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PadronVale ed il regalo della schiava

Nei giorni successivi la Padrona trascorse molto tempo ad addomesticare la sua nuova schiava. Alex era fedele ed ubbidiente e si sforzava di imparare a fare tutto ciò che la Dominatrice pretendeva da lei, ed a sopportare i suoi capricci ed ogni genere di punizione. Spesso la Padrona la cavalcava in giardino. Alex aveva ginocchia e palme delle mani a contatto con la ghiaia e spesso, dopo una seduta di equitazione, si ritrovava con ferite ed escoriazioni sanguinanti. La splendida e giovane cavallerizza si divertiva molto invece ad incitare la cavalcatura con colpi di frustino sulle cosce e sulle natiche oppure a suon di calci con la punta ed i tacchi sui fianchi e sotto le ascelle.
Una volta Alex fu costretta a gattonare con la Padrona sulla schiena per due ore consecutive senza potersi fermare, sempre su sassi aguzzi e duri mattoni. Implacabili giungevano gli affondi con i tacchi degli stivali ogni volta che la schiava cercava di rallentare o peggio ancora di fermarsi. Al termine, quando Vale si fu annoiata, la cavallina crollò sul pavimento, esausta. Si sporse con la faccia sugli stivali della Dea e li baciò con devozione, sperando che quel gesto fosse sufficiente ad accontentare la Dominatrice. Invece Vale la prese a frustate sulla schiena, calpestandola sulla testa con i tacchi alti, poi la costrinse a strisciare dietro di se. Di tanto in tanto la Padrona sputava per terra sulle mattonelle ed Alex aveva il compito di leccare la saliva fino a lucidare il pavimento. Non doveva lasciare tracce. Mentre la serva leccava, Vale le teneva un piede premuto sulla nuca e la colpiva con la frusta sulla schiena o sulle natiche. Talvolta mentre Alex leccava gli sputi la
Padrona si accontentava semplicemente di calpestarla o di sederle addosso.
Questo gioco andò avanti circa un'ora.
Alex mangiava gli avanzi della Dea, una volta al giorno, freddi e mescolati tutti assieme e con le mani, senza posate. Dopo che la Dea aveva pranzato e cenato la schiava prendeva gli avanzi e li metteva in una ciotola per cani (perché Vale aveva detto che più che la cavalla la sguattera era brava a fare la cagna), poi sciacquava i piatti sporchi della Padrona ed andava a mangiare ella stessa, sempre che la Proprietaria non avesse nel frattempo stabilito un altro incarico per la troia. Vale invece consumava i suoi pasti cucinati dalla serva, comodamente seduta a tavola, con Alex che le serviva le pietanze e da bere e, all'occorrenza, le leccava i piedi ed il sedere.
Ogni giorno la schiava era tenuta a rifare il letto della Padrona, ad occuparsi della pulizia della sua cameretta ed alla lucidatura delle preziose calzature della Dea. Doveva lavarle i panni sporchi, stirarli e riporli.
La Dea non si lavava più i piedi: la cura e l'igiene delle sue estremità era affidata interamente alla serva. Alex leccava i piedi di Vale ogni volta che la Padrona stava per uscire e ogni volta che ella tornava. Stessa sorte toccava alle scarpe, molto spesso. Altre volte la sera dopo cena la Dea si stendeva sul divano guardando un film o leggendo un libro e la serva si prostrava di fronte a lei, poggiava le piante dei piedi divini sulle mani e leccava fra le dita e sul dorso delle bellissime estremità fino a rimuovere ogni traccia di sudore, polvere e stanchezza accumulati durante la giornata.
La Padrona gradiva molto questo trattamento e manifestava il suo piacere con risatine di scherno e calcetti in faccia alla serva, che si lasciava fare praticamente ogni cosa dalla sua superba Dominatrice.
Spesso la Dea si faceva la doccia con Alex al suo fianco: la schiava aiutava la Padrona ad insaponarsi inginocchiata di fronte ad essa poi, mentre Vale si sciacquava, la serva si metteva a quattro zampe sul fondo del box lasciandosi usare prima come poggiapiedi (Vale appoggiava prima una gamba e poi l'altra per togliere il sapone dalla pelle) e poi come sgabello.
Al suo risveglio, tutte le mattine, Vale trovava la colazione a letto già bell'e pronta e la consumava prima di alzarsi mentre la serva le leccava i piedi. Mangiava saporitamente latte e caffè con fette biscottate e marmellata mentre la sguattera gustava la vellutata pelle delle piante e dei talloni.
Certi giorni Alex non andava a casa della Padrona. La schiava aveva trovato un lavoro part- time in un ristorante. Faceva la cameriera. Quello che guadagnava, aveva pensato da principio, lo avrebbe messo in banca, risparmiandolo in previsione dell'università. Ma da quando aveva conosciuto Vale, Alex si era gradualmente dimenticata della sua vita e dei suoi progetti per il futuro. L'unica cosa che contava era soddisfare la Padrona. Così, man a mano che Alex guadagnava qualche spicciolo la prima cosa a cui pensava era acquistare un regalo per la sua magnifica Dominatrice.
