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Miscellaneous Fetish Cuckold Threesome Swingers

PadronVale ed il cinema

La Padrona si era comprata un nuovo paio di scarpe con il tacco alto, delle decoltè nere molto eleganti, che aveva adocchiato dietro ad una vetrina in un negozio del centro.
Tornò a casa e le mostrò alla schiava -"Che te ne pare, leccapiedi? Sono o non sono belle?"-
-"Sono bellissime, Padrona"-
-"Me le vorresti vedere indosso?"-
-"Si Padrona"-
Vale si sedette comodamente sul divano ed Alex le si inginocchiò davanti. La dominatrice calzava un paio di stupendi sabot aperti sulla punta con il tacco alto che ne mettevano in evidenza i proporzionatissimi ed eleganti piedi sempre curati alla perfezione e con le unghie smaltate di un rosso acceso. Accavallò le splendide gambe dondolando mollemente un piede su cui il sabot, mezzo sfilato ed in bilico sulla punta dell'alluce, si reggeva per un pelo.
La schiava si arrestò a contemplare quell'immagine, gli occhi fissi ed i pensieri rivolti a quell'unica scarpetta oscillante sospesa a mezz'aria.
-"Bé, che hai? Ti sei addormentata?!- chiese Vale.
-"No, Padrona"- Alex era rossa in viso e balbettava come la scema del villaggio.
-"Prendi le scarpe nuove e provamele"-
-"Si Padrona"- disse la schiava, tenendo gli occhi bassi.
Con mani tremanti Alex sfilò delicatamente il sabot dal piede sollevato di Vale. Il piede della Principessa era ora nudo e libero, si mostrava in tutta la sua leggendaria bellezza e superbia, come un Dio irraggiungibile che pretende di essere adorato.
Vale mosse e stiracchiò le dita davanti al viso chinato di Alex.
-"Prendi le scarpe nuove"- ordinò la Padrona.
La schiava eseguì con gesti meccanici. Avrebbe voluto chinarsi e baciare quel piedino così bello, così morbido, ma sapeva che la Padrona, non avendo dato il permesso alla schiava, si sarebbe infuriata e l'avrebbe sicuramente punita.
La principessa tese il piede che attendeva di essere calzato; la serva ubbidì docilmente e le infilò la scarpetta. Vale mosse le dita del piede per abituarlo alla nuova calzatura.
-"Sono belle, no?"-
-"Si Padrona"-
-"Anche l'altro, ora"- poggiò il piede calzato nella nuova scarpetta sul pavimento e tese l'altra gamba sotto al mento di Alex.
La schiava prese fra le mani la caviglia della Dea in modo che ella non avesse da durare fatica per sostenere la gamba a mezz'aria, poi sfilò il sabot e infilò l'altra scarpetta.
-"Come Cenerentola"- ridacchiò Vale -"La scarpina calza perfettamente"-
Vale annuì alle parole della Padrona, anche se il paragone con la protagonista della celebre fiaba non le sembrò molto attinente. Vale non era mai stata la sguattera di nessuno, la sola idea di vedere la principessa sottomessa a qualche altra ragazza turbò i pensieri della serva. Strideva con tutto ciò che Alex conosceva.
Vale era la Padrona, punto e basta!
A quel punto la Dea si alzò in piedi, camminando un po' in lungo nella sala, per ammorbidire le nuove calzature e stabilirne la comodità.
Passò e ripassò davanti ad uno specchio per ammirarsi. Alex non riuscì a staccarle gli occhi di dosso per un solo istante, la seguì adorante ovunque andasse, a quattro zampe come una fedele cagnetta domestica.
Dopo un po' Vale si fermò: era al centro della stanza, in mezzo al tappeto.
-"Vacchetta, le nuove scarpe sono abbastanza comode, però trovo che siano un po' dure in punta. Bisogna ammorbidirle al più presto, non vorrei che i miei piedini ne risentissero più avanti"-
-"Si Padrona"-
-"Ho un'idea sul come fare! Sdraiati!"- ordinò.
La schiava le si prostrò di fronte e si sdraiò ai piedi della Dea, con la schiena rivolta verso il pavimento.
-"Brava, è proprio così che ti volevo"-
-"Grazie, Padrona"-
-"Ora stai ferma"- disse la Dea, andando ad accendere la radio. Una musica gradevole e piena di ritmo sciolse la silenziosa atmosfera della stanza.
Vale si avvicinò alla schiava, sollevò una gamba e andò a posare il piede sullo stomaco di Alex. Il tacco della nuova scarpa affondò nella morbida pelle della pancia della leccapiedi.
-"Oggi mi farai da tappetino per gli allenamenti"- disse Vale -"Vedi, ballare è il modo più rapido per ammorbidire un bel paio di scarpine nuove, ma per via dei tacchi alti ho paura di cadere. Così invece di ballare sul pavimento, che è duro, ballerò sulla tua flaccida pancia, che è bella soffice e ammortizzerà ogni mio affondo..sai, anche per le caviglie è molto meglio."-
