loro trofei, dopo, esausti ci addormentammo, dormimmo fino alle 9,00 del mattino, quando un cellulare suonò, Alvise di scatto lo prese e rispose, era la mamma, che preoccupata chiedeva dove fossimo, lui la tranquillizzò, gli disse che avevamo dormito tutti e tre li da lui, perché avevamo fatto tardi, lei gli ricordò che per mezzogiorno era pronto il pranzo, lui gli disse che saremmo venuti con…una gran fame. Che ci crediate o no, ma quando Alvise spense il cellulare, e rientrò nel letto con noi, io cominciai a cercare i loro cazzi, che subito si resero disponibili, e dopo una bella lavorata di bocca e mani, chiesi a loro – Se non vi dispiace, vorrei provare ancora la doppia come come questa notte, però questa volta le palle me le svuotate in bocca…vi va?- dalle 9,00, fino alle 11,00 non abbiamo fatto altro che scopare, alla fine, come da me richiesto, mi sazziarono con la loro sborra, che a pranzo arrivai senza un briciolo di fame, cosi da quel giorno, con uno o con tutti e tre i miei fratellini, almeno tre volte alla settimana, pratico l’incesto, una sera, portarono perfino un loro amico e sua moglie, mettendomi al centro dell’attenzione di loro quattro, seppi farli godere tutti compresa la tipa.
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20 anni fa
admin, 75
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Le Dimensioni Segrete
E' strana questa sensazione: come d'un soffio improvviso di qualcosa che non
è aria, e che non conosco. Non so da dove provenga, e non so dove potrebbe
portarmi, ma quando ho posato lo sguardo su questo quaderno ho subito
provato il bisogno di riempirlo in qualche modo. Credo, prima d'ogni altra
cosa, che si sia trattato del candore delle pagine: abituati come siamo a
dover seguire necessariamente sottili righe già tracciate, per esser
traghettati da un margine all'altro del foglio, spesso ci coglie
impreparati
ed infantili una semplice distesa di bianco.
12 Giugno
Ho deciso: scriverò un diario. E' il modo più banale di tenere in mano una
penna, forse, ma l'unico che in questo momento possa garantirmi l'intimità
necessaria a posare nell'inchiostro i miei pensieri: non so scrivere
d'altro
che di me stesso, e del resto non ho mai scritto niente di letterario in
vita mia. Del resto, il diario mi concede di non dover inventare niente, e
quindi mi solleva dal pesante onere d'essere scrittore o scribaccino; è
diritto di tutti raccontare ad un quaderno la propria vita, e permette di
ascoltare i suoni deliziosi del pennino che gratta la carta e della pagina
che fruscia e subito si riposa nel voltarsi, tutto senza doversi assumere
la
responsabilità di narrare, con quel che comporterebbe.
Rileggo le righe di ieri; di quando, all'improvviso, ho tirato fuori dal
taschino la mia penna stilografica ed ho cominciato a tracciare le prime
parole, dopo aver disteso per bene la prima pagina, immacolata, di questo
quaderno che ho trovato casualmente per casa, cercando tutt'altro (o forse
no?) e che, dopo aver ammiccato più e più volte dal fondo dello scatolone
dov'era posato, s'è deciso a saltarmi in mano.
Il traslco che ha portato me e la mia compagna in questa città nuova e
sconosciuta ha provocato un fisiologico rimescolamento di oggetti: da
esso,
come sempre accade quando ci si trova improvvisamente di fronte a qualche
cosa che non si mostrava da tempo, è scaturito un familiare odore di
ricordi. Vecchi libri letti anni fa, una orrenda lampada da tavolo che mia
madre ci aveva regalato per un anniversario e che aveva generato battute
cattive e qualche litigio amatoriale; è incredibile la nostra capacità di
seppellire e selezionare gli istanti della nostra esistenza, e porre
alcune
cose in bella vista, ed altre giù in cantina, stipate da qualche parte a
maturare dimenticanza.
Il quaderno, questo quaderno, non mi pareva d'averlo mai visto prima:
forse
l'ha comprato Anna tempo fa: ho provato a chiederglielo, ma lei era troppo
indaffarata a lavare tutte le stoviglie vomitate dall'ennesimo scatolone
sigillato a scotch, uno dei cinque con su scritto a grossi caratteri
pennarello: 'PIATTI E ROBA CUCINA'.
Del resto, sono praticamente certo che questo quaderno sia capitato per
caso, come un gattino raccolto sotto la pioggia. Non so perché, ma sono
contento.
13 Giugno
Questa mattina ho avuto una mezza discussione con Anna. Mi ha rimproverato
perchè, con tutto il lavoro di ordinamento e pulizia che dobbiamo svolgere
questo fine settimana, io non trovo niente di meglio da fare che perder
tempo a scibacchiare. Ma non è solo questo: sono troppo affascinato
dall'informe cumulo di oggetti casuali che saltano fuori dalle scatole di
cartone.
Lungo il corridoio sono ammassati pezzi di mobiletti da rimontare in
camera
da letto, fogli di ogni genere, due chitarre (le mie), un televisore
(quello
piccolo, che dovrò sistemare in cucina), svariati utensili per piccoli
lavoretti (forbici da elettricista, cacciavite, chiodi e martello...), gli
imballi contenenti il mio computer e tutte le periferiche ad esso
associate.
Non c'è senso nel caos che osservo, o forse il caos è semplicemente un
ordine del quale non riusciamo ad afferrare la logica.
Insomma: so benissimo che la settimana prossima sia io che la mia
compagna
dovremo iniziare a lavorare a tempo pieno, e che quindi è assolutamente
necessario riuscire a sistemare almeno il grosso di tutto quanto si
riversa
ora disordinatamente sul pavimento; tuttavia c'è qualcosa che mi eccita
vagamente, una miscela cangiante di colori, suoni ed umori che a volte mi
pare ribollire, fremere nel tentativo di generare qualcosa di geniale.
Così,
falsamente pigro, tendo inconsapevolmente a rallentare ogni operazione di
ordinamento. Anna, anche se non in profondità, ha capito il mio
atteggiamento: per questo è sbottata e mi ha ripreso. Ha ragione, lo so, e
proprio per questo suo semplice reclamo è sfociato in una piccola
questione. Poi, come quasi sempre accade tra noi, abbiamo risolto a letto
ogni diverbio: io l'ho amata e lei ha amato me. Siamo venuti assieme e i
nostri corpi si sono staccati l'uno dall'altro con un suono bagnato. Ci
siamo distesi nudi ed ancora ansimanti sulle lenzuola fresche, lei ha
borbottato una qualche formula di apprezzamento scivolando nel sonno. Lo
fa
solo quando riesco a procurarle un orgasmo di particolare intensità, e
questo accade quando io sono particolarmente eccitato. Mi sono girato su
un
fianco, abbracciando il cuscino nel tentativo di trarne ogni algidità,
tanto
si fa prepotentemente calda questa estate appena cominciata. Ho ripensato,
negli istanti che precedono il torpore e che annunciano il sonno profondo,
al caos che ancora ci circonda: anche il nostro letto è circondato dalla
confusione, simile ad un'oasi rosa in mezzo a montagne di indumenti,
scatole, scarpe e quant'altro dovrà trovare il suo spazio all'interno del
nostro nuovo armadio; ma che ancora attende, posato a terra o alla meglio
su
qualche sedia, la fatica di chi dovrà plasmare il caos, domarlo, per
trarne
un ordine compresibile: è come dar forma al pensiero, mi dico chiudendo
gli
occhi. E nel varcare il confine che separa la veglia dal sonno mi accorgo
languidamente d'una erezione inattesa.
16 Giugno
Mi sono rimboccato le maniche ed ho prestato le mie braccia alla causa
d'ordine: per tre giorni ho cercato di aiutare Anna sistemando i libri
nella
libreria, dopo averli spolverati uno ad uno, attaccando tutti i lampadari
al
soffitto, mettendo in ordine le videocassette in salotto, montanto tutti
quei piccoli mobili non necessari che i traslocatori hanno semplicemente
trasportato in casa a pezzi.
Il risultato di tanta fatica emerge, almeno un po', dal mucchio di
cianfrusaglie che sopravvive negli angoli e che attende il suo turno ora
dopo ora. Il grosso è fatto, e sono molto stanco. Mi sono sentito
parecchio
spossato per tre sere di fila, e per tre sere di fila io e Anna non
abbiamo
fatto l'amore.
Anche oggi, per quasi tutto il giorno, mi sono dedicato alla cura della
nostra nuova casa: è stata la volta di televisione, computer ed impianto
stereo.
