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etabeta34
etabeta34 43 y.o.
Man
Foggia, Italy
Last visit: 7 years ago
Miscellaneous Fetish Cuckold Threesome Swingers

Mia cugina (prima volta)

Avevo 16 anni e forse mi sono tenuto in media.
Non che avessi particolari doti di corteggiatore o che fossi
particolarmente affascinante: ero un ragazzino timido ed insicuro che
trovava sfogo ai suoi primi sconvolgimenti ormonali solo con la
masturbazione e con una fervida fantasia, alimentata dalle riviste
porno scovate nei cassetti di mio padre e dai giornaletti di seconda o
terza mano passati tra gli amici. Ebbi solo i favori del caso ed una
cugina di un anno più grande che aveva già avuto qualche esperienza.
Era l’estate del 1982, in televisione davano gli Europei di atletica
leggera, quelli dove Alberto Cova vinse la medaglia d’oro nei 10.000 e
c’era mio zio al piano di sopra incollato alla televisione ad urlare il suo
tifo per l’atleta italiano. Io ero al piano di sotto, sdraiato su un lettino
con la mia cuginetta quindicenne (della quale peraltro ero
segretamente innamorato, ma oggi posso dire che era una semplice
infatuazione per le sue tette). Stavamo scherzando fra di noi, in
costume da mare, così come si fa da ragazzini: un pizzicotto, una
spintarella, la lotta, quando all’improvviso il sorriso si è spento ed il
braccio intorno al collo indugiava e scopriva un significato diverso. Il
suo improvviso silenzio mi incoraggiò a superare il timore di un rifiuto e
provai ad accarezzarle un ginocchio, poi la gamba per saltare
direttamente alla pancia, che era piatta e sensualissima. Lei rimase
sdraiata ed immobile, mentre il mio coso ormai faticava a restare nel
costume e quasi me ne vergognavo, ma lei non poteva accorgersene
perché aveva gli occhi chiusi. Il mio obiettivo erano le sue tette:
bellissime, sognate tante volte. Non avrei pensato mai che si potesse
andare oltre, le scene degli amplessi sulle riviste porno erano per me
come qualcosa che non fosse possibile in realtà, ma confinato alla
fantasia. Lei restava immobile e mi permise di raggiungere l’obiettivo
delle sue tette, io ero felice di potergliele toccare ed ora mi dibattevo
nel dubbio su cosa fare: dovevo baciargliele, continuare ad
accarezzargliele all’infinito o che altro? Forse lei capì che non mi sarei
mai spinto più in là a causa della mia goffaggine e della mia
inesperienza, perché mi sollevò dalle mie angosce aprendo gli occhi e
dicendomi: “ma tu che CAZZO vuoi?” pronunciando la parola “CAZZO”
con la stessa naturalezza con cui avrebbe detto la parola “COSA”, e
l’intera frase con una dolcezza ed una sensualità che fecero cedere
l’elastico del costume sotto l’ultima spinta del mio attrezzo e fu quella
la mia risposta alla sua domanda, insieme al mio sguardo che si
abbassava su di lui come se non mi appartenesse. Anche il suo
sguardo seguì il mio e si fermò sul mio membro durissimo, lo seguì la
sua mano che cominciò ad esplorarlo, a toccarlo, a sentirne la
consistenza, infine ad accarezzarlo in una sega dolcissima, mentre io
trovai il coraggio di abbassarmi il costume alle ginocchia liberando le
palle. A quel movimento lei smise di accarezzarmelo e mi prese lo
scroto nella mano, lo strinse dolcemente avendo cura di comprenderlo
tutto nel palmo e tra le dita e continuò a tenerlo così e mi disse: “ora
sei nelle mie mani”. Sono sempre stato convinto che quella frase
fosse rivolta a me, ma ora mi viene il dubbio che la mistress in erba si
rivolgesse direttamente al mio coso, perché in effetti lo diceva mentre
lo scrutava da vicino da tutte le angolazioni. Io ero in una dimensione
non definibile e sentivo da lontano la voce di mio zio che mi avvisava
che stava per iniziare la gara dei diecimila di Alberto Cova e dovevo
fare uno sforzo immane per rispondere. Ad un certo punto la mia
cuginetta, che doveva avere una certa propensione per il cazzo, con
un movimento così rapido che non mi diede il tempo di realizzare
subito quello che stava succedendo, lo prese interamente in bocca