Una volta la schiava risparmiò trecento euro per un braccialetto in oro da portare alla caviglia.
Lo incartò in un elegante pacchetto con tanto di carta colorata, nastro e fiocco.
Lo diede alla Dea un sabato sera.
-"Brava la mia schiavetta. Hai un regalino per me?"- chiese Vale.
-"E' poca cosa, Padrona. Ma la prego di accettarlo"-
Vale scartò il pacchetto, prese il braccialetto e lo studiò con attenzione. Era molto bello e si vedeva a colpo d'occhio che non si trattava di bigiotteria. Alex era inginocchiata davanti a lei.
-"E questa che roba è?"-
-"E' un braccialetto da mettere alla caviglia. E' d'oro"-
-"D'oro, eh? Per impreziosire i miei piedini?"-
-"Si Padrona"-
-"Perché? Non trovi che siano già abbastanza belli e preziosi così come sono?"- chiese la Dea.
-"No Padrona. I suoi piedi sono bel."-
Non fece in tempo a rispondere che Vale le affibbiò un calcio in faccia, facendola cadere all'indietro.
-"Sfilami le scarpe"-
-"Si Padrona"- mugugnò l'inferiore rimettendosi in ginocchio.
-"Con delicatezza, altrimenti ti buschi un altro calcio nel viso"-
-"No, Padrona, la prego. I suoi calci sono."-
-"Zitta e muoviti"-
Alex tolse gli stivali alla Dea.
-"Ora mettimi il tuo regalo"-
La schiava eseguì. Vale sollevò la gamba rimirando il bracciale. Le donava.
-"Niente male, a qualcosa servi anche tu"-
-"Grazie Padrona"-
-"Taci"-
-"Scusi Padrona"-
-"Adesso ho io qualcosa per te"- disse la Padrona. Prese un pacchetto da un cassetto e lo diede alla serva. Era un foglio di carta avvolto attorno a qualcosa, senza né spago né nastro adesivo a chiuderlo.
-"Aprilo. E' il mio regalo per te"-
La schiava aprì il pacchetto e con sorpresa ne estrasse un collare ed un guinzaglio. Rigirò fra le dita delle mani il collare, che era di ferro ed aveva una forma assai inquietante ed austera.
-"E' un collare a strangolo"- disse Vale -"Sai cos'è, vero?"-
-"No Padrona"-
-"Una volta che l'hai messo al collo del cane se tiri il guinzaglio esso si stringerà come una morsa. Lo usano gli addestratori per far diventare ubbidienti i loro cani. Io lo userò con te. Allora, che ne dici del mio regalo?"-
-"Grazie Padrona"- disse la schiava, anche se il suo volto denotava preoccupazione.
-"Indossa il collare"-
Alex si mise il collare al collo e vi applicò subito di sua iniziativa il guinzaglio. Porse l'altra estremità del guinzaglio alla Dominatrice. Ella, senza la minima esitazione, appoggiò il piede al quale la serva aveva messo il braccialetto sulla spalla della schiava stessa.
-"Ti piace il mio piedino?"-
-"Si Padrona, tanto"-
-"Ancor di più con il braccialetto?"-
-"La preziosità dell'oro sparisce di fronte alla sua bellezza, Padrona"-
Vale rise.
-"Bacialo e leccalo"-
La schiava dischiuse le labbra per obbedire all'ordine della Dea, ma un attimo prima di poter appoggiare la bocca sulla delicata estremità della Padrona un dolore lancinante al collo le tolse il fiato.
La Dominatrice aveva provveduto a battezzare il regalo della schiava, stirando il guinzaglio fino a toglierle il respiro. Con la mano teneva in tensione il guinzaglio e con il piedino impediva che la sguattera potesse liberarsi.
La tenne senza respirare per qualche decina di secondi, poi la lasciò.
Alex stramazzò a terra, boccheggiante, a pochi centimetri dai piedi di Vale che intanto era comodamente seduta sulla poltrona.
-"Allora funziona"- disse la Dea.
Alex non poteva rispondere.
-"Bene, sono soddisfatta del mio regalo. Ora però, come ti sarai accorta, per indossare il braccialetto d'oro mi sono dovuta togliere gli stivaletti e ho appoggiato sul pavimento pieno di polvere i piedini"-
-"Si Padrona"- ansimò la serva.
-"Leccami i piedi fino a rimuovere la polvere e rimettimi gli stivali"-
La serva obbedì. Ogni tanto Vale le dava qualche strizzatina al collo con il guinzaglio, obbligandola ad andare più veloce o più lenta, a cambiare piede, a leccare più in profondità fra le dita.
-"Sei una troia, leccapiedi. Che pena mi fai"-
-"Si Padrona"- rispose Alex mentre infilava gli stivali alla sua Dea.
-"Ora apri la bocca, che ti aiuto a inghiottire la polvere"- si chinò e le sputò in bocca -"Ingoia"-
-"Grazie Padrona"-
-"Va a fare da mangiare e chiamami quando tutto è pronto. Oggi mentre sono a cena voglio che tu stia sotto al tavolo e che mi lecchi gli stivali. Voglio che ti consumi la lingua sui miei divini tacchi"-
-"Si Padrona"-

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