Adesso che finalmente è sera scrivo al tavolo della cucina, mentre Anna
prepara qualcosa di veloce per cena e la TV trasmette il telegiornale
delle
venti. Annusando l'aria colgo finalmente odori di solito: di una cena
leggera, di biancheria da stirare, di spazzatura da buttare. Tutti i
profumi
di quotidianità che un trasloco soffia via per qualche giorno.
Ecco: è pronto. Anna mi chiede di apparecchiare il tavolo: non so se
abbia
o meno prestato attenzione a questa mia nuova occupazione. Tuttavia la
conosco abbastanza bene da sapere quanto lei conosce bene me, e quindi
trovo
quasi scontata l'idea che stia morendo dalla curiosità di dare un'occhiata
al mio diario. E' il momento buono per chiuderlo, per oggi.
17 Giugno
Stamane s'è svolta la prima giornata di lavoro nel mio nuovo impiego. E'
anche per questo lavoro che ci siamo trasferiti: era la svolta economica
che
cercavamo entrambi, io ed Anna, e non abbiamo esitato un attimo di fronte
alla possibilità di lasciare finalmente i paeselli e i prati in cui siamo
cresciuti per trasferirci in città. Una casa tutta nostra (senza contratti
di locazione, non so se mi spiego) che pagheremo un mese per volta. Un
ambiente ampio, vitale, in cui costruire progetti. Volti anonimi al
semaforo
o alla fermata dell'autobus, nessuno che possa sapere chi siamo o cosa
facciamo tra le mura del nostro nido; e chissà quali e quante esperienze
nuove ad attendere là fuori.
Sì, siamo felici assieme: a questo pensavo attorno alle otto del mattino,
mentre camminavo in direzione del mio nuovo ufficio. Mi sono lasciato
dietro
qualche anno di gavetta, un paio di contratti-fregatura utili solo per
riempire curriculum, e tanta voglia di movimento. Ora sono un database
administrator: finalmente svolgerò mansioni all'altezza dei miei studi e
della mia preparazione tecnica, per conto di una importante società
informatica. Nessuna pagina html da preparare, nessuna stupidaggine in
Visual Basic da progettare, nessun database Access con cui avere a che
fare.
Qui si fanno le cose sul serio, e me ne sono reso conto quando l'applet
dell'orologio in basso a destra sul mio monitor segnava appena le undici
del
mattino. Mi era stato detto semplicemente di sedermi lì e di ambientarmi
un
po', dando un'occhiata a una serie di lavori già pubblicati, tanto per
rendermi conto di cosa avrei dovuto fare. La macchina che mi hanno messo
sotto le mani è un comune PC desktop, ma ho avuto modo di valutare
positivamente la strutturazione accurata della rete interna: è evidente
che
c'è qualcuno ben pagato ad amministrare il tutto, e che non si tratta di
un
lavoro svolto dal solito 'ragazzo jolly' che fa un po' di tutto e un po'
di
niente.
Attorno alle undici, dicevo, mi si è presentato quello che da oggi in poi
dovrò imparare a conoscere come il mio capo: un uomo sulla quarantina, in
camicia e jeans; il genere di persona che si prende sul serio fino ad un
certo punto, e che per una mia qualche deviazione erotica sono solito
immaginare a masturbarsi di fronte ad un sito porno, la notte, quando
moglie
e figli dormono un sonno tranquillo e ristoratore.
Il mio capo ha detto di chiamarsi Roberto: mi ha stretto la mano ed
abbiamo
chiacchierato per un po' di questo e quello, prima di scendere in dettagli
lavorativi. Mi sono domandato un paio di volte, durante la nostra
amichevole
conversazione, se si trattasse di una tecnica acquisita o di spontanea
socievolezza nei riguardi dell'ultimo arrivato. Non ho saputo darmi
risposta.
18 Giugno
Ieri sera, appena chiuso questo mio scrigno di lettere, ho seguito Anna in
camera da letto. Erano più o meno le undici, e mi aspettavo che lei
volesse
coinvolgermi in qualche esperienza sessuale: così, sono rimasto piuttosto
interdetto e deluso non appena ho realizzato in cosa consistesse
effettivamente il suo richiamo: desiderava mostrarmi con quanta cura
avesse
suddiviso tutti i vestiti e la biancheria tra armadio e cassettiera.
"Nei primi tre cassetti," ha spiegato subito, "ci sono le tue mutande, i
tuoi calzini, le magliette e i pantaloni corti."
Ha aperto uno dopo l'altro i cassetti per mostrarmene il contenuto. Io
non
sono mai stato capace di ordinare le cose, in specie gli indumenti di
qualsiasi tipo. Quando ero ancora adolescente e mi capitava di trascorrere
un paio di settimane al mare, in un appartamento affittato con amici,
buttavo semplicemente le valige per terra e le aprivo, per trarne di volta
in volta ciò di cui abbisognavo, mentre parallelamente venivano issati da
terra cumuli di pantaloni, magliette, biancheria e quant'altro a fine
giornata si presentava accartocciato dal sole, dal sudore di pomiciate
sulla
spiaggia e sporcato a seguito di qualche sbornia serale. Quando i cumuli
raggiungevano un certo volume, si passava alla fase di lavaggio. Niente di
più: e per tutto il periodo delle vacanze, l'armadio onnipresente in
quelle
camere affittate a basso costo, rimaneva inviolato.
Anna mi ha mostrato poi i suoi tre cassetti, quelli in cui NON devo
mettere
niente di mio, per evitare confusione. I primi due sono colmi di slip,
calze, calzini e collant. Il terzo, inaspettatamente, contiene una
quantità
di capi che rararmente le ho visto addosso: posso distinguere reti ed
elastici, e più a fondo, seminascosto da una garrettiera bianca, un
corpetto
che le era stato regalato anni fa per scherzo, in occasione del suo
trentesimo compleanno.
Lei si è accorta della mia attenzione rapita ed ha richiuso
maliziosamente
il cassetto. L'ho osservata per un lungo istante ed ho scoperto che era
rilassata, contenta di intraprendere una nuova via accanto a me, e
disposta
a soddisfare ogni mio capriccio. Il suo sguardo m'è parso ammiccante, e mi
sono chiesto per un paio di volte se lei sapesse già che il mio cazzo
stava
iniziando a tendersi. Questa donna che ho amato ed amo possiede
l'eccitante
ed implicitamente sgradito dono di vedermi attraverso, come se i miei
vestiti e la mia pelle fossero carta oleata dalla quale trasudano le forme
danzanti dell'eros.
Io, testardo, le ho detto allora:
"Lo sai che il termine 'mutanda' deriva dal latino? Vuol dire 'che
cambia'
o qualcosa del genere. Per l'appunto, le mutande vanno cambiate".
Lei ha solo sorriso, m'è venuta vicino e mi ha baciato. Non c'è stato
bisogno di dire niente, né per me né per lei, e ci siamo trovati a fare
l'amore, prima di dormire, com'è sempre piaciuto ad entrambi.
19 Giugno
Oggi mi è successa una cosa davvero strana. Niente che mi sconvolga più di
tanto, ma certamente qualcosa che merita d'essere scritta qui.
Per farla breve: mi sono masturbato.
Niente di speciale, come avevo annunciato, ma ciò che mi ha dato da
pensare
per tutto il giorno, dal momento in cui ho osservato il mio seme
galleggiare
nel pozzetta del water in attesa dello sciacquone, è stata la modalità
dell'atto.
Mi trovavo più o meno immerso nel pomeriggio, in un qualche momento di
stasi tra le quindici e le sedici, durante il quale avrei dovuto
cominciare
a stendere un progetto di rinnovo al sistema di gestione del database di
un
grosso portale internet. E' questo il compito che mi è stato dato, anche
se
il tempo a mia disposizione è fortunatamente di molto superiore a quello
che
mi è realmente necessario a svolgere il lavoro. Così posso alternare
momenti
di concentrazione, in cui produco un sacco di codice e di documentazione,
ad
istanti di ricerca e riordino delle idee. Proprio durante una di queste
pause, girovagando svogliatamente per il web, sono incappato in uno di
quei
siti pornografici che in genere linkano risorse gratuite da una parte e
cercano di sparare costosissimi dialer dall'altra. Ma qui, come ho già
detto, la rete interna è ben progettata ed i controlli restrittivi per
l'esecuzione degli odiosi programmini sono attivi ed impassibili: non mi
resta che girovagare per centinaia di fotografie e filmati hard senza
nessuna preoccupazione. Il mio collega più vicino sta lavorando a sette
metri da me, nell'angolo lontano, e del mio monitor a 21' non può leggere
che l'anonima etichetta posta sul retro. In genere non ho mai fruito
abitualmente di materiale pornografico, e lì per lì ho voglia di chiudere
tutto e tornare a lavoro; inoltre inizia a ronzarmi in testa l'idea che il
router potrebbe loggare tutto.
