La cameriera...
L’orologio a muro segnava le tre meno cinque. Avevano fatto in fretta quel giorno. Ormai stavano finendo di pulire la sala da pranzo e non restava che apparecchiare per la sera. Un quarto d’ora ancora e poi via, fino all’indomani a mezzogiorno non era in servizio. Silvia si affrettò ad andare a svuotare la palettina nel sacco dell’immondizia piazzato appena fuori dalla porta della cucina. Per fare ciò passò davanti alla porta d’ingresso della grande sala da pranzo e notò Francesco che si allontanava. Che stesse guardando proprio lei e che si fosse allontanato imbarazzato trovandosela così vicina? Il pensiero le balenò improvviso nel cervello, per una frazione di secondo, ma la ragione ebbe immediatamente la meglio. Certamente no! Non era certamente la più graziosa delle cameriere che erano nella sala in quel momento. Si guardò un attimo attorno: in fondo, dalla parte opposta dove era lei, c’era Roberta, una bella ragazza di 24 anni della provincia di Milano, molto carina con i suoi capelli nerissimi e ricci. Poco più in là Paola stava finendo di scopare per terra: anche lei, con i suoi 21 anni era una possibile pretendente degli sguardi di Francesco. Silvia si ritrovò a passare di fianco a Flavia, che stava cominciando a preparare le tavole. Era come imbambolata, con gli occhi aperti che fissavano la porta. Lei sì che era veramente bella! Alta, bionda, con i capelli mossi in una specie di caschetto, indossava la camicetta bianca delle cameriere dell’albergo ma sotto spuntavano un paio di tette fantastiche, di cui Silvia era molto invidiosa. Tra l’altra aveva 22 anni, giusto uno in meno di Francesco, il figlio dei proprietari dell’albergo. Fece quattro rapidi calcoli, collegando lo sguardo perso su quella porta alla sua bellezza: il ragazzo stava guardando proprio lei. Sarebbe stato troppo bello, pensò Silvia, se invece fosse stata lei l’oggetto delle sue attenzioni. Francesco era un ragazzo stupendo, con gli occhi di un azzurro glaciale e con quei capelli neri… Doveva accontentarsi della corte che le facevano i suoi coetanei e di uscire ogni tanto con qualcuno di loro che reputava meno noioso degli altri. Fortunata Flavia! Iniziò a preparare le tavole per la sera, cercando di dimenticare Francesco e fantasticando su come avrebbe potuto passare le prossime ore di libertà. Sarebbe andata un po’ in spiaggia a rilassarsi e a prendere il sole. La sera sarebbe… Avrebbe voluto uscire. Ma chi c’era che poteva uscire con lei? Non era lì da molto e conosceva soltanto le altre cameriere, che erano tutte di servizio… L’ipotesi di dover restare sola in albergo l’agghiacciò. Avrebbe fatto perlomeno un giretto in centro da sola, tanto per vedere un po’ di gente. La sera la calca era tanta… L’orologio segnava le tre e mezza precise quando la sala era nuovamente pronta per ospitare la cena di tutti i clienti. Le quattro cameriere si guardarono soddisfatte del loro lavoro: aveva fatto veramente in un baleno, ora le aspettava la piccola zona di spiaggia libera! Andarono tutte a cambiarsi e in un men che non si dica erano già sdraiate al sole sulla sabbia. Flavia, sdraiata supina, attirava gli sguardi di tutti gli uomini che passavano: aveva un ridottissimo bikini che a mala pena nascondeva una piccola porzione delle sue tette abbondanti. Paola e Roberta fecero anche loro caso alla prosperosità dell’amica e iniziarono a chiacchierare sull’argomento: «Flavia, ma quand’è che ti sono cresciute le tette?». «Be’, a quattordici anni ero completamente piatta e dovevo ancora avere le mestruazioni. Poi in prima superiore è iniziato tutto. La scuola era cominciata da pochi giorni quando ebbi la prima mestruazione: ero euforica, perché finalmente il mio corpo si era deciso a crescere. Poi in due anni mi sono spuntate le tette, un po’ alla volta. A sedici anni avevo già la quarta come ora». «Chissà che seghe si tiravano i tuoi compagni di classe pensando alle tue tette!» esclamò Roberta, la più spigliata di loro quattro. «Già… Ho beccato più di qualcuno che mi sbirciava…». «E nessuno ha mai avuto la soddisfazione di metterci le mani?» chiese Paola, la più curiosa. «Sì, uno sì. In gita a Praga in quinta. Eravamo entrambi mezzi ubriachi e l’ultima notte, tornando dalla discoteca alle cinque, mi sono portato in camera un ragazzo. Volevamo scopare, ma non avevamo profilattici. Così lui me l’ha leccata a lungo e io gli ho fatto una spagnola». «Chissà come se l’è spassata!». «Gli è piaciuto parecchio, tanto che ogni tanto mi invitava fuori sperando di ripetersi. Poi alla fine s’è trovato un’altra ragazza più disponibile, per fortuna!» e sorrise di gusto. «Hai mai provato a fare sesso anale?» le chiese Silvia, incuriosita dalla loquacità di Flavia. «No, però un ragazzo con cui stavo l’anno scorso me l’ha chiesto parecchie volte. In un paio di occasioni ha anche iniziato, ma mi faceva troppo male, per cui gli ho chiesto di smettere». «Ti stuzzica l’idea?» chiese Roberta in un sorriso malizioso. Per la verità Silvia era incuriosita dalla cosa, le sarebbe piaciuto provare. «No, è che i ragazzi ne parlano sempre tanto e noi ragazze ne sappiamo poco…» si giustificò. «Io l’ho fatto parecchie volte, credo che di essere particolarmente sensibile sul culo. Me ne sono accorta fin da ragazzina. Quando ho iniziato a masturbarmi, lo facevo sempre accarezzandomi anche il buco del culo, non solo la fighetta. A quindici anni ho iniziato anche a mettermi un dito dentro per masturbarmi, poi via via due, tre… Ad un certo punto ho provato a mettermi dentro anche un cetriolo: non mi ha fatto più di tanto male, era sopportabile e poi mi ci sono abituata. Se tu provi così, adesso, ti sarà impossibile, ti darà un dolore atroce. Io ho allenato il mio buco del culo per anni e quando a diciannove anni ho fatto per la prima volta sesso anale un po’ di male l’ho sentito lo stesso. Poi è questione di gusti, a me è sempre piaciuto, riesco anche a raggiungere l’orgasmo solo con la stimolazione anale. Ad altre ragazze proprio non piace, non riescono a sopportare il dolore e non ne ricavano piacere». Silvia era soddisfatta dal racconto dell’amica, avrebbe voluto saperne di più sulle sensazioni che provava, ma tenne la domanda per sé. A dire la verità anche lei si masturbava spesso l’ano, anche se non con oggetti di grandi dimensioni. «Tu Paola, hai mai provato?» chiese Roberta. «No, a me proprio non piace. Non è che lo consideri un tabù. Ho provato la masturbazione anale, ma credo che dalla mia passerina ricavo molto più piacere!». Proprio in quel momento un ragazzo le passò accanto e, sentendo il discorso, le sorrise. Paola ammiccò provocante… «Che piccola ninfomane che sei!» esclamò Flavia che se n’era accorta. «Cosa vuoi, l’astinenza comincia a farsi lunga…». «Da quant’è che non scopi?» le chiese Roberta. «Tre mesi ormai!» sospirò Paola. «Però credo mi rifarò qui al mare!». «E pensare che io non sono mai andata oltre i quindici giorni dopo i diciotto anni!» ammise Roberta. «Davvero?» chiese incredula Flavia. «Sì, e senza scoparmi ragazzi squallidi. Bene o male mi piacevano tutti!». «Allora devo darmi da fare!» scherzò Paola. «Comincerò dall’albergo. Mica male i due barman, no?». «Michele è carino, però nulla a che vedere con Filippo. Peccato che questi abbia in mente qualcun altro che te…Lo si vede distante un chilometro!» commentò Roberta. «A me non è parso così evidente…» disse distrattamente Silvia. «Strano!» sorrise Flavia. «E perché mai? Si vede che sono solo un po’ meno attenta di voi…» si difese Silvia. «Perché si da il caso che sia proprio tu la sua attenzione…». Silvia rimase di sasso. Filippo che s’interessava a lei? Probabilmente la stavano prendendo in giro. «Ma dai, non mi prendete per il culo!». «Ti sta sempre dietro, ti guarda in continuazione… Non ha occhi che per te!» esclamò Paola. Filippo, quel ragazzo dallo sguardo timido che non parlava quasi mai, eppure così incredibilmente affascinante. Sentì un’ondata di eccitazione passarle fra le cosce. Quella sera aveva anche lui la serata libera! Ma come avrebbe fatto a invitarlo a uscire con lei, dal momento che di sicuro lui non avrebbe fatto il primo passo? «Mi sa che qui gatta ci cova da come te ne stai imbambolata!» sorrise Flavia. «Già, sembri tu quando vedi Francesco!» fu l’immediata risposta di Silvia, ma solo nella sua mente, non trovò la forza di pronunciarla, tanto era ancora scossa. Presto le ragazze dovettero rientrare, e Silvia rimase sola nella spiaggia. Prese a fantasticare su come invitarlo fuori, su cosa sarebbe successo… Peccato fossero solo fantasie! Magari non lo avrebbe nemmeno visto, o forse nessuno dei due avrebbe fatto il primo passo. Sentì ancora un fremito fra le gambe e si scoprì eccitata. Era da un anno che non faceva l’amore. A dire la verità l’aveva fatto solo poche volte, prima che il ragazzo la lasciasse, l’estate precedente. Quando ripensava alle stupende giornate di quel giugno, passate per lo più a scopare, si inumidiva inevitabilmente. Stavolta non era però il ricordo a eccitarla, ma il pensiero di Filippo. Si distese sul ventre e prese a strofinare le labbra della vagina