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Ravenna, Italia
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Prestami il rossetto

I granellini di sabbia colore della malva della spiaggia distavano un centinaio di metri dalla villetta in cui Lorena, Alfredo ed io avevamo preso alloggio. Partiti da Parma all'alba avevamo attraversato la Francia in automobile, spingendoci fino a La Baule, località balneare fra le più rinomate della costa bretone. Avevamo raggiunto la nostra meta poco prima del tramonto, rallentati nel viaggio da un incidente stradale all'altezza di Bourg-en-Bresse che per puro caso non ci aveva coinvolti.
La vacanza doveva rappresentare un giusto riconoscimento alle fatiche che avevamo sostenuto durante l'anno scolastico. L'avere superato con profitto l'esame di maturità ci aveva riempito di gioia, ma una volta giunti in Bretagna desideravamo soltanto goderci le tre settimane di vacanze a nostra disposizione, dopodiché avremmo pensato al futuro.
Alfredo e Lorena sono gemelli anche se l’aspetto non lo dava a intendere. Tutt'e tre eravamo intenzionati ad iscriverci all'università anche se non avevamo deciso a quale facoltà, ma un'idea ce l'avevamo.
Non era stato facile, soprattutto per l'opposizione dei miei genitori, organizzare la vacanza, ma dopo tanto insistere si erano piegati alle mie richieste consentendomi d'intraprendere il viaggio in compagnia dei miei due amici.
L'auto su cui avevamo intrapreso il viaggio era una fiammante Mini Cooper rossa, piccola per le dimensioni dell’abitacolo, ma scattante e veloce come poche altre vetture della medesima categoria.
Giunti a destinazione poco prima del calare del sole mi separai dai miei compagni di viaggio, occupati a prelevare le valige dall'autovettura, e andai verso la spiaggia, estesa oltre misura a causa della bassa marea.
A piedi scalzi camminai sulla sabbia bagnata respirando a pieni polmoni le particelle di salsedine che una leggera brezza conduceva verso terra unitamente alle onde che andavano ad incresparsi prive di forza sui miei piedi.
Gli zii di Lorena e Alfredo erano i proprietari della casa che ci ospitava. La residenza faceva parte di un complesso di una decine di villette, tutte uguali, dipinte di bianco con i tetti spioventi.
L'abitazione distava pochi chilometri da Saint André des Eaux, località della Bretagna di grande interesse turistico e paesaggistico. Dopo avere trascorso lunghi mesi chiusa fra le mura di casa a studiare, senza mai levare gli occhi dai libri di scuola, sentivo il bisogno di un meritato riposo, ma soprattutto avevo una gran voglia di svagarmi e restare allegra.
Lorena e Alfredo si prodigarono nel farmi da ciceroni conducendomi nei luoghi più affascinanti della Bretagna. Rimasi sbalordita dal perpetuarsi del fenomeno della bassa marea, specie dalla visione delle imbarcazioni di traverso sul fondo dell'oceano.
La sera, dopo cena, eravamo soliti intrattenerci in uno dei locali notturni di La Boule, una cittadina della costa oceanica distante una decina di chilometri dalla villetta che ci ospitava ed i cui contrafforti sul mare erano occupati da una lunga fila di alberghi e ville signorili.
Mi ero presa una stramaledetta cotta per Alfredo anche se non lo davo a intendere. Avevo diciannove anni ed ero ancora vergine. Consideravo un grave handicap quello di avere la figa inviolata e me ne crucciavo, ma non avevo trovato il ragazzo giusto a cui lasciarla in dono. Avance ne avevo ricevute, fin troppe a dire il vero, ma le avevo respinte scambiando con i miei occasionali partner qualche bacio e delle timide carezza, nulla di più, perché trovavo noiosi i ragazzi in genere.
Lorena la verginità l'aveva già persa ed era al corrente del mio desiderio di perderla. A lei avevo confidato il mio interesse per Alfredo senza ricevere nessun incoraggiamento o aiuto come invece avrei sperato.