Mi sono domandato per un istante il da farsi, e di nuovo m'è tornato in
mente questo mio diario e tutta la confusione da cui esso è sorto; gli
oggetti ed i colori buttati in giro, il fruscio delle pagine nel silenzio.
I miei trascorsi da amministratore di reti comprendono una certa
esperienza
in ambito underground: non ci ho messo molto a svolgere un controllo
sommario che mi ha convinto del fatto che nessun log dei siti visitati
viene
salvato.
Mi sono lasciato andare per un po', incuriosito più che altro dalla
novità
delle mie pulsioni che da una qualche loro intrinseca carica erotica, e ho
navigato per una mezz'ora, salvando su una cartella criptata del disco
fisso
del mio computer quantità ingenti di fotografie, racconti e filmati vari.
Situazioni banali, situazioni al limite dell'assurdo: uomini e donne,
donne
e uomini, donne e donne, uomini e uomini: un vortice di rosa e rosso e
nero,
un viaggio istantaneo tra quelle sfumature che possono descrivere un
glande,
una vagina, un capezzolo, una lingua.
Si erano fatte più o meno le sedici quando mi sono reso conto di avere di
fronte due sole possibilità per poter arrivare salubremente al termine
della
giornata: continuare ad oltranza a scaricare e visionare materiale
pornografico, o trovare una qualche valvola di sfogo all'impressionante
eccitazione che gonfiava il mio sesso.
Così, senza pensarci su, ho chiuso tutti i browser aperti sul mio desktop
e
mi sono incamminato verso il bagno: uscito dall'ufficio, ho percorso il
corridoio nella speranza di non incontrare nessuno (non sapevo quanto
della
mia erezione fosse visibile ad un'occhio meno che attento) ed ho raggiunto
la toilette. Mi sono chiuso dentro al primo dei tre gabinetti e mi sono
preso saldamente il cazzo nella mano destra, riuscendo ad eiaculare in
meno
di due minuti una quantità di sperma che non mi ero assolutamente atteso.
Poi, godendo per un attimo di un lieve indolenzimento localizzato appena
sotto allo sfintere, ho iniziato ad osservarmi i palmi delle mani e a
riflettere.
27 Giugno
E' molto che non scrivo, ma per tutti questi giorni non ho fatto altro che
rimandare il momento in cui mi sarei potuto sedere qui, al solito tavolo
della cucina, per continuare la narrazione di questo diario.
Ormai ne sono consapevole: qualcosa sta cambiando in me, e non so ancora
se
in bene o in peggio. Ancora una volta sarò breve, a costo di risultare fin
troppo diretto e venatamente volgare (ma nei confronti di chi, poi?): una
smania irresistibile mi coglie di tanto in tanto, nel pensiero che potrei
in
ogni istante prendere in mano la mia penna e schizzare d'inchiostro le
pagine.
Come sto facendo in questo momento, ora che l'orologio segna quasi la
mezzanotte. Anna è a letto, forse dorme. Non mi importa.
Oggi mi sono masturbato sei volte: la prima questa mattina, seduto sulla
tazza del cesso, sfogliando distrattamente una delle riviste hard che ho
preso a stipare nel cassetto del mio comodino, sotto alle scatolette di
analgesici e preservativi. Anna non lo sa, credo, ma anche se lo scoprisse
non sarebbe un grosso problema: penso che mi chiederebbe spiegazioni, ed
io
saprei fornirgliene di eccellenti.
Purtroppo, non so se posso ingannare con altrettanta leggerezza me
stesso:
perché se si trattasse soltanto di farsi delle seghe, eviterei
semplicemente
di farmele. Ma qui c'è qualcosa che non quadra, o per lo meno che quadra
in
un modo che non riesco a capire; e la cosa sta iniziando a darmi noia.
Sei volte, dicevo: e dopo la prima, la più difficile, è accaduto per ben
tre volte in ufficio (sto iniziando a preoccuparmi del fatto che i
colleghi
possano ritenermi incontinente), e due qui a casa; la prima non appena
arrivato, sotto la doccia che questo incipit afoso d'estate rende
indispensabile dopo una giornata di calura e aria condizionata. E la
seconda
pochi minuti fa, davanti alla televisione.
Anna, come ho già spiegato, è già a letto: il suo nuovo lavoro è
piuttosto
impegnativo (fa la disegnatrice di abiti) e lascia poco spazio alle veglie
notturne; il restare alzati contro le regole del buon riposo (o sono
quelle
della buona produzione?) a godersi il buio che filtra dalle tapparelle
quasi
completamente serrate. Il sudore sulla mia pelle attira le zanzare, e
riesco
a cogliere il ronzio acuto e quasi impercettibile che di tanto in tanto mi
si fa prossimo e minaccioso. Allora levo il capo dalle pagine ed
interrompo
la scrittura: ecco.
Mi sono guardato attorno per molti istanti, ho volto lo sguardo di qua e
di
là, ma niente: la zanzara non si vede. So che non appena sarò nuovamente
assorto nella scrittura il suo 'zzz' tornerà alla carica, proprio nel bel
mentre di un pensiero esaustivo, proprio adesso.
Ecco.
Ora basta: decido di non distrarmi più. Ho caldo, e preferisco accettare
l'idea di essere punto per irrigare le uova di uno schifoso insetto che
dover trasalire ad ogni segnale d'allarme. Al diavolo tutto: ecco quel che
ho fatto meno di mezz'ora fa.
Ero comodamente stravaccato sul divano del salotto, stanco in ogni
direzione e in attesa del momento buono per spegnere la televisione e
raggiungere la mia amata sul piano astrale dell'incoscenza. Una birra
fresca
in una mano, il solito spinello di fine giornata nell'altra, a saltellare
tra un canale e l'altro attraverso il monotono panorama del palinsesto
estivo. Tutti quei cicli di film per appassionati che tappano i buchi più
profondi della TV durante la bella stagione partiranno solo all'inizio di
Luglio, e per ora si vivono due settimane di semi incoscienza: programmi
in
replica, telefilm della peggior specie, documentari inutili e vecchi di
decenni.
Molta, molta noia: terminato lo spinello ero quasi certo di essere pronto
per il sonno. Solo che, un istante appena prima di levarmi dal divano, ho
dato un'ultima ditata al telecomando: passando velocemente dal sei
all'otto
ho sostato per almeno un secondo e mezzo su una rete privata, che
naturalmente stava trasmettendo una qualche pubblicità di linee
telefoniche
erotiche a valore aggiunto.
L'immagine di un seno prosperoso, talmente florido da apparire costretto
a
fuoriuscire dall'esile corpetto che lo costringeva (un corpetto in tutto e
per tutto simile a quello che ero riuscito ad intravedere nel cassetto di
Anna) mi era entrata dentro al punto che, approdato su una più
tranquillizzante vendita di automobili usate, non osavo tornare indietro,
per il terrore di non trovare più quella specifica immagine, ma una
inquadratura diversa; una sequenza in cui si fosse vista la donna per
intero, una figura femminile che per quanto peculiarmente eccitante non
avrebbe mai potuto corrispondere alla mia personalissima idea di bellezza:
di lei mi era bastata quella tetta perfetta, quella minuscola mezzaluna di
capezzolo sull'orlo di saltar fuori; e niente più, perché scoprire il
resto
sarebbe stato come scoprire che il miglior racconto che tu possa aver
scritto era già proprietà di qualcun altro da parecchio tempo.
E così, senza quasi rendermene conto, davanti ad un pacioso venditore
d'auto, ho iniziato a toccarmi sotto ai jeans, sotto alle mutande,
massaggiandomi lo scroto e saggiando di tanto in tanto la consistenza
della
mia erezione con il palmo della mano. Poi, sorseggiando nervosamente dalla
lattina di birra che tenevo nell'altra mano, ho preso a pizzicarmi il
prepuzio, per passare quasi subito a masturbarmi in modo vero e proprio,
dapprima con calma, poi calandomi non senza qualche intoppo i pantaloni di
quel tanto che mi era sufficiente.
Ed ecco: mi sono fatto la sesta sega della giornata guardando una
televendita di automobili in televisione. Ed è stato altrettanto bello ed
altrettanto intenso che tutte le altre volte, anche se a raccontare certe
cose non si può che attirare su di sé l'accusa di perversione e banalità.
Inizio a sospettare, forse, che io sia davvero perverso e banale. Non
sarebbe da escludere, ma questa cosa necessita una riflessione,
quantomeno,
e questa semplice evidenza già mi basta; e mi ossigena nella convinzione
che
non ci sia niente di scontato nella masturbazione.
28 Giugno
Non so perché abbia scritto qui sopra la data di oggi. A dire la verità,
sono passati solo pochi minuti da che ho terminato di scrivere del 27
Giugno, cioè di ieri.
