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I contadini e mio marito cornuto

Nel 1984 mio marito ed io decidemmo di fare un viaggio nel nord della Francia.
A quel tempo la nostra relazione stava andando a rotoli e speravamo che quel tour in macchina attraverso gli spazi aperti della Normandia e della Bretagna potesse appianare le reciproche incomprensioni.
Così fu, infatti: grazie a quell'estate scoprii quanto fosse cornuto Giorgio, mio marito appunto.
Adesso vi racconto tutto...

Mi ricordo che faceva molto caldo, nonostante la latitudine, e di certo la nostra piccola Renault 5TL non godeva dei confort tipici delle vetture d'oggi.
Giorgio continuava a parlare, parlare, parlare... forse per distrarsi dal senso di nausea che lo aveva accompagnato per tutto il viaggio.
"Vedi che vegetazione differente rispetto all'Italia? Noti come si distinguono le singole foglie degli alberi? Proprio come nei quadri che abbiamo visto al Louvre!" - mi disse lagnosamente.
"Scusami" - risposi -"ma io al Louvre ho ammirato i bei culi delle statue, altro che gli alberelli... tu pensa a quelli che finisce che io mi cerco qualcos'altro".

"Stronza ninfomane... ehi! Vai piano che viene da vomitare!!" - mugolò dietro ad una smorfia.

Effettivamente un po' stronza lo fui, mentre pensavo a che cosa mi avesse spinto a sposare quel magro intellettualoide con gli occhiali spessi e senza muscoli, cominciai a schiacciare sull'acceleratore e a correre come una pazza sulla strada rossa che si srotolava per chilometri e chilometri nelle campagne disabitate.

Il destino fu benevolo: di colpo dovetti accostare entrando in una piazzola sull'opposto senso di marcia, visto che Giorgio era in procinto di vomitare l'anima. Mentre lui emetteva squallidi versi piegato fuori dalla portiera, io mi beavo guardando dal mio finestrino un agricoltore francese che stava arando il campo attiguo.
Sentii ribollirmi immediatamente il sangue e cominciai ad accarezzarmi dolcemente, tirando su il vestitino rosso comprato giorni prima in un mercatino della Provenza.
Osservavo con attenzione quel corpo abbronzato dal sole, ricoperto da gocce di sudore, muscoloso, maturo, maschile... l'esatto opposto di Giorgio.
L'uomo si accorse di noi ed io, invece di distogliere lo sguardo famelico continuai a fissarlo spudoratamente, mentre oramai le mie dita si erano fatte strada nelle mutandine ed avanzavano impertinenti, facendosi spazio nella soffice peluria della mia passerina.
Giorgio continuava a dare il meglio di sé, io invece, senza alcuna vergogna, mi sfilai velocemente l'intimo con un gesto non visibile dall'esterno per via della portiera chiusa, ma certamente intuito dal Francese che sorrise illuminandosi in viso.
Aprii lentamente le gambe e cominciai a massaggiarmi dolcemente, giocando con le labbra della fica senza mai stimolare direttamente il grilletto.
Stavo sbrodolando come una vacca, macchiando il sedile e torcendomi su me stessa, senza mai allontanare lo sguardo dall'oggetto del mio desiderio. Ero come una gatta completamente concentrata sulla propria preda.

"Cazzo che vomitata! Hai un fazzoletto per piacere?"- mi chiese Giorgio.

L'agricoltore era sceso dal trattore e aveva cominciato a toccarsi il pacco gonfiatosi visibilmente, lasciando immaginare una gustosissima sorpresa al suo interno.
Presi il mio fazzoletto di stoffa e cominciai a passarmelo sulla fica fradicia, mugolando.
Giorgio rimase in un primo momento di sasso, non capendo ancora cosa stesse realmente succedendo.
Rimanendo fermo a circa 20 metri dalla nostra macchina il francese aprì la sua salopette e impugnò con forza il cazzo nodoso mostrandomelo in tutte le angolazioni possibili.
Non capivo più nulla, la mia lingua impazzita umettava in continuazione le mie labbra carnose comunicando in modo diretto la mia voglia di cazzo... di quel cazzo meraviglioso.

