Ogni mia, infinitesima, ribollente cellula segreta diventa ossessione...mi piace prestarmi a quel richiamo che turba e destabilizza, mi altera, mi prende, mi ingoia.
Senza respirare, quasi da sembrare una dolce punitiva pena, mi trascino sul divano. Lentamente tolgo le scarpe, una luna livrea mi spia. Uno svariato e sfacciato binomio mi tenta, un’elegia suadente, semplice e delicata, impreziosisce un silenzio fanatico...il fruscio della calza nera, un reticolato ampiamente visibile...del tutto dissacrante con le scarpe da tennis bianche.
Un timido prélude volteggia fra il profumo sovrastante del sandalo e piccoli incerti aliti che sanno di cuoio...il tempo breve di un battito di ciglia...e via l’altra calza.
Ho l’impressione di essere una folata di vento, di quelle che si espandono libere, in modo inciso, da riuscire ad emanare e dilatare ogni piccola molecola di odore e colore. Mi pervade il desiderio vorace di accarezzarmi...l'anulare destro sfiora timidamente i contorni del seno, mentre una vibrante sembianza di fumo, di quella sigaretta stretta fra indice e medio, si contorce in quel mio mondo interiore e libero. Il mio sguardo, perso fra la più smodata lussuria, penetra tra le trame setose della camicia, la carne freme, le gambe si contraggono come in segno di difesa, le dita sono spilli roventi che tramutano la limerenza rossa come il più barbaro dei rubini birmani, convulse disegnano i miei brividi.
Ogni momento è corrotto da una lirica infinita di miraggi accattivanti, labirinti di essenza laboriosa latente, sfrontata fame di demoni che dirigono ancora il mio oscuro senso delle cose. Ribatto sui tasti del delirio...dischiudo le gambe...istante breve...l’incoscienza che si realizza sotto forma di fuoco...impulsi dissoluti...insolente voglia...mi sfioro. Avida come un segreto amante, tesso un’intrisa e votiva trama, pudore contaminato dalla più armonica orchestra di fiati...Mi prendo tutto...fremito dopo fremito...inarco rigidamente la schiena...e ti vedo maliziosamente ammirarmi, nomade in questi miei istinti di perdizione assoluta, mille occhi, mille mani, mille bocche, sembri un incorruttibile vulnerabile. Mi intravedo nei tuoi occhi, docile, perfida megera che tramuta l’aria in proibito, dissolvenza profonda di un momento che t’inghiotte lentamente nel fiume dei miei vizi.
La mia casta lingua lava l’ultimo rigolo di santo sudore, un sofisticato sniffo di zagara avvolge una pura sensazione di appartenerti...il sapore di un attimo che annega ogni deflusso di peccato...Ti guardo dal basso, fai scivolare delicatamente la mano fra le mie gambe, come fossi la più delicata delle lavande orientali, incandescente, percezione del mio ultimo gemito di silenzio, talmente profondo che lo senti strapparti simmetricamente il petto quando il tuo lento flusso, il mio corpo accoglie come un ramo infinito di talee...aleggia prepotente e fluida la Rêverie...noi prigionieri di irruenti attimi...in questo abisso tumultuoso...veementi istinti ci addensano.
- Silver Rea -
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