Poi mi sono alzato, piuttosto soddisfatto.
Ho terminato la mia birra e mi sono diretto verso il bagno: ho orinato
abbondantemente e ho deciso con sollievo che era venuta l'ora di andare a
nanna.
Sicuro di aver esaurito le mie smanie mi sono spogliato e sono andato a
coricarmi accanto ad Anna: ho spento la luce e sono rimasto per alcuni
istanti solo nel buio, a sentirla respirare accanto a me. Ho ricominciato
a
riflettere su questa ultima settimana in cui non ho scritto una sola riga
del mio diario: ho solo detto che la situazione è andata peggiorando. Ma
so
che questo non significa molto, e che un giorno, rileggendomi, potrei non
capirmi.
E' andata così: tralasciando le date, ed abbandonandosi agli eventi:
La pratica di masturbarmi in ufficio s'è staccata dall'occasione dei siti
pornografici. L'eccitazione si manifesta in modi inusuali ed
obbiettivamente
strampalati: può capitare una frase colta all'improvviso, il tono della
voce
della donna delle pulizie che mi chiede se può svuotare il mio cestino
delle
cartacce, lo sguardo di una liceale sull'autobus prima di arrivare a
lavoro.
Sono tutte piccolezze che mai e poi mai considererei stimolanti, ma ciò
che
le muta in necessità sono tutte le costruzioni della mia mente. Non
fantasticherie, è bene chiarirlo, ma distinte sensazioni che prendono a
serpeggiare sotto, come una linea di basso comincia e si porta dietro
tutta
la canzone.
Anche la musica, difatti, riesce in questo: non è neppure necessario che
ci
sia una parte cantata; anzi, in brevissimo tempo mi sono reso conto di
quanto più potente sia la semplice melodia, di quanto più d'ogni altra
cosa
abbia la forza di farmi scorrere il sangue nelle vene appena più
velocemente, di come sia in grado un ritmo azzeccato o un inserto di
chitarra a catturare la mia attenzione più animale, il mio istinto.
Osservo le persone al bar, in pausa pranzo, e il mio sguardo si fissa sul
culo di uno dei camerieri. E' un ragazzo alto, ben formato, moro. Non
provo
verso di lui la minima attrazione fisica. Ma inizio a pensare che potrebbe
piacere ad Anna, anche se non me lo confesserebbe mai. Questo mi
provocherà
parecchie sortite al bagno, questo pomeriggio.
E poi, dopo tutto, c'è questo quaderno.
Sono ormai in grado di chiuderlo, credo, perchè ho imparato la lezione:
eccomi nuovamente seduto al tavolo della cucina, adesso nudo, nell'atto di
porre termine ad un gioco che potrebbe non piacermi, perché, come ho già
avuto modo di intuire, non so dove potrebbe portarmi.
Ricapitolando: ero nel buio, accanto a lei, insieme ai miei
vagheggiamenti.
E tutte queste immagini hanno preso a danzarmi in testa: le voci, gli
sguardi, le melodie; e sì, anche il bel cameriere che osservavo giorni fa.
Così mi sono levato, preso d'una eccitazione febbrile, e senza pensare ad
altro mi sono tolto le mutande e, postomi in ginocchio sopra al viso
dormente di Anna, ho preso a masturbarmi ferocemente: il pene indolenzito,
costretto e violentato dalla mia stessa brama d'ultima eiaculazione; fino
a
quando, con mia somma soddisfazione, sono venuto debolmente in faccia alla
mia donna, scopandomi il suo sonno e i suoi sogni d'un sol colpo.
Lei ha fatto un verso strano, a metà strada tra l'irato e il divertito,
perché probabilmente non si è quasi resa conto di cosa stava succedendo,
stanca com'era.
Poi mi sono sentito vuoto, incapace di dormire: così mi sono alzato e
sono
tornato qui in cucina. Ho preso una nuova birra dal frigo e l'ho stappata,
ma non riesco quasi più a berne.
So che ora è il momento buono per finire di scrivere su questo quaderno:
non ho mai avuto un diario, e ora so perché. Occorre troppo coraggio anche
solo per compilare la lista della spesa: e l'esperienza di una narrazione,
qualsiasi essa sia, mi porterebbe faccia a faccia con questioni che non ho
intenzione di affrontare; le dimensioni segrete del tempo e dell'anima, i
suoni e gli sguardi che improvvisamente scatenano la mia erezione e mi
costringono a restare calmo.
Ora il tempo è finito, e domani dovrò alzarmi molto presto: sono felice.
5
1
20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa -
In Campana... non siamo soli!!
Stamattina mentre gironzolavo per casa cercando di capire il senso di questa giornata, ho pensato a quanto è drammatica la quotidianità. Sì proprio la quotidianità!
Piatta e normale, scorre via veloce trascinandosi dietro la mia vita…la vita di tutti.
Vuota e insignificante, monotona …..ripetitiva…….uguale a se stessa per mesi, per anni. Tutti la vivono ma nessuno vi presta attenzione. Nessuno vuole raccontarla per come veramente è. Puzza troppo di marcio, è fatta di vita non vissuta, di speranze assassinate sul nascere, di facce senza occhi, senza bocca….senza colore.
Mi viene in mente che anche la storia non racconta questo dramma ma eventi “importanti”, eventi che lasciano un segno indelebile del cammino dell’uomo. Ma di quale uomo…e gli altri uomini, quelli che si sono fatti il culo, quelli che hanno faticato…sofferto, quelli che sono crepati per costruire quegli eventi? Anonimi come un foglio bianco, silenziosi nel trascinare la loro vita, tragica come un encefalogramma piatto.
Cerco e cerco fra i libri qualcuno che racconti finalmente cosa c’è dietro quegli occhi che tutte le mattine incontro sulla metropolitana……nessuno, nessuno che lo voglia sapere, scoprire. Paura di scoprire dietro quegli occhi, i nostri stessi pensieri, la nostra stessa delusione. Paura di capire che non c’è speranza. Paura di scoprire che siamo tutti legati alla stessa catena che non ci permette movimenti veloci, che circoscrive il territorio sul quale ci dobbiamo muovere. Sono quelli gli occhi che vedo tutte le mattine e nei quali mi rifletto come guardandomi allo specchio. Vorrei trovare conforto incontrandoli, ma ognuno nasconde ciò che tutti sappiamo!
Merda….merda….merda….ecco cosa nascondono quegli occhi, e quando dico MERDA dico quotidianità! Qualcosa di poco interessante? Eppure con quella merda è stato costruito il mondo!
Ecco sono arrivato alla stazione della metro, salgo le scale, prendo il giornale ed affretto il passo….sento che sta arrivando, corro, ma siamo in tanti a correre. Inciampo, sgomito, corro….tutti corrono…..la metro è partita, fatica sprecata, energia buttata….impreco, il mio vicino impreca, tutti imprecano, è un coro, una messa cantata in onore di un dio burlone, forse un po’ sadico. Riprendo fiato, riprendiamo fiato……………mi guardo intorno e mio accorgo che tutti si guardano intorno quasi a cercare solidarietà!
Per resistere ci vuole solidarietà, tutti ce ne rendiamo conto……ma è un attimo, tutto ritorna nella normalità. E’ stato solo un momento di debolezza!
aspetto e leggo qualche notizia dal giornaletto che ti danno all’entrata.
Notizie stupende! Preparano la mia giornata con una buona dose di veleno concentrato, hai visto mai che mi fossi alzato con delle buone idee per la testa….è meglio mettere subito in chiaro che qui non siamo in paradiso.
Finalmente arriva questo treno di merda e non è solo un modo di dire, perché veramente, forse perché siamo sotto terra, si sente puzza di merda….ma lasciamo andare.
Entriamo……spingo altrimenti rimango a terra…si lotta corpo a corpo per guadagnare l’entrata e la possibilità di essere traghettati all’inferno. Siamo schiacciati uno contro l’altro, non c’è ragione di tenersi in piedi perché ci sosteniamo reciprocamente e in questo sostenersi c’è un non so che di piacevole ……sembra quasi svanita la fatica che provavo prima di entrare……ci sosteniamo è questa la verità……ci sosteniamo e questo è bello, è bella questa reciprocità, solidarietà….comprensione.
Gli occhi sono ad una distanza ridottissima, puoi guardarci dentro e scoprire qualcosa di più….ma questo non è permesso nessuno si può insinuare negli occhi degli altri ed approfondire quella piacevole sensazione di comprensione. Comunque si sta comodi, c’è finalmente un contatto umano e se hai culo può essere un più che piacevole contatto umano…..non che uno cerchi in quel contatto chissà che cosa, ma il fianco della avvenente signora che preme contro di me e i suoi capelli che accarezzano il mio viso mi creano uno stato di piacevole eccitazione, anche se la situazione di moderata trasgressione fa a cazzotti con la più pesante condizione di merda in cui mi trovo e che farebbe ammosciare il più virile dei cazzi in circolazione…..ma ci pensate! Sto viaggiando a trenta metri sotto terra ….a cento kilometri orari, in una scatola di latta che in qualsiasi momento potrebbe trasformarsi in una di quelle simpatiche confezioni di carne con cui si guarnisce un’insalata!!