"Ma che fai? Oh, mio dio! Chi è quello lì? Ma che cazzo fa? Si masturba? Sabrina presto andiamo via! Ma è una proboscide! Questa situazione non mi piace!"

"A me si! Anzi, brutto stronzo, voglio andare fino in fondo e se non ti va, puoi scendere e tornare in Italia a piedi! Lo vedi quel cazzo enorme? Sarà mio, caro Pipino il Breve!" - risposi sguaiatamente a Giorgio che sembrava un bambino impaurito.

Mi ero piantata oramai due dita in fica e continuavo a muoverle voluttuosamente, lubrificandole con i miei umori che oramai avevano completamente infradiciato la tappezzeria dell'auto.
Per erotizzare ancora di più l'agricoltore che aveva cominciato a masturbarsi seriamente, afferrai per i capelli Giorgio e mi misi la sua testa tra le gambe.
Con la mano libera spalancai lo sportello in modo che si potessero vedere le mie belle cosce affusolate, i miei piedini da Cenerentola (porto il 35), due splendide scarpette rosso fuoco a tacco alto che mi rendevano particolarmente zoccola nonché mio marito, afferrato per i capelli, che soffocava col muso piantato sulla fica

"Dai Giorgio datti da fare! Lo sai che la mia fregna è meglio del Travelgum, leccamela tutta, così, vedrai che ti passa la nausea! Lecca!" - ordinai.
Incapace, come sempre, mio marito si mise d'impegno senza troppi risultati. Dovetti lanciare uno sguardo di richiesta d'aiuto al Francese che sempre col cazzo in tiro e bene in vista salì sul retro del grosso trattore e mi indicò una stradina che, partendo dalla piazzola, scompariva dentro a un gruppo di alberi dietro al campo coltivato.
Poi lo sentì gridare qualcosa e il trattore si accese, dirigendosi nella stessa direzione.
Evidentemente erano in due! Meglio!
Aspettai qualche minuto, poi sollevai la testa di Giorgio, quasi me l'ero dimenticato sulla passera.

"Allora sei con me?" - gli chiesi.
"Tu sei pazza!" - mi rispose.
"Immagino che questo corrisponda ad un sì di un piccolo frocetto, impotente, cornuto, voglioso, ma senza palle, vero?".

Girai la chiave, accesi il motore e imboccai la stradina. Giorgio tremava dalla paura, ma non rispose.
Nonostante le dimensioni pietose del suo uccellino notai un'erezione nei pantaloni.

Arrivammo in uno spiazzo riparato dal sole da una fitta vegetazione d'alto fusto, Parcheggiai la macchina vicino al trattore, ma dei contadini manco l'ombra

"Andiamo via! Andiamo via!" - piagnucolava Giorgio.

Scesi dalla macchina e mi appoggiai sulla ruota enorme del trattore.
D'un tratto scorsi il francese a qualche metro di distanza sotto un'albero.
Il suo sorriso mi confortò. Cominciai a tirarmi su il vestito e a toccarmi.
Misi in mostra tutta me stessa, come una zoccola in vendita e girandomi esposi il mio bel culo sodo, aprendo le gambe, chinandomi e accarezzandomi da sotto i peli pubici.
L'agricoltore si avvicinò e con fare deciso mi slacciò il vestito che cadde a terra.
Ero completamente nuda, con solo le scarpe addosso. Lui cominciò ad accarezzarmi e baciarmi il seno sodo. Ogni tanto mordeva i capezzoli che erano diventati durissimi e sporgenti.
Potevo sentire le sue mani ruvide e callose esplorare ogni centimetro della mia pelle liscia. Lo potevo vedere da vicino. Doveva avvicinarsi alla cinquantina, ma aveva un fisico ancora possente. Era di carnagione scura per il lavoro all'aria aperta, ma i suoi capelli brizzolati avevano sfumature biondastre di nordica memoria. Sentivo il suo cazzo di marmo che scoppiava nei pantaloni. Sono sempre stata un'animalista: caddi in ginocchio per liberare quel boa da una terribile costrizione.
L'uomo slacciò i due bottoni della salopette che cadde a terra come il mio vestito e davanti ai miei occhi schizzò all'insù un'asta venosa di carne di circa 24 centimetri. Anche il calibro era decisamente ragguardevole.