fra di loro e contro l’asciugamano su cui era distesa. Avrebbe voluto portarsi le mani sotto il costume intero che indossava e penetrarsi l’ano con un dito (cosa che faceva spesso quando si masturbava), ma era impossibile in mezzo alla pur poca gente della spiaggia libera. Pensò a Filippo, a come poteva finire quella serata in sua compagnia, e in pochi secondi era al culmine del piacere. Quando l’orgasmo la scosse, si sentì battere sulla spalla e si girò. «Ciao Silvia!». Il suo volto, sconvolto dall’orgasmo, prese una smorfia strana. Era lui! Venne immediatamente un’altra volta, in un rapido spasmo. «Ciao Filippo» mormorò dopo un silenzio di un paio di secondi in cui le sensazioni di piacere e di sorpresa la scuoterono. «Stai bene?» si preoccupò lui. «Sì, ero solo mezza addormentata…» mentì lei con la prima cosa che le venne in mente. «Sembrava stessi male. Non sembri contenta di vedermi…». «No, guarda che ti sbagli! Ero solo sorpresa… Ti va di farmi compagnia?». «Volentieri» e si sedette vicino a lei. «Hai appena finito?». «Sì, e ne ho approfittato per venire un po’ qui a prendere il sole. Peccato siano già le cinque passate!». «Io sono qui da quando abbiamo finito il turno. Le altre sono rientrate da non molto». «Le ho incontrate proprio mentre uscivo. Mi hanno detto che ti avrei trovata qui». Lui si distese su un fianco, guardandola. Silvia era sempre distesa sul ventre: sapeva che l’orgasmo le aveva bagnato il costume fra le gambe. Non voleva che lui se n’accorgesse, ma nemmeno poteva rimanere così tutto il pomeriggio. Fu lui a toglierla dagli impicci: «Ti va un bagno?». «Sì, dai, andiamo!». Almeno così tutto il costume si sarebbe bagnato ed era difficile che nel breve tragitto fino all’acqua lui, così timido, lanciasse un’occhiata fra le sue gambe. Filippo si alzò per primo e la guardò mentre, seduta, stava per rialzarsi. Il suo sguardo gli cadde fra le gambe di lei e vide la chiazza di umidità: rimase sconvolto. Silvia se n’accorse subito e arrossì imbarazzata. Fecero comunque il bagno e se ne tornarono dopo una mezz’oretta. Il costume di lei, bagnandosi, era diventato trasparente e incredibilmente sexy. Si vedevano chiaramente i capezzoli e, con un attimo di attenzione, si notava perfino il triangolo di peli fra le cosce. Queste visioni provocarono a Filippo un’intensa erezione che cercò inutilmente di nascondere alla sua vista. Lui cercò di non pensarci lo stesso. «Sai, così, con i capelli bagnati sei ancora più carina. Sembri una ragazzina, dimostri un paio d’anni in meno…». Lei lo prese come un complimento: tale infatti lo rendeva il suo tono di voce estremamente gentile e dolce. «Grazie. Tu invece sembri più maturo, più uomo…». Un dubbio l’attraversò. Forse non era il momento di chiederlo, ma era sempre stata un po’ troppo impulsiva: «Ma quanti anni hai?». «Venti». Si guardarono negli occhi, senza parlare, stesi uno di fianco all’altra. Era il momento del loro primo bacio, Silvia se lo sentiva e aspettava che fosse lui a fare la prima mossa. Lo desiderava fortemente quel bacio. Filippo non si mosse, ma i loro sguardi ardevano. «Stasera cosa fai?» le chiese Filippo. Almeno aveva trovato il coraggio di chiederle quello, se non di baciarla. «Non so…». «Io ho il turno libero… Ti andrebbe…» tentennò. «Sì!» rispose lei con entusiasmo. «Ma non ti ho ancora chiesto nulla!» disse lei stupito. «Qualsiasi cosa sia, per me va bene». Si guardarono ancora. Silvia si allungò un po’, il resto lo fece lui e il benedetto bacio arrivò. Silvia gli accarezzò il petto e gli strinse il capezzolo. Avrebbe voluto che lui facesse altrettanto, ma non si mosse. «Hai mai fatto il bagno di notte?» gli chiese lui dopo qualche altro bacio. «No…». «Potremmo farlo stasera…» avanzò timido. «Affare fatto» e suggellato con un bacio. «Ti piaccio davvero tanto?» chiese Silvia dopo un po’. «Da morire!». «Si vede sai, il rigonfio nei boxer…» sussurrò lei nel suo orecchio, baciandoglielo. «Scusa…» rispose sempre sussurrando, imbarazzato. «È che, col costume che hai, si vedono i capezzoli e…». «E qualcos’altro» lo tolse dall’imbarazzo sorridendo. «Non preoccuparti, non mi offendo, lo prendo come un complimento». Alle sei e mezza andarono a mangiare un panino a uno dei chioschi della spiaggia, poi aspettarono il buio pomiciando in riva al mare ammirando lo splendido tramonto. Sembrava fatto tutto per una giovane coppia di innamorati. Finalmente fu buio, una serata calda, e si tuffarono in acqua. Vi rimasero a lungo, fra mille giochi e baci. I loro corpi entrarono in contatto spesso, ma mai per più di un paio di secondi. Solo distesi sulla spiaggia si concessero un abbraccio più lungo. Il contatto era eccitante per entrambi: Silvia gli schiacciava sul petto il suo seno, non molto grande, ma proporzionato e sodo, e sentiva l’erezione di lui, che non l’aveva mai abbandonato nel corso del pomeriggio e della sera, spingerle fra le gambe. «Ce l’hai ancora duro da oggi pomeriggio» osservò. «Sì…» fu la sola risposta. Si guardarono al chiaro di luna. Sembrava di essere in pieno giorno, tanto era luminosa la luna quella sera. «Non vorrei sembrarti una ragazza facile… No, non dir niente… Oggi, quando sei arrivato, mi stavo masturbando strisciandomi sull’asciugamano pensando a te e quando sei arrivato stavo venendo. È stato uno degli orgasmi più incredibili della mia vita. Vorrei darti altrettanto piacere in cambio, però non me la sento di fare l’amore». Filippo non seppe resistere e si strusciò contro di lei con il pene. «Ecco, così, voglio che tu venga così. Credo verrò anch’io. Senza spogliarsi…». «Va bene, non potevo chiedere di più…» mugolò lui incominciando a muoversi. L’abbracciò si fece meno stretto e lui le guardò il seno. «Ti si vedono i capezzoli» sussurrò. «Puoi toccarli» fece lei di rimando. Filippo allungò la mano sul costume bagnato, strinse i seni fra le mani, gliele riempivano. Silvia sospirò. Quando il tocco fu diretto ai capezzoli gemette e allungò le mani sul suo petto. Sentiva la sua figa diventare un lago, stimolata dal suo cazzo. Presto sarebbe venuta. «Toccami il culo!» gli sussurrò. Lui allungò le mani sulle sue natiche e le strinse. «Mettimi un dito dentro, sotto il costume!» ansimò. Lui si fermò stupito. «Ti prego, mettimi un dito su per il culo e continua!». L’eccitazione di Filippo era al culmine, dopo quella frase. Non credeva che quella ragazza fosse così passionale. Infilò una mano sotto il costume e infilò un dito nel solco fra le natiche. Riprese a muoversi e infilò il dito dentro l’ano. Non lo mosse neppure, non ce ne fu bisogno. Lei venne dopo pochi secondi. L’orgasmo di lei velocizzò il suo: il suo cazzo riversò un’abbondante quantità di sperma nel suo costume. Gemettero a lungo insieme, finché ripresero fiato. Filippo si accorse che era arrossita, nonostante la luce non perfetta. «Scusami. Scusa la volgarità…». «Non sei stata volgare. È bello che tu sia così sincera, passionale». «Io godo infinitamente quando mi si stimola il culo…» ammise imbarazzata. Lui le carezzò un gluteo. «Vuoi?». «Aspetta un attimo» e lo toccò fra le gambe. «Hai il costume tutto sporco di sperma. Dovrai togliertelo». Lui capì che glielo stava chiedendo e se lo sfilò. Il pene era floscio, ancora tutto bagnato e appiccicoso. Lei prese un fazzolettino e glielo pulì con cura: in men che non si dica fu nuovamente duro fra le sue mani. Prese allora a masturbarlo piano, mentre lui le infilava un dito sotto il costume nel culo e uno nella fighetta. Si masturbarono a vicenda per lungo tempo, prolungando il più possibile il piacere. Alla fine fiotti argentati di sperma volarono in aria e ricaddero su di loro. Silvia venne, poi pulì entrambi con un altro fazzolettino. Infine si tolse il costume, esibendosi davanti a lui nuda. Si rivestirono con gli abiti con cui erano venuti in spiaggia e tornarono in albergo, facendo il più piano possibile, dal momento che era mezzanotte. Si baciarono di fronte alla camera di lei, poi Filippo tornò alla sua. Silvia aspettò che fosse entrato, per vederlo il più a lungo possibile. Poi aprì la porta lentamente. Uno spiraglio di luce l’abbagliò subito. Entrò e si trovò davanti uno spettacolo che mai avrebbe immaginato di scoprire al suo ritorno in camera. Francesco era disteso supino sul letto di Flavia, nudo. Flavia lo cavalcava altrettanto nuda, con la testa reclinata all’indietro e gli occhi chiusi, le grosse tette che ballonzolavano vistosamente. Nessuno dei due sembrava essersi accorto della presenza di Silvia. «Flavia, sto venendo!» ansimò Francesco. Silvia si risvegliò un attimo dalla sorpresa e chiuse le porta, credendo che avesse ato e svegliato così mezzo albergo. Rimase però imperterrita a guardarli. «Anch’io sto per venire, innaffiami col tuo succo!» esclamò con voce roca la ragazza. Francesco allungò le mani sui seni e li strinse. Reclinò la testa all’indietro e gemette. I suoi fianchi presero a pulsare. Flavia si rilassò improvvisamente e smise di muoversi forsennatamente: era venuta anche lei. Si buttò su di lui. Appena si furono calmanti si rialzarono. «Sei stato super. Sono riuscita ad avere tre orgasmi, uno