Pensiero stupendo che mi ricorda quanto sia pericoloso andare a lavorare.
Ma intanto per fortuna stamattina la pressione esercitata dalla signora di prima, fuga i pensieri molesti e mi proietta in una dimensione di eccitazione surreale.
Tutto il vagone è percorso da una strana elettricità, i corpi si risvegliano per un momento, i pensieri prendono strade non controllate e si abbandonano alle più sfrenate evoluzioni…il cazzo mi si sta facendo duro e mi rendo conto che potrebbe succedere di tutto…..compresa una figura di merda! Mentre passano nella mia testa questi pensieri, la signora gira la testa verso di me e mi guarda ….vorrei essere un indovino e sapere cosa stanno dicendo quegli occhi…. non riesco a capire se esprimono disappunto o compiacimento, in fondo non faccio schifo e anche lei dovrà sicuramente affrontare una giornata di merda……ehi un momento…..si è girata di culo e adesso ho le sue chiappe che premono proprio sul mio uccello. Ma chi se ne frega della brutta figura. Poi fra un po’ dovrò sorbirmi quel rompicazzo del capoufficio e quindi mi godo questo momento di autentica estasi….ormai il cazzo è duro e preme contro quelle chiappe anonime e stupende…..posso sentire l’eccitazione della zoccola dai movimenti impercettibili per tutti ma non per me, in quei movimenti c’è un’intesa sottile, una complicità profonda totale, una comprensione che trascende l’eccitazione per diventare atto di ribellione……stiamo comunicando…..ci stiamo raccontando il nostro comune destino di addetti alla quotidianità e sarebbe stupendo chiudere questa comunicazione sborrandogli in mezzo alle chiappe ma…….ma…….il treno rallenta….si ferma!
Merda….merda…merda….escono in molti e anche lei si avvia all’uscita. La guardo andare via insieme a tutta quella gente ….la guardo cercando i suoi pensieri…la guardo mentre si perde nel magma senza senso di quel gregge..….la guardo aspettando i suoi occhi che finalmente si girano per ricordarmi che c’è speranza….non siamo soli!
La metro riprende il suo viaggio……fra poco scenderò anch’io, risucchiato dal nulla.
3
5
20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa -
Valentina senza limiti
Cari lettori, questo che sto scrivendo è l’introduzione della storia che mi ha raccontato un’amica conosciuta tramite internet, lei mi ha chiesto gentilmente se potevo non scrivere il suo vero nome né i nomi degl’altri protagonisti,forse leggendola qualcuno di voi crederà che sia tutta una balla,che sia una storia erotica come tante altre che ho scritto per Desiderya,beh cosa volete che vi dica,lei mi ha mandato una sua foto allegata al suo racconto,io lo trovato moooolto intrigante e perciò ve lo scrivo,sta a voi crederci o no .
Ciao, mi chiamo Valentina, ho 20anni e vivo con mia madre e due mie sorelle a Vicenza, mio padre si è separato da mia madre quattro anni fa, motivo, non c’era più quella fiamma che teneva unita la coppia, cosi mia madre,dopo anni che sopportava le scappatelle di lui, decise di farla finita, il che andò anche bene, perché fu un divorzio concorde, io e le mie sorelle accettammo con dispiacere la loro soluzione, però sapevamo che era l’unica cosa da fare. Ma torniamo a me, sono al primo anno di università xxxxxxx, sono alta 1,70, sono una che non passa inosservata, porto la quarta abbondante di seno, fianchi larghi, culetto bello grosso ma sodo con delle cosce piene perfette senza un filo di cellulite , sono di carnagione scura,il mio viso è molto espressivo, ho la bocca larga con labbra molto carnose, le guance un po’ pienotte con le fossette quando sorrido, i miei occhi sono grandi con leggeri lineamenti orientali di color verde scuro porto gli occhiali, i miei capelli, color castano scuro, sono ricci e lunghi che arrivano fino alle scapole. Penso che per avere un’ idea di me possa bastare, però c’è anche dell’altro, Valentina nella vita normale di tutti i giorni è la tipica ragazza simpatica,intelligente,gentile, premurosa ecc…., ma posseggo anche un’ altro lato, sono una troia senza limiti, si avete capito bene, a me piace il sesso senza tabù o limiti ( A parte il sado maso) sono andata a letto sia con uomini che con donne, spesso con le mie amiche del cuore si organizza delle orgie fantastiche, dove io posso scatenare tutta la mia porcagine, la prima volta che ho fatto sesso ero minorenne, avevo 16 anni e un mio cugino mi sverginò, poi ebbi altre avventure con altri maschi, sono sempre stata una provocatrice. Adoro gli uomini maturi, dopo che una sera in disco conobbi un tizio che aveva 56anni,mi portò a mangiare la pizza, e poi finimmo in un motel,fui io a proporgli l’idea,avevo all’epoca 19 anni e lui mi scopò con vera maestria per due ore senza tregua, da quella sera con lui instaurai una relazione basata solo sul sesso,lui mi lasciava tutta la mia libertà e quando ci si trovava si finiva per fare dei numeri da kamasutra,pensate che una sera portò anche tre suoi amici, quella volta mi sfiancarono per più di tre ore, non si risparmiarono mi scoparono in tutti i buchi ed io per ripagarli bevetti tutto il loro nettare. Con le donne invece lo fatto a 18 anni,un pomeriggio che ero a casa di una mia amica, iniziammo a toccarci per poi esplorarci a vicenda, finimmo distese in un peccaminoso 69, dove godemmo come porche tutte e due. A volta vado in qualche club privè, e mi capita spesso di incontrare delle coppie che mi propongono di passa re un paio d’ore con loro, io accetto sempre molto volentieri, sentire lui che mi pompa la figa con il cazzone mentre lei me la da in bocca è una esperienza fantastica, insomma sono senza freni inibitori, non ho pregiudizi razziali, sono aperta a quasi tutte le esperienze, mi hanno scopato dentro un autogrill, vista anche da gente, e pure in un bar, li,ho accontentato quattro miei amici più il barista. Ma l’esperienza più sconvolgente è stato l’incesto,voi direte, “con tuo cugino”, ma quello lo chiamate incesto? No, l’incesto vero e proprio lo fatto con mio padre,e vi posso garantire che oltre aver goduto come una maiala, lo pratichiamo ancora adesso, tutto successe un giorno che andai da lui, adesso abita a Padova, vive da solo in campagna, fa il camionista ed ha 54anni, si chiama Giacomo è un bell’uomo muscoloso,alto come me, ha la testa rasata carnagione scura occhi azzurri, porta il pizzetto biondo ed è uno con la mentalità molto giovane,molto intelligente e buono,fin che non gli girano,sebbene è divorziato con mia madre, lui è molto presente con me e le mie sorelle,specialmente con me c’è sempre stata una certa complicità. Ritorniamo a quel fatidico giorno,precisamente l’anno scorso in luglio, ero arrivata li da lui per passare un fine settimana insieme, dovevamo andare al mare assieme, lo trovai intento ad lavorare sul suo camion appena gli fui vicino lo salutai e gli chiesi cosa facesse li che dovevamo andare via, lui mi rispose che si era guastato il bestione,un Scania rosso che lui chiama affettuosamente cosi, e doveva ripararlo per il lunedì successivo,si scusò con me e mi disse che non poteva vanire al mare con me,io pensai che potevamo benissimo restare a casa,anche perché cominciava a cambiare il tempo,gli proposi di stare lo stesso insieme e che sarei rimasta a dormire da lui, lui accettò e mi promise che il giorno dopo sicuramente potevamo andare al mare. Lo lascia intento al suo bestione,mentre io entravo in casa,avevo con me una sacca sportiva con della roba di ricambio, l’appoggiai in camera da letto degli ospiti,e guarda in giro per la casa se c’era da sistemare qualcosa, misi a posto la biancheria pulita di mio padre,lavai piatti che aveva lasciato sul lavello,e passai con la scopa il pavimento in cucina ed in salotto,mi ritrovai alla fine mezza sudata,anche per via del caldo che faceva quel giorno,cosi decisi di farmi una doccia,entri in bagno mi spogliai, aprii i rubinetti della doccia e aspettai che uscisse l’acqua calda. Quando entrai nella doccia, sentii un sollievo di freschezza con l’acqua che mi bagnava tutto il corpo, il che mi eccitava un po’ visto il rilassamento che mi faceva, mentre mi lavavo con il bagno schiuma, mi strofinai la prugnetta bella rasata, li cominciai a provare piacere, ci voleva un cazzo, pensai tra me e me, uno di quelli tosti, ma purtroppo non c’era niente in quel bagno che potesse essermi utile,chiusi i rubinetti,uscii dalla doccia e nuda e gocciolante andai davanti allo specchio sopra il lavandino, cerca qualcosa che potesse fare al caso mio,mi sarebbe bastata un spazzola, ma mio padre essendo calvo non aveva niente del genere,allora optai per le mie dita, mi sedeti sul bidè e comincia una lenta masturbazione, pensai che mio padre era ancora fuori sul camion, perciò mi lavorai lentamente come piace a me,ma proprio sul più bello,si apre la porta del bagno ed mio padre entrò in mutande, quando mi vide restò di stucco,non disse una parola, ero li sul bidè con le gambe spalancate la mano sinistra sulla fighetta e le tette al vento, e lui non parlava, mi guardava allibito,io non fui da meno, mi bloccai in quella posizione e non fui in grado di dire niente. Fu lui a prendere l’iniziativa, mi disse – Scusa….pensavo che avessi finito con la doccia,non sapevo che eri nuda….ma ma….ma cosa stavi ….facendo?