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Scacco alla Regina

Ilaria guardava le nuvole che oscuravano il cielo e la sua città le appariva splendida anche così: immersa in questo grigio antico che sembrava permeare ogni cosa.
L’asfalto bagnato coperto di foglie autunnali si distendeva per chilometri sotto il suo sguardo, chilometri di strade percorse giorno dopo giorno, ora dopo ora, da persone come lei: madri sempre di corsa, mariti disonesti o felici, lavoratori stanchi, professionisti sempre in cerca dell’ultimo affare, impiegati annoiati, persone contente, persone tristi, persone ubriache di vino e d’amore.
A quale categoria apparteneva lei?
A 30 anni ancora non riusciva a capire che posto le riservava il destino.
Tutto apparentemente normale, tutto in ordine, “ogni cosa al suo posto” - avrebbe detto sua madre – eppure, eppure…..un tassello, un incastro riuscito male, un dolce poco lievitato, a volte la sua vita sembrava prendere una piega totalmente estranea al suo modo di essere e di pensare.
Giorgio, compagno esemplare, architetto lanciato sulla via del successo, uomo dotato di fantasia e di ardore, era l’invidia di tutte le sue conoscenti e la gioia della sua “saggia” mamma.
“Dove l’hai pescato un uomo così?” le chiedevano tutte le amiche e colleghe di lavoro, “non fartelo scappare” le diceva al telefono sua madre , e quei 300 Km che le separavano correvano sul filo veloci fino a diventare nulla, e Ilaria si sentiva come da bambina quando quella donna perfetta e profumata la abbracciava e le diceva “Ilaria, devi diventare qualcuno nella vita, ricorda che ogni cosa ha un suo ordine logico, ricorda che ogni cosa ha un suo posto”.
Era questo che le stava sfuggendo di mano, questo incastro perfetto, questo domino costruito in trent’anni, aveva adesso una pedina vacillante, una pedina che poteva compromettere il lavoro minuzioso di una vita.
Accendendo una sigaretta ripensa a Vera, a quei capelli rossi come fiamme, a quel corpo perfetto nella sua imperfezione, a quel naso importante, che lei indossava e portava con la disinvoltura della donna che sa di essere bella.
Vera era così: abiti sgargianti, gioielli vistosi, scarpe alte, borse fuori moda, velluti, broccati, sete cinesi, bigiotteria falsa.
Vera, con la sua allegria, con il suo spirito mordace, con i suoi cappelli all’inglese, con il suo portamento da regina, con la sua falsa noncuranza, Vera leale come il suo nome, attaccata a vecchie ideologie, comunista, anarchica, fascista, retrograda e progressista, cangiante come un diamante, solida come una quercia.
Vera che le ha rubato il cuore, Vera che una notte d’estate le ha detto “ti amo” mentre tra una birra annacquata e salatini stantii parlavano dell’ultimo libro letto, dell’ultimo film visto, dell’ultima volta che Ilaria aveva fatto l’amore con Giorgio.
E poi il buio di una corsa in macchina, il desiderio impacciato di Ilaria, la dolcezza e la capacità di seduzione di Vera, la libreria in noce, il gatto sul divano, il letto morbido e immenso, le candele accese, la luce tenue e soffusa: Vera le ha tolto i vestiti con la delicatezza di un amante sapiente, le ha sfilato le scarpe e massaggiato i piedi, le ha sciolto i capelli bruni legati da un nastro e l’ ha accarezzata per ore prima di possederla con la foga e il desiderio che Ilaria aveva conosciuto solo negli gli uomini.
E la baciava e le diceva ti amo, e le infilava la lingua ovunque e le diceva ti amo, e l’ha fatta venire con un’intensità mai provata prima e le diceva ti amo.
E le diceva ti amo anche mentre le insegnava come gode una donna, mentre con destrezza e fermezza le trasportava le mani nei punti più profondi del suo piacere e le diceva come accarezare, leccare, sfiorare, premere i punti proibiti di un universo infinito.
E Ilaria assaporava, con il gusto di una bambina che succhia caramelle alla fragola, i sapori di Vera, ed annusava gli odori di Vera e rispondeva ti amo alle parole di Vera.
Una notte durata un’eternità tra le braccia voluttuose della sapiente Maestra, tra capelli rossi di fuoco e bocche brucianti, tra un bicchiere di Chianti bevuto a coppa tra le cosce di Vera e dolci ciliegie assaporate intatte tra le gambe di Ilaria.
Una notte di passione, una notte di odio e di amore, una notte in cui Giorgio lontano la chiamava da Parigi per dirle Ti amo e Vera all’orecchio le sussurrava anch’io.
Ilaria guarda la pioggia che ha iniziato a pulire l’asfalto, e pensa a sua madre e al suo ordine logico e cosmico, e pensa a Giorgio e al suo mondo fatto di carte e di voli aerei e pensa a Vera, alle sue telefonate notturne e sconclusionate, al suo profumo di viola ai suoi teatrini di periferia, ai suoi autori sconosciuti.
Pensa alle grandi mani di Giorgio che le percorrono il corpo e la manovrano con la sapienza dell’uomo che la conosce e ama da sempre, e pensa a Vera, alle sue bianche dita che la toccano con l’onniscenza e l’esperienza , con il piacere e la voglia che solo una donna può regalare ad un’altra.
Ieri ha parlato con l’uomo che ama della donna che ama, ieri ha parlato con lui e gli ha detto con le lacrime agli occhi che non può più vivere senza di lei, che i suoi capelli e il suo profumo sono una droga troppo inebriante.
Giorgio, il timido e perfetto architetto ha spalancato i suoi occhi di cielo, ha aperto la bocca da cui non è uscito alcun suono, le ha stretto i fianchi e le ha detto solo tre parole -non mi lasciare- .
Dopo mesi di altalene, di serate insonni, di week end alterni, dopo giorni di pianto e notti di fuoco, Ilaria ha preso l’ultima assurda decisione.
Giorgio la ama troppo per imperdirle di vivere la sua vita, e Vera è inebriata dall’idea di averla sempre con sé.
Suonano alla porta di casa, Ilaria, dà un ultimo sguardo alla strada deserta e si avvia alla porta con le gambe ferme.
Giorgio efficiente e dolcissimo porta due immense valigie, ed una massa capelli di fuoco avanzano dietro di lui.
Le camere sono pronte, quella di Vera e di Ilaria si affacciano sul giardino interno, quella di Giorgio e di Ilaria anche.
Stanze comunicanti, armadi condivisi, un unico bagno per fare la doccia e l’amore…..Il caffè nero e fragrante li aspetta in cucina: infondo ogni cosa ha un suo ordine logico, ogni cosa ha un suo posto nel mondo.
Di sicuro mia madre sarebbe fiera di vedere come ho messo ordine nella mia vita - Ilaria sorride mentre bacia Giorgio sulle scale di casa e conduce i suoi timori fuori dalla stanza da letto, e l’ultima tessera del suo puzzle perfetto torna ad incastrarsi con gli altri tasselli

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