anche alla fine… Ma… Silvia, cosa ci fai qui!». Francesco si girò di scatto. “Oh, no, sono fottuto” pensò. Silvia non sapeva se ridere o arrabbiarsi. Però era troppo felice quella sera per una sfuriata. «Sarebbe la mia stanza» sorrise. «Flavia, ma avevi detto che sarebbe tornata molto tardi…». «Ho sbagliato i miei calcoli… Da quanto sei entrata?». «Da poco. Ma sufficiente per vedere tutta la scena finale!». «Ti prego, non dirlo a nessuno. Se i miei lo sanno, mi uccidono!» fece Francesco con voce supplichevole. «Non preoccuparti, non lo dirò ai tuoi e non ti ricatterò». La sua voce era inespressiva. «Ora ho solo bisogno di una bella doccia e di dormire». Andò in bagno, sperando che nel frattempo Francesco se ne andasse. Infatti fu così: quando uscì, avvolta nell’accappatoio, trovò solo Flavia distesa sul letto, le gambe oscenamente aperte con un rivolo di sperma che spuntava dal suo folto pelo pubico biondo. «Mi dispiace per quello che è successo, pensavo che fossi nella stessa situazione con Filippo, dato che non sei tornata a cena. Scusa se ti ho giudicata male». «Non fa niente. Con Filippo non è che non sia successo niente. È che non abbiamo fatto l’amore e che siamo tornati presto». «Cosa vuoi dire?» chiese Flavia incuriosita. «Ci siamo masturbati a vicenda. Ho goduto come un pazza, è un ragazzo fantastico» e le raccontò tutto per filo e per segno. «Ma perché ti confidi con me?». «Perché di te mi fido, sei una specie di sorella maggiore per me, da quando sono qui!». «Dimmi la verità, l’hai mai fatto con una donna?». «No…». «Ti piacerebbe provare l’esperienza?». «Non lo so, ora non credo… Come mai queste domande?». «Ne ho ancora voglia, ma niente allora, dovrò accontentarmi». «Ma tu l’hai mai fatto con altre ragazze?». «Spesso, quando non ci sono ragazzi sotto tiro. Lo considero un po’ come masturbarsi, solo che è più divertente. Da quando sono qui io e Roberta ci siamo date spesso da fare. Lei ha una bella fighetta, è un gusto leccargliela!». «Dove lo fate di solito?» chiese Silvia curiosa. «In camera sua. Paola ogni tanto partecipa, sennò va a farsi un giro. Ti piacerebbe guardarci?». «Non so. Forse mi piacerebbe di più rivedere tu e Francesco fare l’amore». «Organizziamo in un attimo se vuoi… E non ti piacerebbe vederlo inculare Roberta?». «Come?». «Sì, hai capito. Ho capito che ti piace, anche da come hai fatto con Filippo. Se vuoi mi metto d’accordo con Roberta e Francesco. Io proprio non riesco a prenderlo nel culo, però sarei felice che tu assistessi». «Quando?» Silvia si fece più attenta. «Anche subito. Così poi potrei anche farmi passare le mie voglie…» e si carezzò fra le gambe, portandosi poi alle labbra il dito sporco di sperma. «Va bene!» rispose senza pensare, istintivamente. Era ancora eccitata dalle carezze di Filippo di cui non si era affatto saziata e la cosa la stuzzicava. Flavia telefonò in stanza a Roberta (Paola stava già dormendo) e a Francesco, il quale arrivò in un attimo, vestito di tutto punto. Roberta arrivò dopo qualche minuto pronta per essere inculata come le aveva detto per telefono l’amica: sotto la vestaglia che buttò subito a terra indossa un reggiseno dalle coppe trasparenti attraverso il quale si vedevano i suoi capezzoli scuri e un paio di mutandine altrettanto leggere che si intuiva benissimo il suo pelo nero non tanto folto. Non si stupì di vedere nella stanza Silvia: «Allora Silvia, vuoi vedere una donna che viene inculata. Lo farò apposta per te!». Silvia non parlò, ma si limitò a guardarla mentre si spogliava di fronte a loro. Il suo seno era un pochino più abbondante di quello di Silvia, con i capezzoli già eretti. Si mise subito alle pecorina sul letto di Flavia, mentre le altre due ragazze erano sedute, una nuda e l’altra in accappatoio, su quello di Silvia. Roberta si aprì oscenamente il culo con le mani e Francesco prese della vasellina e iniziò a lubrificare il buchetto, già largo di per sé per l’ampio uso che ne faceva la ragazza. Francesco si spogliò poi velocemente: nonostante il rapporto di poco prima con Flavia aveva già ritrovato l’erezione, eccitato dalla prospettiva di un rapporto anale con Roberta. Si lubrificò il pene e poi iniziò ad affondare fra i glutei della ragazza. Roberta emise soltanto un profondo sospiro, misto di piacere e di dolore per la penetrazione. Molto lentamente lui entrò completamente in lei e cominciò a muoversi. Roberta prese a gemere per il piacere, tenendo gli occhi chiusi. La posizione però non era fra le sue preferite: in campo sessuale era parecchio fantasiosa. Lo fece perciò girare sulla schiena con grande maestria, sempre tenendolo dentro di sé. Si sistemò poi come voleva: fece in modo di prendere la sua testa sotto il braccio sinistro, mettendosi un po’ di traverso. In questo modo la testa di lui appoggiava sulla sua spalla sinistra. Francesco incominciò a leccarla, prima sull’ascella, sul collo e infine fino al capezzolo, mentre continuava a muoversi in lei. Entrambi erano assorti nel rapporto e nel piacere che ne ricavavano, per cui presto si dimenticarono delle due ragazze che vi assistevano in silenzio, una soddisfatta dal fatto che non avrebbe dovuto masturbarsi per godere ancora, l’altra a bocca aperta perché, le immagini che spesso le vagavano per la mente, erano ora realtà di fronte ai suoi occhi. Roberta si mosse ancora: da distesa sopra il corpo di Francesco, volle mettersi a sedere sul bordo del letto. Lui la seguì ubbidiente nei suoi movimenti, eccitato dalla sua iniziativa continua. In questo frangente era solo lui a muovere il cazzo dentro di lei con ritmiche oscillazioni del bacino, mentre Roberta rimaneva seduta sul suo grembo. La ragazza aprì del tutto le gambe, mettendo in mostra il suo sesso appena velato dallo scuro pelo pubico che teneva tagliato corto e molto curato. Facendo ciò, il cazzo di Francesco fu stretto in una piacevole morsa che era diventato il suo ano: rallentò bruscamente le penetrazioni, che diventarono dolci, ma profonde. Alla vista dell’amica così oscenamente esposta ai loro occhi, Flavia capì che quella era una richiesta diretta esplicitamente a lei, per cui si alzò dal letto di Silvia e si inginocchiò di fronte alla bella milanese. Subito la sua testa bionda affondò fra le gambe della ragazza, che cominciò a mugolare mentre godeva per il cazzo che la penetrava in culo e per la lingua che le leccava la fighetta. Bastò che Flavia arrivasse a lambirle il clitoride un paio di volte con la punta della lingua per farla venire, emanando una copiosa quantità di miele che in parte finì nella bocca della bionda, in parte gocciolò per terra. Per Roberta, più che le stimolazioni delle sue zone erogene più sensibili, era stato il pensiero di soddisfare una piccante curiosità di Silvia, così riservata e “perbene” apparentemente, a eccitarla irrimediabilmente. Finché la ragazza veniva, non erano mancate le costanti penetrazioni nel suo culo, in quanto Francesco non si era mai fermato: quando Roberta venne, si limitò a lasciare la testa di Flavia che teneva fra le mani schiacciandola contro il sesso dell’altra ragazza. In questo caso fu lui a scegliere un’altra posizione : stavolta dovette però abbandonare la sua preda e ritrarsi da lei. Rialzandosi però, si voltò verso il letto e incrociando lo sguardo di Silvia che lo fissava proprio fra le gambe. “Nulla di particolare. Quello di Filippo è senz’altro più bello” pensò la ragazza in questione. Francesco notò che nel suo sguardo non c’era certo ammirazione, come invece in quello di Flavia, che di nuovo si era sistemata sul letto a gambe aperte. Pensò di lasciar rifiatare un attimo Roberta dopo l’orgasmo, come fosse stata un uomo e non potesse ricominciare subito, e di abbandonarsi un attimo fra le braccia, anzi le gambe, di quella che ormai considerava la sua ragazza. Si inginocchiò perciò di fronte al letto e avvicinò la bocca al folto triangolo biondo che aveva fra le gambe. Leccò profondamente la fessura della sua fighetta e la sua lingua arrivò a lambire qualche goccia del suo seme che ancora le colava giù. Roberta nel frattempo si era ripresa dagli spasmi e si era rialzata in piedi. Vedendolo, esclamò: «Ehi, ma sei venuto a inculare me o a slinguazzare Flavia?». Ne aveva di faccia tosta quella ragazza, completamente nuda, con il culo ancora aperto dal suo cazzo e la faccia in cui si leggevano ancora i segni dell’orgasmo! Lui si rialzò immediatamente, lasciando Flavia insoddisfatta dopo i primi segnali di piacere: costrinse la mora a inginocchiarsi alla fine del letto e a stendere il busto sul materasso. Lui, inginocchiato dietro di lei, le allargò di nuovo quel tanto le natiche per poter entrare in lei. Questa volta gli affondi furono più veloci e decisi, ma Roberta non dava altri mugolii e ansiti che di piacere. Quando però lui allungò le mani verso il suo seno schiacciato sul materasso, lei protestò: «Toccale a Flavia le tette, ce le ha molto più grandi delle mie!». Senza parlare, Flavia si alzò di nuovo e si sedette a cavalcioni sulla schiena di Roberta, allungando il seno verso la bocca del ragazzo. Presto le mani di lui avvilupparono i grossi seni