"Apri la bocca piccola troietta e succhiami il cazzo! Fai vedere a quel cornuto di tuo marito quanto sei puttana!" - mi disse in francese.

Sentì la sua mano afferrare i capelli e fui costretta ad ingoiare quel cazzo enorme. Me lo conficcai tutto in gola, di colpo, arrivando a schiacciare il naso su un basso ventre tutt'altro che piatto, ma ancora sodo e sagomato.
L'odore della pelle sudata mi mandò in estasi e il sapore un po' acre di quella verga fece il resto. Cominciai a succhiare con foga roteando la lingua sulla cappella e stimolando al contempo il frenulo.

"Cazzo, mi fai impazzire! Succhia troia, succhia! Così!" - i miei sforzi erano finalmente apprezzati e che soddisfazione succhiare finalmente un signor cazzo!
Giorgio era uscito dalla macchina, si era tolto pantaloni e mutande per potersi masturbare meglio.
"Che bel cazzo signore! Sono la sua troia" - lo imploravo mentre con la lingua seguivo il profilo del suo scettro, lasciandovi sopra quanta più saliva possibile e con la mano rimasta libera mi sgrillettavo furiosamente.

"L'ho sempre detto che le Italiane sono le più belle! Come sei bella! Quanto sei troia! Sei stupenda in tutto: i seni sodi, il culo liscio, la bocca carnosa... ah! Sì ! Che bocca calda... ah! Così mia bella bagascia, così! Succhia il cazzo! Siii! Succhia fino alle palle! Cazzo se si vede che ti piace il cazzo! Eri in astinenza puttana?!" - quel misto di complimenti e mostruose porcate mi faceva impazzire!

"La tua fica ha bisogno di una bella leccata, sai? Mi è sembrato prima che quello stronzo di tuo marito non fosse molto capace" - disse l'agricoltore - "Del resto è una vergogna d'uomo, con una splendida puledra come te... come fa a non chiavarti da mattina a sera... io ti voglio! Voglio la tua fica, voglio la tua bocca, il tuo culo... voglio esploderti dentro al culo!"
"Sì, sì, sì... " - implorai ansimando per la foia.

"E tu stronzetto guarda e impara!" - urlò rivolto a Giorgio.
Di colpo mi sentì sollevata da una presa sui fianchi. In pochi secondi mi ritrovai sul cofano della macchina a gambe aperte con la fica in fiamme mentre l'abile lingua del francese rovistava nel mio ventre in modo magistrale. L'ispida barba incolta mi solleticava dolorosamente l'inguine e l'agricoltore, quasi divertito, succhiava i copiosi umori che colavano lungo le mie gambe.

Giorgio cercò allora di infilarmi in bocca il suo pistolino in tiro. La cosa dovette dare molto fastidio al mio stallone di campagna, al punto che si alzò di scatto, si diresse verso il trattore e prese una grossa corda ruvida.

"I Cornuti devono stare al loro posto" - sentenziò - " e fare i cornuti!".
Afferrò con violenza mio marito e cominciò a bloccarlo nella portiera aperta dell'auto.
"Sono d'accordo!" - risi sadicamente - "legalo bene!"

All'inizio Giorgio accennò ad una minima resistenza, ma il Francese gli appioppò subito un sonoro ceffone e quindi, piagnucolando, lo squallido uomo che mi portavo dietro si abbandonò al proprio destino. In pochi secondi mio marito rimase piegato a novanta e infilato nel finestrino aperto di una portiera spalancata, legato per i polsi al telaio della stessa. Un vero e proprio cornuto affacciato alla finestra, col culo per aria, che doveva osservare la propria moglie mentre veniva trivellata da uno sconosciuto.