fino alla radice. Io mi sentii avvolgere da un calore nuovo, mi stavo
fondendo tutto in una materia inconsistente, in una sensazione che
non ho più riprovato con quella intensità. Non potevo assolutamente
controllare il mio corpo e lo sperma eruttò senza che potessi far niente
per frenarlo. Lei ricevette il primo schizzo in gola, poi si allontanò con
una espressione quasi di disgusto, ma non lasciò le palle ed io
continuai a venire sporcandomi tutto mentre lei si asciugava la bocca
con le mani. Quando ebbi finito lei mi disse: “sei come Superman!”
facendo evidentemente riferimento alla mia velocità piuttosto che al
mio vigore, ed io mi vergognai come non mi era mai successo e senza
dire una parola andai in bagno a pulirmi mentre lei bevve un sorso
d’acqua. Tornai a letto non sapendo cosa fare e mi resi conto che la
mia erezione non aveva perso niente della sua potenza: avrei voluto
ripetere subito quell’esperienza, ma la mia timidezza era ora
ingigantita dalla vergogna. Questa non era dovuta alla mia
eiaculazione precoce perché a 14 anni non si conosce nemmeno il
significato di questa sindrome, bensì dalla consapevolezza che non
ero stato all’altezza di mia cugina e che le avevo dimostrato di non
essere altro che un ragazzino inesperto, mentre lei mi era sembrata
una dea del sesso. La mia situazione psicologica cambiò radicalmente
quando lei tornò dalla cucina dicendomi scherzosamente di spostarmi
e di fargli posto:” Dai, fatti più in là! Cos’è? Non mi vuoi più vicino a
te?”. Quelle parole, quella implicita richiesta di un permesso, in quel
momento preciso dove la mia autostima era ai minimi storici, mi
infusero coraggio. La guardai negli occhi e le risposi semplicemente:
” Ti sbagli! Anzi!”, indicando con lo sguardo il mio coso più vispo che
mai (ma la cosa non le era sfuggita di sicuro). Lei mi disse che le era
piaciuto moltissimo, che la mia velocità per lei era proporzionale al mio
desiderio di averla e questo la faceva sentire importante. Quelle
parole mi aprirono un universo nuovo e sconosciuto: quella dea al mio
fianco era una ragazzina come me, magari con qualche pompino alle
spalle, ma con il suo carico di dubbi e insicurezze.
Acquisii il coraggio di un leone, tornai ad accarezzargli la pancia e poi
di nuovo le tette e le dissi che la desideravo ancora e lei da bambina
diligente si chinò di nuovo ad imboccare il cazzo. Lo succhiava
andando su e giù, ed io nel contempo le accarezzavo la testa
accompagnando il suo movimento. Mi piaceva anche prenderle le
orecchie con le mani e guidarla accompagnando i movimenti con i
fianchi. Di tanto in tanto lo ingoiava fino alla radice ed io mi inarcavo
cercando di spingerlo ancora più in fondo, quasi a toglierle il respiro,
fino a quando non doveva mollare la presa per respirare ed allora
cominciava a leccarlo così come si farebbe con un gelato. E’ andata
avanti così per qualche minuto che mi è sembrato un’eternità, in
un’estasi di godimento che a quei tempi forse non riuscivo nemmeno
ad apprezzare appieno, fino al momento in cui sentii montare l’onda
dell’orgasmo. “Attenta! Spostati!”, le dissi. “MMMHH….MMMHHH” mi
rispose continuando l’opera e succhiando più forte. Me ne venni nella
sua bocca, sussultando e ansimando. Questa volta ingoiò tutto fino
all’ultima goccia, anzi continuò a succhiarmelo e mi leccò la cappella
fino al punto in cui ogni volta che la punta della sua lingua me la
sfiorava, sussultavo forte come se mi toccasse direttamente su un
nervo scoperto. A quel punto continuò a lavorare solo sull’asta e sulle
palle finchè non lo liberò così lindo e pinto che non ebbi nemmeno
bisogno di lavarmelo. Sembrò calare un silenzio imbarazzato, nessuno
dei due osava proferire parola, fino a quando mio zio dal piano
superiore non mi chiamò a voce alta:”VIENI A VEDERE, COVA STA
VINCENDO…COVA! COVA! COVA! VIENI FAI PRESTO!!!”. “Sono già
venuto, zio!” dissi sottovoce a mia cugina, e scoppiammo a ridere.
Diventai da allora un tifoso di Alberto Cova.

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