turgidi della bionda, cingendole il capezzolo chiaro con le labbra. Ciò non bastava tuttavia a lei, che quasi subito si ritrovò a strofinare il sesso umido sulla schiena dell’altra ragazza. Nel frattempo Silvia era rimasta immobile sul letto, avvolta nel suo accappatoio, semidistesa con la testa appoggiata al muro. I suoi occhi si riempiva di quelle lussuriose immagine, le sue orecchie percepivano attente tutti quei gemiti, sussurri, mugolii e tutti i rumori dei corpi che si toccavano e si strofinavano. La bocca le si era seccata presto mentre l’aroma inconfondibile del sesso aveva riempito la stanza. Inebriata da tutto ciò, si era ritrovata bagnata fra le gambe e non certo a causa della doccia appena fatta. Era abituata alla reazione del suo corpo, che tendeva a lubrificarsi abbondantemente quando si eccitava, però quella volta era una cosa esagerata. Già da un po’ si era resa conto che aveva gocciolato sulla porzione di accappatoio su cui era seduta in modo così copioso che si augurava di non aver sporcato il copriletto. Furtivamente, mentre gli altri tre erano intenti nel complicato amplesso e la loro attenzione era totalmente accentrata sul piacere che davano e ricevevano, si fece scivolare una mano nel tessuto spugnoso dell’accappatoio fino a giungere al suo triangolo, non certo peloso come quello di Flavia, ma che non ritoccava con le forbicine come Roberta. Vi passò sopra la mano, sentendo i soffici riccioli carezzarle il palmo: erano umidi verso il basso, dove contornavano, più radi, la sua michetta madida di miele. Trovò rapidamente le grandi labbra, di cui lascivamente percorse il contorno con un dito, venendo scossa da un brivido di piacere. Allora agì come era solita fare quando l’eccitazione la sorprendeva in maniera irruenta e lei aveva bisogno di placarla: unì l’indice e il medio della mano destra ed entrò in profondità, per quanto le era possibile, molto lentamente, lambendo anche il clitoride divenuto sensibilissimo. Dentro di lei esplose un orgasmo che mai avrebbe pensato di provare solo masturbandosi e che, a dire la verità, forse non aveva mai provato nemmeno facendo l’amore. Socchiuse gli occhi, abbandonò la testa contro il muro e si abbandonò a quelle sensazioni fortissime che durarono parecchi secondi. Dell’altro miele le fluì copioso come non mai sulle dita e sulla mano intera, riversandosi però in gran parte sull’accappatoio. Senz’altro aveva sporcato il letto, ma in quel momento il pensiero non le attraversò il cervello e, se anche l’avesse fatto, non la avrebbe certo interessata. Data la posizione dei letti, i tre intenti a strusciarsi fra di loro non si accorsero di niente, ma continuarono imperterriti a scopare. Le due ragazze avrebbero potuto continuare a lungo in quella posizione, che era particolarmente gradita a entrambe, ma evidentemente Francesco ne ricavava più piacere di entrambe, senza contare il fatto che era già provato dal precedente amplesso con Flavia. Era, insomma, non lontano dall’orgasmo. Aveva deciso di venire così, col cazzo nel morbido ano di Roberta e le tette di Flavia fra le sue mani e nella sua bocca. Si premurò tuttavia di chiedere l’assenso a Roberta, staccandosi per un attimo dai capezzoli rigidi della sua ragazza: «Roberta, posso venirti dentro?». La sua partecipazione, per quanto minima e fatta per lo più di gemiti e incoraggiamenti, venne subito meno. «Non vorrai sborrarmi nel culo così, vero? Dobbiamo metterci in un’altra posizione, voglio godere anch’io!» esclamò contenta. Flavia si rialzò, con molto sollievo per la sua schiena che ormai iniziava a protestare per il peso dell’altra ragazza, e a malincuore Francesco dovette abbandonare entrambe. Silvia non fece in tempo a ritrarre la mano che ancora teneva dentro di lei: Roberta infatti si era girata verso di lei e colse un lampo malizioso nei suoi occhi, accompagnato dal sorriso ugualmente malizioso. «La nostra bella spettatrice si è stufata di rimanere a guardare e ha pensato a soddisfarsi da sola!» esclamò la mora. Notò intanto che la mano che era riapparsa da sotto l’accappatoio era lucida: si avvicinò e si portò alla bocca quelle due dita leccandole come un ghiacciolo. «Hai un sapore squisito. Sicura di non volerti unire a noi?» fece col solito tono amichevole. Le sedette accanto, completamente nuda. «Non c’è nulla di male si ti diverti un po’, non ti costringeremo a fare niente. Capisco che non è una decisione facile. Vedi tu!». Silvia le fu grata per quella comprensione, ma improvvisamente le era tornato alla mente Filippo. Non poteva negare a lui una cosa tanto intima com’era baciarla fra le sue gambe e poi buttare la stessa cosa in un’orgia come quella che aveva davanti. No, si sarebbe limitata a guardare ancora. «Grazie, ma preferisco guardare soltanto…» la sua voce era molto roca, a causa della gola secca per l’eccitazione. A dire la verità, tutta la cosa iniziò a disgustarla, per la prima volta da quando era rientrata quella sera, ma riguardava solo un angolo della sua mente. La maggior parte era ancora presa dall’eccitazione, nonostante l’orgasmo incredibile che aveva provato da poco. Questo pensiero non le venne, ma non poteva mandare tutti via a quel punto quando era stata lei a volere vedere Francesco che s’inculava Roberta ed era stata lei a dire a Flavia di chiamarli. La mora la guardò comprensiva. «Non importa, è giusto così. Un po’ mi dispiace di non poter assaggiare la tua fighetta, ha un gusto fantastico». Rifletté un attimo, poi continuò: «Scusami di quel gesto, è stato istintivo, non volevo forzarti». «Non importa, mi hai risolto un problema, non sapevo dove asciugarmi» scherzò Silvia allentando quel momento di tensione che si era improvvisamente creato. Ricominciò tutto così con la stessa atmosfera di gioco che aveva all’inizio. «Bene, Silvia, ora guardami bene perché prenderò una posizione che è molto favorevole al rapporto anale, soprattutto quando lo si fa per le prime volte. Sembrerà una cosa un po’ strana, ma ti assicuro che è uno dei modi migliori per essere penetrata senza provare troppo dolore». Silvia si stupì ancora di come Roberta le leggeva nel cervello. Aveva capito che anche lei desiderava avere un rapporto anale. Probabilmente, la richiesta così immediata di quella sera dopo il discorso del pomeriggio, le aveva fatto capire che il suo culo era allenato da tempo e che desiderava avvicinarsi in qualche modo al passo successivo. Nonostante l’avvertimento, Silvia rimase un attimo incuriosita da come Roberta si mise sul letto: distesa sulla schiena al centro di esso, raccogliendo le gambe contro il suo petto. Francesco non ebbe bisogno di consigli per fare la mossa successiva, ma capì al volo. Si inginocchiò sul materasso in modo che il suo pene puntasse verso l’ano della ragazza. Fu proprio lei, in un’abile mossa, a impalarsi per la terza volta su di lui, accogliendolo completamente in sé. Francesco cercò una posizione più comoda, avanzando un po’ con le ginocchia e sedendosi sui suoi talloni in modo che la schiena di lei aderisse un po’ meglio al letto. L’operazione fu laboriosa, ma svolta in non moltissimo tempo. Per completarla, Roberta lasciò andare un po’ le gambe e arrivò ad appoggiare le ginocchia sui fianchi di lui, che solo allora cominciò a muoversi. Flavia decise di inserirsi in modo da soddisfare finalmente il prurito che ancora sentiva fra le gambe: si inginocchiò sopra la testa della ragazza, appoggiando i palmi delle mani al muro per sostenersi meglio. Sotto di lei, Roberta iniziò a fare ciò che voleva in modo sublime, strappandole continuamente gemiti di piacere. Francesco poté finalmente ghermire le belle tette a pera di Roberta, che prima gli erano state negate. Le palpò a lungo, senza trascurare le grosse areole scure dal capezzolo eretto. Dopo essersi preso questa soddisfazione però, scese sulla sua fighetta che era aperta proprio sotto di lui. Ne carezzò il pelo ispido e curato, si chiese come fosse se non si depilasse. Probabilmente avrebbe avuto molto pelo lì, come del resto lasciava supporre la sua struttura fisica. Il pensiero gli indurì ulteriormente il pene: gli piacevano le ragazze pelose lì in mezzo, e si considerava fortunato per il fatto che Flavia, per quanto fosse una bionda naturale, aveva un triangolo molto folto di eccitantissimi peli biondi. La guardò: quel triangolo era a pochissimi centimetri dalla faccia di Roberta, che succhiava e leccava avidamente. Lui poteva vedere solo il culo della sua ragazza, un po’ abbondante ma molto piacevole da toccare. Sapeva, purtroppo, che molto probabilmente non gli sarebbe mai stato concesso di penetrarlo come stava facendo con Roberta. Lo fissò per un po’ rammaricandosi di ciò, poi si concentrò a stuzzicare la fighetta che aveva fra le sue dita. Non pensava di trovarla tanto bagnata, ma ne fu contento: le sue dita presto furono fradice dei suoi umori. Deciso a farla venire prima di scoppiare dentro di lei, cosa che ormai sentiva vicina, prese a solleticarle il clitoride con un dito, mentre con altri due la penetrava incessantemente. La sentì irrigidirsi e le labbra serrarsi sulle sue dita. Si fermò