- Io non sapevo cosa rispondere, poi pensai ad una bugia – Vedi papà…mi stavo lavando, sai …per noi donne non basta la doccia – fu li che notai un particolare che non poteva passare inosservato,mio padre aveva le mutande che gli esplodevano,pensai fra me che aveva una mazza non indifferente,e poi era bello peloso come piace a me,lui cercò di uscire,ma capii che non voleva,io ero eccitata come una vacca, non capivo più niente,in quel momento lui per me non era mio padre,cosi persi il controllo di me stessa,mi alzai dal bidè e gli andai incontro,lui mi chiese un po’ spaventato cosa volevo fare,io senza rispondere gli calai le mutande, e li saltò fuori la stanga che possedeva mio padre, era enorme, è un bel 28cm, misurati, venoso e pulsante, con una cappella come un pugno, nel vederlo mi venne un sussulto e lo guardai in faccia,lui era ingoiato da morire e mi disse – Cosa stiamo facendo Valentina?Io sono tuo padre…non possiamo – Io guardai il suo cazzone, pensavo anch’io al momento che forse stavo per esagerare, ma non resistetti – Non possiamo? Io penso che si possa se lo vogliamo tutti e due – E li mi inginocchiai portandomi con la bocca all’altezza di quella mazza dura e maestosa, lo presi con una mano, vidi che non riuscivo a chiudere la mano del tutto,troppo era grosso, e poi come se mi avesse ordinato lui lo presi in bocca, mio padre mugolò,sua figlia stava per fargli un pompino, e lui non protestò più anzi mi mise le mani sulla testa, in modo di guidarmi nell’opera di bocca, presi a leccare quella mazza incredibile,leccavo la cappella grossa che sembrava un gelato color ciliegia, lo ciucciavo, lo mordevo era fantastica e mio padre gemeva dal piacere che gli procuravo,lo insalivavo per bene e scorrevo con la bocca lungo tutta l’asta fino alle palle che erano grosse e piene di sperma,me lo lavorai proprio bene quel pompino e lui ne godeva pienamente – Valentina…cosa mi fai, mi fai impazzire, sei meglio di tua madre….siii porcellina – Mi eccitavo come una maiala sentire mio padre che godeva, al punto che mi misi una mano sulla fighetta tutta bagnata e cominciai a strofinarmi il clitoride. Lo spompinai per un buon dieci minuti,poi lui allupato com’era mi prese per le braccia e mi alzò,si inginocchiò lui e mi allargò le gambe, io per completare l’opera gli misi una gamba sulla spalla sinistra, e cosi lui si trovò davanti alla mia micia bella aperta, mi disse mettendomi due dita sulle labbra vaginali – Mmmmh….ma lo sai che hai una figa stupenda tesoro? Non avrei mai immaginato che un giorno avrei potuto godere della fighetta di mia figlia, sei magnifica – Ed iniziò a leccarmi la passera, è un vero leccatore mio padre, mi ripassò le labbra vaginali e mi infilava dentro la sua linguaccia truffaldina,si mise letteralmente a scoparmi con la lingua, dal canto mio lo ricompensavo con una cascata di umori – Siii…aaahh godo papà, sei fantastico….mmmmh come lecchi mio bel maialine, sei fantastico…OOOOH SIII GODOOO..- venni con un orgasmo incredibile, lui mi leccò tutti gli umori che colavano dalla mia figa, poi senza dire niente ,si alzò mi girò contro il stipite della porta e mi mise a 90 gradi, mi massaggiò per bene la figa bella lubrificata e poi le appoggiò la cappella di quella trave che era dotato, quando spinse entrò per metà dentro la mia vagina, io aprii la bocca e gameti, era possente dentro di me, e sebbene ero super lubrificata lo sentivo in tutta la sua grossezza, mio padre spinse di più e mi entrò con tutto il suo cazzone fin che non colpì la parete dell’utero con la cappella, e li ebbi subito un altro devastante orgasmo – AAAAAH COME GODOOOO….OOOOOH SIIIIIIII- lui si fermò un secondo per farmi riprendere fiato ,poi lentamente cominciò a muovere quel pezzo di carne rovente avanti e indietro, io godevo fuori da tutte le maniere, era stupendo mio padre mi scopava e che scopata, lo incitai – Dai porco aumenta l’andatura che se no prendo sonno, dai che la tua Valentina la puoi trattare anche peggio- Il maialone accettò l’invito e cominciò a pomparmi con più forza, io godevo come una vacca, era impressionate sentire quella mazza scavarmi la vagina, mi appoggiai con le mani sulla porta, perché con le spinte che mi dava rischiavo di cadere, e poi comincia ad muovere il bacino, lui si scatenò di brutto e cominciò a scoparmi con molto vigore, ormai entrava e usciva dalla figa enormemente dilatata. Sentii che non mancava tanto che venisse, sicuramente era uno che scopava per ore, ma penso che la prima volta che si faceva sua figlia, non riusciva a resistere a sborrare,io volevo sentire che razza di getto poteva avere mio padre, tanto prendo la pillola perciò se anche mi veniva dentro non c’erano problemi, mi montò come un toro, gemeva godeva mi dava della troia – AAAH TROIA…FIGLIA MIA ….OOH..OOOOOH ….VOREI SBORRARE DENTRO LA TUA FIGA MA NON POSSOOOOO – Io lo tranquillizzai subito perché lo volevo dentro mio papà – NOOO..NON TOGLIERLO PAPA’ TI PREGO….SBORRAMI DENTRO…. NON C’E’ PROBLEMA AMORE MIO …..DAIII VIENII…DAI CHE GODOOOO- Lui non resistete più e sparò la più potente sborrata che avessi mai sentito,sentii il getto caldo che mi entrava con violenza, e li venni per la terza volta, ma questo fu un orgasmo ancora più devastante di prima, non riuscii ne a gridare ne a fare nessun gemito, mi si fermò perfino il respiro, lui invece mollò un grido incredibile – AAAAAARGH….OOOOH SIII…SBORRO PICCOLA MIAAAA…TI VENGO DENTROOO – Io ero bloccata,paralizzata, sentivo brividi in tutto il mio corpo,non finiva più di allagarmi la figa,poi cominciai a gridare e pure a piangere dal godimento estremo – AAAAH, AAAAAAAH…AAAAh…MAMMA MIA ..MA RAZZA DI SBORR..ATAAAA..OOOOh – Stramazzai per terra, e lui mi venne sopra,rimanemmo li in quella posizione per un cinque minuti,nessuno dei due era in grado di dire niente, presi l’iniziativa, mi girai con la faccia rivolta verso la sua,e vidi che non aveva coraggio di guardarmi, io gli accarezzai la testa e lui cercò di evitarmi, gli dissi – Guarda che mi è piaciuto sai? Cosa c’è perché non mi parli?- Lui si alzò si mise perfino le mani davanti ai suoi genitali, e mi disse con pieno imbarazzo – Non dovevamo farlo Valentina..cosa penserai di me, Dio Cristo cosa abbiamo fatto – Io mi alzai e lo presi tra le mie braccia anche se lui cercava di divincolarmi, costrinsi forte a me e lui mi baciò la fronte, poi si tolse le mani davanti e sentii che gli cominciava una nuova erezione, mi piaceva,mi piaceva da morire, con tutti gli uomini che sono stata mio padre era l’amante che sempre avevo desiderato – Oh papà….Tu non sai come mi sento adesso,sei stato magnifico, e non devi farti problemi per noi due, perché sono io che lo voglio,ti voglio, voglio farlo ancora con te – Lo baciai in bocca, lui si lasciò andare e ci cercammo con le nostre lingue in un intreccio amoroso, lui mi guardò aveva le lacrime agli occhi e disse – Valentina, io non so resisterti, mi piaci da impazzire, ma tutto questo non è normale, un padre che fa sesso con la figlia, cosa penseranno gli altri? – Io lo rassicurai – Ma papà..te lo detto sono stata io a volerti e ti voglio ancora e ancora….ti prego non allontanarmi, ora che ci siamo scoperti amanti non lasciarmi,lo so che è incesto quello che facciamo,ma io non voglio lasciarti voglio farlo ancora con te, tu potrai abusare di me quando vorrai,io sarò sempre la tua amante se lo vuoi veramente – Riunimmo le nostre bocche in un bacio selvaggio, lui mi mise la mano sulla figa, mi penetrò con tre dita in quel mare di sborra misto agli umori miei, e quando le tolse,me la portò in bocca e vidi che era piena di liquido seminale, io gli sorrisi in modo intrigante e poi aprii la bocca e lui me le mise dentro, che poi io leccai tutto avidamente, lui mi baciò e mi disse – Ti amo Valentina… come figlia e come amante, grazie per come sei, ora so che saremmo più uniti io e te, grazie amore – E ci lasciammo andare in un bacio incestuoso e passionale,da quel giorno iniziò la mia relazione incestuosa con mio padre, non pensavo che fosse bello fare sesso con un padre, l’incesto è visto come un tabù un peccato, ma se è fatto con amore e senza abusare di minorenni, senza violenza, può essere un modo nuovo per amare, in fin dei conti l’amore non ha confini, cosa pagherei per poter gridare al mondo quello che provo per mio padre, e penso che come me ci siano altri che stanno nascosti dentro il loro guscio amandosi segretamente e senza commettere del male a nessuno.