Una sera, all'imbrunire, dopo che avevamo cenato, mi allontanai dalla villetta in compagnia di Lorena. Alfredo preferì trattenersi davanti la televisione che a quell'ora trasmetteva una partita dei mondiali di calcio.
Appresso c'eravamo portate qualche lattina di birra, mentre nella tasca dei jeans custodivo della buona canapa indiana dagli effetti euforizzanti e una confezione di cartine per arrotolarci il tabacco.
Andammo a sederci su un costone di roccia in riva al mare. Davanti ai nostri occhi avevamo soltanto la linea dell'orizzonte. Restammo a lungo sedute una accanto all'altra a bere birra e fumare spinelli.
Distanti dal nostro punto di osservazione navi e imbarcazioni da pesca si muovevano nell'oceano illuminate dalle luci notturne e sembravano trascinarsi dietro i nostri pensieri e le confessioni.
Quella sera, e non so spiegarmi il perché, ero irrequieta, quasi si trattasse di un presentimento, ma non ci feci troppo caso presa com'ero dal seducente panorama che avevamo davanti ai nostri occhi. Conversammo a lungo confidandoci le nostre paure come non ci succedeva da tempo. Colpa della troppa birra che avevamo bevuto e del fumo che aveva liquefatto il cervello, forse.
Quando Lorena accostò una mano sulle mie cosce, carezzandole, non ci feci troppo caso, ma quando posò le labbra sulle mie e mi baciò rimasi ammutolita, non provai a scostare la bocca dalla sua come invece avrei potuto fare, nemmeno avvertii disgusto dal contatto con le sue morbide labbra che sapevano di resina e miele, ma al contrario un sottile ed eccitante piacere.
Lorena avvolse il mio corpo con i tentacoli delle sue braccia, trattenendomi come un preda da non lasciarsi scappare. Mi sarebbe stato difficile liberarmi dalla stretta, ma non desideravo svincolarmi e la lascia fare.
Stavo bene fra le sue braccia, il calore del suo corpo era una sostanza curativa alle mie pene d'amore. Attraversò le mie labbra con la punta della lingua e proseguì a penetrarmi la bocca più volte scotendomi il corpo di brividi di calore.
Mi ritrovai distesa sulla roccia, con Lorena sopra di me, nascoste alla vista di eventuali curiosi che potevano stare d'intorno. Avrei potuto svolgermi dal suo corpo sgusciando fuori da quella tana, ma non lo feci. Cinsi le braccia intorno al suo collo e attirai il capo verso di me. La sua bocca era colma di calore come la mia, continuammo a lungo a titillare la punta della lingua una contro l'altra accrescendo il nostro piacere. Quando la sua mano mi scivolò sotto la gonna e le dita attraversarono l'elastico delle mutande la lasciai fare. Afferrai con entrambe le mani la chioma della sua capigliatura e gliela stirai all'indietro liberando parte della nuca dalla massa di capelli che le nascondevano il volto, poi mi dannai l'anima a succhiarle il collo colmandola di baci e morsi.
Lorena incominciò a mugolare di piacere sprigionando un continuo lamento, anch'io ero accalorata, forse più di lei. Avevo la figa fradicia d'umore, e mi piaceva essere toccata in quel modo dalla mano della mia migliore amica che aveva cominciato a prendersi cura del clitoride. Quando tentò d'infilarmi le dita nella figa per penetrarmi mi divincolai dall'abbraccio e mi rimisi in piedi.
Lorena non fece nulla per farmi recedere dai miei propositi, non ce n'era bisogno, aveva capito che non desideravo essere deflorata dalle sue dita. Ritornammo verso la villetta tenendoci affettuosamente mano nella mano come due buone amiche, ma eravamo diventate qualcosa di più lei ed io.
Raggiungemmo la villetta poco dopo la mezzanotte. Alfredo era coricato sul divano concentrato nel guardare le immagini della partita di calcio trasmessa alla tivù.
