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bavaglino 39 y.o.
Man
Italy
Last visit: 17 years ago
Miscellaneous Fetish Cuckold Threesome Swingers

FARMACIA BONDAGE

Mia madre mi aveva mandato a prendere una confezione di Aspirine per il suo mal di testa. Non ero ancora alzato quando mi viene a svegliare come d’incanto dicendo che le serviva assolutamente la confezione. Erano le sei e mezza del mattino, una giornata che ancora doveva nascere. Mi alzai e andai lavarmi; mi vestii con dei pantaloni militari e una maglietta attillata bianca (la prima che avevo trovato) con il disegno di un drago nero. Andai giù per la strada (non vi era anima viva) e mi diressi verso la strada verso la farmacia. Arrivato vidi che era chiusa, ma poi una ragazza aprì lo sportelletto (da cui la notte danno le medicine per paura dei drogati): non l’avevo mai vista ma il suo sguardo aveva un qualcosa di molto strano. Vedevo la sua faccia (non molto bella ma accettabile; occhi azzurri e delle labbra carnose risaltate da un rossetto rosso e da un contorno nero). “Non è ancora aperta ma se vuoi entra”mi disse guardando la maglietta e non in faccia. Non dico che io abbia un fisicone ma i miei pettorali e addominali non sono piccoli…anzi. “Grazie” dissi…avevo un freddo addosso da paura: la mattina a Roma fa freddo ma poi ti sciogli. Entrai dalla porta scorrevole che la ragazza mi aveva aperto: entrato vidi la ragazza che stava dietro ad un bancone: la ragazza indossava un camicia bianca scollata (portava una terza/quarta) e una gonna nera con lo spacco fino al ginocchio…i capelli biondi erano legati con un laccio a coda. L’unica cosa che mi dava fastidio erano due: non vedevo le scarpe sue e mi fissava il busto. Con la mano feci schioccare le dita e lei mi guardò di nuovo con la faccia spaesata ma allo stesso tempo maliziosa. Le dissi che mi serviva una confezione di Aspirine. Guardò il terminale del computer e disse che non vi erano facendo la faccia di chi stava mentendo: sapevo che ogni sera alle sette il camion dei rifornimenti passava e quindi sapevo che le aveva. Di solito vi era un signore alla farmacia, ma inspiegabilmente non c’era. “Il vero uomo è colui che rispetta il lavoro”mi diceva sempre. E dato che aveva un emicrania perenne, non poteva non avere le aspirine a portata. “Non si possono ordinare?”dissi io appoggiandomi al bancone per leggere sul terminale del computer. La ragazza si sporse ancora di più dal bancone dall’altra parte e mi mise sotto gli occhi le sue tette. Io girai lo sguardo verso il computer e vidi che era spento. Non mi infuriai: erano due le cose; o ci provava, oppure non voleva lavorare. Ma da come guardava, optai per la prima. Le dissi che sarei tornato dopo, quando la ragazza girò il bancone e mi disse con velocità e con paura “Guardo se stanno dentro a quello sportello.”mi disse e il suono dei suoi passi mi fece capire che aveva un bel paio di tacchi…e alti. Quando uscì dietro dal balcone, la ragazza si avvicinò allo sportello e s’abbassò sui tacchi: aveva degli splendidi sandali con cinturino neri e con il tacco alto (13cm); il tacco era sottile e quadrato con delle stringhe sul dorso del piede. Aveva una splendida pedicure alla francese e anche quelle delle mani erano perfette. Mi guardò ancora e si inginocchiò ancora di più mostrandomi il sedere (era bello tondo e grosso: ma era stupendo). Abbassandosi ancora vidi che portava un tanga di pizzo nero, e quando si rialzò mi vide stralunato. Si rialzò la gonna e disse: “Spiacente, non li ho!”disse sbottonandosi la camicetta- “Non fa caldo qui…”e se la sbottonò ancor di più.. Le tette uscirono fuori (non portava il reggiseno). La guardai e dissi:”Quanti anni hai?”gli chiesi. Mi rispose che aveva 22 anni e che era da tempo che non vedeva un bel ragazzo come me. Mi disse di togliermi la maglietta ma io non