un attimo con la lingua mentre leccava Flavia, per godersi il suo meritato orgasmo, e poi riprese. Francesco gettò allora le sue mani su quei seni magnifici e invitanti, stringendoli forsennatamente. Le sue penetrazioni furono molto profonde, finché riversò tutto il suo liquido seminale nel favoloso ano di Roberta. Non si staccò subito, ma rimase a godersi gli ultimi spasmi di un orgasmo fantastico a contatto con la ragazza. Quando aprì gli occhi, vide che per le sue mani si erano finalmente stacca dal copriletto che stringevano strettamente mentre la sfotteva, ed erano balzate sulla sua fighetta. Francesco si unì ai movimenti di quelle mani, per regalare un altro orgasmo alla ragazza che le aveva offerto piaceri incredibili quella sera. Si dimenticò completamente di Flavia, che nel frattempo era in preda al suo orgasmo, tanto agognato. Lei scese subito dal letto, e si inginocchiò per terra vicino a esso. Baciò riconoscente Roberta sulle labbra, cogliendo anche il sapore della sua intimità su di lei, poi passò a un capezzolo. I due erano intenti a ricambiare il piacere che tanto generosamente aveva donato loro. Roberta, che finalmente aveva una parte solo passiva, si abbandonò completamente a quelle sensazioni e poté rilassarsi per ottenere un orgasmo più intenso del precedente. Se ne accorsero entrambi quando prese ad ansimare rumorosamente: probabilmente avrebbe gridato. Per evitare di svegliare tutto l’albergo, Flavia allungò la bocca sulle sue labbra e soffocò così le sue a di godimento, stringendole un capezzolo fra le dita. Quando si rialzarono la mora aveva il viso sconvolto da una smorfia di piacere e respirava molto affannosamente. Si girò verso la bionda ancora nuda e le sorrise: «Grazie, quando godo veramente non posso fare a meno di are, mi hai salvata» riuscì a dire con voce roca. Francesco si fece la doccia per primo e le tre ragazze le chiesero di andarsene subito. «Ho capito, dovete farvi le vostre confidenze» e se ne andò sorridendo, per niente offeso. Flavia guardò l’ora: era l’una. “Nemmeno tanto tardi” pensò. “Facciamo ancora in tempo a dormire un bel po’ di ore. Del resto erano le undici quando Silvia è tornata”. «Allora, hai visto il mio ragazzo di che pasta è fatto? Ti ha aperto il culo e ti ha lasciato senza fiato!» schezò Flavia con Roberta, ancora distesa che riprendeva fiato. «Sono stati questi due ultimi orgasmi ravvicinati, altrimenti potevo continuare tutta la notte. L’ultimo mi ha sconquassato completamente, altrimenti…». Flavia guardò interrogativa Silvia, che aveva un’espressione serena, ma non volle chiederle niente. Fu lei stessa a prendere l’iniziativa. «Grazie Roberta, sei stata squisita a venire qui e farti inculare per me. Sei stata fantastica! Prima ho goduto da matti, e non mi sono masturbata, mi sono solo messa due dita dentro. Sono venuta così, subito…». «Ora sei ancora eccitata?». Silvia abbassò un attimo lo sguardo, eccitata. «Sì» ammise. «Se ti masturbassi qui, ora, mi renderesti il favore, ma se non vuoi non importa» disse Roberta. Silvia si tolse l’accappatoio e rimase nuda. Aveva due seni perfetto, anche se non grandi come quelli delle altre due ragazze, con piccoli capezzoli rigidi. Con la mano sinistra se li toccò, mentre con la destra scendeva fra le sue gambe, sul pelo soffice di color castano chiaro. Si mise dentro due dita, e cominciò a penetrarsi, immaginando a occhi chiuse che fosse Filippo a farlo. In pochissimi secondi venne in profondi sospiri di piacere e si abbandonò sul letto ormai senza fiato. Roberta la guardò lascivamente, le sarebbe piaciuto toccarle la micietta, percorrere con la sua lingua quei meravigliosi anfratti, racchiudere fra le labbra il bocciolo duro che spuntava fra i suoi serici peli. “Peccato” pensò, le sarebbe rimasto il desiderio di giocare un po’ con lei. Una doccia l’avrebbe senz’altro rimessa in sesto e fatto sbollire i suoi impulsi verso Silvia. Perciò si alzò e si avvicinò alla ragazza, posandole un bacio sulla guancia. «Grazie, mi ha fatto molto piacere vederti godere. È stupendo pensare che ti sei eccitata guardandomi mentre facevo sesso…». Entrò poi in bagno e si concesse dieci minuti di acqua tiepida. Flavia nel frattempo rimaneva seduta sul bordo del suo letto, guardando il viso dell’amica. Quando ne incrociò lo sguardo le sorrise lievemente, cercando di captare quali pensieri le passassero per la mente. Fu proprio Silvia a esternarli senza alcuna richiesta: «Ma è più bravo Francesco o lei a leccare?» chiese incuriosita. «Direi proprio lei. Ha molta più esperienza, con entrambi i sessi. Poi con la bocca ci sa veramente fare, i ragazzi impazziscono per i suoi pompini». «Ma tu come fai a saperlo?» chiese Silvia stupita. «Confidenze femminili» e risero entrambe. «Dimmi la verità, ma tu hai intenzione di farti inculare da Filippo?» chiese poi seria Flavia. «Non lo so. Mi piacerebbe, certo, ma vediamo come si mettono le cose. Ora ho solo voglia di fare l’amore con lui anche se lo conosco da poco. Fra il petting di stasera e quest’orgia, la mia micietta vuole qualcosa di particolare con cui giocare…». In quel momento Roberta uscì completamente nuda dal bagno. Si era asciugata con un asciugamano e ora s’apprestava a rivestirsi. Flavia prese il suo posto sotto la doccia, chiudendo dietro di sé la porta. La mora nel frattempo si era rimessa il reggiseno e le mutandine e si stava infilando la vestaglia. «Ti fa male il culo?» le chiese un po’ preoccupata Silvia. «Un po’ mi brucia, ma è un sensazione strana, in parte piacevole» e si sedette sul suo letto, al suo fianco. «E te come va?». «Non lo so, sono un po’ confusa ora. Un sacco di emozioni forti, prima con Filippo, ora qui con voi. È stata una giornata molto intensa…». «Ora dimentica quello che è successo qui, è stato il piacere di qualche ora, e concentrati su Filippo. È un bravo ragazzo, un po’ timido. Secondo me è anche vergine…». «Vergine?» si stupì lei. Beh, poteva essere tranquillamente, pensò subito dopo. «Certo. Quando lo scoperai, mi raccomando!» tacque un secondo. «Prendi la pillola?». «No…» ammise. «Allora fatti una bella scorta di profilattici. Non mi sembra il tipo che gira pronto a ogni evenienza!». «L’avevo già pensato questo» sorrise. «Vi vedo proprio bene insieme voi due. Sono contentissima per voi…» si alzò e si avviò verso la porta, aprendola. Mentre stava sulla soglia, si girò ancora e le sussurrò: «Dimenticavo: e daglielo il culo!». Silvia si limitò ad annuire silenziosamente. Certo, l’avrebbe fatto! Il giorno seguente fu tutto una lunga attesa sia per Filippo che per Silvia fino a che l’oscurità aveva avvolto tutto da un pezzo. Nonostante il turno di Silvia fosse finito a mezzanotte, dovette attendere che anche Filippo staccasse, in quanto il bar funzionava solitamente fino all’una, perciò aveva tutto il tempo di salire in camera per prepararsi. Sia lei che la sua compagna di stanza dovevano prepararsi all’incontro con i loro uomini, cosa che richiese una mezz’ora di tempo, doccia compresa. Silvia non fu però molto audace, limitandosi a un completino intimo rosso con una maglietta nera aderente e un paio di jeans. Stava per uscire dalla stanza ed andare in quella di Filippo di cui aveva preso la chiave, quando le venne in mente un particolare ed esclamò: «I preservativi!». Flavia la guardò comprensiva e le chiese: «Te ne sei dimenticata? Non preoccuparti, te ne do qualcuno dei miei». Aprì il cassettino del suo comodino e tirò fuori una scatola da dodici. Dentro ce n’erano dieci. «Facciamo a metà, credo che te ne serviranno un buon numero stasera. E anche a me» e ammiccò. Silvia li mise in tasca, poi guardò l’amica. «Flavia, sono preoccupata. È un anno che non faccio l’amore e l’ho fatto solo poche volte con un ragazzo più esperto di me». «Ti devo spiegare come fare? No, dai, scherzo. Non preoccuparti, verrà tutto da sé, l’importante è che stai rilassata e non ti fai prendere dalla tensione». Un po’ rassicurata, fece per andarsene e, proprio quando aprì la porta, si trovò di fronte Francesco che stava per entrare. Il ragazzo sorrise e avanzò di qualche passo. Chiuse la porta e chiese: «Silvia, vuoi restare a guardarci?». Sperava di fare l’amore con due donne anche quella sera. «Ho già la fama di guardona! No, stasera no, vi lascio soli» e fece per andarsene. «Ciao!» esclamò Francesco. «Ciao e buon divertimento! Per domani siamo d’accordo, non stai molto bene…». «Grazie mille! Buona scopata anche a voi!» sorrise maliziosamente e uscì dalla stanza. Percorse rapidamente il tragitto che la separava dalla camera di Filippo e, quando vi arrivò vicino, si assicurò che non ci fosse nessuna a guardarla. Estrasse la chiave e aprì la porta in fretta, richiudendola subito dopo dietro di sé. Accese la luce e la esaminò in un’occhiata: era molto ordinata, il letto rifatto in maniera impeccabile, nulla fuori posto. Guardò l’ora, era l’una meno venti, c’era da aspettare ancora un bel po’. Si distese sul letto, sperando di riuscire a rilassarsi un po’: infatti, nonostante i consigli di Flavia, era tesissima. Sentì dei passi in corridoio e si irrigidì. “È ancora presto” pensò