- Noi due andiamo a letto... - disse Lorena rivolgendosi al fratello.
- Resto alzato ancora un po', voglio vedere come finisce la partita, poi andrò a dormire anch'io.
- Buonanotte... - lo salutai.
Quando Lorena uscì dal bagno era nuda. Prese posto sotto le lenzuola mentre io c'ero già. Le sere precedenti si era mostrata con indosso le mutandine e la canottiera, lo stesso avevo fatto anch'io. Mi fu facile capire quali fossero le sue intenzioni. Contrariamente al solito non spense l'abat-jour sul piano del suo comodino. S'infilò sotto le lenzuola e accostò il suo corpo al mio abbracciandomi attorno al petto.
Il suo corpo era tondo, bellissimo, possedeva seni prosperosi e fianchi larghi. Avrei pagato non so cosa per essere come lei. Possedeva capelli ricci naturali di colore castano che portava lunghi a cadere sulle spalle, io al contrario li avevo corti e lisci. Li ho sempre portati così, forse perché non essendo troppo alta di statura mi sarei insaccata con una pettinatura come la sua.
Sembrava provare piacere nel tormentarmi con le sue carezze. La mano si spostava sulla pelle lambendola con delicatezza colmandomi di brividi da capo a piedi.
Conquistata dalla sua travolgente passione mi sentivo lusingata dalle moine e dalle carezze che riversava sul mio corpo. Avrei desiderato scoparmela per davvero, ma non glielo dissi, lasciai che proseguisse nella sua opera, anche quando si mise in ginocchio fra le mie cosce e, divaricandole, mise in bella mostra lo scampolo di pelle rosa della mia passera.
Lorena chinò il capo e le guance lambirono le mie cosce. Avvertii la punta della lingua sfiorare le labbra della passera e una serie di tremori attraversò il mio corpo. Allargò con le dita le labbra della passera e incominciò a leccarmi all'intermo con cautela, come se volesse prolungare all'infinito il mio stato di ebbrezza. Ero bagna fradicia e questo le diede senza altro piacere, ne sono certa.
Mugolavo e gemevo per l'intenso il piacere che sapeva trasmettermi. Il cuore sembrava scoppiarmi, le tette mi dolevano e la figa produceva una grande pioggia di calore fra le cosce. Non resistetti a lungo dal toccarmi le tette, accompagnai il movimento del capo di Lorena sul bocciolo del mio clitoride frizionando le dita sui capezzoli.
Ero prigioniera del suo abbraccio, in balia di una pulsione erotica che non riuscivo a spiegarmi e che non poteva essere solo frutto della troppa birra e del cannone che mi ero fumata quella sera.
Non impiegai molto tempo a raggiungere l'orgasmo, sopraggiunse liberatorio e fu davvero shockante. Incominciai a tremare in maniera convulsa e gridai, gridai forte, ma non ricordo cosa sbraitai perché era troppo il piacere che stavo provando in quei momenti.
Lorena proseguì a succhiarmi il clitoride nonostante mi sforzassi di allontanarle il capo dalle cosce con la forza delle braccia. Quando si scostò ero fradicia di sudore e colma di piacere, ma la serata non si concluse lì.
Lorena si allontanò per fare ritorno nella camera dopo qualche istante, ma stavolta non era sola: Alfredo era con lei.
Raccolsi un lenzuolo e coprii come potevo il mio corpo nudo. Di fronte alla mia sorpresa Lorena non si scompose, anzi, si avvicinò al letto insieme al fratello nudo pure lui.
- Alfredo ed io sappiamo che è la tua prima volta e vogliamo che sia speciale. - disse con un luminoso sorriso.
Lorena scostò il lenzuolo che avvolgeva il mio corpo, prese posto sul letto alla mia destra mentre Alfredo andò a coricarsi sull'altro lato.
L'alba ci trovò abbracciati uno all'altra dopo un ultimo amplesso.

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