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PadronSilvia e la schiava di PadronVale

poco a poco Silvia era divenuta una presenza costante nella vita da schiava di Alex. Sempre più spesso la giovane padrona si presentava a casa della Dea, costringendo la serva di quest'ultima a sottomettersi ai suoi desideri ed ai suoi capricci. Alex obbediva ma leccare i piedi di Silvia non era certo come leccare quelli della Padrona.
All'inizio inoltre l'amica di Vale si presentava a casa della Dea solo in presenza della Padrona stessa e tutto ciò che faceva alla serva avveniva sotto gli occhi e l'approvazione della Dominatrice. Ma non passò molto tempo che Silvia potesse andare e venire a suo piacimento anche in assenza dell'amica. Alex era tenuta ad obbedirle comunque e la Padrona si era esplicitamente detta favorevole a condividere la sua serva con Silvia, sinché quest'ultima avesse continuato a pagare regolarmente l'uso della miserabile dopo ogni sessione.
Il passatempo preferito della padroncina Silvia era quello della frusta. Legava Alex per i polsi ad un termosifone o alla maniglia della porta, costringendola in ginocchio e poi prendeva a frustarla con uno scudiscio che aveva comperato appositamente in un sex- shop (e talvolta anche con il frustino da equitazione di Vale).
Non smetteva finché la schiena della schiava non diveniva completamente rossa e violacea ed era indifferente alle urla ed ai lamenti di Alex. Una volta la schiava si gettò ai suoi piedi baciandoglieli e supplicandola di smettere di frustarla perché quel giorno la punizione stava andando veramente troppo per le lunghe e Silvia per tutta risposta prese a calpestarla con violenza badando bene di calcare i punti in cui la pelle era stata lacerata dalla frusta con i tacchi aguzzi delle sue eleganti scarpette.
In particolare Silvia odiava Alex per la sua statura. La schiava era qualche centimetro più bassa di Vale ma in ogni caso era più alta di Silvia di un buon palmo. Quest'ultima era cattivissima con la serva quando essa gli si presentava di fronte ritta in piedi. Silvia la costringeva a procedere sempre a quattro zampe in modo da dominarla anche in altezza e sebbene già la Padrona avesse abituata Alex a camminare come una cagna, con la nuova padroncina questo atteggiamento aveva raggiunto l'apice.
Una volta Silvia aveva calpestato Alex con un paio di scarpe che aveva acquistato giusto per quell'occasione: erano delle stupende décolleté nere con i tacchi altissimi e molto sottili, dalla punta d'acciaio. Anche in punta le scarpe erano molto robuste ed appuntite quasi come stiletti.
La schiava aveva sofferto molto sotto le scarpe ed in un paio di occasioni Silvia era quasi giunta a conficcarle un tacco in un occhio, con il rischio di accecarla per tutta la vita. Quando Vale, annoiata, aveva interrotto la punizione dicendo che in quel momento aveva voglia di cavalcare la schiava, Silvia, indispettita s'era voltata verso Alex e le aveva assestato un calcio fortissimo alla gola con la punta della scarpa, lasciandola boccheggiante per qualche minuto sul pavimento.
Verso la fine dell'inverno poi, la schiava s'ammalò. Vale le diede tre giorni di riposo per curarsi e rimettersi in sesto, così per tre giorni la schiava rimase confinata nella stanza degli ospiti.
Durante il primo giorno Silvia andò a trovare la Padrona. Ovviamente alla giovane dittatrice non interessava assolutamente d'incontrare Vale. Voleva solo punire la schiava.
-"La vacca è ammalata"- disse Vale, mentre Silvia già si apprestava ad entrare in casa.
-"Cosa?"-
-"La schiava è ammalata. Gli ho dato tre giorni per guarire, siamo solo al primo"-
-"Ma io sono venuta apposta per lei!"-
-"Ed allora vai da lei. La tregua vale per me, non per te. Ma, mi raccomando, già è ridotta come uno straccio, poi se me la maltratti ancora come fai di solito tu va a finire che si rompe del tutto e non si può più far ripartire. Vacci piano, non è che tenga a lei in particolar modo, ma in questi giorni mi serve proprio e non ho né tempo né voglia di cercarmi un'altra sguattera"-
-"Stai tranquilla"-
Silvia entrò nella stanza degli ospiti senza bussare. Alex era sotto le coperte ed aveva la febbre. Sul comodino erano disposte una fila di medicinali. Silvia riconobbe alcuni antibiotici.
-"La stronza prende medicine toste. Vuol guarire in fretta così tornerà a leccare i piedi di Vale"- pensò Silvia -"Ma io non ho stipulato alcun accordo con questa baldracca. Ne faccio quel che voglio!"-
Si avvicinò al letto e le tirò un calcio al fianco, dopo averle tolto di dosso le lenzuola.
Alex gemette e crollò sullo scendiletto come un mucchio di stracci inerti.
-"Cagna! La tua padrona è arrivata, salutala!"- disse Silvia.
-"B.buon .giorno padrona Silvia"-
Silvia le schiacciò il palmo di una mano sotto ad uno dei suoi tacchi alti. Indossava dei sabot grigi che lasciavano scoperto quasi tutto il piede.
-"E così sei malata, eh?"-
Salì con l'altro piede sul collo della schiava e si equilibrò con una mano sulla parete per far poggiare tutto il suo peso esclusivamente sui talloni. Ad essere sinceri Alex provava ammirazione per Silvia. Non quanta ne aveva per la Padrona, certo, ma assai più di quello che avrebbe potuto nutrire per una persona normale. Silvia era speciale. Brillava di luce riflessa, forse, ed il suo sole era la Padrona, ma in ogni caso la schiava aveva una grande considerazione di lei.
