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Sibilo sessuale

La mano scivola sul sottile vestito. Verso l'alto, verso le sue spalle. Infilo un dito sotto la spallina, la scosto e assorto fisso la sua pelle.
Sublime.
Così sensuale e bianca, come satin tessuto dallo spirito di un sarto. Mi desto dal mio sognare e lascio che la sensuale spallina scorra sulla pelle, giù nel vuoto. Sposto la mano sfiorando la sua schiena. Mi fermo sui bottoni. Uno ad uno, da sotto a sopra, li slaccio e scopro un altra soffice seta. L'ultimo, alla sommità del tessuto, lo scosto dall'asola e l'osservo sfilarsi e lasciare che la stoffa si allenti e scivoli lungo il corpo. Indeciso, il vestito segue le sinuose superfici e si posa stanco e sereno sotto di lei.
L'afferro per un braccio nudo. Con uno strappo la getto sulle statiche coperte.
Si scuote la stanza.
Lei, inerme, piccola, giace tremante, si stringe insicura nelle braccia.
Respiro.
Il mio petto s'alza e la colpisce, s'abbassa e la compatisce. Balzo in alto, un arco, sopra il vestito schiacciato in terra. Lento in volo, come l'attesa e la paura del corpo vivo e crudo di donna che si nasconde, striscia e si ritrae. Sbatto su di lei con uno schianto. E' l'inizio.
Sesso. Sensi. Il mio sibilo, sinuoso, si strofina su di lei. Senza sosta, senza respiri.
Sospiri.
Veleggio sui suoi sensi, mi isso, sosto sopra lei e vedo. Sinuose ellissi solcate da concave profondità. Semisfere pulsanti s'alzano e abbassano ad ogni suo fiatare.
Mi guarda.
Poi scendo, mi tuffo, un soffio verso il basso l'asseconda. Sono sulla pelle, adesivo e scivoloso. Mi fermo ad assaporar l'esistenza, sono etere nell'aura del suo corpo, sono otre vuota e sorriso ebbro, pronto, urto, sbatto, spingo. La sento serrata, elastica e flessuosa. Si stira fino a rischiar lo strappo, la pelle s'allunga e si ritira. Torna corta e sussultante, e s'articola, e m'avvolge.
Sento la sua stretta, le sue squame graffianti si strofinano e s'inficcano. Morsa di serpente, veleno e vendetta mi guardano da occhi viscidi, verdi, verticali. Spire intorno premono, ora sorride e mi accarezza con quella sua lingua colante liquidi.
Lecca.
Liscia le sue unghie, allontana l'arto, scintilla l'arma a cinque lame. Sibila e colpisce.
Squarcio. Fiotti di rosso vermiglio mi colorano le mani. M'adagio sul lenzuolo, schiacciato, sopraffatto. Zitto mi rivolgo al mio regolare respirare, ma il mio silente grido resta inascoltato. Sussulto, straziato dal dolore.
Raggomitolato, ridotto ad una palla di carne, rotolo dal letto e mi getto a terra. Lago porpora, sussurri di allucinazioni, lancinanti fitte mi spingono e trascinano laddove il vestito tolto all'assassina sfugge alla mia vista ormai disciolta in colante morte.
Tendo la mano che l'ha toccata, arranco con il corpo che l'ha solleticata e trasformata, ma non arrivo a nulla. I sensi si spengono e la visione sfumata di un vestito disperso in una stanza vuota resta sola nel solenne ultimo silenzio.

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