Ciao e grazie, Valentina.
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20 anni fa
admin, 75
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Quella notte nel Parcheggio
Da un po’ di tempo ho iniziato la lettura di racconti erotici. Mi piace e mi eccita immaginarmi nelle situazioni raccontate dagli autori. Per questo motivo mi è presa la voglia di far eccitare qualcun altro, ed eccitare me stesso con un mio scritto.
Sono voyeur ed esibizionista di natura e la possibilità di combinare queste due caratteristiche in un'unica avventura mi perseguita da qualche tempo.
Finché una sera l’occasione si è presentata. Avevo passato la serata con degli amici e al momento in cui ci lasciammo i fumi dell’alcool avevano un po’ inebriato la mia mente. Preso dall’euforia decisi di girovagare per i parcheggi della mia città che avevano fama di ospitare coppie di esibizionisti. Altre volte ci ero passato ma mai mi era capitato di incontrare qualcuno. Quella sera però, mentre mi avvicino al parcheggio, vedo che c’è un auto che staziona. La luce dell’abitacolo è spenta però distinguo la sagoma di due persone. Con fare circospetto passo vicino all’auto un paio di volte e vedo che si tratta di una coppia che ad occhio e croce sembra essere sulla quarantina. Durante il mio passaggio vedo che mi seguono con lo sguardo e un fremito scuote il mio cazzo che sembra aver già capito cosa può succedere. Parcheggio a 4-5 metri da loro, mi accendo una sigaretta e nel frattempo inizio a toccarmi l’uccello ancora prigioniero nei jeans. La situazione sembra irreale e credo che tra un attimo la coppia, disturbata nella sua intimità, se ne andrà. Al contrario, dopo un po’ lui accende la luce nell’abitacolo Ciò che mi si presenta è una donna sui 40 anni, capelli lunghi e sguardo molto seducente che guarda verso di me e il suo lui, dall’altro sedile, che le accarezza il seno ancora contenuto nella camicia. Mi sembra un sogno e mi abbandono all’istinto. Apro la cerniera dei jeans ed estraggo un cazzo eccitato all’inverosimile. Subito dopo accendo la luce dell’abitacolo per rispondere al loro invito ed inizio a masturbarmi lentamente. I movimenti del mio braccio lasciano intendere chiaramente ciò che sto facendo e la cosa provoca un certo effetto ai due che iniziano a baciarsi con gli occhi di lei sempre puntati verso di me. Ora lui le slaccia la camicia e ne esce un seno prorompente contenuto in un reggiseno nero di pizzo alquanto stretto. Glielo accarezza avidamente. I nostri finestrini sono completamente aperti e sento lei che inizia a gemere. Sempre con la camicia aperta lui le slaccia il reggiseno e le sue tette escono in tutta la sua possenza. A quella vista non resisto più e il mio movimento si fa più veloce. Decido di azzardare ed apro la porta della macchina e mi mostro ai due. Guardando lei lentamente me lo accarezzo. Lei mima il movimento di una sega. Per ricambiare mi abbasso completamente i pantaloni e mi siedo con le gambe fuori e il cazzo in mano. La cosa ha effetto. Lei apre la porta. Si inginocchia sul sedile, spalle a me, e mi mostra il suo culo coperto da un perizoma nero ed inizia a spompinare lui sull’altro sedile. Sto impazzendo ma non mi avvicino per paura di rovinare tutto. Lui da dietro le palpa il culo e lentamente le sfila gli slip. Lei con la mano inizia a masturbarsi ed è visibilmente eccitata vista la quantità di umori. Io mi tolgo la maglia ed ora sono praticamente nudo. Mi eccita il pensiero di essere visto da qualcun altro in questo stato. In questo momento farei qualsiasi cosa. Ad un certo punto lei interrompe il suo pompino si gira con il culo rivolto a lui, in ginocchio sul sedile e mi fa cenno di avvicinarmi. Non riesco a crederci e per un attimo rimango pietrificato. Poi l’alcool che ho ingerito e la situazione mi danno la forza di alzarmi e con il cazzo in mano mi avvicino al suo viso. Da dietro lui ha iniziato a scoparla e lei gode ad ogni stantuffata.
Nel momento in cui le sono vicino, mi prende il cazzo in mano ed inizia piano a menarlo mentre assorbe i colpi del suo lui. Non credo manchi molto prima che il mio cazzo esploda e la invoco a succhiarmelo. Lei non si fa pregare e me lo prende in bocca. Intanto vedo lui contorcersi e dopo un po’ le viene dentro. Me lo sta succhiando divinamente ed alterna momenti in cui lo lecca in ogni sua parte a momenti in cui lo ingoia avidamente e si muove lungo la sua dimensione. Lui intanto si ripulisce e guarda eccitato la sua lei che spompina il cazzo di un altro e che si passa le dita nella fica sporca dei suoi umori. Non resisto più, voglio venire e glielo dico chiaramente. Lei non arretra, anzi, lo lecca sempre più avidamente. Nel momento in cui sto per venire lo estrae ed un fiotto di sperma calda la colpisce in pieno viso. Il mio orgasmo è violento e ad ogni contrazione parte un fiotto che si infila nei suoi capelli, negli occhi e in viso. Quando poi ho terminato lo riprende in bocca e me lo ripulisce per bene sino a quando ritorna alla posizione di riposo. Sono sfinito ed avrei voglia di coricarmi e dormire. L’eccitazione è passata ed entrambi ci rivestiamo. Mentre si sta per riabbottonare la camicia esce dall’auto e mi bacia sulla bocca passandomi un po’ del mio sperma e mi sussurra “un po’ a testa”. Non posso far altro che ingoiare e provare ciò che una donna prova. Lui dall’auto la richiama e lei risale, accendono l’auto e partono. Io mi rivesto, risalgo in macchina, mi accendo l’ultima sigaretta e sfinito riparto verso casa. Che nottata!!!