dentro di lei. Si avvicinavano sempre più e improvvisamente si fermarono. Un secondo dopo udì il rumore della chiave che entrava nella toppa e che apriva direttamente la porta. Silvia scattò in piedi e mosse un paio di passi verso la porta che si apriva e colse lo sguardo sorpreso di Filippo, che mai si sarebbe aspettato di trovare la porta aperta e lei dentro. Silvia gli sorrise e tutta la tensione accumulata, tutti i pensieri su quello che avrebbero fatto, tutte le sue preoccupazioni svanirono in un attimo. Si gettò fra le sue braccia, non lasciandogli nemmeno il tempo di richiudere la porta e lo baciò sulle labbra. Lui rispose al bacio, sempre più sorpreso dalla sua presenza lì, nella sua camera. «Filippo, scusami, non ho resistito, dovevo venire qui da te…». «Non importa, anzi, mi hai fatto una bellissima sorpresa… Immaginavo tu fossi già a letto. Ti va di uscire un po’?» chiese lui, riprendendosi lentamente. «No, no, voglio restare qui con te…». Lui fece un passo e indietro, ammirandola. «Sei stupenda! Non ti rendi nemmeno conto quanto bene ti sta quella maglia». «Si vede bene il seno?» chiese lei audace. «Sì, ti è praticamente incollata addosso…» ammise lui leggermente imbarazzato. «Sei più sexy stasera con questa maglia che ieri sera con il costume bagnato». «Sarà perché c’è più luce e puoi vedermi meglio». «Già» fece lui e si avvicinò prendendola fra le sue braccia e baciandola di nuovo. Nel bacio caddero insieme nel letto, ritrovandosi fianco a fianco. Filippo le carezzò dolcemente la guancia, fissandola negli occhi. Erano due sguardi innamorati che si perdevano l’uno nell’altro: in quel momento si dimenticarono di tutto, che era notte, che erano in un albergo. C’erano solamente loro due. Silvia non sapeva come fare per dirgli che voleva fare l’amore con lui, che non desiderava altro che una notte di passione. Lui era senz’altro troppo timido per chiederglielo, non poteva certo aspettarsi nulla di più di quello che era successo la sera prima, però… Fu lei a farsi avanti per un altro bacio e di nuovo le loro bocche si unirono. Nel frattempo Silvia allungò la mano sul suo sedere e lo carezzò piano, apprezzandone con la mano la consistenza e la forma. Subito fece lo stesso anche lui e il baciò si fece molto più appassionato. Lei prestò nodo un lieve rigonfio nei suoi pantaloni: «Ce l’hai duro?». «Non del tutto ancora». Senza aggiungere altro la sua mano corse fra le sue gambe e lo carezzò con il palmo. In pochissimi secondi tornò ad essere duro e grosso come quando l’aveva masturbato. Non resistette e sbottonò i pantaloni, abbassando le mutande: se lo ritrovò tra le mani, lungo e duro; rimase per qualche secondo di sasso, fissandolo. “Chissà come sarà prenderlo nel culo” fu il primo pensiero che le balenò per la testa mentre già sentiva l’umidità insinuarsi fra le sue gambe. Lo circondò con la mano e mosse il palmo due o tre volte, lentamente. Lui gemette piano, tentando inutilmente di trattenersi. «Dai, toccami anche tu» disse senza pensarci. Non riusciva più a credere a quello che diceva o faceva, era completamente presa dalla potenza di quelle sensazioni che si insinuavano prepotentemente dentro di lei. Filippo non si fece supplicare ulteriormente ma le sue dita sfiorarono un seno, cercarono il capezzolo attraverso la stoffa e lo titillarono. Silvia si fermò di colpo, immobilizzata dalla scossa elettrica che quel tocco le aveva regalato. Si riprese dopo pochi secondi, lasciò il suo pene eretto e lo fece spogliare: prima pantaloni e mutande, poi il gilet e la camicia. Si stesero di nuovo fianco a fianco e Silvia si dedicò al suo petto: lo tastò a lungo, sfiorando i capezzoli e arrivando a baciarli e a leccarli. A un certo punto lo fece girare sulla schiena e salì sopra di lui. Sentiva il cazzo premerle prepotentemente contro l’inguine e iniziò a strusciarsi con il bacino, stimolando provocatoriamente. Intanto lo bacia sulla bocca e le mani non smettevano mai di toccarlo sul petto. Anche Filippo allungò le mani sul suo corpo e arrivò al suo culo. Strinse le natiche fra le mani dopo averle carezzate a lungo e cominciò a impartire lui il ritmo con cui lei si strusciava. Silvia si rese preso conto che anche lui si muoveva e si chiese se la stoffa dura e la cerniera dei suoi jeans gli davano fastidio. «Aspetta» disse rialzandosi e guardando il pene lievemente arrossato: «mi tolgo i jeans, ti danno fastidio, vero?». «Un po’» confermò lui, che però era disposto a sopportare purché lei continuasse a muoversi su di lui. Lei cercò di essere più naturale possibile mentre sbottonava i pantaloni e se li sfilava, cercando nel contempo di fare il più veloce possibile. Quando apparvero gli slip rossi lui ebbe un colpo: era estremamente sexy. Silvia notò che aveva strabuzzato gli occhi e chiese sorridendo: «Ti piacciono le mie mutandine?». «Sei una bomba! Non ti facevo così spregiudicata…». «E non hai visto niente!» disse Silvia sempre più audace. Senza aggiungere altro e lasciandolo fantasticare si distese di nuovo su di lui ricominciando a strusciarsi. L’eccitazione prendeva sempre più tutti e due: se lui ce l’aveva duro come il marmo, lei aveva fra le gambe un fiume in piena, ormai la sentiva gocciolare sulle mutandine, ormai anche lui inziava a sentire l’umidità. Stavolta non fu necessario farsi pregare perché Filippo tornasse a toccarle il culo, lo fece a lungo, stringendolo e accarezzandolo fra le mani. Poi, lentamente, infilò le mani sotto le mutandine e si gustarono entrambi il contatto delle sue mani con la pelle morbida delle natiche. Quando sentì la sua mano cercare il buchetto dell’ano, Silvia credette di impazzire. Pian piano le sue dita arrivarono al suo buchetto e presero a carezzarlo, dopo un minuto sentì che lui cercava di metterle dentro un dito. «Sì, continua così, mettimelo dentro!» sussurrò sempre più eccitata. Lui obbedì eccitato e si fece lentamente strada dentro di lei, per poi iniziare un movimento avanti e indietro. Il suo buchetto non era per nulla stretto, Silvia lo teneva spesso allenato con i suoi giochi di masturbazione, godeva terribilmente infilandosi qualcosa nel culo più che nella micetta, forse perché c’era un sapore di proibito nel masturbarsi l’ano. Anche stavolta lo stimolo sull’ano fu per lei irresistibile, anche unitamente al suo cazzo che si strofinava sulle grandi labbra: era incredibilmente stimolata sia davanti che dietro, mai avrebbe potuto credere di arrivare a qualcosa del genere con un uomo solo. Le sue mutandine erano ormai fradice dei succhi colati dalla sua vagina, se ne rendeva conto ma non le interessava a fatto, neppure quando Filippo glielo disse: «Sei tutta bagnata. Sento le mutandine inzuppate contro di me». «Lo so, lo so. Togliemele per favore!» disse lei in preda al piacere, ormai era vicina all’orgasmo. Lui l’ascoltò e non senza difficoltà le sfilò lentamente. Lei si divincolava per il piacere, ma in qualche modo riuscì ad aiutarlo e dopo parecchi secondi finalmente caddero a terra. Ora lo sentiva duro direttamente sulle sua labbra: riprese a strofinarsi piano, non solo avanti e indietro ma con un movimento rotatorio del bacino. Lui capì che ormai stava per venire e tornò a metterle un dito nel culo e a muoverlo con lo stesso ritmo con cui muoveva i fianchi su di lui. Meno di trenta secondi dopo la sentì ansimare rocamente e venire contro di lui: si abbandonò allora sul suo corpo, col respiro affannoso. «Grazie, sei stato fantastico» disse mentre i loro sessi erano ancora a contatto. Si rialzò a cavalcioni sulle sue gambe, attirando immediatamente lo sguardo di Filippo. Il contrasto fra la parte superiore vestita e quella inferiore completamente nuda, col suo triangolo peloso di un bel color castano chiaro in vista, era molto eccitante. La sera prima non aveva avuto modo di osservarla così bene fra le gambe sotto il chiar di luna, era decisamente bella anche là. «Voglio darti anch’io delle sensazioni forti come hai fatto tu con me… Voglio farti venire, gemere di piacere» e si sedette più indietro sulle sue cosce per poter arrivare a toccare con le mani il pene congestionato. Quando le punte delle sue dita lo sfiorarono, lui ebbe un tremito di piacere, ma lei non ne fu soddisfatta, lo toccò ancora e con più decisione. Chiuse il palmo sull’asta e mosse la mano come aveva fatto poco prima e anche la sera precedente. Lui gemette proprio come lei sognava facesse. «Sì, Silvia, sei fantastica, hai un tocco meraviglioso…» mormorò con gli occhi socchiusi per il piacere. «Filippo, ti desidero tantissimo. Desidero che… che tu…» si fermò titubante: tutto d’un colpo le mancò il coraggio, era una cosa stranissima, un momento si sentiva audace come non mai, quello seguente non aveva più coraggio di dir niente. Lui si accorse del suo silenzio e si riprese un attimo, guardandola chiaramente in volto mentre il suo sguardo lo evitava. «Cosa desideri? Dimmelo, farò di tutto per esaudirti…» fece lui dolcemente. Lei, che lo teneva ancora nella mano ma senza muoverlo, si fece animo, lo guardò con occhi che brillavano per l’emozione e disse: «Ti desidero tantissimo, desidero fare l’amore