volevo. Mi mise una mano addosso e io gliela tolsi…lei si rimise la camicetta girò i tacchi e se ne stava andando. Il mio impulso ebbe il sopravvento: La presi per un polso e le stampai un bacio; lei affondò con la lingua nella mia e misi la mano che reggeva il polso nella camicia, l’altra sul suo fondoschiena palpandolo. La ragazza cominciò ad eccitarsi, tanto che poi con le unghie cominciò a graffiarmi; le dissi di smetterla ma lei continuava. All’improvviso le misi i polsi dietro la schiena con una mano e con l’altra le tappai la bocca; cercò di ribellarsi ma non fece nulla di più: mi grattava i polsi con le sue unghie, e mi leccava la mano; i tacchi me li strusciava sulla gamba; la lasciai e le dissi se aveva delle bende. Mi rispose di sì e le andò a prendere correndo: mancava un mezz’ora all’apertura. Tornò con delle bende di vari colori (tra cui un fazzoletto nero). Mi disse che cosa ci volessi fare (come se non lo sapesse). La presi con forza e la sbattei sul bancone (si stava eccitando a dismisura). Le misi le mani dietro e le legai ad “x”con i polsi incrociati; misi un'altra benda intorno alla camicetta sopra le tette; infine la rigirai, la misi seduta sopra il bancone e cominciai a legargli le gambe; legai anche i sandali e le caviglie: legai le caviglie facendo passare la benda sotto le suola dei sandali. Poi presi il fazzoletto nero e da glielo misi tra i denti stretto legandoglielo dietro, mentre glielo misi mugugnò con gli occhi chiusi.. Il bavaglio completò l’opera: il suo rossetto rosso risaltava il fazzoletto. Ci guardammo: non era bellissima: aveva un nasone e il frontone, ma così come stava era incantevole. Le sciolsi i capelli e gli ricaddero dietro la schiena di un biondo platino. Mugolò qualcosa, movendo i sandali. Le dissi eccitato, alzandoli per i tacchi a spillo. Erano di DG e solo chi vuole rimorchiare li mette. “Vuoi questo?” e leccai il suo piede destro sull’unghia e lei morì dal piacere. Venti minuti di puro bondage, senza esclusione di colpi. Non riusciva a parlare ma non mi importava. Gli leccai mani, piedi, tette e qualche bacio con la lingua sul collo. All’improvviso si sentì un rumore; la maniglia della porta che si apriva. Pensai al signore che entrava, ma quando vidi un sandalo leopardato e smalto bianco cambiai idea: una mora con una gonna leopardata e una maglia nera scollatissima entrava reggendo una borsetta nera di pelle. Aveva gli occhiali da sole, e un rossetto bordeaux. Mi guardò e poi guardò la ragazza (seppi dal cartellino che si chiamava Vanessa) sul bancone. Pensai a una denuncia, alla vergogna, ma quando la ragazza posò con calma la borsa sul pavimento (vicino ai sandali di 10cm) dicendo:”Non sapevo che te la stavi divertendo, amore!?”rivolgendo lo sguardo a Vanessa. La mora andò da lei, e con la mano (aveva unghie lunghe e con smalto bianco) abbassò il bavaglio con gentilezza. Vanessa disse”Si chiama L. Abita qua. Non facevamo niente di male. Lo giuro!”disse Vanessa guardandomi e facendomi l’occhiolino. Capii subito la cosa e mi eccitai. “Te lo sei scelto bene.”Si levò gli occhiali: aveva dei bei occhi verdi ed era abbronzata. Mi mise le dita a mò di pinza sulla parte bassa senza stringere. Lasciai fare, anche se qualcosa di eccitante mi prendeva. Poi prese la borsa e disse a Vanessa:” Oggi restiamo chiuse, amore! Non me lo faccio scappare!”disse lei e mise il cartello chiuso per lutto alla porta. Vide le bende. “A bene…anche le bende nuove hai usato?”disse ridendo e andò da Vanessa baciandola. Poi mi porse le bende e disse: “Tesoro…sono tutta tua”! Si girò e mise le mani dietro la schiena con i polsi uniti, unì i piedi e i tacchi con un rumore secco, e abbassò la testa (per essere imbavagliata). Quello che successe poi è un’altra storia. Se volete saperlo…fatemelo sapere.

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