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa -
Una festa inattesa
Sono stato invitato ad una festa in una grande villa, una sorta di Gran Galà per la presentazione di uno spettacolo teatrale. D., la mia fidanzata, non è con me, perché, mi ha detto, aveva già un impegno precedente. Mi metto a girare per le stanze della villa, curiosando qua e là; a un certo punto trovo una porta, in un corridoio un po' in disparte, e aprendola scopro che è l'accesso di un ampio bagno. Sento dei rumori provenire dalla parte destra, e cerco di dare una sbirciata. Vedo così un uomo di spalle, con i pantaloni calati, e davanti a lui, inginocchiata, intravedo una ragazza. Eccitato ed incuriosito, mi sporgo ancora un po', e mi accorgo che l'uomo è il mio amico Luca, che, ansimando tiene per i capelli la testa della ragazza (il cui viso mi resta nascosto), tirandosela a forza verso di se, mentre lei emette suoni soffocati, chiaramente intenta a fargli un pompino. Lui le dice -Dai, troia! Succhiamelo, così, brava!!!- e lei risponde con un mugolio sommesso, che sembra decisamente esprimere approvazione. A me scappa da ridere, ma sono anche eccitatissimo, e curiosissimo di scoprire chi sia la "fortunata", mi sporgo ancora un po'. Non riesco ancora a vedere il volto della ragazza, ma scopro che vicino ai due ci sono altre persone, che si stanno masturbando. La faccenda si fa incredibilmente eccitante. Vedo Luca sussultare, in gesti convulsi, e capisco che le è venuto in bocca. Sento un'altra voce familiare: -Dai, spostati, che tocca a me! Ingoia il mio di cazzo, adesso, puttana!- E vedo Michele, un altro dei miei amici comparire e piazzarsi al posto di Luca. Neanche stavolta riesco a vedere in faccia la ragazza, alla quale Michele riserva lo stesso trattamento di Luca. Mi chiedo chi possa essere quella ragazza, così troia! Dopo Michele vedo comparire Rodolfo, un altro amico! "Quasi quasi intervengo anch'io", penso, eccitatissimo. Ma resto a sbirciare, per il momento, mentre Rodolfo afferra a sua volta la ragazza per la nuca e se la tira a sè. Capisco dalle mosse e dai versi emessi dalla ragazza che lui le viene sulla faccia, dopodiché altri due si avvicinano: si tratta di Gaetano e Stefano, altri due amici. Sono incredibilmente eccitato, sento la ragazza mugolare come una cagna, mentre i miei amici la insultano e la apostrofano con frasi tipo: -Ti piace il cazzo, eh, troia!-, o -Dai, ficcatelo in gola, puttana!- Gaetano si scuote violentemente, emettendo un suono rauco mentre gode: - Aaaah!! Eccoti la sborra tutta in faccia!Che gran troia che sei, Diletta!-
Io sussulto! Finalmente i miei amici si spostano, e riesco a vedere: quella inginocchiata in mezzo a loro, col volto, la bocca e i capelli grondanti di sperma, è proprio D., la mia ragazza!
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa -
Da uomo a femmina
Da circa due anni avevo preso il vezzo di trasformarmi in una piacevole ragazza mentre mi trovavo solo in casa.
Quando si presentava l’occasione, mi accomodavo in bagno con tutta tranquillità, mi spogliavo degli indumenti maschili e mi infilavo in una dolce doccia per rinfrescare e ammorbidire il corpo.
Una rapida asciugata e subito in camera davanti allo specchio ad ammirare la trasformazione: iniziavo infilandomi il reggiseno che avvolgeva ben gonfio le mie tettine ormai diventate di una prima misura; indossavo mutandine di pizzo a volte alte e fascianti, a volte sgambate sui fianchi; schiacciavo tra le cosce il pisellino in modo da avere un bel profilo femmineo; mi sedevo sul letto e alzando le gambe indossavo delle classiche calze autoreggenti bianche.
A quel punto mi sentivo a mio agio, per alcuni minuti mi deliziavo passandomi le mani su tutto il corpo per sentire le dolci rotondità dei seni, del pube e del culetto; iniziavo poi delle fantastiche situazioni a seconda di quale mi passava per la mente: ero la servetta fedele che serviva il suo padrone immaginario portandogli da bere e strusciandosi poi sulle sue gambe; ero la domestica ad ore che rimetteva in ordine la casa, soffermandosi sulla scala alla finestra alla mercè di chi passava dalla strada; ero la ragazza vergine che si faceva visitare dal ginecologo aprendo bene le cosce e facendosi ispezionare con lo speculum nel culetto.
Col passare del tempo mi ero spinta oltre e avevo provato a fermarmi al buio in luoghi semideserti, mi sdraiavo sul cofano in lingerie e mi credevo una ragazza di vita.
Poco tempo fa però, è successo un fatto strano che ha cambiato radicalmente il mio modo di essere femmina.
Antefatto, mesi addietro avevo mandato una specie di confessione ad un sito specializzato in racconti, fantasie e confessioni erotiche per pura curiosità; circa un mese fa, ricevo un’e-mail da un signore che è rimasto ben impressionato da ciò che avevo scritto. Iniziamo uno scambio di e-mails in modo da conoscerci, in pratica lui è un professore in pensione, mi sembra un tipo molto pacato e sincero che riesce anche a capirmi e a fornirmi preziosi consigli su come mi devo comportare, vista la situazione; inoltre scambia volentieri con me idee e fantasie erotiche sempre riferite a noi due.
Un giorno si presenta l’occasione inaspettata di recarmi nella sua città per un lavoretto; subito lo contatto per proporgli di vederci e conoscerci; lui accetta felice e ci diamo appuntamento per una sera di aprile dopo le 21,30.
Io tranquilla vado a fare il lavoretto; sono emozionatissima: sarà la prima volta che conoscerò un uomo e questo sa del mio vizietto privato; la mia intenzione è di conoscerlo solamente, ciò non toglie che in un momento di follia, mi metto un paio di mutandine alte e fascianti da donna. Come convenuto, alle 21,30 mi presento al luogo stabilito e trovo un distinto signore con tanto di cravatta, maglioncino e giacca; sembra un lord inglese; chiedo se è lui A. e di risposta ricevo un gran bel sorriso e la domanda se io sono peppina; siamo noi, finalmente ci conosciamo.
Sono in tilt, il cuore mi batte all’impazzata, tra le gambe sento uno strano movimento; una stretta di mano e via, saliamo sulla mia auto e ci dirigiamo verso una via buia della città. Nel frattempo iniziamo a conoscerci, rimango frastornata dal suo profumo inebriante e dal fatto che mi ripete più volte che sono anche bella; wow, è la prima volta che un uomo mi dice che sono bella mentre sono ancora in abiti maschili; finalmente arriviamo in fondo ad una via abbastanza oscura, notiamo solo un paio di persone in lontananza e decidiamo di fermarci. L’emozione non mi lascia un attimo, con un sorriso sparo la prima oscenità della serata, anche se in realtà, appena saliti in macchina e nel parcheggio di una via abbastanza trafficata, da perfetta stupida stavo slacciandomi la cintura dei jeans, subito fermata da lui; quindi sorridendo butto lì “Sai, indosso un paio di mutandine da donna, vuoi vedere come mi stanno?”. È fatta, mi sono lanciata; A. sempre sorridendo mi dice di si e in un attimo alzo la maglia mostrando le mie tenere tettine e abbasso i jeans svelando il mio pube coperto da slip bianchi; il pisellino era piegato in giù tra le mie gambe per cui avevo anche un bel profilo sinuoso. Ora proprio non connetto più, è la prima volta che mi concedo ad un uomo comportandomi da donna; tengo ben alzata la maglia, A. è una furia, con una mano palpa e pizzica tettine e capezzolini, con l’altra entra nelle mutandine, impugna il mio uccellino, lo accarezza, abbassa sempre più gli slip sino a scoprirmi tutto il pube, ora ammira il mio gambo già bello lungo per il raffinato maneggio del prof.. Nel frattempo il mio corpo è in preda ai brividi, mi sta facendo godere e non riesco a non inarcare la schiena, sembro una verginella che scopre per la prima volta le gioie del sesso, A. ne approfitta per palparmi sempre più le tettine e per infilarsi anche tra le cosce; io vorrei sdraiarmi per girarmi e offrirgli anche la visione e l’uso del culetto ma l’emozione del momento fa si che non riesca a fermare le contorsioni. Ora A. estrae anche il suo membro, mi lancio e cerco di scappellarlo, mi piace tenere in mano l’asta di un altro uomo, è la prima volta e spero di farlo ancora tante volte; mi impegno a tirarglielo lungo ma lui ha il sopravvento e in breve mi porta ad una forte orgasmo.
Riempio le mutandine, le mie e le sue dita col mio succo, è stata una forte sensazione e ora da bravo gentleman mi porge dei fazzolettini per pulirmi; avevamo parlato anche della gioia nel bere il seme umano, quasi quasi gli do una dimostrazione di come adoro bere il mio nettare leccandolo direttamente dalle mie dita ma la situazione è troppo emozionante per me, non ricordo nulla delle cose che avrei voluto fare in sua presenza e per questo mi lagno ancora oggi.
Purtroppo devo tornare a casa, alcune sue carezze per concludere e mi rivesto davanti a lui; è stato bellissimo, intrigante anche la situazione di appartarci in auto, anche se sarei felicissima di essere con un uomo in una stanza per potermi spogliare sensualmente davanti a lui ed essere la sua bambola di sesso.
Ora siamo sempre in contatto, stiamo capendo cosa potremo fare insieme o con altri la prossima volta che ci incontreremo, ed abbiamo molte idee chiare.
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20 anni fa
admin, 75
Ultima visita: 12 ore fa