Il contadino mi girò mettendomi a pecora davanti alla faccia di mio marito e dopo essersi lubrificato la cappella con un paio di sputi mi fece divaricare le gambe e mi piantò nella fica, senza troppi convenevoli, tutta la sua quercia.
Urlai di dolore in faccia al cornuto! Ma dopo qualche secondo provai un immenso piacere; mi divertiva molto stare appoggiata alla portiera della R5, la stessa su cui Giorgio era bloccato, nonché ansimagli in faccia tutto il mio troioso godimento!
"Siii! Scopami sono la tua schifosa puttana! Spaccami la fica!" - urlai.

Mentre sbattevo le tette in faccia a Giorgio, l'abile stallone mi accarezzava la schiena con dolcezza e nello stesso tempo assestava colpi d'ariete nella fica, a volte anche un po' dolorosi, ma che mi facevano godere troppo per pensare al dolore.

"Voglio il tuo cazzo nel culo! Lo voglio nel culo! Là dove non è entrato mai il cazzo di mio marito!!" - implorai.

Giorgio mi guardava sconvolto e ripeteva: "Sono un cornuto di merda, a me non mi hai mai dato il culo e adesso ti fai sfondare da uno sconosciuto? Cornuto! Cornuto"!
"Come vuoi mia bella zoccola italiana!" - sentenziò il contadino.

Sfilò il suo bastone dal mio ventre, mi fece girare tenendomi sempre piegata. Mi riempì nuovamente l'esofago con il suo membro sempre più turgido. Adesso era ricoperto completamente dagli umori di fregna e leccarlo mi piaceva ancora di più.

"Sbatti il culo in faccia a tuo marito! E tu, stronzo! Lubrifica bene il buco di tua moglie" - urlò il contadino - "se non fai un buon lavoro lei soffrirà ed io non mi fermerò comunque".

Cominciai a schiacciare tra le mie chiappe la faccia di Giorgio che, bloccato dalla corda non poteva indietreggiare più di tanto. Non volevo soffrire troppo e poi mi piaceva sentirlo soffocare mentre con la lingua si faceva strada tra le mie viscere. Del resto non potevo dargli nessuna dritta in merito visto che il Francese aveva cominciato a scoparmi in bocca come una locomotiva a vapore.

Con gli occhi chiusi ingoiavo quel ben di dio e sentivo una mano che mi accarezzava il seno, un'altra che mi spingeva la testa e altre due che mi accarezzavano la schiena. Ma Giorgio non era legato?
Quando aprii gli occhi mi trovai dinnanzi due cazzi. Era spuntato dal nulla un altro uomo, probabilmente quello che aveva guidato il trattore.
Fu una bella sorpresa.

Era un ragazzo molto giovane, avrà avuto al massimo vent'anni e somigliava molto al contadino. Immaginai che fosse suo figlio.
Però era scuro di carnagione, di corporatura robusta e tozza, con una fitta peluria sul petto e sulle gambe. La faccia era più tondeggiante, ma aveva lo stesso sorriso irresistibile del padre.
Il cazzo era meno venoso, più corto di qualche centimetro, ma molto spesso.

"Bella signora vuole succhiare anche mio uccello per piacere?" - disse il giovane in un italiano un po' stentato.
"Sì, lo voglio" - risposi con una serietà incantata da sposa verginella.
"E' il tuo turno Pierre, senti che bocca calda! Io devo sistemare quel cornuto di merda che non si dà da fare" - disse il vecchio.