-"Hai la febbre?"-
-"Si padrona"-
-"Immagino che non potrò cavalcarti, oggi"-
-"Temo che non resisterei, signora"-
-"Padrona, per te, vacca asmatica!"-
-"Mi perdoni padrona"-
-"Dunque che vogliamo fare? Non ti posso cavalcare, non ti posso frustare, potrei calpestarti un poco ma alla lunga sai che noia!"-
Alex si sporse con la faccia sui piedi di Silvia e ne baciò le magnifiche calzature. Ne insalivò per bene il tacco che le stava crudelmente penetrando nella pelle e asportò ogni briciola di polvere dalla suola. Silvia mosse il piedino in modo da esporlo completamente alla lingua di Alex e quando il primo sabot fu pulito tolse il piede dalla sua mano e la andò a posare sul collo accanto all'altro, poi sollevò il secondo e lo pose sulle mani della schiava.
Alex pulì anche il secondo sabot.
-"Brava la mia leccapiedi"-
-"Grazie padrona"-
-"Ma il dilemma resta, che cosa ne faccio io di te?"-
-"Non so, padrona. Sfortunatamente come sa non sono nella mia migliore forma fisica, oggi"-
Silvia scese dal corpo della schiava.
-"Ma tu faresti ugualmente ciò che ti chiedo, no?"-
-"Si padrona"-
Silvia posò un piede sulla testa di Alex.
-"Brava cagnetta"-
-"L'ordine di PadronVale è accontentare ogni suo desiderio"-
-"Ah, ma allora mi obbedisci solo perché Vale ti ha detto di farlo?"-
-"E' così, padrona"-
Silvia s'imbestialì. Calciò in viso la schiava, poi le schiacciò la testa sotto ai suoi piedi, conficcando dolorosamente i tacchi sotto l'orecchio della disgraziata.
-"Cagna! Lo devi fare per me! Io sono la tua padrona! Come lei! Sono né più né meno come lei!"-
La schiava non replicò ma anche se la Padrona non era presente non avrebbe mai potuto ammettere che Silvia fosse al suo livello. Semplicemente non era vero e per la schiava sarebbe stato come pronunciare una terribile bestemmia.
Silvia continuò a calpestare e a prendere a calci la schiava per un po'. Avrebbe voluto continuare molto più a lungo ma si ricordò che la Padrona le aveva chiesto di non ridurla troppo male. A Silvia non interessavano le pretese di Vale ma se questa si fosse arrabbiata? Poi magari le avrebbe impedito di giocare ancora con Alex, di usarla come giocattolo masochista.
Fermò i suoi piedi. Alex non opponeva resistenza, tanto era la debolezza causata dalla malattia.
-"Vai sotto le coperte"- disse Silvia.
-"Come?"-
-"Hai sentito. Non sono più arrabbiata. Anzi, voglio farti un regalo. Vai sotto le coperte"- ripeté ed uscì.
Quando tornò in camera aveva un imbuto di plastica in mano, l'imbuto che tante volte la Padrona aveva adoperato per orinare in gola alla serva. Alex era già nel letto.
Silvia si avvicinò al comodino.
-"Quale medicina dovresti prendere?"-
-"Per stasera solo gli antibiotici. Questa pasticca e quest'altra"-
-"Capisco"- Silvia prese le pillole sul piano del comodino, salì con le scarpe in piedi sul letto e si accovacciò sopra la testa della malata.
-"Apri bocca"-
Alex obbedì e Silvia le infilò l'imbuto in bocca. Poi fece scendere le mutandine e le lasciò in faccia alla serva. Andò a posizionarsi sopra l'apertura dell'imbuto. I suoi piedi erano sul cuscino ai lati della testa della schiava.
-"Mentre mi annusi gli slip ascoltami. Adesso ti do le tue medicine e siccome per ingoiarle serve un sorso d'acqua ho deciso che ti darò anche quella"-
Fece scendere le pillole lungo l'imbuto e poi si rilassò e liberò la vescica piena.
Il flusso dorato fece scivolare le pasticche nella gola di Alex che le ingoiò assieme all'orina tiepida della padroncina. Silvia fece attenzione a centrare l'apertura dell'imbuto e a cominciare con un fiotto lento, per poi aumentare gradatamente una volta che la schiava ebbe ingoiato le pasticche.
Forse, pensò Alex, la Padrona non avrebbe badato a darle il tempo di ingoiare gli antibiotici e le dispiacque sinceramente di non aver potuto soddisfare adeguatamente i desideri della gentile padroncina Silvia quel giorno.
Quando la giovane sovrana si fu completamente liberata si alzò in piedi e sempre restando con le gambe ai lati della testa della serva tolse l'imbuto dalla sua bocca.
Tornò ad accucciarsi.
-"Puliscimi"-
-"Volentieri, padrona"-
Alex eseguì un bidè come si deve. L'orina di Silvia l'aveva come svegliata. Probabilmente aveva avuto un effetto terapeutico più veloce degli antibiotici.
Quando si sentì pulita Silvia si rimise gli slip, scese dal letto e se ne andò. In un'altra occasione la schiava sarebbe corsa in bagno a sciacquarsi la bocca impastata del sapore dell'urina della padroncina ma quel giorno non ne sentì il bisogno, e non perché fosse troppo stanca.
Aveva solo voglia di assaggiare il più a lungo possibile il nettare dell'amica della Padrona così come tante volte aveva fatto con la pipì della Dea stessa.
Si voltò col viso affondato nel cuscino e si addormentò.

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