con te, averti dentro di me… Voglio darmi completamente a te…». «Oh, Silvia!» disse solamente lui alzandosi a sedere e abbracciandola contro il suo petto. Quell’ultima frase l’aveva colpito, aveva il cuore che batteva a mille, ma non poteva permettersi di rimanere stupito perché lei sembrava così insicura e bisognosa d’affetto. La baciò sui capelli lisci, poi sulla fronte e fu lei a offrire la bocca al suo bacio. Si stesero di nuovo, lei sopra e lui sotto, continuando a baciarsi e a toccarsi. Lui alzò lentamente la maglietta sulla sua schiena fino ad arrivare le spalle. Fra un bacio e l’altro lui sussurrò: «Non sono molto bravo in queste cose, dovrai alzarti perché possa toglierti la maglietta». «Sì» annuì lei alzandosi a sedere e sfilandosela da sopra. Ora aveva solo il reggiseno rosso addosso e quando lui lo vide ne fu eccitato: com’era sexy così, a cavalcioni su di lui, con solamente quell’ultimo indumento intimo addosso! Poi si ricordò di un’altra cosa, staccata un attimo da lui poteva tornare ad avere un barlume di ragione: «Devo prendere il preservativo!» esclamò rialzandosi. Filippo fu pervaso da una sensazione di orrore: «Ma io non ne ho!». Lei frugò nelle tasche dei suoi pantaloni e tirò fuori i cinque preservativi mostrandoglieli. «Cinque addirittura? Hai intenzione di farmi morire di piacere?» chiese scherzando. «Sì, voglio fare l’amore con te per tutta la notte, finché non avremo più fiato» rispose Silvia seriamente. Desiderava come non mai una notte di sesso sfrenato. Filippo sorrise ed annuì. «L’hai mai fatto?» gli chiese per precauzione: si ricordava bene di cosa le aveva detto Flavia. «No» rispose lui sinceramente, vergognandosene un po. «E tu?». «Sì, ma poche volte, un anno fa. Non ha importanza…». «Sì, non ha importanza» confermò lui. «Siediti sul bordo» lo invitò lei mentre apriva la confezione del preservativo e lo prendeva in mano. Lui si sedette sul bordo del letto, l’erezione era sempre possente. Silvia si mise a cavalcioni sulle sue ginocchia, a pochi centimetri dal suo cazzo e vi srotolò sopra il profilattico. Carezzò il suo viso e lo baciò sulla bocca. Lui andò con le mani di nuovo sulla sua schiena e con qualche difficoltà le slacciò il reggiseno. Lei allora si rialzò per facilitargli le cose. Filippo abbassò le spalline e sfilò l’indumento, gettandolo sul pavimento insieme agli altri e si fermò ad ammirarle il seno. «Ieri sera non sembrava così bello» disse ghermendolo con le mani e stringendo leggermente. Il contatto con la pelle morbida dei seni sodi lo eccitò ancora, sfiorò i capezzoli che erano eretti e lei gemette. Passò una mano sulle sue labbra: era fradice di eccitazione. Lei avanzò col bacino sulle sue cosce in modo che il pene appoggiasse contro il suo grembo. Si baciarono di nuovo e durante quel bacio Silvia allungò una mano fra le sue gambe e si guidò il membro dentro di sé, nella sua fighetta fradicia di succhi. La penetrazione fu estremamente agevole, scivolò senza alcuna difficoltà dentro di lei. Filippo ebbe una fortissima scossa di eccitazione e il cuore gli batté a ritmo serrato nel petto. Stava facendo l’amore! Stettero per qualche secondo così, fermi ed abbracciati, con le bocche e le lingue che continuavano a frugarsi, poi fu Silvia a prendere l’iniziativa e a muovere i fianchi. Presto anche lui si mosse e iniziarono ad ansimare. «Mettiamoci sul letto» disse lei con voce roca, poi si rialzò da lui attenta che il preservativo rimanesse ben aderente al suo cazzo. Fece per stendersi, quando lui la fermò: «Fa stare sotto me». Annuì col capo: era quella la posizione giusta per farlo la prima volta, era lei la più esperta e quella che aveva preso l’iniziativa. Lui si distese e lei lo cavalcò: si sedette su di lui e si impalò sul suo cazzo. La sua fighetta lo avvolse piacevolmente di nuovo e di nuovo mossero il bacino. Lei lo cavalcava con maestria, quasi non avesse fatto nient’altro nella vita, al suono dei loro respiri e dei loro gemiti. Non parlavano, non ne avevano la forza, erano talmente eccitati che riuscivano solamente a scopare. Lui con gli occhi socchiusi ammirò lei che si divincolava sopra di lui con la testa all’indietro e gli occhi chiusi mentre i seni, anche se non grandissimi, sobbalzavano eccitanti. Filippo allungò le mani e cinse quelle tette leggermente appuntite e alte, lei lo guardò e sorrise, continuando a muoversi. Dopo un po’ che erano in quella posizione lui mormorò: «Sto per venire, non ce la faccio più, sei irresistibile!». Silvia allora si distese su di lui e prese a baciarlo sul viso e sulla bocca. Le mani di lui corsero ai suoi glutei e li strinse, poi cercò con un dito il suo ano, penetrandolo. Lei, che pur non era al limite come lui, non riuscì più trattenersi non tanto per il piacere, ma al pensiero che lo stavo facendo senza che glielo chiedesse, proprio per donarle godimento. Quando poi sentì il corpo di lui contrarsi e lo sperma riversarsi nel preservativo, venne, mentre lui continuava a sussultare e a spruzzare dentro di lei. Mai aveva immaginato fosse tanto bello fare l’amore… Dopo un paio di minuti fu lei la prima a muoversi, facendolo uscire da lei e alzandosi. Gli sfilò il profilattico ora gonfio di sperma e lo buttò nella spazzatura, poi tornò al suo fianco. Si abbracciarono dolcemente, lui solamente allora aprì gli occhi: «Grazie Silvia, è stato un momento indimenticabile. Non ti dimenticherò mai per quello che hai fatto a me…». Lei non disse nulla, lo baciò solamente. Restarono così a lungo, sussurrandosi qualche parola dolce ogni tanto, in un piacevolissimo dormiveglia. Si accarezzavano piano, senza malizia o libidine, finché lei arrivò a titillare il suo pene molle. In pochi secondi riprese consistenza, anche se era ancora ben lontano dalla piena erezione. «Ti riprendi in fretta» disse lei. «Sembra di sì. E tu, hai voglia di farlo di nuovo?». «Da quando sei venuto» rispose di botto. «Scusami se non ti ho soddisfatta…» disse lui, accigliandosi leggermente. «No, hai capito male. Prima mi hai soddisfatta, però io ho ancora voglia di te, ne ho una voglia matta! Se senti fra le mie gambe capirai quanta!» e guidò la sua mano alla sua fighetta. Lui insinuò un dito e la trovò ancora bagnata. La baciò e iniziò a farle un delizioso ditalino, muovendo il dito piano dentro di lei, esplorando con cura le pareti vaginali e stuzzicando il clitoride. Lei mugolò di piacere ed esclamò: «Davvero sei vergine? Sai dar piacere a una donna…». «No, non sono più vergine ora» disse Filippo divertito. «E comunque certe cose si imparano anche senza fare l’amore». Continuò a toccarla a lungo, mentre riprendava forze e l’eccitazione cresceva anche per lui. Presto ritrovò l’erezione. Quando Silvia se ne accorse, sorrise maliziosamente e lo sfiorò appena per qualche minuto: «Che ne dici di un’altra galoppata?». «Certo! Abbiamo ancora una buona scorta di profilattici e tutta la notte davanti!» accettò lui andando a infilarsi sul cazzo eretto un altro preservativo. Quando si girò nuovamente verso il letto lei era sdraiata supina con le gambe spalancate, le labbra che scintillavano d’umidità fra il suo soffice pelo chiaro. Filippo salì sul letto in ginocchio e scese lentamente su di lei, s’appoggiò con le mani al materasso al lato del suo corpo e poi cercò il centro della sua femminilità a tastoni. Fu un gioco eccitante per entrambi: il pene andò a strusciare sul suo ventre, sul pube, sulla parte interna delle cosce per trovare all’ennesimo tentativo la sua vulva che attendeva di accoglierlo. Entrò lentamente, ma sempre senza nessuna difficoltà, la sua lubrificazione era abbondante come all’inizio. Si mosse lentamente, godendosi ogni istante, negando ogni altro contatto col corpo di lei. Dopo qualche minuto di lenta penetrazione Silvia incominciò a dimenarsi per il piacere crescente che si irradiava dalla sua micetta e per il desiderio di essere baciata e toccata, anelava il contatto con tutto il corpo di lui. Filippo lo concesse solo dopo averla sentita venire e contrarre i suoi muscoli interni, allora si abbassò e si appoggiò a lei, strusciandosi contro e raggiungendo una lancinate erezione era dentro di lei ma la sentiva ancora gemere sembrava che il suo godimento fosse senza fine ,con un movimento repentino Silvia si giro’ e guardando negli occhi Filippo, delicatamente gli tolse il preservativo poi come se nulla fosse successo gli disse:”dai amore mio voglio sentire dentro di me la tua sborra e voglio sentire riscaldarmi il pancino da te!!Filippo a quel punto mosso da un indicibile eccitamento la penetro’ con un sol colpo e inizio’ prima lentamente poi sempre piu’ freneticamente a stantuffare la dolce fica di silvia la quale sentendo il cazzo a pelle godeva come non mai….finalmente Filippo erutto’ dentro tutto il suo godimento inondando Silvia con la sua sborra!!!Si accasciarono esausti e Silvia guardando negli occhi il suo Filippo ando’ a lambire con la lingua le ultime gocce di sborra rimaste!!Si abbracciarono e guardandosi languidamente e maliziosamente negli occhi si addormentarono sapendo che per loro quella notte sarebbe stata la prima di molte altre!!!!