Trattata come un puro oggetto del desiderio abbandonai un po' a malincuore il cazzo enorme del padre, ma mi consolai subito con quello del figlio.
Lui mi fissava negli occhi e ad ogni affondo emetteva un verso di piacere in tonalità molto bassa, da orso in calore. Era fantastico!
Si sfilò da sopra l'orecchio un sigaro e se lo fece accendere dal padre.
"Hai ragione! Questa vacca italiana succhia divinamente, pà".

L'agricoltore si era intanto messo di fianco a Giorgio e con sguardo severo osservava le sue leccate nel mio culo. D'un tratto gridò: "Sei un incapace!" ed assestò sulle chiappe chiare di mio marito un fortissimo colpo col palmo della mano. Giorgio gridò mentre sul suo culo comparivano piano piano cinque dita rosse, ben stampate e che sarebbero rimaste a lungo.
"Più saliva merda! Più saliva! Non posso mica sventrarla!" - urlò il vecchio contadino.
"Faccio quello che posso, non mi picchi!" - ansimava Giorgio ed io lo sentivo darci dentro e penetrare sempre più a fondo con la lingua nelle mie budella.
"Più saliva ho detto! Qui non finiamo mai! Stronzo!" - partì la seconda cinquina, sulla stessa chiappa, sullo stresso doloroso punto.
Giorgio urlò nuovamente, poi il vecchio mi spalancò le chiappe con due mani e cominciò a sputare abbondantemente all'inizio del solco del mio bel mandolino. Sentivo la saliva scorrere nel varco e avvicinarsi al buchetto odoroso.
"Adesso con la tua lingua di merda spingi la mia saliva nel culo di tua moglie" - ordinò.
"Che schifo! No!" - rispose il cornuto.
"Allora mi inculo te!" - disse l'agricoltore. Di colpo infilò per tutta la loro lunghezza due delle sue dita enormi, a secco, nel culo.
Giorgio cercò di staccarsi dal mio sedere per urlare, ma io usai il culo come silenziatore e gli serrai la bocca. L'urlo si spense nelle mie viscere piene di saliva francese.
Ubbidientemente il mio maritino cominciò a spingere dentro il mio ano tutta la lubrificazione che l'agricoltore continuava a donarmi, goccia dopo goccia, lungo una piega di carne che sembrava oramai il letto di un ruscello.

Intanto il giovane rideva godendosi la scena e, continuando a fumare, mi scopava in bocca beandosi delle mie abili doti da pompinara.

Quando il vecchio contadino decise che ero pronta fece un cenno al figlio e si cambiarono di posizione.
Io mi girai nuovamente e vedendo Giorgio esausto ne ebbi pietà.
Mentre sentivo la cappella del francese poggiarsi sul mio buchetto inviolato baciai Giorgio in bocca e gli sussurrai: "ti devo ringraziare per quello che sei, in fondo è grazie a te che sto godendo come non m...AAAHI!!!"

L'enorme cazzo si stava facendo strada piano piano nelle mie budella.
Due mani ruvide serravano strette i miei fianchi.

"Cara non immaginavo quanto fossi troia e quanto io fossi cornuto. Ma io ti amo ed è giusto così, anzi, ammetto che mi piace vedere il tuo volto trasfigurato dal piacere..." - mi sussurrò per distrarmi da quel misto di dolore e piacere che la penetrazione, per quanto lubrificata, mi donava.

Cominciammo a baciarci, uno legato, l'altra inculata, entrambi aggrappati alla portiera dell'auto.

Dopo qualche minuto avevo tutto il cazzo del contadino dentro il mio culo.
Sentii le palle calde poggiarsi sulla mia fica rovente.
"Adesso chiavami! Chiavami stallone!" - gridai girandomi verso l'uomo grondante di sudore, ma visibilmente soddisfatto.
Piano piano il ritmo aumentò, fino a diventare quasi insostenibile. Era evidente che il Francese voleva fare tappa unica fino all'esplosione vulcanica dentro le mie budella.
Il ragazzo, visibilmente eccitato interruppe i nostri baci coniugali infilando il suo cazzo tra le nostre bocche umide.