Sollevò l'altra gamba e l'andò a posare di fianco alla prima. Il peso della Principessa era contenuto ma mise duramente alla prova la tolleranza al dolore della cagna. Specialmente i punti in cui i tacchi affondavano nella carne, causavano alla sottomessa un gran dolore.
Vale, seguendo a musica, mosse alcuni passi sull'addome di Alex. I suoi piedini guizzarono nell'aria come argento vivo, sollevandosi leggiadri e al contempo vigorosi. Ogni volta che ripiombavano sulla povera leccapiedi quest'ultima sentiva l'aria contenuta nei propri polmoni urlare al fine di scappare via. Alex irrigidì i muscoli addominali per contrastare i colpi inferti da Vale ma il suo stomaco cominciò a parergli sempre più una fornace di dolore.
Intanto la Padrona, incurante della pena sopportata dalla serva, ballava e rideva. Il suo portamento era meraviglioso ed elegante, come quello di una modella o di una grande attrice. Anche se straziata dal dolore Alex non poté fare a meno di ammirare la grazia con la quale la Padrona si muoveva.
-"Come va là sotto, serva?"- chiese Vale ad un certo punto.
-"B. bè.bene..P."-
Vale rise.
-"Non ti sciupare a rispondere, cagna"- e posò la suola di una delle due scarpette sul viso della serva, mentre l'altra andò a posarsi sul torace, fra i seni.
-"Ti faccio male?"-
-"N.no.Pad."-
-"La tua pancia è tutta rossa"- disse la Padrona -Ah ah.sembra un campo minato.."-
La schiava strinse i denti, sotto al piede di Vale.
-"Posso resistere, mia Padrona"-
-"Lo credo bene. E' a questo che servi"- rispose Vale.
Sollevò il piede che era sulla faccia della serva e andò a calpestare con la suola triangolare la labbra della sottomessa. -"Lecca, cagna"-
Alex dischiuse le labbra e leccò la suola. C'era un po' di polvere ma le scarpe, essendo nuove di negozio, erano pulitissime.
-"Le mie scarpe devono essere perfette"- disse Vale -"Ora l'altra, non dimenticarti di leccare l'altra"- e dicendo questo sbatté la punta della preziosa scarpa in bocca alla disgraziata. Alex ansimava per il dolore e perché la Padrona le stava con quasi tutto il suo peso sul petto e le impediva di riprendere fiato.
-"Sei proprio una bestia schifosa, lo sai? Succhia, cagna, da brava. Lecca i tacchi delle mie scarpe. Ormai sono molto più preziose di te"-
La Padrona attese che la serva terminasse di spolverare anche i tacchi e poi, con suprema manifestazione di superiorità le calpestò con entrambi i piedi la faccia, facendo ben attenzione a conficcare i tacchi sul mento e le punte sulle sopracciglia, in modo da non perdere l'equilibrio. Un solo inciampo, un solo movimento fuori posto avrebbe fatto si che Vale infilasse la punta della scarpa nell'occhio della serva, accecandola. Ma per fortuna la Dea aveva un eccellente senso dell'equilibrio e rimanere eretta sulla testa della serva per qualche secondo non le fu difficile.
-"Ah ah.ti promuovo a zerbino della Padrona"- disse -"Te lo sei proprio meritato. Lo sai fare meglio del cane e del cavallo"-
E detto questo scese da Alex. La serva era stremata.
-"Ti userò ancora come tappeto, ma non oggi.tutte le volte che avrò bisogno di ammorbidire un paio di scarpette nuove, oppure quando mi annoierò"-
Si sedette sul divano ed accavallò le gambe.
-"Ora striscia qui ai miei piedi, se ce la fai, e toglimi le scarpe nuove. Prendile e mettile nella loro scatola, poi leccami i piedi. Voglio che tu mi faccia proprio un bel massaggino con la lingua, sai ho i piedini stanchi."-
Alex cercò di rimettersi sulle quattro zampe, nella tipica posizione canina che aveva caratterizzato la sua vita dal giorno in cui conobbe Vale. Cadde, si rialzò e ricadde una seconda volta. La Padrona rise di ogni patetico tentativo andato a vuoto.
Quando la serva le fu vicina allungò la gamba e le sollevò il mento con la punta della scarpa.
-"Poverina sei proprio ridotta ai minimi termini.- la beffeggiò. Non appena tolse il piede il viso della schiava si chinò fin quasi al pavimento.
-"Ora però muoviti, ti riposerai dopo.lecca cagna.e lecca bene!-

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