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20 anni fa
Le storie più votate della categoria feticcio
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Certificazione Profili
esistono due tipi di certificazione, la prima per le coppie e singole e la seconda per i singoli ed i trav/trans.
la certificazione delle coppie e delle singole:
viene eseguita dallo staff del portale,essere certificati è semplicissimo basta inviare una mail all'indirizzo: [email protected] mandando una foto di coppia o almeno della lei di coppia o della lei nel caso di singole nella quale sia mostrato il nostro logo che potete scaricare cliccando qui (se preferite la versione pdf cliccate qui )stampato su un qualsiasi foglio formato A4 le compilato a penna o pennarello con la VS username e data della certifica la foto deve essere poi spedita all'indirizzo [email protected]
la certificazione sarà rapidissima,inoltre le coppie,singole ,lei bisex certificate potranno a loro volta indicarci le coppie o singole o lei bisex vere loro amiche che riceveranno a loro volta la certificazione.
NON Sono ammessi Fotomontaggi di nessun genere il logo deve obbligatoriamente essere stampato ed utilizzato per fare una foto reale.
NON AVETE LA STAMPANTE? nessun problema potete ricevere la certifica in questo modo prendete un normale foglio A4 e con un pennarello scrivete la Vs username seguita dalla frase "certificati da SexyCommunity" in data.... e poi utilizzate lo stesso foglio per scattare una foto come se fosse il nostro logo. (se sei singola puoi scattare foto allo specchio)IMPORTANTE: il volto DEVE ESSERE CENSURATO e quindi NON riconoscibile in quanto la foto inviata verrà pubblicata sul profilo dove deve rimanere obbligatoriamente per validare la certifica (può essere spostata nella gallery)
la certificazione dei singoli e dei trav/trans:
NON viene eseguita dal portale (in quanto è ovvio che siano singoli...) ma avviene su richiesta delle coppie che li hanno...testati come singoli ok...
importante:
il simbolo coppia verificata indica esclusivamente la reale esistenza degli utenti certificati al momento del controllo da parte del nostro staff.Il simbolo singolo ok indica che il profilo dell'utente è stato verificato dalla coppia indicata nella certificazione il portale non verifica personalmente questi profili.
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17 anni fa
SexyCommunity, 35
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16 anni fa
SexyCommunity, 35
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Mia moglie confessa finalmente
Allora,non so da che parte cominciare, c'è tanta carne al fuoco.Siamo una coppia di 47 e 46 anni, insieme da sempre, sposati e con un figlio.Come succede a tutte le coppie prima o poi, anche noi dopo tanti anni abbiamo subito un calo di desiderio reciproco dovuto alla routine,alla monotonia e ai problemi quotidiani che ti assorbono tutte le energie.In questi ultimi anni per cercare di venirne fuori e ritrovare la nostra intesa ho cercato di capire quali erano le sue fantasie e cosa la faceva eccitare avvicinandomi anche alle tematiche cuckold per cercare di coinvolgerla.Naturalmente il pensare a lei mentre veniva presa da un'altro mi eccitava parecchio e anche lei mentre scopavamo e le raccontavo le mie fantasie godeva da matti.Purtroppo al di fuori dell'atto sessuale di questi discorsi si parlava poco e anche se poi sono riuscito a farle promettere che avremmo realizzato qualcuna di queste fantasie, in concreto successe ben poco.Sentivo che c'era qualcosa che la bloccava ma in cuor mio speravo si sbloccasse lavorondola ai fianchi con continui imput.Invece qualche giorno fà è successo quello che non mi aspettavo più anche se lo sapevo senza certezza.Partiamo dalla confessione, come spesso accade le stavo scrivendo qualche porcata su whatsapp, le solite cose, quanto sei porca, chissà se con un'altro cazzo lo saresti di piu ecc..Ad un certo punto il fulmine a ciel sereno, mi scrive: "comunque posso dirti che uno stretto lungo l'ho gia preso, scusami", potete immaginare come mi sono sentito, un conto è saperlo senza prove, un'altro è sentirselo confessare cosi candidamente.Stranamente non mi è montata la rabbia, anzi il mio cazzo si è svegliato in un attimo e lo ho risposto "cioè?".E lei: "in quel periodo ho scopato con uno, al motel,mi sono sempre sentita in colpa a tal punto che non sono piu riuscita".Io: "con chi, troia, lo sapevo, devi raccontarmi tutto".Lei: "questa sera ma giura che mi perdoni".io: "mi stai facendo eccitare come un porco e ti perdono solo se lo rifarai per me e con me".Lei:"si, forse ora si".Io:"non stò nella pelle, voglio sapere tutto, non vedo l'ora".Lei: "ok, scusami mi sento una merda perchè dovevo dirtelo prima, anche se sono certa che lo avevi già capito".Io:"lo avevo già capito ma non avevo la certezza, l'importante e che finalmente ti sei liberata da questo peso, ora cominciamo a vivere".Come potete immaginare aspettavo trepidante che tornasse dal lavoro, appena entrata mi abbraccia con le lacrime agli occhi chiedendomi scusa e sedendosi sul divano inizia a raccontarmi la storia.Ha conosciuto quest'uomo su una chat come semplice amicizia e parla oggi, parla domani, si sono scambiati il numero di cell. e sono entrati sempre più in confidenza sfogandosi a vicenda e raccontandosi ognuno le proprie storie e i propri problemi, lui separato con due figli e lei che in quel periodo non andava d'accordo con me.Questo rapporto mi ha detto che è durato 5 o 6 mesi finchè un giorno lui le disse che voleva incontrarla e lei accetto.Lui era di Torino e una sera si incontrarono, andarono a mangiare e parlarono molto, si creò una bella sintonia e decisero di rivedersi ancora.La seconda volta, vista la lontananza decise di prendere una camera in albergo per non dover fare la strada di ritorno la notte, lei si fermò in pezzeria, prese due pizze e mangiarono in camera sul letto.Dopo mangiato iniziarono a baciarsi e toccarsi, lui la leccò e la masturbò facendola godere molto e lei fece altrettanto, un bel pompino, aveva un cazzo stretto di diametro ma molto lungo e mi ha confessato che aveva un buon sapore e le è piaciuto molto.Arrivati al culmine dell'eccitazione lui le ha chiesto di poterla scopare, lei era bagnatissima e ne aveva una gran voglia ma non avevano i preservativi e non se l'è sentita(non prendeva la pillola).Allora giusto per farlo comunque godere si è dedicata al suo cazzo con la bocca facendolo impazzire fino a farlo godere, lui stava per veniree continuava dirglielo pensando di toglierlo dalla sua bocca ma lei non lo ascoltò e lo fece sborrare in bocca continuando a pomparlo finchè non uscì l'ultima goccia.Aveva la bocca piena di sborra di uno che non era suo marito ed era eccitata come la più grande delle troie, lui era in estasi e le disse che non aveva mai goduto in questo modo fantastico.Per quella sera finì così ma naturalmente non la storia.Si incontrarono ancora una volta, stessa procedura, cena e poi a letto, mi ha raccontato che era in accappatoio, lo aprì e lui era già eccitato, lei si tuffò sul cazzo e inizio a spompinarlo, lui la spogliò e la leccò per bene infilandole qualche dito nella figa fradicia.E fu così che arrivò il momento, mise il preservativo e la penetrò, mi ha detto che non capiva più nulla, era in estasi, quel cazzo sguazzava nei suoi umori, lo sentiva entrare e uscire in tutta la lunghezza e si sentiva troia ma libera, l'unico problema è che era troppo lungo e quando le sbatteva in fondo le faceva male.La prese in diverse posizioni e alla fine lei volle cavalcarlo, è la sua posizione preferita, ma mi ha detto che non riuscì a prenderlo tutto per via del dolore ma che ebbe un orgasmo da paura.Lo fecero per tre volte quella sera e godette come mai aveva goduto, purtroppo come spesso succede lui si innamorò e lei invece si riempì la testa di sensi di colpa e decise di interrompere la relazione.Questo è quanto, ora ditemi,cosa pensate ora della mia signora?Ora sembra più serena e anche se non ci siamo ancora arrivati la vedo molto decisa e più complice nel voler realizzare le mie fantasie, speriamo presto.
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11 anni fa
pillinca,
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Ultima visita: 1 mese fa
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per le donne di sexylombardia
petali di rosa. Passa il vento e vi solleva o petali di rosa che a terra vi adagiate come ali di farfalle stanche mentre il giallo diseccato dei pistilli resta inerme a guardare le rosse bianche spoglie che in volo verso l'alto più non san tornare. Ma l'uccellino dalla nota lieve canta ed esulta sù quel caldo candido tappeto di petali di rosa. Eh! la vita eterno effluvio di gioia nella sua breve fragilità. un bacio a tutte Valerio1000
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17 anni fa
valerio,
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Ultima visita: 10 anni fa
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