"Dammi una mano Giorgio" - chiesi - "ho le labbra spanate".
Con una mano presi il cazzo del giovane e lo indirizzai verso la bocca di mio marito ricalandomi nel ruolo che in fondo gli piaceva, quello di sadica stronza: "caro il mio maritozzo cornuto, mi sa che sei anche un frocione represso, forza pezzo di merda, succhiati questo!"

Rimanemmo stupefatti in due: io perché quel culattone di Giorgio, senza protestare, spalancò le fauci ingurgitando tutta la sequoia con una insospettata maestria che sicuramente non poteva derivare dalla semplice osservazione delle mie precedenti performances; il giovane contadino perché non si aspettava questa "variazione sul tema" e tanto mento una tale abilità da parte di quel pompinaro in erba.

"Pà" - disse - "questi due Italiani sono veramente dei porci incredibili. Guarda questo ricchione come succhia!"
"Vero Pierre. Fate schifo e tu troia vieni un passo in dietro!" - ordinò il vecchio - "Così brava puttanella. Adesso visto che sei una troia schifosa, mentre quel cornuto di tuo marito spompina mio figlio, tu, brutta bagascia, leccagli il culo! Pierre apri le chiappe e fatti leccare il culo da questa puttana".

Non fui in grado di opporre resistenza e mi trovai con la faccia immersa nel culo sudato del giovane. Gli leccavo il buco del culo e scendevo fino alle palle, laddove la mia saliva si mischiava con quella di Giorgio.
Eravamo entrambi in balìa dei nostri stupratori ed io speravo che il vecchio venisse al più presto, sia perché mi stava martirizzando i capezzoli con i polpastrelli sia perché volevo sentire la tanto attesa inondazione di caldo sperma dentro alle budella.

Le mie preghiere furono esaurite. Il ritmo si fece sempre più serrato ed il vecchio cominciò a bestemmiare gridando sconcezze che non sempre riuscivo a tradurre.
Poi mi assestò un fendente micidiale impalandomi fino in gola e gridando all'inverosimile mi sborrò in culo.
Sentii distintamente i getti di caldo sperma che mi schizzavano dentro l'intestino impastandosi sull'asta venosa che continuava a pompare sebbene calando di ritmo.

Dopo pochi secondi anche il figlio venne in bocca a Giorgio che quasi si strozzò. Il giovane gli bloccò la testa in modo che non potesse sfuggire a quell'umiliante finale. I suoi tentativi di divincolarsi furono inutili e anche se qualche rigagnolo gli uscì dai lati della bocca: il ventenne non estrasse la propria arma fino a che non fu sicuro che mio marito avesse mandato giù due belle sorsate di sperma.

Finalmente, libera dalla morsa del vecchio, mi inginocchiai davanti al figlio e mi misi a ripulirgli il cazzo rilassato assaporando golosamente quel gusto dolciastro di cui quel cornuto di mio marito aveva appena fatto una bella scorpacciata. Quando fu perfettamente pulito mi accorsi che era il mio turno, perché sentivo che lo sperma del vecchio contadino stava cominciando a colarmi fuori. Rimisi in faccia a Giorgio il mio culo e lo sentii ripulirmi tutte le budella con molto gusto ed efficienza. Chi l'avrebbe mai detto che avevo a fianco un fottutissimo cornuto, culattone e sottomesso?

Una volta liberato Giorgio che aveva i polsi ormai sanguinanti ci rivestimmo. Sembravamo due profughi sui quali era passato un ciclone, ma eravamo decisamente soddisfatti!
Pranzammo lì con i due contadini dividendo il contenuto della borsa termica e poi, risaliti in macchina, ripartimmo su quella strada dritta e rossastra.

Giorgio guardava fisso fuori dal finestrino.
"Hai ancora la nausea?" - chiesi
"No cara e non sto neppure osservando gli alberi dalle moglie foglioline, mi sto solo chiedendo se i contadini francesi sono tutti così, ma più che altro sto guardando per capire se ce ne sono altri in giro"!

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